Il presidente Mancuso: Approvazione piano investimenti per l’edilizia sanitaria ottima notizia

Il presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, ha evidenziato come l’approvazione del piano degli investimenti per l’edilizia sanitaria è un’ottima notizia.

«Dinanzi ai guasti inflitti alla sanità dai governi regionali e nazionali del passato e al lascito di undici anni di commissariamento – ha spiegato –, l’azione della Regione sta fronteggiando le vecchie e nuove emergenze con scelte coraggiose e innovative che hanno ridato alla Calabria quel necessario protagonismo proattivo anche sui tavoli romani. Dove ci si misura a testa alta, con autonomia e competenza, per fare valere le ragioni della Calabria».

Il presidente della Mancuso ha espresso il suo «apprezzamento sul Piano degli investimenti per l’edilizia sanitarie che include tutti i territori, approvato con il Dca n. 229 dello scorso 21 agosto. In particolare, per  lo storico impegno relativo alla realizzazione di nuovi presidi ospedalieri nella città di Catanzaro».

«Un risultato reso possibile – ha proseguito – dopo oltre vent’anni di blocchi, dall’integrazione fra Pugliese-Ciaccio e Mater Domini che ha portato alla nascita dell’Aou ‘Renato Dulbecco’. La programmazione regionale, appena siglato il nuovo accordo di programma che, a differenza del passato, non prevede più il coinvolgimento di privati ma esclusivamente l’impegno del pubblico, prevede uno stanziamento di circa 235 milioni di euro, a cui se ne aggiungeranno altri 87 da parte dell’Inail. Un investimento sul futuro che renderà Catanzaro la città della Buona Salute e della Ricerca Scientifica».

«n questa fase difficile, viste le ristrettezze del bilancio dello Stato – ha concluso – il carovita e l’ inflazione che sfiancano  i ceti medi e le famiglie,  occorrerebbe, a partire dalla sanità, un confronto obiettivo, sebbene nella diversità dei ruoli, tra forze politiche e sociali, con l’unico scopo di individuare soluzioni ai problemi». (rrc)

Mammoliti (PD): Sanità vibonese è allo stremo, mobilitarsi per difenderla

Il consigliere regionale del Pd, Raffaele Mammoliti, ha presentato una interrogazione a risposta immediata in merito alla mancata assegnazione dei Medici Cubani al pronto soccorso dell’Ospedale di Vibo Valentia.

«L’Asp di Vibo Valentia versa, ormai da anni – ha ricordato – in una situazione di pressoché totale inefficienza con gravissime ricadute negative sulla qualità del servizio offerto ai contribuenti. Ogni giorno, le cronache giornalistiche raccontano storie di “malasanità”, di tempi di attesa “biblici” per essere visitati e/o sottoposti ad accertamenti strumentali, e di “viaggi della speranza” verso altre strutture ospedaliere calabresi o di fuori regione».

«Sono sotto gli occhi di tutti le carenze e le criticità organiche, strutturali – ha sottolineato – strumentali, organizzative e finanziarie: mancano medici ed infermieri, mancano edifici adeguati e strumenti idonei, mancano sufficienti risorse finanziarie e, soprattutto, manca una rete organizzativa capace di dare risposte concrete in tempi ragionevoli alla domanda di prestazioni sanitarie che

proviene dall’intero territorio vibonese».

«La suddetta situazione – ha detto ancora – di pressoché totale inefficienza assume contorni, a dir poco, “drammatici” nel Pronto Soccorso dell’ospedale di Vibo Valentia, dove, a fronte dei quattordici medici previsti dalla pianta organica, operano, stabilmente, soltanto sei medici “strutturati” che, per garantire la continuità del servizio ad un bacino di utenza che, soprattutto in estate, si amplifica in maniera abnorme, sono chiamati e si offrono, con abnegazione, ad orari di lavoro gravosi e difficilmente sostenibili per lunghi periodi».

«Le carenze di organico, ormai croniche – ha proseguito – vengono, affrontate con “soluzioni tampone”: prestazioni temporanee da parte di medici forniti da cooperative o appartenenti ad altri reparti del medesimo Ospedale o reclutati attraverso avvisi pubblici per manifestazione d’interesse o, infine, pensionati chiamati ad occuparsi dei soli codici bianchi».

«Nei giorni scorsi – ha detto ancora – la stampa aveva diffuso la notizia che i 121 medici cubani arrivati in Calabria il 4 agosto sarebbero stati destinati, per la maggior parte, ai Pronto Soccorso degli ospedali regionali».

«In particolare, sul giornale “il Quotidiano”, Ed. Cosenza, del 13.08.2023, a pagina 7, veniva riportata la ripartizione numerica di detti medici fra gli ospedali calabresi e, con specifico riferimento al presidio ospedaliero di Vibo Valentia, veniva precisato che era prevista l’assegnazione di tre medici cubani al Pronto Soccorso e di uno al reparto di ortopedia. Lo stesso Presidente della Giunta Regionale Dott.

Roberto Occhiuto, nella sua qualità di Commissario ad acta per l’attuazione del Piano di rientro dal disavanzo del settore sanitario della Regione Calabria, aveva pubblicamente dichiarato che i medici cubani avrebbero aiutato “soprattutto ad allentare la pressione nei Pronto Soccorso” dei nostri

ospedali. Ed è ciò che è avvenuto: in effetti, la maggior parte dei predetti 121 medici cubani sono andati rimpinguare i Pronto Soccorso di tutti gli ospedali calabresi. Di tutti gli ospedali calabresi tranne, però, di uno: l’ospedale di Vibo Valentia».

«È accaduto, infatti – si legge nell’interrogazione – che, poco prima del loro insediamento al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Vibo Valentia, i tre medici cubani che erano stati destinati all’anzidetto reparto sono stati assegnati ad altri reparti del medesimo nosocomio non afferenti all’area dell’emergenza. Ad oggi, non è dato sapere chi ha preso questa decisione dell’ultimo minuto che contrasta, in maniera evidente, con quanto pubblicamente dichiarato dal Presidente della Giunta Regionale Dott. Roberto Occhiuto, nella sua precitata qualità, né è dato sapere per quali ragioni lo abbia fatto».

«La spiegazione fornita dal dott. Antonio Talesa – ha detto ancora Mammoliti – nelle sue vesti di Direttore del dipartimento di emergenza-urgenza dell’ospedale di Vibo Valentia, diffusa dalla stampa locale nella giornata del 22 agosto, secondo la quale i tre medici

cubani sarebbero stati assegnati, temporaneamente, a reparti diversi dal Pronto Soccorso perché avrebbero bisogno di imparare “come muoversi” all’interno dell’ospedale, appare alquanto contraddittoria e suscita ragionevoli e fondati dubbi se, soltanto, si considera la circostanza che un analogo problema di sottoporre ad una sorta di “apprendistato” i medici cubani destinati ai Pronto Soccorso non si è posto in nessuno degli altri ospedali calabresi. Inoltre, l’anzidetta spiegazione, nei termini e nei modi con i quali è stata esposta sulla stampa, sembrerebbe lasciare intendere che i tre

medici cubani, prima o poi, saranno assegnati, comunque, ai reparti e non al Pronto Soccorso». (rvv)

A Oppido attivo il servizio specialistico di Geriatria

A Oppido Mamertina è attivo il servizio specialistico di Geriatria. Lo hanno reso noto il sindaco, Bruno Barillaro e il consigliere regionale Domenico Giannetta, che hanno dato il benvenuto alla dottoressa Maria Grazia Richichi presso il Poliambulatorio del comune di Oppido Mamertina.

«Con il servizio di Geriatria si compie un altro importante passo in avanti per la sanità del nostro comune e di tutta l’area pre aspromontana che da oggi si potrà avvalere di servizi specialistici essenziali per la salute in età senile –  hanno dichiaratoBarillaro e Giannetta –. Con l’insediamento della dottoressa Maria Grazia Richichi, geriatra esperta e competente il poliambulatorio si dota di un supporto medico fondamentale non solo per i pazienti geriatrici, ma anche per le famiglie che hanno in cura la salute ed il benessere degli anziani e dei nonni, che, seppur attraversino una fase della vita particolarmente fragile ed esposta, sono dei veri e propri pilastri delle nostre comunità».
«Ringraziamo, ancora una volta – hanno concluso – il direttore generale dell’Asp di Reggio Calabria, Lucia Di Furia, per avere messo a bando le ore e avere reso possibile questo nuovo corso del nostro poliambulatorio che, a breve, si avvarrà della Ginecologia, altra branca di fondamentale importanza per i servizi specialistici ambulatoriali». (rrc)

Montuoro difende la scelta dei medici cubani: «Essenziali per gli ospedali delle aree interne»

«Sono arrivati in pieno agosto, uno di quei periodi dell’anno in cui i presidi ospedalieri del nostro territorio, sia per l’incremento della popolazione dovuta alla presenza di turisti e all’emigrazione di ritorno, soffrono maggiormente per carenza di personale e strutture. La presa di servizio di altri 120 medici cubani rappresenta una risposta alle difficoltà ataviche di un sistema sanitario che il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, nella sua veste di commissario ad acta. Una sanità in macerie, quella davanti a cui si è trovato davanti il nostro presidente, da riformare, sistemare, migliorare per tutelare il sacrosanto diritto alla cura e alla salute nei calabresi. Un passo dopo l’altro, anche con decisioni importanti come quello di reclutare medici da fuori regioni che nei mesi scorsi ha suscitato tante polemiche e oggi si rivela una scelta giusta».

È quanto afferma il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, presidente della commissione consiliare Bilancio, Antonio Montuoro.

«La presenza dei medici cubani sarà fondamentale per allentare la pressione nei Pronto soccorso, ma anche a recuperare i troppi ritardi accumulati nelle liste d’attesa per le visite specialistiche, che sono drammaticamente aumentati a causa della pandemia – afferma Montuoro – Oltre un ventennio di commissariamento e assoggettamento al Piano di rientro hanno progressivamente acuito le criticità sia sul piano dell’assistenza ospedaliera che su quello della medicina territoriale e di prossimità si sono progressivamente acuite – scrive ancora Montuoro – La chiusura o il depotenziamento di numerosi ospedali considerati inefficienti e insicuri (in particolar modo i punti nascita e le chirurgie) non si sono tradotti in riqualificazione e riorganizzazione dell’offerta di servizi sociosanitari sul territorio determinando molteplici disfunzioni e traducendosi in tassi di emigrazione sanitaria ancora drammaticamente elevati pari a circa il 20%. A soffrire di questa situazione soprattutto le aree interne. Ho avuto più di una occasione per interloquire con il presidente Occhiuto delle sofferenze e delle criticità dei presidi sanitari delle aree interne, e della situazione di strutture dell’area centrale della Calabria, in particolare della situazione di Soverato, Lamezia Terme e Soveria Mannelli: in queste aree cresce la percezione di insicurezza, soprattutto nelle persone anziane; la collettività teme di non poter ricevere cure adeguate, in particolare nelle situazioni di emergenza; scarseggiano le ambulanze, a volte non sono disponibili gli autisti, in non pochi casi mancano i medici a bordo, i tempi di percorrenza dei mezzi di soccorso superano il valore già oltre soglia registrato a livello medio regionale. Giusto per citare qualche esempio».

«Nuovo personale a supporto dell’attività dei pochi medici che resistono e garantiscono con grande professionalità e competenza il proprio operato in condizioni critiche – conclude Montuoro – rappresenta una importante risposta alle preoccupazioni del territorio, al centro del confronto quotidiano anche con figure apicali del management sanitario come il Commissario Straordinario dell’Azienda Sanitaria Provinciale Antonio Battistini, il direttore sanitario Antonio Gallucci, con i quali da sempre esiste una proficua interlocuzione. Il nostro compito di amministratori regionali è quello di rimanere vigili, dare voce alle istanze delle comunità che ci onoriamo di rappresentare in ogni latitudine per lasciare a chi verrà dopo di noi una regione più giusta e rispettosa dei diritti di tutti». (rrc)

Sanità, Russo (Cisl) chiama Occhiuto: «Riunire sindacati insieme ai vertici sanitari»

«È ora più che mai indispensabile intervenire con le risorse del Pnrr per riorganizzare il Servizio Sanitario Nazionale e rafforzarne il profilo universalistico pubblico e gratuito, per evitare che si allarghi ulteriormente la forbice delle differenze nella qualità delle prestazioni assistenziali e di cura tra le regioni», afferma in una nota Tonino Russo, segretario generale della Cisl calabrese.

«Da tempo – prosegue il sindacalista – la Cisl ha lanciato l’allarme sulla crisi in cui versa la Sanità pubblica nel nostro Paese, sospinta da un progressivo taglio di risorse del Fondo Sanitario Nazionale di oltre 37 miliardi negli ultimi 10 anni: tagli negli organici, blocco del turn over, chiusura di ospedali, assenza di programmazione hanno prodotto questi risultati. L’obiettivo principale deve essere la presa in carico del paziente, la continuità assistenziale. La riorganizzazione della rete ospedaliera e l’integrazione con la rete di assistenza territoriale tutta da organizzare, sono fondamentali per garantire i Lea e, con essi, la necessaria assistenza diffusa, soprattutto nelle aree interne e quella rivolta agli anziani e alle fasce più deboli della popolazione, in Calabria più ampie che altrove. Il territorio ben assistito diventa essenziale anche come filtro rispetto alle tante ospedalizzazioni inappropriate. Serve, quindi, una maggiore integrazione ospedale/territorio, soprattutto per la gestione delle cronicità. E serve nuovo personale a fronte delle gravi carenze negli organici, perché le strutture camminano con le gambe delle donne e degli uomini. Serve valorizzare il Distretto quale struttura che prende in carico il paziente nel territorio di competenza, dopo la dimissione e/o prima del ricovero in ospedale. Questo modello organizzativo, collegato alla rete dei medici di medicina generale e alle Unità Operative e/o con il Distretto, è un punto fondamentale, elemento insostituibile di base nell’interazione ospedale-territorio, perché finalizzato a creare una vera presa in carico e utile per evitare riacutizzazioni di patologie che comportano spesso ulteriori ricoveri, disagi per i pazienti e i loro familiari, dispendio di risorse. Serve altresì una reale integrazione tra Aziende Sanitarie e Aziende Ospedaliere Universitarie. È un obiettivo ambizioso e prioritario non più procrastinabile se vogliamo supportare e sostenere lo sviluppo di percorsi che garantiscano realmente presa in carico e continuità nelle cure dei pazienti. Servono sinergie sempre più efficaci tra università, ospedale e territorio, con l’impegno a promuovere ed assicurare appunto sinergicamente l’equità di accesso, la sicurezza e la qualità dell’assistenza, nonché l’innovazione in ambito digitale, tecnologico e di ricerca».

«È importante – sottolinea il segretario generale della Cisl Calabria – realizzare un modello organizzativo espressione della integrazione tra due ordinamenti, ospedaliero ed universitario, nel quale la specificità di ciascuno è definita dagli obiettivi dell’Azienda, ispirati dalla Regione e consacrati negli atti aziendali, da attuare mediante la programmazione di Asp, Ao e Aou. Su questo, la Cisl chiede al Presidente della Giunta regionale Occhiuto, nella sua qualità di Commissario ad acta per il piano di rientro della Sanità calabrese, di promuovere un confronto tra sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil, commissari straordinari aziendali, direttori delle strutture ospedaliere e rettori. Affermiamo ciò anche nella convinzione che in una regione come la Calabria diventa fondamentale organizzare didattica e ricerca nelle strutture ospedaliere e territoriali per una vera integrazione tra le reti e la reale presa in carico del paziente. Esistono tante realtà virtuose a cui guardare nel nostro Paese. Abbiamo il dovere di non rovinarle e di moltiplicarle. È un processo di cambiamento che serve ad alzare il livello dei servizi offerti nell’interesse dei cittadini. Per la Cisl, l’integrazione tra le aziende deve servire a migliorare la qualità del servizio, la tempistica, in una parola: il risultato. Deve servire a ridurre le lungaggini nelle liste di attesa per screening su tante patologie, screening che non vengono più eseguiti correttamente e puntualmente. Deve servire ad evitare i tantissimi ricoveri inappropriati e le lunghe degenze, a volte immotivate, con difficoltà per i pazienti e costi salatissimi per la collettività. Molti cittadini calabresi stanno rinunciando alle cure per problemi economici e tra essi molti anziani: ciononostante, registriamo comunque una mobilità sanitaria in crescita. L’integrazione tra le aziende serve anche ad evitare una migrazione sanitaria non più sopportabile per il bilancio regionale e per le tasche delle famiglie calabresi. Traghettare il finanziamento del pubblico al privato, con la pseudo ragione di fare meglio e velocemente, è l’errore più grosso, quello definitivo. Sottrarre risorse al sistema pubblico significa portarlo sul patibolo e suggerire al privato risultati dell’apparire e non già dell’essere. Il privato di eccellenza deve operare in un sistema sanitario integrato e intervenire dove il pubblico non arriva, non sostituire il pubblico».

«C’è bisogno di un progetto reale e ambizioso di programmazione e gestione che metta da parte ambizioni personali. Di programmazione vera, di seconda puntata rispetto ai fallimenti addebitabili a commissari ad acta passati di moda. La vera integrazione si realizza solo attraverso scelte meritocratiche, che valorizzino e premino esperienze, competenze, anni di servizio, professionalità. Tutto questo, la Cisl ne è convinta, si potrà realizzare – conclude Tonino Russo – solo attraverso tavoli regionali di confronto che abbiano una grande attenzione per il sistema pubblico». (rcz)

Nuovo Ospedale di Cosenza, il Comune presenta ricorso al Tar per la sede

Il Comune di Cosenza, guidato dal sindaco Franz Caruso, ha presentato il ricorso al Tar contro il decreto della Regione per la sede del nuovo ospedale di Cosenza.

«Tuteleremo dinnanzi al Tar, ed in tutte le sedi possibili – ha spiegato Caruso – il diritto alla salute dei cittadini. Il ricorso è stato presentato dal prof. avv. Angelo Piazza, incaricato dal Comune di Cosenza per difendere la dignità, l’autorevolezza e la bontà delle scelte assunte dal Consiglio Comunale di Palazzo dei Bruzi indirizzate al bene collettivo, che aveva indicato in Vaglio Lise il sito in cui ubicare il nuovo ospedale Hub di Cosenza».

«Il decreto della Regione – ha spiegato il primo cittadino – che intende valutare altri due siti “alternativi” a quello di Vaglio Lise è un obbrobrio amministrativo che cancella, con un colpo di mano, un complesso procedimento che aveva impegnato, nelle sue diverse fasi, la responsabilità politica degli organi istituzionali della Regione e dell’Ente comunale». «Nel contempo – ha aggiunto – tenta di mortificare il ruolo di città capoluogo di provincia di Cosenza, scippandole l’ospedale pubblico. Un atteggiamento di avversione incomprensibile verso la nostra comunità, verso la sua storia e verso il nostro territorio che non possiamo in alcun modo accettare».

«Noi amiamo Cosenzam – ha aggiunto – ed amministriamo, al contrario di altri, per il bene dei cosentini per cui difenderemo in tutte le sedi competenti e con ogni atto di nostra competenza il prestigio della nostra città, dei suoi cittadini ed il loro diritto ad avere una struttura ospedaliera efficiente ed efficace, capace di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza».

«Le procedure portate avanti dalla Regione Calabria – ha spiegato il sindaco – sono inique e sono state poste in essere peraltro, a sfregio della dignità istituzionale del Comune a cui non ha neanche avuto il garbo istituzionale di richiedere il parere preventivo sulle scelte effettuate, e quindi, senza la necessaria partecipazione del Comune che rappresenta la comunità locale, le cui funzioni sono costituzionalmente riconosciute».

«Cosenza ed i cosentini  – ha rimarcato – non possono subire tale scelta scellerata – conclude Franz Caruso – che peraltro pone in serio rischio la realizzazione del nuovo Ospedale Hub di Cosenza, atteso ormai da oltre trent’anni. Per cui saremo in trincea insieme alla nostra comunità fino a quando non sarà garantito il nostro diritto ad avere sul territorio cittadino una struttura ospedaliera degna di questo nome». (rcs)

Sanità, arrivati in Calabria altri 120 medici cubani

Il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha accolto all’Unical, insieme al Rettore Nicola Leone, i 120 medici cubani giunti stanotte all’aeroporto di Lamezia Terme.

I nuovi 120 camici bianchi caraibici si sommano ai 51 medici arrivati a dicembre 2022, e che da gennaio 2023 prestano servizio, con grande soddisfazione dei cittadini calabresi, presso 4 ospedali della provincia di Reggio Calabria.

«Un caloroso benvenuto a tutti voi, e grazie, grazie davvero per essere qui», ha detto il governatore Occhiuto accogliendo i medici cubani nelle aule della Scuola Superiore di Scienze delle Amministrazioni Pubbliche.

«In questi mesi i vostri colleghi giunti in Calabria lo scorso dicembre – ha aggiunto – hanno dato alla nostra Regione un contributo fondamentale per tenere aperti gli ospedali e per dare risposte ai pazienti, sono certo che anche voi vi integrerete benissimo e che anche questa sarà un’esperienza di successo».

«All’inizio fui criticato per questa mia iniziativa – ha ricordato – per aver portato in Calabria dei medici cubani. Oggi tutti vorrebbero ripeterla anche nelle altre Regioni».

«Lo scorso mese di agosto, quando firmai l’accordo presso l’ambasciata cubana a Roma – ha detto ancora – sostenni che questi medici non avrebbero rubato alcun posto di lavoro agli italiani. E infatti nell’ultimo anno e mezzo abbiamo assunto in Calabria 2.500 unità di personale sanitario».

«Purtroppo sul reclutamento di alcune specializzazioni abbiamo difficoltà – ha proseguito – in Calabria ancor più che nel resto d’Italia. E i medici cubani arrivati oggi sono specializzati, ad esempio, in emergenza urgenza, in ortopedia, in cardiologia, in quelle specializzazioni difficili da trovare per tutte le Regioni. E dunque ci daranno un grande aiuto».

«Ringrazio – ha aggiunto – il Ministero degli Esteri che ci ha aiutato in queste settimane a superare qualche problema burocratico, e ringrazio l’Università della Calabria e il rettore Nicola Leone che ha riaperto l’Ateneo ad agosto per far svolgere a questi medici il corso intensivo d’italiano. Studieranno anche di sabato e domenica ed entro questo mese saranno nelle corsie dei nostri ospedali».

«Ma il grazie più grande va a tutti voi – ha concluso il presidente Occhiuto, salutando i camici bianchi caraibici – perché avete deciso di venire in Calabria a darci una mano, lasciando a Cuba le vostre famiglie e i vostri affetti. Grazie davvero di cuore».

I 120 medici cubani appena arrivati seguiranno, come già avvenuto per i loro colleghi giunti in Calabria 7 mesi fa, un corso intensivo di italiano presso l’Unical, e tra qualche settimana saranno a disposizione del servizio sanitario regionale calabrese.

Ecco dove andranno a lavorare:

– 42 presso l’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza;
– 22 presso l’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro;
– 17 presso l’Azienda sanitaria provinciale di Crotone;
– 17 presso l’Azienza ospedaliera di Cosenza,
– 9 presso l’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia;
– 6 presso l’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria;
– 5 presso il Gom di Reggio Calabria;
– 2 presso l’Azienda ospedaliera Dulbecco di Catanzaro. (rcs)

L’OPINIONE / Rubens Curia: Attuiamo il Pnrr per garantire una democrazia delle cure

di RUBENS CURIA – Il Pnrr ha reso, finalmente, attuale un nuovo lessico sanitario con termini quali: “Territorio, Prossimità, Reti, Medicina Proattiva, Continuità, Digitalizzazione, Casa come primo luogo di cura”. La valorizzazione della medicina territoriale garantisce la “democrazia delle Cure” implementando l’eguaglianza nell’accesso alla prevenzione e alle terapie che è obiettivo primario del Pnrr il cui strumento principale sono le Case della Comunità (C.d.C.), le Cot e gli Ospedali di Comunità (O.d,C.).

L’ultimo monitoraggio del Pnrr del 15 luglio da parte del ministero della Salute e della Regione Calabria e le notizie in merito ad un corposo ridimensionamento, da parte del Governo nazionale, dei fondi del Pnrr che interesserebbero le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità non possono lasciarsi tranquilli perché ciò potrebbe comportare, a breve, la riduzione delle 61 C.d.C. e dei 20 O.d.C. programmati per la Calabria. La verifica del 15 di luglio ci dice che “permangono criticità significative per 41 C.d.C.e per 11 O.d.C.” molti dei quali previsti, giustamente, nei Comuni delle Aree Interne che in Calabria sono 326 su 404.

La mancata o rinviata costruzione degli O.d.C. e delle C.d.C., che sono il luogo dove operano le équipes multiprofessionali composte dai mmg/Pediatri di libera scelta/ Infermieri di comunità e Specialisti ambulatoriali interni e del raccordo operativo (Transitional Care) tra Ospedale e Territorio e dell’integrazione sociosanitaria tra Azienda Sanitaria ed Ente Locale, sarebbe un fatto grave perché isolerebbe ulteriormente queste Aree, alcune delle quali subiscono già un grave ritardo nell’utilizzazione, da parte della nostra Regione, dei fondi della Strategia Nazionale Aree Interne (Snai) finanziati da molti anni!

Ci permettiamo di invitare il presidente Occhiuto a: A) sollecitare gli uffici tecnici preposti delle Aziende Sanitarie Provinciali a lavorare, senza interruzione, per superare le criticità evidenziate nel rapporto Regis del 15 luglio, specialmente per le Strutture delle Aree Interne; B) non tagliare nel nuovo programma le C.d.C.e gli O.d.C. utilizzando i fondi non spesi dell’articolo 20 della legge 67/88; C) attuare un cambio di passo nell’ utilizzazione dei finanziamenti Snai che interessano l’Area Grecanica, il Versante Ionico Serre, la Sila- Pre Sila Crotonese e Cosentina ed il Reventino Savuto. Attuiamo pienamente in Calabria la 833/78 che ha trasformato la tutela della salute da diritto dei lavoratori a diritto dei cittadinI. (rc)

[Rubens Curia è portavoce di Comunità Competente]

L’OPINIONE / D’Ingianna: Le Regioni del Sud facciano fronte comune per la sanità

di GIOVANNA D’INGIANNA – La sanità è un diritto. Lo afferma la nostra Costituzione nell’art. 32 definendolo “interesse della collettività”, lo ribadisce con forza lo spirito con cui è nato il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), finanziato dal Fondo Sanitario Nazionale (FSN), nato per garantire gratuità ed universalità alle prestazioni sanitarie.

Oggi non è così, oggi la parola “diritto” non può essere associata a “sanità” poiché la piena applicazione del concetto è vincolata all’appartenenza territoriale, regionale: è un ambito nel quale il divario fra Nord e Sud è reso, una volta di più, tanto evidente quanto mortificante e umiliante.

Non è più il tempo, allora, dei buoni propositi. Non è più il tempo dell’ipocrisia, delle astratte rivendicazioni e delle sterili lamentele che troppo spesso si fanno retorica: è il tempo di agire concretamente, attraverso i canali istituzionali, per arrivare a una svolta che restituisca un sacrosanto diritto improntato – come tale – sull’uguaglianza, che coinvolga quella parte d’Italia dimenticata, o peggio oltraggiata e derisa.

La lotta intrapresa da Italia del Meridione per abbattere questo divario passa da diversi piani, fra i quali il tema della sanità è dirimente. Il servizio sanitario nazionale dovrebbe garantire perequazione sui livelli essenziali di assistenza ma così non è, poiché nel nostro Paese esistono venti sistemi sanitari regionali e, di conseguenza, in ogni Regione ci si regola diversamente. Lo Stato, che dovrebbe garantire pari dignità a tutti i cittadini a prescindere dalla loro residenza, ha l’obbligo di intervenire.

Come Dipartimento Sanità di Italia del Meridione, abbiamo redatto una proposta di legge che prevede una diversa ripartizione del FSN. Vorremmo che questa proposta politica diventi un invito per tutti i Presidenti delle Regioni del Sud a far fronte comune. Gli attuali criteri di ripartizione non danneggiano soltanto la Calabria, ma anche altre Regioni: la nostra proposta politica coinvolgerà il Lazio, la Sicilia, la Puglia, la Campania, la Basilicata e si baserà su una raccolta di firme che permetta di presentare la proposta a livello parlamentare e poi in sede di conferenza Stato-Regioni, nella quale si crea la perequazione del fondo.

Siamo fermamente convinti che per il miglioramento dei servizi sanitari serva investire, ma l’investimento non può ridursi alla ricerca del personale. Occorre intervenire in termini strutturali e tecnologici per rendere gli ospedali più accessibili e all’avanguardia, avvicinando i servizi ai cittadini e alle loro abitazioni, tenendo conto delle caratteristiche della popolazione italiana. L’età media è alta e tale longevità fa sì che si sviluppino patologie croniche. Una medicina del territorio diventa così il modo migliore per poter investire e migliorare la produzione di servizi sanitari, nel rispetto della nostra Costituzione e soprattutto nel rispetto etico-civile verso i cittadini.

Non bisogna limitarsi, dunque, alla diversa ripartizione del FSN: bisogna capire come, dove investire per poter migliorare l’erogazione dei servizi sanitari. Il nostro Meridione è caratterizzato da strutture spesso fatiscenti e da tecnologie obsolete: serve un investimento che agisca su questi aspetti e, certo, sulle risorse umane, che sono fondamentali.

Serve, inoltre, ripristinare una buona interazione tra un pubblico che deve funzionare e un privato accreditato che sia da corollario per il pubblico: la sanità deve essere anzitutto pubblica, garantita dallo Stato in modo adeguato ed eguale per tutti i cittadini, senza alcuna distinzione di appartenenza territoriale.

Per arrivare a una medicina del territorio efficiente, inoltre, il ruolo dei sindaci diventa fondamentale, essendo le figure più prossime ai cittadini. I sindaci conoscono i bisogni dei propri cittadini e dei territori che amministrano: occorre renderli parte attiva di un processo di rinnovamento necessario e indispensabile.

Il tema della sanità è prioritario: per questo Italia del Meridione sta organizzando un evento che diventerà itinerante in tutte le Regioni del Sud Italia. Servirà per sensibilizzare l’opinione pubblica, per analizzare le problematiche e soprattutto per mettere in atto delle proposte che si avvalgano della conoscenza tecnica del problema: solo così diventeranno proposte politiche da presentare nelle sedi opportune. (gdi)

[Giovanna D’Ingianna è vicesegretario Federale di Italia del Meridione]

Mancata retribuzione di risultato per la dirigenza medica, i sindacati: «Corrisponderla entro il 10 o sarà agitazione»

Sindacati uniti per ottenere la retribuzione di risultato della dirigenza medica e sanitaria per il 2020. Con una lettera inviata al commissario straordinario dell’Asp di Catanzaro, Ivan Potente (Fp Cgil Medici), Larussa (Anao), Giancarlo Cristofaro (Fvm), Giuseppe Paone (Cimo), Teresa Porcaro (Fassid), hanno evidenziato che «prendiamo atto della mancata erogazione di quanto in oggetto, che fa parte delle legittime spettanze della categoria, nei tempi pattuiti. Pertanto, considerata anche la manifesta indisponibilità dell’azienda a dare segnali collaborativi sull’argomento, le organizzazioni sindacali invitano e diffidano l’ASP di Catanzaro a corrispondere, alla categoria interessata, quanto alla stessa dovuto per l’anno 2020 entro e non oltre il 10 agosto 2023. Trascorsa inutilmente tale data procederemo alla dichiarazione di stato di agitazione permanente della categoria con avvio delle procedure di raffreddamento dei conflitti presso la prefettura territorialmente competente». (rcz)