L’OPINIONE / Cetty Scarcella: La Bovalino-Bagnara come priorità per il futuro della Calabria

di CETTY SCARCELLALa Calabria, terra di storie millenarie e tradizioni radicate, si trova oggi a fronteggiare una delle sue sfide più ardue: l’isolamento di alcune zone. La sua struttura geografica, pur affacciandosi su due mari magnifici, la zona tirrenica e quella ionica, ha contribuito a separare le sue terre, impedendo una fusione armonica tra le due coste.

Un isolamento che non è solo fisico, ma che si riflette anche nelle difficoltà economiche, nelle disuguaglianze sociali e nell’assenza di una rete infrastrutturale all’altezza di una regione che, per ricchezza storica e naturale, meriterebbe un altro destino. È proprio in questo contesto che la realizzazione della strada Bovalino-Bagnara si presenta non come una mera necessità tecnica, ma come una vera e propria occasione di riscatto per l’intera regione.

Storicamente il progetto che vedrebbe la realizzazione della strada Bovalino-Bagnara non è solo una questione di asfalto e cemento, ma un’idea di unificazione. Esso prevede la costruzione di una via che colleghi la costa ionica, in particolare il comune di Bovalino, alla costa tirrenica, con il comune di Bagnara Calabra.

In questa visione, la strada rappresenta un ponte che abbatte le distanze geografiche e simboliche tra due realtà che, pur trovandosi a pochi chilometri di distanza, sono separate da un sistema viario obsoleto e insufficiente. La creazione di un corridoio che faciliti il flusso di persone, merci e idee sarebbe una risposta concreta alla storica marginalizzazione di una parte della Calabria, contribuendo al rilancio di settori cruciali come il turismo, l’agricoltura e l’impresa.

Inoltre, la viabilità migliorata favorirebbe l’accesso ai servizi essenziali e la creazione di nuove opportunità lavorative, stimolando il dinamismo di una regione che ha troppo spesso visto il proprio potenziale inespresso.

Nonostante tante promesse e la sua indiscutibile importanza, la Bovalino-Bagnara non è ancora stata realizzata, e le ragioni di questa attesa sono molteplici. In primo luogo, il progetto si scontra con una gestione complessa dei fondi pubblici e con le difficoltà burocratiche che da sempre affliggono il nostro Paese. Le lungaggini amministrative e l’inefficienza nelle procedure autorizzative hanno spesso rallentato l’avanzamento del progetto.

La Calabria, inoltre, ha sofferto di un’insufficiente attenzione da parte delle istituzioni centrali, che non hanno mai investito con la dovuta determinazione nella realizzazione di opere che possano davvero cambiare il volto della regione. A questo si aggiunge un’altra difficoltà: la mancanza di una visione politica lungimirante dei governi precedenti, capace di superare la frammentazione e di unire le forze per il bene comune. Oggi ci troviamo di fronte a un’opportunità concreta di cambiamento.

Il governo regionale di centro destra, che ha già avviato politiche mirate al rilancio della Calabria, ha la possibilità di compiere un ulteriore, decisivo salto di qualità per la nostra regione. La realizzazione della Bovalino-Bagnara potrebbe rappresentare un passo fondamentale in questo percorso, consolidando l’impegno con cui il governo ha affrontato con professionalità e dedizione le sfide su ogni fronte.

È ora di concentrarsi su quest’opera cruciale, un progetto che potrebbe segnare la svolta verso una regione più unita e moderna. È il momento di superare le lungaggini burocratiche e le promesse non mantenute, affinché la Bovalino-Bagnara non rimanga solo un disegno sulla carta, ma diventi una realtà concreta e tangibile per il nostro territorio.

Il Governo Occhiuto è l’unica forza politica in grado di imprimere una svolta determinante alla nostra regione, e in questo momento cruciale, il mio appello è che l’amministrazione regionale dedichi la giusta attenzione a questo progetto, attivandosi con decisione per mettere in atto tutte le azioni necessarie a dare il via a una nuova era di successi concreti.

Solo con un impegno costante e risoluto potremo trasformare questa visione in realtà e offrire alla nostra terra un futuro più prospero e connesso. La Bovalino-Bagnara non è solo un’infrastruttura di collegamento, ma rappresenta il sogno di una regione più forte, più coesa, capace di superare le proprie divisioni interne per diventare esempio di crescita e prosperità.

Un’opera che, se oggi appare lontana, può diventare il motore di una vera rinascita sociale ed economica, riducendo le distanze non solo fisiche, ma anche quelle che separano la Calabria dal suo pieno potenziale. (cs)

[Cetty Scarcella è dirigente provinciale di Noi Moderati]

L’OPINIONE / Nausica Sbarra: SS 106, intervenire anche su fascia ionica reggina

di NAUSICA SBARRAL’ammodernamento della Strada Statale 106 è un intervento atteso da tempo e rappresenta un’opportunità fondamentale per migliorare la viabilità e la sicurezza lungo la costa ionica calabrese. L’assegnazione di quasi 4 miliardi di euro per i lavori è un segnale positivo, ma è ora necessario intervenire anche sulla fascia ionica reggina, un’area in cui le criticità infrastrutturali restano gravi e irrisolte.

Da anni denunciamo lo stato in cui versa la SS 106 nel tratto che da Monasterace prosegue verso sud. Parliamo di una strada con un altissimo tasso di incidenti, anche mortali, e inadeguata rispetto alle esigenze di mobilità di cittadini e imprese. La messa in sicurezza e l’adeguamento di questa arteria in tutto il suo tracciato devono diventare una priorità assoluta».

Oltre al tema della sicurezza, bisogna sottolineare l’impatto che infrastrutture moderne e funzionali avrebbero sullo sviluppo economico della fascia ionica reggina. Un collegamento efficiente è indispensabile per valorizzare il territorio, sostenere il turismo e favorire il rilancio delle attività produttive. Senza un’infrastruttura adeguata, qualsiasi strategia di sviluppo rischia di rimanere incompiuta.

La Cisl Città Metropolitana di Reggio Calabria chiede, quindi, un impegno concreto affinché la progettazione e la realizzazione del tratto Monasterace-Reggio Calabria vengano inserite tra le priorità infrastrutturali della regione.

Non possiamo più permetterci ritardi. È necessario un piano chiaro e tempi certi per garantire ai cittadini una viabilità sicura e moderna, all’altezza delle esigenze del territorio. (ns)

[Nausica Sbarra è segretaria generale della CISL Città Metropolitana di Reggio Calabria]

L’OPINIONE / Giuseppe Dell’Aquila: La Calabria meravigliosa di Occhiuto e Ferrari ha finito il carburante

di GIUSEPPE DELL’AQUILASi è superato ogni limite di tolleranza sulla gestione della Sanità calabrese a guida Occhiuto, per molte ragioni ormai sotto gli occhi di tutti.

La notizia sull’elisoccorso intervenuto a Cutro sarà certamente in fase di verifica, ed aspettiamo dovuti chiarimenti, ma se confermata bisognerà subito chiedere le dimissioni del commissario alla sanità in Calabria. Apprendere che ieri l’eliambulanza ha lasciato a terra un bambino di 3 anni a rischio soffocamento perché privo di carburante impone categoricamente a tutti di rompere il silenzio e cercare una reazione in ogni luogo della nostra terra.

Basta far finta che tutto vada bene, parlando sui social di Calabria Meravigliosa, quando poi non siamo in grado di tutelare ogni singolo abitante di questa regione.

Da quando il Presidente Occhiuto parla di uscita dal commissariamento, al contrario da Roma arriva un nuovo commissariamento di qualche settore di cui poi lui stesso ne diventa commissario. Questo è lo stile della propaganda della destra in Italia ed il proprio modello gestionale, che ha preso il sopravvento ad ogni livello anche nella nostra regione e nella nostra provincia.

Il Presidente Ferrari continua a nascondersi sul tema della Sanità perché impegnato a fare l’influencer politico o perché non può dire una parola contro il presidente Occhiuto vista la scaletta di appuntamenti elettorali dei prossimi 18 mesi? Il suo silenzio sulle vicende che riguardano le mancanze ed i ritardi sulla sanità è imbarazzante, per il ruolo che riveste e gli incarichi che ricopre.

A Crotone è emergenza!

Bisogna unire le forze e chiedere ai Sindaci, autorità primarie e principali dell’emergenza sanitaria, di scendere in piazza a manifestare contro questo stato di cose invece di continuare a rimanere lontani dal tema ed andare avanti senza alcuna visione comune territoriale. (gdl)

[Giuseppe Dell’Aquila è della Direzione Regionale PD e già presidente f.f. della Provincia di Crotone]

L’OPINIONE / Carmen Gaudiano: Facciamo chiarezza su lavori alle Grotte di Sant’Angelo di Cassano

di CARMEN GAUDIANO – Finalmente, dopo tanto impegno e duro lavoro, il complesso carsico delle Grotte di Sant’Angelo riaprirà al pubblico e questa è indubbiamente una notizia bellissima.

Questo risultato, frutto di sacrifici dell’Amministrazione Comunale guidata dal sindaco Giovanni Papasso è un obiettivo che si concretizza e per il quale mi sento di esprimere vivi ringraziamenti ai protagonisti di questa importante realizzazione.

Il fatto stesso che circa due anni fa il Sindaco nel nominare assessore la dott.ssa Sara Russo conferendole, tra le altre, la delega al centro storico e alle Grotte è testimonianza di un impegno diventato realtà.  All’Assessore Russo esprimo il mio apprezzamento per l’encomiabile lavoro svolto.

Sull’importanza delle Grotte si è detto tantissimo, ma noi con il nostro agire amministrativo abbiamo nei fatti dimostrato ciò che rappresentano: il mezzo per lo sviluppo turistico, a tal fine abbiamo aderito alla Rete Grotte Turistiche d’Italia; la valorizzazione del patrimonio naturalistico, culturale, speleologico e archeologico; lo strumento attraverso cui si può avere un ritorno al centro storico;  l’elemento di congiunzione tra il presente, il rispetto del passato e le prospettive future!

Noto, con il sorriso sulle labbra, che taluni tentano ad ogni costo di prendersi meriti, primogeniture e benemerenze, gli stessi che hanno realizzato il centro polifunzionale su una paleofrana. L’edificio è stato consolidato da questa Amministrazione grazie ad un finanziamento Ministeriale di circa 1 milione di euro. Ma questo, che rappresenta un fatto, o fingono di averlo dimenticato, oppure non lo sanno, perché in effetti non vivono a Cassano…

Oggi però non è il tempo delle polemiche, ma della festa, considerato anche che siamo nel mese di marzo, quello della fioritura in cui sbocciano bellissimi fiori, non può valere il detto per il quale “marzo fa il fiore e aprile si prende l’onore”. Intelligenti pauca. (cg)

[Carmen Gaudiano è candidata a sindaco di Cassano allo Ionio]

L’OPINIONE / Giuseppe Romeo: Il riscatto di una terra non corre da promozioni di facciata

di GIUSEPPE ROMEO – Reggio Calabria non ce l’ha fatta a essere prescelta capitale della Cultura. È ovvio che dispiace come è giusto che sia per ogni calabrese. Ma è anche vero che il Friuli in silenzio è senza superbia esprime capacità e qualità che non sono vantate ma sono un fatto.

Ci manca l’umiltà di guardare alle nostre debolezze perché preferiamo credere di essere gli unici depositati di eccellenze o custodi di storia e di storie superiori ad altri luoghi e comunità. Ma così non è. Non bastano i Bronzi (peraltro statue ritrovate ma che non hanno alcun legame con la Calabria in termini di manufatti propri) per accreditare un luogo ne un bel lungomare come se la Promenade des Anglais o altri altrove non siano degni di lode. Credere che la Storia possa negare a luoghi come Aquileia (grande città romana dell’ultimo impero) Grado, Trieste e Nova Gorica o Udine e Pordenone una dignità propria è presunzione. Il riscatto di una terra non corre da promozioni di facciata, ma dall’intima connessione di un popolo con la sua storia e il suo vissuto quotidiano. Ciò è il carburante della C…ultura e non l’estemporaneità di un possibile vanto.

Leggere i commenti contro Pordenone Capitale della Cultura da parte di gruppi calabresi sui social e di corregionali che si sentono defraudati per la mancata nomina di Reggio Calabria e per i quali la differenza l’ha fatta, verosimilmente per alcuni, l’appartenenza del sindaco di Pordenone a un partito diverso da quello del sindaco di Reggio Calabria, mi sa molto di discrimine strumentale.

Ricordo che a fronte di altre candidature per Capitale del Libro mi sembra che, adottando lo stesso ragionamento, la scelta di Taurianova caduta su un sindaco espressione della maggioranza al governo doveva essere contestata dalle altre città con gli stessi argomenti… In verità noto un inaccettabile discrimine nei confronti di Pordenone da parte di chi non considera la città friulana per la cultura con la sua sensibilità verso i libri con eventi da anni dedicati, oltre a essere sede di una delle più prestigiose scuole italiane di Mba come Trieste.

Leggo commenti discriminatori che non considerano l’ordine, l’offerta come ospitalità e i dintorni di una terra, il Friuli, che dalla romanità alla Grande Guerra alla tristezza dell’esodo giuliano-dalmata ha dimostrato di avere una dignità da cui dovremmo imparare… Reggio è una gran bella città solo se misurata nel suo chilometro e se guardi verso il mare. L’importante è non guardare altrove. Se fossimo più umili e cercassimo di comprendere e condividere forse avremmo migliore sorte. Buttarla sul partito del sindaco è di una superficialità disarmante. Da calabrese vorrei una Reggio culturalmente che desse peso ai libri come fa Pordenone da anni con un evento conosciuto in tutta Italia che avesse una Università con l’offerta didattica di Trieste, che avesse una cura, anche fisica, del passato come la romanità di Aquileia, il ricordo e la dignità di sentirsi italiani come Gorizia. Umiltà e onore a Pordenone… E se fossimo solidali sarebbe già molto per provare noi a essere diversi e meno autocelebrativi.

Il riscatto di una terra non corre da promozioni di facciata, ma dall’intima connessione di un popolo con la sua storia e il suo vissuto quotidiano… (gr)

L’OPINIONE / Rocco Romeo: Il record della Calabria nelle ingiuste detenzioni

di ROCCO ROMEO – Lo sciopero recente dei magistrati contro la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici requirenti ha riacceso il dibattito sulla giustizia italiana. Nonostante la magistratura sia un ordine dello Stato protetto dalla Costituzione, la protesta ha visto un’adesione significativa, basandosi su un principio cardine del sistema attuale: l’unità della magistratura e la conseguente appartenenza di giudici e pm allo stesso ordine.

Uno degli slogan più usati dai magistrati in difesa dell’attuale assetto si rifà a una celebre frase dell’avvocato Franco Coppi«Non ho mai perso un processo a causa della comune appartenenza di giudice e pm allo stesso ordine». Una dichiarazione autorevole, certo, ma che non esaurisce il tema delle criticità legate alla commistione tra funzioni requirenti e giudicanti.

I numeri delle ingiuste detenzioni: un problema strutturale

Secondo un’analisi pubblicata dal Foglio, dal 2018 al 2024 lo Stato italiano ha dovuto sborsare 220 milioni di euro in risarcimenti per ingiusta detenzione. Si tratta di somme versate nei confronti di cittadini che, arrestati o sottoposti a misure cautelari, sono stati successivamente prosciolti o assolti dalle accuse. L’errore giudiziario è una componente inevitabile di qualsiasi sistema, ma la dimensione di questi numeri solleva interrogativi sulla gestione della custodia cautelare.

A destare particolare attenzione è il caso della Calabria: ben 78 milioni di euro, pari al 35% dell’intera cifra versata dallo Stato, sono stati destinati a risarcimenti in questa regione. Un dato impressionante se si considera che la Calabria conta appena 1,8 milioni di abitanti. Anche nel 2024 il trend si conferma: su 26,9 milioni complessivi di risarcimenti, 8,8 milioni (33%) sono stati erogati per detenuti ingiustamente incarcerati in Calabria.

Il legame tra ingiuste detenzioni e la gestione della giustizia

Molti degli errori giudiziari si concentrano su maxi-inchieste che hanno coinvolto centinaia di arresti. Tra i casi più eclatanti vi è quello che ha visto coinvolto l’ex presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, accusato di corruzione e abuso d’ufficio. Dopo un iter giudiziario travagliato, Oliverio è stato assolto con un giudizio che ha definito l’accusa come «evidente pregiudizio accusatorio». Tuttavia, il danno era ormai fatto: l’accusa aveva già messo fine alla sua carriera politica.

Un altro dato significativo riguarda la figura del procuratore Nicola Gratteri, che prima di guidare la procura di Napoli è stato a capo di quella di Reggio Calabria e di Catanzaro dal 2016 al 2023. Molti dei procedimenti che hanno portato a risarcimenti per ingiusta detenzione derivano proprio da indagini avviate sotto la sua direzione.

La separazione delle carriere: una soluzione possibile?

Il numero elevato di risarcimenti per errori giudiziari sembra rafforzare le argomentazioni di chi sostiene la necessità di una netta separazione tra la carriera del pubblico ministero e quella del giudice. Attualmente, il pm e il giudice fanno parte dello stesso ordine, vengono valutati dallo stesso organo (il Csm) e spesso appartengono alle stesse correnti. Questo potrebbe incidere sulla reale terzietà del giudice, soprattutto in quei casi in cui il peso mediatico dell’inchiesta spinge verso una decisione cautelare a favore dell’accusa.

L’introduzione della separazione delle carriere renderebbe il giudice un soggetto realmente terzo tra accusa e difesa, eliminando il rischio che il magistrato giudicante sia influenzato dal suo stesso percorso professionale o dalle dinamiche interne alla magistratura.

Conclusione

I dati sulle ingiuste detenzioni in Calabria rappresentano un campanello d’allarme che non può essere ignorato. Se da un lato l’errore giudiziario è inevitabile, dall’altro la concentrazione di tali errori in alcune aree e in determinati contesti giudiziari solleva dubbi sulla gestione della giustizia e sulla necessità di riforme strutturali. La separazione delle carriere potrebbe essere una delle risposte a questa problematica, garantendo un sistema giudiziario più equilibrato, in cui la tutela dei diritti fondamentali e la presunzione di innocenza siano sempre al centro dell’azione giudiziaria. (rr)

L’OPINIONE / Massimo Cogliandro: Il Sud ha meno diritti per legge

di MASSIMO COGLIANDRO Sono meridionale e ammetto di aspirare ad essere considerato un meridionalista. Ma il mio cuore è sempre rivolto alla giustizia, rispettosamente timoroso di quella Divina ed all’equità.

Sono convinto sostenitore di un’Italia unita e migliore in un’Europa non più cripto-continente ma confederazione di Stati, forte, equa, solidale e florida! Ma in questo percorso quanti ostacoli, piccolezze umane e politiche insensate si frappongono, rendendolo quasi impraticabile.

È, quindi, l’ora dell’autocritica, dell’esame, dell’accondiscendenza. Non certamente del mantenere punti di forza od orgogli nazionalistici o peggio ancora regionali! Sono convinto dell’assoluta necessità di ciò perchè il percorso europeista è, a mio avviso, la sola strada percorribile per cancellare il gap infrastrutturale ed economico meridionale.

Ho maturato questo pensiero alla luce della sentenza della Corte Costituzionale sull’Autonomia Differenziata regionale che certifica l’impossibilità di assegnare alcune materie alle regioni, perché già di competenza europea! Quindi solo la via europeista ha chance di salvare il meridione! Infatti ad ulteriore prova e con l’amaro in bocca quale appartenente al Partito del Sud, vedo i miei compaesani più propensi a votare la Lega Nord. Preferiscono andare contro i propri interessi, invece di scegliere di sostenere noi o qualsiasi altra forza politica meridionalista che con convinzione avrebbe esclusivo mandato di tutelare i nostri interessi economici ed il futuro dei figli di questa terra.

Più volte ho riflettuto sul perché questo accada e mi sono spiegato che oltre alla nostra incapacità politica di promettere cose irrealizzabili, tipo le accise abolite ecc. ecc., noi meridionali abbiamo un’educazione forgiata nei secoli dalla legge Pica e dall’impostazione sabauda amministrativa dello stato.

È, quindi, impossibile per qualsiasi forza politica recuperare economicamente il meridione perché necessiterebbe una generale revisione dei codici: civili ed amministrativo e di leggi loro omogenee.

Questa mia sconvolgente affermazione deriva dalla lettura, accidentalmente, occorsami della sentenza della Cassazione, sez. I, 27 ottobre 1988 – 7 aprile 1989, n 4906, CP 90, I, 839” che recita: «Per la sussistenza dell’attenuante della provocazione, necessita un fatto da qualificare come ingiusto, e ciò perché contra ius (ndr. Responsabilità da fatto ingiusto) o privo di motivo ragionevole o non conforme a regole morali e sociali dal punto di vista sostanziale od anche per la forma angarica (ndr.: angheria), villana o vessatoria nella quale viene manifestato un fatto di per sé giusto; cosicché non può essere ritenuta ingiusta la modalità, la misura con cui il Parlamento od il governo nazionali, nella loro politica discrezionalità, procedono alla ripartizione dei mezzi, delle dotazioni e dei servizi fra le varie regioni d’Italia, ripartizione iugulata (ndr. imporre condizioni inique approfittando di uno stato di inferiorità) dalla limitazione delle disponibilità rispetto alle generali richieste».

La sentenza nasce parlando di attenuanti di reato, quindi di un argomento lontano dal meridionalismo. Però, fa riferimento ad un argomento scontato: il dispari trattamento tra territori considerandolo prassi ordinaria e corretta, di impostazione discrezionale!

Non sono un giurista, e men che meno un costituzionalista, quindi lungi da me avere titolo a critiche. Però mi sento profondamente offeso dal dettato di questa sentenza che credo emessa mancante di qualche dovuta specifica.

Credo, infatti, che il giudice bene avrebbe fatto a moderare il concetto, aggiungendo il dovuto rispetto delle libertà che ogni cittadino riesce ad ottenere grazie alle erogazioni statali.

In altre parole la tendenza ed essere trattati economicamente con pari opportunità per avere pari libertà. Questa sentenza, di stagionata epoca, mi fa dedurre che nessun cittadino italiano, per legge, abbia diritto ad un minimo comune multiplo di servizi scaturenti dalle erogazioni statali. Affermo ciò perché questa, come le altre sentenze emesse dalla Cassazione, promanano dall’interpretazione di leggi e di altre sentenze.

È, quindi, giurisprudenza consolidata il dover trattare economicamente peggio i meridionali; rassegniamoci!

Mi resta una domanda, ma la Costituzione non sanciva il contrario? Che amarezza! (mc)

[Massimo Cogliandro è responsabile per la Città Metropolitana di Reggio Calabria del Partito del Sud]

L’OPINIONE / Giuseppe Falcomatà: «Bellissima esperienza, per noi è comunque una vittoria»

di GIUSEPPE FALCOMATÀ – Complimenti a Pordenone e a tutte le altre città finaliste. È stata un’emozione grande, una bellissima esperienza. Per noi è comunque una vittoria, a prescindere dall’esito finale.

La nostra candidatura ha risvegliato un forte spirito identitario insieme ad un orgoglio, ad un sentimento di appartenenza e ad una capacità di elaborazione collettiva e di programmazione, che ha coinvolto l’intera comunità cittadina, con associazioni, istituzioni, anche semplici cittadini innamorati della nostra terra, che per lunghi mesi hanno lavorato fianco a fianco, realizzando il bellissimo progetto Cuore del Mediterraneo che va avanti e deve continuare più forte che mai.

Uno spirito ed un coinvolgimento generalizzato, che ha anche travalicato anche i confini geografici della nostra città, ottenendo il sostegno di tantissimi comuni dell’area metropolitana e di tutte le altre città capoluogo della Calabria, giungendo anche al di là dello Stretto con l’adesione della Città di Messina.

È stata per noi una bellissima vetrina, un’esperienza della quale siamo tutti orgogliosi. Tutta l’Italia ha avuto modo di vedere e di toccare con mano le nostre tante bellezze, le eccellenze del nostro territorio, le sue innumerevoli ricchezze culturali ed i tanti progetti realizzati o già in cantiere, ascoltando le testimonianze di autorevoli sostenitori reggini e non, che ringrazio uno per uno, e scoprendo una realtà territoriale in forte crescita che ha voglia di affermare in Italia e nel mondo, come abbiamo detto anche durante l’audizione, la sua rivoluzione gentile.

Il nostro progetto naturalmente continua, un programma di investimenti, di attività, di iniziative di carattere culturale, che coinvolgono l’intero territorio e che porteremo avanti insieme ai tanti che hanno contribuito a sostenere questo progetto, a cominciare da tutte le altre istituzioni territoriali con le quali abbiamo lavorato fianco a fianco. Come già avevamo avuto modo di affermare, a prescindere dal risultato finale, abbiamo comunque intenzione di realizzare i contenuti del dossier che ci ha portato ad un passo dalla vittoria finale.

È significativo che il Ministero abbia deciso ed affermato che sosterrà comunque, anche finanziariamente, le attività previste dal dossier. Ma per ciò che ci riguarda, la sostenibilità ma soprattutto la qualità dei progetti presentati, riuniti dal dossier Cuore del Mediterraneo, saranno comunque realizzati.

Da oggi parte un programma in crescendo che ci porterà al 2027, con un percorso a tappe che, ogni anno, proporrà una mole di iniziative culturali che faranno comunque della nostra città, una Capitale della Cultura. (gf)

[Giuseppe Falcomatà è sindaco di Reggio]

L’OPINIONE / Alessandra Baldari: Stato di emergenza contraddice le rassicurazioni di Occhiuto

di ALESSANDRA BALDARI – La notizia dello Stato di emergenza per il sistema ospedaliero della Calabria deciso dal Governo per velocizzare i lavori finanziati col Piano di ripresa e resilienza (Pnrr) derogando le norme di legge e i vincoli di bilancio per intervenire con urgenza e con poteri straordinari contraddice tutte le dichiarazioni e le rassicurazioni annunciate dal presidente – commissario per il Piano di rientro, che fino a qualche mese fa sono state reiterate in ogni occasione.

Il Governo, su richiesta dello stesso commissario, interviene a sancire una situazione giuridica prevista in situazioni eccezionali (che durano da 20 anni!) riguardo alla costruzione dei nuovi ospedali e che già all’epoca, proprio in ragione dell’urgenza di dare una risposta alla chiusura dei 18 ospedali e colmare le carenze della rete ospedaliera, aveva prodotto  l’attivazione di una procedura di emergenza di protezione civile durata sei anni senza conseguire alcun risultato, quindi inutile. E allora ci chiediamo, dopo tre anni di governo della sanità di quali superpoteri ha bisogno il presidente/commissario che fino a luglio 2024 ha assicurato i calabresi che tutto stesse procedendo regolarmente, anche in relazione ai progetti di riassetto territoriale con i fondi Pnrr?”

Quali sono gli impedimenti burocratici e i vincoli finanziari che paralizzano l’azione Commissariale che già può vantare di poteri rafforzati? Perché in Calabria non si possono appaltare regolarmente progetti e lavori in trasparenza e secondo le norme vigenti?

Accadde anche 20 anni fa, è vero, ma allora l’urgenza era rappresentata dalla tempestività con la quale si riteneva necessario intervenire a compensazione di territori rimasti privi di strutture assistenziali. E non funzionò, anzi  si diede vita ad intrecci  di supporto e collaborazione con la Regione Lombardia (Infrastrutture Lombarde) che non sortirono i risultati   auspicati e per i quali la Calabria ha pagato fior di milioni.

Non vorremmo che nei 12 mesi che consentiranno al commissario di Protezione civile, probabilmente lo stesso presidente/commissario, di attivarsi derogando a tutti i vincoli, siano nuovamente proposti  interventi di supporto parapubblici o pseudo privati provenienti da altre regioni a cui non crediamo di dovere nulla e a cui abbiamo già pagato molto.

E, ancora, ci chiediamo, data la acclarata sofferenza dei servizi per carenza di personale in tutte le strutture sanitarie, e che renderà impossibile la resa dei servizi in una sanità territoriale riformata, perché il presidente/commissario non invoca la deroga ai tetti di spesa per il reclutamento di personale  e l’abrogazione del tetto del salario accessorio del personale che rende asfittica ogni possibilità di valorizzazione dei professionisti sanitari?

Perché non retribuisce con tempestività i lavoratori del pronto soccorso sulla cui indennità ci sono ritardi siderali a fronte di un accordo sottoscritto in Regione con le organizzazioni sindacali ad ottobre 2024, che ancora oggi resta imbrigliato nelle maglie di sofismi burocratici privi di fondamento giuridico? Ed infine, se è un buon segnale che alcuni dei parametri dei livelli essenziali di assistenza hanno cambiato tendenza, è da rilevare che riguardo la prevenzione si indirizzano i cittadini a effettuare gli screening verso strutture private convenzionate, di fatto certificando che le strutture pubbliche non siano sufficienti, nonostante l’adesione alla convocazione agli esami di prevenzione sia ancora molto bassa in Calabria.

Queste sono solo alcune delle preoccupazioni che, sommate a tante altre, ci convincono che il risanamento e l’efficienza del servizio sanitario regionale siano ancora molto lontani e che non si risolveranno con l’attivazione dello Stato di emergenza per dodici mesi.

Essi richiedono interventi strutturali nell’organizzazione, nella destinazione delle risorse e nel rafforzamento del personale che per essere attratto deve trovare buone condizioni di lavoro ed una giusta e puntuale retribuzione per fornire servizi tempestivi e di qualità ai calabresi. (ab)

 

[Alessandra Baldari è segretaria generale Fp Cgil Calabria] 

L’OPINONE / Pasqualina Straface: Il PD non sa leggere gli atti del Governo

di PASQUALINA STRAFACE – Ancora una volta il PD calabrese perde una buona occasione per tacere e ci costringe ad assistere ad una farsa tragicomica. Da ridere, se non ci fosse davvero da piangere per come questa classe dirigente dimostra pedissequamente di non saper leggere nemmeno documenti e atti ufficiali.

Com’è possibile che si facciano strafalcioni assurdi rispetto a questioni che, invece, si dovrebbero conoscere bene? La dichiarazione dello Stato di emergenza sulla rete ospedalieraviene incontro alle necessità e alle esigenze che il Governatore Occhiuto e Forza Italia hanno prospettato al Governo proprio per rimediare alla catastrofica gestione sanitaria ereditata.

L’attivazione di misure straordinarie che consentano di accelerare tempi e procedure sull’edilizia sanitaria, non soltanto rappresenta una volontà assunta deliberatamente dalla Regione, ma è uno strumento deliberatamente voluto dal Presidente e Commissario ad acta per la Sanità in Calabria, finalizzato ad attuare quella rivoluzione epocale necessaria a snellire le procedure burocratiche, a svecchiare i progetti dei nuovi ospedali che per quasi venti anni sono rimasti chiusi nei cassetti e a velocizzare i loro tempi di realizzazione.

Se questo è il fallimento, vuol dire che il Partito Democratico calabrese è protagonista solitario di un teatro dell’assurdo. (ps)

[Pasqualina Straface è consigliera regionale]