Si intitola Tutti hanno diritto alla protezione da Covid: Nessun profitto sulla pandemia l’iniziativa dei Cittadini Europei e a cui hanno aderito Cgil, Cisl e Uil Calabria, che hanno organizzato, in tutte e cinque le Province calabresi, dei banchetti per la raccolta firme.
L’obiettivo delle cento associazioni in campo, tra cui Cgil Cisl e Uil, e raggiungere il traguardo del milione di firme.
«Il covid-19 si diffonde a macchia d’olio – si legge sul sito –. Le soluzioni devono diffondersi ancora più velocemente. Nessuno è al sicuro fino a che tutti non avranno accesso a cure e vaccini sicuri ed efficaci. Abbiamo tutti diritto a una cura. Firma questa iniziativa dei cittadini europei per essere sicuri che la Commissione europea faccia tutto quanto in suo potere per rendere i vaccini e le cure anti-pandemiche un bene pubblico globale, accessibile gratuitamente a tutti e tutte».
In Calabria, si potrà firmare a Cosenza, a Piazza Kennedy dalle ore 11,00 alle ore 13,00; a Reggio Calabria, a Piazza San Giorgio dalle ore 09,00 alle ore 13,00; a Catanzaro a Piazza Rossi (adiacente Prefettura) dalle ore 10,00 alle ore 12,30; a Crotone, sul Lungomare (altezza Bar Columbus) dalle ore 10,00 alle ore 12,30 e a Vibo Valebtia a Piazza Municipio, dalle 10 alle 12.30.
Con questa iniziativa, dunque, si vuole chiedere: Salute per tutti: «abbiamo tutti diritto alla salute. In una pandemia, la ricerca e le tecnologie dovrebbero essere condivise ampiamente, velocemente, in tutto il mondo. Un’azienda privata non dovrebbe avere il potere di decidere chi ha accesso a cure o vaccini e a quale prezzo. I brevetti forniscono ad una singola azienda il controllo monopolistico sui prodotti farmaceutici essenziali. Questo limita la loro disponibilità e aumenta il loro costo per chi ne ha bisogno»; trasparenza sui «dati sui costi di produzione, i contributi pubblici, l’efficacia e la sicurezza dei vaccini e dei farmaci dovrebbero essere pubblici. I contratti tra autorità pubbliche e aziende farmaceutiche devono essere resi pubblici»; denaro pubblico, controllo pubblico, in quanto «i contribuenti hanno pagato per la ricerca e lo sviluppo di vaccini e trattamenti. Ciò che è stato pagato dal popolo dovrebbe rimanere nelle mani delle persone. Non possiamo permettere alle grandi aziende farmaceutiche di privatizzare tecnologie sanitarie fondamentali che sono state sviluppate con risorse pubbliche» e nessun profitto sulla pandemia: «le grandi aziende farmaceutiche non dovrebbero trarre profitto da questa pandemia a scapito della salute delle persone. Una minaccia collettiva richiede solidarietà, non profitti privati. L’erogazione di fondi pubblici per la ricerca dovrebbe sempre essere accompagnata da garanzie sulla disponibilità e su prezzi controllati ed economici . Non deve essere consentito a Big Pharma di depredare i sistemi di assistenza sociale». (rrm)
Angelo Sposato, segretario generale della Cgil Calabria e Francesco Gatto, segretario generale della Filctem Cgil Calabria, hanno ribadito, in merito alla questione del Servizio idrico integrato in Calabria, hanno chiesto alla Regione Calabria l’avvio da parte della Regione e dall’Assessorato di riferimento di un tavolo regionale permanente sul Sii che coinvolga tutti i soggetti interessati».
Tale tavolo, per i sindacalisti, deve avere «il compito di costruire un cronoprogramma di interventi certi e condivisi al fine di cogliere le straordinarie opportunità economiche e riformatrici contenute nel Pnrr relative al Settore idrico al Sud da impegnare su tutti i segmenti del Servizio ovvero: acquedotti, reti di distribuzione e depurazione in una visione di ammodernamento digitale e tecnologico che punti ad un riordino e all’efficientamento dell’intero sistema».
«Crediamo che – hanno aggiunto – l’aver assunto, con delibera di Giunta, l’avvio di un percorso esplorativo circa la pubblicizzazione della Sorical, l’uscita dallo stato di liquidazione volontaria e il rilancio della stessa sotto il profilo industriale, è un fatto di per sè nuovo che per noi dovrà essere accompagnato da atti precisi e concreti sin dalle prossime settimane in quanto troppe volte abbiamo ascoltato e letto notizie che indicavano la svolta. Nel merito, la Cgil e la Filctem Calabria, negli anni, hanno elaborato sul tema Sorical e Sii tutta una serie di proposte ed iniziative rivolte ai vari Governi della Calabria nelle quali abbiamo indicato una via d’uscita rispetto alla frammentazione nella gestione dentro una logica di sistema integrato, i necessari investimenti economici e di valorizzazione delle competenze presenti con l’esclusivo interesse di garantire ai cittadini calabresi un servizio di qualità con tariffe sostenibili e alle migliaia di lavoratori coinvolti un futuro lavorativo e stabile».
«Per tali ragioni – hanno aggiunto – siamo convinti, che, riforme e percorsi di questa natura non possono essere affrontati con il profilo dell’autosufficienza da parte di questo Governo regionale, sarebbe un errore madornale, ma bensì con il coinvolgimento preventivo, inclusivo e partecipativo delle parti sociali quali soggetti non solo di rappresentanza ma portatori sani di una visione complessiva e di sistema rispetto al tema. A tal proposito, ci preme ricordare che questo sindacato unitario attende ancora riscontro alla nostra richiesta di incontro di qualche mese fa che, ad oggi, rimane ancora disattesa da parte del presidente f.f. Nino Spirlì e del presidente dell’Autorità Idrica Calabrese, Marcello Manna».
Sul tema della Sorical, sono intervenuti anche Tonino Russo, segretario generale della Cisl Calabria e Pompeo Greco, segretario generale Femca Cisl: «La Società Sorical è proiettata a diventare il soggetto unico gestore del SII calabrese dopo la sua pubblicizzazione con l’assenso della Regione e dei Comuni, con molti dei quali spesso e volentieri i rapporti non sono stati improntati a reciproco rispetto e collaborazione» e, sempre la Sorical, viene individuata come idonea, stante “la sussistenza delle condizioni a soddisfare il perseguimento delle finalità istituzionali di produzione di un servizio di interesse generale quale quello del ciclo idrico integrato calabrese».
«Il tutto – hanno spiegato – avverrebbe con la sua pubblicizzazione mediante l’acquisizione delle quote del socio privato e la contestuale revoca della sua liquidazione. Un percorso che dovrebbe completarsi con l’individuazione della stessa Sorical quale Soggetto Unico Gestore con relativo affidamento, che dovrebbe avvenire entro settembre 2021: ciò al fine di poter usufruire dei fondi del Pnrr destinati agli interventi nel settore idrico, il cui 70% sarà assegnato prioritariamente a quelle regioni in cui entro tale data sarà intervenuto l’affidamento del servizio».
«Si tratta, indubbiamente – hanno proseguito Russo e Greco – di un cronoprogramma altamente ottimistico, considerando da quel che emergerebbe che non sia stato del tutto condiviso con l’Autorità Idrica Calabrese, ente di governo d’ambito, e il suo Presidente. Aggiungere a tutto ciò anche l’eventualità prospettata dall’Assessore alla Tutela dell’Ambiente, Sergio De Caprio, di ipotizzare nel prossimo futuro una sorta di Sorical Multiutility, che dovrebbe svolgere un ruolo importante anche nel ciclo integrato dei rifiuti, non può evidentemente non farci pensare alle solite strategie meramente politico-elettorali, perché si tratta di un cammino difficilmente realizzabile nell’immediato, considerando, tra l’altro, che nello specifico caso dei rifiuti, i pochi impianti sono privati e sarebbe non semplice la loro pubblicizzazione».
«Siamo dell’idea – hanno spiegato ancora – che questi percorsi andrebbero preventivamente condivisi e discussi anche attraverso il coinvolgimento delle parti sociali che, è bene ricordarlo, da anni non vengono convocate per un confronto sulla materia. L’ultima richiesta di incontro formulata da Cgil, Cisl e Uil qualche mese fa per discutere delle prospettive del futuro SII calabrese e dell’utilizzo dei fondi europei per l’ammodernamento delle reti vetuste e di tutte le infrastrutture idriche necessarie, è stata ignorata dall’attuale classe politica. Nel merito, crediamo che alle visioni di lungo periodo, più o meno demagogiche, debba contrapporsi una pragmatica, concreta e attuabile strategia di breve termine che sia coerente con i tempi di chiusura di questa legislatura regionale. Occorre, pertanto, concentrarsi sul riordino del Sii consentendo alla Calabria di utilizzare quelle risorse finanziarie necessarie per l’ammodernamento delle infrastrutture acquedottistiche i cui costi, qualora anche questa ennesima occasione venga persa, dovranno essere ripianati dalla fiscalità generale».
«Bene, quindi – hanno concluso – l’approvazione della delibera della Giunta regionale, ma un indirizzo che non delinei un percorso anche temporalmente definito rischia di essere l’ennesimo specchietto per le allodole, buono solo per rinviare un problema che rimarrebbe sostanzialmente irrisolto». (rcz)
Tonino Russo, segretario generale della Cisl Calabria e Luciana Giordano, segretaria generale Cisl Fp Calabria, hanno espresso soddisfazione per l’approvazione, da parte del Senato, degli interventi di modifica che hanno riguardato anche i Lavoratori precari provenienti dall’ex bacino Lsu/Lpu della Calabria, e chiedono, per «chiudere con pieno successo tutta la partita si ritiene necessario, dunque, attivare immediatamente un Tavolo di confronto presso il competente assessorato regionale della Calabria».
«Un risultato tutt’altro che scontato – hanno detto – frutto di un’azione sindacale senza fine che ha visto tutte e tre le Sigle confederali impegnate in prima linea assieme alle Federazioni di Categoria del pubblico impiego e dei Lavoratori atipici con proposte di emendamenti da inserire nei veicoli normativi in corso di approvazione e con una trama di fittissime interlocuzioni con i vari esponenti della deputazione parlamentare calabrese, che a vario titolo si sono spesi in questa ventennale vertenza. Una storia che si conclude, dunque, a lieto fine si potrebbe dire ma ancora manca qualche passaggio prima di mettere in definitiva sicurezza questo bagaglio umano che ha attraversato la tempesta di un precariato lungo una vita e che vede certamente una salvezza ma su una scialuppa troppo piccola per garantire una dignitosa sopravvivenza alle intemperie e alle onde lunghe della vita».
«Troppo esiguo è, infatti – hanno proseguito – per molti di questi Dipendenti il numero di ore previsto dai contratti di lavoro che i Sindaci calabresi hanno voluto o potuto garantire. Talmente limitato da non assicurare neppure quelle tutele fondamentali che stanno alla base dei diritti riconosciuti dal nostro Ordinamento giuridico. Per questo l’azione che dovrà caratterizzare il nostro impegno dovrà concentrarsi adesso, innanzitutto sulla trasformazione dei rapporti di lavoro degli ultimi 600 ex LPU da tempo determinato a tempo indeterminato e contestualmente nello sforzo di rinvenire nelle pieghe dei bilanci dei singoli Enti le risorse necessarie a un graduale ma assolutamente necessario incremento orario».
«Impegno che non ci spaventa sicuramente – hanno concluso Russo e Giordano – visto il lungo e tortuoso tragitto percorso per arrivare a quest’ultimo passaggio normativo, che corona una lotta sindacale durata un ventennio e che ha visto la Cisl protagonista fin dal primo momento». (rcz)
Domani mattina, alle 10.30, a Lamezia Terme, all’Istituto Superiore “Carlo Rimbaldi”, è in programma la conferenza stampa Per una cultura della sicurezza, della tutela, della salute e della prevenzione dai rischi nelle scuole, organizzata da Cgil, Cisl e Uil Calabria.
Alla conferenza stampa prenderanno parte: Angelo Sposato e Mimmo Denaro, rispettivamente Segretario generale della Cgil Calabria e Segretario generale della Flc Cgil Calabria; Tonino Russo e Arcangelo Carbone, rispettivamente Segretario generale della Cisl calabrese e della Fsur Cisl Calabria e, infine, Santo Biondo, Segretario generale della Uil Calabria e Andrea Codispoti, Segretario generale della Uil scuola Rua Calabria.
La conferenza stampa potrà essere seguita anche in diretta Facebook sulla pagina: https://www.facebook.com/flccgilcalabria. (rcz)
Angelo Sposato, Tonino Russo e Santo Biondo, segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Calabria, hanno incontrato mons. Vincenzo Bertolone, presidente della Conferenza Episcopale Calabra, consegnandogli il documento La Calabria si cura con il lavoro.
L’incontro si è svolto in un clima di cordialità, partendo dal ricordo delle vittime sul lavoro, aumentate in maniera drammatica, al punto da rendere urgente e non più differibile un impegno anche da parte del mondo delle Imprese, chiamate sempre più ad un ruolo di responsabilità sociale per garantire la sicurezza dei lavoratori, al pari delle Istituzioni, dal canto loro tenute ad assicurare una maggiore prevenzione e controllo sui luoghi di lavoro. Inoltre, ci si è soffermati sulla necessità che il Governo assuma come prioritaria la questione della povertà e del lavoro e ponga in essere strategie e soluzioni, con il coinvolgimento delle associazioni, dei sindacati, dei cittadini.
Sposato, Russo e Biondo hanno ribadito il bisogno di promuovere iniziative comuni per sollevare la Calabria da una crisi economica e sociale grave. Temi come la legalità, il lavoro, la salute, l’ambiente, l’inclusione sociale, si è affermato, devono trovare momenti di confronto ed una proposta comune per mobilitare le coscienze addormentate e costruire insieme una Nuova Calabria.
Per fare ciò, hanno sottolineato Cgil, Cisl e Uil dopo essersi soffermate sulla necessità di prorogare il blocco dei licenziamenti previsto per fine giugno, è utile ed opportuno l’avvio di un confronto vero – anche nei territori – in ordine al Piano nazionale di ripresa e resilienza, da abbinare ad una svolta culturale, ad un rinnovamento delle idee e delle azioni, ad un grande processo di riforme ancorate ai valori della comunità, dell’uguaglianza, della giustizia sociale.
Nel corso del colloquio, infine, si è anche affrontato il tema legato alla elaborazione di un piano di sviluppo economico che possa creare opportunità lavorative e sostenere le famiglie, contrastando il rischio povertà.(rcz)
È stata definita «parziale e pasticciata», dai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Calabria, Angelo Sposato, Tonino Russo e Santo Biondo, la proposta di legge per risolvere la vertenza dei tirocinanti calabresi, sottolineando che ciò «potrebbe provocare un nuovo vulnus per una platea di lavoratori che, sino ad oggi, sono stati ingannati dalla politica».
«Nella proposta di legge, infatti – hanno proseguito i segretari generali – manca una visione organica non solo del futuro professionale dei tirocinanti calabresi ma la stessa è anche carente di un’idea di riforma delle politiche attive regionali. Manca anche la copertura finanziaria che è postuma, rimandando ad impegni futuri del Governo i costi del provvedimento che sarebbe del tutto inefficace. Una presa in giro per i tirocinanti Per questo, riteniamo opportuno che il Consiglio regionale si riunisca per discutere sulle tematiche del lavoro e trovi la via condivisa per varare una progetto di riforma che sia in grado di rinnovare l’offerta delle politiche attive nel nostro territorio».
«Sulla vertenza dei tirocinanti calabresi, poi – hanno detto ancora Sposato, Russo e Biondo – riteniamo sia opportuno affrontare una discussione allargata ed approfondita, al fine di individuare i migliori percorsi individuali di valorizzazione professionale. È giunto il momento di mettere da parte le liturgie del passato, soprattutto in questa fase di avvicinamento al voto per il rinnovo del Consiglio regionale, che hanno provocato solo danni e si proceda in maniera sinergia lungo un percorso di rinnovamento, riorganizzazione e riforma della pubblica amministrazione regione, anche attraverso il corretto utilizzo dei fondi comunitari e delle provvidenze previste dal Pnrr».
«Alla Regione Calabria, per l’ennesima volta – hanno concluso – ribadiamo la necessità di dare vita ad un confronto franco su queste tematiche, questo al fine di ricercare la migliore soluzione possibile per il futuro occupazionale di questo grande bacino professionale senza alimentare false aspettative». (rcz)
La Regione istituisca, all’interno del Dipartimento Lavoro, un tavolo sulla sicurezza sul lavoro. È quanto hanno chiesto i segretari regionali di Fillea Cgil, Simone Celebre, Filca Cisl Mauro Venulejo, Feneal Uil, Maria Elena Senese, nel corso della conferenza stampa, svoltasi a Lamezia Terme, sul tema delle morti e della sicurezza sul lavoro.
I segretari regionali, inoltre, hanno aperto i lavori presentando la costituzione dell’Associazione Slc Calabria e la designazione degli Rlst (Rappresentanti Lavoratori Sicurezza Territoriale) nelle persone di Maria Antonietta Moricca, Cataldo Vitale e Spasimina Papasidero, che avranno il compito di rappresentare i lavoratori nei confronti delle imprese in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro in tutta la regione (art. 48 D. l.vo n. 81del 2008 sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro).
«Non si tratta di un atto burocratico – è stato sottolineato da Celebre (Presidente Associazione), Senese (vicepresidente) e Venulejo (Consiglio di amministrazione) –, ma di richiamare l’attenzione di tutti su un tema di civiltà. Avvieremo una campagna ad hoc per chiedere zero morti sul lavoro. C’è bisogno di provvedimenti seri e vogliamo da parte nostra dare un segnale importante: da domani saremo a disposizione di tutte le imprese per affiancarle sui temi della sicurezza e della prevenzione».
I sindacati dell’edilizia vogliono manifestare rabbia e indignazione di fronte alle morti e agli incidenti sul lavoro, ma anche essere propositivi.
«Di fronte a promesse disattese, a ipocrisie e rituali dei momenti delle tragedie sul lavoro – è stato affermato – non vogliamo che il tema sia dimenticato un momento dopo. I diritti fondamentali, tra cui quello alla salute, devono essere garantiti a tutti. Dai tanti protocolli sottoscritti devono derivare più controlli e più tutele. Chiediamo l’applicazione della patente a punti per le imprese e il rispetto della congruità del costo della mano d’opera rispetto al lavoro da eseguire, come previsto dal codice degli appalti».
I sindacalisti hanno evidenziato come «il sistema degli enti bilaterali possa garantire a lavoratori e imprese il rispetto delle regole sulla sicurezza e una formazione adeguata sul tema per lavoratori e datori». Alla politica, Celebre, Senese e Venulejo chiedono più attenzione. E se ci sono tante morti, vuol dire che manca qualcosa nell’azione degli organi preposti alla vigilanza e ai controlli.
«Con l’Associazione – hanno affermato – diamo anche un input alla Regione Calabria per l’istituzione, all’interno del Dipartimento lavoro, di un tavolo sulla sicurezza».
«Questi temi – hanno proseguito – devono diventare una priorità non solo per le OO.SS., ma per tutti i cittadini, perché cresca la consapevolezza che il lavoro deve essere dignitoso e che chiunque esce di casa per recarvisi deve avere la certezza di tornare a casa. Perciò è necessario un salto di qualità culturale: meno convegni e passerelle, più azioni concrete. Noi vogliamo dare un contributo alle imprese, per migliorare le condizioni di lavoro in tutte le aziende. In Calabria sono elevatissimi i numeri del lavoro nero, che riguarda oltre il 50% dei cantieri. Parte dell’imprenditoria locale approfitta della crisi: ma diciamo no al dumping contrattuale e a ogni forma di sfruttamento».
«Non si può scegliere – hanno detto ancora – quale contratto applicare solo in base al risparmio nel costo lavoro. Mettiamo a disposizione i nostri entri bilaterali, finanziati da lavoratori e imprese, per una formazione vera e utile. Facciamo la nostra parte, ma non basta. Sono necessari risorse, impegno delle istituzioni, intensificazione delle ispezioni e trasparenza, aumento del numero degli ispettori del lavoro e della qualità del servizio ispettivo per verifiche e controlli. C’è sensibilità da parte dell’Ance e di molte aziende. Il periodo di mobilitazione che si apre oggi deve servire ad estendere questa attenzione».
Subito dopo, i Segretari generali regionali di Cgil, Angelo Sposato, Cisl, Tonino Russo, Uil, Santo Biondo hanno annunciato una serie di iniziative che, in Calabria come in tutto il Paese, avranno come tema lo stop alle stragi sui luoghi di lavoro: assemblee e iniziative di mobilitazione, nonché contatti istituzionali e con i settori vivi della società calabrese: giovedì 20 maggio, ad esempio, incontreranno il presidente della Conferenza Episcopale Calabra, Mons. Vincenzo Bertolone.
Sposato, Russo e Biondo hanno rivolto il loro ringraziamento alle Federazioni dell’edilizia, «che in Calabria sono all’avanguardia nella consapevolezza di lavoratori e imprenditori, con una bilateralità che funziona ed è un modello da estendere.
«Vogliamo mobiliare le coscienze di tutti – hanno sottolineato i segretari generali regionali di Cgil, Cisl e Uil – perché 3 morti al giorno nel nostro Paese e 31 in Calabria in un anno chiedono rispetto. Si tratta di una battaglia di civiltà che stiamo conducendo unitariamente. Tutte le istituzioni e le imprese sono chiamate a fare la loro parte, in una regione in cui, nella catena perversa di appalti e subappalti, i lavoratori sono l’anello debole. Questa è una giornata importante perché il settore edilizia di Cgil, Cisl e Uil in Calabria si dà in maniera organica una struttura per tutelare la sicurezza nei luoghi di lavoro. È fondamentale che questo stile operativo degli enti bilaterali, quindi con un impegno paritario di lavoratori e datori di lavoro, si allarghi a tutti i settori produttivi, a partire dall’artigianato che ne è completamente sprovvisto».
Gli incidenti sul lavoro – hanno detto ancora – «sono dovuti in larghissima parte alla mancanza di controlli nelle aziende piccole e medie. Necessitano perciò più verifiche e prevenzione. Chiediamo, inoltre, alla Regione Calabria maggiore attenzione e coordinamento per gli enti bilaterali e l’operatività di una commissione ad hoc sulla sicurezza nel lavoro che riguardi anche le malattie professionali».
Nei loro interventi, Sposato, Russo e Biondo hanno poi sottolineato che si va verso una fase di consistenti investimenti nell’edilizia e che le infiltrazioni della criminalità nelle imprese possono ostacolare l’azione del sindacato volta al rispetto delle regole.
«Solo un’azione corale può fare da argine a questo rischio concreto. Occorre formazione per lavoratori, datori di lavoro e consulenti delle aziende. La sicurezza deve diventare disciplina scolastica nell’ambito di una strategia nazionale di cambiamento culturale. Con un’attività d’impresa fortemente polverizzata, più consapevolezza su questi temi significa anche per le aziende una riqualificazione significativa: ci sono tanti bandi messi in campo anche dall’Inail, bandi cui molte imprese non accedono perché non capiscono che questo può portare anche ad un miglioramento delle performance aziendali».
«Sono necessarie, perciò – hanno ribadito –, prevenzione e formazione per un cambio di mentalità, per creare i presupposti affinché le aziende lavorino in sicurezza. E tutto questo è tanto più urgente in vista dell’utilizzo delle risorse del Pnrr». (rcz)
È «necessario e urgente, a livello nazionale, un Patto per la salute e la sicurezza da sottoscrivere insieme al Governo, alle istituzioni locali, alle Associazioni datoriali, coinvolgendo tutti i soggetti preposti alla ricerca, alle verifiche e ai controlli: un Patto che riconosca la salute e la sicurezza sul lavoro come una emergenza nazionale». È quanto hanno dichiarato i segretari generali di Cisl Calabria, Cgil Calabria e Uil Calabria, Tonino Russo, Angelo Sposato e Santo Biondo, che parteciperanno alla conferenza stampa della Slc Calabria in programma per lunedì 17 maggio, alle 9.30, al Grand Hotel di Lamezia Terme con l’obiettivo di favorire la sicurezza e la salute dei lavoratori del settore edile, con le Federazioni regionali Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil.
«Ci sono troppi incidenti e troppi morti nei luoghi di lavoro – hanno aggiunto –. Il lavoro – proseguono – deve servire a riconoscere la dignità delle persone, non a togliere loro la vita. È assurdo che, in una regione come la Calabria, alla precarietà di gran parte dell’occupazione debba aggiungersi anche il rischio per la propria pelle e per il futuro di tante famiglie. Bisogna finalmente dire basta alla sequela di vite spezzate o compromesse cui continuiamo ad assistere».
«È necessaria una strategia unitaria che agisca anche sul piano della formazione di lavoratori e datori di lavoro e interessi le scuole, per operare un vero e profondo cambiamento culturale perché, nelle priorità di ciascuno, ci sia al primo posto la vita delle persone che lavorano» hanno concluso i segretari regionali, annunciando che «presenteremo una serie di iniziative di mobilitazione che proporremo anche qui in Calabria all’insegna di un impegno comune: Fermiamo la strage nei luoghi di lavoro».
Alla conferenza stampa, interverranno i Segretari regionali di Fillea Cgil, Simone Celebre, Filca Cisl, Mauro Venulejo, Feneal Uil, Maria Elena Senese e anche i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriale (RLST) Maria Antonietta Moricca, Cataldo Vitale e Spasimina Papasidero, recentemente eletti dalle Segreterie regionali Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil, cui spetta il compito di rappresentare i lavoratori nei confronti delle imprese in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro in tutta la regione (art. 48 D. l.vo n. 81del 2008 sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro). (rcz)
I segretari generali di Cgil Calabria, Cisl Calabria e Uil Calabria, Angelo Sposato, Tonino Russo e Santo Biondo, hanno dichiarato che «questo Primo Maggio, ci deve essere utile per costruire il rilancio economico e produttivo della nostra regione, partendo dalla realizzazione di condizioni di lavoro stabile e di qualità, in sicurezza e nella legalità».
«La sicurezza, soprattutto – hanno aggiunto – dovrà essere la stella polare da seguire in ogni luogo di lavoro, convinti come siamo che l’Italia, la Calabria, possa essere curata solo con il lavoro ma che il lavoro debba essere rispettoso delle leggi e dei contratti che agiscono nella logica di prevenzione dei rischi. Quelli che ci troveremo ad affrontare saranno mesi difficili, mesi che richiederanno un grande impegno umano, sociale e civile al fine di agganciare la ripresa e ridare slancio all’economia del nostro territorio».
«Non tutto, però, è perduto – hanno proseguito –. I problemi aperti dalla pandemia potranno essere superati, traguardando la ripartenza auspicata, insistendo sulla strada del dialogo sociale per evitare il rischio che la Calabria rimanga condannata a vita dentro i percorsi accidentati proposti da chi, sino ad oggi, ha gestito la cosa pubblica regionale, in maniera a dir poco discutibile. La Calabria ha bisogno di una scossa, ha bisogno di una nuova stagione concorsuale che sia in grado di immettere nella pubblica amministrazione calabrese i tanti nostri giovani di talento, il cui ingresso nella macchina pubblica calabrese, è di fondamentale importanza per programma e spendere le risorse pubbliche nazionali e comunitarie, in quantità e qualità».
«Questa regione nel lavoro privato, poi – hanno detto ancora – ha bisogno di scrivere una nuova pagina sulle politiche attive del lavoro, della formazione e riqualificazione professionale, per favorire strumenti, come i patti territoriali, che siano in grado di far diventare la Calabria un attrattore di investimenti nella ricostruzione. Questo Primo Maggio, infine, dovrà essere vissuto con gli stessi sentimenti che hanno consentito all’Italia di ripartire, di ritrovarsi più forte di prima, dopo gli anni drammatici del conflitto mondiale. Ma questa volta il Paese dovrà rimettersi in moto curandosi di non lasciare nessun territorio indietro, compresa la Calabria».
«Noi lavoreremo affinché dal Primo Maggio – hanno concluso – si possa aprire una fase di confronto informato e di merito tra tutte le forze sociali, produttive, partitiche, dell’associazionismo e del volontariato, per costruire dal basso un progetto di Calabria nuova e diversa. Noi lavoreremo affinché il prossimo sia veramente un Primo Maggio migliore, una Festa vera del Lavoro, dello Sviluppo e della Cooperazione». (rrm)
«L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro». Recita così l’articolo 1 della Costituzione italiana, ed è proprio sul lavoro che Cgil Area Vasta, Cisl e Uil hanno ribadito la sua importanza «per ricostruire su basi nuove il nostro Paese, ed affrontare con equità e solidarietà le gravi conseguenze economiche e sociali della pandemia».
L’Italia si cura con il lavoro, infatti, è lo slogan scelto dai sindacati per il flash mob andato in scena a Piazza Matteotti a Catanzaro, per celebrare il Primo Maggio e per testimoniare «l’impegno quotidiano per il lavoro di qualità e sicuro in un regione dove servono sinergie e confronto sociale per uscire dalla crisi».
«Una crisi economica e occupazionale che la pandemia non ha fatto altro che aggravare – ha dichiarato il segretario generale della Cgil Area Vasta, Enzo Scalese – e che possiamo affrontare solo creando occupazione di qualità, sfruttando le opportunità offerte dai fondi del Recovery Fund e da una programmazione in grado di affrontare con proposte concrete problematiche ataviche legate all’arretratezza economica e sociale da affrontare in maniera responsabile e propositiva».
Secondo Scalese, «si può e si deve creare occupazione, sviluppo e lavoro di qualità. Anche per questo rilanciamo da questa piazza la piattaforma programmatica che abbiamo presentato nei giorni scorsi in maniera unitaria per l’Area Vasta della Calabria. Una piattaforma per la ripartenza che affronta i temi della sanità, delle aree interne e della mobilità, delle infrastrutture, sei servizi idrico e dei rifiuti, dell’ambiente e del territorio e del mercato del lavoro, in maniera concreta e incisiva».
«Il Primo maggio non è una ricorrenza celebrativa, un semplice rito – ha concluso Scalese – ma è punto fermo della nostra azione sindacale che diventa un monito alla classe dirigente e politica calabrese a riattivare il motore della ripartenza: voltare pagina per garantire in maniera efficace la pienezza dei diritti di cittadinanza».
L’importanza del Primo Maggio, poi, è stata anche ribadita dai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Calabria, sottolineando come questa giornata «ci deve essere utile per costruire il rilancio economico e produttivo della nostra regione, partendo dalla realizzazione di condizioni di lavoro stabile e di qualità, in sicurezza e nella legalità».
«La sicurezza, soprattutto – hanno aggiunto – dovrà essere la stella polare da seguire in ogni luogo di lavoro, convinti come siamo che l’Italia, la Calabria, possa essere curata solo con il lavoro ma che il lavoro debba essere rispettoso delle leggi e dei contratti che agiscono nella logica di prevenzione dei rischi. Quelli che ci troveremo ad affrontare saranno mesi difficili, mesi che richiederanno un grande impegno umano, sociale e civile al fine di agganciare la ripresa e ridare slancio all’economia del nostro territorio».
«Non tutto, però, è perduto – hanno proseguito –. I problemi aperti dalla pandemia potranno essere superati, traguardando la ripartenza auspicata, insistendo sulla strada del dialogo sociale per evitare il rischio che la Calabria rimanga condannata a vita dentro i percorsi accidentati proposti da chi, sino ad oggi, ha gestito la cosa pubblica regionale, in maniera a dir poco discutibile. La Calabria ha bisogno di una scossa, ha bisogno di una nuova stagione concorsuale che sia in grado di immettere nella pubblica amministrazione calabrese i tanti nostri giovani di talento, il cui ingresso nella macchina pubblica calabrese, è di fondamentale importanza per programma e spendere le risorse pubbliche nazionali e comunitarie, in quantità e qualità».
«Questa regione nel lavoro privato, poi – hanno detto ancora – ha bisogno di scrivere una nuova pagina sulle politiche attive del lavoro, della formazione e riqualificazione professionale, per favorire strumenti, come i patti territoriali, che siano in grado di far diventare la Calabria un attrattore di investimenti nella ricostruzione. Questo Primo Maggio, infine, dovrà essere vissuto con gli stessi sentimenti che hanno consentito all’Italia di ripartire, di ritrovarsi più forte di prima, dopo gli anni drammatici del conflitto mondiale. Ma questa volta il Paese dovrà rimettersi in moto curandosi di non lasciare nessun territorio indietro, compresa la Calabria».
Per i sindacalisti, «sono tanti i punti dai quali la Calabria deve ripartire, per non perdere l’occasione offerta dai fondi messi a disposizione dall’Europa al fine di sostenere il Piano di Ripresa e Resilienza approntato dal Governo».
«Intanto – si legge in una nota – è importante stabilire il principio che la partita economica – in Calabria sono a rischio 80mila posti di lavoro – è importante tanto quella sanitaria. La nostra preoccupazione è che i ritardi e le inefficienze ataviche di questo territorio, mescolandosi perversamente con le ricadute della pandemia, possano portare la regione a perdere il treno della ripartenza, finendo per allargare ancora di più l’enorme divario esistente fra il Nord e il Sud del Paese».
«Perciò – continua la nota – la spesa comunitaria, che in Calabria – come certificato dal Comitato di Sorveglianza – si muove con lentezza e non supera il 38% dei fondi messi a disposizione dall’Europa, deve essere correttamente programmata e, soprattutto, deve essere complementare a quella nazionale in conto capitale che, invece, in questi ultimi anni è stata sensibilmente ridotta. Il Ministro per il Sud, Mara Carfagna, quindi, deve prevedere, anche sostenendo una seria riforma del federalismo fiscale, una revisione della spesa verso il Sud e la Calabria, territori che, in questi anni, sono stati fortemente penalizzati. Questi territori, infatti, non possono più accettare che il riparto dei fondi venga fatto basandosi sul criterio della spesa storica che, in questi anni, ha prodotto un netto taglio di risorse ed allargato la forbice fra il Nord ed il Sud del Paese. Per il Mezzogiorno è necessario sostituire il criterio della spesa storica, che ha avvantaggiato solo il Nord della Nazione e cristallizzato il divario fra le due parti del Paese, con quello dei Lep accompagnando questa azione con la previsione di una fiscalità di vantaggio per le aree più depresse della penisola».
«Per affermare la legalità – continua ancora la nota – e contrastare l’infiltrazione criminale sulla finalizzazione delle risorse comunitarie è fondamentale che la spesa sia tracciabile e trasparente, attraverso l’uso di strumenti importanti quali possono essere la creazione di una Banca dati di coloro che hanno ricevuto questi fondi, necessaria per capire quali percorsi abbiano seguito queste provvidenze economiche e finanziarie ed un lavoro di analisi di questi flussi attraverso l’incrocio delle banche dati esistenti. In aggiunta a questo vanno sottoscritti i Protocolli sulla Sicurezza e sulla Legalità nei luoghi di lavoro. Da questo passa il rilancio infrastrutturale, materiale e sociale, del Sud Italia e della Calabria che per ripartire hanno bisogno di vedere assecondate, fra le altre cose, le richieste di miglioramento della sanità, di realizzazione di una cura attenta verso la non autosufficienza, di un’attenta azione di ammodernamento delle infrastrutture viarie, ferroviarie, portuali e aeroportuali, di un adeguamento strutturale e funzionale dei presidi scolastici, di un concreto avvio della Zona economica speciale e di una concreta riforma del Corap».
«La Calabria, poi – dice ancora la nota – non può permettersi di mancare l’occasione irripetibile messa in campo con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che pensiamo sia, insieme al Recovery plan, una delle ultime possibilità costruttiva di rilancio del territorio. È importante, quindi, riaprire e sostanziare il dialogo sociale per far sì che la Calabria sia protagonista del dibattito europeo sul finanziamento della ripartenza dopo la pandemia da Covid-19, dimostrando la capacità – sino ad oggi accantonata – di saper individuare gli asset prioritari di rilancio economico e sociale del territorio, mettendo da parte la pratica dell’eccessiva parcellizzazione delle risorse che, ad oggi, non ha dispiegato alcun effetto concreto nella regione. Per questo il nostro ragionamento non può non muovere dalla partita sulla programmazione europea».
1) Por Calabria 2014/2020 – «Il Comitato di Sorveglianza che si è riunito il 15 marzo scorso ha messo in evidenza i ritardi nella spesa dei fondi comunitari da parte della Calabria. La spesa calabrese del Programma Operativo Regionale, infatti, non va oltre il 38%. Un indice molto basso, con investimenti parcellizzati: sono a disposizione 800milioni di euro, al netto dei 500milioni riprogrammati su concessione della Commissione europea per fronteggiare l’emergenza Covid-19, destinati a circa 5.000 progetti che, ad oggi, sono tutti da finalizzare».
2) Por Calabria 2014/2020 – “Grandi Opere” – «Un altro capitolo importante della programmazione europea è quello destinato alla realizzazione di importati asset infrastrutturali, soprattutto nel settore dei trasporti. In particolare, i fondi europei della ormai vecchia programmazione erano destinati all’aerostazione di Lamezia Terme ed al collegamento fra la stessa e la vicina stazione ferroviaria, alla metropolitana Cosenza-Rende e alla metropolitana Germaneto-Catanzaro. Allo stato attuale, dell’aerostazione di Lamezia Terme non si hanno notizie, la metropolitana Cosenza-Rende non verrà realizzata perché, nonostante l’avvio del cantiere e l’esecuzione di alcune opere, la Commissione europea ha stornato i finanziamenti a causa dei troppi ritardi accumulati, mentre i cantieri della metropolitana Germaneto-Catanzaro procedono a rilento».
3) Por Calabria 2021/2027 – «Per quanto riguarda la nuova programmazione europea è bene dire che, ad oggi, le Linee Strategiche di questo piano presentate alle Commissioni in Consiglio Regionale non sono state discusse all’interno del Partenariato Economico e Sociale e appaiono generiche e non in discontinuità rispetto agli errori commessi nel recente passato, soprattutto per quanto attiene l’esasperata parcellizzazione degli interventi».
4) Recovery fund -« A quanto detto sino adesso sui fondi europei, si deve aggiungere il fatto che anche le richieste avanzate dalla Regione Calabria per lo stanziamento di fondi del Recovery plan non solo non sono state discusse con le forze sociali e produttive, ma, per di più, altro non sono se non la sommatoria di una serie di opere già finanziate con altri programmi nazionale ed europei di cui la Calabria dovrebbe già beneficiare e che, invece, non sono state ancora realizzate. Un’inutile duplicazione quando, invece, la Calabria avrebbe bisogno di vedere completate, solo per fare alcuni esempi, la Strada statale 106 o la tratta ferrata jonica».
5) Patto per la Calabria – Nel mare magnum dei programmi di sviluppo trova spazio il cosiddetto “Patto per la Calabria”, presentato dal premier Matteo Renzi nel 2016 come la soluzione dei problemi infrastrutturali del territorio, le cui potenzialità, ad oggi, rimangono ancora inespresse. Il “Patto per la Calabria”, che venne sottoscritto anche dalle Città metropolitane, prevedeva per questa regione risorse per 2miliardi e 500milioni di euro e 748 progetti di cui, però, non si hanno notizie. In quest’ambito ricadono anche i mancati completamenti degli invasi calabresi.
Nel Patto per la Calabria, sono indicate le tematiche che riguardano crescita, sviluppo e legalità; infrastrutture e mobilità; digitale; ambiente e territorio; reti idriche; pubblica amministrazione; scuola, università e ricerca; sanità e welfare; politiche del lavoro; donne e giovani. Temi, oggi più che mai attuali. (rrm)
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