Sanità, Profiti: Rischio restituzione fondi Covid è fake news

Il commissario straordinario di Azienda Zero, Giuseppe Profiti, è intervenuto in merito a un articolo pubblicato su Il Quotidiano del Sud, specificando come «la Regione Calabria non corre alcun rischio in relazione ai cosiddetti fondi Covid».

«Le risorse ricevute dal ministero della Salute – ha spiegato –sono state tutte assegnate alle Aziende sanitarie provinciali e alle Aziende ospedaliere, e sono semplicemente in fase di rendicontazione. Ipotizzate un rischio restituzione è dunque una fake news».

«Anche la seconda parte dell’articolo in questione, che riguarda la nomina dei direttori generali delle Asp di Cosenza e Reggio Calabria – ha concluso – è privo di ogni fondamento». (rcz)

Nuovo ospedale di Vibo, Occhiuto: Entro il 17 maggio la consegna dei lavori

«Mercoledì 17 maggio verranno finalmente consegnati i lavori del nuovo ospedale di Vibo Valentia». È quanto ha annunciato il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, all’incontro con i giornalisti. Insieme a lui Pasquale Gidaro, dirigente del settore edilizia sanitaria e investimenti tecnologici della Regione.

«Un momento che si attendeva da tempo e che finalmente riusciamo a realizzare grazie al contributo decisivo anche di altri attori istituzionali», ha detto Occhiuto, ribadendo la sua determinazione a fare in modo «che quest’opera sia consegnata ai calabresi entro tre anni».

«È un regalo che i calabresi meritano – ha aggiunto – ma è anche un regalo che vorrei fare a me stesso per dimostrare che nel corso della mia legislatura siamo riusciti a fare davvero gli ospedali che per decenni sono stati solo annunciati in Calabria ma mai realizzati. La procedura si era incagliata a causa del sequestro di Fosso Calzone che giustamente la Procura della Repubblica aveva disposto. Si è disincagliata grazie all’apporto di più livelli istituzionali. Ricordo che appena insediatomi partecipai ad un tavolo che si organizzò a Vibo Valentia col Prefetto e con il Procuratore e in quella occasione tutte le istituzioni concordarono sulla necessità di lavorare insieme per dare ai cittadini di Vibo Valentia questo importante nuovo ospedale».

«Possiamo consegnare i lavori mercoledì prossimo – ha proseguito – soltanto perché la Procura di Vibo ha celermente esaminato tutti gli atti che la Regione ha messo a disposizione e ha deciso di dissequestrare Fosso Calzone consentendo agli uffici del Dipartimento Salute della Regione di poter fare la consegna dei lavori”. Rispondendo alle domande dei giornalisti Occhiuto ha sottolineato che “in molti casi il ritardo nella realizzazione delle opere pubbliche è dovuto a problemi burocratici e ai tempi della giustizia».

«In questo caso il fatto che sia disincagliata quest’opera, invece – ha spiegato ancora –, è dovuto prevalentemente ai tempi molto veloci della giustizia perché la Procura di Vibo ha celermente analizzato gli atti e accertato che si potesse fare il dissequestro. Questo è un esempio della celerità dei tempi della giustizia orientati davvero alla soluzione dei problemi e della sinergia tra istituzioni. Quello che stiamo facendo avviene perché dopo il Commissariamento io riuscii a fare approvare una norma che assegna direttamente al commissario le funzioni riferite ai grandi ospedali».

Il governatore, poi, ha spiegato che «non andrò  sul cantiere mercoledì prossimo proprio perché evito di mettere le prime pietre e sto evitando di tagliare i nastri e sto scaramanticamente attento, ma incrociamo le dita perché c’è tutta la determinazione da parte del Commissario alla sanità affinché i lavori di questo ospedale si concludano nell’arco della legislatura».

«Abbiamo affrontato – ha detto Gidari – tutte le problematiche di carattere tecnico e amministrativo che erano indispensabili per arrivare all’approvazione del progetto esecutivo stralcio e alla consegna dei lavori. Il progetto è per un edificio all’avanguardia.Il progetto è aggiornato alle ultime prescrizioni dettate dai più recenti decreti come il 34 in materia di emergenza Covid». (rcz)

Sanità, Occhiuto: Intervenire su retribuzione e reclutamento medici

«A noi mancano medici specialisti che occorrono nelle corsie degli ospedali», per questo si deve intervenire sulla loro retribuzione e sul loro reclutamento. È quanto ha dichiarato il presidente della Regione e commissario ad acta, Roberto Occhiuto, a Mattino 5.

«Vado spesso negli ospedali perché governo la sanità in Calabria come commissario, e nella mia Regione i problemi che ci sono nel resto del Paese sono ancora più acuiti da tanti anni di commissariamento», ha spiegato Occhiuto, sottolineando come «in Italia paghiamo il fatto che la sanità non è stata mai considerata dai governi degli ultimi decenni un Ministero di seria A, per cui le scelte sono state spesso sbagliate in termini di programmazione».

«Questo è un Paese – ha proseguito – nel quale fino a qualche tempo fa si diceva che c’erano troppi medici. Oggi dobbiamo prendere i medici dall’estero. È un Paese che non si è mai occupato della retribuzione dei medici che oggi vanno all’estero perché sono meglio pagati.
È un Paese che non ha mai investito sull’assistenza territoriale, per cui oggi tutto si riversa sui pronto soccorso. I medici di medicina generale non sono più quelli di un tempo. Quando ero ragazzo si chiamava il medico e veniva a casa, oggi il medico di medicina generale manda subito il paziente al pronto soccorso e, mancando anche le guardie mediche, i pronto soccorso stanno scoppiando.
Poi ci sono i clamorosi errori di programmazione anche in ordine alle specializzazioni».

«Per tanti anni – ha detto ancora – l’Ordine dei medici ha detto che in Italia c’erano troppi medici. Oggi invece si discute, giustamente, della mancanza dei medici».

Il Governatore, poi, ha messo l’accento sul fatto che «il saldo tra medici importati ed esportati in Calabria è chiaramente negativo. La nostra Regione ha uno dei sistemi sanitari meno attrattivi. Si pensi ad un giovane medico specializzato che ha mercato in tutti gli ospedali d’Italia: se deve scegliere se andare a lavorare in una struttura meglio attrezzata del Paese oppure a Polistena, a Locri, o a Melito Porto Salvo, io suppongo che non opterà per questi ultimi ospedali».

«Per questo motivo, qualche mese fa – ha illustrato – ho fatto un accordo per avere a disposizione un contingente di medici cubani. Sono stato attaccato da tutti, ma ora tutti vorrebbero prendere i medici cubani. Credo di essere stato peraltro uno dei primi a denunciare la stortura dei medici a gettone negli ospedali».

«Nella mia Regione – ha detto ancora – ho scoperto che alcune aziende sanitarie erano costrette a pagare 150 euro ad ora ai gettonisti. Succedeva dunque che medici incardinati nel sistema sanitario nazionale pubblico, che costavano massimo 7mila euro al mese, tra netto, contributi e oneri previdenziali, una volta che andavano a lavorare nelle cooperative private, costavano, invece, per le stesse ore di lavoro, anche 50mila euro al mese: dunque, 43mila euro venivano sottratti alla cura dei pazienti».

«In questo Paese – ha evidenziato ancora – si è privatizzato il sistema delle professioni sanitarie perché non c’è stata programmazione e sono contento che il ministro Schillaci abbia messo un freno all’uso delle cooperative dei medici a gettone. Un fenomeno che inoltre crea delle sperequazioni a livello territoriale, perché il Nord può pagare questi medici a differenza delle Regioni meridionali».

Per Occhiuto, poi, «la centralizzazione della sanità in Calabria non ha funzionato». Lo dimostrano i 12 anni di commissariamento, in cui il sistema sanitario veniva gestito dal Governo attraverso un commissario e non dalla Regione stessa.

«I problemi legati alla retribuzione dei medici, ad esempio – ha spiegato – dipendono da scelte nazionali e non da scelte regionali.
Negli ultimi decenni, ogni volta che si forma un governo tutti si chiedono chi mandare al Ministero degli Interni o della Difesa, ma non al Ministero della Salute degli italiani che è, invece, un Ministero centrale. Oggi ci stiamo rendendo conto di quanto sia importante governare la sanità in maniera tale da assicurare il diritto alla cura». (rrm)

 

Carlino (Spi Cgil): È tempo di lanciare una vera vertenza legata a Salute e Welfare

«È ora di dire basta e di lanciare una vera e propria vertenza legata al diritto alla salute, ad una sanità pubblica realmente universale, un vero welfare, un sistema sociosanitario che funzioni». È quanto ha dichiarato Claudia Carlino, segretaria nazionale di Spi Cgil nel corso dell’iniziativa Il Welfare che non c’è. Confronto e riflessioni su uno stato sociale da costruire svoltosi a Lamezia Terme.

Partendo dalla visione del social movie Tutte a casa, memorie digitali da un mondo sospeso del collettivo Tutte a Casa con la regia di Maria Antonia Fama, la categoria Cgil dei pensionati  ha affrontato il dramma del post Covid, a partire dal senso di solitudine e di fragilità lasciato soprattutto nelle donne, le sole deputate, spesso, alla “cura” senza alcuno strumento a sostenerle nel lavoro, nelle lacune sanitarie da colmare, in un sistema completamente scollato dalla necessità e dai bisogni.

«Il governo è assente e latitante con il Sud. Non possiamo più accontentarci, attendere, sperare – ha ribadito –. La pandemia ha apertamente rivelato tutta l’inadeguatezza del sistema sanitario calabrese e come questo non sia assolutamente universale. Ma nonostante la sanità pubblica sia stata latitante in quei mesi terribili e in quello che ne è seguito, ancora oggi non sono stati adottati provvedimenti per invertire la rotta. Non ci sono risposte, non ci sono proposte».

«Ecco allora che l’aspettativa diminuisce e che vivere e curarsi in Calabria significa vivere una media di dieci anni in meno rispetto a chi vive a Pordenone – ha detto ancora –. Costantemente l’Europa ci chiede di affinare le diseguaglianze ma non si riesce ad andare oltre la progettazione. Non possiamo dimenticare quello che è stato, abbiamo bisogno di risorse sociosanitarie, di un sistema sociosanitario integrato. Invece, abbiamo un governo non attento alle persone fragili. Fare una legge sulla non autosufficienza e non prevedere delle risorse a suo sostegno significa, ancora una volta, non dare risposte».

La discussione è stata ad ampio spettro grazie alla sintesi di più voci. Da quella dell’autrice del film Maria Antonia Fama, a quella di Rubens Curia, presidente Comunità Competente, Celeste Logiacco, Segretaria CGIL Calabria, Rossella Napolano, Segretaria Spi Cgil Calabria, Michele Iannello, Segretario Generale Spi Area Vasta, Amalia Talarico, Segretaria FP Area Vasta, Antonella Bertuzzi, Segretaria CGIL Area Vasta, Bruno Tassone, presidente Auser Calabria, Rossella Napolano, Segretaria Spi Cgil Calabria. (rcz)

Sanità, Straface: Nell’ambito del Pnrr già consegnate 163 grandi apparecchiature

«Nell’ambito del Pnrr già consegnate 163 grandi apparecchiature su 285». È quanto ha reso noto la consigliera regionale e presidente della Terza Commissione Sanità, Pasqualina Straface.

Nel corso dei lavori della terza commissione regionale Sanità, attività sociali, culturali e formative, è stato audito il dirigente della unità organizzativa autonoma Investimenti sanitari, Pasquale Gidaro. Nella precedente seduta il dirigente aveva fatto il punto sulla realizzazione dei tre ospedali della Sibaritide, della Piana e di Vibo Valentia. In questa seconda parte della sua audizione l’attenzione era puntata su argomenti quali l’accordo di programma quadro riferito agli investimenti per la rete regionale ospedaliera, sugli investimenti in nuove tecnologie e sull’attuazione del Pnrr per la Sanità calabrese. 

«Introducendo l’argomento – ha spiegato a margine della commissione, Pasqualina Straface – ho sottolineato il forte impulso che il presidente Occhiuto ha voluto imprimere alle attività di definizione del Piano Operativo Regionale della Missione Salute del PNRR, che erano in forte ritardo di attuazione all’atto del suo insediamento. In pochi mesi, grazie alle attività di indirizzo del commissario ed alla pronta risposta del competente settore regionale del Dipartimento Tutela della Salute e dei commissari straordinari e degli uffici tecnici delle aziende del servizio sanitario regionale, sono stati portati a termine tutti gli adempimenti previsti dalla road-map del Ministero della Salute e di Agenas. Il Piano Operativo Regionale Pnrr-M6 costituisce parte integrante del Contratto Istituzionale di Sviluppo sottoscritto il 30 maggio 2022 dal governatore e commissario ed il Ministro della Salute».

«Il Piano stesso – ha ricordato – è strutturato in 11 linee di investimento ed è costituito complessivamente da 424 interventi, per un importo complessivo di 350.010.679,47 euro. Una linea di investimento prevede la fornitura di  285 grandi apparecchiature tra tac, risonanze magnetiche, mammografi, angiografi, pet/tac e acceleratori lineari: 163 sono state consegnate, e tra queste 156 sono già in esercizio. Tra l’altro l’informatizzazione e la digitalizzazione sono aspetti importantissimi per il nostro sistema sanitario regionale. In questo ambito sono previsti 20 ospedali di comunità con un finanziamento di 52 milioni di euro. Si tratta di strutture sanitarie territoriali che svolgono funzione intermedia tra il domicilio, la residenzialità socio sanitaria e il ricovero ospedaliero che operano a bassa e media intensità di cura, nei deficit funzionali o cronici. Le procedure attuative degli interventi sono sostanzialmente in linea con i target e milestones previste dal cronoprogramma del Pnrr».

«Rispetto al programma di ammodernamento delle tecnologie – ha sottolineato ancora la presidente Straface – la Regione ha previsto di rinnovare e potenziare il parco delle grandi apparecchiature biomediche delle aziende sanitarie e ospedaliere della Regione Calabria, per garantire percorsi diagnostici terapeutici più efficaci, soprattutto in campo oncologico, e di ridurre le liste di attesa. Con proprio Dca il presidente Occhiuto, commissario ad acta per il piano di rientro, ha approvato il “Programma di ammodernamento tecnologico”, con dieci apparecchiature ammesse a finanziamento con decreto del Ministero della Salute».

«L’amministrazione regionale – ha detto ancora Pasqualina Straface – ha programmato anche la riqualificazione dei servizi di radioterapia oncologica di ultima generazione, in attuazione ad un decreto ministeriale. Rispetto ai 100milioni complessivi stanziati alle regioni del mezzogiorno, alla Calabria sono stati destinati 9,4 milioni, integrati con una quota aggiuntiva a carico della Regione pari a 600 mila euro. L’attuazione del programma consentirà alla Regione di dotarsi di apparecchiature di ultima generazione in grado rispondere alle sempre più complesse esigenze cliniche in campo radioterapico. Anche questo programma è in fase di attuazione». (rrc)

Troppi ostacoli per dare una buona sanità alla Locride

di ARISTIDE BAVAPerchè tanti ostacoli per dare un minimo di buona sanità nella Locride. Se Lo chiedono  il Comitato Pro Casa della Salute di Siderno, il Comitato Difendiamo l’Ospedale di Locri e il Corsecom che hanno diffuso un comunicato congiunto per tornare sulla problematica della sanità pubblica  «reduce – dice nel documento – da anni di de-finanziamento, tagli dei posti letto, riduzioni del personale, impoverimento della medicina territoriale e della prevenzione».

«Anche la riorganizzazione della medicina di famiglia e delle cure primarie, di cui oggi si torna a parlare in relazione agli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), – aggiunge la nota – è rimasta per molto tempo disattesa, soprattutto nel nostro territorio». Quindi un pietoso amacord «sono passati, infatti, più di dieci anni dalla riforma Balduzzi che, nel 2012, prevedeva per i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta, i medici della guardia medica e della medicina dei servizi, gli specialisti ambulatoriali, la possibilità di operare in aggregazioni funzionali territoriali (Aft) e in unità complesse di cure primarie (Uccp). Una buona legge di riforma della medicina territoriale, rimasta in Calabria per anni dimenticata nei cassetti, e che ha visto, dopo una fase di sperimentazione, le prime attuazioni a partire dal 2019 e, soltanto,  in alcune delle province calabresi. È del novembre 2022, infatti, l’avviso pubblicato dall’ Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria per l’attivazione delle 26 Aft identificate, di cui 6 nel Distretto Jonico. Al bando, per ragioni non molto chiare, c’è stata una partecipazione molto scarsa dei medici di medicina generale, tant’è che momentaneamente potranno essere istituite solo 6 Aft, gestite h12 dai Mmg, di cui 4 nella città di Reggio Calabria, 1 a Bagnara ed 1 a Brancaleone» 

Il documento aggiunge «la situazione è ancora più critica per quanto riguarda le Uccp, dato che al momento non risulta che siano stati fatti avvisi in merito nell’ ASP di Reggio Calabria. Tra quelle da realizzare, una Uccp pubblica, multiprofessionale, è prevista presso il Distretto/Casa della Salute di Siderno. Un punto di riferimento importante, con accessibilità h24, costituita da Medici di medicina generale, Pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali, infermiere di comunità e personale amministrativo, dotata di attrezzature diagnostiche di base per affrontare, a livello territoriale, molte delle criticità e delle necessità assistenziali dei cittadini, soprattutto dei malati cronici.  In altri territori della nostra regione, queste Unità complesse sono state già realizzate e, di recente, grazie anche al forte impegno civico di Comunità Competente, è prossima l’istituzione anche nell’ Azienda Sanitaria Provinciale di Vibo».

Poi delle precise considerazioni: «Se fino ad oggi ci sono stante resistenze per lo sviluppo di questo nuovo modello organizzativo delle cure primarie, è arrivato il momento di mettere da parte i vincoli culturali, organizzativi e di ordine professionale che hanno di fatto bloccato, ad oggi, qualsiasi concreto tentativo di riorganizzazione.

Potrebbero le Istituzioni preposte e le Organizzazioni sindacali dei medici di medicina generale dire quali siano gli ostacoli alla loro realizzazione anche nella Locride?  Da parte nostra, – conclude il documento – nel caso fosse necessario e potesse essere utile, siamo disponibili a qualsiasi iniziativa che favorisca questa riorganizzazione funzionale che potrebbe migliorare di molto, fin da subito, il sistema delle cure primarie nel nostro territorio». (ab)

Bevacqua (PD): A regione serve ulteriore proroga del Decreto Calabria?

Il capogruppo del Pd, Mimmo Bevacqua, si è chiesto se «alla nostra regione serve una ulteriore proroga del Decreto Calabria o tornare alla legge ordinaria  così da porre fine ai proclami e passare ai fatti?».

Una proroga, infatti, per Bevacqua «suonerebbe come il protrarsi di una evidente anomalia, e la fine dello stesso previsto per il prossimo 8 maggio con il ritorno alla legislazione ordinaria che come è noto non ha poteri per superare le drammatiche criticità».

«A questo punto, però – ha spiegato – mi chiederei provocatoriamente se non sia il caso di ritornare alla gestione ordinaria perché in tal caso occorrerebbero i fatti, le certezze e non i continui proclami a cui siamo abituati da qualche anno».

 «In queste ore – ha continuato Bevacqua – è tornata al centro del dibattito la ulteriore proroga di sei mesi del famoso Decreto Calabria, diventato definitivamente legge nel dicembre 2022 e contenente misure straordinarie per il sistema sanitario calabrese. Sulla carta, in origine, una buona notizia perché disponeva ulteriori agevolazioni come la concessione di ingenti risorse per gli anni 2021, 2022, 2023, nonché l’ampia facoltà al Commissario ad acta nella composizione del management aziendale e lo stop ai pignoramenti nei confronti delle Asp fino a tutto il 2023. Non proprio rose e fiori, intendiamoci».

«Alcuni punti fortemente dibattuti come lo stop ai pignoramenti verso le Asp, così come l’ampia discrezionalità del commissario nella selezione del management – ha detto ancora –. A tal proposito, Occhiuto farebbe bene a procedere, in piena autonomia, a cambiare i commissari che non hanno adempiuto al loro compito, non coadiuvandolo negli obiettivi prefissati. Tuttavia, di questi tempi e in così grave emergenza sanitaria, più poteri alla Calabria significa anche maggiore assunzione di responsabilità, come quella assunta dal commissario Occhiuto di procedere alla ricostruzione del debito e al pagamento dei fornitori e soprattutto di limitare il precariato per arrivare al suo superamento».

«Ad oggi però – ha continuato il gruppo consiliare regionale del Pd – non registriamo passi avanti nel raggiungimento di quegli obiettivi perché, come già segnalato sul tema della ricognizione del debito, restano ancora molte criticità come quelle dei pagamenti non effettuati con conseguenti interessi di mora che continuano ad aumentare nonché la mancata approvazione, ormai decennale, dei bilanci di alcune aziende, una su tutte l’Asp di Reggio Calabria con sofferenze anche su Cosenza. Insomma una occasione fin qui mancata, il pur anomalo Decreto Calabria. Che oggi si chiede di prorogare visto che è in scadenza l’8 maggio. Non sapremmo che scegliere, a questo punto. Certo è che se dovesse saltare la proroga del Decreto Calabria, che resta appesa al prossimo Consiglio dei ministri, non potendo più passare per via parlamentare, si ritornerebbe alla legislazione ordinaria che non aiuterebbe il sistema sanitario regionale a superare le sue criticità».

«Ci si rinchiuderebbe di nuovo – ha concluso – nei limitati poteri regionali al cospetto di un dramma nazionale, quale è appunto la sanità di Calabria. Insomma – conclude Bevacqua – siamo in un vicolo cieco e per uscirne bisogna mettere da parte i proclami. Del resto la destra governa da 4 anni (2 Santelli 2 Occhiuto), ma passi in avanti la sanità calabrese non ne ha fatti. Anzi ci sembra che ci sia stato il risveglio di alcune logiche che nel passato erano state finalmente messe in soffitta…». (rrc)

Bevacqua (PD): Procedura d’infrazione di Ue mette in risalto altre criticità della sanità calabrese

Il consigliere regionale e capogruppo del Pd, Mimmo Bevacqua, ha evidenziato come «l’Unione Europea apre una procedura di infrazione che mette in rilievo altre criticità nella sanità calabrese».

Per Bevacqua, infatti, si tratta di «una tegola in più sulla testa della nostra Calabria e un danno di immagine al quale si aggiungerà, probabilmente, un altro danno economico. Infatti, generalmente le procedure UE si concludono con sanzioni economiche e, nel caso in specie la Calabria, risulta indifendibile».

«Se il Paese dovesse subire sanzioni economiche – ha proseguito Bevacqua – di queste se ne dovrebbero fare carico non le casse dello Stato ma i direttori generali e i commissari che amministrano o hanno amministrato gli Enti Sanitari. Già durante gli scorsi giorni avevo segnalato che la Sanità calabrese produce interessi passivi quantificabili tra i sessanta e gli ottanta milioni di euro per l’anno corrente. Forse mi ero sbagliato ma in difetto, considerato l’aumento per il 2023 sia degli interessi legali che hanno raggiunto la soglia del 5%, sia degli interessi di mora assestati al 10,50%. I commissari, che da un anno ormai si sono insediati nelle aziende, in molti casi non hanno dato concretamente segnali di inversione di tendenza».

«A questo andazzo bisogna porre fine – ha evidenziato –. Ad esempio, non è possibile che alcune Aziende non riescono ad approvare i bilanci da anni. Il caso più eclatante è l’Asp di Reggio Calabria, che vanta un primato decennale di assenza di bilanci ove, sembrerebbe, ci sia un debito crescente senza controllo e conseguentemente un cumulo di interessi non più quantificabili. Il Presidente Occhiuto sostiene che entro metà anno azzererà i debiti e farà approvare i bilanci fino al 2022. Considerato, però, che il Presidente aggiunge che la validazione della ricognizione non è stata ancora completata e, mancando due mesi per arrivare alla metà dell’anno, ci sembra un obiettivo utopistico».

«In queste condizioni – ha proseguito Bevacqua – è necessaria un’assunzione di responsabilità da parte del Presidente Occhiuto attraverso magari la sostituzione di quei manager che, durante questo anno e mezzo, non hanno brillato, perpetuando stancamente una gestione fallimentare».

«Riteniamo – ha concluso – che sia arrivato il momento di rimuovere quei manager incapaci individuando nuovi soggetti a cui affidare contrattualmente, entro un anno, la risoluzione della questione della contabilità e dell’azzeramento del debito. Ribadiamo che su questa materia c’è la massima disponibilità al confronto e anche al sostegno, se si vuole tracciare una via nuova che abbandoni le cattive e fallimentare prassi per attivare un percorso virtuoso che sia utile per i cittadini». (rcz)

Le proposte di Comunità Competente per la Sanità nella Provincia di Reggio Calabria

Comunità Competente ha elaborato alcune proposte per «una sanità partecipata ed a misura di persona» con cui confrontarsi con la dottoressa Di Furia di cui si apprezza l’impegno concreto e  la disponibilità all’ascolto.

E lo ha fatto nel corso di un incontro molto partecipato, svoltosi ai Padri Monfortani di Reggio Calabria, alla presenza di operatori sanitari e dei rappresentanti delle Associazioni: ProSalus, Altea, Confapid, Anpas, 5 D, RNT, Macrame’, Res Omnia, Demetra Onlus, Fondazione Marino Angsa, Dall’Ostetrica, Il volo delle farfalle, Aipd, Adspem, Unione Donne Italiane, Patto Civico, Consultorio Familiare Diocesano”Raffa”.

«Comunità Competente – ha spiegato Rubens Curia, portavoce di Comunità Competente – prende atto positivamente della prossima apertura di 6 AFT h12, nel contempo chiede il rinnovo del bando per le Aft andate deserte e il collegamento delle Aft con le Cardiologie Ospedaliere perché il cittadino possa avere il referto in tempo reale. Si è apprezzato che, finalmente, è stato avviato lo screening del carcinoma del colon-retto e si chiede che siano attuati gli screening del carcinoma della mammella e della cervice dell’utero, potenziando anche i Consultori Familiari che, per carenza di personale ( acciamo i concorsi per gli psicologi, assistenti sociali ed ostetriche) sono stati chiusi Cittanova o poco funzionanti Oppido ed altri, inoltre è necessario aprire un Consultorio h 12 per ogni Distretto Sanitario».

«È improcastinabile – ha evidenziato – attivare la Consulta del Dipartimento di Salute Mentale, perché le Associazioni dei familiari e dei pazienti, gli Operatori sanitari del Settore e i Rappresentanti dei Sindaci possano, insieme, dare risposte integrate ad un Settore che attraversa una grave crisi, riconosciamo l’impegno della Commissaria, adesso… bisogna fare presto!».

«Chiediamo un ulteriore sforzo – ha detto ancora – per bandire altre ore di specialistica ambulatoriale perché questi professionisti possano svolgere la loro attività anche negli Ospedali per sopperire alle carenze di organico. Facciamo un salto di qualità aprendo l’Emodinamica presso l’Ospedale di Polistena dove il dottore Amodeo con la sua equipe lavora con grande professionalità e senso di appartenenza all’Azienda».

«Iniziamo ad assumere gli infermieri di famiglia e di comunità – ha proseguito Curia – destinandoli inizialmente nelle Aree Interne e Rurali perché possano collaborare con i Mmg e i Pls rafforzando le Reti Territoriali Formali ed Informali prendendosi cura, in primo luogo delle fragilità; a tal proposito è necessario rilanciare l’Assistenza Domiciliare Integrata dove come Regione siamo inadempienti ai LEA in quanto siamo ben lontani dall’assistere il 6% degli over 65 anni».

«Diamo corso in Calabria – ha rilanciato – come previsto dal Programma Operativo 2022/25 all’attivazione delle Pet in sostituzione dei Ppi con ambulanze medicalizzate ad Oppido, Palmi e Scilla.
Infine è urgente dare risposte in merito al restyling delle Case della Salute di Scilla e Siderno i cui finanziamenti devono essere spesi da oltre 10 anni.

«Riteniamo – ha detto ancora – che oggi ci siano le condizioni perché si affermi un nuovo paradigma nell’Asp di Reggio grazie al management aziendale, ad un bel gruppo di Mmg, Pls ed operatori sanitari che, nonostante la ristrettezza degli organici hanno resistito e resistono, al Terzo Settore e alle molte Associazioni di cittadini che vogliono partecipare, tramite proposte concrete, al cambiamento, ai Sindaci ed alle forze Sindacali».

«Non ci nascondiamo le resistenze e le incrostazioni, il viaggio è lungo – ha concluso – ma insieme possiamo farcela». (rrc)

Sanità, il presidente Occhiuto: Abbattuti del 60% i tempi per pagamenti

Il presidente della Regione e commissario ad acta, Roberto Occhiuto, ha evidenziato come «nell’ultimo anno e mezzo, da quando cioè il governo nazionale ha deciso di affidarmi l’incarico di commissario per la sanità in Calabria, la nostra Regione ha ridotto notevolmente i tempi dei pagamenti nel settore sanitario».

«La media dei tempi di pagamento del sistema sanitario regionale della Calabria – ha spiegato – è passata dai 131 giorni del 2021 ai 55 giorni del 2022, e nel 2023 puntiamo a fare ancora meglio. E anche prima del 2021 i tempi medi dei pagamenti erano praticamente cementificati: 148 giorni nel 2016, 140 giorni nel 2017, 153 giorni nel 2018, 144 giorni nel 2019, 139 giorni nel 2020».

«Abbiamo, dunque, accelerato in questa direzione – abbattendo di circa il 60% i tempi medi – e soprattutto abbiamo, cosa mai fatta in oltre 12 anni di commissariamento nazionale, accertato il debito della sanità, operazione che ci consentirà nei prossimi mesi di pagare puntualmente i fornitori e di tornare a spendere per assicurare il diritto alla cura ai calabresi – ha aggiunto –.  La procedura di infrazione della Commissione europea nei confronti dell’Italia riguarda una norma già modificata in seguito ad alcuni rilievi sollevati della Corte Costituzionale: i pignoramenti e le procedure esecutive resteranno, dunque, bloccati non più fino al 2025, ma solo fino al 31 dicembre del 2023».

«Una riduzione temporale che, comunque – ha proseguito – non ha impedito alla Regione di chiudere nei tempi previsti il percorso della circolarizzazione del debito, adesso in fase di accertamento e di validazione. Per i prossimi mesi abbiamo due obiettivi da raggiungere, e a portata di mano: riuscire entro la metà dell’anno ad azzerare il debito accertato, facendo diventare la Calabria una Regione a ‘debito zero’; e chiudere definitivamente i bilanci dell’anno 2022, dando così finalmente un quadro di certezza ai conti sanitari calabresi, attuali e soprattutto futuri. Il percorso è ancora lungo, ma in poco meno di 17 mesi sono stati fatti passi da gigante mai registrati prima». (rcz)