Senza Occhiuto, la Santelli rischia di perdere. Prove d’intesa con le (dovute) scuse al sindaco

di SANTO STRATI – Il conto è presto fatto: col centrodestra diviso, senza l’appoggio degli Occhiuto la candidata a presidente della Regione Jole Santelli rischia di non vincere. È una considerazione che diventa difficile non fare se si valutano i pro e i contro di una guerra fratricida che porterebbe a una disfatta sicura. È intervenuto Berlusconi in persona con una lettera che dovrebbe “scatenare la pace” tra gli Occhiuto e la Santelli: la politica, si sa, è l’arte del possibile e gli insulti della sera possono venire dimenticati il mattino dopo. Basta riconoscere di avere sbagliato, quanto meno nella forma, e porgere le dovute scuse. È già successo tra Zingaretti e Mario Oliverio, quando la catastrofe del centrosinistra sembrava più drammatica di quella del centrodestra a proposito delle sfide interne che indebolivano entrambi gli schieramenti. Oliverio ha tenuto duro fino all’ultimo concedendo la “grazia” al PD, previa pubblica ammenda di Zingaretti che si è sperticato di elogi (fatalmente e visibilmente di comodo) per riconoscere l’onore delle armi al suo fiero avversario interno. Il tempo giocava (e gioca) contro, e in amore e in politica – si sa – ogni mezzo è lecito e quello che conta è il risultato.

Senza scomodare Machiavelli che non l’ha mai scritto nel Principe, il fine anche stavolta giustifica i mezzi e l’obiettivo di evitare una catastrofe nello schieramento di centrodestra autorizza qualunque tentativo di “aggiustare” le cose: Mario Occhiuto è stato estromesso (al di là delle sue pendenze giudiziarie su cui può decidere solo la magistratura) per un “capriccio” salviniano, probabilmente per fare un favore ai fratelli Gentile, notoriamente schierati contro il sindaco di Cosenza e la sua “corte”. Anche lui merita l’onore delle armi: ha fatto una bella campagna elettorale, stilato un programma ammirevole (che sarebbe un peccato disperdere), aveva saputo raccogliere tanti consensi e, probabilmente, sarebbe stato un antagonista molto forte contro qualunque candidato. Ma gli conviene continuare a combattere una battaglia in solitaria per levare voti al centro-destra? No, non gli conviene, né conviene a Forza Italia perdere il fratello di Mario, Roberto Occhiuto, giovane e capace vicecapogruppo alla Camera, che con molto orgoglio ha rivendicato la difesa dell’onore politico e del cognome Occhiuto. Quindi? L’intesa è vicina, nella notte che precede la consegna delle liste solo in pochi hanno potuto ascoltare sussurri e grida che delineavano le diverse posizioni pro e contro la battaglia interna di Mario Occhiuto con le sue tre liste, pensando a quando pesano i suoi voti se riversati sulla Santelli.

Berlusconi ha parlato, nella sua lettera, di comprensibile amarezza personale, ma ha invitato caldamente i fratelli Occhiuto a rinunciare «a scelte che avvantaggerebbero solo i nostri avversari». Quanto abbia contato l’invito di Berlusconi nella decisione finale di Mario Occhiuto lo scopriremo nei mesi futuri, ma il debito di riconoscenza non solo di Forza Italia ma di tutto il centrodestra andrà pagato. Berlusconi ha ammesso la sua debolezza ma ha offerto un assortito bouquet di sentito rincrescimento che riconosce la validità e le capacità non solo del sindaco di Cosenza, ma anche del fratello. »Sono convinto – ha scritto il leader azzurro – che, per ragioni diverse, sia Mario che Roberto sarebbero stati ottimi presidenti della Regione Calabria. Purtroppo questo non è stato possibile per ragioni che non dipendono da noi. Tuttavia vi sono dei momenti nei quali un leader deve assumersi responsabilità anche dolorose, nei confronti di amici stimati. In questo caso ho dovuto far prevalere la necessità di tenere unita la coalizione, pensando al bene dell’Italia, di Forza Italia, della coalizione di centro-destra e soprattutto della Calabria, la terra che voi tanto amate. È troppo importante imprimere una svolta, cambiare il futuro di una Regione costretta all’immobilismo da anni di cattiva gestione che hanno trasformato una terra splendida, con una popolazione straordinaria, in una delle zone più profondamente disagiate del nostro Paese».

Gli Occhiuto rappresentano l’ala moderata e se, vogliamo, antisovranista e salviniana, del centro destra. Sarebbe una grandissima cavolata lasciarli andare e, probabilmente, la Santelli – da fine politica – saprà riconquistare il sorriso degli ex sodali con un adeguato posizionamento degli Occhiuto: a Mario – nel caso di vittoria del centro-destra – una vicepresidenza o un assessorato di peso non mancherà; a Roberto dovrebbe toccare il coordinamento regionale di Forza Italia. Anche se in un post dell’altro ieri il giovane deputato cosentino allontanava quasi sdegnato questa ipotesi. Ricordiamoci, però, che le incazzature passano, la realtà politica rimane.

Pippo Callipo, dal canto suo, ha la sua buona parte di affanni. L’industriale vibonese sta facendo un’ottimo lavoro di raccolta del consenso, anche se le sue scelte e le sue esclusioni hanno già cominciato a far venire il mal di pancia a più di un democrat convinto di tornare facilmente in gioco. Callipo, sostenuto anche psicologicamente da Antonino De Masi, l’industriale antimafia suo mentore e primo sostenitore, ha messo in chiaro che farà di testa sua, senza condizionamenti e qualcuno degli ex della Regione mostra qualche palpitazione. «Dietro la composizione delle liste si nascondono ostacoli – ha detto Callipo – ma il mio impegno sarebbe inutile se cedessi anche su solo uno di questi punti». Tradotto in parole povere: non mi interessa quante preferenze porta in dote un aspirante candidato, ma esigo «legalità, trasparenza e rottura con il passato».

La sfida, a questo punto, vede restringersi la rosa dei candidati presidenti: restano a fronteggiarsi Pippo Callipo, Jole Santelli, Francesco Aiello e Carlo Tansi. Le alleanze fino a domani notte si siglano e si rompono in un complicato gioco di specchi capace di far venire giramenti di testa. Quelli che non avranno i calabresi se avranno un’offerta politica chiara da qualsiasi parte essa venga per poter indicare la propria scelta. Ultimo avviso per l’imbarco immediato sabato 28, ore 12: destinazione Germaneto. Gli elettori non disertino le urne: ascoltino tutti, valutino e decidano serenamente. Ne abbiamo bisogno tutti, la Calabria e i calabresi. (s)

 

«Partirà dal Porto di Gioia Tauro la rinascita». Aiello (M5S) punta sul territorio e le sue risorse

di SANTO STRATI – Curiosamente, da indipendente “prescelto” attraverso la piattaforma Rousseau, il prof. Francesco Aiello, candidato per i Cinque Stelle alla presidenza della Regione Calabria, è l’unico pentastellato a chiamare partito il Movimento. Sarà un riflesso condizionato, ma l’attribuzione di partito, in realtà, tradisce una competenza politica che si addice a questo candidato spuntato quasi dal nulla, se non fosse per la chiara fama derivante dalla sua cattedra di Politiche Economiche all’Unical. Il prof. Aiello è un candidato molto alla mano, senza boria e senza timore di sbagliare in una dichiarazione televisiva, nato a Settimo Torinese, vive da molti anni in Calabria e guida un blog politico molto apprezzato (Open Calabria). Troppo breve il tempo a disposizione per preparare una candidatura in modo adeguato, ma sono decisamente cambiate le regole del gioco elettorale: non servono campagne lunghe, come si usava un tempo, perché si dialoga attraverso i social, ma sicuramente viene a mancare il contatto a 360 gradi col territorio. Ciononostante, il prof. Aiello ostenta sicurezza e un invidiabile ottimismo, convinto di poter recuperare sul territorio.

Quando lo incontriamo per l’intervista, ancora Mario Oliverio non ha deciso di non presentarsi e Jole Santelli non ha fatto la sua prima uscita da candidata del centrodestra, né Giuseppe Nucera ha annunciato che ritira la candidatura affiancando la deputata cosentina col suo La Calabria che vogliamo. Lo scenario politico è frastagliato e dispersivo, è certamente una bella sfida, con tantissime incognite, soprattutto per quel che riguarda il temuto astensionismo che rischia di continuare ad essere il primo partito. I Cinque Stelle hanno osteggiato il governatore uscente Mario Oliverio in ogni modo e, ugualmente, mostrano qualche perplessità sull’operazione Callipo. Sulla Santelli il prof. Aiello con molto fair play dice che è il giusto compromesso per tenere in piedi una coalizione “traballante”, ma il vero antagonista, anche per lui è il partito che raccoglie le maggiori adesioni: quello degli assenteisti. La vera scommessa è convincere i delusi, gli arrabbiati, gli sconfortati della politica a recarsi alle urne.

https://youtu.be/FiFvFp6_0BI

– Prof. Aiello, il tempo sembra giocare a sfavore di queste elezioni, per tutti quanti, nessuno escluso. Non pensa che si sia perso troppo tempo per creare le condizioni per percorrere il territorio, ascoltare la base?

«Sì, apparentemente. Probabilmente si potrebbe avere questa idea, però da quello che stiamo facendo noi, ossia da quando io ho ricevuto la prima investitura ufficiosa da parte dei Cinque Stelle, stiamo avendo un percorso di attività strutturato sul territorio. Per quello che ci riguarda stiamo di mettere sul territorio tutte le nostre energie per portare avanti il progetto di un’alleanza civica, trainata dal Movimento Cinque Stelle, che cerca proprio di valorizzare quelle che sono le opportunità del territorio calabrese».

– La votazione su Rousseau che le ha attribuito il 53% di preferenze sicuramente le avrà dato modo di pensare: non è una bocciatura ma non è neanche una promozione a pieno titolo. Per quale motivo è successo questo, secondo lei?

«Provenendo io da un altro mondo, che è il mondo dell’accademia, io sono un economista, essere valutato su una piattaforma in cui io non ho avuto motivo finora di mostrare la mia disponibilità e la mia appartenenza, è ovvio che era abbastanza scontato un risultato del genere. Per questo motivo, perché io sono un po’ estraneo rispetto a un insieme di riferimento politico che è quello del Movimento Cinque Stelle. Però, io ho avuto anche modo di ascoltare il territorio e in particolare gli attivisti dei Cinque Stelle e quando li ascolto e quando ho modo di spiegare quelle che potrebbero essere, dal mio punto di vista, priorità da aggredire del declino della nostra regione Calabria i giudizi cambiano in maniera molto repentina. E poiché io non ho avuto molto tempo per ascoltare i meet-up quel risultato era abbastanza prevedibile. Così come ho detto a Catanzaro in occasione della visita di Di Maio, se io avessi avuto modo di ascoltare più meet-up, avessi avuto modo di ragionare così come sto facendo in questi giorni con tutti gli attivisti del Movimento Cinque Stelle probabilmente quel 53% si tradurrebbe in un numero molto più elevato che potrebbe essere tranquillamente anche l’80-85%».

– Parliamo del suo progetto. Evidentemente, a livello di Cinque Stelle ci sono stati degli errori di valutazione, nel complesso. Originariamente era stato indicato Callipo, poi, improvvisamente, non si è trovata più alcuna indicazione se non la proposta di autocandidatura della deputata Dalila Nesci. Quali sono stati, secondo lei, gli errori più rilevanti del Movimento Cinque Stelle?

«Non ho idea. Non sta a me giudicare gli errori altrui. Posso dire in maniera molto più semplice e immediata che dal giorno in cui io sono stato contattato non c’è stato alcun tentennamento da parte della rappresentanza parlamentare dei Cinque Stelle sul mio profilo, nonostante i rumours diversi e provenienti da più parti. Perché c’era una stragrande maggioranza dei deputati del Movimento Cinque Stelle che sosteneva, sostiene e sosterrà la candidatura di Francesco Aiello».

– Per risollevare la Calabria ci vogliono idee, ci vuole anche qualcosa che induca a fare finalmente delle operazioni. Quali sono le necessità, le priorità?

«Beh, io l’ho detto in tanti modi. Credo che la priorità di questa giunta regionale che dovrà costituirsi dopo il 26 di gennaio, la prima priorità dovrà essere quella di ricucire un po’ anche il clima di fiducia che esiste tra le istituzioni e i cittadini. Ci sono state forti fratture proprio dal punto di vista della fiducia che le persone ripongono sul ruolo delle istituzioni. Questo, a mio parere, dovrebbe essere il tema generale da affrontare e risolvere. Nei termini proprio di costruire un’alternativa a un progetto politico cui anche i cittadini si sentano parte attiva. Poi ci sono le classiche emergenze, ovviamente. Ci sono le emergenze che contraddistinguono un po’ il dibattito tradizionale in Calabria, parlo di sanità, di trasporti, di acqua pubblica, che sono poi anche i temi classici del Movimento Cinque Stelle. Se io dovessi in questo momento dare una priorità, è quella del lavoro, della produzione. Quindi finalizzerei la prossima legislatura per rendere più attrattiva in termini di investimenti regionali ed extra-regionali la nostra terra, al fine di promuovere sviluppo e crescita. E a tal proposito, il territorio simbolo per verificare l’efficacia di un progetto politico di questo genere qua credo che sia e debba essere l’area intorno al porto di Gioia Tauro, dove è stata istituita la Zona economica speciale che ancora non è finalizzata. In quel luogo la Regione Calabria dovrebbe catalizzare tutte le proprie energie e quindi anche l’utilizzo di fondi strutturali per dare speranza sia a quel territorio che ha una grande importanza anche dal punto di vista strategico, data la localizzazione geografica non banale sia per la Calabria sia per il Mediterraneo. E tentare di radicalizzare la modernizzazione della produzione esattamente in quel luogo che, nell’immaginario collettivo, è il luogo del disagio, del declino, del malaffare, della corruzione. Pertanto, se noi potessimo nell’arco di quattro-cinque anni avviare attività di produzione ad alto contenuto tecnologico, competitive sui mercati internazionali, esattamente nel luogo che è appunto il luogo del declino, noi daremmo grande speranza a tutti i territori della Calabria, perché se si fa lì si può fare altrove».

– Lei nella Zes è componente del comitato di attuazione. Ma nella Zes c’è un peccato originale che ancora non è stato risolto: manca l’intermodalità.

«Esattamente. Infatti, una delle priorità del prossimo governo regionale dovrà essere di stringere le interlocuzioni con il governo nazionale per tentare di rendere concreto il progetto iniziale che è quello di aumentare l’intermodalità dell’intera area di Gioia Tauro, il che significa, molto banalmente, tentare di chiudere e di collegare l’area Zes con la rete ferroviaria. E quindi incanalare le produzioni da e per il porto di Gioia Tauro sui mercati internazionali. Questa è la strategia: da un punto di vista economico, assolutamente molto conveniente; da un punto di vista tecnico, facile da attuare. Evidentemente se non si è fatta finora c’è qualche problema, a mio parere, sui contrasti, perché non c’è nessun motivo  che si sono potuti verificare tra la Giunta regionale, la Regione Calabria e il Governo nazionale. L’intermodalità su quel luogo è esattamente quello che noi dovremmo avere come obiettivo prioritario nei prossimi anni, perché non c’è nessun motivo economico né di natura commerciale per togliere Gioia Tauro dai traffici marittimi che giungono dall’Estremo Oriente per raggiungere il cuore dell’Europa, i mercati che contano. Se noi ci troviamo al centro del Mediterraneo con una nave di grandissime dimensioni e vogliamo raggiungere i mercati europei, per giungere a Rotterdam, per esempio, ci vogliono circa tre giorni, tre giorni e mezzo di navigazione. Invece, se noi sfruttassimo la centralità nel Mediterraneo di Gioia Tauro utilizzando l’intermodalità e una rete ferroviaria efficiente, anche magari con binari dedicati, potremmo raggiungere i mercati internazionali da Gioia Tauro in 18 ore. E, in termini di tempo, la differenza tra andare a Rotterdam e l’alternativa di utilizzare Gioia Tauro in prima istanza e poi la rete ferroviaria riduce i costi di trasporto, con fortissimi vantaggi competitivi per chi ovviamente utilizza quei canali».

– Restiamo un attimo su Gioia Tauro. I Cinque Stelle hanno votato per l’Authority dello Stretto che sottrae a Gioia Tauro i porti di Reggio Calabria e Villa San Giovanni attribuendoli all’Authority di Messina-Milazzo. Questo, per certi versi, è un controsenso per la presenza della Zes. Come è possibile amministrare dei porti che fanno parte di una Zes se poi in realtà dipendono da un’authority esterna?

«Se noi ragioniamo in termini di elementi puntuali del trasporto marittimo, la lettura che lei dà è corretta. Io invece parlerei di sistemi di portualità all’interno del bacino del Mediterraneo, in particolare dello Stretto di Messina, e non credo che esistano grossi costi tra lo scenario attuale e lo scenario preesistente. Anzi, probabilmente possono esserci dei vantaggi. La seconda precisazione è che, per quanto riguarda la Zes di Gioia Tauro, l’elemento centrale non è tanto la governance intesa in sé delle autorità portuali, ma la priorità principale su sui, secondo me, dovrebbe essere cambiata la narrativa, è che il livello di attrattività dei luoghi del retroporto di Gioia Tauro ancora non è molto elevato. La contraddizione è che noi abbiamo tutte le condizioni normative per accedere al credito d’imposta, abbiamo un decreto legislativo che sburocratizza un po’ le procedure amministrative per accedere agli investimenti, per fare investimenti nell’area industriale di Gioia Tauro, esistono al 90 per cento le condizioni di facile accessibilità all’area, – l’altro 10 per cento era il tema di cui parlavamo prima sulla finalizzazione dell’ultimo miglio cosiddetto – però quei luoghi non sono ancora attrattivi nonostante la presenza di incentivi fiscali. Quindi, la domanda su cui noi dovremmo porre l’attenzione, sia come analisi sia come politiche sia come strumenti di comunicazione, è perché, anche in presenza di incentivi fiscali, la Zes di Gioia Tauro non è ancora decollata. Probabilmente le ragioni dipendono dal fatto che la presenza del credito d’imposta sia una condizione necessaria ma non sufficiente per rendere attrattivo un territorio, quindi bisogna lavorare su altro. Su che cosa? Beh, innanzitutto bisogna, in maniera molto operativa, con un impatto anche immediato, rendere quei luoghi sicuri e quindi liberarli dalle contaminazioni ambientali di cui soffrono e di cui è ben nota la provenienza. Ci vorrebbe un grande piano di sicurezza da mettere a punto sia su base regionale – e ci sono già delle attività in tale direzione – sia in coordinamento con il ministero dell’Interno, per esempio».

– Il Governo precedente, composto da Lega e Cinque Stelle ha anche escluso Gioia Tauro dalla “Via della Seta”, quando in realtà in termini di praticità e di trasporti sarebbe stato il porto più funzionale essendo al centro del Mediterraneo. Le chiedo, Lei domani, da presidente della Regione, accetterebbe di mettere in discussione entrambe le cose? Sia il problema della Via della seta sia il problema dell’Authority dello Stretto?

«Sull’Authority non credo sia un problema da un punto di vista del sistematico impatto che può avere il trasporto marittimo all’interno dell’area dello Stretto…

– Mi scusi qualcuno dovrebbe poter decidere se il porto di Villa deve avere quelle attrattive di cui lei parlava giustamente e poi sfruttare i vantaggi di stare in area Zes, però non può dipendere da un’authority che è al di fuori dell’area Zes.

«È un problema di governance che si risolve tranquillamente. Invece sulla Via della Seta, sicuramente io metterei in discussione il memorandum ma non in termini informali ma in termini sostanziali. Stiamo vedendo i risultati grazie all’attività anche di coordinamento del ministro del Governi precedente, Toninelli, che ha impegnato molte risorse e molte energie per consentire a quel porto di riprendere la sua attività principale che è il transhipment e che a regime, col nuovo concessionario, dovrebbe superare i quattro milioni di teu di movimentazione all’anno, con un impatto occupazionale diretto e indiretto di circa quattromila persone. Però la Via della Seta è un’altra storia: è la capacità – in maniera molto sintetica – di intercettare i flussi che dall’Estremo Oriente arrivano in Europa e di intercettarli facendo leva sulle convenienze economiche del porto su cui dovrebbe arrivare il maggiore flusso di navi dall’estremo Oriente».

– Uno dei problemi più grandi dell’Italia e quindi anche della Calabria si chiama burocrazia. Nella sua agenda di lavoro immagino abbia già previsto delle iniziative. Come si può combattere questa piaga che deprime e avvilisce qualsiasi imprenditore che abbia voglia di investire in Calabria?

«Sicuramente, questo è un tema importante, non per la Calabria ma per il Paese. Difatti, per esempio, ritornando alla Zona Economica Speciale, il decreto semplificazione riduce moltissimo i tempi della burocrazia. I tempi della burocrazia dipendono non solo dalle normative ma anche dalle persone che interpretano ed attuano quelle normative. E, se faccio riferimento alla burocrazia regionale, quindi all’apparato che guida i processi di attuazione delle politiche alla Cittadella di Germaneto, sicuramente l’elemento su cui io farei leva nei primi sei mesi di attività della prossima giunta sarebbe quello di tentare di capire dove sono i punti in cui si bloccano le procedure amministrative nella Regione Calabria. Perché noto che in quei luoghi, in quegli uffici qualcosa non funziona nel mondo più efficiente possibile e quindi, prima di iniziare a fare degli slogan distruttivi sulla burocrazia regionale “usiamo le ruspe per abbattere Germaneto” che mi sembra una cosa assolutamente impraticabile e a parte fuori luogo, un approccio più costruttivo dovrebbe essere quello di capire le ragioni della lentezza della burocrazia regionale e poi tentare di attuare dei modelli organizzativi, in una organizzazione complessa com’è quella regionale, in cui si ragioni sempre in termini di ottimizzazione delle procedure e delle tempistiche. Quindi mi approccerei al tema, dato il vincolo esogeno del fatto che non possiamo cambiare le regole, molte regole nazionali ed europee, cercherei di lavorare al proprio interno, tentando di risolvere il problema che molta della lentezza dipende da una cattiva organizzazione dei processi lavorativi e gestionali all’interno degli uffici. Credo che quello sia l’elemento centrale su cui un buon governatore dovrebbe in maniera partecipativa e collaborativa con i dirigenti e i funzionari prendere a cuore e risolvere immediatamente. Assegnando delle funzioni, monitorando degli obiettivi e tentando anche di dare un calendario sulla tempistica della realizzazione di tutte le fasi amministrative della vita della Regione Calabria».

– Torniamo al progetto. Lei diventa presidente della Regione: i suoi primi cento giorni.

«I primi cento giorni sono innanzitutto da condividere con la macchina amministrativa della Regione Calabria, proprio con le persone che poi rappresentano l’anima di un possibile cambiamento, di poter condividere con loro la possibilità di renderli partecipi di un processo di cambiamento proprio nella funzione sociale della vita amministrativa di una nuova legislatura. Quindi, renderli consapevoli che fanno parte di un progetto in cui loro sono, possono essere gli artefici del cambiamento. Il secondo elemento su cui lavorerei in maniera serrata è tentare di capire, con le risorse che abbiamo, quindi nei primi cento giorni, senza voler fare cambiamenti radicali, dove sono gli elementi essenziali che penalizzano i cittadini di questa regione, non consentendo di avere una sanità che funziona bene. L’elemento su cui io, nei primi cento giorni, farei leva è rivedere la rete territoriale di offerta dei servizi sanitari di base, di cui ovviamente questa regione risente. Soprattutto perché questa regione, per la sua composizione orografica, ha delle aree assolutamente molto marginali, molto lontane dai servizi di base, in cui la territorialità del servizio dovrebbe essere la mission principale: avere una sanità pubblica che funziona in maniera efficiente. Nei primi cento giorni potrei fare altre cose. Potrei, per esempio iniziare a rivedere per la stagione turistica 2020 quali sono gli elementi che impediscono a questa regione di avere stagionalità lunghe quanto le condizioni climatiche consentirebbero, cioè da maggio a ottobre. Nell’ottica della stagione estiva 2020 percorrere tutti i territori della Calabria che sono ad alta vocazione turistica per tentare di rimuovere tutti gli ostacoli principali che caratterizzano lo sviluppo di quel settore che sono rappresentati dal fatto di avere una rete di offerta di servizi turistici assolutamente di bassa qualità, in cui gli operatori sono di ridotta dimensione. E queste due condizioni rendono l’offerta turistica calabrese invisibile nei mercati internazionali del turismo che conta».

– Il cav. Callipo, qualche giorno fa, diceva che ha aspettato inutilmente una telefonata da Di Maio quando è sceso per la sua investitura, pensando di poter ancora ricucire. Cosa c’è dietro questo strappo tra Di Maio, Callipo e lei?

«Innanzitutto, io non soffro di isolamento. Accanto a questo progetto di alleanza civica c’è una parte di elettorato che è estremamente motivato e sta rispondendo in maniera molto attiva al progetto che stiamo tentando di portare avanti, che non è un progetto di sola contrapposizione, è un progetto di proposte politiche serie e di tentare di ricostruire quelli che sono, a nostro modo di vedere, i fili essenziali della rinascita di questa regione. Da un punto di vista delle relazioni che esistono tra partiti e il ruolo del civismo, io credo che la scelta del Movimento Cinque Stelle di puntare su una persona che è di estrazione accademica, che ha un vissuto particolare, un vissuto anche di conoscenza dei territori, sia stata una scelta assolutamente, dalla mia prospettiva, rischiosa, ovvero contiene dei rischi di identificazione, di contaminazione, rischi che stiamo annullando semplicemente perché stiamo percorrendo in lungo e largo la regione Calabria, cercando di contaminarci, come si suol dire. Però, come tutte le attività rischiose è un’attività ad alto potenziale di rendimento, perché è una proposta innovativa e di solito gli elettori, anche in questa regione, scelgono le proposte innovative, uomini innovativi, i volti nuovi e certamente chi sta parlando è un volto nuovo. La mia è una proposta nuova e innovativa. Callipo ha deciso di fare una scelta autonoma, in prima istanza. Quindi la differenza fondamentale tra la proposta civica del Movimento Cinque Stelle è che il candidato della Regione Calabria è stato prescelto dal partito politico, il Movimento Cinque Stelle, dall’altro lato abbiamo una figura notevole dell’industria calabrese, Pippo Callipo che ha deciso di scendere in campo e, a valle di questa sua decisione, il Partito Democratico ha deciso di aderire. È vero che dall’esterno sembra quasi la stessa cosa, due civici che sono a capo di un’alleanza con i due partiti del governo nazionale, però il processo di creazione dell’alleanza è assolutamente diverso: io sono stato scelto e prescelto dal Movimento Cinque Stelle, mentre Callipo ha prima deciso di scendere in campo da solo e a valle il Partito Democratico si è unito».

– Un’ultima domanda. Ha fatto una previsione?

«Sì, è ovvio, io sono un economista, tutti gli economisti sono abituati a fare delle previsioni. La previsione che noi facciamo è assolutamente ottimistica e l’ottimismo ci nasce da una proposta seria e innovativa: i calabresi dovranno scegliere tra le varie opzioni e io credo che sceglieranno per l’opzione nuova, volto nuovo, processi nuovi, metodi nuovi. E noi rappresentiamo esattamente questo, ma spiegheremo anche durante la campagna elettorale perché questo è l’elemento di novità. L’aspettativa positiva sul successo di questa campagna elettorale è il risultato di una valutazione sulle nostre capacità e sulle nostre potenzialità. E giova anche dire, però, che facciamo anche leva sul fatto che la proposta politica – che stiamo cercando di mettere in campo con tempistiche nuove, linguaggi nuovi e modo di relazionarci rispetto ai problemi – tenterà di dare fiducia a quella parte importante dell’elettorato calabrese che è determinata all’astensionismo. Qual è l’obiettivo? L’operazione è quella di far riavvicinare la gente che tradizionalmente sta lontana dall’urna, riavvicinarla con interesse e vigore alla campagna elettorale». (s)

P.S: Repetita iuvant. Questa intervista (quella a Mario Occhiuto pubblicata il 22 settembre, quella a Mario Oliverio del 29, quella a Giuseppe Nucera del 6 ottobre, quella a Carlo Tansi il 13 ottobre, a Dalila Nesci il  21 ottobre, a Pippo Callipo il 19 dicembre) non sono spot elettorali: Calabria.Live non parteggia per alcuno, se non per i calabresi e la Calabria tutta. Chiunque ha idee da presentare, argomenti su cui ragionare, troverà qui una piazza aperta e disponibile a diffondere, nella dialettica del confronto, opinioni e proposte. La Calabria ha bisogno di concretezza, non di parole vuote che, ormai, per fortuna, non riescono ad incantare più nessuno. La sfida alle prossime regionale non va giocata sui nomi, ma sulle idee e su propositi realizzativi per far crescere la nostra terra, per dare finalmente un futuro (in casa) ai nostri ragazzi, per trasformare la Cenerentola del Mezzogiorno nella California d’Europa.

Oliverio si ritira e Nucera va col centro-destra, Bossi fa perdere la faccia a Salvini in Calabria

di SANTO STRATI – Mario Oliverio rinuncia alla ricandidatura e sosterrà Callipo, Giuseppe Nucera si ritira convinto dalla Santelli a portare il suo movimento La Calabria che vogliamo nella coalizione di centro-destra e Mario Occhiuto finisce di raccogliere le firme, anche se qualche pazza idea trasversale lo sfiora. In questo scenario, però, a rompere le uova nel paniere a Matteo Salvini e company, in queste singolari quanto pazze elezioni regionali calabresi, ci ha pensato il leader storico della Lega, Umberto Bossi, con una delle sue sparate razziste che stavolta ha superato il limite di sopportazione: «Aiutiamo il Sud, se non li aiutiamo a casa loro poi straripano e vengono tutti qui come gli africani». Il vecchio (in tutti i sensi) capo dei padani ha servito un autogol come pochi, nel momento in cui il povero (si fa per dire) Salvini col suo congresso cercava di presentare la faccia nuova della Lega: via la parola Nord e invece il suo nome in primo piano. Ma i calabresi (“africani” come sosterrebbe l’incauto Bossi) stanno già studiano impensabili alleanze trasversali per dare una risposta adeguata ai neocolonizzatori ex-padani e castigarli col voto. Circolano ipotesi di accordi finalizzati a contrastare il disegno di conquista di Salvini che ha detto l’ultima parola sul candidato della coalizione di centro-destra non mancando di sottolineare che la persona o il nome non contano nulla: «vinceremo lo stesso», con scarsa attenzione alle persone che si spendono sul territorio e hanno diritto a un indiscutibile rispetto. Niente di più pericoloso, in campagna elettorale, vendere la pelle dell’orso prima ancora di aver almeno preso la mira.

Tant’è che al disgustoso sproloquio di Bossi (da ascoltare in rete, nessuno si è inventato niente) ha risposto per primo Pippo Callipo, a capo della colazione del PD: «Siamo dinanzi – ha detto l’imprenditore calabrese – alle rozzezze antimeridionali di sempre. Sugli insulti ai meridionali la Lega ha fatto le sue fortune elettorali e poi abbiamo visto in quali scandali è finita. Altro che trasparenza, buona amministrazione e legalità! Mi vengono in mente le parole del grande Pino Daniele, che anni fa cantava “Questa Lega è una vergogna”. La sparata di Bossi merita tuttavia una riflessione, perché è rivelatrice del pensiero antimeridionale che persiste nella Lega nazionale di Salvini e soci. Potrei dire a Bossi che il Mezzogiorno ha dato al Nord talenti e grandi personalità e che la ricchezza del Nord è frutto anche del lavoro dei calabresi, dei pugliesi, dei siciliani, e magari aggiungere che per l’Italia democratica e per i valori cristiani che sono parte della nostra civiltà lo straniero merita non sbruffonate, ma rispetto e solidarietà. I calabresi aprano gli occhi e non si lascino abbindolare dagli slogan di chi non ha mai lavorato e si propone come salvatore della patria rivendicando pieni poteri. Solo per fini di bottega (inclusi i 49 milioni da restituire ai cittadini) hanno archiviato  la Lega della “Padania indipendente”, ma anche con la Lega di Salvini, che ha governato per decenni con Berlusconi e da ministro inconcludente fino ad agosto di quest’anno, permangono le offese e i pregiudizi antropologici verso i meridionali insieme alla volontà di lasciare il Sud con le pezze al sedere attraverso un regionalismo differenziato e sostanzialmente secessionista che ingrasserebbe solo il Nord. La Lega nazionale è anche portatrice di istanze disgregatrici e pericolose per gli stessi valori costituzionali. I calabresi facciano dunque attenzione: scegliere di affidare alla Lega il governo della Regione il 26 gennaio sarebbe oltre che un controsenso logico, culturale e politico, un clamoroso autogol. Salvini e il suo commissario bergamasco hanno imposto il candidato alla Presidenza del centrodestra, umiliando ciò che restava delle forze liberali e moderate di Forza Italia, che ha dovuto subire diktat e veti. Il disegno della Lega è sotto gli occhi di tutti: fare della Calabria una colonia del Nord attraverso politici calabresi compiacenti. La Calabria non può accettare di passare dalla padella della vecchia politica alla brace della Lega che la vorrebbe far diventare un’appendice territoriale da tenere nel sottosviluppo e da utilizzare esclusivamente per fini elettoralistici. Svegliamoci! E adoperiamoci con le nostre forze, unendo il meglio della Calabria col meglio del Paese, nel solco dell’Italia unita e del progetto europeista, per innescare la rivoluzione di cui abbiamo bisogno».

Un messaggio che non ha bisogno di commenti ed esprime, obiettivamente, i sentimenti di rabbia e di giusta indignazione dei calabresi per bene. Ci sarà un inedito fronte antisovranista coaugulato intorno a Callipo? Voci non controllate indicando una disponibilità di Mario Occhiuto che affiancato all’altro Mario (Oliverio) offrirebbe un’incredibile quanto potente alleanza foriera di molti pensieri a tutto il centrodestra. Una coalizione che, obiettivamente, ha giocato molto male la carta di questa campagna elettorale mostrando la debolezza di Forza Italia (ovvero Berlusconi) e l’incapacità di dialogo tra le parti in gioco.

La Santelli è un’ottima candidata presidente e probabilmente lo diventerà: ha capacità, competenza ed esperienza, ma il modo in cui è stata decisa la sua designazione ha mortificato il territorio e soprattutto gli elettori azzurri, che – ricordiamolo – in Calabria hanno (avevano?) una consistenza significativa. Non si dimentichi l’apporto del voto calabrese che ha contribuito a contenere il brusco crollo registrato alle ultime elezioni europee. Non si può trascurare il territorio, né si possono trattare da sudditi senza diritti gli elettori: la partita, a questo punto, è decisamente molto aperta, ma la “salvinata” colonizzatrice presentata a Reggio abbiamo la sensazione che abbia creato troppi mal di pancia, sparigliando gli equilibri a favore di personaggi che di sicuro non hanno la Calabria nel cuore.

Oliverio (per il quale è stato chiesto oggi il rinvio a giudizio dalla Procura di Catanzaro per il caso Spoleto) ha accettato di rinunciare alla ricandidatura offrendo, come richiesto dal segretario Nicola Zingaretti, pieno appoggio all’unità della sinistra. Il comunicato diffuso in serata, per la verità, non cita mai il nome di Callipo, ma dice solo che «la coalizione di centrosinistra ha condiviso ed accolto l’appello del segretario nazionale. La coalizione (che sosteneva Oliverio) ha espresso «ha apprezzato lo sforzo unitario espresso da Zingaretti ed ha condiviso la successiva disponibilità ed apertura espressa dal presidente Oliverio nella dichiarazione di ieri. In particolare è stata fatta propria la preoccupazione del segretario nazionale del Pd in relazione alla necessità di non disperdere il lavoro positivo svolto dal Governo Regionale in questi anni e la necessità di proiettarlo nel futuro attraverso un progetto innovativo sostenuto da un ampio schieramento del centrosinistra e del civismo democratico». L’obiettivo degli oliveriani è «la realizzazione di una coalizione ampia, forte e autorevole nell’interesse della Calabria e dei calabresi».

Un fronte trasversale, senza spaccature a sinistra, mette decisamente in allarme la coalizione di centrodestra a trazione leghista, che ha lanciato stamattina la campagna elettorale con la prima uscita ufficiale della Santelli. La deputata cosentina all’Hotel T di Feroleto Antico (Lamezia), affiancata da Wanda Ferro (Fratelli d’Italia) Franco Talarico (UDC) e il commissario della Lega Cristian Invernizzi si è presentata alle 11 ai giornalisti: «siamo una squadra, questo è il collante della campagna elettorale, ci sono politici che parlano in prima persona, io preferisco dire noi». La Santelli, dopo aver spiegato che fa politica da «quando era bambina», ha detto che la presidenza della Regione «per molti è un arrivo, per altri è un’aspettativa»: «Io non ho fatto nulla per averla». La candidata presidente ha detto che vuole «guardare in faccia il nipote di nove anni e dirgli che lui potrà scegliere se rimanere in Calabria o meno, se vuole andare a fare tutti i giri che vuole e le esperienze che vuole ma deve avere la possibilità di sapere se ha un futuro in Calabria». «Noi dobbiamo lavorare soprattutto – ha detto – per fare in modo che questa regione riacquisisca la normalità. I diritti di ciascuno di noi come cittadino costituiscono la base».

Non ha voluto parlare specificamente di programmi («stiamo lavorando e ci stiamo confrontando con le altre forze politiche della coalizione», però la Santelli ha tenuto a dire che non vuole più «sentire parlare di speranza che sa tanto di disperazione in questa terra, come «non mi sentirete mai utilizzare il termine legalità: la legalità è un presupposto dell’azione politica e togliamoci davanti il termine emergenza perché la politica ha il dovere di risolvere i problemi ma deve far sì che i problemi non diventino emergenze». Ci sono – secondo la Santelli – parole chiave, per la Calabria è identità: la Calabria può avere un futuro in quanto noi riusciamo a valorizzare realmente e a dare un progetto di sviluppo alle varie identità calabresi».

Non ci sono ancora le liste, ma è ormai certo che l’ex presidente degli industriali reggini Giuseppe Nucera, a capo del movimento La Calabria che vogliamo ha accettato l’apertura e l’invito della Santelli di entrare nella coalizione di centrodestra, ritirando così di fatto la sua candidatura a governatore. «Abbiamo fatto la scelta giusta. – ha commentato Nucera – La Santelli ha riconosciuto ufficialmente e pubblicamente le idee del movimento La Calabria che vogliamo, quindi l’adesione al suo appello è un atto dovuto. È la prima tappa, la prima pietra del nostro progetto, del nostro programma, andremo avanti per svuotare la Cittadella dal malaffare». Quanti saranno, dunque, i contendenti? Da sette-otto diventano quattro-cinque: lo scopriremo nelle prossime ore. Sabato 28, entro mezzogiorno, vanno depositate le liste e finiscono i colpi di scena. La parola passerà quindi agli elettori, sperando che, nuovamente, il primo partito non ritorni quello di chi si astiene. (s)

Occhiuto, contro tutti, scommette su tre liste, ma il centro-destra ha “benedetto” Jole Santelli

di SANTO STRATI – Che sarebbe stata una campagna elettorale ricca di colpi di scena era prevedibile da tempo, ma lo scenario che si presenta a sei giorni dalla presentazione delle liste supera qualsiasi immaginazione. È la battaglia dei due Mario, che viaggiano in parallelo, contro le logiche dei partiti e puntano a raccogliere il consenso necessario, quanto meno a misurare il loro peso politico. Oliverio, pur avendo perso la vicinanza del suo Richelieu (Nicola Adamo, colpito da obbligo di dimora e quindi impossibilitato a percorrere il territorio calabrese organizzando i sostenitori del governatore uscente) non recede dall’intenzione di presentarsi da solo senza il simbolo del partito che lo ha visto protagonista da una vita (pur nelle varie denominazioni). Occhiuto, offeso e svillaneggiato da Salvini, per compiacere a richieste “gentiliane”, rinuncia, con il fratello Roberto, a Forza Italia e correrà con tre liste che ancora credono fortemente in lui.

Oggi a Cosenza i due fratelli Occhiuto (che ieri sono stati ricevuti da un affabile quanto mortificato Berlusconi dovutosi piegare ai diktat della Lega ma decisamente dispiaciuto per il cambio di candidato) avevano convocato un incontro tecnico-organizzativo per fare il punto sulla raccolta delle firme necessarie al deposito della candidatura e delle liste: in realtà si è trasformato in un’affollatissima assemblea elettorale che ha ribadito il proprio sostegno al sindaco di Cosenza. Mario Occhiuto, visibilmente contento, non si aspettava una risposta così eclatante da un popolo di supporter e simpatizzanti che lo ha convinto senza esitazioni a proseguire la marcia iniziata da tempo. Ufficialmente dalla convention di Lamezia dello scorso giugno dove Occhiuto si presentò come il candidato ufficiale di Forza Italia, candidato unico per il centrodestra, ma in realtà è da un paio di anni che il sindaco cosentino preparava la sua discesa in campo per conquistare la Cittadella di Germaneto.

Mario Occhiuto ha circoscritto in una battuta il suo obiettivo: «Voglio cambiare la Calabria». Si presenterà da solo, senza simboli partitici ma col supporto di tre liste civiche in grado di dare qualche dispiacere all’ex-amica Jole Santelli e a tutto il centrodestra, che in un documento, l’ha incoronata regina unica di queste elezioni.

«Sarà – ha detto Mario Occhiuto – una campagna elettorale molto breve e intensa. Una campagna elettorale d’opinione. Dalla nostra parte abbiamo la voglia di cambiare che è la stessa voglia di cambiamento dei cittadini calabresi. Le persone in Calabria sanno bene che non possono più affidarsi ad altri, ma hanno l’esigenza di essere parte attiva di una nuova primavera. Troppi, e troppo a lungo, fino ad oggi, hanno deciso
al posto dei calabresi».

«Sappiamo con certezza – ha stigmatizzato il sindaco di Cosenza – che il diniego di Salvini sul mio conto era solo un pretesto per mascherare certe ombre a cui il mio nome non è gradito e che da sempre oscurano lo sviluppo della Calabria. Alla faccia del rinnovamento, la Lega nella nostra regione non fa altro che cavalcare vecchie logiche affaristiche».  Una stoccata l’ha riservata a Jole Santelli: «Quali contenuti porterà avanti il Centrodestra nel corso della campagna elettorale calabrese, visto che solo fino a ieri le stesse persone oggi in campo al posto mio vedevano in Occhiuto il miglior nome possibile per la svolta di questa regione. È  risaputo – ha affermato Mario Occhiuto – che si debba discutere prima dei programmi che dei candidati, per cui mi domando quale sarà il programma della candidata Santelli, dal momento che ha girato per due anni con me sostenendo il mio programma e le mie idee, e dicendo che io rappresentavo l’unica speranza per la Calabria. Quindi ora vorrei capire qual è il suo progetto».

Roberto Occhiuto, dal canto suo, ha annunciato che lascerà Forza Italia: «Credo che Mario sia il candidato più apprezzato dai calabresi e anche quello più apprezzato dagli avversari perché gli avversari hanno girato la Calabria con lui dicendo che sarebbe stato l’unica speranza possibile. Adesso invece dovranno spiegare agli elettori calabresi che hanno mentito per due anni. Io sono vicecapogruppo vicario di Forza Italia, il numero due del gruppo, e quando Matteo Salvini ha posto questi pretestuosi veti ho detto che tra il nome e le cariche, tra il nome e l’appartenenza politica, io scelgo il nome. Per cui, all’atto della presentazione delle liste, io mi dimetterò dai miei incarichi e da Forza Italia perché credo che fare politica sia fare ciò che si ritiene giusto anche quando si perdono incarichi e posizioni. Sono orgoglioso di questa battaglia portata avanti da Mario perché ci sta facendo riscoprire il senso vero della politica e l’amore per la Calabria che non si scopre tanto nei partiti o nelle comode stanze. E poi faremo una battaglia contro coloro che vogliono colonizzare la Calabria senza conoscerla, prendete ad esempio Invernizzi. Noi non ci facciamo giudicare da Salvini, chiederemo ai calabresi di giudicarci. E per questo siamo pronti a una vera rivoluzione».

Quasi tutto il centrodestra calabrese (con ovvia esclusione del parlamentare Roberto Occhiuto) firma documenti di sostegno che “benedicono” la discesa in campo di Jole Santelli. Donna capace, competente e preparata, una seria ipoteca per Cinque Stelle e Callipo (e per Occhiuto) in grado di raccogliere consensi anche trasversali, salvo che il suo “tradimento” (come lo definiscono gli Occhiuto) non finisca per danneggiarla.

L’ex vicesindaco di Cosenza (e di Occhiuto) ha registrato consensi unanimi dalle tre componenti del centrodestra. Wanda Ferro, Fausto Orsomarso ed Edmondo Cirielli per Fratelli d’Italia sono convinti che «con la designazione di Jole Santelli alla guida della coalizione, il centrodestra ha ora la possibilità di tornare al governo della Regione Calabria. Fratelli d’Italia sosterrà questa sfida con lealtà e coerenza, ma soprattutto tentando di mettere a disposizione dei calabresi una classe dirigente di qualità e proposte programmatiche realmente capaci di segnare per la nostra terra quel cambio di passo che i nostri cittadini meritano e chiedono da tempo. Siamo certi che Jole Santelli, con le sue capacità e facendo gioco di squadra, sarà all’altezza di questo compito».

Jole Santelli ha detto che «questa candidatura nasce dalla consapevolezza di dover lavorare per rendere giustizia a una regione che vive una fase di oscurantismo senza precedenti. Il compito più importante – ha detto la coordinatrice regionale di Forza Italia – è quello di dare un brand identitario alla Calabria che non è solo cronaca e negatività, ma un luogo pieno di tradizioni e di cultura. Il mio desiderio è restituire speranza ai calabresi, lavorare con abnegazione, riaccendere la luce in un tunnel che non è il destino immane di una regione».

Nel documento firmato dai “Consiglieri regionali e i Parlamentari di Forza Italia” a proposito dell’ufficializzazione della candidatura si legge che «la figura di Jole Santelli riteniamo sia la più adatta a ricoprire quest’incarico: è da sempre in Forza Italia, una figura che ha dimostrato esperienza e affidabilità, e siamo certi che non solo ci porterà ad una vittoria elettorale con ampio margine, ma anche e soprattutto che vincerà la sfida più grande, quella di saper finalmente amministrare questa Regione in modo egregio dopo tanti fallimenti e in modo particolare dopo il disastro di Oliverio e compagni del Pd che negli ultimi 5 anni hanno fatto sprofondare la Regione nel baratro». Più laconico il comunicato del commissario della Lega in Calabria, il bergamasco Cristian Invernizzi: «Accettiamo la candidatura e siamo pronti ad iniziare la campagna elettorale concentrandoci unicamente sul futuro dei calabresi». Nulla di più, mentre la Lega (che da ieri ha cambiato nome in Lega per Salvini) cerca nomi credibili da inserire in lista (ma non sarà facile vista il pochissimo tempo a disposizione).

Schermaglie che provocheranno molte scintille nell’area di centrodestra, ma anche a sinistra non si scherza. Callipo continua a ricevere endorsement dal cosiddetto “popolo della sinistra”, ma Oliverio è una spina al fianco che non si sa quanto possa pungere in profondità.

Di certo è che i candidati si contenderanno i voti su aree pressoché omogenee: chi sarà in grado di convincere di più gli elettori? A mezzogiorno di giovedì 28 si chiudono i giochi: qualcuno non sarà riuscito a raccogliere le firme necessarie, qualcun altro non riuscirà a raccogliere il consenso indispensabile per le soglie di sbarramento. È un brutto momento della politica regionale, ma a soffrirne di più sono, purtroppo, i calabresi: delusi, avviliti e demotivati. Qualcuno dovrà farsi un serio esame di coscienza. (s)

Callipo, candidato indipendente, ma con i dem: «Resto in Calabria per la libertà dei calabresi»

di SANTO STRATI – Il quartier generale del candidato Governatore Filippo Callipo, per tutti Pippo, è in uno dei tanti stabilimenti che l’industriale ha impiantato in Calabria. Un uomo del fare, non-politico, imprenditore antimafia, a capo di un impero che fattura, in Calabria, oltre 60 milioni. Chi gliela fa fare a mollare gli agi di un’avviatissima attività, oggi guidata dal figlio Giacinto (lo stesso nome del capostipite) per scendere nell’agone di una competizione elettorale a dir poco al vetriolo?

Lo confessa con straordinaria sincerità (e autentica commozione) durante l’intervista che ha concesso a Calabria.Live. Aveva detto no ai CinqueStelle e ribadito la sua indisponibilità alla proposta partita direttamente dal segretario dem Zingaretti. Poi durante una delle tante visite dei giovani nelle sue aziende, un ragazzo catanzarese gli ha domandato: “Ma perché non si mette a capo della rivoluzione di cui abbiamo bisogno in Calabria?” Una rivoluzione incruenta, fatta di idee ma soprattutto di determinazione e di concretezza. «Non serve un programma, tutti, a parole, sono capaci di proporre tutto e il suo contrario, io penso – ha detto a Calabria.Live – che si debba invece attuare “il” programma. Quello che non sono riusciti a realizzare quanti si sono succeduti in questi quindici-venti anni. Serve la volontà e la capacità di fare, non  bastano le idee, occorre saperle realizzare e portare a compimento. La burocrazia ha frenato se non impedito del tutto la realizzazione di tanti buoni propositi, per questo è necessario mettersi all’opera non a programmare, ma a finalizzare i progetti, farli diventare realtà. È questa la sfida, è questa la vera rivoluzione, quella che serve alla Calabria».

https://youtu.be/TfRlw6DUqpw

– In questo momento i calabresi hanno bisogno di programmi e di idee. Qual è il suo progetto?

«Io credo che i calabresi non abbiano bisogno di progetti, di programmi e di idee. Io credo che la Calabria, i calabresi hanno più bisogno, hanno necessità di attuazione dei programmi. Quando mi chiedono del programma dico che lo stiamo facendo naturalmente, però potrei anche prendere l’ultimo programma che è stato fatto dall’ultimo governatore o quello precedente ancora o quello dei cinque anni precedenti ancora: sono dei programmi validissimi, scritti da professori universitari molto bravi. Il problema che noi abbiamo avuto in questi ultimi quindici-venti anni è stato soprattutto l’attuazione del programma. È mancata l’attuazione del programma e io su quello mi impegno. Il programma? Io sono convinto che qualsiasi cittadino intervistato riesce a fare il programma. Che vuol dire il programma? Evidenziare quelle che sono le priorità, le necessità dei servizi o di altro che mancano ai calabresi. E quindi è una cosa facilissima da fare. Quello che noi ci stiamo battendo di far capire è che ci impegneremo nell’attuazione di questo programma, nel realizzare il programma. E quindi dare quei servizi che oggi mancano, innanzitutto restituire quella libertà che non hanno i calabresi, perché oggi sono succubi, assoggettati a raccomandazioni, a onorevoli e a tutto il resto per poter ottenere uno dei diritti o tanti diritti di cui la popolazione o il cittadino avrebbe necessità e ha diritto per costituzione di avere. Invece deve chiedere il favore, il piacere per ottenere… mi riferisco alla sanità, mi riferisco alla burocrazia, e tutti questi ostacoli oggi li superi se ti rivolgi al politico. Io, invece, vorrei – questo sarebbe il mio desiderio, questa la mia promessa d’impegno – di ridare la libertà ai calabresi per questi diritti riconosciuti».

– Parliamo della sua candidatura. Il 30 novembre ha dato l’annuncio che si sarebbe candidato e la settimana successiva il segretario Zingaretti ha ufficializzato la candidatura. Una candidatura che nasce in maniera un po’ conflittuale con i Cinquestelle. De Masi aveva indicato lei che è idealmente vicino ai Cinquestelle, però è successo qualcosa. Questo feeling non ha sortito una candidatura che poteva essere vincente. Cosa è successo?

«Questo me lo chiedo anch’io. Il mio contatto con i Cinquestelle risale all’estate ed è stato tenuto in stand-bye. Poi c’è stata l’Umbria. Quindi c’è stata la cena tra il segretario Zingaretti e Di Maio. Poi lì si è bloccato tutto, non si è capito cosa è successo. I deputati e i senatori calabresi, i parlamentari pentastellati al 50% avrebbero voluto una mia presenza con loro, all’altro 50% – non ho mai capito per quale motivo, se non da quello che ho letto sui giornali e ascoltato dalle voci che circolavano – non era di gradimento la mia figura. Di Maio non ha mai preso una determinazione o una decisione in un senso o nell’altro e quindi… Poi quando è venuto l’on. Parentela per chiedermi se io ero disponibile io ho detto di no perché c’era questa spaccatura: l’on. Nesci che si riteneva candidata e quindi in quella grande confusione, le dico la verità, non ho ritenuto di mettermi in gioco. Poi c’è stato un pour parler con il PD, però anche lì vedevo questa situazione che c’è ancora tra il governatore uscente e il resto del partito, e niente. Ho avuto, poi, degli incontri con la società civile che mi hanno sensibilizzato in questo senso, di non abbandonare, di non uscire fuori dai giochi, di dare una speranza. Poi c’è stato un ragazzo di Catanzaro che mi ha toccato particolarmente, quando io dicevo già di no. Un ragazzo di una scuola che è venuta a trovarmi in azienda per una visita di studio. Hanno fatto delle domande e questo ragazzo mi ha chiesto se io mi sentissi responsabile o meno di questa situazione per cui partono i giovani, di questo disastro che c’è in Calabria. E io lì ho avuto molta riflessione, ho avuto una crisi di coscienza e appunto, giorno 30, alle 11.10 ho diramato un comunicato in cui dicevo: io ci sono e apro alla possibilità di collaborare con me a tutti i partiti, alle liste civiche e alle associazioni. Ho aperto a chiunque condividesse questo percorso di cambiamento, ma io aggiungo qualcosa in più, di “rivoluzione”.

– Lei, generosamente, ha aperto la porta a Di Maio, ancora una settimana fa dicendo ‘aspetto una sua chiamata’, ma evidentemente il suo gesto non è stato gradito. Al contrario, il PD si è schierato quasi unanimemente, almeno a livello di Direzione, nei suoi confronti e lei in questo momento, al di là delle conflittualità con Oliverio e la minoranza che lo sostiene, è apparentemente il candidato ideale non solo del PD ma diciamo di un’area…

«Io sono il candidato di Io resto in Calabria e poi delle altre coalizioni politiche, sociali, civiche che condividono questo discorso che affiancheranno questa lista e questo presidente. Il segretario Zingaretti, dopo un’ora dal mio comunicato, mi ha mandato a dire “noi ci siamo. A noi piace Callipo, affianchiamo Callipo”. Poi è venuto 10 Idee per la Calabria e adesso ci sono altre liste che vorrebbero affiancarmi.

– La sua posizione di autonomia nei confronti del PD non crede che possa creare una sorta di seria ipoteca per quello che sarà il governo regionale, nel caso in cui lei venga eletto presidente?

«Guardi che è il contrario: la mia autonomia mi fa stare libero, non mi crea un assoggettamento al Pd o ad altri».

– Mi permetta, riformulo la domanda. Nella scelta del governo futuro questa adesione, quest’endorsement del PD  potrebbe crearle delle situazioni con indicazioni di personaggi che magari a lei non vanno bene?

«No, assolutamente no. Ho carta bianca, come si suol dire, dal PD, ho carta bianca da Dieci Idee per la Calabria. Del governo non se ne parla, sarò il solo responsabile, perché lì ci sarà l’attuazione di quel programma che stiamo andando a scrivere e che negli anni non è mai stato tenuto in considerazione».

– A suo avviso, questa competizione elettorale che vede tanti gruppi  separati, anche se in realtà ci sono diversi punti in comune, è una cosa che sicuramente non porterà bene ai calabresi. Per esempio, gli indipendenti della “società civile”: ci sono l’ex capo della protezione civile Carlo Tansi e l’ex presidente degli industriali di Reggio Giuseppe Nucera. Il suo gruppo, la sua lista ha ipotizzato di coinvolgere queste ed eventualmente altre liste civiche “senza partito” che abbiano punti in comune col suo programma?

«Secondo me, i punti sono davvero in comune perché il bene della Calabria è il punto trainante, è il filo conduttore e poi tutto il resto. Io sono aperto, ma non ho avuto nessun contatto. Se venissero e chiedessero di affiancarci, come altri, noi saremmo disponibili ad accettarli».

– Cavaliere, il male peggiore della Calabria è la burocrazia, che, come ha detto prima, annienta qualsiasi iniziativa. Quali sono le sue idee per vincere questo mostro che non è solo calabrese ma fa danni in tutta Italia?

«Chi fa danni letali proprio allo sviluppo e all’emancipazione della Calabria è quella che io ho definito da anni “la mafia con la penna”. E questa è peggio, crea delle difficoltà e degli ostacoli più grossi di quella che crea la mafia con la pistola. Cosa fare? Bisogna riorganizzare l’amministrazione pubblica, bisogna vigilare, bisogna creare degli automatismi e non dare l’autonomia al funzionario di gestire determinate cose e poi chiedere eventuali motivazioni per delle cose fatte in deroga. Io quello, per esempio, che voglio creare – è un mio pallino – e dare la possibilità ai cittadini di interloquire direttamente col presidente, senza barriere , senza dogane, senza raccomandazioni. Quindi creare una linea diretta: oggi con i sistemi informatici che ci sono si può creare una, due mail dirette al presidente che vede solamente la persona più vicina a me e che ci sarà alla Regione, dove mi possono dire, raccontare o denunciare alcune cose. Perché, vede, oggi al cittadino che subisce un’ingiustizia l’unica cosa che gli resta sono le forze di polizia, i carabinieri, la questura, la magistratura. Magari per piccole cose non lo può fare se non saremmo qui, come si diceva una volta a lottare con la carta bollata, allora quando ci sono delle piccole cose, delle ingiustizie, dei disservizi, io vorrei dare la possibilità al cittadino di arrivare direttamente al Presidente, in modo che le cose si possano analizzare e sicuramente snellire, in modo da dare soddisfazione alle persone. Anche in questo, il cittadino non è “libero” perché subisce determinate cose e non ha la possibilità nemmeno di sfogarsi».

– Legalità e lavoro sono due elementi fondanti per lo sviluppo della Calabria. Dal punto di vista della legalità lei è un rappresentante al di sopra di ogni sospetto che ha preso posizione quando è stato presidente della Confindustria calabrese ed è stato uno dei primi a denunciare situazioni di mafia gravissime ed è un impegno che non ha mai fatto mancare. Quali sono, a suo avviso, le ulteriori iniziative che occorre mandare avanti proprio per assicurare la legalità che i calabresi richiedono. La quasi totalità dei calabresi è fatta da persone per bene…

«Sicuramente, sicuramente. Fortunatamente! Io chiedo innanzitutto ai calabresi un cambiamento anche di pensiero, la possibilità di vedere le cose in un altro senso: di lasciare le scorciatoie e come scorciatoie mi riferisco al rivolgersi al potente di turno dei paese, al capomafia o al capobastone del paese. Se ci fosse questo sforzo da parte dei cittadini calabresi… però, devono essere tutelati. Ci deve essere la possibilità di sapere che se si rivolgono non al mazzettista di turno ma ad un ufficio pubblico devono essere ascoltati, devono essere in grado di bypassare quell’ostacolo per poter avere una soddisfazione su quelli che sono i loro diritti. Io credo che l’unica cosa che c’è è la legalità. Io è da tantissimi anni che sono sul territorio calabrese, da quando sono nato eccetto, dicevano scherzando alcuni amici, qualche piccola assenza per qualche giorno di ferie. Il mio riferimento sono sempre stati i carabinieri, è stata sempre la Questura, non ho mai pensato di trovare una scorciatoia per risolvere un problema. Perché è vero che magari altre cose ti risolvono il problema, ma tu perdi la libertà. E la libertà è la cosa più bella che dobbiamo mantenere. Quindi io chiedo anche ai cittadini calabresi uno sforzo di aiutarmi in questo senso».

– Alle elezioni del 2010 raccolse oltre 100mila voti e soprattuto l’adesione di un’ottantina di associazioni: questo significa che ha un contatto con il territorio.  Adesso, senza fare previsioni inutili, quali sono i suoi timori per la sua candidatura che appare brillante e forte…

«Rispetto al 2010 abbiamo dieci anni in più di esperienza, di sofferenze, di emigrazione al Nord sanitaria e di tante problematiche che, secondo me, la gente è satura. La gente oggi è matura per fare questo salto, per dire non mi rivolgo più alla solita politica che per vent’anni ci ha tenuto oppressi, ci ha tenuto sudditi, ci ha tenuto schiavi, quasi, del bisogno. Perché la gente che ha bisogno doveva risolvere il problema e glielo risolveva solamente questo modo di fare. Io mi auguro che la gente calabrese capisca che noi dobbiamo riacquistare la dignità di essere cittadini italiani. Lo ha detto anche il ministro De Micheli in visita a Reggio: ha detto che noi dobbiamo riacquistare quella dignità, quella presenza, quella importanza che hanno gli altri cittadini italiani. E lei non è calabrese, ma è di Piacenza.  Ecco, io mi auguro che ormai i calabresi possano avere fiducia: facciamo questo cambiamento, tanto, peggio di così… Diamo fiducia a questa persona, Pippo Callipo, che non ha problemi economici e quindi non lo fa per avere una postazione, ho avuto tante soddisfazioni nella vita (ero amministratore fino a questa discesa in campo di quattro società), godo della stima delle persone. Voglio dire, non lo faccio per uno scopo, lo faccio – nonostante sia un grosso sacrificio – per questa terra. Perché non meritiamo questa graduatoria che fanno a livello regionale: noi siamo sempre gli ultimi o agli ultimi posti. Noi calabresi siamo stati la fortuna e abbiamo determinato la ricchezza delle regioni del Nord. Perché non dobbiamo ribellarci a questo stato di cose? E la nostra intelligenza e la nostra voglia del fare e di lavorare perché non la dobbiamo mettere a disposizione della Calabria?».

– Salvini, la scorsa settimana a Reggio ha fatto un discorso da colonizzatore che lei, giustamente, ha respinto. Secondo lei, perché alcuni calabresi si lasciano incantare dalle fantasie salviniane?

«Guardi, fino al 29 novembre, quando si prevedeva la scesa in campo dei soliti partiti, forse lo capivo, perché vedevano il nuovo, vedevano questo che promette che fa presa sulla gente, ma oggi a queste persone le inviterei a ragionare e a vedere in Pippo Callipo la persona che potrebbe veramente risolvere, cioè iniziare a risolvere, cominciare a lavorare per intraprendere una nuova strada. Non credo che abbiamo bisogno che venga Salvini in Calabria – con tutto il rispetto per la persona – a risolvere i problemi nostri, dei calabresi. Per esempio, per la sanità calabrese, come una delle prime cose, chiamerò a raccolta i maggiori esperti che sono in Calabria, calabresi, esamineremo cosa dobbiamo fare per la sanità calabrese. Ma non lo facciamo con la gente del Nord: sentivo dire che una regione del Nord dovrebbe “adottarci” per risolvere i problemi. Siamo proprio al paradosso. E noi calabresi non facciamo niente? Noi veniamo adottati per risolverci il problema che poi magari sono i medici nostri calabresi che sono lì, io ne conosco tantissimi in tutt’Italia che occupano delle posizioni di primo piano».

– Un ultima domanda: che ne pensa del movimento delle sardine, al di là delle facili battute…

«Non facciamo battute, io ho rispetto di tutti. Per me è una dimostrazione di questa ormai intolleranza verso la politica: diciamo che si è arrivati al limite della sopportazione. È un movimento silenzioso, mi auguro che si organizzi: con i movimenti silenziosi facciamo notare che ci sono determinate carenze, che si sono determinate esigenze, però il problema bisogna affrontarlo, bisogna lavorarci, non solo dimostrare così che c’è il problema». (s)

P.S: Repetita iuvant. Questa intervista (quella a Occhiuto pubblicata il 22 settembre, quella a Oliverio del 29, quella a Nucera del 6 ottobre, quella a Carlo Tansi il 13 ottobre, a Dalila Nesci il  21 ottobre e le altre che seguiranno ai candidati a governatore) non sono spot elettorali: Calabria.Live non parteggia per alcuno, se non per i calabresi e la Calabria tutta. Chiunque ha idee da presentare, argomenti su cui ragionare, troverà qui una piazza aperta e disponibile a diffondere, nella dialettica del confronto, opinioni e proposte. La Calabria ha bisogno di concretezza, non di parole vuote che, ormai, per fortuna, non riescono ad incantare più nessuno. La sfida alle prossime regionale non va giocata sui nomi, ma sulle idee e su propositi realizzativi per far crescere la nostra terra, per dare finalmente un futuro (in casa) ai nostri ragazzi, per trasformare la Cenerentola del Mezzogiorno nella California d’Europa.

Contate fino a 85, poi apparirà Catanzaro Calabria agli ultimi posti per qualità-vita

di SANTO STRATI – Può sembrare un controsenso immaginando gli scenari di sogno, le incantevoli oasi marine, il cielo pulito e l’aria quasi dappertutto pulita: la Calabria, nonostante tutto ciò continua ad essere il fanalino di coda per la qualità della vita nei capoluoghi di provincia. Questo disegna la tradizionale indagine del Sole 24 Ore sulla qualità della vita, giunta alla sua trentesima edizione. Ai primi posti Milano e Bolzano e a seguire Trento: se cercate i capoluoghi calabresi, munitevi di paziente sconforto e contate fino a 85, a quel punto appare Catanzaro (che peraltro ha risalito la classifica dei 107 capoluoghi), ma non rallegratevi, Crotone è penultima, davanti solo a Caltanissetta.

Tra promozioni e bocciature, questi dati indicano che le province autonome stanno meglio di tutti e se a un calabrese può venire un attacco d’invidia (ma volete mettere l’Aspromonte e la Sila nel confronto con le Dolomiti? Non c’è storia, lì vinciamo a mani basse, con tutta l’ammirazione per gli scenari trentini) un abitante di una metropoli come Milano, inquinata sì, ma operativa, fruttuosa e pulita, potrà pur chiedersi come mai la Calabria, la bella e “sfortunata”  Calabria sia messa così male nella qualità della vita.

Non si tratta di sfortuna, ma di mancanza di progettualità da parte dei nostri governanti. Solo così si può spiegare perché Crotone dal 101mo posto dello scorso anno precipita al 106mo e perché la disoccupazione giovanile in Calabria raggiunga vette vergognose (43,5% nella fascia 15-29 anni) e addirittura al 45,5% se si parla di mai occupati o che non cercano lavoro: il lavoro non c’è, ma ci potrebbe essere, eppure manca una qualsiasi politica di opportunità di impiego o occupazione. Spieghiamoci meglio: c’è la bella iniziativa Resto al Sud, gestita da Invitalia (al cui vertice è stato appena riconfermato un calabrese, Domenico Arcuri, di Melito Porto Salvo), ma provate a bussare in banca, presentandovi con tante belle idee di imprenditoria (giovanile e non) e se non si sparano una grassa risata in faccia è solo perché i bancari hanno smesso di ridere e sorridere.

Il problema del credito è spaventoso nel Mezzogiorno, terrificante in Calabria. I nostri futuri governanti (di cui non si conoscono – tranne che per alcuni candidati – programmi e progetti) farebbero bene a stilare un promemoria di molte righe sull’emergenza della regione. Prima fra tutti quella del lavoro: 200mila giovani (di cui una buona parte con una laurea conquistata con sacrifici, impegno e passione in una delle nostre ottime Università) sono andati via e, pur volendo tornare, non hanno il minimo incentivo di sicurezza per poter vivere una vita che si possa definire tale.
Non basta indignarsi a parole, la classifica del Sole 24 Ore non svela alcun arcano: è una realtà che migliaia di calabresi vivono ogni giorno (Reggio è al 91° posto, Cosenza al 96°, Vibo al 103°). Occorre cambiare registro, offrire aspettative e qualità delle vita utilizzando le risorse sottoutilizzate (o per niente utilizzate) del territorio: agricoltura (biologica e non), turismo, tecnologia (i nostri ragazzi se li contendono le più grandi aziende del mondo e noi abbiamo pagato i loro studi). Senza trascurare l’industria delle biotecnologie (non servono aziende manifatturiere che chiudono al primo vento di crisi) e il segmento eno-gastronomico. Ci sono in ballo centinaia di migliaia di posti di lavoro da mettere in cantiere, subito, senza subire i guasti della burocrazia, snellendo procedure e incentivando (anche dal punto economico) la micro e autoimprenditorialità. Date ai giovani la possibilità di sperimentare e perfezionare la competenza acquisita, ma non chiedete che qualcuno garantisca per loro anche per i pochi spiccioli che sarebbero messi a disposizione. È un meccanismo fatale che equivale a spingere tantissimi, validissimi, ragazzi, appena laureati, a rinunciare al proprio territorio, all’ambiente che li ha visti nascere e crescere, e andare via. E, per colmo di imbarazzo, vedersi chiedere dalle poche compagnie aeree che operano in Calabria prezzi da capogiro per tornare a Natale, a visitare i genitori, i familiari, salutare gli amici. Respirare aria di casa (quella, a dispetto della classifica del quotidiano confindustriale) è ancora buona. (s)

Deciderà Salvini per i calabresi? Ma non creda che siano disposti a farsi colonizzare dal Nord

di SANTO STRATI – Al di là della simpatia o antipatia che Matteo Salvini riesce a suscitare, dopo il viaggio di ieri in Calabria, riesce difficile capire come il centro-destra berlusconiano (in chiaro affanno) sia disposto a lasciar scegliere al leader della Lega il candidato a Presidente della Regione. Le tre anime della destra, quella sovranista di Giorgia Meloni che domani (sabato) sarà a Reggio, quella populista e reazionaria di Salvini, e quella proto-liberale di Silvio Berlusconi, sono in evidente conflitto permanente: da mesi girano intorno al nome da proporre agli elettori, sapendo di avere in mano buone carte per la probabile vittoria, e ogni volta, come se stessero giocando a Monòpoli, tornano al VIA senza pagare gabelle. Ignorando, però, che gli elettori di centrodestra sono sì arrabbiati col governo di Oliverio e la sua Giunta e vogliono cambiare, ma non accettano di sentirsi trattati da sudditi.

Salvini, col sorriso da incantatore di serpenti, è un gran simpatico e si fa forte dei sondaggi che indicano a favore del centro destra una percentuale superiore al 35%, tanto da poter dichiarare ai suoi numerosi fans che lo hanno seguito nelle tre tappe calabresi «chiunque sarà il candidato, vinciamo noi». Una dichiarazione improvvida, da non tenere in considerazione come la solita sbruffonata del capo leghista, bensì da valutare come l’ammissione di un disegno di colonizzazione neanche tanto mascherato. Con i suoi niet a Occhiuto (Mario prima, Roberto poi) e la facoltà di porre il veto a chiunque non vada bene (non tanto a lui, quanto ai fratelli coltelli della destra gentiliana) dimostra di essere l’unico a poter decidere sul candidato. Tanto – sostiene – non importa chi sarà l’uomo o la donna da proporre agli elettori, la vittoria è già sicura in ogni caso.

Non ha fatto i conti, Salvini, con il carattere dei calabresi. Mai rassegnati, mai indomiti, quietamente (in apparenza) pronti ad ascoltare le sirene del politico di turno che disegna scenari di favola e propone amministrazioni trasparenti, ma ugualmente rapidi a punire alla urne le aspettative di chi gioca sporco. La storia recente racconta ben diversamente l’esperienza leghista e non sono pochi quelli che non hanno dimenticato le farneticanti affermazioni razziste rivolte ai meridionali (calabresi inclusi). La Lega in Calabria sta giocando un brutto tiro agli elettori delusi (più o meno giustamente, a seconda dei punti di vista) dai CinqueStelle o da Oliverio: sta tentando di far passare l’idea che i partiti sono morti e occorre una rivoluzione copernicana per cambiare. Il concetto in sé ha molta verità, i calabresi non nascondono la grande, grandissima, voglia di cambiare, soprattutto in termini di azione, ma non tollerano più le prese in giro né tanto meno le sparate ad effetto. Fin ad oggi ci sono state sempre e solo le dichiarazioni prorompenti, le facili promesse, le assicurazioni dei politici (di ogni parte politica) che era giunto il momento di voltare pagina: peccato che, alle parole, quasi mai si sono visti i fatti. Basta il rapporto Svimez 2019 a svergognare i politici calabresi e rivelare la loro incapacità di attuare ciò che si era annunciato. Solo il dato della spesa dei fondi comunitari a disposizione (appena il 2% utilizzato) basterebbe ad autorizzare a mandare al diavolo chi ci ha amministrato negli ultimi vent’anni, senza alcuna esclusione. E qui s’insinua l’insidia di Salvini: un sorriso e un selfie e il capo della Lega pensa che i calabresi, boccoloni, sono pronti a dire sì a qualsiasi governo che rompa col passato. Parliamone.

La sensazione è che Forza Italia ha esaurito la sua forza propulsiva e non riesce più ad attrarre il ceto medio, gli elettori che guardano a destra senza estremismi e con ispirazione liberale ma non trovano accoglienza. Il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto aveva intuito questa esigenza di captare i sentimenti del popolo di centro destra e – occorre dire per onestà – presentatosi con largo anticipo sulla scena elettorale aveva predisposto un efficace quanto articolato programma di riforme. Progettualità e spirito costruttivo che sono stati vanificati dal capriccio di Salvini (e della destra contraria a Occhiuto). Quasi certamente correrà da solo, a sparigliare l’improbabile (nei fatti) alleanza dei tre leader di destra.

Giuseppe Nucera, ex capo degli industriali reggini, ha scelto un po’ tardi di proporsi, mutuando la politica del “fare” che gli insoddisfatti elettori calabresi chiedono a gran voce. Si ricordi che non hanno votato alle passate consultazioni regionali il 60% degli aventi diritto: Nucera ha predisposto un programma semplice, ma di indubbia efficacia: al centro di tutto il lavoro, che è la risposta che i calabresi attendono da anni, mentre vedono partire la meglio gioventù verso altri lidi dove c’è chi l’apprezza e offre grandi opportunità di crescita professionale. Il movimento di Nucera, La Calabria che vogliamo, esprime candidamente la speranza che è dura a morire nei calabresi, ma non ha trovato né a destra né a sinistra una spalla con cui costruire una coalizione di “rottura”.

Il geologo Carlo Tansi, altro “autonomo” in competizione, gioca la carta del Tesoro di Calabria con tre liste collegate: la sua esperienza alla Protezione civile regionale (finita in rissa con Oliverio) – crediamo – non basterà a convincere i delusi in cerca di cambiamento. Anche in questo caso il tempo gioca a suo sfavore: non ha avuto e non ha modo di percorrere il territorio in maniera adeguata per proporsi e convincere gli indecisi (che sono tantissimi).

Poi è arrivato Pippo Callipo. Anche qui con un tira e molla imbarazzante, prima con i CinqueStelle, poi col PD, infine con una dichiarazione di autonomia, pur col simbolo dei dem: Callipo non è l’uomo nuovo, ma chi ha detto che serve un “l’uomo nuovo” per dare uno scossone a questa martoriata e sfortunata (nelle scelte) terra? È un imprenditore e quindi sa cosa significa trattare con i lavoratori e i sindacati, sa cosa significa creare opportunità di lavoro, conosce i meccanismi della crescita, senza bisogno di fare complicati quanto irreali business plan. Ma anche lui è vittima di una guerra fratricida tra ex-amici ed ex alleati. Mario Oliverio non recede, chiedendo l’impossibile («azzeriamo tutto» – ha chiesto oggi in Direzione dem) e probabilmente correrà da solo, come Occhiuto. La guerra dei Mario contro la nevrastenia di Roma di un centro destra sempre più confuso e dei dem che commissariano le federazioni provinciali di Cosenza e Crotone per punire i dissidenti, quelli favorevoli alla ricandidatura di Oliverio.

Anche Callipo concorda che «La Calabria non è una colonia», a proposito delle dichiarazioni di Salvini e ci va pesante per fermare l’entusiasmo che il nuovo “conquistatore” pensa di poter raccogliere. Coglie le battute ironiche sul tonno artigianale per ribattere che «a me invece piace la Calabria che ha fiducia in se stessa, libera e orgogliosa della propria storia, non una Calabria ridotta a colonia che si prostra dinanzi a chi l’ha sempre insultata. Salvini si è mascherato col tricolore italiano e non sorprenderebbe nessuno se, per fare cassa elettorale, ora si definisse anche un cultore della questione meridionale. Ma questo vulcano di slogan velleitari è sempre a capo di una forza politica che, pur avendo accantonato la clava della “Padania libera” e le ingiurie al Sud, ha sempre il core business al Nord, come dimostra la folle intenzione di realizzare un regionalismo asimmetrico che spaccherebbe l’Italia e lascerebbe con le pezze al sedere le regioni meridionali. Né viene per abrogare l’assistenzialismo, il clientelismo e la cattiva politica che hanno reso la Calabria la regione con più disoccupati d’Europa, ma per dargli pieno compimento. E per farlo, qualora vincessero, avrà a disposizione un presidente di Regione che altro non sarà che la longa manus della Lega in fondo allo Stivale, visto che la scelta l’ha imposta Salvini. È nelle sue corde promettere mari e monti, salvo poi cancellare tutto una volta entrato nei palazzi del potere. Non possiamo infatti dimenticare che la Lega ha governato per decenni, provocando disastri al Paese e contribuendo alla discriminazione economica e sociale del Mezzogiorno».

In questo quadro, a nostro avviso, non entrano neppure in gioco i CinqueStelle, pur avendo candidato il pregevole docente Francesco Aiello: il Movimento ha perso il contatto col territorio e rivela non due ma più anime in contrasto tra loro che altro non fanno che disorientare gli ultimi idealisti ancora tentati a seguirli. Un vaso rotto si può incollare, ma si vedranno i pezzi alla bell’e meglio rappezzati. Chi comprerebbe un vaso visibilmente ricomposto dopo una accidentale (?) quanto funesta caduta? Sarà, perciò, una bella battaglia, sperando che l’astensione non torni ad essere il primo partito, incapace però di produrre un qualunque governo.

La Calabria non è terra di avventurieri e la storia racconta che ai vari invasori che ci hanno provato nel corso dei secoli non è finita mai bene. Ci riflettano i neo-nostalgici della colonizzazione e gli elettori guardino con attenzione i programmi. Non si può sostenere che qualunque nome va bene comunque: i calabresi hanno diritto di avere un governatore che impegni la faccia e tutte le risorse disponibili per guidare crescita e sviluppo per la regione più emarginata d’Europa. E di sceglierlo col voto, scartando – giustamente – eventuali imposizioni che tradiscono arroganza e scarsa considerazione del territorio. (s)

Il sì di 1150 grillini calabresi a Francesco Aiello. Poco più della metà vota contro Callipo e il PD

di SANTO STRATI – Il 53,1 % dei grillini calabresi promuove il prof. Francesco Aiello come candidato governatore. Il risultato del voto degli iscritti alla piattaforma Rousseau residenti in Calabria (hanno votato 2167, i voti a favore del docente Unical sono stati 1150) svoltosi oggi tra le 10 e le 19 indica nettamente che il Movimento è spaccato in due. Il professore di Settimo Torinese, trapiantato in Calabria, pensava di raccogliere un consenso più ampio, ma il voto non esprime soltanto il tiepido entusiasmo del territorio nei confronti di Aiello, bensì indica chiaramente che metà del movimento è contro qualsiasi ipotesi di avvicinamento al PD e a Pippo Callipo.

L’imprenditore di Vibo aveva lanciato proprio martedì 10 un ulteriore appello ai grillini per un discorso unitario. Ospite a Un giorno da pecora a Radio1 Callipo aveva detto a proposito di Di Maio «Venerdì mi auguro mi chieda di salire sul palco a Catanzaro». E il giorno prima durante il talk poltiico 20.20 dell’ altroCorriere TV aveva dichiarato: «Io vivo in una casa che non ha porte: quando i CinqueStelle vogliono venire in Calabria possono venire da me, facciamo una bella cosa per la mia regione, una vera rivoluzione. Aiello potrebbe ritirarsi e appoggiarmi? Farebbe una cosa bella contro qualche pazzo che vorrebbe venr ad amministrare in Calabria, provenendo da fuori. Mi trovo in sintonia con i Cinquestelle, abbiamo idee abbastanza simili».

I buoni propositi e le aperture di Callipo non hanno trovato dunque accoglienza in poco meno della metà di quanti hanno votato ieri. Ma il quesito della piattaforma Rousseau sottoposto ai calabresi era come, al solito, genericamente ambiguo perché parlava della formazione di liste civiche (che allo stato non esistono proprio) in appoggio alla candidatura del prof. Aiello. Quanti sono gli iscritti alla piattaforma Rousseau in Calabria? È un dato top secret in mano a Casaleggio, che si guarda bene, dal rivelarlo. Certo, se si pensa che il Movimento appena un anno e mezzo fa (4 marzo 2018) in Calabria ha raccolto il 43,39 % dei voti, i 2167 votanti di ieri sembrano davvero pochini se esprimono il territorio, oppure è il segnale evidente che i sondaggi che danno i CinqueStelle al di sotto della soglia minima di accesso alla regione (8%) sono da prendere con la dovuta considerazione. Il fatto è che c’è un diffuso malumore in Calabria in casa grillina e qualcuno sparge sale sulle ferite, insinuando dubbi anche sull’attendibilità del voto di ieri.

Piattaforma Rousseau: il voto dell'11 dicembre

Quanto vale Rousseau? Gli iscritti si aspettavano l’utilizzo delle cosiddette “graticole” (ovvero le autocandidature sottoposte al vaglio del territorio per la scelta dei candidati) e si sono ritrovati un nome scelto dall’alto su indicazione dei parlamentari pentastellati calabresi che hanno dato mandato al deputato Paolo Parentela di sondare la disponibilità del prof. Aiello. Disponibilità quasi immediatamente confermata dallo stesso docente, che però ha dovuto subito avvertire i mugugni del territorio che si sente imposti dall’altro nomi e persone. I grillini calabresi avevano opzionato con un certo calore la probabile candidatura di Callipo appena mesi fa per poi vederla svanire nell’arco di una sera. La deputata Dalila Nesci si era proposta con orgogliosa ostinazione, pronta a rinunciare al seggio alla Camera, in nome di un impegno “necessario” per la Calabria: bocciata in pieno da Luigi Di Maio col pretesto che una deroga a suo favore avrebbe innescato una lunga serie di deroghe da parte di altri parlamentari, le cui dimissioni avrebbero richiesto elezioni suppletive difficili da vincere in questo momento. Di Maio, in buona sostanza, preferisce tenere le truppe a sua disposizione, senza rischiare di perdere pezzi per strada. Non ha fatto i conti col territorio e con gli elettori, delusi, stufi e stanchi di non poter partecipare attivamente alle scelte. Venerdì, a Catanzaro, il capo politico del Movimento (se verrà a ufficializzare la candidatura di Aiello) toccherà con mano il malcontento che serpeggia e che lascia immaginare un futuro molto cupo.

Il prof. Aiello, invece, appare soddisfatto e si è affrettato, subito dopo i risultati di Rousseau, a provare ad accendere gli animi. «Adesso – ha detto – c’è bisogno di unità assoluta, e a riguardo vorrò incontrare gli attivisti del Movimento 5 Stelle con cui non sono ancora riuscito a parlare, per definire tutti insieme il nostro progetto politico di cambiamento reale della Calabria. Bisogna lavorare con convinzione, passione, determinazione e collaborazione. Dobbiamo restituire speranze ai calabresi, voglia di partecipare e di superare con il massimo affiatamento la lunga fase di declino e ingiustizia che ha caratterizzato le precedenti amministrazioni calabresi. Soprattutto con le ultime due giunte, la nostra terra e la nostra gente – ha sottolineato Aiello in una nota – hanno subito gli effetti di logiche e pratiche clientelari, del trasversalismo dei vecchi politici, delle diffuse connivenze a palazzo e dell’affarismo dei partiti. Abbiamo l’opportunità straordinaria di introdurre e garantire nuovi metodi di gestione della cosa pubblica, di mandare a casa quel regime che finora ha creato danni in Calabria e alimentato l’emigrazione, determinando uno spopolamento e impoverimento senza precedenti in Europa».

Il docente guarda all’impegno degli attivisti: «Dobbiamo mettere insieme energie, intelligenze, professionalità, competenze, esperienze e l’impegno sui territori per il bene comune, concentrandoci in primo luogo sulle grandi questioni irrisolte: sanità, lavoro, politiche sociali, tutela dell’ambiente, sviluppo economico e valorizzazione del patrimonio calabrese, umano, sociale, di natura, cultura e operosità. Lo faremo con spirito di servizio, coinvolgendo gli attivisti del Movimento 5 Stelle e la migliore società civile, che non crede più ai trucchi e alle promesse dei partiti. Ci vediamo il 13 dicembre alle ore 18,30 all’auditorium Casalinuovo di Catanzaro, per iniziare, insieme a Luigi Di Maio e a tutto il popolo che crede nel progetto civico proposto dal Movimento 5 Stelle, la nostra campagna elettorale con i calabresi, tra i calabresi e per i calabresi».

A destra, intanto, si continua a litigare, con la netta sensazione che si stia lasciando a Salvini l’ultima parola sul candidato: ma quanti sostenitori ha la Lega in Calabria? Chi sono i suoi uomini? Li possiamo contare sulle dita di una mano e il commissario Cristian Invernizzi (che mostra acume e intelligenza ammirevoli) sa bene che in Calabria Salvini vuol fare il poker avendo a malapena una coppia neanche di re. Perché, dunque, i calabresi forzisti accettano le imposizioni e i veti di Salvini che, evidentemente, per fini reconditi e conosciuti solo a lui, ha in mente probabilmente di far saltare il banco? Basterebbe guardare a poco più di 100 giorni fa (quanti ne ha fatti il governo giallo-rosso): la “salvinata” della crisi di governo ha provocato solo danni (e non solo a destra), quindi viene normale pensare che voglia ripetere anche con la Calabria un’altra “salvinata”, in una sorta di cupio dissolvi che davvero risulta inspiegabile anche ai politologi più attenti. La destra divisa (Mario Occhiuto è risoluto a correre da solo) porterà alla disfatta elettorale, questo è evidente, come è evidente che non si possono imporre candidati cui offrire meno di un mese di campagna elettorale.

A Oliverio, del resto, 120 personalità del pd e della sinistra (tra cui il sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà, il presidente del Consiglio regionale Nicola Irto e molti tra consiglieri regionali, metropolitani, provinciali e comunali) hanno chiesto un passo indietro per «schierarsi apertamente al fianco di Pippo Callipo, candidato sostenuto dal Pd, che costituisce un importante valore aggiunto capace di rispondere alla volontà di riscatto espressa a gran voce dai calabresi». Secondo i firmatari dell’appello il centrosinistra calabrese deve ritrovare l’unità: «non un passo indietro, ma due passi avanti verso una nuova Calabria da costruire insieme». Che è poi quanto ha ribadito Callipo nell’incontro a Vibo con il sottosegretario all’Informazione e dall’Editoria e all’Attuazione del Programma di Governo Andrea Martella: «Basta lamentarsi e piagnucolare, basta sentirsi sudditi, incazziamoci tutti. Non fatevi dire “tanto non cambia niente”, perché con me non sarà così. Io non devo fare affari né favorire nessuno. Insieme dobbiamo fare una rivoluzione dolce, pacifica, ma pur sempre una rivoluzione, un cambiamento totale del sistema attuale di gestione della cosa pubblica. Insieme ce la possiamo fare».

Rivolgendosi a Martella, Callipo ha sottolineato che «Negli anni abbiamo avuto tante passerelle politiche durante le campagne elettorali, ma a noi non basta: vogliamo l’impegno concreto del governo, abbiamo bisogno di un’attenzione costante per la Calabria». Quindi ha lanciato un appello ai giovani: «Non sono un tuttologo, dovete venire a darmi dei suggerimenti, rendetemi partecipe delle vostre competenze, delle vostre idee, dei vostri progetti per restare in Calabria. La meritocrazia in Calabria finora è stata cancellata e non deve essere più così». Martella, che ha mostrato stima per l’imprenditore, ha parlato della «speranza di poter avere una nuova stagione di protagonismo politico della Calabria». «Caro Pippo – ha aggiunto il sottosegretario – c’è davvero un vento di speranza attorno a te. La speranza che le cose possano cambiare e che la Calabria possa dare vita a una nuova storia». Callipo, ha aggiunto ancora Martella, è «la personalità giusta per la svolta della Calabria, un esempio, un modello, un imprenditore che ha sempre rispettato i lavoratori e contrastato la criminalità organizzata. Bisogna fare in modo – ha concluso Martella – che attorno a lui emerga tutta la forza che serve affinché la speranza si trasformi in mobilitazione. Tutti al lavoro, ce la possiamo fare». (s)

Tra tonni e sardine, il funerale dell’intelligenza Chi è Jasmine Cristallo e perché si parla di lei

di SANTO STRATI – Se si trattasse di una competizione gastronomica, la sfida tra tonno e sardine potrebbe anche apparire appetitosa, ma non siamo a La prova del cuoco e in ballo ci sono cinque anni vitali di legislatura per “salvare” la Calabria. Succede che mentre stamattina il segretario dem Nicola Zingaretti ha incoronato il candidato ufficiale dei democratici Pippo Callipo, re del tonno, imprenditore di successo, persona specchiata e di sicura moralità, il suo “antagonista” Mario Oliverio – che fino a ieri le ha tentate tutte per convincere la direzione romana della bontà della sua ricandidatura – ha lanciato il sasso Jasmine nello stagno elettorale. Ovvero ha colto al balzo la lettera aperta di Jasmine Cristallo alle forze sane della Calabria e ha rilanciato la disponibilità di individuare «un giovane competente, che magari vive e lavora fuori per farlo tornare in Calabria, e designarlo candidato alla presidenza della Giunta regionale», a fronte di un passo indietro da parte di Callipo (PD) e Aiello (M5S). I più maliziosi hanno fatto subito notare che la proposta l’avrebbe dovuta fare a Zingaretti nell’incontro di alcuni giorni fa, quando ancora non c’era l’ufficializzazione di Callipo: oggi arriva fuori tempo massimo e serve soprattutto a legittimare il suo tentativo di ricucire.

Nicola Zingaretti e Pippo Callipo

Chi è Jasmine Cristallo e perché si parla tanto di lei? Catanzarese, 38 anni, è venuta alla ribalta lo scorso maggio lanciando la provocazione dei balconi: uno striscione anti-Salvini, chiaro e semplice che esprimeva il comune sentire di molti calabresi. Il suo esempio è stato seguito altrove. Oggi la ritroviamo quale rappresentante delle “Sardine” in Calabria, senza però ambizioni politiche (a quanto dichiara). Lei ribadisce – sostenuta dal coordinamento nazionale 6000 sardine – «la necessità di uno sforzo unitario e di una reale rigenerazione della classe dirigente perché si possa realmente fronteggiare la deriva leghista con tutte le sue conseguenze. È necessario, funzionale e politicamente corretto un “passo indietro”, che possa rendere credibile e valida questa imminente competizione elettorale. “Passo indietro” in nome di un progetto collettivo, che coinvolga tutti i candidati oggi in campo per provare a rilanciare nel vivo di uno scontro senza precedenti, una politica che ribadisca la centralità, la difesa e l’attuazione della Costituzione e dei valori in essa contenuti.
«Il mio appello – ha scritto su FB – è solamente un amplificatore di un insieme di sensibilità, di innumerevoli anime, intelligenze, voci e storie di cui la nostra Regione è ricca e generosa.
Serve che ognuno con la propria storia, con le proprie specificità, senza abbuoni e giustificazioni per le contraddizioni politiche e gestionali del passato, trovi la forza di assumere e far vivere il coraggio delle madri e dei padri costituenti allorché si diede vita all’Italia Democratica».

Striscione anti Salvini

Oliverio ha inviato una lettera aperta a Jasmine per esprimere il pieno assenso, ma nello stesso documento consiglia Zingaretti «di evitare il dejavú del rito che ormai si svolge da quindici anni intorno a Pippo Callipo; ma vorrei prestasse, invece, attenzione alle domande delle sardine calabresi. Io sono pronto e accolgo la sfida: sono disponibile, insieme alle forze che mi sostengono, a rendermi parte attiva di scelte unitarie in grado di impedire un ritorno all’indietro dare alla Calabria una nuova possibilità. Se alla base della azione politica di tutti, è prevalente l’interesse rivolto al bene della Calabria, non ho dubbi di poter registrare riscontri positivi. Altrimenti il dado è tratto e non c’è più tempo da perdere. Saranno, poi, gli elettori calabresi a sancire chi sono i responsabili delle lacerazioni». Non servono commenti.

Sull’altro fronte, nel pomeriggio di oggi c’è un incandescente incontro tra Berlusconi, Salvini e la Meloni per decidere in via definitiva il nome del candidato unitario del centro-destra. Peccato che di unitario c’è solo il niet del capo politico della Lega nei confronti dei fratelli Mario e Roberto Occhiuto, che equivale – come ha sottolineato il segretario del Consiglio regionale Mimmo Tallini –  a «privare Forza Italia della sua autonomia nel designare il candidato alla presidenza della Regione. L’ostinazione dei leghisti – secondo Tallini – di imporre un “cavallo di troia” alla Regione nasconde probabilmente una strategia colonizzatrice che è inaccettabile». C’è aria di burrasca e non mancheranno colpi di scena.

Se Callipo conquista simpatie trasversali (a nostro avviso dovrebbe coagulare verso un comune impegno i due candidati “autonomi” Carlo Tansi e Giuseppe Nucera invitandoli a entrare nella sua coalizione), in casa Cinquestelle, la bufera non accenna a placarsi. È, infatti, guerra aperta tra i fautori della partecipazione alle elezioni con il prof. Francesco Aiello candidato M5S (ancora, però, non ufficializzato in alcun atto della direzione grillina) e quelli, capeggiati da Nicola Morra, che sarebbero favorevoli a rinunciare a presentarsi. Diversa ancora la posizione di Dalila Nesci che non ha ancora digerito il veto alla sua candidatura e mette in discussione la scelta di Aiello. Sarà ancora una volta Rousseau a decidere? (s)

 

Calabria, il Pd rilancia Callipo e cerca alleati. Dubbi M5S su Aiello. E a destra Wanda Ferro…

di SANTO STRATI – La notizia arriva a metà mattinata, in una Calabria graziata momentaneamente dal maltempo. Ma la burrasca – sulle elezioni regionali – si annuncia comunque: mentre da Roma rimbalzano le perplessità dei vertici CinqueStelle sulla candidatura del prof. Francesco Aiello, è lo stesso Pippo Callipo ad annunciare la sua candidatura a governatore, col simbolo del PD. Attenzione, non è lui a provocare la burrasca, l’imprenditore è una persona per bene, vanta un’ottima reputazione e ama spesso dire «io resto in Calabria» per riaffermare quanto creda nella possibilità di riscatto di questa terra, ma è la posizione irremovibile di Mario Oliverio, governatore uscente, di candidarsi comunque, che agita i dem. Oliverio vanta il sostegno di numerosi circoli dem e di oltre 150 sindaci e sarà una spina nel fianco nella raccolta dei voti per Callipo.

L’imprenditore di Vibo, quindi, spariglia ancora una volta il risiko di queste consultazioni. Aveva più volte annunciato la disponibilità, per poi ritirarla. Aveva dato ascolto all’amico imprenditore antimafia Antonino De Masi, che si è speso molto in questa settimana per tentare di ricucire lo strappo pentastellato nei confronti di un’intesa elettorale dem-grillini, per poi rinunciare nuovamente, dopo l’intransigenza dimostrata dal responsabile elettorale calabrese M5S Paolo Parentela. Ha cambiato di nuovo parere e si è presentato ufficialmente candidato del pd.

«Esponenti della società civile, delle organizzazioni sindacali e datoriali – ha dichiarato Callipo – mi chiedono un impegno diretto, forte e convinto per avviare un cambiamento reale, tangibile che sia in grado di mettere la nostra Regione al centro dell’agenda politica del Paese. In queste settimane ho molto riflettuto sull’opportunità di un mio impegno politico diretto e sono giunto alla conclusione che non posso non fare questa battaglia, non posso non ascoltare la voce di una nuova generazione che vuole essere protagonista di una rivoluzione pacifica ma decisa e non più procrastinabile.

«Sempre più giovani Calabresi – dice Callipo – chiedono di non lasciare,  per mancanza di opportunità di lavoro e di prospettive di futuro, la terra dove sono nati e cresciuti. Ho deciso quindi di ascoltare il mio cuore, il mio profondo desiderio di aiutare la mia terra perché da sempre coltivo il sogno di vederla cambiare, evolversi e dare opportunità a tutti. Sento inoltre un dovere morale verso i tanti giovani che incontro quotidianamente e che mi chiedono di diventare garante delle loro aspettative».

Il Pd, dunque, presenta finalmente un candidato da opporre a Oliverio e da sottoporre nuovamente ai grillini per una possibile intesa, ma questo gioco al massacro, vista la ristrettezza del tempo a disposizione, non gioca certo a favore della sinistra. Il popolo dem, già vittima di una inspiegabile quanto acuta forma di divisività assoluta che ha frantumato il partito, si chiede giustamente se sia lo stesso Callipo che a marzo 2010 era schierato contro il PD raccogliendo con le liste di Di Pietro un modesto 10% (per la cronaca vinse Scopelliti col 57,80% dei voti). Lo stesso imprenditore che oggi lancia «un forte appello a partiti e movimenti civici: uniamoci e portiamo avanti questa battaglia di legalità, trasparenza e rinnovamento, facciamolo con coraggio senza badare a rendite di posizione e tatticismi», troverà ampia accoglienza tra i dem che non vanno con Oliverio? Su questi ultimi c’è odor di scomunica del pd, ma non sarà certo questo a convincerli a ripudiare l’impegno espresso all’ex governatore.

Callipo vanta già entusiastiche prese di posizione a suo sostegno. Il prof. Domenico Gattuso –  ha detto che il movimento di cui è a capo «ha lavorato tanto affinché un imprenditore del valore di Pippo Callipo decidesse di offrire il suo coraggio in una discesa in campo che spiazzasse la superbia delle vittorie facili in una terra di confine vilipesa e offesa. Il Movimento 10 idee per la Calabria che per primo ha auspicato un rinnovamento della classe dirigente calabrese  e si è fatto promotore di una iniziativa tesa a sollecitare una alleanza pro Calabria, sostiene convinto la candidatura di Callipo. Da domani inizia il nuovo corso calabrese… un respiro nuovo e vitale». E Antonino Castorina, capogruppo dem al Comune di Reggio e consigliere metropolitano con delega al Bilancio (vicino ad Anna Ascani)  ha detto che «Callipo rappresenta un nome di una Calabria che vuole riscatto e dignità» ma allo stesso tempo affida «al Partito Democratico della Calabria ed al Commissario regionale Graziano il compito di fare chiarezza su come sarà rappresentato il vero rinnovamento del Pd con Callipo in Calabria per come ha annunciato Nicola Zingaretti, a partire dal fatto che chi non seguirà questo percorso starà fuori dal Pd senza se e senza ma».

Insomma, Callipo rappresenta la ciambella di salvataggio di un naufragio annunciato, ma gli serviranno anche le “scialuppe” di un territorio che al momento sembra più frastornato che mai e, soprattutto, disorientato da una politica frutto di improvvisazione e superficialità. A rimetterci non sarà Callipo che ci mette la faccia e rischia l’impopolarità in caso di sconfitta, ma tutta la Calabria. Già, perché, se da un lato sembra schiarirsi l’orizzonte a sinistra (pur con la bufera minacciata da Oliverio), dall’altro si complica ogni giorno di più lo scenario di queste regionali e appare difficile immaginare un governo di coalizione per Germaneto.

Secondo la deputata Enza Bruno Bossio la scelta di Callipo è «un errore politico marchiano. Quello che sta facendo Zingaretti è aberrante. Callipo è tutto tranne che un candidato civico. Nel 2010 si è candidato e di fatto, con la sua candidatura, ha fatto perdere il candidato del Pd, Agazio Loiero, favorendo la vittoria di Giuseppe Scopelliti. Nel 2014 ha sostenuto la candidata del centrodestra Wanda Ferro. Ci sono tanto di foto di Callipo con Ferro in campagna elettorale. Nemmeno i 5 Stelle lo hanno voluto. E noi che facciamo? Ci prendiamo l’usato insicuro per non candidare Oliverio che, almeno, è l’usato sicuro. È qualcosa di veramente folle che il Pd sostenga la candidatura di un signore di 73 anni, un perdente, un antipolitico e che mai è stato a sinistra. Ma dov’è il rinnovamento?».

Di parere opposto il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà: «Callipo è un nome che convince, soprattutto perché è garanzia di una prospettiva riformista improntata al pragmatismo e al rinnovamento. È un simbolo di una Calabria sana e vincente – ha detto Falcomatà – una candidatura che parte dal civismo e che spero potrà attrarre le forze politiche democratiche nella nostra regione. In questo senso accolgo l’invito giunto dal Segretario Zingaretti affinché attorno alla figura di Callipo si aggreghi il sostegno di tutto il Partito Democratico calabrese e di tutte le forze civiche che lavorano nella direzione del cambiamento».

Il prof Aiello, stimato docente Unical, subito attaccato per una lontana vicenda di abusi edilizi, non è nel cuore dei grillini che decidono e a fronte della sua accettazione non risulta nessuna ufficializzazione della candidatura. Se, come pare, Luigi Di Maio e company sono intenzionati a scartare il suo nome, cosa faranno i Cinque Stelle in Calabria? La cosa più probabile, per salvare (?) la faccia senza dover ritornare sulle posizioni più volte espresse di chiusura al pd, sarà saltare il turno e non presentarsi. Con buona pace degli attivisti e di quanti operano sul territorio. La rinuncia alle liste sarebbe sicuramente meno traumatica di una disastrosa débacle alle urne.

Analoga situazione di estrema incertezza regna nel centro destra che, nei sondaggi, sembrava destinato a vincere, facilmente, la partita. I fratelli Occhiuto – visto che ormai si parla dell’alternativa (folle) di candidare il deputato Roberto al posto dell’ “indesiderato” Mario –  non disperano e aspettano l’incontro decisivo che dovrebbe tenersi in settimana. Salvini non ha un candidato di riserva (il calabro-milanese Vincenzo Sofo – 20mila preferenze in Calabria alle ultime europee ed eurodeputato in pectore in caso di brexit – è più conosciuto per il fidanzamento con Marion Le Pen che per la sua attività politica), ma non vuole cedere sugli Occhiuto.

Forza Italia, ormai vicina alla canna del gas, non ha alternative “importanti” da mettere in pista: il sindaco di Catanzaro Sergio Abramo rischia non solo di non farcela, ma di perdere soprattutto le due preziose posizioni in Comune e Provincia, quindi non dovrebbe accettare. E il deputato Francesco Cannizzaro, attivissimo a far crescere il numero dei tesserati azzurri, altra apprezzabile chance, capisce bene che il poco tempo a disposizione lo metterebbe in una posizione di grande svantaggio. Unica via d’uscita per salvare il salvabile sembra Wanda Ferro, già avversaria di Oliverio alle elezioni del 2014, oggi deputata di Fratelli d’Italia. Secondo gli accordi, la Regione Calabria toccherebbe a Forza Italia, ma l’intesa sempre più vicina Meloni-Salvini potrebbe far cambiare idea. La Ferro, in cuor suo ci spera molto e si rimette a quanto deciderà l’assise degli alleati, ma sa bene che, date le circostanze, la sua è l’unica candidatura che potrebbe risolvere la quasi certa insanabile frattura Berlusconi-centro destra, in caso di mancata intesa sul nome.

Il re delle cravatte, Maurizio Talarico, che aveva annunciato la sua disponibilità con o senza il pd, ha già rinunciato. I candidati civici Carlo Tansi e Giuseppe Nucera, invece, continuano a guardarsi attorno, spiazzati dalla candidatura di Callipo, ma continuano a restare isolati, ognuno per proprio conto. Cosa succederà? Attenzione: i colpi di scena, cui queste elezioni ci stanno abituando non sono finiti… (s)