NICOLA IRTO DICE SÍ ALLA PROPOSTA DEM
MA CHIEDE DI AZZERARE LE CANDIDATURE

di SANTO STRATI – È un sì convinto, ma insieme sofferto, quello dell’ex Presidente del Consiglio regionale Nicola Irto (oggi alla vicepresidenza) alle tante sollecitazioni pervenute dopo l’ “investitura” ricevuta lo scorso 8 febbraio a Lamezia Terme: accetta di correre a Presidente della Regione per il centro sinistra. Badate bene, per il centrosinistra, non solo per il PD. Irto ha ben chiara la situazione e non fa questione di nomi ma di progetto politico: gli errori del passato (Pippo Callipo, per essere chiari) devono servire da monito per evitare di rifare un capitombolo con esiti disastrosi. Ovviamente, se si parla di progetto politico del centrosinistra non si può far finta di non vedere che Luigi De Magistris sta facendo un’intensa campagna elettorale con l’obiettivo di essere il candidato unico della sinistra, supportato dai movimenti civici e, possibilmente, da buona parte dei dem e di quel che rimane dei grillini.

Irto, però, per quanto giovane e candidamente “inesperto” dei vecchi giochi della politica non può essere considerato uno sprovveduto: anzi con il comunicato diffuso ieri sera dimostra di avere idee ben precise e pone precise condizioni. «Ragioni di carattere privato, e non certamente di furbizia o calcolo di natura politica – ha dichiarato –, mi hanno spinto a chiedere al mio partito qualche giorno di tempo prima di far mia la proposta, avanzata ufficialmente dal Pd, di candidarmi alle prossime elezioni come Presidente della Regione Calabria, in uno schieramento che non potrà che scegliere con nettezza l’intero mondo calabrese del centrosinistra e, se possibile e con ancor più nettezza, l’Europa con tutti i suoi vantaggi e tutte le sue spinte rinnovatrici.

«Oggi, che ho potuto meglio verificarlo, ho scoperto di essere stato nei giorni scorsi raggiunto da sollecitazioni pressanti di ogni tipo, provenienti da un’ampia fascia della Calabria, quella che punta a un cambiamento reale. Una pioggia di messaggi e sollecitazioni di amministratori locali, professionisti, esponenti del mondo intellettuale, militanti del mondo sindacale, rappresentanti delle associazioni di categoria, miei vecchi amici dell’università e del volontariato, impegnati su fronti delicati che aspettano risposte.
«Sanno tutti che non ho mai chiesto niente alla politica e forse proprio per questo sono stato oggetto di richieste sempre più massicce d’impegno alle quali non mi sono mai sottratto. Neanche in questa occasione ho chiesto nulla. La politica e la disponibilità a servire i calabresi sono le mie passioni. Verrà un momento in cui non ce ne sarà più bisogno e tornerò alle mie attività private e al mio lavoro. Intanto, come sempre, oggi mi rimetto al servizio del partito di cui faccio parte e del collettivo, aperto e ampio, dentro cui mi sono sempre collocato, alla pari con tutti gli altri. Donne e uomini assieme a cui abbiamo sognato e continuiamo a sognare una Calabria migliore, capace di affrontare e sciogliere le sue stridenti contraddizioni, allentando da subito la nostra situazione sociale e facendo crescere pari e reali opportunità per tutte e tutti, a cominciare dalle nuove generazioni.
«La mia risposta alle richieste è sì. Sono disponibile a guidare una coalizione riformista allargata, capace di cambiare la Calabria. Sono convinto che si costruirà uno schieramento adatto a vincere le prossime elezioni regionali. Uno schieramento riformista chiaro, idoneo a tenere insieme il mondo politico, civico e culturale del centro e della sinistra, di tutti i democratici ed europeisti. Però, siccome il mio sì non è dettato da egoismi e da interessi personali, sono personalmente disponibile, senza riserva alcuna, ad un azzeramento totale di tutte le candidature che possono dividere il centrosinistra, purché dentro un rigido progetto riformista e senza accordi che prevedano spartizioni di poltrone e di prebende. Ma bisogna essere chiari. Il voto, al di là delle incertezze imposte dal virus, è alle porte. I tempi per avere un rapporto politico reale e diffuso coi  calabresi sono ristrettissimi».
E qui la richiesta – apprezzabilissima – di Irto: «Se si azzereranno entro 48 ore tutte le autocandidature fin qui emerse nell’ambito del mondo del centrosinistra e si configurerà una soluzione unitaria e definitiva, chiederò io stesso per primo al mio partito di sospendere, e dopo, se necessario, di cancellare la mia candidatura a presidente. Se, invece, passato questo tempo il mio appello dovesse cadere nel vuoto e non verrà accettato, diventerà chiaro che c’è chi gioca a ridurre ancor di più il tempo necessario allo svolgimento di una proficua campagna elettorale. Ma è nostro dovere, per il bene della Calabria, uscire da queste sabbie mobili e andare avanti per dare un governo riformista e di cambiamento alla nostra regione, per vincere e bloccare la destra. Io sarò in prima linea, con tutto me stesso, per respingere con forza e determinazione qualsiasi tipo di populismo che rischia di isolare la Calabria negli anni decisivi per il futuro del Paese e lavorerò per l’affermazione di una regione che crei opportunità e solidarietà per tutti, che valorizzi donne e giovani, che si liberi dalla povertà, dalla ‘ndrangheta e da ogni tipo di illegalità».
Cosa vuol dire Irto? Che la frammentazione che si sta prospettando tra dem, cinquestelle, sinistra alternativa e movimenti civici non può portare a niente di buono. Occorre – secondo Irto – ripartire da zero e individuare il progetto politico di respiro progressista e riformista su cui far convergere l’attenzione non solo del popolo della sinistra, ma degli elettori, quelli più disorientati, quelli delusi dalla politica, che cercano soluzioni e proposte degne di considerazione. De Magistris è convinto di poter andare avanti da solo, l’ing. Domenico Gattuso del Movimento 10 Idee per la Calabria, ha lanciato, da parte sua, la proposta di azzerare tutto e puntare su una figura “esterna”  in grado di cogliere consensi tra le tante anime della sinistra, Anna Falcone, e i movimenti civici (tipo quello di Pino Aprile) credono di poter scuotere l’elettorato, ma bisogna aprire gli occhi e fare i conti con la realtà dei numeri. Quello che sta facendo l’ex presidente del Consiglio regionale.
Ragioniamo per un attimo: il centrodestra si presenta coeso (la Lega, dopo la risibile proposta di Matteo Salvini di candidare Nino Spirlì a governatore per dare continuità alla Presidenza, appoggerà Roberto Occhiuto e anche Fratelli d’Italia e le altre forze di destra sono propensi a deporre l’ascia di guerra e fare battaglia comune. Di fronte a questo blocco, è evidente che il centrosinistra deve giocare carte importanti e tessere alleanze anche non gradite.
De Magistris e Tansi, per male che vada, il loro posto in Consiglio regionale ce l’hanno assicurato, ovviamente come consiglieri di minoranza. Ma, se per ipotesi, De Magistris dimenticasse l’opzione che il Pd possa essere costretto a votarlo pur di battere la destra, rinunciando a un proprio candidato, forse potrebbe osservare che c’è un orizzonte diverso. Dove un’intesa, previo azzeramento delle attuali candidature degli arancioni sbandierate ad ogni dove, su un candidato unico autorevole e apprezzabile del centro sinistra, su cui far convergere i consensi dei movimenti civici, potrebbe non solo confermare il posto in Consiglio regionale, ma addirittura (in caso di vittoria) un posto di governo.
È fin troppo evidente che l’intesa raggiunta nelle scorse settimane tra Tansi e De Magistris è figlia della constatazione per l’ex capo della Protezione civile che non ha i numeri per imporre – come aveva sperato – la sua candidatura a Presidente. E  la promessa di avere la Presidenza del Consiglio è puro fumo negli occhi, perché comunque, anche se risultasse presidente De Magistris, non gli competerebbe come nomina, che com’è noto viene espressa dall’assemblea. Da qui la primazia del sindaco di Napoli a puntare su Germaneto, ma non ha i numeri e non è detto che, obtorto collo, i dem siano disposti al suicidio politico e gli riconoscano il ruolo dell’unico condottiero in grado di portare il centrosinistra alla vittoria. De Magistris dovrebbe, allora, fermarsi un attimo a riflettere: se insiste a voler guidare la coalizione (che in atto non esiste) il massimo cui può aspirare è un seggio in Consiglio, all’opposizione; se invece, ingoia il rospo, e si mette a disposizione di un altro leader (ovviamente condiviso) del centrosinistra ha buone aspettative di entrare nel governo regionale. Tutto questo, Irto non lo può, per ovvie ragioni, dire, ma il senso della sua proposta sottintende proprio questo. Riuscirà De Magistris a convincersi che avrebbe tutto da guadagnare a fare il gregario? Ci sono 48 ore per decidere. (s)

REGIONE, BERLUSCONI SVELA IL CANDIDATO
FORZA ITALIA SCEGLIE ROBERTO OCCHIUTO

di SANTO STRATI – Mentre prende sempre più piede la probabile nomina a sottosegretario del forzista Roberto Occhiuto, il presidente Silvio Berlusconi gli rinnova la sua fiducia, prima designandolo come capogruppo vicario a Montecitorio, poi annunciando che è il candidato ufficiale di Forza Italia per la poltrona di Governatore della Calabria. Da tempo era stato indicato il nome del più giovane dei fratelli Occhiuto (Mario è l’attuale sindaco di Cosenza) come candidato ideale per Germaneto e, soprattutto, per guidare le truppe azzurre verso una vittoria quasi scontata delle destra. Quasi scontata perché non è ancora chiaro il disegno politico della sinistra che giocando per perdere facile.

I due “ragazzi irresistibili” Luigi De Magistris e Carlo Tansi hanno trovato l’intesa giusta per affrontare la contesa elettorale senza beccarsi a vicenda, sottraendo consenso l’uno all’altro: il sindaco di Napoli è il candidato presidente a capo della coalizione “arancione”, Tansi farà il capolista del suo movimento Tesoro di Calabria: uniti e con l’appoggio delle altre forze di sinistra costituiscono un’interessante base di confronto con il centrodestra, ma se viene a mancare loro l’apporto di cinquestelle e dem, potranno al massimo spuntare un paio di consiglieri regionali. Il che, tutto sommato sarebbe comunque un buon risultato per entrambi: De Magistris dal 9 giugno è ufficialmente “disoccupato” e Tansi vuole la rivincita sulle passate consultazioni.

Com’è noto, il Partito Democratico (in Calabria) ha indicato Nicola Irto, l’ex Presidente del Consiglio regionale, oggi vice, il quale pur ringraziando della designazione, mantiene ancora intatta la sua riserva. E ne ha ben ragione: l’ipotesi di tentare un accrocco per la Regione sul modello del fu governo Conte 2 (cinquestelle e dem insieme) sta trovando ostacoli seri, soprattutto in casa grillina e appare difficile immaginare, anche in presenza della più che certa spaccatura del Movimento, di trovare i voti necessario per portare a casa un risultato positivo. De Magistris da un lato (con la tentazione pentastellata di appoggiarlo senza presentare una lista propria) e i dem dall”altro significano solamente dispersione di voti e vittoria servita a tavolino al centro destra. A questo punto l’alternativa possibile per i dem è fare coalizione (accantonando il giustificato maldipancia di qualche politico calabrese) proprio con gli arancioni, al solo fine di non permettere alla triade Forza Italia-Lega-Fratelli d’Italia di riprendersi la Cittadella di Germaneto. Proprio domani sarà un anno esatto che la compianta Jole Santelli prendeva possesso di Germaneto, ma l’eredità della governatrice, scemati l’eco mediatica e l’effetto psicologico della commozione che avrebbero aiutato il centro-destra nella riconquista del potere se si fosse votato subito, è fin troppo modesta per garantire una vittoria certa. Una lezione l’hanno, però, imparata al centro-destra: se uniti rappresentano una forza temibile, ma non invincibile, quindi una qualsiasi debolezza potrebbe rivelarsi letale. Così, il ritardo nell’annuncio del candidato di centro-destra stava cominciando a impensierire il popolo che non vota a sinistra: tra disorientamento e perplessità, fin troppo facile la tentazione di non andare proprio alle urne, con le immaginabili conseguenze, tutta a favore della parte avversaria.

I movimenti civici avrebbero, obiettivamente, la possibilità – se convincono dem e cinquestelle – di ottenere un risultato sorprendente, considerato il consenso di molti gruppi affascinati dall’esperienza di sganciamento dai partiti tradizionali. il Movimento 10 idee per la Calabria, per esempio, che alle passate elezioni sosteneva Pippo Callipo, ma non riuscì neanche a raccogliere le firme necessarie per presentare una propria lista, ha lanciato la proposta di unire «le forze sane per fermare la destra e la Lega».

«Nella scorsa tornata delle elezioni in Calabria – si legge in un documento – le forze in campo che si opponevano al Centrodestra si sono presentate divise, con tre candidati Presidenti diversi e alternativi; purtroppo  si è visto come è andata, con una vittoria della destra peggiore. E con il 15% di elettori che non hanno potuto vedere eletto neppure un consigliere (Liste Tansi e Aiello sotto la soglia dell’8%). È sempre difficile fare la storia con i se, ma se in quell’occasione si fosse andati uniti, la somma dei consensi di tutte le forze che si opponevano al Centrodestra, avrebbe consentito, forse, di competere per la vittoria, soprattutto con il concorso di molti elettori tradizionali del Centrosinistra che, in previsione di una sconfitta annunciata, hanno rinunciato al voto, aumentando oltremisura la percentuale degli astenuti (55,7%). Oggi, ancora una volta, la storia sembra ripetersi e, pur in assenza di una data certissima per lo svolgimento delle elezioni, ci si appresta a marciare divisi, con poche o nulle possibilità di vittoria di una delle singole componenti, ancorché in presenza di una coalizione di destra che, questa volta, appare mena vigorosa rispetto alle precedenti elezioni». E allora, dice Domenico Gattuso leader del Movimento 10 idee, «azzeriamo tutto, ritirando ogni candidatura velleitariamente avanzata» e ripartiamo con «la costruzione unitaria di un Progetto politico solido, di un Programma di governo essenziale e condiviso». E con quale candidato? Gattuso ha un’idea al femminile e propone Anna Falcone, avvocata calabrese che vive a Roma, molto vicina a De Magistris. Ma la diretta interessata, lusingata ma già invitata a sua volta dal sindaco di Napoli a mettersi in lista con lui,  metterebbe in discussione la stima (reciproca) che c’è con De Magistris? Anche nel civismo non mancano dunque tentazioni di attrito a proposito di leader che si autonominano, senza ascoltare il territorio.

Per questo, l’annuncio in prima persona di Berlusconi sottintende l’esigenza di eliminare dubbi a sinistra sulla compattezza del centro-destra. Occhiuto ha le carte in regola e ha più volte mostrato, nei suoi interventi a Montecitorio, di avere a cuore le sorti della Calabria: per esempio, nel dibattito sul Recovery Plan ha vivacemente contestato la prima bozza del documento varato dal Governo Conte, ma sul suo nome dovranno esprimersi Salvini e la Meloni per ufficializzare la candidatura e avviare la campagna elettorale calabrese che si preannuncia ricca di colpi di scena.

Prima che Berlusconi, lo scorso anno, decidesse di candidare la Santelli, Roberto Occhiuto sembrava l’opzione più adeguata dopo l’obbligata rinuncia del fratello Mario, ma il fuoco amico cosentino, guidato dall’ex senatore Piero Aiello e da Pino Gentile, ha avuto la meglio. Si ripeterà lo stesso copione?  E soprattutto una candidatura lanciata qualche giorno prima delle nomine di sottogoverno (viceministri e sottosegretari) non nasconde una strategia (in casa forzista) per togliere di mezzo un candidato fin troppo ideale? L’Ordine britannico della Giarrettiera ha come motto “honi soit qui mal y pense” e Andreotti l’aveva tradotto e adattato a sua misura: a pensar male si fa peccato, ma spesso ci s’azzecca. Parole sante, date le circostanze. (s)

 

REGIONALI, DUE PRESIDENTI IN ARANCIONE
E IL PD DECIDE DI CANDIDARE NICOLA IRTO

di SANTO STRATI – Richiama l’immagine di Bartali che sporge la borraccia a Coppi, Carlo Tansi, per spiegare la scelta di fare da gregario a Luigi De Magistris, come annunciato lunedì pomeriggio a Cosenza. Due galli nello stesso pollaio, normale che finisca a rissa, invece – è lo stesso Tansi a rivelarlo – la soluzione per una pax duratura era semplicissima. Ci ha pensato – ha raccontato – tutta la notte e ha avuto l’illuminazione: perché un presidente e un vice? Meglio due presidenti. Così ha illustrato a De Magistris un ingegnoso piano di “spartizione” che pialla ogni primogenitura e fa contenti tutte e due i contendenti: all’attuale sindaco di Napoli la Presidenza della Regione e il Palazzo ora intitolato alla compianta Jole Santelli, a Germaneto, e all’ex capo della Protezione civile regionale la Presidenza del Consiglio regionale e Palazzo Campanella a Reggio. Risolto il busillis, al via un’intesa granitica per mettere insieme una “gioiosa macchina da guerra” (frase che Tansi e De Magistris si guardano bene dal ripetere, vista l’ingloriosa fine nel 1994 della coalizione guidata da Occhetto contro Berlusconi), ma ill comune sentire è quello. Certo, non va trascurato che la spartizione è conseguente alla vittoria, ma questo si rivela un particolare trascurabile nella strategia di Tansi, che ha mandato una lettera aperta affettuosissima ai suoi sostenitori, per illustrare quello che potrebbe apparire un ripiegamento dalle intransigenti posizioni della prima ora (Tansi Presidente o niente).

L’annuncio dell’intesa, comunque, non ha sorpreso più di tanto, visto che era già nell’aria un accordo che avrebbe comunque privilegiato De Magistris (che vanta più popolarità, l’esperienza amministrativa decennale al Comune di Napoli, e un indiscutibile fascino sull’elettorato femminile), ma Tansi non aveva vie d’uscita, bisognava lanciare la campagna elettorale senza equivoci e senza tentennamenti. E un risultato immediato l’ha comunque provocato: i dem si sono subito riuniti a Lamezia, con la vigile assistenza del commissario regionale Stefano Graziano e hanno estratto dal cilindro magico l’unico coniglio in grado di suggestionare la platea: la candidatura di Nicola Irto, più volte sussurrata, più volte contrastata, più volte messa in discussione, improvvisamente si materializza come una di quelle decisioni che faranno la storia.

Diciamoci la verità, in un partito lacerato da divisioni e contrasti, privato da anni di un congresso che avrebbe quanto meno potuto mettere un po’ d’ordine tra gli iscritti, la soluzione Irto era, ed è, l’unica possibile: è giovane, ha guidato senza eccessi l’Aula di Palazzo Campanella durante la presidenza Oliverio, inoltre ha un profilo indiscutibile di persona perbene ed è stato il più votato in Calabria il 26 gennaio 2020 (12.568 preferenze). Una figura ideale, forse poco condottiero e ancora politicamente scarso d’esperienza, ma in grado di guidare la coalizione di centrosinistra… Ma quale coalizione? La situazione a sinistra è molto più ingarbugliata di quanto possa apparire e il tandem che reggeva il Conte 2 (dem + cinquestelle) in Calabria non ha mai trovato il pur minimo tentativo di emulazione. Tanto che molti grillini – quelli che non portano avanti l’improbabile candidatura del deputato Carmelo Massimo Misiti – si erano lasciati suggestionare dalla lusinga arancione di De Magistris.

La situazione è ingarbugliata perché il centro-sinistra calabrese che si presenta spaccato e diviso alle elezioni non potrà mai farcela: i dem il 26 gennaio 2020 raccolsero poco meno del 16% e la coalizione che vedeva candidato presidente Pippo Callipo (Pd, Democratici e Progressisti, Io resto in Calabria) arrivò a 30,14% contro il 55,29% del centrodestra che mandò la Santelli a Germaneto. Quali voti si aggiungeranno a quelli del Partito Democratico a sostegno della candidatura di Irto? Ecco, è questo in punto: ad oggi non si capisce questa coalizione da chi sarà formata, visto che i CinqueStelle, sono indecisi tra il fare l’occhiolino all’accoppiata arancione e civica De Magistris-Tansi o il tentare un’amorosa alleanza con i dem. Ma il loro peso politico si è molto ridimensionato dai successi del 2018 e il 7,35% raccolto fa da Francesco Aiello, sempre a gennaio dello scorso anno, non rappresenta l’attuale forza politica pentastellata in Calabria.

Tansi con le sue tre liste raccolse 58.700 voti (7,22) non riuscendo ugualmente ad entrare in Consiglio vista la penalizzante norma del quorum minimo dell’8%: potrà raddoppiare i consensi? Anche ammesso che arrivi al 15% e che gli arancioni (forti di una presenza importante sulla Piana capitanata dal sindaco di Cinquefrondi Michele Conia e dall’ex sindaco di Polistena Michele Tripodi) raccolgano un altro 15%: dove va a finire col 30%  questa coppia di “ragazzi irresistibili”? Tansi cita a tal proposito l’eccellente risultato della lista civica a Crotone (dove il Pd – ricordiamolo – non riuscì nemmeno a presentare il simbolo), ma le elezioni regionali, il geologo Tansi non lo ha ancora capito, sono una cosa diversa. Contano i numeri, che – allo stato attuale – ha solo la coalizione di centrodestra, la quale, peraltro, non ha ancora espresso il candidato ufficiale.

Per contro, la Lega cerca di far dimenticare i fin troppo modesti risultati riportati durante le ultime amministrative in Calabria (con l’eccezione di Roy Biasi eletto sindaco a Taurianova) con una campagna di incontri guidata personalmente dal neo segretario regionale Gianfranco Saccomanno, accompagnato dal presidente ff Nino Spirlì, che parte stamattina da Catanzaro. L’ex vicepresidente, oggi facente funzioni, sta rivelando un inaspettato attivismo e, probabilmente, sta seriamente pensando di guidare la lista della Lega in Calabria. Con quali esiti, bisognerebbe chiedere alla zingara o o qualche negromante esperto di bizzarrie elettorali, ma non si sa mai. Chiunque sia il candidato (il deputato Roberto Occhiuto, l’assessore all’Agricoltura e al welfare Gianluca Gallo?) o la candidata (la sindaca di Vibo, Maria Limardo?), il centro-destra appare , allo stato attuale vincente, perché, se unito, ha i numeri. E la sinistra, a cui piace perdere facile, con le sue divisività sta facendo di tutto per ottenere una nuovo, vergognosa dêbacle.

Senza contare che tutti stanno dimenticando che con queste elezioni entra in vigore la parità di genere e quindi il 40% dei seggi spetta a candidati di sesso femminile. Per molti uscenti – neanche se, per scherzo, si mettono parrucca e rossetto – le porte di Palazzo Campanella resteranno dunque sbarrate. Ma nessuno dei vertici di partito sembra preoccupato di questa (sì, meravigliosa) realtà che taglierà molte ambizioni in un Consiglio regionale che aveva espresso, nel 2020, appena due donne (Tilde Minasi per la Lega, e Flora Sculco per i Democratici e Progressisti).

Peraltro, tutti aspettano nelle prossime ore di vedere la composizione del nuovo governo e valutare come gestire anche indicibili alleanze, in nome del momento particolare, della pandemia, o della necessità di fare presto. A proposito di fare presto, checché insistano tutti, la data dell’11 aprile appare improponibile (vista la situazione del covid), quindi è bene che si consideri la necessità di immaginare il 9 giugno la data più realistica per il voto anche delle regionali calabresi (sono in programma, con un election-day il voto amministrativo di grandi città come Roma, Milano, Napoli e tanti altri piccoli centri). E quest’ulteriore rinvio farà perdere alla destra la valenza del lascito psicologico della Santelli, mentre darà l’illusione ai civici di avere più tempo per serrare le fila in termini di nuovi consensi. Di sicuro, siamo alle prime battute, ma è garantito che non ci sarà da annoiarsi, aspettando colpi di scena clamorosi. Del tipo che i dem – pur di non ridare la vittoria alla destra – rinuncino a Irto per sostenere De Magistris e la sua coalizione civico-populista e tentare il sorpasso. Ma anche questa ipotesi, per quanto surreale, dovrebbe fare i conti con un gregario che si chiama Bartali, ops, scusate Tansi, e che le sue borracce non le vuol dare ad alcuno. (s)

Il Pd calabrese sceglie di candidare l’ex presidente Nicola Irto a Governatore

Riunito a Lamezia lo stato maggiore del partito democratico calabrese, con la presenza del commissario regionale Stefano Graziano, ha deciso per la candidatura di Nicola Irto alla Presidenza della Regione. Erano presenti, tra gli altri il sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà e il riconfermato presidente della Provincia di Cosenza Franco Iacucci, oltre a consiglieri regionali, parlamentari e i segretari provinciali. La decisione cancella d’un colpo le continue indecisioni sul candidato dem per Germaneto e irto rappresenta, per molti versi, la scelta più naturale. Pur riservandosi di accettare, in realtà l’ex presidente del Consiglio regionale ha già deciso in termini positivi e ha lanciato un post inequivocabile sulla sua intenzione di guidare l’offensiva dem alla conquista della Cittadella di Germaneto.

«La Calabria, la mia regione – ha scritto –, è una terra meravigliosa. Sono orgoglioso di essere calabrese. Qualunque sia il nostro compito, lavoriamo con amore, umiltà e impegno per migliorarla. Abbiamo bisogno di pensare positivo e volare alto. Calabria nel cuore».

L’indicazione di Irto ha trovato subito numerosi consensi. La conferenza regionale delle donne democratiche – in un documento – «condivide e sostiene la proposta di Nicola Irto quale candidato a presidente della Regione Calabria per la coalizione di centrosinistra. Figura autorevole, giovane, dinamica, profondo conoscitore del territorio e delle esigenze dei calabresi e uomo politico di riconosciute doti morali e di pensiero, caratteristiche che nei giorni scorsi, in un incontro online con il commissario Graziano, avevamo auspicato potessero incarnare proprio la figura del candidato alla presidenza. Il nostro cruccio è quello di non aver costruito una candidatura al femminile, ma già nelle prossime ore chiederemo a Nicola Irto un incontro per definire i criteri e le condizioni affinché le donne svolgano comunque un ruolo da protagoniste alle prossime elezioni e, successivamente, nella rappresentanza istituzionale. L’autorevolezza del nome dell’attuale vicepresidente del Consiglio regionale crediamo sia la migliore garanzia per un progetto solido e lungimirante, capace di includere tutte le forze politiche riformiste, progressiste e democratiche, così come le forze sociali, professionali e la cittadinanza attiva».

Anche i giovani democratici hanno espresso il loro plauso alla scelta di Irto come candidato a Governatore. «È da tempo – affermano in un documento – che sottolineiamo la necessità di costruire un progetto politico che, già nella prima scelta del candidato presidente, tenesse conto delle esigenze di rinnovamento e programmazione nella nostra regione. Già nello scorso mese di dicembre scrivevamo in una nota di ritenere opportuna l’individuazione di una personalità giovane, che possedesse competenze ed esperienza politica tali da poter ricercare le soluzioni concrete più adeguate ai problemi della Calabria. Oggi ritroviamo nella figura di Nicola Irto, che il nostro partito ha individuato quale candidato governatore per la coalizione di centro-sinistra, l’identificazione migliore del profilo da noi tracciato ormai mesi fa. Conosciamo da sempre l’impegno che Nicola Irto profonde per la Calabria e per le giovani generazioni calabresi e la sua attenzione verso i temi, come quelli dell’Università e della Ricerca, che più sono cari a questa organizzazione, ci appelliamo, dunque, a Nicola affinché, sciogliendo la riserva, possa accettare di essere il candidato presidente del centrosinistra alle prossime elezioni regionali. Reputiamo Nicola la migliore espressione di quella politica rinnovata capace di parlare con franchezza ai problemi della nostra terra individuandone soluzioni adeguate. A lui affidiamo le nostre richieste di un rilancio di una politica verso i giovani, perché restare in Calabria al termine del proprio percorso di studi non continui ad essere un’alternativa quasi eroica all’emigrazione, ma un’occasione per contribuire alla crescita del tessuto sociale ed economico della nostra regione».

Scrivono i giovani dem «Se la giovane età ci consente di comprendere meglio quali siano le problematiche vissute in prima persona dagli studenti e dalle giovani generazioni che, pur volendo prendere parte al processo di trasformazione della regione, si ritrovano privi degli strumenti necessari per costruire il proprio futuro in Calabria, il nostro impegno politico ci obbliga ad individuare, fin da subito, dei primi punti di programma su cui chiediamo al Partito Democratico calabrese e a Nicola Irto un’attenzione particolare. È il caso dell’attuazione di un sistema che abbia come fine l’interazione tra formazione universitaria negli atenei calabresi ed accesso al mondo del lavoro, del sostegno alle eccellenze calabresi e della creazione delle condizioni utili a favorire l’imprenditoria giovanile, non con interventi sporadici, ma con soluzioni strutturali ed infrastrutturali sul territorio. I Giovani Democratici saranno, al fianco di Nicola Irto, del Partito Democratico e di tutta la coalizione di centrosinistra, parte attiva del cambiamento di questa regione». (rp)

Carlo Tansi: una marea di gente ha aderito al progetto ciivico Tesoro di Calabria

Il candidato Carlo Tansi, che guiderà la lista Tesoro di Calabria, dopo l’accordo con Luigi De Magistris sulla “spartizione” degli incarichi – in caso di vittoria – (La Presidenza della regione all’attuale sindaco di Napoli, la Presidenza del Consiglio, per lui – ha inviato una lettera aperta ai suoi elettori per illustrare gli obiettivi dell’intesa “arancione”.

Stiamo lavorando – scrive Tansi – ininterrottamente, da quasi due anni, al progetto civico Tesoro Calabria al quale ha aderito una marea di gente. Centinaia di migliaia di calabresi liberi e perbene che, senza chiedere nulla in cambio, desiderano il reale cambiamento di questa Terra. La nostra è una rivoluzione arancione partita dalle ultime Regionali in cui abbiamo raccolto il consenso di ben 60mila donne e uomini che sognavano e sognano una Calabria diversa. Migliore.
Gente come i tanti crotonesi che solo pochi mesi orsono hanno fatto la storia. Mi riferisco all’apoteosi delle Amministrative in cui Tesoro Calabria ha spazzato via tutto il marcio dei vecchi partiti, di destra e di sinistra, rimuovendo incrostazioni di decenni in un colpo solo. Ecco perché sono certo che alle prossime Regionali, la strada per noi sarà in discesa e ci porterà a un ottimo risultato. Nei giorni scorsi ho passato molte notti insonni per cercare di capire cosa fosse più giusto fare per il bene della nostra amata Terra. E avantieri sono giunto alla conclusione, seppur molto sofferta per chi come me ha portato avanti per due anni circa un progetto costruito sui principi morali e non sugli obiettivi eminentemente politici, che in questa competizione non basta partecipare e far bella figura. Se correremo da soli, infatti, potremo registrare un ottimo successo personale e vincere una battaglia. Ma se lo faremo, senza alcun simbolo di partito, insieme ad altri movimenti civici a cui ci legano profonde affinità elettive, vinceremo la guerra e scriveremo insieme una nuova pagina della Calabria. Forse persino la più bella di sempre, anche grazie all’opportunità irripetibile del Recovery Fund.
Un treno di miliardi che passerà una volta sola. E che, se finisse nelle mani sbagliate, porterà la regione a sprofondare definitivamente, arricchendo all’inverosimile la ‘ndrangheta e consolidandone a dismisura lo già sconfinato potere. Questo è dunque il tempo di far gioco di squadra; mettere al bando i personalismi; salire tutti sulla stessa barca e remare in un’unica direzione. Lo dovremo fare per il bene della Calabria e il futuro delle giovani generazioni. Ed è il motivo per cui ho deciso di fare un passo di lato, concordando con Luigi de Magistris un efficace programma improntato su un radicale rinnovamento che ci condurrà dritti alla vittoria. Un progetto di cui saranno protagonisti due attori principali, un po’ come Bartali e Coppi che si passano l’ormai quasi leggendaria borraccia con spirito di sublime altruismo. Una solidarietà di cui ha bisogno la regione nell’attuale delicatissima fase storica. Un momento così particolare in cui per cambiare davvero non basta un presidente, ne servono due e nel pieno delle rispettive funzioni. Uno a capo della Giunta, a cui spettano le decisioni sulle azioni amministrative e tecniche da intraprendere, e un altro alla guida del Consiglio. Ecco, quest’ultimo potrei essere io, dedicandomi a tale stimolante lavoro con la passione che anima il mio agire da sempre. Un modo per ricoprire un ruolo chiave ma che purtroppo, sin da quando esiste l’importante ente, è stato utilizzato alla stregua di un mero e vile esercizio di potere.
L’accordo tra noi e Luigi nasce quindi sul presupposto che il piano di autentico cambiamento condiviso dovrà essere concretamente attuato: da un lato sul piano della gestione amministrativa e tecnica, ma dall’altro soprattutto sulla scorta di una intensa attività di riforme legislative di competenza del Consiglio. Ragion per cui, le due cariche di presidente della Giunta e del Consiglio avranno, nelle rispettive competenze, pari rilievo e dignità istituzionale. L’attività dell’assemblea dovrà ad esempio essere mirata ad annullare le centinaia di leggi inutili, spesso scritte ad personam per favorire gli amici e gli “amici degli amici” del vecchio e corrotto sistema politico e ad approvare le norme riformatrici dei settori critici tra cui:
– un piano sanitario regionale che metta in giusto rilievo l’offerta pubblica;
– una legge quadro sul lavoro;
– una legge quadro sull’organizzazione burocratica e la trasparenza;
– una revisione della legge elettorale;
– una revisione organica delle norme di gestione del territorio, dell’ambiente e dei collegamenti;
– l’acqua pubblica, come prevedono le leggi nazionali.
Senza una concreta ed efficace attività legislativa, del resto, l’attività tecnico-amministrativa della Giunta sarebbe destinata a segnare il passo, com’è peraltro accaduto anche nella gestione Oliverio & co. Un’esperienza di governo in cui l’attività del Consiglio, presieduto da quel Nicola Irto candidato proprio oggi dal Pd a correre per la carica di governatore, è di fatto stata indefinita e in particolare subalterna agli interessi della casta politico-burocratica che da anni blocca la Regione.
Al di là di tutto, però, al fine di attuare il nostro articolato programma è necessario un deciso taglio con il passato e in particolare con il Put, Partito Unico della Torta, formato dai soggetti politici di destra e di sinistra che hanno ridotto la nostra meravigliosa Terra ricca di potenzialità a essere la cenerentola d’Europa. Noi, pertanto, non sottoscriveremo alcun patto con il Pd e i suoi esponenti, prestanome e portaborse, pur confidando profondamente nell’elettorato Democratico che non merita dirigenti, parlamentari e consiglieri regionali uscenti, tanto insulsi, inconcludenti e irresponsabili. In questo stesso frangente, guardiamo invece con estremo interesse alla base del M5s straripante di energia che chiede un concreto cambiamento e, sono convinto, porterà a una proficua intesa del movimento pentastellato con la costituenda forza targata Tansi-de Magistris. L’accordo tra me e lui ha aperto la strada per una nuova era della Calabria all’insegna della liberazione di tutte le energie positive ingabbiate nella stragrande maggioranza dei cittadini liberi che vogliono il reale cambiamento.
Care Calabresi e cari Calabresi continuate a sostenermi, come avete fatto finora, anche nell’ambizioso progetto che vi ho appena illustrato nei punti chiave. Un piano che amplia e rende molto più concrete le possibilità di vittoria di coalizioni civiche rispetto a una vigente legge elettorale regionale liberticida. Una norma scritta dai poteri forti per mantenere lo status quo che a loro fa molto comodo. Legge-truffa che stravolgeremo non appena vinceremo le elezioni». (rp)

REGIONALI, CERCANSI AVVERSARI POLITICI
ASTENERSI PERDITEMPO E INQUALIFICATI

di SANTO STRATI – La conferenza stampa indetta per oggi pomeriggio da Carlo Tansi e Luigi De Magistris a Cosenza, dove con buona probabilità saranno definiti i ruoli (De Magistris presidente, Tansi vice e assessore all’Ambiente?), mette in evidenza in modo preciso il vuoto di candidature che si registra per le prossime elezioni regionali. Oddio, non è che manchino i nomi che circolano in lungo e largo, da destra a sinistra, ma di fatto, a circa 60 giorni dalla data dell’11 aprile, ci sono solo due candidati che ufficialmente si sono fatti avanti, l’ex capo della Protezione civile calabrese e l’attuale sindaco di Napoli. Che, poi, realtà, la candidatura a governatore sarà una sola, sempre che Carlo Tansi accetti di fare il gregario e non il leader.

Le consultazioni previste con l’ordinanza del presidente ff Nino Spirlì per l’11 aprile, per la verità, saranno quasi certamente spostate, causa covid, al 9 giugno, giorno già individuato dal Governo come election-day (si rinnovano i Consigli comunali di Roma, Milano, Napoli e di altri centri piccoli e medi), quindi c’è, in buona sostanza, ancora tempo per definire alleanze e coalizioni. Anzi, c’è il tempo di aggiustare strategie e scenari, con la soluzione della crisi di governo.

Sul rinvio delle elezioni, ignorando che l’emergenza proclamata dal Governo vale fino al 30 aprile e quindi non permetterebbe il voto la domenica successiva a Pasqua, il presidente ff si è arrabbiato con un giornalista di LacNews24 (Riccardo Tripepi) il quale aveva scritto che Spirlì «preme per ottenere un nuovo rinvio» delle elezioni regionali. La reazione di Spirlì è stata pressoché immediata con una nota fatta diffondere dall’Ufficio stampa regionale: «Si tratta – si legge nel documento –, invero, di una ricostruzione priva di qualsiasi fondamento, frutto di una interpretazione personale a dir poco fantasiosa. Le elezioni sono state da me indette per il prossimo 11 aprile e, per quanto mi riguarda, non esistono alternative o ipotesi di rinvio, anche in considerazione del fatto che il presidente di Regione, in questa fase, non ha il potere per spostare ulteriormente in avanti la data delle consultazioni; né si capisce rispetto a quale istituzione avrei la facoltà di fare pressioni per posticipare il voto. Il giornalista svolge un mestiere importante quanto difficile: chi si pone l’obiettivo di informare l’opinione pubblica dovrebbe perciò agire con grande scrupolo e permettere ai lettori di capire la differenza tra fatti e opinioni personali senza riscontri». Una reazione spropositata e, probabilmente, evitabile quanto inutile.

Ma il problema non è quando si vota, bensì chi sono i candidati a governatore. È evidente che la soluzione della crisi di governo con un nuovo esecutivo “istituzionale” con l’appoggio (diretto, esterno, etc) di tutti, (ad esclusione, per ora, della sola Giorgia Meloni che ne fa una questione di forma e non di sostanza nella persona di Draghi) avrà seri riflessi sugli scenari futuri della competizione elettorale calabrese. Soprattutto nell’ottica di una alleanza grillini-dem sulla falsariga del governo appena concluso.

Come prevedibile, si fanno nomi, ma non si presentano programmi, il che è significativo del totale disorientamento che si va a provocare negli elettori: l’esperienza del 26 gennaio dello scorso anno non ha insegnato nulla: viaggiare disuniti provoca danni e sicuri insuccessi e puntare su outsider (vedi il caso Callipo) può portare a disastri pre e post-elezioni (Callipo, ricordiamolo, abbandonò il Consiglio regionale dopo le prime sedute). Il discorso vale sia a destra sia a sinistra.

A destra c’è un gran fermento e il deputato azzurro Francesco Cannizzaro, reduce del nuovo colpaccio da 15 milioni con l’emendamento dell’ultimo minuto sulla legge finanziaria a favore del Porto di Reggio, è rilassato, quanto dubbioso, pur contando nella provincia reggina su una solida base di consensi. Non escludendo, alla fine, una sua diretta scesa in campo, deve individuare una soluzione, d’intesa col coordinatore regionale – che di fatto non c’è – che riesca a costituire una coalizione coesa e fortemente convinta di poter vincere (come appare sulla carta). I candidati ideali sono l’attuale assessore regionale all’Agricoltura e al Welfare Gianluca Gallo, il deputato Roberto Occhiuto (attuale vice coordinatore vicario di Forza Italia alla Camera, la sindaca di Vibo Valentia Maria Limardo. Tre belle figure “istituzionali” che però al di fuori della propria provincia nessuno conosce. Per accordi pregressi, il governatore della Calabria spetta a Forza Italia, ma la politica nazionale potrebbe riservare sorprese… E rispunta il nome di Wanda Ferro, ma l’ipotesi di riproporre la candidata sconfitta da Oliverio nel 2014, deputata di Fratelli d’Italia, non trova grandi entusiasmi nel centro-destra e la posizione intransigente della Meloni contro il governo Draghi non sarebbe certo d’aiuto.

Di contro, quelli messi peggio sono i dem. I quali un candidato valido e prevedibilmente di buona affermazione ce l’avrebbero (Nicola Irto, ex presidente del Consiglio regionale e attuale uno dei vicepresidenti) ma, a quanto sembra, non trova l’adeguata accoglienza al Nazareno. Non dimentichiamo che il Partito democratico è commissariato da un paio di anni e continua a mostrare inconciliabili posizioni divisive: basti vedere cosa è successo alle elezioni comunali di Crotone dove non era presente neanche il simbolo. La verità è che non c’è un partito, ma tante anime divise che, perché da quanto sembra i compagni amano farsi male da soli. C’è, inoltre, da considerare la posizione dell’ex Mario Oliverio (che non si candida ma non sarà semplice spettatore) e la tentazione di Antonio Viscomi (già vicepresidente con Oliverio e attualmente deputato) che non esclude una sua scesa in campo. Il problema è che se i cinquestelle vanno a supporto del civismo proposto dai “ragazzi irresistibili” (Tansi&De Magistris), il Pd con chi fa accordi? Da soli i dem non vanno da nessuna parte e, c’è la seria possibilità che, nell’incapacità di esprimere una personalità di rilievo, ripieghino (almeno una buona parte) a sostenere la lista civica arancione di Tansi-De Magistris. Un suicidio politico, siamo d’accordo, ma resterebbe l’unica chance per fermare il bis del centrodestra a Germaneto. (s)

 

Regionali: Italia del Meridione suggerisce la ricetta per i candidati ideali

Italia del Meridione, un movimento politico che si contraddistingue per le rigorose posizioni a favore di Calabria e calabresi, ha indicato, con una nota, quelle che sono le specifiche ideali per i futuri consiglieri regionali. È un contributo di idee che pubblichiamo con piacere, perché, una volta tanto, non è uno spot elettorale, ma l’invito a un confronto dialettico sulle prossime elezioni regionali.

«Qui ci si arriva per comandare, per diventare viceré o commissari. È lo stesso. Qui si viene in toga, da Magistrati o da ex Magistrati, da ex generali, da ex prefetti, qui è la tana dei ricoveri per fondi economici statali da controllare e da profittare. Qui si diventa stranieri a casa propria perché altri occupano casa. Qui ci è estraneo il “potere”, le “istituzioni”, perché sempre di altri. I Calabresi sono nel Mondo, in Calabria ne restano pochi e si stringono in relazioni personali, familiari, perché è questo in cui crediamo, in comunità vere e proprie dove contano i valori, i legami. Qui abbiamo il cuore in testa. Da noi arrivano teste senza cuore, per interessi istituzionali a condannare quelli di comunità locali, che vivono in paesi fuori strada, perché senza infrastrutture, senza binari.

Qui è la terra di Pitagora, di Timeo, di Ecuba, di Virgilio che sono ancora qui, sono tanti, eccellenze che creano idee e manufatti, industrie e arti, ma devono però trovare ospitalità altrove. Emigrare. I Calabresi abitano il mondo e lasciano la Calabria, preda di chi perde il posto altrove, mentre che noi emigriamo per ritrovare quello che ci è proprio. Qui non ci sono ospedali e siamo medici primari altrove. Qui arrivano commissari fantocci a occupare posti per interessi legali e immorali, mentre che per essere morali siamo creduti illegali.

Solo la “legale immoralità” ha permesso che arrivassero qui chi non aveva il cuore in testa come chi la Calabria la vive. Certo ognuno va dove cerca di trovare altrove quello che non gli è permesso dove sta. E qui vengono quelli che perdono il posto altrove, promesse di ruoli politici mancati, falliti, lasciando comandi infradiciati dalla non curanza delle proprie stesse promesse e missioni, perché hanno perduto il proprio futuro e lo cercano in un passato di ventura che vengono qui a portare la parola “ribelle” dopo aver lasciato la città di ribelle, come chi appicca il fuoco e se ne va. Chi lascia tizzoni altrove non può venire a dirsi Prometeo qui. Questa tragedia deve finire.

I Calabresi devono ritornare alla Calabria e in Calabria. È il momento questo che l’Italia intera fa i conti di un Paese dove Stato e Nazione sono una fuori controllo l’uno dell’altra, distanti fino a infrangersi e contrastarsi con politici che contro la Politica, con parlamentari contro le istituzioni che rappresentano, con le regioni in astio e rissa, mentre tutt’intorno la “burocrazia del sospetto” mette freno ad ogni impresa e attività che deve andare altrove per trovare la propria realizzazione. I magistrati vengono qui a “far carriera” e quelli che la perdono vengono alla ricerca del “tempo perduto”, lasciando il futuro altrove.

Nell’Etica Aristotele diceva di come gli amici non hanno bisogno di giudici e di come i giudici devono promuovere l’amicizia. Devono spiegare, educare. La legalità deve essere morale e la moralità deve essere legale, questo significava l’etica. In mezzo c’è la politica che deve unire, non separare. Le abilità sociali vanno imparate, bisogna che in politica chi assume responsabilità abbia come suo primo impegno lasciare un segno, insegnare, dare testimonianza, essere esemplare. La politica è educativa o non è. La sua espressione è la manutenzione dei legami sociali, non lo sfascio e la ribellione, piuttosto è la rivoluzione come cambiamento dello stato di cose opprimenti.

La Calabria arriva alle elezioni regionali, le proprie, in uno stato di assedio, tra commissari e pretendenti, tra incriminazioni e denigrazioni. I Calabresi devono ritornare alla Calabria e in Calabria dove da sempre sono anche se la portano nella valigia dell’anima altrove, anche quando la abitano e vi si sentono estranei perché non hanno in mano le chiavi della casa propria. Bisogna riprendersi le chiavi della Calabria intera. Il voto personale e la ricchezza dei Calabresi è l’essere in persona quello che si è. Il male dei Calabresi è la sottomissione della persona ai personalismi della prepotenza. Chi è persona non ha bisogno di prepotenza e chi si sottomette alla prepotenza non è più persona, ne perde la preminenza, perde la presenza.

A queste elezioni dobbiamo dire “presente” ognuno. Devono essere elezioni in presenza e non disperse in populismi d’occasione, in ribellismi di maniera o in legalismi estetici.

Il momento è questo, un voto personale, vissuto, sentito nella testa come nel cuore di ogni luogo di questa terra che ci mette dentro la gioia e il dispiacere. Chi non si dispiace non può fare politica perché non può procurare la gioia dove c’è la sofferenza. E qui ne abbiamo di sofferenza e sappiamo procurare la gioia, perché siamo una comunità alla ricerca di una società aperta, libera, fatta di unioni. Siamo la terra che rappresenta il più grande archivio antropologico storico della cultura del mediterraneo. Siamo la terra dove si conservano lingue originarie di comunità. Siamo la terra dell’ospitalità ed è il momento questo in cui i Calabresi devono ospitare se stessi, devono ritornare. Si può ritornare in un luogo e si può ritornare a un luogo. Ai Calabresi spetta il compito personale di ritornare ad essere Calabresi». (rrm)

 

La candidatura di De Magistris raccoglie consenso tra i Movimenti civici

In attesa di siglare l’intesa con Carlo Tansi, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, candidato a governatore della Calabria, continua a raccogliere consensi tra i movimenti della sinistra antagonista e comitati civici. Ulteriore conferma viene dai Movimenti e i comitati aderenti a Impegno civico e progressista per la Calabria che nel sostenere la candidatura di Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, a presidente della Calabria invitano il Movimento 5 Stelle ad aderire allo “schieramento”.

La loro delegazione, guidata da Pino Aprile, presidente del Movimento 24 Agosto – Equità Territoriale, infatti, incontrerà il candidato per definire l’accordo di governo, su un programma di pochi punti che preveda, anche con l’utilizzo di risorse del Recovery Fund, suddivisi con i criteri dettati dall’Unione Europea (in proporzione al numero di abitanti, del tasso di disoccupazione e dell’inverso reddito pro capite e che porteranno ingentissime risorse per la Calabria): il risanamento della Sanità regionale (azzeramento del deficit e ritiro del commissario da parte dello Stato, centralità della sanità pubblica, riapertura dei presidi ospedalieri e rafforzamento della medicina territoriale) e della salubrità ambientale (eliminazione delle fonti inquinanti, anche in mare, difesa delle coste, dissesto idrogeologico, rifiuti); adeguamento della rete dei trasporti ferroviari, di terra, d’aria e marittimi alle esigenze dello sviluppo economico della regione, con l’interconnessione dei porti calabresi a quelli del Sud e del resto d’Italia, per intercettare i flussi mercantili che oggi attraversano il Mediterraneo diretti ai porti nord-europei (rafforzamento porto di Gioia Tauro, interconnessione con gli altri porti calabresi e del mediterraneo, interconnessione aeroportuale, alta velocità, elettrificazione dorsale jonica).

E ancora, piano di investimenti nei settori economici di vocazione della Calabria, perché produzioni esclusive regionali non vedano ricadere altrove il loro valore aggiunto, con particolare attenzione alle startup giovanili e imprese di cooperative antimafia (specialmente nei settori dell’agro-alimentare e del turismo); sostegno a strutture di eccellenza scolastiche e universitarie calabresi, perché non siano un costo ma divengano fonti di reddito e poli di attrazione per studenti, creando una economia indotta. 

L’accordo con De Magistris, infatti, deve prevedere: la definizione di una squadra di governo che resti al lavoro per l’intera durata del mandato e che ogni variazione possa essere apportata di comune accordo, se necessaria; nessuna forma di alleanza e collaborazione con coloro che hanno “Sgovernato” e distrutto il futuro della Calabria. Le persone perbene escano da quei partiti e facciano liste civiche;  impegno specifico nella lotta alle masso-mafie e alla contigua zona grigia di professionisti, politici e imprenditori. 

«Impegno civico e progressista per la Calabria – si legge in una nota – non ha alcuna connotazione ideologica. I movimenti e Comitati che ne fanno parte condividono solo il programma e il sostegno alla squadra, collegialmente scelta, che dovrà realizzarlo, sotto la presidenza de Magistris. Per questa ragione, Impegno civico e progressista per la Calabria invita il Movimento cinque stelle, che in Calabria non ha responsabilità del disastro fatto da centrodestra e centrosinistra, ad aderire allo schieramento, senza cadere nella trappola della replica in sede locale delle alleanze nazionali. Lo spirito originario del M5S è ancora forte in Calabria ed è portatore di speranza e non va sprecato ancora una volta». 

«Impegno civico e progressista per la Calabria – continua la nota – si propone di realizzare un esempio, per tutto il Sud, di nuova forma di azione politica, non settaria, per risolvere i problemi che penalizzano la popolazione e il territorio (e non perdendo tempo con ambizioni di altro genere o personali), anche aprendo una vertenza con lo Stato centrale, responsabile di aver costruito, in un secolo e mezzo, un Paese diviso in due. Noi vogliamo un’Italia equa, anche nei servizi resi ai cittadini e nel rispetto dei diritti costituzionali». 

«La Calabria – prosegue la nota – è l’ultima regione d’Italia e d’Europa. Questo è il motivo per cui bisogna cominciare da qui, per riequilibrare il Paese. La Calabria ha tutto in casa, dalla natura alla gente, per rinascere, diventare un esempio per tutti e sconfiggere quel crimine organizzato tanto utile a chi fa affari con i calabresi per male, mentre condanna indistintamente tutti i calabresi perbene. Per questo la principale azione del nuovo governo dovrà essere quella della legalità, lotta alla ‘ndrangheta e lotta alla corruzione». 

«Le porte di Impegno civico e progressista per la Calabria – conclude la nota – sono aperte a tutti i gruppi, associazioni, movimenti che condividono questi pochi punti programmatici per il rilancio socio-economico e morale della Calabria. E difatti altre associazioni, movimenti e gruppi locali presto si aggiungeranno». (rrm) 

Era giusto un anno fa: il 26 gennaio i calabresi sceglievano la Santelli.

di SANTO STRATI – È passato giusto un anno, non ce ne siamo forse nemmeno accorti. La pandemia ha stravolto le nostre abitudini, ha rivoluzionato la personale misura del tempo che ognuno gestisce in maniera diversa e ineguale, ha tranciato socialità e semplici gesti che oggi non sembrano più banali come apparivano. Il 26 gennaio 2020 i calabresi andavano alle urne per rinnovare il Consiglio regionale e sceglievano Jole Santelli. Prima donna presidente di Regione, in tutto il Mezzogiorno, con una insospettata carica di vitalità e voglia di innovazione che avrebbero stupito anche i più scettici e disorientato qualche avversario politico. La compianta Jole pensava di avere più tempo da dedicare alla sua Calabria, invece ha lasciato un grande vuoto, proprio quando stava conquistando gran parte dei suoi conterranei. Un vuoto, ahimè, malamente coperto in attesa di un voto che s’allontana ogni giorno di più.

Sembra una pellicola d’altri tempi: i confronti verbali, animosi e veementi, tra quattro competitor di cui due, in ogni caso, già fuori gioco prim’ancora dell’apertura delle urne. Una legge elettorale che ignorava il voto disgiunto e non prevedeva la clausola della parità di genere. Quest’ultima norma è stata sanata, prima che ci dovesse pensare il Governo per decreto; è rimasta fuori quella del voto disgiunto che mancherà ancora una volta al prossimo appuntamento elettorale. Una norma che permette di scegliere un Presidente e assegnare a una lista avversaria il voto di preferenza, appunto in maniera disgiunta: chissà se con Pippo Callipo avrebbe funzionato. A proposito, secondo la Regione si vota l’11 aprile, la domenica dopo Pasqua, ma è una data che non trova credibilità vista la situazione della pandemia. ufficialmente l’emergenza è stata estesa a tutto aprile, quindi non si capisce come si possa pensare di allestire i seggi elettorali. La data più probabile rimane quella del 9 giugno destinato a diventare un election-day (si vota per il rinnovo dei sindaci di Roma, Milano, Napoli, etc) a cui si aggiungerà, con buona probabilità la consultazione calabrese.

Per la quale, occorre dirlo, si continua a registrare un’incertezza che lascia perplessi gli osservatori, ma soprattutto stranisce gli elettori. Escludendo l’immediata presentazione delle liste di Carlo Tansi (con capofila quella di Tesoro di Calabria, che aveva già corso – senza successo – lo scorso gennaio) e l’annuncio del sindaco di Napoli, non ancora ex, ma pronto alla sfida calabrese Luigi De Magistris, sia nel centro-destra che nel centro-sinistra tutto tace. Ovvero, non è proprio così, ma il vizio della sinistra divisiva più che mai, che non trae alcun insegnamento dalle batoste passate, rimane in primo piano, quasi allineato al silenzio tutt’altro che magico della destra. Circolano, ovviamente, tanti nomi, si prefigurano scenari insostenibili e fantasiosi, ma allo stesso tempo non si creano le condizioni per offrire agli elettori un quadro di riferimento, una sottospecie di programma – dall’una e dall’altra parte – che aiuti a motivare una scelta di campo.

In questa incertezza e nel disorientamento pressoché totale è ovvio che la posizione di De Magistris, amato e odiato in pari misura in Calabria, trova terreno fertile tra i delusi della politica tradizionale, i fuoriusciti del partitismo sopra tutto, i sognatori e i disgustati delle elezioni: il civismo che Tansi ha lanciato (con buoni risultati a Crotone) può trovare ampia replica a livello regionale e una figura come quella del sindaco di Napoli può rappresentare l’elemento di “rottura” con il passato e un segnale di prospettiva per la nascente nuova consiliatura. C’è l’intesa Tansi-De Magistris? Lo ribadiamo: se Tansi accetta di fare il vice ci sono buone possibilità di raccogliere consensi e i numeri necessari a impensierire destra e sinistra; se Tansi continua a credere che senza di lui c’è solo il diluvio, ci sarà solo una corposa dispersione di voti e la battaglia sarà di nuovo a due e nessuno dei due avrà la maglia arancione.

Sembrano maturi i tempi per una netta affermazione del cosiddetto civismo, ma non bisogna dimenticare che in ogni elezione la differenza la fanno i numeri. Tansi viaggia oggi in una forbice tra il 7 e il 10% di consensi, più o meno le stesse percentuali di partenza che potrebbe vantare De Magistris. Con grande generosità si può ipotizzare un 20% di base, cui aggiungere un 3-4% dei Cinque stelle e un altro generoso 3-4% di liste civiche di supporto: arriviamo al 28%. Se si associano i voti dei democratici, la musica cambia e cominciano i dolori per la destra. Ma gran parte degli elettori calabresi del pd non è detto che abbraccino senza riserve l’ipotesi De Magistris, anzi la tendenza è proprio all’opposto. Di certo De Magistris non potrà contare sui voti dei fedelissimi di Oliverio, il quale non si candida ma – secondo noi – ha un asso nella manica da lanciare al momento opportuno – per sparigliare i giochi nel centro-sinistra. Il candidato ideale Nicola Irto (già presidente del Consiglio regionale e oggi uno dei vice) non trova a Roma lo spazio che meriterebbe e provoca conflittualità continue tra le varie posizioni. L’alternativa sarebbe Antonio Viscomi (già vicepresidente della Regione con Oliverio, oggi deputato) che però non trova consensi nella provincia reggina e nel Catanzarese. E allora? C’è il rischio che De Magistris si trovi a correre (e vincere) per assenza di avversari a sinistra. L’esperienza (infelice) con Callipo dovrebbe, però, far riflettere il Nazareno e gran parte della Direzione dem.

Diversa la situazione in casa del centro-destra. Salvini, con mossa intelligente ha sostituito il suo fedelissimo Cristian Invernizzi, commissario per la Calabria, con un segretario vero, espressione del territorio (l’avv. Gianfranco Saccomanno di Rosarno) e gli ha messo a fianco il sindaco di Taurianova, Roy Biasi, che è stata l’unica gioia per la Lega alle ultime elezioni amministrative del Reggino: non cambierà molto per i numeri che può raccogliere in Calabria, ma almeno non ci saranno mal di pancia tra i candidati che Saccomanno non saprà curare.

Forza Italia che detiene il diritto (?) di avere il presidente ha molti nomi da spendere, ma non ne fa nemmeno uno. Non vuole giocare sulla sorpresa, in realtà sta aspettando di capire cosa succede al Governo. Il Conte Ter, che appare la soluzione più probabile, non cambierebbe gli attuali equilibri politici in Calabria, ma se la situazione – assurdamente – dovesse precipitare e si realizzasse la fine anticipata della legislatura, beh, le cose cambierebbero radicalmente. Non c’è posto per tutti i parlamentari uscenti, ognuno cercherà soluzioni alternative e la Presidenza della Regione diventa, allora, un obiettivo seducente. Il riferimento, per chi non l’avesse capito, è per il deputato Francesco Cannizzaro, attuale responsabile provinciale di Forza Italia, che vanta amicizie trasversali e importanti e non scarterebbe l’idea di correre in prima persona, a dispetto dei vari Roberto Occhiuto, Gianluca Gallo, o della valida alternativa femminile Maria Limardo (attuale sindaca di Vibo Valentia).

La giornata di oggi, con il presidente Conte che presenta le dimissioni a Mattarella e sancisce la fine del suo governo è una giornata che fa dimenticare il 26 gennaio di un anno fa: in attesa di aspettare la notizia del reincarico, il pensiero non può non correre a dodici mesi fa. Eravamo felici e non lo sapevamo: non c’era la pandemia, il ministro per il Sud Peppe Provenzano stava limando il suo fantastico Piano per il Sud da 100 miliardi in dieci anni, e i calabresi andavano a scegliere il nuovo Consiglio regionale. Un anno dopo siamo in emergenza covid, in piena crisi economica, e senza governo. Non c’è da stare allegri. (s)

Tansi accoglie De Magistris: una rivoluzione arancione insieme per cambiare la Calabria

De Magistris, ieri in Calabria, è stato ospite di Carlo Tansi con cui ha dialogato sul futuro della Regione e una comune strategia per la conquista di Germaneto. È stato lo stesso Tansi a darne notizia: «Una rivoluzione all’insegna della buona politica e del vero cambiamento in Calabria – ha detto –, partita da casa mia, oggi pomeriggio. Sì, perché battuta a parte sul luogo della riunione, poco fa ho avuto il piacere di ospitare il sindaco di Napoli Luigi De Magistris per un faccia a faccia, appuntamento riservato e ristrettissimo anche in ragione del rispetto delle vigenti norme antiCovid, incentrato su un programma di governo virtuoso della nostra meravigliosa regione. Un incontro al cui termine, al di là di ogni forma di egoismo e personalismo evocata ad arte da settimane da alcuni organi di stampa o da qualche vecchio arnese del sottobosco affaristico calabrese, si è capito come ci siano i margini per procedere lungo binari paralleli in una stessa direzione. Una strada che porta alla liberazione della Calabria dalla cappa, opprimente e soffocante, della partitocrazia di tutti i colori. Un’immarcescibile nomenclatura affaristico-mafiosa,  che è giunta l’ora di mandare a casa una volta per sempre.

«Certo, il cammino da fare è ancora lungo – ha aggiunto Tansi – e io dovrò sempre confrontarmi con la base del mio Movimento, Tesoro Calabria, e i candidati delle tre liste che mi sostengono, ma i presupposti per far partire da questo momento in avanti un’onda arancione, un autentico tsunami capace di travolgere un sistema politico subalterno, inefficiente e paralizzato, esistono. Eccome. Anzi, mi spingo fino al punto di dire che ci sono le basi per far partire dalla nostra regione una sorta di laboratorio. Una casa comune che, se ne ricorreranno tutte le premesse da me evocate di continuo quale fondamento del buon governo, possa gettare uno sguardo ben oltre i confini territoriali calabresi. Un piano di amministrazione virtuosa dei cittadini e delle varie realtà meridionali e nazionali che si focalizzi su tutto il Sud e non solo. È il mio auspicio e quello delle tante donne e uomini meravigliosi che lavorano con me a questo progetto fin dall’estate del 2019. Ecco perché abbiamo gettato un macigno nella palude in cui da decenni è impantanata e frenata la Calabria, cercando da adesso in poi di prosciugarla, senza pensare alla spartizione delle cariche o al ruolo del leader. Liturgie della politica-politicante che, come noto, non ci appartengono e da cui rifuggiamo». (rp)