La Giunta di Gioia Tauro chiede la rimozione di Agostinelli dalla guida dell’Autorità Portuale

La Giunta comunale di Gioia Tauro, guidata dal vicesindaco Totà Parrello, ha approvato all’unanimità una delibera con cui chiede al Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture la rimozione immediata del presidente dell’AdSP, l’ammiraglio Andrea Agostinelli, e il commissariamento dell’ente. La richiesta include anche l’annullamento del provvedimento disciplinare e la sospensione dei membri dell’Ufficio procedimenti disciplinari.

Una delibera che arriva come risposta a un’ulteriore contestazione arrivata a Simona Scarcella, sindaco di Gioia Tauro, attualmente in aspettativa dal suo ruolo di responsabile dell’area legale presso l’Autorità di Sistema Portuale, e che potrebbe portare al suo licenziamento.

Nella delibera tra le motivazioni – si legge – «gravissimo attentato alla Costituzione Italiana ed alle prerogative politiche e amministrative», «gravissimo attentato alla libertà delle istituzioni e un atto offensivo nei confronti del Sindaco di Gioia Tauro e dell’intera comunità vilipesa e oltraggiata, nel tentativo di intimidire il primo cittadino».

Per la Giunta «il Presidente dell’Autorità Portuale ha inteso esercitare un’attività di condizionamento illecita del componente del Comitato di gestione, minando all’autonomia, alla libertà e alla situazione familiare e personale del sindaco di Gioia Tauro e sottoponendolo ad una pressione ingiusta e contraria ad ogni disposizione di legge».

«Questa amministrazione mai chinerà il capo di fronte a tentativi di condizionamento illecito, di prevaricazione, di minaccia delle istituzioni e di violenza di fronte alla di tutelare gli interessi del territorio», si legge ancora nella delibera.

Muraca (PD): Non si utilizzino le Istituzioni per fini personali

«Esprimo il mio fermo sostegno ad Andrea Agostinelli – ha detto Giovanni Muraca – che sta svolgendo il suo lavoro con serietà e competenza. Le accuse mosse nei suoi confronti, che riguardano provvedimenti disciplinari che non fanno altro che rispondere a dinamiche interne dell’Ente, non devono diventare terreno di scontro politico».

«È preoccupante che una questione amministrativa – ha aggiunto – venga strumentalizzata per fini politici, mettendo a rischio la stabilità dell’Autorità di Sistema Portuale».

Muraca ha sottolineato come la vicenda sia frutto di un conflitto che si trascina da anni e che ha coinvolto, in passato, la Scarcella stessa, quando ricopriva il ruolo di responsabile dell’Ufficio Legale e Anticorruzione. Le denunce e le accuse che la stessa aveva presentato nei confronti dell’Autorità Portuale, però, sono state tutte archiviate dalla Procura di Palmi. 

«Eppure – ha specificato Muraca –, nonostante i provvedimenti disciplinari nei suoi confronti siano stati legittimi e giustificati, oggi assistiamo a un tentativo improprio e strumentale di mettere in discussione la legittimità dell’operato di Agostinelli. Le Istituzioni non possono essere utilizzate come strumento per risolvere conflitti personali».

Arruzzolo (FI): Procedura disciplinare contro Scarcella «un oltraggio inaudito»

Per il deputato di FI, Giovanni Arruzzolo, «l’avvio di una procedura disciplinare nei confronti del sindaco di Gioia Tauro, Simona Scarcella, all’atto dipendente in aspettativa dell’autorità portuale, avviata dal Presidente Andrea Agostinelli per atti e fatti riconducibili al primo cittadino nell’espletamento del mandato istituzionale che lei ricopre, rappresenta senza dubbio un oltraggio inaudito nei confronti della prima e più alta istituzione della città».

«Bene ha fatto la giunta comunale – ha detto – a richiedere con forza non soltanto alcuni precisi chiarimenti su atti e condotte del Presidente Agostinelli, ma anche un intervento del ministero competente». 

«Riteniamo Simona Scarcella – ha proseguito – rea di aver semplicemente svolto i propri compiti professionali con ferma scrupolosità, mentre Agostinelli la attacca per aver esercitato nell’ambito del Consiglio comunale di cui lei è sindaco – quindi al di fuori di ogni attività lavorativa dell’autorità stessa – le proprie funzioni e prerogative istituzionali riconosciute dalla costituzione italiana». 

«Un attacco così violento nei confronti di un primo cittadino nell’espletamento delle sue funzioni non lo ricordiamo. È molto grave. Pertanto – ha concluso – la nostra totale solidarietà al sindaco di Gioia Tauro, oltraggiato e vilipeso nelle sue funzioni istituzionali, è piena ed incondizionata. Metteremo in campo tutte le forze politiche e istituzionali necessarie affinché questa prevaricazione ingiusta non vada avanti». (rrc) 

 

LA CALABRIA ADOTTI IL PORTO DI GIOIA: È
UN’ESSENZIALE OPPORTUNITÀ PER FUTURO

di SANTO STRATI – La Calabria adotti il Porto di Gioia Tauro: non è una preghiera o un’invocazione, quella lanciata da Pino Soriero a San Ferdinando di Rosarno nel bel convegno promosso dal PD e dal sindaco Luca Gaetano.

È un auspicio e, insieme, la constatazione di come ancora oggi manchi la giusta sensibilità nei confronti di un “gioiello” in grado di trasformare radicalmente, anche in termini occupazionali, l’economia e lo sviluppo non solo del territorio della Piana o dell’intera Calabria, ma anche del Paese.

Il Porto di Gioia Tauro è diventato il numero uno nel transhipment, che sarebbe la movimentazione dei container che arrivano da tutto il mondo e la loro veicolazione con consegna tramite gomma o ferrovia. E Gioia Tauro ambisce a fare molto di più, punta a “lavorare” i contenuti dei container attraverso processi di lavorazione e trasformazione industriale che possono trovare ampio spazio nell’immensa area del retroporto, pressoché inutilizzata. Perché ciò si realizzi occorre una visione industriale di tutta l’area portuale con lo sviluppo delle relative competenze di lavoro.

A cominciare  da quella che si chiama “piastra del freddo”. L’esempio più concreto lo porta il “re del tonno” Pippo Callipo che ha superato i 100 milioni di fatturato annuo, il quale, a San Ferdinando di Rosarno ha spiegato come lo stoccaggio della materia prima proveniente da tutto il mondo nel Porto, negli appositi capannoni industriali che l’azienda ha realizzato, ha permesso di incrementare la produzione e ottimizzare i tempi di lavorazione, con il conseguente incremento della manodopera e dell’occupazione.

Il Porto va considerato, dunque, come un’essenziale opportunità per la sua centralità nel Mediterraneo che andrebbe ulteriormente valorizzata mediante interventi strutturali che, ad oggi, sono stati realizzati solo con investimenti dell’Autorità di Sistema Portuale. Il suo presidente, ammiraglio Andrea Agostinelli, ha raccontato con sanguigna e autentica passione cosa ha trovato quando arrivò da Commissario a Gioia Tauro e cosa lascia, al termine del suo mandato (che sarebbe auspicabile venisse rinnovato senza alcuna perplessità, visto l’ottimo lavoro e i risultati ottenuti).

Da una situazione fallimentare con centinaia di operai mandati a casa dalla sera alla mattina e prospettive più che cupe, a uno straordinario rilancio di tutta l’attività portuale, con investimenti milionari da parte dei concessionari subentrati (MSC e Automar-Grimaldi) e una rivitalizzazione straordinaria di tutte le potenzialità Porto. I numeri parlano da soli. siamo arrivati a quasi 4 milioni di teus nel 2024 (l’unità di misura dei container) e nuovi record di preannunciano anche per quest’anno. Consideriamo che il Porto, nato sulle ceneri di quello che avrebbe dovuto servire il mancato V Centro Siderurgico (del famigerato pacchetto Colombo che avrebbe dovuto pacificare i rivoltosi reggini del 1970) ha un pescaggio così ampio da avere superato come operatività persino Genova: possono attraccare le gigantesche supernavi portacontainer la cui altezza richiede grandi profondità che solo Gioia, nel versante italiano del Mediterraneo, è in grado di offrire. Solo che, mentre per Genova vengono stanziati e messi a disposizione centinaia di milioni, al Porto di Gioia, fino a oggi sono state destinate soltanto briciole.

Per questa ragione, Soriero, che è stato sottosegretario nel Governo Prodi proprio ai trasporti e che conosce perfettamente le problematiche del Porto di Gioia ha lanciato l’appello perché la Regione si faccia portavoce delle esigenze di sviluppo del suo Porto, il più grande del Mediterraneo. Un Porto che potrebbe attivare migliaia di nuovi posti di lavoro, al pari di quello che è successo a Tangeri, a Port Said (sulle coste dell’Africa) o addirittura nella spagnola Algesiras. Soriero, che alla realtà di Gioia ha dedicato un corposo e documentato libro (Andata in Porto, Rubbettino), ha vissuto da esponente del Governo tutte le problematiche del Porto di Gioia, attivandosi, in maniera intelligente e con larga visione, affinché le soluzioni arrivassero nei tempi giusti (per esempio l’istituzione della Capitaneria) e tante altre soluzioni ottimali per rendere lo scalo attrattivo e funzionale.

Adesso è una realtà che identifica un’idea di sviluppo che ancora non ha raggiunto il suo traguardo immaginato, ma esistono tutte le condizioni perché questo “gioiello” possa costituire il volano di rilancio del Mezzogiorno, sfruttando la sua posizione nel Mediterraneo. Sono, in realtà, poche ma impegnative le cose da realizzare: ci scapperebbe da ridere se non fosse una vicenda grottesca, la mancanza della necessaria illuminazione per ampliare le movimentazioni anche di notte. Sono lavori di poco conto, ma il Governo centrale (quello che destina grandi risorse a Genova) fa orecchie da mercante.

E poi c’è la ferrovia: un tratto di pochi chilometri che ha dovuto aspettare vent’anni per vedere realizzato il collegamento diretto con il Porto. Il Presidente Agostinelli è uno che non le manda a dire: «I maggiori porti italiani – ha evidenziato – hanno un grave problema per mancanza di aree di stoccaggio, mentre Gioia Tauro ha dietro di sé ben 477 ettari: a fronte delle opportunità di sviluppo del Porto per il quale basterebbero forse solo 150 milioni, lo Stato destina appena 50 milioni riservando un miliardo e mezzo a Genova».

Non servono commenti, è necessaria la non più rinviabile e netta presa di posizione della Regione sul Porto di Gioia. Un investimento sul futuro dei giovani, sul futuro dell’area ma anche di tutta la Calabria.

Il Mediterraneo è il nuovo protagonista dell’economia e il Porto di Gioia, come la Calabria, ne sono al centro. Occhiuto non se lo dimentichi. (s)

Porto e Calabria: dagli industriali reggini un’idea di sviluppo

di DOMENICO VECCHIO – Parlare ancora oggi solo di Porto di Gioia Tauro diventa fortemente riduttivo per quelli che sono invece gli interessi della Calabria e più in generale del Sud.

Infatti, la nostra attenzione dovrebbe essere semmai rivolta all’Area Portuale nel suo complesso, dedicando particolare attenzione all’immensa area retroportale che dovrebbe, invece, essere sviluppata aiutando e incentivando le aziende a venire a investire nel retroporto e creare quindi posti di lavoro a vantaggio, in particolare dei nostri giovani, contribuendo in maniera determinante alla diminuzione del processo migratorio.

Il porto di Gioia Tauro è ormai una realtà riconosciuta a livello mondiale, ed è uno dei pochi, a livello europeo, dove possono entrare le “Navi più Grandi del Mondo”, e questo è ovviamente merito dei grandi investimenti fatti dalla società TIL del Gruppo Aponte a cui indubbiamente va riconosciuto questo merito, oltre ovviamente al grande lavoro svolto dall’Autorità Portuale di Gioia Tauro, sapientemente guidata dall’Ammiraglio Andrea Agostinelli, a cui va riconosciuto sicuramente il merito di aver risolto egregiamente una seria infinita di problemi che assillavano il Porto, ma che limita, ovviamente la sua attività al solo scarico dei container dalle grandi navi per poi smistarli e quindi farli ripartire su altre navi ma di ridotte dimensioni in modo da poter entrare in tutti i porti di limitate dimensioni.

Questo è assolutamente una grande conquista per Gioia Tauro ma si potrebbe fare molto di più facendo in modo che i container  scaricati al porto di Gioia Tauro  vengano aperti e le merci in essi trasportati vengano lavorate nelle aree industriali del retroporto.

Sarebbe certamente la soluzione importante per dare sviluppo al nostro territorio e contribuire in modo sostanziale a una rinascita economica e sociale di tutta la regione.

Sarebbe necessario a parere di Confindustria Reggio Calabria, che la classe politica tutta, senza schieramenti di partiti, ma avendo a cuore lo sviluppo sociale ed economico del nostro territorio collaborassero insieme per arrivare a questo risultato, mostrando amore per il proprio territorio, facendo una politica anche protezionistica delle proprie identità, dei propri interessi, tralasciando l’interesse di bottega, finendola anche la politica dell’opposizione demagogica, a ogni costo e contro ogni proposta che arriva da una delle parti, ma collaborando insieme, anche con spirito critico ma costruttivo.

Noi industriali di Confindustria Reggio Calabria ci auguriamo esattamente questo e per raggiungere questi obbiettivi ci stiamo adoperando affinché si capisca bene la ricchezza in termini di ricadute occupazionali e di conseguenza di crescita culturale ed economica del nostro territorio, che il porto con il suo retroporto rappresenta per la Calabria intera. (dv)

(Domenico Vecchio è il Presidente di Confindustria Reggio)

Da San Ferdinando l’urlo del riscatto

di CATERINA RESTUCCIA – Si alza da San Ferdinando l’urlo dell’ennesimo riscatto della terra di Calabria.

Il piccolo comune marino, fortemente attratto dalle politiche portuali e imprenditoriali che gravitano intorno al noto Porto di Gioia Tauro, si fa tavola rotonda per un incontro che dia ampio respiro a tutte le visioni intorno alla realtà ultradecennale del porto.

Ed è così che a San Ferdinando si è vista una sala consiliare incredibilmente stracolma e si è registrato un pubblico interessato e attento per un incontro – dibattito molto attrattivo dal titolo: Al centro del Mediterraneo – Porto e territorio, una sfida possibile.

Il convegno ha sintetizzato l’unione di numerosi enti compartecipanti per l’organizzazione dell’evento: Comune di San Ferdinando, l’Autorità di Sistema Portuale dei Due Mari Tirreno Meridionale e Ionio, M.A.S.K. ITS Academy, Automar, Callipo Group, Rubbettino, l’Accademia delle Belle Arti di Roma, il Partito Democratico.

Con la moderazione della giornalista Barbara Panetta la serata ha goduto di un susseguirsi di nomi insigni di relatori e relatrici, che hanno delineato sulla scorta del proprio ruolo, e soprattutto di tutti i compiti svolti negli specifici ambiti, una fisionomia completa della realtà portuale.

L’incipit è stato, come la regola vuole, istituzionale. Non sono mancati, difatti, i saluti istituzionali e i ringraziamenti del Primo Cittadino di San Ferdinando Luca Gaetano.

E lungo le direttrici del convegno sono emerse senza retorica sia tante criticità quante altrettante fiducie e prospettive future verso una realtà portuale che ancora ha molto da offrire e sviluppare.

È stata così una vera e propria batteria di interventi, che hanno manifestato varietà di intenti e soprattutto di stati d’animo. Ha immediatamente evidenziato la sua soddisfazione l’Ammiraglio Andrea Agostinelli, Autorità Portuale, che, pur manifestando un certo entusiasmo per i risultati raccolti dal lavoro svolto dal Porto, non ha taciuto qualche amarezza per le annose questioni di numerosi ettari di Retroporto in fase stagnante.

Infatti, il Porto di Gioia Tauro, che ha sempre attirato l’attenzione di autorità e di società, rimane al centro delle discussioni su apertura e chiusura di un territorio ancorato a retaggi e miti, ad angosce ed attese imprenditoriali ancora difficili da risolvere così come anche esprime la stessa Rosy Ficara di Automar S.p.a. La stessa, pur riportando dati importanti della società, ha oggettivamente denunciato le carenze strutturali e di servizio, che impediscono l’esplosione imprenditoriale del territorio. E lungo la stessa linea si sono trovati il grande imprenditore calabrese Pippo Callipo e il presidente di Confindustria di Reggio Calabria Domenico Vecchio, convogliando, criticamente insieme, sulle tortuosità burocratiche e politiche della questione “Porto di Gioia Tauro”.

Proprio per questo è Gregorio Pititto della CGIL che, con tono pacato e speranzoso, invita, invece, le forze politiche a incidere più positivamente sul caso Porto di Gioia Tauro, auspicando maggiore comunicazione tra le parti al fine di un ulteriore decollo territoriale.

«La Calabria è una terra che ha tutte le condizioni per superare ogni limite e ogni barriera», grida in chiusura e dirittura d’arrivo dell’incontro l’Onorevole Giuseppe Soriero, già Sottosegretario e autore del testo “Andata in porto”, cronistoria della questione portuale gioiese che racconta una sfida e ne celebra una riuscita.

Sono spettate, infine, ad Antonio Misiani, già Viceministro dell’Economia e delle Finanze, le conclusioni positive e costruttive del dibattito “Ai calabresi e alla Calabria non mancano le potenzialità e non mancano i numeri per un rilancio non solo di uno dei porti più importanti al mondo, ma anche per una ricostruzione territoriale, bisogna, pertanto, attirare investimenti e imprese” chiude sinteticamente e spinge ad altre riflessioni non meno importanti sulla storia del grande Porto di Calabria. (cr)

L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: Rigassificatore Gioia Tauro non può essere condizionato dai “no”

di GIACOMO SACCOMANNOLa Calabria ed il Sud non hanno bisogno di continui “no”, ma la inderogabile necessità, invece, di percorrere strade di progresso e di investimenti per sviluppare economia, crescita ed occupazione.

Il rigassificatore, per come progettato, non ha, assolutamente, ragioni di preoccupazione e potrebbe dare una spinta rilevante per creare un polo di sviluppo nell’area portuale. Si legge, inverosimilmente, che “l’autorizzazione alla costruzione a Iren e Sorgenia è del 2012, ma c’erano dubbi già nel 2008, nella prima relazione parlamentare sulla ‘ndrangheta che raccontava «la capacità delle cosche di utilizzare le strutture portuali. Se non si pone rimedio, tale situazione è inevitabilmente destinata ad aggravarsi in relazione agli ingenti investimenti …».

Primo nell’elenco «… l’impianto per la rigassificazione …», cui «… si accompagnerebbe la cosiddetta piastra del freddo …». A testimoniare l’interesse delle cosche sono alcuni fascicoli processuali. In un processo a Locri c’è un verbale di interrogatorio del collaboratore di giustizia Marcello Fondacaro che il 6 dicembre 2018 ai PM fa i nomi di alcuni imprenditori della Piana che «… stavano portando avanti un progetto … di questa cosa all’interno del porto …».

Mi chiedo e chiedo ai tanti giornalisti o politici che scrivono queste cose se stanno in terra o su Marte! È noto, elementare, chiarissimo che dove vi sono dei flussi di denaro, risorse e lavori, la ‘ndrangheta, come tutte le mafie, accendono la lampadina per cercare il guadagno facile e condizionare le imprese ed i lavori. Ma, questo non vuol dire, non può far considerare, non è tollerabile, solo pensare che un’opera di tale rilievo non si debba fare perché ci potrebbe essere l’interessamento della ‘ndrangheta!

Questa è follia pura! Può uno Stato civile e democratico piegarsi a tali logiche perverse? Può rinunciare allo sviluppo di un territorio per paura? Può abbandonare i cittadini perché teme il condizionamento delle mafie? La risposta è una sola e deve essere gridata: no. Lo Stato non si piega e va avanti con coraggio ed assumendo tutte le necessarie contromisure. Seguire una logica indicata dalla sinistra vuol dire lasciare un territorio nell’arretratezza, nella povertà, nella disoccupazione, nel degrado sociale e tecnologico, in sostanza proseguire nel percorso di abbandono che finora il Sud e la Calabria hanno subito.

E, proprio per queste ragioni, il rigassificatore, come tutte le altre opere infrastrutturali, devono essere realizzate al Sud e in Calabria, per dimostrare che lo Stato esiste, che non ha paura di nulla, che tali territori devono essere salvaguardati, tutelati e aiutati a crescere.

La ‘ndrangheta si combatte decisamente, con forza e coraggio, e non si convive supinamente per paura o altro. Bisogna, quindi, andare avanti e continuare a sostenere il coraggioso lavoro del Ministro Salvini e del Presidente Occhiuto che non temono e combattono a viso aperto per sconfiggere il malaffare e per dare al Sud e alla Calabria ed alla Nazione intera quella normalità che è stata negata, finora, dalla sinistra, che vorrebbe lasciare questi territori nel degrado, in povertà e senza alcuna speranza.  (sc)

[Giacomo Saccomanno è avvocato, già Commissario regionale Lega e sindaco del Comune di Rosarno]

Porto di Gioia Tauro, rinnovata concessione a Heidelberg Materials

L’Autorità di Sistema Portuale portuale dei mari Tirreno meridionale e Ionio ha rinnovato la concessione demaniale marittima alla società Heidelberg Materials Italia Cementi Spa, terminalista nel porto di Gioia Tauro per la movimentazione di cemento alla rinfusa.

Operante da oltre 25 anni nell’area portuale, svolge un’attività di deposito e ricarico sfuso del cemento nel porto di Gioia Tauro. Approvata dai membri del Comitato di Gestione, la concessione rimane invariata nella sua estensione per una superficie di oltre 6,9 mila metri quadrati, mentre passa da quattro a dieci anni, con scadenza a fine 2034. 

Ad avvallare il riscontro positivo del rilascio della concessione, anche, le ottime performances raggiunte dal Terminalista nel corso degli anni. Presente in porto con due silos, ubicati lungo la banchina di ponente, rispettivamente di 9 mila e 4 mila tonnellate di stoccaggio e organizzati per due diverse tipologie di cemento, ha registrato una crescita costante dei movimenti. Nell’anno appena concluso sono stati movimentati 40 mila tonnellate di cemento alla rinfusa, registrando l’arrivo di 10 navi. 

Si tratta di un trend in crescita che ha visto consolidare la posizione di Heidelberg Materials Italia Cementi Spa nello scalo calabrese, con ottime previsioni di crescita anche nell’anno in corso. (rrc)

Si è riunito l’Organismo di partenariato della risorsa mare dell’Autorità di Sistema Portuale

Si è riunito, a Gioia Tauro, l’Organismo di partenariato della risorsa mare dell’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio.

L’Organismo è composto, per legge, da 13 membri con funzioni di confronto partenariale tra le autorità pubbliche e il mondo delle imprese che operano in porto.

Tra gli argomenti posti all’ordine del giorno, la ratifica della variazione d’urgenza del Bilancio 2024 che ha previsto, tra le varie misure, lo stanziamento di 1 milione di euro da destinare al rimborso delle tasse d’ancoraggio alle compagnie di navigazione, linee o consorzi d’armamento che svolgono l’attività di trasporto merci in relazione alla propria tipologia di traffico nei porti di competenza.  

Tra gli altri punti affrontati, di particolare rilievo, l’approvazione della variazione del Programma Operativo Triennale che ha ampliato a 66 milioni di euro il finanziamento del progetto di elettrificazione della banchina di levante del porto di Gioia Tauro, dei quali 18 milioni già assegnati all’Ente e, inizialmente, derivanti dal Fondo di Coesione.

I restanti e attuali 48 milioni di euro sono stati destinati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che ha così stanziato la copertura dell’intero pacchetto finanziario, facendolo però derivare dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. 

A tale proposito, il presidente Andrea Agostinelli, nel ringraziare i membri dell’Organismo per la relativa approvazione, ha sottolineato l’importanza della sfida accolta dall’Ente: «Abbiamo finalmente ottenuto il finanziamento di questa infrastruttura, per la quale erano stati stanziati solo 18 milioni di euro, insufficienti al completamento dei lavori».

«Ora, con lettera ufficiale del Mit, datata 22 gennaio 2025 – ha aggiunto – abbiamo ricevuto ulteriori 48 milioni di euro che, complessivamente, ampliano il valore del finanziamento a 66 milioni di euro. Mi preme, però, evidenziare un particolare: il finanziamento non grava più sul Fondo complementare ma sul Pnrr, che significa dover procedere al relativo collaudo entro il mese di marzo 2026. Si tratta, evidentemente, di una sfida difficilissima che noi abbiamo accolto, per la quale abbiamo già destinato, in emergenza, l’impegno di metà del personale dell’Ente».

«Siamo decisi a vincere anche questa sfida – ha concluso – ma è evidente che non potremo accettare una eventuale mancanza di collaborazione da parte delle Amministrazioni – in specie quelle Locali – chiamate a partecipare al completamento dei procedimenti istruttori, perché – si tratta – di una opera che determinerà la sopravvivenza del porto di Gioia Tauro».

Si è, quindi, passati alla discussione relativa al recepimento della contrattazione di II livello del personale non dirigenziale dell’Ente, scaduta nel 2009, il cui rinnovo è stato più volte sollecitato dal Collegio dei revisori e dalla Corte dei conti, che è stata sottoscritta dalle associazioni sindacali lo scorso giugno e approvata dal Mit nel novembre del 2024. 

Stessa ricezione per la contrattazione di II livello del personale dirigenziale, scaduta nel 2012 e sottoscritta lo scorso 20 dicembre. 

Infine, come atto dovuto, è stato altresì recepito il Ccnl Porti del personale dipendente delle Autorità portuali approvato di recente a livello nazionale. (rrc)

RIFORMA PORTUALITÀ, IL SUD DIVENTERÀ
IL PIÙ GRANDE HUB DEL MEDITERRANEO

di ERCOLE INCALZA – In più occasioni, in questi anni, ho ricordato che la riforma della portualità era presente nei programmi dei Governi Renzi, Gentiloni, Conte 1, Conte 2, Draghi e dell’attuale Governo; cioè era ed è un obiettivo annunciato dal 2015 e rimasto solo un atto programmatico o meglio una semplice buona intenzione.

Ha ragione il Presidente di Federlogistica, Luigi Merlo, nel ritenere che il punto di partenza della riforma debba essere il ruolo e le funzioni dell’Autorità di Sistema Portuale e dei suoi Presidenti ma questo processo deve, a mio avviso, portare alla formazione di un assetto societario e, al tempo stesso, di una rivisitazione sostanziale sia del numero delle Società e quindi dei relativi sistemi portuali, sia dell’inserimento, in ogni sistema, degli interporti strettamente interagenti.

Inoltre, tra i vari ruoli va considerato uno in modo particolare, mi riferisco alla dimensione industriale dei porti e alla rappresentanza, nella governance dei singoli porti, degli enti territoriali. Un porto è diverso da un aeroporto e da una grande stazione ferroviaria? Ad avviso di chi scrive la risposta giusta dovrebbe essere “non dovrebbe”. Ma al momento il porto, come realtà industriale, vive l’eccezionalità di essere ancorata ad una distinzione sbagliata tra l’interesse strategico e pubblico delle politiche che hanno ad oggetto i porti ed il porto come impianto industriale.

Di seguito prospetto, quindi, una prima ipotesi di questo nuovo impianto della offerta logistica portuale ed interportuale del Paese:

Sicuramente non ho inserito dei nodi logistici, sia portuali che interportuali, e mi scuso in partenza di possibili dimenticanze ma ritengo che i sette sistemi rispettino quanto già proposto sia nel Piano Generale dei Trasporti approvato nel 1986, sia nella apposita Legge del 1987 che riconobbe la validità di una simile scelta; una Legge che però non fu mai resa operativa.

Ebbene, queste sette realtà possono diventare Società per Azioni con una maggioranza pubblica del 51%; una maggioranza delle azioni pubbliche controllate da un unico organismo facente capo a quattro Dicasteri (Ministeri dell’Economia e delle Finanze, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Ministero delle Imprese e del made in Italy, Ministero della Difesa).

Una tale proposta contiene una serie di convenienze: si offre una articolata sommatoria di realtà portuali ed interportuali ad un organismo come la Società per Azioni che, in base ad una misurabile autonomia gestionale, è in grado di dare vita a forme di concorrenza e di integrazione funzionale con altre realtà nazionali ed internazionali; si consente all’Amministratore Delegato della Società di produrre Piani Economici e Finanziari (Pef) organici e misurabili; si consente alla partecipazione pubblica nelle sette Società di rappresentare, in modo sistematico e motivato, gli interessi e le strategie dello Stato nella gestione della offerta portuale ed interportuale del Paese; un interesse che può anche essere garantito da una Società o da un apposito Dipartimento composto dai Dicasteri prima richiamati (Ministeri dell’Economia e delle Finanze, delle Infrastrutture e dei Trasporti, delle Imprese e del made in Italy, della Difesa); si creano le condizioni per una trasparenza non solo delle gestioni dei singoli Hub ma anche di un misurabile quadro di introiti. In fondo prendono corpo vere forme innovative di Partenariato Pubblico Privato (PPP).

È solo una proposta, senza dubbio discutibile, ma spero possa essere una possibile base di un confronto concreto e costruttivo; una proposta di riforma che, per la prima volta, consente al Mezzogiorno di disporre di cinque sistemi portuali su sette, consente al Mezzogiorno di diventare il più grande Hub dell’intero Mediterraneo. (ei)

Presentato il Bilancio di Sostenibilità 2023 del Porto di Gioia Tauro

L’Autorità di Sistema portuale dei mari Tirreno meridionale e Ionio si è dotata, per il terzo anno consecutivo, del Bilancio di Sostenibilità, relativo all’esercizio 2023.

Nell’ottica di un’economia sempre più integrata e sostenibile, l’Ente, guidato dal presidente Andrea Agostinelli, coinvolto nell’implementazione di interventi infrastrutturali avanzati, con particolare attenzione alla tutela ambientale e all’ottimizzazione delle risorse, si è posto l’obiettivo di trasformare il sistema portuale in un hub logistico di eccellenza, in grado di favorire lo sviluppo economico sostenibile del territorio e di contribuire alla competitività del sistema Paese. 

Presentato ai propri stakeholder attraverso la fotografia dettagliata delle iniziative, dei progetti e dei risultati conseguiti nel corso del 2023, in relazione alle proprie performance economiche, sociali e ambientali, il Bilancio di Sostenibilità nasce dall’esigenza di “rendicontazione della sostenibilità”, ovvero dalla rendicontazione delle diverse attività svolte dall’Autorità e dei risultati raggiunti da differenti prospettive, economico – finanziaria, ambientale e sociale. 

Si tratta, quindi, di un documento in cui sono stati evidenziati tutti gli interventi attivati dall’Autorità per potenziare le infrastrutture portuali e la loro sicurezza e favorire le sinergie con il territorio, al fine di rafforzarne il ruolo di supremazia ormai assunto nel Mediterraneo. 

Tra le principali iniziative assunte dall’Ente vi è un sistema di governance particolarmente attento alla tutela del lavoratore, alla lotta alla corruzione, all’antiriciclaggio, al reclutamento del personale, alla digitalizzazione, alla destinazione d’uso di nuovi spazi e al controllo delle emissioni delle navi. 

Grande motivo di orgoglio è il porto di Gioia Tauro, primo porto di transhipment d’Italia, con un andamento dei traffici in costante crescita, che ha chiuso il 2024 con un record di movimentazione di 3.940.447 teus, nonostante la minaccia rappresentata dagli effetti distorsivi della direttiva europea Ets e dalla crisi del mar Rosso. 

E, in egual misura, lo sono anche gli altri scali di competenza: Corigliano Calabro, Crotone, Taureana di Palmi e Vibo Valentia Marina che costituiscono delle piattaforme logistiche in un continuo e rapido sviluppo, in piena integrazione con i tessuti sociali ed economici del territorio. 

«In questi anni, nella nostra politica di governance – ha dichiarato il presidente Andrea Agostinelli – le strategie e le azioni posti in essere dall’Autorità portuale sono state basate sulla ricerca di soluzioni più idonee ed eco-sostenibili, per coniugare una sempre maggiore competitività degli scali e contestualmente una vivibilità delle città, sviluppo economico e tutela dell’ambiente». 

«Un ringraziamento speciale – ha concluso il presidente Agostinelli – va al personale della Autorità di Sistema Portuale che, con specifiche competenze, ha messo al primo posto la sostenibilità, e a tutti i portatori di interesse con i quali costantemente dialoghiamo per un incessante miglioramento delle procedure. Un connubio di forze e un lavoro sinergico che ha portato alla realizzazione del Bilancio di Sostenibilità relativo all’esercizio 2023». (rrc)  

Il Porto di Gioia Tauro da record: Ha movimentato 3.940.447 teus

Il porto di Gioia Tauro ha appena chiuso l’anno tagliando il suo massimo traguardo, registrando una movimentazione di 3.940.447 teus, andando di gran lunga oltre i 3.548.827 teus del 2023, con un incremento del 11%.

Per il porto di Gioia Tauro, l’anno appena concluso è stato segnato da tante sfide superate, prima tra tutte la minaccia rappresentata dalla direttiva europea Ets che, nel creare una distorsione della concorrenza di mercato, penalizza i porti mediterranei destinati al ”transhipment” favorendo i concorrenti scali della sponda africana. 

Una minaccia che non ha scalfito le ottime performance dello scalo calabrese, uscito indenne anche dalla crisi internazionale dei traffici marittimi dovuta all’instabilità geopolitica del mar Rosso, che ha costretto gli armatori a circumnavigare l’Africa pur di raggiungere il porto di Gioia Tauro, che continua così a manifestare costanti trend di crescita nell’ultimo quinquennio.

Nel 2024, il porto di Gioia Tauro ha puntato alla diversificazione dei suoi servizi portuali. A luglio scorso è stata infatti inaugurata la banchina di ponente, dove sarà predisposto il futuro bacino di carenaggio, tracciando così la strada per l’avvio della manutenzione e delle riparazioni navali per le navi che fanno scalo nel porto gioiese.

Poco prima della fine dell’anno, ad ottobre hanno fatto ingresso in porto le ultime due gru di banchina, in grado di servire le grandi navi oceaniche di futura generazione da 25 mila teus, dotando così lo scalo di un qualificato parco macchine che, complessivamente, si compone di 25 gru di banchina, tre gru mobili (Mhc), oltre alle centinaia di straddle carrier, segnale tangibile dei cospicui investimenti del terminalista Mct.

In flessione invece il segmento “automotive” gestito dal terminal Automar, che ha riportato una flessione del 17% rispetto al 2023, movimentando complessivamente 306.329 autovetture nei propri piazzali.

L’anno si è infine concluso con la nascita dell’impresa portuale, ai sensi dell’art.17 – comma 5 – della legge 84/94, attraverso la sottoscrizione all’unanimità del relativo regolamento di gestione e del piano economico e finanziario tra l’Autorità di Sistema portuale dei mari Tirreno meridionale e Ionio, la MedCenter Container Terminal e le imprese portuali ex art. 16 (Sea Work Service, International Shipping e Universal Services), una società a responsabilità limitata che avrà per oggetto la fornitura di lavoro temporaneo ai terminalisti e alle imprese ex art. 16 e 18, legge 84/94. 

Con lo sguardo agli altri porti si prospetta un importante futuro per tutti gli scali del Sistema attraverso una mirata programmazione di lavori infrastrutturali. In particolare, nello scalo di Vibo Valentia Marina sono stati destinati 20 milioni di euro per l’adeguamento statico della banchina Bengasi, che così continuerà a garantire i traffici commerciali da e per l’adiacente area industriale di Porto Salvo.  

Stessa attenzione è stata rivolta allo sviluppo del porto di Crotone, che il prossimo 28 febbraio vedrà l’inaugurazione dei lavori di sviluppo integrato nel Porto Vecchio, mirati alla riqualificazione urbana e alla pedonalizzazione di aree portuali con l’obiettivo di sviluppare le attività crocieristiche, il turismo nautico e le attività sportive, in un contesto architettonico di pregio assoluto. Per non dire del nuovo insediamento industriale localizzato nel porto commerciale, che ha prodotto in pochi mesi più di 100 assunzioni.

«Un bilancio certamente molto positivo – ha dichiarato il presidente Andrea Agostinelli – che evidenzia le straordinarie capacità di resistenza di questo porto rispetto a fattori esterni che avrebbero potuto pregiudicare la nostra “performance”, anche e soprattutto grazie alla fiducia e agli investimenti dei nostri terminalisti».

«Non c’è alcun dubbio – ha concluso – che il 2025 ci porterà altri grandi risultati, anche se in questo momento non posso nascondere la delusione dovuta al naufragio del progetto industriale di Baker Hughes nel porto di Corigliano, dovuto a cause ormai fin troppo note. Una delusione che comunque non può influenzare un trend di sviluppo e di nuove progettualità che coinvolge tutti i porti del nostro Sistema». (rrc)