Baldino (M5S): Soveria Mannelli presidio strategico per l’hinterland

L’ospedale di Soveria Mannelli è «un’altra struttura che ha pagato il piano di rientro ed è stata svuotata senza che ai tagli fossero accompagnate le innovazioni promesse». È quanto ha detto la deputata del M5S, Vittoria Baldino, a margine del sopralluogo alla struttura, svolto nell’ambito di un monitoraggio sulla sanità nei presìdi montani.

«Come in tutti i presìdi montani – ha spiegato – la cronica carenza di personale sanitario mette a rischio la piena operatività del servizio sanitario: mancano Oss, infermieri, medici, chirurghi e anestesisti. I concorsi indetti non hanno avuto risposta e senza risorse umane non si può garantire il diritto alla salute. Una condizione questa che fa il paio con stipendi non attrattivi. Di fatto alcune specializzazioni sono poco ambite perché poco remunerate».

«Se non si interviene sulle retribuzioni e sulle condizioni di lavoro – ha proseguito – i medici continueranno a evitare gli ospedali di montagna e l’emergenza urgenza – ha detto – che tra le criticità rilevate segnala il laboratorio di analisi che non risponde alle esigenze del territorio».

«In sostanza – ha continuato la parlamentare – siamo lontani dal garantire i livelli essenziali di assistenza che oggi fanno affidamento ai medici a gettone o alle prestazioni aggiuntive o all’impiego degli specializzandi. Ma senza un vero piano di reclutamento si rischia di continuare a tamponare le emergenze senza risolvere il problema alla radice».

«La Calabria – ha detto  –  non può più essere considerata una regione “figliastra”, i calabresi hanno diritto di vedersi garantita la salute con investimenti reali e duraturi. Mentre si parla di costruire nuovi ospedali quelli esistenti sono lasciati senza personale e senza risorse.

«La buona volontà dei pochi medici non basta – ha concluso – servono risposte immediate specie per i territori montani che sono presìdi strategici e di importanza vitale per intere porzioni di territori».

La consigliera Straface: 5Stelle e sinistra hanno contribuito a distruzione sanità

Per la consigliera regionale Pasqualina Straface «vengono politicamente i brividi a sentire parlare di sanità regionale i rappresentanti territoriali e nazionali del Movimento Cinque Stelle, gli stessi che insieme alla sinistra hanno contribuito da attori protagonisti, con i loro governi nazionali e con i loro commissari, alla riduzione in macerie del sistema sanitario calabrese e di ogni sua credibilità».

«Dalle 3500 assunzioni alla riapertura degli ospedali chiusi – ha detto – dai bilanci finalmente certi, trasparenti e approvati, alla ripresa dopo decenni di stallo dei lavori per la realizzazione entro il 2026 del nuovo Ospedale della Sibaritide, dalle Facoltà di Medicina a Cosenza ed a Crotone al raddoppio delle risorse a sostegno delle borse d studio per la formazione specialistica e per gli specializzandi fino alla scelta di tanti professionisti di ritornare a lavorare nella loro terra: ma come si può continuare a coprirsi gli occhi solo per non prendere atto degli oggettivi risultati straordinari messi in campo in questi soli tre anni dal Presidente e Commissario Roberto Occhiuto?».

«Ma come si può essere così irresponsabili nel piegare ad interessi di parte le preoccupazioni e le attese di una regione che sta oggi finalmente riconquistando speranza, ottimismo, fiducia e consapevolezza rispetto a quel fondamentale diritto alla salute ed alla sanità pubblica, che per decenni è stato trattato solo come merce di scambio elettorale o di propaganda con sinistre e Cinque Stelle?», si è chiesta la consigliera, aggiungendo come «invece di esercitarsi in strumentalizzazione demagogica e populista, contestando perfino il ritorno al governo politico della sanità regionale con la fine del commissariamento, i vari tribuni del Movimento Cinque Stelle, da Tridico e Baldino, dovrebbero semplicemente ricordare a se stessi i danni prodotti durante la Presidenza Conte, da quel commissario straordinario voluto dai Cinque Stelle, per la cronaca tale Generale Cotticelli, la cui plateale inadeguatezza rispetto al ruolo ricoperto, i cui veri e propri orrori durante la pandemia e le cui sceneggiate squalificanti andate in onda sui media nazionali hanno prodotto un danno enorme non solo alla sanità di questa regione già ereditata in fase comatosa, ma alla stessa credibilità della Politica e delle Istituzioni del Paese».

«Ma davvero ne vogliamo parlare? – ha aggiunto –. Servirebbe solo un pizzico di pudore in più e preferire il silenzio. Ma come si può essere così incurabilmente incapaci di senso e di cultura di governo? È fin troppo facile puntare il dito su tutto ciò che ancora deve essere migliorato e sui disagi ancora subiti dai calabresi».

«Il dato era e resta uno ed innegabile – ha proseguito – se ieri i calabresi assistevano a presidenti che senza assumersi alcuna responsabilità si limitavano a minacciare di incatenarsi in piazza a Roma, oggi la Calabria può contare su un presidente che con coraggio si è assunto l’onere di guidare da commissario straordinario la rinascita da zero del sistema sanitario regionale, contribuendo a far risollevare dalle macerie prodotte e consentite da mala politica e mala amministrazione degli ultimi dodici anni, una sanità ereditata senza personale, senza strutture, con ospedali chiusi, senza bilanci e con contabilità orale, senza certezza del diritto, senza certezza dell’offerta sanitaria territoriale, senza guida, senza organizzazione, senza fiducia da parte del personale medico e senza alcuna speranza da parte degli utenti».

«Questa incapacità cronica e pericolosa – ha concluso – a leggere perfino i numeri ed a prendere atto del ribaltamento radicale di prospettiva impresso dal Presidente Occhiuto nella capacità generale e complessiva della Calabria di riorganizzare una risposta sanitaria normale, in alcuni casi divenendo persino esempio da imitare, rappresenta la chiave di lettura e la cifra purtroppo di un fenomeno politico da studiare ormai in laboratorio come i Cinque Stelle che restano ancora convinti ma invano, dopo i documentati disastri finanziari ma anche culturali prodotti attraverso i loro governi, di poter prendere in giro i calabresi, i meridionali e gli italiani». (rcs)

PER LA SANITÀ CALABRESE NON BASTANO
I FONDI PER POTER GARANTIRE LEA E LEP

di GIACINTO NANCIIl dott. Rubens Curia, portavoce di Comunità Competente, nonché autorevole, da molto tempo, operatore anche in ambito sanitario nella regione Calabria ci esorta a smetterla di chiedere solo i giusti finanziamenti per la sanità calabrese negati da trenta anni (per non corretta applicazione della legge 662 del 1996) e di operare comunque per il suo miglioramento indicandoci numerosissime e valide iniziative.

Intanto il sottofinanziamento non è cosa secondaria per come segnalato dallo stesso dott. Curia, quando scrive che la spesa pro capite per un calabrese è più di dieci volte inferiore alla spesa pro capite della regione che riceve più fondi e se si calcola che ciò dura da circa 30 anni si capisce bene che l’ammontare del sottofinanziamento non è di milioni di euro ma di miliardi di euro.

E, comunque, la sua esortazione non dovrebbe essere fatta ai calabresi e ai suoi amministratori ma direttamente al Governo perché, come tutti sappiamo, la Calabria ha la sua sanità commissariata dal 2011 e ha commissariate dal 2019 anche tutte e cinque le sue Asp e i suoi tre maggiori ospedali regionali (gli altri 18 ospedali minori sono stati chiusi in nome del risparmio.) E se dopo tutti questi anni di omni commissariamento (ricordiamo che il commissariamento per definizione è una istituzione di breve durata come per la grande opera della ricostruzione del ponte di Genova fatta in un anno) nel 2023 abbiamo superato perfino i 300 milioni di euro per le spese dei calabresi fuori regione, anche un bambino capirebbe che ci sono problemi al di la della cattiva gestione (sempre dei commissari) non credendo che tutti i commissari inviati in Calabria sono stati degli incompetenti.

A meno che nel loro mandato non ci sia stata solo l’attenzione al risparmio delle spese sanitarie anche perché ogni decreto commissariale, che quindi tratta di problemi sanitari, per poter essere pubblicato non va al ministero della Salute ma va prima a quello dell’Economia che deve valutarne la spesa ed è poi questo Ministero che lo trasferisce a quello della Salute. Della serie l’obiettivo principale è il rientro del presunto deficit sanitario non la salute dei calabresi?

Intanto noi calabresi stiamo pagando un prestito oneroso fattoci dal governo all’inizio del piano di rientro (2009) di 30 milioni l’anno fino al 2040 di cui 20 solo per interessi e 10 di capitale, praticamente usura statale. Nelle indicazioni fatte dal dott. Curia c’è il potenziamento della medicina territoriale ed io, che sono stato un medico di famiglia, ne so qualcosa e vi cito un solo dato: il dott. Battaglia Annibale, medico dell’associazione medici di famiglia Mediass, prima di morire di Covid, in una giornata ha fatto ben 185 accessi (quanti accessi ha in media un pronto soccorso?) cioè ha curato ben 185 dei suoi assistiti (dato verificabile perché il dott. Battaglia era medico ricercatore Health Search e questi dati sono depositati), per cui una riorganizzazione della medicina territoriale andrebbe prima di tutto beneficio dei medici di famiglia oltre che degli assistiti.

Ma la richiesta del giusto finanziamento della sanità calabrese è giustificato da un altro decisivo elemento, e cioè la assoluta maggiore prevalenza delle malattie croniche presenti in Calabria rispetto al resto d’Italia. Per certificare quanto appena detto cito il Dca n. 103 del lontano 30/09/2015 firmato dall’allora commissario al piano di rientro ing. Scura che alla pg. 33 dell’allegato n. 1 così recitava “si segnala maggiore presenza in Calabria di almeno il 10% di patologie croniche rispetto al resto d’Italia”.

Visto che il decreto, vidimato dal ministero dell’Economia e da quello della Salute (della serie tutti sanno), è fornito di specifiche tabelle si è potuto calcolare il maggior numero dei malati cronici presenti in Calabria rispetto al resto d’Italia che era allora di 287.000 e riteniamo che oggi siano di più perché i calabresi sono anche in testa alla classifica per le mancate cure. Ma il Dca aveva anche una specifica tabella sulla comorbilità nella quale noi calabresi siamo purtroppo sempre in testa alla classifica. Comorbilità è quando in una stessa persona ci sono due o più malattie croniche, il che comporta una maggiore spesa sanitaria del caso in cui le due malattie sono in due persone diverse.

Il decreto n. 662 del 1996 prevedeva anche il finanziamento in base alla epidemiologia e alla comorbilità ma non è stato mai applicato prova ne è il fatto che la regione Campania nel 2022 ha fatto ricorso al Tar proprio contro gli ingiusti criteri di riparto dei fondi sanitari alle regioni fatta dalla Conferenza Stato-Regioni. Significativo è anche il fatto che subito dopo questo ricorso al Tar il governo, prevedendo l’accettazione dello stesso, ha modificato lievissimamente i criteri di riparto basandoli, ma solo lontanamente, sul criterio citato dal dott. Curia della “deprivazione”. Concetto questo che già era stato applicato nel 2016 quando l’allora presidente della Conferenza Stato-Regioni on. Bonaccini lo ha annunciato ma in modo (è parola sua) “parzialissimo”.

Ebbene nel 2017 in base a questa “parzialissima” applicazione del concetto di deprivazione alla Calabria sono arrivati 29 milioni di euro e a tutto il sud ben 482 milioni in più. Basterebbe moltiplicare questo dato per quattro e poi per i 30 anni in cui non è stato fatto per capire l’enorme (molti miliardi) sottofinanziamento della sanità calabrese e meridionale. Ovviamente, la modifica non è stata né ampliata né riproposta. Ma c’è un ultimo elemento da tenere in considerazione, ed è il fatto che noi calabresi paghiamo più tasse degli altri italiani proprio a causa del piano di rientro.

Per risanare il presunto deficit sanitario calabrese un lavoratore calabrese con un imponibile lordo di 20.000 euro paga 480 euro di Irpef in più di un altro lavoratore italiano e un imprenditore calabrese con un imponibile lordo di un milione di euro paga ben 10.000 euro di Irap in più di qualsiasi altro imprenditore italiano. Inoltre, noi calabresi paghiamo un’accisa maggiorata sulla benzina sempre a causa del piano di rientro. Della serie il piano di rientro danneggia, oltre alla sanità, anche l’economia calabrese.

Infine una segnalazione circa l’arroganza vera e propria con cui i rappresentanti delle regioni come il Veneto, Lombardia, Piemonte, Toscana Emilia gestiscono i lavori della Conferenza Stato-Regioni, per come riferito a me personalmente da chi ci andava per la Calabria dieci anni fa. I rappresentanti di queste regioni non ammettevano contestazioni alla “loro” ripartizione e minacciavano chi avesse richiesto un giusto riparto dei fondi sanitari alle regioni vere e proprie ritorsioni.

In conclusione ottime sono le indicazioni delle cose da fare indicate dal dott. Curia ma, se dopo 15 anni di omnicommissariamento siamo a questo punto, il cambiamento si potrà avere se 1) si chiude il piano di rientro, 2) si condona l’ingiusto debito che stiamo pagando, 3) si finanziano le sanità regionali in base alla numerosità delle malattie e delle comorbilità nelle diverse regioni e 4) si revocano le ingiuste tasse aggiuntive ai calabresi.

E bisogna far presto perché alla luce dell’autonomia regionale, ai Lea (Livelli Essenziali di Assistenza) dopo tanti anni di commissariamento mai migliorati, si aggiungerà la mancata applicazione dei Lep (livelli essenziali delle Prestazioni) negli altri campi non sanitari.

Fatto questo, si possono anche lasciare i commissariamenti proprio per dimostrare che la vera causa del disastro della sanità calabrese è stato il miliardario inveterato sottofinanziamento della nostra sanità. (gn)

[Giacinto Nanci è medico di famiglia in pensione dell’Associazione Medici di famiglia]

Tavernise (M5S): Regione intervenga su tragedia a Trebisacce

«Chiedo alla Giunta regionale di assumersi la responsabilità di intervenire concretamente, affinché episodi come quelli di Trebisacce e San Giovanni in Fiore non si ripetano mai più». È quanto ha detto il consigliere regionale del M5S, Davide Tavernise, presentando una interrogazione urgente al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, a seguito del grave episodio avvenuto il 27 gennaio a Trebisacce, che ha portato alla tragica morte di un uomo di 62 anni colpito da infarto.

L’uomo, dopo aver accusato un malore sul posto di lavoro, è stato trasportato al Pronto Soccorso dell’ospedale “Guido Chidichimo”. Nonostante il personale sanitario abbia immediatamente allertato la Centrale Operativa del 118 e predisposto il trasferimento d’urgenza all’ospedale di Castrovillari, l’elisoccorso è arrivato con circa due ore di ritardo, essendo già impegnato in un altro intervento nell’alto Jonio cosentino. Purtroppo, durante il tragitto in ambulanza verso l’eliporto, il paziente è andato in arresto cardiaco e, nonostante i disperati tentativi di rianimazione, è deceduto prima di poter essere trasferito.

«Questa tragedia – ha sottolineato il pentastellato – evidenzia, ancora una volta, le gravi carenze del sistema di emergenza-urgenza nel nostro territorio e la necessità di un intervento immediato per garantire soccorsi tempestivi ed efficienti. Non possiamo permettere che ritardi di questo tipo diventino la norma, mettendo a rischio la vita di chi si trova in situazioni di emergenza».
«Il concetto di “golden hour” in ambito cardiologico è ben noto – ha spiegato –: il trattamento entro i primi 60 minuti è cruciale per la sopravvivenza del paziente. Tuttavia, la mancanza di un’Unità di Terapia Intensiva Cardiologica (UTIC) presso l’ospedale di Trebisacce ha reso necessario il trasferimento, ritardando un intervento che avrebbe potuto salvargli la vita».
«Non si tratta di un caso isolato – ha ricordato –. Il 4 gennaio scorso, a San Giovanni in Fiore, un altro uomo, S.C., 48 anni, sposato e con due figli, è deceduto a causa di gravi ritardi nei soccorsi. Episodi come questi pongono interrogativi ineludibili sulla capacità del sistema sanitario calabrese di garantire il diritto alla salute dei cittadini, soprattutto nelle aree più disagiate».
«Per questo motivo – ha continuato – ho interrogato il Presidente della Regione per sapere se intende assumere tutte le iniziative necessarie e urgenti per potenziare la rete di emergenza-urgenza nell’alto Jonio cosentino, con particolare riferimento all’ospedale “Chidichimo” di Trebisacce».
«È bene ricordare – ha aggiunto – che la sentenza n. 87 del 2020 ribadì l’obbligo di riaprire l’ospedale “Chidichimo” come ospedale di base, con l’obiettivo di ripristinare i servizi sanitari essenziali per la popolazione dell’alto Jonio cosentino, e sottolineò che il Commissario ad acta disponeva di tutti i poteri necessari per reperire le risorse finanziarie e adottare i provvedimenti necessari per l’esecuzione del giudicato. Solo recentemente, però, sono stati compiuti passi significativi verso la riapertura dell’ospedale di Trebisacce, riconoscendone l’importanza come presidio “di frontiera” che serve un’area vasta e con collegamenti difficili e che può fermare l’emorragia di risorse economiche causata dalla mobilità passiva».
«L’attivazione di un’UTIC presso l’ospedale “Chidichimo” e l’istituzione di una U.O. di Cardiologia, annessa al Reparto di Medicina Generale recentemente riattivato, dopo 14 anni – ha detto ancora – consentirebbe una gestione più rapida e qualificata delle emergenze cardiologiche, riducendo la necessità di trasferimenti rischiosi».
«La salute dei cittadini deve essere una priorità assoluta – ha concluso – e la Regione ha il dovere di garantire servizi sanitari efficienti e accessibili a tutti». (rrc)

Il consigliere De Nisi: Commissari attenti a problematiche Asp di Vibo

In Commissione sanità è stata audita la terna commissariale dell’Asp di Vibo Valentia, composta dal Prefetto Vittorio Piscitelli, dall’ingegnere Gandolfo Miserendino e dal dottor Gianluca Orlando.

Un incontro da cui è emersa grande «attenzione e comprensione verso le problematiche che affliggono l’Asp di Vibo Valentia concretamente dimostrate affrontando in maniera aperta le principali questioni sul tavolo», ha riferito il consigliere regionale Francesco De Nisi.

De Nisi, infatti, a inizio anno, aveva indirizzato alla presidente dell’organismo competente in sanità, Pasqualina Straface, la richiesta di una audizione urgente dei commissari. Poco meno di 20 giorni, e l’audizione c’è stata.

La terna commissariale ha mostrato impegno e prospettato soluzioni per il futuro della sanità locale nell’ambito di un incontro caratterizzato da un clima costruttivo e dalla  chiara volontà di affrontare le criticità.

«Nel corso dell’audizione – ha aggiunto De Nisi – sono stati discussi temi centrali per il rilancio della sanità vibonese. In particolare, è emersa l’esigenza di adottare misure incisive per contrastare le infiltrazioni mafiose, già segnalate dalla Commissione di Indagine durante l’accesso agli atti.

A distanza di 15 anni dallo scioglimento dell’Asp Vibo per infiltrazioni, si rilevano ancora problematiche nei medesimi appalti, con il coinvolgimento degli stessi clan e degli stessi individui.

Il Prefetto Piscitelli e il dottor Orlando si sono impegnati a risolvere tali criticità in modo strutturale, garantendo che simili situazioni non si ripetano in futuro».

Un altro tema cruciale affrontato durante l’audizione è stato il mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato di 25 infermieri e 16 operatori socio-sanitari (Oss): una situazione che rischia di compromettere la funzionalità dell’azienda sanitaria.

De Nisi ha evidenziato come, grazie anche alla revisione del Dca n. 184 del luglio 2024, «i commissari  abbiano assunto l’impegno di avviare le procedure di stabilizzazione del personale interessato.

È stata, inoltre, evidenziata la necessità di ricalcolare le unità di personale necessarie, non solo per gli infermieri, ma anche per Oss, medici e altre figure impiegate nei servizi sanitari in modo da procedere alla immediata stabilizzazione anche degli stessi Oss.

Durante la discussione  spazio anche alle questioni ruguardanti il personale somministrato, che comprende oltre 20 unità tra amministrativi e addetti a servizi essenziali come il portierato.

Per garantire la continuità lavorativa di questi operatori, è stata proposta l’applicazione dell’articolo 5-bis della Legge 17 luglio 2020 n. 77.

«Particolare attenzione – ha sottolineato De Nisi – è stata riservata all’Ospedale di Montagna di Serra San Bruno. Il nosocomio necessita di un potenziamento del personale e dei servizi per garantire la sicurezza dei residenti nelle aree montane. Una situazione analoga riguarda il presidio ospedaliero di Tropea, fondamentale per rispondere alle esigenze del principale distretto turistico della Calabria».

Non è mancata l’attenzione sul malfunzionamento della farmacia aziendale che ha causato gravi carenze e disservizi.

«Il Prefetto Piscitelli – ha riferito il consigliere regionale – ha illustrato i miglioramenti già avviati e si è proposto di riorganizzare la distribuzione dei farmaci attraverso un sistema più capillare, che coinvolga i poliambulatori aziendali sul territorio, a beneficio di specifiche categorie di pazienti».

Infine, ma non ultimo tema, le risorse destinate all’Asp di Vibo Valentia al fondo socio sanitario territoriale paurosamente sottodimensionato rispetto alle esigenze del territorio e in percentuale risibile rispetto alle altre aziende della Calabria.

L’ing. Miserendino ha assunto l’impegno di portare la problematica sul tavolo del commissario ad acta

L’audizione si è conclusa con un generale apprezzamento da parte dei consiglieri presenti per l’approccio concreto e la disponibilità della terna commissariale.

De Nisi ha chiosato con «un ringraziamento particolare nei confronti del Prefetto Piscitelli, dell’ingegnere Miserendino, del dottor Orlando, della Presidente Straface e del Presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, per la tempestività con cui stanno affrontando le problematiche del personale precario». (rvv)

SANITÀ&INCLUSIONE: OBIETTIVI POSSIBILI
ECCO CIÒ CHE SI ASPETTANO I CALABRESI

di RUBENS CURIA – Le soluzioni per la nostra travagliata sanità non possono esaurirsi nel chiedere solamente più finanziamenti, anche se nel riparto del Fondo Sanitario Nazionale siamo danneggiati perché le Regioni forti (Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia, Toscana) non vogliono tener conto, in sede di Conferenza Stato-Regioni, della “deprivazione sociale” ovvero della povertà che è un potente “determinante sociale della salute; inoltre, come ci ricorda Gianfranco Viesti, «la media annua degli investimenti pubblici nella sanità è stata di 77 euro per abitante nel Nord-Est (184 euro a Bolzano) e di 25 euro nel Sud Continentale (in Calabria 16 euro)».

È necessario modificare il paradigma culturale della sanità che valorizzando la “medicina di prossimità e d’iniziativa” permetta alla spedalità di curare gli acuti e di fare ricerca non surrogando la medicina territoriale. Abbiamo la grande occasione del Pnrr (Monitoriamolo continuamente) che prevede una filiera positiva costituita da: “La prima cura a domicilio”, “Le Strutture Sanitarie Intermedie” e “Gli Ospedali”, senza dimenticare la “Prevenzione” che pone al centro “Il Distretto 2.0 luogo d’incontro tra le “Reti Formali e le Reti Informali costituite, in questo caso, dal Volontariato, dal Terzo Settore, dalle Parrocchie, dai Centri Sociali e da altri luoghi di aggregazione”.

Bisogna valorizzare una sanità “inclusiva”, una sanità dei cittadini che ponga fine ad una sanità autoreferenziale in cui ognuno, come Narciso, si specchia; in questo caso sono importanti i luoghi del controllo sociale da parte dei cittadini organizzati in Associazioni  previsti dalla normativa (Comitati misti consultivi, Consulte dei Dipartimenti di Salute Mentale ecc.) e la Formazione continua del personale che nella nostra regione è carente.

Per la formazione partirei dalla burocrazia che non riesce a spendere i finanziamenti erogati dallo Stato, per esempio, gli 86 milioni di euro assegnati alla Calabria con una delibera del Cipe del luglio 2019 che avrebbero dovuto consentire di acquistare “Apparecchiature Medicali”, ancora sono in gran parte inutilizzati (spesi 33 milioni 107 mila euro)!

Poiché desidero essere breve e concreto  mi soffermo su alcune proposte: 1) Immettiamo giovani professionisti di cui in Calabria c’è disponibilità ( Psicologi, Assistenti Sociali, Ostetriche, Ingegneri, Geometri ecc.) in un SSR anziano per cambiare passo in attesa di essere attrattivi nei riguardi dei medici e degli infermieri che lavorano fuori Regione; 2) Attiviamo l’U.O.C. di Neuropsichiatria Infantile e della Adolescenza presso l’ Azienda Universitaria Dulbecco prevista sin dal novembre 2022 che darebbe una parziale risposta alla emigrazione sanitaria di dei nostri bambini ( 788 nel 2022); 3) Attiviamo una Rete “POCT”, che abbiamo proposto da tempo, che ci consentirebbe di avere, in tempi brevi, i risultati degli esami ematici, anche salva vita, come la troponina; 4) Attiviamo gli “Ambulatori Infermieristici” sul territorio secondo una proposta che abbiamo elaborato, come Comunità Competente, insieme ad alcuni Ordini Provinciali degli Infermieri per implementare una medicina di prossimità e d’iniziativa. Inoltre attiviamo gli Infermieri di Comunità in tutta la Calabria; 5) Approviamo il Dca attinente al “Budget di salute”, licenziato da oltre 4 mesi dal “Tavolo Tecnico Regionale”, che è un passo importante per prevenire l’istituzionalizzazione dei pazienti psichiatrici; 6) Approviamo il Dca attinente al “Piano d’azione regionale sulla salute mentale” elaborato nel settembre scorso dal “Coordinamento Regionale sulla salute mentale”.

7) Estremamente debole è la politica attinente alle “Aree Interne” che dovrebbe armonizzare il ruolo degli Ospedali di zona disagiata con gli interventi di welfare previsti con la Rete di servizi alla persona predisposta a livello degli Ambiti Territoriali Sociali e l’integrazione sociosanitaria. Sarebbe opportuno sottolineare l’esiguità delle risorse finanziarie (spese con enormi ritardi) che coinvolgono solo 5 Aree Interne che sono una goccia nel deserto della fragilità orografica e demografica. Pertanto sarebbe auspicabile che la Regione avanzasse al Governo Nazionale una proposta perché  la  Strategia Nazionale Aree Interne (Snai) aumentasse il suo bacino d’intervento e che la Regione valorizzasse la Telemedicina con un occhio ai “long term care”, all’infermiere di Comunità, alle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), all’Emergenza / Urgenza ed alle Piattaforme di Elisoccorso; 8) Dobbiamo credere nel ruolo dei Consultori Familiari che sono un importante Front Office delle famiglie con una funzione inclusiva e di prevenzione; pertanto ribadisco la proposta più volte avanzata di attivare gradualmente in Calabria i 95 Consultori previsti dalla normativa e da subito in ogni Distretto un Consultorio h12 ed anche laddove sono stati chiusi i “Punti nascita”; 9) Valutiamo la fattibilità di attivare “Equipe mediche mobili” per sopperire alla carenza del personale negli Ospedali; 10) Costruiamo le Case della Comunità come luoghi dell’integrazione sociosanitaria senza trattino creando un forte rapporto con i Medici di Medicina Generale, gli Specialisti ambulatoriali interni,  gli Enti Locali, il Volontariato ed il Terzo Settore; 11) Istituiamo le Aziende Sanitarie Ospedaliere (Aso) di Cosenza e Reggio Calabria che dovrebbero gestire tutti gli ospedali e le Aziende Sanitarie Territoriali (Ast) di Cosenza e Reggio Calabria che sarebbero responsabili della sanità territoriale; 12) Sollecitiamo il ruolo di verifica della Struttura Commissariale? Del Dipartimento? di Azienda Zero? In merito ai Dca approvati… per esempio le Aggregazioni Funzionali Territoriali che hanno un importante ruolo sul territorio stanno funzionando? Le Commissioni Consultive Miste sono state costituite  dalle Aziende Sanitarie?

Gli screening oncologici perché zoppicano fortemente? i Centri per le demenze ed il Deterioramento Cognitivo che curano oltre 32.000 pazienti… funzionano?

Infine, bisognerebbe valorizzare le “buone pratiche” che sono presenti nel nostro Servizio Sanitario Regionale perché facciano da traino sulle varie problematiche.

In questa iniziativa noi ci siamo, auspicando di unire le esperienze ed i saperi per una sanità che metta al centro prima la persona. (rc)

[Rubens Curia è portavoce di Comunità Competente]

Azienda Zero e l’Irccs Ismett insieme per rafforzare competenze dei professionisti

Rafforzare le competenze dei professionisti del sistema sanitario calabrese nella gestione dei pazienti che necessitano di un intervento di trapianto. È questo l’obiettivo della convezione sottoscritta dal direttore Generale dell’Azienda per il Governo della sanità della Regione Calabria, Gandolfo Miserendino, e da Angelo Luca, direttore dell’Irccs Ismett -Upmc (Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad alta specializzazione) e Amministratore Delegato di Upmc Italy.

Lo scopo è quello di instaurare una collaborazione volta alla specifica formazione di medici e degli operatori del servizio sanitario della Regione Calabria coinvolti nei processi di cura dei pazienti di Ismett-Upmc, affetti da insufficienze terminali di organi solidi o candidati a programmi di trapianto.

I percorsi formativi si svolgeranno non solo attraverso la partecipazione di questi ultimi, in qualità di osservatori, alle attività di gestione del percorso di cura dei pazienti ricoverati presso l’istituto siciliano, ma anche attraverso la presenza ad eventi formativi e momenti di confronto con i medici per la gestione di eventuali necessità dei pazienti della Regione Calabria in valutazione pre- intervento e nel follow up.

Accanto alle previste attività formative, la convenzione prevede la possibilità, da parte dei professionisti calabresi di confrontarsi con i dirigenti medici Ismett-Upmc sia in fase di pre- che post-ricovero, aspetto questo che consentirà ai pazienti sottoposti ad interventi presso l’Irccs palermitano di poter accedere alle visite di controllo presso le strutture calabresi senza doversi spostare dal proprio territorio.

I referenti della convenzione, che ha durata triennale, saranno per Azienda Zero il direttore sanitario, Domenico Minniti e per Ismett-Upmc il direttore sanitario Cinzia Di Benedetto e il direttore clinico Antonio Arcapane.

«Le azioni di collaborazione – ha spiegato Miserendino –instaurate tra Aziende sanitarie finalizzate a migliorare la formazione di medici e di operatori del servizio sanitario della Regione Calabria, come quella che viene definita oggi con Ismett, sono sempre un’ottima risposta al miglioramento della qualità che il Servizio Sanitario Regionale deve garantire ai cittadini».

«Esprimo soddisfazione – ha aggiunto – per la firma di questa convenzione, ringrazio Ismett e la Regione Sicilia per questa opportunità che ci consentirà di dare risposte più efficaci ai pazienti calabresi che necessitano di un trapianto».

«Questa convenzione è un passo fondamentale per migliorare le cure dei pazienti trapiantati, offrendo ai professionisti l’opportunità di acquisire competenze avanzate per una gestione più efficace del pre- e post-trapianto. Siamo orgogliosi di condividere l’esperienza di Ismett e di Upmc per contribuire alla crescita del sistema sanitario del territorio, in linea con la nostra missione», ha dichiarato il Dottor Angelo Luca, direttore dell’Irccs Ismett-Upmc e Ad di Upmc Italy. (rcz)

Pd Calabria: Occhiuto pretenda i soldi per assumere medici al 118

«Roberto Occhiuto ha il dovere di pretendere dal governo le risorse necessarie a coprire al più presto i posti vacanti». È quanto ha detto il Partito Democratico Calabria, «considerando la gravissima carenza di medici nell’emergenza/urgenza».

Perciò il commissario governativo alla Sanità calabrese deve «attivarsi subito su questa priorità e di non limitarsi a lamentare che nello specifico settore mancano centinaia di medici e che soltanto pochissimi camici bianchi hanno partecipato agli ultimi concorsi volti a potenziarne gli organici».

«I medici del 118 –  hanno osservato i dem – rischiano la vita in ambulanza ma hanno un trattamento economico umiliante, che non è proporzionato alla qualità e quantità del loro lavoro, causa di grande stress. Finora, il commissario del governo e presidente della Regione Calabria ha messo le mani avanti e difeso l’idea che le ambulanze possano operare senza medico a bordo. L’ambulanza con il solo infermiere è una caratteristica del modello lombardo, ma la Calabria non è la Lombardia, che tra l’altro non è sottoposta a Piano di rientro dal disavanzo sanitario».

«La tragica scomparsa di Serafino Congi – conclude la nota del Pd calabrese – deve indurre il commissario alla Sanità a un atto di coscienza, di coraggio e di verità: chieda fondi a Palazzo Chigi e imponga ai vertici delle Asp una più attenta organizzazione dei servizi dell’emergenza-urgenza». (rcz)

IL DRAMMA DELLA SANITÀ E IL SILENZIO DI
OCCHIUTO IN UNA TERRA CHE GRIDA AIUTO

di GIANFRANCO TROTTA –Un nuovo anno si apre per la Calabria con l’incancrenirsi di piaghe su cui da tempo come Cgil abbiamo sollevato l’attenzione ottenendo risposte spesso scarne da parte della Regione.

Ci tocca purtroppo dovere notare che a parte la presenza al Capodanno di Reggio, il presidente Occhiuto non ha ritenuto di doversi muovere o di intervenire sui fatti altamente drammatici di San Giovanni in Fiore e non solo.

Nonostante le tragedie che da anni siamo costretti a vivere a causa della mancanza di medici a bordo delle ambulanze (ultima la morte a San Giovanni in Fiore di un 48enne), nonostante i tributi di sangue versati dai cittadini calabresi per le inadempienze del sistema sanitario, la carenza di personale, per liste d’attesa con tempi fuori da qualunque ragionevole e utile possibilità di intervento sia in ambito emergenziale che di prevenzione, nonostante tutto ciò si permette che l’Asp di Cosenza segni il passo con quattro posti letto a pagamento, mentre all’appello ne mancano nell’area circa 300.

La recente relazione annuale del garante regionale della Salute non ha fatto sconti e ha raccontato le percentuali drammatiche di carenze e falle che pesano come macigni sui cittadini e su un personale sanitario drammaticamente sotto numero. Eppure l’Asp di Vibo aveva anche paventato l’ipotesi di non rinnovare i contratti del personale infermieristico. Ci troviamo, insomma, di fronte ad un’angosciante epopea in cui si ha la sensazione che si scambino vicoli ciechi per vie d’uscita.

Bisogna, poi, puntare l’attenzione poi sulla mancata realizzazione della nuova linea ferroviaria ad Alta Velocità Salerno-Reggio Calabria, un progetto che sembra essersi eclissato dai programmi del governo e delle Ferrovie dello Stato.

Un investimento di oltre nove miliardi di euro, già finanziato, non può essere dimenticato – afferma Trotta – anche perché esiste uno studio di fattibilità elaborato di recente dalla stessa RFI e costato all’incirca 30 milioni di euro. La mancanza di chiarezza e la continua revisione dei programmi da parte del Governo non possono diventare un alibi per negare a una regione la possibilità di crescere.

Inoltre, la chimera dell’Alta Velocità si affianca ad un’autostrada con continui lavori e chiusure, difficoltà infrastrutturali e un territorio estremamente fragile dal punto di vista idrogeologico che non può contare su un adeguato sistema di manutenzione.

Due immagini rendono drammaticamente l’idea dell’immeritato grado di isolamento a cui la Calabria si sta convertendo. Da un lato l’alluvione nel Lametino dello scorso ottobre, frutto di una mancata manutenzione del territorio che già nel 2018 aveva mietuto tre vittime e il prolungarsi dei problemi di viabilità della località coinvolte. Dall’altro l’impennata dei prezzi delle tariffe aeree per la Calabria nel periodo natalizio che hanno costretto migliaia di lavoratori e studenti fuori sede a non potere rientrare nella loro terra. Tutto questo nel silenzio del presidente Occhiuto.

Ecco perché è necessaria una grande mobilitazione regionale, in continuità con le manifestazioni già avvenute nei territori, in cui rivendicheremo il diritto alla salute e alla cura all’interno di una sanità pubblica realmente accessibile e universale e quello di vivere nella propria terra senza abdicare al diritto a curarsi, alla prevenzione, all’assistenza. Presenteremo le nostre proposte e rivendicazioni perché non ci interessa costruire muri ma guardare al futuro! (gf)

[Gianfranco Trotta è segretario generale Cgil Calabria]

Pd Calabria: Inaccettabile l’aumento della migrazione sanitaria

Il Partito Democratico Calabria ha evidenziato come «la propaganda del presidente Occhiuto si scontri con dati concreti che raccontano una realtà drammatica».

«Secondo i dati analizzati dalla Conferenza Stato-Regioni che hanno portato al riparto del fondo sanitario 2024, la Calabria — hanno spiegato i dem – ha speso ben 336 milioni di euro per garantire ai suoi cittadini cure fuori regione. Un dato addirittura in aumento rispetto al 2023, e che è destinato a crescere ulteriormente a causa dello stop alla moratoria Covid che aveva temporaneamente sospeso i meccanismi di compensazione tra le regioni».

«Questi numeri parlano chiaro – hanno proseguito –: la mobilità sanitaria passiva, che costringe migliaia di calabresi a spostarsi per ricevere cure adeguate, è la prova del totale fallimento dell’azione del Commissario ad acta per il piano di rientro. A nulla sono serviti i proclami su una presunta rivoluzione della sanità regionale. Gli ospedali calabresi continuano a vivere una crisi strutturale, tra carenza di personale, reparti chiusi, liste d’attesa insostenibili e una totale incapacità di attrarre professionalità».

«La tanto pubblicizzata “normalizzazione” della sanità calabrese – hanno aggiunto i dem –si rivela dunque un’operazione di facciata, mentre i cittadini subiscono ogni giorno il peso di un sistema al collasso. La spesa per la mobilità sanitaria passiva non è solo un dato economico: rappresenta una condanna per le famiglie, che devono affrontare sacrifici enormi, sia economici che emotivi, per accedere a cure che dovrebbero essere garantite sul territorio».

«Il fallimento di Occhiuto come Commissario ad acta  – hanno concluso –è ormai sotto gli occhi di tutti. Chiediamo con forza che il Governo nazionale e regionale mettano fine a questa gestione fallimentare, e che si avvii un piano di intervento straordinario per affrontare le criticità strutturali della sanità calabrese». (rcz)