L’OPINIONE / Gregorio Corigliano: sussurri e grida intorno a Germaneto

di GREGORIO CORIGLIANO – Sussurri e grida. Il famoso film di Ingmar Bergman degli anni Settanta mi viene in mente a proposito della situazione politica regionale. I sussurri si percepiscono al momento della riunione dei vertici (?) dei partiti (??) di centro sinistra, allargata a qualche movimento civico, di recente costituzione. Le grida, invece, a conclusione o all’indomani dell’incontro al vertice. Mai nessuno che sia soddisfatto. I sussurri alla sera o alla notte. Le grida la mattina. I sussurri per far trapelare quel che si è detto e soprattutto, chi lo ha detto. Se qualcuno tra giornali, agenzie e social ha ripreso la soffiata ecco che ci sono le grida di chi è insoddisfatto. Ed il bello è che tra sussurri e grida non c’è chi abbia parlato di temi politici, di proposte programmatiche o di intuizioni per battere l’avversario, in questo caso il centro destra. Solo e soltanto di come comporre, e con chi, la coalizione e chi deve guidarla. Sussurri, soprattutto, perché si tratta di riunioni da remoto, cioè al computer. Non si vedono, il più delle volte, ma si sentono. Chi ha potuto partecipare – fortunato lui – ha “firmato” la presenza, acquisendo il titolo di poter partecipare alla successiva riunione. E comunque c’è da star certi che non si è parlato di Recovery Fund, men che meno di Next Generation Eu, di utilità del Mes, di interventi per il Sud o per i giovani del Sud o della Calabria in particolare. Ma solo e soltanto di come comporre la coalizione e, immagino, dopo l’assoluzione di Oliverio, se deve partecipare alla coalizione l’ex-presidente della giunta e a che titolo e con quale ruolo.

Il problema principale è Tansi sì o Tansi no e con che ruolo e se è soddisfatto. E poi il M5S, sì o no. In accordo o disaccordo col Pd? E chi esprime il Presidente? Ore ed ore di discussione, perché i partecipanti, essendo tutti di vecchio conio, come si diceva un tempo, sono veramente bravi nel fare melina o nel perdere tempo. Nessuno che faccia il beau geste e dica, io non partecipo alla giostra delle candidature ma vorrei esprimere solo un parere ed indicare un giovane professionista per eventuali esigenze. No, tutti indispensabili, senza che si faccia un esame di coscienza e si pensi che alle ultime elezioni i cittadini hanno eletto il peggior Consiglio regionale di sempre. Espressione di candidature imprevedibili. Singolarmente nulla quaestio, o quasi, nell’insieme, però, da entrambi i versanti, l’assemblea non ha brillato affatto. Ed i nomi di cui si parla? Tutti della vecchia nomenclatura, a parte Tansi.

Ed ecco che si sarebbe parlato di candidati alla presidenza  del calibro di Viscomi, Irto, da qualche giorno, lo stesso Oliverio. Sconosciute, o non note, le proposte pentastellate o del partito di Renzi, men che meno di Leu, o del movimento M24A ET di Pino Aprile, che si candida personalmente con a fianco di un gruppo di insegnanti impegnati, tra cui Cinzia Lamberti Pantalone Spadei, sempre puntuale sui social e agli incontri. E dire che non si vota fra un mese, come era pur previsto, ma il decreto Spirlì ha spostato il turno ad aprile. Da un lato, la nuova data ha facilitato le scelte o, quanto meno, ha dato tempo maggiore, covid permettendo, per “riflettere” sulle scelte. L’unico che ha già preparato liste e candidati è Carlo Tansi. Lo stesso Pino Aprile è in fase avanzata di raccolta di adesioni. De Magistris pur non gradito dall’establishment, scioglierà la riserva a breve, pur affermando che si tratta di un’ipotesi certa. I sostenitori ci sono. Tra questi Michele Conia e Saverio Pazzano, entrambi di sinistra.

Non è dato sapere se l’attuale dibattito ha toccato quello che Anna Falcone, tra i protagonisti coperti della eventuale candidatura alla presidenza, (non mi piace discesa in campo) ritiene necessario: competenza, autorevolezza e autonomia dei candidati. È comunque necessario, oltre al nome autorevole, una squadra. Cosa può fare un presidente senza l’ausilio di un gruppo di giovani esperti e preparati, in grado di fare i consiglieri, gli assessori, gli sherpa del presidente, i gostwriters. E che sappiano di cosa si parla in Consiglio regionale e che abbiano un minimo di dimestichezza col diritto regionale e amministrativo. Lo stesso discorso vale per il centro destra penalizzato dalla scomparsa della presidente Jole Santelli che aveva battuto Pippo Callipo con migliaia e migliaia di voti in più. Non sono tantissimi i nomi che circolano, a parte Roberto Occhiuto, Wanda Ferro o l’assessore Gianluca Gallo o il medico di Roccella, Bernardino Misaggi, proposto da Berlusconi. Sicuramente ci saranno altri nomi, ma non è dato sapere. E gli incontri al vertice con Salvini, Tajani e Gasparri, che in Calabria è di casa, come la Meloni? Evidente è ancora presto per sciogliere i nodi. Che non sono pochi sia a destra che a sinistra. (gc)

 

CALABRIA, SOFFIA VENTO DI POPULISMO
DE MAGISTRIS, AMATO-ODIATO, È TENTATO

di SANTO STRATI – È trascorso appena qualche giorno dalla firma del decreto di indizione dei comizi elettorali per l’11 aprile da parte del presidente pro-tempore Nino Spirlì, che già circola con insistenza la voce dell’inevitabile rinvio al 9 giugno. Un election-day che vedrà impegnati gli italiani nel rinnovo di importanti Consigli comunali (a Roma, Milano, Napoli, etc). E proprio da Napoli, dove concluderà il 9 giugno il secondo e ultimo mandato da sindaco, Luigi De Magistris viene “strattonato” dalla sinistra più a sinistra e dagli arancioni per un impegno personale come futuro governatore. E De Magistris, che conosce molto bene la Calabria (e Catanzaro, sia perché è stato alla Procura, sia perché ha sposato una catanzarese) ci sta pensando. La tentazione è forte, ma sono necessarie alcune condizioni per la sua discesa in campo. Innanzitutto c’è da vedere cosa succederà al Governo: chi entra, chi esce, e quali nuovi equilibri saranno partoriti dalla crisi mancata (?). Poi ci sono alcune perplessità che derivano dalla diversità di vedute sul futuro di Germaneto e, quindi della Calabria, tra la tentazione del civismo e l’inossidabile scelta dell’usato sicuro, con i partiti tradizionali.

Cominciamo dalla parte più facile: in Calabria sta soffiando un forte vento di populismo e il movimento arancione di De Magistris si attaglia perfettamente alle istanze di quanti non credono più nei partiti tradizionali e aspirano a un radicale cambiamento. Quando, lo scorso settembre, l’attuale sindaco di Napoli è venuto a Reggio per chiudere la campagna elettorale di Saverio Pazzano (La Strada) l’accoglienza in piazza è stata abbastanza calda: a quel tempo nessuno s’immaginava la repentina scomparsa della compianta Jole Santelli e non c’era motivo di ipotizzare un qualsiasi impegno a respiro regionale. Certo, i segnali di aspettative diverse erano ben evidenti: lo stesso successo riportato da Pazzano, antagonista-David contro Falcomatà-Golia, è stato superiore a quanto ci si attendeva. Poi ci sono le varie anime dei movimenti civici che mostrano aneliti populisti che niente hanno a che vedere con le promesse mancate dei pentastellati: a cominciare da quello di Pino Aprile, per finire a Carlo Tansi (Tesoro di Calabria) passando per il Movimento La Calabria che vogliamo di Giuseppe Nucera. Tante anime civiche che non sono riuscite a trovare una pur minima intesa, con toro-scatenato Tansi che ha subito rotto ogni premessa di accordo e annunciato più volte di voler andare per proprio conto.

E Tansi rappresenta una delle spine al fianco delle aspirazioni del primo cittadino di Napoli: l’ex capo della Protezione Civile calabrese ondeggia e tentenna sul possibile accordo con De Magistris e il suo peso elettorale (8-10%) è sicuramente determinante ai fini di una corsa che possa vedere una (im)possibile corsa unita a sinistra. È questa la parte più difficile: Stefano Graziano, attuale commissario dem in Calabria, napoletano, è il primo sponsor di De Magistris e sta cercando in tutti i modi di presentare questa candidatura come la soluzione alle divisività e incomprensioni che caratterizzano tutto il centro sinistra . Non sarebbe una soluzione “alla Callipo” che si è rivelata disastrosa sotto tutti i punti di vista (considerate anche le dimissioni quasi immediate dal Consiglio del re del tonno), ma un compromesso per battere un centrodestra già sicuro di avere la vittoria a tavolino. De Magistris incontrerà entro il 19 gennaio Tansi e i notabili del Partito Democratico in una sede simbolica (la sede del PD al Nazareno, a Roma) per capire se ci sono i margini per un’intesa che lo vedrebbe candidato governatore con Tansi alla vicepresidenza, oppure se è una missione suicida, senza alcuna possibilità di successo. Dunque è da immaginare che entro il 20 gennaio avremo la risposta definitiva dallo stesso De Magistris circa il suo impegno in prima persona per la conquista del Palazzo Santelli a Germaneto. Se dovesse essere negativa, difficile ipotizzare un suo impegno a favore di Carlo Tansi sempre più intestardito a correre da solo con le tre liste pronte già da prima di Natale: De Magistris non avrebbe alcun interesse specifico a inimicarsi i dem in una campagna contraria al loro (disperato) tentativo di unire e riunire le forze per la Presidenza della Regione.

I militanti di DemA Calabria, Rinascita per Cinquefronti e La Strada  hanno stilato un manifesto di intenti  pro De Magistris: «In un momento in cui si discute solo di nomenclature, e in cui il nome di de Magistris viene usato come spauracchio da certi ambienti del centrosinistra e da certo civismo di facciata – scrivono Michele Conia e Saverio Pazzano –, dopo aver parlato con​ tanti soggetti calabresi che lottano nei territori, portatori sani di valori democratici e protagonisti di vertenze legate ai diritti e consapevoli della necessità di un’alternativa seria, concreta, avulsa dal sistema di spartizione di posti e prebende che governa da decenni questa regione, il passo successivo è stato naturale. Abbiamo incontrato Luigi de Magistris e gli abbiamo chiesto di candidarsi per guidare uno schieramento di rottura, fuori da logiche stantie e schemi classici, perché come noi, conosce e ama la Calabria, come noi è consapevole che bisogna rompere col passato, come noi sa che questo non può avvenire per miracolo ma con un grande lavoro e con l’entusiasmo di chi sa che la Calabria ha le energie e le intelligenze per farlo. Gli abbiamo detto che saremo al suo fianco con le nostre energie e le nostre esperienze».

In questo contesto, non va però, dimenticata la figura di Mario Oliverio, “riabilitato” con colpevole ritardo e non ancora “riammesso” a corte dai dem (fa ancora parte della Direzione Nazionale): la sua assoluzione non gli dà via libera per una ricandidatura in prima persona (avrebbe il suo uomo da mettere in corsa, visto che ha ancora qualche grana giudiziaria da cui uscire) ma gli consente di tenere un atteggiamento oltremodo critico sulla proposta di Graziano per candidare De Magistris a rappresentare il centro-sinistra. Il suo scarso feeling con Graziano è arcinoto, come sono pesanti le dichiarazioni che ha fatto a proposito dei rumours sulla candidatura del “papa straniero” che viene da Napoli. Difficile presagire gli esiti dell’incontro prossimo venturo in cui ci sarà l’abbraccio dei dem all’avventura De Magistris-Tansi o se il gelo (probabile) metterà ulteriore scompiglio su un elettorato di sinistra sempre più disorientato e amareggiato.

Il candidato naturale che poteva essere l’ex presidente del Consiglio regionale (e attuale vicepresidente) Nicola Irto, in grado di raccogliere un discreto consenso per una partenza in pole position, non piace – a quanto sembra – ai piani alti del Nazareno, ovvero non è riuscito a trovare sponsor pronti a impegnarsi sulla sua persona. Ha un profilo pulito, Irto, ma ha il torto, durante i cinque anni di Presidenza del Consiglio, di non aver saputo adeguatamente seminare opzioni a suo favore e preparare il consenso necessario a favorire la discesa in campo. In confronto, De Magistris – amato-odiato in pari misura – a Catanzaro e in Calabria ha saputo tenere la piazza, anche nel confronto con il presidente De Luca, mostrando di aver maturato un’attitudine politica che non può permettersi di mandare alla deriva.

Le elezioni al 9 giugno potrebbero essere quella combinazione astrale di eventi che a volte cambiano il corso delle cose: finisce il mandato (non rinnovabile) a Napoli, e De Magistris si trova nelle condizioni ideali per tentare il ritorno in Calabria. La moglie e i figli sarebbero felici di tornare a Catanzaro, bisognerà vedere che ne pensano i calabresi. (s)

Nini Spirlì, il sogno (o piano) segreto del presidente ff: arrivare a settembre?

Nino Spirlì, il vice di Jole Santelli assurto alla più alta carica della Calabria, avrebbe un sogno (un piano?) segreto: spostare progressivamente le elezioni regionali fino a settembre e allungare più che possibile la sua permanenza al decimo piano della Cittadella. Un piano che vanta solidi e inaspettati alleati. Il più forte di tutti è il Covid che continua ad espandersi al punto da avere sconsigliato il voto il 14 febbraio. Inconsciamente, Spirlì “fa il tifo” per il virus. Una battuta malevola che circola nei corridoi della politica calabrese narra di un vicepresidente che ogni giorno scruta con ansia il bollettino dei nuovi contagi, augurandosi che non calino e semmai aumentino. Cattiverie gratuite.

I veri alleati di Spirlì in questo piano segreto sono il ministro degli affari regionali, Francesco Boccia, e il ministro della salute, Roberto Speranza, con i quali il vicepresidente calabrese ha stretto ottimi rapporti, al punto da eseguire ogni decisione del governo in tema di lotta alla pandemia, limitandosi a deboli proteste formali.

Il parere del Comitato Tecnico che ha sconsigliato le elezioni per il 14 febbraio – posizione oggettivamente non contestabile, visto l’andamento della curva epidemiologica – è sembrato un elemento “concordato” tra lo scaltro vicepresidente calabrese ed il governo.

Che Spirlì ci abbia preso gusto a governare, senza peraltro doverne rendere conto a nessuno, ci vuole poco per capirlo. Uno che si è occupato di comunicazione, non può non apprezzare un’occasione unica e irripetibile di essere invitato ai talk show nazionali. L’esercizio del potere supera perfino l’appagamento sessuale, recita un vecchio e inelegante adagio.

Ma non è solo una questione di vanità. C’è anche qualcosa di più concreto e solido. Spirlì governa col piglio di un presidente eletto e soprattutto di un presidente che ancora ha un cammino lungo davanti a sé. Effettua nomine, emana decreti, indirizza risorse. Il Covid non sparirà tanto presto e questo aiuta il progetto segreto. Anche la data dell’11 aprile traballa e c’è chi dà per certo un nuovo “patto” tra il vicepresidente calabrese ed il governo per allungare i tempi e arrivare quanto meno a giugno, anche se il vero obiettivo è scavallare l’estate e arriva all’autunno.

Chi beneficerà, ovviamente oltre l’interessato, di questo inconfessabile piano? Sicuramente il centrosinistra e la compagine di governo che punta, magari con la punta di diamante De Magistris, a replicarsi in Calabria.

Un leghista che appoggia il governo e favorisce gli avversari, dunque. Cosa non si farebbe per qualche mese in più alla Cittadella? (rp)

ELEZIONI REGIONALI, SPIRLÍ HA GIÀ DECISO
SI VOTA L’11 APRILE, COVID PERMETTENDO

Fissata dal presidente facente funzioni Nino Spirlì la nuova data per le prossime elezioni regionali: si voterà (Covid permettendo) la domenica successiva a quella di Pasqua, l’11 aprile. È una decisione presa, d’intesa con il presidente della Corte di appello di Catanzaro, e dopo aver sentito il presidente del Consiglio regionale, gli esponenti nazionali e locali delle varie forze politiche e gli assessori della Giunta regionale.

«Assumo – ha dichiarato Spirlì – la decisione di rinviare al prossimo 11 aprile le consultazioni per l’elezione del presidente della Regione e dei consiglieri regionali della Calabria. Il relativo decreto di indizione delle elezioni è in fase di elaborazione. L’emergenza sanitaria che interesserà la regione nelle settimane e nei mesi a venire mi induce ad assumermi una responsabilità ulteriore per salvaguardare la salute e l’incolumità dei Calabresi. Ritengo – ha detto il. presidente pro-tempore – che in momenti drammatici come questo non ci siano vincoli di sorta che possano o debbano impedire di poter decidere secondo buon senso e maturità».

La decisione di Spirlì non trova tutti d’accordo. Mentre il commissario regionale del Partito Democratico Stefano Graziano afferma che «Il rinvio delle elezioni regionali in Calabria rappresenta una buona notizia per la democrazia», dando atto al presidente ff «di aver preso un’importante decisione a tutela della salute dei calabresi. Sarebbe stato davvero troppo rischioso e limitante per tutti avviare le procedure elettorali in questi giorni in cui l’Italia è zona rossa», di parere opposto quasi tutta la maggioranza, che teme di perdere consensi con rinvio del voto.

L’avv. Carlo Salvo già candidato per la Casa delle Libertà alle elezioni del 26 gennaio, ha affidato all’AdnKronos una puntuta dichiarazione. C’è – secondo l’avv. Salvo – il rischio di creare un precedente anomalo: «Ma dopo l’annuncio con il quale il presidente della Regione Calabria, Nino Spirlì, ha comunicato il rinvio delle elezioni regionali all’11 aprile, chi potrà escludere che, ammesso che il presidente della Corte d’Appello di Catanzaro accetti questa soluzione, poi non ci sarà un secondo rinvio, quindi un terzo e poi un quarto? L’ipotesi che il presidente della Corte d’Appello di Catanzaro possa accogliere la decisione del presidente Spirlì di rinviare le elezioni, dopo che lo stesso governatore aveva firmato il decreto per fissare il voto il 14 febbraio, può creare un precedente anomalo se non rischioso. Il rinvio, infatti, può trasformarsi solo nel primo dei tanti, perché una volta stabilito che la causa dello spostamento della data del voto è la pandemia, chi può escludere che anche a ridosso dell’11 aprile la situazione pandemica non si sia attenuata? E a quel punto, dopo aver creato il primo, singolare precedente, il governatore, d’intesa con il presidente della Corte d’Appello, che fa? Rinvia ancora il voto a dopo l’estate? E se la campagna vaccinale, al momento lentissima, non dovesse produrre gli effetti sperati, le elezioni verranno ancora spostate magari all’autunno se non al 2022? Insomma, Spirlì è destinato ad essere il governatore (non eletto da nessuno) a vita?».

L’avv. Salvo ha voluto anche sottolineare un particolare che riguarda le prossime consultazioni regionali: «Sembra strano che dopo l’intervista in cui il sindaco Napoli, Luigi De Magistris, si è detto disponibile a candidarsi alla presidenza della Regione Calabria solo se le elezioni regionali saranno accorpate alle amministrative della prossima primavera, l’unico a venirgli incontro sia stato il presidente Spirlì, il quale, avviando la procedura per il rinvio delle elezioni regionali, ha rinnegato il decreto con il quale lui stesso aveva fissato le elezioni regionali per il 14 febbraio, e sconfessato il documento che ha sottoscritto e che ribadiva, anche dopo l’indicazione del Cts che consigliava di rinviare il voto, la fissazione delle lezioni regionali nel giorno di San Valentino. In questo modo, non si fa altro che favorire le aspirazioni di De Magistris, che probabilmente non attende altro che un rinvio della data delle elezioni per scendere in campo come aspirante governatore della Calabria, scelta che anche ieri non ha affatto escluso».

L’avvocato Salvo ha concluso dicendo: «Vorrei pensare che il presidente facente funzioni stia agendo in buona fede, ma è difficile non rendersi conto che così facendo, l’agenda politica del centrodestra la sta paradossalmente dettando proprio il sindaco di Napoli, che pare sia la persona titolata a decidere il giorno in cui i calabresi dovranno tornare al voto. Mi chiedo: all’insaputa di Spirlì?» (rp)

CALABRIA, CI PROVA IL “REGNO DI NAPOLI”
LA PROBABILE CAVALCATA DI DE MAGISTRIS

L’ipotesi – ancora non smentita – che la sinistra metta in campo per le prossime regionali in Calabria l’accoppiata tutta napoletana Luigi De MagistrisAnna Falcone (il primo candidato presidente, la seconda vicepresidente designata) ci restituisce definitivamente l’immagine di una terra colonizzata e incapace di autogovernarsi.

Si dirà che il sindaco di Napoli è stato pubblico ministero a Catanzaro e che di Catanzaro è la moglie. Si dirà che la Falcone è nata a Cosenza e che i suoi genitori hanno fatto politica in Calabria. Ma nessuno può mettere in dubbio che entrambi sono totalmente estranei alla realtà calabrese, privi di qualsiasi rapporto con il territorio.

La loro designazione rappresenterebbe la più clamorosa sconfitta per la sinistra che dichiarerebbe l’incapacità ad esprimere un proprio candidato. La Calabria spalancherebbe così le porte ad un politico che ormai ha concluso il suo ciclo come primo cittadino di Napoli (dunque senza alcuno sbocco elettorale nel breve termine) e ad una brillante giurista ed opinionista più volte bocciata dalle urne, oggi molto vicina alle posizioni del “Masaniello” che da quasi dieci anni governa la Capitale partenopea.

Il solo fatto che questa ipotesi sia stata affacciata suona come una rottamazione imposta dall’alto per tutta la classe dirigente post comunista, post socialista e post democristiana che forma l’apparato calabrese del Partito Democratico.

Una rottamazione in salsa napoletana che manda a casa gente come Mario Oliverio, Nicola Adamo, Enza Bruno Bossio, Carlo Guccione, Nicola Irto, Giuseppe Falcomatà, questi ultimi due anche “toccati” dalla triste vicenda dei “morti votanti” alle recenti comunali di Reggio Calabria.

Vicerè di Napoli sono anche i due big del PD nazionale che governano il partito calabrese, Stefano Graziano e Nicola Oddati, al punto che ormai i destini della sinistra calabrese si decidono all’ombra del Maschio Angioino.

La rottamazione del vecchio e perdente PD calabrese ad opera del club napoletano può essere considerata un bene o un male? Dipende dai punti di vista, ma sempre opera di colonizzazione resta. La Calabria, inconsapevolmente, torna a fare parte del Regno di Napoli. L’orologio della storia rimette indietro di qualche secolo le sue lancette. (rp)

Non si vota più il 14 febbraio. Spirlì ha avviato la procedura per il rinvio

Annullate le elezioni regionali fissate per il 14 febbraio. Il presidente pro-tempore Nino Spirlì ha avviato nel tardo pomeriggio del 31 dicembre la procedura per il rinvio delle elezioni regionali.

«Nel pieno rispetto dei ruoli istituzionali – ha dichiarato il presidente ff –, attendo di poter condividere la nuova data con il presidente della Corte d’appello di Catanzaro, passaggio necessario per poter adottare il nuovo decreto di indizione delle elezioni regionali. Questa decisione – ha spiegato – segue la comunicazione ricevuta dai ministeri competenti circa il recente parere del Cts nazionale, oltre che i dati inseriti nell’ultimo monitoraggio dell’Iss, secondo cui la Calabria ha un Rt che supera la soglia di allarme (1,09) e che è compatibile con uno scenario di tipo 2. È dunque necessario non esporre i calabresi a un grave rischio sanitario. Perciò, dopo aver sentito il parere dei rappresentanti politici regionali e nazionali, e pur restando all’interno della forbice temporale già indicata dal Governo, ho ritenuto doveroso scegliere un’altra data rispetto a quella del 14 febbraio, che era stata indicata sulla scorta di previsioni sanitarie diverse rispetto a quelle attuali».

«Quanto a presunte frizioni politiche legate a questa scelta – ha concluso Spirlì –, ribadisco che in campo c’è solo il buon senso che contraddistingue da sempre questa amministrazione».

Qual è la data ottimale per indire i comizi elettorali? Tenuto conto della campagna di vaccinazione che riparte lunedì 4 e i dati sulla pandemia che arriveranno nella settimana sulla situazione dopo la chiusura natalizia, non è immaginabile una data antecedente a maggio. Ma, considerato che il 9 giugno sono previste le elezioni amministrative di importanti comuni come Roma, Milano e Napoli (in totale saranno 1.263 i comuni chiamati ad eleggere il nuovo Sindaco e il Consiglio comunale) è molto probabile che prevalga l’ipotesi di un election-day e quindi anche la Regione Calabria potrebbe andare al voto il 9 giugno. Nel caso, poi, dell’eventuale scioglimento del Consiglio comunale di Reggio, causa annullamento delle elezioni per irregolarità nel voto, per la stessa data sarebbero chiamati al voto anche i reggini. (rp)

Elezioni regionali: il pasticcio della data e le decisioni di Spirlì. Si vota il 9 giugno?

Mercoledì sera si è lasciato andare a un furente sfogo contro il Consiglio dei Ministri che ha “dimenticato” di mettere all’ordine del giorno l’eventuale rinvio delle elezioni regionali in Calabria, in atto fissate per il 14 febbraio, ieri, invece il presidente pro-tempore Nino Spirlì ha lasciato intendere di aver deciso autonomamente per il rinvio. La legge affida al presidente della Regione, previa consultazione con il presidente del Consiglio regionale e il presidente della Corte d’Appello, di fissare la data delle elezioni: non risultano incontri né con l’uno né con l’altro esponente istituzionale, ma dal plauso del sen. Magorno espresso a Spirlì si può intuire che il presidente ff abbia dato ascolto alla Commissione Tecnico Scientifica che suggeriva cautela e il rinvio ad altra data, a causa della pandemia.

Tutto il centro-destra si è schierato contro il rinvio, ma Spirlì ha ritenuto – nel giusto – non chiamare alle urne gli elettori con la pandemia in corso e il rischio contagio che potrebbe derivare dall’affollamento ai seggi. Quale data, non è ancora dato di sapere, ma secondo voci raccolte a Roma si fa strada l’ipotesi dell’election-day del 9 giugno, già fissato per le elezioni amministrative di importanti città come Napoli e Roma. A questa data potrebbero aggiungersi le nuove elezioni per il Comune di Reggio se il ministro dell’Interno dovesse accogliere le istanze del centrodestra e di Klaus Davi per annullare la consultazione di settembre, a causa dei brogli rilevati con il caso del consigliere comunale Nino Castorina.

Uno scenario inatteso e davvero imprevedibile se ci fosse l’abbinata Comune-Regione: il centrosinistra avrebbe qualche difficoltà a riproporre, date le circostanze, un Falcomatà Ter, ma non ha il sostituito utilmente spendibile per raccogliere un nuovo successo elettorale. Il consenso mancato al candidato della Lega Nino Minicuci dovrebbe indurre, dall’altra parte, a puntare su un’altra personalità “reggina” per raggiungere l’obiettivo.

Alle regionali, il rinvio offre un assist inatteso alla sinistra che ha più tempo per serrare i ranghi e costruire una coalizione in grado di competere con l’avversario dato per favorito. Non ci sono ancora nomi, né indicazioni precise, a parte le provocatorie disponibilità di Vittorio Sgarbi e di Barbara D’Urso, che ovviamente fanno da cornice semiseria a una situazione che se non fosse grave sarebbe persino comica. Si profila l’idea di un “papa straniero”, sia a destra sia a sinistra. A fronte dello straniero Luigi De Magistris (l’attuale sindaco di Napoli, con moglie catanzarese) ci sarebbe l’abituale candidato di Berlusconi, il medico ortopedico Bernardo Misaggi, calabrese ma ormai milanese d’adozione, il quale, però, pretende un impegno ufficiale dell’ex cav prima di impegnarsi.

Ci sarà giusto la pausa di Capodanno e già domani ricominceranno i giochi e le schermaglie, dall’una e dall’altra parte, ma non vanno sottovalutate le potenzialità di un patto civico con l’adesione di esponenti della società civile, professionisti e indipendenti, in grado di scompaginare intese e pre-accordi. La notte di San Silvestro avrà portato consiglio? (s)

Elezioni, Spirlì furente con il Governo: ha deciso di non decidere

Il mancato inserimento nell’Ordine del giorno del Consiglio dei ministri della data delle prossime elezioni regionali calabresi ha mandato su tutte le furie il presidente pro-tempore Nino Spirlì. Appreso dal sottosegretraio Fraccaro che non sarebbe nemmeno stato sfiorato il problema dell’eventuale rinvio delle consultazioni previste per il 14 febbraio a causa della pandemia, Spirlì è sbottato: «Governo codardo, ha abbandonato i calabresi. Dopo la ridicola mazurca di inutilizzabili commissari ad acta; dopo le mancate dimissioni da parte del presidente grillino della commissione Antimafia, che offende gli eroici caduti; dopo la finta disponibilità nei confronti di questa regione, che sta dimostrando di riuscire non solo a sopravvivere, ma a guadagnarsi le prime posizioni in Italia, in Europa e nel mondo per capacità organizzativa; nonostante la Calabria sia orfana di Stato; il Governo – continua Spirlì – smentisce se stesso e cancella il parere del Cts nazionale, confermando come buona la forbice temporale decisa a novembre per le prossime elezioni regionali calabresi».

«Chi decide di non decidere, codardamente decide: il 14 di febbraio è, dunque – osserva il presidente della Regione –, una data che, anche per il Governo nazionale, non farà correre pericoli a chi dovrà esercitare il proprio diritto di voto. Dopo aver costantemente bussato alla porta del presidente della Regione Calabria, con presunto spirito collaborativo, e dopo aver caricato a pallettoni la stampa di regime – che attaccava me e la maggioranza di governo in Calabria, additandoci come sterminatori di calabresi – i ministri targati Pd, M5s, Leu e Iv hanno deciso che in Calabria l’aria è buona, il virus è morto e a San Valentino si apriranno scatole di cioccolatini e urne elettorali».

«Adesso – ha concluso Spirlì –, si dovranno giustificare agli occhi dei propri elettori e sostenitori, dato che la maggioranza alla quale appartengo sapeva già con chi aveva a che fare. Si sono stanati e cacciati da soli. Da oggi in poi, non consentiremo a nessuno di dare lezioni di politica e buon senso». (rp)

Elezioni: Tansi accoglie la candidatura di De Magistris a governatore, anzi no, o forse se…

Appena si è sparsa la voce della proposta avanzata dal coordinatore regionale del Partito Democratico in Calabria, on. Stefano Graziano, all’attuale sindaco di Napoli Luigi De Magistris, come candidtao unitario della sinistra alle prossime elezioni regionali, numerose sono state le reazioni. La principale quella dell’ex capo della Protezione civile in Calabria, Carlo Tansi, già candidato presidente alle passate elezioni, e di fatto candidato presidente con tre liste (pronte) che fanno riferimento al suo movimento Tesoro di Calabria. Prima Tansi ha mostrato disponibilità, fatta salva la riserva sulla disponibilità di De Magistris di non ricandidare consiglieri uscenti. Poi – a seguito di una lettera (apocrifa?) di critiche da parte di De Magistris, Tansi ha corretto il tiro, sparigliando ancora una volta il confuso mondo della sinistra calabrese.

«Ho appreso dagli organi di stampa – aveva scritto in una nota Carlo Tansi – che per la costruenda coalizione di centrosinistra PD-Movimento 5 Stelle si potrebbe proporre candidato alla presidenza della Regione Calabria Luigi De Magistris, attuale Sindaco di Napoli in scadenza del mandato decennale. In verità l’interessato non ha confermato ma non ha nemmeno smentito. La notizia non mi coglie né indifferente né impreparato, anzi, se l’attuale sindaco di Napoli volesse offrire – da una diversa prospettiva rispetto a più di dieci anni orsono quando rivestiva il ruolo di magistrato – il suo diretto contributo per favorire il riscatto sociale, civile e democratico della nostra regione, sarebbe già un primo passo verso la possibilità di un radicale cambiamento della gestione politica e burocratica che il Movimento Civico Tesoro Calabria auspica da tempo. Ma il problema principale resta il vero ed integrale ricambio della rappresentanza politica che andrà a governare la Calabria dai seggi del Consiglio Regionale, che è il motivo per cui sono stato costretto ad abbandonare il “tavolo di confronto” organizzato dal PD.
Vorrei chiedere a De Magistris se accetterebbe di guidare una coalizione avendo nelle liste ex Consiglieri Regionali, ex Assessori e uomini politici che ricoprendo incarichi di governo o sottogoverno, hanno contribuito alle attuali condizioni di sfacelo in cui è stata ridotta la Regione più bella ma anche più povera d’Italia. Mi riferisco esplicitamente ai consiglieri Guccione (che siede sugli scranni del consiglio regionale da ben oltre 20 anni!), Bevacqua, Irto, Aieta e affini, e a soggetti riferibili, a vario titolo a Incarnato, Adamo-Bruno Bossio, Sebi Romeo e affini…. e ad altri soggetti similari che in questo momento possono sfuggirmi.
Io mi sono rifiutato di accettare le candidature di tali soggetti e, dal primo incontro, ho precisato – ai rappresentanti del PD e agli altri esponenti convocati al “tavolo” – questa mia richiesta che, insieme alla scelta in tempi brevi di un candidato alla presidenza, ha rappresentato il motivo del mio definitivo abbandono del tavolo stesso, in quanto nodo principale mai sciolto all’interno di una coalizione regionale che aspirava a essere – ahimè solo a parole – erede naturale della migliore tradizione riformista.
Luigi De Magistris, qualora volesse candidarsi, dovrebbe chiarire il suo pensiero sull’attuale classe politica. Se anche egli dichiara, come ho fatto io, indispensabile l’esclusione dalle candidature degli attuali proprietari di scranni regionali che ho citato sopra, allora le possibilità di offrire un’alternativa seria e concreta di rinnovamento morale ed etica della classe politica calabrese, diventa più che concreta».

Poi, a seguito di una nota critica nei suoi confornti, Tansi ha replicato subito. «Voglio manifestare un atroce dubbio: siamo sicuri che la nota nei miei confronti l’abbia scritta De Magistris? Oppure è opera di qualche politicaccio regionale che ancora vuole restare imbullonato alla sua poltrona per altri cinque anni?». Manifestando la sua «stima incondizionata nei confronti di Luigi De Magistris che in passato ha mostrato da PM in Calabria tanto coraggio e determinazione con le sue acute indagini giudiziarie contro la casta calabra, prima che fosse ingiustamente allontanato dal potente sistema ndranghetistico dei colletti bianchi che hanno impedito il decollo della Calabria», Tansi ha sottolineato la correttezza del suo operato durante l’incarico presso la Protezione Civile. «Sento spesso dire – ha dichiarato –, quando si parla di me, che in passato sarei stato un beneficiato della politica per l’incarico di dg della Protezione Civile calabrese. Una critica strumentale, e quel che più conta falsa, considerato come il ruolo di dirigente della Prociv regionale io lo abbia ottenuto a seguito della partecipazione a una selezione pubblica nazionale per titoli, cioè a cui si partecipava in base al curriculum. E invito a prendere visione del mio curriculum tecnico-scientifico frutto di un’attività di ricerca applicata tecnico-scientifica maturata in campo internazionale in trent’anni di servizio presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche del quale mi onoro di essere ricercatore. A ciò si aggiungono 13 anni di docenza universitaria presso l’Unical».  (rp)

Tansi rompe con il PD: «Non vogliono cambiare, ripropongono una classe politica vecchia»

Com’era prevedibile, il geologo Carlo Tansi ha rotto in modo definitivo il tavolo di confronto con il Partito Democratico, al quale aveva imposto un termine temporale di 72 ore per indicare il nome del candidato della colazione  che avrebbe visto riuniti i dem, le tre liste di Tansi, i grillini e alcune liste civiche. Niente da fare. È stato lo stesso ex capo della Protezione Civile della Calabria, già candidato governatore alle elezioni dello scorso gennaio, a darne notizia, con una nota al vetriolo con cui rimarca la sua distanza diffusa poco dopo le 21 di ieri.

«Sono stato informato – afferma Tansi – che la riunione del “tavolo del centrosinistra” fissata per stasera allo scopo di definire il nome del Candidato alla presidenza della Regione di una eventuale coalizione, è stata rinviata. Pertanto il termine temporale di 72 ore, concordato all’unanimità nella riunione di venerdì scorso, risulta di fatto superato senza nessun plausibile motivo.
Con rammarico, prendo atto che gli impegni presi sono stati disattesi e, coerentemente con le indicazioni degli esponenti del Movimento Civico Tesoro Calabria, condivisi da quanti si sono posti al mio fianco per sostenere una battaglia elettorale finalizzata a cercare di vincere le elezioni del prossimo 14 febbraio, sono costretto ad abbandonare il “tavolo della trattativa”, a cui avevo aderito al solo scopo di trovare una soluzione unitaria, per l’attuazione di un programma di governo della Regione, realmente e integralmente innovativo.
«Evidentemente devo constatare che le formazioni politiche che mi hanno invitato, in 4 giorni e dopo la prima settimana dall’inizio della fase di campagna elettorale, non sono stati in grado di proporre né un programma integrativo a quello proposto da Tesoro Calabria, né il nome di un candidato alla presidenza che, al posto mio, fosse in grado, per volontà politica, di sostenerne la coraggiosa realizzazione, contro i legacci di stampo clientelare, gli accordi trasversali e la lotta alla malavita organizzata.
«Circondato e spinto da tante persone libere e perbene, che credono con me che anche in Calabria si può cambiare, continuerò la mia sfida elettorale, con le tre liste civiche già presentate e altre due in fase di presentazione a supporto della mia candidatura a presidente, e con tutte le forze civiche che si vorranno aggregare. Sono convinto che – come già è accaduto a Crotone – vinceremo contro una classe politica calabrese oramai vecchia e maleodorante di cui i calabresi hanno le tasche piene». (rp)