SANITÀ, LA REGIONE SALE LA CHINA SUI LEA
È UN +18,25, MA È INADEMPIENTE PER IL 2023

di ANTONIETTA MARIA STRATI – La Calabria sta gradualmente risalendo la china nella sanità, registrando +18,21 punti in tutte e tre le aree dei Lea – Livelli Essenziali di Assistenza, passando da 135,25 a 153,46. È quanto emerso dalle analisi condotte dalla Fondazione Gimbe sugli adempimenti Lea della Regione Calabria, illustrati in conferenza stampa in Cittadella regionale. Un risultato non indifferente in cui, tuttavia «nonostante i miglioramenti e l’eventuale rettifica nell’area della prevenzione, la Calabria risulterebbe ancora inadempiente per il 2023, poiché il punteggio nell’area distrettuale rimane comunque inferiore alla soglia di 60 punti», ha avvertito il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta.

Questo recupero ha compensato, in parte il crollo di -24,74 punti registrato tra il 2021 e il 2022, quando il punteggio era sceso da 159,99 a 135,25. Tra il 2022 e il 2023, il punteggio Lea dell’area della prevenzione aumenta da 36,59 a 43,82 (+7,23 punti); in quella distrettuale da 34,88 a 40,48 (+5,60 punti); in quella ospedaliera da 63,78 a 69,16 (+5,38 punti). Si rileva che per l’area della prevenzione la Regione Calabria ha richiesto una rettifica del punteggio Lea al Ministero della Salute in quanto secondo i dati dell’Anagrafe Nazionale Vaccini le coperture vaccinali sono superiori al 90% per l’anno 2023: in caso di rettifica, la Calabria risulterebbe adempiente anche per l’area della prevenzione. 

Il Ministero della Salute valuta annualmente l’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), ovvero l’insieme delle prestazioni sanitarie che tutte le Regioni e Province autonome sono tenute a garantire gratuitamente o previo pagamento del ticket.

«Si tratta di una vera e propria “pagella” per i servizi sanitari regionali – ha spiegato il presidente della Fondazione Gimbe – che stabilisce quali Regioni sono promosse (adempienti), pertanto meritevoli di accedere alla quota di finanziamento premiale, e quali invece vengono bocciate perché inadempienti».

A partire dal 2007 le Regioni con un disavanzo nel conto economico, vengono sottoposte ai Piani di rientro, un meccanismo di affiancamento da parte del Ministero della Salute e del Ministero dell’Economia e delle Finanze finalizzato a ristabilire l’equilibrio economico-finanziario nella continua erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza, che nei casi più critici può portare fino al commissariamento della Regione. 

Dal 2020 la “Griglia Lea” è stata sostituita dal Nuovo Sistema di Garanzia (NSG), che valuta le Regioni attraverso gli indicatori Core, suddivisi in tre aree: prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera. Per ciascuna area, le Regioni possono ottenere un punteggio tra 0 e 100 e vengono considerate adempienti se raggiungono almeno 60 punti in tutte le tre aree. Al contrario, se il punteggio è inferiore a 60 anche in una sola area, la Regione risulta inadempiente. 

L’ultimo report del Ministero della Salute, pubblicato il 15 luglio 2024, è relativo all’anno 2022: la Regione Calabria è risultata inadempiente in quanto nell’area della Prevenzione (36,59) e in quella Distrettuale (34,88) ha ottenuto punteggi inferiori a 60. Solo nell’area ospedaliera, con un punteggio di 63,78, la Regione Calabria ha superato la soglia di adempienza.

«Utilizzando i risultati preliminari 2023 forniti dalla Regione Calabria – ha spiegato Cartabellotta – abbiamo condotto una valutazione indipendente per analizzare variazioni tra il 2022 e il 2023, sia in termini di punteggi nelle tre aree, sia rispetto ai valori dei singoli indicatori. L’obiettivo era quello di individuare i progressi ottenuti e le criticità tuttora esistenti su cui intervenire per raggiungere l’adempimento ai Lea da parte della Regione».

Per quanto riguarda le performance sui singoli indicatori,«al fine di identificare il miglioramento o peggioramento delle performance, è stata effettuata un’analisi comparativa tra i risultati ottenuti dalla Regione Calabria nel 2022 e quelli preliminari del 2023 sul valore dei singoli indicatori». Complessivamente su 29 indicatori: 21 (72,4%) mostrano un miglioramento, 7 (21,1%) registrano un peggioramento e 1 indicatore (3,4%) risulta stabile.

Nell’area della prevenzione, «7 degli 8 indicatori mostrano un trend in miglioramento, seppur con variazioni di entità diversa. L’unico indicatore in lieve peggioramento è il tasso di copertura per lo screening del carcinoma della mammella (da 8,61 nel 2022 a 8,11 nel 2023)».

Va rilevato che le coperture vaccinali per l’esavalente (88,09%) e la trivalente (87,71%) riportate nei risultati preliminari 2023 dal Ministero della Salute si attestano al di sotto della soglia minima del 90% necessaria per l’attribuzione del punteggio, che per la Regione Calabria continua quindi ad essere pari a 0. Considerato che, secondo i dati dell’Anagrafe Nazionale Vaccini, per l’anno 2023 tali coperture sono superiori al 90%, la Regione Calabria ha richiesto una rettifica del punteggio Lea al Ministero della Salute. Nell’area prevenzione la criticità più rilevante riguarda la copertura molto bassa per tutti gli screening oncologici, con particolare riferimento a quello per il tumore del colon-retto.

Nell’area Distrettuale, «8 dei 12 indicatori – si legge – mostrano un trend in miglioramento, seppur con variazioni di entità diversa, mentre 4 risultano in peggioramento. Tra i progressi più significativi si evidenzia il miglioramento nell’assistenza domiciliare (D22Z) e nel trattamento socio-sanitario degli over 75 non autosufficienti (D33Z)».

Nell’area distrettuale il punteggio Lea risulta pari a zero per due indicatori: “Intervallo Allarme-Target dei mezzi di soccorso” dove, nonostante il progressivo miglioramento negli ultimi anni il valore rimane ancora al di sopra di 22,7434 minuti, soglia al di sopra della quale il punteggio attribuito è pari a zero.

«Ovviamente – ha spiegato ancora Cartabellotta – questa soglia unica per tutte le Regioni, finisce inevitabilmente per penalizzare tutte le Regioni con un territorio prevalentemente montuoso e criticità nella viabilità». Il secondo indicatore a cui viene assegnato il punteggio Lea pari a zero è quello relativo alle liste di attesa per criticità legate al flusso dati che la Regione Calabria riferisce di aver risolto per l’anno 2024. 

Per l’area Ospedaliera, 6 dei 9 indicatori mostrano un trend in miglioramento, seppur con variazioni di entità diversa, 2 risultano in peggioramento ed 1 è stabile.

«L’area ospedaliera – ha rilevato Cartabellotta – risulta già adempiente, ma anche suscettibile di ulteriori miglioramenti».

In particolare la percentuale di colecistectomie laparoscopiche con degenza inferiore a 3 giorni, la percentuale di parti cesarei primari e la mortalità a 30 giorni dal primo ricovero per ictus ischemico. (ams)

Bruni (PD) presenta interrogazione per futuro ospedale di Vibo e della Piana

La consigliera regionale del PD, Amalia Bruni, ha presentato una interrogazione al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, per sapere del futuro  dei nuovi ospedali di Vibo Valentia e della Piana di Gioia Tauro. La questione riguarda l’uso dei fondi destinati a questi progetti, previsti per garantire una sanità moderna e funzionale per le due aree.

Nell’interrogazione la dem ha chiesto che punto è «l’approvazione dell’Accordo di Programma Quadro per l’utilizzo dei fondi di cui all’art. 20 della legge 67/1988, destinati all’approvazione del progetto esecutivo del Nuovo Ospedale di Vibo Valentia e al progetto definitivo del Nuovo Ospedale della Piana di Gioia Tauro».

Nell’interrogazione, Bruni evidenzia la situazione attuale, spiegando che con il Decreto Commissariale n. 84 del 5 aprile 2024, il Commissario ad Acta ha definito la programmazione delle risorse residue per la realizzazione dei nuovi ospedali, quantificate in 171.518.700 euro. Di queste, una parte è destinata al Nuovo Ospedale di Vibo Valentia, per il quale è necessario un finanziamento di 30 milioni di euro per l’approvazione del progetto esecutivo, mentre per il Nuovo Ospedale della Piana di Gioia Tauro è stato quantificato un fabbisogno di 141.518.700 euro per il progetto definitivo.

La consigliera ha sottolineato, però, che «nonostante l’importanza dei progetti, a distanza di circa un anno dall’approvazione del Dca 84/2024, nessuno dei due ospedali ha visto concretizzarsi il passaggio decisivo: l’approvazione dell’Accordo di Programma Quadro (APQ), condizione necessaria per l’utilizzo effettivo dei fondi, non è ancora stata ratificata».

La consigliera Bruni richiede, quindi, al Presidente della Giunta regionale di fornire un aggiornamento dettagliato sullo stato di approvazione dell’Accordo di Programma Quadro, affinché le risorse destinate a questi importanti progetti possano finalmente essere sbloccate e utilizzate per la realizzazione dei nuovi ospedali.

L’interrogazione di Amalia Bruni ha posto «un importante accento sulla necessità di velocizzare i processi amministrativi e decisionali, affinché le risorse siano impiegate in tempi brevi, a beneficio della salute e del benessere dei cittadini calabresi». (rrc)

Al Gom di Reggio i potranno curare per la miastenia gravis, una malattia rara

È una buona notizia, quella che arriva dal Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria: Si potrà curare la Miastenia Gravis, una malattia rara autoimmune che interessa la giunzione neuromuscolare e, provocando debolezza muscolare compromette la qualità della vita.

Lo ha annunciato l’’UOC di Neurologia,  che ha avviato un nuovo percorso di cura dedicato ai pazienti affetti da Miastenia Gravis, all’interno dell’Ambulatorio Malattie Rare Neurologiche del Gom.

«Questo nuovo percorso assistenziale è stato creato per offrire supporto specialistico altamente qualificato e personalizzato, rispondendo alle esigenze di tanti pazienti che, fino a oggi, hanno dovuto spesso recarsi fuori Regione per curarsi”», ha  spiegato il Commissario Straordinario del Gom di Reggio Calabria, dr. Gianluigi Scaffidi.

L’ambulatorio dedicato si propone di offrire diagnosi precise, terapie innovative e un percorso di cura personalizzato per ogni paziente. Il team di specialisti è composto da professionisti altamente qualificati, pronti a garantire un’assistenza multidisciplinare a partire dalla diagnosi fino ai trattamenti personalizzati con monitoraggi periodici.

«Il nostro obiettivo è migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da malattie rare, fornendo loro il supporto necessario per affrontare le sfide quotidiane, fornendo loro non solo cure mediche specialistiche, ma anche un sostegno umano e costante, accompagnandoli nel loro percorso di cura con empatia ed attenzione», ha spiegato la dottoressa Vittoria Cianci, attuale Direttore ff dell’UOC di Neurologia nonché responsabile dell’Ambulatorio Malattie Rare.

Si tratta, quindi, di un passo significativo verso una migliore gestione della Miastenia Gravis nell’area della Città metropolitana di Reggio Calabria?

«Certamente si. Un nuovo percorso di cura dedicato è cruciale per gestire efficacemente questa condizione patologica complessa. Una diagnosi precoce è fondamentale per controllare i sintomi della Miastenia Gravis e prevenire complicanze gravi – ha ribadito la dottoressa Vittoria Cianci – in quanto oggi siamo in grado di fornire diagnosi precise utilizzando test avanzati e la competenza di neurologi esperti».

«Ogni paziente è unico – ha aggiunto – e richiede un piano di trattamento personalizzato. I percorsi di cura specializzati offrono un approccio su misura, combinando terapie farmacologiche, immunoterapiche e supporto fisioterapico».

Il Commissario straordinario ha sottolineato che «educare i pazienti e le loro famiglie sulla Miastenia Gravis è essenziale per una gestione efficace della patologia e che Centri di eccellenza, come questo attivato al Gom, sono all’avanguardia nella ricerca e nell’accesso a nuove terapie, offrendo ai pazienti le migliori opzioni di trattamento disponibili».

«In conclusione – ha aggiunto Scaffidi – un percorso di cura dedicato per la Miastenia Gravis è essenziale per fornire una gestione completa e personalizzata della malattia, migliorando significativamente la qualità della vita dei pazienti».

Per maggiori informazioni o per prenotare un appuntamento, è possibile contattate l’ ambulatorio via e-mail all’indirizzo neurologia@ospedalerc.it allegando un’impegnativa per “Visita neurologica- Primo accesso” specificando di dover fruire dell’Ambulatorio Malattie Rare. (rrc)

L’OTTIMISMO DI OCCHIUTO SI SCONTRA
CON IL FORTE SCETTICISMO DELLA CGIL

di ANTONIETTA MARIA STRATI – «Difficile immaginare un cambio di passo per i nostri concittadini e per il diritto alla salute quando i paradossi e le lacune che attraversano la sanità sono così profondi». Si può riassumere così il pessimismo espresso dalla Segreteria confederale di Cgil Calabria, all’annuncio del presidente della Regione, Roberto Occhiuto, in merito alla fine del commissariamento della sanità calabrese.

Una notizia, per il sindacato, che «non può suscitare particolare clamore o sollievo in chi conosce quanto le acque in cui naviga la sanità calabrese siano torbide e agitate», soprattutto se permangono i dubbi sui Lea – Livelli essenziali di assistenza e sui debiti contratti.

«Sono stati sanati i debiti e raggiunti i gli standard minimi dei Lea?», ha chiesto la Cgil, ricordando come «la rete ospedaliera attuale è carente e depotenziata, gli ospedali di nuova costruzione chimere di cui non è dato sapere se vedremo mai il completamento».

«Mancano all’appello – ha ricordato il sindacato – centinaia di medici di medicina generale, le guardie mediche scoperte sono innumerevoli, i bandi per le assunzioni stanno andando pressoché deserti, molte ambulanze sono demedicalizzate. Non si ha alcuna certezza del completamento delle Case della Salute finanziate con fondi del Pnrr e che dovrebbero essere operative entro il 31.12.2026».

«La prevenzione è diventata un privilegio e l’emigrazione sanitaria per molti è una scelta obbligata, come lo è rivolgersi alle strutture private all’interno di un sistema che sta andando nella direzione di una vera e propria privatizzazione del sistema sanitario. Il diritto alla salute? In Calabria non è esigibile», ha tuonato il sindacato.

Ma non solo sanità. Sul piatto “Calabria” tantissimi i nodi a cui bisogna trovare una risposta.

Tra questi l’alta velocità, su cui il sindacato punta il dito: «Il futuro della nostra terra e la sua crescita in termini di investimenti e Pil, passa anche dall’A/V ma manca 1 miliardo di euro per il completamento del tratto fino a Praia a Mare, e per il resto del tracciato calabrese? Solo progetti di massima e studi di fattibilità e nessun finanziamento».

«Così come l’elettrificazione della linea ferroviaria jonica che risulta non completamente finanziata fino a Melito Porto Salvo», ha sottolineato la Cgil.

Per adesso, la Regione ha stanziato 198 mln per elettrificare la tratta che parte da Catanzaro Lido a Roccella Jonica. Non un grande passo, ma è già qualcosa per un’area di un territorio che sembra sempre più marginale, quando è stato ripetuto diverse volte che l’Arco Jonico ha delle potenzialità in termini di sviluppo.

Per il Sindacato, dunque, «è necessario che il Mezzogiorno ritorni nelle priorità dell’agenda politica e vengano individuati i fondi necessari alla conclusione dell’Alta Velocità, della 106 Ionica e dell’autostrada nei tratti non ammodernati».

Ma non solo: «Chiediamo, pertanto, il definanziamento del Ponte sullo Stretto e che non venga mai costruito», ha detto la Cgil, ribadendo la propria contrarietà all’opera, definita dal segretario generale Gianfranco Trotta, una «non priorità ma, anzi, assorbe risorse fondamentali che andrebbero, invece, innestate in una geografia infrastrutturale e di viabilità gravemente compromessa che non solo limita la vita dei calabresi stessi, ma pregiudica anche la capacità di attrarre investimenti».

«È ora di ribadirlo in maniera chiara – aveva detto Trotta – e di mettere al bando operazioni non strategiche per la Calabria, che sanno chiaramente di marketing politico e che possono affossare definitivamente i nostri territori assorbendone risorse».

Infine, il sindacato ha ribadito la propria contrarietà e chiesto «il ritiro dell’ipotesi di emendamento presentata da Forza Italia in merito alla proroga per l’estensione del mandato al 31 dicembre del 2027 dei Rettori delle Università con una facoltà di medicina situate nelle regioni interessate da piani di rientri sanitari negli ultimi tre anni». L’emendamento è stato poi ritirato ieri in Senato dai senatori forzisti che l’avevano presentato.

«Si trattava – ha spiegato il sindacato – di una vera e propria ingerenza della politica a cui, a nostro avviso, il Rettore dell’Unical, che ha sempre tenuto a rimanere fuori da logiche di questa natura, non dovrebbe prestarsi. Si tratterebbe tra l’altro di non permettere alle componenti del mondo accademico (docenti, studenti, ricercatori, personale tecnico-amministrativo) di potersi esprimere nei tempi previsti dallo statuto attraverso il voto per l’elezione del nuovo Rettore, facendo passare anche il messaggio che all’interno del corpo accademico dell’Unical non sarebbe possibile individuare un rettore in grado di concludere il percorso avviato».

«Noi non siamo di questo parere e vediamo in questa manovra una stortura democratica che va arginata ed un attentato alle autonomie delle università pubbliche», ha concluso il sindacato. (ams)

Tavernise (M5S) presenta interrogazione per mancata riapertura dell’Ospedale di Praia

Il consigliere regionale del M5S, Davide Tavernise, ha presentato una interrogazione al presidente della Regione e commissario ad acta, Roberto Occhiuto, «per chiedere quali azioni intenda adottare per garantire la piena e definitiva riapertura dell’Ospedale di Praia a Mare nel rispetto delle disposizioni normative e delle sentenze del Consiglio di Stato».

«La mancata attuazione delle sentenze del Consiglio di Stato – ha spiegato – e l’inerzia che si protrae da anni stanno privando i cittadini dell’alto Tirreno cosentino di un diritto fondamentale: l’accesso a cure adeguate e tempestive».

«L’Ospedale di Praia a Mare, chiuso nel 2010 e trasformato in Capt – ha proseguito il consigliere – è stato al centro di una lunga battaglia legale condotta dai cittadini e dalle istituzioni locali. Le numerose sentenze del Consiglio di Stato hanno chiarito, senza margine di interpretazione, che la struttura deve essere ripristinata come Presidio Ospedaliero di Base. Nel 2017, anche il cosiddetto “Decreto Sciabica” ha ribadito la necessità di riaprire la struttura quale ospedale di base».
«Tuttavia, a oggi, queste disposizioni rimangono disattese», ha rilevato Tavernise, ricordando come «l’ultimo intervento del Consiglio di Stato, con ordinanza del 7 novembre 2024, ha addirittura portato alla nomina di un nuovo Commissario ad acta, incaricato di verificare se le scelte esecutive adottate dal Commissario Occhiuto con il DCA n. 198 del 12 luglio 2023 rispettino quanto stabilito nelle sentenze precedenti e nel Decreto Sciabica. Una decisione che sottolinea ancora una volta le gravi inadempienze della struttura commissariale calabrese».
«Nel frattempo, la situazione dell’Ospedale di Praia a Mare resta allarmante – ha proseguito –. Il personale medico è insufficiente: due soli radiologi, uno dei quali in aspettativa, rendono impossibile il pieno utilizzo della risonanza magnetica, acquistata cinque anni fa e ancora sottoutilizzata. Il Pronto Soccorso opera con un solo medico strutturato, due medici cubani e un medico a contratto, mentre il reparto di Medicina, pur disponendo di 20 posti letto, è privo di attrezzature essenziali come un ecocardiografo e un elettrobisturi. Anche gli ambulatori specialistici soffrono di gravi carenze, con l’assenza di figure fondamentali come l’otorinolaringoiatra e il pediatra».
«Tutto questo si traduce in un danno incalcolabile per i cittadini, costretti a viaggi estenuanti verso altre strutture o, nei casi più gravi, verso altre regioni, aggravando il fenomeno della mobilità passiva e la perdita economica per la sanità calabrese», ha detto Tavernise, sottolineando come «la salute dei cittadini non può più aspettare». (rcs)

Cgil Calabria: Sanità, difficile immaginare cambio di passo con paradossi così profondi

Per la Segreteria Confederale di Cgil Calabria, è «difficile immaginare un cambio di passo per i nostri concittadini e per il diritto alla salute quando i paradossi e le lacune che attraversano la sanità sono così profondi».

«L’annuncio da parte del presidente Roberto Occhiuto dell’uscita imminente della Regione Calabria dal commissariamento non può suscitare particolare clamore o sollievo in chi conosce quanto le acque in cui naviga la sanità calabrese siano torbide e agitate», ha detto il Sindacato, ricordando come «la rete ospedaliera attuale è carente e depotenziata, gli ospedali di nuova costruzione chimere di cui non è dato sapere se vedremo mai il completamento».

«Mancano all’appello – si legge nella nota di Cgil Calabria – centinaia di medici di medicina generale, le guardie mediche scoperte sono innumerevoli, i bandi per le assunzioni stanno andando pressoché deserti, molte ambulanze sono demedicalizzate. Non si ha alcuna certezza del completamento delle Case della Salute finanziate con fondi del Pnrr e che dovrebbero essere operative entro il 31.12.2026. La prevenzione è diventata un privilegio e l’emigrazione sanitaria per molti è una scelta obbligata, come lo è rivolgersi alle strutture private all’interno di un sistema che sta andando nella direzione di una vera e propria privatizzazione del sistema sanitario».

«Il diritto alla salute? In Calabria non è esigibile e ci chiediamo: sono stati sanati i debiti e raggiunti i gli standard minimi dei Lea?», ha aggiunto la Cgil Calabria puntando, poi, il dito anche sull’Alta Velocità: «Il futuro della nostra terra e la sua crescita in termini di investimenti e Pil, passa anche dall’A/V ma manca un miliardo di euro per il completamento del tratto fino a Praia a Mare, e per il resto del tracciato calabrese? Solo progetti di massima e studi di fattibilità e nessun finanziamento».

«Così come l’elettrificazione della linea ferroviaria jonica che risulta non completamente finanziata fino a Melito Porto Salvo. È necessario – ha proseguito Cgil Calabria – che il Mezzogiorno ritorni nelle priorità dell’agenda politica e vengano individuati i fondi necessari alla conclusione dell’Alta Velocità, della 106 Ionica e dell’autostrada nei tratti non ammodernati».

«Chiediamo pertanto il definanziamento del Ponte sullo Stretto – ha continuato il Sindacato – e che non venga mai costruito».

La Cgil, infine, ha ribadito la propria contrarietà e «il ritiro dell’ipotesi di emendamento presentata da Forza Italia in merito alla proroga per l’estensione del mandato al 31 dicembre del 2027 dei Rettori delle Università con una facoltà di medicina situate nelle regioni interessate da piani di rientri sanitari negli ultimi tre anni».

«Si tratta – ha spiegato il sindacato – di una vera e propria ingerenza della politica a cui, a nostro avviso, il Rettore dell’Unical, che ha sempre tenuto a rimanere fuori da logiche di questa natura, non dovrebbe prestarsi. Si tratterebbe tra l’altro di non permettere alle componenti del mondo accademico (docenti, studenti, ricercatori, personale tecnico-amministrativo) di potersi esprimere nei tempi previsti dallo statuto attraverso il voto per l’elezione del nuovo Rettore, facendo passare anche il messaggio che all’interno del corpo accademico dell’Unical non sarebbe possibile individuare un rettore in grado di concludere il percorso avviato».

«Noi non siamo di questo parere – ha concluso il Sindacato – e vediamo in questa manovra una stortura democratica che va arginata ed un attentato alle autonomie delle università pubbliche». (rcz)

Emergenza sanità, il PD incontra i sanitari dell’Ospedale di Polistena

«Serve agire con immediatezza per sconfiggere il centrodestra di Occhiuto, che ha portato la sanità calabrese al collasso, con reparti che chiudono, l’emergenza-urgenza che non funziona e la migrazione sanitaria in aumento. In Calabria non è garantito il diritto alla salute ed è l’ora di cambiare rotta». È quanto ha detto il Partito Democratico dopo aver incontrato i sanitari dell’Ospedale di Polistena, nell’ambito del tour per difendere il diritto alla salute dei calabresi.

Si tratta di un viaggio di ascolto e confronto sulle criticità della sanità regionale, per elaborare dal basso una proposta politica che metta al centro la persona e il suo diritto alle cure come ogni cittadino delle altre regioni.

A Polistena, la delegazione del Pd calabrese ha registrato il disagio dei cittadini che quotidianamente subiscono le inefficienze del Servizio sanitario calabrese e chiedono risposte immediate per superare un’emergenza diventata ordinaria.

Il segretario regionale del Pd, Nicola Irto, insieme al capogruppo in Consiglio regionale Mimmo Bevacqua e alla consigliera regionale Amalia Bruni, ha poi incontrato i sanitari del presidio ospedaliero, che ha un bacino d’utenza di 160mila abitanti, e visitato il Pronto soccorso, che ha locali inadeguati.

Sono state raccolte le principali criticità del nosocomio che, per esempio, ha un solo tecnico di Rianimazione e gravi carenze di anestesisti. Lì si attende da tempo il reparto di Oncologia ma esiste soltanto il Day hospital oncologico.

La delegazione del Pd ha ascoltato medici, operatori e cittadini. Poi ha incontrato la stampa alla fine della visita, assicurando di attivarsi in tempi brevi per strutturare una proposta organica di riforma sanitaria. (rrc)

L’OPINIONE / Santo Gioffrè: Governatore della Calabria e soprattutto comunista

di SANTO GIOFFRÈ – Il Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, non solo fa un accordo per pararsi, per qualche anno, (anno che sta per scadere), il baldacchino dal rischio dell’accusa d’interruzione del pubblico servizio, visto che da tre anni ha voluto poteri assoluti in campo sanitario, (e tra poco si rivota in Calabria) con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti, con il Governo Comunista di Cuba per avere Medici, ma richiama in vita il Prof. Romano Prodi.

Proprio colui che fino a ieri, le destre calabre avevano dichiarato fuori legge a causa delle dichiarazioni dello stesso mortadella intorno ai Centri di detenzione per stranieri Albania-Calabria. E che cosa è successo, appena ieri? È successo che a Vibo Valentia, per la prima volta, Occhiuto è stato messo alla berlina dalla Gente e dall’unico consigliere regionale che gli fa opposizione, Antonio Lo Schiavo, sulla bufala inventata intorno alla rimodulazione dei fondi per la messa a norma dell’ospedale Jazzolino e alla costruzione del nuovo ospedale di Vibo Valentia.

Bene, con una mossa audace, degna di un grande giocatore, che fa? Ritorna a ciò che il Comunista Romano Prodi, nel 2007, finanziando la costruzione di ben quattro nuovi ospedali in Calabria, aveva fatto. Vedendo l’urgenza e, dico io, la ‘Ndrangheta, Prodi decretò che gli Ospedali Calabresi, in accordo con Loiero, dovevano essere costruiti con poteri di Protezione Civile e, se sbaglio non faccio, ma non faccio, nominò un Commissario ad Acta, quello che ora vuole Occhiuto.

Ora, dopo 18 anni e dopo che in Calabria non c’è più sanità pubblica. Ma come fini la cosa? E come finì: a carte a quarantotto. Nel 2010, la nuova Giunta regionale di destra, della quale Occhiuto era parte fondamentale, decise di fare altro. Stracciò quell’accordo e ne fece uno tutto nuovo con Infrastrutture Lombarde.

Il resto è la realtà attuale. Quando un ergastolano è in fin di vita, persino lo Stato s’impietosisce e, per gli ultimi giorni di vita, lo manda a casa. Ottenuta l’autonomia differenziata, questo Governo tutto concederà alla Calabria, tanto, la Calabria è già morta perché non ci sono più medici e i concorsi vanno tutti deserti. La medicina, tutti i vari Governi, l’hanno resa di classe e i pochi medici che sono rimasti in Italia, stanno fuggendo all’estero o verso le strutture del Nord che li potranno pagare il quadruplo rispetto alla Calabria, oltre a garantirgli organizzazione logistica e scientifica che li protegge e scuda totalmente.

Quando io nascerò una seconda volta e mi farò nuovamente medico, col piffero che rimango in Calabria per altri 38 anni. Ho sentito, anche, che, sempre, presi da questa ansia di carità paternalistica-caritatevole-compassionevole, il Governo Meloni concederebbe alla Calabria l’uscita dal Piano di Rientro.

E già, dopo che i buoi sono scappati dalle stalle du Massaru Carmine e dopo aver saccheggiato per 20 anni, Santa Chiara, ora mettiamo le porte di ferro, dopo che da Santa Chiara-Calabria si sono rubate pure le ostie consacrate. Leggo che sarebbero stati approvati I bilanci assenti da 12 anni. Cosa hanno approvato? “Non necessariamente corredati da documentazione” e quindi, che hanno approvato?

Chi ha avuto la sventura di conoscere a fondo quei meccanismi, come è capitato a me, sa cosa vuol dire “non necessariamente” e cosa potrebbe comportare per i prossimi 10 anni, il tempo stimato prima della totale desertificazione etnica di questa Regione. Ma, comunque vada, andavano approvati perché la forma non è sostanza.

E, questo è un modo facile. Fu mortale per me, tentare di approvare i bilanci ricostruendo tutti i percorsi fatti dalle fatture, una ad una e incrociare, poi, i dati e scoprire, così, un mondo di ladri.

Io ho perso e la nuova Calabria ha vinto. Tanto la sanità pubblica è finita per sempre ma nulla deve apparire, perché, dicevo, le elezioni regionali incombono e tutto il fumo che arriva è grasso colante. (sg)

GRAVI RITARDI E TROPPE INADEMPIENZE
PER LA NEUROPSICHIATRIA INFANTILE

di ANTONIETTA MARIA STRATI – I bambini e gli adolescenti con patologie psichiatriche calabresi non possono più aspettare. Hanno bisogno di una struttura adatta alle loro esigenze e ai loro bisogni.

Ed è paradossale che, in Calabria, non ci sia una Rete di Unità Operative Complesse Ospedaliere di Neuropsichiatria Infantile e dell’Adolescenza. Una mancanza che, come denunciato dal neuropsichiatria infantile Giovanni Schipani, comporta una migrazione sanitaria altissima – spesso verso il Centro-Nord – per avere una diagnosi e per ricevere le terapie (per esempio interventi ortopedici (per esempio interventi chirurgici ortopedici negli esiti di Paralisi Cerebrali Infantili o neurochirurgici). Solo nel 2022 si è registrata una mobilità passiva di 788 bambini.

Una situazione insostenibile già nel 2022, anno in cui la Rete Associativa di Comunità Competente aveva avanzato delle proposte al presidente della Regione e commissario ad acta, Roberto Occhiuto e al sub-commissario Esposito, per trovare una soluzione a questa situazione, ma senza risultati. Un silenzio che è stato ribadito nell’incontro dello scorso novembre, svoltosi al Centro Comunitario Agape di Reggio Calabria e coordinato da Rubens Curia, portavoce di Comunità Competente e da Mario Nasone, presidente del Centro Comunitario Agape.

È nel corso dell’incontro che il neuropsichiatra Schipani ha lanciato l’allarme, sottolineando come «i servizi di NPIA territoriali sono sottostimati per numero e per personale, con la conseguenza che solo un esiguo numero di minori con disturbi delle funzioni affettive e sociali o con disturbi post traumatici o di adattamento è seguito dai servizi pubblici; mentre la maggioranza delle famiglie è costretta a rivolgersi ai servizi privati, pagando così costi molto elevati» e di come «anche i servizi riabilitativi, ed in particolare i Centri di riabilitazione ambulatoriale, sono molto carenti, con laggravante di essere distribuiti in modo disomogeneo nel territorio metropolitano, con alcune zone, come la Locride, particolarmente scoperte».

Per la Rete si tratta di «un dato drammatico: mediamente sono circa 1000, solo nell’Asp di Reggio Calabria, i bambini che restano appesi alla lista d’attesa per circa 24/36 mesi, e ciò rende vano ogni discorso sull’appropriatezza degli interventi essendo, la precocità della presa in carico, il fattore più importante per garantire l’efficacia e la qualità degli interventi riabilitativi».

«Il presidente Occhiuto, a cui abbiamo dato atto, nel novembre 2022 – dice la Rete – ha deliberato un DCA che prevedeva lattivazione, presso lAzienda Ospedaliera Universitaria Dulbecco, di una Unità Operativa Complessa con 12 posti e due presidi al Gom di Reggio e allAnnunziata di Cosenza; inoltre è stata prevista, allinterno della Rete Territoriale, lattivazione di tre comunità sanitarie riabilitative a Reggio, Catanzaro e Cosenza. Tutte e due le disposizioni sono state disattese nonostante la Regione abbia avuto una premialità di 60 milioni per la rete ospedaliera con la previsione di altrettanto risorse nella fase successiva».

Tuttavia, per la Rete di Comunità Competente «la mancanza di questi interventi ha contribuito ad acuire i disagi dei minori e delle loro famiglie e di istituzioni, come i Tribunali per i minorenni e i Servizi di giustizia minorile, impossibilitati ad intervenire in mancanza di servizi di supporto, situazione gravissima che ha già provocato episodi di autolesionismo e di comportamenti violenti di minori collocati in comunità che non dispongono dei requisiti professionali per intervenire adeguatamente».

«Altro danno – spiega la Rete – laumento esponenziale della spesa regionale per gli interventi ed i ricoveri fatti fuori regione, oltre 1 milione di euro per la mobilità passiva nel 2022 per i ricoveri fuori Regione».

Pertanto, «le sottoscritte Associazioni aderenti alla rete di Comunità Competente ribadiscono con urgenza le proposte più volte esposte in vari incontri alla Struttura Commissariale Regionale: Si istituisca, da parte della Commissaria Straordinaria, la UOC di Neuropsichiatria Infantile presso la AOU Dulbecco e di conseguenza le due UO presso le A.A.O.O di Cosenza e Reggio Calabria, come stabilito dal Programma Operativo Regionale nel novembre 2022; Si attivino le tre Comunità sanitarie riabilitative definendo i Requisiti Strutturali ed Organizzativi e procedendo allaccreditamento dei relativi servizi, tenuto conto anche delle diffide inviate al Dipartimento Tutela della Salute; Si assuma il personale mancante per le Asp e le Aziende Ospedaliere utilizzando, anche, le graduatorie vigenti».

«Ulteriori ritardi da parte del management della Dulbecco e della Regione non possono essere più tollerati. Riteniamo che, su questa importante e delicata problematica, che coinvolge i nostri bambini, larticolo 32 della Costituzione non sia stato attuato».

«Per tale motivo chiediamo, con urgenza, al Presidente Occhiuto ed alla Struttura Commissariale che si attivino in merito superando le resistenze ed i muri di gomma che ci sono stati nellapplicazione del Programma Operativo approvato con un Dca del novembre 2022, chiediamo, inoltre, un incontro che ponga fine a questa lunga melina”», ha detto la Rete, annunciando una «mobilitazione per informare, con cadenza mensile, tutta la cittadinanza dello stato di avanzamento degli impegni che saranno assunti».

Un appello, quello della Rete, composta da 53 membri, che il presidente della Regione non può più ignorare. Lo stesso Garante regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, Antonio Marziale, nel corso della sua relazione annuale (2024), aveva rilevato come «nonostante limpegno del governatore, ad oggi ancora in Calabria non c’è un reparto pubblico di Neuropsichiatria infantile. Proprio in una Regione in cui ce ne sarebbe, per altro, più bisogno visto lalto indice di disagio psicosociale, di povertà economica. Questa è certamente la priorità assoluta».

Per Marziale, infatti, «la Calabria non è una regione a misura di minore». Parole che dovrebbero far riflettere e portare ad azioni incisive e definitive che portino la regione a essere a “misura di bambino” non solo per le spiagge e le strutture ricettive, ma soprattutto per l’insindacabile diritto alla salute e alla cura nella propria regione.

I sindaci della Piana di Gioia incontrano Di Furia (Asp RC)

Nei giorni scorsi l’assemblea dei sindaci dell’Associazione “Città degli Ulivi” ha incontrato, a San Giorgio Morgeto, il direttore generale dell’Asp di Reggio, Lucia Di Furia, per parlare dei gravi problemi che affliggono la sanità nella piana.

Per il presidente dell’Assemblea, Michele Conia, e il preside te del Comitato,  Marco Caruso, si è trattato di un incontro «che prodotto buoni risultati, compresa la richiesta della dr.ssa Di Furia di creare un tavolo tecnico che riunisca i Sindaci e l’ASP per affrontare nel merito le criticità esposte, partendo dalla medicina territoriale e finendo all’esecuzione del piano di strutturazione dell’Azienda.

Nel corso dello stesso, il presidente Conia ha consegnato a Di Furia un documento che ribadisce le questioni più urgenti da risolvere rappresentate dalla grave carenza di guardie mediche, all’insufficienza del personale sanitario, alle enormi difficoltà del servizio 118 che rendono quasi impossibile il pronto intervento.

«Tutto ciò – si legge in una nota – genera una situazione non più tollerabile soprattutto per i Comuni dell’entroterra, per i quali la distanza dai servizi ospedalieri rappresenta un rischio diretto per la vita dei cittadini. Una specifica richiesta di risposte immediate è stata chiesta in merito al Presidio Ospedaliero di Polistena, unica struttura operativa nel territorio della Piana, che sconta una criticità cronica, rendendo problematico garantire servizi essenziali».

«Le lunghe liste d’attesa per visite ed esami diagnostici o per interventi – continua la nota – mettono a rischio la vita dei pazienti e creano un senso di sfiducia e di abbandono da parte delle istituzioni. Su questo punto i Sindaci non intendono più sentire promesse ma chiedono fatti concreti per rispondere adeguatamente alle legittime istanze dei cittadini.

Un passaggio, nella relazione di Conia, è stato dedicato alle strutture di Palmi, Gioia Tauro e Oppido Mamertina, che potrebbero costituire risorse importanti ed invece vengono continuamente depotenziati.

I sindaci, dunque, chiedono di investire in queste strutture al fine di garantire una copertura sanitaria equamente distribuita su tutto il territorio che, in atto, grava sull’Ospedale di Polistena.

Chiarimenti sono stati richiesti anche sull’Ospedale unico di Palmi e sulla costruzione delle nuove strutture previste dal Piano concordato con i Sindaci qualche anno fa.

Non sono mancati precisi riferimenti all’importanza della prevenzione, ai servizi territoriali ed al rischio di chiusura di qualche servizio importante come il Centro della salute mentale e la Dialisi di Taurianova e la Casa di cura di Maropati.

Il direttore generale Di Furia, nell’acquisire la relazione, ha garantito che fornirà specifiche risposte nell’immediato.

I sindaci, infine, hanno inteso rafforzare, concordemente, la richiesta di risposte concrete ai bisogni della comunità della Piana, di interventi urgenti per la realizzazione di strutture moderne e funzionali che possano garantire un sistema sanitario in grado di rispondere realmente alle esigenze dei cittadini. (rrc)