Orgoglio Tropea: al via la grande scommessa per farne la capitale italiana della cultura 2021

di MARIA CRISTINA GULLÍ – Sono 44 le città italiane che ambiscono al prestigioso titolo di “Capitale italiana della Cultura” e tra queste ce n’è una che riempie d’orgoglio i calabresi, Tropea. Non ha bisogno di presentazioni questa perla del Tirreno, conosciuta in tutto il mondo, simbolo di un turismo di valenza internazionale, meravigliosa realtà in un territorio che sogna da anni di smettere di essere la Cenerentola d’Italia, il Vibonese. La candidatura di Tropea, per questo motivo, dev’essere valutata con un un occhio attento da parte delle istituzioni calabresi perché il suo modello può diventare un grande volano di sviluppo per tutto il territorio e non solo, ma per l’intera regione, in termini di promozione sia culturale che turistica.

Come funziona questo singolare concorso che s’ispira, ovviamente, al modello di Città europea della cultura, per contraddistinguere un luogo identitario di progresso culturale e condivisione di arte e di ogni altra espressione di cultura e conoscenza. La cultura, non dimentichiamolo mai, in Calabria è l’unica vera arma contro il degrado, contro la mafia, unico antidoto per formare le generazioni al rispetto della legalità e del vivere insieme, nel rifiuto delle consorterie e del malaffare. Se la ‘ndrangheta e la delinquenza organizzata trovano terreno fertile nell’ignoranza e nell’incultura, promuovendo modelli e lusinghe per i giovani che abbandonano gli studi e non trovano sbocchi occupazionali, la cultura è il punto di forza per dare ossigeno e vitalità alle nuove generazioni che vogliono crescere in una terra sana e libera da condizionamenti, quale potrebbe diventare la nostra Calabria. Ovvero quella che sarà se, finalmente, i nostri governanti smetteranno di fare annunci e proclami e passeranno a una politica del fare che metta al primo posto le risorse inestimabili (e naturali) che questa terra possiede: un giacimento culturale unico e straordinario, da cui estrarre occupazione e sviluppo. Il turismo culturale, quello religioso, valgono molto di più del turismo balneare o sciistico che si concentra in pochi mesi dell’anno. In Calabria il turismo può contare su nove mesi di opportunità (senza esagerare e dire che si può pensare a una stagionalità che copra tutto l’anno) ma, in concreto, fino ad oggi la cecità dei nostri governanti, locali, regionali e nazionali, ha di fatto reso difficile se non impossibile sfruttare la mitezza del clima, unita alle meraviglie paesaggistiche e naturali, ai tesori archeologici dentro musei ai più sconosciuti e in tantissime aree all’aperto, spesso abbandonate alle intemperie metereologiche (vedi Sibari), che invece meriterebbero file lunghissime di visitatori.

La cultura è anche questo, non solo voglia di sapere e piacere di condividere conoscenza, approfondendo usi, costumi, tradizioni, teatro, musica, balletto, lettere e arti, che poi formeranno i ragazzi nel percorso che va dall’adolescenza all’età del lavoro: c’è questa domanda, eccezionale, di cultura da parte dei giovani calabresi che affollano le nostre straordinarie ed eccellenti università, ma poi vanno a spendere altrove le competenze acquisite, perché nessuno, nella loro terra, offre la pur minima opportunità di utilizzare capacità e ingegno. Perché i calabresi nel mondo conquistano abitualmente posizioni di grande rilievo in ogni campo? Perché sono preparati e hanno una carica in più, quel senso di appartenenza che stimola l’orgoglio della loro “calabresità” e fa capire che lo sforzo per crescere e affermarsi altrove richiede un impegno ben più gravoso. Sarebbero diventati importanti i tanti scienziati, i letterati, gli uomini di cultura e delle istituzioni che si sono distinti in ogni parte del mondo se fossero rimasti in Calabria? La risposta – facile – sarebbe no, invece è bello credere che, ferma restando la necessaria esperienza da maturare al di fuori del territorio di origine, se ci fosse stata la possibilità sarebbero tornati a donare le loro competenze a una terra che da madre si rivela, ancora oggi, matrigna verso figli che l’amano a dismisura, ancor di più quando vanno lontano.

Questa è la grande scommessa che i calabresi con Tropea, aspirante capitale italiana della cultura per il 2021, devono impegnarsi a vincere. La documentazione richiesta dal Mibact dev’essere presentata entro il 2 marzo e richiede l’intervento ai massimi e più autorevoli livelli perché sia ineccepibile. Non è in palio soltanto il milione di euro che il ministero destina alla città vincitrice, ma l’opportunità di fregiarsi di un titolo da spendere adeguatamente per dimostrare che Vibo, il Vibonese, la Calabria non sono da ultimi in classifica. Lo step successivo sarà il 30 aprile con la scelta – sulla base della documentazione presentata – delle dieci città finaliste, tra le quali il 10 giugno sarà indicata la Città italiana della Cultura del 2021. Quest’anno tocca a Parma, meravigliosa città d’arte, ma volete mettere quello che hanno da offrire Tropea e l’intera Calabria? (mcg)

La metamorfosi di Jole Santelli, “ape regina”.
E il futuro presidente della Regione sarà donna

di SANTO STRATI – A meno di un improbabile miracolo dell’ultimo minuto, il futuro presidente della Regione Calabria sarà una donna: Jole Santelli, candidata del centro-destra, già deputata da cinque legislature al Parlamento, ex vicesindaco di Cosenza, avvocato, sente di avere la vittoria in tasca. A suo favore giocano le sei liste che supportano la candidatura, dove figurano grandi portatori di voti, e a Pippo Callipo, pur se in rimonta, manca il tempo necessario di colmare il divario di dieci punti che – secondo le ultime stime – lo danno dietro alla Santelli. Neanche gli appelli dell’imprenditore agli elettori di Carlo Tansi e Francesco Aiello (da quest’ultimo sdegnosamente rinviati al mittente) di non “sprecare” il voto a favore di Salvini crediamo sortiranno effetti. È comunque pensabile che entrambi gli “indipendenti” di questa consultazione avranno difficoltà a raggiungere la percentuale richiesta per entrare in Consiglio: è evidente, a questo punto, che i voti “dispersi” destinati ai 5 Stelle e a Tansi aumentino il distacco tra Callipo e la Santelli. C’è, però, l’incognita degli astenuti e qui potrebbe avvenire il “miracolo” che Antonino De Masi, imprenditore antimafia, mentore e primo sostenitore di Callipo, non si rassegna ad invocare, sperando che «i calabresi che ragionano – ha detto a Calabria.Live – capiscano la posta che c’è in gioco. Come fanno i calabresi a votare per Salvini?».

«Cu pensi ca vinci, Joli o Callipo?»: in un caffè sulla statale 18, poco prima di Lamezia, gli avventori, con la Gazzetta del Sud in mano parlano di elezioni. Colpisce che usino il nome (Jole) per la candidata cosentina e il cognome per l’imprenditore di Pizzo: è un segnale che anche il “genere” giocherà a favore della Santelli. È naturale chiamarla per nome, come fosse la vicina di casa, una conoscente, mentre per il capitano d’impresa regge il “rispetto” che si deve a chi è a capo di un’azienda. La Santelli, in passato, non ha, probabilmente, considerato quanto sia importante il discorso della parità di genere: oggi se ne rende conto. Da una donna tutti si aspettano molto di più che da un uomo, alla donna addebitano fragilità e insicurezza per poi ricredersi di fronte a determinazione e successo. La Santelli si trova, quindi, anche in questo vantaggio/svantaggio a giocarsi un ruolo inedito per la politica regionale: la prima donna Presidente, una governatrice che dovrà mostrare di essere più capace di altri. E gli esempi non mancano, a partire proprio dal sindaco della città che ospita l’evento bagno-di-folla della Santelli, Maria Lìmardo, una donna che sta mostrando carattere e determinazione per “rigenerare” il tessuto urbano e culturale di Vibo, e che ha introdotto la candidata con un entusiasmo coinvolgente quanto sincero. È in gioco non solo l’elezione del Governatore, ma il futuro di Forza Italia: una grande affermazione che ridimensioni la spinta leghista darebbe ossigeno a livello nazionale ad un partito quasi agonizzante (tranne che in Calabria). E questo Berlusconi lo deve aver capito bene.

Passione Calabria: la Santelli non nasconde il suo grande amore per la politica, ma soprattutto verso la propria terra: su questo leitmotiv si è tenuta questa pre-incoronazione della candidata cosentina. A Vibo Marina, in un Hotel 501 tornato splendidamente a nuova vita, con un affollamento che ha fatto ricordare le adunate oceaniche dei tempi della DC. Una massa incredibile di sostenitori, curiosi e attempati forzisti, quest’ultimi a ritrovare l’orgoglio perduto in questi anni, ha riempito tutto l’albergo, non solo la grande sala predisposta per l’incontro. La regia dell’evento, a cura del sen. Peppe Mangialavori, è stata impeccabile, con un parterre di ospiti a sottolineare quanto conti la Calabria per Berlusconi e Forza Italia. Mentre tutti gli occhi sono puntati sul risultato dell’Emilia, la Calabria gioca il ruolo di attrice non protagonista in quest’oscar della politica regionale che potrebbe dare l’avviso di sfratto al Governo. C’erano la sen. Licia Ronzulli, fedelissima dell’ex-Cavaliere, e l’eurodeputato Fulvio Martusciello, i deputata Wanda Ferro (FdI), Francesco Cannizzaro (FI) e Domenico Furgiuele (Lega) e tanti ex ma ancora importanti personaggi del mondo politico calabrese (Franco Talarico, Mario Tassone) a dare man forte alla celebrazione anticipata della “vittoria” al femminile.

Jole Santelli, senza voce («colpa dei comizi all’aperto») si concede senza tregua ai giornalisti e alle troupes televisive. Con Calabria.Live parla volentieri, ma non si possono fare interviste “ragionate” a dieci giorni dalle elezioni e a pochi minuti dall’evento che deve proclamarla, in un  anticipo beneaugurante, prossima governatrice. Non vuol dire di programmi né di squadra e conferma che si muoverà in piena autonomia: «Salvini vuole l’assessorato all’Agricoltura? Lo dice nei comizi, con me non ne ha parlato». «Quanto di rosa ci sarà nella prossima giunta: lo vedremo». «Gli obiettivi dei primi 100 giorni?: non ci saranno i 100 giorni, ci metteremo al lavoro su un progetto di lungo respiro, fuori della logica dei provvedimenti “civetta”». Lavoro, lavoro, lavoro, ma anche sanità, turismo, agricoltura e soprattutto reputazione. Su quest’ultimo punto, per correttezza occorre segnalare che l’ex candidato del Movimento La Calabria che vogliamo Giuseppe Nucera aveva in progetto proprio un assessorato alla Reputazione: la Santelli farà tesoro di questo suggerimento? «Racconteremo – dice l’on. Santelli – di una Calabria che non è solo cronaca nera, ma è bellissima, con tre Parchi, da Gambarie si scia guardando il mare, le sue meravigliose spiagge, le chiese, i monumenti, i tesori inestimabili della Magna Grecia». Una Calabria da amare, come recita il claim del video promozionale che introduce i  suoi incontri con gli elettori.

Ricordiamo Jole Santelli in Parlamento con i suoi agguerriti interventi, dove ha sempre mostrato determinazione e carattere. In questa campagna elettorale, che la vede “ape regina”, appare invece pacata, tranquilla, generosamente disponibile a dispensare – com’è ovvio in casi del genere – baci e abbracci: a suo favore, per la verità, bisogna osservare che è senza spocchia, non mostra spavalderia, pur sicura della vittoria, tenendo nascosti i suoi lati migliori di un carattere deciso e marcato da forte determinazione. Una donna con le palle, riconoscono gli avversari, che però dovrà mostrare di avere davvero gli attributi nel momento in cui, il 27 gennaio, i giochi saranno conclusi, e – se vincitrice – dovrà formare una squadra di tutto rispetto in grado di rivoltare la Regione come un calzino.

La candidata Santelli usa sempre il “noi”, ma non è un plurale maiestatis, ma un autentico sentire della necessità di fare squadra. Sarà difficile mettere insieme le tante anime della destra che, per evitare il suicidio, ha intelligentemente deciso di unire le forze in una coalizione dove c’è, di fatto, un braccio di ferro tra i moderati e i sovranisti e gli ultraleghisti nel segno di Salvini. Come già detto in altre occasioni, la vera sfida sarà tra le formazioni: capire il peso specifico che ciascuna lista saprà esprimere. Quale caratterizzazione avrà la nuova squadra di governo regionale? Moderata o sovranista? Le avvisaglie delle schermaglie in arrivo nel centro-destra già la notte del 26 si cominciano ad avvertire e minacciano tempesta. Sempre che non succeda il miracolo che Callipo e i suoi contano, fino all’ultimo minuto, di vedere realizzato. (s)

Callipo in rimonta toglie voti a Tansi e Aiello. La destra non lo teme, ma i giochi sono aperti

di SANTO STRATI – È una strana, insolita, campagna elettorale questa che i calabresi stanno vivendo: è cambiato tutto, prevalgono i social nella comunicazione, ma la strategia vincente rimane il vecchio collaudato contatto vis-a-vis che sta portando insperati risultati soprattutto a Callipo che registra una continua crescita di consenso. Secondo il parere di vecchi “lupi” della politica, si deciderà tutto negli ultimi tre-quattro giorni, intanto, però, si continua a mettere a confronto sondaggi di dubbia validità che hanno certamente il potere di sviare l’elettorato, che già di per sé ha mille buoni motivi per sentirsi disorientato e confuso.

Partiamo da Pippo Callipo. C’è una evidente rimonta dell’industriale di Pizzo Calabro: i segnali che arrivano indicano incrementi di consenso che si mostrano costanti e continui. Frutto, quasi certamente, della campagna indovinata che lo mette di fronte e a contatto con i calabresi di ogni estrazione: professionisti, pescatori, artigiani, laureati senza occupazione, disoccupati cronici, donne impegnate in ruoli non adeguati alla loro preparazione, percettori (delusi) del reddito di cittadinanza, sottoccupati. Una eterogenea massa di elettorato che ascolta, senza farsi incantare, domanda delucidazioni, chiede di saperne di più sui progetti e sui programmi. È un segnale che va tenuto nella giusta considerazione e che, indubbiamente, lascia immaginare (ma ci sono sondaggi riservati che lo confermerebbero) una rimonta su cui pochi avrebbero scommesso.

Anche Callipo, naturalmente, sconta l’handicap del poco tempo a disposizione e nonostante i suoi giovanili 73 anni, miracoli di ubiquità non riesce a farne. Ed è una disdetta perché – lo ha capito molto bene Callipo – se avesse solo un po’ più di tempo per incontrare gli elettori calabresi, molti sarebbero conquistati dalla naturale simpatia e dall’umiltà che solo i capi sanno mostrare senza vergognarsene. Molti elettori che negli anni passati hanno disertato le urne si lascerebbero sedurre da questo “anziano” candidato, un po’ sognatore, un po’ scapigliato, un po’ decisionista. «Un imprenditore dal volto umano – lo ha definito lo storico reggino Pasquale Amato  – sinceramente innamorato della sua terra»: basta questo profilo per farsi eleggere governatore? No, non basta, soprattutto quando si scopre che la crescita di consenso di Callipo è tutta ai danni dei due indipendenti di questa confusa campagna elettorale: Carlo Tansi, ex capo della Protezione Civile in Calabria, e il prof. Francesco Aiello, un torinese (dalle certe origini cosentine, almeno per il cognome) apprezzato economista all’Unical, lanciatosi con orgoglio e convinzione in questa competizione. I due “autonomi” (in realtà solo Tansi corre da solo, senza partiti alle spalle e con tre liste che non sono peraltro presenti in tutt’e tre le circoscrizioni) hanno capito che devono competere per raggiungere almeno la percentuale minima richiesta  (4% per la singola lista o 8% per le coalizioni), per non correre il rischio di non avere poi nemmeno un rappresentante in Consiglio regionale. Anche per loro la tirannia del tempo troppo breve provocherà, probabilmente, un inevitabile disastro.

Si aggiunga, inoltre, il dragaggio di consensi da parte di Callipo e la frittata è pressoché annunciata. Con una differenza non da poco: Tansi incarna il cavaliere solitario che combatte i partiti e ha un bel coraggio a sfidare un territorio abituato ai vecchi riti del comparaggio e del voto espresso più per vicinanza o amicizia che per convinzione o ideologia. La sua popolarità è cresciuta parecchio da quando ha annunciato di scendere in campo, ma non risulterà, probabilmente, sufficiente a raccogliere il consenso necessario. Aiello, invece, ha un “partito” alle spalle (così lui ha definito il Movimento 5 Stelle a Calabria.Live) ma si ritrova quasi tradito a metà da presunti sostenitori che, alla fine – e ci auguriamo vivamente di essere in torto – non lo sosterranno proprio. A chi andranno i voti del fuoco amico? Non certo alla destra, forse a Callipo, o – drammaticamente – andranno a far crescere il numero degli astenuti.

In questo contesto, dove i sondaggi sembra vogliano “accontentare” ogni committente, il centro-destra si mette a lucido, convintissimo di avere la vittoria già in tasca. C’è, decisamente, un elemento a favore di questo convincimento: ci sono sei liste contro le tre di Callipo, con una serie di candidati che più volte sono stati indicati come “mister preferenze”, ovvero hanno un bagaglio storico di voti fidelizzati che difficilmente cambieranno percorso. Certo, alcuni cambi di casacca disorientano gli elettori, e non è detto che raccolgano sul fronte opposto i consensi contabilizzati in passato su liste opposte. La politica offre anche queste incognite. Quindi, è d’obbligo la prudenza anche in casa del centro-destra, in attesa degli ultimi tre-quattro giorni, quando potrà davvero capitare ancora di tutto, almeno nel confronto diretto tra Jole Santelli e Pippo Callipo. Nessuno avrebbe scommesso, qualche settimana fa, su Mario Occhiuto che sostiene e fa campagna per l’ex-traditrice, ma tutto ciò fa parte del gioco della politica: le alleanze si chiudono, si riaprono, s’inventano ove necessario, quando l’obiettivo comune diventa prioritario.

Per questo le incognite di questa consultazione sono più numerose che in passato. Se la coalizione di destra prevede ottimisticamente un distacco di almeno dieci punti da Callipo, il numero degli indecisi e degli astenuti che non si astengono più potrebbe capovolgere ogni previsione, considerato che la volta passata, nel 2014, non votò circa il 55% degli aventi diritto. E non dimentichiamoci che la destra dovrà fare i conti, in caso di vittoria, del peso che ogni lista avrà espresso in termini di consensi. Si tenga conto che a sfavore dei candidati gioca anche l’impossibilità del voto disgiunto che avrebbe potuto rivelarsi un boomerang per qualcuno e l’arma vincente per altri.

Gli elettori avranno una scheda con 14 simboli (nelle circoscrizioni Nord e Centro) e 13 simboli in quella Sud e potranno votare o per il singolo candidato presidente (una croce sul nome dell’aspirante governatore darà il voto anche alla coalizione) oppure potrà scegliere di selezionare una lista indicando una preferenza nominativa per il consigliere che si vorrebbe in Consiglio regionale: il voto varrà per l’elezione del presidente, ma esprimerà anche la scelta univoca dell’elettore. A questo punto, visti i distinguo che sono già partiti all’interno della coalizione di centro-destra, si capirà quanto i calabresi amino Salvini e la Lega e quanto vale ogni singolo gruppo all’interno della coalizione. In poche parole, i calabresi che voteranno a destra dovranno dire se preferiscono il  centro moderato o quello ultraconservatore e sovranista (FdI), o quello a trazione leghista. E scusate se è poco.

Diversamente, l’elettore di sinistra dovrà scegliere tra l’innovazione del movimento Io resto in Calabria, capitanato da Callipo, o riconfermare il cosiddetto “usato sicuro” che ha, in parte, governato la Regione. In entrambi i casi i calabresi esprimeranno l’orientamento che più li convince: liberi di scegliere il proprio futuro, non mancando di andare ai seggi. (s)

I “distinguo” di Antonio Tajani sui sovranisti. Jole Santelli esalta a Reggio l’ala dei moderati

di SANTO STRATI – A metà voce, dopo altri due incontri con candidati ed elettori a Rende e Catanzaro, ma non per questo meno determinata a riaffermare la rivoluzione “rosa” che la sua candidatura vuole portare in Consiglio regionale: Jole Santelli ieri sera a Reggio mostra il suo piglio abituale e si prende la scena. Del resto è la protagonista, la guest star di queste singolari elezioni che si sono trasformate in una corsa contro il tempo. Troppo poco quello a disposizione per marcare il territorio (e questo vale per tutti i candidati), e troppo quello sprecato (almeno dal centro destra) per accogliere i desiderata di Salvini che puntava a dimostrare che era sua l’ultima parola. Così è stato, ma la sua ultima parola sul candidato presidente (inutile qui ricordare il niet irremovibile contro Mario Occhiuto, per compiacere l’ala gentiliana di Forza Italia) rischia di portargli qualche sorpresa non proprio dolce. L’altro ieri a Botricello ha mostrato di gustare la nduja (come ha fatto col grana in Emilia) per continuare la commedia piaciona del leader amato dal popolo, ma non si è ancora reso conto che la Lega in Calabria difficilmente può attecchire, così come la vocazione sovranista della Meloni potrebbe trovare qualche intoppo, nonostante l’avanzata trionfale dei fratelli di Giorgia.

A sottolineare la “diversità” in questa destra unita per vincere, ma diseguale per obiettivi finali e concezione politica ci ha pensato l’ex presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, da due giorni in Calabria in tour con la Santelli. Tajani è da 25 anni con Forza Italia e ha voluto ribadire la natura moderata del centro destra espresso da Forza Italia. Senza prendere le distanze, ovviamente, dai due “scomodi” alleati – siamo in campagna elettorale, figuriamoci se si può provocare un incidente diplomatico – Tajani ha voluto indicare chiaramente il distinguo del voto che gli elettori vorranno riservare a Forza Italia. Nessun sovranismo, nessuna spinta ultraconservatrice: da quando è nata Forza Italia – ha detto Tajani – abbiamo mostrato la nostra natura moderata, quella del centro senza il quale non si governa, senza il quale è difficile mettere insieme le tante anime contrapposte dell’Italia politica. Che è poi quanto andiamo dicendo da diverse settimane su queste colonne: il voto del 26 gennaio servirà a capire se la Calabria (ma sarà un segnale importante per l’Italia) vira bruscamente a destra o se, invece, viene fatta prevalere la scelta del centro moderato. Un centro in cui possano riconoscersi non solo i calabresi – ha sottolineato Tajani – ma l’Italia tutta. Con in più l’impegno di far tornare in primo piano la questione meridionale, individuando i problemi e le relative soluzioni, impostando una politica industriale che tenga conto del territorio e delle sue specificità, con particolare attenzione al comparto agro-alimentare. E con l’occhio alla Zes di Gioia Tauro che, allo stato attuale, esclude dalle agevolazioni molte aziende manufatturiere. E Gioia Tauro dove andrà realizzata – anche a costo di assediare il ministero delle Infrastrutture, hanno minacciato i tre parlamentari calabresi al tavolo della candidata – quel pezzo di linea ferrata che impedisce di fatto l’intermodalità del porto. Una follia che da anni non trova la soluzione più ovvia e molto meno complicata di quanto si è fatto fino ad oggi immaginare: basta mettere a un tavolo gli attori del Porto e si può trovare l’intesa che sblocchi la mancata connessione ferroviaria.

L’ex presidente del Parlamento Europeo ha parlato da consumato oratore di cose politiche, ma ha tradito l’emozione visibilmente sincera di un attaccamento speciale a questa terra. Ha voluto ricordare le centinaia di professionisti, scienziati, medici calabresi che hanno fatto la fortuna del Nord, senza trascurare il tributo di lavoro in condizioni spesso molto disagiate pagato dai lavoratori meridionali (in gran parte calabresi) emigrati nelle fabbriche del Nord, come la Fiat, o nelle miniere del Belgio, come Marcinelle. «È tempo di invertire la rotta e di creare le condizioni ideali per far restare i giovani nella propria terra e favorire il rientro di chi è andato via».

A parole lo dicono tutti, lo hanno detto anche Tajani e la Santelli, ma la realtà si scontra con l’incapacità di assumere e portare a compimento i progetti, in modo efficace, senza i ritardi della folle burocrazia che annienta ogni iniziativa e contro il familismo che premia non la capacità ma l’amicizia e le parentele.

Su questo è stata molto chiara anche la candidata presidente Santelli (la cui intervista video abbiamo dovuto rinviare per mancanza di voce e di tempo) che ha tenuto a precisare di essere indipendente dalle logiche fino ad oggi applicate a Germaneto e non essere disponibile a subire “ricatti” tipici dei governi regionali precedenti. Questo, se sarà eletta governatrice, saremo tra i primi a verificarlo per darne conto ai calabresi.

Come c’era da aspettarsi, nessun accenno al programma (metterà in pratica quello accuratissimo di Mario Occhiuto, su cui aveva anche dato il suo contributo?) e, soprattutto, nessun riferimento agli avversari. La campagna elettorale va condotta con molto fair play e senza insulti e qui a Santelli ha mostrato di aver capito tutto, non foss’altro perché quattro legislature alle spalle qualcosa le hanno pure lasciato in dote. Sani principi e classiche enunciazioni, con il conforto di tre parlamentari reggini. il sen. Marco Siclari, artefice di questo incontro dell’ultimo minuto, e i deputati Maria Tripodi e Francesco Cannizzaro, che hanno confessato di aver lavorato sulle liste anche il giorno di Natale.

Il tema centrale della serata è stato comunque quello della sanità, cavallo di battaglia di Siclari, e futuro anello di forza/debolezza della prossima consiliatura. Il turismo sanitario – ha detto la Santelli – dovrà finire, i calabresi devono potersi curare in casa propria. Contro dieci anni di commissariamento e nomine sospette si preannuncia una forte epurazione, qualora vinca la destra della Santelli: professionisti preparati e competenze premiate, secondo il progetto del centro-destra calabrese che si presenta il 26 gennaio, con il legittimo dubbio del peso che ciascuna delle sei liste registrerà col voto. Tajani e i candidati presenti all’Hotel E di Reggio sono convinti di portare a casa il risultato con la coalizione. Poi si vedrà chi conta e quanto. Auguri! (s)

Primi sondaggi: Jole Santelli prevale di poco, ma Callipo la sorpassa in popolarità e fiducia

di SANTO STRATI – Se credete ai sondaggi (che qualche volta ci azzeccano pure) va tenuto in seria considerazione quello della System Data commissionato dal Quotidiano del Sud e pubblicato oggi dal giornale calabrese. Secondo i dati, la differenza tra la Santelli (centro-destra) e Callipo (area dem) è giusto di qualche punto, mentre gli altri due contendenti (Aiello, 5Stelle e Tansi, Tesoro di Calabria) sono rispettivamente tra l’8 e il 12% per l’esponente grillino e il 15-19% per l’ex capo della protezione civile calabrese. Per la cronaca, i numeri della Santelli – secondo questo sondaggio – si posizionano tra il 35-39% contro il 33-37% di Callipo. Diversa la situazione sul fronte della popolarità e della fiducia: Callipo sopravanza in entrambe le indicazioni: 77% contro il 65,2 come popolarità e addirittura raddoppia nell’ambito della fiducia: 47,9% contro il 24,2. L’indagine è stata fatta su un campione di 1158 aventi diritti al voto estratti casualmente dalle liste elettorali, con tecnica CATI, quindi ha un suo apprezzabile rigore scientifico, nella valutazione delle intenzioni di voto, ovviamente, che si vuol dare a un sondaggio a 15 giorni dalle consultazioni.

Abbiamo assistito, anche di recente, in tv, a clamorose sconfessioni nelle previsioni e la spiegazione è abbastanza semplice: la scarsa sincerità degli intervistati, che non sempre dichiarano effettivamente quello che in realtà pensano quando c’è ancora qualche settimana davanti alle elezioni. Negli exit poll è diverso, perché si chiede di ripetere il voto (fuori delle urne) per soli fini di sondaggio.

Se permettete la franchezza, questo genere di sondaggi non ci hanno mai convinto, pur nella consapevolezza che la statistica è una cosa molto seria. Men che meno ci convincono in questo caso, conoscendo i calabresi e la Calabria. Ma non è questo il punto. La nostra regione ha bisogno di una svolta in termini di innovazione e di cambiamento: in qualunque schieramento c’è un bel pò di aspirazione all’innovazione, ma insieme c’è il cosiddetto “usato sicuro” che fa fine e non impegna, ma soprattutto porta voti. La vera sfida, se vogliamo, viene dalla lista civica di Carlo Tansi, che però tradisce la frettolosità delle scelte e la troppa “incompetenza” di numerosi candidati, che non hanno e non hanno avuto il tempo di far conoscere idee e progetti, e la lista del prof. Francesco Aiello, “indipendente” grillino che si trova a combattere una guerra fratricida al suo interno. Il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra (che sosteneva la necessità di non presentarsi a queste elezioni) ha dichiarato pubblicamente che se ne tiene fuori. La metà dei pentastellati che hanno votato contro la scelta di Aiello – senza dichiararlo – sono pronti al “fuoco amico” e anche per il docente torinese il tempo gioca a suo sfavore.

Callipo insiste sulla sua autonomia dal Partito democratico e sulla totale libertà di scelta sulla squadra che, ove venisse eletto, andrà a formare: temiamo che l’ottimismo dell’imprenditore vibonese non tenga conto delle tante anime che popolano l’area dem, in grado di scatenare, se necessario, anche qui un fuoco amico che diventerà suicidio assistito, salvo ad avere garantite posizioni che il buon Callipo non intende concedere.

Sul fronte centro-destra, invece, appianate per ovvie ragioni di opportunità le roventi dichiarazioni tra l’ormai ex Mario Occhiuto e la Santelli, si tratterà di vedere il peso specifico che ognuna delle sei liste sarà in grado di esprimere. Ieri a Botricello e poi a Crotone, mangiando, in una delle sue tante folcloristiche uscite a favore di selfie, pane e nduja, Salvini si è detto convintissimo della vittoria, sia in Calabria che in Emilia. Ma quanto voti raccoglierà la Lega in Calabria? È questo il vero punto politico delle elezioni del 26 gennaio: riusciranno i neo-colonizzatori del Nord a conquistare i calabresi? Sembra difficile, guardando i candidati: non ci sono grandi nomi con sostanzioso bagaglio di voti, né personaggi in grado di sostenere – senza trattenere la risata – le idee sudiste di Salvini. Tant’è, ma indubbiamente con sei liste (dove figurano tanti “profughi” del centrosinistra illuminati dal sole destrorso) qualche vantaggio in più la Santelli ce l’ha. Si tratta di capire, nel caso della conquista di Germaneto da parte della deputata cosentina, se il risultato del voto ci consegnerà un consiglio regionale sovranista o moderato, se l’astro crescente di Giorgia Meloni farà sentire in maniera considerevole il suo peso a Palazzo Campanella, o se, invece, l’area dei centro-destra, quella moderata, di cui peraltro è espressione la Santelli, mostrerà di avere i numeri per governare senza eccessi di conservatorismo acuto.

Gli obiettivi per chiunque vinca, sono pressoché uguali: sanità, trasporti, lavoro e lotta alla burocrazia. Si tratta di capire il modo con cui il futuro presidente vorrà affrontare i problemi e quale sarà la terapia adottata. Non c’è tempo, la Calabria rischia di perdere l’ultimo treno per lo sviluppo e la crescita, l’ultimo treno per l’Europa, in cui grandissima parte dei calabresi perbene, crede. Ma se quindici giorni vi sembrano pochi, ricredetevi: in due settimane può, ormai, capitare di tutto e di più. A vincere o perdere, ricordiamoci, sarà la nostra terra. Quindi, niente pigrizia e mettiamo da parte l’insofferenza per la politica, quella politica che non c’è più: andiamo a votare. (s)

Vibo fa marketing con la gag di Checco Zalone. Piace la brillante ironia della sindaca Limardo

di SANTO STRATI – Non sappiamo se il sindaco di Vibo Valentia, Maria Limardo, ha un suo ufficio marketing o ha fatto tutto da sola, ma l’utilizzo, a fini promozionali, della battuta di Checco Zalone nel suo film Tolo Tolo  del rifiuto di sbarco a Marina di Vibo, che a qualcuno è risultata sgradevole, è geniale, da manuale del perfetto comunicatore. La Limardo mostra una straordinaria intelligenza nel gestire la battutaccia che riguarda la sua città (altri avrebbero minacciato ferro e fuoco, querele, sequestro del film ecc.) trasformandola in un magnifico pretesto per far parlare di Vibo, e questa volta, ovviamente, in termini positivi. La città che sfiora gli ultimi posti per qualità della vita e per reddito pro-capite in Italia diventa così popolarissima e l’irresistibile ironia del popolare attore (questa volta anche regista di se stesso) fa marketing territoriale: dicendo «è un posto da evitare» si mette in moto il meccanismo della curiosità, che si trasforma in spontanea simpatia da parte di chi riceve il “messaggio”.

Andiamo con ordine: per chi non sa niente del film Tolo Tolo e della gag del “profugo all’inverso” Zalone, è meglio ricapitolare. Il film – che non fa sganasciare dalle risate come i precedenti ma è ugualmente divertentissimo pur affrontando la tematica sociale degli immigrati con grande serietà, diventando un bel manifesto antisalvini e la sua politica sugli sbarchi, il che non guasta – racconta il sogno di Zalone che si ritrova profugo italiano in Africa. Dovendo riportare in Italia un bambino africano al padre, Zalone affronta la traversata insieme con altri disperati. Dalla bagnarola che li dovrà sbarcare,: quando gli comunicano che il porto è Vibo Marina, Zalone invoca “un po’ di dignità” replicando col telefono satellitare alla Capitaneria di porto: “Vi faremo sapere”. Subito qualcuno ha fatto subito rilevare la battuta “infelice”, invitando all’indignazione popolare, molti altri hanno sorriso. Tra questi ultimi, la sindaca Limardo che ha colto l’occasione per far circolare via Facebook una bellissima lettera-invito all’attore-regista, conquistando subito una larga (e meritata) popolarità.

«Caro Checco Zalone, – ha scritto la sindaca Limardo – ho visto Tolo Tolo è un film che fa riflettere, io mi sono pure divertita oltre che emozionata, anche la “battuta terribile su Vibo Valentia” è stata esilarante. Rido ancora tutte le volte che ci penso e, sai, ti devo ringraziare. Pensa in quante persone si scatenerà la curiosità di conoscere Vibo Valentia! Grazie a te e a Tolo Tolo la mia bella Vibo sta ottenendo una popolarità straordinaria . Pensa a quanta gente mossa dalla curiosità che hai scatenato potrà ammirare la bellezza della costa, respirare il profumo della ginestra e del mare, assaporare il calore della sua gente. Gente che accoglie con il cuore e che ha dimostrato di tendere la mano con slancio e generosità in occasione degli sbarchi. Dai vieni a trovarci ! Potrai anche tu diventare immortale sulle bianche spiagge della Costa degli Dei, il litorale più bello del mondo e dove splende il Sole a catinelle».

Continua l’operazione marketing la simpatica sindaca di Vibo, sfruttando i titoli delle divertenti commedie di Zalone: «In questi luoghi avvolti dalla magia delle fiabe potrai ammirare paesaggi mozzafiato, vedrai il cielo incendiarsi al tramonto e poi, potrai contare le stelle una ad una. Rimarrai incantato da mille cose che ti faranno dire Cado dalle nubi. Dai vieni a stare un giorno con noi ! Saremo felici averti nostro ospite ! Sarà una bella festa, sono sicura che ci faremo un sacco di risate. Dopo essere sbarcato nel nostro bellissimo porto di Vibo Marina e aver visitato la città con il suo immenso patrimonio storico, artistico e archeologico, il suo Museo Nazionale che custodisce la preziosa Laminetta Orfica, potremo gustare insieme la nduja di Spilinga, la cipolla rossa di Tropea, i formaggi del Poro, i funghi delle Serre, il tartufo gelato di Pizzo, i mostaccioli di Soriano, e alla fine esclamerai: Che bella giornata!. Come vedi caro Checco non dovrai chiederti Quo vado, non potrai che scegliere di venire a Vibo Valentia nella nostra terra meravigliosa, ricca di identità e dignità e che richiama tutti i tuoi film più belli e di successo, pensa che è certamente il posto ideale dove girare il tuo prossimo Film. Intanto ti aspettiamo presto per girare insieme a te il film di una giornata indimenticabile».

È un manifesto promozionale straordinario, da premiare senza pensarci due volte: in due righe la sindaca Limardo, che mostra tutto l’affetto che la lega alla sua città, è riuscita a fare un’operazione di marketing territoriale incredibile. È un ottimo segnale, la conferma ulteriore che questa terra è fatta di donne e uomini non solo capaci e competenti ma anche intelligenti e sagaci, in grado di trasformare un’apparente insulto in una magnifica occasione di promozione del territorio. I vibonesi sono decisamente da invidiare per il loro primo cittadino. Grazie, sindaca. (s)

La garbata risposta del produttore del film Marco Valesecchi

Il produttore di Tolo Tolo, il fortunatissimo film di Checco Zalone, Marco Valsecchi ha risposto alla lettera della sindaca Limardo di cui diciamo sopra. È stata la stessa sindaca a rendere nota la replica, garbata e simpatica, del produttore: «Le scrivo – dice Valsecchi – per complimentarmi per l’intelligenza e l’ironia con cui ha affrontato la polemica che era stata creata a sproposito della battuta presente nel film di Checco Zalone. Il modo così garbato e insieme divertente con cui ha giustamente rivendicato la bellezza della sua città bersaglio della comicità sempre irriverente di Checco, ha dimostrato a chi è incapace di cogliere l’ironia la sua inconsistenza: se non sappiamo ridere dei nostri difetti, davvero per questo Paese non c’è futuro. Grazie ancora e viva Vibo Valentia». La sindaca ha detto di essere certa che tutti i cittadini vibonesi, tutti coloro che eventualmente si sono sentiti offesi dalla battuta di Checco Zalone, «non mancheranno di cogliere il senso profondo del gradito messaggio del produttore, cui rivolgo il mio ringraziamento per le parole di apprezzamento, ma soprattutto per l’attenzione dimostrata verso la città di Vibo Valentia. L’ironia contenuta nella battuta di Checco Zalone va interpretata in tutte le sue sfumature ed esigenze cinematografiche, nella certezza, come già sta succedendo, che sarà foriera di sviluppo turistico per Vibo e l’intero territorio. La battuta di Checco Zalone ci incoraggia e ci sprona a rivendicare con forza l’orgoglio di appartenenza alla bellissima Vibo. A Checco Zalone e al produttore Pietro Valsecchi, che con il loro lavoro cinematografico si attestano già nelle più alte classifiche, l’augurio dell’amministrazione comunale di proseguire nel meritatissimo successo, senza mancare i rinnovare l’invito ad onorarci della loro presenza nella nostra città, che li ospiterà con il calore e l’affetto che solo i vibonesi sanno dare». (rrm)

Si profila una campagna elettorale latte e fiele. Denigrare sì, presentare il programma no…

di SANTO STRATI – Incredibilmente, gli “insulti” più pesanti sono volati tra gli alleati di governo (a Roma) separati in casa in Calabria: il Movimento 5 Stelle attacca Callipo e l’imprenditore vibonese replica per le rime. Parte male la campagna elettorale di queste regionali 2020, dove i calabresi sono vittime incolpevoli del disastro confusionario provocato dai piani alti politici di Roma. C’era da aspettarselo, ma forse si è ancora in tempo a riportare su toni civili il confronto (non lo scontro) tra i quattro antagonisti. La questione principale, a nostro avviso, è che risulta facile denigrare l’avversario piuttosto che confrontarsi sul programma. Attenzione, però, il programma  che i calabresi vogliono ascoltare non sta nei proclami e negli annunci indicando le aree in cui il futuro governatore pensa di intervenire: troppo facile, i temi sono noti, sanità, mobilità e trasporti, infrastrutture e soprattutto lavoro, contrastando la burocrazia, e guardando ai giovani. Troppo facile e troppo comodo annunciare che si interverrà in questi ambiti: i calabresi vogliono avere cifre, elementi concreti di valutazione, in poche parole dati. Dove e come si pensa di intervenire, indicando dove sono (o si troveranno) le risorse e quali le linee progettuali da seguire. Non in astratto, ma con specificità e dettagli minuziosi che corroborino la qualità del progetto. Il che, visto il tempo a disposizione dei candidati, sarebbe come chiedere la luna. Ma la Calabria, i calabresi hanno diritto di poter valutare, apprezzare o scartare le idee (accompagnati da numeri non astratti) per poter scegliere i loro futuri amministratori regionali. È come quando in un’assemblea di condominio, l’amministratore propone di cambiare l’ascensore: quanto costa, dove si trovano i soldi, perché andrà scelto preferibilmente il sistema Pippo anziché Pluto, quanto dureranno i lavori, quali i sacrifici (non solo finanziari) dovranno sostenere i condomini e quali vantaggi ci saranno una volta ultimati i lavori. Immaginate il responsabile dell’amministrazione condominiale che invece dice: cambieremo l’ascensore, a cose fatte vi faremo sapere, intanto votate la mia proposta. Ecco, i condomini della Calabria non ci stanno: lo tengano bene a mente i quattro candidati che puntano a Germaneto. Lo diciamo da calabresi e per i calabresi: non bastano dichiarazioni ad effetto e programmi fumosi fatti di soli buoni propositi e annunci. E qui si spiega perché questa campagna elettorale corre il rischio di inacidirsi in pochissimo tempo.

Il candidato Francesco Aiello, da giorni, invita gli antagonisti a volersi misurare in un pubblico incontro, ma non risulta che abbia avuto fortuna, almeno al momento. Probabilmente tutti aspettano gli ultimi giorni per raccogliere dopo aver seminato (?) in queste convulse settimane pre-elettorali, ma, probabilmente, sarà un fatale errore. Il confronto all’americana – possibilmente televisivo – mette in evidenza incertezze, capacità, convinzioni e assenza di idee, certo che è un rischio. Ma sarebbe opportuno affrontare di misurarsi sulle proposte, sui numeri, sui dati. Prevedibili, nel caso, colpi di tosse e attacchi di panico, ma invitiamo sin d’ora i calabresi a mettere da parte qualsiasi indulgenza. Per il loro bene e soprattuto per quello dei loro figli.

Le cronache elettorali di questi primi giorni si erano aperte con le dichiarazioni latte-miele di stima e ammirazione di Jole Santelli nei confronti di Pippo Callipo e, di contro, gli attacchi “frontali” di Carlo Tansi (Tesoro di Calabria) contro i trasformisti della politica, schierati in liste che sono l’esatto opposto delle loro provenienze politiche. È una guerra comune contro “i partiti”, a cominciare da Callipo che, annunciando che rinuncerà ad ogni emolumento, specifica che la sua squadra sarà fatta di tecnici non di esponenti politici, quasi che la parola stessa “partito” possa evocare il male assoluto. I 5Stelle indicano i dem come «dinosauri politici», salvo poi imbarcare qualche transfuga, e attaccano Callipo e Lega perché quest’ultima mostra attenzione sospetta per grembiulini e compassi, mettendo in lista la moglie del gran maestro regionale della Gran Loggia Regolare d’Italia.

E i toni si alzano con le dichiarazione (forse un po’ incaute) del deputato Paolo Parentela, responsabile 5Stelle per queste elezioni, che supponendo «un abuso di panettoni e spumanti» ha accusato Callipo di «abbandonarsi ad affermazioni di pancia comiche quanto fantasiose». Secondo Parentela, i 5Stelle non sono «affatto con Callipo, perché l’imprenditore, che ha dimostrato di intendere la politica come se fosse la sua azienda personale, non ha sbarrato la porta ai vecchi “arnesi” di palazzo e della burocrazia regionale» affermando che «Callipo ha rifiutato la candidatura con il Movimento 5 Stelle, preferendo gettarsi nelle braccia del Pd e disponendosi a ricevere i voti della dote di Oliverio, lo stesso soggetto che ha tre importanti procedimenti penali sul groppone, che l’aveva accusato di essere destrorso e addirittura di dubbia affidabilità a causa di alcune rivelazioni infondate di pentiti. Allora il nostro candidato governatore, Francesco Aiello, difese Callipo da queste accuse, sia per onestà intellettuale che per correttezza politica».

Callipo, ovviamente, non le ha mandate a dire: «Le mie parole sui 5 stelle sono state usate strumentalmente da qualche parlamentare che, in evidente affanno per l’inconsistenza della loro proposta per le Regionali, cerca di recuperare visibilità buttandola in caciara, usando per altro toni offensivi e fuori luogo. Io non ho mai detto di aver «contribuito» ad alcuna nomina di governo. Ho parlato, e lo ribadisco, di «elezione» perché ho semplicemente detto di aver votato in passato per alcuni esponenti calabresi del M5S che oggi hanno incarichi di governo e siedono all’europarlamento. Qualche “illuminato” dei 5stelle vuole anche togliermi il diritto di votare per chi voglio e di rivendicarlo pubblicamente? Capisco che presentarsi come duri e puri e poi trovarsi costretti a sostenere la candidatura di un professore che si era offerto di fare l’assessore per Mario Oliverio costringa a certe uscite ridicole, ma a tutto c’è un limite. E i calabresi lo confermeranno il 26 gennaio».

E siamo solo agli inizi. Per non farci mancare nulla, aggiungiamo il ricorso presentato dall’avv. Ugo Morelli contro i risultati della piattaforma Rousseau sui candidati regionali calabresi. Secondo quanto dice il battagliero legale cosentino – che annuncia ricorsi a 360 gradi per essere stato escluso dalla competizione sulla piattaforma pur avendo tutte le carte in regola per partecipare – sono non solo da annullare le consultazioni (private) della piattaforma Rousseau ma occorrerebbe rinviare anche le elezioni per permettere una «corretta» partecipazione dei candidati 5Stelle che pur avendone diritto sono stati esclusi dal voto dei militanti. Non sarà questa valanga di ricorsi a impensierire il gran capo politico Luigi Di Maio, né a peggiorare il clima di veleni che serpeggia in Calabria tra i pentastellati.

Mal di pancia che, ideologicamente parlando, non mancano neanche in ambito di centro-destra: alla prima uscita ufficiale di Jole Santelli, a Reggio, non si sono presentati i candidati della Lega, pur essendo nella stessa coalizione. Uno sgarbo politico mascherato dal pretesto che tocca a Matteo Salvini presentare i candidati leghisti in Calabria, ma che rivela quanto ancora dovremo aspettarci in queste tre settimane che ci separano dal voto. La consuetudine di “parenti serpenti” non verrà certamente meno, neanche questa volta…

Infine, al di delle intenzioni di voto che indicherebbero una netta differenza a favore della Santelli su Callipo, c’è comunque un elemento che sarebbe opportuno prendere in considerazione: la conta dei leghisti. Premesso che continuiamo a sostenere che leghista e calabrese è un ossimoro che non piace a gran parte della Calabria, sarà interessante contare i voti che Salvini e company riusciranno a raccogliere. La percentuale ci dirà se il disegno “colonialista” della Lega troverà mai sponda nel Mezzogiorno, a parte il solito manipolo di “coraggiosi” che corrono sempre in aiuto del vincitore, come nella migliore tradizione italiana. (s)


PS:: Il candidato Carlo Tansi, dopo aver letto l’articolo, mi invia il link del suo programma che dice si trova on line dai primi di agosto ha annunciato il 30 luglio la sua scesa in campo). Per completezza dell’informazione indico il link, così i calabresi hanno documentazione di prima mano sui programmi:

Le mie idee per la Calabria che costruiremo insieme

Ospiteremo volentieri – a soli fini informativi e non di propaganda – tutti i contributi che ci perverranno a proposito dei programmi.

Museo dei Bronzi, 227mila visitatori nel 2019. Un grande record che merita di raddoppiare

di MARIA CRISTINA GULLÍ – Il direttore Carmelo Malacrino snocciola i numeri del 2019 delle presenze al Museo Archeologico Nazionale di Reggio – quello che custodisce i Bronzi, oltre a una straordinaria testimonianza della Magna Grecia e della Calabria preistorica – ed è visibilmente soddisfatto: 227mila visitatori nel 2019. Un bel numero, un grande piccolo record (nel 2018 erano stati 220mila) significativo del positivo percorso che il MArRC ha intrapreso con l’arch. Malacrino, che vive praticamente in simbiosi col “suo” museo e ha dato lo sprint giusto a uno staff motivato, ma che diventa eclatante se si considerano una serie di fattori che di certo non favoriscono l’afflusso che il museo meriterebbe. Basti pensare, infatti, che questo bel risultato è stato ottenuto nonostante la raccogliticcia politica del turismo (non di Reggio, ma dell’intera regione) che non solo non offre particolari opportunità a quanti avrebbero il desiderio di «vedere i Bronzi», ma penalizza, in assenza di offerte di mobilità intelligente, l’attrattiva che il MArRC potrebbe costituire.

Il numero dei visitatori va considerato in termini, dunque, positivi, visto che non ci sono flussi turistici significativamente rilevanti. Certo, fa sorridere di fronte alle cifre delle altre “capitali” della cultura, ma spicca nei confronti delle altre istituzioni museali del Mezzogiorno, con l’eccezione di Napoli (quasi 10 milioni nel 2018) evidenziando che c’è un vasto potenziale di crescita, al quale dovrà, decisamente, provvedere il nuovo governo regionale con una politica del turismo e della cultura degna di tale nome. Se 227mila visitatori possono sembrare tanti (in realtà l’incremento è modestissimo rispetto al 2018), occorre considerare che Palazzo Piacentini costituisce un attrattore di prim’ordine per il cosiddetto turismo culturale, ma è necessario rimodulare in maniera diversa l’offerta e trasformare radicalmente la comunicazione.

Carmelo Malacrino
Il direttore del Museo Archeologico Nazionale di Reggio, arch. Carmelo Malacrino

In altri termini, chi viene a Reggio a visitare i Bronzi se l’Aeroporto dello Stretto (forse sarebbe il caso di cambiargli nome…) sta diventando uno scalo fantasma e i costi di un biglietto da Roma o Milano (gli unici voli disponibili) costano più di una rotta transoceanica? Chi viene a Reggio se manca un’offerta turistica integrata, in grado di offrire adeguata ospitalità e, soprattutto, servizi per i visitatori? E questo è il primo dei problemi. Eppure, c’è materia prima ineguagliabile e unica, ma nessuno pensa di costruirci intorno un’offerta adeguata, tenendo presente che le poche strutture ricettive (di livello) sono comunque di ottima qualità ed esistono degli ottimi B&B in grado di soddisfare e farsi apprezzare dal turismo non di lusso, quello – per intenderci – che fa i numeri, e ultima ma non meno importante cosa, c’è un’offerta gastronomica di qualità in città di altissimo livello, con prodotti del territorio e percorsi esperienziali di gusto che non hanno nulla da invidiare ad altre più rinomate località del turismo gastronomico.

La domanda è: ma Reggio è una città di turismo? La risposta, ahimé, meglio non darla: poche e insignificanti le iniziative di un’amministrazione (costretta a non disporre dei quattrini necessari) che risponde male alle opportunità da cogliere, una mentalità poco aperta nei confronti del visitatori (che si scontra peraltro con un’abitudine all’accoglienza che, a volte, imbarazza persino per il suo calore e la sua spontaneità) e l’assenza di una rete in grado di coordinare l’offerta dei servizi e stimolare la nascita di proposte e iniziative.

Per questa ragione i numeri del Museo archeologico hanno del miracoloso. Andassero i nostri amministratori locali, metropolitani, regionali a confrontarsi con quelli di Matera che con l’occasione della sua elezione a Capitale europea della Cultura hanno fatto, come si suol dire, i fuochi d’artificio con uno straordinario boom di presenze e di visitatori.

C’è, del resto, un’altra considerazione da tenere presente: quanti conoscono la Calabria? quanti conoscono i bronzi? quanti sanno che sono ospitati al Museo di Reggio? Non fermiamoci ai dati regionali o italiani, viviamo in piena globalizzazione e il turismo smuove svariate centinaia di milioni di persone in tutto il mondo (58 milioni di arrivi internazionali nel 2019 in Italia), con destinazioni anche insolite, stravaganti o con la sola nomea di “meraviglia dell’universo”: manca una politica reputazionale sui Bronzi (oltre che sulla Calabria), manca una strategia che faccia scoprire al mondo (cominciando dagli italiani) la Magna Grecia e i suoi tesori e indichi il Museo di Reggio come una tappa imperdibile dell’esperienza turistica italiana (non solo calabrese). Facile a dirsi, ma la realtà, fino ad oggi, si è tradotta in qualche depliant e qualche (inutilmente costoso) stand alle manifestazioni di settore. Va, dunque, completamente ripensata la strategia della comunicazione e rivitalizzata l’offerta dell’accoglienza turistica, possibilmente a 360 gradi. Non solo promozione (importantissima e a livello mondiale), ma anche pacchetti di un’offerta turistica appetibile e stuzzicante, con servizi adeguati e soluzioni di mobilità adeguate. Insomma una politica del turismo che diventi, finalmente, la prima risorsa del territorio calabrese.

Un piccolo esempio. Nella dirimpettaia Messina ci sono circa 170 scali all’anno di navi da crociera, con oltre 400mila passeggeri: intercettare anche solo il 10% dei crocieristi offrendo un pacchetto completo (trasferimento da Messina, visita al Museo, pranzo caratteristico e ritorno per l’imbarco) sarebbe una cattiva idea? Le pochissime navi che hanno attraccato a Reggio hanno mandato i propri crocieristi al Museo (con il meritorio intervento dell’Amministrazione comunale, per la verità), ma sono numeri piccoli piccoli. Occorre far sapere (si chiama marketing territoriale) che ad appena venti minuti di traghetto c’è una delle più belle e suggestive testimonianze della culla della civiltà, la Magna Grecia, di cui i Bronzi sono il simbolo per eccellenza. E che dovrebbero – se qualcuno si sveglia – diventare patrimonio Unesco dell’umanità. Se lo segni in agenda anche il futuro governatore della Calabria. (mcg)

Alla ricerca di una concreta idea di sviluppo. Gli anni Venti aprono alla sospirata crescita

di SANTO STRATI – Permetteci un pizzico di ottimismo: guardando la fotografia della sempre sorridente famiglia Anania di Catanzaro (16 figli) simbolo di una Calabria che, nonostante gli ovvi problemi, guarda con fiduciosa allegria al futuro non si può non pensare che, in fondo, anche la Calabria ce la possa fare. Certo, l’alba di questi anni Venti del III Millennio si apre con molte incognite, tante promesse e illusorie speranze, ma ci sono segnali che lasciano immaginare spazio al cambiamento. Prima di ogni cosa il cambiamento deve riguardare il modo di pensare: è mancata fino ad oggi, in cinquant’anni di discutibile regionalismo, un’idea di sviluppo che associasse ai buoni propositi e agli annunci (spesso roboanti e inutili) l’effettiva realizzazione dei progetti. È mancata un’idea di progettualità che coinvolgesse ogni territorio della regione, dai capoluoghi alle periferie, dai centri di eccellenza universitari alle scuole rurali, dalle piccole iniziative artigianali di tradizione alle attività industriali che pure non mancano. In poche parole, la creazione, la realizzazione di una rete di risorse in grado di utilizzare al meglio ogni capacità, ogni competenza, guardando soprattutto al merito e alla professionalità. Non ci si improvvisa amministratori pubblici, si può imparare col tempo, ma occorre avere  quanto meno ben chiaro il concetto di bene comune. Onestamente, non possiamo dire che in questi cinquant’anni (le Regioni nacquero proprio nel 1970) siano stati in tanti, tra amministratori regionali, provinciali, comunali, a pensare soltanto ed unicamente al bene comune. Non è un difetto della sola Calabria, intendiamoci, ma da noi quest’aspetto pesa ancor di più perché questa terra sconta secoli di abbandono e indifferenza, preda di “conquistatori” che hanno soltanto preso senza mai dare, vittima di politiche assistenzialistiche volte solo ad arricchire i potenti di turno, con iniziative che un tempo si definivano “cattedrali nel deserto” e che non portavano posti di lavoro, né crescita né sviluppo alla regione.

Bene, ora è tempo di voltare pagina. È l’ultimo treno della notte, l’Italia è in recessione (persino la Grecia data per spacciata qualche anno fa ha fatto il doppio del nostro PIL) e i nostri governanti stanno a litigare su quota 100 e quel risibile reddito di cittadinanza che, se ha portato il sorriso a qualche famiglia veramente indigente, è servito solo a far aumentare (illusoriamente) il consenso verso i grillini. Non serve assistenzialismo, servono opportunità di lavoro, serve creare situazioni che permettano agli imprenditori di investire e ai giovani di trovare un impiego sicuro, stabile e, soprattutto, duraturo. La precarietà dalle nostre parti è una ricorrente ed epidemica calamità. Tanti soldi buttati via, finanziamenti a pioggia per iniziative prive di qualunque contesto di mercato, e allo stesso tempo soldi negati all’autoimprenditorialità dei giovani e dei disoccupati ai quali, a fronte di un qualsiasi progetto, al di là della sua validità, le banche calabresi chiedono garanzie di terzi, persino sulla parte interamente finanziata. Ma un disoccupato che vuole, per esempio, allevare lumache dove trova le garanzie per il prestito necessario per avviare l’attività? Ma non è solo questo. Indubbiamente la strana politica creditizia degli istituti bancari nel Mezzogiorno mal si concilia con qualsiasi proposito di avviare un’attività, mettendo insieme ingegno, operosità e fiducia nelle proprie capacità. C’è chi ci è riuscito, vi sono startup calabresi che hanno mostrato di saper fare bingo con le proprie idee, ma sono mosche bianche.

Il futuro governatore (o governatrice) non avrà vita facile: dovrà impegnarsi a una politica del fare che finalmente veda realizzarsi i progetti che non possono restare sulla carta, dovrà combattere (e ridimensionare il più possibile) l’ottusa burocrazia regionale che deprime e scoraggia qualsiasi iniziativa, dovrà affrontare troppi temi che richiedono immediata soluzione. Nell’agenda del futuro inquilino della Cittadella di Germaneto figurano molte criticità, a cominciare dalla sanità. Non è più tollerabile che i calabresi non possano curarsi nella propria terra, dove ci sono fior di specialisti che molte università ci invidiano. Non solo è una spesa insopportabile per la Regione, ma è un vergognoso accanimento contro chi ha bisogno di cure. Il commissariamento della sanità in Calabria ha fatto troppi guasti che solo un drastico annullamento del debito potrebbe, alla fine, far dimenticare: la politica della salute è stata gestita malissimo non solo dal governo centrale nei confronti della Calabria, ma anche a livello regionale, risalendo indietro nel tempo di venti e più anni. È il primo impegno che si chiede a chi ci governerà per i prossimi cinque anni: una soluzione immediata che dia respiro ai malati e offra, oltretutto, sbocchi occupazionali, visto che mancano nella regione medici, infermieri e personale sanitario specializzato.

Altro tema che affidiamo al prossimo Presidente è quello della mobilità, a cominciare dal problema aeroportuale. Quello di Reggio è il caso più emblematico, oltre che vergognoso: l’Aeroporto dello Stretto non vola, pur avendo un potenziale bacino d’utenza che si allarga fino alla vicina Messina. Sono crollate le partenze, si giustificano quelli della Sacal, la società che gestisce i tre aeroporti calabresi, ma si può facilmente obiettare che se si offrono partenze e arrivi a orari impossibili risulta evidente che i reggini siano costretti ad altre soluzioni. Un esempio per tutti, i voli Reggio-Roma-Milano (gli unici rimasti): fino a qualche tempo fa si partiva al mattino e si poteva fare ritorno alla sera, ora non più. Quanti sono i professionisti, i bisognosi di un consulto medico, costretti a pernottare per attendere il volo del giorno dopo per rientrare in Calabria? Qualcuno (la Sacal?) obietterà: ma ci sono i voli da e per Lamezia. Ma perché un calabrese (non solo reggino) o un messinese deve fare 50 minuti di volo e poi 100 minuti di bus? Lamezia non deve togliere traffico a Reggio e Crotone, occorre fare rete, se no diventa una guerra di chi fa più numeri con l’esito di una partita persa a tavolino. Ma la mobilità non è solo nei cieli: abbiamo un servizio ferroviario da terzo mondo (e per fortuna hanno elettrificato parte della rete jonica), eppure a Reggio potrebbero arrivare sia il Frecciarossa che Italo (magari non ad altisissima velocità, ma ci sono studi che confermano la percorribilità senza problemi). Ma non gliene frega a nessuno, della Calabria pare non gliene freghi niente neanche a gran parte dei suoi parlamentari. Sfogliando le pagine dedicate dal nostro giornale al Parlamento si scopre che l’attività dei parlamentari calabresi ha riguardato malappena il 10% i problemi della Calabria. E poi c’è chi si chiede perché la gente non ne può più della politica e diserta le urne.
Ovviamente non se ne può più di questa politica, fatta di mirabolanti annunci, ma zero realizzazioni. La stessa politica che mortifica i giovani rubando loro il futuro: le cifre dell’abbandono dei giovani che partono in cerca di prospettive e benessere è spaventosa. negli anni Venti, del secolo scorso, partivano contadini, artigiani, manovali verso le Americhe. Anni di dolore, sacrifici, mortificazioni, soprusi, cui sono seguiti per tanti il successo e la meritata fortuna. I nostri emigranti calabresi del secolo scorso hanno fatto la fortuna loro e del Paese che li ha accolti; i nostri ragazzi, preparatissimi, competenti e capaci, stanno facendo la fortuna (tecnologica) di molte regioni del Nord, ma anche di tanti altri Paesi che, furbamente li accolgono a braccia aperte. La Calabria spende per preparare questi giovani (le nostre Università sono centri di eccellenza, lo ripeteremo fino alla noia) e poi rinuncia a utilizzare queste risorse. Si svegli il futuro presidente e crei una cabina di regia sul lavoro. Non servono fabbriche in Calabria, servono opportunità di occupazione nel campo del turismo, della cultura, dell’agricoltura, della tecnologia. Il ministro per il Sud, Peppe Provenzano, ieri in un’intervista a Repubblica ha annunciato che sono pronti 100 miliardi in dieci anni per il Mezzogiorno. Ci sono risorse comunitarie che vergognosamente ritornano al mittente inutilizzate. È questa la vera sfida, è questo che ci si aspetta dal nuovo governo regionale. Gli anni Venti cominciano domani, facciamo cominciare una nuova era alla nostra amatissima Calabria. Auguri. (s)

Callipo vince il braccio di ferro con i dem. In lista poche donne e giovani. Ci riprovano in 22

di SANTO STRATI – Nessuno racconterà mai i probabili tormenti di Pippo Callipo nell’affrontare la parte più difficile di questa partita elettorale: il braccio di ferro con gli Oliverio’s boys alla fine lo ha visto vincitore e molti, a suo dire, “impresentabili” sono rimasti fuori delle liste. A un certo punto – sembra – l’imprenditore vibonese sarebbe stato pronto a mollare tutto e mandare (giustamente) tutti al diavolo. Non sapremo mai cosa ha passato, di sicuro ha mostrato di avere gli attributi da leader e di essere in grado di mantenere le promesse. Aveva detto che non avrebbe derogato alle tre regole fondamentali che si era imposto (legalità, trasparenza, rottura con il passato) e così è stato. Premiati i due ex segretari provinciali del PD Luigi Guglielmelli e Gino Murgi che si erano ribellati al commissariamento della federazione di Cosenza e Crotone, per l’appoggio ostentato ad Oliverio: corrono con i Democratici Progressisti. Purtroppo, il movimento che doveva essere il suo supporter più autorevole (10 Idee per la Calabria, guidato da Domenico Gattuso) per una serie di incredibili quanto probabilmente ingenui errori nella presentazione della lista quasi sicuramente resterà fuori della competizione. Tentano, invece, di rientrare ben 22 dei 30 consiglieri uscenti: alla faccia del ricambio annunciato da tutte le parti in gioco.

A scorrere le liste si intuisce che sono frutto di decisioni affrettate, di consultazioni dell’ultimo minuto, di ripiegamenti e di compromessi. Certo, almeno nelle liste del M5S del prof. Francesco Aiello ci si aspettavano più candidate e molti più giovani: abbiamo scoperto che c’è persino un 82enne che, bontà sua, avrà sicuramente esperienza da dispensare a piene mani… Stessa cosa per le tre liste che sostengono il geologo Carlo Tansi: poche donne, nessuna informazione sull’età, ma curriculum snocciolati alla stampa per far pensare a un bell’assortimento di professionisti. Nulla da obiettare, se non che, forse, in politica non basta avere una laurea in qualcosa o essere “amante dei rettili” (sic!) per affrontare in modo adeguato i problemi di questa benedetta terra.

Si sono perse, altresì, le tracce di Giuseppe Nucera e del suo movimento La Calabria che vogliamo: l’ex presidente degli industriali reggini aveva annunciato il supporto totale alla Santelli, ma non figurano in lista né luì né alcuno del suo movimento. Peccato, qualche idea buona c’era e poteva servire: la Santelli o chiunque andrà a Germaneto pensi all’assessorato alla Reputazione che Nucera aveva preannunciato nel suo programma. Scomparsa anche la candidatura, solamente annunciata a parole, a nome del Codacons di Francesco De Lieto. Insomma da che si aspettavano sette-otto candidati ne sono rimasti solo quattro. meglio o peggio? Non basterà questo a quietare questa confusissima consultazione elettorale non foss’altro perché il tempo è davvero troppo breve per chiunque volesse percorrere adeguatamente il territorio ed esporre le sue idee. Restano i social, ma le persone di una certa età (che per abitudine non disertano le urne) non usano il computer o gli smartphone.

Quella dell’assenteismo, naturalmente, rimane l’incognita più grande: nel 2014 avevano disertato le urne il 56% degli elettori: su 1.897.729 aventi diritto al voto sono andati al seggio solo 836.531 (il 44,08%). Come andrà questa volta? Sugli astensionisti hanno puntato Aiello e Tansi, ovvero pensano di poter convincere la gran massa di delusi dalla politica. Chi non ha bisogno del voto dei delusi sono probabilmente i due fronti principali di questa contesa, Pippo Callipo e Jole Santelli. Quest’ultima, secondo alcuni sondaggi, è in netto vantaggio, ma la determinazione dimostrata dall’imprenditore vibonese a fronteggiare le vecchie abitudini clientelari della politica potrebbe rivelarsi un assist a suo favore di grande importanza. Resta da capire se gli “oliveriani” tenuti fuori (Orlandino Greco, Francesco D’Agostino, Bruno Censore) non ricambieranno lo “sgarbo” invitando i dem a non votare Callipo. Il quale ha lanciato un deciso attacco a Salvini sulle sue mire di colonizzazione del Sud: «La Regione rischia il default – ha dichiarato – e la Calabria l’emarginazione definitiva. Su due particolari pericoli invitiamo gli elettori a fare attenzione. Il primo è che la pasticciata aggregazione di centrodestra, in cui oltre a volti nuovi si sono accasati supercollezionisti di preferenze, qualora vincesse non farebbe altro che infilarsi nel tracciato segnato da chi l’ha preceduta. Il copione in possesso di questa aggregazione la Calabria, purtroppo, l’ha già visto e rivisto. D’altronde, quando vincono i matador del “consenso assistito” poi non ci si aspetti idee originali né comportamenti diversi da quelli di prima. Il secondo pericolo è la presenza, anche in Calabria, di una Lega che, mentre proclama discontinuità col passato, va a braccetto con la politica più vecchia del reame. È un pericolo molto serio di cui i calabresi debbono tener conto, se non vogliono che la Calabria diventi la riserva di caccia di quella parte del Nord che continua a considerare il Sud come una zavorra per il Paese. Attraverso un camuffamento frettoloso e buono per i creduloni, la Lega, cioè la forza politica più antimeridionale della storia repubblicana, dopo aver annichilito le già fragili istanze liberali di Forza Italia imponendo il suo candidato alla Presidenza, si trova ad avere il controllo totale sul centrodestra. Il che vuol dire che, qualora vincessero e la Lega avesse l’opportunità di realizzare il “regionalismo differenziato” che ingrassa il Nord e affama il Sud, la Calabria sarebbe asservita ai desiderata della Lega. Tutto ciò è inaccettabile, ma se non vogliamo che accada non ci resta che affinare lo sguardo per vedere meglio i trucchi leghisti, denunciarli e rispedirli a casa loro».

Per la cronaca, provano a rientrare a Palazzo Campanella l’attuale presidente del Consiglio regionale Nicola Irto (con Callipo) e il segretario del Consiglio Mimmo Tallini (con la Santelli), seguono per il centrosinistra Mimmetto Battaglia, Carlo Guccione, Mimmo Bevacqua, Giuseppe Giudiceandrea, Giovanni Nucera (sotto l’ala PD), Flora Sculco, Giuseppe Aieta e Michele Mirabello (per i Democratici Progressisti, con Callipo). Nel centrodestra si ricandidano Gianluca Gallo, Giuseppe Pedà, Giovanni Aruzzolo (con Forza Italia) e Pino Gentile e Baldo Esposito (con la Casa delle Libertà). Singolare, invece, la posizione di quattro consiglieri eletti nel 2014 con liste di centrosinistra che hanno scelto di candidarsi con la Santelli: Tonino Scalzo, Giuseppe Neri (quest’ultimo ora con Fratelli d’Italia), Mauro D’Acri, Vincenzo Pasqua e Franco Sergio. Hanno rinunciato a vario titolo a candidarsi i consiglieri regionali uscenti Franco Parente (che sta coordinando la campagna elettorale per il centro-destra) Fausto Orsomarso, Nazzareno Salerno, Ennio Morrone, Arturo Bova, Giuseppe Giordano ed Enzo Ciconte. Gli altri candidati, con buona pace delle migliori intenzioni, sono in gran parte illustri sconosciuti (tranne Carolina Girasole, Alessia Bausone e Maria Saladino per la sinistra e Rosaria Succurro e Loredana Pastore, in giunta a Cosenza col sindaco Mario Occhiuto, per la destra. Due curiosità, infine: il Michele Albanese che figura in lista con Callipo non è il coraggioso giornalista antimafia che scrive per il Quotidiano del Sud, ma un omonimo; torna il nome di Ligato nella scena politica calabrese, con Enrico, figlio di Lodovico. Il padre è stato un politico di razza, deputato dc, già presidente delle Ferrovie, ucciso a Bocale (Reggio Calabria) in un agguato di stampo mafioso il 27 agosto 1989. Il suo affacciarsi in politica è da accogliere con simpatia: è un altro calabrese che torna nella sua terra, a portare esperienza e buone idee. (s)

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