RENDE (CS) – Successo per il webinar su “L’Europa per i Comuni”

Grande partecipazione e stimoli, per gli studenti, è stata riscontrata nel webinar sul libro L’Europa per i Comuni del prof. Peppino De Rose, esperto in programmazione europea e docente di Impresa Turistica e Mercati Internazionali dell’Unical.

L’evento, organizzato dal Dipartimento di Scienze Aziendali e Giuridiche dell’Unical e dall’Associazione Raffaele Baldassarre con sede a Lecce, ha visto il susseguirsi di diversi interventi di autorevoli relatori tra parlamentari e docenti universitari che hanno apportato all’importante consesso contributi scientifici e politici per identificare un percorso comune utile allo sviluppo dei piccoli Comuni della Calabria.

Sono intervenuti Francesco Baldassarre, presidente dell’Associazione Raffaele Baldassarre, Alfio Cariola, direttore del Dipartimento Discag dell’Unical, Andrea Caroppo, deputato al Parlamento Europeo, Enrico Caterini, coordinatore del Corso di Laurea in Giurisprudenza Unical, Mauro D’Attis, deputato della Repubblica Italiana, Pietro Iaquinta, docente di demografia e statistica dell’Unical e dell’Uniba, Tullio Romita, coordinatore del Corso di Laurea in Scienze Turistiche Unical. I lavori introdotti da Luca Le Piane, avvocato e cultore della materia presso il Corso di Laurea in Scienze Turistiche con il supporto tecnico e scientifico del dott. Antonello Palermo

Un webinar in cui è emerso che la capacità di riorganizzare il territorio e progettare nuovi soluzioni, implica una visione diversa per sfruttare in positivo le tendenze dei nuovi viaggiatori e per dare impulso alla valorizzazione di luoghi troppo spesso emarginati e spopolati. Le importanti risorse previse dall’Europa e dal Governo Nazionale attraverso il Pnrr le politiche di coesione e strutturali, sono una straordinaria occasione se affiancati a strumenti di capacity building e miglioramento della governance di Regioni ed Enti locali, che in Calabria fanno fatica a porsi sui livelli di performance e competitività delle altre regioni italiane ed europee. Il ruolo degli enti locali è centrale nell’attuazione di politiche di sviluppo locale e di promozione dei sistemi di offerta turistica, dovendo garantire un’azione amministrativa coerente alle strategie europee ed alla programmazione regionale e nazionale.

Una governance multilivello per la definizione di obiettivi chiari e perseguibili grazie all’attuazione dei piani di marketing strategici ed all’ uso efficace ed efficiente dei fondi comunitari. Una sfida che deve essere raccolta per competere sui mercati internazionali e garantire a molti territori la sopravvivenza e lo sviluppo economico e sociale delle comunità coinvolte e la possibilità ai giovani laureati calabresi di lavorare in Calabria mettendo a frutto le loro competenze e voglia di modernità.

Durante il webinar è stato ricordato per l’attualità di visione politica e sociale l’on. Raffaele Baldassarre, avvocato giuslavorista, politico lungimirante e deputato al Parlamento europeo, scomparso nel novembre 2018, uomo politico con una solida cultura e visione europeista, apprezzato da ogni parte politica per l’alto spessore e qualità del lavoro svolto e la vicinanza ai territori del Mezzogiorno e soprattutto ai giovani, di cui il prof. Peppino De Rose è stato per lunghi anni suo consigliere ai programmi europei ed alla coesione territoriale delle Regioni. (rcs)

 

Cosenza capitale dell’Intelligenza Artificiale: intervista al Rettore Nicola Leone

di SANTO STRATI – C’è una singolare coincidenza nella straordinaria carriera del Rettore dell’Università della Calabria, Nicola Leone, una delle riconosciute autorità mondiali nel campo dell’Intelligenza artificiale. Nel 1999 vince il concorso come professore ordinario all’Università di Torino, ma il forte legame per la sua terra di origine e la voglia di dare un personale contributo al territorio calabrese lo spingono a tornare in Calabria. È quella stessa Torino oggi insidia a Cosenza il ruolo di sede italiana per l’Intelligenza Artificiale. Ma è un discorso che faremo in altra occasione. Oggi parliamo di un’Università che ha compiuto da poco i 50 anni dalla sua istituzione e ha lanciato un’idea della Calabria diversa dai soliti stereotipi: competenza, talento, capacità di eccellere. 

Sono queste le caratteristiche che l’Unical ha saputo valorizzare per conquistare il meritato ruolo di Ateneo che sfiora l’eccellenza e che nel campo tecnologico fa invidia a blasonate Università d’oltreoceano. Non a caso, la NTT Data, un colosso dell’informatica mondiale ha scelto Cosenza come sede da affiancare a Milano e Napoli. 

Non a caso, vengono dal Giappone, dagli Usa, da tutto il mondo, “in pellegrinaggio” dal prof. Nicola Leone per cercare di capire e carpire le sue conoscenze e le sue competenze, eccezionali, nel campo dell’Ai, l’intelligenza artificiale che oggi ha sempre più un ruolo determinante nella nostra realtà quotidiana.

– Prof. Leone, esiste un modello Unical? Quali sono le caratteristiche che rendono preziosa la sua Università?

«La specificità del nostro Ateneo discende dalla volontà dei suoi fondatori di collegare strettamente, già nel progetto iniziale, ciò che abitualmente definiamo la prima, la seconda e la terza missione dell’Università, cioè didattica, ricerca e promozione del territorio. A differenza della maggior parte delle altre università, l’Unical è stata pensata, fin dal lavoro del primo rettore Andreatta, per interagire con l’ambiente circostante e per favorirne lo sviluppo. 

L’Università della Calabria è nata quale elemento centrale di un progetto politico che l’aveva individuata come risorsa strategica per uno sviluppo del Mezzogiorno, capace di integrare le vocazioni dei territori con una formazione aperta alle sfide internazionali, presupposto indispensabile per una nuova classe dirigente. Dopo mezzo secolo (il prossimo anno accademico sarà il cinquantesimo) l’Unical è molto cambiata, è progressivamente cresciuta con il suo, spesso critico, territorio, offrendo da un lato opportunità di occupazione e trasferimento tecnologico, dall’altro spazi di confronto, condivisione e cultura. 

L’impatto della nostra Università sulla società e sul territorio è stato ed è rilevante, non solo per ciò che concerne le attività svolte, le infrastrutture e i soggetti coinvolti, ma soprattutto per la portata culturale ed educativa». 

– L’Unical sta diventando sempre di più un Ateneo vicino all’eccellenza. Quali sono gli scogli ancora da superare e quali gli obiettivi da raggiungere?

«Tanto è stato fatto, ma la strada da percorrere resta ancora tortuosa, specie se si considera la situazione socio-politica della Calabria. Con coraggio, dobbiamo contrapporci al rischio di un’ulteriore marginalizzazione della nostra regione rilanciando e rivendicando il ruolo culturale e sociale del nostro Ateneo. 

L’Unical si sta proponendo sempre più come un modello integrato per lo sviluppo sostenibile del territorio, in cui ricerca, innovazione, formazione e responsabilità sociale concorrono alla competitività e al miglioramento della qualità della vita e dell’ambiente. 

– Ha pensato ad aprire ai giovani calabresi, di terza e quarta generazione, che vivono fuori della Calabria e potrebbero frequentare l’Unical, per decidere, poi, di fare il percorso inverso dei propri avi: ritornare in Calabria per mettere a frutto capacità, talento e competenze? 

«Il mondo oggi cambia a ritmi vertiginosi e richiede competenze sempre nuove. La nostra sfida è quella di dotare i nostri studenti di strumenti adeguati per interpretare questi mutamenti e per vivere da protagonisti un futuro tanto affascinante quanto complesso. 

Occorre perseguire, specialmente nel contesto calabrese, la vocazione all’inclusione per consentire ai nostri giovani un’esperienza di alta formazione universitaria. La nostra missione è favorirne la crescita, insegnar loro ad apprendere in modo dinamico e continuo; la nostra ambizione è quella di formare cittadini responsabili, in grado di affrontare le sfide di ogni giorno, capaci di migliorare le loro vite e il mondo in cui vivranno.

Uno dei miei obiettivi è quello di puntare su profili di alto livello scientifico, evitando la provincializzazione attraverso un’ampia apertura dell’università, nazionale e internazionale. Questo potrebbe segnare proprio un percorso inverso dei cosiddetti “cervelli di ritorno”. 

Io stesso ho seguito questo tragitto, tornando dopo sei anni da Vienna dove ero professore di ruolo al Politecnico. Ma lo ha fatto di recente anche Paolo Zimmaro, ingegnere geotecnico calabrese che ha deciso di lasciare la University of California di Los Angeles per tornare qui in Unical presso il Dipartimento di Ingegneria ambientale. 

Penso anche alla formazione dei giovani figli di calabresi, che potrebbero venire a studiare qui: la nostra offerta formativa è di qualità e al passo con i tempi, frutto di un grande lavoro di riforma organica dell’offerta didattica». 

– Quindi l’Unical presenta una nuova offerta formativa?

«Sì, la governance dell’ateneo e i Dipartimenti, proprio quest’anno, hanno rinnovato i percorsi di studio dopo aver compiuto un’accurata analisi dell’offerta esistente e della sua attrattività rispetto alla domanda che arriva dal territorio e agli scenari occupazionali. Invito a visitare il portale dell’Unical per avere informazioni sull’ampio ventaglio di corsi di studio triennali e magistrali: 

www.unical.it/portale/didattica/

Tra le novità di quest’anno ci sarà anche il corso di Medicina e tecnologie digitali, interateneo con l’università Magna Graecia, che consentirà di conseguire anche un secondo titolo in Ingegneria informatica, curriculum bioinformatico. Infine, è in corso anche una profonda revisione dei bienni magistrali con la riorganizzazione di alcuni corsi esistenti e l’aumento delle lauree internazionali, di cui ben 12 erogate interamente in lingua inglese.

Inoltre, grazie alle nostre residenze in Campus e alle numerose borse di studio a copertura totale, tanti giovani calabresi di ogni estrazione sociale, ma anche studenti di altre regioni e di paesi stranieri, trovano qui un’università che si distingue certamente per la qualità della ricerca e della didattica, ma che è anche in grado di garantire quella accoglienza che è sempre stata un nostro tratto distintivo, riconosciuto ai calabresi in tutto il mondo. (s)

Il ruolo del ministro Riccardo Misasi nella nascita dell’Università della Calabria

di FRANCO BARTUCCI – Ancora una tappa importante per la nascita dell’Università della Calabria nel suo cinquantesimo anniversario, iniziato il 16 febbraio 1971 con il provvedimento adottato dal Governo, presieduto dall’on. Emilio Colombo, nell’ambito del così detto Pacchetto Colombo, ratificato il 16 aprile 1971 dal Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, con il quale si individuava nell’area del cosentino l’insediamento della prima università statale calabrese.

A seguito di questo importante Decreto Presidenziale, il ministro della Pubblica Istruzione, on. Riccardo Misasi, emanava il 28 aprile 1971 alcuni decreti ministeriali, con i quali costituiva il Comitato Tecnico Amministrativo della nascente Università, prevista dalla legge 12 marzo 1968, n.442, insieme ai Comitati Ordinatori delle 4 Facoltà previste: Ingegneria, Scienze Economiche e Sociali, Scienze Matematiche Fisiche e Naturali, Lettere e Filosofia.

Nella loro composizione venivano individuate delle figure accademiche di grande rilevanza nazionale, dirigenti  ministeriali ed esperti cultori del mondo universitario, cosicché il Comitato Tecnico Amministrativo risultava così composto: Ugo Carputi (Straordinario di Tecnica delle Costruzioni presso l’Università di Napoli), Gaetano Liccardo ( Straordinario di Diritto Tributario presso Università di Napoli), Renato Sparacio (Straordinario di Scienza delle Costruzioni presso Università di Napoli), Gaetano Greco Naccarato (professionista esperto), Lucio D’Angiolini (designato dal Ministero dei Lavori Pubblici), Roberto Guiducci (designato dal Ministero del Bilancio e della Programmazione Economica), Enrico Calamita (designato dal Ministero per gli Interventi Straordinari nel Mezzogiorno, componente del Comitato dei Ministri per il Mezzogiorno e per le aree depresse), Luigi Giangrossi ( Provveditore regionale alle Opere Pubbliche della Calabria), Guido Guidotti (rappresentante Ragioneria Generale dello Stato, designato dal Ministero del Tesoro), Fausto Lio ( Sindaco del Comune di Cosenza), Francesco De Munno (Presidente Provincia di Cosenza), Fabrizio Sgrelli (direttore Divisione Ministero Pubblica Istruzione, con le funzioni di segretario del Comitato Tecnico Amministrativo e capo degli uffici di segreteria della nascente università).

La composizione dei Comitati Ordinatori delle quattro Facoltà che saranno chiamati a predisporre gli ordinamenti didattici dei corsi di laurea, all’ impostazione dello Statuto ed alla gestione didattica, scientifica ed amministrativa  delle nascenti Facoltà, viene così individuata con figure note ed apprezzate del sistema universitario italiano:

Lettere e Filosofia: prof. Paolo Prodi (Presidente), prof. Gianvito Resta, prof. Gianfranco Folena, prof. Boris Ulianich; Scienze Economiche e Sociali: prof. Beniamino Andreatta (Presidente), prof. Paolo Sylos Labini, prof. Adriano Vanzetti; Ingegneria: prof. Elio Giangreco (Presidente), prof. Ferdinando Gasperini, prof. Ugo Carputi; Scienze Matematiche Fisiche e Naturali: prof. Gianfranco Ghiara (Presidente), prof. Carlofelice Manara, prof. Alessandro Quaranta Alberici, prof. Rolando Cultrera;

In parole povere sarebbe il terzo evento in ordine di tempo nella programmazione del cinquantesimo anniversario della nascita dell’Università degli Studi della Calabria, con il quale si distingueva  la figura dell’on. Riccardo Misasi, in quei momenti ministro  della Pubblica Istruzione, in cui le città di Cosenza e Rende si avvantaggiavano pure della presenza nel Governo Colombo dell’on. Dario Antoniozzi, quale sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri; nonché dell’on. Francesco Principe, sottosegretario di Stato alle Partecipazioni Statali.

Li vedremo più avanti autori di altri importanti azioni, che contribuiranno a soddisfare il clima di attesa per la nascente università calabrese. Intanto è bene raccogliere e ricordare il pensiero del ministro Riccardo Misasi che a proposito, attraverso le pagine della Gazzetta del Sud, dichiarava: «Vorremmo che istituita la nuova Università, alla sua concreta attuazione dovrebbero essere invitate a partecipare, per organizzarla in senso veramente funzionale e produttivo, quelle stesse grandi imprese più direttamente interessate ai suoi risultati. L’essenziale è far sì che la scelta fatta dal Governo, si concreti per l’impegno successivo ti tutte le forze vive e responsabili della nazione, in uno strumento formativo nuovo, modernamente impostato ed utilizzato, inserito dinamicamente nei problemi reali dello sviluppo e del progresso del Paese. E’ necessario che ciò che è contenuto nella scelta di una Università residenziale e orientata prevalentemente verso certi tipi di specializzazione, venga sviluppato e potenziato nella pratica attuazione del nuovo centro di formazione mobilitando intorno ad esso l’attenzione di tutte le forze che possono essere interessate al nuovo esperimento. Ciò solo potrà evitare che la presenza di alcune facoltà tradizionali possa finire per prevalere, assorbendo a poco a poco la novità della scelta governativa e riducendola, in pratica, ancora alla creazione di una semplice succursale del tipo di Università tradizionale che finirebbe, tra l’altro, con il trovarsi rapidamente ai margini dello stesso ambiente accademico nazionale».

In quei giorni la notizia della nomina, da parte del ministero della Pubblica Istruzione, del Comitato Tecnico Amministrativo dell’Università e dei Comitati ordinatori delle quattro Facoltà, fu commentata dai giornali con questi titoli: “Costituito il Comitato per l’Ateneo Calabrese” (Il Tempo), “È urgente per la Regione l’inizio dei corsi universitari” (Il Tempo), “L’Università in Calabria. Bisogna redigere un piano regolatore, onde non snaturare il contenuto della legge istitutiva e consentire l’acquisizione delle aree necessarie per la capienza massima. Evidentemente l’Università è nata con un brutto destino” (Cor Bonum), “Discorso di Principe in un convegno socialista: l’Università a Cosenza” (Gazzetta del Sud).

Articoli nei quali emergevano pensieri e testimonianze di apprezzamento, guardando già al possibile insediamento del nuovo Ateneo se a sud o a nord di Cosenza; come anche delle sue specificità a tutto vantaggio del mondo giovanile e delle sue funzioni in un contesto regionale alla ricerca di una sua collocazione di sviluppo nel Paese e nell’Europa.

«Poiché l’Università della Calabria ha caratteristiche tutte particolari ed in un certo senso rivoluzionarie, non solo per l’Italia, ma per tutta l’Europa continentale, non vorremmo – riporta il giornale Cor Bonum – che venisse snaturata o svuotata del suo contenuto meraviglioso dalla ignoranza o peggio dal campanilismo gretto e cieco di chicchesia. L’Università di tipo residenziale, com’è quella calabrese, è nuova non solo in Italia, ma anche in Europa salvo la Gran Bretagna, e sul modello dei “colleges” inglesi, appunto è stata creata. Per ciò lo stesso deve essere, come questi, autonoma, vivente di vita propria e lontana da centri di qualsiasi genere che potrebbe influenzarne a vita interna e condizionarne lo sviluppo».

Insomma, da ciò emerge che in città sulla nascente università c’è molta attesa e si discute tanto, curiosi di aspettare gli insediamenti di detti organi gestionali ed amministrativi, le cui prime riunioni cominceranno a svolgersi nel mese di maggio 1971, assumendo importanti decisioni nella scelta del luogo fisico dove dovrà sorgere l’Ateneo ed anche i regolamenti didattici ed amministrativi che confluiranno nella scrittura dello Statuto dell’Università, che verrà approvato sempre dal ministro Riccardo Misasi con Dpr 1° dicembre 1971 n° 1329.

Ma, prima, ci sarà la cerimonia del loro insediamento nella città di Cosenza e l’elezione del primo Rettore tra i componenti dei quattro Comitati Ordinatori delle Facoltà. (fb)

                                                           

Il sindaco Marcello Manna scrive a Spirlì per il mancato accreditamento del Laboratorio Unical per processare i tamponi

Il sindaco di Rende, Marcello Manna, in una lettera indirizzata al presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì e al commissario ad acta, Guido Longo, per chiedere informazioni in merito al mancato inserimento del Laboratorio dell’Università della Calabria nell’elenco di Laboratori abilitati al processare dei tamponi molecolari.

«Il Laboratorio del Centro Sanitario – ha detto il primo cittadino – nonostante abbia avviato, sin dal mese di giugno 2020, la procedura di accreditamento per l’espletamento della processazione dei tamponi molecolari e del sequenziamento genetico dei campioni, a tutt’oggi, non ha ancora ottenuto il detto accreditamento. Nella fase attuale, anche di evidente crisi del sistema sanitario complessivamente inteso, risulta necessario utilizzare tutti i laboratori di eccellenza presenti nelle varie province. Il sistema di tracciamento manifesta dei gap evidenti: tamponi effettuati e processati con enormi ritardi a causa del congestionamento dei pochi laboratori in grado di effettuare processazione. Ciò determina che intere famiglie siano costrette ad attendere anche settimane per ricevere esiti ed ordinanze di inizio e fine quarantena con gravi ripercussioni sul mondo della scuola e del lavoro».
«In ultimo e non certo per importanza – ha aggiunto – la mancanza di riscontri ufficiali in tempi congrui impatta con la corretta valutazione della effettiva e reale situazione epidemiologica nella nostra area territoriale. Sono, difatti, questi i dati che vengono trasmessi dalla Regione al Governo e che di concerto con l’Istituto Superiore di Sanità (Iss), vengono utilizzati per stimare i 21 parametri necessari per ottenere una classificazione omogenea del rischio. Dall’inizio dell’emergenza pandemica, l’Università della Calabria che insiste sul territorio del Comune di Rende, ha saputo porsi a servizio dei cittadini dell’intero comprensorio, mettendo a disposizione competenze e strutture, punto di riferimento di una rete sanitaria al collasso».
«Ancor di più – ha proseguito Manna – in questo particolare momento storico che vede, in particolare la provincia di Cosenza, colpita dalla terza ondata di contagi, il silenzio delle autorità sanitarie regionali, a fronte delle offerte disponibilità da parte dell’ente universitario, appaiono incomprensibili allorquando si procede con l’abilitazione di diversi laboratori privati allocati in diverse province, fatta eccezione per la provincia di Cosenza, la più estesa e più fortemente colpita dal risalire esponenziale della curva di contagio. Del resto, anche la disponibilità di talune strutture universitarie, quali hub vaccinali, offerta dal Rettore Nicola Leone a supporto della campagna vaccinale, non ha avuto ad oggi alcun riscontro».
«Vi invito, dunque, a verificare, con somma urgenza – ha concluso – le ragioni per le quali gli uffici preposti non abbiano sentito il dovere di procedere con sollecitudine a espletare quanto necessario al fine di autorizzare il laboratorio dell’Università della Calabria, alleggerendo così l’enorme carico di lavoro gravante sugli unici due laboratori pubblici del territorio provinciale». (rcs)

La Cina è di casa all’Università della Calabria

di FRANCO BARTUCCI – Proseguono le lezioni del Master sull’intelligence all’Università della Calabria, diretto dal prof. Mario Caligiuri.

A tenere l’ultima lezione dell’ampio programma è intervenuto il dott. Giuseppe Rao, professore a contratto dell’Università di Sassari e dirigente generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha parlato sul tema: Scontro Usa – Cina, multilateralismo e ordine mondiale.

Per l’Università della Calabria la conoscenza della Cina, in ambito politico, economico, sociale e culturale, assume un valore di estrema importanza dato il rapporto ultra quarantennale che la nostra Università intrattiene con la Repubblica Popolare Cinese e con diverse Università di quel Paese, ospitando per prima in Italia, nel mese di dicembre del 1979, un nucleo di sedici studenti arrivati a seguito di un’apposita convenzione sottoscritta nel mese di ottobre del 1979 dal Rettore Pietro Bucci e dall’ambasciatore cinese a Roma, su contatto del prof. Francesco del Monte, delegato del Rettore al settore Orientamento laureati e loro inserimento nel mondo del lavoro, seguiti nel compito assistenziale all’interno dell’Università dal prof. Giovanni Mazzetti, delegato del Rettore Bucci per il settore di Educazione permanente.

Gli argomenti trattati dal prof. Giuseppe Rao, introdotto dal prof. Mario Caligiuri, hanno, quindi,  avuto un significato importante per capire, come comunità universitaria dell’UniCal, il primato della  politica sull’economia, nonché  le strategie del Paese del Dragone e la relativa cultura. 

Giuseppe Rao, che ha lavorato per otto anni presso l’Ambasciata d’Italia a Pechino, ha ripercorso la storia della Cina partendo dal “Secolo dell’umiliazione straniera”, iniziato con la prima Guerra dell’Oppio nel 1939; la proclamazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949 e i primi trenta anni della leadership di Mao Tse-tung caratterizzati dalla chiusura del Paese.  Nel 1978 sale al potere Deng Xiaoping, che avvia le quattro modernizzazioni: agricoltura; industria;  scienza e tecnologia; apparato militare. 

Il leader introduce la nuova strategia: un’economia socialista di mercato, con graduale apertura dell’economia ai privati, soprattutto stranieri. A partire dagli anni ’90, la leadership del Paese viene affidata a dirigenti del Partito Comunista laureati in ingegneria e discipline tecniche e scientifiche.  Si afferma il concetto della “visione scientifica dello sviluppo”, con l’obiettivo di trasformare la Cina in una potenza tecnologica e industriale, processo favorito dalla presenza delle maggiori multinazionali occidentali, che trasferiscono tecnologia e metodologie organizzative. 

«La Costituzione – prosegue il prof. Giuseppe Rao nel suo intervento – affida al Partito Comunista il compito di elaborare le direttive per i Piani di sviluppo a medio e lungo periodo, mentre gli organi dello Stato devono trasformare le direttive in azioni concrete. Il 15 novembre 2012 Xi Jinping viene eletto Segretario Generale del Pcc e il 14 marzo 2013 l’Assemblea Nazionale del Popolo lo elegge Presidente della Repubblica. Nel suo primo discorso Xi Jinping traccia la linea politica: parla di riscatto dal Secolo dell’umiliazione straniera; di ringiovanimento della Nazione e di costruzione di un Paese moderno, prospero, forte, democratico e sopratutto “armonioso”».

«Xi Jinping – afferma ancora Rao – sa che la stabilità del Paese è minacciata dalla corruzione dilagante, e avvia una campagna contro i grandi (“le tigri”) e i piccoli (“le mosche”) funzionari del Partito e dello Stato corrotto. Promette di combattere l’inquinamento. Introduce la Rule of Law, ovvero leggi contro gli arbitrii delle autorità. Infine si rivolge all’Esercito Popolare di Liberazione per rinvigorirne l’orgoglio e promettendo la modernizzazione dell’apparato militare.  Xi Jinping comprende che sta iniziando una nuova epoca in cui la Cina si propone come una superpotenza, sia pure rivendicando un mondo multipolare. Questa sfida, “la nuova era”, richiede la coesione attorno ai principi del “socialismo con caratteristiche cinesi” e allo stesso pensiero del Presidente, che viene inserito tra i capisaldi della Costituzione. Ciò comporta un maggiore controllo sull’opinione pubblica e sulla libertà di espressione».

Proseguendo il suo intervento, il docente sottolinea che la Cina può essere definita – lo scrive anche il New York Times – un sistema autoritario e non una dittatura.  Xi Jinping – ricordiamo che è stato rimosso il vincolo dei due mandati – non è un uomo solo al comando e risponde alla nomenclatura del partito: i 7 membri del Comitato Permanente; i 25 del Politburo e i 370 del Comitato Centrale. Lo Stato è rappresentato innanzitutto dal Consiglio di Stato (il governo, guidato da Li Keqiang), i Ministeri, le Province, le Municipalità.

«In Cina – dice ancora il prof.  Rao – vige il primato della politica sull’economia. Anche le imprese private devono rispettare gli indirizzi macroeconomici del governo e subiscono limitazioni nelle attività internazionali: per esempio gli investimenti all’estero devono essere autorizzati dallo Stato.  Il sistema produttivo ha subito una metamorfosi: è migliorata la produzione manifatturiera, alimentata da una moderna industria dei servizi vi sono stati massicci investimenti – anche grazie alla ampia disponibilità di un capitale umano, sia qualificato che altamente specializzato – nei settori tecnologici emergenti e nelle piattaforme digitali.  La crescita della classe media, la presenza di un “ascensore sociale” efficiente e le aspettative positive per i giovani costituiscono la forza del “patto sociale” che lega il Partito con la Nazione». 

«Lo studioso americano Daniel Bell – ricorda ancora Giuseppe Rao – nel suo libro “Il modello Cinese”, spiega alcuni fattori alla base del successo economico: classi dirigenti selezionate su base meritocratica; la formazione permanente; il ricambio generazionale. Nel 2020, anno della pandemia, il PIL è cresciuto del 2%, destinato a diventare, secondo il Fondo Monetario Internazionale, il + 6% nell’anno in corso. La Cina è un Paese complesso, al cui interno convivono 56 comunità etniche».

Nel concludere la sua relazione, il prof. Rao ha particolarmente rimarcato il  percorso politico, economico e culturale attuato negli ultimi anni dalla Repubblica Popolare Cinese. «Giada Messetti – ha detto Rao – nel libro Nella testa del dragone, spiega la distinzione tra “l’American dream”, che è un sogno sostanzialmente individuale, ed il “sogno cinese”, che è, invece, un sogno in cui si intersecano aspirazioni individuali e collettive».

«La Cina ora si trova ad affrontare le sfide internazionali: i difficili rapporti con i Paesi confinanti; la propria influenza in Africa e in numerosi Stati in via di sviluppo; il rapporto complesso con i Paesi Brics. La geopolitica è ora condizionata dall’Amministrazione Biden, che invoca una alleanza con l’Europa per fermare lo strapotere economico, finanziario e commerciale e il soft power di Pechino. Inoltre, l’Occidente, in particolare dopo lo scoppio della pandemia, ha compreso che la delocalizzazione dell’industria manifatturiera da una parte ha favorito la produzione di beni a basso costo, mentre dall’altra ha consentito il trasferimento tecnologico e la perdita di posti di lavoro e lo ha reso dipendente dalle importazioni persino di beni a basso valore aggiunto, come l’eclatante caso delle mascherine ha dimostrato». 

«La vera sfida è ora rappresentata  da una nuova governance del pianeta, che necessita di un riequilibrio dei fattori produttivi, degli scambi commerciali e di una competizione basata su regole più eque, come quelle alla base del Comprehensive Agreement on Investment firmato lo scorso 30 dicembre fra Cina e Unione Europea, che introducono criteri per una maggiore competitività delle imprese europee in Cina».

Il prof. Giuseppe Rao ha concluso la sua lezione sostenendo che per conoscere, comprendere e interpretare la Cina di oggi  occorre abbandonare  i paradigmi culturali, istituzionali ed economici dell’Occidente perché occorre studiare e immedesimarsi con la storia di un Paese con una cultura millenaria. 

Questo è quanto sta accadendo nell’Università della Calabria, con l’esperienza ultra quarantennale di scambi culturali e di formazione giovanile, nonché di ricerca scientifica nell’ambito degli studi chimici, farmacologici, ingegneria informatica ed alte tecnologie, avendo come riferimento i professori Enrico Drioli e Sebastiano Andò, nonché il prof. Giancarlo Fortino, che ha la delega del Rettore, prof. Nicola Leone, nei rapporti con le Università cinesi e con quelle dell’Australia. (rcs)

In copertina, il prof. Giuseppe Rao

BUON COMPLEANNO UNICAL, 50 ANNI OGGI
DA COSENZA, UN MODELLO DI ECCELLENZA

di FRANCO BARTUCCI – Il 16 aprile 1971 il presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, firmava il decreto che assegnava a Cosenza il diritto di avere nella sua area territoriale la prima università statale calabrese, dopo che il Consiglio dei Ministri, presieduto dall’on. Emilio Colombo, nella seduta del 16 febbraio 1971, con sottosegretario alla Presidenza del Consiglio l’on. Dario Antoniozzi, ne aveva approvato  lo schema  progettuale e la bozza del decreto presidenziale, prendendo atto  della indicazione favorevole che veniva data dal CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) nella seduta del  3 luglio 1970.

L’Università della Calabria è entrata oggi, con questi atti ed azioni governative di cui sopra, nel suo cinquantesimo anniversario della nascita, che a breve, seguendo le date di quell’anno, la vedrà ripercorrere altri importanti momenti, per fare memoria alle nuove generazioni,  in quanto costituiscono l’inizio di un percorso storico che man mano andrà a crescere, come la data del  dal 28 aprile 1971, in cui il Ministro della Pubblica Istruzione, on. Riccardo Misasi, nominerà, con relativi atti ministeriali, il Comitato Tecnico Amministrativo e i Comitati Ordinatori delle quattro Facoltà: Ingegneria, Scienze Economiche e Sociali, Scienze Matematiche Fisiche e Naturali, Lettere e Filosofia.

Non si conosce ancora cosa sarà fatto all’interno dell’Università per commemorare questo importante anniversario che si concluderà nel 2022 con il cinquantesimo anniversario del primo anno accademico 1972/1973, che vide le prime seicento  matricole invadere la città di Cosenza con tanto entusiasmo, partecipazione e speranze.

Intanto è il caso di ricordare il Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, che nel firmare il Decreto certamente avrà pensato a quanto promise il 17 aprile 1966 ai cittadini di Rende, in occasione di una sua visita istituzionale invitato dal Sindaco, on. Francesco Principe, avendo al suo seguito anche l’on. Sandro Pertini.

Nel suo discorso affrontò il tema relativo all’ istituzione di una Università in Calabria e disse: «Quando noi potremo dire che l’intelligenza si forma in Calabria più numerosa di quanto non si formi oggi; che non emigra più tutta, o quasi tutta, ma può essere valorizzata nelle città calabresi; che dalla sua valorizzazione derivano iniziative nel campo economico e in quello civile a beneficio della regione, allora potremo anche dire di essere riusciti negli intenti che oggi ci proponiamo». E ancora sull’ università in Calabria una migliore puntualizzazione: «Per la Calabria, ne dovrebbe derivare non solo e non tanto, a breve termine, un beneficio diretto di valorizzazione economica, ma anche e soprattutto, a più lungo termine, un beneficio diretto di promozione civile. Comunque sia, è contro lo spreco delle risorse umane della Calabria che dobbiamo lottare con tutti i mezzi. Molto dipende dallo Stato e molto, naturalmente, dipende dai calabresi, dalle classi dirigenti che la Calabria sarà in grado di esprimere, dalla interpretazione che queste classi dirigenti sapranno dare delle esigenze di sviluppo della regione, dal modo che sapranno trovare di far valere queste esigenze sul piano nazionale, dalle iniziative che qualificheranno l’azione di ceti differenziati, animatori di una sempre più articolata realtà sociale, plasmata dalla pratica della democrazia, anche e soprattutto in regioni che fino a ieri sono state tenute nell’immobilità, fra il vecchio che era duro a morire e il nuovo che stentava a nascere».

Il nome del Presidente Saragat sarà successivamente legato alla legge 12 marzo 1968 n. 442 istitutiva dell’Università della Calabria, che porta la sua firma, su approvazione, sia della Camera che del Senato, a seguito della presentazione del testo da parte dal Governo, presieduto dall’on. Aldo Moro. Il testo di legge, che verrà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 103 del 22 aprile 1968, porta inoltre la firma, oltre ai presidenti Saragat e Moro, quelle dei Ministri: Gui, Pieraccini, Colombo, Pastore e Giacomo Mancini, che insieme ad Antonio Guarasci, presidente della Provincia di Cosenza, ed altri furono legati in un rapporto stretto di collaborazione per disegnare per la Calabria un progetto di una Università  innovativa in campo nazionale.

Il Decreto del Presidente Saragat che stabiliva la nascita dell’Università degli Studi della Calabria nella zona del cosentino veniva ampiamente pubblicizzato dagli organi di stampa locali e nazionali con dei titoli molto impegnativi: «L’Ateneo calabrese a Nord di Cosenza. L’Istituto dovrà servire da modello non solo all’Italia ma a tutta l’Europa. La parola ai tecnici» (Il Mattino); «L’Ateneo dovrà essere un modello non solo in Italia ma in tutta Europa». (Il Tempo). Bastano questi due titoli per focalizzare bene le attese di quei giorni e al Rettore, prof. Nicola Leone, per prepararsi a celebrare degnamente questo evento del cinquantesimo anniversario della nascita dell’Università della Calabra, per saper leggere ed analizzare il passato e predisporsi ad affrontare il futuro in sicurezza, fortificati dalla conoscenza delle radici di partenza, nelle quali si possono trovare nuovi stimoli e traguardi di crescita e sviluppo. (fba)

RENDE (CS) – Successo per il convegno “L’Italia al fronte del caos” dal Limes Club dell’Unical

Grande successo per il convegno, svoltosi online, dal titolo L’Italia al fronte del caos, organizzato dal Limes Club dell’Università della Calabria, visibile anche sul canale YouTube “Limes Club Unical”.

L’evento è stato moderato dal giornalista Saverio Paletta, mentre il coordinatore del Limes Club, Livio Chidichimo, ha introdotto il convegno, evidenziando l’importanza della cultura della Geopolitica per avere chiavi di lettura utili a comprendere il mondo contemporaneo.

L’avvio delle attività del Club è stato impreziosito dall’intervento finale del direttore di Limes, Lucio Caracciolo, uno dei più autorevoli intellettuali italiani, intervenuto sulla Geostrategia della Sicilia, oggi e ieri.

La prima relazione è stata svolta dal giornalista e scrittore Pietro Messina, che ha raccontato i motivi de La disfida del gambero, una guerra privata e ignota, con cui ha ricordato come da sessant’anni esista una caccia al prezioso crostaceo nello Stretto di Sicilia che oppone i pescatori italiani alle autorità libiche e tunisine, e ciò che si nasconde dietro a tali operazioni.

È seguito poi l’intervento di Mario Caligiuri, presidente della Società Italiana di Intelligence e presidente del Comitato scientifico del Limes Club dell’Unical, che ha approfondito L’intelligence come risorsa per il Paese, puntualizzando come la Calabria, collegandosi alla Sicilia, potrebbe fare parte di una piattaforma del Mediterraneo, asse di sviluppo per il XXI secolo.

Caracciolo, infine, ha richiamato nel suo intervento l’ultimo numero di Limes, dal titolo L’Italia al fronte del caos. Il Medioceano conteso erode la Penisola. Russi e turchi sulla faglia di Caoslandia. Come proteggere lo Stretto di Sicilia.

Il direttore ha fatto emergere quanto la Sicilia sia sempre la chiave del Mediterraneo.

Dall’isola, infatti, si controlla lo Stretto da cui passano le rotte che legano l’Oceano Atlantico a quello Indo-Pacifico, così come è sempre stato negli ultimi 160 anni, dall’apertura del Canale di Suez.

Livio Chidichimo ha concluso i lavori ringraziando i membri del Club e i componenti del Comitato scientifico, che comprende autorevoli studiosi ed esperti nazionali del settore e delle aree a esso afferenti.

Ha ricordato, inoltre, che le prossime iniziative previste tenderanno ad approfondire i reali rapporti di potere nel mondo, partendo dagli interessi nazionali e usando gli strumenti della geopolitica.

L’obiettivo è di contribuire a formare le giovani generazioni, ma soprattutto la classe dirigente e chi ha responsabilità decisionali nelle istituzioni, nelle imprese e nella cultura: soggetti che devono avere idee chiare sul posto che la Calabria e l’Italia devono avere nel mondo, per evitare che siano sempre altri a stabilirlo. E non necessariamente amici. (rcs)

In copertina Lucio Caracciolo e Livio Chidichimo

 

Le inadempienze della Regione nei confronti dell’Università della Calabria

di FRANCO BARTUCCI – È, ormai, più che nota l’esclusione del laboratorio del centro sanitario dell’Università della Calabria per processare i tamponi anti covid-19, essendo in grado di analizzarne 180 al giorno come segnalato alla stessa Regione nella nota di richiesta dell’autorizzazione del 20 giugno 2020. 

Un fatto gravissimo, che va ad incidere negativamente nella progettualità e governabilità della nostra Regione, incapace di darsi un ruolo e una metodologia di governo di questo territorio che una società riconosciuta come buona e accogliente non merita.

Ci sono nell’arco degli ultimi cinquant’anni tante vicende e storie che denunciano questo stato di cose a danno dell’Università della Calabria, che poi hanno i suoi riflessi sul rallentamento di sviluppo della stessa Università e, cosa gravissima, sulla crescita economia, sociale, culturale della popolazione stessa.

Eppure, ai tempi delle battaglie che si sono fatte negli anni Sessanta e Settanta in Calabria per avere una Università innovativa in campo nazionale, si era convinti che questa, una volta nata, dovesse essere il punto di forza e centro di sviluppo dell’intera regione. Come sappiamo, è nata e siamo ormai nel suo cinquantesimo della nomina ed insediamento degli organismi direttivi, con la scelta dell’insediamento nell’area in cui tutti noi oggi abbiamo modo di vederla, anche se nella forma incompleta rispetto al progetto scelto ed approvato dagli organismi accademici presieduti dal Rettore Beniamino Andreatta.

Solo il Governo regionale della Calabria, presieduto dal compianto prof. Antonio Guarasci, dal 1971 al 1974, fu parte attiva nel sostenere la nascita, l’insediamento e i primi passi di questa nuova creatura didattica e scientifica calabrese, sebbene già al primo vagito veniva aggredita da altre città consorelle per avere anch’esse la loro Università. Così trionfarono, in tutti questi anni, le politiche campanilistiche perorate dalle stesse classi politiche che via via si sono succedute nell’arco di questi ultimi cinquant’anni.

L’Università della Calabria ha dovuto lottare in tutti questi anni per difendere il proprio diritto alla vita, conquistandosi una posizione di prestigio in campo nazionale ed internazionale, sia per quanto riguarda la qualità della didattica, per come dimostrano i successi che ottengono i propri laureati sparsi nel mondo, come per i vari campi della ricerca scientifica riconosciuta dalle classifiche di rating  mondiali, ponendola tra i primi posti con enorme soddisfazione dei Rettori e dei professori autori dei progetti di ricerca.

Soltanto con la presidenza Mario Oliverio alla Regione, l’Università della Calabria ha avuto i riconoscimenti dovuti ed adeguati finanziamenti utili ad investire in ricerca scientifica e nella realizzazione di strutture edilizie, come sulla copertura di tutte le borse di studio degli studenti iscritti ai vari corsi di laurea che ne avevano diritto.

Ci sono stati contrasti per l’attivazione all’Università della Calabria, su richiesta ed impegno del Rettore Pietro Bucci, per potere istituire fin dal 1980 la Facoltà di Medicina, che solo da pochi mesi si è riusciti a trovare tra le due Università di Catanzaro e Cosenza l’accordo per attivare a partire dal prossimo anno accademico la laurea specialistica in medicina ed ingegneria digitale. Pure  questa avversata da certi ambienti culturali e politici catanzaresi.

In queste avversità ci sono pure i punti di forza per impedire all’Università della Calabria di completare il suo disegno di sviluppo edilizio, come previsto dal progetto Gregotti. Come non ricordare l’interessamento del governo regionale di centrosinistra impegnato a finanziare la realizzazione del Parco Tecnologico mandato a monte dal successivo governo di centro destra. Cosa è stato fatto per impedire, nel 1998, la perdita del finanziamento europeo di 600 miliardi destinati all’Università della Calabria per portare a compimento le varie strutture previste dal progetto Gregotti, che hanno determinato nel 2007 la chiusura del cantiere di realizzazione.

Un progetto importante, strettamente legato allo sviluppo della società gravitante nell’area della Media Valle del Crati con destinazione finalizzata a creare la “Grande Cosenza” o “La città unica”, ed ancora “Area Urbana della media Valle del Crati”, con all’interno il disegno della metro leggera UniCal/Rende/Cosenza centro storico, mandato al “macero” da una delibera della Regione Calabria dello scorso mese di novembre, passata attraverso il  silenzio più totale di quei consiglieri regionali di minoranza dell’area di centro sinistra, con il recentissimo “imprimatur”  di approvazione della commissione europea. 

Sono cose gravissime che sono passate pure attraverso il completo disinteresse della stessa comunità del territorio locale, se non regionale. Avere una Università di alto prestigio nel cuore di una grande città ancora da realizzare può significare, per questo territorio, e per tutta la Regione, un beneficio in ogni senso sociale, economico e culturale per gli investimenti che potrà attirare e creare come forma di ricambio.

Questo significa che bisogna acquisire una nuova forma culturale ed una coscienza aperta al cambiamento ed alla modernità, che ne derivano e che lo stato pandemico del Covid-19 può favorire.

Sebbene l’attuale governo regionale sia in una fase di transizione, in attesa delle nuove elezioni, deve dare dei segnali in tal senso collaborando con il commissario Guido Longo ad impostare meglio il piano sanitario di analisi e vaccinazione, avendo nell’Università della Calabria strutture e competenze idonee a svolgere un ruolo di richiamo e assistenza, sia per raccogliere e processare i tamponi  nei suoi laboratori che per la vaccinazione.

In questo momento, l’attività didattica è sospesa, e molti ambienti possono essere individuati per fungere da centro di vaccinazione; come anche del personale tecnico-amministrativo potrebbe essere destinato a curare la parte burocratica di accesso ordinato per età alla vaccinazione, in stretta collaborazione con i medici di base e i Comuni. (rcs)

Graziano Di Natale: Il Laboratorio dell’Unical escluso dalla Regione per processare i tamponi

Il segretario-questore Graziano Di Natale, ha denunciato il fatto che la Regione Calabria abbia escluso il Laboratorio dell’Università della Calabria per processare i tamponi.

«L’Università della Calabria – ha spiegato Di Natale – tramite il proprio centro sanitario, il 20 giugno 2020, durante la prima fase dell’emergenza sanitaria, ha chiesto alla Regione di essere accreditata quale soggetto utile per processare i tamponi molecolari. Sebbene i laboratori dell’Università siano in grado di processare circa 180 tamponi al giorno, fornendo accurata risposta entro ventiquattro ore e risultino essere attrezzati per la ricercare di eventuali varianti del virus, la giunta regionale ha deciso di accreditare soltanto i laboratori privati, non convenzionando quello dell’Unical. È una scelta miope con la quale si affida lo screening ai privati, a dispetto di un ente che ha potenzialità importanti».

«Trovo quanto sopracitato davvero assurdo – ha proseguito –. Conscio del mio ruolo istituzionale, sto per chiedere la convocazione urgente della Commissione Regionale di Vigilanza, al fine di avere chiarezza su questa vicenda. Alla Giunta, chiedo di fermarsi e di riflettere, poiché, in questo momento, è necessaria da parte sua quella lucidità tale da compiere scelte oculate, lungimiranti, nell’interesse pubblico».

«L’emergenza epidemiologica in essere nella nostra regione – ha concluso – ampliata dalla carenza del sistema sanitario al collasso, non lascia spazio ad ulteriori errori dettati, per lo più, da approssimazione e dalla più totale mancanza di programmazione. Qualora le mie tesi non vengano accolte dalla maggioranza sono pronto ad andare fino in fondo e non escludo azioni eclatanti. Sulla sanità non concedo sconti a nessuno». (rcs)

Beniamino Andreatta, un gigante da scoprire per tanti giovani calabresi

Dopo aver celebrato, nel mese di ottobre del 2019, il cinquantesimo della sua legge istitutiva n° 442 del 12 marzo 1968, alla presenza del presidente, on. Enrico Letta, che ha portato tra l’altro alla intitolazione del ponte sul fiume Campagnano, lungo l’asse stradale della SS 19 bis, alla memoria del prof. Beniamino Adreatta, primo Rettore dell’Università della Calabria, con la soddisfazione della vedova signora Giana Petronio Andreatta e della loro figlia Tinny, hanno preso il via le iniziative destinate a ricordare questa importante ricorrenza.

Ad acquisire il merito dell’apertura di tale celebrazione è stato il prof. Mario Caligiuri, del Dipartimento di linguistica che, nell’ambito del ciclo di lezioni dell’insegnamento di “Pedagogia della comunicazione” del corso di laurea magistrale “Scienze Pedagogiche”, ha invitato il giornalista Franco Bartucci, già responsabile dell’ufficio stampa e pubbliche relazioni dell’Ateneo di Arcavacata, a presentare il suo libro L’avventura di Andreatta in Calabria – Un Campus per competere nel mondo, pubblicato dalla Pellegrini Editore di Cosenza, con la prefazione del presidente Enrico Letta, appena eletto come segretario nazionale del Partito Democratico.

A parlare dell’autore della prefazione del libro di Franco Bartucci, in modalità on line, è stato il prof. Mario Caligiuri nella sua introduzione dell’incontro, che ha registrato la presenza di 158 studenti iscritti interessati a conoscere bene la figura del prof. Beniamino Andreatta, al quale spetta il titolo di “Padre fondatore dell’Università della Calabria”, unitamente ai componenti del Comitato Tecnico Amministrativo dell’Università e dei Comitati Ordinatori delle quattro Facoltà, nominati nel mese di aprile 1971 dal Ministro alla Pubblica Istruzione, on. Riccardo Misasi.

Il prof. Caligiuri, oltre ad evidenziare il ruolo e la figura di Enrico Letta, nuovo segretario nazionale del Partito Democratico, legatissimo all’Università della Calabria, in virtù del forte legame avuto con il prof. sen. Beniamino Andreatta, tanto da arrivare ad istituire nell’autunno del 2019 una Scuola delle Politiche, presso il dipartimento  di Scienze Politiche e Sociali, prima di parlare delle finalità  ed obiettivi del corso di “Scienze Pedagogiche”, ha ricordato la figura del presidente Aldo Moro, che nel 1968, in tempi difficili e conflittuali a livello nazionale per le note vicende dei moti studenteschi universitari, è riuscito, in qualità di Presidente del Consiglio, a portare in porto la legge istitutiva dell’Università degli Studi della Calabria, ch’ebbe poi nel 1971 come primo Rettore il prof. Beniamino Andreatta.

«L’ istituzione dell’Università della Calabria – ha affermato il prof. Mario Caligiuri nella sua introduzione – rappresentò nel 1968 un evento d’ innovazione formidabile per tutto il Paese, scosso dalle rivolte giovanili. L’idea lungimirante del primo Rettore Beniamino Andreatta ancora oggi consente di offrire servizi che ci pongono tra i più accreditati atenei italiani. Questa bella storia, con le innovazioni straordinarie e i limiti sopraggiunti, dovrebbero rappresentare una conoscenza obbligatoria per tutti gli studenti. Il futuro si prepara conoscendo quello che ci circonda, coltivando l’identità e la storia».

Il caso ha voluto che la lezione di Franco Bartucci, per presentare agli studenti del corso di laurea magistrale in  “Scienze Pedagogiche” il suo libro dedicato alla figura del Rettore Beniamino Andreatta, capitasse all’indomani del 43° anniversario del rapimento del presidente Aldo Moro, che lo ebbe come consulente economico anche durante il periodo di gestione dell’Università calabrese.

Questo ha portato l’autore del libro a chiedere all’attuale Rettore dell’Università, prof. Nicola Leone, a fare in modo che la figura di Aldo Moro avesse un riconoscimento storico all’interno del campus universitario, in modo che le nuove generazioni ne tramandassero la memoria in virtù di tre motivi specifici ed importanti: l’approvazione della legge istitutiva dell’Università (n° 442 del 12 marzo 1968), il rapporto di consulenza ed amicizia  creatosi tra i due, la proposta e l’approvazione della legge 2 maggio 1976 n.183 a sostegno delle Università del Mezzogiorno, attraverso la quale l’Università della Calabria ottenne un finanziamento di otto miliardi di lire che furono utilizzati per costruire i primi cubi del progetto Gregotti, come anche l’istituzione del Crai (Consorzio di ricerca per l’applicazione in Informatica).

Per l’autore del libro l’iniziativa, promossa dal prof. Mario Caligiuri, rappresenta la prima opportunità che si è presentata per celebrare degnamente il cinquantesimo anniversario della nascita dell’Università della Calabria, partendo dalla decisione assunta dal Governo presieduto dall’on. Emilio Colombo, che il 16 febbraio 1971 approvò il cosiddetto “Pacchetto Colombo”, al cui interno fu deciso che la nuova  Università calabrese sorgesse nella provincia di Cosenza, ratificato il 16 aprile 1971 dal Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat.

«In quest’anno – ha detto Franco Bartucci – ricadono importanti avvenimenti che fanno parte di questo cinquantesimo anniversario, come la nomina, da parte del Ministro della Pubblica Istruzione, on. Riccardo Misasi, del Comitato Tecnico Amministrativo con i Comitati Ordinatori delle quattro Facoltà (Ingegneria, Scienze Economiche e Sociali, Lettere e Filosofia, Scienze Matematiche Fisiche e Naturali) avvenuta il 28 aprile 1971; l’insediamento  ufficiale di questi Organismi avvenuto nel salone di rappresentanza di Palazzo dei Bruzi il 22 maggio 1971; l’elezione del prof. Beniamino Andreatta quale primo Rettore dell’Università della Calabria (28 maggio 1971); la scelta, da parte del Comitato Tecnico Amministrativo, di insediamento delle strutture dell’Università nell’area individuata tra i Comuni di Rende e Montalto Uffugo (31 luglio 1971); primo insediamento Senato Accademico (27 settembre 1971); approvazione dello Statuto dell’Università, da parte di tutti gli organismi accademici e del  Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, che porta alla sottoscrizione del documento da parte del Ministro della Pubblica Istruzione, on. Riccardo Misasi, con il Dpr 1 dicembre 1971 n.1329».

Per il primo responsabile dell’Ufficio stampa dell’Università, Franco Bartucci, è stata un’ottima occasione per illustrare agli studenti la personalità, la figura culturale e sociale del primo Rettore dell’Università della Calabria, manifestati nell’opera di avvio dei primi tre anni accademici (1972/1975) utilizzando documenti e dichiarazioni tratte dai giornali dell’epoca, da cui emergono il tipo di impronta del Rettore Andreatta e dei suoi collaboratori nell’assicurare alla Calabria una Università aperta alle esigenze e speranze della società del territorio.

Una figura innovativa, che ha saputo parlare in termini di trasparenza e diritto all’informazione, tanto da arrivare ad inserire nello Statuto (1971) un apposito articolo che garantiva la pubblicazione degli atti ed il diritto d’informazione per i cittadini. Come pure ideatore e promotore del primo nucleo di protezione civile costituito a gennaio del 1973, composto da studenti, docenti e non docenti, inviato in territorio del comune di Fabrizia (Catanzaro oggi Vibo Valntia) per soccorrere ed assistere gli abitanti di quei luoghi colpiti da un disastro di dissesto idrogeologico.

Una lezione straordinaria, che ha entusiasmato tutti gli studenti che l’hanno seguita, tanto che chi ha chiesto di prendere la parola ha rimarcato la necessità di ritornare a parlarne, per far conoscere, a fondo, a tutti gli studenti degli altri corsi di laurea, la storia dell’Università calabrese, che da un mese circa ha tagliato il nastro del suo primo cinquantesimo anniversario della sua nascita, ma che richiede impegni concreti alle nuove generazioni per portarne a compimento le sue strutture, rimaste tronche sulla collina di contrada Vermicelli, nella logica di creare la “Grande Cosenza” con la sua metropolitana, che dalla stazione ferroviaria di Settimo di Montalto Uffugo raggiunga il centro storico di Cosenza. (rcs)