L’OPINIONE / Daniela Palaia: L’Università di Catanzaro non è riuscita a farsi protagonista

di DANIELA PALAIA – Fa sicuramente piacere leggere che nella realizzazione del più grande telescopio solare d’Europa sono coinvolte anche tre università italiane, tra cui l’Unical di Cosenza. Fa piacere, come lo fanno le tante notizie, nei più svariati campi, che contribuiscono a sfatare lo stereotipo di una Calabria marginale, tutta arretratezza e malaffare.

Fa sicuramente piacere, ma purtroppo lascia in bocca un retrogusto amaro ai catanzaresi che leggono notizie di tutt’altro segno, a proposito dell’Università Magna Graecia che ha sede nel capoluogo di regione e che proprio quest’anno festeggia i venticinque anni dalla sua nascita. Notizie che impongono una riflessione seria, scevra da ipocrisie di facciata e, se necessario, impietosa.

L’ultima in ordine di tempo è quella relativa alla querelle tra UniCz e Cnr, sulla quale peraltro abbiamo registrato gli interventi incisivi del consigliere regionale e collega consigliere comunale, Antonello Talerico. Una vicenda preoccupante perché rischia di tramutarsi, se non lo è già, in un’occasione persa. L’ennesima. Lì dove sappiamo quanto sia fondamentale la ricerca per lo sviluppo del territorio e invece ci vediamo costretti ad assistere a una rissa che della dignità della ricerca sembra avere ben poco.

Come dimenticare, poi, la nascita di una seconda facoltà di Medicina, all’Unical, fuori da ogni pianificazione dell’offerta formativa in Calabria. Con l’università cosentina che si è comunque dimostrata apprezzabilmente capace di consumare tutti i passaggi necessari a giungere pronta all’appuntamento, a fronte di una università catanzarese il cui atteggiamento è apparso fiacco, debole e per molti versi contraddittorio.

Di recente, il collega consigliere Vincenzo Capellupo è tornato giustamente a chiedere conto di che fine abbia fatto il corso interateneo di Lingue Straniere ma anche qui, dall’UniCz, nessuna risposta, come se il tema fosse di second’ordine in un mondo globalizzato nel quale la conoscenze delle lingue è conditio sine qua non per reggere la concorrenza tra i mercati ma anche per alimentare lo scambio di conoscenze e la crescita più in generale.

E ancora: L’Università del Mare che nasce a Cosenza. Nessuna meraviglia, intendiamoci, il dinamismo brillante dell’Unical è cosa nota e, ribadisco, ci fa piacere come calabresi. Ma è appena il caso di ricordare che l’UniCz sorge a pochi chilometri da due mari, uno dei quali addirittura raggiungibile agevolmente in bicicletta se non addirittura a piedi. E questo, a pensarci bene, oltre a non fare piacere, lascia letteralmente sbigottiti nel dover prendere atto che la risorsa mare sembra non riguardare l’università del Capoluogo.

Andando indietro nel tempo, infine, troveremmo altre perle, come ad esempio le polemiche tra il rettore della Magna Graecia e i vertici medici e di governo dell’Ao Pugliese Ciaccio. Altra storia che ha dell’incredibile, ma fermiamoci qui perché l’esito di questa breve disamina appare ampiamente scontato: l’università di Catanzaro non è riuscita a farsi protagonista, insieme con gli altri attori sul territorio, di alcun beneficio per la crescita e lo sviluppo, al di là dell’ordinaria attività didattica.

Una università incapace di dialogare, chiusa all’interno delle sue mura, lontana, avulsa dal sistema-città che pure anche del suo ateneo avrebbe bisogno per ridarsi quel peso e quell’autorevolezza che tutti vorremmo ritrovare e per i quali tutti cerchiamo di dare un contributo. Quello dell’UniCz non riusciamo a vederlo; dispiace, addolora, ma nessuno può rimproverarci di non averlo sempre cercato. (dp)

[Daniela Palaia è consigliera comunale di Catanzaro]

 

All’Unical una nuova ricerca sul Turismo delle Radici

di FRANCO BARTUCCITurismo delle radici e promozione all’estero dei prodotti agroalimentari italiani: un focus sul settore olivicolo-oleario, condotto da Sonia Ferrari (docente di Marketing del Turismo e di Marketing Territoriale) e Tiziana Nicotera (cultore della materia e consulente di marketing del turismo), entrambe autrici del ‘Primo Rapporto in Italia sul Turismo delle Radici’ pubblicato nel 2021 a seguito di uno ampio studio svolto per conto del Ministero degli Affari Esteri, primo in Italia su queste tematiche. 

La ricerca mira ad indagare il fenomeno della promozione delle produzioni di alcuni territori grazie all’interesse e all’azione da parte di emigrati e turisti delle radici. Questi visitatori sono spesso importanti, non solo per la domanda turistica che generano, ma anche perché favoriscono la valorizzazione delle produzioni locali, specie di quelle agro-alimentari.

In particolare, possono aiutare a migliorare l’immagine di alcuni marchi territoriali, oltre ad acquistare direttamente prodotti realizzati nel luogo di origine della loro famiglia e a promuoverli. Spesso diventano veri e propri ambasciatori all’estero del cosiddetto Made in Italy. Tutto ciò può favorire le esportazioni, stimolare la produzione locale, aumentare l’orgoglio della comunità, accrescere la sostenibilità e l’attrattiva locale. 

Nell’ambito del progetto è stato dato l’avvio ad un’indagine attraverso un questionario in varie lingue rivolto a persone di origini italiane che vivono all’estero.

«Si mira a raggiungere – hanno raccomandato Sonia Ferrari e Tiziana Nicotera – un campione significativo di turisti delle radici».

Gli stessi lettori di questo articolo se interessati possono quindi concorrere nel collaborare alla ricerca  compilando il questionario fino alla fine, composto di poche domande. A coloro che lo faranno, soprattutto nostri corregionali calabresi residenti all’estero, va il ringraziamento  delle due ricercatrici. (fb)

 

Il link per accedervi è il seguente:

https://www.uniquest.unito.it/index.php/471764?lang=it&fbclid=IwAR2w2tkgt4iAcM0bM9-qsafqFUGcqMEAaMGhyGvZFCz-PsJ4XvyED6pbd3U

CROTONE, NECESSARIA BONIFICA DELL’EX
AREA INDUSTRIALE: C’È RISCHIO SANITARIO

di FRANCO BARTUCCIA causa degli elevati livelli di inquinamento risulta tra i 42 siti italiani ad elevato rischio sanitario, classificati come di interesse nazionale (Sin), da sottoporre con urgenza ad interventi di bonifica.  Secondo i dati elaborati dagli epidemiologi, sono proprio i Sin le aree del Paese dove si muore e ci si ammala di più, fin dalla più tenera età.

 Lo studio in oggetto è stato realizzato attraverso un approccio multidisciplinare ad un tema complesso da un team di ricercatori di provenienza eterogenea: Salvatore Procopio, responsabile del laboratorio fisico del Dipartimento provinciale Arpacal di Catanzaro e Filomena Casaburi, responsabile del laboratorio bionaturalistico e Direttore del suddetto laboratorio e Anna Mastroberardino, fisico delle particelle elementari del Dipartimento di Fisica dell’Unical.

La sinergia tra Arpacal e Unical, per lo studio della problematica ambientale del sito di Crotone, è iniziata nel 2018, con l’attivazione del Master “Utilizzo delle radiazioni ionizzanti e radioprotezione all’Unical”. Il suddetto percorso, nato con la finalità di formare professionisti in grado di operare nella valutazione e protezione dal rischio derivante dall’utilizzo delle radiazioni ionizzanti, ha sollevato l’esigenza della creazione di un presidio di competenze professionali in grado di far fronte alle esigenze specifiche del territorio in tema di gestione dei rifiuti radioattivi e bonifica ambientale. 

Ad entrare nel merito della ricerca sull’ex area industriale di Crotone è la prof.ssa Anna Mastroberardino, del dipartimento di Fisica dell’Università della Calabria, che ci fa notare come al Sin si affiancano, in tutto il territorio della provincia di Crotone, altre aree contaminate, a seguito delle pregresse attività industriali, in cui è stata riscontrata nel corso degli ultimi anni, da istituzioni territoriali di controllo, prevenzione e ricerca quali Asl, Arpacal, Unical,  la presenza di materiali e residui contenenti Norm (Naturally Occurring Radioactive Materials).

«Questi scarti di lavorazione delle industrie del fosforo, solo parzialmente smaltiti in discariche per inerti – ci dice la docente dell’UniCal – sono stati riutilizzati a causa delle buone proprietà meccaniche nell’edilizia civile. Rilevanti quantità di rifiuti tossici in concentrazioni sconosciute sono pertanto incorporate nel manto stradale, poi ricoperto dall’asfalto, spesso emergenti a livello superficiale visto lo stato di degrado delle strade, con conseguente alterazione delle caratteristiche del suolo, del sottosuolo e delle acque sotterranee circostanti, a causa della prossimità dei rifiuti tossici all’acquifero. La mappa dei siti contaminati del Crotonese, recentemente realizzata da Arpacal, conferma la presenza di una contaminazione diffusa, sia chimica che radiologica, in vaste aree del territorio a latere del confine industriale, determinando un aumento significativo dei livelli di radioattività ambientale nell’area».

L’attività di un gruppo di studio, da qualche anno impegnato nella tematica ambientale e nelle implicazioni per la salute da varie angolazioni disciplinari, ha portato di recente alla pubblicazione di un articolo dal titolo Toxicity evaluation of the contaminated area of Crotone from biological indicators: a multispecies approch, pubblicato sulla rivista internazionale Environmental Monitoring and Assessment del gruppo Springer Nature

«Nello studio – ci spiega la prof.ssa Anna Mastroberardino – si utilizza per la prima volta la valutazione eco tossicologica per l’analisi del rischio legato ad un fenomeno di trasferimento di inquinanti che rappresenta realmente una sfida scientifica, trattandosi di una miscela di molteplici problematiche e di processi dinamici che si evolvono nel tempo e di lunga durata. L’ecotossicologia ha un ruolo determinante per la comprensione delle traiettorie ambientali dei diversi contaminanti a vari organismi viventi, acquatici e terrestri, considerabili organismi sentinella nella valutazione dell’alterazione dell’habitat contaminato». 

«L’approccio multispecie nell’utilizzo di bioindicatori è anche funzionale alla verifica dello stato di salute della catena alimentare, con effetti sulla salute e sullo sviluppo del territorio, laddove il sistema agroalimentare costituisce l’elemento distintivo di talune produzioni regionali». 

Nello studio in oggetto, per l’esecuzione dei test ecotossicologici, sono stati utilizzati tre diversi indicatori biologici, due acquatici e uno terrestre, appartenenti ai diversi livelli della catena alimentare: produttori, consumatori, decompositori, tra i quali i batteri bioluminescenti della specie Vibrio fischeri, il piccolo crostaceo d’acqua dolce Daphnia magna e i semi di crescione e sorgo. 

«Lo scopo della ricerca – ci ha detto ancora la docente del dipartimento di Fisica– è stato quello di determinare le concentrazioni dei residui fosfatici prelevati nelle aree contaminate alle quali l’effetto tossico è rivelabile e quindi stabilire le “diluizioni di sicurezza” che debbono essere rispettate affinché l’ambiente biologico che ospita le sostanze inquinanti sia salvaguardato nella sua funzionalità. Lo studio ha rivelato una inibizione della funzionalità di tutti i sistemi biologici testati per valori elevati di concentrazione dei contaminanti, al di là della differente sensibilità dei bioindicatori nella valutazione di tossicità nei diversi ecosistemi».

«A questo livello preliminare – ci tiene a precisare la prof.ssa Anna Mastroberardino – i dati indicano un potenziale rischio per gli ecosistemi naturali del luogo, oltre che per la salute umana. Le soglie di tossicità misurate sono, infatti, paragonabili o addirittura inferiori alle concentrazioni dei contaminanti dell’area indagata e gli inquinanti possono entrare direttamente a contatto con i sistemi biologici dell’ambiente circostante, data la particolarità del territorio di ospitare rifiuti pericolosi spesso non coperti da suolo o altro materiale e incorporati nell’asfalto delle strade».

«Entrando direttamente a contatto con l’ambiente circostante, questi inquinanti possono essere trasportati dall’acqua, dall’aria, da specie migratorie e portati lontano da dove sono localizzati, entrando anche nella catena alimentare. Alle problematiche collegate al rischio chimico e a quello radiologico da esposizione e inalazione, si aggiungono, dunque, le molteplici implicazioni associate al possibile passaggio di radioisotopi dall’ambiente all’uomo attraverso la catena degli alimenti».

Di emergenze ambientali e sanitarie come delle figure professionali legate a questi aspetti se n’è discusso molto in un Congresso Nazionale tenutosi a Crotone nel novembre 2019 dal titolo: La protezione ambientale e sanitaria del territorio calabrese. Programmare la rinascita: il caso Crotone. L’evento ha permesso un confronto stimolante tra rappresentanti del mondo scientifico e sanitario, ordini professionali e rappresentanti istituzionali locali, ma non ha visto la partecipazione dell’Assessorato regionale competente della Giunta regionale dell’epoca.

Di queste esperienze di lavoro, ricerca e studio rimangono oggi delle immagini fotografiche che si trovano nel servizio, che mostrano il buon numero di ricercatori, tecnici e studenti interessati a tali problematiche ambientali mostrando preparazione, competenza professionale ed interesse per perseguire risultati per il bene della Calabria.

Conoscere il presente per un rilancio del lavoro di ricerca e disinquinamento dell’ambiente

Prima di entrare nel merito più specifico di questo importante lavoro di ricerca sull’inquinamento dell’ex area industriale di Crotone per conoscerne gli sviluppi rispetto al rapporto con il mondo politico regionale, dopo il periodo pandemico che ha rallentato di molto varie situazioni di gestione dei servizi sanitari, è il caso di approfondire la conoscenza della prof.ssa Anna Mastroberardino, professore associato presso il Dipartimento di Fisica dell’Unical. 

Dal 1998 si occupa di ricerca sperimentale nel campo delle particelle elementari, nei maggiori laboratori europei, Cern a Ginevra e Desy ad Amburgo. Grazie alle collaborazioni internazionali dei fisici dell’Unical, avviate dal Professore Giancarlo Susinno, di cui è stata allieva, ha partecipato alle ricerche che hanno portato, nel luglio 2012, alla scoperta del Bosone di Higgs, Nobel per la Fisica 2013.

Nel 2018 ha diretto il Master Universitario “Utilizzo delle radiazioni ionizzanti e radioprotezione all’Unical”, percorso che ha segnato l’avvio di una nuova attività di ricerca, tecnologica e multidisciplinare, negli ambiti della radioprotezione, delle scienze della vita e del monitoraggio ambientale. È autrice/coautrice di oltre 1200 pubblicazioni su riviste internazionali con referee, per un corrispondente Hirsch factor (H-index) di 127 (fonte Scopus).

«Con l’insediamento della nuova Giunta regionale, guidata dal Presidente, on. Roberto Occhiuto, i rapporti con il mondo della politica regionale sono ripartiti», ci dice la docente universitaria.

«Al di là di ciò che è accaduto nel passato, il piano delle bonifiche avviate nel Crotonese durerà a lungo e sarà accompagnato da molteplici aspetti critici e anche innovativi da considerare. Se, da una parte, la rimozione e movimentazione dei materiali contaminati, con possibile dispersione aerea di materiale radioattivo, rappresenta una situazione di rischio sanitario, da monitorare costantemente, dall’altra offre l’opportunità di un laboratorio a cielo aperto per la valutazione del rischio radiologico in condizioni sperimentali mai verificate e non riproducibili. Questo crea un’opportunità di formazione in campo per nuove figure professionali in grado di esportare l’esperienza, così acquisita, verso simili realtà territoriali afflitte da contaminazione».

«La problematica, oltre che di tipo sociale e sanitario, ha rilevanza anche scientifica. Continuare a ignorare le enormi potenzialità dei processi di bonifica, oltre che privare centinaia di migliaia di persone della possibilità di vivere in ambienti sicuri e salubri – è il pensiero della prof.ssa Anna Mastroberardino – comporta anche sprecare immani risorse a fronte del vantaggio, anche economico, rappresentato dal risanamento  di questi territori, per i quali non esiste, allo stato attuale, una proposta di riqualificazione e riuso». 

«In tutto ciò la ricerca scientifica può giocare un ruolo importante per rendere queste azioni di decontaminazione più mirate ed efficaci; mitigare gli effetti sanitari su popolazioni che continueranno a  vivere per anni in luoghi altamente inquinati e anche per immaginare la riqualificazione delle aree post-bonifica. Il coinvolgimento diretto in questi processi risponderebbe del resto alla missione originaria dell’Unical di attenzione verso un territorio così degradato e fragile».

Occorre creare un centro di ricerca specifico per restituire al patrimonio culturale mondiale uno dei siti storicamente e archeologicamente più rilevanti della Magna Graecia.

Dall’incontro con la prof.ssa Anna Mastroberardino scaturisce l’idea che il sostegno politico è inevitabile quanto necessario per dare incisività a queste ricerche tramite azioni mirate di finanziamento, che consentano l’avvio di attività sistematiche di studio per la sorveglianza epidemiologica nel territorio, verifiche in corso d’opera, diffusione dei risultati, dialogo con la comunità coinvolta e progettazione per il post-bonifica, in un contesto competente e senza conflitti di interesse. È quanto i ricercatori del dipartimento di Fisica dell’UniCal e dell’Arpacal chiedono al Presidente della Regione Calabria, on. Roberto Occhiuto.

«Sarebbe un beneficio collettivo se le operazioni di bonifica in corso – ci dichiara la prof.ssa Anna Mastroberardino – potessero ripartire con il piede giusto anche grazie agli strumenti specialistici messi a punto dai ricercatori del territorio, attraverso la creazione di un centro di alta formazione quale presidio permanente di controllo ambientale, riferimento per tutto il Mezzogiorno come polo di ricerca e di innovazione, nella duplice prospettiva del recupero e della fruizione delle aree disinquinate. È possibile immaginare oggi una ripresa esemplare proprio da queste aree, non a beneficio di chi le ha ridotte in questo stato, bensì per restituire al patrimonio culturale mondiale uno dei siti storicamente e archeologicamente più rilevanti della Magna Graecia». 

«Inserire in queste attività di recupero del territorio la creazione di un centro di ricerca  consentirebbe di rimettere al centro dello sviluppo l’industria culturale, rispettando la vocazione storica locale, così come la generazione di nuove professionalità, calibrate sulle necessità emergenti del settore, facendo della Regione un riferimento formativo per tutto il Sud». (fb)

Cinquefrondi accoglie gli studenti dell’Unical

Domani la città di Cinquefrondi accoglierà gli studenti dell’Università della Calabria che, accompagnati dal prof. Giancarlo Costabile, docente di Pedagogia dell’Antimafia Unical, saranno in visita per studiare da vicino La rigenerazione di Cinquefrondi.

Dopo l’accoglienza nella Sala Consiliare del Comune, gli studenti faranno una passeggiata per le vie di Cinquefrondi, con particolare interesse per il centro storico.

La visita proseguirà, poi, alla Villa Comunale e alle Mediateca, per poi concludersi con il pranzo al Parco Peppino Impastato. (rrc)

Nicola Gratteri e Antonio Nicaso all’Unical

di MARIACHIARA MONACOChe la giustizia abbia un volto rassicurante, lo hanno ben inteso i numerosi studenti, che nell’aula Solano dell’Università della Calabria, hanno accolto con striscioni, canti, e folti applausi, il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, ed il prof. Antonio Nicaso, giornalista e scrittore.

Uno spazio trasparente dove legittimità, democrazia, e confronto hanno rappresentato un unicum inimitabile ed emozionante, tanto da far trasparire una tenera commozione sul volto di tutti i presenti, e di chi, come il prof. Costabile, ogni giorno fa germogliare il seme dell’antimafia sugli sguardi attenti dei giovani.

Momenti che restituiscono speranza e dignità ad una terra da sempre martoriata da una patologia del potere, che è la ‘ndrangheta. Una holding economico finanziaria, che si è lasciata alle spalle coppola e lupara per indossare nuovi abiti, più sofisticati. Un’ascesa che, partita dai sequestri di persona negli anni ’70, non si è mai fermata, fino a saturare il mercato della cocaina, e da deciderne addirittura il prezzo. 

Fiumi d’oro, che non scorrono più soltanto ai piedi dell’Aspromonte, ma che si fanno largo in tutta Europa e non solo, grazie a vasti fenomeni di corruzione che, come un fazzoletto colmo d’acqua, ripulisce il denaro sporco di sangue per immetterlo nell’economia legale. Perché, regola fondamentale, si ricicla dove c’è ricchezza e dove ci sono sistemi giudiziari fragili.

«Le mafie fanno un tipo di riciclaggio molto semplice. Comprano hotel, ristoranti, pizzerie che sanno gestire, dopodiché ricorrono ai professionisti, quelli che portano i soldi all’estero e gli fanno fare tanti di quei giri che alla fine se ne perdono le tracce», afferma Gratteri, il quale, si è rivolto anche ai numerosi professionisti presenti: «È  il momento di smascherare i doppiogiochisti, è il momento delle scelte di campo».

Scegliere dunque da che parte stare, tra il bene ed il male, quasi a parafrasare uno dei film più importanti di Ettore Scola: Sceglieremo di essere felici o onesti?

Sceglieremo i soldi, il potere, oppure la libertà e la trasparenza? Una scelta ardua per i cuori impuri, perché, come affermava Lucky Luciano: Non esiste il denaro sporco, il denaro pulito, esiste solo il denaro.

Sta di fatto che si respira una notevole ipocrisia nel contrasto alle mafie, in tutto il mondo. Il professor Nicaso, si è soffermato sulla radicalizzazione delle ‘ndrine anche oltreoceano, riuscendo ad anticipare un fenomeno radicale come quello della globalizzazione. Prima negli Usa, poi in Canada e in Australia, la ‘ndrangheta con la sua mano invisibile gestisce affari in ogni angolo del globo grazie ad una impareggiabile violenza strategica e di relazione. Si tratta di un network criminale, che fa incrociare facilmente domanda e offerta, senza mai tralasciare le “novità”, ovvero le droghe sintetiche.

«Il problema è che parecchi paesi fanno finta di non vedere, minimizzano, dicono che la mafia è solo un problema italiano. Questo avviene perché probabilmente alle società economicamente avanzate i quattrini delle ‘ndrine fanno comodo», afferma.

Una mimesis, che secondo Gratteri, viene alimentata dall’inadeguatezza delle legislazioni di alcuni paesi: «Era il periodo in cui l’Isis si divertiva a passeggiare sui marciapiedi di Parigi, Bruxelles, Costa Azzurra per falcidiare le persone. Ebbene dopo aver individuato un integralista dell’Isis a Bruxelles, abbiamo dovuto aspettare le sei del mattino per fare irruzione in casa sua perché la legge belga vieta di entrare di notte a fare perquisizioni. Poi la norma è stata cambiata, ma solo con riferimento ai reati terroristici. E’ evidente che non c’è nessuna esigenza di sviluppare questo tipo di contrasto, in nome della privacy,  parola magica che spesso si mette davanti quando non si vogliono fare le cose».

Dunque una mafia invisibile, che l’Europa non riesce proprio a vedere, credendo, o volendo credere, che sia un fenomeno puramente italiano.

Si è continuato su questo filone, parlando anche di Ucraina, e dei guadagni che può trarne la criminalità: «Finita la guerra che fine faranno tutte le armi che l’Occidente sta mandando laggiù? La storia ci dice certamente che appena finito il conflitto la mafia siederà al tavolo della ricostruzione. Ma quello è il meno, il vero problema è la tracciabilità di queste armi. Altrimenti si ripete un copione già visto in ex Jugoslavia, quando la ‘ndrangheta andava in Bosnia ed in Montenegro a comprare pistole e fucili».

Ma qual è la ricetta per sradicare questo male incurabile?

«Non è possibile combattere le mafie se non si riesce a creare lavoro, e ad impedire che le forze migliori di una regione debbano andare lontano dai territori d’origine», risponde Gratteri, alla domanda di uno studente.

Parole che pesano, rivolte agli uomini e alle donne del domani, consapevoli delle terribili difficoltà che può partorire una terra, bella e dannata allo stesso tempo. Senza mai dimenticare però che, se un giorno proprio questa terra sarà bellissima, lo si dovrà a pilastri dell’antimafia, come il Procuratore Gratteri.

E a chi, prima di lui, nei difficili anni ’90 ha combattuto il fenomeno mafioso, come il giudice Giovanni Falcone, a 31 anni dalla strage di Capaci: «È ora di tornare ad una memoria attiva perché c’è chi dice no alle intercettazioni, al sequestro ostativo, alla legge Rognoni Latorre, insomma ad un impalcatura che ha permesso di ottenere grandi risultati», conclude Nicaso.

Risultati che devono rimanere impressi nella mente, senza sbiadirsi. Perché il volto della giustizia è temibile soltanto per coloro che si muovono nello spazio opaco della illegalità.

Per tutti gli altri invece, è totale libertà. (mm)

Elezione Rettore Unical, cresce il peso di studenti e personale

È un passo avanti, quello fatto dal rettore dell’Università della Calabria, Nicola Leone, che ha modificato lo Statuto per l’elezione del Rettore dell’Ateneo.

Nello specifico, è stato portato al 12% l’incidenza dei voti del personale e al 6% quello dei rappresentanti degli studenti, con approvazione in Senato all’unanimità di docenti e Pta. Ma non solo. Il peso del Pta crescerà anche in sede decisionale, dato che un componente del personale, per la prima volta, avrà posto garantito nel Consiglio di amministrazione dell’Unical, tra i 5 membri interni all’ateneo. Un’attenzione particolare verso il personale, che già il rettore aveva voluto attribuire, pur in assenza di obbligatorietà, nominando, per la prima volta dall’entrata in vigore della legge Gelmini, una dipendente nell’organo di amministrazione, nel febbraio del 2020.

Fermo restando il criterio secondo il quale tutti i consiglieri dovranno possedere una comprovata competenza in campo gestionale o una elevata qualificazione scientifica e culturale, sarà compito del Senato selezionare il componente del personale tecnico-amministrativo, che verrà poi designato dal Rettore.

Per quanto riguarda gli studenti, inoltre, è previsto l’ingresso nell’elettorato attivo anche dei componenti delle Commissioni paritetiche e dei rappresentanti dei Dottorandi, mostrando attenzione e conferendo rilievo elettorale anche a chi ricopre questo ruolo di crescente importanza.

«È un risultato di non poco conto, che assume un importante valore simbolico di attenzione verso queste categorie, un aumento del 20% sul peso attuale sia per il Personale tecnico-amministrativo che per gli studenti, – ha dichiarato il Rettore Nicola Leone – ancora più di rilievo se si considera che nel
panorama degli atenei italiani la situazione appare estremamente frastagliata, con minimi di voto pesato che, in alcuni casi, toccano il 4% o perfino il 2%, mentre in buona parte degli altri oscilla tra il 10% e il 15%».

«Questo incremento – ha spiegato Leone – unitamente all’inserimento del Pta in Consiglio di Amministrazione, vuole essere un riconoscimento al lavoro di quella parte di personale strutturato, non docente, che ogni giorno contribuisce in modo determinante al buon funzionamento dell’azione amministrativa e dei servizi, contribuendo al perseguimento della missione dell’Università, coadiuvando la componente docente nel raggiungimento di obiettivi di didattica, ricerca e terza missione».

Un discorso a parte merita la categoria dei ricercatori Rtda, un ruolo posto ad esaurimento dalla legge, che in alcuni atenei non ha addirittura alcun diritto di voto. L’Unical si propone di garantire loro tale facoltà, attribuendo ai ricercatori Rtda un voto ponderato con peso pari al 10%.

Infine, nelle modifiche allo Statuto, è stato anche stabilito che l’elezione del Rettore dell’Unical avverrà, da ora in poi, nel mese di settembre o, in caso di ballottaggio entro la prima metà di ottobre, per ridurre al minimo il tempo di “vacatio” sussistente tra l’elezione del nuovo Rettore e la sua presa di servizio (il 1° novembre), che nell’ultima tornata elettorale fu di ben 4 mesi. Una decisione che eviterà quella fase di rallentamento dell’azione politico-amministrativa dell’università, in cui il Rettore eletto non ha alcun potere amministrativo; mentre quello formalmente in carica non ha più peso politico, in attesa dell’insediamento del nuovo eletto. (rcs)

Mattarella apprezza il corso dell’Unical sull’intelligenza artificiale

di FRANCO BARTUCCIIl Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso vivo apprezzamento alla collana editoriale sull’Intelligence pubblicata dalla Rubbettino e dall’Università della Calabria. 

Il Capo dello Stato ha fatto pervenire in tal senso una lettera al direttore della collana Mario Caligiuri e all’editore Florindo Rubbettino. Avviata, nel 2009 con il volume “Intelligence e ‘ndrangheta”, la collana rappresenta la prima e finora più numerosa esperienza del settore, con testi dei più importanti studiosi italiani e con la valorizzazione dei lavori di ricerca degli studenti del Master in Intelligence dell’Università della Calabria, fondato, primo in Italia, nel 2007 su sollecitazione di Francesco Cossiga.

 Finora sono stati pubblicati 37 volumi, che affrontano il tema dell’intelligence in una prospettiva multidisciplinare, intesa come punto d’incontro dei saperi. Del Comitato scientifico della collana fanno parte Derrick De Kerckhove, Alberto Felice De Toni, Umberto Gori, Paolo Savona, Antonio Teti e Antonio Felice Uricchio

Al Salone del Libro di Torino ieri sono stati presentati i testi “Enrico Mattei e l’intelligence” curato da Mario Caligiuri che lo ha illustrato insieme con il giudice Vincenzo Calia e “Sorvegliata speciale. Le reti di condizionamento della Prima Repubblica” di Romano Benini e Vincenzo Scotti(fb)

Importante riconoscimento per la ricercatrice dell’Unical Nadia Penna

Un prestigioso riconoscimento per una ricercatrice dell’Unical. Nadia Penna, Dottore di Ricerca in Ingegneria Idraulica per l’Ambiente e il Territorio e Ricercatrice presso il Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università della Calabria, è stata eletta Membro della Commissione Tecnica di Idraulica Fluviale dell’International Association for Hydro-Environment Engineering and Research (Iahr). La Commissione è composta da dieci ricercatori di fama mondiale professionalmente attivi nel campo della ricerca e si interessa dello sviluppo delle nuove tematiche nel campo dell’idraulica fluviale (ovvero tutte le attività che riguardano i fiumi), nonché delle discipline ad essa collegate, quali la biologia, la geomorfologia, la meccanica dei terreni e l’oceanografia. Per capire l’importanza dei temi trattati basti pensare agli eventi avvenuti in Emilia Romagna, dove una corretta gestione dei corsi d’acqua avrebbe potuto evitare o almeno limitare i danni verificatisi sull’intero territorio regionale.

L’associazione Iahr, fondata nel 1935, è infatti un’organizzazione mondiale indipendente di ingegneri e specialisti del settore idraulico-ambientale e questa Commissione appena costituita, insieme a Nadia Penna, vede altri due italiani, Alessio Radice del Politecnico di Milano e Donatella Termini dell’Università di Palermo, che lavoreranno insieme a Colleghi provenienti da Stati Uniti, Cina, Belgio, Germania e Regno Unito.

Nadia Penna, autrice di numerosi articoli su riviste di rilevanza internazionale aveva giá vinto la 7a edizione del premio “Willi H. Hager Journal of Hydraulic Research Best Reviewer Award”, come miglior revisore della rivista Journal of Hydraulic Research nel periodo 2019-2020, premio conferito durante il 39th IAHR World Congress tenutosi a Granada a giugno 2022. (rcs)

Gli studenti di Scienze Aziendali dell’Unical alla Conferenza “L’Europa delle Competenze”

Gli studenti del Dipartimento di Scienze Aziendali e Giuridiche dell’Università della Calabria hanno partecipato alla conferenza L’Europa delle competenze, svoltasi nella sede del Parlamento Europeo a Roma.

Una occasione per sensibilizzare i cittadini, incoraggiare il dibattito e il dialogo a livello europeo e nazionale sull’anno europeo delle competenze e sull’importanza di costruire un ricco bagaglio di competenze, che rappresenta un elemento decisivo per cogliere le opportunità offerte dalla transizione verde e digitale e per la crescita delle competenze individuali e per l’economia in generale soprattutto nel Mezzogiono d’Italia.

Ed è in questa cornice che l’associazione culturale “Raffaele Baldassarre” in collaborazione con la rappresentanza del Parlamento europeo in Italia, ha organizzato la conferenza quale importante occasione di confronto con esponenti politici europei e nazionali in cui per l’occasione è stato presentato, tra l’altro, anche il primo premio Raffaele Baldassarre, un concorso per l’attribuzione di borse di studio per attività di tirocinio al Parlamento europeo per i laureati in Turismo dell’Università della Calabria e dell’Università del Salento.

L’Associazione istituita in memoria di “Raffaele Baldassarre”, giuslavorista e V. Presidente della Commissione Giuridica e membro della Commissione Affari sociali del Parlamento europeo, prematuramente scomparso, seguendo gli ideali ed i valori che ne hanno contraddistinto il percorso umano e politico, si propone l’obiettivo di coltivarne la memoria, stimolando una visione corretta di meritocrazia e premiando la virtù, il talento e la tenacia di quanti, con impegno e costanza, si distinguono nello studio e nella ricerca nel campo delle politiche europee e dello sviluppo locale.  Un percorso di attività per rafforzare il legame culturale tra i giovani e per diffondere la cultura europeista capace di generare crescita e nuove capacità soprattutto nelle Regioni del Mezzogiorno d’Italia.

Dopo i saluti di Carlo Corazza, Rappresentante in Italia del Parlamento Europeo, Francesco Baldassarre, Presidente Associazione Raffaele Baldassarre e Francesco Paolo Sisto, Vice Ministro della Giustizia del Governo Italiano, sono intervertenti i parlamentari europei Anna Cinzia Bonfrisco membro Commissione Affari Esteri, Paolo De Castro, membro Commissione per il Commercio Internazionale, Laura Ferrara membro Commissione per le Libertà Civili, Giustizia e Affari Interni, Simona Baldassarre, Assessore Cultura, Pari Opportunità, Politiche Giovanili della Regione Lazio, Roberto Marti Presidente Commissione Cultura, Patrimonio Culturale e Istruzione Pubblica del Senato della Repubblica, Licia Ronzulli, membro Commissione Affari Sociali e lavoro e della Delegazione Assemblea del Consiglio d’ Europa del Senato della Repubblica. Durante la conferenza sono arrivati anche i messaggi di saluto del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e del Presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto.  Charmain della conferenza il professore Peppino De Rose, docente universitario, coordinatore scientifico dell’Associazione Raffaele Baldassarre, già Consigliere politico agli affari europei del compianto onorevole Baldassarre. All’iniziativa ha partecipato una numerosa delegazione di studenti del Dipartimento di Scienze Aziendali e Giuridiche dell’Università della Calabria e rappresentanti del mondo istituzionale, politico, imprenditoriale e associativo che hanno ricordato il valore umano e politico dell’on. Baldassarre. (rrm)

L’Unical e lo studio del crollo dei Ponti come quello di Longobucco

di FRANCO BARTUCCI – Proseguono le polemiche sul ponte di Longobucco, crollato in seguito alla piena del fiume Trionto, con il disinteresse totale da parte dei parlamentari della Camera che respingono una mozione presentata dall’on. Vittoria Baldino del Movimento Cinque Stelle che chiedeva l’immediata messa in sicurezza della struttura; mentre è stata approvata una mozione  del deputato Domenico Frugiuele della Lega che ha chiesto ed ottenuto il monitoraggio del viadotto da parte dell’Anas. 

Sui ponti come sui temi della difesa del suolo e dell’inquinamento in Calabria – e non solo – esiste da oltre quarant’anni una scuola che ne traccia gli aspetti scientifici e le ricadute tecniche dando utili indicazioni che potrebbero interessare tecnici, studiosi e politici. È il caso del Convegno annuale sulle Tecniche per la difesa del suolo e dall’inquinamento, che attualmente reca il titolo inglese “Italian Conference on Integrated River Basin Management (ICIRBM)”. Il Convegno fu concepito all’inizio come un Corso di Aggiornamento.

Istituito nel 1980 dal professore Giuseppe Frega, all’epoca ordinario di Acquedotti e Fognature e poi direttore del Dipartimento di Difesa del Suolo e successivamente Rettore dell’Università della Calabria, che fu affiancato nell’organizzazione e nella direzione  dal prof. Francesco Macchione, attualmente Ordinario di Costruzioni Idrauliche, nonché responsabile scientifico del Laboratorio LaMPIT (Laboratorio di Modellistica numerica per la Protezione Idraulica del Territorio) dell’Università della Calabria.

Al Convegno partecipano gli studiosi che in Italia fanno ricerca nel vasto ambito della difesa del suolo.

Lo stesso prof. Francesco Macchione ci fa notare che nell’ultima edizione del Corso, che si è svolta nel 2022, è stata dedicata grande attenzione all’argomento sulle intersezioni tra i ponti e i corsi d’acqua.

All’interno del Gruppo Italiano di Idraulica, un folto numero di ricercatori sta collaborando per poter redigere delle linee guida che possano mettere i tecnici nelle condizioni migliori per l’approfondimento degli aspetti idraulici che necessariamente devono essere tenuti in conto nella progettazione di queste strutture. Infatti è da tener presente che la gran parte dei crolli dei ponti è dovuta a fenomeni idraulici. In Italia in 12 anni 72 ponti sono crollati per cause legate all’acqua.

Occorre che la normativa italiana sulla progettazione dei ponti, molto attenta e articolata per ciò che riguarda gli aspetti strutturali, lo sia anche per gli aspetti idrologici ed idraulici. 

«Nel Convegno quarantasette co-autori provenienti da 22 Università italiane e straniere – ci tiene a sottolineare il prof. Francesco Macchione – hanno presentato i risultati in progress in relazioni specifiche che hanno riguardato la valutazione delle portate di progetto, la modellazione idraulica per l’analisi della vulnerabilità dei ponti, la formazione di ostruzioni ai ponti da parte di materiale legnoso, i casi dei ponti che attraversano corsi d’acqua minori con elevato trasporto di sedimenti, le opere di protezione dei ponti dai fenomeni erosivi, il confronto tra i protocolli per la valutazione della  vulnerabilità idraulica in uso in Italia, Regno Unito e Francia. Non è mancata infine la presentazione di alcuni casi di studio».

Una annotazione utile per chi è interessato, sia tecnici che politici, ad approfondire e conoscere bene questi aspetti ed argomenti legati alla difesa del territorio, è la possibilità che sarà data a breve di consultare sul sito web del Convegno ICIRBM gli Atti, che sono stati pubblicati a partire dal 1980, per un totale di 43  Volumi,  nella Collana “Technologies for Integrated River Basin Management – Tecniche per la Difesa del Suolo e dall’Inquinamento”, sotto la direzione dei professori Giuseppe Frega e Francesco Macchione, EdiBios (Cosenza). (fb)