Pasquale Imbalzano: Non si deve ‘sopprimere’ il posto di Polizia di Frontiera al Porto di Gioia Tauro

Pasquale Imbalzano, già consigliere comunale di Reggio Calabria, ha chiesto la mobilitazione di tutta la politica, anche parlamentare, affinché non venga soppresso l’ufficio di Polizia di Frontiera Doganale al Porto di Gioia Tauro.

«Sul Porto di Gioia Tauro – ha detto – una delle poche vere risorse della Calabria, in una fase in cui tutte le   forze  politiche e sindacali  sono chiamate a battersi per consolidare gli ancora  timidi  segnali di rilancio definitivo della struttura portuale, anche attraverso l’attivazione del Gateway ferroviario, non ci possono essere defezioni  di sorta».

«Ed appare, quindi improvvido, se fosse confermato – ha aggiutno – l’orientamento del Ministero competente a rimodulare – sopprimere l’attuale Ufficio di Polizia di Frontiera Doganale, accorpandolo con il locale Commissariato di Ps di Gioia Tauro. Sarebbe una grave iattura, che rischierebbe di contribuire seriamente ad invertire la positiva tendenza registrata, con alti e bassi, nell’ultimo anno, mentre al Porto di Genova vengono destinati imponenti investimenti per circa un miliardo di euro, con l’obiettivo dichiarato di rafforzarne il ruolo, anche a discapito della nostro  hub marittimo».

«Su questo pericolo incombente – ha detto ancora Imbalzano – chiediamo una mobilitazione di tutta la politica, anche a livello parlamentare,  consapevoli che un porto che rimane il più grande terminal commerciale  del Mediterraneo, uno dei più grandi d’Europa, uno dei pochissimi capaci di fare attraccare le nuove grandi navi transoceaniche con una capacità di oltre 20.000  container, grazie ai suoi fondali a meno 18 metri, vada rafforzato,   coscienti come siamo che il futuro della Provincia di Reggio e della Calabria passa dall’incremento dei suoi traffici e dallo sviluppo delle attività che ci auguriamo possano insediarsi a breve nella vasta Zona Economica Speciale del retro porto».

«Per questo – ha spiegato – abbiamo raccolto il grido di allarme dei giorni scorsi della UilTrasporti. Dopo la rilevazione da parte di Mcs  della totalità della partecipazione societaria della Medcenter e gli investimenti programmati per 100 – 140 milioni di Euro da parte del Gruppo Aponte  per il rinnovamento progressivo delle macchine operatrici presenti sui piazzali, a partire da 40 straddle carrier (carrelli trasporto  container) e di sei nuove gigantesche gru, per agevolare sia l’aumento delle ore lavorative che del numero delle navi in arrivo, vi sono tutte le condizioni per rafforzare l’attuale positiva tendenza».

«Per questo – ha detto ancora – non si giustifica in alcun modo la ventilata ipotesi  di rimodulazione , di fatto soppressione, dell’Ufficio di Polizia di Frontiera, già in sofferenza per il numero di personale ridotto nel tempo da 54 a 20 unità ed impossibilitato a garantire anche i servizi ordinari di vigilanza, di sicurezza portuale, degli accessi abusivi all’interno dell’Area Doganale e soprattutto di contrastare efficacemente i traffici illeciti».

«Al contrario – ha concluso – siamo profondamente convinti, che il Servizio vada consolidato, dotandolo di uomini e mezzi , nell’ottica dello sviluppo necessario e  possibile di un hub portuale che tutto il mondo ci invidia». (rrc)

 

Uil Trasporti Calabria: Il Commissario Agostinelli si confronti con i sindacati per il Porto di Gioia Tauro

Giuseppe Rizzo, segretario generale della Uil Trasporti Calabria, ha commentato lo sfogo recente del commissario Andrea Agostinelli, sulla situazione del Porto di Gioia Tauro.

«Più che sfogo – ha detto Rizzo – quello del Commissario Agostinelli sembra una crisi isterica dall’alto della sua nicchia raggiungibile solo per alcuni. Non comprendiamo quando parla di “responsabilità, impegno, abnegazione e visione” a cosa si riferisce e, soprattutto, a chi si riferisce. Sicuramente non ai lavoratori che da sempre in base alle stagioni: 1 (vengono citati come responsabili del futuro dello scalo) e 2 (vengono citati sia in maniera negativa che positiva del futuro dello scalo). Come Uiltrasporti, respingiamo fortemente al mittente certe affermazioni, in particolare quando si parla di procedure di raffreddamento che ingessano l’attività dell’autorità portuale».

«Inoltre – ha aggiunto – vogliamo ricordare che nonostante le molteplici richieste e altrettante riunioni convocate senza la Uiltrasporti, abbiamo sempre denunciato con forza tutte le storture che hanno caratterizzato da sempre il porto calabrese. Troviamo a dir poco strano che il Commissario invece di convocarci, si sfoghi sui quotidiani rinunciando al confronto con le Organizzazioni sindacali territoriali. Troviamo altrettanto strano, poi, che il Commissario perda l’occasione di denunciare la scelta scellerata di chiudere l’Ufficio di Polizia di Frontiera marittima. Siamo sicuri che, tra qualche anno, ci domanderemo come mai nell’area dello scalo manchi totalmente il controllo e la sicurezza delle persone e delle merci, sottolineando con la solita frase che Gioia Tauro è il porto della mafia».

«Per chi non vuol capire – ha proseguito Rizzo – siamo nuovamente sotto attacco da fuoco amico. Capiamo in parte lo sfogo del Commissario Agostinelli che, pur in maniera disordinata, lancia un grido di allarme, chiedendo al gruppo Til/Msc  di uscire alla scoperto e dicesse subito quali sono i suoi problemi. L’ultimo comunicato/denuncia (6 gennaio 2021) della Uiltrasporti parlava in maniera chiara di mancanza di relazioni sindacali, oltre a ricordare che lo scalo necessità ancora oggi di alcuni interventi: La Zes (Zona Economica Speciale) che esiste solo sulla carta e ancora non è entrata nella piena fase operativa: La piena funzionalità della piattaforma Logistica del Porto di Gioia Tauro, partendo dal Gateway Ferroviario; Lo sviluppo di sinergie e investimenti nelle aree industriali che insistono nel retroporto; Lo sviluppo reale dell’ alta velocità».

«Tutte azioni che, comunque – ha detto ancora il segretario generale della Uil Trasporti Calabria – devono trovare logica sullo stato reale di governance del porto, e valutare lo stato degli obiettivi di crescita nel suo trend d’interesse politico e sociale. Solo guardando ad un funzionale sistema competitivo nazionale e mondiale, infatti, si affrontano le criticità, ricordando a tutti che un sistema produttivo non cresce con i pannicelli caldi, occorrono progetti e programmazione e poi gioco di squadra, quello che, purtroppo, manca nella  politica calabrese, muta e silente, oltre che formata da incompetenti personaggi che stanno lasciando naufragare l’unica area di eccellenza della Calabria, a cui tutti fanno la guerra, in un becero ignorante sistema campanilistico, senza guardare al bene comune, basti leggere le osservazioni sull’ufficio regionale delle dogane». (rrc)

Porto Gioia Tauro: il sindaco Alessio contro i tentativi di delegittimazione

Il sindaco di Gioia Tauro Aldo Alessio reagisce ai tentativi di delegittimazione del Porto. In una nota stigmatizza le azioni che sono orientate a creare disorientamento e impoverire la più grande realtà della Piana.

«Prima – si legge nella nota del sindaco Alessio – il tentativo di impedire il trasferimento della sede della direzione regionale dell’agenzia delle dogane e monopoli della Calabria nel suo luogo naturale, cioè nel porto di Gioia Tauro che rappresenta oltre il 90% dell’attività doganale di sdoganamento delle merci provenienti in Calabria da tutto il mondo.

Adesso l’inserimento nello schema di decreto del Capo di Polizia-Direttore Generale della Pubblica Sicurezza che prevede la soppressione della Polizia frontaliera nel Porto di Gioia Tauro, che nel corso degli ultimi anni ha subito un notevole decremento di personale passando dalle 54 unità del 2013 alle circa 20 odierne, nonostante l’aumento dei traffici marittimi dopo che lo scalo di transhipment è passato nelle mani della MSC e quindi di Aponte.

A causa della riduzione del personale, si riscontrano oggigiorno quotidiane difficoltà nel garantire l’espletamento della totalità dei servizi ordinari, tra cui il servizio di vigilanza e sicurezza portuale che, oramai, da tempo, risulta pressoché inesistente e che negli anni passati ha contribuito notevolmente a contrastare la criminalità organizzata e i traffici illeciti.

In alcuni livelli istituzionali non è ancora entrato in testa che il porto di Gioia Tauro è un grande porto nazionale ed europeo al servizio del Paese e della Comunità Europea e che quindi va difeso e tutelato dando la giusta attenzione che merita.

Bisogna dire basta a tutti questi tentativi maldestri di delegittimare il porto di Gioia Tauro attraverso azioni che lo impoveriscono anziché potenziarlo e rilanciarlo. Per questo motivo lancio un appello alla Regione Calabria, alla Città Metropolitana, all’Autorità Portuale, ai Sindaci della Città degli Ulivi e a tutti i rappresentanti istituzionali regionali e nazionali affinché, assieme, difendiamo gli interessi della Calabria e del suo grande porto internazionale e mondiali qual’è appunto il porto di Gioia Tauro che non può più essere oggetto di impoverimento, ma bensì un importante volano di sviluppo dell’intera Calabria». (rrc)

 

Il Commissario Agostinelli: Al Porto di Gioia Tauro brusco calo dei traffici nel 2021

È stato registrato, al Porto di Gioia Tauro, un brusco calo dei traffici portuali e il dirottamento di importantissime linee di navigazione trans-oceaniche nelle prime settimane del 2021. Lo ha reso noto il commissario straordinario dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro, Andrea Agostinelli, in una lettera ai lavoratori e agli operatori dello scalo.

«Congestione delle banchine, lavori portuali cui contribuisce – ha aggiunto – anche questa Autorità, una parziale inoperatività dei mezzi meccanici ed una eccessiva lentezza delle operazioni portuali: queste le cause del momento negativo che il porto sta attraversando. Non sarà inutile ricordare come il terminalista stia rispettando alla lettera un robustissimo piano di investimenti, ed ulteriori 3 grues di ultima generazione saranno posizionate in banchina durante il 2021, e come l’Autorità Portuale stia supportando questo sforzo sotto il profilo della agibilità dei fondali e nell’adeguamento tecnico-funzionale delle banchine».

«Così come non dobbiamo dimenticare – ha proseguito – come il terminal – con l’impegno ed il sacrificio di tutti, maestranze in primis – sia rimasto operativo anche nei momenti peggiori della pandemia e non un’ora di Cassa Integrazione sia stata richiesta».

«Dobbiamo sapere – ha precisato – con assoluta chiarezza – e le circostanze di questi giorni lo confermano con durezza -, come Gioia Tauro non sia il terminal contenitori al centro del mondo dello “shipping”, e soprattutto non sia il riferimento imprescindibile per le esigenze dell’armatore, tutt’altro; altre soluzioni sono ben possibili, al di là del Mediterraneo, dove se non il costo del lavoro, la speditezza delle operazioni portuali è un fattore decisivo nelle scelte degli armatori. E lo stesso vale, a maggior ragione, anche per il terminal automobilistico, per il quale l’alternativa è anche più prossima e si chiama Salerno».

L’Autorità, spiega Agostinelli, ha «messo a disposizione del porto un nuovo gateway ferroviario, una nuova, strategica opportunità, al prezzo di inenarrabili difficoltà burocratiche, dovute a nodi irrisolti fin dai tempi della costruzione del porto e ad atavici contenziosi che stiamo faticosamente cercando di portare a soluzione con il supporto della Regione Calabria ed il dialogo con il Commissario del Corap, Consorzio Regionale per lo Sviluppo delle Attività Produttive».

«Ed abbiamo, in ogni modo ed in ogni circostanza – ha concluso – sollecitato la “politica” nazionale a sciogliere quei nodi infrastrutturali che ad oggi impediscono al porto di Gioia Tauro di esprimere e mettere a frutto la strategicità della sua posizione al centro del Mediterraneo».

Il commissario aggiunge che “fra due settimane l’impresa aggiudicataria inizierà i lavori di completamento della banchina di ponente, primo passo per l’insediamento di un polo per le riparazioni navali nel porto di Gioia Tauro, fino a 5 anni fa un sogno proibito chiuso in un cassetto”. Ma, dice Agostinelli, “è sul “capitale umano” che mi voglio conclusivamente soffermare. Se è vero che non mancano, da parte dei terminalisti e della Autorità Portuale, investimenti assai importanti e cospicui nei mezzi e nelle infrastrutture, credo che ci sia un percorso ancora da compiere sulla qualificazione e sulla valorizzazione delle maestranze. Investimenti “immateriali”, nella forma della attenzione alla “formazione” ma anche a processi finalizzati a farli sentire “comunità portuale”, la chiave a mio parere per far funzionare bene e in continuita’ il nostro porto. Noi per primi chiederemo alla Regione Calabria un indispensabile supporto per la formazione delle maestranze attualmente iscritte in Agenzia, in vista di una possibile trasformazione della Agenzia in Impresa allo spirare dei termini previsti dalla legge costitutiva della stessa. Ai lavoratori portuali ed alle organizzazioni sindacali che li rappresentano – continua – chiediamo di avere la nostra stessa visione, di sentirsi parte di un progetto che fino a due anni, fra crisi e licenziamenti, sembrava una chimera irrealizzabile e che oggi fa di Gioia Tauro un “paradosso” nazionale. Chiediamo loro impegno, responsabilità, abnegazione, assicurando loro il nostro impegno, la nostra responsabilità, la nostra abnegazione. Quel sogno oggi è davanti a noi, è il sogno antico di questo territorio. Aspetta solo – conclude – di essere tradotto in investimenti, produttività, retro-porto, ferrovia, nuovi posti di lavoro. Non perdiamo questa occasione irripetibile”. (rrc)

 

Il Porto di Gioia Tauro possibile sede della Direzione regionale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli

Il Porto di Gioia Tauro potrebbe essere la nuova sede della Direzione regionale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli della Calabria.

La sede dell’importante Ente, dunque, potrebbe tornare nel territorio reggino dopo che, nel 2018, era stata spostata a Catanzaro con la motivazione «del capoluogo di Regione. Una scelta che già all’epoca sollevò non poche polemiche tanto da portare il Ministero dell’Economia e delle Finanze a rivedere la decisione e bloccare qualsiasi tipo di spostamento» ha ricordato il consigliere regionale dei Democratici Progressisti, Antonio Billari, commentando positivamente la notizia, ribadendo che «quella di trasferire la sede a Gioia Tauro, rimanendo così l’ufficio all’interno della città metropolitana, sarebbe la soluzione più opportuna verso lo sviluppo delle piene potenzialità dell’infrastruttura portuale, essenziale per la crescita dell’intera Calabria».

Il consigliere dei Democratici Progressisti ha ricordato che, attualmente, la Direzione regionale è condivisa con la Campania, in «quanto la nostra regione fa parte della macroarea Campania-Calabria e sul territorio sono dislocati solo le sedi operative (Reggio Calabria, Catanzaro e Cosenza) che dipendono da Napoli. Nell’ottica di una rimodulazione delle sedi regionali la Calabria potrebbe staccarsi dalla Campania ed essere inserita nell’area con la Basilicata e quella della città del Porto appare la sede più naturale per ospitare la Direzione regionale, “la più idonea per sperare nel definitivo decollo dell’infrastruttura portuale».

Anche il sindaco di Palmi, Giuseppe Ranuccio, è del parere che «la ricollocazione della direzione regionale dell’Agenzia delle dogane e monopoli (Adm) della Calabria al Porto di Gioia Tauro non rappresenta solo una grande opportunità per il territorio pianigiano, ma è anche la soluzione più opportuna, oltre che l’unica strada percorribile verso lo sviluppo delle piene potenzialità del porto, essenziale per la crescita dell’intera Regione».

«Come correttamente evidenziato da più parti – ha aggiunto – Gioia Tauro e il suo porto sono oggi la porta d’ingresso al mediterraneo, e uno snodo nevralgico per l’intero paese, collegato alla rete internazionale dei trasporti. Ritengo pertanto assolutamente retorico immaginare una soluzione diversa da Gioia Tauro per la collocazione nella sede portuale dell’Adm, specie considerando che l’esazione riscossa dall’Adm proveniente dal Porto di Gioia Tauro è pari al 90% dell’intera Calabria.
Per tali ragioni, la levata di scudi contro lo spostamento della sede dell’Adm è comprensibile ma fuori luogo».

«È inevitabile – ha concluso –che le ragioni di buon senso impongano di localizzare l’attività dell’Adm laddove vengono sdoganate merci provenienti da tutto il mondo. Oltre ad essere la soluzione più logica, lo spostamento dell’ufficio nella città tirrenica costituisce anche una soluzione di assoluto profitto, non ad appannaggio esclusivo del territorio pianigiano, ma di tutta la Regione».

Per il consigliere regionale di Forza ItaliaRaffaele Sainato, si tratta di «una scelta di buon senso, si potrebbe dire naturale, che auspico possa concretizzarsi in tempi rapidi. La Città metropolitana di Reggio Calabria rappresenta, ad oggi, l’area del Mezzogiorno dove si concentra la più intensa e alta densità di traffico doganale. Ma non solo. Il porto di Gioia Tauro è il più importante hub d’Italia, con potenzialità di crescita particolarmente significative».

«Solo nel 2020 – ha ricordato Sainato – ha movimentato tre milioni di Teu. E ancora, l’istituzione e il definitivo lancio della Zona Economica Speciale (Zes) consentiranno di aumentare ulteriormente le dinamiche di sviluppo di tutto il comprensorio, a beneficio non di una sola porzione del territorio regionale, ma di tutta la Calabria. Localizzare a Gioia Tauro la sede regionale dell’Agenzia delle Dogane, pertanto, darebbe la possibilità agli operatori delle realtà produttive ed economiche di lavorare al meglio e nel contempo garantirebbe efficienza ed efficacia all’azione di un organismo decisivo per le loro quotidiane attività e nel contrasto ai traffici illeciti».

«È evidente, infatti – ha concluso – che i processi burocratici saranno resi più snelli e veloci. Senza contare che l’Autorità portuale di Gioia Tauro e l’Agenzia delle Dogane potranno stabilire rapporti di collaborazione più intensi. Sono certo, allora, che nella scelta sulla sede prevarranno gli interessi effettivi del territorio». (rrc)

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Positiva la performance dell’Autorità del Porto di Gioia Tauro nel realizzare il gateway ferroviario

Il Nucleo Verifica e Controllo dell’Agenzia per la Coesione Territoriale ha dato giudizio positivo per i temi di attuazione adottati, dall’Autorità Portuale di Gioa Tauro, nel realizzare il gateway ferroviario.

L’Ente certificatore degli investimenti finanziati con risorse europee, nel suo Report preliminare di verifica parla di “efficacia dei risultati” per come richiesto dal Piano Sud 2030.

L’opera, che offre all’intera area portuale un maggiore potere attrattivo rispetto a potenziali investitori nazionali ed internazionali nell’ambito della Zona economica speciale Calabria, ha avuto un costo complessivo di 40 milioni di euro, di cui 20 milioni ammessi a finanziamento sui Pon Fers Reti e Mobilità 2007/2013, di cui è titolare il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Realizzata in project financing dall’Autorità portuale di Gioia Tauro, rientra in un insieme di interventi inseriti nell’Apq “Polo logistico intermodale di Gioia Tauro”.

In particolare, il Nuvec (Nucleo verifica e controllo), pur segnalando i ritardi della partenza, causati dalla definizione del progetto preliminare, connessi alla gara che in un primo momento è andata deserta e quindi ai tempi di aggiudicazione, esprime parere positivo in merito ai “tempi delle fasi di progettazione definitiva, esecutiva ed esecuzione dei lavori” che hanno registrato «una durata inferiore ai tempi tipici di Visto (strumento che fornisce la Visualizzazione Interattiva della Stima dei Tempi delle Opere pubbliche)».

Nel complesso, dal Report preliminare viene evidenziata la buona performance attuativa sotto il profilo dei tempi di attuazione. Il Nuvec identifica l’impulso all’attuazione «nella capacità e responsabilità della governance del Progetto, da parte dell’Autorità portuale, che si è dotata di un’adeguata struttura organizzativa, seguendo costantemente e con competenza la sua evoluzione e individuando le soluzioni per superare le criticità emerse».

Nello specifico, viene sottolineata la positività delle scelte adottate dall’Ente, guidato dal commissario straordinario Andrea Agostinelli, in merito all’affidamento della gara in project financing, a seguito del primo avviso andato deserto; all’individuazione tempestiva del concessionario subentrante e, non ultimo, alle indicazioni normative adottate, (art.38 del Codice della Navigazione), per consentire al concessionario subentrante l’anticipata occupazione delle aree su cui insiste l’opera, nelle more di definizione di un contenzioso esistente tra l’Autorità portuale e il Corap.

Viene, altresì, sottolineata l’importanza del gateway, che consente di avere il collegamento diretto, tramite ferrovia, tra il terminal intermodale del porto di Gioia Tauro e gli altri terminal nazionali ed europei. Un progetto, precisa il Nuvec, che ha una forte valenza ambientale, in quanto interviene nel riequilibrio delle modalità di trasporto nazionale nella direttrice Nord-Sud e risponde, quindi, ai principi di riduzione di CO2 richiesti tra i principali obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Unione europea.

Il 16 dicembre scorso è arrivato il primo treno merci all’interno del Nuovo terminal ferroviario di Gioia Tauro. Concluso e funzionate, si estende nel territorio compreso tra i Comuni di Gioia Tauro e di San Ferdinando. Si sviluppa, in parte, all’interno del porto, nell’area doganale in concessione al terminalista MedCenter Terminal Container, e nella zona dell’interporto. Occupa una superficie pari a 325 mila metri quadrati. La lunghezza complessiva dei nuovi binari è di 3.825 metri. In particolare, è dotato di tre aste da 825 metri ciascuna che consentono di fare partire convogli di lunghezza europea da 750 metri. (rrc)

È IL RECOVERY, BELLEZZA. ADDIO AL PONTE
DIMENTICATE LA CALABRIA, GIOIA E SS 106

di SANTO STRATI – Adesso ci si può proprio dimenticare del Ponte sullo Stretto: nel Recovery Plan messo a punto dal Governo non ce n’è traccia. Come non c’è traccia di finanziamenti da destinare al vero volano di sviluppo per la Calabria che è il Porto di Gioia Tauro, né per ricostruire ex novo la ss 106 o comunque avviare quel piano di risanamento della strada della morte ormai non più rinviabile. Si sono svegliati tutti, o quasi, dall’inspiegabile torpore che ha preso i nostri politici calabresi a proposito dei soldi dell’Europa per il post-Covid, ma temiamo sia un po’ tardi. Tardi per riscrivere completamente quel “benedetto” Recovery Plan che serve a convincere la UE a sganciare una paccata di miliardi (223, per essere precisi) a fronte di progetti infrastrutturali. Una sola la voce fuori dal coro, con l’innegabile sospetto che non abbia letto il documento: la deputata cosentina Enza Bruno Bossio (Pd) elogia gli investimenti previsti per il potenziamento della linea ferroviaria Salerno-Reggio Calabria arrivando a definirli «robusti interventi». «Un primo importante e significativo passo è compiuto» ha detto in una nota, improvvidamente diffusa senza, probabilmente, confrontarsi o riflettere sul fatto che i finanziamenti di cui tesse le lodi sono già stati previsti in un piano del 2012 e ammontano a poco più di 500 milioni a fronte di 223 miliardi messi a disposizione dell’Italia. Se non è sopraffazione questa nei confronti di una Calabria dimenticata, ancora una volta vilipesa, svillaneggiata per l’inezia dei suoi rappresentanti politici forse più preoccupati della crisi di governo che di iniziative per la propria terra.

L’indignazione – abbiamo scritto ieri – non basta più. Ma cosa si può fare? L’opera principale che avrebbe costituito una straordinaria opportunità per creare occupazione e sviluppo, il famigerato Ponte sullo Stretto, ce la possiamo dimenticare. Durante la campagna elettorale per le regionali dei mesi scorsi Conte aveva rilanciato l’idea del Ponte, tanto per mostrare un minimo d’attenzione nei confronti della Calabria, ma poi ci aveva pensato la sua ministra alle Infrastrutture, l’inadeguata (non lo diciamo noi) Paola De Micheli che aveva espresso l’esigenza di avviare nuovi studi di fattibilità sulla soluzione da scegliere per l’attraversamento stabile dello Stretto. Altri studi di fattibilità quando c’è già un progetto immediatamente eseguibile che langue da anni per l’incapacità dei nostri politici di alzare la voce ed esprimere forte l’istanza dei calabresi che ragionano. Contro una minoranza da sempre contraria al Ponte per partito preso e non per obiettive ragioni: non c’è nessun problema sismico che non si possa affrontare con le moderne tecniche di costruzione e i nostri progettisti, dotati di solidi attributi, rappresentano l’eccellenza nel panorama mondiale. Ma l’opposizione al collegamento stabile (lasciamo perdere la risibile proposta del tunnel) l’ha sempre avuta vinta, tra pseudo-ecologisti di giornata, ambientalisti catastrofisti e una bella e assortita comitiva di quelli che dicono sempre di no (ogni riferimento ai Cinque Stelle è decisamente voluto, non casuale). E Conte, ricevendo i sindaci delle cinque province in rappresentanza di tutta la Calabria, qualche mese fa, aveva promesso attenzione e impegni per la Calabria. Chi li ha visti? Ulteriore presa in giro di un Governo insensibile e troppo ballerino per occuparsi di cose importanti. Conte ripete spesso il suo mantra: «se non cresce il Sud non cresce il Paese». Ma come cresce il Mezzogiorno, con le briciole del Recovery Plan?

Ora, avviene che l’ultima occasione reale per veder realizzare un’opera colossale dai grandiosi impatti di natura tecnologica, turistica, paesaggistica, d’immagine, si chiama Recovery Fund, ovvero Next Generation Ue, ma nessuno ha minimamente pensato di inserire il progetto (ripetiamo già pronto, da rinnovare soltanto nella scelta dei materiali di nuova generazione ancora più sicuri per le zone ad alta densità sismica), nessuno ha voluto verificare se ci fosse il minimo ostacolo perché l’Europa dicesse no a un investimento infrastrutturale di 8-10 miliardi (tanto costa realizzare il Ponte). Ovvero, hanno pensato bene di “dimenticarsene”. «A pensar male – diceva Andreotti – si fa peccato ma spesso ci s’azzecca». Purtroppo mai parole risultano più profetiche e adatte alla circostanza.

Sul Ponte ha insistito Renzi, nel dichiarare guerra al presidente Conte, ma ne ha smontato l’ardire Romano Prodi che, ospite da Giovanni Floris a Di Martedì, ha detto testualmente: «Renzi ha chiesto il Ponte sullo Stretto a Conte». Prodi ha anche immaginato la sua ipotetica risposta: «Se mi vesto da muratore e vado domani a costruire il Ponte sullo Stretto, Renzi chi chiederebbe il ponte sulla Sardegna…». In buona sostanza neanche Renzi crede alla grande opportunità che viene offerta a calabresi e siciliani con i quattrini dell’Europa: è stato un ulteriore pretesto per attaccare il governo e vedere l’effetto che fa. Decisamente non un bell’effetto, viste le critiche che gli sono piovute addosso da ogni parte. Probabilmente a Renzi resta sempre l’ipotesi WWF per chiedere la tutela delle razze (politiche) in via di estinzione…

Il Ponte non piace a tutti, questo è evidente, meno che meno a chi del traghettamento sullo Stretto ha fatto un business ultramilionario, ma bisogna essere onesti nel riconoscere che non ci sono realmente condizioni di non fattibilità: è semplicemente una questione di natura politica. Manca la volontà politica di realizzare il Ponte con tutto quello che potrebbe rappresentare sia per la Calabria sia per la Sicilia. Verrebbero da ogni parte del mondo solo per vederlo o per attraversarlo: c’è un esempio che rischierebbe di impallidire al confronto, il ponte rosso del Golden Gate a San Francisco. Lì aspettano the Big One, il più disastroso terremoto (ipotizzato) della storia della Valley. Ma quando l’hanno costruito (tra il 1933-1937) non c’erano le tecniche di costruzione di oggi ed era ben evidente il rischio sismico della zona. È ancora là, viene riverniciato continuamente con quel bel rosso che lo caratterizza, ad attrarre milioni di turisti. Senza avere l’incantevole e inimitabile paesaggio dello Stretto, della Costa Viola, dell’Etna che fuma e degli affascinanti gorghi marini che hanno incantato Omero.

Ma anche a voler essere indulgenti sulla storia del Ponte, non è tollerabile che un documento che è passato anche dalla Commissione Trasporti della Camera abbia di netto tagliato qualsiasi ipotesi di finanziamento alla statale 106, al Porto di Gioia Tauro, alle mille altre problematiche infrastrutturali che affliggono la Calabria. È successo, forse potrebbe cambiare qualcosa dopo l’esame del Parlamento, a fine crisi, comunque vada per il Governo, ma andrebbe completamente riscritto e non ci sono i tempi necessari.

L’unica preoccupazione per i nostri politici – questo è evidente – è evitare lo scioglimento delle Camere e dover tornare al voto. S’inventeranno la qualunque pur di restare a galla fino al regolare termine della legislatura. Dopo, quando si tornerà a votare, per molti saranno utili cartoline ricordo di Montecitorio e Palazzo Madama, unico memo di nostalgia di momenti decisamente irripetibili. (s)

PORTO DI GIOIA, DALLA CRISI ALLA RIPRESA
AGOSTINELLI, I SUCCESSI DEL COMMISSARIO

di FRANCESCO RAO – Porto di Gioia Tauro, il futuro della Calabria parte da qui: fino a pochi anni fa era il simbolo di un fallimento, con licenziamenti e perdita costante di traffico. La ripresa ha ha cancellato ogni ombra.La centralità nel Mediterraneo, il nuovo management che ha preso la gestione, l’intermodalità e, soprattutto, la direzione del commissario contrammiraglio Agostinelli: sono tanti i fattori del nuovo successo di Gioia. Porto di rilancio non solo della Pina ma di tutta la Calabria. Ne abbiamo parlato con il commissario Andrea Agostinelli, che attende una meritata riconferma alla guida dell’Autorità Portuale.

– Dal 5 novembre 2015 lei è stato nominato Commissario straordinario dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro.Il Decreto della sua nomina, firmato allora dal ministro dei Trasporti, le conferiva un mandato particolarmente complesso. Siamo nel 2021 e il lavoro svolto, nell’esercizio della funzione, durante questi anni le ha consentito di portare a termine l’incarico ricevuto? Potrebbe illustrarci quali sono i dati salienti di questo percorso soprattutto i risultati che lei ha conseguito?

«Guardi, mi piace sottolineare come i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Quando sono stato nominato commissario straordinario, il Porto viveva una crisi gravissima. I traffici erano a picco ed i contenitori calavano anno dopo anno. Ne abbiamo perso il 34% negli ultimi 8 anni. Ci furono anche quasi 400 licenziamenti e altri 500 furono minacciati in un’autentica macelleria sociale. Nel 2020 abbiamo fatto 3.150.000 contenitori movimentati. Abbiamo inaugurato una nuova ferrovia portuale, intermodalità che ci mancava da 15 anni e risultati sono sotto gli occhi di tutti».

– Spesso quando si parla di Sud il primo pensiero che ricorda la mente afferisce alle varie devianze sociali che alle opportunità offerte dal territorio. Anche il mare va incluso nel territorio di uno Stato e di porti rappresentano un mezzo per rappresentare appunto rendere circolare non solo il processo di sviluppo economico ma anche le opportunità di crescita mi riferisco al gettito fiscale destinato allo stato che rende possibili tali azioni in collaborazione con i titolari delle concessioni governative il porto di Gioia Tauro potrà superare e potrei recuperare quella centralità che la posizione geografica ha provveduto a conferire naturalmente?

«Lei dice bene. Il porto di Gioia Tauro ha una grande centralità geografica geopolitica direi anche. Però è sempre mancato qualcosa. Io credo che dovremmo sviluppare un concetto come quello nella zona economica speciale con la nomina recente della nuova commissaria straordinaria comitato di indirizzo la professoressa Nisticò affronteremo l’opportunità e l’ipotesi di istituire una zona franca doganale nel porto di Gioia Tauro e naturalmente avremo noi carico di sviluppare il tema della logistica portuale, perché il nostro scopo da oggi in avanti sarà quello di cercare di fare aprire i contenitori nella zona retro portuale. Questo sarà veramente prossimo obiettivo importante per il porto di Gioia Tauro».

– Il canale di Suez posizionato a Sud del mondo rende possibili numerosi collegamenti intercontinentali per il trasporto dei container che viaggiano su grandissime navi per raggiungere le rispettive destinazioni, in passato seppure il porto calabrese fosse immediatamente raggiungibile molte navi hanno preferito Rotterdam a Gioia Tauro. Per quale motivo si è verificato ciò?

«Guardi, mi permetto di dire che Rotterdam non è il nostro competitor.  Non è la nostra pietra di paragone. Piuttosto lo sono i porti del Mediterraneo della sponda africana, mi riferisco a Port Said, mi riferisco a Tangeri, al porto del Pireo in Grecia, questi sono i nostri concorrenti. Ciò che oggi ha pesato, fino ad oggi, voglio dirlo,  ma non da domani, ha pesato la mancanza della intermodalità, la mancanza della ferrovia e non dimentichiamo che rispetto ai paesi della sponda africana pesa molto il costo del lavoro».

– I dati di movimentazione odierna, come accennava prima, presso il porto di Gioia Tauro rappresentano un trend positivo rispetto al passato. I pregressi risultati, oltre al mancato sviluppo socio economico in parte destinato al territorio in termini gettito fiscale per l’erario, approssimativamente a quanto potrebbero ammontare annualmente in termini di perdite di mancato incasso per la fiscalità Italiana?

«I dati precisi non li conosco. Però conosco gli studi che sono stati effettuati da serissimi istituti legati anche all’istituto San Paolo di Torino sulla portualità nazionale intesa come sistema.  Noi abbiamo perso a favore dei porti del nord Europa ma anche a fa purtroppo con i porti della sponda africana noi perdiamo 1.500.000 contenitori all’anno. Questo può significare tre miliardi di euro produttività sottratta alle imprese e quattro miliardi di euro sottratti al gettito fiscale. Ripeto, sto parlando come sistema portuale nazionale, ricordando comunque che Gioia Tauro ha una gran parte del movimento contenitori, siamo il Porto leader in Italia».

– Dal suo punto di vista, quali sono i punti di forza strategici che Gioia Tauro come porto possiede e sino ad ora non sono state praticamente messa a sistema?

«Mi faccia sottolineare quali sono i nostri punti di forza perfettamente sfruttabili. Sono i nostri fondali meravigliosi che possono accogliere le navi più grandi del mondo. Solo nel Porto di Gioia Tauro, per quanto riguarda la portualità nazionale, solo Valencia per quanto riguarda l’area del Mediterraneo europeo. Questi sono dei punti di forza che noi sfruttiamo perfettamente nella nostra opera e la nostra funzione amministrativa e costantemente indirizzata a mantenere questo primato. Poi ci sono dei progetti che noi abbiamo per migliorare le cose e ancor prima di parlare della ferrovia, io parlerei anche di una diversificazione sia delle attività portuali sia delle funzioni portuali. Noi abbiamo un progetto che stiamo portando avanti faticosamente vista la burocrazia imperante in Italia ma con grande determinazione per un bacino galleggiante e quindi introdurre nuove funzioni nel porto di Gioia Tauro, quale quella della riparazione navale. Avremo i clienti per questo bacino galleggiate e ripeto, il nostro sogno è quello di aprire i contenitori nel nostro retroporto».

– La governance che praticamente lei come dire a disposizione di cui può godere per sviluppare tale azione è in linea con quelle che possono essere le necessità oppure andrebbero rivisitate alcuni aspetti secondo il suo punto di vista?

«Io sono commissario come ha detto lei da più di 5 anni. Abbiamo lavorato abbiamo lavorato con le mani nude e abbiamo trovato dei risultati. Ho l’orgoglio di dire che nella serie infinita dei commissariamenti calabresi, il commissariamento dei porti ha portato qualche il risultato senza dover fare paragoni. Certo, una governance stabile manca da 7 anni e da tre ministri dei trasporti. Speriamo che presto il governo voglia mettere mano anche alla governance, perché vedete, non si tratta di un nome e un cognome che farà il presidente di questa autorità di sistema portuale è una questione organizzativa e gestionale che ci pone in ritardo pubblico di quattro anni rispetto alle altre Autorità di sistema portuale italiane».

– Recentemente è stato attivato il collegamento con la rete ferroviaria, quindi noi abbiamo un gateway a tutti gli effetti. Questo ennesimo risultato porterà davvero allo sviluppo reale il porto di Gioia Tauro?

«Mi faccia dire che è stato un grande successo. La ferrovia mancava. Abbiamo speso 19 milioni di euro. Abbiamo costruito una ferrovia portuale, un autentico gateway portuale che mancava e che è perfettamente in linea con gli standard europei. Sono arrivati i primi 2 treni e nel 2021 avremo servizi ferroviari regolari. È vero, non bisogna nasconderci dietro un dito. Il problema sarà immettere questa questo servizio ferroviario in reti ferroviarie e mi riferisco alle reti ferroviarie tirrenica, ionica, adriatica che non sono idonee a ricevere servizi ferroviari con standard europei, mi riferisco ai convogli di 750 metri. Questo evidentemente non è un mio problema ma io guardo con grande interesse alla volontà del governo di investire nelle infrastrutture meridionale.

– La Zona Economica Speciale, istituita in Calabria, ha conferito una certa centralità al Porto di Gioia Tauro e tutto ciò potrà dare vita ad un sistema di sviluppo strutturale anche per l’intera area portuale, dove oltre ai movimenti di containers possa esserci l’avvio di un sistema economico circolare capace di generare ed attrarre investimenti ma anche investitori, disposti a diventare in un certo qual modo partner del Porto che si trova nel cuore del Mediterraneo. Affinché avvenga ciò, quali saranno i passaggi ed percorsi che si dovranno praticare nel medio e nel lungo periodo?

«Nel medio periodo la capacità di fare logistica portuale. Faccio solo un esempio: nel 2021 inaugureremo un capannone della logistica straordinario, costato 10 milioni di euro, che potrebbe essere insieme alla ferrovia un volano virtuoso per partire con la logistica portuale. Nel lungo periodo, le dicevo, con la professoressa Nisticò inizieremo a parlare  dell’istituzione di una zona Franca doganale. È un procedimento lungo, come al solito in Italia, però è un procedimento in cui noi crediamo molto. Per lo sviluppo, come lei diceva, di un’attività industriale nelle aree retro portuali e voi sapete quanto sono importanti queste aree e quanto si dibatta su queste aree, perché c’è un contenzioso tra la Regione Calabria e  il Corap e anche con l’Autorità portuale per una porzione di queste aree retro portuali che saranno, ripeto, importanti per lo sviluppo della logistica».

– Gli scali Hub della sponda del Sud del Mediterraneo, come diceva prima lei, hanno incrementato negli ultimi anni la propria quota di mercato portuale in maniera significativa grazie anche all’avanzamento di infrastrutture come Tanger Med, PortSaid che stanno mettendo in difficoltà gli Hub di transhipment del Sud Italia e dunque Gioia Tauro. Quali sono le strategie dell’Authority calabrese e se ve ne sono dell’Esecutivo nazionale per promuovere lo scalo di Gioia Tauro e rilanciarlo a dovere nella competizione internazionale?

«Le ho detto prima, noi non abbiamo una strategia, noi abbiamo già conseguito questi risultati. Nel 2021 e io aggiungerei anche 2022, arriveremo a fare un ennesimo dragaggio delle acque portuali. Questo significa che noi manterremo per i prossimi 10 anni la possibilità di ospitare alle nostre banchine le più grandi navi del mondo. La ferrovia l’abbiamo inaugurata, il terminalista armatore a sua disposizione il più grande terminal contenitori d’Europa perché si sviluppa su 1.700.000 m², credo che ne possa disporre di un Terminal più grande solo nel deserto dell’Arabia Saudita. Quindi questo dice tutto, i risultati noi abbiamo già conseguiti».

– Lo aveva detto prima: il modello Rotterdam non è quello che ci riguarda. Generalmente nel mondo di chi osserva le dinamiche portuali parte il fascino per il sogno o per l’utopia. Gioia Tauro, può diventare come Rotterdam?

«Io dico di sì. Una volta era una simulazione affascinante, ci fu un famoso servizio televisivo che lo affermava, oggi è un sogno meno irraggiungibile mi creda. Se il canale di Suez e Gioia Tauro, permettetemi la simulazione, diventassero il Nord del mondo, tutta la penisola sarebbe un immenso retro porto. Noi ne abbiamo le capacità. Quanto a Rotterdam non è la nostra pietra di paragone per un semplicissimo motivo: i terminal di Rotterdam sono automatizzati. Per noi è fantascienza pensare di trasformare il nostro terminal in un terminal olandese perché dovremmo mandare a casa 650 persone. Questa è la realtà. Va bene così, noi ci teniamo al nostro terminal con i suoi 1200 portuali.

– Una domanda molto personale. Gioia Tauro è porto più importante transhipment dell’Italia. Non crede che meriterebbe un presidente in grado di agire nella pienezza dei poteri conferiti dalla Legge 84/94 e successive modifiche, perché come diceva prima lei è un commissario che ha lavorato – parere mio personale -espletando un grandissimo lavoro che è evidente, ma servirebbe la stabilità e come mai tutto ciò ancora non arriva?

«Sono d’accordo con lei. È una domanda che bisognerebbe fare alla politica. Noi abbiamo ricevuto sempre e sono venuti spesso il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti a vedere la realtà di Gioia Tauro. Quello che lei dice trasforma questa realtà in un paradosso. Io lo chiamo il paradosso Gioia Tauro. La Calabria deve conoscere questo fatto di avere un Porto di richiamo internazionale, un Porto che potrà dare benessere lavoro anche nei prossimi nei prossimi 10 anni. Certo una governance stabile, ripeto, è imprescindibile ma ripeto ancora una volta, non è una questione di nomi è una questione di organizzazione di gestione».

– L’assegnazione di Reggio Calabria e Villa San Giovanni all’Autorità portuale dello Stretto che fa capo a Messina, sottraggono alla ZES della Calabria due importantissime realtà operative. Moltissime persone, magari privi della contezza tecnica del settore, potrebbero pensare: pur essendo realtà calabresi, come mai vengono assegnati ad realtà portuali che non sono calabresi? Tutto ciò comandante, dal suo punto di vista, era proprio necessario in termini di scelta?

«Non mi esprimo su una volontà politica. Lì ci fu la volontà politica di un ministro dei Trasporti di costituire l’Area portuale dello Stretto di Messina che avrebbe compreso Gioia Tauro e il porto di Messina. Gioia Tauro come porto capolista e porto siciliano di Messina. Poi le cose cambiarono e fu costituito il sistema portuale dello Stretto con capolista Messina che ha attratto sotto la sua competenza i porti calabresi di Villa San Giovanni e di Reggio Calabria. Io non do un giudizio di questo. Certamente, i porti di Villa San Giovanni e di Reggio Calabria orbitano nello Stretto di Messina e quindi probabilmente il sogno del Ministro si è in qualche modo avverato. Mi lasci dire, il Porto di Gioia Tauro è poco omogeneo alla natura degli altri porti, mi riferisco a Villa San Giovanni a Reggio Calabria soprattutto il porto siciliano di Messina».

– Prima di salutarla e ringraziarla, vorrei chiederle quale augurio vuole inviare alla Calabria ed ai Calabresi il Commissario dell’Autorità portuale di Gioia Tauro

«Ma gli auguri sarebbero tanti guardi e la ringrazio per questa domanda. Io dico alla Calabria alla società civile, alla politica della Calabria, di avere come centro della propria attenzione il Porto di Gioia Tauro che è una meraviglia sul panorama portuale nazionale. Dico ai terminalisti di credere nelle potenzialità di questoPorto. Dico ai portuali di amare il proprio lavoro di sviluppare il culto del lavoro, perché io ricordo ancora quattro anni fa i gruppi dei quali sotto la mia sede che imploravano di non essere licenziati di tornare a lavorare. Oggi c’è anche troppo lavoro. È il momento della rinascita. Grazie per la vostra attenzione». (fr)

Uiltrasporti Calabria chiede incontro urgente con i sindacati per il futuro del Porto di Gioia Tauro

Uiltrasporti Calabria ha chiesto un urgente incontro insieme ai sindacati per discutere del futuro del Porto di Gioia Tauro.

Nello specifico, sull’avvio della Zona economica speciale; la piena funzionalità della piattaforma Logistica del Porto di Gioia Tauro, partendo dal Gateway ferroviario; lo sviluppo di sinergie e investimenti nelle aree industriali che insistono nel retroporto e la realizzazione dell’alta velocità.

La segreteria regionale, infatti, ha ricordato che «non è passato tanto tempo da quando il gruppo Til-Msc subentrava al gruppo Contship in un momento particolare e delicato della storia del porto di Gioia Tauro, quel tempo che tutti i lavoratori e anche noi della Uiltrasporti abbiamo affrontato con fiducia e speranza nel nome di un sano cambiamento, confidando in una “nuova governance” capace di rimettere in moto  e sviluppare tutte le potenzialità del terminal, facendo tesoro degli errori del passato».

«Il contributo e la fattiva collaborazione di allora  – si legge in una nota – sono stati preziosi – se non indispensabili – per il raggiungimento di un importante obiettivo. Allora, come Uiltrasporti (con l’ex ministro Danilo Toninelli e il commissario Andrea Agostinelli) abbiamo avuto un ruolo determinante denunciando certe scelte scelerate da parte della vecchia proprietà. Come Uiltrasporti, siamo sempre stati in prima linea, cercando di risolvere tutte quelle problematiche che hanno afflitto il Porto di Gioia Tauro, dall’incapacità manageriale alla disattenzione dei nostri cari politici».

«In questi anni – si legge ancora nella nota – la Uiltrasporti ha denunciato, con forza, alle istituzioni competenti le cose incomprensibili  che si sono verificate dentro al porto. Per aver evidenziato, sempre perseguendo l’interesse supremo della legalità, alcune cose che non andavano siamo stati oggetto di intimidazioni. Solo per rinfrescare la memoria agli smemorati, vogliamo ricordare la nostra denuncia per evitare che la Calabria venisse estromessa dalle direttrici europee, o quando veniva firmato un accordo non in linea con le normative vigenti che, in maniera discriminatoria, licenziava 377 lavoratori, finendo per creare preoccupazioni tra i lavoratori rimasti in servizio e, allo stesso modo, abbiamo levato forte le nostra vice quando veniva proibito ai lavoratori di riprendere le attività operative dopo il blocco spontaneo».

«Nonostante tutto – continua la nota – continuiamo convinti su questo percorso perché Gioia Tauro è fondamentale per la ripartenza della Calabria e del Paese. Oggi, però, nonostante il porto abbia ripreso a funzionare, nessuno può rifiutare il confronto con il sindacato. Questa, infatti, è un’azione fondamentale per garantire che anche lo sviluppo sia sostenibile per il rilancio del lavoro e per il miglioramento della sua sicurezza lavorativa, per evitare che vengano mortificate le aspettative dei lavoratori confluiti in agenzia».

«In un territorio come il nostro – viene spiegato nella nota – il confronto è uno strumento fondamentale per avviare un dibattito informato che è il presupposto fondamentale per mettere in moto il confronto sociale. Chi vuole evitare il confronto deve sapere che così facendo rischia, inconsapevolmente, di favorire dinamiche e logiche che non sono quelle ispirate dalla legalità. In un territorio come il nostro, non si può pensare che possano essere assunti pochi fortunati, scelti con criteri fuori da ogni logica. Siamo convinti, infatti, che non ci possano essere figli e figliastri da privilegiare, ma che ci sia un mercato lavoro calabrese, fatto di giovani preparati che è giusto abbiano una possibilità occupazione dentro il porto».

Ed è per questo che la segreteria regionale ha richiesto l’incontro: «solo così – conclude la nota – e, soprattutto, tutti insieme, saremo pronti per affrontare le sfide che si prospettano, per il bene e il benessere dei lavoratori e delle aziende del Porto di Gioia Tauro. Nella certezza che la nostra azione di denuncia non si fermerà, nella convinzione che alcune dinamiche che si stanno sviluppando all’interno del porto non siano rispettose delle previsioni contrattuali e rischino di sfidare il senso comune di legalità». (rrc)

Avviata dall’Autorità Portuale di Gioia Tauro la gara per il bacino di carenaggio da acquistare

L’Autorità Portuale di Gioia Tauro ha avviato la gara pubblica per individuare la società che, sul mercato internazionale, dovrà indicare il bacino di carenaggio da acquistare.

«Si tratta – si legge in una nota – di un passo importante che porterà alla realizzazione di un polo cantieristico, al fine di implementare e diversificare le attività lavorative attualmente presenti nello scalo calabrese».

«L’Ente, guidato dal commissario straordinario Andrea Agostinelli, lo scorso giugno – si legge ancora nel comunicato – ha indetto una gara pubblica per identificare la ditta che dovrà progettare l’adeguamento della banchina lato nord all’accosto del bacino. Ora, si procede al successivo passo. L’obiettivo, in questa fase, è duplice. Da una parte, si dovrà trovare l’azienda capace di muoversi sul mercato internazionale per l’acquisto di una tipologia galleggiante di bacino. Nel contempo, la ditta aggiudicataria dovrà redigere un progetto in cui saranno indicate le caratteristiche tecniche e funzionali, di cui dovrà essere dotato il bacino, per rispondere alle peculiari esigenze infrastrutturali del porto calabrese e per essere, appena in funzione, adeguato al relativo mercato da servire».

«Attraverso la realizzazione del bacino di carenaggio –  si legge nel comunicato – il porto di Gioia Tauro mira, quindi, ad essere un punto di riferimento, anche, nell’offerta del servizio di manutenzione delle portacontainer medio-grandi, all’interno del circuito internazionale del Mediterraneo. Nello specifico, la tipologia da ricercare rientra tra quelle galleggianti. Composte da grandi cassoni, in fase di ricezione della portacontainer sono pieni di acqua, per consentirne l’entrata in bacino. Successivamente, dopo essere stati svuotati, ospiteranno all’interno la nave rimasta a secco e pronta a ricevere la manutenzione. Rispetto ai bacini in muratura, oltre ad essere più moderni, presentano il vantaggio di eseguire le lavorazioni direttamente in mare, con risparmi di tempo per la messa in bacino della nave».

«La realizzazione del bacino di carenaggio – è spiegato nel comunicato – si inserisce nella complessiva programmazione di rilancio dello scalo, portata avanti dall’Ente che è impegnato nell’attività di sviluppo infrastrutturale del porto. Nel contempo, l’attività di diversificazione determinerà la possibilità di poter procedere a nuove assunzioni di personale, da impegnare in questo specifico servizio».

«L’anno appena concluso – conclude il comunicato dell’Autorità Portuale – ha visto il porto calabrese superare i 3 milioni di teus movimentati, attestando una crescita percentuale dello scalo pari al 25%». (rrc)