Il viceministro Morelli: Il Porto di Gioia Tauro «sarà il primo scalo a disposizione del continente africano»

Il Porto di Gioia Tauro «è uno dei porti più importanti d’Europa. Oggi è il primo porto di passaggio dall’est, dopo Suez; domani sarà il primo scalo a disposizione del continente africano. Speriamo cresca per dare all’Europa il primo polo logistico per l’Africa. Il grande passo culturale da fare è questo: che si possa parlare delle infrastrutture calabresi come necessarie per l’Europa» ha dichiarato il viceministro alle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili, Alessandro Morelli, nel corso della sua visita al Porto di Gioia Tauro.

Il presidente f.f. della Regione, Nino Spirlì, e il viceministro hanno partecipato a una riunione operativa sulle ipotesi di interventi infrastrutturali per il porto, alla presenza del commissario straordinario dell’Autorità portuale di Gioia Tauro, Andrea Agostinelli, dell’assessore regionale alle Infrastrutture, Domenica Catalfamo, e dei terminalisti.

«Il Porto di Gioia Tauro è già nel Recovery fund. È una notizia che il ministro Giovannini mi ha dato di persona nei giorni scorsi, quando sono stato a Roma per parlare di uno scalo che ritengo l’opera madre di tutte le altre infrastrutture calabresi» ha detto Spirlì, aggiungendo che «questo è il primo porto  che le navi incontrano quando entrano in Europa dal Canale di Suez».

«È il porto d’Europa – ha aggiunto – e l’Europa non può non dare l’ultimo aiuto, quello più importante, per completare una infrastruttura che fornisce grandi numeri al nostro continente».

«Anche l’Alta velocità – ha concluso il presidente – è necessariamente legata al porto, così come la rete viaria che, pur non entrando direttamente nel Pnrr, sarà inclusa grazie alle operazioni periferiche e laterali. Tutto ciò sarà sviluppato proprio grazie alla grande attenzione che c’è sul Porto di Gioia Tauro, su cui dobbiamo puntare molto, insieme al ponte sullo Stretto».

«Siamo qui – ha dichiarato il viceministro Morelli – per segnalare la vicinanza del Governo in un momento così importante anche per via del Recovery Fund, a cui si lega il futuro di Gioia Tauro, di Reggio e della Calabria».

«Le infrastrutture calabresi – ha aggiunto – sono importanti e fondamentali per l’Italia e l’Europa. Se vengono considerate come semplici realtà locali, si perde l’obiettivo. Mi auguro possa esserci un cambio di passo nella considerazione di queste realtà».

«Porterò nel mio zaino – ha aggiunto – i compiti da fare anche relativi al porto di Gioia, che è uno dei porti più importanti d’Europa. Oggi è il primo porto di passaggio dall’est, dopo Suez; domani sarà il primo scalo a disposizione del continente africano. Speriamo cresca per dare all’Europa il primo polo logistico per l’Africa. Il grande passo culturale da fare è questo: che si possa parlare delle infrastrutture calabresi come necessarie per l’Europa».

«È evidente – ha spiegato ancora Morelli – che sul commissariamento bisogna fare passi avanti. Dobbiamo guardare ai prossimi decenni: il porto ha bisogno di capire le sue vocazioni di sviluppo e, per farlo, serve un rapporto continuo anche delle stesse Autorità portuali».

«Le commissioni parlamentari – ha concluso – devono valutare il progetto sull’Alta velocità. La Regione ha espresso perplessità e adesso il Governo e il Parlamento dovranno trovare una quadra. L’auspicio è che nel più breve tempo possibile la partita parlamentare si possa chiudere, per poi trovare un ragionevole equilibrio tra interessi locali e nazionali. Affinché questo sia il porto d’Europa servono il gateway e l’Alta velocità. Il percorso è tracciato. È un obiettivo condiviso tra tutte le forze politiche».

Prima della tappa di Gioia Tauro, il presidente della Regione e il viceministro Morelli hanno incontrato, a Reggio, il presidente della Camera di commercio di Reggio Calabria, Antonino Tramontana.

Spirli e Morelli hanno ascoltato le richieste di Tramontana e di altri rappresentanti delle attività produttive per far fronte alle esigenze delle imprese del territorio. Il viceministro ha promesso di tornare nei prossimi mesi. (rrc)

Vecchio (Confindustria RC): Inserire il Porto di Gioia Tauro nel Recovery Plan

Il presidente di Confindustria Reggio CalabriaDomenico Vecchio, ha chiesto ai parlamentari calabresi una «forte azione» per «l’inserimento del Porto di Gioia Tauro nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, non presente nella bozza di Pnrr approvata nello scorso mese di gennaio
e ora sottoposta alla valutazione delle Camere».

«Noi industriali reggini siamo preoccupati – ha sottolineato –. Su questo versante, al di là di qualche iniziativa, stupisce la mancanza di informazioni per l’opinione pubblica e per stakeholder, associazioni di categoria e parti sociali.
Speriamo ovviamente di essere smentiti ma, a poche settimane dalla presentazione a Bruxelles del Recovery plan, abbiamo il dovere di manifestare il timore che possa essere condizionato il percorso di inserimento del porto reggino in un atto strategico per il futuro del Paese, probabilmente destinato a determinare lo sviluppo del Mezzogiorno e dell’Italia negli anni a venire».

Il presidente Vecchio, che ha sottolineato «l’attenzione che il sistema nazionale Confindustria e quello regionale di Unindustria, sotto la presidenza di Aldo Ferrara, da mesi sta rivolgendo al Pnrr», auspica «un’azione determinata quanto risolutiva perché il rischio di veder tagliata fuori Gioia Tauro dalla
partita del Recovery è tale da far ipotizzare una condanna definitiva al sottosviluppo per un territorio che non può mantenere inespresse all’infinito le proprie potenzialità, mentre nel resto d’Italia si corre, anche per la particolare ‘sensibilità’ che la politica storicamente dimostra per altri scali come Genova e Trieste».

«Dispiace – ha aggiunto – la distrazione della politica dai temi della portualità. Nelle scorse settimane il blocco del Canale di Suez ha arrecato danni ingenti all’economia mondiale e, in particolare, agli scali del Mediterraneo. Noi imprenditori pretendiamo, e mi assumo la responsabilità del termine forte che sto usando, una classe dirigente capace di comprendere le dinamiche del mercato e dell’economia a livello globale».

«In questo senso – ha concluso – auspico in tempi brevissimi un impegno
concreto di tutta la politica reggina e calabrese per la Zes e per le aree industriali. Un impegno che non si limiti a note stampa di maniera». (rrc)

SVILUPPO DELLA CALABRIA UNA CHIMERA
ZES E PORTO DI GIOIA: PAROLE E ZERO FATTI

di FRANCESCO RAO – Lo sviluppo della Z.E.S. di Gioia Tauro non può essere un fatto riconducibile ad un tavolo tecnico, riunitosi presso la Regione Calabria alla presenza di esponenti politici ed autorevoli personalità senza coinvolgere gli industriali della Calabria. Dimenticare tale categoria, significa non avere ben chiara la centralità di quanto prevede l’istituzione delle Zone Economiche Speciali, approvata dal Governo centrale con la specifica volontà di creare sviluppo, occupazione e crescita del PIL nazionale.

Ho molto rispetto per il lavoro compiuto in questi mesi dal Presidente f.f. Nino Spirlì. Unitamente al suo entusiasmo ed all’instancabile disponibilità, proprio lui, per potersi collocare in una discontinuità rispetto al passato, avrebbe dovuto aprire molto e di più al coinvolgimento del tessuto socio-economico Calabrese per una duplice ragione: rendere funzionale l’apporto dei notevoli contributi messi a disposizione da quanti sono impegnati quotidianamente in una immane sfida tesa a concretizzare la propria azione imprenditoriale; ampliare la propria visione, tramutabile poi in un indirizzo politico teso a comprendere non soltanto l’appartenenza ad un partito politico ma preoccupandosi di fare sintesi tenendo in considerazione la platea delle opportunità raggiungibili in funzione delle istanze e della manifesta volontà collaborativa dei vari segmenti coinvolti.

La crescente complessità dei sistemi di sviluppo, unitamente a tutte le indicazioni contenute dalla Legge Bassanini, sono per il politico un invito a mettere da parte gli abiti del “Re Sole” per vestire con umiltà ed altruismo l’Ufficio ricoperto al fine di poter cavalcare ogni singola occasione di crescita e sviluppo in modo positivo, senza perdere ulteriore tempo ed opportunità. Il confronto e l’ascolto degli operatori afferenti ai settori interessati, non dovranno essere intese come un dover chiedere aiuto, ma bisogna saper scommettere velocemente sulle opportunità che ogni Focus Group potrà apportare a qualsiasi percorso amministrativo, soprattutto quando la fase di programmazione è avanzata e si è quasi al punto di spesa.  Mettere da parte questa sintesi, come avvenuto qualche giorno addietro in occasione del “tavolo Tecnico” riunitosi alla Cittadella Regionale “Jole Santelli”, si traduce in un bisogno teso unicamente a colmare colonne di giornali ed avere qualche foto in più per l’album dei ricordi. Il tutto è letteralmente mortificante per la Calabria e per i Calabresi.

Riflettendo a lungo, le informazioni veicolate in merito allo svolgimento del “Tavolo Tecnico” hanno fatto passare una notizia dove ha trovato spazio la dichiarazione dello stesso Spirì nella quale si evince l’avvio di una fase epocale, apertasi proprio a conclusione dei lavori del “Tavolo Tecnico sulla ZES”, adducendo a tale circostanza l’idea che per la prima volta si è parlato di futuro. Purtroppo non è così. Non è il sottoscritto ad asserire ciò e tale affermazione vuole essere un gesto di amicizia, espresso dalle Colonne di Calabria.Live, al Presidente f.f. Nino Spirlì. Lo stesso, rischia di passare alla storia non per aver lavorato bene per il futuro della Calabria, ma per aver reiterato un modello fallimentare già documentato nei dati pubblicati nel report prodotto da Banca D’Italia e utilizzato in occasione della consultazione pubblica SUD -Progetti per ripartire, 23 marzo 2021.

I grafici, riproposti nella presente riflessione, consegnano al lettore una realtà plastica che si pone all’opposto di quanto fatto veicolare dall’attuale Presidente Spirlì. Quindi, non si è parlato di futuro ma si continua a declinare tutto al trapassato remoto, senza voler comprendere l’immane quantità di ritardo accumulato e senza voler agire per invertire la tendenza che sino ad ora ha massacrato il futuro della Calabria, dei Calabresi e di tutte le potenziali opportunità di sviluppo mandate a fumo, tavolo dopo tavolo e giorno dopo giorno da una classe politica arroccata sulle proprie visioni ed innamorata esclusivamente delle proprie tesi.

IL GATEWAY

Infrastrutture - grafico

Iniziamo a dirci la prima verità: il Meridione, in termini di infrastrutture, è messo malissimo ed il grafico ne fotografa la realtà, Qualche esempio: ad oggi, il Gateway realizzato al Porto di Gioia Tauro dopo quasi 25 anni di tavoli, confronti e progetti, non può far circolare una maggiore quantità di merci, entrando in uno standard logistico europeo, perché a quanto pare, una galleria nei pressi di Paola e la qualità dei binari, impediscono di far scorrere treni con lunghezza superiore a 550 metri ed attivare l’impiego di treni ad alta velocità. Seppur il tema sia ricorrente da molti anni le soluzioni non sono mai state individuate in misura tale da raggiungere gli standard richiesti e mandare a regime le opportunità dell’intermodalità, indispensabile per poter conferire al Meridione l’opportunità di poter avviare un processo di sviluppo reale.

Senza voler criticare ma limitandomi a constatare i fatti, l’allora Presidente Oliverio, per ridurre il tempo di percorrenza di un voluto treno ad alta velocità, ha ben pensato di proporre l’abolizione della fermata nella stazione di Napoli Centrale. Di fatto, è stato in parte ridotto il tempo di percorrenza, ma non la qualità del viaggio. I binari, sino a Battipaglia, non consentono ai treni di poter correre nello standard dei famosi “Freccia Rossa” garantendo gli standard qualitativi fruibili sulla tratta Roma-Milano. Oserei dire, il trucco c’è ma non si vede. Anzi, abbiamo visto i convogli “Freccia Rossa” ma in realtà continuiamo a dover trascorrere molto più tempo del dovuto su quei treni per raggiungere la Capitale. Questa possiamo chiamarla soluzione?

Si parla di sviluppo ed in particolare di alta velocità da molti anni, soprattutto in ogni occasione di Campagna Elettorale. Pensandoci bene, se la politica avesse avuto a cuore le sorti del Meridione, la curvatura della famosa galleria che ostacola l’accelerazione dello sviluppo, sarebbe stata realizzata scavando con il cucchiaio ed i binari che impediscono di far correre il Meridione ad alta velocità sarebbero stati prodotti in pochi giorni da quel famoso Centro Siderurgico di Taranto di cui le sorti appaiono segnate. Ai nostri lettori vorrei fare una domanda: alla luce dei fatti e dei ritardi documentati, potremmo affermare che le riunioni ed i tavoli tecnici sino ad ora animati, sono stati un autentico fallimento perché non hanno fornito operatività reale a fronte dalle lucide analisi fornite? Inoltre, ad oggi, sapreste farmi sapere quanti treni hanno raggiunto la banchina del Porto di Gioia Tauro dopo l’inaugurazione del Gate Way? Non per essere eccessivamente pignolo, potremmo sapere con esattezza quanti treni sono partiti da Gioia Tauro grazie al Gateway? Infine, chissà MSC quanto è contenta nel dover registrare il reiterarsi di tali ritardi strutturali? A tal fine, vorrei far notare all’attuale classe politica che l’Armatore recentemente subentrato presso il Porto di Gioia Tauro, non lavora soltanto grazie allo scalo Calabrese. Quando tutto diverrà oneroso al punto tale da compromettere i profitti, cambiare rotta verso nuovi Porti, non sarà una tragedia, ma una semplice scelta praticabile in una settimana.

Oggi, la concorrenza portuale nel Mediterraneo non è più analoga a quella del 1995. I competitor di Gioia Tauro, sono più evoluti e soprattutto più celeri a recepire la domanda del mercato di riferimento. Basti pensare che il Porto di Tanger Med, situato anch’esso in una zona strategica, grazie all’istituzione di una sua zona  “franca”, oggi oltre ad essere il primo porto di transhipment nel Mediterraneo – dato confermato per il terzo anno consecutivo-, grazie all’istituzione della ZES sono presenti ben 600 imprese tra i quali Renault, Nissan e Adidas ed il valore prodotto complessivamente dagli insediamenti produttivi si traduce in circa 76.000 dipendenti e ben 4 miliardi di euro annui. La classe politica vuole dirci perché il Porto di Gioia Tauro, avviato nel 1995, dotato di gabbie salariali per i dipendenti grazie ad una concertazione sindacale messa in atto per rendere possibile lo start-up dello scalo Calabrese, sovrapposta alla velocità praticata dal Porto di Tanger Med, dove i lavori sono iniziati nel 2004 e la prima nave attraccava sulla banchina nel 2007, sono differenti?

Sempre dalle colonne di Calabria.Live, vorrei chiedere al Presidente Spirlì: quale cronoprogramma è stato deliberato al Tavolo Tecnico? Quando verrà reintegrato il componente mancante nel Comitato ZES? Quando chiederete a RFI di mettere nero su bianco se è disposta o meno ad intervenire sui binari e sul rifacimento delle gallerie senza continuare a tergiversare?

Per ottenere queste risposte bisogna attendere al 2900? Vi è poi un’ultima curiosità: sussiste forse qualche volontà finalizzata a mantenere la Calabria in un limbo di arretratezza, impedendo ogni tipo d’investimento?

Perché la durata dei procedimenti civili, espressi in giorni e suddivisi per ambiti processuali continua ad avere notevoli differenze in termini di durata?

Giustizia - grafico

Il grafico illustra come un processo civile svolto nel Meridione e un analogo procedimento svolto nel Centro Nord Italia ha una differenza del 63,3%. Tradotto: l’imprenditore del Centro-Nord avrà una Sentenza 406 giorni prima dell’imprenditore Meridionale che dovrà affrontare l’analogo problema nel Centro-Sud. Sulla scorta di tale realtà sorge una domanda: quale imprenditore, sarà disponibile ad investire al Sud? Lo Stato, avrà forse identica diffidenza ed evita investimenti pubblici? Anche per questa domanda, il dato è illustrato dal grafico che indica il calo della spesa pubblica per investimenti al Sud e Isole.

 

 

 

Calo spesa pubblica - graficoEssendo ridotta ogni forma d’investimento, risulta scontato per il Prodotto interno Lordo pro capite il crescente divario tra Nord e Sud, sia in termini di opportunità sia nella propensione a generare ulteriori interventi. Tutto ciò, sino al 1990, non alimentava tale proiezione. Come indicato dal grafico, sembrava esserci una ripresa economica avviata nel 1960 che vedeva un percorso di ripresa comune per le due componenti della penisola.

 

Pil pro capite Nord-Sud - grafico

 

L’espansione economica avviata grazia al Piano Marshall e le politiche d’intervento pubblico, seppur con una diversa organizzazione strutturale praticata per i diversi territori, faceva ben sperare ad una crescita economica complessiva dell’Italia presupponendo il superamento di quel divario Nord-Sud che ha sempre ha mantenuto viva la “Questione Meridionale” come processo irrisolto e generato dall’Unità d’Italia. A partire dalla metà degli anni ’90 del Secolo scorso, la forbice ha iniziato ad aprirsi ed oggi, il dato, non sembrerebbe essere afferente al segno positivo ma tutt’altro.

 

C’è da chiedersi perché si continua a perdere tempo quando la politica, pur disponendo di moltissimi dati, continua a “evitare” le opportunità di confronto ed a volte preferisce perdersi tra i colori delle varie fumate tese perpetuare l’occupazione del proprio scranno, utilizzando l’indicazione di candidature in una sorta di scacchiere nazionale per esercitare un potere paragonabile ad una guerra tra i poveri e contribuire, giorno dopo giorno, ad aumentare la quantità della discussione sfuggendo alla responsabilità dell’agire ed alla concretezza di avviare un processo di riordino legislativo e creare tutti i presupposti per pretendere che vi sia il raggiungimento di un’equità reale tra tutte le Regioni dell’Italia.

Siamo tutti Italiani e tutti, meritiamo analoghe cure, analoghe opportunità occupazionali, stessa durata dei processi, Scuole belle, arredate e dotate di sistemi informatici al passo con i tempi e politici pronti a comprendere la valenza del rispettivo mandato identificabile nel più nobile dei servizi alla propria Comunità e non l’esercizio del potere. Sia ben chiaro, il potere non va inteso come la possibilità di animare le copertine dei settimanali, oppure dall’essere al centro dei titoli dei giornali oppure frequentare salotti televisivi. Le priorità sono tante ed il tempo è poco. Oggi non vi è soltanto la necessità di avviare un processo di sviluppo, vi è anche un allarme demografico che andrà ad abbattersi principalmente sul Meridione ed in modo particolare nelle aree interne. Come illustrato nel grafico “la questione nazionale”, afferente alla dinamica demografica è un campanello d’allarme destinato a diventare assordante. Senza l’incremento occupazionale si amplifica tutto.

Questione nazionale - grafico

A tal fine, bisognerebbe invertire la rotta rispetto al passato affinché, le varie soluzioni proposte dalle fazioni politiche, non vengano interrotte di volta in volta in coincidenza con lo scadere della Legislatura oppure con la conclusione dell’esperienza di governo, ma trovino una continuità sino al raggiungimento dell’obiettivo. Continuando a praticare vecchi modelli, la politica sarà impegnata a promuovere nuove tesi per rendere accattivante la partecipazione dei rispettivi Elettori e il 2040 sarà sempre più vicino e con esso giungeranno una serie di problematiche da affrontare, riassunte nel grafico che riporta le dinamiche afferenti alla crescita dell’economia italiana. In tal caso, il Bilancio dello Stato non potrà coprire le voci di spesa da utilizzare per far fronte alle esigenze sociali sorte a causa del divario divenuto insostenibile. La dinamica che illustra quanto descritto si evince nel grafico la questione nazionale. Diciamolo ora a futura memoria: in assenza dei proventi ottenibili dalla ricaduta fiscale, ottenibile soltanto dall’incremento occupazionale e dal conseguente sviluppo, per far fronte alle spese correnti,  verranno ulteriormente tagliate le risorse destinate ai servizi, vi sarà un ennesimo allungamento dell’età lavorativa, per quanti avranno un lavoro e la marginalità sociale per quanti non avranno un lavoro sarà una conseguenza destinata a implementare i processi di desertificazione demografica ed economica per le aree meno sviluppate del Meridione. Con questo biglietto da visita, già stampato sui vari report e spero abbondantemente visionato dai Parlamentari, per il Meridione lo sviluppo, appare sin da oggi, una chimera.

A questo punto, visto che per la Calabria e per i Calabresi è impossibile poter pensare ad uno sviluppo economico, strutturato sulle potenzialità del Porto di Gioia Tauro e della Z.E.S., si smantelli immediatamente il Porto, il Gateway, tutti i capannoni vuoti presenti nell’area industriale, i binari che collegano la stazione di Rosarno con il Porto. Il Governo disponga l’abrogazione della Zes e si annulli la fiscalità agevolata ivi prevista, si chiuda l’Autorità portuale per ritornare alla coltivazione della terra, incrementando la produzione di qualità del bergamotto, dei mandarini e delle arance, facendo pagare un biglietto per quanti vorranno respirare la nostra aria, oppure per transitare lungo i sentieri presenti nei nostri parchi, per visitare le nostre Chiese, i nostri Borghi, oppure per gustare i sapori di questa terra o acquistare beni prodotti dalle mani consumate dei nostri artigiani. Il Sud, visti i ritardi documentati, non può essere sinonimo di sviluppo e crescita socio-economica su base industriale, dovrà continuare ad essere, per dono di Dio, terra da lavorare per produrre economia e lavoro, vivendo all’aria aperta con semplicità. Torneremo a studiare utilizzando i fiammiferi al posto delle calcolatrici e le macchine da scrivere al posto di potentissimi computer che non potremo permetterci. Faremo a meno della rete internet, perché per noi comunicare non è mai stato un limite. Per le comunicazioni più distanti torneremo a scrivere le lettere e se proprio vi farà piacere faremo a meno dell’orologio. Per i nostri avi bastava il sole per indicare l’inizio del giorno ed il buio per indicare l’ora del riposo. Non continuateci a prendere per i fondelli. Oggi, il più piccolo dei nostri giovani è un nativo digitale e ne sa molto più di voi. (fr)

Cisl Calabria: Interesse e condivisione per scelte Autorità Portuale di Gioia Tauro

Tonino Russo, segretario generale della Cisl Calabria, ha detto che «con grande interesse abbiamo letto la nota dell’Autorità portuale di Gioia Tauro relativa al Bilancio 2021 del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili in cui, per il Piano operativo 2021-2023, si dedica una specifica attenzione al porto di Gioia Tauro e al rilancio dei porti di Corigliano Calabro e di Crotone».

«Si tratta – ha aggiunto – di infrastrutture, infatti, che possono senza alcun dubbio offrire un significativo supporto allo sviluppo dell’economia calabrese nell’area di libero scambio del bacino del Mediterraneo».

«La Cisl Calabria – ha proseguito Russo – condivide questa impostazione per la quale, ad esempio a sostegno del gateway ferroviario di Gioia Tauro, ha fatto molte battaglie. In particolare, oggi è utile sapere che per il porto di Gioia l’Authority punta a differenziare l’offerta, andando cioè oltre il solo transhipment, con l’avvio della logistica intermodale: una scelta importante per il ruolo di riferimento primario dello scalo nel Mar Mediterraneo».

«Anche le opere previste – ha detto ancora – nei porti di Crotone e Corigliano Calabro hanno una grande importanza per l’incremento del commercio, della pesca, dello scambio dei prodotti agricoli, del turismo. Si tratta, come la Cisl Calabria ha sempre evidenziato, di aree portuali dirimpettaie dei Paesi dell’Est, che come tali possono svolgere una grande funzione guardando in particolare a quel versante».

«Siamo sulla strada giusta – ha concluso Tonino Russo – perché la nostra diventi una delle poche regioni italiane in grado di offrire un sistema portuale integrato». (rrc)

È stato approvato il bilancio 2021 del Porto di Gioia Tauro

È stato approvato, dal Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile, il Bilancio 2021 e il collegato Piano operativo triennale 2021 – 2023 dell’Autorità portuale di Gioia Tauro.

Diverse le misure finanziarie destinate a sostenere la realizzazione di opere infrastrutturali, che definiscono la strategia adottata dall’Autorità portuale, guidata dal commissario straordinario Andrea Agostinelli, per sostenere lo sviluppo dei quattro porti di competenza.

«Si conferma su Gioia Tauro – si legge in una nota – la volontà di sostenere una maggiore competitività nel mercato del transhipment e, nel contempo, l’avvio dell’intermodalità, grazie all’avvenuta partenza del gateway ferroviario. L’obiettivo è, anche, quello di differenziare l’offerta e di integrare i servizi di water-front con quelli del retroporto e della logistica intermodale, per rilanciare le attività portuali e, così, assicurare la leadership dello scalo nel circuito internazionale del Mediterraneo».

«L’approvazione del Bilancio 2021 – continua la nota – trova coincidenza temporale con le attività di confronto che, in questo momento, vedono impegnato l’Ente con le istituzioni locali e le parti sociali per il rilancio dei porti di Corigliano Calabro e di Crotone. Particolare attenzione è, infatti, rivolta allo sviluppo di questi scali verso i quali è in corso l’adeguamento funzionale dei relativi Piani regolatori portuali, al fine di indirizzare un maggiore sviluppo delle loro attività.Tra le opere previste per il porto di Crotone è in fase di completamento di progettazione il rifiorimento della mantellata e la ricostruzione del muro foraneo, a sostegno dell’operatività del vecchio porto, per un valore economico di 2 milioni di euro. Mentre, per migliorarne il ridosso in presenza di condizioni meteo avverse, è stato programmato il prolungamento del molo foraneo (7 milioni di euro) per il quale si attende il parere del Ministero dell’Ambiente».

«A sostegno dello sviluppo del porto di Corigliano Calabro – prosegue la nota – è stata programmata, tra le altre attività progettuali, la creazione della banchina crocieristica (8,1 milioni di euro) per garantire allo scalo un maggiore sviluppo di settore. Sono stati, inoltre, affidati i lavori, che partiranno a breve, di manutenzione dell’impianto di illuminazione e torri faro, per un valore di 600 mila euro. Il progetto prevede la sostituzione di tutti gli apparecchi con nuove tipologie di illuminazione, basate su tecnologia led. Gli interventi interesseranno tutta l’area portuale, con particolare attenzione all’illuminazione posta lungo la banchina pescherecci e nei piazzali operativi».

«L’obiettivo è, infatti – conclude la nota – quello di ridurre i consumi di energia elettrica e di adeguare lo scalo portuale di Corigliano Calabro alle nuove esigenze commerciali». (rrc)

Movimento 5 Stelle: Porto di Gioia Tauro, stop a balletto di competenze tra Enti

I parlamentari del Movimento 5 StelleGiuseppe Auddino, Anna Laura Orrico, Massimo Misiti, Riccardo Tucci, Alessandro Melicchio, hanno dichiarato che «abbiamo più più volte evidenziato l’impellente necessità di azione da parte della Regione Calabria al fine di consentire il passaggio delle due aree insistenti nel Porto di Gioia Tauro attualmente di competenza dell’ente regionale Corap, l’area industriale del retroporto ed il raccordo ferroviario, rispettivamente all’Autorità Portuale e ad Rfi».

«Adesso – hanno aggiunto – questa riunione sia risolutiva di entrambe le problematiche poiché non abbiamo più tempo da perdere. A causa della mancata concessione dell’area del retroporto, all’Autorità portuale non sono stati spesi i due milioni di euro previsti per il 2020, e adesso non possiamo permetterci di sprecare altre occasioni».

«Nella manovra finanziaria dello scorso anno, infatti – hanno proseguito i parlamentari calabresi – fu inserita con un nostro emendamento, una spesa di 6 milioni di euro per il triennio 2020-2022, per la realizzazione di opere di riqualificazione, in particolare nell’ambito della viabilità, dei trasporti, della logistica e del decoro urbano dell’area industriale del retroporto di Gioia Tauro. La mancata cessione dell’area del retroporto, da parte della Regione Calabria all’Autorità portuale, ha fatto sì che le risorse stanziate per l’avvio dei cantieri nel 2020 rimanessero bloccate presso il Mit».

«Pertanto – hanno detto ancora – dei due milioni messi a disposizione per il 2020 (ancora recuperabili nel 2021) non è stato speso un centesimo, mentre l’area industriale retroportuale continua a trovarsi in condizioni indegne di un paese civile! Questa volta l’esito di questa riunione dovrà essere positivo e l’Autorità portuale, ente attuatore dei lavori, dovrà essere messa in grado di avviare i cantieri sbloccando le risorse destinate alla riqualificazione dell’area industriale per il 2021 e 2022, senza perdere gli altri finanziamenti per cui abbiamo lavorato tanti mesi insieme all’ultimo Governo Conte». 

«Adesso auspichiamo che la riunione – hanno aggiunto ancora i parlamentari pentastellati calabresi – abbia un esito positivo anche per quanto riguarda la cessione del raccordo ferroviario di 4 chilometri ad Rfi (che collega la stazione di Rosarno allo scalo gioiese), trasferimento previsto dall’art 208 del Decreto Rilancio di luglio scorso. Sono passati più di sette mesi, troppi, dalla conversione del decreto e ancora non ci si rende conto di quanto grandi saranno i benefici del trasferimento del collegamento ferroviario Rosarno-San Ferdinando e del relativo impianto, al gestore dell’infrastruttura ferroviaria nazionale; esso consentirebbe l’ammodernamento delle strutture ferroviarie gioiesi ed il loro inserimento all’interno della rete nazionale». (rrm)

Digitalizzazione e infrastrutture: le opportunità per il Porto di Gioia nel post pandemia

di FILIPPO ROMEO – La pandemia covid 19 che si è violentemente abbattuta sull’intero pianeta, oltre a fungere da acceleratore per i processi geopolitici, sta ridefinendo gli assetti del vivere sociale riscrivendo il nostro modo di convivere. Una nuova globalizzazione si affaccia all’orizzonte e l’avvento ormai imminente del 5G potrebbe generare un cambio di paradigma ancor più dirompente di quello prodotto dalla rivoluzione industriale, con le attività portuali impegnate in nuove sfide legate alla digitalizzazione.

Prima di entrare nel vivo del tema, è opportuno segnalare che negli ultimi mesi passi decisivi sono stati compiuti anche a livello europeo con l’adozione di importanti misure – quali l’accordo sul Recovery found e la sospensione del patto di stabilità – che stanno dando inequivocabili segnali circa la volontà di acquisire a livello europeo “maggiori gradi di autonomia” in ambito geopolitico. Le risorse del Recovery Fund, se ben indirizzate, potrebbero offrire al meridione e al territorio   reggino un’occasione eccezionale per riposizionarsi e, dunque, invertire quel trend in discesa che ci ha emarginati.

Le opportunità che la Città Metropolitana di Reggio Calabria potrebbe cogliere sono molteplici e variegate. Su tutte basti pensare alle ricadute che a livello territoriale, e non solo, potrebbe generare il porto di Gioia Tauro che grazie alla sua posizione baricentrica, ai suoi fondali e alla pianura circostante che lo accoglie, potrebbe senz’altro rappresentare un volano di sviluppo per l’intera regione. In tale prospettiva, tuttavia, risulta fondamentale il prolungamento delle line di alta velocità e alta capacità che, oltre a connettere la parte meridionale del Paese con il resto d’Europa, garantirebbero allo scalo gioiose l’opportunità di spedire tramite ferrovia e in tempi ridotti le proprie merci sulle maggiori piazze di scambio europee.

Sarebbe cruciale agevolare anche il decollo della ZES (disponibile dal 2017 e prontamente attivabile) e il varo di misure di sostegno fiscale all’economia legata ai porti di transhipment e a tutte le aree destinate al nuovo regime speciale che in Calabria abbraccia diverse province.

È, tuttavia, evidente che per sfruttare al meglio la posizione baricentrica dello scalo gioiose è di cruciale importanza ragionare in termini di logistica integrata attraverso lo sviluppo di un piano organico per tutto il meridione con Gioia Tauro posto alla testa del quadrilatero Napoli – Bari – Gioia Tauro – Taranto. All’interno di questo quadro di cruciale importanza sarebbe, inoltre, la realizzazione del collegamento stabile dello stretto attraverso un’opera -quali quelle che in questi giorni sono sottoposte ad esame di valutazione dei tecnici del ministero delle infrastrutture- che garantisca l’effettivo e irrinunciabile collegamento ferroviario con la Sicilia capace di favorire non solo i collegamenti con l’Europa, ma anche quelli tra le città di Reggio Calabria e Messina e i due territori circostanti al fine di fare dell’area dello stretto un grande polo posto al centro del Mediterraneo.

L’apertura di nuovi cantieri potrebbe segnare senz’altro un importante punto di partenza nonché un’immediata boccata di ossigeno all’economia reale. E’, tuttavia, evidente, che ciò sarebbe insufficiente se tale processo non fosse accompagnato da altre misure utili ad incentivare gli investimenti e rendere i territori appetibili. Su tutte penso alla certezza del diritto, elemento non trascurabile di valutazione da parte degli investitori che necessitano di un quadro normativo il cui corretto funzionamento sia garantito dalla presenza di un sistema legislativo, normativo e anche giudiziario in grado di fornire ampie garanzie di sicurezza, efficacia e stabilità. Occorrerebbe, inoltre, alleggerire anche il sistema burocratico, per evitare il dispendio di tempo ed energie che, di fatto, disincentivano l’imprenditore ad investire, e procedere ad una completa digitalizzazione del sistema.

I processi di digitalizzazione potrebbero, inoltre, rappresentare una sfida anche per le nostre Università e per gli ambiti legati alla formazione e alla ricerca dando priorità, come nel caso di Gioia Tauro, allo sviluppo di progetti in ambito di innovazione tecnologica e ambientale dell’infrastruttura. Per far ciò andrebbe messa in campo un’adeguata azione di sostegno alla ricerca nell’ambito delle nuove tecnologie e lo sviluppo di incubatori per l’incentivo di nuove start-up ad alto contenuto tecnologico. A tal riguardo, eloquente è l’esempio di quanto avvenuto nella vicina Città di Cosenza con la Giapponese Ntt Data Italia sviluppatasi grazie ad una partnership avvenuta con l’Università della Calabria.

Non è, dunque, arduo immaginare che un adeguato rilancio del porto di Gioia Tauro potrebbero invertire gli equilibri geo-economici del Mediterraneo ormai tornato ad essere il grande crocevia dei maggiori flussi dell’economia globale. A tal proposito, è opportuno ricordare che nel 2015 Suez è stato ampliato per incentivare il passaggio dei carichi provenienti dall’est, di cui l’Italia, purtroppo, è capace di intercettarne solo una minima parte, mentre il resto prosegue attraverso Gibilterra per raggiungere i porti del Nord Europa (Germania e Olanda) molto meglio attrezzati e sviluppati. È evidente che lo sviluppo di un sistema logistico infrastrutturale all’avanguardia offrirebbe l’opportunità di intercettare un maggiore quantitativo merci permettendo così all’intero Mezzogiorno, con Gioia Tauro in testa di diventare il centro nevralgico e propulsore di nuovi processi economici.

In questo momento storico, con la nuova globalizzazione all’orizzonte e con il sostegno europeo, la pandemia potrebbe tramutarsi in un’opportunità di rilancio e di modernizzazione per il meridione in generale e per il Porto di Gioia Tauro in particolare.

Per raggiungere tali traguardi appare necessario che la politica, a tutti i livelli, faccia delle scelte chiare e precise, utili a offrire a Gioia Tauro la dignità portuale che gli spetta per via della sua posizione geografica affinché l’infrastruttura possa fungere d’anello all’interno di una più ampia catena di logistica integrata che possa garantire lo sviluppo dell’intero meridione e rendere il territorio pianeggiano attrattivo ai grandi investitori. (rof)

Filippo ROmeo è analista dell’Istituto Vision & Global Trends

Infrastrutture intermodali e Zes per lo sviluppo del Porto di Gioia Tauro

di DOMENICO NAPOLI – L’istituzione della Zona Economica Speciale a Gioia Tauro potrebbe senz’altro rappresentare il primo tassello, capace di attrarre investimenti e, quindi, generare sviluppo per un territorio e per una regione cronicamente depressi. È ovvio, però, che tale zona, per essere attraente agli occhi delle imprese, non può prescindere da alcune variabili: la stabilità, la semplificazione, la qualità del servizio, l’accoglienza e la competitività delle norme. Variabili elementari che non riescono a diventare “aspetti” del normale agire sociale in Italia e, principalmente, al Sud.

La ZES oltre al sistema di agevolazioni previste per la realizzazione della stessa dovrà essere in grado di attrarre investimenti esteri. L’attrazione di investimenti esteri non solo è un fattore determinante per la crescita territoriale ma, in un contesto globalizzato, dimostra anche la vitalità stessa del territorio.  La concorrenza internazionale è sempre più forte, variegata e dinamica e di conseguenza non ci si può confrontare con essa senza una struttura sviluppata e un piano strategico. È fondamentale avere un approccio proattivo, promuovendo il territorio presso i grandi player internazionali, mettendo in evidenza i punti di forza ed i vantaggi, rispetto ai concorrenti, quali l’eccellenza dell’area portuale e la posizione geostrategica.

La pianificazione di qualsiasi sistema infrastrutturale non può prescindere dal quadro geopolitico e geo-economico globale, a maggior ragione nel contesto attuale in cui le infrastrutture continentali costituiscono un momento essenziale per la ripresa, essendo in grado di influire sia sui processi di modernizzazione tecnologica, sia sulla stabilità in politica estera. Tale momento, con tutte le sue complesse e intricate questioni geopolitiche che lo contraddistinguono, è caratterizzato dall’emersione di nuovi protagonisti sulla scena mondiale (quali, ad esempio, i BRICS) e dalle profonde mutazioni da essi provocate, fra cui si registra anche quella della geografia dello shipping mondiale. Il dato è tutt’altro che trascurabile se si considera che il mare, oltre ad essere sempre stato la principale area di circolazione dei flussi di merci, svolge un ruolo centrale per la società influenzandone – direttamente e indirettamente – la maggior parte degli aspetti della vita quotidiana. Lo spostamento dell’asse geo-economico verso l’ambiente marittimo è maggiormente comprensibile se si considera che l’80% di tutta la vita del pianeta si sviluppa nei mari e negli oceani; che oltre il 65% della popolazione mondiale vive a meno di 200 km dalla costa; che negli ultimi 10 anni il 75% dei Paesi ha incrementato la propria connettività marittima. Questi dati confermano il fatto che il mare è il principale mezzo per attività produttive, commerciali e di comunicazione. Si potrebbe pertanto affermare che, al pari della rete internet, esso rappresenti il nuovo mezzo della globalizzazione.

Il settore logistico sta vivendo negli ultimi anni un periodo molto dinamico che interessa in particolar modo il bacino del Mediterraneo essendo crocevia marittima lungo la direttrice commerciale Europa – Asia Orientale. La crescita dei Paesi asiatici, e in primo luogo della Cina, si è riflessa sull’aumento del traffico container lungo questa direttrice aprendo a nuove opportunità di sviluppo per i porti mediterranei. Il porto di Gioia Tauro, principale porto italiano, può beneficiare di questi flussi. Tuttavia, rispetto agli anni passati, bisogna tener conto di due fattori rilevanti:

  • La concorrenza dei porti nordafricani: la concorrenza tra i porti mediterranei non è non più limitata soltanto ai porti della sponda meridionale dell’Europa ma è estesa anche ai porti dell’area nordafricana. Infatti, i porti nordafricani sono cresciuti in maniera esponenziale negli ultimi anni puntando su una offerta integrata porto-retroportualità, coadiuvata, oltre da costi inferiori, da servizi sempre più efficienti e da un favorevole contesto competitivo per le aziende grazie all’istituzione di zone economiche speciali (ZES).
  • Gli investimenti esteri nella logistica mediterranea: sia gli Stati della sponda mediterranea dell’Europa sia gli Stati nordafricani stanno investendo molto sul sistema logistico perché giustamente ritenuto settore strategico. Inoltre, stanno facilitando gli investimenti esteri per gli effetti positivi che possono avere non solo sul settore logistico ma sull’intera economia in generale. Il caso del porto del Pireo in Grecia è emblematico al riguardo. Nel 2009, la cinese COSCO Pacific ha iniziato ad investire nel porto greco facendone la propria testa di ponte per il mercato europeo. Ciò ha favorito un incremento del traffico container che è passato da circa 600.000 TEU nel 2009 a oltre 3.600 milioni di TEU nel 2017 ed ulteriormente incrementando del 20,9%, nel 2018, la movimentazione di TEUS a 4.908 milioni, conquistando il sesto posto, nello stesso anno 2018, dei porti europei per movimentazione dei container nella classifica stilata da PortEconomics. Oltre all’incremento del traffico container nel porto, l’investimento cinese ha favorito la riallocazione di aziende internazionali – come HP, Huawei, Sony, ZTE, Samsung – che hanno scelto il Pireo come distribution hub.

I cambiamenti di questi ultimi anni hanno contribuito a ridisegnare la geografia portuale del Mediterraneo. Tra il 2005 e il 2018 sono aumentate le quote del porto di Valencia, del Pireo, Tanger Med e Port Said mentre il porto di Gioia Tauro ha visto ridurre la propria quota che è ritornata ad aumentare in maniera significativa dal 2019 ed in particolare nell’anno 2020.

Il porto di Gioia Tauro è un’eccellenza nel settore del transhipment e per anni è stato il primo porto del Mediterraneo. L’assenza di una politica nazionale chiara, le difficoltà economiche italiane, la diminuzione di investimenti strategici, la scarsa promozione presso investitori esteri sono tutti fattori che ne hanno rallentato lo sviluppo in un contesto in cui i nostri competitor non solo corrono, ma offrono servizi sempre più integrati con il sistema portuale in una reinterpretazione del ruolo dei porti e della logistica.

Le innovazioni nei sistemi di produzione, nel commercio mondiale e nella tecnologia del trasporto, sono i fattori che – insieme ai processi di liberalizzazione ed apertura concorrenziale – spiegano la significativa trasformazione delle funzioni portuali che si sta manifestando negli ultimi anni. Il concetto che sintetizza questa evoluzione, è quello di “porti di quarta generazione”. Il porto, infatti, non è più solo un centro di movimentazione e di attività industriali e commerciali, che aggiungono valore alle merci, ma si propone come una vera e propria piattaforma logistica i cui servizi che offre vanno ad incidere ben al di là dei suoi confini fisici. Ciò avviene per il fatto di essere integrata in una rete di elaborazione e trasmissione di informazioni su scala mondiale.

A tal proposito, l’esperienza sta dimostrando che in futuro chi avrà creato le condizioni per operare nell’ambito di quelle grandi concentrazioni spaziali di imprese focalizzate sulla logistica, potrà godere di una posizione di vantaggio competitivo. Le suddette aggregazioni territoriali dovranno però con il tempo acquisire una propria individualità ed autonomia strategica, al fine di sviluppare la capacità di generare flussi di traffico aggiuntivi per l’intero sistema, esplorando nel contempo nuove opportunità imprenditoriali a più elevato valore aggiunto e promovendo la sperimentazione di iniziative operative di partnership intra ed interdistrettuali. Soltanto in questo modo, infatti, sarà possibile perseguire un maggior presidio sulla movimentazione delle merci, stimolando i processi di riaggregazione, di investimenti e competenze intorno a parti del ciclo operativo.

I punti di forza di questi poli, concettualmente paragonabili alle realtà distrettuali manifatturiere, possono così essere riassunti: (I) polarizzazione della domanda; (II) vantaggi localizzativi; (III) specializzazione ed emulazione competitiva; (IV) stimolo alla revisione dei modelli d’impresa e sviluppo nuove opportunità di business; (V) composizione quantitativa e qualitativa del mix di servizi; (VI) Condivisione di rilevanti investimenti in infrastrutture e nella formazione professionale; (VII) Coordinamento organizzativo e integrazione dell’offerta.

I distretti logistici possono attivare le sinergie necessarie per acquisire e gestire, con maggiori probabilità di successo, una quota significativa del business logistico legato “a doppio filo” al trasporto stradale, facendo leva sulla vis attrattiva del sistema di imprese fondata sulla specializzazione, sull’ampiezza dell’“assortimento” di servizi offerti e, non ultimo, sulla possibilità di concentrare determinate attività nel medesimo territorio. Si tratta, solitamente, di un mercato generato da una domanda con esigenze particolari che, essendo molto frammentata e dispersa sul territorio, non può essere facilmente oggetto di politiche di one to one marketing.

È innegabile, comunque, che i processi agglomerativi in oggetto, non si possono innescare senza creare, la dove sussistono, le necessarie convenienze localizzative di natura geografica: aree territoriali baricentriche rispetto ai grandi flussi di merci di tipo inbound e/o outbound, per le quali sia realizzabile, senza particolari difficoltà, l’inserimento nei circuiti logistici internazionali, che hanno investito risorse, competenze e relazioni nell’applicazione della logica Hub & Spoke per lo sviluppo del business nella logistica merci.

In particolare, si fa riferimento alla disponibilità di idonei collegamenti stradali e ferroviari, spazi ed impianti indispensabili per implementare l’opzione intermodale, ad esempio: piazzali attrezzati, fasci di binari, elettrificazione di linee ferroviarie, adeguamento della morfologia del territorio, sistemi informativi e di telecomunicazioni; o per consentire l’ingresso in determinati business, ad elevato valore aggiunto, come: stoccaggio e manipolazione di prodotti refrigerati e ad atmosfera controllata, per i quali sussistono concrete opportunità di sviluppo.

Il Piano Strategico Nazionale della Portualità e della Logistica (PSNPL) ha creato molte aspettative sugli obiettivi “di migliorare la competitività del sistema portuale e logistico, di agevolare la crescita dei traffici delle merci e delle persone e la promozione dell’intermodalità nel traffico merci, anche in relazione alla razionalizzazione, al riassetto e all’accorpamento delle Autorità Portuali esistenti”. Lo stato italiano, non senza alcune perplessità da parte degli operatori dell’intero sistema, intende rilanciare e promuovere una circolazione di uomini e merci sia via mare sia via terra, con un’attenzione che rivestono i porti e la logistica per l’intera economia del paese. Come si rileva nel nuovo testo: “L’esigenza di una riforma è confermata anche dagli esiti del Global Competitiveness Index pubblicati dal World Economic Forum; l’Italia risulta al 49º posto nella classifica mondiale e al 26° per qualità ed efficienza delle infrastrutture, superata da tutti i Paesi UE dell’area Mediterranea (Francia all’8° posto, Spagna all’9°, Portogallo al 17°), ad eccezione della Grecia (36° posto). Eclatante è il dato relativo alla qualità dell’infrastruttura portuale dove l’Italia si posiziona al 55º posto, dietro la Spagna (9), il Portogallo (23), l’Irlanda (29), la Francia (32), il Marocco (43), la Grecia (49), la Croazia (51)”. Ai fini di un recupero di quote di mercato si mette l’accento anche sullo sviluppo delle Zes (Zone Economiche Speciali) e tra le aree di maggior interesse c’è proprio la ZES di Gioia Tauro. Si tratta, com’è noto agli operatori del settore, di zone franche di seconda generazione dove grazie a pratiche di sburocratizzazione economica, commerciali e fiscali si pensano di poter incrementare le quote di traffico e di scambio con nuove aziende e investitori stranieri. Secondo un’analisi costi-benefici per la realizzazione di queste aree il costo a carico dello stato sarebbe ampiamente controbilanciato dai benefici tratti in termini di ripresa e rilancio dell’economia nazionale.

Nell’analisi di un programma di rilancio non vanno trascurati i legami funzionali tra: porti, hinterland economico e sociale, sistema di trasporto marittimo-terrestre ed aereo, cantieristica e capitale umano. L’investimento in formazione del capitale umano è dunque un elemento del bilancio complessivo dei fattori della crescita. Il persistere dei divari territoriali nord/sud, uniti agli alti tassi di disoccupazione, rallentano la ripresa e, nonostante le nuove regole sulla flessibilità, complicato e farraginoso rimane l’accesso al mercato del lavoro, la transizione dalla scuola al lavoro, dal lavoro alla formazione e dalla formazione al lavoro. Gli studi hanno dimostrato che non basta puntare sul capitale fisico per spiegare le ragioni dello sviluppo di una nazione: fondamentale appare l’investimento in capitale umano.

L’Italia annovera, tra le criticità, un ritardo diffuso in tutti pilastri della competitività analizzati e cioè: Institutions, Infrastructures, Macroeconomic Environment, Health and Primary Education.

Nei prossimi anni le partite che si giocheranno per ampliare o diminuire la posizione strategica dell’Italia al centro del Mediterraneo saranno di fondamentale importanza. Tutto il sistema portuale dell’area è un grande cantiere con diversi progetti in cui si intrecciano capitali statali e di gruppi privati provenienti proprio dai Paesi di nuova emersione (Cina, Russia, India e Brasile), fattore che evidenzia in maniera ancora più nitida il valore strategico del Mediterraneo. In relazione a tali investimenti i Paesi della Sponda Sud stanno realizzando e pianificando nuove infrastrutture, in Italia occorre sviluppare un piano infrastrutturale adeguato e integrato, capace di far fronte ai trend dei nuovi traffici e, soprattutto, di fargli acquisire un maggiore potenziale in termini di efficienza, tutte condizioni imprescindibili per conferirgli una più ampia autonomia e sovranità. Tale piano (pur rimanendo all’interno del quadro delle reti TEN che gli permettono un più agevole collegamento con l’Europa), dovrebbe offrire al Paese l’opportunità di seguire, intercettare e indirizzare i nuovi trend geo-economici e geopolitici che traslano verso sud, al fine di renderlo, anche per via della sua storia, un giocatore protagonista nel Mediterraneo. É chiaro che tali scelte permetterebbero al Mezzogiorno di diventare il centro nevralgico e propulsore di nuovi processi economici, nonché all’intera Nazione di superare lo scompenso atavico con il quale convive sin dalla nascita.

Tuttavia, oltre alle costruzioni di solide infrastrutture, è altrettanto importante snellire le procedure amministrativo burocratiche che limitano la velocità dei flussi e, soprattutto, l’affidabilità del servizio dato alle merci in importazione ed esportazione. Per questo motivo necessiterebbe un riferimento istituzionale capace di coordinare e presiedere la politica logistica e portuale del Paese, nonché una concreta strategia infrastrutturale con una prospettiva di rilancio a medio e lungo termine. Tale strategia deve guardare principalmente ai territori, sviluppando una loro pianificazione fatta di grandi opere e di piccoli e medi investimenti capaci di interconnettere centri urbani con i centri periferici in modo capillare per evitare di mantenere punti isolati.

Occorre, in definitiva, sfruttare la centralità geografica del Paese per cogliere le nuove sfide. Per questi motivi va opportunamente pensata e posta in essere una adeguata strategia di rilancio del sistema portuale nazionale e, più in particolare, del Porto di Gioia Tauro che, rappresenta un’eccellenza a livello mondiale ed un’esperienza unica per il Mezzogiorno.

Il porto calabrese, grazie anche ai suoi 18 metri di profondità, è uno dei pochi approdi in grado di ospitare le gigantesche navi porta container che provengono dai Paesi asiatici ed il principale porto di transhipment nel circuito dei traffici del Mediterraneo.

Posto in una posizione baricentrica nella linea di navigazione Suez-Gibilterra è in grado di accogliere e lavorare contemporaneamente tre navi di ultima generazione. Una realtà quindi di indubbio valore simbolico che dimostra come anche nel Sud Italia sia possibile realizzare opere di successo basate su una virtuosa collaborazione fra pubblico e privato. Ogni anno, infatti, da Gioia Tauro passano circa 3 milioni di teu. Dato, teso ad un forte aumento nei prossimi anni, che rende facile capire due fattori importanti: l’enorme potenziale in termini di posti di lavoro e la concreta possibilità di diventare centro delle attività di smistamento per tutta la rete ferroviaria nazionale se solo si optasse per un’adeguata opera di miglioramento infrastrutturale della zona di attività logistica di Gioia Tauro. Per fare questo occorre rovesciare la logica con cui fino ad oggi si è affrontata la questione del porto calabrese e connettere in maniera efficiente il gateway logistico di questo attracco commerciale direttamente al Corridoio Scandinavo – Mediterraneo che partendo dal valico del Brennero collega Trento, Verona, Bologna, Firenze, Livorno e Roma con i principali centri urbani del sud come Napoli, Bari, Catanzaro, Messina e Palermo. Il Completamento della rete, prevista per il 2030, richiede all’Italia uno sforzo importante, soprattutto per quanto riguarda l’efficientamento dei collegamenti ferroviari e stradali e il completamento dei collegamenti di “ultimo miglio” a porti ed aeroporti della rete Core (fonte: MIT – Corridoi europei TEN-T).

È, pertanto, opportuno ripensare Gioia Tauro non più come un Terminal, bensì come un anello all’interno di una catena più ampia di logistica integrata dove far insediare grandi operatori stranieri, attratti da necessarie condizioni economiche agevolate che qui potrebbero, e dovrebbero, sorgere e svilupparsi.

La ripartenza dalle infrastrutture potrebbe quindi rappresentare la sfida per il rilancio verso lo sviluppo, capace di scongiurare un ritorno ad una stagnazione plurisecolare che ha caratterizzato l’Italia, tutta l’Italia, dal XVI secolo all’inizio dell’Ottocento.

In questo momento storico, in cui l’evoluzione della situazione competitiva nel mondo della portualità e degli scenari economici globali impone un nuovo salto di qualità, è più che mai necessario che si adottino decisioni politiche lungimiranti che diano continuità al progetto, supportando la già importante infrastruttura portuale esistente a Gioia Tauro che è indiscutibilmente strategica per l’intero Paese. Per tale ragione la realtà gioiese andrebbe integrata nel sistema dei porti italiani rispettando un disegno di carattere generale che veda funzioni e livelli complementari e che metta in campo anche una strategia di rilancio dei trasporti e una politica di agevolazioni economiche (sostanzialmente tradotte in parole chiave quali: costo del lavoro, tassazione sui vettori, tasse d’ancoraggio, costo delle accise sull’energia e sui carburanti, etc. etc.) in grado di attirare l’interesse dei privati su cui, al momento, si sta giocando la partita collegata alla movimentazione delle merci e, di conseguenza, alla stessa sopravvivenza dei porti. Appare necessario che la politica faccia delle scelte chiare e precise, utili a collocare Gioia Tauro a livello dei maggiori porti europei, con l’obiettivo ben preciso di mantenere la leadership mediterranea e riconquistare la posizione che ha avuto a livello globale.

La realizzazione della Zona Economica Speciale (ZES), in questo quadro, diventa necessaria per porre condizioni realmente incentivanti per investitori nazionali e stranieri. Si tratta di una realtà che, nei Paesi dell’Unione Europea, nonostante la spiccata attenzione della Commissione Europea a non creare condizioni definite di “aiuti di Stato”, si sta ampiamente autorizzando per favorire lo sviluppo di economie e territori svantaggiati. Tale fenomeno si sta sviluppando in quelle aree che, poste in posizioni periferiche nello scacchiere geografico dell’Unione Europea, hanno già ottenuto la possibilità di adottare provvedimenti speciali per favorire la propria crescita e quindi per limitare la distanza con il mercato europeo di riferimento. Stati membri dell’Unione Europea hanno chiesto ed ottenuto le necessarie autorizzazioni comunitarie per adottare un particolare regime fiscale, doganale e contributivo in specifiche aree, senza però essere catalogate come paradisi fiscali extra comunitari. È chiaro dunque che l’Unione europea, non sia più contraria a questo tipo di soluzioni per far fronte alle politiche di sviluppo delle zone periferiche considerando, al contrario, tali misure auspicabili per favorire lo sviluppo di quei territori che hanno il proprio Pil inferiore al 25% di quello medio europeo. In Italia, le regioni del Mezzogiorno, e in particolare la Calabria, si trovano in questa condizione. Ovviamente la Zes deve essere integrata all’interno di un mosaico ben più ampio che, basato su una solida sinergia tra pubblico e privato, preveda l’integrazione dell’area di Gioia Tauro all’interno di un piano strategico nazionale che faccia di tale realtà portuale l’anello di congiunzione di una filiera logistica integrata.

Sul porto di Gioia Tauro vanno dunque fatte delle scelte chiare per poterlo trasformare, effettivamente, in un porto gateway, collegato ad una più ampia piattaforma intermodale inserita in una complessiva e completa catena logistica integrata che faccia di Gioia Tauro il punto nevralgico e di ingresso delle merci internazionali che dal Mediterraneo si spostano nell’entroterra e che abbiano come destinazione finale non solo il Mezzogiorno ma anche il Nord d’Italia e l’Europa.

Ove si riuscisse ad incidere efficacemente su questi aspetti, si potrebbero pilotare le scelte del cluster marittimo e, di conseguenza, i traffici mondiali. Ciò porterebbe a creare le condizioni utili a sostenere e sviluppare la struttura portuale calabrese e il territorio circostante che si trova in condizioni economicamente svantaggiate, le stesse in cui versa attualmente tutta la Calabria e il Meridione d’Italia.

Bisogna convincersi che lo sviluppo e la coesione si ottengono stabilendo pochissimi obiettivi strategici, fare in modo che pochissimi soggetti siano preposti a realizzarli, focalizzarsi sulla progettazione delle azioni necessarie a perseguirli monitorandone la loro coerente realizzazione nel tempo tramite un sistema trasparente di indicatori di misura. Con una strategia inclusiva e non selettiva. Con concreti obiettivi di sviluppo che vadano incontro alla domanda dei cittadini e non alle esigenze della moltitudine eterogenea della burocrazia. Così facendo i divari si normalizzano e le nazioni diventano ricche.

Per l’Italia del meridione queste dovrebbero essere le priorità: infrastrutture materiali (alta velocità) e immateriali (banda larga e ultra-larga), legalità e sicurezza, sostegno alla innovazione sociale, promozione della crescita dell’imprenditorialità e delle imprese, sviluppo del turismo e del patrimonio culturale.

Servirebbe semplicemente questo per restituire al Mezzogiorno la curva della crescita. Basterebbe investire solo in questi ambiti i Fondi Europei per i prossimi anni.

Oggi, a fronte del nuovo quadro geopolitico e geo-economico che va profilandosi e in cui si assiste allo spostamento dell’asse verso il sud del globo e verso l’ambiente marittimo, questi interventi risulterebbero oltremodo proficui e produttivi.

Bisogna infatti notare come il nuovo scenario geopolitico, che ha visto emergere nuovi protagonisti sulla scena del commercio internazionale, ha di gran lunga influenzato gli equilibri di mercato, determinando anche un mutamento della geografia dello shipping mondiale.

In questo nuovo contesto internazionale si è assistito alla crescita della domanda di trasporto marittimo, supportato principalmente dall’aumento dei traffici delle economie emergenti (BRICS), che hanno determinato lo spostamento del baricentro economico verso est, favorendo con ciò l’emergere di nuove rotte. Questo nuovo scenario, che ha riportato il Mediterraneo al centro dell’economia mondiale, potrebbe senza dubbio rivelarsi cruciale per lo sviluppo economico del nostro Paese che, godendo di una posizione di centralità, si colloca nel cuore della più importante catena logistica che si estende dall’estremo oriente all’Europa. Tuttavia, anche se la centralità geografica costituisce un fattore importante, è anche vero che essa è di per sé insufficiente a cogliere queste nuove sfide, ove non opportunamente affiancata da un’adeguata strategia di rilancio del sistema portuale nazionale e, più in particolare, dei porti come quello di Gioia Tauro che rappresentano un’eccellenza a livello mondiale ed un’esperienza unica per il Mezzogiorno.

L’obiettivo primario deve essere quello di far evolvere ed “irrobustire” la debole struttura industriale esistente ed integrarla al fine di reggere le pressioni provenienti dall’esterno, nel medio e lungo periodo, e garantire livelli di reddito ed occupazionali accettabili per le popolazioni dell’area, anche nella fase di transizione.

Proprio per questi territori, dove da anni si verifica una sostanziale stazionarietà nell’occupazione industriale, si pone con maggiore rilievo la necessità di realizzare un processo intensivo di concentrazione nel settore logistico industriale.

La realtà socioeconomica meridionale deve essere reinventata in uno sforzo comune tra pubblico e privato, al fine di creare le condizioni di uno sviluppo reale e confacente alle potenzialità inespresse.

Per sviluppare la ZES a Gioia Tauro vi è la necessità di trovare le risorse finanziarie, non solo fiscali o doganali, utili ed individuare un soggetto gestore della stessa che non sia un Ente già preesistente, ma costituito ad hoc in base al tipo di attività ed agli scopi che sarà chiamato a svolgere e raggiungere. (dn)

[L’autore è Direttore del Cefris – Centro per la formazione, la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo – di Gioia Tauro, coautore del libro Il Porto di Gioia Tauro: tra Città Metropolitana e nuovi paradigmi geopolitici]

Tansi incontra il Commissario Agostinelli: Risorsa mare tra le priorità

Carlo Tansi, leader del movimento Tesoro di Calabria, ha incontrato a l Porto di Gioia Tauro il commissario straordinario Andrea Agostinelli, sottolineando che la risorsa mare è fra le sue priorità.

«Una strategia di rilancio del porto di Gioia Tauro – ha detto Tansi –. Ma, una volta tanto, concreta e soprattutto finalmente in grado di spezzare i vincoli che legano l’infrastruttura agli appetiti delle potenti cosche malavitose del territorio, limitandone di parecchio le enormi potenzialità. Ecco cosa ho immaginato ieri, incontrando con alcuni candidati delle liste che fanno riferimento al movimento Tesoro Calabria, Andrea Agostinelli ovvero il commissario dell’Autorità Portuale della Calabria a capo dei porti di maggior rilievo della regione e quindi pure di quello gioiese naturalmente».

«Io e lui – ha spiegato – ci conosciamo sin dai tempi dell’alluvione della locride del novembre 2015. Un’occasione  purtroppo assai poco piacevole, ma che instaurò fra noi un rapporto di grande stima e amicizia. Ho sempre apprezzato il suo impegno encomiabile, profuso sin dall’atto dell’attribuzione della delicata funzione attualmente ricoperta, che ha ridato alla strategica infrastruttura di Gioia il ruolo e la dignità di uno dei più importanti porti al mondo con effettive prospettive di crescita. Un motivo di orgoglio per tutti noi calabresi. Agostinelli mi ha, però, anche illustrato le prospettive delle altre realtà portuali di una Calabria che per la baricentrica posizione occupata, unica nel Mediterraneo, può trarre proprio dallo splendido mare da cui è quasi interamente circondata opportunità di sviluppo, lavoro e benessere, per le generazioni future».

«Al pari di noi candidati al governo della Regione – ha proseguito – il commissario si sta, inoltre, battendo con la consueta e riconosciuta passione, competenza e abnegazione, operando nel quotidiano in un territorio molto complicato, considerato i conti da fare con le costanti e purtroppo arcinote infiltrazioni mafiose a cui ho non a caso fatto cenno subito in premessa. Ma come noi, pur a prezzo di un notevole sacrificio personale, non si ferma, consapevole e convinto del fatto che questa sia l’unica via possibile per cambiare e far decollare la nostra splendida e amatissima Terra».

«Una Calabria che portiamo nel cuore – ha concluso –. E che, oltretutto, quando tra pochi mesi governeremo, avrà i porti fra le assolute priorità della nostra agenda di lavoro». (rrc)

Cisl Calabria e Fit Cisl: Sul Porto di Gioia Tauro serve una ‘unità di intenti’

I segretari generali della Cisl CalabriaFit Cisl CalabriaTonino RussoGiuseppe Larizza, hanno sottolineato che «la Fit e tutta la Cisl Calabria «sono convinte che, oggi più che mai, necessiti, sul Porto di Gioia Tauro, una “unità di intenti” e che non serva cercare la ragione di qualcuno o la colpa di altri».

«Le speculazioni del recente passato per usufruire di incentivi o le polemiche per scaricare colpe sulla forza lavoro o sulla rappresentanza sindacale – hanno proseguito i due sindacalisti – devono cessare per il futuro del Porto e della Calabria. Il momento di grave crisi sanitaria e economica mondiale che la pandemia Covid 19 ha generato, va fronteggiato per poter immaginare di ripartire con lo sviluppo e l’occupazione».

«Abbiamo da valorizzare – hanno evidenziato – il tesoro che il Porto di Gioia Tauro ci offre con la sua vasta area industriale, la Zes, il Gateway ferroviario e, speriamo a breve, il bacino di carenaggio. Il mondo corre veloce e a Gioia Tauro, naturale piattaforma logistica sul Mediterraneo, bisogna avviare senza indugi la sua funzionalità come unico terminal intermodale per rilanciare il trasporto ferroviario e l’intermodalità integrata nave/ferro/gomma».

«Diciamo da sempre – hanno detto ancora – e abbiamo avuto prova che Il transhipment da solo non basta, ma deve costituire valore aggiunto per poter sviluppare l’intera area. Sono necessarie un’energica volontà istituzionale e azioni mirate ad attrarre investitori privati con volontà vera a fare impresa, per un futuro economico ed occupazionale della Calabria».

«I lavoratori e le rappresentanze sindacali – hanno evidenziato Russo e Larizza – hanno contribuito a questo scopo sin dalla nascita delle prime attività nel Porto. Oggi, siamo consapevoli che la partecipazione possa e debba costituire un’innovativa strategia di svolta per una terra bistrattata e negativamente etichettata. Dobbiamo dare fiducia ai lavoratori del porto e ai giovani disoccupati che desiderano conquistare la libertà e la dignità con il lavoro. La responsabilità delle nostre azioni da sola non basta, ma servono unità di intenti tra i vari soggetti istituzionali e imprenditoriali per una vera partecipazione che coinvolga le parti nel creare sinergie per sviluppare le immense potenzialità dell’area portuale».

«La Regione, l’Autorità portuale, le associazioni imprenditoriali con la regia del Governo centrale – hanno concluso il segretario generale della Fit Cisl Calabria e il Segretario generale della Cisl regionale – possono e devono da subito coordinare le azioni unitamente alla rappresentanza sindacale e finalmente riuscire a programmare le azioni immediate, a breve e lungo termine per una svolta storica dell’intera area portuale di Gioia Tauro, volano di sviluppo economico ed occupazionale della Calabria». (rrm)