L’OPINIONE / Antonio Argirò: Catanzaro torni centro politico della Calabria

di ANTONIO ARGIRÒ – La mediocrità alla quale ci siamo abituati da qualche tempo non è frutto del destino cinico e barbaro che si è abbattuto sulla nostra comunità, ma è il risultato di una serie di errori commessi da taluni “personaggi” che non hanno saputo ripagare la fiducia loro concessa dai cittadini con un reale impegno politico e con un’attenta e seria attività amministrativa, economica, sociale e culturale.

Per questo e per altri motivi, è giunto il momento di voltare pagina: le imminenti elezioni comunali ci danno la possibilità di non essere più spettatori passivi, ma artefici della rinascita della nostra città, nonché capoluogo di Regione.

La sfida, per nulla semplice, lo è ancora di meno per quei cittadini che intendono mobilitarsi accantonando – perché no – le proprie ideologie partitiche per il futuro di Catanzaro.

La prossima tornata elettorale non è soltanto una questione interna, non riguarda solo i confini comunali. Ritengo viceversa abbia valenza regionale in quanto il sindaco eletto dovrà essere portatore di autorevolezza e affidabilità, capace altresì di riportarci al centro della politica calabrese.

Dal mondo associativo a quello professionale è questo il comune sentire di tantissimi cittadini. Per tale motivo è giunta l’ora di programmare, ammodernare e ricreare un’identità smarrita, scegliendo un candidato credibile, concedendoci la possibilità di voltare pagina.

La recente conferenza stampa del professore Valerio Donato e il suo appello “contro nessuno ma a favore soltanto della Città” rappresentano la base di partenza per quanti auspicano un cambiamento, una ventata di aria fresca che rompa la tradizione che, negli anni, ha visto Catanzaro dilaniata da guerre intestine all’interno e all’esterno delle stesse coalizioni.

Necessita considerare Valerio Donato la persona più indicata a tracciare questo nuovo percorso.

Non posso che fare mie le sue dichiarazioni, auspicando un generale salto di qualità, nella speranza che sollecitino la maggior parte dei cittadini: la posta in palio è decisiva. Chi vorrà far parte di questa avventura sono certo contribuirà in maniera responsabile e pragmatica alla rinascita del nostro territorio. (aa)

Antonio Argirò è già vicesindaco di Catanzaro

Lettera aperta di Nino Liotta: Presidente Occhiuto, si deve rispondere ai calabresi, non ai partiti

di NINO LIOTTAPreg.mo Presidente, 

in uno dei momenti più delicati della storia della nostra terra sono a rivolgerLe l’invito a rendere forte la Calabria e a compiere un gesto che porterebbe all’attenzione del Paese una visione diversa, forse rivoluzionaria, una Calabria nuova e trasparente come mai  avvenuto nell’era del regionalismo. 

Ormai, da anni, sono sempre più gli elettori che disertano le urne e sempre più bassa è la (vera) capacità rappresentativa degli eletti, spesso, e particolarmente nella recente  tornata elettorale che ha visto Lei e la sua coalizione prevalere, la reale delega popolare ha valore politico effimero, alla luce della ragione, Presidente, Lei rappresenta  legittimamente la Calabria col suffragio del solo venti per cento dei calabresi; nel recente passato la storia si è ripetuta senza soluzione di continuità e sempre abbiamo ascoltato  prodi vincitori elevare la voce dal trono, come a voler rivendicare una autorevolezza che i  numeri reali non attribuivano ad alcuno.  

Alla luce del momento storico che viviamo penso, però, che sia giunto il momento della  grande responsabilità, il momento di dare un segno inequivocabile di umiltà e voglia di  servire tutti e non parte, il momento di dire a tutti i calabresi, indistintamente a tutti, che vogliamo, politica in testa, cambiare registro. 

Caro Presidente, due cittadini su dieci Le hanno chiesto di governare, altri due su dieci  hanno dato il loro suffragio ad altri, ben sei su dieci hanno disertato, chi perché emigrato per lavoro, chi per studio, chi per paura di recarsi alle urne, e tanti, i più, perché stanchi  logorati e disaffezionati totalmente a quella che vedono ormai come una inutile opera  l’esercizio del voto, che pur dovrebbe essere il momento più alto in una sana e forte  democrazia. 

Bene Presidente, abbiamo in atto un percorso epocale sull’impiego delle risorse del Pnrr, una sfida globale sulla Sanità, un Governo nazionale presieduto dal Presidente  Draghi con una maggioranza parlamentare che vede quasi tutti i partiti governare  assieme, allora penso, caro Presidente, che Lei abbia il dovere, morale etico e politico, di chiedere al Consiglio Regionale della Calabria di attribuire l’alta carica istituzionale di Presidente del Consiglio Regionale alla minoranza, sia per dovere di trasparenza e contrappeso, come era buon uso negli anni in cui la Politica in Italia aveva un altro tenore,  sia per una lungimirante scelta, la ricerca dell’unità e della condivisione più ampia;  terminate le elezioni ora la Calabria necessità dell’aiuto di tutti e della massima credibilità.  

Capisco le difficoltà politiche, immagino i problemi di una tale scelta dinanzi ad accordi ed  equilibri di coalizione, penso però, caro Presidente, che oggi la risposta più grande vada  data non ai partiti e alle segreterie ma ai calabresi tutti. 

Auguri di buon lavoro a Lei, alla Giunta e a tutto il Consiglio regionale, il Parlamento della  Calabria si dovrà operare all’unisono per costruire un futuro con solide fondamenta. (nl)

LA RIFLESSIONE / Pasquale Amato: Ritorna la pantomima sulle astensioni nei ballottaggi

di PASQUALE AMATO – É possibile che, dopo quasi 30 anni dalla legge che ha introdotto il secondo turno al ballottaggio nei Comuni al di sopra di 15.000 abitanti, si debba ancora assistere a due sceneggiate che si ripetono ad ogni turno elettorale amministrativo?

La prima è quella delle ipotesi sommatorie su a chi andranno i voti del candidato Sindaco x o y escluso dal ballottaggio. Non c’è nulla di più offensivo per gli elettori, trattati come greggi di pecore che i singoli candidati spostano da un pascolo all’altro. La seconda sceneggiata è partita già da domenica e continuerà con i commenti post-ballottaggi: l’aumento delle astensioni rispetto al primo turno.

Sono entrambe recite a soggetto che si ripetono pedissequamente senza fare alcune semplici considerazioni: 1. I candidati sconfitti non possono chiedere ai loro elettori di votare per un altro candidato che per 30 giorni hanno combattuto ritenendolo non in grado di ricoprire il ruolo o anche insultandolo. Con quale credibilità possono chiedere ai loro elettori di fare il contrario?

2. Gli elettori che hanno creduto in un candidato sindaco che è stato sconfitto non si sentono di votare un candidato di cui hanno sentito dire peste e corna per 30 giorni. Quindi preferiscono non votare;

3. I candidati Consiglieri già eletti sono soddisfatti del loro risultato e non fanno la campagna del ballottaggio con l’intensità di quella in cui hanno già vinto;

4. I candidati Consiglieri che non hanno ottenuto l’elezione sono delusi e incavolati. Quindi tutto sono disposti a fare meno che altri 15 giorni di campagna elettorale;

5. Gli unici ex-candidati consiglieri che si impegnano attivamente nel ballottaggio sono l’esiguo numero di quelli che potrebbero usufruire del Premio di maggioranza in caso di vittoria dell’uno o dell’altro candidato al ballottaggio;

6. Quindi, la campagna elettorale per il ballottaggio è una seconda campagna molto personalizzata in cui prevale il candidato che riesce a dare la sensazione di essere più in grado di offrire una guida alla città o che comunque è più convincente dell’altro. È un duello in cui i protagonisti Assoluti sono i due impegnati nel ballottaggio, senza più il traino dell’esercito di candidati della lista o delle liste del primo turno.

É logico che siano assolutamente prive di senso sia le ipotesi sui voti spostati dagli altri candidati Sindaci sia quelle fondate sugli schieramenti e sui voti del primo turno. È una nuova campagna elettorale in cui fisiologicamente si abbassa il numero dei votanti per tutti i motivi che ho illustrato.
Sarebbe pertanto il caso di finirla con i piagnistei sulla ridotta partecipazione al voto nel turno del ballottaggio. (pa)

[Pasquale Amato è storico, già Docente di Storia dei Partiti e movimenti politici nell’Università di Messina]

Donne e Politica, la delusione di Lella Golfo «La politica ancora una volta penalizza le donne»

di PINO NANOLella Golfo, storica fondatrice e presidente della Fondazione Marisa Bellisario, entra nel dibattito politico nazionale a muso duro, alla sua maniera di sempre, da vecchia e imperdonabile passionaria della politica italiana, e dalle colonne della newsletter della Fondazione manifesta la sua “rabbia” contro un sistema politico che è ancora molto lontano dal pianeta femminile.

E, intanto, lancia il grande Raduno Donne e Potere il prossimo 29 e 30 ottobre all’Auditorium di Roma.

Non usa mediazione alcuna Lella Golfo, nel commentare il dato elettorale di queste ultime ore. Dice con fermezza: «Sono state due settimane intense, tanto lavoro e persino poco tempo per seguire quella politica che è la mia passione insanabile. Non credo di aver perso molto a giudicare da quelli che sono i primi risultati che si intravedono». 

Delusa, fortemente delusa la vecchia leader delle donne imprenditrici italiane

Due sole notazioni per non scendere nei giudizi politici che non mi competono. La prima è indipendente dai risultati e riguarda l’assenza quasi totale di donne dalla competizione elettorale. Poche, pochissime, in alcuni grandi città addirittura assenti nelle liste dei candidati con qualche chance per vincere. Aspettiamo la conta dei voti, i turni di ballottaggio ma ho la netta sensazione che queste amministrative sanciranno un passo indietro in tema di presenza femminile in politica. 

È la regola spietata del “maschio al comando” sempre e comunque?

Abbiamo fatto passi giganteschi alla guida delle aziende e il Pnnr promette di farcene fare altrettanti sul fronte dell’occupazione e della conciliazione, ma la politica continua a tirare i remi in barca, a dare continui schiaffi alla modernità, a rimandare il necessario cambio di passo. Noi, come sempre, abbiamo fatto la nostra parte dando spazio alle candidate iscritte alla Fondazione ma senza un impegno serio da parte dei partiti, il rischio è di continuare a parlare di democrazia dimezzata.

Qual è stata l’altra nota dolente della  campagna elettorale appena conclusasi?

La seconda notazione credo sia legata a filo doppio alla prima: queste elezioni hanno confermato in maniera drammatica il disinteresse degli italiani alla politica. L’astensionismo sarà certamente uno dei temi caldi delle prossime settimane. E io spero vivamente che se ne parli, che i partiti si interroghino su quale distanza siderale li divide orami dalla gente, anche quando in ballo c’è qualcosa di assai concreto e vicino come l’amministrazione delle proprie città. È un brutto segnale per la democrazia.

Ma la Fondazione Bellisario vedo che non si ferma mai?

Siamo una bella generazione, e io sono davvero orgogliosa di annunciare che il 29 e 30 ottobre si terrà la 21ª edizione del nostro Seminario internazionale Donna, Economia & Potere. Restiamo a Roma, dove si erano tenute le primissime edizioni e per ripartire alla grande abbiamo scelto l’Auditorium Parco della Musica “Ennio Morricone”.

“Donna, Economia e Potere”, una bella provocazione?

Il titolo l’ho “rubato” al Presidente Mario Draghi: quando durante l’Assemblea di Confindustria in un discorso applauditissimo ha usato l’espressione «il gusto del Futuro», ho capito che era un prestito lecito, perché riassumeva la nostra visione: ottimismo e pragmatismo, perché per costruire qualcosa di bello bisogna avere passione e idee, guardare al domani con la concretezza di chi non sa stare al mondo se non rimboccandosi le maniche.

Sul blog della Fondazione c’è già il programma di massima di questo nuovo happening delle donne che più contano nel Paese.

Ci sarà come sempre la presenza istituzionale e poi i temi di più pressante attualità, guardando al futuro. Economia della conoscenza: Sviluppo, Transizione, Digitalizzazione” e “Donne & Intelligenza Artificiale saranno gli argomenti al centro delle due tavole rotonde mentre il sabato metteremo in scena B-Factor: fattore Bellisario, un format per dare visibilità e opportunità a 15 startup innovative, che si “esibiranno” in cerca di sostegno economico e suggerimenti pratici da parte di imprenditori, manager ed esperti.

Come sempre, daremo vita a un confronto paritario e sfidante, da cui far emergere proposte concrete da portare all’attenzione delle istituzioni, del Governo e dell’opinione pubblica. E, poi, la novità del format “B-Factor” perché il cambiamento passa anche dalle giovani imprenditrici, ragazze di talento che hanno buttato il cuore oltre l’ostacolo e che vogliono costruire qui, nel loro Paese, la loro idea di futuro”.

Onorevole Lella Golfo, vedo che va avanti come una vera macchina da guerra…

La pandemia non ci ha fermate ma “caricate”. È stato un periodo di riflessione e oggi che il protagonismo femminile e il binomio Donne & Potere hanno dimostrato di essere una delle chiavi di volta per la ripartenza, noi siamo ancor più pronte a scendere in campo.

-In bocca al lupo!

“Crepi”. (pn)

CASSANO ALLO IONIO (CS) – Elezioni, domani manifestazione elettorale di FI

Domani, venerdì 10 settembre, a Cassano allo Ionio, è in programma la manifestazione elettorale di Forza Italia, alle 18 a Piazza Municipio.

Sarà presente anche il candidato presidente del centrodestra, Roberto Occhiuto. Al suo fianco il senatore e coordinatore regionale dei forzisti, Giuseppe Mangialavori; il deputato e responsabile nazionale Sud di Fi, Francesco Cannizzaro; la senatrice Fulvia Michele Caligiuri, responsabile enti locali FI Calabria e l’assessore regionale ad agricoltura e welfare – nonché coordinatore provinciale – Gianluca Gallo.

Tra i temi dell’incontro, la presentazione del bilancio del lavoro svolto per i territori di Sibaritide e Pollino dalla Giunta regionale in carica, ma pure – e soprattutto – degli spunti programmatici che il centrodestra ed il suo candidato presidente hanno elaborato per una delle aree economicamente e culturalmente più dinamiche della Calabria. (rcs)

AVVISO AI MESTIERANTI DELLA POLITICA
OCCHIO AI PANDEMIALS, I NUOVI ELETTORI

di MAURO ALVISI – In Italia è nata una nuova “classe ultra economica” di nomadi intellettuali e creativi che crede e investe in una vita più libera e liberale. Dopo la reclusione coatta, frutto di una idea bolscevica, antieconomica e socialmente esplosiva della lotta al virus. Il Paese si sta riappropriando di una narrazione liberale, di una voglia di Nomadland da oscar elettorale. C’è voglia di on the road, di autostop del consenso, di salire a bordo di nuovi raggruppamenti. Soprattutto c’è voglia di partire con un partito che faccia ripartire.

Under 35 e over 55, Millenials in carriera e Boomers adultescenti, la minoranza e la maggioranza demografica italiana formano la nuova classe trasversale dei pandemials, i nuovi esploratori del consenso, futuri Indiana Jones delle urne. Altro che maggioranza silenziosa. Questa idea di voto liberale e liberante ha un potenziale devastante e non ancora intercettato. Sondaggi classici (come quelli condotti di recente da Antonio Noto) e monitoraggi scientifici del dialogo digitale (quelli che conduco da anni) arrivano alle stesse conclusioni. Fallite, con milioni di vittime, le narrazioni dell’idea fascista e comunista, è la nuova narrazione liberale a bussare prepotentemente alle urne. Una domanda politica non più latente che reclama una pronta offerta, distante dal giocare a fascisti e comunisti, coesa e chiara nei termini d’ingaggio. La pensa così un italiano su due. La voterebbe un italiano su tre. È un’Italia di nuovo alla “Viva l’Inghilterra” di Baglioni, non più figli dei fiori ma degli usciti fuori dal Covid19, che identifica stranamente la Perfida Albione come la più liberale delle nazioni, insieme ai Paesi Bassi e a quelli Scandinavi.

Questi tanti italiani ora si destano, come nell’inno di Mameli, vedono in Mario Draghi una forma tecnica efficace, quindi largamente incompiuta, dell’idea liberale. Donne e uomini europeisti (di recente lo sono diventati tutti) che non si sentono rappresentati dai vecchi schieramenti. Si collocano al centro con decisa inclinazione al centro destra, restando inclusivi anche di una minoranza liberale della sinistra, dove collocano Italia Viva e Calenda. Hanno di nuovo una visione neo rinascimentale e No Linkedin del loro Paese. Più cose sai più puoi fare, dare, vendere, comunicare e vivere. Despecializzati ma capaci di vera sintesi creativa, allenati dalla pandemia a riconoscere l’innata capacità adattiva italiana. Il mito della scalata sociale non li riguarda più. La pandemia li ha fortificati, nel loro stato di tardo adolescenza e di adultescenza, sono una fraternità di sconosciuti che fondano una sorta di nuovo nomadismo razionale del saper fare ed essere.

Plurilaureati o piccoli imprenditori, consulenti o barman, cuochi o scrittori, imprenditori o giornalisti, fotografi o insegnanti, commesse dei centri commerciali o grafici digitali e i tanti professionisti non riconosciuti. Gente che deposita i propri averi nel cloud e non in cassaforte, che quando si parla di politica cercano di nuovo la solidità di un partito. Sempre meno movimentisti e anti casta, con una paritetica distribuzione tra Nord, Centro e Sud del paese.

Figure politiche di alto rango come quella di Vincenzo Zoccano (già vice ministro a Famiglia e Disabilità nel governo Conte1), attivista da sempre per i diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie, il quale ha affermato:«Sull’importanza di rappresentare senso e consenso liberale di un universo di 7,5 milioni di persone con disabilità in Italia andrebbe riposta grande e maggiore attenzione. Una tematica trasversale, un indicatore di eccellenza civica e innovazione sociale, che tocca temi quali l’accessibilità ai servizi, al territorio e alle strutture, che assume un peso strategico in ambito turistico, economico e culturale, che traccia una linea di demarcazione tra Paesi avanzati e terzo mondo».

Occorre stanare allora questo nuovo nomadismo liberale, delineando l’identikit di molte potenziali personalità, nazionali e locali, capaci d’incarnarlo. Intanto sta per nascere una Fondazione che abbraccia Mediterraneo e Atlantico con un suo Centro Studi, attivo dal prossimo settembre, che lancerà in autunno un’Alta Scuola di Politica e Strategia di Governance del Territorio. Territorialità nel fare rete funzionale tra imprese e cittadini, comunicazione e informazione della rinnovata passione e strategia liberale sono i loro due pilastri. Rimettere le proposte e non le figure politiche al centro del vissuto democratico italiano, Euro Mediterraneo e Atlantico, con un programma articolato di riforme e un’agenda politica non a scadenza semestrale, a sostegno e sostenibilità di ogni emergenza ed eccellenza italiana Italia  da riposizionare come nuovo motore dell’Europa e nel mondo. Un impegno a tutto campo che non consegni l’idea liberale, cosi ambita e attesa, nelle mani di una tecnocrazia pseudo liberale, dove il voto non sia più l’ossessione quanto non lo sia mai più il suo continuo, quasi eterno rinvio. (ma)

[Mauro Alvisi è libero docente ed esperto di scenari socio-politici]

Elezioni, l’appello di Fragomeni a Draghi: si adottino tutte le misure per permettere di votare

La candidata a sindaco di Siderno, Mariateresa Fragomeni, ha fatto un appello al presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi, affinché «adotti tutte le misure più opportune, nella sola ottica di garantire e tutelare la normale vita democratica del Paese».

Tale appello arriva dal rischio di una quarta ondata di covid, in autunno, a causa della variante Delta, in cui notizie stampa «annunciano che, proprio in vista di un nuovo lockdown, il Governo stia pensando di anticipare le elezioni regionali ed amministrative al 19 settembre, anticipando quindi la finestra del voto di un mese – ha illustrato Fragomeni –. La paura dell’aumento dei contagi è sicuramente fondata (come dimostrano le rilevazioni di questi giorni) ma, come spesso avviene nel nostro Paese, la discussione si sta spostando dal piano sanitario a quello politico, col serio rischio che dei preconcetti ideologici (o dei meri calcoli opportunistici) finiscano per sovrapporsi e comprimere, ulteriormente, le normali dinamiche della democrazia rappresentativa».

«La spinta principale – ha spiegato – a fare questo tipo di appello deriva dall’assurda situazione che sta vivendo la mia città, Siderno, terzo comune – per dimensioni e popolazione – della Città Metropolitana di Reggio Calabria, che da oltre tre anni è commissariata, quando il termine di legge, anche con le proroghe straordinarie, non potrebbe in alcun caso superare i 24 mesi».

«Un Comune – piccolo o importante che sia – non può rimanere, per così tanto tempo – ha spiegato ancora – senza un’amministrazione democraticamente eletta; i suoi cittadini non possono essere lasciati allo sbando, senza una guida politico amministrativa che si faccia carico di risolvere i problemi del territorio. Sono pertanto a chiedere che non si finisca, proprio come lo scorso anno, per rinviare nuovamente le elezioni amministrative, scegliendo piuttosto – e più prudentemente – di anticiparle, ove questa scelta consenta di prevenire gli effetti di una probabile quarta ondata».

«Quello che è certo – ha concluso – è che sarebbe inaccettabile che, ancora una volta, a rimetterci siano i cittadini sidernesi, che hanno il sacrosanto diritto, dopo oltre tre anni, di tornare finalmente alla normalità amministrativa. Confido pertanto in una decisione che sappia adeguatamente ponderare e bilanciare la tutela della salute, con le prerogative democratiche costituzionalmente garantite. Chiedo, infine, a tutte le forze politiche che hanno a cuore il ritorno alla democrazia per la nostra città, nel rispetto di un voto sicuro secondo le normative anti covid, di spendersi a tutela del diritto di voto dei sidernesi». (rrc)

L’OPINIONE/ Andrea Tripodi: *Cachistocrazia, il Governo dei peggiori

di ANDREA TRIPODI** – Ci sono vicende, situazioni, urgenze che, spesso, tendiamo a mettere ai margini della nostra attenzione, sopraffatti dal gorgo delle necessità quotidiane.

Preferiamo, allora, rimandare: un po’ per pigrizia, un po’ per un senso di rassegnata impotenza di fronte alle loro spinose complessità.

Ciò che è comprensibile, però, se riferito a singoli cittadini, non può essere perdonato o consentito a una classe politica che, davanti a problemi, fatti e situazioni che esigono risposte immediate, risolute e coraggiose, preferisce rimuovere o aggirare gli eventi drammatici che attraversano pericolosamente i territori.

Se l’obiettivo della Politica è promuovere la crescita della società, suo compito è razionalizzare gli eventi e conferire a ogni decisione  adeguato spessore culturale ed etico.

Al contrario, assistiamo a una sottovalutazione e a una inadeguatezza nel comprendere la drammaticità e la complessità di fatti che proiettano ombre scure sulle stesse istituzioni e mettono in dubbio la natura democratica della loro alta funzione.

Davanti a uno scenario che lascia unghiate profonde sulla carne viva della società e che sta trasformando importanti istituzioni in luoghi di mercimonio e di scambio di utilità, ci saremmo aspettati una reazione orgogliosa di responsabilità e di riflessione, insieme con una decisa azione di contrasto rispetto a tutte le avvilenti pratiche merovinge di governo.

Registriamo, al contrario, una sconfortante rassegna di vanità individuali e di risibili personalismi che mortificano ancora di più la funzione delle istituzioni e che rimandano a una inconsapevolezza dei doveri e dei percorsi cui la Politica è chiamata.

Preso atto della refrattarietà e della indisponibilità della classe politica ad ascoltare e accogliere l’ansia di rinnovamento e di redenzione di una Regione che non vuole rassegnarsi a un destino di subalterna insignificanza, è urgente che siano i cittadini a diventare attori consapevoli di un nuovo corso e pretendere una moralità al di sopra di ogni dubbio e di ogni sospetto.

Cittadini che devono rifiutare il ruolo di semplici elettori, ma esercitare una sorveglianza democratica e garantire, con processi di vigilanza attiva, il rispetto delle autentiche direttrici del cambiamento e della crescita civile.

Una crescita e un cambiamento che potrà avvenire non solo esigendo nuovi percorsi etici ma anche rifiutando sollecitazioni e predicazioni intestinali che pretendono di ridurre i pensieri, le argomentazioni e finanche le persone in pietre cuspidate da scagliare.

Sembra appena superfluo, infine, ricordare che fino a quando i partiti, tutti i partiti, rinunceranno a selezionare e formare i propri quadri, condanneranno la Calabria a sopportare il giogo umiliante di una perenne cachistocrazia(rrc)

*Cachistocrazia, forma di Governo dove il potere supremo è nelle mani dei peggiori

**Sindaco di San Ferdinando (RC)

Granato (M5S): elezioni in Calabria, preferenza di genere e modica soglia di sbarramento

La senatrice del Movimento 5 StelleBianca Laura Granato, si è espressa sulle nuove elezioni in Calabria – sebbene possa «sembrare inopportuno ma necessario oltre che burocraticamente inevitabile» a causa della prematura morte della presidente Jole Santelli – ribadendo che «il dibattito sul ritorno alle urne non può prescindere da quello sull’introduzione della doppia preferenza di genere, oltre che sull’abbassamento della soglia di sbarramento».

«Nel mese di luglio – ha dichiarato la senatrice – il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto legge sull’adeguamento del sistema elettorale pugliese alla doppia preferenza di genere. Davanti all’immobilismo del Consiglio regionale della Calabria, è inevitabile arrivare all’adozione di un provvedimento simile? È quanto aveva lasciato intendere il ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia, intervenendo al Senato al termine della discussione generale sul decreto legge per la parità di genere nelle liste per le elezioni regionali. Boccia aveva chiamato direttamente in causa le due Regioni che non hanno ancora introdotto il meccanismo nelle proprie leggi elettorali: Calabria e Toscana».

«La discussione, ferma da tempo in Calabria, deve, quindi – ha aggiunto – riaprirsi necessariamente e in tempi brevi: l’auspicio è che sia il luogo deputato a discuterne, vale a dire la massima assise democratica dei calabresi, a licenziare un imprescindibile provvedimento legislativo, contributo necessario per ristabilire l’equilibrio di genere nelle assemblee rappresentative. Il Consiglio regionale calabrese preferisce delegare e attendere l’intervento sostitutivo del governo? Mi auguro di no. Così come è ormai un atto dovuto ai cittadini calabresi arrivare all’abbassamento della soglia di sbarramento dall’8 per cento, al 3 o 4 per cento, come è nel resto delle Regioni italiane».

«Garantire rappresentanza a tutti i soggetti politici – ha concluso la senatrice Granato – che hanno registrato la fiducia e l’attenzione di una percentuale ragionevole di cittadini, dove regna in genere lo sconforto per un panorama politico di sistema desolante e la militarizzazione del voto di scambio, significa dare un colpo all’astensionismo, favorire la partecipazione e soprattutto stimolare quel cambiamento di rotta che ormai per questa regione non è più differibile. Elezioni in Calabria, un’occasione inaspettata, una seconda chance per questa terra ultima tra le ultime. Un treno da non perdere». (rp)

Elezioni, Nucera: in Calabria legge da modificare, no quorum all’8%

Giuseppe Nucera, presidente del movimento La Calabria che vogliamo, non si trova d’accordo con la volontà del presidente del Consiglio regionale della Calabria, Domenico Tallini, di procedere in tempi brevi con una legge sulla parità di genere, in quanto «credo che le donne non siano una specie protetta da preservare ma anzi spesso hanno una marcia in più di noi uomini».

«Da imprenditore e padre di 3 ragazze – ha aggiunto – posso assicurare di aver visto in tanti anni le capacità professionali delle donne, non credo ci sia bisogno di una legge ad hoc che anzi rischia di far andare avanti chi non reali capacità ma solo una vicinanza con le lobby dell’associazionismo. In genere l’associazionismo femminile e’ espressione dei partiti e non, certamente, rappresentativo del genere in sé».

Nucera, infatti, si dice contrario ad un eventuale legge sulla parità di genere e invita Tallini e i capigruppo presenti all’interno della Regione Calabria a rivedere la soglia di sbarramento.

«Bisogna provvedere con urgenza – ha proseguito – a modificare la legge elettorale Regionale Calabrese che blocca la rappresentanza delle minoranze. Lo sbarramento all’8% del quorum per avere diritto alla rappresentanza al Consiglio Regionale della Calabria è anacronistico ed antidemocratico. Nelle ultime elezioni solo il 30% dei calabresi e’ risultato rappresentato. Infatti, al 55% degli elettori che ha disertato le urne si va ad aggiungere il 15% delle liste che non hanno superato la soglia di sbarramento dell’ 8%, vale a dire Carlo Tansi e Francesco Aiello con il Movimento 5 Stelle».

«In questo modo – ha continuato il presidente de La Calabria che vogliamo – ben il 70% degli elettori calabresi non si è visto rappresentato all’interno della massima istituzione regionale. Questa non e’ democrazia bensì un regime oligarchico. Dobbiamo far avvicinare i calabresi alla massima Assemblea elettiva del nostro territorio che e’ il Consiglio Regionale». 

«Le minoranze – ha aggiunto Nucera – non vanno cancellate dalla scena politica, bisogna dare loro rappresentatività all’interno del Consiglio Regionale. Noi del Movimento ‘La Calabria che vogliamo’ confidiamo nel senso di responsabilità del presidente Tallini e dei capigruppo. Piuttosto che pensare a leggi che soltanto sulla carta puntano a valorizzare le competenze delle donne ma che nella realtà sconfessano le intenzioni, si abbassi la soglia dello sbarramento al 3 o 4% così come previsto da numerose altre Regioni italiane».

«In questo modo – ha concluso – si potrà assicurare la pluralità, fattore fondamentale per lo sviluppo di un dibattito sano e propositivo utile alla crescita del nostro territorio». (rrm)