Ponte Stretto, Occhiuto: «Grande attrattore di infrastrutture e investimenti»

«Il Ponte sullo Stretto è già un grande attrattore di infrastrutture e di investimenti. Nell’ultima legge di bilancio, grazie all’impegno del ministro Salvini, ho avuto 3 miliardi di euro per la Strada statale 106, che sono utili per fare un’opera complementare ma strategica affinché il Ponte non diventi una cattedrale nel deserto». È quanto ha dichiarato presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, intervenendo all’iniziativa Il Ponte sullo Stretto. Infrastrutture e trasporti per unire l’Italia, organizzata dalla Cisl e dalle federazioni Filca (costruzioni) e Fit (trasporti) sulla nave Elio ormeggiata presso la Rada San Francesco di Messina.

«Sto chiedendo al ministro 2,6 miliardi per la A2 e, soprattutto, sto chiedendo che si velocizzino i lavori per l’Alta velocità ferroviaria. Sono convinto che più si discute del Ponte sullo Stretto più l’Alta velocità ferroviaria fino a Palermo diventerà economicamente sostenibile. L’Alta velocità si farà a prescindere dal Ponte, però collegare una Regione di 1,8 milioni abitanti è una cosa; collegare due Regioni che insieme fanno più di 6,5 milioni di abitanti fa diventare questo progetto economicamente più sostenibile. Il Ponte può essere una grande occasione per il rilancio del Mezzogiorno», ha sottolineato il governatore Occhiuto.(rrc)

A Messina il convegno sul Ponte sullo Stretto della Cisl

Domani a Messina, sulla Nave Elio ormeggiata a rada San Francesco, si terrà il convegno “Il Ponte sullo Stretto: Infrastrutture e trasporti per unire l’Italia”, organizzato da Filca Cisl e Fit Cisl.

La scelta della location non è casuale poiché il convegno vuol essere un momento di confronto partecipato e un punto di inizio di una discussione condivisa per parlare di Ponte sullo Stretto, per verificare lo stato dell’arte del progetto e le sue evoluzioni e per approfondire quello che comporterà per il futuro della Sicilia e dell’Italia intera, la realizzazione di una simile grande opera.

Ad aprire i lavori sara’ Enzo Pelle, segretario generale FILCA-CISL. Poi i saluti dei segretari generali Sebastiano Cappuccio (Cisl Sicilia) e Tonino Russo (Cisl Calabria). A seguire un primo panel di esperti: “Area integrata dello stretto. Sistema Infrastrutturale del territorio e dello sviluppo socio-economico”, tenuto da Carlo Carminucci, Direttore della Ricerca e Responsabile Osservatorio “Audimob” di Isfort e Salvatore Crapanzano, Presidente Commissione Mobilità e Infrastrutture Sostenibili dell’Ordine degli Ingegneri di Milano. L’evento ospiterà inoltre una Tavola Rotonda, moderata da Giuseppe Malara, giornalista del TG2, che vedrà la partecipazione di Matteo Salvini, Vice Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti; Renato Schifani, Presidente della Regione Siciliana; Roberto Occhiuto, Presidente della Regione Calabria; Luigi Ferraris, Amministratore Delegato Gruppo FS Italiane SpA; Salvatore Pellecchia, segretario generale FIT-CISL. Concluderà i lavori Luigi Sbarra, segretario generale Cisl.

Il Ponte sullo Stretto, l’infrastruttura pià discussa eegli ultimi 50 anni, rompendo di fatto lo stato di isolamento della Sicilia dal resto dell’Italia e dall’Europa, può creare le condizioni per un nuovo protagonismo non solo del Mezzogiorno, ma dell’intero Paese in una dimensione europea e mediterranea. L’opera, se opportunamente compiuta, una vola in rete con i porti, con il sistema ferroviario e con i sistemi stradali e autostradali, rappresenterebbe una straordinaria occasione di svluppo per le regioni del Sud Italia che, da troppi anni, scontano ritardi e deficit infrastrutturali, giocando un ruolo di notevole importanza nel rafforzamento e nell’espansione degli scambi commerciali con i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

Appare evidente che, per cogliere e utilizzare al meglio questa opportunità, è importante avviare una riflessione condivisa fra tutti i soggetti interessati, per far sì che il progetto Ponte sullo Stretto non sia una “cattedrale nel deserto”, ma sia parte di una più ampia e ambiziosa strategia per l’ammodernamento del Paese, a partire dall’immediato miglioramento dei sistemi di collegamento e delle infrastrutture delle aree del Meridione al fine di assicurare la mobilità delle aree del Meridione al fine di assicurare la mobilità delle persone e delle merci in maniera efficiente, efficace e sostenibile. (rrm)

«NON FATE IL PONTE DISTURBA GLI UCCELLI»
L’INSENSATEZZA DI CHI SI SCHIERA CONTRO

di SANTO STRATI – Tra le tante insensatezze di chi si schiera contro la realizzazione del Ponte “dello” Stretto ce n’è una, in particolare che merita attenzione: «Non fate il Ponte, disturba la migrazione degli uccelli», hanno detto qualche giorno fa dalle Ong ambientaliste. E sì, proteggiamo i pesci a cui – secondo qualche biologo marino – l’ombra del ponte darebbe fastidio e non trascuriamo la fauna avicola che sarebbe costretta a cambiare rotta per attraversare lo Stretto.

Ci sembrano due “ostacoli” che se non fosse che sono stati esposti con serietà (pur col rischio del ridicolo) indurrebbero a una grande risata. E invece nel cronoprogramma di quest’opera colossale vanno ad aggiungersi alle tante panzane di chi si schiera contro il Ponte e utilizza ogni argomento, dal più fantasioso al più futile per creare inutile confusione tra la gente.

In un Paese dove, ad ogni mondiale, tutti diventano commissari tecnici di calcio (ognuno ha la sua formula vincente, ma almeno è roba da bar sport), adesso è di moda discettare sul Ponte, sui rischi simici e geologici, sulla “infattibilità” dell’Opera, sui treni che “non potrebbero viaggiare su un ponte sospeso” fino alla “micidiale presenza costante” di venti che renderebbero inutilizzabile l’opera per buona parte dell’anno.

Se permettete il termine, questo rischia di diventare il “Ponte delle balle” prim’ancora che il prossimo luglio (così dice Salvini) si ponga la prima pietra: è incredibile la quantità di sparate senza senso (e soprattutto senza cognizione alcuna) a proposito della realizzabilità dell’Opera. E ci fa piacere che (come avevamo suggerito molti mesi fa) il Governo abbia pensato a investire qualche soldo (7 milioni in 7 anni) per la comunicazione. Sperando non per compiacere i media degli “amici” ed elargire corposi compensi a comunicatori professionali (che peraltro sarebbe soldi ben spesi) ma per sgomberare il campo dalle troppe falsità che stanno confondendo l’opinione pubblica.
È opportuna una decisa azione di informazione e comunicazione che spieghi nel dettaglio agli italiani e non solo quali sono i vantaggi, le opportunità, ma anche i rischi del non fare l’opera.

Con numeri, dati di fatto, elementi concreti elaborati da tecnici ed esperti di costruzione.
I nostri ingegneri sono tra i migliori al mondo e il progetto del 2011 che in tanti – senza capire un’ acca di realizzazioni ingegneristiche – continuano a ripetere sia “vecchio”, in realtà va semplicemente aggiornato perché in 12 anni le tecnologie hanno scoperto nuovi materiali e ci sono altre esperienze cui fare riferimento. Tant’è che in Turchia hanno preso il progetto del Ponte sullo Stretto del 2011 e ci hanno fatto nel 2022 il Çanakkale Bridge, un ponte sullo Stretto dei Dardanelli, lungo 2.023 metri (quello di Messina sarà di 3.660 metri).

Il Ponte della Battaglia di Gallipoli (questo il nome ufficiale dell’opera realizzata in Turchia in tempi brevissimi) ha superato di 32 metri quello che era il Ponte più lungo del mondo (nello Stretto di Akashi, in Giappone) e naturalmente dovrebbe essere superato, come lunghezza da quello che dovrebbe collegare Sicilia e Calabria. Permetteteci il condizionale, ma il Ponte di Salvini rimane a forte rischio di realizzabilità perché in questo Paese l’instabilità politica e i poteri forti spesso decidono sulla testa degli italiani.

Proviamo a pensare se non ci fosse stato l’insensato stop di Monti all’Opera sullo Stretto nel 2011, quando già a Cannitello si era realizzata la variante ferroviaria che serviva al Ponte: oggi, già da almeno quattro anni, avremmo avuto un’opera invidiata da tutto il mondo, frutto della creatività e del genio italico che avrebbe fatto da traino allo sviluppo del territorio calabro e siculo anche in termini infrastrutturali.
I “benaltristi”, ovvero quelli che sostengono che vengono “prima” altre esigenze infrastrutturali (strade, ferrovie, etc in Calabria e in Sicilia), continuano a ignorare che il Ponte non può fare a meno di poter contare su una rete ferroviaria e stradale adeguata, in grado di convogliare e gestire traffico tra la Sicilia e il Continente, ovvero l’Europa.

Inutile recitare geremiadi sull’Alta Velocità che non si farà mai (e ancora nessuno ha spiegato perché il tracciato proposto allunga di 50 minuti il percorso) e che invece diventa irrinunciabile in presenza del Ponte o della famigerata Statale 106 (la strada della morte) che dovrà necessariamente diventare una nuova autostrada per favorire la crescita di tutta l’area jonica. E a maggior ragione in funzione del Ponte. Ma i troppi saccenti che predicano a piè sospinto contro la realizzabilità del Ponte fanno il paio con i “benaltristi” si muovono – evidentemente – con finalità sconosciute e ignoti obiettivi di parte. Viene il sospetto che accanto all’ignoranza globale dimostrata nelle argomentazioni contro il Ponte, vi sia anche una regia occulta che remi contro per ragioni non soltanto squisitamente economiche.
Si pensi ai costi dell’insularità di questi 12 anni sprecati: la Sicilia spende 6 miliardi l’anno, se ne potevano costruire quattro di ponti… Ma, ancora oggi, questo tema viene regolarmente sottaciuto o messo in disparte.

E che dire della sinistra che dopo il ripensamento degli anni scorsi (quando il premier Conte rispolverò l’idea dell’attraversamento stabile) che vedeva persino una parte dei Cinque Stelle non più contraria, oggi ne sta facendo un cavallo di battaglia contro la destra che ha riproposto l’Opera. E, soprattutto, contro Salvini che si sta giocando il suo futuro politico proprio con il Ponte.

Volenti o nolenti, bisogna riconoscere al leader leghista una straordinaria determinazione a proposito del Ponte: ha preso in mano l’iniziativa e la sta “vendendo” come frutto del suo personale impegno nei confronti del Sud (che elettoralmente gli sta dando qualche dispiacere). È singolare che a volere il Ponte sia quel leghista che prima “detestava” i meridionali (le sue cadute di stile e gli insulti gratuiti sono reperibili su Internet), ma ben venga il fervore di Salvini e gli si intesti pure l’Opera, se riuscirà nell’intento.

Stranamente, la premier Meloni non si allarga più di tanto sul tema Ponte: lascia fare – prudentemente – alla Lega il lavoro “sporco”, ma risulta chiaro che l’attuale maggioranza ha i numeri per varare – finalmente – la più grande opera infrastrutturale del mondo, là dove gli omerici Scilla e Cariddi erano il terrore dei naviganti.

Secondo le (ottimistiche) previsioni a luglio dell’anno prossimo partono i lavori. Intanto si pensi alla formazione di muratori, carpentieri, elettricisti e manovali (ne serviranno in quantità industriale) che gli istituiti professionali potrebbero adeguatamente preparare, ma soprattutto non si perda l’opportunità di usare il gigantesco e qualificato bacino di tecnici e laureati di cui dispongono Calabria e Sicilia. Il Ponte è strumento di crescita dei territori interessati e offrirà occupazione e sviluppo a chi ci vive. Sono considerazioni che dovrebbero bastare a far smettere di parlare di uccelli e pesci e (inesistenti) danni ambientali e invece pensare alle occasioni di lavoro che si andranno a realizzare.

In buona sostanza, il Ponte non è solo la messa a terra di due piloni giganteschi e la costruzione di una campata unica mai vista fino ad ora in nessuna parte del mondo, bensì è una fonte inesauribile di opportunità per il territorio e tutto il Mezzogiorno, con la creazione (perché no?) di stabilimenti e fabbriche in grado di produrre e lavorare anche i materiali che serviranno nonché l’information technology necessaria per il progetto esecutivo e la sua realizzazione.

L’ideale sarebbe che su un progetto del genere che riguarda il Paese e non solo il Sud o le due regioni interessate, ci fosse una larga intesa parlamentare. L’opposizione faccia la sua parte ma in termini costruttivi e non palesemente politici. (s)

Dl Ponte è legge, il Comitato Ponte Subito: Un passaggio storico per il nostro Paese

Il Comitato Ponte Subito, che da 15 anni si batte per la realizzazione del Ponte sullo Stretto, ha ribadito come l’approvazione del Dl Ponte «segna un passaggio storico per il nostro Paese».

«Il governo guidato da Giorgia Meloni, tutta la coalizione di centrodestra e in modo particolare il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini – si legge nella nota – hanno il merito di aver bruciato i tempi e rilanciato in poco più di sei mesi il più grande investimento della storia nel Sud Italia per la grande opera più importante in assoluto del Paese».

«Il nuovo Governo – prosegue il Comitato – ha il merito di aver mantenuto l’impegno elettorale: la realizzazione del Ponte era ampiamente inserita nel programma e quindi ha il pieno mandato popolare, come confermato da tutti i recenti sondaggi in merito che vedono una larga maggioranza di consenso pro Ponte. Siamo molto contenti che questa nuova spinta pontista a livello governativo abbia ‘risvegliato’ tanti favorevoli che purtroppo negli scorsi anni si erano dimenticati dell’importanza di questo progetto: meglio tardi che mai!».

«Noi che abbiamo sempre combattuto in prima linea per il Ponte – si legge ancora – continueremo a stimolare le autorità competenti non solo a fare, ma a fare bene e a fare in fretta perché il Sud Italia non può più aspettare, non può più perdere tempo, ha la disperata necessità di adeguare i propri standard infrastrutturali al resto del Paese. In tal senso è molto importante tutto ciò che il Governo sta alimentando intorno al Ponte con la forte attenzione dimostrata dal Mit a guida Salvini per Calabria e Sicilia: strade, autostrade, ferrovie, la linea jonica, l’alta velocità ferroviaria, tutti tasselli strategici per rispondere alle esigenze di sviluppo che il Sud operoso e produttivo chiede come ricetta per abbandonare degrado, povertà e perifericità».

«È questa la migliore soluzione – ha ribadito il Comitato – per rilanciare il Meridione su principi liberali, a differenza dell’opposta visione statalista dei pubblici sussidi quali assunzioni nella pubblica amministrazione e redditi di cittadinanza che per decenni non hanno fatto altro che mantenere il meridione in eterna povertà».

«Stupiscono fortemente – ha evidenziato il Comitato – le ideologiche posizioni contrarie della sinistra, persino dei Verdi che opponendosi al Ponte si oppongono alla grande opera più ecosostenibile che ripulirebbe lo Stretto dall’inquinamento abnorme provocato dal traghettamento abbattendo in modo straordinario le emissioni inquinanti, e anche di tutti quegli improbabili personaggi che da un lato strepitano fandonie catastrofiste e anti scientifiche profetizzando scenari funesti su un Ponte che viene dipinto come un drammatico cigno nero e allarmando in tal senso la popolazione con bufale e fake-news, ma al tempo stesso evidenziano che il Governo non starebbe facendo sul serio perché non ci sarebbe il progetto e non ci sarebbero i soldi».

«Non si capisce quindi se sono preoccupati del fatto che il Ponte si farà contro la loro volontà (come già accaduto per il Mose, la Tav, il Tap senza che si sia realizzata alcuna delle profezie di sventura da loro stessi annunciate), o se invece dovrebbero dormire sonni tranquilli perché tanto è tutta ‘una presa in giro’. Ma la loro credibilità è già pari a zero – conclude la nota – hanno governato l’Italia per 11 anni boccando il Ponte che altrimenti oggi sarebbe già in piedi, avevano promesso mille alternative e priorità, e invece – conclude la nota del Comitato Ponte Subito – non hanno fatto il Ponte e non hanno fatto neanche tutto il resto». (rrc)

Ponte sullo Stretto, Candeloro Imbalzano: Finalmente si riparte

Candeloro Imbalzano, già consigliere regionale e primo assessore comunale all’Area dello Stretto, ha evidenziato come «con la conversione definitiva in legge anche al Senato, riparte finalmente, dopo il vergognoso stop del Governo Monti nel 2012, la costruzione della grande opera che collegherà  la Sicilia alla Calabria ed al Continente, realizzando  il sogno, ormai millenario,  di tanti di noi che a questa battaglia, da almeno 20 anni, hanno dedicato una parte importante della propria attività  politico-amministrativa». 

«Una opera – ha evidenziato – che sarà decisiva per rompere il sottosviluppo secolare  dell’intero Mezzogiorno ed in particolare della Calabria e della Città Metropolitana  di Reggio,  per l’impatto virtuoso sui nostri territori che avranno gli enormi investimenti infrastrutturali che si stanno già mobilitando nelle due regioni per opere stradali – a partire dalla S.S. 106 – e ferroviarie, nonché con quelli miliardari che sono previsti per la  costruzione  dell’intera  opera, che sfoceranno in un enorme sviluppo turistico del grande Comprensorio a cavallo delle due sponde  una volta che sarà completata».

«In questo momento di legittima euforia – ha proseguito – un ringraziamento va rivolto, tra i tanti,  ai due Presidenti di Regione Renato Schifani e Roberto Occhiuto, che hanno marciato in questi mesi di comune accordo,  con convinzione e passione, per superare i non pochi ostacoli via via frapposti,    ed ai parlamentari che hanno sostenuto ed approvato  il provvedimento legislativo che definisce l’assetto della Società “Stretto di Messina” e riavvia le attività di programmazione generale e di progettazione definitiva della mega opera».

«Un doveroso pensiero particolare va, altresì ai due relatori, il siciliano Nino Germanà al Senato e l’onorevole reggino Francesco  Cannizzaro alla Camera – ha aggiunto – che in questi mesi si sono spesi con costanza e sano pragmatismo  per far progredire nelle Commissioni e nelle rispettive  Aule parlamentari questo importante e decisivo approdo».

«Questa storica decisione, che bandisce finalmente – ha concluso – un ambientalismo ideologico e pernicioso  che tanti danni ha prodotto fino ad oggi,  nonché  la strategicità dell’opera,  non solo  avranno  nei sette anni previsti per la costruzione del Ponte un enorme impatto lavorativo con decine di migliaia di nuovi posti di lavoro nei più  diversi settori, rispetto ai quali dobbiamo da subito attrezzarci, ma daranno  finalmente a questa Area ed alla città di Reggio la possibilità di diventare, col grande porto di Gioia Tauro,  un  mega  hub   del Sud Europa e dell’intero Mediterraneo, offrendole  una occasione unica ed irripetibile di riscatto sociale e di sviluppo sostenibile coerente con la sua antica  vocazione naturale». (rrm)

Cannizzaro (FI): Ponte sullo Stretto non più un sogno

Il deputato di Fi, Francesco Cannizzaro, dopo l’approvazione in Senato del Dl Ponte, ha ribadito come «il Ponte è finalmente legge” E, con esso, anche tutti i nostri emendamenti mirati a migliori ricadute sul nostro territorio».

«Grazie a Forza Italia ed al CentroDestra – ha aggiunto – il Ponte sullo Stretto, fortemente voluto dal Presidente Berlusconi, presto sarà realtà. Voglio ringraziare il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, che hanno fatto propria questa battaglia e combattendo insieme a noi per raggiungere questo traguardo importante. È una grande conquista per tutto il Paese, ma soprattutto per Calabria e Sicilia!».

«Dopo vent’anni – ha aggiunto il parlamentare reggino – siamo riusciti a sconfiggere il partito dei no, i veti ideologici, i pregiudizi, la paura, il disfattismo. La costruzione di quest’opera strategica porterà anche investimenti nella rete stradale, autostradale, ferroviaria, portando l’alta velocità e l’alta capacità. Il Ponte porta in dote tanto altro, dunque, con importanti ricadute sul territorio anche in termini di servizi. Con miei due emendamenti al Decreto, infatti, sono state previste iniziative in favore delle realtà locali, giustamente preoccupate dagli impatti di un’opera grandiosa, ma altamente impattante».

«Anzitutto, la realizzazione del Piano integrato di trasporto – ha detto ancora – con l’obiettivo di adeguare il sistema del trasporto pubblico locale nell’area dello Stretto (sia terrestre che marittimo) alle esigenze di mobilità delle aree rivierasche, tanto durante la realizzazione del collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria, quanto successivamente. In secondo luogo, l’adeguamento di porti ed infrastrutture portuali, sia esistenti sia di nuova realizzazione, alla nascente configurazione che deriverà dalla costruzione del Ponte. I porti saranno quindi tutti potenziati, in particolare quello di Villa San Giovanni, con l’approdo a sud, e quello di Tremestieri, che insieme rappresenteranno la svolta per la portualità dello Stretto».

«Finalmente, il Sud, e di conseguenza l’Italia, saranno dotati di una infrastruttura indispensabile ed efficiente e diventeranno l’hub per eccellenza del Mediterraneo, con Calabria e Sicilia protagoniste di uno sviluppo economico e sociale senza precedenti. È una vittoria soprattutto di Forza Italia e del Presidente Berlusconi – ha concluso – ma anche di tutto il CentroDestra, dei cittadini del Mezzogiorno, di chi ci ha creduto sempre. Avanti tutta!». (rp)

IL 2024 UN ANNO “MEMORABILE” PER IL SUD
IL G7 IN PUGLIA E I LAVORI PER IL PONTE

di PIETRO MASSIMO BUSETTAGiugno 2024 sarà  un mese memorabile per il Sud. Infatti dovrebbe essere il mese in cui dovrebbero  ripartire i lavori relativi al ponte sullo stretto di Messina, tappa fondamentale nel processo di adeguamento  infrastrutturale di tutto il Mezzogiorno, Sicilia  compresa. 

Manca poco più di un anno. Ma sarà un mese importante anche per un altro evento, annunciato ieri dalla Presidente del  Consiglio a Hiroshima, perché si svolgerà un G7 a guida italiana, e già questo sarebbe un evento importante. Ma lo è ancor di più perché la sede scelta sarà la nostra Puglia. Essa con il suoi 4.079.702 abitanti rappresenta un quinto della popolazione di tutto il Mezzogiorno. Ma con i suoi 1.267.000 occupati compresi i sommersi riesce ad avere un rapporto tra popolazione ed occupati un po’ migliore del resto delle altre regioni meridionali. 

Ma soprattutto registra un trend positivo che la vede passare dai 1,207 milioni del 2021 ai 1,267 milioni del 2022. Per aumento degli occupati la Puglia nel 2022 è la prima regione del Mezzogiorno e la quarta in Italia dopo Toscana, Lombardia e Veneto. Sessantamila occupati in più nel 2022 rispetto all’anno precedente ed esportazioni che superano per la prima volta dal 2000, la soglia dei 10 miliardi di euro, ne fanno una regione  vivace. Troppo poco in ogni caso, però,  per affermare come fanno alcuni  che vi siano diversi mezzogiorni,  giustificando un intervento anche per le realtà magari a pochi  chilometri da Milano con strumenti simili, ma certamente abbastanza per far ritenere questa una regione più virtuosa delle altre. 

Anche se per arrivare al rapporto popolazione occupati di una regione come l’Emilia-Romagna,  che con abitanti pari a 4.458  mila ha 2 milioni di occupati compresi i sommersi,  ce ne vuole. Si dovrebbero creare ulteriori 600.000 posti di lavoro, cosa che non é né semplice né può essere veloce. 

Probabilmente la presenza nel Governo del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, di origine pugliese, Alfredo Mantovano, otrantino o idruntino, può aver influenzato la scelta. Per cui Otranto potrebbe essere il luogo candidato ad accogliere il summit del giugno 2024. Mantovano infatti ha parlato del Cenobio di San Nicola di Casóle, uno dei luoghi mistici della Terra d’Otranto, quale «cornice ideale per i Grandi del mondo». 

In realtà anche Il 43º vertice del G7 si è svolto al Sud. Voluto da Renzi si svolse al Palacongressi di Taormina (ME), in Sicilia, il 26 e 27 maggio 2017. Poi la riunione fu guidata dal Presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni. Ed anche un G8 si è svolto all’Aquila dall’8 al 10 luglio 2009. La riunione  guidata dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi fu spostata dalla Sardegna in Abruzzo a seguito del sisma che lo colpì.  

Nonostante non sia la prima volta che viene localizzato al Sud un evento così importante non può essere sottaciuto che è un segnale di attenzione che spesso non è stato scontato. Accendere  i riflettori su una realtà meridionale, se non diventa un rito senza conseguenze sul piano operativo, è un modo per approfondire le tematiche che riguardano questa parte del Paese, con difficoltà mai superate, e quindi per farlo diventare centrale non solo a parole ma anche con fatti conseguenti. 

Certo i grandi eventi che cambiano, o meglio contribuiscono a cambiare, una realtà sono quelli che coinvolgono centinaia di migliaia ,se non milioni, di persone. Come accade con l’Expo piuttosto che con le Olimpiadi. In quel caso è necessario potenziare le infrastrutture, avere una rete di accoglienza adeguata, adeguare i servizi pubblici a numeri importanti, tutte operazioni che incidono profondamente nel tessuto di una realtà. E certo obiettivo sarebbe che un vero grande evento possa essere localizzato, per esempio, a Napoli, città che ne avrebbe molto bisogno per svoltare finalmente e diventare la metropoli che per tanti anni l’ha fatta primeggiare tra le città europee.

Ma guardiamo il mezzo bicchiere pieno che oggi riguarda la scelta della Puglia per il G7 del 2024. Una  regione che ha grande bisogno di infrastrutturazione, se è vero che tutta la parte del tacco dello stivale, che possiede località bellissime e ancora poco sfruttate, ha grandi difficoltà ad essere raggiunta. Anche se vi è un aeroporto a Brindisi, la rete stradale ferroviaria ha bisogno di interventi importanti. Se la scelta dovesse ricadere su Otranto sarebbe un modo per porre l’attenzione su quella parte di Puglia che forma una penisola e che, pur possedendo un gioiello prezioso come Lecce, è stata abbastanza dimenticata. Peraltro  va sottolineato che pur essendo più grande della Campania, avendo 19.273 chilometri quadrati rispetto a quelli della Campania che sono 13.590, ha  molto meno abitanti.

Nell’ambito dell’Italia meridionale (isole escluse) la Puglia è la regione più estesa nonché quella con il maggiore sviluppo costiero con un’estensione delle coste di circa 865 km. 

Adesso ci si accorge come la equidistribuzione della popolazione per tutto il Paese, può  evitare quei fenomeni di estremo utilizzo del suolo e di antropizzazione selvaggia che poi portano all’impossibilità di contenere il Covid come è stato a Bergamo oppure ai fenomeni alluvionali che, pur in presenza di un fatto assolutamente eccezionale, avrebbero potuto essere limitati se la Romagna non fosse diventata un’unica realtà, senza  soluzione di continuità, di case e fabbriche.

Riflettere su i tanti territori ancora poco utilizzati di cui il nostro Paese, soprattutto al  Sud, dispone può essere l’inizio per cominciare a pensare ad un nuovo progetto di sviluppo più sano e saggio, che non dia spazio eccessivo alle bulimie autodistruggenti. 

Sbagliare è umano ma perseverare è diabolico. Troppi fatti stanno dimostrando che la strada che ha percorso il nostro Paese negli ultimi settant’anni perlomeno,  che vede una locomotiva che arranca e dei vagoni fermi in binari morti,  va totalmente ripensata. E se gli sforzi saranno costanti e non solo sfoghi di vento  la possibilità di un cambiamento anche veloce potranno non risultare un’utopia. Giovanni Falcone riferendosi alla mafia diceva che è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un inizio e una fine, possiamo ripetere lo stesso concetto per  il sottosviluppo del Mezzogiorno. Anche esso è un fenomeno umano,  ha avuto un inizio e se vogliamo può avere una fine. (pmb)

[Corutesy Il Quotidiano del Sud – L’altravoce dell’Italia]

Il ministro Salvini: Nel 2024 l’apertura dei cantieri del Ponte sullo Stretto

Nel 2024 ci sarà «l’apertura dei cantieri» del Ponte sullo Stretto, ha dichiarato il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, replicando in Senato al termine della discussione generale sul decreto Ponte e assicurando che «in Sicilia e Calabria tra il 2026 e 2032 arriveranno a compimento molte opere».

Lo riferisce l’Agi.

«Sotto il Ponte le navi ci passeranno, i 65 metri di altezza permettono il passaggio», ha detto ancora Salvini e il «Comitato tecnico-scientifico sarà composto dai più grandi esperti internazionali» per realizzare «la più grande opera pubblica a mondo», il «più grande ponte a campata unica» che «sarà l’orgoglio dell’Italia nel mondo», ha detto ancora, assicurando come «stiamo componendo un puzzle che renderà Italia più moderna, più veloce, e più sicura. E il ponte è un tassello. In 7 mesi miracoli non se ne fanno, ma la cosa è talmente appassionante e sfidante».

«È una grande giornata per tutto il Paese – ha detto ancora –. Sarà un’opera facile? No, non sarà facile. Se ne discute da secoli, ma penso che gli italiani ci chiedano di essere concreti e veloci. L’avvio dell’opera è il coronamento di un sogno».

«Mi occupo di manutenzione quotidiana piccola e grande – ha ricordato il ministro – ma se torniamo a pensare in grande, l’Italia tornerà ad avere il posto che le spetta. Grazie anche al contributo di chi ha criticato perché può essere utile, basta che non sia pregiudiziale o ideologico».

Per Salvini, il Dl Ponte «darà un senso a tutti gli investimenti, perché se sto spendendo 11 miliardi per arrivare in treno più velocemente da Palermo a Messina e altri 11 miliardi per arrivare più velocemente da Salerno a Reggio Calabria e poi mi fermo, smonto il treno, lo metto sul traghetto, inquino, arrivo dall’altra parte, rimonto il treno e riparto e perdo due ore, non ha senso quello che stiamo facendo».

Poi riferendosi agli investimenti, citati poco prima, dei 28 miliardi di investimenti infrastrutturali messi in cantiere o che saranno cantierati in Sicilia e altrettanti in Calabria, ha aggiunto: «Senza tutti questi 28 più 28 miliardi, è vero, il ponte da solo non serviva. Confermo. L’unicum lì in mezzo, senza strade, metropolitane e ferrovie non serviva. Ma finalmente si muove tutto il resto, perché fare tutto il resto per arrivare velocemente e poi fermarsi a Villa San Giovanni o a Messina non ha senso». (rrm)

L’OPINIONE / Roberto Di Maria: Il Ponte, un’occasione unica per il rilancio del territorio

di ROBERTO DI MARIA – La notizia della ripresa, da parte del Governo, dei rapporti contrattuali con la ex Eurolink per la realizzazione del Ponte sullo Stretto ha attivato una serie di iniziative intraprese, con lungimiranza, da soggetti come Rete Civica per le Infrastrutture. Soggetti che da più di un decennio aspettano che i cantieri per il Ponte ripartano e che, di fronte alla buona notizia appena annunciata, non hanno perso tempo nel porre in essere quanto è necessario per non far cogliere impreparati i territori di fronte alle enormi potenzialità rappresentate dai cantieri che, si spera al più presto, saranno  i piantati per realizzare il Ponte e le non trascurabili opere di collegamento e di mitigazione ambientale.

Webuild, impresa titolare del contratto appena “rivitalizzato” dall’azione del governo, potrebbe in tal senso attivare il proprio Regional Supply Chain Manager affinché prenda contatto con i Tavoli Ponte creati sia a Messina che a Reggio, riunendo imprese, sindacati e aziende di servizi dell’Area dello Stretto.

Ciò sarebbe perfettamente in linea con la mission esposta nel sito dell’impresa leader nel campo delle costruzioni, che recita: «Il R.S.C.M. diffonde linee guida, procedure e modelli Procurement e coordina i Project Procurement Manager per la corretta impostazione dei processi di acquisto, assicurando l’applicazione delle condizioni dei frame-agreements e la realizzazione dei piani di approvvigionamento per il raggiungimento dei targets per l’area geografica di competenza».

Allo stesso tempo renderebbe concrete le indicazioni dell’Ue, secondo le quali «…considerare lo sviluppo locale semplicemente come l’implementazione a livello locale dei programmi di politica nazionale sarebbe riduttivo oltreche fuorviante… le azioni di sviluppo locale implicano infatti un’attivazione più o meno accentuata degli attori locali pubblici e privati, che determina un cambiamento di governance delle politiche, con un rafforzamento degli attori impegnati a livello sub-regionale».

Queste iniziative possono avere una valenza enorme per lo sviluppo del territorio, o quanto meno per contrastare l’attuale condizione di arretratezza in tutti gli indicatori di benessere sociale: si pensi alla irrefrenabile emigrazione che rende Messina la città a più rapido spopolamento dell’intero continente europeo.

Le iniziative che possono essere intraprese in questa occasione, al di là dei risultati conseguiti in termini di crescita economica ed occupazionale, possono avere ricadute comunque positive, insegnando agli attori locali, nei casi in cui essi non siano già capaci di farlo, a porsi obiettivi comuni e a cooperare per raggiungerli. Il principio di partnership spinge infatti gli attori a creare dei veri e propri policy networks, che si caratterizzano per le relazioni di fiducia e cooperazione tra attori provenienti da ambiti diversi, ma impegnati a perseguire gli stessi obiettivi di sviluppo della realtà territoriale in cui operano.

Un valore aggiunto notevole per il territorio che accoglierà l’opera, moltiplicando l’effetto positivo che la stessa avrebbe sull’economia locale, non più limitata al semplice apporto di manodopera non specializzata ed a qualche fornitura di secondaria importanza.

In questo senso conforta l’apertura mostrata dalla stessa Webuild al territorio, manifestata in occasione dell’apertura dei cantieri che interessano altre importanti opere da realizzare in Sicilia. Si pensi che l’impresa sta già lavorando a 3 lotti dell’asse ferroviario ad Alta Capacità Messina-Catania-Palermo, per un totale di 77 km di nuova linea ferroviaria ed oltre 2 miliardi di Euro. Ma si è anche aggiudicata, in associazione con altre imprese, la realizzazione di altri 3 lotti della stessa infrastruttura per un totale di 97 km e 3,5 miliardi di Euro.

Grazie all’acquisizione di una quantità così rilevante di opere pubbliche da realizzare, l’Amministratore Delegato di Webuild, Pietro Salini, ha già preannunciato la realizzazione in Sicilia, a ridosso dei cantieri, di una fabbrica automatizzata di “conci” in calcestruzzo per la realizzazione del rivestimento delle gallerie. Manifestando, nel contempo, la volontà di realizzare sullo stesso territorio stabilimenti industriali in grado di costruire e riparare le “talpe” meccaniche utilizzate per lo scavo (le Tunnel Boring Machine, o TBM).

Si tratta di insediamenti industriali modernissimi che pochi territori al mondo possono vantare, e che proietterebbero la Sicilia ai vertici del mercato mondiale per questo tipo di macchine operative. Ma è solo un esempio di quello che può essere realizzato nei territori interessati da un’opera che, come il Ponte, comporta una varietà ancor più grande di manufatti ad altissima tecnologia: si pensi agli elementi in acciaio necessari per la costruzione dell’impalcato, come pure alle speciali imbarcazioni che serviranno a trasportarli.

Tutte attività che richiedono non soltanto una grande quantità di manodopera, ma anche un’altissima specializzazione della stessa, per la quale si richiedono corsi di formazione lunghi ed approfonditi da organizzare per tempo. Se veramente si vuole partire con questa grande opera lasciando al territorio tutti i benefici che essa comporta, occorre provvedere subito ad attivare le necessarie sinergie tra parti sociali ed imprenditori impegnati nei lavori.

La politica, in tal senso, ha un ruolo fondamentale: sarà in grado di cogliere questa occasione per ridurre il divario sempre più crescente del Meridione rispetto al resto del Paese? (rdm)

Dall’Assemblea Pd netto no al Ponte: Al Sud non serve una cattedrale nel deserto

«Al Sud non serve una cattedrale nel deserto, ma infrastrutture moderne e al passo con il resto del Paese e dell’Europa». È quanto è stato detto dall’Assemblea del Partito Democratico Calabria, ribadendo il suo no al Ponte sullo Stretto, almeno nelle condizioni attuali  e con le modalità scelte dal governo.
«La  posizione del Pd sull’idea del Governo di realizzazione di questo progetto di Ponte sullo Stretto non può che essere contraria – viene evidenziato –. E non per questioni pregiudiziali, ma per concrete analisi sullo stato complessivo delle infrastrutture di Calabria e Sicilia, sulla fattibilità stessa dell’opera e sul metodo utilizzato dal governo nazionale per riattivare la progettazione che è assolutamente inaccettabile. In questo contesto il Ponte sullo Stretto diverrebbe un’opera inutile per la Comunità che rappresentiamo».
«Questo “no” si rafforza poi in relazione ai forti, motivati e concreti dubbi di fattibilità, impatto ambientale e copertura finanziaria – viene spiegato –. Il nostro impegno, dunque, sarà rivolto a bloccare l’iter scellerato avviato dal governo per riportare l’attenzione sulla vera urgenza dei nostri territori che è quella di realizzare tutte le infrastrutture strategiche e prioritarie per l’intero Sud e per la Calabria, cominciando dall’evitare che restino incompleti i progetti finanziati con i fondi del Pnrr».
«Rendere le infrastrutture al Sud moderne, europee e ugualmente efficienti rispetto a quelle del Nord  – evidenziano i dem – è un passaggio necessario e fondamentale per affrontare successivamente, ma in maniera costruttiva, concreta e coinvolgendo tutti i soggetti preposti, eventuali discussioni sulla costruzione del Ponte e sulla stessa realizzazione dell’autonomia differenziata».  

Il segretario regionale Nicola Irto ha detto a chiare lettere: «Non assumiamo una posizione strumentale, ma legata attentamente alla condizione che vivono Calabria e Sicilia. La rete viaria e ferroviaria delle due Regioni ha necessità di investimenti straordinari per essere resa efficiente e in grado di garantire il diritto alla mobilità dei cittadini. Soltanto dopo avere recuperato il gap con il resto del Paese possono avviarsi altre discussioni, compresa quella sulla realizzazione di un’opera come il Ponte sullo Stretto o della stessa autonomia differenziata».

Il senatore Antonio Misiani, componente della segreteria nazionale con delega a economia, finanze, imprese e infrastrutture, al quale sono state affidate le conclusioni del dibattito in corso a Villa San Giovanni, ha ribadito: «Il metodo adottato dal governo è inaccettabile. Sono stati bocciati quasi tutti i nostri emendamenti al decreto, non è stata avviata nessuna interlocuzione con i soggetti interessati e, soprattutto, ci sono incertezza gravissime sulla fattibilità dell’opera, sul suo impatto ambientale e sulle coperture finanziarie».

«È evidente che il Pd metterà in campo tutto il proprio impegno per bloccare l’iter avviato dal governo che sembra impegnato più che altro in una mera attività di propaganda senza avere nessuna intenzione di realizzare investimenti davvero in grado di risolvere i problemi delle Comunità del Sud dell’Italia». 

Nel corso dell’Assemblea, inoltre, è stata nominata la segreteria regionale e istituito i Dipartimenti.La nomina per la segreteria regionale  che risulta così composta: Maria Chiara Chiodo (Scuola, pari opportunità); Francesca Dorato (Transizione ecologica, sostenibilità); Marwa El Afia (Diritti e cittadinanza); Pasquale Mancuso (Aree interne); Salvatore Monaco (Enti Locali), Luigi Muraca (Giustizia e Legalità); Gino Murgi (Volontariato, Terzo settore); Paolo Pappaterra (Fondi europei, Pnrr); Giuseppe Peta  (Organizzazione); Anna Pittelli  (Welfare e lavoro); Damiano Silipo  (Economia e sviluppo economico); Franca Sposato (Trasporti, infrastrutture); Teresa Esposito (di diritto nella qualità di coordinatrice Donne Democratiche).

Partecipano alla Segreteria regionale anche il Tesoriere regionale e il Segretario dei Giovani democratici. La delega alla Sanità è seguita, temporaneamente, dal Segretario regionale. Ulteriori saranno assegnate successivamente.

Sono stati, altresì, istituiti i seguenti Dipartimenti: Cultura; Fondi europei e Pnrr; Giustizia e diritti; Giovani, istruzione, innovazione e lavoro; Politiche agricole; Politiche per la parità; Salute; Sviluppo economico, terzo settore, missione PMI e Transizione ecologica, sostenibilità e infrastrutture.

n conclusione dei lavori di ieri, l’Assemblea regionale del Pd ha condiviso l’allarme  in ordine alla modifiche che il centrodestra vorrebbe introdurre alla legge sulla fusione dei Comuni.

«Avvieremo le più opportune iniziative – si legge nella nota – sia in Consiglio regionale che fuori, per opporci a una modifica che il governo regionale vuole introdurre per bypassare i Consigli comunali e rendere semplicemente consultivo l’eventuale referendum successivo alla proposta di fusione dei Comuni. Si tratta di una scelta insensata, che non ha precedenti in Italia, e che punta a non confrontarsi con la volontà dei cittadini e dei loro rappresentanti, così come potrebbe avvenire già con la fusione di Cosenza, Rende e Castrolibero». (rrc)