Il vicepresidente di Confapi Napoli al tavolo permanente per il partenariato economico, sociale e territorio

Il vicepresidente nazionale di Confapi, Francesco Napoli, è intervenuto al tavolo permanente per il partenariato economico, sociale e territorio, coordinato dal prof Tiziano Treu, e convocato per l’informativa del Ministro per il Sud e la coesione territoriale Mara Carfagna sulle misure del Pnrr di sua competenza.

Il vicepresidente Napoli ha sottolineato come la vera scommessa sul Pnrr si potrà vincere solo se il Paese Italia riuscirà ad attrarre investimenti privati sia interni che esterni considerato che gran parte delle risorse dell’Ue sono a debito e soltanto una parte è a fondo perduto. Ha chiesto più coraggio sulla de-burocratizzazione.
I tempi, i costi e la farraginosità della cattiva burocrazia costituiscono un problema che caratterizza negativamente il nostro Paese. Nel mezzogiorno la situazione della PA è particolarmente critica.

Non è un caso, infatti, che molti investitori stranieri rifiutino di trasferirsi in Italia e nel sud in particolare a causa delle difficoltà endemiche del nostro sistema burocratico che non ha eguali rispetto ai principali partner europei.
E come segnala l’Ocse la produttività media del lavoro delle imprese è più elevata nelle zone dove l’amministrazione pubblica è più efficiente.

Il fattore tempo non è indifferente. L’uso del tempo deve essere proficuo, non può essere sprecato.
Ha espresso un plauso all’iniziativa del Ministro Carfagna volta ad irrobustire la capacità amministrativa al fine di offrire un supporto concreto ai comuni privi di competenze.

È essenziale creare le condizioni per applicare finalmente il principio dell’once only, in base al quale le pubbliche amministrazioni non posso chiedere all’impresa i dati già in loro possesso. La Pa si semplifichi con una sola istanza, una sola piattaforma, una sola risposta ed un solo controllo. (rrm)

Occhiuto: La Calabria prima regione d’Italia ad aver inviato il documento di programmazione alla Ue

«Per la prima volta la Calabria è la prima Regione d’Italia ad aver già inviato il proprio documento di programmazione alla Commissione Europea». È quanto ha reso noto il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, introducendo i lavori del Coordinamento dei Presidenti delle Commissioni per le Politiche Europee delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province Autonome che si è riunito in Cittadella regionale a Catanzaro.

«Era un impegno – ha proseguito – che insieme al dirigente generale del Dipartimento avevo assunto con i responsabili delle competenti direzioni generali della Commissione Ue lo scorso 30 novembre e che abbiamo rispettato. Anche in questo caso, quindi, detto fatto».

Si è trattato di un‘importante occasione per confrontarsi sugli aggiornamenti in merito alle iniziative già effettuate e a quelle programmate dal Coordinamento sul futuro dell’Europa, e per un confronto sulle attività dei Consigli regionali in merito al Piano nazionale di ripresa e resilienza e alla nuova programmazione europea.

In tal senso, il presidente della Commissione Bilancio e Politiche europee del Consiglio regionale della Calabria, Antonio Montuoro, ha parlato di «un’occasione molto utile per fare il punto della situazione sia sulla programmazione europea che sui fondi del Pnrr. Una circostanza importante anche per avviare delle collaborazioni e delle sinergie con le altre Regioni, per essere maggiormente incisivi nel gestire al meglio le enormi risorse che arriveranno dall’Europa. Una sfida importantissima per la nostra Regione che non possiamo permetterci di fallire. Questa – ha evidenziato – è una giornata importantissima per la Calabria, che per la prima volta in assoluto riunisce nella Cittadella regionale il Coordinamento di tutte le commissioni delle Politiche europee dei Consigli regionali».

La riunione è stata presieduta da Piero Mauro Zanin, presidente del Consiglio del Friuli Venezia Giulia e delegato per il coordinamento per le Politiche europee della Conferenza delle Assemblee legislative regionali.

In collegamento il senatore e componente della Commissione Politiche Ue di Palazzo Madama, Gianmarco Corbetta.

«La finalità del Coordinamento – ha spiegato Zanin – è di mettere a rete l’utilizzo delle risorse del Pnrr per il rilancio dell’economia partendo dalla Calabria perché, come ha sottolineato il presidente Occhiuto, è la Regione che deve avere maggiore attenzione da parte del governo. Mettere a rete le risorse è fondamentale per il rilancio dell’economia e per mettere in linea le Regioni che hanno più difficoltà con le altre. La finalità del Coordinamento è di raccogliere quelle che sono le sinergie, le esperienze, il patrimonio comune tra i Consigli e le Giunte regionali, e tra Consigli ed enti locali, sull’applicazione del Pnrr, da sottoporre in maniera univoca al governo nazionale e al Parlamento».

Zanin ha poi lanciato l’idea di una proposta di legge per normare l’applicazione dei fondi del Pnrr e ha sottoposto all’attenzione del Coordinamento un Dossier sulle iniziative prioritarie regionali nell’ambito del programma di lavoro della Commissione europea 2022 che è stato recepito dai partecipanti è sarà consegnato al senatore Corbetta.

Il senatore Corbetta ha parlato «dell’importanza di continuare, come in passato, ad avere un dialogo proficuo tra Parlamento, commissioni parlamentari, sistema della Regioni e il ruolo decisivo che svolgono al loro interno le assemblee legislative. Quindi – ha rimarcato – l’auspicio è che ci sia una dimensione sempre più stretta tra la dimensione operativa del governi regionali e la dimensione parlamentare».

Ha preso parte all’incontro anche il vice presidente della Regione Siciliana e coordinatore della Commissione Affari europei della Conferenza delle Regioni, Gaetano Armao, il quale ha evidenziato l’importanza del ruolo delle Regioni nella programmazione e l’importanza degli interventi per lo sviluppo territoriale e la coesione.

«Il problema – ha affermato – è che non ci è mai stato un confronto profondo sulla programmazione allo scopo di capire quali sono le priorità del dei territori. Questo è mancato. Serve perciò una codecisione sul piano programmatorio per poter realizzare il Pnrr. Si deve fare presto e bene».

Sono intervenuti, inoltre, il presidente della Commissione Bilancio e Politiche europee del Consiglio regionale della Lombardia, Giulio Gallera, il presidente della Commissione Politiche europee del Consiglio regionale della Toscana, Francesco Gazzetti, il dirigente Affari istituzionali ed europei, Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, Costanza Gaeta.

Da parte di tutti è stata sottolineata l’importanza di ridurre il gap tra le Regioni, mettendole nelle condizioni di programmare anche la formazione di professionisti per la realizzazione di progetti determinanti per la ripresa economica.

Il presidente Occhiuto, nel concludere i lavori del coordinamento, dopo aver ringraziato tutti per la partecipazione, ha espresso l’auspicio «che anche il governo metta a disposizione più velocemente strutture deputate a svolgere questa attività: penso ad esempio a Cassa Depositi e Prestiti, all’Agenzia per la Coesione. Perché altrimenti – ha concluso – l’appuntamento col Pnrr rischia di essere disatteso proprio a causa del deficit di capacità amministrativa». (rcz)

CROTONE – Pnrr, proposta la realizzazione di due nuovi asili nido

Il Comune di Crotone ha presentato due progetti per realizzare, con il Pnrr, due asili nido in via Pirandello e in località Margherita. Lo ha reso noto l’assessore alle Politiche Sociali, Filly Pollinzi, spiegando che si tratta di «un ottimo risultato per l’amministrazione che speriamo possa concludersi con il riconoscimento dei relativi finanziamenti».

«Ampliare l’offerta educativa – ha spiegato – approfittando delle opportunità del PNRR, significa dare concretezza a quella visione amministrativa che intende sostenere le politiche per le famiglie e per le donne in particolare. Investire sugli asili è senza dubbio, come ormai ampiamente riconosciuta, una misura capace di generarne almeno tre: aumenta il livello di istruzione perché i bambini in quella fascia d’età sono in grado di acquisire skill cognitivi che si porteranno dietro per sempre;  favorisce la conciliazione dei tempi di vita e lavoro;  incrementa l’occupazione femminile».

«Se, infatti – ha proseguito – guardiamo al tasso di occupazione, tra donne con figli e donne senza figli nel paese c’è un divario percentuale di oltre 20 punti. Un quarto delle madri abbandona il lavoro per difficoltà oggettive nella conciliazione dei tempi, per servizi carenti e difficoltà legate anche a stereotipi culturali che vogliono la donna relegata essenzialmente all’attività di cura familiare».
«I nidi di infanzia rappresentano non solo, dunque – ha concluso – uno strumento educativo fondamentale nel processo di formazione delle persone ma il mezzo principale per liberare l’energia femminile. Siamo convinti, infatti, che sia giunto il tempo di invertire il paradigma e considerare gli investimenti in conciliazione non più unicamente come costi di welfare ma come investimenti produttivi per la crescita occupazionale delle donne, la creazione di nuovi posti di lavoro e diventano un tassello fondamentale per promuovere la cultura delle pari opportunità e contrastare quella visione patriarcale che ancora legittima discriminazioni e violenze inaccettabili». (rkr)

Anci Calabria: Realizzare una rete tra istituzioni per la digitalizzazione per eliminare il gap con il Nord

Creare una rete tra Amministrazioni comunali, Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e Regione per una svolta che colmi il divario tra nord e sud: è emersa, unanime, da parte dei sindaci della Calabria, la volontà di muoversi in sinergia sulla transizione digitale. È la proposta avanzata da Anci Calabria, nel corso del webinar PA digitale 2026, i Comuni protagonisti della transizione digitale promosso da Anci per le amministrazioni comunali sulle risorse del PNRR per la digitalizzazione della PA, in collaborazione con il Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Il presidente Anci Calabria, Marcello Manna, ha evidenziato che «è questa un’occasione che noi amministratori dobbiamo cogliere. Il supporto che in tale direzione arriva dal ministero della Transizione digitale e dal Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri con cui sono già iniziate le prime proficue interlocuzioni, ne siamo certi, si tradurrà in opere concrete perché, è ovvio che, solo così la trasformazione digitale potrà divenire fattore essenziale per la crescita, lo sviluppo sociale e la transizione verso un’economia sostenibile».

Filippo Pietropaolo, assessore regionale con delega in materia di Organizzazione e Risorse Umane, ha poi assicurato che «la regione Calabria offrirà, grazie anche alla collaborazione con la segreteria tecnica del ministro Colao, il supporto necessario a garantire la transizione digitale. Bisogna imporre questa importante svolta che permetterà ai comuni di migliore diversi servizi essenziali».

L’assessora con delega ai processi di Digitalizzazione del comune di Rende e CTER presso Istituto di Informatica e Telematica CNR sede di Cosenza, Lisa Sorrentino ha poi sottolineato: «i comuni del Sud Italia sono caratterizzati da un maggiore ritardo nello sviluppo del digitale, come indicano le performance dell’indice DESI Digital Economy and Society Index a livello regionale  Di fatto, si  coglie una linea di demarcazione estremamente evidente  tra chi sta dentro e chi sta fuori dalla società digitale, e quindi tra inclusione ed esclusione».

«Un forte divario digitale – ha aggiunto – che non riguarda solo l’attivazione di servizi a banda ultralarga ma ricomprende anche la disponibilità delle dotazioni tecnologiche (ad esempio, i device per accedere a internet) e soprattutto le competenze digitali. In diverse realtà locali in ambito sanitario, nelle scuole, si lavora ancora in modalità analogica, in assenza di un sistema informatico centralizzato, in carenza di un sistema di gestione e conservazione a norma e spesso senza una adeguata conformità alla normativa europea in materia di privacy e sicurezza con un grave rischio di cyber attacchi oltre che di sanzioni».

«Ciò premesso – ha proseguito – se è vero che la transizione digitale e costituisce uno dei tre assi strategici del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è altrettanto vero che il timore che i Comuni del sud Italia a causa dei motivi sopraelencati, non riescano a recepire ed utilizzare le risorse previste dal Piano stesso e rispondere in maniera puntuale ai fabbisogni esistenti, non è purtroppo infondato.  Appare dunque assolutamente necessario accompagnare il PNRR con misure che affrontino più direttamente i vari gap esistenti. L’auspicio è a mio avviso che l’adozione delle tecnologie, sia accompagnata a idonee e puntuali misure strategiche per superare le carenze nella formazione e nei modelli organizzativi».

Luca Rigoni, Tommaso Goisis e Michele Vitiello, dirigenti del Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri hanno infine fornito ai sindaci presenti informazioni di maggior dettaglio sulle specifiche misure del PNRR per il digitale destinate ai Comuni, sulle modalità di accesso alle risorse, sulle possibilità di rimanere aggiornati sull’apertura degli Avvisi e sugli strumenti operativi per richiedere i fondi e rendicontare i progetti. Nell’evento è stato anche presentato PA digitale 2026, la piattaforma che consente alle amministrazioni di richiedere i fondi del PNRR dedicati alla transizione digitale, rendicontare l’avanzamento dei progetti e ricevere assistenza.

Nel concludere, il presidente Manna ha detto che «ritengo sia fondamentale impegnarsi in un vero e proprio cambiamento culturale che porti noi amministratori e il personale degli uffici pubblici a cogliere quotidianamente i benefici della tecnologia, uscendo dall’ottica del documento cartaceo in favore di procedure più smart, ma anche ovviamente favorire quanto più possibile il transito verso strumenti i più idonei ad attuare il paradigma della digitalizzazione. In questo senso è opportuno seguire con attenzione gli sviluppi dei diversi step progettuali con la consapevolezza che l’introduzione delle tecnologie può semplificare e ottimizzare i processi gestionali e organizzativi delle nostre amministrazioni concretizzando molteplici vantaggi». (rrm)

L’ALLARME DOCUMENTATO DELLA SVIMEZ
QUOTA SUD DEL PNRR OBIETTIVO DIFFICILE

di LUCA BIANCHI e CARMELO PETRAGLIA – Il Dipartimento per le Politiche di Coesione (DPCoe) della Presidenza del Consiglio dei ministri ha presentato la prima Relazione istruttoria sul rispetto del vincolo di destinazione alle regioni del Mezzogiorno di almeno il 40% delle risorse allocabili territorialmente del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e del Fondo complementare (FoC).

Basandosi sulle informazioni aggiornate al 31 gennaio 2022 fornite dalle 23 Amministrazioni titolari dei 253 interventi previsti (di cui 223 finanziati dal PNRR e 30 dal FoC), la Relazione quantifica le risorse con destinazione territoriale, restituendo il quadro informativo da utilizzare come base per le verifiche in fase di attuazione dell’obbligo normativo della “quota Sud” del 40%. Al netto delle azioni di sistema (interventi di valenza nazionale per complessivi 11 miliardi di euro), la dimensione delle risorse destinate al Mezzogiorno si attesta su 86 miliardi, pari al 40,8% dei 211,1 miliardi in dotazione del PNRR e del FoC con destinazione territoriale.

A contribuire a questo risultato sono le quote del Ministero per il Sud e la coesione territoriale (79,4%) e delle altre Amministrazioni centrali che riportano percentuali significativamente al di sopra della soglia minima; nell’ordine, Infrastrutture e Mobilità Sostenibili (48,2%), Interno (47%), Innovazione tecnologica e transizione digitale (45,9%). Viceversa, le due Amministrazioni centrali che riportano “quote Sud” molto distanti dall’obiettivo sono il Ministero dello Sviluppo economico (24,8%) e il Ministero del Turismo (28,6%). Nel complesso risulta che, rispetto alla soglia minima del 40% (pari a 84,4 miliardi di euro), la fase di attuazione del Piano può avvalersi di un “margine di sicurezza” piuttosto limitato: 1,6 miliardi, appena 320 milioni di euro annui dal 2022 al 2026.

È questo, da solo, un dato che qualifica la “quota Sud” come un obiettivo che non sarà facile conseguire, a meno di non introdurre azioni correttive e di accompagnamento “in corsa”, sui quali la Relazione opportunamente si sofferma fornendo utili e condivisibili indicazioni. Deve trattarsi di necessari aggiustamenti da apportare alle procedure di attuazione già avviate, con particolare riferimento a due ambiti: gli interventi che vedono come soggetti attuatori gli enti decentrati beneficiari di risorse distribuite su base competitiva dalle Amministrazioni centrali; gli interventi di incentivazione a favore delle imprese. Aggiustamenti urgenti, non solo necessari.

Infatti, degli 86 miliardi potenzialmente allocabili al Mezzogiorno, ben 62 finanziano misure per le quali è stato espletato almeno un atto formale che già sta orientando l’allocazione territoriale delle risorse nelle fasi successive dell’attuazione. La Relazione fa emergere diversi profili di criticità, discussi in dettaglio per ciascuna delle quattro diverse modalità seguite dalle Amministrazioni centrali per quantificare le risorse da destinare alle regioni del Mezzogiorno. Le uniche risorse “certe” sono i 24,8 miliardi che finanziano progetti già identificati e con localizzazione territoriale e costi definiti. Meno di un terzo degli 86 miliardi della “quota Sud”.

Queste risorse sono per oltre la metà (14,6 miliardi) di titolarità del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, e in buona parte finanziano “progetti in essere”, ovvero interventi per i quali già esistevano coperture nel bilancio dello Stato poi sostituite da quelle del PNRR. I rimanenti 61,2 miliardi di euro rappresentano risorse “potenziali”, la cui destinazione effettiva alle regioni del Mezzogiorno dovrà realizzarsi in fase di attuazione superando diverse criticità che la Relazione tecnica porta all’attenzione del decisore politico. Una prima criticità riguarda i 28,2 miliardi “stimati” dai diversi Ministeri per finanziare prevalentemente misure non ancora attivate formalmente o attivate con procedure prive di specifici vincoli di destinazione territoriale. In diversi casi, le Amministrazioni dichiarano “solo un’adesione di principio” al rispetto del livello programmatico del 40% al Mezzogiorno.

Per alcuni Ministeri le risorse “stimate” incidono in maniera rilevante sulle risorse gestite che si prevede di allocare al Sud: l’82% per l’Agricoltura, il 61% per l’Istruzione e per il Lavoro, il 56% per la Transizione ecologica. Anche la destinazione finale dei 23,4 miliardi quantificati dai Ministeri per “riparto” (nel caso di misure attivate con procedure che prevedono una quota destinata al Mezzogiorno, ma non ancora arrivate alla selezione dei progetti da finanziare) è soggetta ad un certo grado di incertezza, con particolare riferimento alle risorse da distribuire agli enti territoriali su base competitiva. Al di là delle criticità legate alle diverse modalità di integrazione della clausola del 40% nei bandi ministeriali già rimarcate dalla Svimez e dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio, la Relazione del DPCoe porta all’attenzione un aspetto particolarmente critico per il conseguimento dell’obiettivo del 40%. In ben 15 su 28 procedure attive, per un valore complessivo di oltre 3 miliardi, non è stata disposta nessuna modalità di salvaguardia della quota Mezzogiorno sulle risorse non assegnate per carenza di domande ammissibili. Un’eventualità tutt’altro che remota alla luce del primo anno di attuazione del PNRR.

In altri casi, come nel bando Asili Nido, in presenza di insufficiente capacità 3 progettuale per circa il 50% delle risorse, è stata prevista una proroga dei termini, che però difficilmente sarà sufficiente a colmare il gap. In assenza di interventi sui meccanismi allocativi e sui soggetti attuatori, soprattutto nell’ambito dei diritti di cittadinanza, la mancata allocazione delle risorse nelle aree a maggiore fabbisogno richiederebbe l’attivazione dei poteri sostitutivi previsti dalla governance del PNRR. A completare il quadro vi sono infine 9,6 miliardi di euro di competenza del Ministero della Transizione ecologica (5,9 miliardi) e del Ministero dello Sviluppo economico (3,7 miliardi) per il finanziamento di misure nazionali già attivate per le quali sono disponibili dati storici di tiraggio a livello territoriale, anche se parziali.

La già citata notevole distanza dal target del 40% del Ministero per lo Sviluppo economico è determinata in larga misura ai crediti d’imposta previsti per l’intervento Transizione 4.0, che vale 13,4 miliardi (il 74% delle risorse gestite dal Ministero), e per il quale si fornisce un dato di “quota Sud” pari al 19,4% basandosi sui primi quattordici mesi di operatività dell’incentivo. Questa misura presenta quindi un’elevata problematicità dal punto di vista del rispetto del vincolo del 40%. Le risorse sono allocate in base alla dinamica “spontanea” delle richieste giudicate ammissibili, che a sua volta riflette la distribuzione delle imprese attive e dei relativi investimenti nelle diverse macroaree.

Ne consegue, come già evidenziato dalla Svimez, che il Sud vi accede in misura molto limitata, beneficiando di una parte molto esigua di risorse. Un quadro simile emerge anche con riferimento alla quota Mezzogiorno del Ministero del Turismo che si attesta solamente al 28,6%. Tale percentuale è riferita all’importo complessivo delle risorse con destinazione territoriale, che ammontano a 2,29 miliardi di euro, il 95% del totale delle risorse PNRR in capo al Ministero. Lo scostamento dal target del 40% è riconducibile a investimenti per 650 milioni di euro in cui il Mezzogiorno ha quota a pari a zero. Un rischio di ulteriore erosione della quota meridionale è imputabile al meccanismo spontaneo di allocazione territoriale delle risorse per i crediti d’imposta riservati alle imprese attive nel settore turistico.

Quest’ultimo, basato su procedure a bando o a sportello a livello nazionale, potrebbe penalizzare la partecipazione di imprese e iniziative localizzate nel Mezzogiorno potenzialmente beneficiarie. Analoghe conclusioni sussistono per le risorse PNRR a titolarità del Ministero per la Transizione ecologica (39,2 mld di euro, di cui poco più di 38,5 con destinazione territoriale), la cui quota complessiva destinata al Mezzogiorno è inferiore di 3 punti percentuali rispetto al vincolo normativo del 40%. Oltre al fatto che per alcuni interventi le risorse sono state territorializzate ex 4 ante nel Centro-Nord mentre per altri la quota al Sud è stata stimata modesta o nulla (per vincoli tecnologici, assetto di mercato, etc.), per gli investimenti per i quali non sussistono vincoli tecnici alla localizzazione nel territorio meridionale sono previste procedure competitive rivolte a imprese o a enti locali il cui esito finale è dipendente dalla capacità progettuale e di risposta dei territori.

Proprio per questi motivi, l’adesione delle regioni del Mezzogiorno potrebbe essere insufficiente ai fini del pieno utilizzo di tali risorse. Timori sulla capacità di spesa delle regioni meridionali riguardano anche le risorse in capo al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, la cui quota destinata al Mezzogiorno si attesta al 37%. Il mancato rispetto del vincolo normativo è in questo caso giustificato dai criteri di riparto adottati, che hanno privilegiato la spesa storica per gli obiettivi di occupabilità, e dalla massima capillarità e copertura territoriale per ciò che concerne i progetti in infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore a titolarità degli Ambiti Territoriali Sociali. Per raggiungere la quota del 40%, per questi come per altri strumenti di sostegno, è necessario prevedere meccanismi correttivi che compensino eventuali inefficienze nelle capacità progettuali e attuative delle Amministrazione meridionali, e favoriscano la partecipazione dei soggetti economici del Sud. È necessario altresì predisporre modalità di salvaguardia in caso di mancato assorbimento.

Il tema è quello della declinazione a livello territoriale degli interventi nazionali di incentivazione da conseguire con una pluralità di strumenti come, ad esempio, maggiori aliquote di agevolazione per il Sud o criteri privilegiati di accesso agli interventi, soprattutto per quelle attività produttive e quegli ambiti tecnologici che presentano eccellenze nelle regioni meridionali. In definitiva, dalla Relazione arriva un forte monito al livello politico: il 40% è tutt’altro che un risultato acquisito, è un obiettivo che sarà possibile conseguire solo se saranno rimosse diverse criticità, avvalendosi di tutti gli strumenti di cui si è dotata la governance del PNRR, incluso il potere sostitutivo da parte dello Stato nei casi di palese inadeguatezza progettuale e realizzativa degli enti decentrati. Con efficacia, la Relazione evidenzia il trade-off tra efficienza allocativa ed equità perequativa che connota l’attuazione del Piano.

Esiste il rischio concreto, cioè, che per rispettare target e milestone da rendicontare in Europa, si debba sacrificare l’obiettivo del superamento dei divari territoriali che il governo italiano ha declinato con l’impegno a destinare alle regioni del Mezzogiorno almeno il 40% delle risorse con destinazione territoriale. Un rischio che va scongiurato. Sarebbe davvero 5 paradossale sacrificare l’equità in nome dell’efficienza per rispettare i tempi di attuazione di un Piano che ha per obiettivo la riduzione delle disuguaglianze. (lb – cp)

L’Ambito Territoriale Sociale del Reventino partecipa a tutti i bandi del Pnrr

L’Ambito territoriale Sociale del Reventino, con Comune capofila Soveria Manelli, partecipa a tutti i bandi del Pnrr in materia di inclusione sociale dei soggetti fragili e vulnerabili.

In una nota, il sindaco Michele Chiodo, ha spiegato che «il Comune capo Ambito di Soveria Mannelli, per tramite dell’Ufficio di Piano, opera ormai da mesi  in maniera febbrile per non tralasciare fondi destinati al territorio di propria pertinenza per  l’assistenza delle categorie fragili presenti mettendo in campo tutte le azioni e le risorse disponibili  al fine di offrire il maggior servizio assistenziale possibile nei confronti dei soggetti interessati». 

In particolare e con specifico riferimento ai fondi relativi a Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) di cui allo “Avviso pubblico 1/2022 PNRR – Next generation Eu – Proposte di intervento per  l’inclusione sociale di soggetti fragili e vulnerabili”, sono state presentate con largo anticipo le  schede progettuali, previa deliberazione della Conferenza dei Sindaci e dopo aver effettuato specifica  manifestazione d’interesse alla Regione Calabria, relative all’eventuale finanziamento dei seguenti  interventi: Investimento 1.1: Sostegno alle persone vulnerabili e prevenzione dell’istituzionalizzazione  degli anziani non autosufficienti:  Azione: Sostegno alle capacità genitoriali e prevenzione della vulnerabilità delle famiglie e  dei bambini; Azione: Rafforzamento dei servizi sociali a sostegno della domiciliarità; Investimento 1.2: Percorsi di autonomia per persone con disabilità. 

«In aggiunta ai predetti interventi – si legge – l’Ambito Territoriale Sociale del Reventino ha aderito anche alla  proposta di partenariato con gli ATS di Catanzaro, Soverato e Lamezia Terme, con Lamezia Terme  in qualità di Ente gestore capofila, ai fini della presentazione di proposte progettuali relative alla  linea di intervento 1.3.2: Povertà estrema “Centri Servizi” del PNRR per la cui partecipazione era  previsto un bacino di utenza superiore a 300 mila abitanti». 

«Ringraziando – prosegue la nota – il Forum del Terzo Settore del Lametino per la possibilità di evidenziare il buon lavoro  svolto sino ad oggi dall’Ufficio di Piano di questo Ambito, su impulso della Conferenza dei Sindaci dei nove comuni che lo compongono, si coglie l’occasione, per evidenziare che anche la progettazione  relativa all’“Avviso pubblico 1/2021 PrInS – Progetti di intervento sociale a valere sul PON Inclusione  FSE 2014-2020, risorse REACT-EU” è stata conclusa in prima scadenza (con un mese di anticipo) e  ed è attualmente in fase di valutazione presso il competente Ministero». 

«Inoltre – si legge ancora – sempre nei primi mesi di quest’anno, l’Ambito ha bandito: l’Avviso di cui al “Fondo per la Non Autosufficienza 2015”;  l’“Avviso Pubblico per l’individuazione di soggetti cui affidare la realizzazione di progetti che  contemplino le seguenti attività: Cafè Alzheimer per persone affette da demenza e loro caregiver  allo scopo di offrire loro opportunità di sollievo e integrazione sociale”; l’Avviso rivolto alla cittadinanza per l’ammissione a retta nelle strutture socioassistenziali  ricadenti nell’Ambito». 

«Per i primi due dei suddetti avvisi, sono in fase di pubblicazione le relative graduatorie – si legge –. Sono, inoltre, in corso, le azioni relative al Programma Nazionale Servizi di Cura all’Infanzia e agli  Anziani non autosufficienti (PNSCIA) relativamente al PAC Anziani mentre si sta concludendo la rendicontazione delle azioni a titolarità diretta per il PAC Infanzia, adempimento propedeutico all’ammissione alla corrispondente azione a sportello che consentirà a breve la ripresa dell’attività dell’Asilo Nido del Reventino sito in Soveria Mannelli». 

Si sta anche procedendo all’istruttoria per l’adesione alla manifestazione d’interesse, con scadenza  30/04/2022, relativa all’azione di rafforzamento territoriale di cui alla recente circolare ministeriale  n° 1515 del 23 marzo u.s. che prevede ulteriori finanziamenti sia per il PAC Anziani che per il PAC  Infanzia. 

«Risulta giusto quindi – conclude la nota – evidenziare come non solo l’ATS del Reventino abbia provveduto a mettere a  regime i fondi disponibili, accelerando nel recuperare il tempo perso, ma abbia posto le basi per una  adeguata e più determinata programmazione sociale sul territorio.  Infine, alla pubblicazione dell’ammissione ai finanziamenti, questo Ambito provvederà ad avviare i  tavoli tematici con il coinvolgimento del Terzo Settore e di tutte le realtà del privato sociale per  definire nel dettaglio la programmazione degli interventi da attuare, in ossequio al principio di  partecipazione dal basso che si ritiene debba sempre contraddistinguere l’azione programmatoria  dell’Ambito». (rcz) 

AL SUD I BANDI DEL PNRR VANNO DESERTI
MANCANO I PROFESSIONISTI DEI PROGETTI

di ORLANDINO GRECO – Grande fiducia è stata riposta nel PNRR da parte del Paese e a maggior ragione dalle regioni del Sud, in virtù proprio di quel 40% da rispettare e destinare al Meridione. Un’occasione unica, certamente non bastevole, per bilanciare equità territoriale, abbattere i diversi gap che ancora sussistono, dai servizi alle infrastrutture, e finalmente ridurre il divario Nord-Sud, che oggi pesa più che mai sull’intero Paese.
Ma, già dalle prime battute e con l’arrivo dei primi fondi, si è palesata una situazione che è a dir poco imbarazzante e sulla quale più volte la ministra per il Sud e la coesione territoriale, Mara Carfagna, è intervenuta in maniera chiara e diretta. L’impegno sulla carta è stato rispettato, così come si evince dai dati riportati dal Ministero sia con riferimento al Piano nazionale ripresa e resilienza che al Fondo complementare al PNRR, che insieme valgono 222 miliardi di euro. Quello che è venuto meno è, invece, la partecipazione ai bandi e la capacità progettuale e amministrativa degli enti regionali e locali.
Da convinto meridionale in un’ottica nazionale non posso che prendere atto della situazione e rimandare le responsabilità a chi negli anni ha prodotto quella desertificazione di risorse umane, defraudando di competenze e professionalità proprio gli enti, a partire dai comuni, a cui oggi è chiesto un intervento massiccio e immediato nelle risposte sulla spesa dei fondi.
La battaglia fatta sugli asili nido ha portato a finanziare i progetti di sviluppo sull’accoglienza dell’infanzia lì dove c’era più bisogno, quindi al Sud, ma il risultato è stato alquanto deludente con una risposta irrisoria da parte dei comuni del Mezzogiorno, trasformando il bando in un vero flop, a cui si è cercato di rimediare posticipando la scadenza della presentazione delle domande. Altrimenti circa 2 miliardi e mezzo rimangono non spesi, al di là del non garantire, ancora e nuovamente, un servizio primario come quello degli asili nido.
Va da sé che le diverse e continue battaglie portate avanti dai tanti movimenti territoriali e politici come Italia del Meridione naufragano sulla incapacità di una classe politica improvvisata e inetta. Più volte abbiamo evidenziato il problema di una totale mancanza di competenza di chi scrive e decide le sorti di interi territori. E se da una parte c’è ancora chi reclama il ‘maltolto’ tirando fuori ‘questioni’ anacronistiche in un momento storico come quello che stiamo vivendo, dove proprio il Sud può e deve fare la sua parte ed imporsi come motore della ripresa dell’intero Paese, c’è chi sottolinea, giustamente, la mancanza di capacità progettuale e decisionale.

Ed è qui che inizia quella nuova battaglia, che IdM ha da tempo avviato, attestato che i vari governi che si sono succeduti hanno cancellato dall’agenda politica il Mezzogiorno, relegandola ad una semplice colonia di voti e negandogli crescita e sviluppo, oggi la questione si sposta molto più in alto. L’esigenza è quella di promuovere una classe politica e di dirigenti che sappia imporsi sul riconoscimento dell’equità ma che abbia anche le capacità di saper rispondere alle occasioni che ci vengono offerte, oggi con maggior peso dal PNRR ma in generale a tutte quelle forme di finanziamento, nazionale ed europeo, che ci siamo lasciati sfuggire.

Non è più il tempo di aspettare i treni ma è necessario salirci e dirigere il cambiamento. (og)

[Orlandino Greco, già consigliere regionale, è oggi coordinatore di Italia del Meridione]

Infrastrutture sportive, Princi, Dolce: Avviso su impiantistica è un’occasione da non perdere

La vicepresidente della Regione, Giusi Princi e l’assessore regionale ai Lavori Pubblici, Mauro Dolce, hanno invitato i Comuni a usufruire delle notevoli possibilità offerte dai due bandi per gli impianti sportivi che scadranno il 22 aprile.

«Nell’ambito del PNRR, infatti – hanno spiegato – sono state messe a disposizione dei Comuni risorse pari a 700 milioni di euro per la realizzazione o la rigenerazione di impianti sportivi. È nostra premura quindi come Ente sovraordinato sollecitare tutte le Amministrazioni comunali della Calabria in possesso dei requisiti espressi nei bandi a manifestare interesse. Al contempo, visti i tempi molto ristretti, comunichiamo loro che le Strutture dei nostri Assessorati si adopereranno per supportare i sindaci e i relativi tecnici per la formulazione della candidatura; i Comuni con i prerequisiti previsti dal bando potranno essere direttamente interpellati dai funzionari dei Dipartimenti della Regione Calabria interessati, al fine di monitorare e supportare gli Enti nella fase di progettazione».

L’obiettivo di questi è incrementare l’inclusione e l’integrazione sociale attraverso la realizzazione o la rigenerazione di impianti sportivi che favoriscano contestualmente anche il recupero di aree urbane.

A tal fine, sono stati identificati tre cluster di intervento, suddivisi in due Avvisi pubblici, entrambi di invito a manifestare interesse: il primo Avviso, relativo ai Cluster 1 e 2, è destinato ai Comuni capoluogo di Regione, ai Comuni capoluogo di Provincia con popolazione superiore ai 20.000 abitanti e ai Comuni con popolazione superiore ai 50.000 abitanti, per la realizzazione o la rigenerazione di impianti polivalenti indoor, cittadelle dello sport o impianti natatori; il secondo Avviso, relativo al Cluster 3, è invece destinato a tutti i Comuni ed è finalizzato alla realizzazione di nuovi impianti o alla rigenerazione di impianti esistenti che siano di interesse delle Federazioni Sportive. Il coinvolgimento delle Federazioni permetterà, infatti, di accrescere l’efficacia delle iniziative per la promozione della cultura sportiva e della partecipazione allo sport, garantendo uguale visibilità a tutte le discipline.

«Migliorare le strutture sportive e i parchi cittadini, promuovendo sostenibilità e innovazione, significa favorire la socializzazione e l’inclusione, valori fondanti appunto dello sport e più in generale del vivere civile e in benessere – hanno aggiunto Princi e Dolce –. E non è un caso se la missione prevista da questi bandi del PNRR è mirata soprattutto a risollevare le aree più svantaggiate d’Italia. Anche in questo caso, infatti, il 40% delle risorse nazionali è destinato a candidature da parte di enti locali appartenenti alle Regioni del Sud. Un’occasione che non possiamo lasciarci sfuggire!».

Gli enti interessati ed in possesso dei requisiti previsti dagli Avvisi, dovranno far pervenire la manifestazione d’interesse entro e non oltre le ore 12:00 del 22 aprile 2022 all’indirizzo PEC pnrrsport@pec.governo.it allegando la Domanda ed indicando nell’oggetto a quale Cluster intendono partecipare, inserendo una descrizione solo sommaria (in questa fase iniziale) dell’intervento che si propone. (rcz)

Metrocity RC presenta progetto da 5 mln per la rigenerazione dei beni confiscati col Pnrr

È stato presentato, dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria, il progetto da 5 milioni di euro per la rigenerazione dei beni confiscati attraverso i fondi del Pnrr. La presentazione è avvenuta a conclusione del percorso partecipativo che ha visto la Metrocity confrontarsi con le realtà del Terzo Settore reggino.

Il progetto prevede ben dieci interventi di rigenerazione su altrettanti beni confiscati alla ‘ndrangheta acquisiti al patrimonio dell’Ente e dati in gestione, tramite procedura di selezione ad evidenza pubblica, ad altrettante realtà del Terzo Settore del territorio metropolitano, per un investimento complessivo di quasi 5 milioni di euro.

Nello specifico, cosi come concordato nei mesi scorsi con gli stessi rappresentanti degli Enti gestori, la Città Metropolitana si è avvalsa del contributo in coprogettazione del Forum del Terzo Settore e di alcuni tra i soggetti più virtuosi da anni impegnati nell’ambito della gestione dei beni confiscati sul territorio della Città Metropolitana: da Adspem a Reggio Basket in Carrozzina, dal Club Alpino alla Croce Rossa, dal Consorzio Macarmè a Isesp, Naima e Rose Blu.

Una sinergia virtuosa nata dall’incontro, a suo tempo convocato dalla Città Metropolitana, tenutosi nei mesi scorsi a Palazzo Alvaro alla presenza del sindaco ff Carmelo Versace e del delegato al Pnrr Domenico Mantegna, durante il quale erano state condivise le linee guida promosse dall’Ente per la partecipazione al bando Pnrr per la riqualificazione dei beni sottratti alla criminalità organizzata.

Si rinsalda cosi il percorso condiviso promosso da Palazzo Alvaro con le realtà sociali del territorio in un ambito delicato come quello dei beni confiscati. La sinergia virtuosa instaurata nei mesi scorsi ha già prodotto il risultato di mettere a confronto realtà associative di straordinario valore e la partecipazione condivisa al bando Pnrr risulta un’ulteriore occasione di condivisione degli obiettivi.

«Del resto – come commenta in una nota il sindaco ff della Città Metropolitana Carmelo Versace – da anni ormai, in accordo con il programma di mandato a suo tempo condiviso dal sindaco Falcomatà, la Metrocity ha puntato allo sviluppo di un programma di gestione virtuosa nel settore dei beni confiscati, che punta alla compartecipazione delle realtà territoriali più valide e virtuose. Sottrarre un bene alla criminalità organizzata, in un territorio complesso come il nostro, e restituirlo alla collettività attraverso i progetti delle realtà associative è una vittoria doppia, non solo dal punto di vista simbolico, ma anche come fatto concreto e sostanziale di sostegno alle finalità sociali promosse da enti e cooperative del Terzo Settore». (rrc)

LAMEZIA – Approvati progetti per valorizzare beni confiscati da finanziare con fondi del Pnrr

Il Comune di Lamezia Terme ha approvato, con delibera di Giunta, lo studio di fattibilità tecnico economico ed il progetto definitivo dei lavori finalizzato alla ristrutturazione e rifunzionalizzazione del bene confiscato ad oggi concesso in comodato all’Associazione “Lucky Friends”.

Il progetto, dal titolo Mamas Lucky Friends Center, è finalizzato alla ristrutturazione e rifunzionalizzazione del bene e prevede intervento per complessivi euro 599.900,00 destinati a far evolvere la struttura esistente in un centro di riferimento per persone con disabilità e in un centro antiviolenza.

Detto progetto fa seguito ad altro, denominato Pensieri e Parole, approvato con deliberazione della Giunta Comunale n. 76 del 10/03/2022, finalizzato al ripristino ed alla valorizzazione di ulteriore bene confiscato che è ad oggi assegnato alla Comunità Progetto Sud, che prevede intervento per euro 570.000,00 e la destinazione per alte finalità sociali legate all’assistenza ed al recupero di soggetti disabili e/o svantaggiati.

L’ammodernamento e l’efficientamento dei beni confiscati si inserisce nel percorso di contrasto alla criminalità organizzata portato avanti dall’Amministrazione Comunale costituendo i beni ad essa sottratti una preziosa risorsa per i territori, funzionale a sostenere processi di crescita sociale ed economica.

Nel contempo, continua l’incessante partecipazione ai bandi P.N.R.R. attraverso i quali vi è stata già in favore del Comune di Lamezia Terme aggiudicazione di risorse per oltre 100 milioni di euro che contribuiranno a mutare radicalmente e positivamente il volto della Città. (rcz)