La ministra Carfagna: Zes del Sud concreta opportunità per imprese e territori

«Le Zone Economiche Speciali del Sud sono una concreta opportunità per l’impresa e per i territori», È quanto ha dichiarato la ministra per il Sud, Mara Carfagna, nel corso del tavolo con i rappresentanti di Confindustria, spiegando che il «passo successivo sarà l’apertura di una fase di collaborazione strutturata e costante nel tempo».

All’incontro, dal titolo Le Zes per le imprese, hanno partecipato i Commissari delle otto ZES, il direttore dell’Agenzia per la Coesione territoriale Paolo Esposito e i rappresentanti di Confindustria delle regioni meridionali, guidati dal vicepresidente e responsabile per le politiche di Coesione Vito Grassi. Per la Calabria, presenti il presidente di Unindustria CalabriaAldo Ferrara e il direttore, Dario Lamanna.

La ministra, poi, ha fatto il punto sullo stato di attuazione degli interventi sulle Zes previsti nel Pnrr, dalla riforma della governance alle opere collegate, e ha confermato che il processo è «molto avanzato rispetto ai tempi italiani» e ha annunciato che la Zes Campania ha rilasciato la prima autorizzazione unica, appena dodici giorni dopo la presentazione della domanda dell’investitore interessato attraverso lo Sportello unico digitale. E le richieste “sono già decine” nelle quattro aree (Abruzzo, Sicilia Orientale e Sicilia Occidentale, oltre alla Campania) che hanno attivato gli sportelli, mentre le altre quattro sono quasi pronte a partire.

Carfagna ha indicato gli obiettivi della collaborazione con gli industriali, grazie al loro “osservatorio privilegiato” sul sistema produttivo italiano e internazionale: un miglior controllo di criticità e opportunità; un’azione comune a sostegno della ricerca di partner esteri; sinergia nella possibile riperimetrazione delle Zone e nella loro ‘specializzazione’.

«Ho verificato oggi  – ha detto la ministra – che questa visione è largamente condivisa: questo mi incoraggia ad avviare il passo successivo, e cioè l’apertura di una fase di collaborazione strutturata e costante nel tempo. Penso a un tavolo di stabile valutazione e confronto tra le parti presenti a questo incontro, sancito da un chiaro protocollo di intesa».

«Lavoriamo tutti insieme per rendere le regioni meridionali protagoniste e portare l’Italia al centro dei commerci nel Mediterraneo», ha concluso.

Soddisfazione è stata espressa dal presidente Ferrara, sottolineando che «le Zone Economiche Speciali rappresentano, indubbiamente, un importante volano di sviluppo dell’intero territorio, un tassello fondamentale per l’applicazione concreta del Piano Regionale di Ripresa e Resilienza».

«Zone Economiche Speciali rappresentano, indubbiamente, un importante volano di sviluppo dell’intero territorio, un tassello fondamentale per l’applicazione concreta del Piano Regionale di Ripresa e Resilienza» ha detto ancora Ferrara, evidenziando come «quando parliamo di infrastrutture dobbiamo, infatti, ragionare anche di infrastrutture digitali e logistiche nella consapevolezza che gli investitori arrivano solo se trovano condizioni di contesto che possano concretamente e velocemente permettere la realizzazione degli insediamenti produttivi».

«Ecco perché la Calabria, sfruttando la sua posizione strategica e l’enorme potenziale che questa terra offre – ha proseguito il presidente degli industriali calabresi – dovrà fare da catalizzatore per nuove forme di investimento, attraendo gli imprenditori che hanno deciso di investire, rendendo appetibile il territorio e configurandosi, al contempo, competitiva a livello internazionale».

«La Zes è un’opportunità da non perdere – ha sottolineato – ma deve concretamente funzionare, con tempi certi, attuando un percorso di collaborazione tra le istituzioni e i principali attori coinvolti, a cui devono seguire i necessari strumenti di semplificazione dei processi burocratici ed amministrativi e le misure di agevolazione fiscale previsti dalla normativa vigente e dalle numerose opportunità che scaturiscano dal PNRR e dalla Programmazione Unitaria. Penso ad esempio alla funzione di stazione appaltante che può essere svolta dagli stessi Commissari».

«Un progetto di sistema – ha concluso il leader degli industriali calabresi – capace di sincronizzare proposte ed azioni, ed in tale direzione è fondamentale che i Commissari inizino immediatamente ad operare con una struttura organizzativa funzionale agli obiettivi da perseguire. L’incontro si è concluso con l’impegno di sottoscrivere un protocollo di intesa che garantisca stabilità e connotazione strutturale al percorso di collaborazione avviato».

Intanto, per ragioni personali, il commissario della Zes Calabria Federico D’Andrea (nominato 5 mesi fa dalla Carfagna) si è appena dimesso dall’incarico. (rrm)

L’OPINIONE / Candeloro Imbalzano: Lo sviluppo della Piana non è solo la Zes

di CANDELORO IMBALZANO – C’è voluta la drammatica siccità che si è abbattuta sul Centro-Nord, divenuta ormai una vera “Guerra dell’Acqua”, e che rischia di trasformarsi in una catastrofe economica – alimentare per l’intero Paese, per riproporre anche in Calabria il problema della gestione delle abbondanti risorse idriche di cui dispone la nostra regione, spesso inutilizzate per incapacità, insipienza e follia amministrativa, come è avvenuto in questi anni per i tre invasi della provincia di Reggio.

Ci riferiamo a quello sul Menta, che riguarda la Città di Reggio – come ogni anno puntualmente assetata – e l’Area Grecanica; quello sul Lordo nel Comune di Siderno; ma soprattutto la Diga sul Metramo, in località Castagnara tra i comuni di Galatro e S. Pietro di Caridà, una struttura gigantesca, un vero miracolo tecnico, capace di 27 milioni di mc. d’acqua, che interessa gran parte, almeno 50.000 abitanti, del Comprensorio Pianigiano.

Da Presidente della Commissione “Bilancio, Attività Produttive e Fondi Comunitari” eravamo presenti ed abbiamo rappresentato la Regione, alla presenza di tanti Sindaci e del Consorzio di Bonifica di Rosarno, in quella assolata mattinata del collaudo avvenuto nel 2013.

Avevamo assunto, intervenendo in quella sede, l’impegno a far finanziare le opere a valle per l’utilizzo potabile, agricolo, energetico, turistico ed antincendio dell’impianto: impegno che, nella seduta del 21 luglio 2014 del Consiglio Regionale, con un emendamento da noi proposto ed approvato all’unanimità dal Consiglio Regionale, nel corso della nostra relazione sulla nuova Programmazione Comunitaria 2014 -2020, avevamo puntualmente mantenuto.

Un risultato straordinario che doveva chiudere una vicenda che risaliva agli anni ’70, illustrato successivamente alla stampa nel corso di una conferenza tenuta presso la sede del Consorzio di Bonifica, i cui dirigenti si battevano da anni con noi su una questione così strategica per lo sviluppo del territorio pianigiano.

C’è voluta l’incoscienza della maggioranza di centro sinistra della legislatura successiva , con il disinteresse di chi rappresentava il territorio in Consiglio, per permettere al presidente Oliverio di congelare ed ignorare quel deliberato che finanziava l’opera, peraltro mai revocato. Oggi, di fronte alla crisi epocale sulla disponibilità e l’utilizzo virtuoso delle risolse idriche già disponibili, ci auguriamo che l’ottimo presidente Occhiuto, il quale fin qui ha dimostrato da par suo grande capacità, visione e sensibilità verso le esigenze reali di tutte le province calabresi, possa reperire quei modesti finanziamenti, se possibile tra i fondi FESR dell’attuale Programmazione 2021-2027, che consentano l’utilizzo multiplo di queste imponenti risorse che darebbero respiro all’agricoltura di tutta la Piana e consentirebbero finalmente di valorizzare turisticamente uno splendido Comprensorio montano”,continua Candeloro Imbalzano.
Al Governatore della Calabria, chiediamo altresì un energico intervento sull’Anas perché sblocchi il finanziamento di originario 38 milioni di euro strappato col “Decreto Sblocca Calabria”, per realizzare lo Svincolo sulla A2 in località “Misimizzi” di Laureana di Borrello, di enorme importanza per lo sviluppo agricolo e turistico di tutta la vallata del Mesima e per il quale si battono da anni gli amministratori interessati.

Lo svincolo stesso intanto toglierebbe dall’isolamento almeno 20 Comuni delle contigue province di Reggio e Vibo ma contemporaneamente faciliterebbe l’accesso e lo sviluppo anche del Comprensorio interessato dall’utilizzo delle acque della Diga sul Metramo.

All’Anas va chiaramente detto che non può più reggere la scusa banale fin qui addotta che manca il collegamento col tratto finale della Pedemontana già costruita fino a Laureana e per la cui realizzazione –si tratta di appena 3 – 4 chilometri sul piano – necessiterebbero risolse irrisorie che la Regione, nel totale disinteresse della Metrocity e dei suoi amministratori locali in questi anni, potrebbe reperire in qualsiasi anfratto della Programmazione 2021-2027. (ci)

Occhiuto: Un tavolo operativo per rilanciare attività Zes a Gioia Tauro

«A breve, presso la Cittadella regionale, istituiremo un tavolo operativo con gli assessori e i direttori generali competenti per materia, e con la partecipazione del commissario alla Zes, Federico D’Andrea e dell’ammiraglio Andrea Agostinelli». È quanto ha reso noto il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, a seguito della visita al porto di Gioia Tauro.

Il Governatore, accompagnato dal presidente dell’Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, Agostinelli, ha visitato il porto di Gioia Tauro, «uno degli hub commerciali più importanti del Mediterraneo – ha spiegato il Governatore – una realtà che negli ultimi decenni ha registrato, nonostante l’inerzia della politica, una crescita straordinaria e di vitale importanza per la nostra Regione».

«È mia ferma intenzione – ha ribadito Occhiuto – quella di dare ulteriore impulso soprattutto allo sviluppo all’attività retroportuale – ancora non adeguatamente sviluppata -, anche in connessione con la Zona economica speciale, che ci dà grandi opportunità ma che deve essere sfruttata meglio e con una strategia mirata per attrarre gli investimenti».

«Il mio governo regionale – ha aggiunto – crede nelle potenzialità del porto di Gioia Tauro, ed anche per questo a fine mese saremo a Dubai, all’Expo, per raccontare al mondo – nel corso del Calabria day – le potenzialità del nostro porto e della nostra Zes: un unicum per il Sud Italia, un vero e proprio corridoio commerciale che ha solo bisogno di essere implementato».

«È giunta l’ora di accelerare e di lavorare con maggior convinzione per sfruttare al massimo le potenzionalità del porto di Gioia Tauro», ha concluso Occhiuto. (rrc)

Infrastrutture portuali, Comitato Magna Graecia: Esclusi dal finanziamenti le portualità della fascia jonica

In questi ultimi giorni, nell’analizzare alcuni documenti a supporto del Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza, ci siamo imbattuti nel decreto definitivo del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili concernente il programma di interventi infrastrutturali in ambito portuale.

Questi, sinergici  e complementari al Pnrr, hanno l’obiettivo di individuare i porti e le aree retroportuali interessate da consistenti finanziamenti atti a decretarne il rilancio e la rifunzionalizzazione.

Come al solito, in Calabria, gli invasi di Crotone e Corigliano-Rossano, ricadenti nelle competenze dell’Autorità di bacino di Gioia Tauro, sono rimasti fuori da ogni finanziamento. Registriamo la sola eccezione del porto di Reggio Calabria (quest’ultimo ricadente nell’Autorità Portuale dello Stretto) e dello stesso porto di Gioia Tauro.

Prassi, questa, ormai consolidata da anni. Del resto utilizzata anche con la ripartizione dei fondi per la connessione alle infrastrutture di mobilità delle aree Zes (Zone Economiche Speciali) ammontanti a 135 mln. Del menzionato totale, 111 mln sono stati destinati al porto di Gioia Tauro. Per i porti di Crotone e Corigliano-Rossano, invece, sono state riservate poche briciole da dividere con le altre portualità, con gli aeroporti e con gli agglomerati industriali calabresi.

Queste motivazioni, ma anche tanto altro ancora, dovrebbero convincerci che è giunto il momento di fare chiarezza. Un pensiero di sussidiaria condivisione tra le portualità di Crotone e Corigliano-Rossano ed assieme agli altri invasi minori sparsi lungo l’Arco Jonico Calabro-Appulo-Lucano riguardo un futuro comune, riteniamo, sia il caso di farlo. E ciò per favorire  una collocazione naturale di dette portualità all’interno dell’Autorità di sistema dello Jonio facente capo al porto di Taranto.

Solo così potranno essere gettate le basi per creare sviluppo, turismo e nuove occasioni di intreccio tra domanda ed offerta di lavoro come ripetiamo, ormai, da tanto tempo. Troppo tempo! È ora di pensare ad un vero progresso ecosostenibile legato alle vie del mare e a tutto ciò che lo stesso offre: dalle autostrade nautiche allo sviluppo delle aree retroportuali, da non destinare ad essere  solo un cimitero di aziende chiuse o peggio sede di uffici decentrati dei vari Ministeri, ma retroporti in grado di offrire servizi reali e veri.

Pensiamo alla logistica a servizio della filiera agroalimentare ed, ancora, alla portualità turistica. E questo grazie ad una concentrazione di attracchi che nella sola baia jonica, da Santa Maria di Leuca a Le Castella, registra la presenza di 24 punti d’approdo. Questi potrebbero porre il sol levante jonico, la Riva Sud d’Europa, nelle condizioni di essere naturale baricentro del turismo enogastronomico e diportistico di tutto il bacino del Mediterraneo.                                               

Quanto su descritto, però, potrà avvenire alla sola condizione di non continuare nel privilegiare campanili, bandierine e sciarpe come, normalmente, avviene in qualunque arena del calcio.

L’illustrato per rappresentare le strategie da percorrere, senza barcamenarsi in azioni perditempo come, recentemente, fatto dall’On. Crinò. Questi, infatti, in un’intervista al Corriere della Calabria, pensando, probabilmente, di continuare a fare campagna elettorale, ha parlato come se i suoi interlocutori fossero un gruppo di sostenitori e sostenitrici.

Ed ha continuato, senza la minima titubanza, a discutere delle opportunità insite alle Aree ZES legate solo al porto taurense, senza far riferimento alcuno agli altri porti calabresi. Il tutto in una visione strabica della Regione che, nei fatti, ci rimanda indietro nel tempo. Quel tempo che pensavamo superato e che ha portato la Calabria ad essere la Cenerentola d’Europa.

Invero, riteniamo che sulla strategia dell’unioni, fusioni e conurbazioni delle Municipalità, così come nella creazione e coerente riperimetrazione degli Ambiti Ottimali e delle Aree Vaste, Metropolitane e Sovraregionali, nonché nella rinnovata visione delle Autorità di Bacino, la Politica, a tutti i livelli, dovrà riprendere le fila del ragionamento e della discussione coinvolgendo tutte le Regioni della fascia jonica.

Solo così facendo sì potranno creare opportunità di sviluppo e, soprattutto, di lavoro in un territorio come quello jonico Magnograeco dove la fiducia e le speranze in un futuro migliore latitano e prevalgono, invece, il pessimismo e la disperazione. (Domenico MazzaGiovanni Lentini, Giovanni Procopio)

Zes, la sottosegretaria Nesci incontra commissario D’Andrea: al via cooperazione istituzionale

La sottosegretaria per il Sud, Dalila Nesci, ha incontrato il commissario della Zes Calabria, Federico D’Andrea, per avviare «la cooperazione istituzionale con l’obiettivo di rilanciare la competitività del nostro territorio».

«Sin dall’inizio – ha spiegato la sottosegretaria – come ministero del Sud, abbiamo lavorato per assicurare alle Zes le risorse e gli strumenti necessari a trainare lo sviluppo dei territori. Oltre al credito di imposta da 100 milioni di euro, abbiamo stanziato altri 630 milioni per finanziare interventi infrastrutturali riguardanti i porti e le aree industriali».

«Alla Calabria – ha illustrato – abbiamo assegnato 111,7 milioni di euro che serviranno a realizzare efficaci collegamenti co  la rete infrastrutturale ferroviaria e stradale, rafforzare la digitalizzazione, l’urbanizzazione green e l’efficientamento energetico nonché incrementare la sicurezza delle infrastrutture. Nello specifico le risorse saranno destinate al Porto di Gioia Tauro, con l’adeguamento degli impianti ferroviari di Sibari, S. Pietro a Maida, Nocera Terinese e Rosarno per 57,7 milioni di euro, il raccordo stradale sud alla rete TEN-T per 11 milioni di euro, lo svincolo dell’autostrada A2 per 6 milioni, il completamento della banchina di ponente lato nord per 16,5 milioni e l’urbanizzazione dell’area industriale per altri 10 milioni di euro».

«Altre risorse – ha proseguito – andranno al Porto di Reggio Calabria, con l’adeguamento e il risanamento della banchina Margottini per 6,5 milioni di euro, e al Porto di Villa San Giovanni, con l’adeguamento e il risanamento strutturale della banchina per 4 milioni di euro. Abbiamo inoltre introdotto delle semplificazioni normative a favore delle ZES e approvato una riforma del sistema di governance per favorire la cantierabilità degli interventi in tempi rapidi, nonché l’insediamento di nuove imprese. Il Commissario straordinario, che può assumere funzioni di stazione appaltante e operare con poteri straordinari, avrà a disposizione anche una struttura tecnica fornita dall’Agenzia per la Coesione territoriale».

«Sarà necessario un coordinamento progettuale strategico tra la Regione e il Commissario, così da garantire supporto e sinergia tra le diverse azioni. Le Zone Economiche Speciali – ha concluso Nesci – sono strategiche per il rilancio del Mezzogiorno e in particolare della Calabria, che potrà attrarre nuovi investimenti e guardare con più slancio ai mercati internazionali». (rrm)

La sottosegretaria Dalila Nesci: 111 milioni per Zes

Sono 111,7 milioni di euro la somma assegnata alla Calabria per gli investimenti infrastrutturali i volti ad assicurare i collegamenti delle Zone Economiche Speciali con la rete nazionale dei trasporti. È quanto ha reso noto la sottosegretaria per il Sud, Dalila Nesci,spiegando che si tratta della cifra più alta dopo la Campania, «che testimonia la grande attenzione riservata al nostro territorio».

«Con queste risorse – ha aggiunto – sarà possibile realizzare efficaci collegamenti tra le aree portuali e industriali e la rete infrastrutturale ferroviaria e stradale, così da consentire ai distretti produttivi di ridurre tempi e costi nella logistica. Si potranno inoltre rafforzare la digitalizzazione, l’urbanizzazione green e l’efficientamento energetico delle aree appartenenti alle ZES. Infine, con i fondi messi a disposizione del territorio si potrà incrementare la sicurezza dell’infrastruttura connessa all’accesso ai porti».

«Nello specifico – ha illustrato – le risorse saranno destinate al Porto di Gioia Tauro, con l’adeguamento degli impianti ferroviari di Sibari, S. Pietro a Maida, Nocera Terinese e Rosarno per 57,7 milioni di euro, il raccordo stradale sud alla rete TEN-T per 11 milioni €, lo  svincolo dell’autostrada A2 per 6 milioni, il completamento della banchina di ponente lato nord per 16,5 milioni e l’urbanizzazione dell’area industriale per altro 10 milioni di euro. Altre risorse andranno al Porto di Reggio Calabria, con l’adeguamento e il risanamento della banchina Margottini per 6,5 milioni di euro, e al Porto di Villa San Giovanni, con l’adeguamento e il risanamento strutturale della banchina per 4 milioni di euro».

«Questo ulteriore investimento da 111 milioni per le infrastrutture legate alle Zes – ha concluso Nesci – consentirà alle nostre imprese di crescere guardando anche all’estero e sarà un volano per la sviluppo di tutta la Calabria». (rrm)

DA GIOIA TAURO TANTA VOGLIA DI FUTURO
MA IL PAESE NON HA LA CULTURA DEL MARE

di FRANCESCO RAO – L’evento programmato da Fise Uniport, “Il Porto Incontra a Gioia Tauro” ha rappresentato un momento di sintesi programmatica per il futuro di un territorio che dispone numerose opportunità e oggi, grazie al PNRR, potranno essere strutturate mediante una serie di iniziative strategiche volte a imprimere all’Italia quella forza trainante di un Meridione che ha dimostrato di fare bene la propria parte proprio nel momento più delicato vissuto non soltanto in Italia ma in tutto il mondo a causa della pandemia.

I contributi istituzionali, forniti in apertura, hanno visto avvicendarsi Antonio Davide Testi, Amministratore Delegato Medcenter Container Terminal e Presidente Vicario Fise Uniport; Pasquale Legora de Feo, Amministratore Delegato CO.NA.TE.CO. e Vice Presidente FISE Uniport; Massimo Mariani, Prefetto di Reggio Calabria; Andrea Agostinelli, Presidente Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio e Michele Volpicella, responsabile Sviluppo Commercializzazione Territoriale Sud Ovest di RFI. Prima di affidare le conclusioni a Teresa Bellanova, Vice Ministra delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili, il giornalista Michele Albanese, moderatore dell’evento, ha chiesto l’intervento del pubblico per eventuali contributi volti ad arricchire il confronto, avviato nel primo pomeriggio in un luogo allestito sulla banchina del Porto nel quale è stato possibile assistere anche ai i movimenti praticati dalle gigantesche gru e dai carrelli porta container.

Durante i brevissimi interventi, hanno preso la parola i rappresentanti delle principali sigle sindacali presenti all’iniziativa e il Sindaco di Gioia Tauro Aldo Alessio. Nell’intervento della ministra, oltre all’ottimismo è prevalsa una forte dose di incoraggiamento, finalizzata a superare gli steccati divisori ed agire con determinazione per utilizzare bene i fondi messi a disposizione della Calabria. «Ringrazio Uniport per l’invito e per aver organizzato questo momento. Grazie al Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale per il lavoro importante che sta facendo e anche per l’ospitalità e grazie a tutti voi per essere presenti. Vedo che questo è un momento importante di confronto sia gli stakeholder sia per tutto il territorio. Parto col dire che ritengo positivo questo momento. Il nostro Paese ha 8000 km di costa, ma è carente di una cultura del mare.  Perciò, dobbiamo essere molto obiettivi nelle nostre valutazioni. Per inclinazione personale non voglio unirmi al coro del lamento. Non mi appartiene. Per formazione, per cultura, per mia modalità di approcciare le questioni non possiamo neanche ignorare questa realtà. Tra le mie deleghe vi sono la portualità, le Z.E.S. e i commissariamenti delle ferrovie.  Un punto forte sul quale dobbiamo continuare a lavorare riguarda i momenti di confronto con il territorio. “Il Porto incontra”, significa sviluppare una cultura e una sensibilità che sta dentro l’idea di sviluppo che deve avere il nostro Paese. Per fare ciò bisogna avere un’idea di sistema paese e, dentro l’idea di sistema paese, si dovrà sapere quali sono i punti di forza che ci metteranno nella condizione di fortificare le azioni indispensabili per creare lavoro sia per quanti lo hanno perso sia per quanti un lavoro non l’hanno mai avuto. In questa direzione potremo incontrare i giovani che stiamo formando nelle nostre scuole, nelle nostre università e che ci chiedono di avere un futuro in questa terra e non altrove. Io credo che la cultura del mare sia qualcosa di molto complesso. La cultura di un Paese che ha 8000 km di costa merita di essere impregnata anche attraverso un costante confronto volto a comprendere meglio che cos’è la portualità, quale e quanta ricchezza possa rappresentare questo comparto per il Paese e su come si possa contribuire a determinare un paese più sostenibile da tutti i punti di vista. Ognuno di noi avrà ben compreso che ci troviamo in un luogo che rappresenta il punto di forza di questo territorio. Lasciamo perdere tutto quello che c’è in termini di ritardi accumulati nel corso dei decenni. Gioia Tauro sarà stata una realtà trattata con meno interesse rispetto ad altre?

Teresa Bellanova e Francesco Rao
Teresa Bellanova e Francesco Rao

«Oggi – ha detto la ministra – parliamo della realtà che è in controtendenza rispetto a tutti gli altri Porti italiani. Qui, nella fase più complicata del nostro Paese e dell’umanità intera, si è registrato un incremento del traffico commerciale che i dati certificano nella misura del 26%. Quando le altre realtà portuali vanno giù, se a Gioia Tauro c’è un incremento del traffico commerciale, quel traffico commerciale è un incremento nazionale e allora non stiamo parlando di una struttura marginale, stiamo parlando di una infrastruttura strategica per il Paese e noi dobbiamo avere consapevolezza di questo.

«Voi dovete avere consapevolezza di questo perché da questo dato bisogna partire per rafforzare le politiche pubbliche e il rapporto pubblico-privato. Se deprimiamo tale realtà, non riusciremo a mettere a valore neanche questo aspetto che è un aspetto di grande rilevanza. L’invito che intanto voglio fare e che dentro questa cornice, noi dobbiamo guardare la realtà senza pensare che non sono sufficienti i finanziamenti per le attività da compiere. Quando si hanno risorse e non si sanno finalizzare il risultato sarà pessimo. Dobbiamo avere le risorse e dobbiamo pensare a fare squadra. Il Covid ci ha insegnato a tutti quanto è importante il funzionamento della filiera. Provate ad immaginate se Porti, sistema agricolo, sistema agroalimentare, autotrasportatori e catena commerciale non fossero stati in grado di funzionare all’unisono nella fase del lockdown, cosa avrebbe comportato tale disfunzione per il nostro paese? Seppur chiusi dentro alle nostre case abbiamo potuto vivere, anche se ci è costato chiudere i nostri genitori nelle case e non poterli andare a trovare; a non mandare i nostri figli a scuola. Chiudere le aziende.  Nulla è stato normale nella nostra vita. L’unico momento di normalità è stato quello di non aver dovuto cambiare le nostre abitudini alimentari. Tutto ciò è stato possibile perché la filiera ha funzionato, facendo mantenere all’Italia momenti di normalità che sono stati importanti, non solo dal punto di vista economico ma principalmente dal punto di vista della tenuta psicologica del Paese. Cosa avrebbe rappresentato per tutti noi andare in un supermercato, in un negozio e trovare gli scaffali vuoti? Questo non è accaduto. La filiera deve continuare a funzionare.

«Quando vi faranno la domanda: ma le risorse saranno sufficienti? Io rispondo con un’altra domanda: siamo sicuri che ci stiamo mettendo in condizione di spendere e spendere bene e nei tempi dati quelle risorse assegnate? Adesso non abbiamo un problema delle risorse. Non dobbiamo confrontarci solo con il Piano Nazionale di Ripresa e resilienza, la Regione Calabria, dal PNRR, prende due miliardi 350 milioni. Insieme a quelle risorse ci sono quelli del Fondo Sociale, ci sono i Fondi Comunitari, ci sono i Fondi Strutturali, ci sono i Fondi Nazionali, c’è la Legge di Bilancio. Questa volta le risorse ci sono, perciò noi dobbiamo metterci nella condizione di spendere quelle risorse e di spenderle nei tempi che ci sono dati. Quindi non ci sono più scusanti per nessuno.  Stiamo lavorando sulla semplificazione e sulla riforma della Pubblica Amministrazione perché non possiamo da una parte quantificare le risorse e dall’altra perderle per la burocrazia che ne rallenta i processi. Per intenderci: quando si dice è un problema della burocrazia, la burocrazia funziona esattamente come la politica. Se quest’ultima decide che deve funzionare non è che la burocrazia va per conto suo autonomamente. Quando la politica ha il coraggio di intervenire, modifica le norme e la burocrazia deve applicare quelle norme il cambiamento rispetto al passato sarà evidente. La sfida che abbiamo dinnanzi è spendere le risorse mediante la realizzazione di progetti realizzati nei tempi dovuti.

Il Porto Incontra a Gioia Tauro«Per quanto riguarda la delega relativa al commissariamento delle Ferrovie, la costante collaborazione con la dottoressa Fiorani, che è l’Amministratrice delegata, ci sta consentendo di svolgere un grande lavoro. Stiamo andando nei territori a parlare direttamente con i commissari, con gli amministratori locali, con il mondo imprenditoriale, con i rappresentanti dei lavoratori, perché è evidente che se siamo arrivati al commissariamento l’Italia ha bisogno di infrastrutture. Noi avevamo 120 miliardi di risorse su progetti immediatamente cantierabili e quelle risorse non venivano spese.

«L’attuale Governo, con due Decreti, ha avviato 102 opere mettendo a disposizione 98 miliardi di risorse su progetti che stanno partendo. Stiamo applicando lo stesso metodo per l’ANAS, anche se per le strade non sarà possibile utilizzare i finanziamenti del PNRR. Io credo che quando parliamo di infrastrutturare il paese parliamo sia di opere grandi sia di opere piccole che divengono di vitale importanza per il rilancio del paese.  Vi faccio un esempio: quando mi è stato detto che 5 km di infrastruttura, tra averli o non averli significa essere competitivi o meno è semplice che non ti puoi concentrare solo sulle grandi opere ma diviene indispensabile concentrarsi anche sulle piccole opere e bisogna darsi dei tempi per rispondere con puntualità a quell’emergenza per far ripartire il paese e creare opportunità di lavoro.  La sostenibilità ambientale ci chiede di avere la ferma convinzione nel realizzare anche sostenibilità sociale. Qualcuno forse non ha ancora compreso che la sostenibilità ambientale, senza sostenibilità sociale, significa macelleria sociale. Il passaggio cruciale sarà comprendere come ripensare un modello di sviluppo da affiancare ad un sistema produttivo che ha bisogno di numerose innovazioni. Tale passaggio, potrebbe anche non essere gestibile con equilibrio e con giuste politiche pubbliche e private.

«Una infrastrutturazione deve anche essere l’occasione per rendere più competitivo e più attrattivo di investimenti quel territorio. Questa è la sfida che noi abbiamo. Quando parliamo di intermodalità è chiaro che rispondiamo ad una richiesta forte che è quella della sostenibilità ambientale. Un po’ di merci dalle strade le dobbiamo togliere e per togliere merci dalle strade dobbiamo avere un buon funzionamento del mare. Dobbiamo avere una grande capacità di spostare quelle merci sul ferro. Il PNRR prevede risorse destinate proprio alle ferrovie, non solo alle tratte lunghe ma anche alle ferrovie regionali. Stiamo ragioniamo sulla tratta Napoli-Bari e sulla Salerno-Reggio Calabria in termini di alta velocità, ma anche di alta capacità. Se noi pensiamo soltanto alla mobilità delle persone non raggiungiamo l’obiettivo che ci viene richiesto.

«Personalmente sono tra quelle persone che vedono la mobilità delle persone come un diritto di cittadinanza ma altrettanto penso che la mobilità delle merci, in tempi rapidi, sia un altro diritto di cittadinanza del sistema paese e del sistema produttivo. Noi siamo in una regione che ha tanti problemi, tante difficoltà ma anche tante eccellenze. Per tali motivi, se noi davvero crediamo alla intermodalità e crediamo di poter contribuire alla sostenibilità ambientale, dobbiamo porci il problema della sostenibilità economica. Un solo un riferimento, per un settore che come saprete mi sta molto a cuore, come i prodotti agroalimentari di questa terra arrivano in modo sostenibile nel centro del nostro paese ma anche nel cuore dell’Europa, noi potremo farli arrivare su quei mercati che sono sempre più lontani e che si possono permettere il costo del made in Italy potremo rilanciare l’Italia. per rilanciare il Mezzogiorno, non è sufficiente il mercato interno. Per far ripartire il mercato interno dovremo raggiungere con i nostri prodotti i mercati che sono sempre più lontani, anche quelli da noi considerati come paesi poveri nei quali ci sono popolazioni che si possono permettere il costo del made in Italy. Produrre in Italia, produrre con gli standard qualitativi italiani e anche con i costi sociali e del lavoro italiani, significa dover vendere a prezzi più alti questo è il pubblico una cosa semplice ma è la sfida che noi abbiamo dinnanzi.

«Con l’allora ministro Claudio De Vincenti abbiamo lavorato intensamente per lanciare le Z.E.S. Allora, fare un provvedimento che parlava di Mezzogiorno, non era proprio semplice. Lo abbiamo fatto e però per le Z.E.S. nel 2016. Adesso siamo al 2021 e ancora non sono partite. In questa fase non possiamo più perdere tempo, abbiamo lavorato in questi mesi con il ministero per la coesione e il decreto finalmente è pronto e presto i responsabili dei due Ministeri lo firmeranno. Da parte mia sto spingendo affinché il 18 novembre, il Decreto sulle Z.E.S. vada nella conferenza unificata Stato Regioni e quello sarà il punto definitivo in cui finalmente si ripartiranno le risorse. Questa Z.E.S., dopo la Campania, è la Z.E.S. che avrà la maggiore quantità risorsa quantificata in  111.700.000 € di cui 43 milioni di euro per la l’Autorità di Sistema portuale di Gioia Tauro.  Quelle sono risorse che noi dobbiamo investire rapidamente perché le Z.E.S. hanno una funzione se sono attrattori d’investimenti, perciò, mi sta molto a cuore l’infrastrutturazione primaria e secondaria del territorio.

«Per quanto riguarda la criminalità, penso che in questo territorio il crimine vada contrastato costantemente con il costante e prezioso lavoro compiuto da sempre dalle Forze dell’Ordine. Questa mattina ho incontrato un gruppo di persone che vivono il dramma annesso alle difficoltà riscontrate dalle agenzie del lavoro portuale. Sia per Taranto sia per Gioia Tauro bisognerà individuare i fondi e rifinanziate tali realtà, perché quelle persone sono ancora persone utili al sistema portuale. Con altrettanta chiarezza vorrei sottolineare che quei bacini vanno svuotati. Non si può da una parte lasciare le persone in cassa integrazione e dall’altra parte si chiamano altre persone.  I bacini vanno svuotati e siccome siamo persone serie e rigorose, dobbiamo lavorare per contribuire a risolvere queste questioni perché così facendo daremo un’ulteriore iniezione di fiducia ai nostri territori. Oggi di questo abbiamo bisogno per recuperare un po’ di fiducia. Il Covid purtroppo ha segnato tutti noi, anche da questo punto di vista. Allora, ringraziandovi per questa straordinaria occasione di confronto, senza entusiasmi di maniera, dico che oggi abbiamo la condizione per dire: stringiamo i pugni e insieme possiamo farcela. Abbiamo le competenze, le professionalità e anche le persone giuste nei posti giusti per fare ulteriori passi avanti». (fr)

L’OPINIONE/ Emilio Errigo: La Calabria vincerà, ma deve essere economicamente creativa

di EMILIO ERRIGO – La vittoria credo che siamo tutti concordi nel ritenere, che generalmente crea e genera benessere psicofisico, appagamento, soddisfazione, positività, tranquillità, felicità, legalità ed emulazione creativa nell’osservatore.

In Calabria, intesa non solo come territorio e popolo di una regione, ma soprattutto quale area geografica ben determinata ricca di beni economici importanti per il tessuto sociale, esistono risorse pregiate sovrabbondanti e oso affermare pure poco utilizzati, necessari per soddisfare i bisogni pubblici e privati.

Mi riferisco a quei beni economici naturali a voi tutti noti, acqua pura, territorio incontaminato , aria ricca di ossigeno e mare non inquinato e pescoso, i quali per la loro stessa funzione voluta dal creatore, garantiscono la vita di ogni essere umano, il quale dall’utilizzo ragionato e ponderato di questi beni trae energie per il soddisfacimento dei propri primari naturali bisogni.

Altri beni che per sintesi chiameremo utili alla crescita economica della Calabria e non solo, sono rappresentati dagli immobili, sia essi costituiti dalle opere pubbliche marittime o terrestri, che di quelli appartenenti al patrimonio edilizio industriale, commerciale, imprenditoriale e residenziale.

Leggevo che in Calabria sono stati individuati da parte della competente Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata, ben nr. 257 beni confiscati, quindi acquisiti in via definitiva dallo Stato, a seguito di un atto di sequestro e successivo provvedimento giudiziario di confisca dei beni, per un valore totale quantificato in 20,7 milioni di euro.

Nel sintetico comunicato stampa diramato dall’Agenzia Nazionale (ANBSC), parrebbe che siano n. 46 i Comuni interessati in Calabria, inoltre sono stati invitati a partecipare alla Conferenza di Servizio tenutasi il 3 novembre u.s., per registrare eventuale manifestazione di interesse, oltre l’Ente Territoriale Regione Calabria, le quattro Province, la Città Metropolitana e l’Agenzia del Demanio.

Io in verità non me ne vorranno gli organizzatori della Conferenza, avrei esteso l’invito anche ai rappresentanti del Comitato di Indirizzo della Zes o al rappresentante in diritto del Commissario Straordinario di Governo della Zona Economica Speciale della Regione Calabria, chissà per quale ragione non si è pensato di invitare alcuno di loro, in attesa della nomina del nuovo Commissario Zes alla citata importante Conferenza Regionale.

In altre sedi e diversi contesti, chi scrive ha sempre espresso la propria convinta opinione che tutti i beni (esclusi quelli utilizzati per interessi nazionali direttamente dallo Stato o dal Governo per compiti istituzionali ) esistenti nelle Regioni ove sono state istituite le aree Zes ( Zone Economiche Speciali) da chiunque e per qualunque motivo sottoposti a sequestro per la conseguente confiscate , vadano resi immediatamente disponibili per la loro gratuita destinazione d’uso economicamente valorizzante, a favore di coloro che intendono concretamente investire nelle suddette Zone Economiche Speciali.

Dio solo sa quanto potenziate attrattivo di investimento nei territori della Zona Economica Speciale in Calabria, genererebbero questi beni affidati ai richiedenti aventi diritto in “comodato d’uso gratuito”, per un periodo minimo di almeno anni 10, di questi costosi per l’erario beni sequestrati e confiscati alle organizzazioni criminali.

A mia opinione il “gratuito comodato d’uso” dovrebbe essere esteso per finalità industriali e imprenditoriali, anche ai beni resi disponibili agli investitori perché provenienti da procedure fallimentari, per sottrarli ai costi crescenti delle necessarie amministrazioni giudiziarie.
Provare per credere! (em)

[Emilio Errigo è nato in Calabria, docente di Diritto Internazionale e del Mare e Generale in ausiliaria della Guardia di Finanza]

GIOIA TAURO, DALLA ZES E IL RETROPORTO
SI GIOCHERÀ IL FUTURO DELLA CALABRIA

di FRANCESCO RAO – Il futuro della Calabria è a Gioia Tauro, nel cuore del Mediterraneo, dove il grande (e ancora oggi sottoutilizzato) Porto e la Zona Economica Speciale saranno gli elementi catalizzatori dello sviluppo. Tra sostenibilità, visione strategica e capacità di attuare politiche di crescita e di benessere non solo per l’area, bensì per tutta la regione, per tutti i calabresi. Gioia Tauro rappresenta il Porto strategico  che serve all’Italia (e non solo alla Calabria) per avvicinare ulteriormente l’Europa. Servono competenza, qualità del management, intuito e attitudine al business. Calabria.Live ne ha parlato con il maggiore terminalista del Mezzogiorno, che naturalmente sta puntando su Gioia Tauro: Antonio D. Testi, Chief Executive Officer di Medcenter Container Terminal.

– Qual è l’incidenza del porto e del retroporto per lo sviluppo della Zona Economica Speciale (ZES)?

«La ZES dovrebbe essere uno dei punti di forza per lo sviluppo economico dell’area di Gioia Tauro e non solo. La grande superficie demaniale (circa ben 800 ettari) disponibile per l’insediamento di nuove imprese e/o l’ampliamento di quelle esistenti, l’immediata prossimità all’area portuale, sia del terminal contenitori, del terminal ferroviario, del terminal gomma ed anche del terminal automobilistico, sono tutti fattori che rendono la ZES strumento particolarmente idoneo ad un piano di attrazione di investimenti sia locali che esteri.

In un Paese dove, per conformazione orografica e litoranea, si fa fatica a trovare un porto commerciale con qualche centinaio di metri di banchina avente un’adeguata area alle spalle da poter destinare a zona produttiva/logistica, il sistema portuale/logistico di Gioia Tauro appare come un eccezionale strumento di sviluppo non solo per una regione a PIL particolarmente ridotto, ma anche per l’intero sistema Paese.

Focalizzandosi su quella che è l’attività del terminal container, non è difficile rilevare alcuni dati che, in senso positivo, dovrebbero essere noti a tanti operatori industriali e dei servizi in Italia ed all’estero. Con i suoi 3,4 Km di banchine, 1,6 milioni di mq di piazzali, un porto canale profondo 16,5 metri, un nuovo gateway ferroviario armato di tre aste di 850 metri di lunghezza e quasi 3.000 prese per contenitori climatizzati, il porto container di Gioia Tauro è l’infrastruttura logistica tra le più grandi d’Europa ed il primo porto per dimensioni e volumi d’Italia. 

Ogni anno vi approdano circa 1.500 navi, tra cui le più grandi al mondo (oltre 400 metri di lunghezza per 62 di larghezza) che in Italia solo a Gioia Tauro possono attraccare ed essere servite con l’adeguato equipment di banchina. Queste navi collegano oggi il nostro porto a tutti e 5 i Continenti, tessendo sulla superficie del mare una ragnatela logistica composta da più di 120 porti nel mondo. Una simile “macchina da lavoro” è quindi in grado di fornire un servizio unico a tutti gli operatori che si affacciano sul Mediterraneo e che vogliono utilizzare questa eccezionale struttura calabrese per sviluppare i loro business.

Il retroporto fornisce poi la perfetta risposta a chi ha necessità di spazi e di vicinanza al vettore marino, ferroviario o camionistico al fine di esportare (o importare) la propria merce. Così, aziende di produzione finale o di assemblaggio appartenenti ai più disparati settori quali industria o agricoltura possono beneficiare di questa grande realtà. In particolare, anche e soprattutto legato al settore primario, esiste la grande potenzialità legata ad un auspicabile progetto di catena del freddo alimentata da energia rinnovabile (solare). Gli ampi spazi ed il clima favorevole tutto l’anno consentirebbero infatti lo sfruttamento di questa risorsa per accelerare il processo di competitività del sistema locale e nazionale.

– Quale governance per la ZES?

Ancorchè all’interno del Comitato di indirizzo previsto dal DL 91/2017 si preveda la sola presenza di soggetti pubblici, con la presidenza dello stesso affidata al Presidente della AdSP, sarebbe forse auspicabile un coinvolgimento anche del soggetto privato – che ne avesse giusto e motivato titolo – per tutte quelle questioni, non amministrative, ma che dovessero attenere agli aspetti di sviluppo strategico della ZES. 

È infatti manifesto che l’impresa privata ha una visione diversa da quella pubblica e proprio per questo, unite, possono sviluppare la giusta sinergia per velocizzare i processi e renderli più brevi e funzionali».

– Le relazioni industriali nel contesto portuale ed industriale di Gioia Tauro sono ben strutturate o hanno bisogno di essere adeguate alle sfide future dello sviluppo?

«I rapporti tra stato, imprese, sindacati e lavoratori sono da tempo oggetto di profondo interesse da parte di ogni attore sul territorio. In un contesto regionale già caratterizzato da una bassa occupazione e stagnazione economica, appesantito ora anche dalla crisi pandemica, urge la modernizzazione del pensiero e della conseguente azione dei principali componenti del cluster portuale in generale.

Deve esserci un dialogo costruttivo basato sulle reali esigenze delle imprese e dei lavoratori, su quelle del sindacato e del territorio. Questo dialogo, però, non può mai prescindere dal valore e dalla qualità del lavoro come elemento generante il differenziale competitivo delle aziende operanti sul territorio. Per cui l’obiettivo deve essere per tutti gli attori la concorrenzialità delle imprese basata su competenze, formazione, produttività, efficacia ed efficienza dei processi. 

Fuori da questo schema si troverebbe inevitabilmente l’arenarsi di ogni progetto di rilancio e sviluppo dell’economia.

– Quale politiche bisogna attivare per l’attrazione delle imprese nella ZES ed in particolare in quali settori operativi ?

Fiscalità agevolata, processi burocratici snelliti, rapidità delle finalizzazioni procedurali, elasticità del mercato del lavoro. Tutto ciò da parte del soggetto pubblico, garante e primo promotore di questa importante opera di rilancio del Sud. Ma anche il valorizzare un polo logistico intermodale complesso e completo: nave, ferro, gomma, azienda. E viceversa.

Proviamo infatti a ragionare down under, come fanno gli inglesi quando scherzosamente parlano dell’Oceania. Abbattiamo creativamente le convezioni. Ovvero proviamo a ribaltare la visuale e vedremo che le merci entrano a Gioia Tauro dall’alto, come primo vero grande porto in cui approdano e, quasi cadendo, percorrono le più brevi rotte verso i mercati del nord Italia ed europei utilizzando navi, treni, camion.

Promuoviamo, sia in Italia che all’estero, questo plesso di servizi, strategico per la nostra economia, punto nodale che rifornisce gli italiani di circa il 30% delle merci che abitualmente consumano, siano esse di genere alimentare che di altra natura. 

Promuoviamo la professionalità delle nostre maestranze, capaci di servire con puntualità e precisione i giganti del mare, ma anche in grado di caricare o scaricare i lunghi treni merci oppure i più “piccoli” camion portacontenitori.

Promuoviamo l’export della nostra agricoltura offrendo catene del freddo complete.

Promuoviamo la nostra capacità di produrre energia dalla natura offrendo ettari di impianti fotovoltaici per la generazione e l’approvvigionamento di energia pulita. 

Promuoviamo il nostro marketing territoriale, offrendo il più immediato e sicuro punto di approdo delle merci che entrano (o escono) in Mediterraneo.

Promuoviamo tutto ciò che la nostra italiana creatività ci suggerisce ma…facciamolo. In concreto».

– Qual è il ruolo delle Risorse Umane con competenze e conoscenze adeguate come devono essere formate ed attratte nelle attività portuali ed industriali di Gioia Tauro?

«Da sempre il Capitale Umano è al centro di tutto, esattamente tutto, ciò che l’uomo ha ideato e realizzato. Senza un’adeguata selezione, formazione ed addestramento le risorse umane non possono dare il loro migliore contributo.

Quindi, adeguati istituti che formino in aula il personale e che poi lo stesso venga istruito in termini pratici sul luogo di lavoro. Questo personale, giovane e formato, sarà quindi pronto ad entrare nel ciclo produttivo sia in pianta stabile che a chiamata.

Con particolare riferimento a quest’ultimo concetto, anche la possibilità di usufruire di una certa elasticità nell’acquisizione ed impiego di mano d’opera specializzata è di fondamentale importanza per contribuire a garantire la competitività delle aziende operanti nell’area portuale. Il porto di Gioia Tauro necessita di un art. 17 vero e proprio che possa dare il suo contributo a tutte le imprese, sia terminaliste che non, per fare fronte ai picchi di lavoro ma anche alle “selle” dovute a picchi di indisponibilità, temporanea e/o eccezionale, di mano d’opera».

– Qual è, o dovrebbe essere, il ruolo del Porto di Gioia Tauro nel contesto nazionale, mediterraneo ed internazionale?

«Credo che non ci sia in Italia una infrastruttura così importante e così sconosciuta (o, a volte, persino malintesa) ai più. In un Paese dove le serie televisive nazionali non fanno altro che propinare una visione del malaffare imperante, e che trova uno dei suoi luoghi di “culto” nell’area di Gioia Tauro, dobbiamo ribaltare totalmente il modo di vedere e di vendere le cose. Una “n” che fa probabilmente la differenza.

Il Porto di Gioia Tauro, mega realtà che quotidianamente – da più di 25 anni –offre lavoro a migliaia di famiglie, è in vero il luogo dove transitano almeno un terzo delle merci che oggi raggiungono le nostre case. E’ quel luogo dove magicamente si toccano e si fondono diverse fasi e “luoghi” del processo logistico: nave, treno, camion, aziende destinatarie dei beni.

Il porto contenitori di Gioia Tauro, che in un vicino domani movimenterà 4,5 milioni di Teus, deve rientrare – gioco forza – in uno scenario complessivo, deve far parte di un reale progetto di reingegnerizzazione dell’area e della sua offerta di servizio/prodotto per divenire il plinto principale di un ponte produttivo e logistico che serva l’intera nazione e guardi con determinazione l’espansione in Europa.

Il Governo deve da subito mettere in atto concretamente quegli interventi che consentiranno al Porto di Gioia Tauro, sul lungo periodo, di eccellere sui mercati: ammodernamento della rete ferroviaria, creazione della ZES, creazione di un art. 17, agevolazioni all’impresa (sia essa nazionale che straniera), snellimento burocratico, etc.

Il DNA italiano, ricco di spirito creativo, ma troppe volte individualista, deve ora virare verso un concetto di coscienza collettiva, di spirito di squadra che poco ci caratterizza. Ma non possiamo evitare di compiere questa benevola mutazione se non vogliamo soccombere in una realtà di mercato sempre più globalizzata, sempre più interconnessa e che non lascia spazio ai ritardi, alle inefficienze ed a tutti quei fattori che limitano la vera competitività delle imprese e, conseguentemente, del sistema Paese.

Ricordiamoci sempre uno degli aforismi di Johann W. Goethe: qualunque cosa tu possa fare, qualunque sogno tu possa sognare, comincia. L’audacia reca in sé genialità, magia e forza. Comincia ora.

SVILUPPO DELLA CALABRIA UNA CHIMERA
ZES E PORTO DI GIOIA: PAROLE E ZERO FATTI

di FRANCESCO RAO – Lo sviluppo della Z.E.S. di Gioia Tauro non può essere un fatto riconducibile ad un tavolo tecnico, riunitosi presso la Regione Calabria alla presenza di esponenti politici ed autorevoli personalità senza coinvolgere gli industriali della Calabria. Dimenticare tale categoria, significa non avere ben chiara la centralità di quanto prevede l’istituzione delle Zone Economiche Speciali, approvata dal Governo centrale con la specifica volontà di creare sviluppo, occupazione e crescita del PIL nazionale.

Ho molto rispetto per il lavoro compiuto in questi mesi dal Presidente f.f. Nino Spirlì. Unitamente al suo entusiasmo ed all’instancabile disponibilità, proprio lui, per potersi collocare in una discontinuità rispetto al passato, avrebbe dovuto aprire molto e di più al coinvolgimento del tessuto socio-economico Calabrese per una duplice ragione: rendere funzionale l’apporto dei notevoli contributi messi a disposizione da quanti sono impegnati quotidianamente in una immane sfida tesa a concretizzare la propria azione imprenditoriale; ampliare la propria visione, tramutabile poi in un indirizzo politico teso a comprendere non soltanto l’appartenenza ad un partito politico ma preoccupandosi di fare sintesi tenendo in considerazione la platea delle opportunità raggiungibili in funzione delle istanze e della manifesta volontà collaborativa dei vari segmenti coinvolti.

La crescente complessità dei sistemi di sviluppo, unitamente a tutte le indicazioni contenute dalla Legge Bassanini, sono per il politico un invito a mettere da parte gli abiti del “Re Sole” per vestire con umiltà ed altruismo l’Ufficio ricoperto al fine di poter cavalcare ogni singola occasione di crescita e sviluppo in modo positivo, senza perdere ulteriore tempo ed opportunità. Il confronto e l’ascolto degli operatori afferenti ai settori interessati, non dovranno essere intese come un dover chiedere aiuto, ma bisogna saper scommettere velocemente sulle opportunità che ogni Focus Group potrà apportare a qualsiasi percorso amministrativo, soprattutto quando la fase di programmazione è avanzata e si è quasi al punto di spesa.  Mettere da parte questa sintesi, come avvenuto qualche giorno addietro in occasione del “tavolo Tecnico” riunitosi alla Cittadella Regionale “Jole Santelli”, si traduce in un bisogno teso unicamente a colmare colonne di giornali ed avere qualche foto in più per l’album dei ricordi. Il tutto è letteralmente mortificante per la Calabria e per i Calabresi.

Riflettendo a lungo, le informazioni veicolate in merito allo svolgimento del “Tavolo Tecnico” hanno fatto passare una notizia dove ha trovato spazio la dichiarazione dello stesso Spirì nella quale si evince l’avvio di una fase epocale, apertasi proprio a conclusione dei lavori del “Tavolo Tecnico sulla ZES”, adducendo a tale circostanza l’idea che per la prima volta si è parlato di futuro. Purtroppo non è così. Non è il sottoscritto ad asserire ciò e tale affermazione vuole essere un gesto di amicizia, espresso dalle Colonne di Calabria.Live, al Presidente f.f. Nino Spirlì. Lo stesso, rischia di passare alla storia non per aver lavorato bene per il futuro della Calabria, ma per aver reiterato un modello fallimentare già documentato nei dati pubblicati nel report prodotto da Banca D’Italia e utilizzato in occasione della consultazione pubblica SUD -Progetti per ripartire, 23 marzo 2021.

I grafici, riproposti nella presente riflessione, consegnano al lettore una realtà plastica che si pone all’opposto di quanto fatto veicolare dall’attuale Presidente Spirlì. Quindi, non si è parlato di futuro ma si continua a declinare tutto al trapassato remoto, senza voler comprendere l’immane quantità di ritardo accumulato e senza voler agire per invertire la tendenza che sino ad ora ha massacrato il futuro della Calabria, dei Calabresi e di tutte le potenziali opportunità di sviluppo mandate a fumo, tavolo dopo tavolo e giorno dopo giorno da una classe politica arroccata sulle proprie visioni ed innamorata esclusivamente delle proprie tesi.

IL GATEWAY

Infrastrutture - grafico

Iniziamo a dirci la prima verità: il Meridione, in termini di infrastrutture, è messo malissimo ed il grafico ne fotografa la realtà, Qualche esempio: ad oggi, il Gateway realizzato al Porto di Gioia Tauro dopo quasi 25 anni di tavoli, confronti e progetti, non può far circolare una maggiore quantità di merci, entrando in uno standard logistico europeo, perché a quanto pare, una galleria nei pressi di Paola e la qualità dei binari, impediscono di far scorrere treni con lunghezza superiore a 550 metri ed attivare l’impiego di treni ad alta velocità. Seppur il tema sia ricorrente da molti anni le soluzioni non sono mai state individuate in misura tale da raggiungere gli standard richiesti e mandare a regime le opportunità dell’intermodalità, indispensabile per poter conferire al Meridione l’opportunità di poter avviare un processo di sviluppo reale.

Senza voler criticare ma limitandomi a constatare i fatti, l’allora Presidente Oliverio, per ridurre il tempo di percorrenza di un voluto treno ad alta velocità, ha ben pensato di proporre l’abolizione della fermata nella stazione di Napoli Centrale. Di fatto, è stato in parte ridotto il tempo di percorrenza, ma non la qualità del viaggio. I binari, sino a Battipaglia, non consentono ai treni di poter correre nello standard dei famosi “Freccia Rossa” garantendo gli standard qualitativi fruibili sulla tratta Roma-Milano. Oserei dire, il trucco c’è ma non si vede. Anzi, abbiamo visto i convogli “Freccia Rossa” ma in realtà continuiamo a dover trascorrere molto più tempo del dovuto su quei treni per raggiungere la Capitale. Questa possiamo chiamarla soluzione?

Si parla di sviluppo ed in particolare di alta velocità da molti anni, soprattutto in ogni occasione di Campagna Elettorale. Pensandoci bene, se la politica avesse avuto a cuore le sorti del Meridione, la curvatura della famosa galleria che ostacola l’accelerazione dello sviluppo, sarebbe stata realizzata scavando con il cucchiaio ed i binari che impediscono di far correre il Meridione ad alta velocità sarebbero stati prodotti in pochi giorni da quel famoso Centro Siderurgico di Taranto di cui le sorti appaiono segnate. Ai nostri lettori vorrei fare una domanda: alla luce dei fatti e dei ritardi documentati, potremmo affermare che le riunioni ed i tavoli tecnici sino ad ora animati, sono stati un autentico fallimento perché non hanno fornito operatività reale a fronte dalle lucide analisi fornite? Inoltre, ad oggi, sapreste farmi sapere quanti treni hanno raggiunto la banchina del Porto di Gioia Tauro dopo l’inaugurazione del Gate Way? Non per essere eccessivamente pignolo, potremmo sapere con esattezza quanti treni sono partiti da Gioia Tauro grazie al Gateway? Infine, chissà MSC quanto è contenta nel dover registrare il reiterarsi di tali ritardi strutturali? A tal fine, vorrei far notare all’attuale classe politica che l’Armatore recentemente subentrato presso il Porto di Gioia Tauro, non lavora soltanto grazie allo scalo Calabrese. Quando tutto diverrà oneroso al punto tale da compromettere i profitti, cambiare rotta verso nuovi Porti, non sarà una tragedia, ma una semplice scelta praticabile in una settimana.

Oggi, la concorrenza portuale nel Mediterraneo non è più analoga a quella del 1995. I competitor di Gioia Tauro, sono più evoluti e soprattutto più celeri a recepire la domanda del mercato di riferimento. Basti pensare che il Porto di Tanger Med, situato anch’esso in una zona strategica, grazie all’istituzione di una sua zona  “franca”, oggi oltre ad essere il primo porto di transhipment nel Mediterraneo – dato confermato per il terzo anno consecutivo-, grazie all’istituzione della ZES sono presenti ben 600 imprese tra i quali Renault, Nissan e Adidas ed il valore prodotto complessivamente dagli insediamenti produttivi si traduce in circa 76.000 dipendenti e ben 4 miliardi di euro annui. La classe politica vuole dirci perché il Porto di Gioia Tauro, avviato nel 1995, dotato di gabbie salariali per i dipendenti grazie ad una concertazione sindacale messa in atto per rendere possibile lo start-up dello scalo Calabrese, sovrapposta alla velocità praticata dal Porto di Tanger Med, dove i lavori sono iniziati nel 2004 e la prima nave attraccava sulla banchina nel 2007, sono differenti?

Sempre dalle colonne di Calabria.Live, vorrei chiedere al Presidente Spirlì: quale cronoprogramma è stato deliberato al Tavolo Tecnico? Quando verrà reintegrato il componente mancante nel Comitato ZES? Quando chiederete a RFI di mettere nero su bianco se è disposta o meno ad intervenire sui binari e sul rifacimento delle gallerie senza continuare a tergiversare?

Per ottenere queste risposte bisogna attendere al 2900? Vi è poi un’ultima curiosità: sussiste forse qualche volontà finalizzata a mantenere la Calabria in un limbo di arretratezza, impedendo ogni tipo d’investimento?

Perché la durata dei procedimenti civili, espressi in giorni e suddivisi per ambiti processuali continua ad avere notevoli differenze in termini di durata?

Giustizia - grafico

Il grafico illustra come un processo civile svolto nel Meridione e un analogo procedimento svolto nel Centro Nord Italia ha una differenza del 63,3%. Tradotto: l’imprenditore del Centro-Nord avrà una Sentenza 406 giorni prima dell’imprenditore Meridionale che dovrà affrontare l’analogo problema nel Centro-Sud. Sulla scorta di tale realtà sorge una domanda: quale imprenditore, sarà disponibile ad investire al Sud? Lo Stato, avrà forse identica diffidenza ed evita investimenti pubblici? Anche per questa domanda, il dato è illustrato dal grafico che indica il calo della spesa pubblica per investimenti al Sud e Isole.

 

 

 

Calo spesa pubblica - graficoEssendo ridotta ogni forma d’investimento, risulta scontato per il Prodotto interno Lordo pro capite il crescente divario tra Nord e Sud, sia in termini di opportunità sia nella propensione a generare ulteriori interventi. Tutto ciò, sino al 1990, non alimentava tale proiezione. Come indicato dal grafico, sembrava esserci una ripresa economica avviata nel 1960 che vedeva un percorso di ripresa comune per le due componenti della penisola.

 

Pil pro capite Nord-Sud - grafico

 

L’espansione economica avviata grazia al Piano Marshall e le politiche d’intervento pubblico, seppur con una diversa organizzazione strutturale praticata per i diversi territori, faceva ben sperare ad una crescita economica complessiva dell’Italia presupponendo il superamento di quel divario Nord-Sud che ha sempre ha mantenuto viva la “Questione Meridionale” come processo irrisolto e generato dall’Unità d’Italia. A partire dalla metà degli anni ’90 del Secolo scorso, la forbice ha iniziato ad aprirsi ed oggi, il dato, non sembrerebbe essere afferente al segno positivo ma tutt’altro.

 

C’è da chiedersi perché si continua a perdere tempo quando la politica, pur disponendo di moltissimi dati, continua a “evitare” le opportunità di confronto ed a volte preferisce perdersi tra i colori delle varie fumate tese perpetuare l’occupazione del proprio scranno, utilizzando l’indicazione di candidature in una sorta di scacchiere nazionale per esercitare un potere paragonabile ad una guerra tra i poveri e contribuire, giorno dopo giorno, ad aumentare la quantità della discussione sfuggendo alla responsabilità dell’agire ed alla concretezza di avviare un processo di riordino legislativo e creare tutti i presupposti per pretendere che vi sia il raggiungimento di un’equità reale tra tutte le Regioni dell’Italia.

Siamo tutti Italiani e tutti, meritiamo analoghe cure, analoghe opportunità occupazionali, stessa durata dei processi, Scuole belle, arredate e dotate di sistemi informatici al passo con i tempi e politici pronti a comprendere la valenza del rispettivo mandato identificabile nel più nobile dei servizi alla propria Comunità e non l’esercizio del potere. Sia ben chiaro, il potere non va inteso come la possibilità di animare le copertine dei settimanali, oppure dall’essere al centro dei titoli dei giornali oppure frequentare salotti televisivi. Le priorità sono tante ed il tempo è poco. Oggi non vi è soltanto la necessità di avviare un processo di sviluppo, vi è anche un allarme demografico che andrà ad abbattersi principalmente sul Meridione ed in modo particolare nelle aree interne. Come illustrato nel grafico “la questione nazionale”, afferente alla dinamica demografica è un campanello d’allarme destinato a diventare assordante. Senza l’incremento occupazionale si amplifica tutto.

Questione nazionale - grafico

A tal fine, bisognerebbe invertire la rotta rispetto al passato affinché, le varie soluzioni proposte dalle fazioni politiche, non vengano interrotte di volta in volta in coincidenza con lo scadere della Legislatura oppure con la conclusione dell’esperienza di governo, ma trovino una continuità sino al raggiungimento dell’obiettivo. Continuando a praticare vecchi modelli, la politica sarà impegnata a promuovere nuove tesi per rendere accattivante la partecipazione dei rispettivi Elettori e il 2040 sarà sempre più vicino e con esso giungeranno una serie di problematiche da affrontare, riassunte nel grafico che riporta le dinamiche afferenti alla crescita dell’economia italiana. In tal caso, il Bilancio dello Stato non potrà coprire le voci di spesa da utilizzare per far fronte alle esigenze sociali sorte a causa del divario divenuto insostenibile. La dinamica che illustra quanto descritto si evince nel grafico la questione nazionale. Diciamolo ora a futura memoria: in assenza dei proventi ottenibili dalla ricaduta fiscale, ottenibile soltanto dall’incremento occupazionale e dal conseguente sviluppo, per far fronte alle spese correnti,  verranno ulteriormente tagliate le risorse destinate ai servizi, vi sarà un ennesimo allungamento dell’età lavorativa, per quanti avranno un lavoro e la marginalità sociale per quanti non avranno un lavoro sarà una conseguenza destinata a implementare i processi di desertificazione demografica ed economica per le aree meno sviluppate del Meridione. Con questo biglietto da visita, già stampato sui vari report e spero abbondantemente visionato dai Parlamentari, per il Meridione lo sviluppo, appare sin da oggi, una chimera.

A questo punto, visto che per la Calabria e per i Calabresi è impossibile poter pensare ad uno sviluppo economico, strutturato sulle potenzialità del Porto di Gioia Tauro e della Z.E.S., si smantelli immediatamente il Porto, il Gateway, tutti i capannoni vuoti presenti nell’area industriale, i binari che collegano la stazione di Rosarno con il Porto. Il Governo disponga l’abrogazione della Zes e si annulli la fiscalità agevolata ivi prevista, si chiuda l’Autorità portuale per ritornare alla coltivazione della terra, incrementando la produzione di qualità del bergamotto, dei mandarini e delle arance, facendo pagare un biglietto per quanti vorranno respirare la nostra aria, oppure per transitare lungo i sentieri presenti nei nostri parchi, per visitare le nostre Chiese, i nostri Borghi, oppure per gustare i sapori di questa terra o acquistare beni prodotti dalle mani consumate dei nostri artigiani. Il Sud, visti i ritardi documentati, non può essere sinonimo di sviluppo e crescita socio-economica su base industriale, dovrà continuare ad essere, per dono di Dio, terra da lavorare per produrre economia e lavoro, vivendo all’aria aperta con semplicità. Torneremo a studiare utilizzando i fiammiferi al posto delle calcolatrici e le macchine da scrivere al posto di potentissimi computer che non potremo permetterci. Faremo a meno della rete internet, perché per noi comunicare non è mai stato un limite. Per le comunicazioni più distanti torneremo a scrivere le lettere e se proprio vi farà piacere faremo a meno dell’orologio. Per i nostri avi bastava il sole per indicare l’inizio del giorno ed il buio per indicare l’ora del riposo. Non continuateci a prendere per i fondelli. Oggi, il più piccolo dei nostri giovani è un nativo digitale e ne sa molto più di voi. (fr)