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Medici di famiglia

I medici di FP Cgil Calabria: garantire anche gli altri servizi di medicina e prevenzione

I medici calabresi aderenti a Funzione Pubblica-Cgil lanciano l’allarme sul rischio di mancata assistenza nei servizi non emergenziali e di prevenzione. «Vanno garantiti i servizi attraverso la sanità territoriale – sostengono in una nota Francesco Masotti segretario FP Medici e Alessandra Baldari segretario FP-Cgil Calabria –. L’emergenza legata alla pandemia da Covid-19 sta facendo esplodere inefficienze e contraddizioni, nonché scelte di politica sanitaria, caratterizzate in larga parte da palese inadeguatezza e dalla mancata conoscenza dei problemi della sanità calabrese. È bene sgomberare subito il campo dalle polemiche: qui non stiamo discutendo l’ordinanza (n.82 del 29.10.2020) con cui il presidente ff della giunta regionale, Nino Spirlì, sospende le attività differibili ambulatoriali e di ricovero, tutt’altro: è un provvedimento che un merito lo ha ed è quello di evitare di intasare ulteriormente gli ospedali per tutte le prestazioni ambulatoriali che non rivestono carattere di urgenza».

«Ma se volessimo inquadrare la questione – affermano Masotti e la Baldari – in un contesto più generale – e noi crediamo che ciò vada fatto per affrontare il problema alla radice – è altrettanto evidente che se prima non si rende efficiente la risposta sul territorio alla domanda di salute che proviene dai cittadini, il provvedimento della Regione altro non è che uno specchietto per le allodole, intempestivo e che crea confusione, nonché ulteriori disagi ai cittadini. Il nocciolo della questione, difatti, non sta nell’inibire temporaneamente una parte dei servizi differibili (espediente che in una fase emergenziale potrebbe anche essere necessario), ma risiede nella necessità di garantire i servizi non emergenziali e di prevenzione attraverso la sanità territoriale laddove invece agli ospedali è riservato il compito di curare gli acuti. Peraltro, occorre dire che tutte le attività ospedaliere che in questa fase saranno rinviate, presto o tardi andranno recuperate con inevitabili ripercussioni sulla tempistica e sulla qualità delle prestazioni e un inesorabile allungamento delle liste di attesa. Non per ultimo, va detto che la chiusura degli ambulatori ospedalieri avrebbe come conseguenza quella di orientare i cittadini a rivolgersi alle strutture private, creando ancora una volta discriminazioni sulla base di censo e di reddito. C’è poi il rischio che patologie già trascurate e magari in lista d’attesa con visite programmate proprio in questi giorni, resteranno ancora una volta prive di una risposta terapeutica, con il rischio concreto di aggravarsi e complicarsi».

Quanto alla necessità di riorganizzare la rete regionale ospedaliera, come peraltro previsto dai DCA 91 e 104 di giugno e luglio scorsi, «servono tempi celeri, se non immediati, da parte dei soggetti attuatori, compatibili con la fase emergenziale di questi e dei prossimi giorni. Ritorniamo, dunque, su quello che andiamo dicendo da mesi, ben prima della pandemia: la richiesta di una regia unica per l’assistenza ospedaliera organizzata su base provinciale o di area vasta da parte delle tre Aziende ospedaliere e, per l’assistenza territoriale/distrettuale e la prevenzione, in capo alle Aziende sanitarie. Infatti, in un sistema complesso, come quello Sanitario, è fondamentale che funzioni in sinergia la filiera di comando e la tempestiva attuazione di quanto disposto e ciò , in tempi di pandemia, non è una facoltà, ma un imperativo, per il momento assolutamente disatteso». (rcz)

“È un passaggio fondamentale nel tentativo di mettere ordine in un comparto in cui manca del tutto una (ri)organizzazione delle cure primarie e c’è un deficit di programmazione che non possiamo ricondurre alla presenza del Covid. Semmai, possiamo affermare che la pandemia in atto ha accelerato un processo già presente ed ha reso più urgente e indifferibile

l’adozione di adeguate contromisure che in tempi di pandemia possono assumere anche carattere straordinario. In questi mesi di emergenza- concludono Masotti e Baldari–  è emerso in maniera evidente come le politiche di definanziamento e precarizzazione che il sistema sanitario calabrese ha subito negli anni hanno portato alla diminuzione del personale e a un indebolimento del sistema stesso che, messo difronte ad eventi fortemente stressanti, sta mostrando chiari segni di cedimento. Se non si interviene immediatamente sulla programmazione dei servizi, sulla organizzazione del lavoro e sui processi di gestione del personale con un piano straordinario di assunzioni, corriamo il rischio di lasciare la nostra sanità alla deriva in un momento di profonda fragilità del sistema sanitario ospedaliero e territoriale”.