Consiglio regionale: le Commissioni finalmente al lavoro

Con l’insediamento ieri della quinta commissione regionale per le Riforme, presieduta dal consigliere Sainato, il Consiglio regionale si avvia finalmente a lavorare in piena operatività per il bene dei calabresi. Sperando che finiscano le litigiosità costanti e l’assenza di dialogo tra maggioranza e opposizione.

Presenti e votanti sei componenti, l’organismo consiliare ha eletto alla carica di vicepresidente (a norma del Regolamento interno, quale consigliere più anziano a parità di voti), il consigliere Marcello Anastasi (Io resto in Calabria). Quattro le schede bianche; una preferenza per il consigliere Flora Sculco.

«Sono compiaciuto per l’elezione del collega Anastasi alla carica di vicepresidente e sono certo – ha detto il presidente Sainato – che lavoreremo nell’interesse dei calabresi.  Intendo svolgere il mio ruolo con alto senso di responsabilità e secondo una impostazione improntata ai criteri di collaborazione e condivisione nella piena osservanza delle prescrizioni dello Statuto e del Regolamento regionale”.

Da parte sua, il neo vicepresidente Anastasi ha dichiarato: «Prendo atto del risultato, dopo aver preliminarmente anticipato di volermi attenere, per senso di correttezza e responsabilità, a quanto indicatomi dalla coalizione di appartenenza».

Hanno partecipato ai lavori il consigliere Giovanni Arruzzolo (Fi), segretario dello stesso organismo e i componenti: Marcello Anastasi (Io resto in Calabria), Tilde Minasi (Lega Salvini), Nicola Paris (Unione di Centro), Flora Sculco (Democratici Progressisti – Calabria).

Sempre venerdì si è insediata anche la seconda Commissione “Bilancio, programmazione economica e attività produttive, affari dell’Unione europea e relazioni con l’estero” presieduta dal consigliere Giuseppe Neri e composta dalla vicepresidente Flora Sculco; dal segretario Nicola Paris e dai componenti Giovanni Arruzzolo; Domenico Bevacqua e Tilde Minasi.

Prima dell’esame dei punti all’ordine, il consigliere Bevacqua ha osservato «come la maggioranza non abbia tenuto conto delle indicazioni della minoranza».

La Commissione successivamente ha preso atto della “Rimodulazione del Piano Finanziario Asse 2 ‘Sviluppo dell’ICT e attuazione dell’Agenda Digitale’ (OT2 FESR)”; “Rimodulazione del Piano Finanziario Asse 12 ‘Istruzione e Formazione’ (OT10 FSE)”; Rimodulazione del Piano Finanziario Asse 12 ‘Istruzione e Formazione’ (OT10 FSE). Obiettivi Specifici 10.1 e 10.5 Azioni 10.1.6 – 10.5.1e 10.5.2”.

«Parte con piena operatività la seconda Commissione consiliare – ha affermato, a conclusione dei lavori, il presidente Neri –. Non è stata una seduta meramente formale di insediamento, bensì, sono iniziati i lavori di un organo la cui funzionalità risulta nevralgica per l’attività dell’assemblea ed in questa ottica abbiamo discusso i diversi punti all’ordine del giorno”.

Ha continuato il presidente Neri: “Nonostante l’Ufficio di Presidenza fosse stato eletto da diverse settimane, nel pieno rispetto del livello istituzionale che deve indirizzare l’azione politica dell’intero arco consiliare, i lavori della seconda Commissione hanno preso il via contestualmente a quelli delle altre commissioni, dopo aver doverosamente atteso la definizione degli asset di tutti i componenti. Occorre mettersi a lavoro già da subito –  ha concluso Neri – per rendere fluida l’azione della maggioranza di governo regionale e affrontare e dirimere delicate criticità che riguardano la Calabria e il suo futuro”. (rp)

Il Consiglio regionale sostiene la candidatura di Tropea, Tallini: è importante

È un sì che risuona all’unisono, quello che arriva dal Consiglio regionale della Calabria, per la candidatura di Tropea a Capitale italiana della Cultura 2021, «sancendo, così, un momento importante di piena condivisione per il quale esprimo il mio più vivo compiacimento» ha dichiarato con soddisfazione Domenico Tallini, presidente del Consiglio regionale della Calabria.

«Si tratta – ha spiegato il presidente Tallini – di un atto importante che testimonia l’adesione unanime della massima Assemblea calabrese ad un progetto culturale che potrebbe avere importanti riflessi per l’immagine e l’economia dell’intera Calabria, senza contare un finanziamento di un milione di euro per le varie attività. Ringrazio, sinceramente, tutti i gruppi consiliari, di maggioranza e di opposizione, che hanno votato il documento che sarà ora trasmesso al Comitato promotore e al ministero per i beni e le attività culturali

«Ricordo – ha aggiunto il presidente del Consiglio regionale – che nella mozione, si rileva “che la Città di Tropea, nota in tutto il mondo per le sue bellezze paesaggistiche e i suoi originali aspetti storici e culturali, è ben degna di rappresentare l’Italia nel contesto internazionale della cultura” e che “la candidatura di Tropea rappresenta una straordinaria occasione di sviluppo per tutto il territorio regionale che, in questa circostanza, si identifica con uno dei suoi luoghi-simbolo».

«Abbiamo ricordato nel documento – ha rimarcato il presidente dell’Assemblea di Palazzo Campanella – che la Città di Tropea e la Costa degli Dei sono state amate da grandissimi artisti, come il grande attore e regista Raf Vallone, nativo proprio di Tropea, e lo scrittore Giuseppe Berto, autore di capolavori come ‘Anonimo Veneziano’ e ‘Il male oscuro’ e che i luoghi di Tropea e del Vibonese hanno ispirato negli anni una moltitudine di artisti e uomini di cultura»

«Il Consiglio regionale – ha concluso Tallini –  con l’ordine del giorno approvato, s’impegna a sostenere con forza la candidatura della Città di Tropea a ‘Capitale italiana della Cultura 2021’ e ad azionare, nell’eventualità auspicabile della designazione, tutti i meccanismi utili allo scopo di rendere ancora più coinvolgente ed efficace il programma di manifestazioni ed eventi culturali, costruendo una piattaforma regionale di ‘Turismo della conoscenza’ che potrà essere di esempio nella fase del dopo-Covid». (rrm)

L’AULA RESPINGE LE DIMISSIONI DI CALLIPO
SINISTRA DIVISA VOTA SÍ, CHE FARÀ IL CAV?

L’Aula dice no alle dimissioni presentate da Pippo Callipo e le respinge con un voto che tradisce gli evidenti malumori della sinistra. Tre voti a favore dell’accoglimento delle dimissioni, che vengono da sinistra, segnalano una manifesta insofferenza verso il cav. di Pizzo che va fatta risalire già al primo annuncio della sua candidatura. Tant’è che mentre in conferenza di capogruppo viene espressa l’intenzione di respingere le dimissioni, poi al voto ci sono due dichiarazioni (di Aieta – Dp – e di Tassone – Pd) che in buona sostanza bocciano tout court la presenza del cav . in aula e non la motivazione della sua decisione.

Il presidente Mimmo Tallini, per la verità, aveva introdotto il dibattito con un serio invito alla riflessione sul significato e le conseguenze del gesto di Callipo. «Voglio subito precisare – ha detto Tallini – che questo atto politico non è – mai come in questo caso – una prassi d’ufficio o un vuoto riconoscimento. Ritengo invece che si tratti di un serio e forte richiamo di tutto il Consiglio regionale al senso di responsabilità e alla sensibilità politica del cav. Callipo, nella speranza che possa contribuire ad una sua riflessione profonda sulle motivazioni delle dimissioni.
Non è mai accaduto nella storia del regionalismo calabrese che il capo riconosciuto delle opposizioni abbandoni dopo solo quattro mesi la postazione politica e istituzionale a cui lo hanno delegato migliaia di elettori.
«Il mio, ovviamente, non è un rimprovero al cav. Callipo che stimo enormemente come uomo e come imprenditore di successo.  Non ho condiviso il taglio da lui dato alle dimissioni perché credo che le motivazioni vere e più profonde della sua delusione e della sua amarezza siano da ricercare negli ingiusti e ingenerosi attacchi alla sua persona da quello che io chiamo il “club dell’antipolitica”, gli “antagonisti da salotto” che passano il loro tempo a tessere trame contro i loro avversari.
Non mi piace entrare in un dibattito che appartiene tutto al centrosinistra e in particolare al Partito Democratico, ma trovo molto sensate le riflessioni che ha fatto uno dei principali sostenitori della candidatura del cav. Callipo alla presidenza della Regione, l’imprenditore De Masi. Anche lui, da uomo libero che combatte il malaffare e la criminalità, ritiene che il posto del Cavaliere Callipo sia qui, in questa Assemblea, dove non rappresenta sé stesso, ma i 245 mila elettori calabresi che hanno creduto nel suo progetto.
Onorevole Callipo,  l’immagine di un Consiglio Regionale delegittimato dopo appena quattro mesi non è veritiera e non ci fa onore. Più volte ho ammesso errori di valutazione e incomprensioni tra maggioranza e opposizione che non fanno bene all’Istituzione. Ma questo non vuole dire che questo Consiglio non abbia le carte in regola per fare un ottimo lavoro, così come abbiamo dimostrato in occasione dell’approvazione del bilancio e di altre leggi e provvedimenti.
Anche nel Consiglio odierno si discuteranno pratiche importanti, argomenti vitali e strategici. Io penso che lei, privandola di una guida riconosciuta e scaturita dall’elettorato, indebolirà la sua parte politica e più in generale tutto il Consiglio regionale. Ascolti dalla voce dei gruppi le motivazioni della decisione di respingere le sue dimissioni e si conceda un momento di riflessione prima di compiere un atto che lascerebbe un’ombra sulla sua esemplare vita di uomo e imprenditore”.

Di diverso tenore l’intervento del consigliere regionale dem Luigi Tassone che ha annunciato il voto favorevole alla dimissioni. «Il provvedimento che voteremo oggi – ha detto Tassone – è un adempimento formale del Consiglio, così come previsto dal Regolamento. Allo stesso tempo, però, rappresenta anche un passaggio che impone, a questa Assemblea e a ciascuno di noi, una riflessione rigorosa. L’atto delle dimissioni è una decisione che matura, anzitutto, nella dimensione individuale, sulla quale questo Consiglio nulla può eccepire. Si tratta di un atto che ha un suo significato – anche e soprattutto – sotto il profilo della funzione istituzionale e della rappresentanza politica. Ad oggi, noi per primi, dobbiamo assumerci un onere maggiore per rispettare il ruolo che ci è stato affidato dai cittadini calabresi. E saremmo degli ipocriti se decidessimo di non porci questo problema. Perché, fare delle affermazioni – apprezzabili, condivisibili – che vanno nella direzione di voler aiutare la Calabria a scardinare vecchi schemi e logiche superate dalla realtà storica, ed aprire una stagione di rinascita per questo territorio, comporta delle responsabilità ben precise.

«È difficile, certamente. Comporta dei sacrifici, senza dubbio. Ma è nostro dovere: bisogna avere il coraggio di sporcarsi le mani, perché mai il cambiamento è stato servito stando seduti sulla poltrona di casa. E invece bisogna stare sul campo, perché le resistenze ci sono eccome. E allora, noi dobbiamo assumerci questa ulteriore responsabilità. Da un lato, dobbiamo continuare a svolgere la nostra funzione in maniera virtuosa, mettendo a disposizione dei cittadini quante energie ed entusiasmo possibile. Dall’altro, abbiamo la necessità di indicare una direzione e di compiere delle scelte rigorose nel percorrere una strada nuova.  Io credo che il Partito Democratico abbia le intelligenze e le capacità per farlo, senza rincorrere nessuno. Altrimenti, se così non fosse, faremmo bene ad abbandonare il campo».

Domenico Giannetta, presidente della commissione vigilanza, accende le polemiche, prendendo le distanze da strumentalizzazioni che si sono perpetrati nei confronti della maggioranza in occasione della elezioni dei presidenti delle commissioni. Nel merito del provvedimento in discussione, ritiene che «le dimissioni di Callipo rappresentino il fallimento di un progetto politico. Pur nel rispetto della persona, non condivide l’abbandono della nave a sei mesi della elezioni. L’elettorato di sinistra è stato tradito». E richiama la minoranza ad una maggiore coerenza, anche quando richiama la prassi sull’attribuzione della presidenza della commissione speciale di vigilanza alla minoranza, tranquillizzando tutti sulla gestione non di parte della commissione da lui diretta.

E difatti, Graziano Di Natale mentre ha mostrato di apprezzare il garbo istituzionale del presidente, ha poi stigmatizza l’intervento del consigliere Giannetta, assolutamente fuori tema. Aldilà della valutazione di merito, Di natale ritiene opportuno il richiamo ad una riflessione da parte del consigliere Callipo. Una minoranza forte è garanzia di una maggioranza forte. Il Consiglio ha l’obbligo di cambiare il corso degli eventi, non fare peggio di una cattiva gestione precedente non vuol dire far bene. Le dimissioni di Callipo per la minoranza rappresentano una battuta d’arresto perché ci si era spesi in campagna elettorale per pervenire ad un reale cambiamento. Concorda col richiamo al senso di responsabilità dell’Aula e sostiene che la permanenza di Callipo sarebbe auspicabile.

Di diversa opinione Giuseppe Aieta (Democratici Progressisti Calabria) il quale ha manifestato una certa difficoltà ad affrontare la problematica. Il consigliere Callipo – detto – si dimette non per motivazioni strettamente personali, ma in netto contrasto con l’Aula. L’analisi a supporto delle motivazioni delle dimissioni mi induce, dichiara, ad esprimere il voto a favore della presa d’atto. L’Aula deve affrontare un dibattito sulle motivazioni a supporto delle dimissioni riprese anche dai giornalisti Veltri e Varano. Sarà necessario aprire una discussione sulle dichiarazioni gravi espresse perché è interesse dell’Aula ed è interesse della Calabria e della speranza per il suo futuro. Aieta ha quindi respinto il giudizio rassegnato di Callipo sulla Calabria.

Il capogruppo dem Domenico Bevacqua ha detto che «Le dimissioni del consigliere Callipo hanno colto di sorpresa anche la minoranza, dichiara. Per il centrosinistra e per il PD, soprattutto, rappresentano una sconfitta ed un motivo di grande riflessione che deve indurre a valutare le motivazioni della scelta e sulle responsabilità della politica anche nella valutazione del perché ciò sia avvenuto. Si chiede se i partiti siano in grado di aprirsi alle energie nuove e far comprendere le fatiche insite nell’esercizio del ruolo di consigliere e della politica in generale. Il PD ha tentato il processo di apertura nei confronti della società civile e continuerà questo percorso».

Secondo Carlo Guccione (Pd) è necessario evitare la saga delle ipocrisie, compresa l’espressione di voto del consigliere Aieta. Il Centrosinistra aveva pensato di pervenire ad un cambio di rotta, i consigliere possono svolgere un ruolo, finalizzato a dare il proprio apporto. Quattro mesi non sono sufficienti ad esprimere una valutazione. Consociativismo e trasversalismo hanno determinato l’infiltrarsi della mafia, si pensava ad una fase nuova, i fatti sin qui registrati non vanno in questa direzione, compresa la mancata assegnazione della presidenza della Commissione di vigilanza (giannetta deve comprendere che in politica anche i simboli hanno una valenza). Guccione ha detto di ritenere che il peggio debba ancora arrivare, dal punto di vista economico e sociale. La figura di Callipo avrebbe potuto rappresentare un’inversione di tendenza. Puerile pensare che le dimissioni di Callipo possano rappresentare una rivincita di una parte cella coalizioni all’interno del centrosinistra. L’apertura della casse da parte dell’Europa potrà rappresentare una opportunità, ma ciascuno dovrà essere ligio e rispettoso del proprio ruolo e far convergere le singole energie per un obiettivo comune. La tenuta democratica dello Stato in Calabria, ma anche nel territorio nazionale si può garantire soltanto attraverso una azione concreta».

Per la maggioranza, Raffaele Sainato (FdI) ha sottolineato come «le dimissioni del capo della minoranza debbano essere ricercate al proprio interno. Il Consiglio regionale dovrà parlare un’unica lingua, necessario interrogarsi ed essere consequenziali poiché la minoranza perde il proprio vertice ed il consiglio un valido componente. Necessario l’apporto della minoranza nelle dinamiche del Consiglio. Fratelli d’Italia è pronto ad accogliere le dimissioni di Callipo la cui scelta di dimettersi può essere condivisa, ma anche stigmatizzata».

Al voto, su 27 presenti hanno votato no 24, tre i voti a favore: le dimissioni di Callipo sono state respinte. Cosa farà adesso il cavaliere? Ribadirà le dimissioni (in tal caso gli subentrerà Billari di Democratici Progressisti Calabria) o le ritirerà? Nessuno si sbilancia, anche se l’amarezza rilevata da chi gli sta vicino lascia immaginare l’irrevocabilità della sua decisione.

Il Consiglio, dopo il voto su Callipo, ha preso una piega polemica che sicuramente tradisce – come ha fatto rilevare il presidente Tallini – una certa immaturità dei consiglieri. Le schermaglie verbali ancora una volta hanno avuto il sopravvento su una dialettica auspicabile e necessaria, soprattutto per rispetto dei calabresi e della Calabria tutta. Tra i vari punti all’ordine del giorno, approvato all’unanimità l’impegno del Consiglio di sostenere la candidatura di Tropea a capitale italiana della cultura del 2022.

A chiusura si è tentato un dibattito su una mozione sul Ponte, introdotto da Domenico Giannetta: «È finito il tempo di fare passerelle – ha detto Giannetta – non sia il tema di uno sterile dibattito quello del Ponte. Occorre valutare non solo la sua importanza strategica, ma le implicazioni economiche che il progetto lascia intravvedere. Bevacqua ha detto di evitare di «creare un deserto nel deserto»: a cosa serve un ponte se non c’è l’alta velocità, se non si supera l’isolamento dei territori, se mancano le altre infrastrutture? «Il ponte lo vedo utile e funzionale se c’è un progetto di rinascita del Sud: in questo contesto il ponte potrebbe essere la ciliegina sulla torta».

Raso ha ricordato che in dieci anni non sono state fatte né le strade né le ferrovie, sottolinenando che la Calabria ha bisogno di grandi investimenti. Tallini ha detto è strano che si discute del Ponte in Sicilia e non se ne discuta in Calabria. La questione del Ponte torna ad essere di attualità per iniziativa di membri dell’attuale governo. Il presidente del Consiglio ha fatto presente che sarebbe. un’opera unica al mondo e farebbe da attrazione per i turisti. C’era un problema di progettualità dieci anni fa, oggi proviamo con questa mozione ad avviare il dibattito, anche col contributo della minoranza. Chiediamo un adeguamento del vecchio progetto e la revisione di quelle procedure che possono portare un contributo di chiarezza al tema. La mozione rappresenta dunque un messaggio positivo che parte dalla Calabria. Col ponte si creerebbe economia e attrazione turistica. La mozione è stata quindi approvata.

Il Consiglio, in apertura di seduta, ha osservato, su proposta del consigliere Nicola Paris (UdC), un minuto di silenzio a ricordo dei morti della rivolta di Reggio di cui ricorrevano i 50 anni. (rp)

LE TANTE LACRIME DI REGGIO, 50 ANNI FA.
QUANDO LA CITTÀ PRECIPITÓ NEL BUIO

di SANTO STRATI – Non c’è niente da celebrare, in questo 50.mo anniversario della Rivolta di Reggio. Non sono d’accordo sul nome dato al Comitato (del quale peraltro con molta cortesia il sindaco Falcomatà mi ha chiamato a far parte) e ritengo opportuno dedicare solo un commosso e sincero ricordo ai caduti, dell’una e dall’altra parte. Questi 50 anni sono trascorsi senza lenire le lacrime e le ferite di una città abbandonata, sola e ferita, “ricompensata” con la sede del Consiglio regionale e con tante promesse mai più mantenute.

Come e perché successe saranno gli storici a dircelo, ma le ricostruzioni di parte che hanno ripreso a circolare non fanno che spargere sale su ferite mai rimarginate. Il punto principale, a ben vedere, è che è stata una lotta tra “poveri” e, peggio, tra calabresi, dove antiche rivalità tra la Città dello Stretto e Catanzaro sono emerse per responsabilità di politici distratti e assenti, forse troppo occupati a coltivare il proprio serbatoio elettorale, piuttosto che ragionare in termini positivi per il bene comune, per il benessere dei calabresi e della loro terra.

Non è stata, come qualcuno superficialmente, insiste a dire una guerra per un pennacchio, ma sono esplose le umiliazioni di anni, il senso dell’abbandono, la sensazione del tradimento e della cattiveria, come se ci fosse una punizione divina da eseguire, in termini politici. Certo, la classe politica reggina era di poco spessore rispetto ai “giganti” che potevano vantare Cosenza (Mancini e Misasi) e Catanzaro (Pucci) e questo ha contribuito rendere inutili e superflue le lamentazioni e le difese delle ragioni del popolo reggino. Ma, quello che è ancora più infelice da rilevare è che la nascita delle Regioni che doveva consolidare i territori e dare nuova spinta all’autonomia prevista dalla Carta costituzionale, in realtà si trasformò in una epocale rissa tra città e campanili, impedendo quella comunità d’intenti che avrebbe portato a uno sviluppo armonico e più consono a tutta la regione. La conflittualità latente tra Reggio e Catanzaro scoprì il suo nervo debole: addirittura nell’attuale capoluogo ci fu chi tentò di aizzare e organizzare le masse contro le “pretese” dei reggini.

Facile, con l’occhio del poi, argomentare che non ci sarebbe voluto molto per ipotizzare un piano di sviluppo che coinvolgesse tutte le tre città calabresi (poi sarebbero nate le altre due province Crotone e Vibo Valentia) per un obiettivo comune: la lotta al sottosviluppo e un corale impegno per la crescita.

Lavoro, occupazione, benessere non erano, né sono, appannaggio di cosentini, reggini o catanzaresi: erano (e sono) un obiettivo da raggiungere per dare un futuro alle nuove generazioni di calabresi, di qualunque luogo.

Purtroppo, del pacchetto Colombo rimangono le ciminiere abbandonate della Liquichimica a Saline, gli agrumeti della Piana distrutti per un centro siderurgico che non ha mai visto la luce (con quale criterio di pianificazione industriale si poté mai pensare al ferro?), e il palazzo del Consiglio regionale. Un po’ poco per una Città che, per colmo di stravaganza, è diventata poi “metropolitana” cancellando la “provincia” senza riuscire a creare quel collante necessario per dare unità ai suoi 96 comuni.

Il capoluogo a Catanzaro ha offerto migliaia di posti di lavoro per burocrati e affini e la parvenza di un potere che non conta nulla: alla fine, probabilmente, non valeva le rivendicazioni – a volte ridicole, a volte banali – della Città dei due Mari. A testimonianza di un’inutile quanto esagerata manifestazione di potere c’è oggi il Palazzo di Germaneto, una Cittadella che vale molto, ma molto di meno dell’adiacente Policlinico universitario, che – quello sì – è vero orgoglio catanzarese. La facoltà di Medicina del Capoluogo ha espresso eccellenze di altissimo livello, la ricerca scientifica ha raggiunto risultati importantissimi e di grande rilevanza.Come l’Università di Cosenza, l’Unical, partita come unico ateneo della regione, e diventata poi un centro di eccellenza, soprattutto nel campo dell’innovazione e delle nuove tecnologie. Come è salita agli onori accademici, l’Università Mediterranea di Reggio. I tre atenei lavorano insieme e sono gli unici ad avere raggiunto l’unità d’intenti che la Calabria ha sempre sognato, con un obiettivo nobile: creare formazione, specializzazione e occupazione per i nostri giovani ai quali, qualcuno fino a pochi anni fa, ha sistematicamente rubato il futuro. La fuga dei cervelli calabresi non è una finzione, ma un’amara realtà, che va bloccata. Qualcuno sta tornando, moltissimi non vorrebbero andare via: lavoro a casa propria significa crescita e sviluppo per la propria terra e per i figli che verranno.

Ecco questo triste anniversario può essere l’occasione per una reale e definitiva “pacificazione” (consentiteci il termine) tra le Calabrie e i calabresi. Gli errori, gli orrori, i morti, le stragi, i feriti, i mutilati, gli arrestati, meritano ampia riflessione e soprattutto cordoglio, con l’augurio e la debole speranza che possa servire come esempio negativo di come non si governa con la violenza o con l’indifferenza. Il ricordo di quei giorni è praticamente vivo in chi ha superato i 60 anni: i giovani non sanno nulla, ma hanno diritto di conoscere, sapere e capire il perché. I ragazzi che tiravano sassi e molotov oggi hanno quasi settant’anni e non li ha mai abbandonati l’idea che non avevano ragione, ma la loro rabbia, ricordiamocelo, era figlia di un torto mai riparato. (s)

I NUMERI DI SEDICI MESI DI STATO D’ASSEDIO

Ancora oggi è difficile mettere nero su bianco i numeri definitivi della Rivolta di Reggio: iniziò il 14 luglio con uno sciopero generale e le prime barricate improvvisate, si quietò il 9 novembre 1971, con il ripristino delle libertà costituzionali per la città, che con il decreto il ministro dell’Interno Restivo aveva sospeso il 6 febbraio dello stesso anno. I morti all’interno dei fatti di Reggio sono cinque: Bruno Labate, Angelo Campanella, Carmine Jaconis e i due poliziotti Vincenzo Curigliano e Antonio Bellotti. Il primo stroncato da un infarto durante un attacco dei dimostranti alla Questura di Reggio, il secondo colpito da una assurda sassaiola contro il treno che portava a casa il suo reparto, il II celere di Padova. Dobbiamo aggiungere a queste morti “della rivolta” le sei vittime del Treno del Sole del 22 luglio, il cui attentato non aveva niente a che vedere con i disordini reggini? E non si devono calcolare le cinque giovani vite di soldati stroncate accidentalmente durante i 16 mesi della rivolta? E non si dovrebbe aggiungere la misteriosa fine di cinque ragazzi anarchici che forse avevano scoperto carte “pericolose” sui disordini di Reggio e il probabile coinvolgimento di servizi deviati? Il bilancio è quasi 500 feriti tra le forze dell’ordine, oltre mille tra la popolazione civile, almeno dieci mutilati o invalidi permanenti. 1231 persone denunciate, di cui 446 in stato di arresto. I danni economici per la città di Reggio sono stati di svariate decine di miliardi di lire, impossibile calcolare quanto costò allo Stato questa rivolta frutto della “follia” di cittadini disperati e di politici indifferenti e volutamente distratti.

Ancora una volta dimenticata dal Governo la Trasversale delle Serre

I consiglieri regionali Francesco Pitaro (Gruppo misto) e Luigi Tassone (Pd) hanno voluto evidenziare come ancora una volta tra i progetti di infrastrutture urgenti e necessarie non figuri unj’opera volta a valorizzare un’area di grande suggestione.  «Si torna a parlare – hanno dichiarato – di  opere pubbliche e, puntualmente, si omette la Trasversale delle Serre, una delle incompiute più scandalose d’Europa negata all’entroterra centro-meridionale della Calabria da mezzo secolo. Se si tratti semplicemente di disattenzione non è dato sapere. Di sicuro, l’infrastruttura  che avrebbe dovuto aprire all’Europa un’area ricca di risorse naturalistiche e culturali  non figura tra le  130 opere del decreto semplificazione Eppure, si tratta di un’opera  che, se completata, potrebbe essere uno dei principali collegamenti trasversali calabresi tra le arterie di valenza nazionale che interessano la costa tirrenica e la costa jonica costituite dall’autostrada A2 Sa-Rc e la SS 18 da una parte e la SS 106 jonica dall’altra, consentendo di migliorare il collegamento tra la costa e l’entroterra, aumentandone il livello di servizio, diminuendo i tempi di percorrenza e rendendo gli spostamenti più agevoli e sicuri. Inoltre – aggiungono Pitaro e Tassone –  essendo l’infrastruttura  il simbolo di quel coacervo di patologie che rallentano il completamento delle opere pubbliche (eccesso di burocrazia,  ritrovamenti archeologici,  minacce ai cantieri, cave abusive, morti bianche, protocolli di legalità   e  interrogazioni parlamentari)  e pongono seri problemi di legalità, se la si definisse si  darebbe un segnale forte a questa parte del Mezzogiorno e fiducia ai cittadini nello Stato». (rrc)

CONSIGLIO, C’È INTESA SULLE COMMISSIONI
E CALLIPO PENSA DI CONFERMARE L’ADDIO

In attesa di conoscere le decisioni di Pippo Callipo sulle “irrevocabili” dimissioni da consigliere, in Consiglio regionale – convocato per martedì prossimo – si cercherà di trovare un compromesso che metta fine alla spiacevole situazione di stallo provocata dalle elezioni dei vertici delle Commissioni. Non è pace, ma certamente una accettabile tregua che dovrebbe permettere di rimettere in moto l’attività piena del Consiglio e agevolare il lavoro delle Commissioni. Callipo ha raccolto molti inviti a ripensarci, non solo dalla sua parte politica, ma lo stesso presidente Tallini e qualche altro esponente della maggioranza si sono augurati che il cavaliere possa cambiare idea. Persone vicine a Callipo sussurrano che l’imprenditore, molto amareggiato, è sempre più convinto di abbandonare il Consiglio, ma non si può escludere un ripensamento dovuto alle varie sollecitazioni che stanno arrivando da ogni parte politica. Di sicuro non sono previsti prima di martedì anticipazioni o annunci definitivi sulla scelta che l’imprenditore vibonese deciderà di adottare.

All’ordine del giorno di martedì ci sono anche le sue dimissioni: salvo colpi di scena in apertura di Consiglio, l’Assemblea regionale dovrà esprimersi sulle dimissioni presentate da Callipo. Come da prassi, in prima istanza dovrebbero essere respinte dal Consiglio, ma se il capogruppo di Io resto in Calabria dovesse ribadirle, a fronte di un voto contrario dell’Aula, il Consiglio dovrà prendere atto e formalizzare l’addio al Consiglio del capo dell’opposizione. Nel qual caso, sta scaldando i muscoli per l’eventuale subentro l’ingegnere di Palmi Antonio Billari che, però, è in quota Democratici e Progressisti. Quindi, l’equilibro nella minoranza potrebbe avere un ulteriore piccolo scossone, visto che serpeggia qualche malumore tra dem e Dp, soprattutto dopo la decisione di Flora Sculco di non dimettersi dalla vicepresidenza della Commissione Bilancio, alla quale l’ha mandata un voto della maggioranza.

A proposito delle Commissioni, occorre prendere atto degli sforzi del presidente Tallini di evitare di dover azionare «i poteri sostitutivi al fine di garantire il buon funzionamento dell’Assemblea,l’esercizio dei diritti dei consiglieri e la principale  ‘mission’ consiliare, ossia la funzione legislativa». Il presidente Tallini si è augurato che «superate queste frizioni politiche, maggioranza ed opposizione possano contribuire, ciascuna per la propria parte e per la propria responsabilità, a fronteggiare e risolvere i tanti problemi che in questa grave congiuntura economica e sociale stanno angustiando i calabresi».     

La Giunta del Regolamento, riunitasi martedì per la prima volta in questa legislatura, a proposito delle procedure per l’elezione degli Uffici di Presidenza delle Commissioni permanenti  e speciali ha confermato che «sono state adottate nel pieno rispetto delle disposizioni vigenti», nel corso della seduta consiliare del 12 giugno scorso. Dopo quattro ore di confronto, la Giunta per il Regolamento,  col voto contrario dei consiglieri d’opposizione, ha approvato (hanno votato a favore i consiglieri De Caprio, Pitaro Vito, Crinò, Sainato, Minasi, Paris, mentre alla discussione generale hanno partecipato anche i consiglieri Neri e Pietropaolo),  la determinazione illustrata poi dal presidente Mimmo Tallini: «Alla luce del quesito posto e degli orientamenti prevalentemente emersi nel corso della discussione non si può non concludere che le designazioni disciplinate dall’articolo 27 comma 1 del Regolamento interno non sono da considerarsi necessariamente propedeutiche e vincolanti ai fini dell’elezione degli Uffici di Presidenza delle Commissioni e che le procedure seguite per le relative elezioni tenutesi nel corso della seduta consiliare del 12 giugno sono avvenute nel pieno rispetto delle disposizioni delle Regolamento, della consuetudine e della prassi consolidata nell’Assemblea legislativa calabrese». 

Dopo le osservazioni dei consiglieri d’opposizione (Bevacqua, Notarangelo, Pitaro e Anastasi) che hanno ribadito «lo strappo politico verificatosi quando la maggioranza ha eletto in Consiglio sia i presidenti che i vicepresidenti spettanti all’opposizione», in vista del superamento dell’impasse per consentire alle Commissioni di entrare il più rapidamente possibile in funzione,  si è all’unanimità convenuto che prossimamente  occorrerà elaborare una riforma organica del Regolamento del Consiglio, onde evitare in futuro disguidi, incomprensioni e fraintendimenti. (rp)

Covid 19, Tallini: in Calabria alta percentuale di guariti e i malati curati meglio che altrove

Il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Domenico Tallini, è soddisfatto di come sia stata gestita l’emergenza Coronavirus in Calabria: «il 90 % dei soggetti colpiti da Coronavirus in Calabria è guarito. Una percentuale altissima, dieci punti più alta della media nazionale, venti punti in più della Lombardia».

«Nove ammalati su dieci sono guariti  – ha dichiarato il presidente Tallini – e tutto fa presagire che presto questa percentuale toccherà il 92%. È stata solo fortuna? È stata solo una predisposizione genetica? È stato il clima o la purezza dell’aria? Sicuramente tutte queste componenti possono esserci state. Ma se il 90% delle persone positive al virus sono guarite, un po’ di merito ce l’avrà anche il tanto bistrattato sistema sanitario calabrese, ce l’avranno i medici, gli infermieri, gli operatori socio-sanitari che si sono occupati di quei soggetti colpiti dal Covid, con o senza sintomi importanti. I nostri ospedali hanno retto bene, anzi benissimo la sfida, nonostante le gravi carenze strutturali, la mancanza di spazi, risorse umane e strumentali». 

«Ci sarà una ragione – ha proseguito Tallini – se nella Calabria della sanità commissariata quasi tutti sono guariti, mentre in altri contesti regionali del Settentrione le percentuali di guarigione si sono attestate su livelli notevolmente più bassi. Anticipo le facili ironie di chi parla sempre di fortuna, di tamponi insufficienti, di dati nascosti e taroccati. Con la salute non si scherza e nessuno oserebbe taroccare i dati. Io penso che dobbiamo andare fieri dei nostri medici, dei nostri sanitari, che hanno colmato con l’esperienza e la professionalità quelle carenze strutturali che ostacolano da anni la crescita della sanità calabrese».

«Senza giri di parole – ha concluso il presidente – possiamo dire che i nostri ammalati sono stati curati meglio che altrove. Da questa considerazione si deve partire per fare meglio del passato, da queste basi si può costruire un futuro diverso del sistema sanitario calabrese, garantendo servizi di qualità ai cittadini senza che questi debbano rivolgersi a strutture del Centro Nord». (rrc)

La nuova legge regionale sul Piano Casa contro il disagio abitativo

Entra in vigore il piano regionale per la Casa, predisposto dai consiglieri regionali Pierluigi Caputo e Antonio De Caprio, che dota la regione Calabria di uno strumento normativo capace di venire incontro non solo alle esigenze di settore a livello regionale ma anche alle necessità di tipo economico scaturite a causa dell’emergenza sanitaria.

«Questa nuova legge, in un momento critico per il Paese – ha dichiarato il consigliere Pierluigi Caputo – mira a creare condizioni in grado di accelerare in modo strutturale la trasformazione territoriale regionale».

Nello specifico, il nuovo provvedimento normativo – che ha preso spunto dal Piano casa del 2010 – permette un incremento della superficie delle unità immobiliari dal 15 al 20% entro lo stesso limite massimo di 70 metri quadrati (200 metri quadrati per le destinazioni non residenziali) previsto al solo fine di favorire il miglioramento delle unità di piccola dimensione e prevede altresì la possibilità di incremento volumetrico anche per edifici unifamiliari maggiori di 1000  metri cubi a condizione che migliorino la classe energetica o l’efficienza sismica.

Proprio quest’ultimo aspetto, è stato inserito nella norma per conciliare la legge regionale con le disposizioni governative in materia di eco-bonus e sisma-bonus. Nel nuovo disposto legislativo, sono state equiparate le misure per il recupero dei sottotetti del Piano Casa con quelle della legge urbanistica della Calabria numero 19 del 2002. La norma, risolve definitivamente i dubbi interpretativi agli uffici comunali preposti al rilascio del permesso a costruire che in passato si ritrovavano a dover considerare le misure più stringenti contenute nel vecchio Piano Casa che operava in deroga alla legge urbanistica regionale ordinaria.

«L’eccezionalità dell’attuale crisi economica e sociale, accentuata dal gravissimo fenomeno della pandemia – si legge nella relazione alla legge scritta da Pierluigi Caputo, presidente della IV commissione ambiente e assetto del territorio, e Antonio De Caprio – impone l’adozione di misure straordinarie volte a fronteggiare non solo l’inerzia del mercato delle costruzioni, ma anche e soprattutto il disagio abitativo che interessa sempre più soggetti e famiglie che non hanno capacita di risparmio, alle quali viene anche precluso l’accesso a mutui per l’acquisto della prima abitazione».

«La nuova legge per il “Piano Casa” – sostengono i due consiglieri – è frutto di un lavoro dettato non solo dalla necessità di aggiornare il quadro normativo per un settore cruciale per l’economia calabrese ma anche per dare un contributo significativo in termini di agevolazioni di natura tecnica. A tutto questo, poi, ci sono da aggiungere le ricadute in termini economici che possono garantire lavorando a pieno regime solo filiere come quella delle costruzioni». (rrm)

CALLIPO, LE DIMISSIONI: «L’INUTILE DUBBIO
DI ESSERE ONESTI», COME DICEVA ALVARO

di FRANCESCO RAO – “La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che essere onesti sia inutile”. Così asseriva Corrado Alvaro quando, nel 1947, si dimise dalla direzione di un giornale di Destra, “il Risorgimento di Napoli“, in quanto il personale disaccordo con la linea editoriale non rendeva possibile il protrarsi della collaborazione. Ritenendosi di Sinistra, l’approccio dello scrittore, originario di San Luca, con quella realtà editoriale, era  del tutto inconciliabile.

Nella giornata dedicata ai Santi Pietro e Paolo, le dimissioni annunciate da Pippo Callipo hanno rappresentato un fulmine a ciel sereno. Tutto ciò, dopo pochissimi mesi dalle ultime elezioni regionali è divenuto un pretesto per avviare “sotto gli ombrelloni” una inaspettata discussione politica. Non è mia intenzione entrare nel merito della riflessione praticata dal noto imprenditore Calabrese. Le scelte saranno state più che ponderate. Penso anche che il dibattito avviato, a seguito della diffusione della notizia, rifletta lo stato asimmetrico che attualmente regna nel sistema politico italiano dove è più indispensabile stare sul pezzo, utilizzando slogan che il giorno dopo saranno scaduti e non ricordati più da nessuno che affrontare con determinazione e concretezza le problematiche economiche e sociali dei Cittadini. Nell’esercizio della mia personalissima libertà di pensiero e senza voler dare seguito ad alcuna polemica, seppur non sia stato elettore di Pippo Callipo, riconosco il valore intriso nella scelta che lo stesso ha compiuto, decidendo di volersi dimettere dalla carica di Consigliere regionale della Calabria. Ho letto attentamente le sue motivazioni. Ho anche letto quanto asserisce la maggioranza. Da educatore esprimo un segno di soddisfazione nel vedere lo spessore dei valori manifestati da una persona che nella vita ha coronato i suoi sogni perché la mattina non ha atteso la sveglia per alzarsi dal letto e non ha nemmeno sviluppato il proprio lavoro per mera volontà di essere soltanto ricco.

Nell’etica imprenditoriale di questa persona, è stata da sempre apprezzata la bellezza del rapporto umano, paragonabile a quello di un’azienda di famiglia, dove i collaboratori non sono estranei ma componenti di un nucleo di persone capaci a gioire e soffrire nella stessa misura di come vive ogni gioia e dolore, familiare ed aziendale, il titolare in prima persona. In altri tempi, a fronte di una circostanza analoga, l’atteggiamento del politico sarebbe stata quella di creare ostruzionismo continuando a ricoprire la carica – nel caso di Callipo la permanenza in Consiglio regionale non avrebbe fatto maturare indennità e/o vitalizio -. A questo punto, il fortissimo segnale di un disaccordo palesato dall’ex candidato PD alla carica di Presidente della Regione Calabria, potrebbe anche risiedere nell’aver avvertito le fortissime difficoltà di natura socio-economica, rilevate dallo stesso in questi ultimi mesi a causa dell’emergenza Covid-19. La crescente insofferenza dei Calabresi e le varie vicissitudini personali, vissute nell’esercizio della funzione, con buona probabilità, avranno ferito lo spirito imprenditoriale dell’uomo che avrebbe voluto fare tanto ma, improvvisamente è stato triturato dalla macchina burocratica del sistema ed ha ritenuto percorrere la strada che riporterà lo stesso, al quale è riconducibile il suo nome ad una delle più importanti aziende della Calabria, ad occuparsi ancora di quel mondo che ha saputo premiare un piccolo particolare umano ancora presente in alcune persone che, seppur giunti nel Terzo Millennio, desiderano continuare a difendere la prospettiva della mission ed il peso della vision praticate nella quotidianità semplicemente perché sono parti indivisibili della propria vita come lo è la corazza per la tartaruga.

Adesso tocca ai Calabresi riflettere a lungo su questa vicenda, evitando cortesemente di giudicare. Personalmente, esprimo ammirazione per Pippo Callipo perché ha saputo anteporre a tutto l’identica visione che ebbe Corrado Alvaro quando decise di volersi dimettere da direttore di un giornale per disaccordo.

A volte è difficile comprendere alcuni gesti. Perciò è meglio attendere in silenzio la sentenza del tempo. (fr)

Francesco Rao, è un sociologo e si occupa di formazione e realtà giovanili. È originario di Cittanova

Tallini a Callipo: Cav., torni sui suoi passi, non si faccia influenzare dall’antipolitica»

Il presidente del Consiglio regionale Mimmo Tallini ha inviato un messaggio al Pippo Callip, invitandolo a ritirare le dimissioni. «Mi sforzo – ha detto Tallini –, senza trovarle, le motivazioni vere e autentiche delle dimissioni presentate dal Cavaliere Callipo. Sul piano generale, mi dolgo di questa decisione che priverebbe l’opposizione della sua guida naturale. Me ne dolgo anche sul piano dei rapporti personali poiché il Cavaliere Callipo è persona non solo rispettabile, ma soprattutto dotata di qualità etiche e professionali di notevole spessore. Trovo però eccessive e perfino ingiuste –  osserva Domenico Tallini – le critiche rivolte ad un Consiglio Regionale che si è insediato da pochi mesi, all’indomani di un’emergenza epocale e che ha dovuto fare i conti con una situazione di straordinaria gravità».

«Ci sono stati – prosegue il presidente Tallini –,  lo riconosco, alcuni errori di valutazione, alcune incertezze e soprattutto alcune incomprensioni tra maggioranza e opposizione che non hanno fatto bene all’Istituzione. Ma ciò non giustifica certe valutazioni espresse dal consigliere Callipo che tenderebbero ad accreditare l’immagine di un Consiglio delegittimato e privo di responsabilità istituzionale». Tallini insiste a difendere l”operato dell’Aula: «Niente è stato fatto in questi mesi di irregolare. Ogni provvedimento licenziato dall’Assemblea è stato adottato nel rispetto dello Statuto e del Regolamento. Quando si è incorsi in errori di valutazione, che hanno coinvolto anche lo stesso consigliere Callipo, abbiamo avuto il coraggio e l’umiltà di riparare. Ho l’impressione che le forze dell’antipolitica, con le loro campagne denigratorie, abbiano influenzato molto la decisione del Cavaliere Callipo che non si è sottratto alla tentazione di sottolineare una sua ‘diversità’, dimenticando però quali sono le responsabilità nei confronti degli elettori che lo hanno votato e delle forze politiche che lo hanno candidato.

«Per tali motivi – conclude il presidente del Consiglio regionale – conoscendo la sensibilità umana e politica del cavaliere Callipo, gli chiedo  – interpretando credo il sentimento unanime dei gruppi consiliari di maggioranza e di opposizione – di tornare sui suoi passi e di ritirare le dimissioni, garantendo così il suo contributo di passione politica e competenza non tanto e non solo alla sua parte politica, quanto a tutta l’Assemblea. Lo faccia senza timore, senza farsi condizionare dai giacobini dell’antipolitica, senza nessun senso di colpa. Lo faccia per la sua storia personale e per il rispetto che si deve alla massima istituzione della Calabria». (rp)