Elezioni regionali, Spirlì firma il decreto: La Calabria voterà ufficialmente l’11 aprile

Con la firma del decreto di indizione, è domenica 11 aprile la data in cui, ufficialmente, i calabresi sono chiamati alle urne per eleggere il nuovo presidente della Regione.

Il nuovo decreto, firmato dal presidente f.f. Nino Spirlì, d’intesa con il presidente della Corte d’Appello di Catanzaro, e sentito il presidente del Consiglio regionale, dispone il rinvio delle elezioni regionali dopo la presa d’atto del verbale n. 139 (29 dicembre 2020) del Comitato tecnico scientifico, nel quale si evidenziava «la criticità di esperimento delle operazioni elettorali», nonché della nota (31 dicembre) con la quale il delegato del soggetto attuatore per l’emergenza Covid-19 della Regione Calabria rilevava «una significativa situazione critica epidemiologica in atto».

Il decreto tiene conto, inoltre, della «necessità di garantire lo svolgimento delle consultazioni elettorali in condizioni di maggiore sicurezza per i cittadini».

Il Dpgr sarà notificato al ministero dell’Interno e degli Affari regionali, al presidente del Consiglio regionale, ai prefetti di Catanzaro, Reggio Calabria, Cosenza, Crotone e Vibo Valentia, ai sindaci dei Comuni calabresi e ai presidenti delle commissioni elettorali. (rcz)

 

Magorno (IV) chiede chiarezza sulla data del voto: presenterò interrogazione

Il senatore di Italia VivaErnesto Magorno, ha sottolineato che «serve chiarezza sulla data delle elezioni regionali in Calabria e su un loro possibile rinvio».

«Invece, da giorni – ha aggiunto – assistiamo a un irresponsabile gioco delle parti tra tutti i soggetti istituzionali coinvolti, ancora una volta consumato a danno dei calabresi con il rischio di compromettere non solo il loro diritto alla salute ma anche la più alta espressione della democrazia, che è il voto».
«Il comitato tecnico scientifico – ha dichiarato Magorno – si è ufficialmente espresso per un rinvio, in ultimo l’Istituto superiore della sanità ci ha detto che in Calabria ci attendono ancora giorni duri e complicati sul fronte dell’emergenza sanitaria e però Governo e Regione sembrano giocare a nascondino e, invece di decidere, si intrattengono in un odioso rimbalzo di responsabilità. Quanto al Governo, è mia cura presentare un’interrogazione urgente per sapere se e quali determinazioni intenda assumere per la Calabria, se alla luce delle indicazioni di Cts e Iss ritenga ci siano le condizioni per votare il prossimo 14 febbraio, uscendo così dall’incertezza e dai silenzi che avallano solo chi in queste ore sostiene che la Calabria sia una sorta di strumento a servizio proprio del Governo per destreggiarsi in dinamiche politiche nazionali».
«Alla Regione – ha concluso il senatore – chiedo altrettanto chiarezza, perché il presidente f.f. ha tutta l’autorità di decidere in autonomia, senza cercare alibi nel Governo utili solo a coprire gli evidenti problemi politici del centrodestra calabrese. Lo spettacolo a cui stiamo assistendo è avvilente e ancor di più pericoloso, ancora una volta la Calabria e i diritti dei calabresi vengono disillusi e ignorati e immolati sull’altare di non meglio specificati interessi di parte. Quel che è certo, è che Italia Viva sarà in prima linea anche in questa vicenda per dare voce a questa terra, imponendo un processo di cambiamento così come abbiamo fatto con la questione dei lavoratori precari Lsu/Lpu». (rp)

L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: la Calabria ha bisogno di persone perbene

di GIACOMO SACCOMANNO – Ancora una volta, assistiamo all’indecente balletto di nomi per la indicazione del prossimo candidato alla presidenza della Giunta Regionale.

Sia a destra che a sinistra, non si ha idea di chi possa rappresentare degnamente i cittadini calabresi. Ognuno cerca di portare avanti un proprio amico o una persona che possa difendere gli interessi parziali di un gruppo. Nessuno ha ancora pensato a chi, invece, dovrebbe difendere gli interessi superiori di tutti i cittadini calabresi. Una vera vergogna, ed ancora una evidente umiliazione per i cittadini calabri.

Partiti che non sono riusciti a creare un ricambio vero e, che oggi, si trovano senza persone di spessore che possano risollevare la nostra Calabria umiliata e distrutta sotto tutti gli aspetti. Responsabilità pesanti, che hanno portato la regione agli ultimi posti in tutti i settori valutati. Eppure, ci sono tantissimi calabresi validi, capaci, onesti, integerrimi, che potrebbero seriamente rappresentare le esigenze e necessità della nostra Calabria. Ma, queste importanti persone, però, non appartengono a nessun gruppo, a nessuna lobby, a nessun padrone, a nessun interesse di parte.

Quindi, non possono nemmeno essere nominati o indicati! Appare, però, veramente intollerabile che le sorti della Calabria debbano essere decise a Roma, o a Milano o in qualunque altro posto e non nella nostra regione! Perché? È evidente che la classe dirigente attuale non ha una visione d’insieme, e non possiede quelle qualità di vero leader che deve essere alla base di chi deve assumere importanti decisioni nell’interesse generale.

L’augurio di ogni calabrese, che ama la propria terra e la propria gente, non può che passare attraverso quell’esame di coscienza che dovrà pervadere chi dovrà decidere le sorti della nostra regione. Via gli interessi personali e di parte, e finalmente una decisione che ponga alla base di ogni cosa l’interesse generale.

Oggi la Calabria deve essere rappresentata da persone credibili, autorevoli, oneste, capaci che non si lascino tirare dalla giacchetta! Persone che abbiano idee concrete e generali, che pensino al futuro costruendo il presente, che abbiano la forza morale di negare privilegi e che non si facciano condizionare o ricattare.

Nel passato, i partiti avevano il coraggio di decidere e di scegliere i migliori, anche fuori dai soliti nomi, per dare speranza ai territori. Oggi, invece, si assiste a indicazioni personali di questo o quel personaggio locale che, tra l’altro, si trova in situazioni difficili e che dovrebbe, forse, pensare a dimettersi e non creare altri pesanti danni alla collettività. È, quindi, necessario, anzi indispensabile, che l’indicazione del candidato alla presidenza sia una scelta ponderata, che tenga conto di tutte le situazioni anomale esistenti in Calabria, che possa rappresentare un punto di riferimento per le tantissime persone oneste che spesso non vanno a votare non essendo i candidati all’altezza del compito.

E il disastro esistente, è la prova più evidente degli errori commessi nel passato e della necessità che si cambi immediatamente sistema e metodologia. L’augurio, pertanto, è che l’anno nuovo, dopo tanto dolore e sofferenza, possa indirizzare seriamente coloro che hanno in mano le sorti della nostra regione. (rrm)

Tansi scrive a Mattarella: Si riduca di un terzo delle firme per la presentazione delle liste civiche per le regionali in Calabria

Carlo Tansi, fondatore del movimento Tesoro di Calabria, ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, invocando la necessità di ridurre a un terzo delle firme necessarie per la presentazione, alle elezioni regionali in Calabria, delle liste civiche.

Tansi, che ha scritto in rappresentanza anche delle liste Calabria LiberaCalabria Pulita, ha ricordato ciò è già revista dall’art. 1 bis della legge ad hoc del 2020 recante: ”Disposizioni urgenti in materia di consultazioni elettorali per l’anno 2020”.

«La normativa in oggetto – ha spiegato Tansi – è stata infatti emanata nel giugno scorso, ovvero prima ancora che si abbattesse sul Paese la seconda ondata di contagi tutt’ora in corso. Ecco perché, in ragione del perdurare su tutto il territorio nazionale della crisi epidemiologica in atto da quasi un anno, si configura a mio modesto avviso una sostanziale e palese violazione in danno dei calabresi, considerato come qui da noi, a partire da dopodomani, sarà in corso la raccolta delle firme per la presentazione delle liste. La citata L. 59, peraltro, è stata emanata proprio al fine di “continuare a garantire il pieno esercizio dei diritti civili e politici nello svolgimento delle elezioni delle regioni a statuto ordinario, tenuto conto dell’esigenza di assicurare il necessario distanziamento sociale per prevenire il contagio da Covid durante il procedimento elettorale».

«Tale principio di buon senso ed equità sostanziale – ha aggiunto – valido ed efficace in tutta Italia, non è però applicabile alla Calabria, dal momento che per i calabresi e i movimenti civici, non solo Tesoro Calabria, c’è l’obbligo di dover raccogliere le firme dei sottoscrittori nel periodo compreso tra il  70. e il 30. giorno precedente alla data delle elezioni, quindi dal 15 dicembre al 14 gennaio, vale a dire in piena emergenza sanitaria con tutte le restrizioni in vigore nel periodo natalizio e oltre».

«Appare, dunque, evidente – ha proseguito il fondatore di Tesoro di Calabria – come tali condizioni limitino fortemente il diritto delle liste civiche quali le nostre, fuori dal sistema dei partiti, di poter esercitare in forma libera il diritto, costituzionalmente garantito, di partecipare in base alla par condicio alle consultazioni senza potersi tuttavia avvalere della riduzione di un terzo delle firme indispensabili per presentare le liste sul piano teorico ancora in vigore. I diritti civili e politici dei calabresi tutelati dalla Costituzione e, nel 2020, anche dalla L. 59, subiranno di conseguenza un vulnus irrimediabile se il Governo non emanerà in tempi brevissimi un provvedimento che estenda anche alle consultazioni di febbraio la riduzione a un terzo delle firme richieste».

«Ci appelliamo, quindi – ha concluso Tansi – al Capo dello Stato quale garante ultimo della Costituzione e dei diritti civili e politici dei cittadini, ai presidenti delle Camere e al Governo affinché sia emesso un provvedimento urgente con forza di legge al ministro dell’Interno quale responsabile dei procedimenti elettorali, al Comitato Tecnico Scientifico per l’emergenza Coronavirus». (rrm)

 

Magorno (IV): Elezioni regionali, pronti a dare contributo per rinascita della Calabria

Il senatore di Italia VivaErnesto Magorno, in merito alle elezioni regionali, in programma per il 14 febbraio 2021, ha dichiarato che «noi vogliamo dare un contributo decisivo per la rinascita della Calabria. Insieme a noi ci sono uomini e donne impegnati nella trincea delle amministrazioni locali, per difendere e far sviluppare le comunità che rappresentano e amministrano».

«Con noi – ha aggiunto – ci sono professionisti, piccoli imprenditori, persone impegnate nel volontariato e cittadini che lavorano quotidianamente e duramente per mandare avanti le loro famiglie. Per noi il tempo delle chiacchiere, degli slogan vuoti e dei pettegolezzi è finito. La Calabria non ha più tempo. Noi siamo pronti a confrontarci solo nel merito di un programma idoneo a fare cambiare pagina alla nostra terra. Partendo da questo irrinunciabile presupposto, siamo disponibili ad un dialogo efficace e costruttivo con le forze che sostengono il governo per ampliare senza pregiudizi una coalizione, alle forze dinamiche e produttive presenti nella società».

«Siamo consapevoli – ha proseguito il senatore – che serve uno sforzo coraggioso e generoso per la nostra terra, che deve essere liberata dai parassiti, dagli incapaci, dai nullafacenti, dai profittatori, dagli imbottigliatori di nuvole, dal malaffare e dalla ‘Ndrangheta che nel corso degli anni si sono infiltrati nei gangli dell’amministrazione regionale spolpandola. Tutto questo si può fare ,analizzando , discutendo,  proponendo e realizzando cose concrete e non di mera facciata».

«Se il PD è pronto a discutere – ha concluso – noi ci siamo e da protagonisti. Il passo della lumaca non riusciamo a tenerlo, non appartiene alla nostra storia e cultura. La Calabria ha bisogno di scelte rapide e immediate. Nessuno immagini che siamo una forza politica sonnacchiosa che tira a campare. Nessuno pensi di imbrigliarci in logiche nazionali avulse dai bisogni della nostra terra. Noi ci siamo e siamo pronti, ma solo per difendere e fare migliorare la terra che amiamo. Il 14 febbraio è alle porte». (rp)

Elezioni regionali, la Calabria tornerà a votare il 14 febbraio 2021

È il 14 febbraio 2021 la data in cui i calabresi torneranno alle urne per eleggere il nuovo presidente della Regione Calabria e del Consiglio regionale della Calabria.

Le elezioni, indette dal presidente f.f. della Regione, Nino Spirlì, sono previste dal decreto adottato che sarà notificato al ministero dell’Interno e al Ministero per gli Affari Regionali, oltre che al presidente del Consiglio regionale, al presidente della Corte d’Appello di Catanzaro, ai prefetti e ai sindaci dei Comuni della regione e ai presidenti delle commissioni elettorali ex articolo 3 ultimo comma legge 108/68.

La decisione della data, tuttavia, ha trovato qualcuno che è contrario: il Movimento Dieci idee per la Calabria, infatti, ha riferito che «risulta alquanto azzardata decisione del Presidente facente funzioni Spirlì di indire le elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale e la elezione del Presidente della Giunta Regionale il 14 febbraio 2021», in quanto si è «in piena emergenza sanitaria per la pandemia da Covid-19 e considerando che la Calabria, attualmente, è zona arancione per le carenze strutturali della sua sanità», e propone la posticipazione delle elezioni in primavera.

«Non vi è alcuna dimostrazione scientifica – si legge in una nota del Movimento – della discesa netta della curva dei contagi, anzi si ipotizza una terza ondata subito dopo le festività natalizie, tant’è che il Governo sta preparando un nuovo DPCM abbastanza restrittivo, vietando peraltro l’apertura delle scuole e lo spostamento tra Regioni (anche tra quelle cosiddette “in zona gialla”) e confermando il lockdown serale/notturno. Pur riconoscendo la necessità di permettere ai calabresi il diritto di rinnovare gli organi di governo regionale, per superare la situazione di emergenza istituzionale (la morte prematura della Presidente Jole Santelli), appare davvero frettolosa la scelta di indire le elezioni in tempi così stretti».

«L’urgenza appare ancora più paradossale – si legge ancora – se si pensa che in piena crisi sanitaria (Calabria in zona rossa) ed istituzionale (dimissioni del Commissario ad Acta), la nostra Regione ha dovuto assistere ad un balletto indegno di nomine per tre settimane prima che il Governo nominasse il successore».

«Alla luce di tutto ciò – conclude la nota – ribadiamo la necessità che il Governo intervenga tempestivamente per garantire l’esercizio di un processo di partecipazione democratica limpido e regolare in Calabria; pensiamo non soltanto alla raccolta delle firme per la presentazione di una lista, peraltro da autenticare davanti ad un notaio o un pubblico ufficiale, ma anche e soprattutto a riunioni, incontri, comizi, iniziative politiche con possibilità di ampia partecipazione, che in queste condizioni non sarebbero affatto garantiti (le norme vietano gli spostamenti tra comuni e impediscono assembramenti), non intervenire significa avvilire la democrazia in una Regione sofferente e che ha un bisogno estremo di sostegno rispetto da parte delle Istituzioni nazionali. Il rimandare di qualche mese la data delle elezioni, magari facendola coincidere con quella delle Amministrative di primavera, non produrrà effetti più disastrosi di quelli che potrebbero derivare, invece, dalla più che probabile diffusione della pandemia per effetto del decreto di indizione delle elezioni per il 14 febbraio 2021». (rrm)

«MANCANZA DI BUONSENSO»: ECHI DI LEGA
IN REGIONE E SPIRLÍ CRITICA IL GOVERNO

di SANTO STRATI – Non piacciono a nessuno le nuove misure introdotte dal l’ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (dpcm) e come potrebbero? Ci eravamo illusi che il temuto lockdown 2 fosse un’ipotesi remota, ma le cifre del contagio non lasciano scampo. Siamo di nuovo in piena epidemia, anche se – grazie al cielo – il numero dei decessi non è quello della fase acuta della pandemia di marzo-aprile, ma crescono a dismisura le prognosi di positività al virus. Le quali indicano brutalmente una cosa fin troppo evidente: il contagio non s’arresta e cresce in misura esponenziale. La tracciatura immaginata come soluzione ottimale mediante l’app Immuni non funziona perché non tutti hanno scaricato l’applicazione per lo smartphone, ma c’è da dire che anche tantissimi che avrebbero voluto farlo hanno dovuto rinunciare per l’incompatibilità con i telefonini di qualche anno fa. E, poi, non è detto che chi ha Immuni sul telefono comunichi al servizio sanitario che è positivo. Per non parlare della caotica e allucinante situazione dei tamponi la cui gestione è davvero da dilettanti allo sbaraglio. I pochi mesi di tregua e di illusoria scomparsa del virus non sono stati utilizzati dal Governo e dai ministeri coinvolti per mettere in pratica le misure di prevenzione, per attuare il rifornimento di scorte dei materiali necessari al personale medico-sanitario, per attivare, per esempio, i ventilatori polmonari acquistati e tenuti imballati alle prime timide avvisaglie di un’estate “sicura”.

In questo contesto, il presidente facenti funzioni della Regione Calabria Nino Spirlì, scaraventato in una situazione emergenziale e di gestione amministrativa alla quale non era preparato, ha tirato fuori gli artigli, subito dopo la sua prima ordinanza, e si è lanciato in una feroce invettiva contro il Governo, accusandolo di essere «privo di buonsenso». Il nuovo Dpcm? «Assolutamente inutile» – ha detto dall’ufficio ereditato inaspettatamente all’ottavo piano della Cittadella di Germaneto. «L’incapacità di questo Governo di ascoltare la voce dei territori e le urgenze di tutte le categorie sociali e produttive – da detto– non solo sorprende, ma offende il senso di unità nazionale di cui tutti gli italiani, oggi, hanno assolutamente bisogno. Mentre, con belle parole, il presidente del Consiglio e i suoi ministri chiedono, appunto, una nuova unità nazionale, al chiuso del Palazzo la umiliano fino al punto di privarla di ogni possibilità di vita futura. In questa nostra Italia il quadro sociale e politico è davvero drammatico. Purtroppo, decine di migliaia di imprese rischiano di morire inutilmente. Per ore e giorni, abbiamo tentato, purtroppo invano, di convincere l’esecutivo a non chiudere l’Italia. Ma quello che è venuto fuori è una finta vita e una vera morte».

Per poi aggiungere: «Penso a tutte quelle categorie di lavoratori che avrebbero trovato ristoro alle proprie fatiche se solo avessimo consentito lo svolgimento delle attività nelle ore più consone a ciascuna professione. Mi chiedo quali esperti abbiano individuato il luogo del contagio nella controllata e rispettosa convivialità. Mi chiedo quali studi abbiano acclarato che i teatri, i luoghi dell’arte e dello sport – che seguono, già dal primo allarme, tutte le indicazioni governative con rispetto e rigore – possano essere una minaccia alla salute pubblica». E non ha torto a proposito del teatro: secondo l’Agis nel periodo 15 giugno-10 ottobre, a fronte di 2.782 spettacoli e 347.262 spettatori, c’è stato un solo contagiato. I contagi avvengono sui mezzi pubblici – dove la gente si accalca – nei trasporti aerei e ferroviari, nonostante i lodevoli sforzi delle Compagnie: ma chi lavora e studia prende i mezzi. L’assembramento è inevitabile, il rischio di contagio altissimo.

Ma torniamo a Spirlì: un bellissimo discorso e un’apprezzabile presa di posizione a favore di esercenti e imprenditori ormai alla canna del gas, peccato che nel suo intervento riecheggino echi salviniani, lo stesso motivetto che da giorni sentiamo ripetere nei confronti del Governo da Lega e Fratelli d’Italia (Berlusconi è più moderato e suggerisce un esecutivo di unità nazionale per affrontare la nuova crisi). Del resto, quale migliore opportunità per Salvini – visto che ha un suo uomo al vertice regionale (la presidente Jole nominò Spirlì su espressa indicazione del leader della Lega) – di tentare di arrestare la frana che ha investito la Lega (4% a Reggio Calabria!) in tutto il Mezzogiorno? E Spirlì, intellettuale che merita rispetto per le sue qualche volta bizzarre idee sulla libertà di linguaggio, si presta agevolmente, dimenticando o fingendo di dimenticare che era pronta la sua sostituzione con Sergio Abramo già la scorsa settimana se non ci fosse stata la prematura dipartita della presidente Jole. L’attuale sindaco di Catanzaro sarebbe stato nominato vicepresidente, in grado di fronteggiare quella inevitabile sede vacante della presidente prevista nella prossima primavera per motivi di salute e cura. La Jole è scomparsa d’improvviso, i patti col “nemico” Salvini a favore di Abramo sono saltati. E, inopinatamente, Spirlì si è trovato nella stanza dei bottoni, dove – metaforicamente – magari non sapeva nemmeno dove fosse l’interruttore della luce. Assistito da bravi e capaci funzionari, questo senz’altro, ma una guida che abbia polso è fondamentale e irrinunciabile, perché poi l’ “esercito” sappia cosa fare.

Spirlì non ha avuto il suo quarto d’ora di celebrità di warholiana memoria, ha, invece, a disposizione l’intero palcoscenico e se dovesse andare in panico bisogna comprenderlo. In realtà il neopresidente ff ha mostrato, inaspettatamente, di saper interpretare in modo adeguato gli echi leghisti che vengono da Roma: anche se accusare il Governo di mancanza di buonsenso è come sparare sulla Croce rossa. È vero che siamo di fronte al dilettantismo più sfrenato e a continui colpi di scena che rivelano, purtroppo, l’assenza di qualsiasi copione e la realtà di un’improvvisazione continua. Solo che a teatro un buon guitto con l’improvvisazione ci va a nozze, anzi spesso dà il meglio di sé, ma qui non si recita a soggetto: ci sono infelici e funeste realtà di morti, di ricoveri in terapia intensiva, di ospedali e presidi impreparati e lasciati, ancora una volta, a gestire l’emergenza facendo ricorso alle sole forze disponibili. Medici e personale sanitario che stanno mostrando ancora una volta il grande senso di abnegazione, di massima attenzione, a rischio anche della propria incolumità, per accogliere i malati da ricoverare, da intubare e da assistere.

Salvini, nonostante non ne stia azzeccando una dall’estate dello scorso anno al ‘malefico’ Papeete, ha capito che deve tentare la qualunque per rimanere a galla, ovvero al centro dell’attenzione. La Calabria era perduta? Eccola ritrovata con un Presidente pronto a difendere con le unghie e con i denti l’idea leghista , per permettere a Salvini di “riprendersi” (ma quando mai l’ha avuta?) la Calabria. Tant’è che il leader in felpa d’ordinanza sta sondando il terreno, a proposito delle prossime elezioni regionali calabresi, per tentare il colpaccio, d’intesa con Berlusconi: cedere qualche provincia importante (Napoli?) nel risiko delle discutibili spartizioni tra la coalizione dei centro-destra che ha assegnato la Calabria a Forza Italia. E nel caso ha anche l’uomo giusto da piazzare come candidato presidente: l’avvocato Cataldo Calabretta, attuale commissario straordinario della Sorical. Il quale non ha mai sfoggiato la cravatta verde nelle sue continue apparizioni in programmi televisivi che lo vedevano immancabile ospite, ma è di “area”. Espressione che significa che potrebbe anche essere digerito facilmente dalla Meloni, disposta a sacrificare Wanda Ferro – vera candidata con buone chances di successo ma non proponibile perché in quota a Fratelli d’Italia, e un po’ meno – salvo ordini da Arcore – dai forzisti calabresi. I quali, per inciso, sono senza coordinatore regionale e si muovono in ordine sparso, facendo finta di ascoltare il coordinatore provinciale reggino Francesco Cannizzaro la cui nomina, a norma di statuto, potrebbe essere considerata azzerata. Non c’è una bella aria in casa degli azzurri e le beghe interne  sembrano difficile da superare con il sorriso: non hanno bisogno di rifarsi il guardaroba per Germaneto – vestono abitualmente con molta eleganza – Roberto Occhiuto e Gianluca Gallo, allo stato vicecapogruppo a Montecitorio e attuale assessore regionale all’agricoltura, che appaiono gli unici in grado di coagulare consensi in una destra che sembra orientata – qualora non ritrovi una vera unità – a ripetere l’insuccesso di Reggio e Crotone di qualche mese fa.

La verità è che al posto di insultarsi a vicenda, i leader politici e i ministri, a cominciare dal premier Conte, dovrebbero cominciare a pensare seriamente a un “gabinetto di guerra” che il presidente Mattarella, a norma della Costituzione, dovrebbe presiedere per combattere il più insidioso dei nemici fino ad oggi apparsi sul fronte mondiale. Perché non è solo ai morti, che meritano ogni rispetto prima d’ogni altra cosa, che bisogna pensare: le vittime sono molto più ingenti. Il nuovo lockdown 2, con le sue mezze chiusure, porterà sul lastrico migliaia di esercenti e di imprenditori, ai quali bisogna ristorare immediatamente le perdite. Diversamente, ci sarà una dramma sociale dalle conseguenze inimmaginabili. Una nuova gigantesca povertà alla quale nessun Mes, nessun Recovery Fund – quando arriveranno – potrà più mettere rimedio. Troviamolo il buonsenso, da tutte le parti, e coralmente s’individuino le soluzioni non solo per i positivi e i contagiati ma anche per tutti coloro che hanno già perso molto e rischiano di perdere davvero tutto. (s)

Astenuti o assenti? Il voto disgiunto e di genere.
Servono modifiche urgenti alla legge elettorale

di SANTO STRATI – Non si è ancora insediato il nuovo Consiglio regionale (manca persino la proclamazione ufficiale degli eletti), ma ci permettiamo di ricordare ai nuovi inquilini di Palazzo Campanella che tra le tante urgenze di questa consiliatura, non va trascurata l’esigenza di “correggere” la normativa elettorale in vigore. Cosa sarebbe successo se, anche in Calabria – come nelle altre regioni – ci fosse stata la possibilità del voto disgiunto? Spieghiamo subito cosa significa: equivale alla facoltà di scegliere il presidente di una coalizione e assegnare il voto ad un’altra lista, non necessariamente della stessa coalizione. Quanti voti in più avrebbero raccolto, singolarmente parlando, i quattro candidati? Non è un dettaglio da poco, basta guardare quanto è avvenuto in Emilia-Romagna. La Calabria, per una di quelle incredibili quanto singolari caratterizzazioni difformi dalla legge elettorale nazionale, ha una legge che esclude questa possibilità. Per non parlare poi del voto di genere: la passata consiliatura – vergognosamente, permetteci di dirlo chiaramente – non ha approvato il progetto di legge avanzato da Flora Sculco (rieletta nel nuovo Consiglio) che prevedeva la parità di genere nel voto. Una legge di poche righe che meritava attenzione e buon senso e invece è stata affossata malamente, proprio prima che finisse la consiliatura. Due aspetti della legge elettorale che vanno presi in considerazione da subito, per non ritrovarci tra cinque anni, da capo a dodici, come si dice. Ovvero, senza voto disgiunto e senza un’adeguata componente femminile in Consiglio. Altra considerazione importante riguarda la soglia di sbarramento dell’8%: il risultato è che il voto di poco meno di 120mila calabresi (a Francesco Aiello e Carlo Tansi9 non trova riscontro nell’agone politico (e parliamo di un percentuale totale del 14,5%). Anche questa, siamo sicuri, è una norma che non merita una revisione in una, auspicabilmente prossima, nuova legge elettorale?

Per introdurre il voto di genere basta un esercizio di ordinaria amministrazione, recuperando il disegno di legge lasciato morire nei mesi scorsi e predisporre una norma che prenda in considerazione entrambe le opportunità. Così, alla prossima consultazione elettorale, al massimo si potrà recriminare “soltanto” sulla scarsa partecipazione dei calabresi al voto: l’affluenza del 26 gennaio 2020 è praticamente identica a quella del 23 novembre 2014, 44 e spicci per cento, quindi bisognerà interrogarsi a lungo perché non si riesce a spazzare via questo disincanto, perché il rifiuto della politica (che coinvolge tutto e tutti, soprattutto le persone perbene e ce ne sono tante) avanza anziché regredire, con lo svecchiamento della popolazione, accrescendo delusioni e amarezza. I giovani devono (e secondo noi vogliono) avvicinarsi alla politica e desiderano essere partecipi. Il fenomeno delle sardine esprime soprattutto il desiderio delle nuove generazioni di tentare di cambiare le cose, in particolar modo in politica, quindi rivela la voglia di essere coinvolti e diventare attori e protagonisti di una qualsiasi svolta.

Il cosiddetto cambiamento che, in realtà, è solo apparente, non c’è, né si profila all’orizzonte. Eppure la Calabria è stata sempre un importante laboratorio politico. Tra i suoi figli annovera grandi protagonisti della politica di alcuni decenni fa (basti ricordare Mancini, Misasi, Gullo, solo per fare qualche nome) che hanno lasciato, in positivo o negativo, un’impronta chiara e indelebile che, peraltro, riconosceva un ruolo a questa terra e ne coltivava le aspettative. Oggi, i giovani e le donne in modo particolare, sono i più delusi di questo modo di far politica e non vanno a votare. Come si fa a far capire loro che, invece, occorre andare alle urne ed esprimere una qualsiasi scelta (anche scheda bianca) quanto meno per dare numericamente un significato di partecipazione. Dare il segno di istanze che non possono venire più disattese.

Il cav. Callipo, che ha annunciato un’opposizione “costruttiva” in Consiglio regionale, ha raccontato durante la campagna elettorale che la sua scelta di scendere in campo è stata determinata da una sincera domanda di un giovane sul perché non ritenesse di doversi impegnare per questa terra. Una bellissima immagine, anche letteraria che potrebbe esser pure frutto di un’abile strategia di marketing politico (ma non lo è, per fortuna) che dà il senso di come, in realtà, i nostri ragazzi, laureati o laureandi o delle scuole superiori, attratti da sardine o altre suggestioni di movimenti, sentono la necessità di “battere cassa”: presentare con umiltà, ma con ammirevole orgoglio, un’istanza di attenzione da parte di chi si propone di rappresentare il popolo e lavorare per il bene comune. Diversamente, l’astensione risulta la risposta più ovvia da offrire all’attuale classe politica.

E anche sull’astensionismo ci sarà molto da discutere e non ci sembra che la mancata partecipazione di circa 350mila calabresi iscritti all’Aire (l’anagrafe degli italiani all’estero) cambi la sostanza della scarsa partecipazione. Mentre per il voto nazionale è prevista la votazione all’estero, per le regionali questa opzione non è attiva: cosa aspetta il Parlamento italiano a parificare le condizioni per tutti gli elettori? I 350 mila “assenti” avrebbero votato? Nessuno può dirlo, ma sicuramente una sostanziosa partecipazione (i nostri emigrati sono più sensibili sul piano politico?) ci sarebbe potuta essere.

Del resto, aggiungere un 18% virtuale di “assenti” e non astenuti al conteggio dei votanti (44% circa) non modifica il risultato finale. Hanno votato circa 800 mila calabresi, pochi, comunque la si guardi, pensando proprio alla voglia di riscatto che parte dal Sud e, in modo specifico, dalla Calabria. Perché vanno così pochi a votare? Secondo l’antropologo Vito Teti è un problema di “disperanza” (vedi articolo di Calabria.Live): «È un sentimento misto di dolore e amore, di indignazione e speranza, che dovrà portarci a resistere, a immaginare il futuro, a renderci partecipi nella vita civile di ogni giorno, a prenderci cura, anche singolarmente, di luoghi, piccoli paesi, persone, ultimi, fragili, anziani. anche tallonando chi fa politica, anche criticandone aspramente l’operato, in maniera libera, ognuno di noi può fare qualcosa, può dare esempio di buone pratiche, può compiere gesti di fiducia e di speranza per cambiare le cose, per liberare la Calabria da una sorta di maledizione alla quale noi stessi non dobbiamo credere. Apatia, indifferenza, qualunquismo, populismo, paternalismo – dice Teti – non fanno bene alla Calabria. La nostra terra ha bisogno di garbo, di delicatezza, di parole dolci, ma anche di essere protetta da chi la devasta. Quello che sarà la Calabria è quello che noi sapremo, vorremo, riusciremo ad essere. Non mi pare che si sia in pochi e ci sono giovani, ragazze, professionisti, cittadini silenziosi, associazioni, gruppi dal basso che indicano altre strade possibili. la politica non si traduce e non finisce con una tornata elettorale».

Ieri, la neo-presidente Jole Santelli è tornata a Montecitorio, dove formalizzerà in questi giorni le sue dimissioni. Non avrà tempo di rimpiangere gli scranni della Camera, la sua agenda è già fittissima e ancora non si è nemmeno insediata. Un applauso l’ha accolta all’ingresso in aula: che sia di buon auspicio, sarebbe magnifico se la nuova consiliatura, la prima a marca femminile, imprimesse quella svolta cui non far mancare gli applausi. E ci facesse scoprire che, trasversalmente, maggioranza e opposizione possono (e devono) anche dialogare per un comune obiettivo, quello di far tornare un po’ di speranza di futuro ai calabresi. (s)

ELEZIONI / Sapia «Ineleggibile Morrone» (FdI), che replica «Non è vero»

Puntuali gli attacchi post elezioni sugli eletti. Apre le danze il deputato grillino Francesco Sapia secondo il quale il neo eletto Luca Morrone (FdI) non era eleggibile, «perché  – ha dichiarato – da quanto ho appreso risulta ancora formalmente titolare di impresa sanitaria convenzionata con la Regione Calabria. Chiedo al presidente della commissione Antimafia, Nicola Morra, di intervenire su questa vicenda, che non c’entra affatto con la ‘ndrangheta ma ha da fare con il rispetto delle norme vigenti. Il collega parlamentare del Movimento 5 Stelle insista, insieme a me, per l’applicazione delle regole, che mai possono essere travalicate in forza del consenso elettorale. Ancora una volta – conclude Sapia – denuncio all’opinione pubblica e alle istituzioni una vicenda di peso che tocca la Regione Calabria. Non vorrei essere, come al solito, tra le poche voci politiche che vanno in direzione ostinata e contraria».

Il neo consigliere Morrone ha subito replicato smentendo qualunque motivo di ineleggibilità: «“Ho appreso di una dichiarazione dell’onorevole Sapia assolutamente priva di fondamento – ha detto Morrone –. Attualmente non risulto titolare di nessuna azienda convenzionata con la Regione Calabria. Infatti ho rassegnato le dimissioni dalla società Villa Sorriso, di cui ero rappresentante legale, ampiamente prima dei termini previsti per legge. Invito Sapia a verificare i registri della camera di Commercio che certificano con esattezza tempi e modalità delle mie dimissioni così da evitare di scomodare rappresentanti di Commissioni Antimafia». (rp)

ELEZIONI / Lo sfogo di Parentela e Aiello contro i “disertori” del M5S

L’on. Paolo Parentela, coordinatore del M5S delle elezioni regionali ha commentato la «cocente sconfitta» attribuendo precise responsabilità ai parlamentari grillini “disertori”.

L’alleanza civica del Movimento 5 Stelle – ha detto Parentela – si è fermata al di sotto dello sbarramento dell’8% e perciò non siamo riusciti ad eleggere consiglieri regionali. Da questa cocente sconfitta dobbiamo partire per riorganizzare il nostro progetto politico e ricostruire unità e fiducia in Calabria, l’ultima regione d’Europa per reddito e servizi. La maggioranza dei calabresi ha fatto una scelta precisa, premiando il centrodestra dei soliti noti e dei vecchi metodi. Sono state dimenticate in fretta, nel caos di una campagna elettorale brevissima quanto priva di confronto politico, le nostre battaglie per la legalità in Calabria, per il contrasto dell’emigrazione, la trasparenza, la dignità dei cittadini, i diritti e beni primari».

«Nonostante tutto, avevamo ascoltato i territori – continua il deputato – e proposto idee virtuose per superare le emergenze create dai governai regionali precedenti. Ancora, avevamo presentato in anteprima una squadra di assessori competenti su settori chiave della Regione, m questo non è bastato a scuotere le coscienze. Sicuramente avremmo potuto fare meglio, ma non abbiamo mostrato compattezza, non siamo riusciti – prosegue il deputato – a trasmettere i risultati finora ottenuti e abbiamo subito una logorante guerra interna che sui media ha avuto la meglio sul nostro lungo impegno in ambiti essenziali: sanità, lavoro, tutela dell’ambiente, amministrazione pubblica. Con i colleghi rimasti in trincea ci prendiamo le nostre responsabilità, che devono assumersi anche quei parlamentari calabresi del Movimento che hanno disertato la campagna elettorale, a volte con motivazioni individualistiche, pretestuose e fuori contesto».

«Oltre all’inquietante dato dell’astensionismo, c’è un aspetto – rimarca il parlamentare M5S – che dovrebbe far riflettere tutte le forze politiche: quasi 120mila votanti calabresi non potranno essere rappresentati in consiglio regionale a causa di una soglia di sbarramento troppo alta. Non ci perderemo d’animo e punteremo a crescere anche grazie alla nuova organizzazione dei facilitatori regionali, per strutturarci meglio sul territorio e valorizzare le risorse umane meritevoli. Il mio più grande ringraziamento va – conclude Parentela – a Francesco Aiello, che malgrado gli attacchi strumentali e le polemiche interne ha portato avanti una sfida pesantissima per il bene della comunità, mettendoci la faccia e non arretrando di un passo».

Il prof. Aiello, dal canto suo, ha accettato con serenità la sconfitta, e pensa già al futuro. «Ho fatto una bellissima esperienza – ha detto Aiello – e ho potuto conoscere meglio una Calabria di cui si parla sempre troppo poco, ricca dal punto di vista umano e delle risorse territoriali. Ho lottato al massimo, con poco tempo a disposizione e subendo purtroppo anche singolari livori interni, raggiungendo comunque una percentuale di consenso significativamente più alta di quella che in molti stimavano a fine Novembre 2019».

«Abbiamo perso – aggiunge Aiello – e ci assumiamo le nostre responsabilità, senza tergiversare. Ora, però, è più importante il futuro. Il nostro impegno non va perduto né dimenticato. Dobbiamo continuare a costruire con pazienza, fiducia e ottimismo, consapevoli che le innovazioni in politica hanno tempi lunghi, che non siamo entrati in Consiglio regionale e che comunque il progetto civico fa leva su una flotta di parlamentari del Movimento 5 Stelle, con i quali, insieme agli attivisti e alla parte sana della società civile che rappresento e che vorrà sostenerci, possiamo orientare verso il bene comune l’operato di giunta e consiglio regionale, oltre che riportare la questione calabrese ai tavoli romani ed europei».

«Abbiamo – prosegue Aiello – tanti giovani in gamba dalla nostra parte, tante menti creative libere da vincoli con le nomenclature dei partiti e ampi margini di crescita, oltre che diverse elezioni comunali a breve scadenza. Faccio gli auguri alla governatrice Jole Santelli e a Filippo Callipo e li ringrazio per i contributi che hanno portato in questa campagna elettorale. Ringrazio soprattutto il deputato Paolo Parentela, gli altri suoi colleghi che mi hanno aiutato e tutti gli attivisti e cittadini che hanno sposato il nostro progetto civico, che continueremo a portare avanti, soprattutto sulle urgenze della sanità, del lavoro, della legalità, dei beni comuni, delle imprese e dello sviluppo». (rp)