NON C’È TURISMO SE MANCA REPUTAZIONE
IN CALABRIA IL FUTURO RICOMINCIA DA QUI

di MAURO ALVISI – La mia discesa qui in Calabria ha inizio quasi sei anni fa a Catanzaro, quando chiamato dalla municipalità e dai maggiorenti calabresi tenni, quale massimo esperto internazionale, una riuscita conferenza sul marketing e la valorizzazione del territorio, tutta incentrata sul Critical Success Factor della reputazione, questa misconosciuta. 

Ci ero passato prima di sguincio in due differenti occasioni. Nell’estate del 1990 per una vacanza estiva a Scalea, ospite onoratissimo di una famiglia di luminari della medicina veneta, originari del luogo (che poi realizzai essere quasi un’enclave napoletana nelle prime propaggini calabresi). Per la verità non felicemente percepita. Poi nel 2004, quando nell’allora governo Berlusconi collaboravo, quale esperto per la valorizzazione del territorio, con la Presidenza del Consiglio dei Ministri. In carico al Ministero Affari Generali (che reggeva il siciliano Enrico La Loggia) e a quello degli Esteri, condotto da Franco Frattini. Furono però due straordinari personaggi locali, che per ragioni di privacy ribattezzo qui Madonna dei Girasoli, straordinario esempio dell’accoglienza e della concuranza calabrese e il Superdon, un generoso Paperone e a pieno diritto un accademico della strada (come gli piace definirsi) a convincermi che avrei dovuto piantare tende qui. 

Oggi nel Decisions Lab (il Laboratorio della Scienza delle Decisioni, all’Università Mediterranea di Reggio Calabria), insieme a tanti eccelsi talenti della ricerca, mi occupo di performetrica (metrica delle performance dei sistemi complessi), e in particolare della misurazione e certificazione della reputazione. Dei territori, delle istituzioni, delle organizzazioni, delle imprese, dei manager e di ogni identità individuale e collettiva.

Napoleone parlando dell’attacco alla reputazione affermava fosse come una batteria di cannoni al tiro, quando ne senti il rumore sei già sotto bombardamento. Oggi l’intero ecosistema e sociosistema delle relazioni e delle interconnessioni a valore aggiunto, o se preferite l’economia della fiducia, o come la chiama il Pontefice Francesco L’economia del Noi, si basa essenzialmente sul patrimonio reputazionale di cui si gode e di cui si può dar prova inconfutabile, certificandolo. Gli economisti e gli analisti finanziari più accreditati sostengono addirittura che ad ogni incremento parziale del ranking e/o del sentiment reputazionale percepito corrisponda, in modo direttamente proporzionale, un incremento sensibile del volume quanti-qualitativo delle performance sociali ed economiche di un territorio, di un brand, di ognuno di noi. Esiste oramai un’ampia letteratura di casi a suffragio universale di questo postulato, non più teorico. 

Abracalabria. Chiamai così il mio intervento nel giugno del 2016 a Catanzaro, seguito più tardi da un riuscitissimo convegno di Confindustria Reggio, presieduta allora dal vero pioniere dell’incoming turistico calabrese, Giuseppe Nucera, replicato poi anche al Senato della Repubblica. Già il turismo. Risorsa ipertrofica di questa terra, una miniera d’oro di proporzioni inestimabili e per larga parte ancora tutto da estrarre. 

A Falerna Marina (CZ) ieri, nella splendida cornice del resort di Villa Ventura, si è tenuta la giornata di chiusura della partecipata tre giorni sugli Stati Generali del Turismo in Calabria. A tracciare le linee generali e programmatiche finali del Piano di Sviluppo Turistico Sostenibile della Regione, si sono alternati sul palco Fausto Orsomarso, Assessore Al Turismo e al Marketing del Territorio e Roberto Occhiuto, Presidente della Regione. A margine dell’incontro le due figure apicali hanno risposto ad alcune mie domande, focalizzate sul tema baricentrico della reputazione calabrese, o come lo chiamava la compianta e amata Jole Santelli il riscatto reputazionale della Calabria.

– Assessore Orsomarso Dai lavori di questi riusciti Stati Generali sono senza dubbio emersi alcuni punti di forza e di debolezza della regione e forse anche qualcosa che minaccia la buona riuscita del Piano in via di definizione?

«Non vedo alcun tipo di minaccia a parte quella che potrebbe sorgere dal non attuare tutto lo straordinario scambio con gli operatori e con i media che ricaviamo da questa esperienza aperta di dialogo e concertazione. I punti di debolezza della Calabria sono andati calcificandosi negli anni, quasi per l’inerzia della non azione che ha connotato la gestione della cosa pubblica. Il turismo per questa terra è un fattore determinante per lo sviluppo futuro, per gli indicatori economici di crescita, la nascita e il mantenimento dell’impresa turistica e commerciale, la creazione di nuovi posti di lavoro I punti di forza della Calabria vanno fatti tutti conoscere e riconoscere. Quasi come se fossimo all’anno zero. L’esperienza di governo con Jole Santelli mi ha lasciato moltissimo sul piano umano e professionale, quella con il Presidente Occhiuto, per quanto già impostato nei primi sei mesi, promette di essere davvero capace di trasformare questa terra. Come ha sostenuto il Presidente nel suo intervento, il suo stile di conduzione è eterarchico e libertario. Da spazio alle iniziative dei diversi assessorati. Incita a moltiplicare le iniziative, spendendo la sua grande autorevolezza a Roma come a Bruxelles e nel mondo. Un gioco di squadra. Questa riuscita kermesse del turismo, può diventare un appuntamento ricorsivo. Per decidere occorre ascoltare gli stakeholder. Nessuno escluso».

– Sul tasto della reputazione il presidente ha battuto non poco. Lei pensa che la Calabria abbia ancora un problema reputazionale in atto?

«Io sostengo che qui dentro la nostra terra e lì fuori nel mondo si conosca ancora in minima parte cosa sia questo straordinario territorio. Penso che una narrazione distorta e stereotipata della Calabria sia responsabile di un percepito non corrispondente ai valori e ai voleri dei calabresi tutti. Sono oltre sei milioni i Calabresi nel mondo. Possono essere una straordinaria opportunità per il turismo delle radici. Si pensi a cosa accadrebbe se un 10% di loro decidesse di scegliere la propria terra natale come destinazione frequente. E ognuno di loro e di noi è anche ambasciatore di grandi valori. Quelli che fanno di questa terra e di questa nostra gente un’eccellenza mondiale per capacità di accoglienza. Quindi la reputazione si costruisce con gli atti di ogni giorno. Però se poi non esce una corrispondente narrazione delle virtù, una comunicazione efficace e attrattiva si finisce per essere schiacciati dal luogo comune più becero, penalizzando interi comparti strategici, come il turismo e la valorizzazione del territorio».

Un bilancio quindi più che positivo di queste giornate di lavoro a Falerna?

«Più che positivo lo definirei a tratti sorprendente. La Calabria ha davvero voglia di riscatto, di ripartenza. Gli operatori del turismo ne sono la prova. Non lasceremo nulla di intentato nel piano pluriennale che stiamo andando ad attuare a breve».

Le parole del Presidente Roberto Occhiuto, raccolte a caldo, sono cariche di pragmatismo liberale. Ha chiuso ricordando quanto apprezzi le critiche, da dovunque, chiunque e comunque provengano «mi sono da stimolo competitivo – sottolinea- come un’esortazione adrenalinica a dare il meglio sempre».

– Presidente Occhiuto, la sua giunta da lei sferzata, è molto attenta al tema della reputazione della Calabria. Un tema fondamentale del diverso racconto che questa terra merita verso se stessa e la sua gente, verso l’Italia e verso il mondo. Una componente davvero rilevante per le ricadute che riguardano da vicino l’industria turistica regionale. Quanto è fondamentale a suo giudizio poter dichiarare e certificare che la reputazione del territorio è in crescita, è positiva, con dati euforici e non disforici come spesso vengono associati alla Calabria?

«La Calabria intanto va misurata. La reputazione si costruisce nel tempo. C’è una reputazione erronea e del tutto fuori luogo, che nasce da autolesionismo portato alle volte all’ennesima potenza. Un racconto disforico davvero sproporzionato e alcune manovre che vanno concertate bene in cabina di regia. Se per esempio si considera questo evento felice degli Stati Generali del Turismo, che definirei anche di spessore culturale come tanti nostri beni ed eventi, un attrattore culturale che poi non si contestualizza e prosegue in un turismo organizzato diventa un risultato deprimente, una mossa sbagliata e inefficace. I lavori di Falerna non sono stati una mera occasione di autocelebrazione. Abbiamo passato ore e ore ad analizzare i punti di debolezza, le carenze strutturali, le manovre correttive di rilancio, Tutto questo poi organizzato bene, raccontato bene e sempre meglio si trasforma nella maturità di una reputazione complessiva dei luoghi, borghi, città e attrattive del territorio calabrese quali destinazioni elettive del turismo nazionale e internazionale. Cito quale esempio Tropea, città di duemila abitanti con un’ottima reputazione e una eccellente qualità dei servizi turistici resi al visitatore. Tutta la Calabria è orientata verso la crescita. Il turismo ha una notevole incidenza sul nostro PIL e noi possiamo anche raddoppiare questo risultato». 

– L’economia della reputazione ha dimostrato la diretta connessione tra i Key Performance Indicators del sentiment reputazionale percepito di un territorio e la relativa capacità attrattiva e performante dello stesso. Uno studio del 2015, solo sette anni or sono, dimostrava che alcuni presunti fattori di negatività reputazionale si controvertivano nella percezione pubblica internazionale della Calabria. Come ad esempio la sorpresa di essere tra le eccellenze assolute per capacità di accoglienza del turista. Non crede che una misurazione certificata della reputazione calabrese, mettendosi nel ventaglio di altre aree turistiche competitrici che già la posseggano, possa essere un valido punto d’origine per l’attacco e la difesa reputazionale? Un supporto tecnico al lancio distintivo di un nuovo storytelling?

«Ci stiamo lavorando e possiamo continuare a lavorare sempre in questa direzione strategica. Abbiamo dei Paesi target sui quali concentrare maggiormente la percezione di buona reputazione. La Calabria all’estero è spesso poco conosciuta o misconosciuta. La reputazione della Calabria, anche quella nazionale, è in via di progressivo miglioramento. Lo abbiamo visto anche qui, in questi giorni. Sono le dimensioni del renderlo noto, del raccontarlo diffusamente che vanno allargate. Dobbiamo investire, anche se è ovvio che non dobbiamo né possiamo strafare perché non possiamo creare una domanda superiore alla risposta, alla capability dell’offerta proponibile e sostenibile. Alcuni nostri territori non sono ancora pronti a superare quel 6% di presenze straniere complessive che sono assolutamente migliorabili. Per dirne una anche solo la capacità di rispondere in inglese o nella lingua del visitatore rappresenta un indubbio fattore di successo».

– Quali sono, per amore di sintesi, le tre cose importanti che lei porta a casa da questi Stati Generali di Falerna?

«Non si tratta di una sola manciata di cose o mosse ma di un programma integrato che presenteremo, a partire dalla massima rassegna turistica che è imminente, ovvero la BIT di Milano. È una strategia di penetrazione del mercato nazionale e estero, dotata di una serie di strumenti e investimenti correlati, di comunicazione e marketing territoriale e diversificazione dell’offerta turistica, anche in un’ottica destagionalizzante».

– Quindi è un piano che qui avete sottoposto al contributo e al giudizio degli operatori turistici regionali?

«Certamente. L’istituto del dialogo è funzione imprescindibile del governo di una regione. In ogni comparto. Queste giornate, grazie a questa nuova piattaforma, hanno consentito a tutti di scrivere il futuro del turismo a breve e medio termine».

Un ultima domanda Presidente. Qual è lo scenario maggiormente minaccioso per il turismo regionale, da evitare assolutamente?

«La minaccia si esprime solo nei termini della competizione. Attiene al mercato e al saper sempre starci al meglio. Riguarda l’efficacia e l’efficienza degli operatori che vendono servizi. La regione Calabria non può sostituirsi al mercato. Può favorirne in ogni modo la libera espressione imprenditoriale, aumentando i fattori endemici di attrattività. Non ci sono pertanto minacce precostituite. Va posta al cento la cura e l’attenzione per il fruitore di vacanze ed esperienze culturali e ricreative e affaristiche del nostro territorio. Il turismo è mutato negli anni, come suggerisce il titolo degli Stati Generali, i turismi sono variegati e molteplici come i target e le nicchie che li riguardano. Il turismo culturale, quello delle origini, quello religioso e quello termale rappresentano canali di domanda e offerta a volte verticali a volte interconnesse. Bisogna pertanto investire oculatamente le risorse per attrarre i flussi turistici adeguati».

Se si volesse seguire il fondamento filosofico del sillogismo, che prevede che a due premesse certe e accettate se ne possa postulare una terza, quale logica conseguenza delle prime due, dovremmo allora affermare con certezza come in assenza di una certezza reputazionale opponibile al rumore della comunicazione e dell’informazione fake driven sulla Calabria, non si possa davvero difendere il patrimonio identitario e valoriale del suo eccellere, a volte inconsapevolmente, in così tante aree. Né tantomeno predisporre un programma di ingegneria reputazionale, ossia un piano di life time reputation, che consente di attenzionare tutte quelle emergenze reputazionali che discendono da una narrazione lesiva e schiacciata del territorio, come associabile al crimine organizzato, cosa che offende e mistifica la vera natura della gente di Calabria. 

Non vi è valore certo dimostrabile senza una certa reputazione rappresentabile scientificamente. Oggi è possibile certificarla a livello europeo e quindi nel mondo. Facendola riconoscere da Accredia in questo Paese e dalle Nazioni Unite attraverso l’UNAI, United Nation Academic Impact, l’organizzazione dell’ONU per l’impatto scientifico delle pratiche scientificamente rilevanti e certificabili. Si tratta infatti di ricollegarsi allo schema Bloomiano della conoscenza. Il Sapere è funzionale al saper Fare solo quando si raggiunge il Saper Essere con il Far Sapere. Con la marcata differenza da dichiararsi una volta per tutte. 

L’era della pubblicità e della notorietà sta lasciando il testimone a quella della reputazione e del societing, dell’intelligenza collettiva cooperante, quella concurante e mai più noncurante. È curioso osservare che la buona o eccellente nomea, un diverso e forse più elegante termine di appellare la reputazione, sia l’anagramma dell’antico etimo medioevale e rinascimentale di monea ovvero moneta. Guarda caso per onomatopea etimologica molto simile all’inglese money, il caro vil denaro. Più chiaro di così. 

La reputazione, per lanciare un’ultima metafora o se si preferisce semantica iconica rappresentativa, assomiglia molto ad una notissima vignetta del grande Mordillo, scomparso prima della pandemia, nel 2019. Un suo memorabile soggetto vede una clessidra, dove nella parte superiore sono seduti una coppia di turisti sotto l’ombrellone, piantato sulla sabbia di un’assolata spiaggia estiva. Nella parte inferiore della clessidra, l’invaso va, ad insaputa dei due bagnanti, riempendosi della stessa sabbia, per naturale caduta della stessa, facendo presagire a chi osserva quale sarà la loro prossima destinazione. Eccola qui la metafora perfetta. La reputazione è quella sabbia mobile dove il turismo pianta i suoi ombrelloni. A che serve un bello spot, una comunicazione d’impatto, se il tempo scorre e la sabbia non viene fermata? 

[Mauro Alvisi, docente universitario al Decision Lab dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, è uno dei maggio esperti internazionali di reputazione]

Occhiuto: Entro 10 giorni parte Azienda Zero

«Entro 10 giorni parte Azienda Zero». È quanto ha dichiarato il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, in una intervista alla Gazzetta del Sud, sottolineando che «in pochi mesi abbiamo fatto tantissime cose».

«Innanzitutto – ha ricordato – abbiamo arginato la pandemia, e non era scontato: con una campagna vaccinale da record – la Calabria per settimane è stata la prima Regione d’Italia – siamo sempre rimasti in zona gialla. Abbiamo riaperto tre ospedali – Cariati, Trebisacce e Praia a Mare – che resteranno tali anche dopo la fine dell’emergenza; abbiamo ripreso ad assumere a tempo indeterminato; grazie al Pnrr avremo 91 nuovi presidi sanitari in tutto il territorio regionale».

«E, adesso – ha proseguito – stiamo mettendo mano alla macchina dell’emergenza/urgenza: voglio un numero unico regionale e ambulanze efficienti. È come scalare una montagna, ma a poco a poco che saliamo cominciamo a scorgere da una parte i primi risultati e dall’altra la vetta. Azienda Zero concentrerà la capacità amministrativa, oggi assai carente nelle aziende territoriali. Bisogna agire in modo coordinato e razionalizzare i costi. Credo partirà entro i prossimi 10 giorni».

Sulle aziende sanitarie provinciali e sulle aziende ospedaliere «si stanno concludendo le valutazioni. La legge non mi dà la possibilità di sostituire un commissario da un giorno all’altro. Ma sono convinto che prima della fine di aprile ci saranno novità nella governance delle Asp e delle Ao».

Il Governatore, poi, ha parlato di novità per la strada Statale 106: «posso dire che farò in modo che questo diventi un tema nazionale, come accadde in passato per l’autostrada Salerno-Reggio Calabria».

Sempre nell’intervista, Occhiuto ha parlato anche dell’alta velocità, evidenziando che «non molliamo di un millimetro».

«Abbiamo avuto rassicurazioni dal ministro Giovannini, non è accettabile che la nostra Regione debba aspettare altri 10 anni per avere il collegamento ferroviario veloce».

Per quanto riguarda gli aeroporti, il Governatore ha spiegato che «l’aeroporto di Lamezia Terme è uno scalo già forte, che va ulteriormente potenziato e sostenuto. Adesso bisogna lavorare per specializzare e valorizzare anche gli aeroporti di Crotone e Reggio Calabria. Ho incontrato più volte i vertici di Enac e di Ita, e i primi risultati li abbiamo visti. La chiave è di allargare il nostro mercato regionale alle compagnie low cost». (rcz)

Sanità, Sorical e Pnrr, Occhiuto fa il punto della situazione sui dossier

Il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha fatto il punto della situazione sui tanti dossier che sta seguendo, tra cui la questione Sacal, Sorical, sanità e emergenza profughi.

Proprio sulla questione Sacal, il Governatore ha reso noto che il volo A/R Reggio Calabria-Milano – che nei piani della compagnia Ita doveva essere soppresso dal 24 marzo – sarà garantito, «se non dal 24 marzo, nei giorni a seguire»

Sempre sul tema degli aeroporti, il Governatore ha ribadito il suo interesse nei confronti degli scali di Reggio Calabria e Crotone, in quanto «è importante – ha spiegato Occhiuto – che questi scali abbiano una loro vocazione».

«Per Reggio – ha spiegato ancora – stiamo lavorando anche nella direzione di rimuovere le limitazioni che impediscono alle compagnie low cost di volare su Reggio».

Spazio poi alla Sanità: «ho scoperto, nei giorni scorsi – ha detto – che ci sono alcuni medici che sono prossimi alla pensione e che non vorrebbero andare in pensione ma restare in servizio. Ho detto ai miei dirigenti “se noi abbiamo bisogno di medici perché non trattenere quelli che vogliono rimanere”. Allora ho fatto fare una circolare ai commissari per dire che i medici che vogliono restare in servizio possono farlo fintantoché non avremo altri medici per sostituirli».

Occhiuto, poi, ha detto di essersi accertato «sullo stato di relazione del Piano Operativo, che è il programma per la sanità» e ha ricordato che «abbiamo aperto tre ospedali che dovranno essere aperti anche dopo l’emergenza», che è stato fatto il Piano dei presidi di assistenza territoriale, che sono in totale 91 e che è stato fatto «nei termini».

«Una volta tanto il governo ha dovuto prolungare i termini per altre Regioni che non erano pronte, la Calabria invece aveva inviato tutte le schede relative a questo investimento del Pnrr» ha detto ancora Occhiuto.

Sul debito Sanitario, il presidente della Regione ha spiegato che ci saranno delle novità, e che «abbiamo messi su una procedura per accertare il debito nella sanità entro il 31 dicembre 2022» e che «faremo un gruppo di lavoro all’interno del Dipartimento e altri gruppi di lavoro, coadiuvati anche dalla Guardia di Finanza grazie un emendamento che riuscii a far passare nel Decreto Fiscale, nelle diverse aziende sanitarie per accertare la quantità del debito, come non è mai stato fatto in dodici anni di commissariamento».

Al lavoro, poi, per trovare la copertura «per prorogare i contratti per il personale medico, paramedico e amministrativo che ha lavorato nei centri vaccinali» e che «sto trovando risorse anche per stabilizzare chi ha titolo a essere stabilizzato dopo aver offerto il proprio contributo nell’emergenza».

A seguire, il Governatore ha parlato della questione Sorical e della vicenda dell’Autorità Idrica Calabria, di cui «me ne occuperò nei prossimi giorni», in quanto è «inaccettabile».

Occhiuto ha ricordato di aver detto «sì all’assemblea dei sindaci che volevano utilizzare una società da loro costituita, Cosenza Acqua poi chiamata Calabria Acqua, per gestire la distribuzione dell’acqua, ho detto sì perché c’era un bando, React Eu, al quale potevano partecipare solo le Regioni che avevano un soggetto attuatore, altrimenti avremmo perso delle risorse. Sapete com’è andata a finire? Abbiamo perso lo stesso le risorse perché l’Autorità idrica non è riuscita a fare bene il progetto. È una cosa inaccettabile».

Su Sorical, invece, Occhiuto ha ricordato che «c’è una trattativa col socio privato questa multinazionale francese alla quale abbiamo chiesto di andare via e eccedendo tutte le quote a 1 euro. Ci sono banche tedesche che hanno ignorato le quote di questa multinazionale che non vorrebbero consentirlo» e che «ho detto loro che entro 15 giorni devono dirci qual è la loro opinione rispetto a questa vicenda perché sull’idrico noi dobbiamo avere una società che si occupi sia delle grandi adduzioni sia della rete di distribuzione dell’acqua sia del ciclo integrato, perché stiamo perdendo tante occasioni per ammodernare il nostro sistema idrico anche con fondi del Pnrr e questo la regione non se lo può consentire».

Occhiuto, poi, ha annunciato di aver denunciato che «c’è 1 miliardo e 100 milioni di risorse che vanno ancora rendicontate e ho chiesto ai direttori generali di darmi il quadro delle risorse che vanno riprogrammate», anche perché altrimenti «le perdiamo».  Infatti, «stanno arrivando le prime schede, e sto valutando anche queste perché ho chiesto al governo di poter riprogrammare le risorse che non si riescono a spendere entro il 31 dicembre e potrebbero andare perdute su qualche opera strategica, di cui la Calabria ha grande necessità».

Sull’emergenza rifugiati Ucraini che scappano dalla guerra, Occhiuto ha riferito di essere stato nominato commissari «così come ha fatto per le altre regioni per gestire questa fase di emergenza» e ha ricordato che la Regione ha fatto delle delibere «per ospitare queste persone che scappano dalla guerra nei nostri borghi e anche per le spese di prima necessità».

«Ci sono assessori che sono in continuo contatto con il Dipartimento nazionale della Protezione Civile per coordinare tutti questi sforzi».

«Mi sono anche – ha proseguito – di iniziative per favorire il microcredito per i disoccupati e per le microaziende. Stiamo preparando una delibera in questa direzione. Del Programma operativo dei fondi comunitari 21-27, su questo dossier siamo avanti rispetto ad altre regioni».

Sulla depurazione, il Governatore ha dichiarato che «la Calabria dovrebbe depurare 134.000 tonnellate all’anno di fanghi – che poi sono quelli che inquinano il mare se non depurati – ma ne depura soltanto 34.000. Anche questo è inaccettabile». (rcz)

FONDI COESIONE: 20 MILIONI ‘DIMENTICATI’
OCCHIUTO BATTE CASSA CON LA CARFAGNA

dalla REDAZIONE ROMANA – Usa il suo profilo Facebook il Governatore Roberto Occhiuto per aprire il grande e annoso dibattito sui Fondi Europei destinati alla Calabria. «Ci sono risorse FSC stanziate da oltre 20 anni – sottolinea il Presidente – che vanno spese subito per non perderle. Ne abbiamo parlato con la Ministra Carfagna. Le risorse europee che arriveranno tramite il Pnrr e tramite altri strumenti di finanziamento servono tutte per la Calabria, e per creare sviluppo e lavoro. Nemmeno un euro, questo il nostro obiettivo, deve essere distratto a vantaggio di poteri criminali. Sotto il profilo sociale – sottolinea Roberto Occhiuto – la Calabria si colloca in fondo tra le 281 Regioni europee negli indicatori aggregati del disagio. È una cosa che il governo regionale che rappresenta i calabresi non può più tollerare».

Non poteva scegliere argomento più adatto il Governatore per spiegare che il suo impegno politico dei prossimi mesi sarà tutto puntato nel tentare di salvare il salvabile, ma questa regione va salvata – dice – a tutti i costi.

È di appena qualche giorno fa un’altra notizia importante. Roberto Occhiuto ha infatti sottoscritto, presso la Cittadella regionale, un’integrazione al protocollo di intesa tra la Regione Calabria e la Guardia di Finanza che ha l’obiettivo di rafforzare le azioni a tutela della legalità dell’azione amministrativa, relativa all’utilizzo delle risorse erogate dall’Unione europea, attraverso la prevenzione e il contrasto di qualsiasi tentativo di utilizzo irregolare o fraudolento dei fondi. Tradotto in parole povere, significa «Avanti tutta e con il massimo rigore possibile».

A febbraio di un anno fa l’Unione Europea aveva stilato una graduatoria di merito da cui veniva fuori che tra le cinque regioni meno sviluppate d’Italia, dopo la Basilicata si piazzava la Calabria, che ha però un programma plurifondo (Fesr + Fse) e dunque molte più risorse da spendere: al 15° posto della graduatoria la Calabria aveva già certificato il 29,23% dei fondi ad essa assegnati, ma aveva ancora 1,68 miliardi da spendere nei prossimi tre anni.

Un anno dopo, le cose non sono molto diverse da allora, e Occhiuto questo lo vive ogni giorno sulla sua pelle con apprensione e con preoccupazione.

Dopo la sua elezione a Governatore, a dicembre dello scorso anno, arriva finalmente il primo annuncio importante. La Direzione generale Occupazione, affari sociali e inclusione della Commissione europea comunica lo sblocco dei 69 milioni di euro del Fondo sociale europeo per la Calabria i cui pagamenti erano stati congelati per via di alcune incongruenze emerse dopo normali controlli di routine. «Le due richieste di pagamento finite sotto i riflettori di Bruxelles e che hanno determinato il blocco precauzionale di tutti i pagamenti del Fondo sociale per la Calabria – spiegò nel dettaglio la portavoce della Commissione Ue – si riferiscono a spese complessive per 68,5 milioni di euro (una per 1,5 milioni e l’altra per 67). L’importo è pari al 3% dell’ammontare complessivo del programma calabrese (2,3 miliardi) e al 17% della dote regionale del Fse».

«Un risultato estremamente significativo, difficile da conseguire, un obiettivo per il quale mi ero recato, il 30 novembre e l’1 dicembre personalmente a Bruxelles – ricorda il Governatore – per incontrare vertici e capi unità della Ue. Una missione, quella in Europa, che ha consegnato alla Commissione l’immagine di una Regione credibile, di un’amministrazione reattiva, di un presidente pronto ad intervenire tempestivamente per risolvere le criticità. Tutti aspetti determinanti».

In quella occasione Roberto Occhiuto ringrazia anche pubblicamente il direttore generale del Dipartimento Programmazione Unitaria della Cittadella, Maurizio Nicolai, «per il prezioso contributo datomi in queste settimane, e gli uffici di Germaneto che hanno seguito questo delicato dossier: abbiamo fatto un grande lavoro di squadra. Anche attraverso una vicenda di questo tipo – risolta in modo positivo – possiamo costruire la nuova reputazione della nostra Regione e raccontare all’Italia, e in questo caso anche all’Europa, una Calabria che il Paese non si aspetta».

C’è un concetto di fondo che il Governatore non fa che ripetere da quando si è ufficialmente insediato, ed è questo: «L’Ue – dice Roberto Occhiuto – pone cinque obiettivi politici alle Regioni: la ricerca e l’innovazione, il clima e l’energia, la mobilità e la connettività, i diritti sociali, e le politiche territoriali. In queste sfide c’è il nostro futuro, il nostro impegno per le nuove generazioni. Sono obiettivi che dovremmo approcciare in una logica complessiva e di complementarità. La Calabria nelle prossime settimane sarà impegnata nella definizione della propria strategia di specializzazione intelligente per il periodo di programmazione 2021-2027. E credo che questo possa rappresentare l’inizio di una nuova Calabria. Il partenariato economico e sociale ha un ruolo chiave. Oggi siamo tutti insieme con la stessa dignità e la stessa responsabilità, consapevoli del compito che ognuno di noi deve svolgere per rendere produttivo l’impiego delle risorse che l’Europa ci mette a disposizione».

Fondi UE non spesi da 20 anni, dunque. Scandaloso, quasi vergognoso. Lo è per un’intera generazione politica che è venuta prima di lui, ma Occhiuto non demorde e nella seduta del Comitato di Sorveglianza del Por Calabria di qualche mese fa ripete con forza il suo mantra: «Sarà importante evitare la frammentazione degli interventi non solo sulla spesa delle risorse che l’Europa ci mette a disposizione, ma anche su quelle del bilancio della Regione. Il mio governo concentrerà l’attività su obiettivi strategici, senza parcellizzare il riparto di queste risorse come troppo spesso è stato fatto al Sud e anche in Calabria. E sarà importante mettere a sistema le politiche di ricerca e di innovazione, favorendo un utilizzo più efficiente dei fondi, tenendo conto del posizionamento strategico territoriale e delle prospettive di sviluppo».

In altri termini, occorrerà costruire un vantaggio competitivo che sia durevole e strutturale. «Per fare questo – spiega il Governatore – bisogna essere capaci di costruire un’offerta pubblica che sia in grado di seguire, e in alcuni casi di anticipare in maniera adeguata, i bisogni delle imprese e degli altri beneficiari coprotagonisti della spesa dei fondi comunitari. Due sono le grandi questioni su cui dovremmo fare una programmazione attenta e in complementarietà con il Pnrr: l’ambiente e le politiche sociali. Considero patologico che su 913 agglomerati di procedimenti di infrazione per il trattamento delle acque reflue urbane in Italia, 174 si trovino in Calabria. Su questo dovremo lavorare con grande impegno e determinazione. Bisogna ripartire da queste debolezze e mettere mano alle procedure di infrazione in materia ambientale. Il mio governo regionale vuole essere un governo che si segnala per un cambio di passo rispetto al passato».

Il confronto con l’opposizione rimane comunque sempre molto aspro. Proprio di recente il gruppo del Pd in Consiglio regionale ha  chiesto chiede alla giunta e al governatore Roberto Occhiuto di aprire un dibattito in Aula dopo la relazione della Corte dei Conti: «Un record di cui avremmo fatto volentieri a meno – riconoscono i consiglieri regionali del Pd Nicola Irto, Raffaele Mammoliti, Domenico Bevacqua, Franco Iacucci e Ernesto Alecci – e che desta profonda preoccupazione proprio quando la macchina burocratica e amministrativa dovrebbe essere pronta a gestire i fondi del Pnrr. Sicuramente le tabelle e i dati forniti dai magistrati contabili non lasciano ben sperare per il futuro e chiamano all’assunzione di responsabilità chi ha governato la Regione negli ultimi anni. Non soltanto a livello politico, ma anche alla guida degli uffici e dei dipartimenti che hanno in gestione la spesa comunitaria».

È la palla che rimbalza da un tavolo all’altro e che si ferma sempre al solito “spiazzo verde” che è il potere della burocrazia, a tutti i livelli istituzionali possibili e immaginabili. Ma la cosa peggiore e più grave è che se la burocrazia sbaglia a pagare è sempre e solo la politica, e forse è arrivato il momento che ogni burocrate paghi invece di persona le proprie colpe, la propria ignoranza, la propria incapacità strutturale. Ma questo Roberto Occhiuto lo ha ben chiaro dal primo giorno in cui ha messo piede a Germaneto. (rrm)

Occhiuto: Restituire anche in Calabria speranza e futuro ai profughi ucraini

«Sono immagini terribili”. Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, in un video su Facebook, ha commenta così, dal suo ufficio alla Cittadella, un servizio di un telegiornale nazionale sul conflitto in Ucraina.

«Ma io – ha sottolineato il governatore – non posso commentarle soltanto, io ho la responsabilità di governare una Regione. Una Regione che è stata sempre terra di accoglienza, e lo sarà anche in questa occasione». 

«Ho chiesto agli uffici – ha reso noto – di preparare una delibera, la farò nei prossimi giorni, per dare la possibilità ai sindaci che lo chiedessero di destinare alcune abitazioni nei loro Comuni, magari nei loro borghi che si stanno spopolando, alle persone che vscappano dalla guerra, alle persone che pensano di non avere più speranza, di non avere più futuro.

Ecco, la Calabria vuole restituire speranza e futuro anche a loro, perché la Calabria è una terra straordinaria, ma di straordinaria accoglienza».

Da Beirut, Vincenzo Speziali, coordinatore regionale Calabria dell’Area di Centro, ha commentato l’annuncio del Presidente della Regione CalabriaRoberto Occhiuto, «circa l’ apertura e l’accoglienza verso gli ucraini in fuga dalle barbarie belliche (sono veramente belliche?) -di cui sono vittime- confesso quanto non solo mi trovi concorde, bensì come ha commosso il mio animo di essere umano, di politico democristiano e di convinto, ancorché coerente, credente.
È vero, questa terra -la Calabria per l’appunto- è non solo una frontiera di interconnessione tra i popoli, ma è un luogo di solidarietà umana, nei confronti di chi soffre, eppure l’oziosita` in cui ci avviluppano sterili presunte attività o pseudo attitudini, non fanno emergere il tutto, cioè la grande umanità e il sublime altruismo di noi gente dal Pollino al reggino.
La conferma, arriva dal Presidente della Giunta – amico dei tempi della gioventù, quindi che conosco per essere onestamente mosso da reale altruismo- il quale, in oltre, attua una sana politica di dichiarata matrice democristiana, volta al soccorso dei deboli e con fine inclusivo, per coloro i quali fuggono da uno scenario da genocidio e tentano di rifarsi una vita o più semplicemente di preservarla.
L’idea di Occhiuto si innesta nella nostra comune formazione politica e fideistica, applicata nella laicità delle funzioni a favore e per conto dello Stato e dei cittadini, ma pur sempre ispirati dal nostro credo: questa è la politica alla quale ci rifacciamo e di cui siamo protagonisti e testimoni, grazie al magnifico insegnamento derivante dalla Democrazia Cristiana -nella quale entrambi ci siamo formati e abbiamo militato- e a cui tanti dovrebbero rifarsi, scevri da qualsiasi insulsa offesa e falsità storiche!
Persino il tentativo di sovvenzionare alcuni borghi disposti all’accoglienza umanitaria, attraverso eventuali finanziamenti europei -a fronte del quesito inviato dalla Regione alla Commissione UE- è una luce nel buio che viviamo, anzi l’ossigeno da respirare in un’attualità tendente alla morte o all’indifferenza del timore codardo.
Quanto tempo e quante energie stiamo sprecando, nel mentre il mondo cambia -non sempre in meglio- e noi ci ritroviamo in stucchevoli liturgie per ricercare nomi -come nel caso delle elezioni per il rinnovo dell’Amministrazione di Catanzaro- abdicando (se non ammutinando) gli obblighi che la politica, il buon senso ed anche l’umanità, imporrebbero, a chiunque, a qualsiasi latitudine e longitudine, perciò pure e soprattutto al Capoluogo di Regione.
Quanta lungimiranza ebbe S. Giovanni Paolo II° nel giorno della sua intronizzazione (22 Ottobre 1978), nel gridare urbi et orbi “Non abbiate paura!”: oggi più che mai non ne abbiamo, pur se fosse giusta averne, poiché circondati da pressappochismo, dilettantismo ed egoismo, ma vi sono testimonianze vivide che qualcosa o qualcuno rappresenti -credibilmente– il meglio, a favore di un’umanità che si vuole ben amministrare e rappresentare!» (rcz)

«ESSERCI PER CAMBIARE», LA RICETTA CISL
UN PATTO SULLA CALABRIA PER RIPARTIRE

Infrastrutture, lavoro, sanità e politiche per la rinascita di nuove imprese. È da queste «grandi questioni» che la Calabria deve ripartire e, per farlo, serve costruire una intesa, un «grande patto» che permetta di superare le emergenze storiche della nostra regione.

Emergenze che non si possono più rimandare, e che sono ben conosciute e su cui si è dibattuto molto, ma che Luigi Sbarra, segretario generale della Cisl, ha ribadito nel corso del XII Congresso della Cisl Calabria, in corso a Lamezia Terme.

«Esserci per cambiare» è il claim del XIII congresso regionale della Cisl. Un manifesto vero e proprio che vuole indicare la ferma volontà, da parte del sindacato, di esserci per «dare dignità al alvoro», «Esserci per lo sviluppo della nostra regione», Esserci «per il futuro dei giovani».

«C’è il Pnrr, ci sono opportunità e risorse anche da altre fonti di finanziamento nazionale» ha spiegato, entrando nel merito delle questioni sulle quali porre l’accento: «C’è il tema delle infrastrutture, quindi potenziare la rete infrastrutturale calabrese, penso alla Ss 106, alla linea ferroviaria ionica e a un intervento sull’alta velocità, ma c’è da investire anche sui porti, gli aeroporti, l’intermodalità, con un grande intervento che metta in sicurezza il nostro territorio».

«Secondo tema – ha detto ancora Sbarra – bisogna stabilizzare il precariato storico. Si tratta di decine e decine di migliaia di giovani e donne che da lungo tempo aspettano interventi per stabilizzare e qualificare il lavoro. Dobbiamo intervenire sulla sanità – prosegue il leader della Cisl – perché è necessario un grande, potente investimento sulla medicina territoriale e di prossimità e poi dobbiamo fare politiche per attrarre investimenti».

«Siamo in una grande area industriale centrale della Calabria – ha osservato, riferendosi alla piana di Lamezia Terme – penso anche a Gioia Tauro. Dobbiamo fare politiche di vera attrazione di investimenti, negoziando una fiscalità dedicata, che incoraggi lo spostamento e la localizzazione di imprese in Calabria e nel Mezzogiorno, semplificare la pubblica amministrazione e fare un grande intervento per la legalità e la sicurezza».

Sbarra ha conclude ribadendo che «sono queste le condizioni che oggi ci portano a rilanciare la necessità di un grande patto sulla Calabria».

Di Patto sulla Calabria, se ne è discusso a lungo e, soprattutto, se è stata ribadita la necessità fin dal primo giorno di insediamento del presidente della Regione, Roberto Occhiuto, dal segretario della Cisl Calabria, Tonino Russo, che ha evidenziato come tale Patto debba essere costruito sul dialogo tra Governo, Regione, istituzioni territoriali, politica, parti sociali, aziende, terzo settore, volontariato, comunità educative per individuare priorità e scelte, per fare fronte comune contro le infiltrazioni della criminalità organizzata nell’economia e nella società. Ora è più che mai tempo di costruire questo cammino, con l’impegno di tutti».

Per il presidente Occhiuto, presente al Congresso, tuttavia non serve solo «il dialogo, ma un tavolo di lavoro aperto e operativo sui temi più urgenti», in quanto «la svolta deve esserci col contributo di tutti, non si può governare senza l’apporto dei corpi sociali. Tra le mille emergenze l’elemento di maggior positività che ho riscontrato è nella qualità della rappresentanza sindacale».

«Grazie al loro contributo – ha continuato il Governatore – abbiamo portato a soluzione diversi problemi – rimarca Occhiuto e cita la vicenda dei lavoratori Lsu e Lpu – in particolare la Cisl ha dimostrato una grande apertura di credito nei confronti del governo regionale, e io sono impegnato a non deluderla». S

«Molti si aspettavano un presidente che avrebbe fatto solo ricognizione dei problemi e, invece – ha spiegato – ho subito messo mano alle questioni irrisolte trovando soluzioni, nella sanità stiamo ricostruendo l’organizzazione e stiamo aprendo ospedali, oltre al fatto che stiamo investendo nella programmazione di tutto il sistema».

«Anche grazie ai suggerimenti della Cisl – ha riferito il Governatore – abbiamo agito su un tema che ci era stato sottoposto in campagna elettorale e abbiamo ottenuto dei risultati chiedendo al governo nazionale di intervenire. Abbiamo raggiunto degli obiettivi sui limiti ai vincoli delle assunzioni e ulteriormente importanti sonoi fondi di 10 milioni di euro all’anno che stanzierà il governo per comprimere il bacino del precariato e assumere nuovi dipendenti nella struttura burocratica nella nostra regione».

«Ho già previsto – ha spiegato Occhiuto – che le selezioni non prevedano prove orali, perché in questa che si insidia “l’intermediazione politico burocratica”. Ho chiesto alla giunta di mantenere un rapporto attivo con la Cisl attiva una cabina di regia per programmare insieme gli investimenti Pnrr».

E poi, il Governatore ha chiesto al Governo di intervenire in merito allo smantellamento della Tim, che per Occhiuto è impensabile dato che «siamo impegnati nella digitalizzazione del Paese». (rrm)

SE RIPARTE REGGIO, RIPARTE LA CALABRIA
LA SFIDA DI OCCHIUTO SULL’EX CAPOLUOGO

di SANTO STRATI – Più che la devozione poté l’obbligo di coerenza con i cittadini di Reggio, ultimi di una Calabria già ultima. Sabato era festa della Madonna del Pilerio a Cosenza, alla quale il presidente della Regione è particolarmente devoto, ma Roberto Occhiuto ha voluto essere di presenza a Reggio, unitamente alla sua vice Giusy Princi (che la delega per le Azioni straordinarie per la Città di Reggio) e l’assessore (ancora per poco) Tilde Minasi, per presentare un programma che rivela soprattutto un’inversione di tendenza.

Erano anni che la Città di Reggio era stata tenuta in disparte, “cenerentola” ed ex capoluogo di regione, da qualsiasi progettualità e piani di sviluppo. A partire dall’Aeroporto dello Stretto ridotto a scalo da terzo mondo, con orari di volo impossibili e incompatibili con le esigenze della clientela anche della dirimpettaia Messina. 

Si cambia registro e dopo i primi cento giorni, Occhiuto vuole mostrare anche ai reggini una Calabria che non ti aspetti, ovvero una Regione attenta a tutti i calabresi, senza distinzione di latitudine o colore politico.

E così i “magnifici” tre del rilancio della Città metropolitana e della città dello Stretto hanno snocciolato in una conferenza stampa abbastanza affollata di deputati, sindaci e amministratori locali, i numeri di quello che la Regione pensa di fare a Reggio. Con un assunto principale: se riparte Reggio può ripartire tutta la Calabria. Una sfida che Roberto Occhiuto vuole portare avanti con convinzione – bisogna riconoscerglielo – e una determinazione che piace molto ai calabresi, un po’ meno all’opposizione. Il punto è che qualsiasi progetto di crescita, sviluppo e rilancio della Regione, anche alla luce della ripartizione dei fondi Pnrr e dei progetti in essere, non può prescindere da una auspicata “collaborazione” anche da parte di quell’opposizione che al governo centrale fa parte della insolita maggioranza allargata che s’è inventato il premier Draghi per il suo governo.

Le dichiarazioni d’esordio sono sufficientemente propositive: «Oggi presentiamo i risultati del lavoro di squadra che la Giunta ha realizzato impegnandosi in maniera sinergica. Sono stati tre mesi intensi nei quali abbiamo cercato di dare un’idea della Calabria diversa dal passato. Non è semplice, ma noi ce la stiamo mettendo tutta». Già, quando presentò la sua Giunta, Occhiuto aveva mostrato una certa idea di attenzione nei confronti dei reggini, assegnando alla vicepresidente Giusy Princi una delega mai vista in 50 anni di Regione: “Azioni di sviluppo per la Città Metropolitana di Reggio Calabria”. Se si pensa che Falcomatà, nonostante fosse dello stesso partito di Oliverio, non è mai riuscito in cinque anni a farsi assegnare le deleghe esecutive dalla Regione, s’intuisce che siamo davvero a una svolta epocale. 

Insomma, si cambia, ma, soprattutto, sarebbe opportuno che si cominciasse a mettere da parte localismi e campanilismi ormai antistorici e si remasse tutti insieme verso obiettivi di crescita che abbiano protagonisti i giovani, le donne, tutti i cittadini. Offrendo una sanità degna di questo nome, una mobilità adeguata, il rilancio di infrastrutture, stazioni, aeroporti, strade. E incentivazioni che facciano da attrattore convincente per gli investitori che aspettano di avere condizioni “irripetibili” per realizzare piani industriali al Sud. C’è la Zes, la zona economica speciale, legata al Porto di Gioia Tauro, nel cui retroporto possono trovare centinaia di nuove attività manifatturiere e microindustriali di trasformazione dei prodotti che arrivano via container. Il Porto di Gioia è una risorsa non solo per la Città metropolitana, tampoco per la regione, bensì è un volano di sviluppo per tutto il Mezzogiorno e l’area del Mediterraneo, ben oltre i confini nazionali.

Sono tutti elementi ben chiari al presidente Occhiuto, adeguatamente supportato da un’ottimo vicepresidente che, pur non dimenticando di essere orgogliosamente reggina, ha mostrato un grande equilibrio nelle scelte operative senza favoritismi e senza obiettivi finalizzati a singole realtà. 

«Non è facile – ha fatto notare la vicepresidente – stare al passo del presidente Occhiuto che vuole con forza una Calabria diversa. In campagna elettorale aveva detto che avrebbe dato a Reggio una centralità assoluta e lo ha fatto: tutti gli interventi sono connotati da una linea di azione impongono due elementi imprescindibili: trasparenza e merito. Il Presidente, sin dall’inizio, ha affermato che il merito non ha colore politico ma competenze e su questo piano, Occhiuto ha fatto una vera rivoluzione. Siamo orgogliosi dei risultati che caratterizzano la Provincia».

Analoga dichiarazione “d’amore” da parte di Tilde Minasi, reggina anche lei, prossima a lasciare – a quanto sembra – la delega di assessore alle Politiche Sociali a favore del seggio del Senato che le spetta di diritto, ma è incompatibile con l’incarico di assessore regionale: «Il presidente Occhiuto – ha detto la Minasi – ha cementato lo spirito di squadra e non si è mai sottratto a tutti i dossier portati alla sua attenzione. Conosciamo bene le criticità e la genesi di una Regione messa a dura prova nell’ultimo decennio e da reggina, non posso che ringraziare il Presidente per l’attenzione data all’Area Metropolitana di Reggio Calabria. Mi fa piacere che siano presenti i sindaci che saranno interessati ai vari progetti, occasioni uniche che ci spronano a seguire questo modus operandi incisivo che cambierà il futuro della Regione».

Occhiuto ha ovviamente gradito gli elogi delle «bravissime donne al mio fianco che stanno dando un importante contributo alla Giunta» e poi ha elencato le azioni in programma: «Abbiamo riprogrammato i fondi del Psc e hanno trovato finanziamento per 65 milioni di euro la strada per Polsi, investimento necessario per contrastare la ‘ndrangheta, 20 milioni per la SSV Reggio-Cardeto e 20 milioni saranno spesi per  la strada Fiumara-San Roberto (3,5 Km che vanno a completare SSV Campo Calabro – San Roberto). Abbiamo pensato anche a Gambarie e stiamo valutando di integrare i finanziamenti per la seggiovia e per una cabinovia». Non minore importanza è stata data alla gravissima e insostenibile situazione dello scalo reggino: «Ci sono i 25 milioni di euro per rilanciare l’aeroporto “Tito Minniti” stanziati nella legge di bilancio (del 2019, ndr) grazie all’emendamento Cannizzaro che vanno spesi bene ed è necessario fare un piano industriale per lo sviluppo dell’aeroporto. Ita Airways sta riducendo i voli disponibili per Reggio e la prossima settimana, parlerò con il dg per rivedere la decisione. Stiamo valutando anche di acquisire il totale della partecipazione di Sacal, ci hanno risposto che sono pronti a cedere il 52%, certo se riuscissimo ad acquisire l’intero pacchetto risolveremmo tutti i problemi».

La vicenda Sacal, la società di gestione dei tre aeroporti regionali che ha vistosamente penalizzato lo scalo di Reggio e quello di Crotone a vantaggio di quello di Lamezia, non presenta una soluzione facile: il “colpo di mano” che ha privatizzato la società (scoperto dallo stesso Occhiuto) grazie alla colpevole “cecità” della Regione, non può risolversi in un ulteriore vantaggio a favore di azionisti privati “pronti a vendere anche tutto”. Sulla Sacal pesa l’ipotesi di revoca della concessione e questo dovrebbe indurre a più quieti atteggiamenti dell’attuale compagine societaria nei confronti della Regione. L’ideale sarebbe “regionalizzare” per intero la società che dovrà gestire i tre aeroporti (individuando figure apicali capaci, competenti e in grado di creare un vero rilancio di rete), aprendo successivamente alle amministrazioni locali, ma anche ai privati. Oppure, nel caso di acquisizione della Sacal prevedere, come ha suggerito la task force reggina guidata da Salvatore Chindemi, creare uno scorporo della società con una delega speciale per lo scalo dello Stretto.

Naturalmente, Occhiuto ha parlato anche di Sanità: «La Calabria ha delle vere eccellenze – ha rimarcato – ma vanno organizzate meglio. Abbiamo centri vaccinali che hanno funzionato bene e visto che tra qualche mese ci si vaccinerà di meno, ho pensato che questi centri non vanno smantellati ma trasformati in luoghi fisici per fare prevenzione, per eseguire gli screening per le varie malattie. Quando dico di essere preoccupato per il sistema sanità reggino è perché il Commissariamento c’è stato per una approssimazione della gestione regionale e ha portato a non investire sulle strutture e sul personale. Per questo, ho fatto un investimento di 86 milioni di euro per apparecchiature e farò un altro decreto per ulteriori 50 mln di euro, sempre per attrezzature sanitarie. Ho sbloccato le assunzioni con concorsi a tempo indeterminato e, visto che l’Asp di Reggio Calabria potrebbe assumere 500 persone e, da anni, non riesce a farlo per un deficit amministrativo, ho chiesto al Governo di essere autorizzato dall’Agenas (agenzia nazionale per i servizi sanitari) per fare i concorsi al posto dell’azienda provinciale. Sulla sanità di Reggio Calabria c’è un grandissimo lavoro da fare e ci giochiamo tutto. Stiamo attivando con l’ospedale pediatrico “Bambino Gesù” un progetto importante ma ne parleremo tra qualche mese – conclude il Governatore -. Io guardo con attenzione la provincia di Reggio ma aiutatemi con idee e proposte anche se alla guida della Regione c’è un presidente di Cosenza».

Appunto, non importa il luogo di nascita del Presidente. Serve la voglia di realizzare un progetto comune, un ampio piano di sviluppo. 

Dopo i primi 100 giorni, tutto sommato di grande efficacia, i calabresi ora si aspettano qualche fuoco d’artificio. In riva allo Stretto hanno già cominciato. Ma non è una festa patronale: è in gioco il futuro dei nostri ragazzi, la qualità della vita dei cittadini, la risposta adeguata all’orgoglio di essere calabresi. (s)

I PRIMI 100 GIORNI DI ROBERTO OCCHIUTO
IL FUTURO DELLA CALABRIA PARTE DA QUI

di SANTO STRATI – I primi cento giorni sono un primo importante traguardo, una tappa essenziale per chiunque sta al comando di un governo centrale, regionale, locale. È un segnale che permette di cogliere la voglia di fare, l’efficienza o, a volte, l’imperdonabile insofferenza del non decidere. Il capo deve saper decidere, è come un generale nell’esercito: deve saper guidare, prendere la spada – se serve – ma deve orientare le truppe, segnare il cammino, indicare il percorso che può condurre alla vittoria (o alla resa). 

I primi cento giorni di Roberto Occhiuto alla Cittadella di Germaneto ci dicono subito che l’ex capogruppo di Forza Italia alla Camera non è rimasto con le mani in mano, ci ha messo impegno, passione e orgoglio. Non è poco. E siamo solo all’inizio. L’inizio di un sogno che non sarà firmato solo da Roberto Occhiuto ma da tutti i calabresi, anche di diverso orientamento politico, che abbiano voglia di veder rinascere questa terra.

Di risorse naturali ce n’è in abbondanza (mare, montagna, parchi, paesaggi da favola, aria pulita, tesori inestimabili della civiltà greca arrivati in gran parte intatti, cibo gustoso e alimentazione sana, etc), le risorse finanziarie stanno arrivando con il Pnrr, servono quelle umane. La Calabria deve scoprire il capitale umano di cui è ricca e di cui non ha, fino ad oggi, saputo approfittare: ha fatto scappare i suoi giovani migliori (oggi diventati illustri scienziati, medici, uomini delle istituzioni, imprenditori, professionisti affermati in ogni parte del mondo) in una vergognosa diaspora che, ahimè, non si è ancora arrestata. Risorse umane ricche di intelligenza, di passionale intraprendenza, di intuito e capacità, che aspettano solo di avere un segnale, una chiamata.

È questa la vera sfida che Roberto Occhiuto ha davanti. I suoi primi cento giorni – checché ne dicano gli avversari politici – ci raccontano di una vitalità e di una voglia di efficienza ammirevoli da parte del Presidente. Ci illustrano tante iniziative avviate, ma, soprattutto, tracciano un percorso che, come già detto, richiede la collaborazione di tutto il Consiglio regionale, emulando la trasversalità che caratterizza il Governo Draghi. Se l’ex presidente della BCE è riuscito a mettere insieme il diavolo e l’acqua santa  (la cosiddetta maggioranza Ursula) non si capisce perché non sia possibile replicare in ambito regionale un impegno comune per raggiungere l’obiettivo di far felici i calabresi e farli vivere con tutti i diritti (e i doveri) degli altri italiani.

Il presidente Mattarella, nel suo discorso dopo la rielezione, ha sottolineato la grave situazione di disparità che ancora sussiste nel Paese: a fronte di un Nord florido ed efficiente, c’è un Mezzogiorno dimenticato, trascurato, vilipeso nella sua dignità. Non è più tollerabile il divario che caratterizza le due Italie, non è ammissibile che la spesa per gli scolari del Trentino o dell’Emilia sia venti volte quella di un bambino dell’asilo in Calabria. E lo stesso discorso vale per la Sanità: per le cure extraregione (cui sono costretti molti calabresi) se ne vanno ogni anno oltre 300 milioni di euro di soldi pubblici (della Regione). Una cifra enorme alla quale vanno addizionate le spese di soggiorno e di viaggio dei familiari dei pazienti: non solo sofferenza a oltranza, ma anche un esborso ingiusto per chi ha spesso stipendi da fame (altro che perequazione retributiva!) e deve inseguire la speranza. Che poi gli sarà data – il colmo della beffa – quasi sempre da un bravissimo medico o specialista calabrese che apaprtiene all’innumerovole schiera di chi è stato costretto ad andar via.

Il primo gesto da Presidente, ricordiamolo, per Occhiuto è stato chiedere e ottenere senza lungaggini o ritardi di diventare il commissario della Sanità, con buona pace delle esperienze pregresse di poliziotti, generali e via discorrendo. Una brutta gatta da pelare, ma Occhiuto, di cui conosciamo la lunga attività parlamentare, è un politico di razza, raccoglie le sfide e le affronta. Una scelta sofferta, certamente, ma l’unica in grado di poter “rivoluzionare” tutto il sistema sanitario. 

Con un’accortezza che ci siamo permessi più volte di suggerire e che non ci stancheremo di ribadire: accanto al ripianamento dei debiti (mestiere per esperti amministrativi di valore) bisogna ridisegnare il sistema dell’ospedalizzazione, della prevenzione e delle cure e per far questo servono specialisti che conoscano non solo la materia scientifica (servono chirurghi, oncologi, farmacologhi e ricercatori) ma anche e soprattutto il territorio. Da una task force scientifica di altissimo livello possono venire indicazioni importantissime per aprire o riaprire ospedali, case della salute, ambulatori e strutture in grado di soddisfare adeguatamente la domanda dei calabresi che abbisognano di cure.

Ma non è solo la sanità la spina dolente di questa terra: ci sono i giovani, le donne, il lavoro, lo sviluppo dell’economia, la crescita di opportunità d’impiego dignitosamente retribuito, la scuola, la formazione, l’Università, la Ricerca. Tanti temi che Roberto Occhiuto si ritrova in agenda e che richiedono risposte rapide. 

L’avvio di questa legislatura induce, perciò, all’ottimismo. Per la sanità basta guardare il piano previsto per le strutture sanitarie e il via libera a 201 assunzioni già solo per l’Ospedale Annunziata di Cosenza. La Calabria è risultata la prima regione in Italia per incremento delle vaccinazioni (26 centri vaccinali) e, a breve, sperimenterà percorsi di telemedicina con il Policlinico Gemelli di Roma. Quest’ultima iniziativa significa poter offrire assistenza domiciliare in remoto, mentre sono stati riaperti gli Ospedali di Cariati, Trebisacce e Praia a Mare ed è stata creata la nuova azienda ospedaliera universitaria a Catanzaro, intitolata a Renato Dulbecco, integrando il Pugliese-Ciaccio e la clinica Mater Domini. Sempre sul piano sanitario, Occhiuto ieri mattina alla Cittadella, nell’illustrare i suoi primi cento giorni, ha rimarcato la creazione di 118 nuovi posti letto destinati ai pazienti Covid e 28 nuovi posti letto in terapia intensiva, sottolineando che – finalmente – verranno utilizzati i fondi “dimenticati” (ben 86 milioni dal decreto Calabria) per ammodernare attrezzature, impianti e macchinari di ospedali e strutture sanitare della regione.

Occhiuto ha il vantaggio di essere un “animale politico”: conosce a menadito i palazzi del potere, dialoga con i potenti di turno, secondo un’abitudine maturata negli anni: così a Bruxelles ha sbloccato 69milioni di euro del Fondo sociale europeo che erano praticamente rimasti conseglati da tempo e per tutte le altre esigenze nei rapporti col governo centrale sa perfettamente a quali porte bussare per farsi ricevere e ottenere il dovuto. Per questa ragione serve un politico a guidare una Regione: gli avventizi non sanno dove mettere le mani, sono guidati dai burocrati, a Roma non li ascolta nessuno. E questo vale per tutte le Regioni, non solo per la Calabria.

Non per niente sull’eteno problema dei precari Occhiuto ha spuntato un finanziamento che permette di equiparare i lavoratori di pubblica utilità a quelli “socialmente utili”, in modo tale da poter strutturare e porre fine a un precariato a dir poco vergognoso e umiliante per tanti giovani e meno giovani in attesa da anni di uscire dal tunnel.

I trasporti e la mobilità in Calabria sono da libro nero: Occhiuto ha scoperchiato gli altarini dei soci privati della società di gestione dei tre aeroporti (Sacal) e ha bloccato  la subdola tentata privatizzazione: la gestione, secondo il Presidente, deve tornare sotot il controllo della Regione. E servirà una scelta oculata per la sua guida: servono capacità competenza ed entusiasmo: i tre aeroporti calabresi devono fare rete. Quello più in disgrazia – l’Aeroporto di reggio – deve diventare, com’era nelle previsioni, il naturale approdo per i dirimpettai messinesi. Ci vuole un manager che abbia conoscenza del territorio e delle sue potenzialità di sviluppo, esperienza in campo turistico, ma soprattutto una visione di futuro. Non crediamo sia difficile – una volta passata la pandemia – ridare smalto ai tre scali aprendo anche al cosiddetto turismo delle radici (i nostri conterranei, figli e nipoti che vengono alla ricerca delle origini). Non mancano professionalità nella regione, non c’è bisogno di andare a cercare fuori. E del resto per la selezione del personale la collaborazione con il Ministero della Funzione Pubblica e il Formez, potrà permettere scelte che rispondono a capacità, competenza  e merito.

Le slides che il presidente Occhiuto  ha presentato ai giornalisti forniscono una visione d’insieme di progettualità e realizzazioni già avviate che non sono di poco conto. Agricoltura, pesca, portualità e aiuti alle imprese soo punti essenziali di un piano di sviluppo che si poggia sulla riorganizzazione della burocrazia regionale.

Gli aiuti, spesso, non sono stati erogati per mancanza di carte inutilmente richieste: gli imprenditori hanno bisogno di snellezza e di trasparenza amministrativa. Non è un’utopia immagine un riordino del sistema, a cominciare dal potenziamenti dei Centri per l’impiego. Le assunzioni devono essere veloci, rispondnedo a una meritocrazia che premia la diligenza e l’impegno di tanti laureati e diplomati inoccupati per mancanza di opportunità.

Da ultimo, il Presidente Occhiuto ha voluto ribadire la presenza dello Stato in una regione che si è sempre sentita abbandonata: il caso di Platì è esemplare, con la presenza fisica del governatore e l’impegno a mostrare che lo Stato è più forte della ‘ndrangheta.

Certo, il compito di Occhiuto – mentre l’azione di “rapina” delle risorse del Pnrr da parte delle regioni settentrionali si fa sempre più insidiosa – non è stato né sarà facile. Il suo obiettivo – lo abbiamo scritto tante volte – è di essere non il governatore della Regione, ma il Presidente di tutti i calabresi. 

Le premesse ci sono, i calabresi non vogliono restare delusi e questi primi 100 giorni bisognerà tenerli da conto in fase di bilancio finale. Il futuro della nuova Calabria – se ci sarà la partecipazione di tutti – è dunque appena iniziato. 

Il presidente Occhiuto: La Calabria non sarà più fanalino di coda

di PINO NANO –  Super Green Pass e Stretto di Messina. Dopo la decisione del Governatore della Sicilia Musumeci è arrivata anche l’ordinanza del Governatore della Regione Calabria Roberto Occhiuto. Basterà dunque un semplice tampone negativo per spostarsi tra Calabria e Sicilia. Ok all’attraversamento dello Stretto di Messina con green pass base.

I non vaccinati – secondo quanto prevede l’ordinanza di Roberto Occhiuto – avranno l’obbligo di rimanere sui rispettivi veicoli per tutto il tempo della traversata e, i pedoni quello di stazionare negli spazi comuni aperti delle imbarcazioni, mantenendo l’adeguato distanziamento interpersonale ed indossando una mascherina FFP2. L’accesso ai locali chiusi resta invece consentito ai soli possessori della certificazione verde “rafforzata” o “booster”.

– Presidente Occhiuto, a gennaio la Calabria risulta essere la prima Regione in Italia in tema di vaccini somministrati. Come lo spiega?

Non solo a gennaio, siamo primi dal 1° dicembre. Da due mesi lavoriamo h24 per voltare pagina e ricominciare. E già si vedono i primi risultati. Sulle vaccinazioni la Calabria è partita in ritardo, ha proseguito a rilento, ha arrancato nei mesi più caldi della pandemia. Il mio primo intervento da governatore è stato quello di mantenere aperti tutti i centri vaccinali della Regione, in un periodo – i primi giorni di novembre – nel quale la pandemia sembrava darci un po’ di tregua e qualcuno, sbagliando, pensava alla smobilitazione. Ho sempre considerato le somministrazioni fondamentali per contrastare il Covid, a maggior ragione in una Regione come la nostra, con una sanità fatiscente e con una rete ospedaliera fragile.

– Una vera scelta di campo ci pare di capire?

Non poteva non essere così. Sulla campagna vaccinale ho molto insistito: ho coinvolto tutte le Aziende sanitarie provinciali e tutte le Aziende ospedaliere. Ho chiesto aiuto alla struttura commissariale nazionale, ho utilizzato le unità mobili per gli utenti con maggiori difficoltà, ho spronato alcuni piccoli Comuni che erano in grave ritardo, ho incentivato i medici di medicina generale e i pediatri. La scienza, del resto, è l’arma più efficace che abbiamo a disposizione per combattere il virus.

– Risultato raggiunto? Soddisfatto?

Vede, il lavoro fatto in questi mesi ha prodotto un risultato straordinario: la Calabria negli ultimi due mesi è la prima Regione in Italia per inoculazioni, rispetto ai target indicati dal generale Figliuolo. Dietro di noi tutte le altre Regioni. A diverse posizioni di distanza le corazzate Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna. E non finirò mai di ringraziare chi ha lavorato in queste settimane per raggiungere questo importante obiettivo.

– Leggiamo che il tema dei vaccini ai bambini è per lei prioritario?

Il dato che le do è questo: diecimila bimbi calabresi vaccinati in 5 giorni di campagna regionale nelle scuole al termine della seconda tranche di Open vax school days. Va ribadito: in appena 5 giorni, 400 vaccini l’ora. Numeri da veri hub vaccinali quelli registrati nelle scuole sin qui coinvolte dall’assessorato all’Istruzione in questa campagna senza precedenti, numeri imponenti, che assumono ulteriore valore se confrontati con le altre realtà italiane. Solo la Puglia, a quanto pare, riesce a tenere il passo della Calabria per numero di bambini vaccinati, fascia pediatrica 5-11 anni.

-Non fa che ripetere “andremo avanti in questa direzione”, in che senso presidente?

Abbiamo ancora tanto da fare, ma questo traguardo ci dice che volere è potere, e racconta meglio di ogni altra cosa il cambiamento che sogniamo per la Calabria. Avanti così. Abbiamo puntato sulla sensibilizzazione, ma anche rinegoziato gli accordi con i medici di medicina generale, accordando 25 euro per ogni nuova prima dose. Se in futuro ci fossero restrizioni per i non vaccinati non mi straccerei le vesti, mentre non sono disponibile a restringere le libertà dei vaccinati. Non si tratta di avere un approccio punitivo ma ogni scelta comporta delle conseguenze, non crede?

– Mi sembra abbastanza ottimista?

Dopo quello di Cariati, abbiamo aperto due nuovi ospedali per il Covid: Trebisacce e Praia a Mare. Strutture sanitarie fondamentali per affrontare l’emergenza e per alleggerire la crescente pressione sulla rete ospedaliera. Ma le ripeto, in Calabria gli open vax school days sono stati un successo: la complessa macchina organizzativa che abbiamo messo in moto grazie alle Asp, alla Protezione civile, all’Ordine dei medici, ancora una volta ha funzionato alla perfezione dando riprova di grande senso di responsabilità e forte spirito di squadra. Stiamo già predisponendo la fase-2. Anche questa ci vedrà sperimentare meccanismi organizzativi del tutto innovativi. La nostra gente ha bisogno di riferimenti e risposte. E la Regione è chiamata a darle. Ieri, oggi e domani, sempre in prima linea per i calabresi.

– Questo significa anche nuovi posti di terapia intensiva?

È stato pubblicato da qualche giorno sul sito della Presidenza del Consiglio l’Avviso di manifestazione d’interesse per l’espletamento di una procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara per l’appalto della fornitura in opera di sistemi di strutture modulari, con annesse dotazioni impiantistiche e apparecchiature, utilizzabili ai fini dell’allestimento di ospedali mobili prefabbricati con posti in terapia intensiva utili per fronteggiare l’emergenza Covid. Questo Avviso, tra le altre realtà, interesserà anche Lamezia Terme e Vibo Valentia. In queste due città calabresi, dunque, presto saranno a disposizione della collettività due nuovi presidi sanitari straordinari operativi per poter affrontare un eventuale peggioramento della situazione epidemiologica.

– Una scelta legata alla prevenzione?

Vogliamo essere pronti ad ogni evenienza, proprio perché in Calabria la situazione della sanità è più complessa rispetto alle altre Regioni. Questo Avviso della Presidenza del Consiglio, risultato importante della collaborazione che abbiamo avuto con il generale Figliuolo, ci darà la possibilità di avere a disposizione nuove strutture emergenziali che in caso di necessità potrebbero subito assistere pazienti Covid. Una buona cosa soprattutto per una Regione con poche strutture sanitarie come la nostra.

– Presidente Lei rivendica in ogni occasione la difesa della sua regione, sempre e comunque.

La verità è che siamo abituati a vedere la Calabria fanalino di coda nelle classifiche nazionali: per quanto riguarda – ad esempio – il lavoro, la sanità, le infrastrutture. Noi siamo al governo regionale per invertire questa tendenza. Certamente i problemi di un territorio complesso come il nostro non si risolvono con la bacchetta magica dall’oggi al domani.

– È vero che siete pronti a varare anche un progetto di assistenza domiciliare e di telemedicina?

È un progetto di assistenza domiciliare e di telemedicina dedicato ai pazienti Covid, messo a punto dal dottor Agostino Miozzo, che è nostro consulente, e grazie anche alla collaborazione con il Policlinico universitario Gemelli di Roma. Quello che sta per partire è uno strumento che può consentirci di alleggerire la pressione sugli ospedali, creando appunto le condizioni per prevenire scenari peggiori. Uno strumento importante così come sarà decisiva l’apertura di altre aree mediche in tutto il nostro territorio.

– Seguite l’esempio di altre regioni, Presidente?

Molto più semplicemente crediamo che si debbano importare le buone pratiche messe a punto nel resto del Paese e siamo convinti che anche la nostra regione possa dimostrare di avere tutte le carte in regola per saper mettere in atto delle eccellenze. Utilizzeremo uno strumento che dal 2020 ha funzionato molto bene, durante la prima ondata di pandemia, attraverso una piattaforma che si è rivelata utile e pratica, e lo faremo con il personale medico calabrese e quello del Policlinico Gemelli di Roma. Un buon esempio di contaminazione tra diversi territori.

– In cosa consiste realmente?

Il professor Luca Richeldi ha spiegato che al Gemelli di Roma loro usano questa pratica da più di un anno, con ottimi risultati, proprio perché estremamente semplice e funzionale. Quello che necessita agli assistiti è un saturimetro che consente di misurare e monitorare a distanza il grado di saturazione di ossigeno, un App per scaricare il software Enel x, e la connessione a internet. Il progetto comprende ovviamente il supporto di un medico a distanza e in generale di un certo tipo di supporto sanitario e burocratico. Lo stesso Agostino Miozzo ha verificato che anche in Calabria esistono delle eccellenze e delle esperienze di ottimo livello ed è giusto riuscirle a metterle a regime.

– Presidente è vero che è stato a Bruxelles dove ha gettato le basi di una collaborazione con la Commissione Europea?

Abbiamo avuto tre importanti riunioni con i massimi vertici dei Servizi della Commissione. Il primo incontro, con il capo Unità della Direzione Occupazione, Affari Sociali e Inclusione, Adelina Dos Reis, e con i servizi tecnici della Direzione medesima. Abbiamo affrontato temi salienti relativi all’attuazione del Fse e le prospettive per un nuovo sistema del welfare e delle politiche sociali in Calabria. Ho partecipato poi in una bilaterale con la commissaria per la Coesione e le riforme, Elisa Ferreira. Anche qui i temi all’ordine del giorno sono stati cruciali, prefigurando il modello di sviluppo pensato per la Calabria 2030. C’è in ballo la definizione della nuova programmazione 2021-2027 della Regione, e la definizione delle principali strategie d’attuazione. Sarà rilevante anche la questione relativa alla capacità amministrativa e alla nuova visione di governance messa in campo dalla nuova giunta regionale.

– Avete avuto altri incontri?

A Bruxelles abbiamo anche incontrato il capo Unità della Direzione generale della Politica regionale e urbana, Willebrord Sluijters. È stata l’occasione per fare un check sulla programmazione 2014-2020, e per confrontarsi sui nuovi modelli per lo sviluppo delle aree interne e delle agende urbane della Regione. La definirei una missione, dunque, molto importante, a poche settimane dall’avvio della mia consiliatura e, soprattutto, all’alba di quella che sarà una stagione di programmazione determinante per il futuro della Calabria.

– Nelle settimane scorse è caduta la neve anche da voi, come siete messi con gli impianti sportivi?

Abbiamo riaperto finalmente gli impianti sciistici di Camigliatello Silano e di Lorica, chiusi agli appassionati dal lontano marzo del 2020. Un bel segnale di fiducia per un settore, quello degli sport invernali, che durante la pandemia ha sofferto più di altri la stagione dei lockdown. Un graduale ritorno alla normalità anche per questo comparto, strategico per il turismo nella nostra Regione. Il mio governo ha lavorato da subito per raggiungere questo risultato, e in queste settimane abbiamo agito con determinazione per avere dall’Ustif – l’ufficio speciale trasporti a impianti fissi del Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili – le autorizzazioni necessarie alla ripartenza. Ringrazio per il prezioso lavoro gli assessori Orsomarso e Gallo, il management dell’Arsac, e le Ferrovie della Calabria. Il prossimo traguardo, che speriamo di poter annunciare a giorni, sarà il via libera agli impianti sciistici di Lorica. Non è poco per una regione come la nostra. (pn)

[Courtesy Bee Magazine]

PLATÍ, ZONA ROSSA NON È UNA “PUNIZIONE“
IMPEGNO DI OCCHIUTO: DIRITTI E DOVERI

di ROBERTO OCCHIUTO – La Regione Calabria è vicina a comunità di Platì: i prepotenti possono incendiare mille portoni ma non possono vincere. A volte la presenza delle istituzioni è più importante delle parole. È vero, io non sono venuto a Platì in campagna elettorale, eppure ci sono stato due volte in queste ultime settimane. La prima volta quando abbiamo istituito qui – grazie alla disponibilità manifestata dall’amministrazione comunale e dal sindaco, che ringrazio – un centro vaccinale dedicato ai cittadini di Platì. E oggi per esprimere la vicinanza della Regione e quindi dello Stato, attraverso la sua articolazione che io rappresento, alla comunità di questa città.

Questa è una comunità che ha un credito nei confronti dello Stato, perché è stata abbandonata dallo Stato stesso. L’unico presidio statale assicurato è costituito dalla caserma dei Carabinieri, per questo ringrazio l’Arma per il lavoro svolto negli anni. Ma questa è una terra che non ha avuto mai investimenti infrastrutturali, e i cittadini di Platì sono in credito nei confronti dello Stato. I bambini di Platì sono in credito, perché qui sarebbe necessario che ci fosse la migliore scuola della Calabria, per formare le coscienze e per convincere la comunità che solo lo Stato può assicurare i diritti. Quindi io sono qui per rappresentare la mia vicinanza alla comunità di Platì e all’amministrazione comunale, non ai prepotenti e ai violenti che possono incendiare mille portoni ma che non possono vincere, perché solo lo Stato, ripeto, può assicurare i diritti.

‘Zona rossa’ a Platì non è punizione, siete una comunità che ha gli stessi diritti, a volte negati dallo Stato, ma anche gli stessi doveri. Vorrei chiarire che la mia decisione di istituire la ‘zona rossa’ a Platì non è stata punitiva. Ho ricevuto dal dipartimento di prevenzione dell’Asp la richiesta di istituire venti ‘zone rosse’ in altrettanti Comuni della provincia di Reggio Calabria. Ma appena mi sono insediato ho modificato le regole: ho detto che avrei guardato il numero dei contagi, ma soprattutto quello dei vaccinati. Come sappiamo abbiamo una rete ospedaliera fatiscente e i ricoveri in questa rete, sia in area medica che in terapia intensiva, sono dovuti soprattutto ai non vaccinati.

Roberto Occhiuto "pulisce" Platì
Roberto Occhiuto “pulisce” Platì

A Platì c’era un alto numero di contagi e un bassissimo numero di vaccinati, il 30%. Peraltro in controtendenza rispetto a quello che stava succedendo in Calabria nelle ultime settimane. Perché, per grande senso di responsabilità dei calabresi, la nostra Regione dal primo di dicembre – da quando il commissario Figliuolo ha dato i target alle singole Regioni nell’ambito delle vaccinazioni – è la prima d’Italia per incremento sui target. Abbiamo superato il Veneto, la Lombardia, stiamo vaccinando i ragazzi nelle scuole grazie al contributo dei genitori degli studenti, che se sono medici o infermieri vanno a scuola nei pomeriggi a vaccinare i propri figli e i loro compagni. Abbiamo costruito un canale parallelo delle vaccinazioni e per questo ci stanno imitando anche le altre Regioni. Il che significa che a volte la Calabria riesce a essere un esempio di eccellenza. Quando c’è l’impegno dello Stato e questo impegno è deciso e determinato. A Platì, purtroppo, c’era una percentuale di vaccinati molto bassa e io non me la sono sentita di girarmi dall’altra parte, di far finta che tutto fosse normale, e ho voluto dare un segnale. Ripeto, non un segnale punitivo. Ma un segno delle istituzioni che afferma i diritti ma pretende anche il dovere. Platì non è zona franca, ma una comunità che ha gli stessi diritti, a volte negati dallo Stato, ma anche gli stessi doveri.

A Platì servono investimenti nella scuola: attraverso formazione riusciremo a sradicare sfiducia verso istituzioni. Ho molto apprezzato l’impegno dei sindaci di questa area. Con loro ci siamo incontrati qualche giorno fa, insieme ai responsabili di Libera, e abbiamo ragionato degli investimenti infrastrutturali da fare in questo territorio, per dimostrare anche attraverso l’impiego delle risorse del Pnrr e del fondo di Sviluppo e Coesione, l’interesse dello Stato verso queste comunità. Vorrei che ci fosse anche un fortissimo investimento nella scuola di queste realtà. Perché solo attraverso la formazione dei ragazzi riusciremo a fare in modo che questa diffidenza e questa sfiducia nei confronti delle istituzioni venga sradicata. Per questo chiederò anche alla responsabile dell’ufficio scolastico regionale di investire molto nella scuola di queste aree. Da parte mia, se mi sarà richiesto, vorrei poter investire delle risorse per contrastare ad esempio la dispersione scolastica, e per fare dei progetti di educazione alla legalità in questi contesti. Ecco, in poche settimane sono venuto qui due volte, mi piacerebbe esserci la prossima volta per salutare magari l’avvio di qualche investimento importante da parte della Regione, e perché no, anche per dimostrare che persino la percentuale dei vaccinati così bassa, è cresciuta». (rrm)