SERVONO STRADE SICURE IN CALABRIA
SIANO REALTÀ LE TANTE PROMESSE FATTE

di ANTONIETTA MARIA STRATIRendere le strade calabresi più sicure. Dovrebbe essere questo l’obiettivo primario – e quanto mai urgente – della Regione Calabria e del presidente della Regione, Roberto Occhiuto. Eppure, non sembra essere così.

Certo, la nostra regione ha tanti, forse troppi problemi atavici, ma la sicurezza sulle strade che ogni giorno percorrono centinaia, se non migliaia di calabresi dovrebbe essere tra le priorità dell’agenda politica del centrodestra. E il tragico incidente avvenuto nella Trasversale delle Serre è la prova che c’è il bisogno e l’urgenza di intervenire su quelle strade che collegano le grandi città con le aree interne.

Ma non è solo sulla Trasversale delle Serre che si deve intervenire. C’è anche la Strada Statale 106 su cui c’è un grandissimo lavoro da fare. Conosciuta anche come Strada della morte, la 106 è stata – e continua a essere – il simbolo dell’indifferenza e della superficialità della politica nei confronti della Calabria e dei calabresi. Il rapporto presentato a febbraio dall’Od Basta Vittime sulla Strada Statale 106 espone un quadro impietoso: dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2022 sono state 205 le vittime di incidenti mortali. Cosenza è la città che ha registrato già vittime (33%), seguita da Reggio (28%), Catanzaro (22%) e Crotone (17%).

«In pratica sui 76 chilometri di Statale 106 in provincia di Catanzaro abbiamo avuto negli ultimi 10 anni una vittima ogni 1,65 chilometri; sui 113 in provincia di Cosenza una vittima ogni 1,65 chilometri; sui 132 di Reggio Calabria una vittima su ogni 2,31 chilometri e sugli 84 della provincia di Crotone una vittima ogni 2,4 chilometri. In Calabria, negli ultimi 10 anni, sulla Statale 106 abbiamo avuto in media circa 2 vittime al mese», ha spiegato Fabio Pugliese, responsabile del Comitato Scientifico – Centro Studi Analisi e Ricerca dell’Odv. Per non parlare, poi, del costo sociale dovuto alla perdita delle 205 vittime per la comunità, che ammontano a circa 308.317.950,00 di euro.

Un’emergenza nell’emergenza. E non bastano i 3 miliardi destinati alla strada della morte che il presidente Occhiuto è riuscito a ottenere grazie al Ponte sullo Stretto perché, purtroppo, i soldi non bastano mai e, soprattutto, perché «il Ponte serve a poco se non saranno realizzate le opere complementari per raggiungerlo», aveva detto il Governatore nel suo intervento a Start su Skytg24.

Ma, se queste opere complementari vengono trattate come priorità secondaria, non si va da nessuna parte. È il pensiero del consigliere regionale del M5S, Davide Tavernise che, all’indomani dell’annuncio del governatore, aveva contestato i 7 mld destinati al Ponte sullo Stretto.

«È inaccettabile che una strada mietitrice di vittime ogni 15 giorni venga relegata da questo governo ad opera secondaria – ha evidenziato –. Se il centrodestra si affretta a cercare i 7 miliardi per finanziare il ponte resta fermo sui 3 miliardi della statale 106 spalmanti in 15 anni. Eppure secondo dati Anas i 3 miliardi stanziati nell’ultima manovra di bilancio non sarebbero sufficienti neppure per completare la tratta Sibari – Catanzaro».

Per Tavernise, infatti, è la Statale 106 l’opera strategica che serve alla Calabria», e non il Ponte sullo Stretto.

Il consigliere regionale, ricordando che lo stesso Governo un anno prima aveva definito la strada della morte «un’opera strategica per il Paese».

«Senza alta velocità e le infrastrutture indispensabili per evitare che gran parte dei territori calabresi rimangano isolati a cosa serve il ponte?  Siamo poi sicuri che con il ponte la statale 106 rimarrebbe centrale nell’agenda del governo o diventerebbe ancora più marginale?», si è chiesto il capogruppo in Consiglio regionale del Pd, Mimmo Bevacqua.

Un appello a non rendere opere compensative la Statale 106 e il Porto di Gioia Tauro è arrivato, poi, dai sindaco f.f. della Città Metropolitana di Reggio Calabria, Carmelo Versace.

Per Versace, infatti, «parlare di opere compensative rischia di screditare il lavoro e la dignità di chi, da anni, lavora per lo sviluppo del territorio. Allo stesso modo, la vecchia “Società dello Stretto di Messina”, rimessa in piedi col decreto appena passato in Senato, deve necessariamente contemplare al suo interno anche le istituzioni locali».

«La strategia complessiva che interessa l’opera, infatti – ha aggiunto – ha bisogno della più ampia condivisione e partecipazione possibile che passa dal coinvolgimento dei territori, delle Regioni, delle Città Metropolitane quali enti di area vasta, delle università e degli ordini professionali così come rappresentato dalla mirabile organizzazione di questo importante seminario».

«Ringrazio e saluto per questo – ha concluso il sindaco metropolitano facente funzioni – il Consiglio e l’Ordine dei Geologi, l’Università “Mediterranea” per averci dato la possibilità di partecipare ad un’occasione di confronto ed approfondimento di altissimo livello».

E, proprio del Porto e del Ponte sullo Stretto, ne ha parlato qualche giorno fa il presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, che le ha definite «due grandi sfide da vincere».

«Questo perché sono due infrastrutture fondamentali per lo sviluppo della Calabria e del Sud e del Paese», ha detto Mancuso, ricordando che «se non cresce il Sud e le sue regioni più svantaggiate come la Calabria, non cresce il Paese e se non si dota la Calabria delle infrastrutture basilari, non le si consente di promuovere  sviluppo e nuovo occupazione».

«Il Ponte sullo Stretto di per sé – ha proseguito – per gli investimenti che comporta e l’occupazione che consentirà, è una grande occasione, ma lo è anche perché consentirà la realizzazione di tutte le altre infrastrutture collaterali: Alta velocità ferroviaria per il Sud; modernizzazione della 106 e dell’Autostrada Sa/Rc; rilancio degli scali aeroportuali e il pieno sviluppo del porto di Gioia Tauro con l’accrescimento della competitività dei porti di Crotone, Corigliano, Palmi e Vibo Valentia».

L’impegno, da parte delle istituzioni sembra esserci. Proprio ieri, a Villa San Giovanni il ministro alle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha annunciato che incontrerà i sindaci «che hanno a che fare con la Statale 106» entro la pausa estiva, sottolineando che «non stiamo lavorando solo al Ponte».«Lavoriamo sulla Napoli-Bari, sul sistema portuale con il porto di Gioia Tauro. Il Ponte sullo Stretto sarà un enorme acceleratore di sviluppo, ricchezza e turismo», ha concluso.

Ora bisogna vedere se tutte queste belle parole troveranno concretezza nell’immediato futuro, o se si dovranno attendere ancora anni prima di vedere un reale cambiamento. (ams)

Agostinelli (Autorità Sistema Portuale): Serve sviluppare intermodalità ferroviarie e stradali

C’è la necessità di sviluppare l’intermodalità delle connessioni stradali e ferroviarie, interconnesse ai trasporti portuali, al fine di garantire un sempre maggiore sviluppo dello scalo portuale calabrese e così dell’intero territorio regionale. È quanto ha ribadito Andrea Agostinelli, presidente dell’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno meridionale e Ionio al meeting Il Ponte sullo Stretto di Messina – Un’opportunità per i territori dello Stretto e per l’area dell’Euro- Mediterraneo, organizzato dal Forum Permanente del Mediterraneo e dal Club Lions International.

Agostinelli ha ribadito l’importanza dell’infrastruttura portuale di Gioia Tauro, primo porto di transhipment d’Italia e tra i principali del Mediterraneo, assicurando che «manterremo il primato per altri dieci anni – ha detto il presidente Andrea Agostinelli – ma per poter continuare ad essere i primi in Italia e per poter mantenere il passo con gli altri porti europei saranno necessari ulteriori investimenti infrastrutturali. Si tratta di un piano di interventi che dovranno essere esaminati e individuati da una cabina di regia istituzionale che, ormai da tempo, è un mio punto fermo». 

«Di recente – ha aggiunto – a tale proposito ho scritto al presidente della Regione Calabria, on. Roberto Occhiuto, che devo ringraziare per l’attenzione che la Giunta regionale rivolge al suo sistema portuale regionale, che comprende anche i porti di Corigliano Rossano – Crotone – Vibo Valentia Marina e Taureana di Palmi». 

«In vista delle future sfide – ha continuato Agostinelli – credo sia fondamentale istituire un tavolo tecnico dove si possano, in sinergia, affrontare le tematiche dello sviluppo dei nostri porti. Penso, naturalmente, alla Regione Calabria e, quindi, all’Autorità di Sistema portuale e al commissario di Governo della Zes Calabria, Giosi Romano, e così anche all’Associazione degli Industriali calabresi e alla Camera di Commercio, in modo tale che si possano trovare gli strumenti fondamentali a garantire il sostegno economico necessario».  

Dello sviluppo del sistema portuale calabrese il presidente Andrea Agostinelli ha altresì parlato in occasione del convegno su “Infrastrutture e sviluppo” organizzato a Vibo Valentia dall’Associazione difesa dei diritti e del territorio, dove hanno partecipato anche Raffaella Paita, già presidente della Commissione Trasporti della Camera dei deputati, e Filippo Mancuso, presidente del Consiglio regionale della Calabria. Nell’illustrare l’attuale infrastrutturazione del porto di Gioia Tauro, il presidente Andrea Agostinelli si è soffermato sulla necessità di creare una cabina di regia istituzionale per garantire l’ulteriore sviluppo dei porti calabresi. (rrc)

Il ministro Salvini: Domani la prima riunione della Società dello Stretto

«Domani ci sarà la prima storica riunione della rinnovata Società Stretto di Messina dopo 10 anni di fermo assoluto». È quanto ha annunciato il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, al meeting sul Ponte di Villa San Giovanni, organizzato dal Forum permanente del Mediterraneo e Mar NeroLion.

Per Salvini, infatti, «il Ponte è un evidente vantaggio dal punto di vista economico, da quello della compatibilità ambientale e della riduzione delle emissioni. Dal punto di vista lavorativo e occupazionale è il primo antidoto alla mafia, perché porti occupazione, sviluppo, crescita e opportunità per le aziende calabresi e siciliane».

«Oggi in Sicilia e in Calabria sono in corso cantieri per 18 miliardi di euro sul potenziamento delle ferrovie, di strade e autostrade – ha ricordato –. Mercoledì incontrerò il sindaco di Villa San Giovanni ed entro la pausa estiva quelli che hanno a che fare con la statale 106. Questo governo, questo ministro, hanno messo altri 3 miliardi perché la 106 tra qualche anno non sia più conosciuta come la strada della morte. Non stiamo lavorando solo al Ponte».

«Lavoriamo sulla Napoli-Bari, sul sistema portuale con il porto di Gioia Tauro. Il Ponte sullo Stretto sarà un enorme acceleratore di sviluppo, ricchezza e turismo», ha aggiunto Salvini, ribadendo che «l’obiettivo è l’avvio dei lavori per il Ponte sullo Stretto nell’estate del 2024».

«Nel 2032 saranno finiti i lavori per l’alta velocità Salerno-Reggio Calabria – ha concluso – e per il potenziamento di ferrovie, strade e autostrade in Sicilia, non avere il Ponte a quella data sarebbe una cesura. Domani incontrerò il commissario europeo ai trasporti che crede a questo progetto. Al G7 in Giappone al centro delle discussioni dei ministri dei trasporti c’era il Ponte sullo Stretto. Dopo 52 anni ci chiedono se facciamo sul serio». (rrm)

Il presidente Mancuso: Ponte sullo Stretto e Porto di Gioia due grandi sfide da vincere

Per il presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, il Ponte sullo Stretto e il Porto di Gioia Tauro sono due grandi sfide da vincere. Questo perché sono due infrastrutture fondamentali per lo sviluppo della Calabria e del Sud e del Paese.

Concetto che ha ribadito nel corso del convegno “Infrastrutture e sviluppo”, organizzato a Vibo Valentia dall’Associazione dei Diritti e dei Territori.

«Credo che, ormai – ha detto Mancuso – due concetti siano unanimemente condivisi: se non cresce il Sud e le sue regioni più svantaggiate come la Calabria, non cresce il Paese e se non si dota la Calabria delle infrastrutture basilari, non le si consente di promuovere  sviluppo e nuovo occupazione».

«Oggi, con un Governo di legislatura e dall’ampio mandato popolare – ha aggiunto – le iniziative della Calabria per lo sviluppo possono avere più speranze di realizzarsi in tempi relativamente brevi. La Regione non sta tralasciando nulla».

«Il ministro Salvini è determinato – ha ricordato –. L’idea del Ponte sullo Stretto, su cui il Governo punta molto, ritengo possa essere una delle grandi opportunità che dobbiamo e possiamo cogliere: sia per togliere dall’isolamento la Calabria e la Sicilia, che per avvicinare l’Europa al Mediterraneo, che va visto non soltanto come un mare di problemi, ma come una grande opportunità per il dialogo e le prospettive di cooperazione e sviluppo con i Paesi del sud del mondo».

«Il Ponte sullo Stretto di per sé – ha proseguito – per gli investimenti che comporta e l’occupazione che consentirà, è una grande occasione, ma lo è anche perché consentirà la realizzazione di tutte le altre infrastrutture collaterali: Alta velocità ferroviaria per il Sud; modernizzazione della 106 e dell’Autostrada Sa/Rc; rilancio degli scali aeroportuali e il pieno sviluppo del porto di Gioia Tauro con l’accrescimento della competitività dei porti di Crotone, Corigliano, Palmi e Vibo Valentia».

Ad avviso del Presidente del Consiglio regionale, «il Porto di Gioia Tauro è un’altra delle grandi sfide da continuare a vincere, visto che è l’hub di transhipment tra i maggiori in Europa con il primato nazionale dei 3.146.533 teus movimentati, sapendo, però, che resistono criticità ormai insostenibili. Mi riferisco all’urgenza di sviluppare il retroporto (tra i più imponenti d’Italia), che deve interfacciarsi con gli snodi del Paese per attrarre investimenti».

«Qui, come a Lamezia, nel Crotonese e in altre aree della Calabria – ha detto ancora – un ruolo decisivo spetta alla Zes. Noi dobbiamo, come ha sostenuto più volte il commissario Giosi Romano che sta facendo un ottimo lavoro, alimentare il circuito della fiducia, in particolare da parte del sistema imprenditoriale locale e nazionale».

«L’azione della Zes è decisiva – ha continuato –per attrarre investimenti, ma per rendere possibile questo cambio di scenario e di marcia, c’è bisogno di un sussulto di responsabilità e una sinergia collaborazione fra istituzioni e soggetti dello sviluppo».

«Ciò su cui dobbiamo insistere – ha concluso – è la sinergia tra istituzioni di ogni livello e tra pubblico e privato, sia per premiare merito e competenza che per impedire l’inquinamento mafioso e la corruzione, che sono due ipoteche enormi sul futuro della Calabria di cui dobbiamo liberarci per difendere la democrazia e lo sviluppo nella legalità». (rvv)

L’OPINIONE / Massimo Mastruzzo: Ponte sullo Stretto, l’investimento che può danneggiare le casse dello Stato

di MASSIMO MASTRUZZO – L’Alta Velocità ferroviaria ha registrato, in termini di costo, il più colossale investimento pubblico dai tempi di Traiano. Non una spesa minore, una fra tante, ma la maggior spesa assoluta fatta in una sola parte del territorio italiano seppur pagata da ogni singolo cittadino italiano, anche da quelli che vivono nei territori dove ci si muove ancora come agli inizi del novecento.

Alta Velocità, ma non solo, il paradigma degli investimenti pubblici nel nord Italia pagati da tutti, va dal Mose, all’Expo, fino alla nuova diga foranea del porto di Genova voluta per raggiungere fondali tali da poter far attraccare le navi “post-panamax” che attualmente, in Italia, possono ormeggiare in sicurezza solo al Porto di Gioia Tauro.

A Genova quindi il progetto più complesso e imponente per il potenziamento della portualità italiana che costerà complessivamente circa 1,35 miliardi di euro.  Questo nonostante in tutto il mondo siano pochi i porti in grado di accogliere i giganti del mare e l’Italia ha la fortuna di avere a Gioia Tauro un porto attrezzato, sicuro e ubicato vicino alle principali rotte navali mediterranee.

Un miliardo di euro speso a Gioia Tauro piuttosto che a Genova, consentirebbe di completare quegli interventi che farebbero diventare questo porto il principale hub europeo.

E siamo al dibattito economico Ponte si, Ponte no, con il paradosso che l’eventuale investimento per la sua realizzazione potrebbe, niente di meno, mettere a rischio la tenuta stessa delle casse dello Stato, di quello stesso Stato che ogni anno spende soldi in opere pubbliche al Centro-Nord fino a quattro volte superiori di quelli spesi al Sud, opere pubbliche nel Centro-Nord che non è che abbiano portato chissà quali benefici a quei cittadini siciliani, calabresi, pugliesi, lucani o campani, al massimo a loro viene offerta la sempre verde emigrazione, senza che al contempo venga presa in considerazione l’opportunità economica per tutta l’Italia che arriverebbe dall’interdipendenza economica, a seguito degli investimenti per la realizzazione del Ponte sullo Stretto, e dagli interventi che farebbero diventare quello di Gioia Tauro il principale hub europeo.

Ad avvalorare questa tesi v’è uno studio, curato da Srm (Intesa San Paolo) in collaborazione con Prometeia su “L’interdipendenza economica e produttiva tra il Mezzogiorno e il Nord d’Italia – Un Paese più unito di quanto sembri -” che mostra come le principali filiere produttive nazionali siano tra loro territorialmente interrelate e come il Mezzogiorno generi spesso spillover di attività per il resto del Paese oltre a contribuire in valore alla forza competitiva dei nostri prodotti all’estero.

Ad esempio il “ribaltamento” per ogni 100 euro di investimenti è diverso nelle due direzioni:   Se investiti nel Mezzogiorno producono un ritorno (ribaltamento) verso il centro nord del 40,9% (40,9 euro); Se l’investimento avviene nel Centro-Nord il ritorno verso mezzogiorno vale il 4,7% (4,7 euro). (mm)

[Massimo Mastruzzo è del direttivo nazionale Movimento Equità Territoriale]

Il Comitato Ponte Subito: Realizzare Ponte è anche dovere morale in ricordo di Berlusconi

Il Comitato Ponte Subito ha evidenziato come «realizzare il Ponte sullo Stretto è, adesso, anche dovere morale in ricordo di Berlusconi», che poi dovrà essere intitolato a lui.

«La sua morte adesso impegna ulteriormente e responsabilizza tutta la classe politica del Paese a realizzare questa grande opera strategica anche come dovere morale in ricordo e in memoria di un grande uomo e un grande Statista – si legge nella nota –. Nonostante le feroci opposizioni dell’epoca, Berlusconi riuscì a finanziare, appaltare e approvare la progettazione definitiva del Ponte sullo Stretto, lasciando in eredità ai successori un iter già completato. Se oggi Salvini conta di iniziare i lavori entro un anno, è proprio grazie all’enorme mole di lavoro pluriennale già realizzata da Berlusconi quando ha governato l’Italia tra 2001 e 2006 e poi tra 2008 e 2011».

Il Comitato Ponte Subito ha aggiunto che «sarebbe doveroso poi, intitolare il Ponte sullo Stretto proprio a Silvio Berlusconi. Non solo una corretta celebrazione a chi tanto si è battuto per il Ponte, ma anche un giusto riconoscimento all’importanza di quest’uomo straordinario nella storia politica recente dell’Italia con l’intitolazione della grande opera più importante in assoluto, e una straordinaria vetrina turistica e promozionale a livello internazionale, dove Berlusconi era molto conosciuto e apprezzato anche oltre i confini europei, come possiamo vedere in queste ore dai messaggi di cordoglio che arrivano da ogni angolo del mondo».

«I Paesi agli antipodi, siano Usa e Israele, Regno Unito e Turchia o addirittura Russia e Cina – ha concluso il Comitato – hanno testimoniato all’Italia messaggi di lutto e cordoglio proprio per la scomparsa del Cavaliere che con le sue straordinarie relazioni internazionali si è sempre fatto apprezzare in tutto il mondo». (rrc)

Giovedì a Roma l’incontro operativo sul “Progetto di Sistema per il Sud e Ponte sullo Stretto”

Giovedì 15 giugno, a Roma, alle 11, a Via di Pietra, si terrà l’incontro Progetto di Sistema per il Sud e Ponte sullo Stretto, promosso da SvimezCnimArgeFicei.

Relazionano Adriano Giannola, presidente Svimez, Aurelio Misiti, Cnim, Pier Paolo Maggiora, Arge. Sono previsti gli interventi del prof. Ennio Cascetta, Università di Napoli, prof. Antonino Risitano, Università di Catania, prof. Giovanni Randazzo, Università di Messina.

Sono stati invitati il presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia MeloniMatteo Salvini, ministro delle Infrastrutture, Raffaele Fitto, ministro agli Affari Europei e Pnrr, Nello Musumeci, ministro del Mare e Protezione Civile e i presidenti della Regione CalabriaSicilia, rispettivamente Roberto OcchiutoRenato Schifani.

Aprono i lavori Antonio Viscomi, presidente Picei e Andrea Ferroni, direttore Picei. Modera il giornalista Mario Primo Cavaleri.

Svimez ha già avuto modo di illustrare al Capo dello Stato Sergio Mattarella le analisi alla base del “Progetto di sistema” compendio di attente valutazioni sull’attuale divario Nord-Sud e sulla necessità di riconsiderare le politiche di sviluppo per recuperare ritardi, riaccendere il secondo motore senza il quale rischierebbe di regredire anche la parte oggi trainante dell’economia nazionale. In quest’ottica di riequilibrio che mette a sistema non solo il quadro trasportistico, nelle sue interrelazioni con porti, aeroporti, autostrade, piattaforme logistiche, si inseriscono aspetti socio-culturali di approccio politico-strategico, di rapporti transfrontalieri che dovranno contribuire a ridare centralità all’area mediterraneo in un disegno di prospettiva. Il Ponte rappresenta l’icona di tutto questo e, proprio per il buon esisto del programma costruttivo riavviato, merita anch’esso qualche ulteriore valutazione, di cui si parlerà ampiamente nell’incontro romano. (rmm)

OCCHIUTO: IL PONTE OPERA STRATEGICA
CALABRIA E SICILIA, UN’UNICA AREA FORTE

di ROBERTO OCCHIUTO – Il Ponte sullo Stretto è un’opera infrastrutturale che crea sviluppo in un contesto, quello geograficamente delimitato dalla Regione Calabria e dalla Sicilia, che sta diventando sempre più strategico. Governo una Regione nella quale insiste la prima infrastruttura portuale d’Italia, il porto di Gioia Tauro, che negli ultimi anni è esploso con 3 milioni e mezzo di container movimentati all’anno.

Da Gioia Tauro abbiamo fatto partire i treni per favorire l’intermodalità, e ciò avviene perché il Mediterraneo sta diventando, mese dopo mese, un luogo centrale nell’economia dell’Europa. Sarò un visionario, ma credo che oggi la Calabria e la Sicilia possano vivere quello che hanno vissuto le Regioni del Nord qualche decennio fa, quando si sono avvantaggiate dal fatto di essere prossime al motore di sviluppo dell’Europa, che era rappresentata dalla Germania nel manifatturiero.

Oggi, nel nuovo paradigma dell’economia europea, il Mediterraneo diventa centrale, tanto che si fanno gli investimenti per rafforzare il Mediterraneo orientale; dobbiamo rafforzare quello occidentale e l’investimento sul Ponte sullo Stretto è cruciale anche per questo.

Il Ponte sullo Stretto è già un grande attrattore di infrastrutture e di investimenti. Nell’ultima legge di bilancio, grazie all’impegno del ministro Salvini, ho avuto 3 miliardi di euro per la Strada statale 106, che sono utili per fare un’opera complementare ma strategica affinché il Ponte non diventi una cattedrale nel deserto

Sto chiedendo al ministro 2,6 miliardi per la A2 e, soprattutto, sto chiedendo che si velocizzino i lavori per l’Alta velocità ferroviaria.
Sono convinto che più si discute del Ponte sullo Stretto più l’Alta velocità ferroviaria fino a Palermo diventerà economicamente sostenibile.

L’Alta velocità si farà a prescindere dal Ponte, però collegare una Regione di 1,8 milioni abitanti è una cosa; collegare due Regioni che insieme fanno più di 6,5 milioni di abitanti fa diventare questo progetto economicamente più sostenibile.
Il Ponte può essere una grande occasione per il rilancio del Mezzogiorno.

Chi protesta è un’esigua minoranza perché i cittadini del Mezzogiorno sono grati a chi si sta impegnando tanto. C’è una congiuntura favorevole, io e Schifani siamo entrambi tifosi del Ponte, ma va riconosciuto a Salvini che senza la sua determinazione oggi non ne parleremmo. (ro)

[L’intervento del Governatore del corso dell’iniziativa Il Ponte sullo Stretto. Infrastrutture e trasporti per unire l’Italia, organizzata dalla Cisl e dalle federazioni Filca (costruzioni) e Fit (trasporti) a Messina]

L’OPINIONE / Matteo Salvini: Il Ponte la più grande operazione antimafia di questi 50 anni

di MATTEO SALVINI – Il Ponte di Messina sarà la più grande operazione antimafia di questi 50 anni. Dove c’è lavoro e speranza, fiducia, soprattutto per i giovani, la mafia e la ndrangheta non attecchiscono. Quindi è una grande operazione antimafia di cui sono orgoglioso operaio.

La differenza è che 50 anni fa non c’erano tutte le condizioni necessarie, oggi sì. Oggi stiamo spendendo 20 miliardi in Sicilia e in Calabria per le strade, autostrade e ferrovie. Il ponte è un completamento di un investimento che non c’è mai stato.

Quelli che dicono che il ponte da solo non serva, dico che noi stiamo intervenendo sulla Palermo, Catania e Messina e sulla Salerno-Reggio Calabria. Il ponte è un anello di congiunzione fondamentale.

Il Ponte unirà finalmente l’Italia, dopo 50 anni di chiacchiere e soldi spesi, creerà 100 mila posti di lavoro soprattutto per i giovani siciliani e calabresi, ripulirà l’ambiente, il mare, l’aria e sarà una opportunità per le imprese di tutta Italia oltre che l’indicazione di quanto l’ingegneria in Italia sia la migliore al mondo.

Il Ponte costerà al massimo 13 miliardi e mezzo. È indicato nel Def, quella è una quota massima. Conto che possa costare anche di meno, ma costerà meno della metà di quanto gli italiani hanno pagato in reddito di cittadinanza con la differenza che il reddito non lascia traccia, il ponte è, invece, una infrastruttura che verrà usata da tutti.

Oggi è una giornata importante perché nascerà la società stretto di Messina e avrà l’onere di portare a termine l’opera più green del secolo. A quelli che dicono che il Ponte da solo non serva, dico che noi stiamo intervenendo sulla Palermo, Catania e Messina e sulla Salerno-Reggio Calabria. Il ponte è un anello di congiunzione fondamentale. Gran parte del denaro sarà pubblico, ma sono convinto che nei prossimi anni arriveranno tanti investimenti di privati, dall’Italia e anche dall’estero. Che sono interessati a un’opera straordinaria. ν

[Intervento di Matteo Salvini al convegno]

Il Ponte acceleratore di sviluppo e slancio per ulteriori infrastrutture

di LUIGI SBARRAInfrastrutture, trasporti, logistica costituiscono la premessa di qualunque piano di sviluppo e coesione, riguardano persone che vivono, lavorano, si muovono, contribuiscono allo sviluppo delle nostre comunità.

Il ponte sullo stretto va inquadrato come una opera strategica acceleratore di sviluppo e slancio per ulteriori infrastrutture che dovranno giocoforza essere di livello europeo.

Bisogna completare l’alta velocità, connettere le aree interne, riallineare a standard europei ferrovie, autostrade, banda larga, portualità, acquedotti, risanamento idrogeologico, dare continuità territoriale alla Penisola, superando l’isolamento della Sicilia, per creare, così, le condizioni di un protagonismo del nostro Paese nella partita euromediterranea e permettere a quei 100mila posti di lavoro di essere realizzati nel solco della stabilità.

Bisogna accantonare l’ideologia del no che ha frenato per decenni reti materiali, infrastrutture energetiche, avanzamento tecnologico e dare energia a una politica meridionalista zavorrata nell’ultimo trentennio da altrettante tare anti solidali.

È fondamentale e importante fare di Messina e Reggio Calabria un’unica area metropolitana, facendo emergere al Sud porti di quarta generazione che unitamente a Gioia Tauro, Napoli, Bari, Taranto, opererebbero a vantaggio dello sviluppo dell’intero Paese.

Trasformare il Sud in un hub dinamico, energetico, industriale vuol dire fare del Mezzogiorno il propulsore di una nuova strategia socialmente ed economicamente sostenibile che crei prima di tutto lavoro di qualità, stabile, ben contrattualizzato.

Il Pnrr rappresenta un’occasione irripetibile per colmare il divario tra Nord e Sud in termini di crescita economica, di sviluppo e di occupazione, soprattutto giovanile e femminile. Ecco perché non possiamo rischiare di perdere neppure un centesimo. (ls)

[Intervento di Luigi Sbarra al convegno]