Porto di Gioia Tauro, Agostinelli ha incontrato il commissario Zes Romano

Un proficuo incontro si è svolto al Porto di Gioia Tauro, tra il presidente dell’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, Andrea Agostinelli, e il commissario Zes Calabria, Giuseppe Romano.

Al centro dell’incontro, delle diverse aree, presenti all’interno della delimitazione della Zona economica speciale, con particolare attenzione a quelle collegate agli scali portuali di competenza dell’Ente. 

Nel corso della discussione, il presidente Andrea Agostinelli ha illustrato nel dettaglio le misure programmatiche, messe in campo dall’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, per delineare un maggiore sviluppo delle singole infrastrutture portuali, all’interno di un complessivo quadro di sistema portuale.

L’obiettivo è stato quello di condividere l’acquisizione di ogni elemento utile a identificare le peculiarità dei territori e, quindi, le rispettive opportunità di sviluppo.

In piena sinergia, si è quindi deciso di avviare le pratiche burocratiche affinché si possa stipulare, a breve, un protocollo d’intesa tra l’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e il commissario Giuseppe Romano a capo della Zona economica speciale della Calabria, al fine di tracciare le strategie comuni, poste a fondamento di un’efficace collaborazione istituzionale, per dare inizio ad un programma complessivo che possa generare chiare ricadute economico-sociali sull’intero territorio regionale. (rrc)

 

Agostinelli: A Gioia Tauro il Gateway ferroviario realizzato in soli quattro anni una scommessa vinta

«In linea con gli standard europei, siamo riusciti a realizzare un’opera pubblica considerata strategica, completata in soli quattro anni, con una spesa per la parte pubblica di poco più di 19 mln di euro su 20 preventivati». È quanto ha dichiarato Andrea Agostinelli, presidente dell’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio alla 25esima edizione di Euromed Convention from Land to Sea di Sorrento.

La manifestazione, organizzata dal Gruppo Grimaldi, riunisce 700 delegati, rappresentanti di enti governativi internazionali e nazionali, rappresentanti dei settori logistico, portuale e marittimo dell’area euromediterranea.  

Nell’ambito della sessione dedicata a “Intermodal Transport in the Mediterranean area: which toolbox for a sound growth?” hanno preso parte Andrea Agostinelli, presidente dell’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, Ettore Morace, amministratore delegato di Trasmed GLE, Maria Teresa Di Matteo, direttore generale del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Damia Calveti Valera, presidente dell’Autorità portuale di Barcellona, Francesco Di Sarcina, presidente dell’Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia Orientale, Guido Grimaldi, presidente Alis, e Morena Pivetti, giornalista di Fortune Italia che ha condotto l’incontro. 

Il presidente Agostinelli ha centrato il proprio intervento sul percorso di sviluppo del porto di Gioia Tauro, primo scalo di transhipment italiano, sempre più indirizzato verso la piena intermodalità. Nell’evidenziare la crescita dei volumi, tra gennaio e settembre sono stati movimentati oltre 2,6 milioni di teus, Agostinelli ha illustrato lo sviluppo intermodale del porto grazie ai quotidiani collegamenti con gli hub intermodali di Bari, Nola, Padova e Bologna. 

«Si tratta – ha dichiarato Agostinelli – di risultati importanti che vedono il nostro porto inserito nelle tratte che uniscono le principali e più trafficate linee internazionali dei traffici, da e per il Far East, per poi trovare a Gioia Tauro anche piena connessione intermodale».

Il Gateway ferroviario di Gioia Tauro, infatti, occupa una superficie di 325 mila metri quadrati, con una lunghezza complessiva dei nuovi binari pari a 3,825 metri ed aste da 825 metri ciascuna, che consentono di fare partire convogli di lunghezza pari a 750 metri, lo standard internazionale di competitività del cargo ferroviario. La sua gestione è a capo del Consorzio composto da Medcenter Container Terminal, Medway Italia e Medlog Italia, individuato dall’Ente tramite gara pubblica.

«Senza alcun dubbio, – ha precisato Agostinelli – il gateway rappresenta l’elemento che, più di altri, configura il porto di Gioia Tauro come porto gateway e non solo di transhipment. Nei primi sette mesi di quest’anno, il transito in porto ha registrato 423 treni, con una previsione di 900 convogli in un anno.  Si tratta di un risultato importante che determinerà, tramite avviso pubblico, l’individuazione del gestore unico di manovra». 

Nel 2023 il numero di treni in arrivo e in partenza dovrebbe aumentare. A tale proposito è stato interessato Gianpiero Strisciuglio, amministratore delegato di Mercitalia Logistics, affinché assicuri l’ulteriore transito di treni nel prossimo anno.

«Abbiamo ricevuto, in tal senso, assicurazioni che Gioia Tauro sarà uno dei principali obiettivi dell’Azienda, nel percorso di crescita della quota di merci trasportata su treno. Una scelta che va nella stessa direzione del memorandum, sottoscritto di recente tra il Gruppo FS e Msc, per favorire la sinergia tra trasporto marittimo e ferroviario, in un’ottica di maggiore efficienza e più sostenibilità».   

A sostegno dello sviluppo intermodale del porto di Gioia Tauro, e così della sua ulteriore crescita, Agostinelli ha individuato anche la scelta del terminalista Automar Spa, che gestisce il trasbordo delle autovetture nello scalo calabrese.

«Con lungimiranza – ha spiegato – si è dotato di una propria asta ferroviaria, per permettere ai treni di giungere direttamente nell’area interna alla propria concessione. Nonostante, infatti, la crisi del settore, che vede l’Azienza, partecipata al 40% da Grimaldi, lavorare in regime di cassa integrazione al 25%, non è venuta meno la sua ferma volontà di credere nella prospettiva di Gioia Tauro e di continuare ad investire nello scalo calabrese. Si è così dotata di una asta autonoma per ricevere, via treno, le autovetture, realizzate dal marchio Stellantis, che attraverso Gioia Tauro raggiungono il mercato internazionale. Sono molto orgoglioso, quindi, di poter dichiarare che Gioia Tauro non è più solo un porto container ma anche automotive». 

Per Agostinelli, il cammino a supporto dell’incremento dei traffici intermodali dello scalo calabrese è segnato anche dalla strategica attenzione che, recentemente, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha riservato al porto di Gioia Tauro attraverso la realizzazione del cosiddetto “fast corridor”.

«Si tratta di una nuova e importante infrastruttura digitale, realizzata lungo la tratta ferroviaria di 1000 km tra lo scalo portuale di Gioia Tauro e l’interporto di Bologna. In questo modo si rafforza ulteriormente la nostra leadership a livello italiano e nel Mediterraneo, in quanto si permette alle merci di arrivare a destinazione in modo rapido e controllato. Grazie al “corridoio digitale veloce” si avrà la possibilità di trasferire la merce di origine extra Ue, in entrata in Italia attraverso il porto di Gioia Tauro, direttamente nell’hub intermodale di Bologna dove saranno effettuare le pratiche di sdoganamento».

«Saranno, così, evitati eventuali ritardi causati da colli di bottiglia generati dalla congestione delle banchine portuali delle procedure doganali. Per noi è motivo di grande orgoglio – ha concluso Agostinelli – perché quello di Gioia Tauro è il primo fast corridor che interessa un porto del Mezzogiorno ed è il più lungo finora mai attivato».

Tra gli altri elementi strategici che puntano allo sviluppo intermodale, Agostinelli ha evidenziato anche l’interesse di Anas, che realizzerà il nuovo raccordo autostradale di Gioia Tauro, collegato direttamente al porto, finanziato dai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza.  (rrm)

Gioia Tauro sempre più leader nei trasporti: arriva Fast Corridor

Si chiama fast corridor: è la nuova e importante infrastruttura digitale, realizzata lungo la tratta ferroviaria di 1000 km che si sviluppa tra lo scalo portuale di Gioia Tauro e l’interporto di Bologna. È un’iniziativa che rafforza ulteriormente la leadership del porto calabrese a livello italiano e nel Mediterraneo, in quanto permette alla merce di arrivare a destinazione in modo rapido e controllato. 

Grazie al “corridoio digitale veloce” si avrà la possibilità di trasferire la merce di origine extra Ue, in entrata in Italia attraverso il porto di Gioia Tauro, direttamente nell’hub intermodale di Bologna dove saranno effettuare le pratiche di sdoganamento. Saranno, così, evitati eventuali ritardi causati da colli di bottiglia generati dalla congestione delle banchine portuali delle procedure doganali.

Quello di Gioia Tauro è un accordo particolarmente rilevante, perché è il primo fast corridor che interessa un porto del Mezzogiorno ed è il più lungo finora mai attivato. Ad oggi, sul territorio nazionale sono attivi 22 fast corridor, 15 ferroviari e 7 su strada, coprono una rete di oltre 5mila chilometri e movimentano circa 20mila container all’ anno. Tutti nelle regioni del Nord, coinvolgono i porti di Genova, La Spezia e Ravenna con i terminal interni di Rivalta Scrivia, Melzo, Padova, Rubiera, Marzaglia e Bologna. Ora si aggiunge lo scalo portuale calabrese.

In linea con gli standard europei, il gateway ferroviario di Gioia Tauro è stato realizzato dall’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, che lo ha progettato, costruito e collaudato. Si tratta di un’opera pubblica considerata strategica, realizzata in soli quattro anni, con una spesa per la parte pubblica di poco più di 19 mln di euro su 20 preventivati, che offre un asset da sempre mancante nel porto calabrese. Occupa una superficie di 325 mila metri quadrati, con una lunghezza complessiva dei nuovi binari pari a 3.825 metri ed aste da 825 metri ciascuna, che consentono di fare partire convogli di lunghezza pari a 750 metri. 

Oggi, collegato agli hub intermodali di Nola, Bari, Bologna e Padova gestisce, tra arrivi e partenze, nove coppie di treni al giorno. Con lo sguardo ai dati statistici, nel primo semestre del 2022 sono stati registrati 423 convogli, con una stima previsionale di 900 treni a fine anno. Si tratta di un risultato importante che determinerà, tramite avviso pubblico, l’individuazione del gestore unico di manovra. 

Come da cronoprogramma, nel 2023, il numero di treni in arrivo e in partenza nello scalo di Gioia Tauro avrà un ulteriore aumento, che amplificherà il ruolo dello scalo calabrese da piattaforma di transhipment ad hub intermodale, in linea con le politiche perseguite dal Governo nella promozione del trasporto delle merci con modalità più sostenibili. 

Ad opera dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che a Gioia Tauro è guidata da Giorgio Pugliese, l’attuale operazione è frutto, anche, di una strategica sinergia che ha visto coinvolti la società Medlog Italia, gestore del viaggio e di proprietà del gruppo Msc di Gianluigi Aponte. Dal gateway ferroviario, realizzato dall’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, guidata da Andrea Agostinelli, parte la tratta ferroviaria che termina presso il nodo logistico di destinazione della società Terminali Italia, del Gruppo FS che, a Gioia Tauro, è altresì coinvolta nello sviluppo del collegamento tra il nodo ferroviario interno al porto e la stazione nazionale di Rosarno. 

Il presidente dell’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, Andrea Agostinelli, ha espresso grande soddisfazione per l’attenzione che l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, guidata dal professor Marcello Minenna, ha riservato allo scalo calabrese, attraverso la realizzazione del cosiddetto fast corridor. 

Intermodalità Porto di Gioia Tauro, Automar spa si dota della propria asta ferroviaria

Il termalista Automar Spa che gestisce il trasbordo delle autovetture nello scalo calabrese, si è dotato di una propria asta ferroviaria, per permettere ai treni di giungere direttamente nell’area interna alla propria concessione. 

Così, l’ultimo miglio della piena intermodalità del porto di Gioia Tauro è compiuto, con l’ingresso del primo convoglio ferroviario, carico di furgoni, si inaugura la piena infrastrutturazione del porto, completamente collegato al mercato interno.  

Si tratta, infatti, di un’infrastruttura considerata indispensabile da Automar, che riceve via treno le autovetture, realizzate dal marchio Stellantis, che attraverso Gioia Tauro raggiungono il mercato internazionale. 

Nonostante, infatti, la crisi del settore, che vede l’Azienza, partecipata al 40% da Grimaldi, lavorare in regime di cassa integrazione al 25%, non è venuta meno la sua ferma volontà di continuare ad investire nello scalo calabrese. 

È stato un lavoro di squadra, portato avanti anche da RFI e dall’azienda Ventura, che hanno chiuso il cantiere in tempi record. 

Allo stesso tempo, dotandosi di una propria infrastruttura ferroviaria, Automar ha così reso libera l’area, datale in uso da MedCenter Terminal Container che ora potrà agevolmente riutilizzarla e procedere alla sua manutenzione. 

Per il porto di Gioia Tauro si tratta di un percorso importante di sviluppo verso la sua piena intermodalità, che vedrà giungere un programmato numero di treni nel corso delle prossime settimane. 

Ma per chiudere il cerchio della fattiva collaborazione tra pubblico e privato, e al fine di garantire un’ulteriore efficienza delle operazioni ferroviarie dello scalo portuale, il presidente dell’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, Andrea Agostinelli, lancia l’invito a RFI affinché possa completare celermente i lavori di elettrificazione e manutenzione del raccordo ferroviario di San Ferdinando, che collega lo scalo alla rete nazionale di Rosarno. (rrc)

MEZZOGIORNO, STRATEGIA FALLIMENTARE
TOLGONO AL SUD PER LE REGIONI RICCHE

di GIOVANNI MOLLICA – Negli ultimi giorni, Calabria.live, ha ospitato una perfetta rappresentazione dell’incapacità di questo Governo di comprendere l’urgenza di cambiare la pluridecennale e fallimentare strategia adottata per interrompere il degrado sociale ed economico dell’estremo Sud e la perdita di competitività del Paese.

Lo spunto iniziale è venuto dall’articolo nel quale Roberto Di Maria stigmatizzava lo spreco di denaro pubblico derivante dal velleitario tentativo di ristrutturare la Logistica del glorioso porto di Genova, al fine di renderlo competitivo con gli scali del Mare del Nord.

Gli addetti ai lavori non condizionati da interessi diretti sanno bene che la Lanterna ha ormai ben poco da offrire al Paese. 

Doveroso modernizzarne le dotazioni, ma aspettarsi che possa produrre ricchezza analoga a quella di altre realtà mediterranee e anseatiche è una pericolosa illusione. O uno studiato inganno. Serve solo a togliere risorse a Gioia Tauro, Augusta e Taranto che rappresentano il vero futuro del Paese.

A tale riflessione si sono contrapposte le dichiarazioni del Ministro Giovannini che, al Meeting di Rimini, ha ribadito la validità del modello di portualità nazionale fondato sugli scali liguri e dell’Alto Adriatico. 

L’ottusa protervia del Ministro nel sostenere un’idea di sviluppo vecchia e ampiamente fallita non è passata inosservata: sia il direttore di Calabria.live, Santo Strati, che il segretario della Uiltrasporti Calabria, Giuseppe Rizzo, hanno contestato con durezza le parole di un ministro che mostra di ignorare il ruolo della Logistica nel mondo globalizzato, ma anche temi come la coesione nazionale e la Questione meridionale. 

Il che è ancora più grave. Triste dimostrazione della totale e acritica adesione alla stantia teoria del trickle down (gocciolamento) che concentra sulla parte ricca del Paese più risorse possibili nella convinzione che anche la parte povera, in qualche modo, ne trarrà beneficio. Quel “Put the money where the mouth is” (metti i soldi dove c’è la bocca) di thatcheriana memoria, espressione di un’iniqua cultura ultra liberista che tante ingiustizie ha causato nel mondo. Respinta da leader come Xi Jinping e Biden e in contrasto con le direttive europee sulla politica di coesione per uno sviluppo sostenibile, equilibrato e inclusivo. 

È veramente incomprensibile come Draghi, europeista per antonomasia, accetti senza reagire esternazioni che contraddicono platealmente il suo meritorio impegno. 

Spiace anche il prudente silenzio elettorale della Cgil e, soprattutto, della Cisl il cui segretario confederale, Luigi Sbarra, da calabrese, avrebbe dovuto reagire di fronte a quest’ennesima mortificazione dell’estremo Sud. 

Alle suddette denunce si è aggiunto – il 28 agosto, sempre su Calabria.live –  l’articolo di Pietro Spirito che, dando al tema un’interpretazione ancora più ampia, ha deplorato l’inadeguatezza del governo e delle forze politiche nell’affrontare un tema che determinerà gli assetti economici planetari dei prossimi decenni. 

Una mancanza di attenzione figlia di una visione della Logistica a trazione settentrionale sostenuta da forze politiche inadatte a guidare il Paese intero.

A questa situazione quasi disperata, si aggiungono i limiti della classe politica meridionale che, invece di coalizzarsi verso obiettivi comuni – neanche il leader di partito più ignorante può oggi credere che la Logistica e le sue derivazioni possano essere concepite su scala locale e non su modelli sovraregionali se non euromediterranei –, preferisce tentare di arraffare un consenso locale fragile quanto transitorio.

Sul quali moderne teorie di Economia dei Trasporti – e/o realtà di consolidato successo -, il ministro basi le sue balorde ricette non è dato sapere. Certo è che è ignora sprezzantemente l’autorevolissima schiera di tecnici, economisti ed esperti che hanno elaborato e continuano a divulgare solidi programmi neo meridionalisti che, oltre a uno sviluppo equilibrato e sostenibile, favoriscono quella coesione che, incredibilmente, sembra essere il meno importante obiettivo dei governi italiani.

È ormai evidente che avere Giovannini come interlocutore è assolutamente inutile. Resta la speranza di suscitare l’attenzione del Premier, ultima dea per un Meridione il cui voto potrebbe dare risultati inattesi. 

Come nel 2018. Se ciò accadesse, si può essere sicuri che alcuni partiti accuseranno i cittadini del Sud di “avere sbagliato a votare”. (gmo)

Porti di Gioia Tauro, d’Ippolito (IC): No al campanilismo elettoralistico

Il deputato di Impegno CivicoGiuseppe d’Ippolito, ha ribadito che «il Porto di Gioia Tauro è un’eccellenza della Calabria, per la sua organizzazione e gestione, per l’imponente movimento delle merci e per lo sviluppo straordinario che ha avuto negli ultimi anni».

Per d’Ippolito, infatti, «il porto di Gioia Tauro non corre alcun pericolo, soprattutto perché sta dimostrando di essere infrastruttura strategica per la Calabria, il Mezzogiorno e l’intero Paese. Il ministro Giovannini, che è un tecnico, ha espresso delle posizioni personali. Non bisogna dimenticare che la politica, me compreso, ha prodotto fatti concreti, decidendo di investire ingenti risorse e di realizzare interventi fondamentali per la crescita della struttura portuale di Gioia Tauro, anche con l’alta velocità ferroviaria per il trasporto delle merci lungo la linea adriatica».

«Come rappresentanti parlamentari della Calabria – ha concluso D’Ippolito – dobbiamo continuare il lavoro intrapreso, nella piena consapevolezza che i campanilismi elettoralistici non servono a nessuno e che il porto di Gioia Tauro è centrale per l’economia calabrese, l’occupazione, l’indotto e la lotta alla criminalità organizzata, che prospera nei territori poveri e privi di lavoro e, al contrario, perde ossigeno e forza laddove, come nell’area portuale in questione, esiste indubbia capacità che genera progresso collettivo». (rp)

L’assessore Minasi: Ministro Giovannini chiarisca la sua posizione sul porto di Gioia Tauro

L’assessore regionale alle Politiche Sociali, Tilde Minasi, ha chiesto al ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, di chiarire se, quella espressa al Meeting di Rimini sul Porto di Gioia Tauro è una posizione personale o «espressione di un’idea o un progetto pensato da chi lo ha chiamato a presiedere l’importante Dicastero».

Nel corso della kermesse, infatti, il ministro ha dichiarato che, secondo lui, il Porto di Gioia Tauro vada tagliato totalmente fuori dalla direttrice del trasporto merci italiano. Fare approdare in Calabria i container destinati al centro e nord Europa è, per lui, un “non-senso a causa dei costi, a fronte dell’ipotesi di arrivare direttamente a Genova e a Trieste.

«Evidentemente per Giovannini, Ministro della Repubblica Italiana – ha detto Minasi – il Meridione è un’inutile e, appunto, costosa appendice da bypassare anche via mare, l’Italia è rappresentata solo dal centro-nord e le eccellenze che, invece, il Sud e la Calabria offrono, sono un orpello superfluo».

«E pensare che il panel al quale partecipava Giovannini era dedicato al Mediterraneo – ha proseguito l’assessore – quel Mediterraneo nel quale proprio Gioia Tauro si pone al centro, potendo godere per natura di una collocazione strategica e di caratteristiche morfologiche che rendono il suo Porto un’infrastruttura unica in Italia ed Europa. Che cosa è stato per lui ad esempio del corridoio Berlino-Palermo, nel quale proprio Gioia Tauro è uno snodo fondamentale?».

«È questa la considerazione che il Ministro di un ramo cruciale dell’Amministrazione statale riserva al nostro territorio? La successiva precisazione da parte del Ministero – ha detto ancora Minasi – non cambia la sostanza: il suo pensiero è stato molto chiaro e, come rappresentante istituzionale calabrese, per di più candidata alle prossime elezioni proprio nel collegio in cui Gioia rientra, ho il dovere di oppormi con fermezza a questa visione in cui la nostra Calabria viene, ancora una volta, emarginata da pezzi importanti dello Stato».

C’è però anche un altro intervento su cui l’Assessore Minasi si sofferma, quello del segretario generale Uil-Trasporti Calabria, Giuseppe Rizzo, che, nello stigmatizzare lo scivolone del Ministro, lamenta la disattenzione dei partiti nazionali verso il Sud, eccezion fatta – a suo dire – per Azione di Calenda.

«Evidentemente il segretario Rizzo – ha detto ancora – non ha avuto modo di leggere il programma della Lega, che dedica un intero capitolo, alle pagine 132-134, al Sud, nella convinzione che se “cresce il Mezzogiorno, cresce l’Italia”, con tutta una serie di proposte per combatterne lo spopolamento, incentivare la permanenza dei giovani nelle loro terre d’origine, favorire gli insediamenti industriali, fiscalità di vantaggio, agevolazioni, federalismo amministrativo finalizzato alla responsabilizzazione degli enti locali e importanti investimenti per infrastrutture, tra cui proprio i Porti».

«In tutto il suo programma, d’altronde – ha detto ancora – la Lega propone misure di cui anche il Sud beneficerebbe ampiamente e, tra queste, proprio in tema di valorizzazione dei trasporti marittimi, ad esempio la nascita di un Ministero o un sottosegretario al Mare, che si occupi specificatamente di questi temi».

«Gioia Tauro, dunque, e in generale le infrastrutture calabresi – ha detto ancora Minasi –  sono al centro della nostra attenzione, e lo abbiamo peraltro già dimostrato con i provvedimenti a cui da tempo si sta dedicando il Sottosegretario Morelli per strade, autostrade, Alta Velocità e snodi ferroviari all’interno di Aeroporti e Porti. In proposito, anzi, lo stesso programma leghista mira ad attuare il piano Rfi per l’“ultimo miglio ferroviario”, ovvero il collegamento alla rete ferroviaria di 26 porti italiani, attraverso 19 interventi da 230 milioni di euro, finanziabili con il Pnrr e il Fondo complementare».

«Posso, quindi, facilmente e fortemente smentire, per parte nostra, con dati e fatti alla mano – ha concluso l’assessore – il nostro presunto disinteresse per il territorio calabrese e, anzi, garantire, proprio in questa campagna elettorale, che il nostro impegno per lo sviluppo della Calabria sarà certo e totale». (rrc)

IL “NON SENSO” DEL MINISTRO GIOVANNINI
QUALCUNO GLI SPIEGHI COS’È LA LOGISTICA

di SANTO STRATI – Giusto qualche giorno fa abbiamo fatto presente l’assurdità di concentrare gli investimenti per il traffico merci del Mediterraneo su Genova e Trieste, ma siamo costretti ora a registrare anche le “insensatezze” del ministro Giovannini responsabile dei Trasporti e delle Infrastrutture, senza riuscire a trattenere un attacco di  bile (a nome e per conto dei calabresi che farebbero bene ad arrabbiarsi sul serio, quando andranno a votare).

«Non possiamo – ha detto il ministro parlando al panel del Meeting di Rimini Mare Nostrum: il Mediterraneo, nuovo nodo di connessioni –  pensare all’Italia semplicemente come a una piattaforma logistica di arrivo delle merci perché essere una piattaforma in cui le merci passano per andare altrove lascia un valore limitato sui territori. In quest’ultimo anno e mezzo abbiamo immaginato l’Italia come un luogo di trasformazione e di partenza, non solo di arrivo, delle merci, il che richiede un cambiamento di ottica molto importante, che spiega il forte investimento sui retroporti, dove potrebbero installarsi imprese che tornano a produrre in Europa, seguendo la tendenza al reshoring indotto dalla pandemia e dalle tensioni geopolitiche» E ha aggiunto: «Pensare che le merci arrivino in Sicilia o Gioia Tauro e poi continuino a viaggiare per tutta l’Italia in treno, per poi proseguire verso la Germania e i Paesi del centro Europa, a fronte dell’ipotesi di arrivare direttamente a Genova e a Trieste, è un non-senso a causa dei costi. Ben diverso, ed è quello che stiamo facendo con gli investimenti senza precedenti sulla portualità, è potenziare le diverse specificità dei porti, dove l’Italia ha grandi opportunità, come mostra anche Gioia Tauro per il cosiddetto reshipping». Qualcuno spieghi, per favore a Giovannini (che, grazie a Dio, dopo il 25 settembre lascerà la poltrona) cos’è la logistica e qual è la logica dei costi nel campo dei trasporti.

L’ammiraglio Andrea Agostinelli, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio che guida il Porto di Gioia Tauro, interpellato da Calabria.Live minimizza lo “scivolone” verbale e, fa notare come nel suo intervento a Rimini, subito dopo il ministro, abbia potuto mettere in evidenza l’importanza di Gioia e il suo costante sviluppo oltre a quello prossimo degli altri porti calabresi in grande crescita. Rettificando sostanzialmente – aggiungiamo noi – l’infelice dichiarazione di Giovannini (che poi il Ministero ha cercato di correggere). Le parole, a volte, sfuggono per superficialità (o per lapsus involontari), però a volte sono indicative di un certo modo di pensare. Ed è inutile negare l’evidenza che c’è in atto una forte coalizione di interessi per tarpare le ali allo sviluppo del Mediterraneo puntando sulla centralità di Gioia Tauro.

Sembra di ripercorrere gli anni Novanta, dice il segretario generale di Uil-Trasporti Calabria Giuseppe Rizzo – «quando il Porto di Gioia Tauro era destinato a diventare il più grande porto di scambio marittimo-ferroviario, in alternativa all’asse Amsterdam-Barcellona, alla fusione Tirrenia-Fs e alle promesse politiche degli anni precedenti. Grandi progetti che facevano invidia e davano fastidio a molti. Difatti, il fuoco amico non tardò ad arrivare. L’allora Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti della Repubblica Italiana on. Burlando, veniva intercettato mentre si rivolgeva all’Amministratore Delegato di Ferrovie dello Stato, con queste parole: “Se fai partire un solo treno da Gioia Tauro ti caccio!”.
Oggi, la storia si ripete con il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti della Repubblica Italiana Giovannini che con molta probabilità non conosce la geografia o ha fatto quelle dichiarazioni per motivi a noi incomprensibili».

Rizzo invita il ministro a «venire in Calabria al porto di Gioia Tauro, a  spiegare alle migliaia di famiglie che vivono di porto, il perché di quelle dichiarazioni, dove si  esclude Gioia Tauro dal sistema di mobilità delle merci. Inoltre, sarà occasione anche di illustrare al Ministro le potenzialità dello scalo».

«Voglio ricordare a me stesso – scrive in una nota il segretario generale di Uil.-Trasporti Calabria, Rizzo – che,  Gioia Tauro non è nuova a questi tradimenti o scippi (corridoio Berlino-Palermo, Zes e Green Ports) perpetrati da chi è delegato a rappresentare i problemi del Paese compresa la Calabria e, considerato che con molta probabilità oltre all’onorevole anche i politici Calabresi (visto il silenzio) non conoscono Gioia Tauro, mi permetto di descrivere qui di seguito le reali potenzialità sintetizzate solo in alcuni punti dello scalo Calabrese, nonostante il continuo attacco proveniente dal fuoco amico:

Gioia Tauro è unico nel suo genere in Italia e nel Mediterraneo sia per la posizione geografica che la proietta al centro del Mediterraneo sia per le dimensioni del porto.

Il porto vanta una profondità di circa 18 mt con una lunghezza di circa 4 km X 300 mt di larghezza, accompagnati da 180 ettari di piazzale. 

Gioia Tauro anche come rete ferroviaria rappresenta la via più veloce per raggiungere i mercati del Nord. La gestione di traffico intermodale sia nave/ferro che ferro/gomma, ha  permesso di creare un business attraverso la realizzazione di un gateway ferroviario con binari da 750 metri di lunghezza che potranno lanciare treni merci di ultima generazione. 

Gioia Tauro oggi movimenta circa 3,7 milioni di TEUS con una proiezione (rallentata dalla pandemia) di circa 6 milioni di TEUS nel breve periodo».

Quindi – conclude Rizzo –, «caro Ministro, se non si ha una sana visione sistemica ed integrata per lo sviluppo della logistica della nostra nazione e accettare la competitività come valore aggiunto, si rischia di promuovere territori con grosse limitazioni naturali e geografiche a discapito di eccellenze come il porto di Gioia Tauro sottovalutato e sottoutilizzato a danno dell’intero Paese chiamato Italia».   

È evidente che la campagna elettorale si gioca anche sull’assegnare priorità (inutili) ai porti del Nord, cercando di mortificare le potenzialità di quelli del Mezzogiorno. La parola Sud, come si vede scorrendo i programmi elettorali presentati da partiti e coalizioni, non è proprio al centro del dibattito. All’infuori di Azione, gli altri affrontano il tema con colpevole sufficienza.  Calenda, oggi alleato con Renzi, almeno riconosce in un capitolo apposito il rischio rappresentato dall’Autonomia differenziata tanto cara a Salvini e company: «Il Mezzogiorno è stato storicamente indebolito da un sistema di interventi sociali parametrati sulla spesa storica e non su indicatori socio-demografici. Con il Governo Draghi si è invertita questa tendenza, garantendo un riequilibrio in particolare rispetto agli asili, agli studenti con disabilità e ai servizi sociali. Si tratta di misure da confermare e potenziare anche in chiave economica, per accrescere il tasso di occupazione femminile e rendere il sistema produttivo del Sud più competitivo e attrezzato. Questo processo di riequilibrio deve essere completato su tutti gli altri capitoli della spesa sociale». E sulla portualità dedica qualche riga alle Zes (senza, però, mai citare Gioia Tauro, perché forse non sa neanche dov’è): «L’Economia del Mare incide nel Mezzogiorno per il 4,4% sul valore aggiunto, per il 5,7% degli occupati e per il 4,6% del totale delle imprese. Tutti questi dati sono superiori alla media nazionale.Bisogna creare una rete dei porti presenti nelle regioni meridionali, mettendoli a sistema grazie a una cabina di regia, e valorizzare in particolare le opportunità di crescita e di investimenti nazionali e internazionali offerte dalle ZES (Zone Economiche Speciali). Devono essere realizzati i collegamenti di ultimo miglio tra le aree portuali alla rete ferroviaria, in linea con il PNRR. Questo consentirà di migliorare l’efficienza nella distribuzione delle merci, con particolare attenzione alla filiera agroalimentare e farmaceutica».

Che agli altri partiti interessi poco il Mezzogiorno sembra incontrovertibile. E le dichiarazioni di Giovannini a Rimini ne sono la conferma, anche se poi, con una nota fatta circolare dal Ministero, il Ministro ha cercato di attenuare il senso della infelice dichiarazione. Viene segnalato che il ministro a Rimini «ha sottolineato le grandi potenzialità di crescita del porto, il quale è oggetto di forti investimenti sia per gli aspetti legati alle strutture portuali e a quelle retroportuali, sia per i collegamenti ferroviari che consentiranno al porto di accrescere il flusso di merci trattato. Nel corso del dibattito, al quale ha partecipato anche il presidente dell’Autorità portuale Andrea Agostinelli  il ministro – prosegue la nota del ministero -ha semplicemente sottolineato che l’obiettivo del Paese non può essere solo quello di aumentare il flusso di merci che attraversa l’Italia per raggiungere altri Paesi europei, ma di potenziare la produzione che si svolge sul territorio nazionale, anche nei retroporti, in modo da rafforzare le esportazioni che partono dagli scali italiani, tra cui Gioia Tauro. Gli investimenti sull’intermodalità – specialmente ferroviaria – che stanno interessando numerosi porti, tra cui quello di Gioia Tauro, grazie ai finanziamenti del Ministero sostengono fortemente questa strategia e i recenti dati riguardanti lo scalo calabrese testimoniano la correttezza di questo approccio, già evidenziato nel corso della visita del Ministro al porto del marzo scorso. Sono quindi prive di ogni fondamento le interpretazioni che, estrapolando una semplice frase da un ampio intervento, attribuiscono al Ministro una volontà di penalizzare il porto di Gioia Tauro a favore di altri scali».

Ne prendiamo atto, dando per scontato che, come al solito, sono i calabresi che non capiscono il senso delle dichiarazioni di un Ministro. L’invito della Uil Trasporti calabrese, a questo punto, dev’essere, però, assolutamente accolto da Giovannini se vuole autoassolversi: venga a spiegare a Gioia Tauro il “non-senso” dell’utilizzo di un Porto centralissimo e in grado di rilanciare l’economia del mare di tutto il Mediterraneo, senza creare disagi a Genova a Trieste (già incredibilmente scelti per la Via della Seta, anche se inadeguati per il loro posizionamento) che hanno santi protettori che di danno da fare a mantenere in vita il diktat (lontano, ma ancora efficace…) di Burlando. (s)

DA SEMPRE TRASCURATI I PORTI DEL SUD
SI DIMENTICA GIOIA E S’INVESTE SU GENOVA

di ROBERTO DI MARIA – C’è un assioma che i governi italiani mostrano di condividere da anni: i porti del Meridione, semplicemente, non esistono. Non esiste Gioia Tauro, con i suoi 5 km di banchine, fondali adatti a navi da 20 mila TEU e il suo vasto retroporto inutilizzato; non esiste Augusta (10 km di banchine e i fondali più profondi del Mediterraneo) e nemmeno Taranto. Questi porti – e tanti altri – non esistono semplicemente perché mancano collegamenti efficienti con la rete stradale e ferroviaria europea. E non si vogliono realizzare, pur se richiedono risorse molto inferiori di quelle destinate a Genova e consentirebbero traffici competitivi con tutti gli scali del Northern Range messi insieme.

E la conferma viene dagli ultimi intendimenti relativi all’utilizzo dei fondi del PNRR: fare di Genova il “cuore logistico dell’Europa”. La grande stampa economica ha magnificato lo sforzo economico e infrastrutturale – Terzo Valico, Gronda, Nuova diga foranea – che lo Stato sta compiendo per battere la concorrenza di Rotterdam e Anversa. Ma è una
missione impossibile.

A parte la raffinata logistica, che affida all’informatica e all’elevata meccanizzazione, la movimentazione dei milioni di container in transito, i porti del Mare del Nord hanno, rispetto a quello ligure, un vantaggio territoriale incolmabile: sono in aperta pianura, al centro di una fitta rete di fiumi navigabili, strade e ferrovie che consentono di trasferire rapidamente le merci in tutta Europa. La sola Rotterdam, nei suoi 3.600ha di piazzali, ha gestito 15,3 milioni di container.
Più di tutti i porti italiani messi insieme.
Senza questa velocità di smistamento, le merci si accumulerebbero per settimane sui suoi 100 km di banchine.
Genova, invece, soffre da sempre di una condizione geomorfologica asfittica: le montagne a ridosso del mare la stringono in spazi limitatissimi. Può contare soltanto su 1,6 km di banchinamenti e 100ha di aree di movimentazione in grado di farle sfiorare, nel 2021, i 2,6 milioni di pezzi (Ports of Genova, Report Traffici Q4 2021). Tutti provenienti da navi di dimensione più ridotte rispetto alle portacontainer oceaniche, che “toccano” Rotterdam, Anversa e Amburgo ma non attraccano nel porto ligure. Il problema più grave – a parer nostro insolubile – è però rappresentato dalla capacità e dalla velocità di smistamento. Quella attuale è di 30 treni al giorno. Il Terzo valico (in esercizio, forse, nel 2024), consentirà di raddoppiarla, trasferendo non più di 1,5 milioni di TEU – 66 TEU per convoglio x 6 treni/h (!!) x 16 h/giorno (!!) x 250gg l’anno (?) – verso il retroporto di Alessandria, al di là degli Appennini.
Volumi irrisori rispetto alla sola Rotterdam.
Tant’è che già qualcuno, sventolando ipotetici 300 mila nuovi posti di lavoro, propone la realizzazione di un secondo “BRUCO” (Bi-level Rail Underpass for Container Operations), dopo che il primo, inattivo da vent’anni, è stato smantellato. Consentirebbe la “toccata” di navi da 15 mila teu – ma già navigano quelle da 25 mila -, lunghe 350m e larghe 100, che richiederebbero l’allargamento del canale che conduce all’ormeggio. Ulteriore follia finalizzata a evitare la soluzione più favorevole all’intero Bel Paese: una portualità distribuita tra le decine di porti italiani. Vocazione naturale per chi vanta 8 mila km di coste.
Intanto è scoppiato lo scandalo della nuova diga foranea con le clamorose dimissioni del Project Manager (supervisore globale) che ha denunciato costi e tempi reali doppi o tripli rispetto alle stime: “ci vorranno almeno 2 miliardi di euro e 15 anni di lavori”.
La notizia è passata sotto silenzio e si è andati avanti come se nulla fosse, con la gara di appalto – d’importo pari a “soli” 929 milioni di euro – deserta, adeguamento della base d’asta ai costi reali e ripartenza della procedura.
Ricapitoliamo. L’operazione Genova prevede: Terzo Valico, Diga foranea e Gronda per un totale di almeno 13 mld. Obiettivo: arrivare, se va bene, a un quarto della movimentazione della sola Rotterdam. Se aggiungiamo almeno un paio di miliardi per il BRUCO, arriviamo a meno di metà ma già circolano esaltanti analisi costi-benefici basati appunto sull’idea di perseverare a ignorare i porti del Meridione. Gioia Tauro, prosegue per conto suo, macinando utili e crescendo ugualmente, tra il disinteresse dell’esecutivo: se si attivassero i collegamenti e si utilizzasse adeguatamente il retroporto sarebbe ovviamente tutta un’altra storia. Altro che Genova… (rdm)

Occhiuto: Se vince Centrodestra chiederò di realizzare il rigassificatore di Gioia Tauro

«Se il centrodestra dovesse vincere le elezioni chiederò al prossimo ministro competente di puntare sul rigassificatore che Sorgenia e Iren sono pronti a costruire, facendola diventare un’opera strategica per il Paese». È quanto ha dichiarato il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, in una intervista a Il Giornale.

«Dentro l’area di Gioia Tauro – ha ricordato il Governatore – diventata una Zona economica speciale, realizzeremo anche una piastra del freddo per un grande polo dell’agroalimentare e raddoppieremo le capacità dell’attuale termovalorizzatore”, sottolinea il governatore azzurro. “Non ci sono opere strategiche in Calabria previste dal Pnrr».

«Ho chiesto alle Ferrovie di accelerare sulla dotazione infrastrutturale – ha informato Occhiuto –. Sul tavolo ci sono 30 miliardi, ma sono interventi che non si faranno entro il 2026. Ma qui nel Mezzogiorno il paradigma dello sviluppo è cambiato. I Paesi del Mediterraneo cresceranno più di quelli dell’Europa, e la Calabria non vuole essere da meno».

Sulla depurazione, Occhiuto ha ribadito il suo impegno sul tema, ricordando come si è iniziato a lavorare «a novembre e non a giugno come si faceva gli scorsi anni».

«Su questo tolleranza zero – ha ribadito – ma il problema del trattamento dei fanghi non si supera in sei mesi. Ci saranno sempre meno rifiuti per strada, ogni calabrese spendeva 320 euro per spedirli in Svezia, la gestione accentrata ci porterà un risparmio consistente, dimezzando i costi. E anche sugli incendi boschivi, dopo la brutta esperienza degli anni scorsi, abbiamo messo in campo una task force, tra droni, Protezione civile, forestali e associazioni: adesso i piromani li becchiamo con le mani nella marmellata».

Questione sanità. «In nove mesi – ha spiegato Occhiuo – abbiamo riaperto tre ospedali – Cariati, Trebisacce e Praia a Mare – ripreso ad assumere, avviato l’efficientamento dell’emergenza-urgenza, approvato una riforma grazie alla quale adesso anche in Calabria abbiamo, come in tante altre realtà, un’azienda sanitaria unica regionale che gestisce e coordina il lavoro delle Asp e delle Ao».

«Abbiamo tanti problemi da risolvere – ha concluso – ma anche tante eccellenze: medici e infermieri che quotidianamente fanno i salti mortali per assicurare i servizi ai cittadini». (rrm)