PRIMARIE: GRILLINI NEL CAOS, PD CONFUSO
E NESSUNO PENSA AL VOTO DEI FUORISEDE

di SANTO STRATI – Non si sa ancora la data esatta del voto per il Consiglio regionale: a spanne mancano quattro mesi e più e l’incertezza regna sovrana, con continui colpi di scena di chi cerca, a tutti i costi, qualcosa che possa garantire visibilità. L’argomento del giorno primarie sì-no che sembrerebbe mettere d’accordo almeno i democratici, con la benedizione della “papessa” pentastellata Danila Nesci, in realtà non entusiasma i cittadini, sconfortati, per non dire sconcertati da queste baruffe da cortile che poco hanno a che vedere con la politica d’un tempo. Manca, si sa, una classe dirigente che capisca di politica e la sappia applicare, nel solco di rispettabilissimi predecessori: c’è una costante di improvvisazione e di instabilità che caratterizza, in maniera trasversale, tutti i partiti politici impegnati in questa tornata elettorale. Tutti, nessuno escluso.

Basta cominciare dal centro-destra, dove c’è un candidato di tutto rispetto, il forzista Roberto Occhiuto, che il partito di Berlusconi ha chiaramente designato e indicato come migliore opzione per vincere le elezioni. L’attuale capogruppo di Forza Italia alla Camera, in effetti, potrebbe vincere a piene mani, data la confusione sovrana che regna a sinistra, ma gli altri componenti della coalizione che amano perdere facile stanno facendo di tutto per creare ulteriore disordine. Non si spiega diversamente la necessità di rimettere in discussione il candidato di Forza Italia (secondo i vecchi accordi toccherebbe ai forzisti la poltrona di governatore in Calabria) portando avanti la “disponibilità” dell’inossidabile Wanda Ferro (che ha sempre voglia di riscattare la solenne sconfitta del 2014 contro Oliverio) e dell’attuale facente funzioni Nino Spirlì, che – diciamolo chiaro – ci ha preso gusto a fare il Presidente e amerebbe continuare, sperando nella benedizione di Matteo Salvini. Questo lo scenario prossismo venturo, nel caso in cui si verifichino situazioni complesse per le prossime amministrative di città “pesanti” come Roma e Milano, dove i candidati di centrodestra continuano a recitare un rosario di no che dà il senso della chiarezza di idee che sta alla base dei capi politici. Salvini deve difendersi dall’avanzata, apparentemente inarrestabile dei Fratelli di Giorgia e la stessa Meloni già s’immagina prossima inquilina di Palazzo Chigi.

Se Atene piange, Sparta non ride: se nel centro destra, con la vittoria praticamente in tasca di Roberto Occhiuto, stanno lambiccandosi a individuare il sistema migliore per perdere, il centro-sinistra è assediato da Luigi De Magistris e liste civiche collegate. L’attuale sindaco di Napoli che punta a fare il Governatore (con evidenti scarse probabilità di successo se gli mancano i voti dei dem, della sinistra e del centro), respinge “inorridito” l’idea delle primarie (che non vincerebbe, ovviamente) e insiste col fuoco amico nei confronti dei potenziali alleati nella “guerra” alla destra. La riconferma del patto con Tansi (almeno fino a nuovo ordine) non fa che complicare una situazione assai gravosa per i i dem che spingono (senza molta convinzione) sulla candidatura di Nicola Irto e immaginano di poter offrire un tandem a De Magistris (la vicepresidenza della Regione?) in cambio del ritiro della lista. Il che sarebbe, alfine, la soluzione più logica e più intelligente a una questione assai complicata. De Magistris è alla ricerca di una “occupazione” politica e bisognerà vedere se la lusinga di una vicepresidenza potrebbe sovrastare l’aspirazione a un probabile seggio di consigliere di minoranza. Questa ipotesi (la politica – ricordiamocelo – è l’arte del possibile e dell’impossibile) significherebbe una rottura clamorosa con Tansi e con l’amico Mimmo Lucano che ha già pronta la sua lista di sostegno a DeMa.

Nè va sottovalutata la guerra interna che sta crescendo dentro i grillini: Dalila Nesci si è, nuovamnente, detta disposta “al sacrificio” (come aveva detto per le passate elezioni, prima di essere “cancellata” bruscamente dal Movimento 5 Stelle), ovvero pronta a candidarsi per la Presidenza, anzi alle primarie proposte dai dem, sparigliando totalmente una situazione regionale già convulsa di suo. La Nesci ha un ruolo prestigioso in questo momento (sottosegretaria al Sud e alla Coesione territoriale): chi glielo fa fare? Lei – con convinzione – si sente obbligata nei confronti della Calabria, («L’esperienza del M5s ha dimostrato plasticamente che per cominciare a scardinare “sistemi” e quindi avere idee su come riformarli, l’azione di testimonianza non basta. Bisogna prendersi l’onere di Governare»). ma sa già che i vertici pentastellati le opporranno un nuovo inflessibile stop. Ma quali vertici? Il Movimento è in via di dissoluzione, con la nuova realtà politica che il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra e l’ex ministra per il Sud Barbara Lezzi, stanno preparando, invocando «spirito solidaristico e francescano, dove non ci siano cani pastori ma persone che credono nell’intelligenza collettiva» (dice Morra). E i deputati di Alternativa c’è? E soprattutto l’ex premier Giuseppe Conte che ogni giorno fa due passi avanti e tre indietro nel suo tentativo di nuova “composizione” del Movimento?

Chi sarà disposto a occuparsi della sempre più scomoda Calabria, dove i problemi crescono in misura proporzionale all’impossibilità di individuare soluzioni? C’è il Movimento 5 Stelle che predica contro il Ponte, ma il suo sottosegretario Cancellieri è diventato un entusiasta fan. Forse sarebbe il caso di fermarsi un momento e riflettere. E ricordarsi che, quello che conta, in qualsiasi elezione sono i numeri. Se non ci sono non si fa nulla: il consenso non si conquista con promesse e impegni (che già si sa di non poter rispettare), ma con programmi. E ancora stiamo aspettando, in tanti, di poterne leggere qualcuno. Programmi, con numeri reali, individuazione e utilizzo delle risorse, non il solito libro dei sogni che i politici provano a illustrare con grande convinzione.

E a proposito di numeri, c’è una questione che i più sembra non abbiano alcuna voglia di affrontare: il Collettivo Valarioti ha espresso la necessità di permettere agli studenti fuorisede di poter votare per posta. Il suggerimento – allargato a tutti i fuori sede, inclusi i lavoratori – è diventato una proposta di legge che potrebbe avere un iter veloce. E sarebbe una cosa adeguata e giusta. I calabresi iscritti all’Aire (che è l’anagrafe degli italiani residenti all’estero) si calcola sono oltre il 20%, il che significa che alla massa di astensioni che si registra ad ogni elezione andrebbe sottratto almeno un 15% di elettori che sono forzatamente astenuti (ovvero non hanno le disponibilità economiche per venire a votare, o hanno altre difficoltà logistiche). Se si permettesse l’utilizzo del voto per corrispondenza lo scenario sarebbe completamente differente. Ma a qualcuno potrebbe fare paura. Questo impegno dovrebbe essere al primo posto per chi vuol concorrere a guidare la Regione: tra voto di genere e voto per corrispondenza (se passasse nei tempi giusto la legge) potremmo registrare qualche sorpresa. E la Calabria ne avrebbe proprio bisogno. (s)

Torna la “pace” tra De Magistris e Tansi. Forse, ma l’intesa rischia di scricchiolare

di SANTO STRATI – Per mettere a tacere le tante voci che parlavano di imminente rottura dell’intesa, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, candidato governatore della Calabria con una lista civica di sinistra, e Carlo Tansi, alla guida di Tesoro della Calabria una lista che vuole conquistare spazio vitale alla Cittadella di Germaneto, hanno diffuso una foto e un comunicato relativo a un incontro di “pacificazione”. Per la verità, entrambi hanno smentito screzi e dissapori, ribadendo la volontà di un comune percorso che conferma «la profonda convergenza, di programma e di intenti che rendono la nostra coalizione l’unica vera alternativa per il cambiamento in Calabria. Stiamo costruendo – si legge nella nota – una bella storia con le donne e gli uomini di questa meravigliosa Terra, che vogliono stare dalla parte giusta».

Si tratta di capire cosa succederà in casa dem, dove l’attuale unico candidato – Nicola Irto – continua a non trovare il sostegno univoco di cui ha bisogno per fronteggiare la coalizione avversaria che ha scelto Roberto Occhiuto con un consenso prevedibilmente alto e ottime chances di vittoria. Di sicuro, se i dem (magari con l’appoggio dei cinquestelle) e Movimento arancione di De Magistris corrono separati, la vittoria della destra sarà a tavolino: nessuna delle due coalizioni di sinistra mostra di essere in grado di raccogliere il consenso necessario per sbaragliare il centro-destra. L’alternativa è che uno dei due faccia un passo indietro, cosa che appare, allo stato, pressoché impossibile: Irto raccoglie il “vecchio” e il nuovo e ritirare la sua candidatura significherebbe attestare l’incapacità di ripresa del partito democratico in una regione commissariata da anni; De Magistris, dal canto suo, ha lanciato una sfida che continua a mietere consensi a corrente alternata, giocando soprattutto sull’entusiasmo di protagonisti che conoscono bene il territorio (per esempio, il sindaco di Cinquefrondi Michele Conia), però i numeri non gli danno alcuna speranza di successo pieno, correndo in solitaria.

A questo punto, appena cominceranno a circolare in via riservata i primi sondaggi regionali, quasi certamente sarà De Magistris a fare una valutazione odiosa ma necessaria: è meglio conquistare una o più poltrone in Consiglio regionale, finendo a ingrossare una minoranza litigiosa e senza futuro, oppure scegliere la via maestra della politica, ossia il compromesso. Anche a rischio di vanificare le tante belle dichiarazioni di autonomia e indipendenza.

In altri termini si porrà il problema se divorziare da Tansi e accettare una posizione blindata (vicepresidente?) garantita da dem e cinquestelle (in caso di vittoria, ovviamente) o rischiare il tutto per tutto per conquistare (a fatica) un seggio che, nel caso di DeMa, rappresenterà un allettante “posto di lavoro” per un disoccupato di lusso. Certo, non va trascurata l’assoluta chiusura di buona parte dei dem calabresi nei confronti dell’ex magistrato e futuro ex sindaco di Napoli.

La competenza e l’esperienza di due mandati nell’amministrazione di una città difficile come Napoli non può essere gettata alle ortiche in nome della coerenza a tutti i costi. Soprattutto se si pensa che Carlo Tansi è il convitato di pietra di questa competizione elettorale e non manca, quotidianamente, di mettere a disagio l’intesa con De Magistris, con uscite populiste e anticasta che, contrariamente a quello che pensa, non infiammano gli animi e anzi alimentano il fuoco (pericoloso) dell’antipolitica. Insistere sul Put (partito unico della torta) rischia di allontanare gli elettori non di convincerli ad andare al voto. Ma questo, a quanto sembra, nessuno glielo dice. (s)

TRAGUARDO: VOTO PER CORRISPONDENZA
A MONTECITORIO UNA PROPOSTA DI LEGGE

di ANTONIETTA MARIA STRATI – Dalla Calabria a Montecitorio. È approdata, in Parlamento, la bozza della proposta di legge, scritta dai costituzionalisti Roberto Bin e Salvatore Cureri, frutto della campagna lanciata dal Collettivo “Peppe Valarioti”, un think tank composto da ragazze e ragazzi calabresi e non, per consentire ai fuori sede calabresi di votare alle prossime elezioni regionali.

Ciò è stato possibile grazie al presidente della Commissione Affari Costituzionali alla Camera del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Brescia, che ha spiegato che «si tratta di una proposta che ha lo scopo di consentire l’esercizio del diritto di voto ai cittadini cosiddetti “fuori sede” nelle elezioni regionali e comunali».

«La questione – ha aggiunto – è stata già trattata dalla commissione che presiedo, con l’esame della proposta della collega Dalila Nesci  sulle cosiddette Elezioni Pulite. L’emergenza sanitaria e la conseguente impossibilità di muoversi all’interno del territorio nazionale ci impongono ancora una volta una decisione innovativa su questa tematica, anche in vista delle elezioni che si terranno nel prossimo autunno».

«Dobbiamo superare – ha concluso – le numerose resistenze del Ministero dell’Interno registrate in questi anni di fronte a ogni possibile soluzione.
È in gioco non solo il diritto di voto di milioni di cittadini, ma anche la capacità delle istituzioni di dare risposte moderne a problemi antichi e mai risolti».
La sottosegretaria al Sud, Dalila Nesci, appoggia pienamente l’iniziativa dei giovani calabresi, ribadendo che «bisogna garantire il voto a studenti e lavoratori fuorisede alle prossime regionali e comunali. È urgente lavorare a una soluzione. Ringrazio i professori Bin e Curreri per la proposta di legge che condivido, e spero che tutti i gruppi potranno dare una mano in questa battaglia storica del MoVimento 5 Stelle».

«Serve un impegno comune – ha evidenziato –. È una questione di civiltà. Da relatrice della proposta di legge ‘elezioni pulite’, ho la piena consapevolezza del problema. Ci abbiamo lavorato nelle ultime due legislature, con due maggioranze diverse. Dobbiamo superare insieme ogni possibile ostacolo e spero nel contributo del Viminale. La società cambia e non possiamo votare come cent’anni fa. Il presidente Giuseppe Brescia promuove un’iniziativa parlamentare a cui anche il Governo dovrà dare la massima attenzione».

Quella del Collettivo Valarioti è una battaglia storica, nata dopo la morte prematura della presidente Jole Santelli, che vede costretta la Calabria tornare alle urne a un anno e mezzo dal voto e in piena emergenza covid-19.
«Una situazione senza precedenti, tale da richiedere l’attuazione di misure straordinarie per la tutela dei diritti fondamentali: l’esercizio democratico del voto e la salvaguardia della salute» si legge sul sito del Collettivo, che ha ritenuto urgente sollevare il problema dell’impossibilità, per i fuori sede, il ritorno in Calabria per votare, col rischio di essere veicolo del virus, contagiando amici e parenti, proponendo, così, il voto via posta.
«Un sistema – hanno spiegato – già rodato dai cittadini italiani all’estero, che da anni, possono esprimere senza problemi il loro suffragio andando a imbucare semplicemente una lettera. Le elezioni regionali in Calabria si potrebbero trasformare in questo modo in un esperimento di democrazia garantita da replicare poi, e su più larga scala, alla tornata di amministrative della primavera prossima, che vedrà coinvolte, tra le altre, metropoli come Roma, Milano, Napoli, Torino».
Una battaglia storica, quella intrapresa dai giovani calabresi che, se si concluderà con l’approvazione della proposta di legge, porrà fine a una delle più grandi problematiche che, da sempre, hanno visto i fuori sede protagonisti, impossibilitati, nel più delle volte, a esercitare il loro diritto a votare. Un diritto, che il Collettivo ha ribadito più volte, in quanto «votare – ha scritto su Facebook il Collettivo – significa prendere parte al processo democratico. È una manifestazione sana di interesse e partecipazione allo sviluppo e alla vita politica e pubblica di un territorio, anche, e soprattutto, quando si è lontani dal luogo di origine per percorsi di studio o lavoro».
Una iniziativa, dunque, di un certo peso e importanza, che è stata accolta e condivisa non solo da diversi Comuni calabresi – Cinquefrondi, Sellia, Crotone, Zambrone, Catanzaro, Montauro, Caraffa e Filogaso – ma anche da LiberaAnpiCgilCislUil,  l’Associazione Insieme per il Bene Comune e il Movimento Politico per l’Unità: «Partire dalla Calabria – si legge in una nota – terra di diritti negati, per riconoscere il diritto al voto reale per i cittadini e le cittadine in mobilità, potrebbe essere un precedente importante per l’affermazione di un diritto che dovrebbe essere ormai costituzionalmente garantito oltre che di adeguamento europeo».
Impegno, anche da parte della politica calabrese, dove i 5 Stelle, il Partito DemocraticoFratelli d’ItaliaItalia Viva hanno mostrato «la volontà di ascoltare la nostra istanza e aver deciso di farla propria» si legge in una nota del Collettivo, che ha dialogato non solo con la sottosegretaria Nesci, ma anche con i deputati Enza Bruno BossioAntonio Viscomi, la senatrice Silvia VonoWanda Ferro.
«Inoltre – si legge ancora – vogliamo ricordare l’impegno dei Consiglieri regionali Notarangelo e Tassone (PD), che per primi hanno dimostrato vicinanza a questa battaglia, presentando un’interrogazione al presidente f.f. della Giunta, Nino Spirlì. Infine, vogliamo citare i Consiglieri Pietropaolo (FdI) e Paris che si stanno interessando a loro volta dell’istanza».
«Il nostro lavoro va avanti – conclude la nota – nella convinzione profonda che solamente con un consenso largo e trasversale potremo vincere tutte e tutti insieme questa battaglia di democrazia, di civiltà, di libertà». (ams)

Carlo Tansi contro le mire di Spirlì a futuro candidato governatore

Pesante attacco di Carlo Tansi, leader di Tesoro di Calabria, contro le mire di Nino Spirlì che vorrebbe essere candidato da Salvini governatore alle regionali.

«Il Mago Nino Spirlì – ha detto Tansi – fa carriera giorno dopo giorno, scalando posizioni nel cuore del segretario Salvini, forse raccomandato da Maurizio Crozza in persona anche se in apparenza nella sede centrale della Lega in via Bellerio, a Milano, l’imitatore più bravo in circolazione amato non lo è di certo. Ma il brillante comico genovese resta comunque alquanto interessato alla vicenda, perché ritengo ci tenga ad avere già pronto un collaudato personaggio macchiettistico di punta nella futura edizione della sua fortunata trasmissione».

«La verità, però – ha aggiunto – nel caso di specie è tutt’altro che umoristica, soprattutto per la Calabria per cui il lìder maximo leghista ha indicato come possibile, anzi probabile, aspirante governatore del prossimo quinquennio sempre il caro Mago perché starebbe lavorando in maniera soddisfacente. Uno che, quasi per caso, non venendo eletto da alcuno bensì essendo tirato fuori come il classico coniglio dal cilindro da capitan Matteo, si è ritrovato ad assolvere alla delicata missione di presiedere uno degli enti Regione più complessi del Paese per una serie di motivi da metà ottobre dell’anno scorso. Lo ha fatto come noto quale vice ‘tecnico’, e quindi adesso facente funzioni nella carica più alta, della sfortunata Jole Santelli, surrogata da lui perché venuta prematuramente a mancare».

«Un evento tragico e luttuoso – ha proseguito Tansi – quest’ultimo, dispiaciuto a chiunque sul piano umano, ma che come non bastasse di per sé ad amareggiarci tutti ha portato in dote alla nostra amata terra anche ‘l’annacatore di pecore’, come egli stesso suole definirsi, più famoso d’Italia. Ribadisco, di recente rilanciato per il cruciale appuntamento elettorale di fine 2021, all’indomani della sua visita romana al plenipotenziario ministro Giancarlo Giorgetti, con tanto di inchino a lui e agli interessi del Nord difesi con le unghie e con i denti dal Carroccio».

«Ma, al di là di ogni considerazione – ha detto ancora Tansi – se alcuni aspetti folkloristici del personaggio Spirlì, probabilmente persino accentuati ad arte su consiglio di qualche esperto di comunicazione del partito, possono addirittura, torno a ripetere, strappare una risata o apparire per un momento simpatici, la realtà fa, invece, piangere per l’incredibile numero di errori, pagati a carissimo prezzo dai cittadini dell’intera regione, in particolare in un frangente così delicato in virtù della grave pandemia in corso. Fin troppo facile, a riguardo, fare subito una battuta su ‘Nino nostro’ tratta dal celebre film Karate Kid: ‘Metti la cera togli la cera’, che con le sue cervellotiche ordinanze puntualmente bocciate dal Tar qui da noi si è tramutata in: ‘Chiudi le scuole apri le scuole’, nella speranza di non dover, ahinoi, dare ancora una volta ragione al controverso ma di sicuro arguto Andreotti il quale, mutuando il giornalista Prezzolini, sosteneva ironico: ‘In Italia non esiste nulla di più definitivo del provvisorio’».

«E se si verificasse – ha concluso – pure stavolta in Calabria sarebbe una sciagura, ma che io e soprattutto il sempre crescente popolo arancione accanto a me e a Luigi de Magistris scongiureremo». (rrm)

VOTO IN CALABRIA DOPO IL 15 SETTEMBRE
PD NEL PALLONE CON DIMISSIONI DI ZINGA

di SANTO STRATI – L’annuncio (avvelenato) delle dimissioni del segretario dem Nicola Zingaretti ha anticipato di poco la decisione del Consiglio dei Ministri di annullare le elezioni regionali calabresi fissate all’11 aprile, rinviandole a una finestra temporale tra il 15 settembre e 15 ottobre. Le due cose sono evidentemente staccate l’una dall’altra, ma si intuisce che l’allungamento dei tempi per il voto regionale, con le dimissioni di Zinga, offrono l’opportunità al centrosinistra di schiarirsi le idee, che, fino a ieri mattina continuavano ad essere molto controverse e confuse. Lo slittamento, apparentemente, favorisce – ma non è stato imposto per questo, è chiaro – l’antagonista molto debole di un centrodestra che, secondo i numeri, avrebbe la vittoria in pugno. i dem avranno una bella gatta da pelare (Bonaccini sta preparando la valigia per Roma) per ricomporre i pezzi di un’unità ormai da tempo smarrita e, forse, potrebbero tentare di trovare una convergenza che in Calabria serve più del pane, e senza la quale non c’è storia per la riconquista della Cittadella di Germaneto.

Il rinvio (che avevamo da molto tempo previsto su queste colonne) è obbligato dalla situazione pandemica di cui si sta perdendo il controllo: per le grandi città chiamate al voto (Roma, Milano, Napoli) è un’insperata boccata d’ossigeno visto che allo stato attuale c’erano troppe idee confuse sulle candidature, ad esclusione del sindaco Beppe Sala di Milano pronto a bissare senza difficoltà il mandato, con la piazza romana in preda al panico giallo-rosso (purtroppo non si tratta di tifosi romanisti) e Napoli su cui ci sono molte mire da ogni parte politica. Ma per la Calabria questo rinvio è una disgrazia: dalla scomparsa della povera presidente Jole la Regione è in un limbo dove trionfa il “vorrei ma non posso” che contrasta brutalmente con i precedenti governi del “potrei ma non voglio”: Consiglio e Giunta sono chiamati al minimo sindacale, esclusivamente per l’ordinaria amministrazione. Dovevano andare tutti a casa a dicembre, invece se ne riparla a settembre (se tutto andrà bene) e qualche perplessità sulla cosiddetta “ordinaria amministrazione” qualcuno, per la verità, se l’è fatta venire. Il punto principale è uno solo: cosa può fare una Regione rappresentata in facente funzioni di fronte alle scadenze del Recovery Plan, di fronte alla programmazione infrastrutturale (?), di fronte a un Nord sempre più rapace nei confronti del Mezzogiorno? Poco, pochissimo, niente.

Il centrodestra,che stava ricostruendo (agevolmente) la coalizione puntando su Roberto Occhiuto, si trova spiazzato. L’onda emotiva dell’eredità della compianta Santelli è già finita ai primi giorni dell’anno, quindi l’effetto psicologico della continuità era già venuto meno: serviva un personaggio su cui coagulare le forze e la scelta di Forza Italia di indicare l’attuale capogruppo (anche lui ff) della Camera è risultata indovinata. Ma da qui a settembre cosa succederà con un governo multicolore, tendenzialmente pronto alla rissa, con troppe anime strategicamente separate e politicamente zucchero e miele, almeno all’apparenza? Il ruolo di Salvini e di Giorgetti prenderà una marcata differenziazione nell’orizzonte amministrativo d’autunno o stringerà di più i vincoli di lealtà con l’opponente Giorgia forte dei suoi Fratelli?

Infuriato Luigi De Magistris, affiancato da un ancor più furente Carlo Tansi («Il differimento del voto a dopo l’estate – aveva detto l’altro ieri l’ex capo della Protezione Civile calabrese – sarebbe una lesione della democrazia»), perché la sua prodigiosa avanzata in Calabria troverà una brusca frenata.  Fino a ieri mattina, quando ancora si pensava ragionevolmente al 9 giugno come data probabile per il voto, la confusione grillini-dem in regione giocava a suo favore e si poteva persino immaginare un passo indietro del centrosinistra (che avrebbe potuto ritirare la candidatura di Irto) per un patto “scellerato”, unica soluzione per fermare il centrodestra. Fino a ieri mattina metà dei grillini  mostrava, senza nasconderlo, una crescente simpatia per l’avventura civica degli arancioni, rifiutando di sostenere il vicepresidente Nicola Irto. Oggi, lo scenario cambia, anzi viene stravolto completamente. E se da un lato si profila una “rinascita” dei pentastellati grazie a Conte-Mandrake, dall’altro le dimissioni (annunciate, non ancora confermate) di Zingaretti fanno mutare totalmente il quadro a sinistra. Poco prima dell’annuncio delle dimissioni («Mi vergogno che nel Pd, partito di cui sono segretario, da 20 giorni si parli solo di poltrone e primarie, quando in Italia sta esplodendo la terza ondata del Covid, c’è il problema del lavoro, degli investimenti e la necessità di ricostruire una speranza soprattutto per le nuove generazioni») Zinga aveva provato a far entrare in giunta i grillini con il placet dei dem (ma non degli stessi pentastellati), lasciando però autonomia per le elezioni amministrative. L’assemblea dem prevista per il 13 marzo – confermata, anche alla luce dell’annuncio di Zinga – dovrà affrontare e risolvere una crisi che ha radici lontane e che non promette niente di buono. Meno che meno in Calabria, dove – com’è noto – non si fa da anni il sempre richiesto congresso, il partito è commissariato e la sua anima divisiva trova ogni giorno motivi di ulteriori disagi di convivenza.

Diciamo la verità, con tutto il rispetto per la ministra Lamorgese che ha scelto la via della cautela con il rinvio, il Governo, almeno per la Calabria poteva tentare di fissare il voto regionale a giugno, salvo a un eventuale, se inevitabile, rinvio: la situazione pandemica in regione non è preoccupante rispetto alla situazione del Paese, e si sarebbe dovuto tenere presente che i calabresi sono senza governo dal 16 ottobre, con tutto il rispetto per il massimo impegno che il vicepresidente (non eletto dal popolo) Nino Spirlì sta profondendo dal primo giorno del suo mandato di presidente  facente funzioni. La regione e la Regione sono ferme, non ci possiamo permettere di stare ancora a guardare le rapine del Nord e l’indifferenza della classe politica (inclusa buona parte di quella calabrese).

Ha detto Nicola Irto: «Prendo atto del rinvio delle elezioni regionali al prossimo autunno. Le decisioni del governo, dettate dall’emergenza Covid, vanno rispettate. Ma questa non è una buona notizia per la Calabria che ha bisogno di votare al più presto per restituire ai cittadini una giunta regionale legittimata democraticamente». Secondo il vicepresidente del Consiglio regionale « i cittadini calabresi hanno bisogno di punti di riferimento veri in un momento decisivo per il futuro, nel quale bisognerà vigilare sull’operato di chi sta mal governando la regione e occorrerà soprattutto elaborare, come già stiamo facendo, proposte concrete sui temi della sanità, del Recovery plan, delle aspettative degli enti locali, della crisi delle imprese, delle difficoltà delle famiglie e dei giovani, delle persone fragili, per quel ‘diritto al futuro’ che la nostra Calabria non può più attendere oltre. La pandemia, la crisi economica e sociale che vivono anche i calabresi, richiedono scelte politiche forti e condivise con i territori e le comunità, gli enti, le organizzazioni».

Forti perplessità ha espresso De Magistris su un provvedimento che «arriva a comizi già indetti e a raccolte di firme in atto, con Carlo Tansi che le aveva raccolte per la seconda volta e noi le stavamo raccogliendo». Il sindaco di Napoli, candidato presidente, ha detto di condividere il rinvio, ma – ha detto – «non comprendo e non comprendiamo sinceramente perché non rinviarle ad esempio nella seconda metà di giugno, quando anche l’esperienza dell’anno scorso dimostra che la pandemia subisce un crollo».  Secondo De Magistris «adesso ci saranno le restrizioni che allenteranno il contagio, il piano vaccinale che si presume a giugno sia entrato nel vivo. E poi un decreto legge consente in sessanta giorni, prima della conversione, di verificare l’andamento pandemico. Quindi è molto grave il rinvio in autunno perché si lascia una regione strategica del nostro Mezzogiorno e del nostro Paese senza presidente eletto dal popolo, guidata da un vicepresidente nominato che non ha la legittimazione popolare per governare. Per sei mesi accadrà questo e, quindi, grande vigilanza democratica, e noi la faremo, perché non si utilizzino questi mesi – ha dichiarato de Magistris – per fare cose che un vicepresidente non eletto non è nelle condizioni di poter fare. Sarà tempo che si perde per il Recovery Found, per affrontare il dramma sanitaria, la pandemia sociale ed economica, il lavoro».

Lamentarsi non serve, ma non è vero che non c’è via d’uscita. Si tratta di un decreto che andrà convertito in legge entro il 4 giugno, previa discussione in aula. Una postilla per la Calabria – sempre che l’approvazione sia rapida – potrebbe prevedere una deroga per far votare i calabresi entro metà giugno. Facile a dirsi, ma bisognerà capire a chi conviene anticipare i tempi e a chi risulterà utile ritardare la chiamata alle urne. Facendo i conti, la decisione spetta al gruppo più consistente della Camera, quello dell’ex governo Conte. Ma sia ai dem che ai grillini farà più comodo votare in autunno. Auguri, povera Calabria! (s)

Elezioni: il Governo pensa di rinviare a inizio autunno anche le Regionali in Calabria

In Calabria si potrebbe votare tra settembre e ottobre. È questa la decisione che sta maturando a Roma a causa di una pandemia che non lascia respirare per la sua aggressività. Il Governo è orientato tra domani e dopodomani a varare un provvedimento che aprirà una “finestra” elettorale all’inizio dell’autunno quando si spera, con la campagna di vaccinazione e la prevenzione, di vedere notevolmente allentata la morsa del Covid. Il ministro dell’interno Lamorgese sta limando il provvedimento con cui tutte le elezioni, a cominciare dalle regionali in Calabria per finire alle comunali di Roma, Milano, Torino, Napoli e altre città, vengono posticipate al dopo estate.

Il rinvio, sebbene ampiamente previsto, ma non con questa estensione temporale (molti pronosticavano il 9 giugno per l’election day), scompagina il quadro politico che ormai sembrava delineato con le candidature di Roberto Occhiuto per il centrodestra, di Nicola Irto per il centrosinistra e di Luigi De Magistris per le liste civiche. Non è detto che questo schema salti, anche perché i diretti protagonisti sono già tutti più o meno in pista, ma l’allungamento di oltre sette mesi potrebbe determinare anche novità importanti.

Si pensi, ad esempio, al nuovo partito dei Cinquestelle guidato da Giuseppe Conte che potrebbe reclamare una sua candidatura in Calabria al centrosinistra oppure decidere di sostenere De Magistris. Più difficile che ci sia uno scostamento dalla candidatura Occhiuto nel centrodestra, poiché l’attuale Presidente dei Deputati di Forza Italia gode di una crescente affidabilità nei rapporti nel centrodestra e in particolare nel rinnovato feeling con la Lega di Salvini. La candidatura di Irto, che potrebbe anche resistere fino a settembre, dipende invece dai rapporti di forza che si determineranno nel rapporto del PD con i Cinquestelle di Conte. (rrm)

REGIONALI, MEMORANDUM PER I CANDIDATI
PUNTARE SU 5 “T” PER CRESCITA E SVILUPPO

di FRANCO CACCIA – La data del voto per il rinnovo del consiglio regionale della Calabria non è stata ancora formalizzata. Sebbene in forte dubbio, l’ipotesi di tornare alle urne il prossimo 11 aprile resta ancora in piedi, ma probabilmente si voterà il 9 giugno.  A fronte di ciò, da partiti e movimenti politici, vecchi e nuovi, arrivano segnali solo in merito a tattiche di posizionamento. Del tutto assenti contenuti e proposte per comprendere la direzione di quale idea di Calabria propongono i diversi schieramenti per i prossimi anni. La politica non può e non deve limitarsi a gestire il presente ma, in particolar modo nella nostra regione, deve assumersi la responsabilità di essere strumento per la costruzione e la condivisione di un progetto di futuro, ambizioso e concreto, in cui tutti si riconoscono e tutti s’impegnano per realizzarlo.

Come intendono, i diversi schieramenti, invertire la tendenza e fare della Calabria una regione ricca di opportunità? Un tema di così vasta portata deve vedere, tuttavia, un impegno corale e multidisciplinare. Al confronto sul  cosa e come fare è chiamata anche la sociologia, scienza preziosa per la produzione di conoscenze non solo su bisogni e criticità del presente, ma anche sulle progettualità possibili per valorizzare risorse e le opportunità disponibili nei territori. Consapevole che il cambiamento non basta pretenderlo ma che bisogna costruirlo, di seguito la sintesi di un possibile sviluppo della Calabria centrato sulle 5 T: Talento- Turismo- Tecnologia- Territory-care- Tempo.

Talento – Trattenere i giovani e frenare la fuga dei cervelli è una priorità.  Molto devono fare le istituzioni preposte alla formazione(scuole-università), ma altrettanto devono fare gli amministratori locali. Fare dei nostri territori dei luoghi in un cui ognuno possa avere la possibilità di riconoscere e far crescere il proprio talento, comporta investimenti mirati con cui realizzare, anche a livello intercomunale, spazi polivalenti e opportunità per la pratica delle diverse discipline sportive ma anche per altre espressività artistiche quali la musica, il ballo, la danza, il cinema. E’ auspicabile altresì che nei diversi comuni, anche di piccole dimensioni, si sperimentino percorsi per la condivisione intergenerazionale di conoscenze ed esperienze.

Turismo – Le tante potenzialità del settore richiedono una nuova organizzazione dell’offerta che dovrebbe essere sempre più comprensoriale ed intersettoriale. L’obiettivo è mettere il turista nelle condizioni di conoscere molte più cose del nostro territorio e di fruire delle specificità dei luoghi: gastronomia ed artigianato. È altresì necessario un piano del settore che punti ad intercettare nuove forme di fare vacanza: turismo delle radici; terza età; turismo salutare e sportivo. Fondamentale la scelta di valorizzare gli 800 Km di costa con la costruzione, in luoghi strategici, di moderni e funzionali porti turistici.

TecnologiaIl Recovery Plan destinerà ingenti risorse economiche ad interventi per la digitalizzazione e l’innovazione tecnologica. Potrebbe essere questa l’occasione per recuperare i ritardi accumulati e dotare l’intero territorio delle infrastrutture necessarie a far funzionare al meglio i servizi pubblici nonché a sostenere la domanda di sviluppo delle imprese private. Molto importanti nei prossimi anni risulteranno anche gli investimenti in tecnologia legata all’economia green.

Territory-care – Incentivare e qualificare l’offerta di servizi territoriali per la cura della salute dei cittadini è diventata un’urgenza. Spazio a servizi capaci di assicurare una più efficace prevenzione ed in grado di favorire l’adozione di stili di vita salutari, causa principale della qualità di salute delle persone.    Fondamentale incentivare servizi di prossimità, quali i servizi per la cura a domicilio per persone anziane, sole e fragili. Si tratta di sostenere una certa idea di salute e di dignità della persona, ma anche di dare spazio ad un sistema di offerta che rappresenta uno dei principali bacini occupazionali dei prossimi decenni.

TempoLe idee ed i progetti camminano con le gambe delle persone. La storia insegna, vedi tempi e modalità di ricostruzione del ponte Morandi di Genova, che è la volontà la variabile decisiva. La politica e classe dirigente del territorio deve riuscire a fare, “presto e bene”, quanto necessario per rilanciare l’immagine e la qualità di vita della nostra regione. Nei prossimi anni la Calabria sarà chiamata a giocare una partita decisiva. Questa volta dobbiamo però puntare ad un solo risultato: la vittoria.

Restando nella metafora, le partite si vincono nella logica del gruppo e della squadra. Non è neutrale però la qualità dei componenti.  Al netto delle reazioni istintive per il colore della maglia attuale, avere un giocatore come Ronaldo rappresenta un punto di forza importante per il buon esito delle sfide. Ai partiti ed alle forze politiche il compito di selezionare una classe dirigente adeguata al ruolo ed alla comunità civile la responsabilità di controllare e partecipare. Il tempo della delega è finito, la Calabria, il suo futuro, ha bisogno dell’apporto dei calabresi. (fca)

PERMETTERE AI FUORISEDE VOTO POSTALE
DA CINQUEFRONDI RICHIESTA IN REGIONE

«Il voto è personale ed uguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico». Così recita la Costituzione Italiana, ed è proprio sulla scia di ciò che si dovrebbe consentire, ai fuorisede calabresi, di poter votare alle prossime regionali che, salvo nuovo rinvio, sono programmate per il prossimo 11 aprile.

Un diritto che deve essere garantito e, che spesso, ha visto tagliati fuori gli studenti che hanno deciso di studiare fuori regione e che, nella maggior parte delle volte, non riescono a tornare per svariate motivazioni. A questa problematica ci ha pensato il Collettivo “Peppe Valarioti” che, in occasione delle regionali 2021, ha proposto il Voto via posta per i fuori sede.

Il Collettivo, infatti, ha lanciato sulla piattaforma Change.org una petizione per permettere ai fuorisede di votare alle regionali via posta, in modo da «evitare il flusso di persone sui mezzi di trasporto e in un arco di tempo ristretto: una lucida follia, ancor di più, per una regione tristemente nota per le deficienze del suo sistema sanitario» e «ritiene urgente sollevare questo problema e garantire attraverso misure appropriate il diritto di voto a chi vive fuori regione. Questo è il momento giusto per implementare, una volta per tutte, il voto via posta. Un sistema già rodato dai cittadini italiani all’estero, che da anni possono esprimere senza problemi il loro suffragio andando a imbucare semplicemente una lettera».

«L’eccezionalità della morte della Presidente Santelli dopo pochi mesi dal suo insediamento e la convocazione affrettata e imminente delle prossime elezioni regionali si inseriscono nell’eccezionalità della condizione pandemica mondiale. Una situazione senza precedenti, tale da richiedere l’attuazione di misure straordinarie per la tutela dei diritti fondamentali: l’esercizio democratico del voto e la salvaguardia della salute.

E se la norma ha sempre visto costretti i calabresi fuorisede al ritorno al proprio comune di residenza per votare – tuttalpiù usufruendo delle riduzioni sui biglietti di treni e aerei – l’emergenza sanitaria rappresenta l’ostacolo definitivo a quello stesso diritto, e impone di adottare disposizioni eccezionali.

Ad agire sono le paure legate al Covid, il rischio concreto di essere veicolo del virus, viaggiando verso casa e contagiando poi amici e familiari. Le responsabilità alle quali siamo stati tutti richiamati impongono, infatti, di evitare il flusso di persone sui mezzi di trasporto e in un arco di tempo ristretto: una lucida follia, ancor di più, per una regione tristemente nota per le deficienze del suo sistema sanitario.

Uno stato di fatto limitante, così come dimostrato dall’ormai cronica bassa affluenza e dall’assenza di un’intera generazione dalla partecipazione democratica.

È in questo contesto che la pandemia attualmente in corso e le limitazioni necessarie alla tutela della salute pubblica costituiscono per molti un impedimento insormontabile al diritto di partecipare, di esprimersi, di scegliere.

Premesso ciò, il Think Tank Collettivo Peppe Valarioti ritiene urgente sollevare questo problema e garantire attraverso misure appropriate il diritto di voto a chi vive fuori regione».

«Le elezioni regionali in Calabria – si legge nella petizione – potrebbero trasformare in questo modo in un esperimento di democrazia garantita da replicare poi, e su più larga scala, alla tornata di amministrative della primavera prossima, che vedrà coinvolte, tra le altre, metropoli come Roma, Milano, Napoli, Torino. Nel pieno delle difficoltà risiede l’occasione favorevole:trasformare una crisi in un’opportunità».

Ad accogliere con favore l’iniziativa del Collettivo, dopo l’adesione del Presidente della Provincia di Vibo Salvatore Solano, il Comune di Cinquefrondi che ha approvato all’unanimità la proposta di delibera del Collettivo.

«Il Consiglio Comunale di Cinquefrondi – si legge in una nota – ha deciso di chiedere, sulla scia della proposta dell’Associazione Peppe Valarioti e insieme a tutti i Consigli Comunali che hanno deciso o decideranno di approvarla, al Governo, alla Regione Calabria e alla deputazione calabrese di creare le condizioni affinché sia possibile, per i cittadini calabresi domiciliati in luoghi lontani e fuori regione, di esprimere compiutamente ed in maniera libera il loro esercizio democratico sancito per Costituzione».

«Il Consiglio Comunale di Cinquefrondi – continua la nota – ritiene una normativa in tal senso, degna di un Paese civile che pensa ai propri cittadini, che garantisce la libera espressione del voto anche a tutti quelli che, per i motivi specificati, siano lontani dai propri affetti. Ritiene, inoltre, che aldilà della grave emergenza sanitaria, tutto ciò possa diventare normale consuetudine regolamentata per tutte le elezioni amministrative e politiche che verranno. Anche questa battaglia non può non essere fatta da una città dei diritti quale Cinquefrondi ha dimostrato di essere». (rrm)

L’OPINIONE / «Il giorno della Calabria, per la Regione solo uomini, non ominicchi e quaquaraqua»

di GIUSY STAROPOLI CALAFATI – Se la data rimarrà ferma all’11 di aprile, il tempo è proprio breve. Quello verso la cittadella regionale, ancora una volta, per i calabresi, appare come un viaggio interminabile. È nel gruppo dei candidati per la missione “Calabria”, che essi ripongono ciclicamente la loro massima fiducia e la ripetuta speranza.

Eppure, le pietre d’inciampo, da una stagione politica all’altra, non mancano, bensì aumentano per numero e per entità.

Disagio sociale, malasanità, cattiva gestione, carenza di infrastrutture, mancanza di lavoro, classi dirigenti inoperose, e criminalità legale che, sulle lusinghe del bisogno, costruisce il proprio potere, alimentando lo sfascio della nostra regione.

Il tempo è ormai maturo, saturo di sogni persino, affinché i conti fin qui distorti, tornino, cancellando per la nostra società civile la regola matematica dell’addizione. Perché per cambiare il risultato, in Calabria, bisogna necessariamente cambiare gli addendi. Creare nuovi teoremi, tralasciando quello ormai comprovato di Pitagora, affinché i numeri pari tornino tutti allineati, e così anche i dispari.

Non più mezzi uomini, ominicchi, ruffiani, piglianculo o quaquaraqua, così come Sciascia scriveva ne Il giorno della Civetta. L’11 di aprile, solo uomini, per ‘Il giorno della Calabria’. Il luogo e lo stato d’animo, il cittadino e l’intellettuale, il contadino e l’imprenditore, l’alunno e la maestra, l’Aspromonte e il Pollino.

Servono rigore e vigore. Cervello e cuore.

Serve passione, dedizione e amore. Essere mariti e amanti. Quaggiù, tra le virtù di Cassiodoro, Telesio, Campanella, Gioacchino da Fiore… Dove la terra è donna, e la ‘ndrangheta, ciotìa.

Un compito egregio e al contempo gravoso, che spetta in toto alla classe politica e dirigente che i calabresi, con buona coscienza, presto designeranno. A quella attiva di primo piano, ma anche a quella di sostegno, che se opera ai margini o dietro le quinte, poco importa.

Perché dopo le lezioni di teoria, è necessario passare alle azioni della pratica. Esempi concreti che per senso di responsabilità e appartenenza siano in grado di coinvolgere le stesse folle che si intende trascinare. Orgoglio, lealtà, ostinazione e senso altissimo dell’onore. Tutti sentimenti che inducono, per diritto e per dovere, a sentirsi parte del senso “Calabria“, che non è solo una terra in cui stare, ma uno stato d’animo da vivere.

Urgono fatti, progetti e idee che siano in grado di riportare la Calabria nel mondo. Riconsegnandole, per merito, il distintivo di Prima Italia.

La Calabria non si mangia. Deve dare da mangiare. La Calabria non si ruba, deve dare da lavorare. La Calabria non si compra, deve dare da vivere. La Calabria neppure si baratta, deve aiutare a crescere. E non si usa, e non si abusa. Essa va protetta e difesa.

C’è una puttana in mezzo alla folla. I capelli bruni cascanti sulla fronte e i piedi scalzi. Chi la ingiuria, chi la sputa, chi la strattona e la maltratta.

– Lasciatela stare – urla un bambino vicino alla donna.

– È una puttana – insistono. E lui – no – dice – è mia madre.

Serve sentire il sangue ribollire quando tutti la offendono, la Calabria. E tocca ai calabresi prestarle le migliori cure. Trattarla come una vera madre.

Nel viaggio verso la cittadella, il borsino della politica deve arrivare straripante di contenuti. Che abbiano effetto immediato nei paesi, sulle coste, vicino al mare, in montagna, nell’entroterra. Tra i vicoli e le vie. Ovunque.

Serve donare la proprie vita alla terra, come accade col sangue che viene donato agli uomini. Una politica che abbia la stessa tempra delle madri e dei padri, che doni e non prenda, che offre e non si stanca.

Chi si candida e ambisce esclusivamente al palazzo, ha già perso. Chi si candida e ambisce solamente alla meta, pure. Chi si candida e punta invece al percorso è già sul podio.

Esistono veri sognatori che mirano responsabilmente al percorso che richiede questo importante viaggio? In Calabria dico, ne esistono ancora?

Vogliamo crederci, dobbiamo farlo. Altrimenti andrà da sé la conferma che tutto è davvero perduto. E che le dominazioni restano, per terre come la nostra, necessità addirittura fisiologiche.

Il tempo della conta purtroppo o per fortuna, è giunto quasi al suo termine.

Tri setti o patruni e sutta? A cosa vogliamo continuare a giocare noi calabresi?

Le buone intenzioni non bastano più, il gioco è fatto soprattutto di regole, precisi criteri, dettami e norme. Principi, precetti e direzioni. Chi sbaglia o bara, è imputabile di pene severe. Anche se l’infrazione è relativa semplicemente al pensiero. Nessun genere di trasgressione è ammessa.

Ecco perché nel borsino della politica, serve farci entrare, e in via esclusiva e definitiva, una seria lista di programmi, prioritaria addirittura a quella della spesa.

Maggiore è lo sviluppo della Calabria, di massima qualità il companatico sulla tavola dei calabresi.

E più si è sazi più, si è contenti. Più si è contenti, più si è laboriosi.

E una terra laboriosa, che non si adagia ma lavora, è una terra che vale. Che rispetta e va rispettata.

Il borsino della politica non è ancora del tutto completo. E se i calabresi me ne danno la facoltà, c’è una cosa che vorrei aggiungere io. E sarà l’ultimo carico, giuro.

La scelta, signori! La possibilità della scelta. Che non è proprio la facoltà di decidere se mangiare pesce o carne, ma l’occasione che permette ai nostri giovani calabresi di decidere una volta per tutte, se andare o restare. Se dare continuità qui, nella propria terra, ai propri sogni, oppure no. Affinché il viaggio a cui siamo costretti nei secoli, non sia più un destino imposto, ma una scelta.

E scegliere vuol dire essere finalmente uomini liberi.

Dunque, affinché i nostri figli non ci giudichino come i veri responsabili del fallimento della Calabria, sentendosi vittime dell’inefficienza della politica locale, organizziamoci. Voi e noi. I cittadini e le istituzioni. In nome della ‘polis’.

C’è una coscienza a cui il nostro e vostro tempo dovrà rispondere. E che prima di quanto si possa immaginare chiederà il conto.

La politica non è una cosa approssimativa. Anzi, non è proprio una cosa. È una delle forme più alte di cultura e senso di responsabilità. Guarda agli altri e mai a sé stessi. È onesta, non imbroglia. Anzi tiene il bandolo della matassa.

Non è intima, la politica. È plurale. Non è singola, ma collettiva. E fa l’uomo nobile, lo rende cittadino della stessa società civile a cui ha diritto e dovere di appartenere come soggetto e come essere umano. Il politico che risponde per sé e non per la politica che rappresenta, non è un individuo capace di lavorare per la polis. La scompagina e la disgrega. La svena e la rende vana.

La politica guarda alto, osserva e mira al futuro per cui intende spendersi. Non ridimensiona. Ambisce, trasferisce speranza. Essa ha valore morale, civico, umano, e spirito istituzionale.

Si fonda sul senso del rispetto, della pace sociale, della garanzia dei diritti, e dei doveri anche istituzionali, facendosi buona lente d’ingrandimento per guardare il mondo focalizzando sguardo e impegno sull’immagine civica e sociale del popolo che rappresenta.

La politica è il cammino sano della vita di un paese che impara e cresce insieme alla sua gente. E vale anche per noi calabresi. Ritardatari, e quasi sempre ultimi.

Il momento migliore per piantare un albero è vent’anni fa. Il secondo momento migliore è adesso (Confucio)

E che l’opera abbia inizio. (gsc)

Francesco Aiello (ex candidato governatore) contro De Magistris, candidatura sbagliata

È estremamente critico sulla posizione di de Magistris a proposito delle prossime elezioni regionali in Calabria. Il prof. Francesco Aiello, docente dell’Unical, già candidato presidente alle passate elezioni regionali con la lista Calabria Civica con il sostegno del Movimento Cinque Stelle, in una dichiarazione all’agenzia Adnkronos, ha spiegato perché ritiene divisiva la candidatura del sindaco di Napoli che, sicuramente, finisce col favorire il centrodestra.

«La candidatura di De Magistris, e le altre che vanno a pescare nello stesso bacino elettorale del civismo e del centro sinistra – ha detto Aiello –, purtroppo sono candidature che impoveriscono la possibilità di poter vincere e di avere un’alternativa al centrodestra. L’elettorato del centrodestra è abbastanza compatto e l’alternativa è frazionata, quindi matematicamente si ripropone lo stesso schema del gennaio 2020, e a vincere sarà necessariamente il candidato che può contare su un’alleanza coesa, che in Calabria ha solo il centrodestra. La candidatura di De Magistris, infatti, può arrivare al 20%, massimo 25, e alla stessa percentuale può arrivare il secondo candidato che pesca nello stesso bacino elettorale. Numericamente, dunque, vince in maniera automatica il centrodestra. Il voto a De Magistris, dunque, sarebbe un voto inutile per lui e per il centrosinistra che ruota intorno al Pd. Certo, il 20% sarebbe un risultato straordinario dal punto di vista individuale, e anche per chi sta intorno a De Magistris e lavora per avere uno scranno a palazzo Campanella, ma sarebbe un successo personale e allo stesso tempo un fallimento e una sconfitta collettiva, perché si consegnerebbe la Calabria di nuovo alla destra, una destra che in questi ultimi mesi ha dimostrato di non avere una visione, e noi abbiamo bisogno di persone che sappiano guardare al di là dei tempi della prossima legislatura».

Il prof. Aiello ha detto di non credere «molto in questa operazione e in questi slogan di rinnovamento, cambiamento, rivoluzione, sono parole prive di contenuto. Ecco perché penso che de Magistris non potrà attirare in massa il voto dei calabresi. Sono un calabrese doc, conosco molte personalità calabresi in grado di poter fare il presidente della Regione Calabria. Quindi mi associo a tutti coloro che pensano che dovrebbe cessare la fase storica in cui la soluzione dei nostri problemi e la costruzione del nostro futuro debb essere delegata a forze esterne. Dovremmo essere capaci e assumerci la responsabilità politica e sociale di autodeterminarci, e credo che sapremmo farlo».
Secondo Aiello, infatti, «ci sono personalità di spicco che potrebbero tranquillamente svolgere un ruolo di questa natura in maniera altrettanto positiva rispetto a quella che si immagina possa fare De Magistris. Non si capisce perché dovremmo avere l’ennesimo commissari in Calabria, perché di questo si tratterebbe. Ma i prossimi anni saranno determinanti, saranno un’occasione storica per la Calabria e per chi vuole puntare al rinnovamento e al cambiamento. I soldi che arriveranno in Calabria saranno unici, e per questo ammontare di risorse nazionali e comunitarie occorre programmare bene, che significa non guardare solo alla prossima legislatura, perché ciò determinerà il cambiamento del modo di vivere e delle prospettive di crescita per i prossimi 30 o 40 anni. Ecco perché è importante avere una figura che abbia determinate caratteristiche ma anche una visione di insieme rispetto a quelle che sono le problematiche della Calabria». (rrm)