All’Unical il workshop di Francesco Caporale sulla Doodle art

di MARIACHIARA MONACOSe per Arthur Schopenhauer, la vita umana è come un pendolo che oscilla tra noia e dolore, con intervalli fugaci fra piacere e gioia, per Francesco Caporale, in arte Frà, proprio la noia, è stata fondamentale per “scontrarsi” con il mondo della Doodle Art, parola che analizzata semanticamente significa: l’arte dello scarabocchio, quello classico, che ognuno di noi almeno una volta, ha realizzato sul bordo di un quaderno a scuola, oppure su dei fogli all’università.

È stato dunque un ritorno, quello di Fra’ nella sua terra d’origine, la Calabria, presentandosi ai numerosi studenti dell’Unical, attraverso un Workshop, voluto fortemente dall’Associazione Itaca, e dal suo presidente Antonio Guarascio, con la partecipazione del professore Passarelli, docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso lo stesso ateneo.

Un’occasione importante non solo per conoscere da vicino l’artista, ma anche per coinvolgere gli studenti in una competizione globale, dal titolo Red Bull Doodle Art, che promuove una nuova generazione di artisti. Una manifestazione che sta per entrare nel vivo, il 20 aprile è infatti in programma la finale nazionale a Milano. In palio c’è un posto con destinazione Amsterdam dove, dal 25 al 28 maggio, andrà in scena la finale mondiale con i vincitori di ogni nazione.

Chissà, magari avremo un altro Frà, da ammirare.

Dunque, proviamo a conoscerlo meglio, e a capire qual è il suo rapporto con quella che lui definisce “l’arte dell’errore”, e i messaggi che essa può veicolare. Per fare questo bisogna partire dall’inizio, quando da giovane studente, decise di partire dalla sua città, Altomonte, alla volta di Milano.

«Dopo lo scientifico sono andato a Milano per iscrivermi alla Naba, la Nuova accademia di belle arti. Provengo da una famiglia molto semplice, i miei genitori sono operatori agricoli, e quindi inseguivo una borsa di studio, ma sono rimasto fuori per un soffio. Tornato ad Altomonte, ricevetti una telefonata: vieni, sono arrivare due borse di studio in più».

Segno del destino, che si trasformerà di lì a poco in destinazione.

Francesco, non ancora “Frà”, nel 2009 inizia la sua carriera accademica, accostando allo studio, diversi lavori: «Ho sempre lavorato, rider per Deliveroo, factotum in un ristorante in Brera, accoglievo i clienti con il sorriso e la gentilezza», afferma.

Dopo la laurea triennale, però, un furto gli cambia la vita. Infatti, mentre Francesco è in Calabria, entrano i ladri in casa e sparisce tutto, anche il computer con dentro tutti i lavori eseguiti durante il percorso accademico. Ed ecco che quando sembra tutto grigio, in realtà basta cambiare prospettiva, per vedere il mondo con occhi diversi, cogliendone a pieno ogni tipo di possibilità.

In casa, annoiato dalla paradossale situazione, e con i coinquilini andati via per le vacanze di Natale, inizia a disegnare: «Così, a caso. Tipo i disegnetti che si fanno mentre si è al telefono, sovrappensiero. Funziona: mi rilassa. E ho un nuovo scopo, si accende una scintilla. Dall’idea più semplice, scopro un piccolo talento». 

Senza saperlo, era avvenuto lo “scontro” con la Doodle Art.

Da quel giorno, sono passati circa dieci anni, e se qualcuno gli chiede come si definisce, lui risponde così: «Un po’ artista, un po’ illustratore, un po’ grafico pubblicitario, ma il mio termine preferito è “Artigiano”, perché attraverso le creazioni, ci si può connettere con gli altri e lasciare un segno».

Certo è, che il Frà è anche un creativo, visto la sua estrema capacità di risolvere problemi nel modo più semplice, economico e funzionale possibile.

«Sono diventato creativo perché avevo il problema chiamato “noia” da risolvere, e questo mi ha completamente cambiato la vita».

Lo scarabocchio è il collante che unisce direttamente l’infanzia, al tempo che sfugge degli adulti. Cambia, si modifica, e dà la possibilità di scollegarsi anche solo per pochi minuti dal resto del mondo, quando fa troppo rumore.

La regola fondamentale, che il creativo  distribuisce ai numerosi studenti in sala, è quella di non avere paura di sbagliare: «Nella Doodle Art, non esiste il concetto di errore, ma quello di trasformazione, una casa può diventare un fiore».

Oltre al coraggio, c’è l’equilibrio, infatti per Fra’ un mondo giusto dovrebbe garantire a tutti lo stesso spazio, e le libertà di movimento personale all’interno di esso. Ogni cosa deve saper stare in mezzo agli altri, proprio come nei suoi disegni.

Accompagnato dal suo esercito fedelissimo, così definisce i protagonisti dei suoi disegni, (dalle montagne all’acqua, fino agli omini asessuati e i palazzi), ha ricevuto in questi anni, riconoscimenti molto importanti, come il Guinness dei Primati per aver riempito a mano libera una tela di 568,47 mq, grande come la piazza centrale del borgo da cui proviene, Altomonte, e lavorato per brand molto importanti, come Vodafone, Ermanno Scervino, Nespresso, Ikea, Xiaomi, e tanti altri.

Prima di salutare gli studenti, confessa un suo piccolo sogno nel cassetto: «Mi piacerebbe molto avvicinarmi al mondo del fumetto, chissà magari arriverà anche in questo caso, l’occasione giusta», infine si congeda lanciando una sfida: «Provate a creare il vostro esercito, così da potervi sconnettere da una realtà che può risultarvi troppo stretta!». (mm)

RENDE (CS) – Domenica al Tau il concerto di Frank Gambale

Domenica 2 aprile, al Teatro Auditorium Unical di Rende, il concerto di Frank Gambale per la rassegna JazzAmore.

La kermesse, promossa da MK Live con la collaborazione di Unical e Cams – Centro Arti Musica e Spettacolo e con il sostegno del Ministero della Cultura, prevede più di quindici appuntamenti che toccheranno, oltre al campus di Arcavacata, l’intera provincia.

Gambale è il genio indiscusso che ha dato origine alla “Gambale Sweep Picking Technique” (una tecnica di plettro economica e un nuovo modo di suonare lo strumento) elevandola a una precisa forma d’arte divenute oramai standard nel lessico della chitarra.
La “Gambale Sweep Picking Technique”, infatti, continua a ispirare generazioni di musicisti.
Una fitta produzione quella di Gambale che ha all’attivo più di 300 canzoni e oltre 20 album che tocca molti stili dal rock, funk e jazz all’R&B e alcune influenze latine e brasiliane. La stessa leggenda del jazz, Chick Corea, ha così descritto il cantautore: “tutto ciò che tocca con la sua chitarra diventa oro, lo è sempre stato. Frank è il mio chitarrista preferito”.
Anche il chitarrista jazz Pat Metheny ha detto di Gambale: “mi piacerebbe prendermi un mese di pausa e studiare con Frank Gambale”; Dweezil Zappa ha detto “studiare la tecnica Sweep Picking di Frank Gambale mi ha permesso di suonare le parti più difficili della musica di mio padre che lui stesso non suonò”.
Musicista, compositore di talento, brillante innovatore e autore di numerosi libri didattici e DVD, Frank continua a raggiungere livelli sonori e tecnici senza precedenti.  La sua abilità nelle sei corde e la sua visione eclettica e appassionata puntano verso un eccitante futuro di musica innovativa. (rcs)

Lucio Caracciolo al master in Intelligence dell’Unical parla di geopolitica

di FRANCO BARTUCCIDopo Antonio Nicaso, al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto dal prof. Mario Caligiuri, è intervenuto per la sua lezione Lucio Caracciolo, fondatore e direttore di Limes, parlando sul tema: Il deep state tra Geopolitica e intelligence, evidenziando come il controllo dei mari sarà al centro dei conflitti presenti e futuri; mentre decisiva sarà la questione di Taiwan.

Caracciolo ha descritto le due principali aree di tensione geopolitica: una di dimensioni più contenute relativa al conflitto in Ucraina, definita “guerra russo-americana”; e l’altra relativa alla sfida strategica sino-americana.

Il docente ha messo in evidenza che gli Stati Uniti, nella rappresentazione che intendono dare di sè stessi, pur non utilizzando la terminologia riconducibile al concetto di “impero”, si presentano come una “nazione missionaria provvidenziale”, il cui interesse coincide con quello dell’intera umanità. Questa vera e propria “vocazione” di cui si sentono investiti “ha mosso, ha legittimato e ha autogiustificato le molte guerre che gli Stati Uniti hanno combattuto a partire dalla loro esistenza e in particolare nel Novecento”. Infatti, a partire dal 1898 con la guerra ispano americana, quando gli Stati Uniti conquistarono le Filippine, è iniziato un percorso di crescita egemonica che li ha visti diventare una potenza mondiale, dominante dalla seconda guerra mondiale in poi.

Caracciolo ha poi osservato come lo spazio imperiale degli Stati Uniti si basi su due elementi: sul controllo delle rotte marittime, che rappresenta la conditio sine qua non per assicurarsi un decisivo vantaggio nella competizione economica, e sull’isolamento territoriale. A proposito, il docente ha sottolineato come l’impero americano goda di una situazione di cui nessun altro impero abbia mai beneficiato nel corso della storia, ovvero l’impossibilità di essere attaccati via terra. Nell’ambito della supremazia americana, la nostra nazione ha un ruolo di friend and ally, come vengono definiti gli alleati della Nato, garantendo agli Stati Uniti l’installazione di basi militari oggetto di trattati segreti che garantiscono agli U.S.A. una libertà di azione “incontestabile e decisiva”.

Il docente ha quindi sottolineato come la conseguenza che deriva dalla necessità di mantenere la posizione di “fattore benefico dell’umanità” sia quella di impedire che nel continente euroasiatico nasca una potenza che possa sfidarli e mettere in discussione il loro primato. Tale fattore ha spinto gli Stati Uniti ad intervenire nelle due guerre mondiali, per poi, dopo il 1945, «stabilizzare la loro presenza tramite l’alleanza atlantica».

Caracciolo ha poi sottolineato che la sfida principale ad oggi, per gli Stati Uniti, è quella rappresentata dalla Repubblica Popolare Cinese che «si presenta in modo esplicito, da quando è stata rifondata nel 1949, come una potenza globale», la cui dimensione oceanica è più “importante che mai”, nella sua ambizione di diventare grande potenza e riprendere il controllo dei propri mari. Per la Cina la sfida è dunque rappresentata dal «controllo delle rotte marittime che la collegano con il resto del mondo» e, per raggiungere tale scopo, occorre respingere gli Stati Uniti dalla loro area di influenza marittima.

Il docente si è poi soffermato sull’importanza del fattore demografico, considerando la posizione della Federazione Russa, il cui territorio è caratterizzato da uno spazio territoriale molto vasto, che copre ben undici diversi fusi orari, ma abitato da una popolazione molto scarsa tanto da rendere «la Russia asiatica più un oggetto di competizione che non un soggetto». Caracciolo ha sottolineato come tale criticità potrebbe effettivamente portare la Russia, in caso di sconfitta nella attuale guerra con l’Ucraina, a perdere grandi spazi territoriali, contribuendo a spingere la Russia a “considerare in gioco la sua stessa esistenza”.

Passando poi ad analizzare la posizione del nostro Paese, il docente ha rilevato come quello relativo alla fragilità demografica sia uno dei problemi più urgenti, di cui però non ci si occupa a sufficienza. A rendere evidente la gravità della situazione sono le proiezioni demografiche per continente al 2100, da cui si evince con chiarezza che già nel 2025 i continenti maggiormente popolosi saranno Africa ed Asia, mentre risulta evidente il declino europeo «con popolazione destinata a decrescere da qui alla fine del secolo».

Con questi rapporti demografici, non sarà più sostenibile «che l’attuale sistema di potere nato nel Novecento possa reggere da solo le sorti dell’intero pianeta», continuando a prevedere un mondo unipolare, Che è il mondo fino ad oggi perseguito dalla politica americana, che rappresenta invece «qualcosa di chimerico, qualcosa di impossibile o addirittura un sogno pericoloso perché, essendo irrealizzabile, se perseguito provocherebbe delle conseguenze catastrofiche».

Definendo il teatro indopacifico, il docente si è soffermato sulla rappresentazione che la repubblica popolare cinese intende dare di sé stessa come continuazione comunista di un impero millenario dei figli del drago, ovvero di un ceppo etnico fortemente radicato nella storia.  L’obiettivo cinese è pertanto quello di assumere il controllo dei mari, nel tentativo di sfidare gli Stati Uniti per l’egemonia mondiale.

Per attuare una strategia di contenimento dell’aspirazione cinese, gli Stati Uniti hanno garantito la loro presenza in tale area installando basi aereonavali nelle Filippine ed in Giappone, che, con India ed Australia, fa parte del cosiddetto Quad, l’alleanza militare strumentale all’egemonia americana per il contenimento della potenza cinese. In tale scenario risulta estremamente rilevante l’arcipelago indipendente di  Taiwan, che per la sua posizione strategica rappresenta il «cuore del dilemma del controllo delle grandi rotte oceaniche». Taiwan, che formalmente ha mantenuto fino ad oggi il nome di Repubblica di Cina, sta attuando una dismissione del patrimonio storico e culturale cinese, con la contestuale valorizzazione di quello taiwanese, in palese ottica di contrapposizione alla Cina.

Gli Stati Uniti fungono da potenza garante nella piena consapevolezza che «chi controlla Taiwan controlla le rotte marittime commerciali». Caracciolo ha sottolineato che è fondamentale ricordare che «la partita degli stretti oceanici sarà il cuore degli interessi geopolitici dei prossimi anni» e che per gli Stati Uniti questo è il cuore dello scontro, mentre il teatro dell’ucraina rimane secondario.

A tal proposito, il docente ha rappresentato i possibili scenari degli sviluppi del conflitto europeo, sottolineando la dimensione marittima dell’Ucraina e la possibile volontà da parte della Russia di chiuderne gli sbocchi sul mare, che rappresentano importanti rotte commerciali verso il Mar Nero e la rotta artica, ma che per la Russia hanno anche un valore simbolico rappresentato da Sebastopoli.

In riferimento al conflitto ucraino, Caracciolo ha rilevato come, nonostante «le comunicazioni mediatiche facciano apparire questa guerra come se non ci tocchi direttamente», il nostro Paese subisce, in realtà, implicazioni notevoli. L’invio di armi in Ucraina, senza che peraltro siano state rese pubbliche tipologia e quantità, «rischia di indebolire notevolmente il nostro arsenale militare, andando ad intaccare il nostro potenziale di difesa senza, tra l’altro, avere le capacità finanziarie per riarmarci». Altrettanto rappresentano per l’economia nazionale le sanzioni, pur non avendo significativamente intaccato l’economia russa, che ha continuato a crescere grazie alla disponibilità di paesi cosiddetti triangolatori, con un volume di importazione e scambi che non rileva particolari sofferenze.

Facendo riferimento all’inchiesta del giornalista americano Seymour Hersh, che attribuisce agli Stati Uniti il sabotaggio del gasdotto Nord Stream, Caracciolo ha poi sottolineato che una delle cause fondamentali di questo conflitto è la volontà da parte degli Stati Uniti di interrompere definitivamente l’interdipendenza energetica tra Italia, Germania e Russia. Ciò evidenzia il significato geopolitico più che quello economico, dal momento che gli accordi di intesa energetica tra Russia e Germania erano guardati con sospetto dagli Stati Uniti fin dall’epoca della guerra fredda.

In futuro gli approvvigionamenti di gas saranno garantiti dall’Azerbajan, per compensare almeno in parte la perdita del gas del Nord Stream, e dall’Algeria, che apre una sorta di paradosso, poiché le forze armate algerine sono fortemente dipendenti dalle forniture militari russe. Infine, Caracciolo, riferendosi al posizionamento dei Paesi Europei, ha rilevato come non esista un fronte univoco antirusso nella Nato, dal momento che vi sono posizioni differenti connesse al percorso storico di ciascuna nazione. (fb)

Nicola Gratteri al master in intelligence all’Unical: Per contrastare mafie servono hacker

di FRANCO BARTUCCI – «Per contrastare le mafie c’è bisogno di hacker. La funzione dell’intelligence è fondamentale nelle democrazie», lo ha detto Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Catanzaro, al Master dell’Università della Calabria sulla Intelligence, diretto dal prof. Mario Caligiuri, nel trattare il tema: Le mafie minaccia alla sicurezza nazionale.

 Gratteri ha iniziato la lezione con la narrazione di un evento storico di grande importanza per la ‘ndrangheta, ovvero il summit del 1969 a Montalto, al quale parteciparono varie famiglie di ‘ndrangheta, riunite per stabilire un concetto fondamentale: l’unitarietà della organizzazione. I partecipanti alla riunione però non sapevano di essere ascoltati e controllati dalle forze dell’ordine, avvertite da una soffiata effettuata dalle famiglie di Reggio Calabria.

Questa circostanza consentì l’arresto di oltre 70 capimafia e l’ottenimento della certezza investigativa relativa all’unitarietà della ‘ndrangheta. Tale concetto, pur rappresentando un vero e proprio “spartiacacque tra vecchia e nuova ‘ndrangheta”, verrà però formalizzato giudizialmente solo nel 2010 con la pubblicazione della sentenza relativa all’operazione “Crimine”.

Il Procuratore si è poi soffermato sull’importanza e sull’evoluzione storica della “Santa”, introdotta dall’organizzazione criminale a metà degli anni Settanta per consentire ad alcuni loro affiliati di aderire alla massoneria deviata.  Nonostante le polemiche ed i disaccordi all’interno dell’organizzazione sui doveri del santista, principalmente sollevati dai capimafia Domenico Tripodo ed Antonio Macrì relativi alla preminenza degli interessi della Santa sugli interessi della ‘ndrina, l’istituzione della Santa determinò un’indubbia evoluzione, stravolgendo i paradigmi dell’organizzazione.

Con il passaggio alla Santa, già c’era nella testa degli strateghi della ‘ndrangheta il concetto di mafia unica e soprattutto avviene un cambiamento dei riferimenti che, da ora in poi, non saranno più i santi cattolici protettori, bensì dei personaggi di rilievo dell’epoca rinascimentale e massoni, come Garibaldi, Mazzini e Cavour. 

Il nuovo riferimento simbolico da ora in poi infatti sarà la massoneria, e ciò comporterà un’evoluzione da meri esecutori a veri e propri decisori.  Gratteri ha sottolineato, quindi, attraverso la Santa gli ndranghetisti entrano in contatto con professionisti, pubblici amministratori, bancari e anche con magistrati. Nascono, quindi, “nuove regole e nuovi livelli” che prevedono che chi sta sopra possa sapere cosa avviene nei livelli sottostanti, ma non viceversa. Si è trattato di un vero e proprio “salto di qualità che ha fatto entrare la ‘ndrangheta nella stanza dei bottoni”, in modo non solo di decidere chi debba vincere gli appalti, ma persino se e quali opere debbano essere costruite. 

Gratteri ha poi evidenziato come per i decenni successivi si è continuato a considerare la ‘ndrangheta una mafia poco influente. Ciò le ha permesso di crescere come una “forma parassitaria all’interno del sistema legale”, continuamente in cerca del consenso sociale per far riconoscere potere e prestigio. Questo è avvenuto, per esempio, tramite l’acquisto di squadre di calcio o diventando imprenditori di successo grazie a operazioni di riciclaggio, rese possibili dalla collaborazione com commercialisti e professionisti capaci. 

Il Procuratore ha, quindi, sottolineato come la ‘ndrangheta, nel perseguire “una forma di investimento e di pubblicità” si sia dimostrata estremamente generosa con la Chiesa, con molteplici azioni finalizzate a donare soldi per ottenere prestigio e consenso. Gratteri si è poi soffermato sulle modalità di ricerca di potere e credibilità anche tramite la politica, sottolineando che  “i mafiosi vivono tra di noi, ci assomigliano sempre più e vivono nel territorio. Votano e fanno votare, chiedendo il consenso elettorale” in modo da acquisire crediti per cogestire la cosa pubblica.

Nel corso della lezione ha poi  affrontato, quindi, il tema delle estorsioni e dell’usura, azioni tramite le quali le mafie “marcano il territorio” per delimitare il confine del locale di ‘ndrangheta. Tali metodi vengono utilizzati come veicolo per il riciclaggio tramite lo sfinimento dell’usurato che viene obbligato a cedere l’attività di sua proprietà, che verrà utilizzata per produrre false fatturazioni, garantendo al mafioso di riuscire a pagare le tasse e giustificare la propria ricchezza, che poi investe in altre attività o che gli permette di fare una vita lussuosa.

Il Procuratore si è allora soffermato sulle modalità operative mafiose sempre più complesse e raffinate, che rendono difficoltoso provare sul piano investigativo il contrasto a tali attività criminali. A tale riguardo ha sottolineato  anche il “lento sgretolamento delle azioni antimafia” che depotenzia la possibilità di agire nel contrasto alle mafie, anche a causa del numero non adeguato di magistrati e di forze dell’ordine. Inoltre, le sfide odierne richiederebbero l’assunzione di hacker ed ingegneri, per un contrasto adeguato alle mafie che operano sempre di più attraverso il mondo digitale. Tale criticità risulta di particolare gravità a fronte delle ingenti somme messe a disposizione con il Pnrr.

 Gratteri ha, quindi, rilevato la necessità di investire in istruzione anche per rendere più efficace il contrasto alle mafie. Ha sottolineato come sia apparentemente più facile gestire “il popolo ignorante” e come il drastico abbassamento di etica e morale nella cultura occidentale «ci rende molto deboli, con il rischio di essere fagocitati da culture più forti, come quella musulmana e quella cinese». 

 Stimolato dalle numerose domande degli studenti, il Procuratore ha affrontato numerose tematiche, legate anche a episodi di cronaca come quella relativa al mantenimento dell’anarchico Cospito al regime del 41bis. Gratteri ha sottolineato che, a suo parere, il Ministro della Giustizia abbia fatto bene a confermare il 41bis «per non cedere al ricatto e non permettere agli altri di percorrere la stessa strada».

«Bisogna verificare – ha aggiunto – che non siano le mafie ad appoggiare tale operazione e che non siano loro a sovvenzionare anche le manifestazioni fuori dal carcere». 

A proposito di carceri, Gratteri le ha definite “una miniera dal punto di vista informativo”, rilevando la necessità di aumentare gli agenti della Polizia Penitenziaria preposti al monitoraggio dei detenuti mafiosi. Secondo il parere del procuratore di Catanzaro, la Dia dovrebbe essere dismessa, prevedendo il ritorno dei singoli appartenenti alle forze di polizia di provenienza, trattandosi di una struttura che svolge il medesimo compito dei reparti investigativi.

A riguardo, Gratteri ritiene maggiormente utile uno sforzo di ulteriore specializzazione dei reparti, come quelli che si occupano dei controlli informatici, per ottenere un significativo risparmio di risorse, dando nel contempo maggiore enfasi al lavoro delle singole forze di polizia italiane, che sono “tra le migliori polizie del mondo”. 

In merito all’intelligence, ha sottolineato il grande contributo che i Servizi danno al Paese, contrariamente ad una idea diffusa che essi operino sempre in modo opaco. Per Gratteri, è sbagliato l’approccio da parte di alcuni commentatori nel descriverli poiché «sono indispensabili per l’esistenza stessa del Paese e mai dovrebbe essere messa in discussione la loro funzione». (fb)

L’Italia è leader europea nel contrasto alle mafie secondo Antonio Nicaso

di FRANCO BARTUCCIContinuano all’Università della Calabria le lezioni per il Master in Intelligence, diretto dal prof. Mario Caligiuri, con figure di prestigio a livello nazionale ed internazionale. In questo ambito è intervenuto Antonio Nicaso, saggista e docente universitario apprezzato tra i massimi studiosi di mafie a livello internazionale parlando sul tema: La quarta rivoluzione delle organizzazioni mafiose.

Il prof. Nicaso ha delineato  nel corso della sua lezione il percorso di cambiamento storico delle mafie, approfondendo l’attuale capacità di relazionare con le categorie professionali per inserirsi nei mercati finanziari, ma sfruttando anche le opportunità offerte dai social media.

Si è poi soffermato sulla narrazione delle mafie dalle origini: evidenziando che oggi stiamo assistendo ad un coinvolgimento delle mafie in quella che è stata definita la quarta rivoluzione. Oggi, le mafie sono diventate un’holding del riciclaggio sul mercato finanziario, grazie soprattutto ai proventi del narcotraffico. Ha ricordato l’importanza che nell’evoluzione delle mafie ha avuto la cosiddetta borghesia mafiosa, quella che Leopoldo Franchetti aveva ricondotto ai «facinorosi della classe media».

Tra gli esempi citati da Nicaso anche quello del medico pentito Melchiorre Allegra che, durante il Fascismo, ha confessato di aver diagnosticato varie patologie false ai mafiosi detenuti, descrivendo efficacemente la natura interclassista delle mafie. Durante un’esperienza politica, Allegra raccontò di aver incontrato tanti mafiosi che nel contempo, erano proprietari terrieri, professionisti, tutta gente che rivestiva ruoli altamente funzionali. Da questo scenario, emerge come le mafie si siano evolute passando dallo scopo di un’economia di sopravvivenza ad una di accumulo dei capitali.

Pertanto, la necessità primaria consiste nel riciclare nel mercato legale i profitti derivati da numerose attività illecite. Ed è proprio in quest’azione che evidenziano le loro elevate capacità di relazioni e di pieno inserimento nella società, come dimostra il caso di Anderson Lacerda Pereira, noto criminale brasiliano, che aveva investito in oltre 30 cliniche oncologiche ed era in contatto con broker della ’ndrangheta. Le mafie hanno attualmente grandi interessi in ogni continente, utilizzando le dinamiche della globalizzazione. Per tale motivo, il loro contrasto richiede sempre più l’uso di tecnologie avanzate e di spiccate competenze degli operatori del settore, così come sono insostituibili le intercettazioni.

«La quarta rivoluzione – ha sottolineato Nicaso – ha determinato la modifica delle strategie criminali, con l’utilizzo della criptofonia, dei mercati del dark web, dei giochi d’azzardo online”. Anche la più tradizionale delle mafie, la ’ndrangheta da tempo cerca consensi anche sui social per adescare nuova linfa, ma anche esaltare i comportamenti e i tenori di vita di chi si è arricchito con i proventi di attività criminali. Una strategia, comune a tante altre organizzazioni criminali, che in Nord America è stata ribattezzata “cyberbanging».

È errato, però, pensare che le mafie in passato abbiano agito nell’ombra. Infatti, si distinguevano anche nell’abbigliamento, poiché i segni distintivi erano sempre stati ben noti. Le mafie creano legami, avendo alla base la commissione degli stessi reati. È il caso di altre organizzazioni eversive tra cui quelle terroristiche. Dall’estetica della violenza all’uso di sistemi simbolico e gergali, la strategia comunicativa delle mafie è sempre stata molto efficace.

Questo fa capire quanto sia necessario il contrasto, per cui l’intelligence svolge un ruolo assai importante.Con l’estensione dello spazio digitale, le mafie sono sempre più ibride, diffuse, ramificate, pericolose. È necessario quindi anticiparne le mosse, definendo i confini territoriali cancellati dalla globalizzazione e introducendo leggi più incisive, in modo da rimarcare la sovranità.

Il docente universitario ha poi evidenziato che nel contesto internazionale le attività di indagine sulle organizzazioni criminali di stampo mafioso spesso consistono esclusivamente nello scambio di informazioni e dati. È opportuno creare delle task force, come quella messa a punto da Interpol su impulso della polizia di stato italiana per colpire le mafie anche lontano dai loro territori d’origine, dove spesso investono i proventi del narcotraffico. A tal proposito, ha ricordato che l’Italia è stata leader nel contrasto alle  mafie in Europa e nel mondo. Per questo ha auspicato un maggiore coinvolgimento degli altri paesi nella lotta alla mafie, ma soprattutto ai capitali mafiosi. (rcs)

Unical, Giancarlo Fortino: 5 milioni per la gestione intelligente di sistema

di FRANCO BARTUCCIIl progetto consentirà di sviluppare tecniche e strumenti innovativi per il monitoraggio, la configurazione e il controllo autonomo e integrato dei sistemi IoT in settori ad alto impatto tecnologico.

«Stiamo lavorando alacremente – afferma Giancarlo Fortino, professore ordinario del Dimes e vice coordinatore del progetto – affinché il progetto abbia un grande impatto scientifico, fungendo da ispirazione per attività di ricerca future, ma anche un importante impatto tecnologico, consentendo ai fornitori di infrastrutture e piattaforme cloud/edge di semplificare i processi di management, ridurre i costi operativi e migliorare la capacità delle piattaforme commercializzate, rendendole più sostenibili e a minor impatto energetico».

L’Università della Calabria ha firmato il contratto di sovvenzione con la Commissione europea per il finanziamento del progetto di ricerca “MLSysOps – Machine Learning for Autonomic System Operation in the Heterogeneous Edge-Cloud Continuum”, ottenuto nell’ambito del programma Horizon Europe – Research & Innovation Action, con importanti sperimentazioni in settori ad alto impatto tecnologico.

MLSysOps, finanziato per circa 5,7 milioni di euro ed il cui responsabile scientifico è Raffaele Gravina, professore associato di Ingegneria informatica del dipartimento di Ingegneria informatica, modellistica, elettronica e sistemistica (Dimes) dell’Unical, si propone l’ambizioso obiettivo di sviluppare una piattaforma supportata da intelligenza artificiale, utile per la distribuzione di applicazioni nell’internet delle cose (IoT) e per tutte le operazioni di sistema (gestione, monitoraggio e controllo) attualmente troppo dipendenti dall’intervento umano e, pertanto, spesso inefficienti.

La piattaforma realizzata sarà flessibile ed in grado di adattarsi alle diversificate esigenze di settori ad alto impatto tecnologico. La piattaforma consentirà quindi agli amministratori di sistema di concentrarsi sugli aspetti funzionali del sistema senza doversi preoccupare di come e dove i servizi software saranno materialmente eseguiti, a vantaggio dell’efficienza energetica, dell’affidabilità e della sicurezza.

Il progetto prevede una sperimentazione sia attraverso dimostratori di ricerca che applicazioni sul campo nel contesto delle smart cities e dell’agricoltura di precisione.

Giancarlo Fortino è professore di Ingegneria Informatica presso il Dipartimento di Informatica, Modellistica, Elettronica e Sistemi (Dimes) dell’Università della Calabria (Unical), Rende (CS), Italia. Ha conseguito un dottorato in Ingegneria Informatica presso Unical. Ha ottenuto la qualifica di Professore Ordinario. E’ Professore a contratto presso l’Università di Tecnologia di Wuhan (Cina) e Associato di Ricerca  presso il l’Icar Cnr. È stato rispettivamente Visiting Researcher e Professor presso l’International Computer Science Institute (Berkeley, USA) e presso la Queensland University of Technology (Australia). È sulla lista del Top Italian Scientist (TIS) di VIA-academy (http://www.topitalianscientists.org/), con h-index = 34 e circa 4000 citazioni secondo GS.

I suoi principali interessi di ricerca comprendono l’elaborazione basata su agenti, le reti di sensori corporei, le reti di sensori wireless, il pervasive e il cloud computing, le reti multimediali e l’Internet of Things. Ha partecipato a numerosi progetti di ricerca locali, nazionali e internazionali ed è attualmente il vicedirettore e STPM del progetto INTER-IoT H2020 finanziato dall’UE.

Ha scritto oltre 350 pubblicazioni su riviste, conferenze e libri. Ha presieduto più di 80 conferenze / workshop internazionali come co-chair, ha organizzato più di 32 numeri speciali in rinomate riviste internazionali ISI e ha partecipato al TPC di oltre 400 conferenze.Il partenariato internazionale, coordinato dalla University of Thessaly (Grecia), comprende, oltre all’Università della Calabria, altri quattro istituti di ricerca (Technische Universiteit Delft – Paesi Bassi, University College Dublin – Irlanda, Institut National De Recherche En Informatique Et Automatique – Francia, Associacao Fraunhofer Portugal Research – Portogallo) e sei aziende del settore IT (Ntt Data Italia Spa – Italia, Mellanox Technologies Ltd – Israele, Nubis Idiotiki Kefalaiouchiki Etairia – Grecia, Chocolate Cloud Aps – Danimarca, Ubiwhere Lda – Portogallo, Augmenta Agriculture – Grecia). (fb)

L’Ospedale di San Giovanni in Fiore nella rete di formazione dell’Unical

L’Ospedale di San Giovanni in Fiore è entrato a far parte della rete formativa dell’Università della Calabria. Lo ha annunciato la sindaca di San Giovanni in Fiore, Rosaria Succurro, sottolineando come sia «un fatto rilevante che l’ospedale di San Giovanni in Fiore sia tra le sedi in cui si formeranno gli studenti di Medicina dell’Università della Calabria».

«L’apposita convenzione tra l’Unical e l’Asp di Cosenza – ha spiegato – prevede che il presidio ospedaliero sangiovannese sia tra le strutture di cui l’ateneo cosentino si avvarrà per laureare e specializzare i futuri medici, consentendo loro di acquisire, peraltro, particolari competenze nell’utilizzo delle più avanzate tecnologie per le diagnosi e le cure. Anche gli studenti di Scienze infermieristiche avranno a disposizione le strutture sanitarie della città, in cui verranno seguiti dai professionisti della sanità pubblica locale, che daranno loro un valido apporto formativo».

«Si tratta – ha sottolineato la sindaca – di un grande passo in avanti, anche per cercare di trattenere i futuri medici nel nostro territorio. Ringrazio il commissario straordinario dell’Asp di Cosenza, Antonello Graziano, per il suo fattivo impegno, che sta portando benefici concreti. Nel locale reparto di Medicina è già arrivata una dottoressa a tempo indeterminato, che noi avevamo richiesto».

«Ciò conferma – ha proseguito Succurro – la stretta sinergia tra l’Asp di Cosenza e il Comune di San Giovanni in Fiore, che, grazie all’attenzione costante del presidente Roberto Occhiuto, ha invertito la rotta al fine di ottenere un’assistenza sanitaria più moderna ed efficace».

«Sono già partite le lettere per le attività di prevenzione dei tumori della mammella e i tecnici di Radiologia hanno completato l’addestramento per l’utilizzo del nuovo mammografo digitale, inaugurato di recente. Pertanto, a breve –ha concluso la sindaca Succurro – inizierà lo screening per le donne interessate». (rcs)

MEDICINA ALL’UNICAL È DIVENTATA REALTÀ
I PRIMI 8 DOCENTI DOMANI ALL’ANNUNZIATA

di PINO NANO – Medicina all’Unical, è finalmente una realtà. La notizia è di quelle storiche, a cui nessuno fino a qualche mese fa ci avrebbe mai creduto, eppure tutto diventa possibile, anche i sogni più inimmaginabili. Quando mesi fa il professore Bruno Nardo – grande chirurgo calabrese per lunghi anni impegnato all’Università di Bologna– ce lo aveva anticipato, francamente non gli avevamo creduto.E invece, da domani, 16 febbraio, diventerà ufficiale la presa di servizio del primo gruppo di professori e ricercatori universitari nei reparti ospedalieri dell’Ospedale dell’Annunziata.

«Si tratta – spiega il rettore Nicola Leone ripercorrendo l’iter burocratico delle ultime settimane di un ulteriore passo in avanti, volto a creare gradualmente le condizioni per l’avvio del corso di Medicina e Chirurgia in Tecnologie digitali all’Unical, in tutta la sua specificità clinica, e a rafforzare ulteriormente le sinergie tra Università e Ospedale»

Il Rettore del Campus ripercorre le tappe fondamentali di questo percorso, non sempre per la verità agevole e facile: «Tra Natale e Capodanno – sottolinea Nicola Leone – abbiamo firmato il protocollo con la Regione, a seguire l’accordo con l’Azienda ospedaliera al quale oggi, dopo poche settimane, diamo finalmente concretezza. È un primo contributo concreto che l’Unical offre alla sanità territoriale, al quale ne seguirà, a breve, uno altrettanto importante: la condivisione di strumentazione di avanguardia per formazione, ricerca e assistenza».

Una nota ufficiale dell’Unical appena diffusa dal sito del campus calabrese precisa i dettagli di questa “operazione” chiarendo che “sono stati firmati, nella mattinata di oggi, nella Direzione dell’Azienda Ospedaliera i contratti di lavoro del primo gruppo di professori e ricercatori dell’Università della Calabria per lo svolgimento di attività di tipo assistenziale. Si stringe, così, la collaborazione tra Azienda ospedaliera e Unical, che fa parte dell’iter che in futuro porterà alla clinicizzazione dell’Annunziata”.

A sottoscrivere questo “documento che negli anni che verranno avrà portata storica” sono stati il Rettore dell’ Unical, Nicola Leone e il Commissario Straordinario dell’Azienda Ospedaliera Annunziata, Vitaliano De Salazar. Sono loro che  hanno  siglato le  Convenzioni che riguardano Chirurgia, Ematologia,  Cardiologia interventistica, Laboratorio di Analisi e SITRA , il Servizio Infermieristico Tecnico e Riabilitativo Aziendale. Presenti all’incontro anche  il personale universitario in convenzione: il prof Bruno Nardo e il dr Francesco Pata per la Chirurgia; il dr Massimo Gentile per l’Ematologia e le professoresse Stefania Catalano, Cinzia Giordano e il dr Rocco Malivindi per il Laboratorio di Analisi, il dr Alberto Polimeni per Cardiologia interventistica e il dr Nicola Ramacciati per il Sitra.

Un evento nell’evento, perché a parte i toni retorici del nostro modo di raccontare questo San Valentino all’Unical, da questo momento in poi si realizza nei fatti il sogno di chi come il professore Sebastiano Andò, storico Preside del dipartimento di Farmacia, ha sempre creduto nella facoltà di Medicina all’Unical e che a questo sogno ha speso e  dedicato tutta la sua vita. Forse non ci credeva più neanche lui, ma la giornata di oggi al Campus è per lui il coronamento ideale e più solenne per il lavoro svolto tra studenti laboratori e ricerche di ogni genere. Uno scienziato al servizio del futuro. Nessuno se lo dimentichi per favore.

«Oggi abbiamo formalmente avviato – ha dichiarato il Commissario Straordinario dell’Azienda Ospedaliera Vitaliano De Salazar – un processo di trasformazione che porterà il miglioramento della qualità delle cure, ma sarà anche foriero di innovazione in ambito assistenziale e un’opportunità concreta per il rilancio dei servizi, la razionalizzazione dell’organizzazione e l’aggiornamento tecnologico».

Buon lavoro a tutti, e che sia l’inizio di una grande nuova avventura scientifica per questa terra. (pn)

All’Unical è sold out per il TedxYoutch@LiceoPitagora

Ha registrato un sold out di studenti dell’Unical il TedxYouth@LiceoPitagora, svoltosi al Tau lo scorso 25 gennaio.

L’iniziativa, volta alla sua seconda edizione, si inserisce all’interno del programma TEDx, format internazionale di eventi indipendenti e senza scopo di lucro nato negli anni ‘80 nella Silicon Valley.  A New York come a Rende, lo scopo è favorire la condivisione di “idee che vale la pena diffondere”  (dal motto ideas worth spreading). TEDxYouth@LiceoPitagora, già nel 2022, ha rappresentato la prima tappa in Italia nel suo genere a essere interamente curata e promossa da e per studenti delle scuole superiori. 

La conferenza dal sottotitolo Controcorrente è stata organizzata da un gruppo di 13 studenti del  Liceo “Pitagora” di Rende. TEDxYouth@LiceoPitagora ha raccolto la comunità giovanile di tutta la  Calabria per dare il via a un processo di condivisione di idee dal forte impegno civico. 

«Riuscire a diventare noi stessi non è una probabilità, è una scelta che inizia da piccoli passi. Non abbiate paura di andare controcorrente perché è dalla capacità di vedere la vostra diversità come un valore che dipende la vostra capacità di essere felici», ha dichiarato Gherardo Liguori, amministratore delegato della startup Start2impact University.

Nel corso della conferenza, si sono susseguite 16 testimonianze di 16 giovani innovatori di rilevanza nazionale. In interventi brevi ma coinvolgenti, si è analizzato il tema del cambiamento sotto i diversi  e personali punti di vista degli speaker. 

Nikola Greku, influencer e content creator con più di un milione di followers su Tik Tok, ha  raccontato di come è diventato un “artista dell’attenzione”. «L’arte non ha linee guida: non abbiate  paura di andare fuori dalla vostra zona di comfort. La vostra convinzione sarà sicuramente  un’emozione forte che coinvolgerà lo spettatore».

«Penso al mio nome strano, all’invidia che provavo per Federica, e al giorno in cui decisi che  sarebbe diventato la mia più riconoscibile firma. Ascoltate il vostro passato: con affetto, anche se è stato faticoso o doloroso, e senza evitare rimproveri», ha detto Fjona Cakalli,  giornalista tech di fama internazionale, in ricordo dei disagi di quando, da bambina, arrivò in Italia  dall’Albania. 

Standing ovation per Michele Di Puppo, studente dell’Università della Calabria, che ha denunciato  per la prima volta pubblicamente i pregiudizi legati al suo cognome che lo hanno segnato. «Ho  portato tante cicatrici lungo il percorso, una di esse risalente al primo giorno di scuola media quando,  durante l’appello, la professoressa di tecnologia si soffermò sul mio nome esclamando: “Di Puppo!  Tu sei il figlio del carcerato, giusto?».

A TEDxYouth@LiceoPitagora presenti in sala anche rappresentanti delle massime istituzioni  calabresi e non solo. In platea la deputata Anna Laura Orrico, la Consigliera della Regione Calabria  Luciana De Francesco e la Consigliera della Provincia di Cosenza Pina Sturino. 

Il pienone di studenti al Teatro Auditorium corona il successo di TEDxYouth@LiceoPitagora. Nelle  parole di Giuseppe Spina, uno dei giovani liceali del team organizzativo, emerge chiaramente il loro  obiettivo. 

«Abbiamo lanciato il TEDx come pretesto per scuotere il nostro territorio, per dare alla  comunità di giovani di cui facciamo parte un segnale. E cioè che se hai tra i 15 e i 19 anni e hai  un’idea che merita in testa, non hai bisogno di vivere a Milano o Roma per vederla prendere vita». (rcs)

 

All’Unical si è parlato degli strumenti per prevenire e contrastare i reati ambientali

di FRANCO BARTUCCI“Satelliti e sicurezza ambientale: le regole, le tecnologie, le pratiche” è  stato il tema della lezione tenuta dal prof. Vito Uricchio, del Consiglio Nazionale delle Ricerche, al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri.

Uricchio ha affrontato il tema dei satelliti collegati al contrasto della criminalità ambientale, sottovalutato in alcuni paesi ed in cui l’Italia fa scuola in ambito internazionale.

Il focus della lezione è stato incentrato su alcune tipologie di crimini ecologici che richiedono un costante monitoraggio sui territori e che possono beneficiare della visione spettrale dell’ “occhio celeste”, tra i quali lo smaltimento illegale di rifiuti, i traffici di specie animali, la pesca illecita, l’avvelenamento ambientale, l’estrazione illegale di materiali.

Uricchio ha precisato come questi reati, perpetrati dalle “Ecomafie”, abbiano un notevole impatto ambientale, con effetti tragici sulla catena alimentare, sulla salute umana e sulla biodiversità nel Pianeta. Ne è un esempio la vendita illecita di pinne di squali, dei quali, allo stato attuale, il 37% delle specie è a rischio di estinzione e negli ultimi 50 anni, l’abbondanza di questi animali è calata del 71,1%.

Con riferimento ad alcuni paesi africani, il docente si è poi soffermato sull’estrazione illegale di materiali da miniere e cave abusive, che spesso determinano il successivo tombamento di rifiuti, incrementando l’inquinamento delle matrici acqua e suolo. A tal proposito è stata effettuata un’analisi delle principali aree di estrazione presenti in Italia ed è emerso che nonostante vi siano 4.168 cave attive, ve ne siano 14.141 dismesse, esse necessitano di un costante monitoraggio per evitare la sempre più diffusa pratica dello smaltimento illecito di rifiuti.

Uricchio ha dunque ricordato l’esistenza di altre tipologie di reati ambientali, sostenuti da una solida rete corruttiva sempre più radicata in alcuni settori, tra i quali il traffico illecito di animali (si pensi al fenomeno del “Tiger business”, che consiste in una vendita o fitto di tigri e grandi felini nel mondo della criminalità organizzata) e allo smaltimento di rifiuti elettronici, batterie esauste e copertoni che incrementa i traffici illegali verso la Costa d’Avorio, la Nuova Guinea, la Malesia e altri Paesi con ampia disponibilità di suolo. E’ importante contrastare tali fenomeni sui nostri territori, in quanto la criminalità ambientale transnazionale è diventata il principale motore finanziario del conflitto sociale, con gravi implicazioni per la pace e la sicurezza. I quadri di sviluppo sostenibile devono riconoscere apertamente e mitigare i rischi posti dalla criminalità ambientale transnazionale alla sicurezza ambientale.

La lezione ha, poi, assunto un carattere pratico e il docente ha ribadito come la notevole diffusione di crimini ambientali necessiti di un costante monitoraggio e intervento. Con riferimento al nostro Paese, Uricchio ha focalizzato l’attenzione sugli investimenti nel settore satellitare, aspetto centrale delle nuove tecnologie, che forniscono un decisivo supporto alle analisi del territorio e di contrasto ai crimini ambientali.

L’Italia ha definito un “Piano Strategico di Space Economy”, che prevede un investimento di circa 4,7 miliardi di euro, di cui il 50% coperto con risorse pubbliche, tra nazionali e regionali, aggiuntive rispetto a quelle ordinariamente destinate alle politiche spaziali.

Il docente ha quindi descritto le finalità del Piano, che si articola in cinque linee programmatiche, in adesione alle iniziative a livello europeo e con l’obiettivo di valorizzarne l’impatto a livello nazionale: Telecomunicazioni satellitari (Mirror GovSatCom), supporto alla partecipazione nazionale a Galileo (Mirror Galileo), infrastruttura Galileo PRS, supporto a Copernicus (Mirror Copernicus) unitamente all’esplorazione spaziale e sviluppi tecnologici.

Con riferimento all’analisi morfologica terrestre, Uricchio ha presentato il Cosmo-Skymed, un’eccellenza della tecnologia italiana, primo sistema duale di satelliti radar di osservazione, dei quali esistono una prima e una seconda generazione, quest’ultima molto più precisa e tutt’oggi utilizzata anche dalla Protezione Civile come strumento di analisi e di prevenzione delle calamità naturali.

Il docente ha successivamente descritto le finalità del programma Copernicus, concepito sulla base di osservazioni satellitari e sul terreno, che forniscono, in tempo quasi reale, dati che utilizzati per esigenze locali e regionali, programmatorie e gestionali. Queste informazioni ci aiutano a comprendere il funzionamento del nostro pianeta e a gestire, in modo sostenibile, l’ambiente in cui viviamo.

«Tutto ciò – ha affermato Uricchio –, è possibile anche grazie ai tre dei sette sistemi “sentinelle”: Sentinel- 1 consente di analizzare le variazioni morfologiche mediante l’impiego di dati radar interferometrici; Sentinel- 2, dotato di satelliti ottici a 13 bande a risorse spettrali, in grado di sorvolare in un determinato punto ogni 5 giorni (frequentemente impiegato nella valutazione dei livelli del mare); Sentinel- 3, sono a sono a specializzazione oceanografica e terrestre ed assicurano immagini di un’area con frequenza di due giorni».

Uricchio ha concluso affermando che il Consiglio Nazionale delle Ricerche, collabora quotidianamente con le Istituzioni ed in particolare con le Forze dell’Ordine e con la Protezione Civile al fine di poter fornire strumenti e dati utili alla prevenzione e al contrasto dei reati ambientali. (fb)