L’Amministrazione comunale di Villa San Giovanni, per dare seguito agli impegni presi, ha incontrato una delegazione dei genitori dei bambini e dei ragazzi frequentanti la scuola calcio della Villese Academy. Alla presenza del Sindaco f.f. Maria Grazia Richichi, dell’assessore allo Sport Pietro Caminiti, dell’avvocato Ferdinando Scrivano dell’avvocatura civica, i genitori hanno esposto i disagi dei propri figli costretti ad allenarsi e giocare le partite in altri campi sportivi della provincia per la situazione di attuale inutilizzabilità dello stadio “Santoro”.
L’amministrazione comunale ha chiarito e ribadito la disponibilità, già più volte espressa anche ai dirigenti della Villese Academy, di trovare una soluzione che consenta la prosecuzione delle attività della scuola calcio, riconoscendo l’importantissimo valore sociale dell’attività sportiva, soprattutto tra i giovani ed i giovanissimi.
«Siamo disponibili ad aprire le porte ai bambini e alla Villese – ha dichiarato la Richichi –. Accogliamo con piacere la proposta avanzata di un comitato di genitori perché ritengo che il confronto con la cittadinanza sia sempre positivo e proficuo. Ci siamo sempre battuti per i diritti dei bambini, infatti, Villa è uno dei comuni sostenitori dei diritti dei bambini, pertanto, faremo il possibile affinché abbiano gli spazi richiesti».
La delegazione dei genitori, infatti, non ha potuto far altro che prendere atto delle ampie, motivate e documentate giustificazioni fornite dall’amministrazione rispetto ad una situazione di apparente stallo ed ha proposto la costituzione di un comitato che tuteli l’interesse all’attività sportiva dei piccoli villesi, incontrando il pieno favore di tutti gli esponenti dell’amministrazione che si sono impegnati a lavorare per una soluzione condivisa e praticabile che possa consentire, nel pieno rispetto della legalità, la pratica sportiva ai bambini ed ai ragazzi della città. Il comitato, una volta costituito, potrà affittare direttamente il campo per le ore desiderate. Una proposta che, una volta protocollata dai genitori, sarà vagliata dagli uffici.
«Nell’ottica della disponibilità che abbiamo sempre avuto nei confronti delle associazioni sportive, dei genitori e dei bambini che frequentano la scuola calcio, sono stato ben lieto di riceverlo con gli altri amministratori presenti affinché potessero conoscere anche un’altra versione rispetto a quella che hanno sentito fino ad oggi. Dal confronto è emersa una soluzione proposta dal comitato dei genitori. Quanto emerso sarà ora vagliato con la volontà di tutelare gli interessi dei bambini perché le strutture comunali sono, soprattutto, rivolte a loro. Da parte nostra ci sarà come sempre massima disponibilità al dialogo e al confronto nella consapevolezza che con questi due strumenti si può lavorare per e con la città». (rrc)
Presentato all’Università per Stranieri “Dante Alighieri” di Reggio il dossier statistico Immigrazione 2019, realizzato dal Centro Studi e Ricerche IDOS, in partenariato con Confronti e con il sostegno dell’Otto per mille della Chiesa Valdese – Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, e il contribuito del Centro di ricerca Laboratorio di storia giuridica ed economica del Dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Sociologia dell’Università Magna Graecia di Catanzaro.
Dai dati statistici illustratici risultano tra il 2017 e il 2018 incrementi della popolazione straniera per tutte le province della regione Calabria, ma in termini assoluti quelli più consistenti si registrano proprio per le province di Cosenza e di Reggio Calabria (rispettivamente +1.755 e +1.168). Le principali nazionalità che fanno registrare un numero di residenti maggiore alle mille persone in provincia di Reggio Calabria sono: Romania (9.617), Marocco (5.104), India (3.786, il 78,7% della comunità indiana presente in Calabria è insediata nella provincia di Reggio Calabria), Ucraina (2.168), Filippine (1.599), e Bulgaria (1.463). Mentre i comuni in cui si registra un numero di residenti stranieri superiore alle 900 persone sono i seguenti: Reggio Calabria (12.467), Gioia Tauro (1.603), San Ferdinando (1.216), Villa San Giovanni (997), Locri (959) e Palmi (919). Forse qualcuno si aspettava in questa graduatoria anche il Comune di Rosarno, ma non è così in quanto al 1° gennaio 2019 risultano dai dati Istat poco più di 870 stranieri residenti.
Un momento del convegno sull’immigrazione all’Università per Stranieri di Reggio
Ad illustrare i dati del Dossier Statistico Immigrazione 2019 è stata la dott.ssa Roberta Saladino (dottore di ricerca in “Storia Economica, Demografia, Istituzioni e Società nei Paesi del Mediterraneo”), referente del Centro Studi e Ricerche IDOS in Calabria e autrice del capitolo “Calabria. Rapporto Immigrazione 2019”. La Saladino ha fatto una ricca sintesi sui nati nazionali dell’immigrazione e quindi ha illustrato il focus socio-demografico dedicato alla Città Metropolitana di Reggio, ovvero a tutta la provincia.
In apertura dell’incontro, i saluti istituzionali del nuovo Magnifico Rettore Antonino Zumbo, alla sua prima uscita al pubblico dopo la sua proclamazione, il quale ha parlato del ruolo importante dei dati statistici, di come i numeri contengono delle informazioni preziosissime, chiamandoli appunto “dati parlanti”. Il Prefetto di Reggio Massimo Mariani ha sottolineato come sia importante l’attività di ricerca che si svolge sul tema dell’immigrazione, del ruolo necessario che la ricerca svolge su un fenomeno così complesso com’è l’immigrazione. Dopo aver indicato come il fenomeno vada sempre di più affrontato con strumenti razionali, al fine di gestire il fenomeno in rispetto di tutti (immigrati e Nazione d’Accoglienza), il dott. Mariani ha concluso sottolineando che il fenomeno dell’immigrazione è vissuto da tutti i Paesi Industrializzati e sarà sempre più presente nei prossimi anni. È intervenuta anche l’Assessore comunale alle Politiche Sociali, Welfare e Politiche della Famiglia, Pari Opportunità, Minoranze Linguistiche Lucia Anita Nucera, che ha descritto le varie attività che il Comune di Reggio svolge in merito all’accoglienza dei richiedenti asilo.
Durante il convegno, moderato dal giornalista Marcello Spagnolo, è emerso il contributo demografico dell’immigrazione in Calabria al 31 dicembre 2018, dall’analisi del saldo naturale (SN) ed il saldo migratorio (SM), dai dati elaborati attraverso il Bilancio Demografico fornito dall’Istat. E stato osservato che in tutte e 5 le province i due saldi sono positivi, quindi si ha un apporto non solo di nuove nascite ma di adulti che li possiamo considerare come delle “nascite altrove”, che hanno il vantaggio di arrivare nella popolazione ospite (quindi in questo caso calabrese) nel pieno dell’età economicamente produttiva e demograficamente riproduttiva. Mentre per ambedue le componenti demografiche (SN e SM) della popolazione italiana si registrano dati che indicano come la popolazione autoctona ha un decremento a causa del SN e del SM entrambi negativi. In particolare il SN negativo più grave si registra per la provincia di CS che è pari a – 2.307, mentre per quel che concerne il SM il dato più grave si registra per la provincia di RC pari a – 3.880.
Mettendo a fuoco i dati del SN (- 1.329) e del SM (- 3.880) della provincia di Reggio Calabria, viene fuori che è come se fossero spariti nell’arco del 2018 un comune come Bivongi con una popolazione residente pari a 1.301 e del Comune di Platì con una numero di abitanti pari a 3.798.
Secondo Roberta Saladino, «La struttura per età della popolazione residente in Calabria ci narra una storia demografica (in termini di fecondità, sopravvivenza e migrazioni) molto complessa, costituita da due contingenti molto diversi, da un lato infatti c’è la popolazione straniera che cresce costantemente tanto da far registrare nel 2018 la più alta variazione percentuale rispetto l’anno precedente (4,23% contro il 2,42% della Lombardia, che ricordiamo essere la prima regione per numero di stranieri residenti pari infatti a più di 1miolne al 31 dicembre 2018), è costituita sostanzialmente dalla popolazione in età attiva, gli over 65enni costituiscono soltanto il 3,4% dei residenti. Dall’altra invece c’è la popolazione autoctona che vive un forte decremento, tra il 2017 e il 2018 si registra un calo di oltre 14mila residenti. Ed è caratterizzata da uno dei processi di maggiore rilievo in corso nei Paesi industrializzati che è certamente quello dell’invecchiamento demografico. Dalle previsioni dell’Istat, emerge che ci sarà verosimilmente un ulteriore aumento delle classi di età più anziane, quindi un ulteriore squilibrio della struttura per età della popolazione complessivamente residente in Calabria. Al fine di preservare tutto il patrimonio demografico di oggi e garantire un incremento futuro di esso, oltre a creare un’alleanza tra le generazioni è necessario sviluppare un clima sociale favorevole e politiche familiari davvero incisive e inclusive che possano realmente consentire un incremento dei livelli di fecondità, pensiamo che oggi la Calabria fa registrare un tasso di fecondità pari a 1,28 figli per donna, è al di sotto della media nazionale che è pari invece 1,32 figli per donna. Ed inoltre adottare politiche economiche-sociali che puntino, ad investire maggiormente sui giovani, ad incrementare la partecipazione femminile nel mondo del lavoro, e a coinvolgere fino in fondo “i nuovi italiani” nella nostra società, esattamente come i francesi, gli argentini, gli statunitensi o i belgi coinvolsero nella loro vita i nostri bisnonni, i nostri nonni e i nostri padri».
Al Convegno sono stati: il hanno preso parte, inoltre, il prof. Domenico Siclari (Direttore Dipartimento di Scienza della Società e della Formazione d’Area Mediterranea) che ha parlato come il fenomeno delle migrazioni è un fenomeno nato assieme all’uomo, il cap. Gabriele Lombardo (Comandante Compagnia Carabinieri di Gioia Tauro) che ha affrontato il tema “Caporalato nella Piana di Gioia Tauro: strumenti di contrasto”, la dott.ssa Maria Daniela Rossi (Presidente CISMe Società Cooperativa – RC) che ha parlato del “Modello SPRAR/SIPROIMI: Percorsi d’integrazione e buoni prassi”. Le conclusioni sono state affidate alla dott.ssa Maria Nucera (funzionaria Settore Centri per l’Impiego e Funzioni Territoriali Dipartimento Lavoro Formazione e Politiche Sociali Regione Calabria) che ha illustrato le “Politiche e azioni di inserimento socio-lavorativo nell’immigrazione” a livello nazionale e regionale. (rrc)
di SANTO STRATI – L’ultima vessazione del Comune, ai danni del gazebo di Sottozero, sul Lungomare (un’istituzione per la città) dà il senso di come Reggio sia ormai avviata a un inesorabile declino. Per chi non lo sapesse, alla vigilia di San Valentino sono stati messi i sigilli al gazebo della storica gelateria del patron TitoPennestrì e del figlio Enzo per il presunto mancato pagamento di gabelle comunali, che peraltro i due mastri gelatieri sostengono di avere regolarmente assolto. Al di là della fondatezza del mancato pagamento, ci si chiede: ma non esistono altre forme meno plateali e meno dannose per i cittadini per richiedere eventuali pagamenti dovuti? Il giorno dell’amore, quando è naturale pensare che gli innamorati vadano a farsi la granita di fronte allo Stretto, si mettono i sigilli a una storica gelateria che rappresenta uno dei migliori biglietti da visita della città? Al di là di qualunque interpretazione di eventuali restrittive norme di legge, si tratta molto più semplicemente di una questione di buon senso. Che evidentemente a palazzo San Giorgio non sanno più nemmeno cos’è.
Ma non è questo che turba i sonni dei reggini, anche se l’indignazione per la vicenda Sottozero è più che palpabile. C’è qualcosa di più scientificamente perverso che andrà a soffocare qualsiasi anelito di sviluppo della città: sta tutto in una sigla che non è una squadra di calcio, PSC, piano strutturale comunale, ovvero la pianificazione urbanistica dei prossimi anni per una città ormai privata di tutto. Secondo il PSC, che i vertici del Comune hanno presentato in diversi incontri con la cittadinanza in questi giorni, bisogna dimenticarsi di qualsiasi iniziativa edilizia, con buona pace di lavoratori del comparto (manovali, carpentieri, operai), costruttori, progettisti. Il Piano Strutturale Comunale è, per dirla, in termini semplici un disastro totale e non si tratta di prendere le parti della Confindustria reggina che ha inviato, attraverso il presidente Domenico Vecchio, e l’ Associazione Costruttori (Ance) col neo-presidente Francesco Siclari, un’accorato invito al sindaco GiuseppeFalcomatà e all’assessore all’urbanistica Mariangela Cama perché ritirino il provvedimento. Si tratta di pensare e valutare vantaggi e svantaggi che questo PSC porterà alla città di Reggio e, a prima vista, sono i benefici che non sembrano prevalere.
Ricostruiamo la storia. La prima settimana di gennaio la Commissione comunale “Assetto del Territorio” approva e vara il nuovo Piano Strutturale Comunale (PSC), ovvero la programmazione di quello che occorrerà fare a Reggio nei prossimi anni, unitamente al Regolamento Edilizio e Urbanistico e al rapporto ambientale per la VAS (valutazione strategica). In commissione, riunita sotto la presidenza di Giuseppe Sera, la relazione dell’assessore Cama riceve 9 voti favorevoli e due astensioni. Il PSC passa quindi all’approvazione del Consiglio comunale nei giorni successivi. È lo strumento che andrà a sostituire il Piano regolatore generale in vigore dagli anni 90 e il suo principio ispiratore è il “consumo di suolo zero”, recependo la legge urbanistica regionale n. 19 del 2002. Ma perché viene approvato da una consiliatura ormai agli sgoccioli (a maggio si vota) un provvedimento che consegna alla futura amministrazione un impegno di non lieve responsabilità? Si dirà perché era da un bel po’ che stava in pentola a cucinare, ma a maggior ragione, forse sarebbe stato il caso di lasciare le decisioni su scelte strategiche alla nuova (?) amministrazione. O si deve immaginare che a spingere a votare subito il provvedimento è sia stata la convinzione che i reggini – senza riserve… – riconfermeranno tutti gli attuali componenti del Consiglio comunale, a partire dal Sindaco Falcomatà?
Nella loro lettera-richiamo, gli industriali reggini e l’Associazione Costruttori segnalano «l’esigenza di provvedere con particolare tempestività alla valutazione di provvedimenti urgenti tesi a scongiurare le gravissime criticità sorte in seguito all’adozione del Piano» con particolare riferimento all’entrata in vigore delle norme di salvaguardia che rischiano di ingenerare un blocco potenziale di oltre 1.000 pregresse pratiche edilizie in istruttoria anche da anni presso gli uffici competenti del Comune. «Tali problematiche – scrivono –, insieme con le ulteriori pure ipotizzabili in relazione all’adozione del PSC, giunto peraltro all’attenzione di questa Associazione apparentemente senza una adeguata condivisione con gli stakeholder territorialmente competenti, rischiano di produrre ingenti danni economici alla collettività» nonché agli imprenditori «oltre che effetti potenzialmente lesivi di diritti fondamentali dei cittadini». Data «la gravità ed importanza degli elementi di crisi rilevati, con riferimento allo specifico settore dell’edilizia e più diffusamente all’intero sistema economico metropolitano» i costruttori hanno chiesto un incontro urgente «per trovare soluzioni per una più adeguata e sostenibile adozione ed approvazione del PSC di Reggio Calabria, la cui natura strategica, se correttamente implementata, potrebbe già questa consentire di riavviare dinamiche di ripresa economica e sociale».
L’assessore all’urbanistica, ovviamente, difende il provvedimento: «Con questo piano – ha dichiarato – metteremo in sicurezza la città». Secondo l’assessore Cama «Il punto di forza di questo Piano è stato proprio quello di aver saputo coniugare quanto finora messo in campo, nel rispetto degli indirizzi e degli obiettivi strategici dell’Amministrazione Falcomatà, in coerenza con le disposizioni degli strumenti di pianificazione sovraordinati e non perdendo mai di vista gli adempimenti procedimentali previsti dalla legge urbanistica regionale (sic!)». A margine dell’approvazione, l’assessore all’Urbanistica del Comune di Reggio ha voluto sottolineare la condivisione del documento: «Ho avuto la fortuna di confrontarmi con professionisti di spessore, da subito molto collaborativi per la definizione di un progetto che sembrava fino a ieri pura utopia ma anche l’Ufficio di settore comunale ha fatto la sua parte». Il PSC approvato – secondo l’assessore Cama – «rappresenta per l’intera città un importante traguardo di democrazia partecipata. Il canale partecipativo sarà mantenuto anche e soprattutto nelle fasi dell’attuazione del PSC e divulgato presso la sede dell’Urban Center, appositamente strutturata con professionisti di settore. La collaborazione ed il supporto di tutti gli Ordini e Collegi Professionali della Città Metropolitana, consentirà di fornire le dovute spiegazioni ed informazioni tecniche sul nuovo strumento urbanistico. Semplificando il concetto – ha detto l’assessore – l’obiettivo è quello di comunicare ai cittadini come la risorsa suolo sia un bene comune non rinnovabile, da qui l’attenzione che ciascuno di noi deve avere per la salvaguardia e valorizzazione della città, dal centro alle periferie, attraverso regole chiare da rispettare».
Non sono d’accordo professionisti e operatori del settore edilizio e turistico. Più d’uno sottolinea che sono stati utilizzati dati e cartografie del 2008 (ovvero di 12 anni fa) e quindi dati largamente superati, facendo poi ricorso a Google Maps per le le scelte che non appaiono certo di rigenerazione urbana. L’arch. Pino Falduto (già assessore comunale col sindaco Italo Falcomatà) e manager reggino di successo (sua la realizzazione del centro commerciale Porto Bolaro), ha riferito di aver preso parte a uno degli incontri promossi dal Comune per illustrare il nuovo Piano Strutturale Comunale. «Dal dibattito – afferma Falduto – è emerso che il PSC è il sunto di tutti i vincoli imposti dalla Regione Calabria, dalla Provincia e dalla Sovrintendenza. L’assessore Cama ha voluto mettere in evidenza gli sforzi per porre correttivi alle norme di salvaguardia che di fatto dal 21 gennaio 2020 impediscono ogni attività legata al rilascio di autorizzazioni edilizie. Ho chiesto di sospendere l’iter amministrativo del PSC fino a quando la Regione Calabria e la Sovrintendenza non definiscono la rimodulazione dei vincoli. Dal dibattito è emersa l’incompatibilità del PSC con le reali capacità gestionali dell’ufficio urbanistica e le condizioni economiche e sociali della città». È molto scettico l’arch. Falduto sul PSC: «Purtroppo, leggendo le carte, è solo una sommatoria di vincoli che potrebbe creare difficoltà allo sviluppo della città. Se non si individueranno le zone dove sviluppare le strutture ricettive non capisco come si possa parlare di turismo. Abbiamo il dovere di sognare una città diversa. Mi auguro che l’amministrazione comunale si ravveda e possa cambiare il piano. Questo PSC fa venire gli incubi».
Di diverso parere una dei progettisti del PSC approvato dal Comune: «Cambia innanzitutto il concetto di piano urbanistico – ha detto l’arch. Francesca Moraci –: per svilupparsi ci dev’essere una forte concertazione con la città, un forte indirizzo che l’Amministrazione comunale nella flessibilità del Piano ovviamente darà e ci saranno le modalità che la legge urbanistica che la Regione Calabria prevede. Rispetto al piano regolatore questo PSC ha un livello di flessibilità maggiore: bisogna abituarsi a gestire in modo tecnico e consapevole quali sono le possibilità che il Piano individua. C’è, comunque, una fase, prevista dalla legge, durante la quale i cittadini possono proporre osservazioni al Piano». Per la cronaca, il PSC, oltre a quella dell’arch. Moraci, porta la firma degli architetti Francesco Karrer (capogruppo) e Loreto Colombo.
Dagli incontri con i cittadini per illustrare il PSC (ai quali finora non ha mai presenziato il sindaco Falcomatà) emerge il grande disorientamento dei reggini. Afflitti, peraltro, da una serie interminabile di insopportabili disagi: a cominciare dalla spazzatura (l’umido – che nessuno ritira – ormai viene appeso per evitare che diventi attrazione per i topi), per continuare con l’acqua a singhiozzo (ma dov’è finita la magnificenza illustrata un anno fa con il Presidente Oliverio della diga del Menta?), alle buche che sono divenute dappertutto vere e proprie voragini e finire agli inasprimenti nelle tasse comunali richieste a commercianti e professionisti. Una città che il padre (Italo) aveva fatto sognare sul filo di una inimitabile primavera e che il figlio (Giuseppe) sta portando a risultare invivibile: e Falcomatà è il nome che Zingaretti spende di continuo, da diverse settimane, per indicare una rielezione che secondo lui rappresenta la naturale continuità del mandato del sindaco. Forse sarà il caso di invitare il segretario dem a passare almeno un weekend in città. Reggio e i reggini non sappiamo se l’accoglieranno con un sorriso… (s)
La vignetta-fotomontaggio col sindaco che batte le mani con sullo sfondo l’insostenibile situazione della spazzatura non raccolta a Reggio che illustrava questo servizio secondo il primo cittadino Giuseppe Falcomatà «genera solo confusione e inasprisce gli animi in un momento molto delicato in cui serve senso di responsabilità». Ribadendo il senso paradossale e ironico dell’illustrazione, non abbiamo alcuna riserva a evitare di “inasprire gli animi” dei reggini ed eliminare l’immagine del sindaco, lasciando solo la desolante istantanea dei sacchetti di umido sospesi ai ganci dei palazzi. Fosse possibile con un colpo di Photoshop eliminare anche i rifiuti dalle strade… (s)
Il deputato azzurro Francesco Cannizzaro di Forza Italia, reggino, ha fatto visita agli Ospedali Riuniti della sua città e ha voluto sottolineare le straordinarie eccellenze della sSanità calabrese riscontrate nel nosocomio della Città Metropolitana. «Ieri – riferisce in una nota – ho trascorso tutta la mattinata all’interno degli Ospedali Riuniti di Reggio, e posso testimoniare che abbiamo delle straordinarie eccellenze di cui dobbiamo andare orgogliosi. Credo che il nuovo corso politico della Regione Calabria debba partire proprio da qui. Ho visitato il reparto di Radioterapia guidato egregiamente dal primario, dott. Said Al Sayyad, e ho potuto constatare la grande professionalità di tutto il personale e la straordinaria umanità di medici, infermieri e tecnici che accompagnano i pazienti sempre con il sorriso sulle labbra, trasmettendogli serenità. Il reparto ospita oltre 60 pazienti al giorno, molti arrivano da fuori, e viene gestito soltanto dal primario, 3 dirigenti medici, 3 infermieri e 7 tecnici. Un personale ridotto almeno del 50% rispetto a quello che dovrebbe avere per affrontare il modo adeguato la mole di lavoro quotidiana. Tra i medici – prosegue Cannizzaro – ho conosciuto il dott. Toscano, un giovane di questa terra che ha deciso di non andare via e di mettere la propria professionalità al servizio di Reggio Calabria. Affianca il dott. Said in questa grande esperienza virtuosa, ma è precario da 8 anni e non va bene, non è giusto. Lavoreremo per questo”.
«In Ospedale – testimonia l’on. Cannizzaro – ci sono grandi professionisti che ci chiedono un cambio di rotta, in Radioterapia ci sono due macchinari di cui uno è all’avanguardia a livello nazionale, l’altro seppur ancora funzionante ha oltre 20 anni, ha fatto la storia ma ormai necessita di essere rinnovato. Ho visto scene belle, nonostante la delicatezza delle situazioni mediche, con infermiere sorridenti che accompagnavano i pazienti in un clima sereno e disteso. Il dott. Said ha una squadra all’altezza del suo spessore umano e professionale, di altissimo livello.
L’on. Francesco Cannizzaro e le eccellenze degli Ospedali Riuniti di Reggio: i dottori Toscano, Al Sayad e Correale
L’on. Cannizzaro ha visitato anche il reparto di oncologia guidato dal dott. Pierpaolo Correale, «un luminare a livello internazionale che formula farmaci innovativi e che deve inorgoglire Reggio Calabria. Per molti settori, come appunto Radioterapia e Oncologia ma non solo, penso a Ematologia, Nefrologia, Cardiochirurgia, Chirurgia Vascolare ed Endovascolare, non c’è necessità di andare al Nord, all’estero o in Sicilia per curarsi. Sono consapevole di tutti i problemi della Sanità calabrese: il comparto sanitario è quello che più di tutti ha squalificato la Calabria negli ultimi anni, ma in un mare di problemi ci sono anche le eccellenze ed è da quelle che bisogna ripartire. Tutti i cittadini devono iniziare a capire realmente che in Calabria ci si può curare bene, mentre la classe dirigente deve creare i presupposti affinché le grandi menti mediche e le straordinarie professionalità paramediche possano essere messe nelle condizioni di operare nel modo migliore possibile. Penso ad esempio al Pronto Soccorso, che ha operatori straordinari privi però delle condizioni necessarie per operare bene, basti pensare che sono costretti ad accogliere tutta l’utenza di un’intera Provincia, oltre mezzo milione di abitanti! La classe dirigente calabrese ha bisogno delle eccellenze della sanità locale, ed è proprio da loro che abbiamo intenzione di ripartire».
Secondo Cannizzaro, adesso bisogna aggredire il commissariamento: «con tutto il rispetto e senza alcun tipo di riferimento personale, mi sento di dire che i commissari non sono la soluzione ai problemi della Sanità calabrese. Vengono da fuori e non possono conoscere la nostra realtà così bene come chi ci lavora quotidianamente sul campo. Quindi credo che la nuova Giunta Regionale debba guidare il comparto sanitario avvalendosi delle eccellenze che già arricchiscono la sanità pubblica, dando un nuovo corso al settore fondamentale per la salute e la qualità della vita dei nostri concittadini». (rp)
di SANTO STRATI – La proposta di “fondere” Reggio e Messina in una conurbazione intelligente, per creare la Regione dello Stretto è suggestiva e potrebbe rivelare alcuni aspetti positivi. Ma non è originale, è vecchia di 50 anni fa, e continua, come negli anni 70 a scontrarsi con una realtà che confligge a tutto spiano con la fusione soft di due municipi (che manterrebbero comunque l’autonomia) avendo in comune soltanto la tragedia del terremoto del 1908 e il mare dello Stretto. Difficile pensare alla fusione di due città troppo diverse tra di loro e molto distanti, nonostante la lingua di mare che le unisce, soprattutto in assenza di una realtà di infrastrutture e trasporti che non esiste. Come si fa a pensare a una nuova regione, quella dello Stretto, se manca – oggi – una ragionevole frequenza di collegamenti, se sono assenti trasporti degni di questo nome e se l’ipotesi ponte, che poteva pur far immaginare una grande unica area dello Stretto, è praticamente tramontata? L’idea poteva avere senso se si fosse sviluppata tutta un’altra politica infrastrutturale con lo sviluppo dell’area dello Stretto unita (anche fisicamente) dal ponte e con piena funzionalità bidirezionale di porti, aeroporto e ferrovie. La Città metropolitana di Messina si è appena “appropriata” dei porti di Villa e Reggio (che dipendono dalla nuova Authority dello Stretto) senza che qualcuno a Roma o nei posti dove si decide abbia fatto qualcosa. Sono stati accontentati i grillini messinesi, ignorando le reali aspettative che la Zes di Gioia Tauro (che comprende anche i porti di Reggio e Villa) lasciava supporre. E con questa classe politica inetta c’è qualcuno disposto a credere che Messina sia pronta a condividere il suo futuro con la sua dirimpettaia? A parole sembra facile, ma ci sia consentito un po’ di scetticismo. Lo storico Gaetano Cingari, nel suo bel libro (Laterza) parlava di Reggio «sempre in fuga dalla Calabria verso la vicina Messina», ma la “sicilianità” dei reggini è argomento buono giusto per uno sfottò da bar.
Non vorremmo apparire cattivi profeti, però la proposta sembra poggiata più su spirito indipendentista che su criteri razionali. La dichiarazione programmatica che spiega la proposta formulata dai docenti universitari Tonino Perna (sociologo) e Daniele Castrizio (storico), dallo scrittore Fabio Cuzzola e dal responsabile locale del Touring Club avvocato Francesco Zuccarello è suggestiva e punta diritto al cuore dei reggini (più che sui messinesi): «Reggio e Messina – affermano i promotori della Regione dello Stretto – stanno morendo. Una è completamente marginale in Calabria, l’altra in Sicilia. Non hanno voce in capitolo, non hanno chance di sviluppo. Noi stiamo proponendo questo Referendum per dare un futuro alle due città, che sono sempre state vicine. Ci sono millenni di pagine di storia che parlano per l’Area dello Stretto, è un processo naturale, è solo questione di tempo. Vogliamo questo Referendum, anche se il risultato sarà solo di bandiera, perché vogliamo capire cosa pensa la gente e deve essere un messaggio forte. Se sta bene lo status quo, questo degrado, questa decadenza, questa marginalità regionale, allora teniamoci tutto così com’è. Se invece vogliamo cambiare, abbiamo la possibilità di farlo con l’istituzione di una nuova Regione, la Regione dello Stretto. È quello che chiederemo con il Referendum».
A Messina cosa dicono? Per ora nessuna voce ufficiale s’è alzata per aderire o contestare la proposta di unificazione. Anzi, secondo il prof. Perna, ci sarebbero sull’altra sponda almeno una quindicina di docenti universitari pronti a fare un’analoga proposta. «Messina – ha detto Perna – più di Reggio sente la marginalità della Sicilia, retta da almeno trent’anni sull’asse Palermo-Catania». Per questo serve consultare la popolazione di Reggio, ma a cosa serve se un’analoga iniziativa non si sviluppa a Messina? In Sicilia, in realtà, sulla questione sembrano distratti e poco interessati
Il referendum propositivo – proposto da Perna e Castrizio – può essere indetto da un terzo dei consiglieri comunali oppure, in alternativa, da 7500 cittadini che firmano la richiesta. Secondo Perna e Castrizio servono più quesiti perché in primo luogo si parla di “unione” delle due città metropolitane e non di fusione con l’obiettivo di andare a costituire una nuova regione, la Regione dello Stretto. Una proceduta in linea con il dettato costituzionale. Ha spiegato il prof. Perna: «il primo passo è l’unione dei comuni che è prevista dalla legge, che crea un ente che coordina le attività dei due comuni, che rimangono, non vengono eliminati. Il passo successivo riguarda il coinvolgimento dei comuni delle due città metropolitane perché basta che un terzo dei consigli comunali delle 2 città metropolitane, se vota a favore della Regione, come previsto dall’articolo 123 della Costituzione va fatta una nuova regione. Ci muoviamo all’interno dell’ordinamento costituzione che dice che si possono creare nuove regioni a queste condizioni. Chiaro che sarà necessaria la legge al parlamento che la istituisce».
I quattro “moschettieri” dello Stretto: Francesco Zuccarello, Tonino Perna, Daniele Castrizio e Fabio Cuzzola
«L’unione tra Reggio e Messina – afferma il prof. Castrizio, apprezzato archeologo e studioso di grecità – è da sempre stata florida poiché nasce da una storia identitaria,» insistendo sulle le differenze e le distanze, non tanto fisiche, piuttosto naturali, radicate con Cosenza e Catanzaro, le altre parti della Calabria. Reggio e Messina le due cenerentole nei confronti degli altri capoluoghi? Sembra abbastanza esile come argomentazione. La storia racconta che l’unione delle due città sullo Stretto ha portato esiti generalmente positivi, ma non ci sono più i Messeni e la grande Rheghion è un ricordo lontano.
Castrizio chiarisce subito che non ci sono mire politiche: «Né da parte mia che del professor Perna, c’è la volontà di entrare politicamente in città – spiega il professore Castrizio – Siamo due docenti e, sinceramente, non vedo l’ora di tornare a fare le mie ricerche e togliermi di mezzo ma il problema è che noi dobbiamo cercare di aprire una stagione progettuale su Reggio e si può fare solo, trovando chi ha i nostri stessi problemi per risolverli. Io reggino come i messinesi, ho lo stesso problema dell’aeroporto, non ce l’ho con quelli di Catanzaro e Cosenza ma non voglio pensare che in questa città, tutti i figli che sono andati via e non possono nemmeno tornare per le vacanze, non abbiamo nemmeno un aereo per rincasare. Da reggino, devo trovare una risposta ai miei problemi ma prima di trovare le risposte, dovremmo cercare le domande perché questa città le domande giuste non se le è mai fatte». Per l’archeologo Castrizio «occorre dare un segno forte e non c’è più bisogno di venderci alla prepotenza delle città egemoni della Calabria perché qui, noi abbiamo già tutto ciò che serve. O noi cominciamo a ragionare per risolvere i problemi mostrando la parte migliore che abbiamo o siamo spacciati. Dobbiamo creare un tavolo progettuale che metta insieme tutti per trovare soluzioni non estemporanee ma stilare un quadro complessivo che tenga presente l’intera nostra area dello Stretto».
«È una provocazione la nostra? – ha detto Castrizio – Come volete, ma noi andremo avanti per trovare dei riscontri, vittorie, per poter scalzare un sistema che è fermo e che la politica reggina, già dagli anni Sessanta aveva individuato: non abbiamo nulla da spartire con Cosenza o Catanzaro. Questo è ciò che chiediamo alla città. Cercheremo di indire un referendum: o nella forma della raccolta della firme o con un terzo dei consiglieri comunali che può chiedere un referendum propositivo e vedremo che succede. L’importante è che la città parli con una sola voce e non si lasci travolgere dalla burocrazia. La politica è la scienza del possibile, tutto ciò che viene pensato da un essere umano la politica può metterlo in atto».
Il sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà ha commentato positivamente la proposta di Perna e Castrizio. «È un’idea da valutare con vivo interesse – ha detto – l’ipotesi della creazione di un’unica grande Città Metropolitana dello Stretto. In questi anni, grazie all’impegno messo in campo dalle amministrazioni territoriali di Reggio Calabria e Messina, sono stati avviati decisi passi in avanti in questa direzione. Ma adesso è giunto il momento di avviare, con coraggio, una fase operativa, attraverso una spinta univoca che coinvolga le due comunità territoriali con l’obiettivo di creare un’unica entità geopolitica, con una visione strategica capace di mettere insieme risorse e peculiarità comuni di un’area caratterizzata storicamente da innumerevoli affinità e poche differenze. Reggio e Messina – ha dichiarato Falcomatà – da sempre sono caratterizzate da un percorso contiguo e la loro unione andrebbe a generare un interesse superiore nelle dinamiche di governance del territorio, ricostituendo definitivamente quel ruolo baricentrico che lo Stretto, crocevia strategico nell’alveo del Mediterraneo e punto di incontro ideale tra i Paesi che su di esso si affacciano, ha assunto storicamente. D’altronde lo status di Città Metropolitana, per i territori di Reggio Calabria e Messina, va inserito proprio in questa dinamica, nella prospettiva di una progressiva autonomia territoriale, rispetto al ruolo tradizionale delle Regioni, che potesse sfociare nel tempo in un dialogo sempre più serrato, in tutti gli ambiti, tra le due sponde dello Stretto. E nei giorni in cui in Europa si consuma lo strappo definitivo della Brexit, convinti che il compito di una classe politica lungimirante sia quello di unire e non di dividere, di aggregare ed alimentare le energie positive e non di soffiare sui venti della chiusura e della divisione, non possiamo che dar seguito a questo percorso». Falcomatà parla anche a nome del sindaco di Messina? Non risulta.
Siamo, dunque, solo all’inizio, ma non occorre la palla di vetro per prevedere che la “provocazione” di Perna e Castrizio, pur con la benedizione di Falcomatà, non troverà adeguata accoglienza. La città è lacerata da mille problemi e non ha bisogno di ulteriore divisività per cercare il suo riscatto. Gli indipendentismi del nuovo millennio potrebbero al più indurre al sorriso, se solo ci fosse da sorridere, ma non è aria. Al peggio – ricordiamolo – non si trova mai limite. (s)
Ricordando l’insegnamento dell’indimenticabile don Italo Calabrò che chiedeva ai mafiosi “se non potete uscirne voi, fate almeno in modo che i vostri figli non vi entrino”, Mario Nasone del Centro Agape di Reggio e don Ennio Stamile referente regionale di Libera lanciano un appello perché ci sia l’impegno per una legge nazionale che favorisca il dialogo tra magistratura e associazioni e le carceri di massima sicurezza, per aiutare i detenuti per mafia a una revisione critica della loro vita pensando al futuro dei propri figli. Il progetto Liberi di scegliere lascia ai figli dei mafiosi la possibilità di fare esperienze in contesti sociali diversi sia fuori della Calabria, sia restando nel territorio.
«Vi ringrazio perché vi siete presi cura di mia figlia”: questa frase pronunciata durante l’incontro promosso da un detenuto ristretto della casa circondariale in regime di 41 bis sintetizza meglio di ogni altera parola il senso del messaggio “Uscire dalla ndrangheta è possibile” che Centro Comunitario Agape e associazione Libera hanno voluto portare attraverso una serie di iniziative realizzate in luoghi simbolo del territorio reggino, oltre il carcere di Palmi, il quartiere di Archi, il carcere minorile, quattro scuole della città di Reggio aderenti alla rete delle Alleanze Educative, il Piria, il Volta, il Fermi Boccioni, il Panella. Sono stati circa 600 gli studenti coinvolti, una trentina i minori delle comunità incontrate, un centinaio gli educatori e le famiglie dell’Agesci di Archi carmine.
L’evento realizzato nell’istituto penitenziario era il quarto dopo quelli tenuti lo scorso anno nelle carceri di Reggio, Locri, Vibo e si è caratterizzato per la presenza di due significativi testimoni, Giosuè D’Agostino seguito negli anni 80 da don Italo Calabrò e da Agape nel percorso di riscatto che lo ha portato dal carcere minorile alla rottura con il clan di ‘ndrangheta a cui apparteneva a vivere una vita diversa nel segno della legalità Rivolgendosi ai detenuti ha chiesto di abbandonare gli alibi sulle responsabilità dello Stato o di altri e di decidere come ha fatto lui di scegliere una vita che ti dà dignità, che ti evita di passare la vita tra una carcerazione all’altra o addirittura di perderla. Assieme ad esso Vincenzo Chindamo fratello di Maria sequestrata ed uccisa a Limbadi che ha detto che questa è stata una occasione per dare voce, davanti ai detenuti dell’alta sicurezza, alle tante vittime della ‘ndrangheta ma anche a chi è riuscito a uscirne facendo scelte coraggiose e a invertire un destino mafioso che sembrava inevitabile.
I detenuti intervenuti, che si sono preparati all’incontro prendendo visione del film Liberi di scegliere e con l’incontro con Mimmo Nasone, hanno ascoltato con attenzione e rispetto loro testimonianze e attraverso i loro interventi hanno dimostrato di essere disponibili ad avviare un dialogo con le istituzioni e con gli altri soggetti della società civile soprattutto per i riflessi che questo può avere sulla loro famiglia e sui figli, hanno dato atto al Tribunale per i minorenni della volontà di tutelare i loro figli, ma hanno anche chiesto un servizio giustizia e dei processi più veloci e soprattutto opportunità concrete per chi ha sincera volontà di cambiare vita e di inserirsi nella società.Per il giudice minorile Sebastiano Finocchiaro, ribadendo l’importanza del programma Liberi di scegliere”,l’incontro è stata un’occasione di confronto e dialogo con soggetti direttamente coinvolti nelle peculiari vicende attenzionate dal locale Tribunale dei Minori nell’ambito dei procedimenti civili afferenti la tutela di minori provenienti da contesti familiari di ‘ndrangheta.
Oltre ad un momento di certo arricchimento umano e culturale a suo parere tali occasioni possono offrire spunti per la personale revisione critica del pregresso operato da parte del condannato anche sotto il profilo del percorso genitoriale nell’ottica del perseguimento della risocializzazione e del proficuo reinserimento nella comunità civile. Anche secondo Vincenzo Chindamo «I detenuti hanno necessità di confronti qualificati, affinché dalle loro esperienze possa nascere la forza di conversione della nostra terra. I detenuti e le loro famiglie sono le prime vittime dei loro errori. È necessario accendere in loro la consapevolezza di chi e di cosa li ha resi prime vittime di un sistema ed illuminare la strada di scelte coraggiose che li riscattino. Uscire dalla criminalità è prestigioso. Fa strada al cammino difficile ma possibile che i nostri territori stanno affrontando donando orgoglio e speranza alla nascita di una nuova Calabria. Una Calabria Libera».
Contributi importanti sono venuti dal provveditore regionale della amministrazione penitenziaria Liberato Guerriero che ritiene fondamentale la funzione educativa che il carcere deve svolgere attraverso anche queste iniziative, Agostino Siviglia Garante regionale dei detenuti si impegnerà anche per favorire esperienze di giustizia riparativa e di incontro con le vittime dei reati, il procuratore aggiunto della Procura di Palmi Giuseppe Casciaro ha chiesto ai detenuti di riflettere sul significato del volere bene ai figli che è diverso dal volere il loro bene ma ha anche espresso rammarico per tutti quei casi in cui la giustizia è lenta o peggio ancora quando lascia un innocente in carcere anche per un solo giorno. Il Direttore Antonio Galati nelle conclusioni ha evidenziato in particolare la sofferenza che vede quando i bambini entrano in carcere per i colloqui e che interpella le coscienze di tutti, in primis dei loro genitori detenuti che hanno la maggiore responsabilità. Apprezzamenti anche della Dirigente nazionale della Giustizia minorile Isabella Mastropasqua che ha sottolienato la grande valenza educativa di fare ascoltare ai ragazzi delle comunità l’esperienza di chi ce l’ha fatta ad uscire dalla ‘ndrangheta. (rrm)
Profonda commozione a Reggio e cordoglio da parte di tutte le autorità per la drammatica morte del ferroviere Giuseppe Cicciù, “milanese” di Reggio, perito nel tragico incidente ferroviario del Frecciarossa a Lodi insieme con il collega Mario Di Cuonzo. Cicciù, conduttore esperto del Frecciarossa, vive da moltissimi anni a Milano, ma aveva sempre nel cuore la sua città di origine e approfittava di ogni occasione per tornare a trovare i suoi cari e i tantissimi amici. Sempre col sorriso sulle labbra, sempre attento (era stato impegnato nel sindacato) nella tutela della sicurezza sul lavoro.
La neopresidente della Regione Jole Santelli, nell’esprimere «la mia commozione per la morte dei due macchinisti avvenuta nell’incidente ferroviario di Lodi» ha espresso vicinanza «alla famiglia di Giuseppe Cicciù, originario di Reggio Calabria: alla moglie, alla madre e alla figlia il mio abbraccio sincero. L’auspicio è che si possa fare presto chiarezza sull’avvenuto e si accertino le responsabilità».
Il deputato forzista Francesco Cannizzaro ha manifestato l’«enorme tristezza» per la morte del ferroviere reggino: «sono profondamente colpito – ha detto – dall’ennesima perdita di un calabrese, un reggino, deceduto sul lavoro. Giuseppe è l’ennesimo simbolo, pochi mesi dopo la tragedia di Nino Candido, dei figli della nostra terra che emigrano per lavoro e trovano la morte: con piena fiducia nel lavoro delle istituzioni preposte, sono convinto che verrà fatta al più presto piena luce sulle cause del disastro ferroviario di stamattina e ci tengo a sottolineare che quest’ennesima tragedia dimostra quanto importante sia il lavoro da fare alla Regione. Infatti la Calabria che vogliamo costruire è quella in cui tutti devono essere liberi di scegliere di poter lavorare nella terra in cui sono nati, in sicurezza. Non vogliamo più piangere i nostri emigrati costretti a lasciare la loro città e i loro affetti per lavoro, per poi andare a morire altrove. La tragedia nella tragedia è che ormai qualsiasi notizia di cronaca nera che arriva dall’Italia o dall’Europa coinvolge reggini e calabresi costretti a vivere fuori dalla Calabria. Dobbiamo fare di tutto per invertire questa tendenza, e lo faremo anche nel nome di Giuseppe Cicciù».
Il sindaco metropolitano di Reggio Giuseppe Falcomatà ha voluto far pervenire ai familiari di Giuseppe il cordoglio della città: «La comunità reggina è in lutto – ha affermato –. Ancora una volta, la nostra città perde uno dei suoi figli. Oggi è un giorno di infinita tristezza per tutti noi. Alla famiglia di Giuseppe giunga l’abbraccio caloroso di tutti i reggini. Ci auguriamo che su questa tragedia venga al più presto fatta piena luce, al fine di accertare eventuali responsabilità».
Profondo cordoglio anche nel sindacato. «Tutta la Cisl calabrese – ha detto il Segretario generale dell’organizzazione sindacale, Tonino Russo – si stringe intorno alle famiglie di Giuseppe Cicciù, delegato Cisl in Lombardia, nato a Reggio Calabria, e di Mario di Cuonzo, anch’egli meridionale, i due macchinisti che hanno perso la vita nel gravissimo incidente del Frecciarossa deragliato a Lodi, augurando una pronta guarigione a tutti i feriti coinvolti, passeggeri e operatori ferroviari. Siamo di fronte all’ennesima, terribile e inaccettabile tragedia sul lavoro, che ripropone in modo acutissimo sia la questione della sicurezza, tanto più assurdamente perché si parla di un treno di ultima generazione, sia la questione dell’emigrazione, che ha toccato e continua a toccare tantissime famiglie del Sud Italia. Per una casualità dovuta probabilmente all’ora si è verificato, come è stato detto, l’incidente non ha causato una vera e propria una strage. Ora – conclude il Segretario generale della Cisl calabrese – chiediamo con forza che sia fatta al più presto piena luce sulle cause del disastro, perché ciò che è accaduto non si ripeta mai più». (rrm)
Concerto di beneficenza, domani 6 gennaio a Reggio del cantautore Michelangelo Giordano che terrà un concerto di beneficenza all’auditorium “Casa dei Monfortani” Parco Caserta, 5 a Reggio Calabria.
L’iniziativa realizzata e promossa dall’associazione “Un sogno sotto il Baobab”, in collaborazione con l’associazione “Atmosfere Popolari”, raccoglierà fondi per i bambini del Malawi. Sul sito dell’associazione www.unsognosottoilbaobab.it si possono visionare tutte le iniziative benefiche e le missioni portate a termine con passione, amore ed impegno dai volontari.
Una scelta artistica, quella dell’associazione, non casuale perché il cantautore Michelangelo Giordano ha mostrato da sempre grande impegno ed attenzione per i diritti umani e civili; un impegno già riconosciuto dal Premio Amnesty International. Anche il secondo album del cantore reggino, uscito nel periodo natalizio, conferma il suo impegno artistico-sociale tra storie d’amore, di altruismo, canzoni di denuncia e racconti di vita che sanno di coraggio, orgoglio e riscatto. (rs)
I nostro focus sui 227mila visitatori del Museo dei Bronzi ha suscitato un interessante dibattito in campo politico. Giuseppe Nucera, già presidente degli industriali reggini ed ex candidato governatore alle prossime elezioni regionali (si è ritirato perché non è riuscito a fare una sua lista: «mettere miei candidati o entrare io in altre liste non l’ho mai pensato, avrei tradito “la Calabria che vogliamo”») con una grande esperienza nel campo dell’imprenditoria turistica, ci ha inviato una nota che permette di analizzare meglio i dati contenuti nell’articolo.
«Ben 227 mila visitatori nel 2019, – osserva Nucera – un dato straordinario quello registrato dal Museo Archeologico di Reggio Calabria ma che, se confrontato con i numeri delle presenze nelle strutture ricettive, evidenzia la mancanza di una strategia che trattenga e/o faccia pernottare a Reggio Calabria i visitatori del Museo. È il fallimento della politica turistica, che mostra in modo eloquente la mancanza di programmazione. La “Reggio città turistica” da me pensata partiva da presupposti e ragionamenti imprenditoriali che mettevano al centro le peculiarità del territorio. Reggio Calabria e tutta l’area metropolitana custodiscono un tesoro di bellezze da far conoscere e valorizzare: sono innumerevoli le possibilità per i turisti di ammirare luoghi di cultura e bellezze che il mondo ci invidia. Penso a Scilla, Gambarie, Pentedattilo, la Vallata dell’Amendolea, la Sinagoga di Bova, la Villa Romana a Casignana o ancora gli scavi di Locri, Gerace, Mammola, Stilo il convento ortodosso di Bivongi e tanto altro. Serve una politica turistica che guardi ad un turismo della terza età nella bassa stagione e famiglie e giovani nel periodo estivo. Per farlo servono grandi investimenti e una mirata promozione da fare fuori dalla Calabria, con workshop e incontri con buyer e tour operator», sostiene Giuseppe Nucera leader del Movimento ‘La Calabria che vogliamo’.
L’imprenditore turistico Giuseppe Nucera
«Sarà proprio il turismo, la visione e realizzazione di una ‘Reggio città turistica’, il primo punto nel programma di ‘La Calabria che vogliamo’ alle prossime elezioni comunali reggine. Reggio Calabria ha la fortuna di avere porto e aeroporto incorporati e quindi consente a chi sta per più giorni di potere arrivare alle isole Eolie, andare sull’Etna o a Taormina con semplicità. Abbiamo un territorio che Madre Natura ha predisposto proprio per chi vuole trascorrere un lungo periodo di vacanza qui in riva allo Stretto. Da queste considerazioni nasceva l’idea proposta 15 anni fa di ampliare l’offerta dei posti letto, trasformando le scuole del Lungomare in diverse strutture ricettive. Nonostante una raccolta di firme da me promossa – ricorda Nucera – il progetto non andò in porto. Ma è questa la visione che serve, Reggio ha bisogno di questo tipo di idee per poter davvero sviluppare concretamente il progetto di una città turistica. Tutto questo è fattibile, anche grazie alle possibilità offerte dall’essere una città metropolitana. Bisogna puntare in modo forte e deciso su questo settore, così da creare ricchezza e offrire possibilità occupazionali ai nostri giovani, spesso costretti ad emigrare altrove». (gsp)
di MARIA CRISTINA GULLÍ – Il direttore Carmelo Malacrino snocciola i numeri del 2019 delle presenze al Museo Archeologico Nazionale di Reggio – quello che custodisce i Bronzi, oltre a una straordinaria testimonianza della Magna Grecia e della Calabria preistorica – ed è visibilmente soddisfatto: 227mila visitatori nel 2019. Un bel numero, un grande piccolo record (nel 2018 erano stati 220mila) significativo del positivo percorso che il MArRC ha intrapreso con l’arch. Malacrino, che vive praticamente in simbiosi col “suo” museo e ha dato lo sprint giusto a uno staff motivato, ma che diventa eclatante se si considerano una serie di fattori che di certo non favoriscono l’afflusso che il museo meriterebbe. Basti pensare, infatti, che questo bel risultato è stato ottenuto nonostante la raccogliticcia politica del turismo (non di Reggio, ma dell’intera regione) che non solo non offre particolari opportunità a quanti avrebbero il desiderio di «vedere i Bronzi», ma penalizza, in assenza di offerte di mobilità intelligente, l’attrattiva che il MArRC potrebbe costituire.
Il numero dei visitatori va considerato in termini, dunque, positivi, visto che non ci sono flussi turistici significativamente rilevanti. Certo, fa sorridere di fronte alle cifre delle altre “capitali” della cultura, ma spicca nei confronti delle altre istituzioni museali del Mezzogiorno, con l’eccezione di Napoli (quasi 10 milioni nel 2018) evidenziando che c’è un vasto potenziale di crescita, al quale dovrà, decisamente, provvedere il nuovo governo regionale con una politica del turismo e della cultura degna di tale nome. Se 227mila visitatori possono sembrare tanti (in realtà l’incremento è modestissimo rispetto al 2018), occorre considerare che Palazzo Piacentini costituisce un attrattore di prim’ordine per il cosiddetto turismo culturale, ma è necessario rimodulare in maniera diversa l’offerta e trasformare radicalmente la comunicazione.
Il direttore del Museo Archeologico Nazionale di Reggio, arch. Carmelo Malacrino
In altri termini, chi viene a Reggio a visitare i Bronzi se l’Aeroporto dello Stretto (forse sarebbe il caso di cambiargli nome…) sta diventando uno scalo fantasma e i costi di un biglietto da Roma o Milano (gli unici voli disponibili) costano più di una rotta transoceanica? Chi viene a Reggio se manca un’offerta turistica integrata, in grado di offrire adeguata ospitalità e, soprattutto, servizi per i visitatori? E questo è il primo dei problemi. Eppure, c’è materia prima ineguagliabile e unica, ma nessuno pensa di costruirci intorno un’offerta adeguata, tenendo presente che le poche strutture ricettive (di livello) sono comunque di ottima qualità ed esistono degli ottimi B&B in grado di soddisfare e farsi apprezzare dal turismo non di lusso, quello – per intenderci – che fa i numeri, e ultima ma non meno importante cosa, c’è un’offerta gastronomica di qualità in città di altissimo livello, con prodotti del territorio e percorsi esperienziali di gusto che non hanno nulla da invidiare ad altre più rinomate località del turismo gastronomico.
La domanda è: ma Reggio è una città di turismo? La risposta, ahimé, meglio non darla: poche e insignificanti le iniziative di un’amministrazione (costretta a non disporre dei quattrini necessari) che risponde male alle opportunità da cogliere, una mentalità poco aperta nei confronti del visitatori (che si scontra peraltro con un’abitudine all’accoglienza che, a volte, imbarazza persino per il suo calore e la sua spontaneità) e l’assenza di una rete in grado di coordinare l’offerta dei servizi e stimolare la nascita di proposte e iniziative.
Per questa ragione i numeri del Museo archeologico hanno del miracoloso. Andassero i nostri amministratori locali, metropolitani, regionali a confrontarsi con quelli di Matera che con l’occasione della sua elezione a Capitale europea della Cultura hanno fatto, come si suol dire, i fuochi d’artificio con uno straordinario boom di presenze e di visitatori.
C’è, del resto, un’altra considerazione da tenere presente: quanti conoscono la Calabria? quanti conoscono i bronzi? quanti sanno che sono ospitati al Museo di Reggio? Non fermiamoci ai dati regionali o italiani, viviamo in piena globalizzazione e il turismo smuove svariate centinaia di milioni di persone in tutto il mondo (58 milioni di arrivi internazionali nel 2019 in Italia), con destinazioni anche insolite, stravaganti o con la sola nomea di “meraviglia dell’universo”: manca una politica reputazionale sui Bronzi (oltre che sulla Calabria), manca una strategia che faccia scoprire al mondo (cominciando dagli italiani) la Magna Grecia e i suoi tesori e indichi il Museo di Reggio come una tappa imperdibile dell’esperienza turistica italiana (non solo calabrese). Facile a dirsi, ma la realtà, fino ad oggi, si è tradotta in qualche depliant e qualche (inutilmente costoso) stand alle manifestazioni di settore. Va, dunque, completamente ripensata la strategia della comunicazione e rivitalizzata l’offerta dell’accoglienza turistica, possibilmente a 360 gradi. Non solo promozione (importantissima e a livello mondiale), ma anche pacchetti di un’offerta turistica appetibile e stuzzicante, con servizi adeguati e soluzioni di mobilità adeguate. Insomma una politica del turismo che diventi, finalmente, la prima risorsa del territorio calabrese.
Un piccolo esempio. Nella dirimpettaia Messina ci sono circa 170 scali all’anno di navi da crociera, con oltre 400mila passeggeri: intercettare anche solo il 10% dei crocieristi offrendo un pacchetto completo (trasferimento da Messina, visita al Museo, pranzo caratteristico e ritorno per l’imbarco) sarebbe una cattiva idea? Le pochissime navi che hanno attraccato a Reggio hanno mandato i propri crocieristi al Museo (con il meritorio intervento dell’Amministrazione comunale, per la verità), ma sono numeri piccoli piccoli. Occorre far sapere (si chiama marketing territoriale) che ad appena venti minuti di traghetto c’è una delle più belle e suggestive testimonianze della culla della civiltà, la Magna Grecia, di cui i Bronzi sono il simbolo per eccellenza. E che dovrebbero – se qualcuno si sveglia – diventare patrimonio Unesco dell’umanità. Se lo segni in agenda anche il futuro governatore della Calabria. (mcg)
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