LOCRI (RC) – La mostra “La tua estate locrese a colori”

Da domani, fino al 10 ottobre, al ristorante Winter Cactus di Locri, si potrà visitare la mostra fotografica La tua estate locrese a colori, organizzata dall’Associazione Culturale “Locri Patria Nostra, in collaborazione con l’agenzia di comunicazione “ComuniKal”.

L’esposizione è frutto della seconda edizione del concorso fotografico Scatta Locri ed infatti saranno esposte le opere vincitrice (dal primo al terzo posto) ed in più l’opera vincitrice del premio della critica e le fotografie selezionate dalla giuria, presieduta dal fotografo professionista Gigi Romano e composta da Francesco Carbone, Giovanni Marzo, Carlo Stalteri e Vittoria Scida. La mostra si aprirà venerdì 8 ottobre alle ore 19:00, con la premiazione dei vincitori del concorso e proseguirà fino a domenica 10 ottobre.  

La mostra sarà ospitata nel vicolo adiacente al locale, in caso di maltempo, la stessa sarà ospitata all’interno del noto ristorante locrese, il tutto nel massimo rispetto della normativa anticovid.

Un ringraziamento particolare va alle aziende locresi: Cactus Club, FarImpresa, Parrotta Gioielli, Momento Donna e Plusprint Stampe, per il sostegno dato ed a tutti i partecipanti, che con i loro scatti hanno reso possibile questo evento. Si coglie l’occasione, per comunicare che è già in cantiere la terza edizione del concorso fotografico per l’anno venturo, che sarà sempre seguito dalla mostra fotografica. (rrc)

 

LUCANO RIMANE IN CORSA E SI PUÒ VOTARE
QUESTA SENTENZA INFLUENZERÀ IL VOTO?

di SANTO STRATI – Se la “giustizia” degli uomini – che in questo caso avrebbe potuto attendere almeno la chiusura delle urne – ha pensato di “punire” anche politicamente l’ex sindaco di Riace Mimì Lucano, in realtà gli ha fornito un assist formidabile per macinare consensi. In poche parole, risulta evidente che la sentenza di condanna – pesante ogni oltre immaginazione – trasformerà questa consultazione elettorale in un referendum sul modello Riace, chiamando i calabresi ad esprimere anche attraverso il voto lo sbigottimento e l’incredulità che il verdetto ha provocato, non solo in Calabria, non solo in Italia, ma in gran parte del mondo. Sia ben chiaro, lo abbiamo detto e ridetto ma repetita juvant: le sentenze non si commentano né si valutano a seconda delle convenienze o delle personali simpatie/antipatie verso l’imputato, ma la cronaca impone di dare conto del “terremoto” mediatico che si è scatenato dopo la veloce lettura della sentenza, nel Tribunale di Locri. Non si tratta di commentare la sentenza: o si crede nella giustizia o si incrina il pilastro che regge tutto l’impianto democratico di una nazione, però si possono, si devono, registrare le reazioni e ci sia consentito di fare qualche considerazione sulla mancanza di buon senso e sul “condizionamento” che una sentenza – a due giorni dal voto – può provocare.

Il prof. Enzo Ciconte, apprezzato storico (e mancato candidato – presumibilmente vincente – della coalizione di centrosinistra) ha tirato in ballo il mito di Antigone e Creonte, il re di Tebe che voleva impedirle la sepoltura del fratello Polinice che doveva restare mercé di animali e uccelli a farne scempio. Sappiamo com’è andata: Antigone non ha rispettato la legge crudele e l’ha infranta per seguire la propria coscienza e per questo viene imprigionata finendo per uccidersi. «I giudici di Locri – ha scritto Ciconte sul Domani – hanno scelto Creonte e soprattutto il suo cuore di pietra che non riconosce alcuna alternativa alla legge, dura e inflessibile». Nessun nobile fine, ma l’esatto contrario, secondo i giudici che hanno persino raddoppiato la pena invocata dalla pubblica accusa.

Il tempo è galantuomo e i vari gradi di giudizio che seguiranno ci diranno se l’avventura umana di Mimì Lucano doveva seguire la strada dell’oltraggio, dell’umiliazione, della persecuzione (com’è stato fino a oggi), oppure, ancora una volta, ci troviamo di fronte a un terribile caso di malagiustizia, che nessun risarcimento (né monetario né morale) potrà mai cancellare. Il “modello Riace” è stato indicato in tutto il mondo come simbolo di accoglienza (sentimento che i calabresi si tramandano da secoli nel proprio dna) e, probabilmente, qualche volta ha dovuto registrare una non corretta esecuzione delle norme legislative. In altre parole, s’è aggirata la legge da parte di Lucano, per fini di umanità, ma questo – giustamente – non può giustificare la violazione del diritto, perché si darebbe spazio al libero arbitrio se la legge si può rispettare a seconda delle situazioni. Ciò non toglie, però, che se rilasciare una carta d’identità a un migrante che non ne ha diritto è un “abuso d’ufficio”, questo non può essere condannato alla stregua di una violenza mafiosa (ci sono mafiosi dichiarati e condannati con la metà della pena inflitta a Lucano).

Non conta che Mimì Lucano non si è arricchito né ha comprato palazzi con i soldi della provvidenze pro migranti:  di questo si deve occupare la magistratura,  valutare l’eventuale reato e infliggere la pena ritenuta più giusta, che è poi ciò che è avvenuto a Locri. Secondo il Tribunale che lo ha giudicato in primo grado i reati – gravi – sono tutti accertati, la pena è quella che si ricava dai calcoli del codice penale. Ma non è questo l’aspetto inquietante della vicenda. C’è il rischio assai forte che le elezioni regionali di domani e dopodomani possano subire un’interferenza che può risultare intollerabile. Un po’ di buon senso avrebbe suggerito di rinviare di qualche giorno la camera di consiglio e soprattutto la lettura della sentenza. Ma qualcuno ha già obiettato che, visto che in Italia si vota in continuazione, se si seguisse questo criterio non ci sarebbero più sentenze per non condizionare il voto. E il segretario dem Enrico Letta s’è lasciato scappare una dichiarazione che la dice lunga su quanto accaduto: «Una sentenza che mina la fiducia nella magistratura».

Ed è su questo che bisognerà confrontarsi a partire dalle 15 di lunedì, dopo la chiusura delle urne, quando lo spoglio ci dirà quanto ha pesato il “referendum” sul modello Riace, il consenso aggiuntivo – frutto di solidarietà e sostegno – arrivato a testimoniare una vicinanza e un affetto che sono, in ogni caso, largamente evidenti. Si ricorderà che Mimì Lucano non riuscì a farsi rieleggere dai suoi concittadini nemmeno come consigliere comunale (dopo il clamoroso arresto), ma quell’episodio non fa testo, oggi, alla luce di quanto avvenuto in questo anno di consiliatura ammezzata, con un presidente ff che, dopo la sentenza, poteva almeno risparmiarsi la zaffata d’odio buttata su Lucano, e una regione troppo sconvolta da un’ingovernabile inedia, inseguendo una data del voto continuamente rinviata causa covid.

Non si tratta di stabilire se De Magistris e la sua coalizione raccoglierà un consenso aggiuntivo e inaspettato (davanti alle urne ciascuno, ricordiamolo, sceglie il proprio futuro con o senza convinzione) quanto se la sinistra divisiva e pressoché disintegrata non riceverà il colpo di grazia da un voto popolare che non è di rabbia ma di umana considerazione verso un “dannato” che ha voluto sfidare il mondo indicando un modello di accoglienza che si basava soprattutto sulla solidarietà e i gesti di speranza. Quando, nel 1997, sbarcarono a Riace i primi curdi (da qui l’appellativo “Mimmo il curdo” che gli venne con disprezzo appioppato dalla destra forcaiola e intollerante) il paese era conosciuto solo perché nel 1972, nelle sue acque, erano affiorati i due magnifici bronzi della Magna Grecia che presero il nome del luogo. Era un paese di case senza gente e i migranti in fuga dalla guerra sbarcati a Riace erano gente senza casa. È stato geniale creare un modello di accoglienza basato sul senso di umanità e giustizia: il borgo rinasceva, si era ripopolato, tutti avevano inventato o trovato un lavoro di che vivere, persino gli asinelli del paese erano stati “ingaggiati” per il trasporto della spazzatura. Non tocca a nessuno, all’infuori della magistratura, individuare se – come hanno ritenuto i giudici del primo grado di giudizio – vi sono state violazioni di legge, ma la realtà di Riace oggi è la risposta più concreta alla domanda se fosse sbagliato il modello Lucano: il borgo è abbandonato, sono rimasti in pochi, hanno chiuso le attività artigianali che davano di che vivere, tutto s’è accartocciato sul primo avviso di garanzia e i provvedimenti che sono seguiti: arresti domiciliari, divieto di dimora, etc.

In un’intervista al Corriere della Sera, Mimì Lucano ha detto a Carlo Macrì: «Sono un uomo onesto. È stata la mia popolarità a dare fastidio a molti. Non ho avuto la notorietà perché me la sono cercata. Il mio impegno, il mio modo di aiutare il prossimo sono stati gli argomenti che mi hanno reso popolare». Come non condividere il pensiero di un uomo perbene che si è dato il titolo di “Fuorilegge” nel suo fortunato e apprezzato libro e che nel suo conto in banca ma meno di dieci euro? Come non indignarsi, con tutto il rispetto per chi emette sentenze, per una condanna senza precedenti? «La sola imperdonabile colpa di Mimmo Lucano – ha scritto in un post l’avv. Anna Falcone (candidata alle regionali con De Magistris) –  è quella di aver aiutato i gli ultimi, i più derelitti, quelli che gli altri usano come bersagli di odio o di sfruttamento. E l’accanimento verso Mimmo Lucano nasce proprio dall’aver dimostrato, con l’esempio della sua Riace, i frutti dell’integrazione solidale, la rinascita che può derivarne per i nostri borghi e la nostra società vecchia ed egoista! Del resto, accogliere, aiutare, tendere non una, ma due mani, è quello che noi calabresi facciamo da sempre, da secoli! Perché la storia della Calabria è una storia di eretici, di esuli, di minoranze scacciati, perseguitate, bandite e accolte nella nostra terra, dove tante popolazioni, tanti “stranieri” hanno trovato asilo, portando ricchezza e umanità. La stessa che esportiamo nel mondo».

La rivista Fortune nel 2016 aveva collocato Mimì Lucano tra i 50 uomini più influenti della terra. Non disponeva di ricchezze né di potere, era armato di un grande, fortissimo, senso di umanità che il mondo intero ha avuto modo di conoscere e apprezzare. Lo stesso sentimento che, pur amareggiato e avvilito, Mimì Lucano continua a coltivare. Non “santo subito” perché non è uno che ha fatto miracoli, ma nemmeno il ludibrio d’una condanna che si attaglia più ad attività criminali di mafia e malaffare.  (s)

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[Il dipinto che appare in copertina è stato realizzato dall’artista iraniana Golrokh Nafisi e quindi donato a Mimmo Lucano a Caulonia, durante il suo divieto di dimora a Riace, dalla dott.ssa  Flavia Prestininzi che ha conosciuto l’artista, nata a Teheran, al Chelsea College of Art di Londra dove frequentavano insieme il corso di laurea in Curatela Museale.]

L’EDITORIALE di Filippo Veltri: “Ma chi te l’ha fatto fare, Mimmo?”

di FILIPPO VELTRI – Conosco Mimmo Lucano da molti anni e alcuni miei colleghi da molti più di me. Da ieri si sente dire e scrivere che le sentenze non si commentano. Vero, verissimo, anche se in quanto a quantità vale quello che Lucano ha detto ieri uscendo dal Tribunale di Locri: nemmeno a un mafioso! Ma non sarebbe stato diverso se ci fosse stato in ogni caso una condanna, anche se a pene più miti. Le sentenze non si commentano, giusto, anche se un dato emerge e su cui tutti dobbiamo riflettere: se la giustizia di un Tribunale cozza, infatti, così tanto violentemente con  un sentire comune qualche problema c’e’.

Ma in ogni caso non mi voglio occupare di ciò ma di Mimmo Lucano uomo e persona, perché se non si può giudicare una sentenza prima di averla letta, giusto per la terza volta, si può però benissimo giudicare un uomo. E io Mimmo Lucano lo conosco bene. Quando andai tanti anni fa a Riace per la prima volta e vidi quest’uomo pensai subito alla fine della visita: ma chi glielo fa fare? Si sbatteva a destra e a sinistra, dava udienza a gente che veniva da ogni parte (del Mondo, non della Calabria), il paese era un fiore, lui ti lasciava e poi ricompariva all’improvviso.

All’epoca non lo conosceva quasi nessuno. Wenders non aveva fatto ancora il film, nessun giornale gli aveva dedicato la copertina, non conosceva nessuno dei cd potenti, né qui e né altrove, non aveva parlato sui palcoscenici più famosi del mondo (non della Calabria).

Scesi a Riace Marina con la sensazione che non mi sono più tolto dalla testa in tutti questi anni di avere conosciuto un uomo generoso, uno che butta il cuore oltre l’ostacolo, di uno fuori dal coro. In tutti i sensi.

All’epoca non aveva una lira e ora non ha un euro. Chi te l’ha fatto fare Mimmo? Le sentenze non si commentano, giusto ed è la quarta volta, ma a quest’uomo chi mai restituirà un giorno l’onore e la dignità per avere aiutato decine di ultimi nel mondo ad avere una speranza? Chi dirà a costoro che sono stati invece truffati da un malandrino che nel suo conto corrente non ha nemmeno 10 euro? Se la giustizia delle aule si allontana così profondamente dal senso comune, così come da ieri sta avvenendo dopo la sentenza di Locri un problema c’è: o nella giustizia o nel senso comune. Ma fare finta di niente non è possibile. Per noi tutti ma soprattutto per Mimmo Lucano, un hombre vertical in un mondo di nebbie. (fv)

LOCRI (RC) – In scena “Piccoli Poemi in Prosa”

Domani sera, a Locri, alle 21.30, in Planteria – Lungomare Sud – in scena lo spettacolo Piccoli Poemi in Prosa di Charles Baudelaire con Americo MelchiondaMaria Milasi e Kristina Mravcova.

L’idea dei 3 attori  di mettere in scena i ‘Piccoli Poemi in prosa’, creando uno ‘Spleen Village’, è un omaggio al bicentenario della nascita che ricorre quest’anno, di uno dei più grandi rappresentanti del simbolismo francese: Charles Baudelaire. L’iniziatore della poesia moderna che con la sua poetica influenzò l’opera di Verlaine, Leclercq, Rimbaud e Mallarmé.

Queste originalissime invenzioni piene di spleen, rappresentano in questa non compiuta raccolta, pubblicata postuma, un unicum nella letteratura universale, seguenti Les Fleurs Du Mal uno dei classici della letteratura mondiale: I Fiori Del Male, dello stesso Charles Baudelaire.

La caratteristica di questi 7 brevi componimenti, piccoli autentici gioielli, è l’eleganza, la brevità e la liricità del linguaggio, gli stessi ci rappresentano la più straordinaria e nitida raffigurazione della Parigi capitale del XIX secolo. Componimenti bilanciatissimi, dalle innumerevoli metafore presenti in cui la dimensione dell’immaginario è sempre presente.

Lo spettacolo sarà replicato al Parco di Ecolandia di Reggio Calabria, domenica 26, alle 19, a chiusura della terza edizione di Globo Teatro Festival(rrc)

A Locri e a Roccella lo spettacolo “Tieste”

Doppio appuntamento, nella Locride, per lo spettacolo Tieste, la tragedia di Seneca che chiuderà la rassegna estiva teatrale organizzata dal Tca – Teatri Calabresi Associati, per la direzione artistica di Domenico Pantano, con due appuntamenti: il 23, alla Villa Fondazione Zappia di Locri, il 24 al teatro al Castello di Roccella Jonica, alle 21.30.

Lo spettacolo, prodotto dal Teatro della Città, adattamento e regia di Giuseppe Argirò, è interpretato da Giuseppe Pambieri, con Sergio Basile, Elisabetta Arosio, Roberto Baldassari e Raffaele Santabarbara.

La vendetta e l’inganno nel connubio perfetto tra il potere e il male sono al centro della tragedia senecana. La pièce declina la violenza in tutte le sue forme connesse al sopruso e alla prevaricazione, non solo una violenza simbolica e rituale, ma reale, volta all’affermazione autoritaria e al disprezzo di qualsiasi norma giuridica che regoli la convivenza civile.

Seneca indaga la lotta tra il bene e il male e descrive il ribaltamento di valori esistente in ogni totalitarismo che persegue il proprio disegno politico, sociale ed esistenziale.

L’odio familiare divora ogni cosa e rappresenta l’impossibilità di qualsiasi pacificazione sociale. La banalità del male fa da sfondo alla tragedia, dimostrando che la violenza non è solo originata dalle passioni incontrollabili, ma spesso è frutto di un disegno razionale, spietato volto ad affermare il potere ineludibile e mostruoso del tiranno, che non conosce ostacoli e rinnegando gli Dei si sostituisce a essi affermando il culto della personalità e pretendendo l’acquiescenza del popolo. 

La vicenda ruota attorno alla vendetta di Atreo nei confronti del fratello Tieste, che ha cercato con l’inganno di sottrargli il regno e sedurre la moglie. Il legittimo re riuscirà a sventare le macchinazioni del fratello e a salvaguardare il trono ma non dimenticherà il tradimento.

L’opera di Seneca, l’unica a non avere un modello greco corrispondente, è una tragedia senza catarsi e non offre alcuna redenzione ai personaggi, che perdono ogni umanità dimostrando che la violenza e il disprezzo per la vicenda umana sono un prodotto culturale determinato dal potere e dalla storia, che si ripete in modo inesorabile, non risparmiando nessuno.

Un grande finale, dunque, per il cartellone messo a punto dal Circuito teatrale calabrese T.C.A. e dal direttore Domenico Pantano che è riuscito, anche quest’anno, nonostante tutte le difficoltà dovute all’emergenza pandemica, a realizzare un programma di alto livello artistico, che ha qualificato l’offerta culturale regionale. (rrc)

LOCRI (RC) – Lo spettacolo “Caffè Concerto” della compagnia Gigi De Luca

Domani sera, a Locri, alle 21.30, nella Villa della Fondazione Zappia, in scena Caffè Concerto, della Compagnia Gigi De Luca, nell’ambito della rassegna teatrale estiva organizza dal T.C.A. (Teatri calabresi associati) per la Direzione artistica di Domenico Pantano.

Un fuoriprogramma da non perdere del prestigioso cartellone che, dallo scorso luglio, ha ospitato grandi nomi e opere di successo; uno spettacolo apprezzato e riconosciuto in tutto il territorio nazionale, uno spaccato d’epoca con un registro vario tra teatro, canzoni e sketch comici del repertorio classico napoletano.

Il Caffè Concerto era una forma d’arte nata in Francia nella “Paris delle follie”, nell’epoca della “Belle Époque”. Il repertorio di questa forma di spettacolo fu il trampolino di lancio dei più grandi artisti del tempo: Viviani, Totò, Petrolini ed Eduardo De Filippo. Questi grandi, provenendo dal teatro, non disdegnavano di proporre oltre a macchiette e sketch comici, pezzi di teatro, proponendo al pubblico, nelle serate d’onore, alcuni classici del repertorio comico della “commedia dell’arte”. Tra questi, la più rappresentata era una farsa di Antonio Petito (maestro di Eduardo Scarpetta e grande interprete di “Pulcinella”), dal titolo: La scampagnata dei tre disperati.

La pièce proposta dalla compagnia partenopea, nei meravigliosi luoghi della Locride, con la regia di Gigi De Luca, che ne è anche interprete insieme a Gino De Luca, Ciro Meglio, Viviana Curcio, Ciro Mazaner, Luciana Piergallino, Maria Feola, musiche dirette ed eseguite dal maestro Tommaso Maione, verterà proprio attorno a questa farsa che narra l’atavica lotta del popolo napoletano contro il suo peggior nemico: la fame.

Il grande teatro comico, dunque, in tutta la sua trascinante bellezza, impreziosito da brani della “canzone classica napoletana”, allieterà le ultime serate della stagione estiva. (rrc)

 

A Locri e a Roccella “Tieste” chiude la rassegna di Teatri Calabresi Associati

È con lo spettacolo Tieste, la tragedia di Seneca in programma a Locri (alle 21.30 il 15 settembre a Villa Zappia) e a Roccella Jonica (alle 21.30, al Teatro al castello), che si chiude la rassegna organizzata dal Tca – Teatri Calabresi Associati, con la direzione artistica di Domenico Pantano.

Lo spettacolo, prodotto dal Teatro della Città, adattamento e regia di Giuseppe Argirò, è interpretato da Giuseppe Pambieri nei panni di Atreo e Paolo Graziosi nelle vesti di Tieste. Ad affiancare la straordinaria e inedita coppia di attori, Sergio Basile, Elisabetta Arosio, Roberto Baldassari e Vinicio Argirò.

La vendetta e l’inganno nel connubio perfetto tra il potere e il male sono al centro della tragedia senecana. La pièce declina la violenza in tutte le sue forme connesse al sopruso e alla prevaricazione, non solo una violenza simbolica e rituale, ma reale, volta all’affermazione autoritaria e al disprezzo di qualsiasi norma giuridica che regoli la convivenza civile.

Seneca indaga la lotta tra il bene e il male e descrive il ribaltamento di valori esistente in ogni totalitarismo che persegue il proprio disegno politico, sociale ed esistenziale.

L’odio familiare divora ogni cosa e rappresenta l’impossibilità di qualsiasi pacificazione sociale. La banalità del male fa da sfondo alla tragedia, dimostrando che la violenza non è solo originata dalle passioni incontrollabili, ma spesso è frutto di un disegno razionale, spietato volto ad affermare il potere ineludibile e mostruoso del tiranno, che non conosce ostacoli e rinnegando gli Dei si sostituisce a essi affermando il culto della personalità e pretendendo l’acquiescenza del popolo. 

La vicenda ruota attorno alla vendetta di Atreo nei confronti del fratello Tieste, che ha cercato con l’inganno di sottrargli il regno e sedurre la moglie. Il legittimo re riuscirà a sventare le macchinazioni del fratello e a salvaguardare il trono ma non dimenticherà il tradimento.

L’opera di Seneca, l’unica a non avere un modello greco corrispondente, è una tragedia senza catarsi e non offre alcuna redenzione ai personaggi, che perdono ogni umanità dimostrando che la violenza e il disprezzo per la vicenda umana sono un prodotto culturale determinato dal potere e dalla storia, che si ripete in modo inesorabile, non risparmiando nessuno.

Un grande finale, dunque, per il cartellone messo a punto dal Circuito teatrale calabrese T.C.A. e dal direttore Domenico Pantano che è riuscito, anche quest’anno, nonostante tutte le difficoltà dovute all’emergenza pandemica, a realizzare un programma di alto livello artistico, che ha qualificato l’offerta culturale regionale. (rrc)

 

LOCRI (RC) – Sabato in scena “Fedra”

Domani sera, a Locri, alle 21,30, alla Villa della Fondazione Zappia, in scena Fedra, per la traduzione di Maurizio Bettini, diretto dal regista Manuel Giliberti.

Lo spettacolo, una produzione del Teatro della Città, rientra nell’ambito della rassegna teatrale organizzata dal T.C.A. (Teatri calabresi associati), diretto da Domenico Pantano, vede in scena Viola Graziosi nelle vesti dell’eroina senecana, affiancata da Riccardo Livermore nel ruolo del casto Ippolito, Deborah Lentini in quello della Nutrice, Graziano Piazza che interpreta Teseo e Liborio Natali che, nel ruolo di Corifeo e del Messaggero, assume in sé la funzione del coro greco. Le musiche sono di Antonio Di Pofi.

Fedra, moglie di Teseo, è innamorata follemente del figliastro Ippolito. Disperata, struggente, rifiutata e suicida. Da Euripide il mito di Fedra rinasce in Seneca come protagonista, non più vittima di una passione proibita dovuta a un errore dei sensi ma a un diritto naturale. Seneca mette l’essere umano davanti al crollo della volontà, mostrando come il più delle volte sia l’istinto a prevalere: uno scandaglio profondo della contemporaneità offerta dal classico.

«Quando sono stato invitato dal Teatro della Città a sviluppare una mia regia per Fedra – spiega il regista Manuel Giliberti – non ho potuto fare a meno di legarla idealmente al mio spettacolo del 2020 Arianna nel labirinto. Arianna e Fedra, in fondo, sono entrambe vittime di Teseo. In due modi diversi, tutte e due subiscono il fascino, l’arroganza e il maschilismo violento di questo uomo rude che non sembra avere sentimenti. In particolare, nel caso di Fedra, ho voluto sottolineare come lei si fosse invaghita già del giovane Teseo quando era ancora una bambina e lo vide arrivare a Creta per fronteggiare e combattere il Minotauro. Questo sentimento verso il giovane Teseo, affievolito negli anni a causa della durezza d’animo del Teseo uomo maturo, diventa quasi una discolpa per la donna. Infatti, è come se Fedra rivedesse poi in Ippolito quel giovane di cui si era invaghita e che era stato oggetto del suo desiderio puro di bambina, mai dimenticato. È un modo per discolparla? Forse sì o forse no. Di sicuro è un modo per sottolineare come Fedra sia l’unico personaggio della tragedia in grado di seguire l’amore, il sentimento e l’autodeterminazione».

«Fedra pone un tema molto femminile – sottolinea la protagonista Viola Graziosi – quello dell’amore, della passione amorosa, del desiderio, dell’Eros e ci mostra il limite tra ragione e istinto. Per avvicinarla a me, donna oggi, per comprenderla e potermi mettere in ascolto della sua vibrazione, ho eliminato ogni giudizio sociale, morale, occidentale».

Spazio, dunque, alla grandezza del mito e dei suoi insegnamenti senza tempo nel cartellone messo a punto dal Circuito teatrale calabrese T.C.A. e dal direttore Domenico Pantano che firma, ancora una volta, una stagione teatrale di qualità, che ha riscosso consenso di critica e successo di pubblico, malgrado il difficile momento per il Teatro italiano e per il settore culturale, a causa dell’emergenza pandemica. (rrc)

Locri premia la calabrese Antonella Polimeni, Rettrice della Sapienza

Locri premia ‘le sue radici’, conferendo ad Antonella Polimeni, locrese e Rettrice dell’Università La Sapienza di Roma, il Premio Radici Calabresi, «visto il suo prestigioso incarico, la sua professionalità, l’amore verso questa terra e per la sua importante professione in campo scientifico, accademico e culturale».

Istituito dal Comune di Locri, per «esaltare la nostra terra e dimostrare che la calabresità è un valore», il Premio vuole conferire il giusto riconoscimento alle donne e agli uomini di origini calabresi che, con impegno e professionalità, hanno dato lustro alla Calabria consentendo di divenire fucina di personalità socialmente e culturalmente rilevanti in ambito internazionale.

La serata, svoltasi nel giardino della Fondazione Zappia, e impreziosita dall’intermezzo musicale della cantante Michelangela Trichilo, dell’Associazione Musicale Santa Cecilia, ha visto il giornalista Pietro Melia, direttore della rivista Riviera, intervistare la Rettrice e discutere di Cittadini illustri nel mondo scientifico e accademico.

Grande soddisfazione è stata espressa dal sindaco di Locri, Giovanni Calabrese: «la nostra prestigiosa Rettrice, dalle solide origini locresi, mi ha colpito per essere una persona semplice, competente e molto determinata. Oggi, la professoressa Polimeni rappresenta per tutti il simbolo dell’Altra Locride, la Locride importante, la Locride accademica, la Locride che si è affermata ai vertici del mondo accademico scientifico, sindacale, culturale, della burocrazia pubblica, del giornalismo, della magistratura, dell’avvocatura, delle professioni e dell’imprenditoria. Personalità che rappresentano l’orgoglio della Locride e della Calabria».

«Alla Rettrice – ha aggiunto – e a tutto questo affermato mondo, in gran parte presente ad onorare Antonella Polimeni, ho rivolto un appello a dare un contributo alla propria terra, a contribuire alla rinascita della Locride che gli ha dato le origini.
Noi che viviamo la Locride quotidianamente con impegno, sacrificio e amore abbiamo bisogno di quest’Altra Locride che sono certo risponderà presente alla nostra richiesta di aiuto e, tutti insieme, costruiremo un futuro bellissimo e per il nostro meraviglioso territorio».
«Qualcuno dirà che sono un passionale visionario – ha concluso – ma sono convinto che con l’amore e con una visione, lunga e strategica, si può cambiare anche un destino segnato da tante negatività. Io amo la mia terra e continuerò a lottare per darle un futuro sempre più bello».

La prof.ssa Polimeni, che ha accettato di far parte del comitato scientifico di Locride capitale della cultura, ha ringraziato i presenti e apprezzato il premio, affermando che si tratta di un riconoscimento da condividere con tutte le forze positive della Calabria, e ha lanciato un appello ai giovani: «studiate e lavorate per questa terra». (rrc)

A Locri e a Portigliola il 5 e 6 agosto Lo spettacolo “Ulisse Contemporaneo”

Giovedì 5 agosto, a Locri, alle 21, al Tempio di Marasà del Parco Archeologico di Locri Epizephiri, in scena lo spettacolo Ulisse Contemporaneo. La parola, il verso, il mare con Elisabetta Pozzi, promosso e prodotto da Q Academy con la direzione artistica di Piero Maccarinelli, regista e direttore artistico e il coordinamento di Giovanna Marinelli.

Lo spettacolo rientra nell’ambito del Festival del Teatro Classico Tra Mito e Storia.

Ulisse Contemporaneo. La parola, il verso, il mare rievocherà l’Ulisse di James Joyce, Konstantinos Kavafis, Derek Walcott, Giovanni Pascoli, Salvatore Quasimodo, Umberto Saba, Ghiannis Ritsos e Primo Levi, ma citerà anche Francesco Guccini e Guido Gozzano prima di concludere con il breve e magnifico passo di Dante. Le voci di Elisabetta Pozzi e Francesco Migliaccio saranno accompagnate dalle musiche dei QuartAumentata, con Paolo Sofia alla voce, Salvatore Gullace alla chitarra e al mandolino, Peppe Platani al basso e Massimo Cusato alle percussioni. Commento di Giuseppe Manfridi.

«Ulisse è sempre stato un contemporaneo , io credo. – ha dichiarato Elisabetta Pozzi –. Scrittori di  tutte le epoche hanno attinto dalla sua storia  l’ispirazione per parlare delle vicende umane, dell’inquietudine  dell’ essere umano. Non c’è  stata epoca che lo abbia potuto dimenticare. Ulisse è colui che non si affida al destino,  ma trova in sé e nelle proprie facoltà intellettuali la forza vitale, la volontà di affrontare il grande viaggio, il bisogno  di non smettere di cercare. In  questa figura di uomo esule,  nella perpetua ricerca di sé  e nella sua inquietudine  ci siamo senz’altro potuti   riconoscere per secoli. Oggi forse Ulisse non riesce più a rappresentarci ma rimane un riferimento alto immenso che bisogna ad ogni costo continuare ad evocare».

Venerdì 6 agosto, a Portigliola, a Teatro Greco Romano, in scena Ulisse Contemporaneo. La Grecia, durante la quale l’Odissea di Omero e quella suggestiva di Derek Walcott saranno messe a confronto con Odisea di Nikos Kazanzatkis, che prende le mosse proprio dalla fine del poema omerico. In questo sequel (sempre per utilizzare un termine moderno a noi ormai familiare) Ulisse è costretto a ripartire da Itaca per un complotto che minaccia di ucciderlo. A Sparta rapisce Elena, ancora bellissima, e raggiunge prima Creta e poi l’Egitto. Combatte e quindi incontra la Morte, con cui trascorre un’intera giornata. Qui, il suo viaggio si trasformerà in un percorso attraverso il tempo in cui «tutto svanisce come bruma e soltanto un grido resta sospeso per brevi istanti sulle calme acque notturne».

La recitazione e il commento, anche in questo caso affidati rispettivamente a Elisabetta Pozzi e Francesco Migliaccio e a Giuseppe Manfridi, saranno per l’occasione accompagnati dalle musiche del Trio Francesco Scaramuzzino composto, oltre che dallo straordinario pianista che rappresenta uno dei più importanti talenti musicali del panorama jazzistico internazionale, da Pino Delfino al contrabbasso e Fabio Tropea alla batteria.

Due appuntamenti che, permettendo una volta di più al pubblico di sognare, potranno non solo sottolineare la bellezza dei nostri luoghi, ma anche dimostrare l’interesse da loro suscitato negli operatori provenienti da fuori regione, attratti dalla presenza costante nel Parco Archeologico di Locri Epizephiri di importanti personalità dello spettacolo come il direttore artistico delle scorse edizioni del Festival Tra Mito e Storia Edoardo Siravo e l’attrice Elisabetta Pozzi, che consideriamo ormai un’amica sempre pronta a sostenere la nostra kermesse. Un passaggio che dimostra il ruolo sempre più importante ricoperto dalla nostra rassegna a livello nazionale grazie all’incessante e proficuo lavoro relazionale condotto dal sindaco di Portigliola Rocco Luglio, che ha saputo far incontrare i grandi del teatro italiano con i più brillanti artisti del territorio. (rrc)