Su Repubblica di oggi l’analisi sul futuro voto calabrese di Giuseppe Smorto

Molto acuta e puntuale, come al solito, l’analisi che il giornalista Giuseppe Smorto, già vicedirettore di Repubblica, offre oggi in una pagina del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. È’ una fotografia impietosa dell’incapacità della sinistra di fare sistema, di superare dissapori (e rancori), che suggerisce un titolo azzeccato: Calabria, storia di un disastro chiamato sinistra. Se leggessero questa pagina i vari responsabili della sinistra (a partire da Enrico Letta per finire agli amministratori locali) forse qualche riflessione se la dovrebbero imporre. Basti per tutti la dichiarazione di Giuseppe Falcomatà: «Ho saputo dai giornali sia la scelta che la rinuncia della Ventura». Ovvero, dialogo col territorio zero: è così che si pensa di “ricostruire” o di rifondare la sinistra progressista e riformista in Calabria?

Repubblica 5 luglio 2021

Giuseppe Smorto, reggino di nascita, è anche autore del fortunato libro A Sud del Sud (Zolfo editore) giunto già alla seconda edizione in un mese, dove racconta di una Calabria che è tutto l’opposto di quello che traspare dalle vicende politiche di questi giorni. Un libro on the road per raccontare le belle realtà della nostra terra, senza però trascurare criticità e problemi. (s) 

CALABRIA, LA DEMOCRAZIA È ATROFIZZATA
TAGLIO COL PASSATO E STOP COMPROMESSI

di ENZO CICONTE – I mafiosi votano, ormai lo sanno tutti. Soprattutto la ‘ndrangheta che ha dimostrato di saper indirizzare le preferenze in Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio, come i fatti dell’ultimo decennio hanno ampiamente dimostrato. E dunque bisogna scoraggiare in ogni modo questo voto nelle imminenti elezioni comunali di Milano. Bologna. Roma. Nessuno si può chiamare fuori. È un problema che riguarda tutti. Per evidenti ragioni la Calabria, di cui pochi s’occupano in tempi normali, acquista in questa tornata elettorale un significato particolare perché chi vincerà le elezioni gestirà i soldi, e sono davvero tanti!, in arrivo dall’Europa. Non è secondaria, dunque, la qualità degli eletti. Qui, più che altrove, la politica è tutto, decide tutto, persino le sorti individuali e la vita concreta delle persone, perché la spesa pubblica è stata la greppia usata per ingabbiare la società civile, ha sopito le spinte di cambiamento e ha governato con l’ausilio anche della corruzione processi sociali e carriere personali avendo costruito nel corso degli anni un sistema diffuso di illegalità e un blocco di interessi diffusi sociali, economici, politici che si frammischiavano con la ‘ndrangheta. È del tutto evidente che qui c’è un grande problema di classi dirigenti e di personale politico. Intendiamoci bene: la Calabria non è un’eccezione; i processi che si manifestano in questo territorio accadono, seppure diversamente, anche altrove. La crisi della classe dirigente è una crisi nazionale, come dimostra l’eccezionalità del governo Draghi, ed in Calabria è amplificata e complicata per la storia recente della regione. A maggior ragione è molto più determinante ed urgente la selezione delle classi dirigenti politiche stante la crisi permanente dei partiti e la deriva dei Cinque stelle.

Democrazia atrofizzata

Tutti i partiti da tempo non hanno una reale vita democratica. Il Pd è da anni commissariato a livello regionale e a livello provinciale (3 commissari provinciali su 5 province). Il partito che si dice democratico ha un processo in apparenza inarrestabile di verticalizzazione delle decisioni. Contano gli eletti, non gli iscritti; e gli eletti, si sa, tendono a perpetuare la loro permanenza dentro le istituzioni, e per fare ciò devono comprimere e mettere ai margini chi possa insidiarli o essere un possibile e temibile concorrente. Così facendo le migliori energie {donne e giovani, che ci sono e sono davvero tanti) non contano nulla e tendono a ritrarsi, a non impegnarsi in prima persona. Il rischio è che i candidati, in questo quadro, per affermarsi facciano ricorso al voto mafioso e al finanziamento mafioso, perché le campagne elettorali hanno un costo elevato. Cosa fare per impedire questa deriva o per arginarla? Si possono fare tante cose. L’onorevole Roberto Occhiuto, candidato presidente del centrodestra, propone che sia la Commissione antimafia a vagliare le candidature prima che i partiti formalizzino le scelte e non dopo aver compilate le liste, come vuole la legge. Capisco l’intento, e lo apprezzo, ma non mi convince perché si dà l’impressione che la scelta, invece che sul candidato presidente, ricada sulla Commissione antimafia che verrebbe a svolgere un ruolo improprio.

Le candidature devono essere proposte dai partiti o dai responsabili delle liste civiche e approvate in via definitiva dal candidato presidente che si assume per intero la responsabilità politica perché tutti i candidati si richiamano al suo nome. Non c’è una soluzione valida in assoluto.

Un impegno pubblico

Io credo, e lo vado ripetendo da mesi, che è molto utile, dal punto di vista morale e culturale, chiedere ai singoli candidati la sottoscrizione di un impegno pubblico e formale a non accettare i voti della ‘ndrangheta e a respingerli in caso fossero offerti. So bene che questa proposta non è risolutiva: la storia di Montante è lì a farci da monito. Eppure sono convinto che se tutti i candidati sottoscrivessero un simile impegno sarebbe un segnale potente per gli uomini della ‘ndrangheta che vivono anche di simboli e sono alla ricerca del consenso. Devono sentire che sono disprezzati. Vorrei che il mafioso avvertisse su di sé il fatto che la sua persona fa tanto schifo che il candidato a cui si appresta a dare i voti non li potrà accettare né chiedere pubblicamente. E gli elettori devono sapere di poter votare per una persona che, almeno a parole e pubblicamente, esprime una ripulsa verso i mafiosi e che non avrà alibi di sorta se tradirà questo impegno sottoscritto solennemente. Io faccio appello a tutti i candidati presidenti, nessuno escluso: fate sottoscrivere questa dichiarazione a tutti i candidati che vi sostengono. Non vi convince questa proposta? Fatene un’altra, si apra una discussione pubblica; ma bisogna sapere che occorrono azioni concrete, visibili. Tra queste io annovero il ricambio radicale della rappresentanza politica che tagli i ponti con il passato recente e chiuda con la pratica compromissoria dove non c’è stato un confine netto tra maggioranza e opposizione perché tutto accadeva in una terra di nessuno dove tutto si mischiava, si arrotolava in compromessi indicibili e indecenti che hanno bloccato il rinnovamento della Calabria e degli stessi partiti. (ec)

[courtesy Domanieditorialedomani.it]

REGIONE: DOPO IL RITIRO DELLA VENTURA,
SINISTRA IN GINOCCHIO CERCA UN LEADER

di SANTO STRATI – L’improvvisa, per quanto prevedibile, rinuncia di Maria Antonietta Ventura alla candidatura a Presidente della Regione Calabria ha inferto il colpo mortale a una strategia elettorale pasticciata quanto inesistente del centro-sinistra. La candidata “ideale (secondo quanto dichiarato appena una decina di giorni fa da Giuseppe Conte, Enrico Letta e Roberto Speranza) a malincuore ha deciso di fare un “passo di lato” per stroncare sul nascere maldicenze e insinuazioni dopo l’interdittiva antimafia che “avrebbe” colpito una delle società collegate al suo gruppo industriale. E la sinistra, in ginocchio, si è trovata improvvisamente con doppio problema: da un lato perde l’unica candidata trovata in piena confusione elettorale, senza consultare la base, e poco gradita dagli iscritti, dall’altro si trova di nuovo a fronteggiare una sinistra divisiva, lacerata e in pieno dissesto. E senza un/una leader.

Il “guaio” – diciamolo senza mezzi termini – lo ha combinato il segretario dem Letta il quale probabilmente si è fidato delle assicurazioni di Francesco Boccia (per pura combinazione conterraneo della Ventura, nata anche lei a Bisceglie) e ha preso per buone le sopravvalutazioni dei cinquestelle calabresi. Che presenti numericamente in Parlamento sono praticamente quasi “invisibili” in Calabria, con una forte perdita non solo di consenso ma anche di credibilità. Così Letta ha accettato senza neanche discutere un istante il “suggerimento dell’ex premier Conte e ha “benedetto” la scelta della Ventura, con il “consenso informato” di Roberto Speranza, ministro della Sanità, peraltro attualmente contestato in Calabria dai suoi compagni di Articolo 1.

La scelta della candidatura calata “a sorpresa” da Roma non è piaciuta a nessuno, soprattutto per il metodo non certo la la persona: apprezzata ex presidente regionale Unicef, una fama di top manager in grado di guidare con successo una piccola holding di costruzioni ferroviari che dà lavoro diretto e indiretto a quasi mille persone. E se in Calabria mancava la scintilla per appiccare il fuoco della contestazione a sinistra, Conte, Letta e Speranza sono stati abilissimi a gettare fuoco sulla benzina. Nessuna considerazione del territorio, nessuna consultazione con i parlamentari eletti in Calabria né con gli amministratori locali: del resto il Pd in Calabria è commissariato da tre anni. A Crotone alle ultime amministrative (vinte da una lista civica guidata da Vincenzo Voce appoggiata da Carlo Tansi) non sono riusciti nemmeno a presentare la lista. E le sezioni provinciali ideologicamente “devastate” con abbandoni continui da chi si è sentito quantomeno “superfluo”.

Quindi assenza di contatti col territorio e mancanza di leader su cui contare, mentre il centro-destra con la formula della ritrovata unitarietà intona già la marcia trionfale per una vittoria quasi a tavolino. Ma un leader del centro-sinistra in Calabria c’è: è lo storico Enzo Ciconte, una gran bella figura di area, non iscritto ma vicino ai dem, tanta cultura alle spalle e molti libri dedicati, con competenza e studi accurati, alla mafia e al malaffare. Il suo nome era stato “bruciato” alcune settimane fa, dopo che era circolato quasi timidamente a gennaio come una candidatura da tenere in considerazione. Un paio di articoli di giornale hanno provocato il patatrac: troppo presto era stata data per scontata la sua candidatura, quando il prof aveva semplicemente dato la sua disponibilità a mettersi a disposizione della Calabria, ove necessario. Dopo di che, con malagrazia e senza rispetto, non gli è stato detto nemmeno grazie.

Nicola Irto, con i suoi incontri e le sue missive a Letta, le sue crudeli (ma veritiere) denunce contro i feudi del partito, si è giocato quella che ai più era sembrata la candidatura più naturale, più che scontata: giovane, un bel serbatoio di voti personali (12.568 il 26 gennaio 2020, primo degli eletti), l’utile esperienza di Presidente del Consiglio regionale durante la presidenza Oliverio e da vicepresidente nell’attuale consiliatura. Tutto perfetto, salvo a considerare il mancato gradimento nelle alte sfere del partito a livello regionale. E oggi non si intravvedono altri personaggi – all’infuori di Ciconte – all’orizzonte del centro-sinistra. E lo spezzatino di tre/forse quattro candidati in lotta sotto la stessa ala progressista equivale a una sconfitta certificata.

Luigi De Magistris – sostenuto da Primavera della Calabria di cui è portavoce Anna Falcone – prosegue imperterrito la sua campagna, ma non riesce a schiodare più del 10-12% di consensi; Carlo Tansi – di cui l’altro ieri si è registrato l’endorsement per Conte – annaspa con consensi a una cifra (peraltro assai modesta, incapace di garantire almeno un seggio); il sindaco di Diamante, il sen. Ernesto Magorno, ha una candidatura di bandiera per Italia Viva (ma conta meno di Tansi in termini di voti) e infine c’è l’incognita CinqueStelle. In attesa di vedere come andrà a finire la telenovela Grillo-Conte, i pentastellati calabresi sono equamente divisi tra i due litiganti e ancora pensano a un proprio candidato, in rotta totale con il pd. Se l’obiettivo è la sconfitta sicura, sono tutti sulla buona strada.

Eppure, c’è da evidenziare che la vittoria del centro-destra non è così smaccata come obiettivamente può apparire: c’è la figura “unitaria” di Roberto Occhiuto, autorevole capogruppo di Forza Italia alla Camera e apprezzato esponente forzista, a coagulare le varie anime del centro-destra, ma si ritrova sul groppone l’imposizione di Salvini della vicepresidenza “garantita” (in caso di vittoria, ovviamente) per l’attuale facente funzioni Nino Spirlì, in quota Lega, che naturalmente si guarda bene di affrontare le urne. Simpatico e iperattivo, Spirlì, però, non piace a metà dei calabresi (e metà di questa metà vota a destra), quindi non è da escludere un effetto “rigetto” con astensione volontaria pur di non “garantire” di nuovo la vicepresidenza al leghista “scelto” (?) dalla Santelli a farle da vice. E, in più, si consideri che ogni giorno Giorgia Meloni e Matteo Salvini si danno da fare per fare due passi avanti e tre indietro con impopolari scelte sovraniste che non piacciono a gran parte degli elettori di centro. Già, perché non si deve dimenticare che la coalizione è di centro-destra e l’elettorato calabrese ha mostrato di prediligere più la prima parte, ovvero il centro.

E torniamo al prof. Ciconte: la sua figura piace molto alla sinistra calabrese (quella che non litiga) e potrebbe essere un asso vincente qualora si verificassero alcune condizioni: unico candidato del centro sinistra (con la riunione anche delle forze civiche) con l’obiettivo di fermare la destra (una candidatura di prestigio potrebbe attrarre molti elettori del centro delusi dalle chiassate antieuropeiste di Salvini e della Meloni), campagna elettorale basata sul coinvolgimento del territorio e non incentrata sul nome. Serve, in realtà, una cabina di regia, non un candidato, che possa condividere un progetto e le scelte degli obiettivi futuri. Ovviamente ci sono due incognite: De Magistris e la Falcone. Il primo potrebbe vedersi offrire un qualificato e importante incarico istituzionale in cambio del ritiro della sua candidatura, garantendo ovviamente l’appoggio al candidato/a unico/a del centro-sinistra. Per la Falcone “orfana” di De Magistris (qualora si verificasse l’ipotesi appena descritta) ci potrebbe essere una (meritata e competente) vicepresidenza. A questo punto si tornerebbe a giocare su un tavolo serio, con una sano antagonismo destra/sinistra e una scelta che ricadrebbe unicamente sugli elettori.

«La destra – ha detto il prof. Ciconte a Calabria.Live – non è imbattibile: c’è la possibilità di recuperare consensi e astensionisti delusi». Ma lei professore è disposto a rimettersi in gioco? – gli abbiamo chiesto. Il prof. Ciconte, con un sorriso, ha replicato: «A questa domanda posso rispondere solo se a farmela sarà Enrico Letta». (s)

Si ritira Maria Antonietta Ventura dopo le indagini su un’azienda collegata

Ritira la candidatura a presidente della Regione Calabria la top manager del gruppo Francesco Ventura Costruzioni Ferroviarie, Maria Antonietta Ventura, indicata dall’ex premier Giuseppe Conte e dal segretario dem Enrico Letta con il parere favorevole del ministro Roberto Speranza (Art.1). Un’interdittiva antimafia che ha colpito un’azienda collegata al suo gruppo ha suggerito un «passo di lato per evitare – ha detto la Ventura – che vicende, che – lo sottolineo con forza – non mi riguardano personalmente, possano dare adito a strumentalizzazioni che nulla avrebbero a che fare con il merito della campagna elettorale».

In un comunicato la manager esprime con amarezza e dolore la scelta di ritirarsi. «Avevo deciso di raccogliere l’invito a candidarmi a Presidente della Regione Calabria e condurre una battaglia fiera e leale, a viso aperto, con parole chiare e proposte concrete per ridare dignità alla Calabria e orgoglio ai calabresi». La Ventura ha voluto sottolineare la necessità di questa scelta: «Ho la responsabilità di tutelare le oltre 1.000 famiglie dei lavoratori diretti e indiretti relativi alle aziende del mio gruppo. L’impegno sociale e civico a tutela dei calabresi proseguirà, con ancora maggiore determinazione, nelle forme che da sempre porto avanti».

Secondo le prime notizie circolate ieri sera, un’azienda pugliese, collegata al Gruppo, e nella quale figurano le sorelle Marcella, Maria Antonietta e Alessandra Ventura e la madre Angela Raffaelle Perrone, ha ricevuto dal prefetto di Lecce un’interdittiva antimafia.

Un primo commento è venuto dal Presidnete di Italia Viva Ettore Rosato e dal sen. Ernesto Magorno candidato Presidente alla Regione Calabria: «Il ritiro della candidatura di Maria Antonietta Ventura dalla corsa alla presidenza della Regione Calabria – hanno dichiarato Rosato e Magorno – apre scenari nuovi e urgenti che meritano un’immediata reazione da parte delle forze riformiste e di cambiamento che vi sono nel centrosinistra regionale. È una scelta che rispettiamo e comprendiamo. Ora è il momento della responsabilità, del confronto e della ricerca di una soluzione che possa essere credibile agli occhi dei calabresi. Da tempo chiediamo al Pd un’attenzione alle vicende calabresi, ci stiamo spendendo sui territori a stretto contatto con le comunità e abbiamo percepito da subito la condizione di sbandamento del centrosinistra. Ora qualcosa è cambiato.
Ecco perché Italia Viva invita tutte le forze riformiste e democratiche che hanno a cuore le sorti della nostra regione a un ragionamento condiviso che punti a dare speranza alla Calabria, a mettere a disposizione le energie che essa esprime, a partire dalla rete dei Sindaci e degli amministratoti locali, autentici talenti di una terra che crede in se stessa, che riesce a fornire servizi e a tenere stretto il legame con le comunità. Crediamo sia arrivato il momento di una discussione franca e autentica tra tutte le forze che si ritrovano nel campo riformista e social democratico, per indicare ai calabresi una proposta politica coraggiosa e competitiva. Soprattutto vincente. Da tempo invochiamo un cambio di passo, la necessità che sulla Calabria non si giochino partite per curiosi equilibri nazionali, ma si lavori per un nuovo orizzonte per le elezioni regionali e soprattutto ora chiamiamo all’appello la Calabria migliore a ragionare insieme e a trovare una strada di emancipazione e innovazione per la nostra terra». (rp)

Carlo Tansi si schiera con Conte se farà una nuova formazione politica

Il candidato presidente alla regione Carlo Tansi, a capo della lista civica Tesoro di Calabria, ha annunciato che sarà al fianco dell’ex premier Giuseppe Conte (sconfessato da Beppe Grillo nel suo progetto politico), se dovesse dar vita a una nuova formazione politica.

«Il Prof. Giuseppe Conte, a mio avviso – dice Tansi –, per la sua alta competenza professionale, per il suo pragmatismo, per la sua capacità di mediazione e di essere risoluto nelle sostenere le scelte di governo e, non ultimo, per la sua integrità morale, può rappresentare un modello per una classe dirigente rinnovata e capace di dare voce ad una istanza politica di carattere civico, ma orientata verso un progetto di sviluppo socio–economico capace di utilizzare le risorse per la modernizzazione del Sistema Italia e soprattutto del Meridione.
Dal primo momento in cui si è affacciato alla vita politica nazionale, ho guardato a Giuseppe Conte con speranza e senza illusioni; ho sentito la sua passione civile, la sua visione politica, autenticamente vicina alle istanze del civismo costruttivo.
Mi sono sentito molto vicino a Lui, finanche oggi, a causa della sua inquietudine umana per la diversa impostazione organizzativa che ha tentato di dare al Movimento 5 Stelle; impostazione che lo accomuna, ancora di più, alla mia avventura civile e politica, che spero sia recepita e condivisa dagli aderenti e dai sostenitori di M5S.
Care calabresi e cari calabresi, non tutti i mali vengono per nuocere. Ho sofferto molto per la separazione politica da Luigi de Magistris, convinto però che il desiderio di riscatto per la nostra terra, sia comune e senza reticenza alcuna.
Abbiamo da sempre – e continueremo per sempre – cercato di mettere al primo posto della nostra agenda politica la Calabria e i calabresi, combattendo e contrastando quel sistema di potere trasversale che ha tutelato gli interessi di pochissimi in danno di un popolo. L’esperienza delle scorse elezioni è risultata straordinariamente rivoluzionaria rispetto alla reale volontà di cambiamento e coinvolgimento di 60.000 persone che, scegliendo la nostra proposta politica, hanno deciso di varcare il Rubicone e sfidare una oligarchia piena di mercenari al soldo del potere politico regionale. Consenso esponenzialmente consolidatosi con la netta affermazione di Enzo Voce eletto sindaco di Crotone con le liste di Tesoro Calabria. Pertanto non mi sono mai sentito né solo, né sconfitto, né instabile, per come vorrebbero descrivermi strumentalmente i miei avversari politici e personali.
Per queste ragioni, se Giuseppe Conte, dovesse decidere di costituire una nuova formazione politica, noi saremo al suo fianco e metteremo a disposizione tutto quello che abbiamo costruito con passione e sacrificio negli ultimi anni, nell’interesse esclusivo della Calabria». (rp)

L’ASSENZA DI LEADER LIMITA LO SVILUPPO
GIUSEPPE NUCERA: CALABRIA VOLTI PAGINA

di SANTO STRATI – Le prossime elezioni regionali in Calabria continuano a riservare colpi di scena senza soluzione di continuità. La lite pressoché irrisolvibile tra l’ex premier Giuseppe Conte e Beppe Grillo finirà per compromettere anche le contestatissime decisioni del partito democratico sulla candidatura di Maria Antonietta Ventura. E mentre il centro-destra, con saldamente al comando, in chiave unitaria, Roberto Occhiuto, gongola e pregusta una vittoria quasi a tavolino, c’è una Calabria che si domanda e si interroga se ci sarà una nuova coscienza politica anche se non dovesse cambiare l’attuale compagine di governo regionale. 

Calabria.Live sul tema elezioni e sviluppo possibile ha ascoltato Giuseppe Nucera, imprenditore del turismo con una fortissima passione politica.

– Mentre a destra si è consolidata una forte e coesa coalizione, a sinistra si brancola nel buio e i movimenti d’ispirazione civica come il suo “La Calabria che vogliamo” vivono un momento di inevitabile incertezza. Vuole tentare un’analisi politica e indicare il percorso ideale per la Calabria e i calabresi? Non crede sarebbe opportuno raccogliere le forze sane della regione disposte a impegnarsi per un rilancio della politica?

«In Calabria la politica è debole, o meglio, la classe politica calabrese è molto debole rispetto ai partiti nazionali e al quadro politico nazionale. Abbiamo una classe politica che è asservita alle logiche dei partiti nazionali, non abbiamo grandi leader. Il tempo dei leader calabresi che cavalcavano la scena politica e nazionale è finito da molto tempo. Tempi di Misasi, di Mancini, quando la Calabria contava, quando la Calabria aveva un ruolo ed in Calabria si facevano gli investimenti, si facevano le università, l’Università della Calabria, l‘Università di Reggio Calabria, che è nata prima di ogni altra università, l’Università Dante Alighieri. 

«Tutti ricordiamo l’onorevole Reale, il suo impegno culturale, ebbene, quella stagione politica è finita da tempo, e, infatti, oggi la Calabria patisce questa debolezza e di conseguenza anche i gruppi politici, le personalità politiche minori che rappresentano delle energie, delle forze sane, delle intelligenze, soffrono di un grande difetto, quella della mancanza di unione e di fare squadra. L’eccesso di individualismo non porta bene a nessuno. 

«Ci può essere una sintesi? Ci potrebbe, ma gli attori che cavalcano la scena politica calabrese, anche in vista delle prossime elezioni regionali, sono attori non credibili. Quindi bisogna lavorare per mettere in campo programmi, idee, proposte e poi chi guida questi programmi, chi si mette a capo di questi programmi, può essere la rappresentazione da sintesi.Il nostro movimento La Calabria che Vogliamo, si sforza in tal senso. Abbiamo sempre cercato il dialogo non guardando né la destra, né la sinistra ma guardando a quello che può essere interesse della nostra regione. La massima, che mi guida in Calabria, è quella di Mao Tse Tung che diceva: “A me non interessa il colore del gatto, se bianco nero o rosso. A me interessa che il gatto prenda il topo”. Lo stesso dico io. 

«A me interessa che sia una leadership capace di portare avanti gli obiettivi, i programmi, le questioni aperte della nostra regione, che sono tante e non c’è chi può fare una sintesi in questo momento».

– Il centro-destra ha mostrato di saper fare gioco di squadra, mettendo da parte rivalità, dissapori e gelosie…

«In Calabria, il centro-destra ha la capacità di raccogliere un po’ i vari gruppi di potere. Alcuni storicamente hanno una loro collocazione di destra, di centro-destra, altri sono come le mandrie, che fanno il passaggio dalla destra alla sinistra a seconda delle convenienze del gruppo di potere, di chi va al governo e quindi, siccome sono gruppi di potere, devono tutelare i loro interessi. Si spostano verso chi governa. Sono delle transumanze politiche umane. Questo è il fenomeno più deleterio, più negativo.

«Nell’unità del centro-destra, gioca il ruolo che hanno i tre leader nazionali, leader forti che hanno capacità di tenere uniti i loro gruppi e quindi attorno a questi tre leader si può creare una forza sana di uomini responsabili, così io li chiamo, che portino avanti le questioni calabresi. 

«Si era avviata bene la stagione di governo di Jole Santelli, che sicuramente avrebbe dato un segno di cambiamento, e noi de La Calabria che Vogliamo ci siamo avvicinati a lei, l’abbiamo sostenuta, in quanto, le nostre idee trovavano molte assonanze, tipo, in primis, la reputazione oppure il ruolo dei calabresi emigrati. Attraverso anche l’Associazione dei Calabresi nel Mondo, la Federazione dei calabresi nel mondo, due movimenti che davano una risposta diversa,  una lettura diversa di quelli che sono i bisogni della nostra regione. Unendo i calabresi residenti, uomini del fare, con i calabresi emigrati nei vari continenti, uomini del fare che hanno avuto successo nei luoghi dove sono andati ed hanno creato delle aziende importanti. E la reputazione ritorna di attualità come sempre perché una regione che non ha una buona reputazione non può porsi all’attenzione delle altre regioni, degli altri territori e anche nel rapporto con le comunità estere. 

«Per cui ci vuole un’autorevolezza che si ponga come difesa di questa regione e anche dimostrando con una sana comunicazione che in Calabria ci sono risorse, intelligenze, ci sono poli industriali che possono fare la differenza specie anche dopo il Covid, quando l’Europa guarda verso il Sud, verso il Mezzogiorno come piattaforma che si pone verso l’Africa, continente africano che sarà lo scenario mondiale e dei futuri decenni dello sviluppo dei consumi e delle produzioni. E non è un caso se la Cina ci ha messo le mani da tempo in silenzio e oggi alza la testa. E vediamo quello che sta succedendo nelle politiche economiche globali. Abbiamo le materie prime che ormai hanno schizzato i prezzi fuori da qualsiasi logica, prezzi triplicati, raddoppiati di materie prime gestite e che sono sotto controllo dei cinesi. Il mondo occidentale sta soffrendo tanto su quest’aspetto e quindi il ruolo del nostro Mezzogiorno, che è la piattaforma naturale dove la Germania, i Paesi del Nord Europa, della Francia, guardano al Sud con occhi diversi».

– Quindi, l’assenza di leader stravolge la campagna elettorale. Ma non sarà anche la mancanza di visione strategica, di programmi, di pianificazione?

«La Calabria, sonorità forti nello scenario politico nazionale, ne ha avuti nel passato. Basta ricordare l’ultimo quarantennio, le figure di Giacomo Mancini e Riccardo Misasi, che hanno fatto vivere alla Calabria una bellisima stagione di crescita, di infrastrutture, sul piano culturale, le università, le industrie, che poi sono anche fallite ma anche Gioia Tauro, il porto di Gioia Tauro. Doveva esserci un centro siderurgico e alla fine è diventato, con il Porto, il punto di riferimento per lo sviluppo industriale di tutto il Mezzogiorno e della Calabria, in particolare. 

«La Calabria è rappresentata in Parlamento, su cento parlamentari, con diciotto eletti nelle liste dei Cinque Stelle, gente che nessuno conosce e che non ha né arte e né parte e questo fa parte della non-politica per cui gli elettori non conoscono gli eletti e perdono interesse e qualsiasi pulsione politica che peraltro ha una bella tradizione nel popolo calabrese. Facile immaginare che l’aumento dell’astensionismo sia figlio di questa situazione. 

«Io francamente dopo la mia ultima esperienza riesco a fare un’analisi più profonda. Il movimento La Calabria che Vogliamo, è nato sulla base di un’esigenza, di un’analisi che è stata fatta in gruppi di discussione e nel mondo imprenditoriale dove abbiamo visto che c’era, e c’è, molta disattenzione verso le problematiche calabresi. Allora io, che venivo da un’esperienza politica di formulazione di base dal movimento studentesco, al Partito Socialista, dove già a 21 anni nel comitato centrale dei Giovani Socialisti a Roma, nel sindacato della grande Cgil e la mia attività di impresa, la mia eperienza anche di assessore a Reggio Calabria negli anni 90, quando con l’inchiesta Tangentopoli ci sono stati molti arresti ed io non ho avuto nemmeno un avviso di garanzia. 

«L’esperienza successiva all’interno di Confindustria dove ho svolto ruoli importanti a livello nazionale ma nel settore del turismo in particolare e poi conclusasi con le elezioni a presidente degli industriali reggini. Io ho deciso di dimettermi da Confindustria proprio perché volevo portare questa ventata nuova calabrese dove un gruppo di imprenditori, uomini del fare, espressione del territorio, si ponevano all’attenzione perché venisse data loro la possibilità di governare la Calabria che usciva da un’esperienza fortemente negativa di Oliverio e cosi via. 

«Uno degli obiettivi che già in Confindustria mi ero posto e ho messo poi a base del programma del mio movimento riguarda la fuga dei cervelli. dare la possibilità di nostri giovani che studiano e si formano fuori di poter tornare nella loro terra di origine. I soldi spesi, investiti diciamo, dai nonni, dai genitori dalle famiglie per farli studiare non possono e non devono servire a far arricchire le regioni del Nord o i Paesi stranieri che sono bravi a trattenere i nostri ragazzi, soprattutto le migliori capacità: bisogna offrire opportunità, occasione di crescita, occupazione sicura e non precariato a vita. I fondi del Por possono servire, ma serve un’azione energica e una pianificazione precisa proprio guardando al futuro dei nostri giovani.

«Quando ero a capo di Confindustria Reggio ho scritto ai Rettori delle principali Università per far conoscere ai giovani alcune opportunità che i programmi di finanziamento (Io resto al Sud, ndr) offrivano. L’obiettivo era di offrire agli “aspiranti imprenditori” il supporto necessario alla creazione di iniziative imprenditoriali nell’Area Metropolitana di Reggio Calabria attraverso la conoscenza del territorio e degli opportuni strumenti agevolativi e l’assistenza di uno sportello dedicato per la fase di analisi dei progetti, l’indicazione delle procedure necessarie per lo sviluppo del bando, le relazioni istituzionali in essere con gli enti partner quali, Camera di Commercio, ordini professionali, istituti di credito, oltre ovviamente il network degli associati a Confindustria sia a livello locale che nazionale ove necessario. E la risposta dei Rettori è stata immediata e positiva, dalla Luiss, dalla Sapienza, da tanti altri atenei italiani.

«Purtroppo, questo progetto sui giovani, come altri che il nostro Movimento stava portando avanti sul welfare e l’occupazione, non è stato recepito e quindi oggi come oggi possiamo dire che le stesse scelte che sono state fatte nel centro-destra con Occhiuto e Spirlì e poi anche nel centro-sinistra con la signora Ventura, sono frutto di analisi, di calcoli, di mediazione fra le forze politiche ed i gruppi che gestiscono la politica a livello regionale. 

«Sono teleguidati da Roma, qui in Calabria non abbiamo dei dirigenti politici che si alzano e prendono la parola e dettano la linea a Roma o quanto meno si fanno ascoltare. Sono tutti lì, dietro la porta del padrino, a prendere ordini e portarli qui in Calabria. A volte, nemmeno vengono consultati, Roma decide senza chiamarli e senza chiedere il loro parere. Quindi c’è la possibilità di rigenerare la politica calabrese in questo contesto? In questo  momento storico, io non la vedo anche perché c’è molta sfiducia, non ci sono elementi che possono dire “percorriamo un’altra strada”. Io sono disposto e l’ho detto anche privatamente, ma lo affermo oggi pubblicamente, ad aggregare, ad essere partecipe, ad un’aggregazione di forze eterogenee, di forze nuove, di personalità diverse che non hanno un interesse di potere ma che sono animati dalla volontà del cambiamento. Ci sono tanti soggetti che si agitano però non riescono a fare sintesi o avvicinarsi e dialogare perché ognuno si sente portatore del vento della verità e quindi non accetta di misurarsi, di confrontarsi e di fare un passo indietro se necessario. Io, questo problema non ce l’ho e sono disposto a sedermi attorno al tavolo con chiunque voglia ricambiare anche al di fuori degli schemi tradizionali dei partiti. 

«Ci sarà questo? Non credo, anche perché chi pensa di fare cambiamento con De Magistris, credo sia gente di parte, è gente che ha preconcetti di partito. 

«De Magistris non rappresenta nulla di nuovo in Calabria, da magistrato ha creato solo scandalismo e nessuno delle sue inchieste è stata poi confermata da gli alti gradi di giudizio della magistratura, tant’è che poi è finita che lui non è più magistrato. L’esperienza di sindaco di Napoli, parlando con i napoletani, si evidenzia il fallimento di questi dieci anni. Napoli non è cambiata in meglio e allora perché viene in Calabria, si propone in Calabria? Perché finisce questa sua esperienza, alla ricerca di un posto al sole, un posto che consenta di vivere e sopravvivere economicamente.

– E di Tansi e del suo movimento cosa pensa? 

«Tansi ha cavalcato il solito cliché dello scandalismo, becero, senza alcuna proposta seria di programmazione. Si è esaurita quella fase, per cui  l’opinione pubblica ha capito che pur facendo parte dell’establishment burocratico calabrese prima a Cosenza e poi alla Regione, non può essere una risposta ai problemi che la Calabria ha. In più il suo forte egocentrismo o narcisismo lo limita sul piano delle alleanze, tant’è che è naufragata la proposta di fare il tandem con De Magistris.

«Ci sono scenari nuovi, ci sono personalità forti calabresi (per esempio Misiti) ma non sono stati presi in considerazione neanche dal centro-destra. Quindi vedo un orizzonte negativo, un orizzonte oscuro, niente di nuovo all’orizzonte, si potrebbe dire». (s)

Regionali, il centrodestra in Calabria presenta ufficialmente Occhiuto come candidato

Con la presentazione ufficiale, a Lamezia Terme, di Roberto Occhiuto come candidato alla presidenza della Regione Calabria, è iniziata la campagna elettorale del centrodestra. La sua candidatura è in ticket con Nino Spirlì, presidente f.f. della Regione Calabria, cui– in caso di vittoria – andrebbe la vicepresidenza della Regione, secondo gli accordi della coalizione.

Sono intervenuti, alla convention, il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, il leader della Lega, Matteo Salvini, in collegamento video la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni e il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi. Presenti, anche, Lucia RonzulliAntonio De Poli (Udc), il senatore di Forza ItaliaMarco Siclari, la deputata di Fratelli d’Italia, Wanda Ferro, la consigliera regionale di Forza ItaliaMaria Tripodi, il consigliere regionale Antonio De Caprio, l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo, il sindaco di Vibo Valentia, Maria Limardo, la consigliera regionale della Lega, Tilde Minasi, il consigliere regionale Domenico Giannetta, la senatrice Fulvia Michela Caligiuri, il senatore Giuseppe Mangialavori, il coordinatore regionale di Cambiamo la Calabria, Francesco BevilacquaGiovanni Toti di Coraggio Italia (in collegamento telematico), Maurizio Lupi per Noi con l’Italia e Vittorio Sgarbi per Rinascimento.

L’incontro si è aperto con un momento di silenzio dedicato a Jole Santelli, presidente della Regione Calabria scomparsa prematuramente lo scorso ottobre, a cui è seguito un lungo applauso da parte della platea.

«Il nostro Roberto Occhiuto non è secondo a nessuno – ha detto il leader di Forza Italia –. Lo conoscete tutti, è un ottimo imprenditore, un amministratore di grande esperienza, è stato per molti anni vice presidente vicario del gruppo dei deputati di Forza Italia e oggi è il nostro bravissimo capogruppo. Ha un ruolo decisivo e delicato, un ruolo ambitissimo che gli garantirebbe due anni di grande protagonismo e visibilità. Solo un uomo, con un grande amore per la sua terra e per la sua gente, come ha lui poteva immaginare di lasciarlo per gettarsi in questa sfida. Sono certo che vincerà le elezioni, ma poi non sarà una passeggiata: avrà molto, molto da lavorare».Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone e spazio al chiuso

Antonio Tajani ha sottolineato come «Roberto Occhiuto continuerà il lavoro iniziato da Jole Santelli. È un uomo di grande esperienza, conosce e ama la Calabria e con i collegamenti che ha a Roma la Regione farà un salto di qualità. Infrastrutture, anche digitali, turismo e lavoro, così vogliamo aiutare i calabresi».

« Abbiamo scelto un candidato i grande autorevolezza ed esperienza quale Roberto Occhiuto, che ama la sua terra» ha dichiarato Giorgia Meloni, sottolineando che «con Fratelli d’Italia lavoriamo per portare avanti il lavoro fatto in questi mesi, portando avanti i principi di legalità, di buona amministrazione, di valorizzazione delle risorse della Calabria e dei suoi giovani, abbiamo lavorato per continuare a liberare questa terra straordinaria tanto dalla criminalità organizzata tanto dalla politica che vuole garantire solo una paghetta di Stato che li faccia dipendere dalla politica. Vogliamo calabresi e italiani che non dipendono dalla politica ma dal loro lavoro e dalle loro capacità».

Salvini, invece, ha sottolineato come il centrodestra abbia «fatto sintesi, Occhiuto e Spirlì: è una squadra, la Calabria non bisogno di un uomo o una donna al comando, ha bisogno di una squadra».

Occhiuto, dopo aver ringraziato «Silvio e tutti coloro che mi hanno aiutato – ha detto – anche in questi mesi nel ruolo di capogruppo e ora mi hanno aiutato in questa candidatura. Un ringraziamento speciale a Spirlì che ha governato la Regione in questi mesi difficili», ha parlato di diversi temi, primo fra tutti la sanità.

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«Vogliamo che la sanità sia risanata e che ci siano inviate persone esperte che assicurino ai calabresi la possibilità di essere curati allo stesso modo degli altri cittadini» ha detto Occhiuto, sottolineando che «l’errore più grave è stato non investire i soldi risparmiati sul territorio. Bisogna azzerare il debito e renderlo sostenibile per pagarlo in 30 anni».

Spazio, anche, a un tema cruciale in Calabria: la partenza dei giovani: «Dobbiamo governare una regione fatta di tante risorse, voglio vedere i giovani rimanere in Calabria. Dobbiamo batterci per dimostrare che la Calabria è capace. Non lasciatemi solo, io ce la metterò tutta» ha detto ancora Occhiuto, ribadendo che non bisogna dimostrare solo che la Calabria «è capace», ma anche che «esiste una Calabria onesta e pulita, che non merita di essere considerata una regione senza speranza. La Calabria non è ingovernabile come si dice. Questa è la sfida più entusiasmante per chi è nato qui».

«Il centrodestra vincerà – ha detto Spirlì – perché i calabresi sono con noi. Abbiamo attraversato uno dei momenti più drammatici dell’umanità e stiamo uscendo fuori. Con Occhiuto sono tante le cose che abbiamo messo sul piatto per lo sviluppo della Calabria. Non può esserci risultato diverso della vittoria del centrodestra».

«Sono fermamente convinto che la nostra Regione ha bisogno di una guida capace, competente, autorevole, e questo è il cammino che abbiamo iniziato insieme a tutti i partiti della colazione sostenendo un candidato di alto profilo e grande competenza e capacità politica: Roberto Occhiuto» ha scritto su Facebook il senatore Siclari.

«La Calabria c’è e vuole entrare da protagonista nello scenario politico nazionale con una classe dirigente, formata da uomini e donne competenti, al completo servizio della popolazione. La politica intesa come missione e pragmatismo» ha dichiarato il consigliere regionale De Caprio, sottolineando che «il centrodestra è compatto».

«Forza Italia ha dimostrato, ancora una volta – ha concluso – che con l’unità di intenti si riesce a trasformare la straordinarietà in normalità. La nostra proposta di governo – ha continuato il capogruppo di FI in Consiglio regionale – rimane quella di puntare alla rinascita e allo sviluppo di una Terra bellissima che con l’autorevolezza dell’Onorevole Occhiuto riacquisterà la dignità che merita».

A sottolineare l’inizio della campagna elettorale del centrodestra con la designazione di Occhiuto, è stato Roberto Ieraci, Responsabile Area Jonica Cambiamo l’Italia con Toti, evidenziando la necessità di «guardare al programma che ci vedrà sicuri protagonisti nei prossimi cinque anni alla guida di questa splendida Terra».

«La Calabria e la Provincia di Reggio Calabria, in particolare, necessitano – ha aggiunto Ieraci – di un esecutivo autorevole che possa dare certezza e prospettive future ad un territorio dalle enormi potenzialità, spesso dimenticato dalle istituzioni. Noi di Cambiamo saremo degli alleati attenti affinché ciò avvenga, con un progetto politico, il più aperto e condivisibile possibile, che guardi con attenzione, soprattutto, ai delusi della politica ed ai giovani, la classe del domani».

Dopo aver ribadito la necessità di una «nuova primavera» per la Calabria, Ieraci ha rivolto un appello a Occhiuto «da cittadino della Locride, è ridare voce ai territori che si sentono abbandonati dalla politica e non hanno più fiducia in essa. Dato emblematico è il sempre più forte astensionismo alle urne che dimostra il disinteresse e la disaffezione dei cittadini che non credono più nei partiti e nella politica. Drammatica la situazione in cui versa la sanità nella Locride: in un territorio già martoriato dalla piaga della disoccupazione, soprattutto, quella giovanile e dalla mancanza di infrastrutture e mezzi di collegamento adeguati, la questione sanità rappresenta un capitolo sul quale non ci si può lavare le mani».

«I cittadini della Locride – ha concluso Ieraci – non possono essere sempre considerati cittadini periferici o di serie B, soprattutto, su un diritto sacrosanto come quello alla salute. Auspico che le prossime elezioni, rappresentino un forte e vero segnale di ‘cambiamento’ dove ognuno di noi dovrà avere la forza ed il coraggio di fare una scelta importante e ponderata per il bene della nostra terra ed il domani dei nostri figli».

«Come Udc – ha sottolineato De Poli – daremo il nostro contributo, forti del nostro radicamento nel territorio. L’imperativo è dare risposte ai cittadini, alle famiglie e alle imprese. Le priorità più importante di tutte, oggi più che mai, sono garantire il lavoro e restituire, al tempo stesso, la sanità ai cittadini calabresi».

Per l’ex senatore Bevilacqua, Occhiuto «rappresenta un profilo istituzionale di alto spessore, la persona giusta per rilanciare le sorti di una terra da tempo costretta a subire sottosviluppo e involuzione».

Bevilacqua, che ha parlato anche a nome del leader nazionale di “Cambiamo” Giovanni Toti, assente dal collegamento in remoto per improvvisi disguidi tecnici anche legati all’orario dell’iniziativa, ha insistito molto sull’idea che la «fiducia della gente va conquistata sul campo» attraverso «uomini di valore e competenti».

Un governo regionale che a detta di Bevilacqua dovrà ragionare in termini di sviluppo condiviso.

«La crescita della Calabria, come del resto quella del meridione d’Italia – ha evidenziato – non deve e non può avvenire in contrapposizione al resto del Paese perché deve trattarsi di “un ‘operazione” concordata nell’ambito della pianificazione dello sviluppo nazionale senza distinzioni fra Nord, Centro e Sud».

«Roberto Occhiuto ha tutta la mia stima e fiducia. È un politico concreto, equilibrato, capace, umano ed onesto. Sotto la sua guida, la Calabria affronterà al meglio la sfida della ripresa dopo il Covid. In bocca al lupo a Roberto, che non ha mai mollato, che in parlamento ha sempre difeso il diritto dei calabresi di vivere nella propria terra in libertà e serenità.
Io sono al suo fianco» ha scritto su Facebook il sindaco di San Giovanni in Fiore, Rosaria Succurro.
«Bentornato onorevole Roberto Occhiuto in Calabria, da calabrese e per i calabresi. Chiarezza, competenza, professionalità, servizio e amore per la propria terra: che siano questi i requisiti necessari per gli esponenti che concorrono a candidarsi  alle prossime elezioni regionali» ha dichiarato la consigliera comunale Raffaella Sestito.
«Un augurio sincero, quindi – ha concluso – al candidato presidente del centrodestra Roberto Occhiuto, un uomo chiamato a unire i calabresi, ad accorciare le distanze tra i centri abitati, ad andare oltre le “piccinerie” localistiche, a trattenere i giovani, a porre in essere politiche sociali capaci di generare speranza, non lasciando nessuno indietro». (rcz)

Elezioni regionali, appello di Art. 1: Fermiamoci tutti

Il coordinamento di Art. 1 in Calabria lancia attraverso Pino Greco e Ivan Marra un invito alla riflessione a proposito delle prossime elezioni regionali: «Fermiamoci – affermano in una nota –, questo è il nostro accorato appello. Riportiamo anche in Calabria la festa della Democrazia, ritroviamo la via del confronto e delle scelte condivise.

Il nostro candidato alla Presidenza della Regione Calabria deve essere il garante di una vera unità, basta ascoltare i territori per rendersi conto che la soluzione è a portata di mano.

L’avvio di una campagna elettorale dovrebbe essere il momento più appassionante, coinvolgente, entusiasmante per tutte le donne e gli uomini che si preparano a dare un Governo al proprio territorio.

I gruppi dirigenti poi, dovrebbero essere il punto di riferimento per dare voce e organizzare quella che, fino a poco tempo fa, si chiamava mobilitazione popolare intorno ad una scelta discussa e condivisa a cui assegnare, con quel segno sulla scheda, l’onore e l’onere di rappresentare una comunità.

A quanto pare questo non è valido per la Calabria considerata ormai  “periferia dell’impero”.

Ancora una volta le decisioni vengono prese da gruppi ristretti fuori dalla Calabria e imposte ai calabresi.

Democrazia sospesa, nessun confronto, nessuna informativa, solo calcoli su un pallottoliere che non comprende gli interessi della nostra comunità.

Noi dunque non possiamo accettare una scelta, come quella della Dott.ssa Antonietta Ventura, calata dall’alto con un metodo assolutamente antidemocratico.

Abbiamo letto dalle agenzie di stampa la nota dei Segretari Nazionali del PD, 5Stelle e ArticoloUno,  con cui si annunciava la designazione con la motivazione che si tratta di una scelta unitaria.

Ma unitaria di chi? A quale tavolo è stata decisa? Con chi ci si è confrontato?

Ancora una volta i calabresi stanno sperimentando sulla propria pelle l’insolito vuoto di democrazia in una terra considerata sovranità limitata e sottoposta a una sorta di protettorato romano.

Chi sta compiendo queste scelte non si rende conto che diventa responsabile della distruzione di un patrimonio costruito con anni di lotte sacrifici e vittorie.

Non ci si rende conto che si sta consegnando la Calabria ad una destra pericolosa dove accanto al perbenismo di facciata, il presidente f.f. si permette di osannare Mussolini e il tragico ventennio.

Ci si fermi finché si è in tempo.

Si lavori per creare le condizioni di un leale confronto, ad una vera unità delle forze di Sinistra, del Centrosinistra, le Associazioni, i Movimenti, il Mondo Cattolico, quelle soggettività politiche che vengono inspiegabilmente escluse da ogni discussione e contributo.

Non siamo d’accordo con l’investitura della Dott.ssa Ventura perché abbiamo bisogno di un progetto inclusivo, che coinvolga le varie eterogenee aree della nostra meravigliosa e difficile terra.

Abbiamo bisogno che i calabresi vedano la via per superare i tanti problemi che quotidianamente vivono.

In questo senso che la rappresentanza diventa fondamentale e non può essere imposta da logiche commissariali. Evidentemente non è servita la dura lezione del Gennaio 2020.

I conquistatori spagnoli quando arrivarono nel Nuovo Mondo regalavano perline colorate per comprare un popolo, oggi se qualcuno pensa che invece delle perline i calabresi si lascino ingannare dalle caramelle avvelenate ha sbagliato calcoli». (rp)

 

PRIME PROIEZIONI: LA SINISTRA VA A PICCO
CENTRO-DESTRA PERDE 7 PUNTI, E DEMA…

di SANTO STRATI – Il malumore del popolo della sinistra continua a crescere sulla scelta di Maria Antonietta Ventura a candidata del pd-5 Stelle: ovviamente non è in discussione la figura della top manager (già presidente di Unicef Calabria) bensì si contesta il metodo adottato a Roma per designare la candidatura. Da ultimo c’è la protesta di un cospicuo gruppo di sindaci a partire dal sen. Ernesto Magorno (che si candida per Italia Viva a presidente della Regione) per finire alla Città Metropolitana di Reggio dove sei primi cittadini di area pd hanno contestato la scelta romana: Caterina Belcastro (Caulonia) presidente dell’assemblea dei comuni della Locride, Giuseppe Campisi (Ardore) presidente del comitato dei sindaci della Locride, Giuseppe Alfarano (Camini), Vincenzo Valenti (Bivongi), Daniela Arfuso (Cardeto) e Domenico Penna (Roccaforte del Greco), coralmente, hanno parlato dell’«ennesimo errore politico nel metodo e nel merito» con un preciso attacco alla dirigenza regionale dem «sono tutti senza coraggio e incuranti degli interessi dei cittadini calabresi e del partito».

Diversa la situazione nel campo avversario dove oggi, alle 11 a Lamezia Terme, Matteo Salvini e Antonio Tajani (di persona) e Giorgia Meloni (in telecollegamento) “coroneranno” ufficialmente la candidatura di Roberto Occhiuto, alla presenza di Licia Ronzulli in rappresentanza dei Berlusconi, e di tutti i parlamentari calabresi, sindaci e amministratori dei partiti della coalizione di centro-destra.  La quale si presenta con un candidato unitario, premessa di una vittoria pressoché scontata.

Ma è possibile, a tre mesi dalle elezioni (data probabile domenica 10 ottobre) tracciare uno scenario di cosa succederà alle urne? Calabria.Live, in esclusiva, ha commissionato e propone i risultati di uno studio basato esclusivamente sui flussi (non sulle intenzioni di voto), simile a quello presentato in occasione delle elezioni al Comune di Reggio (ampiamente confermato dai risultati). È ancora presto, lo scenario, soprattutto a sinistra, è ancora da definire, ma come prime indicazioni lo studio di Calabria.Live permette di farsi un’idea abbastanza chiara delle tendenze dei prossimi esiti elettorali.

Il centrodestra, pur perdendo circa 7 punti rispetto al gennaio 2020, manterrebbe comunque un consistente vantaggio di 17 punti sull’alleanza PD-Cinquestelle che, a sua volta, prenderebbe meno voti di quanto i due partiti abbiano preso in autonomia nelle ultime regionali. Exploit di De Magistris che con un potenziale 12-14 %, sfonderebbe nettamente lo sbarramento ed entrerebbe in Consiglio regionale. Probabile delusione per le liste di Tansi, che arretrerebbero di due punti a tutto beneficio di DeMa, e per quelle di Magorno di Italia Viva che raccoglierebbe un insignificante 1%.

Lo studio sui flussi elettorali in vista delle Regionali di ottobre non è assolutamente un sondaggio e non tiene conto della popolarità e del consenso dei candidati presidente, ma viene condotto con modelli matematici sui risultati storici e sull’andamento dei sondaggi sui partiti nazionali.

Si tratta della stessa modalità di indagine – proposta lo scorso fine agosto – che ha anticipato, con sorprendente precisione, i risultati elettorali delle ultime Comunali di Reggio Calabria. Dati da prendere, ovviamente, con le classiche pinze per via del notevole tempo che ancora ci separa dalle urne (più di tre mesi) e da sempre possibili novità negli schieramenti. Sono quindi da considerare come indicatori di tendenze, sia pure consolidate dai numeri, che potrebbero anche registrare cambiamenti da qui al prossimo ottobre.

La sintesi dello studio

Centrodestra 48-52%

Il centrodestra, capeggiato da Roberto Occhiuto di Forza Italia in ticket con il leghista Nino Spirlì, si attesterebbe in una forbice tra il 48 e il 52%, punto medio di caduta 50%, circa 7 punti in meno rispetto a quanto conseguito dalle liste della Santelli nel 2020 (57,13%), ma comunque sempre più che sufficiente per una larga vittoria.

Nel dettaglio, il primo partito della coalizione si confermerebbe Forza Italia, grazie all’effetto traino del candidato presidente Occhiuto, con una forbice tra l’11 e il 13%, seguito da Fratelli d’Italia tra il 10 e l’11 che, a sua volta scavalcherebbe, una Lega in forti difficoltà valutata tra il 6 e l’8% (4-5 punti in meno rispetto al 2020). La lista del Presidente potrebbe toccare il 7%, mentre l’Udc confermerebbe il 6%, così come la lista Casa delle Libertà, sia pure in lieve flessione. Esordio non esaltante per Coraggio Italia che non andrebbe oltre 1,5%, anche se potrebbe conseguire un risultato più alto grazie a robuste candidature.

PD/Cinquestelle/Leu  32-34%

L’alleanza guidata dall’imprenditrice Maria Antonietta Ventura si attesterebbe tra il 32 e il 34%, 3-4 punti in più di quanto raccolto da Pippo Callipo. Ma l’analisi – che registra una fuga di consensi dei dissidenti Cinquestelle verso De Magistris – porta alla conclusione che tale percentuale è inferiore a quella raccolta in autonomia da PD e Cinquestelle nell’ultima tornata elettorale.

Nel dettaglio, il PD si confermerebbe primo partito in Calabria con il 13-14%, i Cinquestelle attestati tra il 5 e il 6, una lista Leu e Socialisti potrebbe toccare il 2%, la lista Ventura Presidente il 7, Democratici e Progressisti il 5.

DeMa/ Primavera della Calabria

Le liste di Luigi De Magistris, trainate dalla popolarità televisiva del sindaco di Napoli, potrebbero essere la sorpresa delle elezioni regionali di ottobre. Il potenziale è tra il 12 e il 14%, portato anche dai dissidenti dei Cinquestelle, da Sinistra Italiana che svuoterebbe Leu, dal movimento Primavera della Calabria di Anna Falcone.

Tesoro Calabria-Tansi

La perdita di candidati e l’occupazione dell’area del dissenso da parte di De Magistris porterebbe ad un ridimensionamento delle liste di Tesoro Calabria e Tansi che furono la sorpresa nelle ultime regionali. Per le liste dell’ex capo della Prociv, la stima è tra il 3 e il 4%.

Italia Viva

La lista di Italia Viva, guidata dal senatore Ernesto Magorno, non andrebbe oltre l’1%, sia in considerazione dei sondaggi nazionali che danno il movimento di Matteo Renzi poco oltre il 2%, ma anche per il fatto che IV ha accusato tutta una serie di defezioni sul territorio calabrese.

Fin qui le proiezioni basate sui flussi di voto delle precedenti consultazioni regionali. La sensazione è che, salvo interventi improvvisi (e salutari) la sinistra consegna il governo regionale nuovamente al centro-destra. L’ipotesi di fantapolitica di una ritrovata (?) e inaspettata unità delle varie forze progressiste e riformiste per un’intesa su Anna Falcone Presidente con un ticket di vicepresidenza assegnata a De Magistris ha fatto inorridire il cosiddetto “popolo della sinistra”, ma a conti fatti (Francesco Boccia aveva fatto un pensierino su De Magistris) non ci sono alternative.

La figura dell’attuale candidata della coalizione pd-5 Stelle Maria Antonietta Ventura è politicamente scialba se non del tutto opaca e non dovrebbe stupire un’eventuale rinuncia da parte sua nel giro di una decina di giorni, non appena avrà verificato il vuoto di consensi che si andrebbe a formare intorno al suo nome. La via d’uscita è puntare su un candidato di rottura che non può essere De Magistris (sarebbe uno smacco per il pd ortodosso) ma allo stesso sindaco di Napoli che sta mietendo consensi in crescita (comunque insufficienti a garantire il risultato) occorre offrire una via d’uscita onorevole: o la vicepresidenza della Regione o un importante ruolo politico “compensativo”. In quest’ultimo caso, il probabile ritiro di De Magistris aprirebbe a una vicepresidenza “partitica” di peso: chi meglio di Nicola Irto?, che – ricordiamolo – porta in dote 12mila e passa voti personali. Difficilmente l’ex presidente del Consiglio regionale – in uno scenario del genere – potrebbe continuare a voler restare fuori (ha comunque garantito tutto l’appoggio al candidato scelto da Roma).

Rimarrebbe il nodo della presidenza: l’idea del “sindaco” della Regione avanzata dal sen. Magorno è suggestiva e apprezzabile, ma i pd non convergerebbero mai sull’attuale sindaco di Diamante. Il prof. Enzo Ciconte che ha sparato a zero contro Enrico Letta e Giuseppe Conte in un’intervista sul quotidiano Domani è fuori dai giochi. E non ci sono all’orizzonte personalità di partito in grado di coagulare le forse di sinistra in un’armata (variegata) in grado di far preoccupare la coalizione di centro-destra.

In questa ipotesi (del IV tipo, irrealizzabile con l’attuale dirigenza), però, i numeri di una sinistra “unita contro il bis del centro destra” sarebbero molto vicini a quelli della coalizione guidata da Roberto Occhiuto e un tale (pressoché impossibile) raggruppamento potrebbe stimolare al voto migliaia di astensionisti delusi. E allora? Mentre si aspettano colpi di scena che non mancheranno, qualche nostalgico della sinistra che fu guarda con malinconia al progetto di fantapolitica Falcone/De Magistris-Irto e pensa come sarebbe bello che, una volta tanto, sulle discordie, i dissapori e gli odi personali prevalesse il buon senso e la ragionevolezza. Per il bene della Calabria e dei calabresi. (s)

 

 

 

 

 

 

A Lamezia Salvini, la Meloni e Tajani aprono la campagna elettorale di Roberto Occhiuto

Martedì mattina (22 giugno) alle 11 all’Hotel T di Feroleto Antico (Lamezia Terme) la coalizione di centro destra con la presenza  di Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani apre ufficialmente la campagna elettorale del candidato unitario a presidente della Regione Roberto Occhiuto. Prende parte in collegamento streaming Licia Ronzulli responsabile azzurra per i rapporti con gli alleati della coalizione, oltre a esponenti delle altre formazioni politiche del centrodestra Udc, Noi con l’Italia e Coraggio Italia. Presenti anche i parlamentari calabresi della coalizione.

Il sen. Marco Siclari nell’annunciare l’incontro ha detto: «Sin dal primo momento, da parlamentare e uomo di partito, ho sostenuto il nome di Roberto Occhiuto, validissimo calabrese con importante esperienza politica regionale e nazionale. Proprio per questo, sono certo che, con Roberto Presidente, la Calabria potrà realizzare parte dei suoi progetti e dei suoi sogni».  (rp)