PONTE, CALABRIA E SICILIA ASPETTANO
E INVIDIANO QUELLO CROATO (2,4 KM)

di ROBERTO DI MARIA – Pochi giorni fa abbiamo assistito all’inaugurazione del ponte di Sabbioncello, un’infrastruttura che elimina la cesura che separava Dubrovnik e le splendide spiagge del Peljašac dal resto della Croazia.

Adesso, grazie a un ponte strallato di 2,4km costruito da imprese cinesi e pagato all’85% dall’Ue, poche decine di migliaia di cittadini croati e centinaia di migliaia di turisti non dovranno più prendere il traghetto o superare la frontiera bosniaca.
Un corridoio che nulla ha a che vedere con la Rete TEN-T europea ma che è stato fortemente voluto da tutti i governi di un Paese di soli 4 milioni di abitanti (meno della sola Sicilia) per ragioni di continuità territoriale.

Vengono alla mente altre infrastrutture che, pur essendo previste all’interno della rete Europea AV/AC, interessando molti milioni tra cittadini e turisti e un’economia (quella siciliana) che, per quanto debole, è pur sempre del 25% maggiore di quella dell’intera Croazia, non appaiono tra i programmi elettorali dei partiti italiani.
Al di là dell’Adriatico, un ponte si fa senza polemiche, al di qua non si fa. E non si dica che i benefici che il “nostro” ponte non sono stati evidenziati infinite volte all’opinione pubblica e ai tanti governi che si sono succeduti alla guida dell’ex Bel Paese. O che la stessa Ue non ci ha ripetutamente chiesto di mettere fine a questa marginalizzazione che non è più solo sociale ed economica ma è diventata strategica ai fini del controllo del Mediterraneo centrale. Arrivando a darci risorse sufficienti (PNRR) per costruire una cinquantina di Ponti sullo Stretto. Raccomandandoci di spenderle per il 70% nel Mezzogiorno.
L’Italia, da quest’orecchio non ci sente e inventa penose scuse per rimandare l’opera che le farebbe recuperare il prestigio perso nel mondo. Scuse cadute una dopo l’altra ma sufficienti a ricoprire di bronzo le facce degli imbarazzanti Ministri dei Trasporti che si sono succeduti negli ultimi decenni. Né sono mancate, in passato, proposte da parte (guarda caso) di gruppi cinesi interessati alla costruzione, riscuotendone il pedaggio per un periodo congruo. E, come abbiamo visto, i cinesi fanno sul serio. Nulla da fare.
Conosciamo bene le resistenze alla realizzazione di quest’opera da parte di diverse formazioni politiche, ma persino quella che più delle altre si era opposta all’opera (il M5S) si è in larga parte convertita alla necessità di iniziare a compensare il Sud per la valanga di voti presi nel 2018.
Qualche disinformato dirà che, finalmente, l’opera è stata riavviata dal governo Draghi, ma le modalità scelte rimettono ottusamente in discussione tutto quello che era stato fatto negli ultimi 30 anni e che avevano portato persino all’aggiudicazione dell’appalto. Una presa in giro in quanto la soluzione a tre campate, rispolverata dal governo uscente, comporta tali difficoltà tecnico-costruttive da somigliare a un accantonamento a tempo indeterminato; magari per aprire la strada a quell’Opzione Zero tanto cara al Ministro Giovannini.
A proposito dei partiti, dopo l’indizione delle elezioni del 25 Settembre, sul Ponte è sceso un silenzio assordante. Non soltanto da parte del centro-sinistra da sempre contrario ma anche da parte del centro-destra.
Chi non ricorda il famoso plastico e il contratto sottoscritto da Berlusconi alla presenza del “notaio” Vespa in prima serata TV? Ebbene, nella sua prima intervista televisiva il cavaliere, tra tante promesse, il Ponte non l’ha neanche nominato. Meloni non ne parla da mesi, forse anni e Salvini sembra più interessato al destino degli immigrati clandestini che alle sorti dei siciliani e dei calabresi.
Tornare a parlare di quest’infrastruttura, magari con la serietà che l’argomento richiede, sarebbe un segno di maturità, fosse soltanto per essere intellettualmente onesti con gli elettori. Un primo, fondamentale passo per affrontare l’insostenibile disparità di condizioni tra nord e sud. O, forse, il tema è secondario e “de minimis non curat praetor”? (rdm)

L’OPINIONE / Giusi Princi: Calabria ai vertici delle performance a esami di stato non è estemporaneo

di GIUSI PRINCI  – Tra giugno e luglio si raccoglie il grano, vero oro dei popoli, lo si accatasta, si fanno i conti, e poi si valuta che stagione è stata. Mi piace associare in senso figurato la raccolta nei campi alla chiusura d’anno scolastico, al termine degli esami di maturità e di tutto il lungo percorso di formazione e istruzione che li precede.

Nonostante anni connotati da stravolgimenti di ogni tipo dettati da una pandemia devastante, in una terra già difficile quanto ricca di potenzialità quale è la Calabria, il raccolto quest’anno è stato più che soddisfacente: i ragazzi della nostra terra svettano in cima a tutte le classifiche d’Italia, grazie ai loro risultati alle prove di maturità che giungono al termine di un ciclo di studi probabilmente tra i più impegnativi di sempre.

È un risultato che ripaga. Dietro i risultati che racconta la tabella delle percentuali, so per certo che c’è una scuola che non si è arresa, come Istituzione, alle avversità contingenti; c’è un lavoro durissimo e qualche volta poco conosciuto di docenti eccezionali; c’è soprattutto la resilienza di un popolo, quello calabrese, che ha saputo da sempre fare di necessità virtù con la sua operosità e il suo ingegno. Lo so per certo perché provengo dal mondo della Scuola e ho potuto constatare nella quotidianità come l’articolazione di un percorso virtuoso faccia inevitabilmente esplodere la ricchezza dei nostri ragazzi, che si impongono poi nelle università e nelle professioni. Creare condizioni di studio ottimali qui in Calabria è un aspetto centrale del mio mandato, come mi è stato chiesto dal Presidente Roberto Occhiuto sin dal primo giorno d’insediamento, affinché il capitale umano che finora abbiamo esportato possa invece rientrare in Calabria ed essere volano di una Calabria diversa, migliore.

Qualcuno, a cui è caro un certo fatalismo che spesso ha ingabbiato le nostre grandi qualità, dirà che si tratta soltanto di un sogno. Ritengo che i sogni restino tali a vita se nessuno prova a realizzarli. Noi ci proviamo. Il nostro obiettivo è di creare già ora i presupposti, le condizioni strutturali, perché i ragazzi non fuggano via dalla Calabria, perché finisca quell’esodo autunnale caratterizzato da pullman, treni e aerei che partono dalle nostre città carichi di speranze per fare tappa altrove. Una fotografia che intendiamo cancellare dall’immaginario collettivo delle famiglie di Calabria, ormai abituate e rassegnate a questo.

La Giunta Occhiuto vuole infatti arrestare lo stillicidio attraverso il quale le nostre migliori menti devono allontanarsi da questa regione; al tempo stesso, intendiamo richiamare già adesso i migliori giovani che si stanno distinguendo lontano da qui per un riscatto sociale, culturale e professionale meritato.

Perché i nostri ragazzi meritano di poter contribuire a fare del nostro futuro una realtà degna di essere vissuta pienamente. Scuola, dunque, che va intesa come vero ascensore sociale. Il risultato che pone la Calabria al vertice delle performance agli Esami di Stato non è estemporaneo e non è frutto di improvvisazione o di errori di calcolo. Parte da lontano ed è il risultato di un intero ciclo di studi; tant’è che quest’anno più che mai, dato che è pesato nella conta per il 50% è il credito scolastico accumulato nel triennio finale.

L’esame non ha fatto che confermare un dato facile da prevedere. Allora un plauso al nostro oro, al nostro grano, ai ragazzi e alle loro famiglie, ai docenti, a tutti coloro i quali credono nel lavoro e lavorano per l’Istituzione Scuola. Un plauso per tutti i calabresi che pensano ancora che il valore della cultura sia un investimento importante. Noi non staremo solo a guardarli, saremo al loro fianco. (gp)

L’OPINIONE / Giusy Staropoli Calafati: Cari viaggiatori state certi che la Calabria vi ruberà il cuore

di GIUSY STAROPOLI CALAFATIAmici, viaggiatori, turisti, villeggianti, gente in viaggio… 

Semmai decidiate di spatriare durante un vostro qualunque tempo di recupero, e venire fino in Calabria a recuperare, alla ricerca di nuovi itinerari da seguire, luoghi autentici da scoprire, e indimenticabili avventure esperienziali da fare, sappiate sarà necessario essere consapevoli che potrebbe accadere. 

Cosa? Che la Calabria vi rubi il cuore. 

Essa ha una speciale carta geografica a calamita, più d’una in qualche caso, che vi potrebbe condurre oltre il suo classico definito luogo geografico. Altrove. Che non è un posto qualunque ma un certo prezioso andare.

È la sua letteratura. La sua storia, il suo Sud reale.

Vi sono infatti uomini, ivi nati e formati, e consapevolmente aderenti al ‘900 storico-letterario italiano, che tra miti racconti e leggende conducono anima e corpo, pure in apnea, fino alle pendici del suo paradiso. 

Eccovi una breve legenda.

Leonida Repaci: esplorazione della Costa Viola, con tutti i colori della creazione e il dolore del pesce spada che decide di arenarsi e morire, pur di seguire la sua femmina arpionata; Corrado Alvaro: atterraggio morbido nel cuore delle Alpi Aspromontane, incontro coi pastori e pellegrinaggio a Polsi, dove l’uomo attraverso la fede esplora il suo inabissato spirito.

Francesco Perri: inoltro fin dentro la valle delle grandi pietre, a Pietra Cappa, il monolite più alto d’Europa; Saverio Strati: ritrovo nell’anima viva di Africo vecchio, tra i resti delle scuole elementari costruite da Umberto Zanotti Bianco; Mario La Cava: avanzamento a piedi nudi lungo i caratteri dello Jonio blu mare, tra le distese miagolanti di spiaggia dorata; Franco Costabile: avvio intorno a tutti gli altari dotati di rosa nel bicchiere della regione, in cui all’inno del canto dei nuovi emigranti, si celebra il Sud reale della via degli ulivi. 

A piè di pagina, di tutte le geo carte a disposizione, ulteriori indicazioni su come raggiungere, ad esempio, la pietrosa di Leonida e Albertina, su come affacciarsi dalle rimembranze di Giuseppe Berto al faro di Capo Vaticano, come arrivare a Scilla fin sopra lo scoglio dell’ulivarella. E ancora: come giocare alle nocciole nella piazzetta di Sant’Agata del Bianco, come accendere una teda nella notte buia della montagna.

Come arrivare a San Costantino di Briatico, ipogeo di Luigi Maria Lombardi Satriani, inclusa la strada per Sant’Irene, lo scoglio e il mare di Ulisse. I tanti paesi natali di tutti, già mappati dal destino. E poi la terra fertile sotto i mandarini della sibarite, l’acqua ribelle del fiume Lao, le cascate del Marmarico, i loricati del Pollino, l’isola di Dino, le valli Cupe, la Ferriera Borbonica, i calanchi bianchi come la neve, Gerace, le processioni di ritorno e le avanzate di Mata e Grifone.

Capo Colonna, Locri di Nosside, l’arco Magno, e tutto il resto che esiste e che non è magari segnalato da Maps, e per non correre il rischio di perdere proprio in Calabria, tra la straordinarietà di questa terra dei viventi, i viaggiatori destinati altrove. Magari tra gli acquerelli del Codice Domenico Romano Carratelli , o del Codex Purpureus Rossanensis. 

A Paola, a Paravati, a Tropea, tra le tante destinazioni, troverete le reliquie del Creatore di questo capolavoro che è la Calabria ruba cuori. A Paola San Francesco, a Paravati Natuzza Evolo, a Tropea Don Mottola. Poi altrove edicole votive e grotte e nicchie.

Ogni destinazione dentro la destinazione sarà a sua immagine e a immagine della Magna Grecia, che non è tragedia ma bellezza. Tanto che i figli di Omero vi accompagneranno a iosa ovunque e altrove. Anche dove lo zoppo fa il suo salto.

Ogni luogo dove le carte vi condurranno sarà una scoperta sorprendentemente istagrammabile. (gsc)

L’OPINIONE / Emilio Errigo: Perché la Calabria deve essere amata

di EMILIO ERRIGO – Da più parti mi chiedono garbatamente, quale siano le vere motivazioni che mi inducono a scrivere sempre bene della Terra mia: “la Calabria”!

Ora cerco per quel che posso e come posso fare, di tentare di condividere con quanti hanno la fortuna e l’intelligenza di leggere il quotidiano e i numerosi speciali di Calabria.Live, le verissime motivazioni.

In primis, mi viene in mente il mio luogo di nascita anagrafica, città capoluogo di Reggio Calabria, poi perché ho dovuto lasciare giovanissimo la mia amata Calabria, per adempiere al periodo del servizio di leva obbligatoria, per me, arruolato nel Corpo della Guardia di Finanza, il primo ottobre del 1977.

Fino alla maggiore età ho vissuto, giocato e mi sono pure divertito tanto, in giro per mari e monti della Calabria, da un comune all’altro, in movimento continuo, per via della mia passione, il canto e i balli di Calabria. Quindi ho indossato con gioia,  pure i tradizionali vestiti folcloristici  Calabri-Grecanici, rappresentativi della storia ultra millenaria della Magna Grecia.

Mi ha affascinato talmente tanto il servizio militare nelle Fiamme Gialle, che ho presentato domanda di essere raffermato oltre i tre anni di ferma obbligatoria. Sono alla soglia del quarantacinquesimo compleanno vissuti con anima e il Corpo della Guardia di Finanza. Quante esperienze e rischi operativi, senza fine mai!

Ho da sempre nutrito un’attrazione controllata, verso il mondo della narrativa verista e naturalista, Corrado Alvaro, Leonida Repaci, Gaetano Cingari, Saverio Strati, Domenico Ficarra, Giovanni Verga, Luigi Pirandello, Èmile Zolà, i miei scrittori preferiti, non meno importanti di tanti altri  scrittori del vero, calabresi, siciliani, italiani e stranieri.

Lo studio del diritto, dell’economia e della giurisprudenza, sono stati la mia seconda attività intellettuale, tanto che dopo il conseguimento delle due lauree la prima, in giurisprudenza e la seconda, in economia e commercio, a cui ho aggiunto due master di II livello, specialistici in Homeland Security e poi in Sicurezza e Cooperazione Internazionale, ho insegnato quasi tutti i diritti e materie economiche-tributarie, negli Istituti di Istruzione della Guardia di Finanza,  e da circa 4 anni in Università della Tuscia, dove sono titolare di due materie: “diritto internazionale e del mare” e di “management delle attività portuali”.

Non ho mai dimenticato le mie origini territoriali  e famigliari, di cui ne vado fiero e sono orgogliosissimo all’infinito.

La lettura di due storici libri-verità del grande giornalista-scrittore della Calabria, ora editore, Santo Strati, Buio a Reggio e La Calabria nel Cuore, mi hanno creato i giusti presupposti emotivi, per chiedere al caro vero amico della Calabria e dei calabresi, il sopra citato Santo Strati, di essere accolto tra coloro che vogliono contribuire a rendere onore alla verità, rappresentando la Calabria così com’è, con l’aggiunta di qualche nota di colore e profumi, tutti a base di bergamotto, gelsomino, zagare di agrumi e fiori di Calabria.

Credetemi che ho letto e studiato tanto, al punto tale che devo ogni anno sostituire i miei occhiali da lettura.
“La Calabria quanto la amo”! Non saprei farne a meno, non riuscirei a respirare senza i profumi intensi della mia terra lontana, che per tenermela dentro il cuore, le scrivo lettere d’amore e di profondo rispetto.

Andate a leggere su Calabria.Live alcune delle mie lettere d’amore, altre le troverete navigando sul web. Mi sono convinto che la Calabria deve essere amata, per tante ragioni conosciute o meno, per tutte le sofferenze e privazioni che dovuto subire e accettare, il Suo Popolo.

La Calabria deve essere amata, perché se lo merita, per tutti quei calabresi, dico ancora, con la C maiuscola, che l’hanno onorata, rappresentata nel mondo del sapere e della cultura, in tutto il pianeta terra, in Italia e all’estero.

Io per quel che ho potuto è così come mi è stato possibile, ho contribuito, sia pur in minima parte, a rafforzare l’immagine e il prestigio della Calabria, senza nulla pretendere o chiedere ad alcuno.
Amo la Calabria e la continuerò ad amare, con tutto il cuore, fin che il buon Dio lo vorrà! (er)

[Emilio Errigo è nato in Calabria, Generale in aus della Guardia di Finanza].

Saccomanno (Lega): La Calabria ha bisogno di risultati veri

Il commissario regionale della LegaGiacomo Saccomanno, ha risposto al presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, garantendo che non c’è «nessun maldipancia nella Lega».

«La verità a volte da fastidio – ha spiegato – ma correttezza vuole che ognuno faccia la sua parte fino in fondo. Nell’incontro pubblico del 29 aprile 2022, ove era presente anche il presidente Filippo Mancuso, di cui agli articoli riportati su tutti i media, si è discusso di infrastrutture e, tra l’altro e per quanto di interesse, è emerso che per l’alta velocità non era stata previstanessuna risorsa nel PNRR. Non si tratta di condividere o meno, ma di una verità oggettiva sotto gli occhi di tutti. Se ci vogliono oltre tre mesi per prendere atto di una situazione abbastanza allarmante per la Calabria, vien da sé che qualcosa non funziona. Così come non funzionano tante altre cose!».

«Finora tanti annunci, ma pochi risultati tangibili – ha continuato –. I cittadini hanno bisogno di reali risposte e finora non sembra che ci siano state. Il partito -per come ha affermato anche il leader Matteo Salvini- deve stare al Governo per portare risultati concreti, caso contrario è meglio determinarsi diversamente. Spesso la politica si dimentica delle necessità reali giornaliere dei cittadini. Si deve, pertanto, pensare al bene comuneed alle tantissime esigenze della comunità calabrese. Finora non sembra che ci siano stati cambiamenti reali. Dalla sanità alla depurazione, dalle infrastrutture ai rifiuti, dopo circa 10 mesi nulla è sostanzialmente cambiato!».

«Nessuna condivisione, ma delle decisioni unilaterali del presidente Roberto Occhiuto – ha proseguito –. Che ci possono anche essere, ma poi non ci si può lamentare se non vengono condivise. L’augurio era ed è, con molta tranquillità, che vi sia un’azione unitaria che possa affrontare i tantissimi problemi esistenti e che hanno portato la Calabria ad essere sempre agli ultimi posti delle classifiche nazionali ed europee, e, comunque, possa portare ad effetti concreti per la nostra regione. Il resto, come le polemiche, sono un qualcosa che non interessano alla Lega, che guarda solo ai risultati». (rcz)

Lo Schiavo a Occhiuto: Modello turistico “Kalabria Coast to Coast” da valorizzare

Il consigliere regionale di De Magistris PresidenteAntonio Lo Schiavo, si è rivolto al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, evidenziando come sia fondamentale valorizzare modello turistico Kalabria Coast to Coast, che è stato incoronato dal Time tra le migliori 50 destinazioni al mondo.

Si tratta «di un risultato di estrema rilevanza che, oltre al richiamo delle bellezze naturali e paesaggistiche della nostra regione, restituisce un dato inoppugnabile: il lavoro svolto da realtà attive e appassionate, che operano dal basso e spesso (come in questo caso) senza alcun sostegno pubblico, non solo premia ma riesce anche a colmare le mancanze di una politica talvolta incapace di cogliere le straordinarie opportunità esistenti andando oltre le tradizionali mete turistiche balneari», ha detto Lo Schiavo.

«Il presidente Occhiuto, che ha segnalato con giustificato orgoglio questa inaspettata visibilità globale – ha proseguito – non lo dimentichi e anzi tenga nella giusta considerazione tutte quelle realtà che si spendono in maniera volontaristica per dare lustro alla nostra terra. “Kalabria Trekking” è certamente tra queste ed ha il merito di aver creduto e investito energie e tempo per la cura di questo cammino, coinvolgendo amministrazioni locali, strutture ricettive e tour operator».

«Il risultato – ha proseguito – è quello di aver dato il “la” ad un circolo virtuoso, economico e sociale, che ha rivitalizzato quei borghi dell’entroterra di due province attraversati, in appena due anni, da oltre duemila camminatori di tutto il mondo. Il tutto, è utile ribadirlo, senza alcun contributo pubblico e senza aver potuto giovare dei contributi di cui hanno goduto progetti simili in altre province né delle imponenti campagne che ogni anno si realizzano per la promozione del turismo balneare. È, quello del turismo lento, certamente un modo diverso e non massivo di conoscere la nostra regione ma non per questo non meritevole di considerazione».

«Anzi, proprio la sostenibilità di un modello ricettivo che consente di soffermarsi per godere in pieno delle bellezze paesaggistiche, della vita dei piccoli borghi e dell’enogastronomia locale, che il Time ha ora portato all’attenzione globale, può rappresentare un’offerta turistica innovativa e caratterizzante della Calabria. Anche da qui, presidente Occhiuto – ha concluso Lo Schiavo – passa un’immagine diversa della nostra regione, più rispettosa della sua storia e cultura. Per questo simili realtà meritano di essere valorizzate».

Bevilacqua (IAC): In Calabria c’è ancora spazio per la buona politica

Il senatore e presidente dell’assemblea federale in Calabria di Italia al CentroFrancesco Bevilacqua, ha evidenziato come «siamo convinti che sia in Calabria, sia in Italia, c’è ancora spazio per la buona politica», a termine della prima assemblea nazionale del partito, svoltasi a Roma.

«Il  “cantiere” messo in piedi dal presidente Giovanni Toti e dal senatore Gaetano Quagliariello,  già fermenta per contenuti programmatici all’altezza delle sfide che i territori e l’intero Paese stanno attraversando – ha spiegato –. Siamo di fronte a un contenitore ideologico fatto di persone serie  e “normali” che vogliono lavorare per la gente ed esserne punto di riferimento». 

«Una nuova porta che si apre nello scenario politico italiano – ha evidenziato –  con tanta voglia di aggregare con l’ambizione di offrire una prospettiva ai tanti delusi da politiche incoerenti, da mancanza di prospettive, da scenari incerti. Il risultato si vedrà, l’importante era partire».

Con riferimento ai contenuti, Bevilacqua parla di «idee che vanno nella direzione dello sviluppo socio-economico, di un evidente ancoraggio ai fondamentali valori sociali e di un modo di fare politica che può modernizzarsi negli strumenti e che vuole riscoprire il ruolo formativo e aggregativo dei partiti».

L’esponente di Italia al Centro, inoltre, ha riaffermato che la presenza della delegazione calabrese al “cantiere” inaugurato a Roma da Toti e Quagliariello ha «rappresentato il desiderio di una terra che vuole essere definitivamente posta al “centro” dell’agenda politica nazionale e che vuole diventare protagonista dello sviluppo dell’intero Paese».

Premesse che approdano alla conclusione: «Abbiamo le idee chiare – ha chiosato Bevilacqua – e intendiamo essere protagonisti per il futuro della nostra terra, delle nostre famiglie e dei nostri giovani». (rrm)

IL RACCONTO / Antonio Errigo: In treno nel cuore della Calabria

di ANTONIO ERRIGO – «Le stazioni – diceva il mio scrittore preferito, Tiziano Terzani – sono una mia vecchia passione. Potrei passarci giornate intere, seduto in un angolo, a guardare quel che succede. Quale altro posto, meglio di una stazione, riflette lo spirito di un paese, lo stato d’animo della gente, i suoi problemi?»

Qualche giorno fa, per scelta e per necessità, dalla stazione di Reggio Calabria Centrale sono salito a bordo di un vecchio Intercity che mi ha faticosamente portato a Taranto. Uno di quei treni che andrebbero dismessi perché ad un primissimo impatto sembrava proprio fare il paio con termini come disagio e scomodità. Un treno usurato e scrostato dagli anni e dai chilometri macinati.

Per me un viaggio di sette ore, ventidue fermate, qualche finestrino rotto impossibile da tirar su, rumori molesti, i freni striduli sulle rotaie, le tendine svolazzanti e un’atmosfera vintage che mi ha fatto fare un vero salto nel tempo.
Eppure è stato uno di quei viaggi che rimaranno scolpiti nella mia memoria e che, in definitiva, mi sentirei persino di consigliare a chi deve smaltire overdosi di stress.

Salire su quel treno, composto da soli tre miseri vagoni, è stato salutare. È stato un toccasana. E, vedete, non è stato bello solo perché ho potuto ammirare luoghi di inestimabile bellezza naturalistica. Non è stato bello solo perché per la maggior parte del tempo ho accarezzato con lo sguardo la costa ionica ed il mare verde e azzurro della Calabria. Non è stato bello solo perché ad ogni fermata ho potuto aprire cassetti della memoria chiusi da troppo tempo. Non è stato bello perché ho scattato decine di foto meravigliose.

È stato bello perché in quel viaggio ho ritrovato l’Italia più bella, tipo quelle pubblicità emozionanti che di tanto in tanto girano in TV per promuovere le unicità del nostro Paese. Dentro e fuori da quel treno c’era l’analisi cruda dei romanzi veristi, c’erano i racconti di Pasolini, c’era il Novecento raccontato nel cinema di Monicelli, c’era il crollo della medio borghesia e l’esaltazione delle atmosfere normali, c’era la narrativa delle frazioni, dei piccoli comuni, dei borghi e della loro gente.

Nel vagone semivuoto, c’era una giovanissima professoressa di matematica con la spiccata cadenza calabra che addentava un panino con la frittata fatto in casa, c’erano un paio di ragazzi stranieri, c’era il Capotreno con la sua camicia a mezze maniche d’un celeste sbiadito con l’immancabile logo delle Ferrovie dello Stato ricamato sul taschino, la pelle bruciata dal sole torrido tipico di quella fetta di Calabria. E poi c’era Paolo, un ragazzetto in carne di quattordici anni che, una volta sistemato sul treno da nonni amorevoli, si è trovato solo, diretto a Taranto come me.

Paolo è stato la svolta di questo viaggio, perché Paolo la vita la ama e ce lo ha fatto capire subito a tutti…
Paffuto studente dell’alberghiero, sorridente, pantaloncini, canottiera, un piede da adulto ed i primi peli sulle gambe tipici di chi sta affrontando i cambi della pubertà.

Lui voleva parlare, lui voleva interagire e sti gran cazzi dello smartphone che squillava… Paolo domandava, Paolo chiedeva, Paolo era curioso, Paolo voleva confrontarsi.

A dargli spago il Capotreno che, con uno sguardo penetrante da fare invidia a Clint Eastwood nei film Western di Sergio Leone, lo ha scrutato e poi, con un sorriso beffardo, lo ha interrogato. “Dove vai? Perché sei solo? E tua madre che lavoro fa? E perché tuo padre sta a Taranto?”. E Paolo ha risposto punto per punto, aggiungendo sempre qualche commento ficcante, tenendoci a precisare che lui era stato cresciuto dai suoi nonni.

Il controllore, conscio del lungo viaggio, gli si è seduto vicino e ha intavolato con Paolo qualche discorso superficiale che però il ragazzino impreziosiva via-via con delle disquisizioni bel lontane da quelle tipiche dei suoi coetanei. E allora giù via, Paolo si lanciava in frasi tipo: “L’abilità si ottiene, lì dove c’è necessità.” È ancora: “Tu devi fare come i politici: alle persone devi dire ciò che vogliono sentirsi ma in un modo sofisticato”. Oppure: “il reddito di cittadinanza, 700€… senza fare nulla e stanno sul divano e io devo studiare”. Per finire con: “a scuola i professori ti accusano che non sai le cose ma neanche loro se le ricordando. L’Italia è così. Non va bene”.

In pochi minuti la professoressa di matematica, i ragazzi stranieri ed io, eravamo lì, in piedi attorno alla sua poltrona, a pendere dalle labbra di Paolo che ci raccontava che la sua generazione si dovrà “sobbarcare il debito pubblico prodotto da politici incapaci”. Ed il Capotreno a controbattere con argomentazioni serie… e siamo arrivati a Mussolini, Stalin, Hitler, il nazional-socialismo, l’ideologia comunista, la democrazia cristiana… e Paolo teneva testa a tutti. Quattordici anni, giuro. Non esagero. Non ne avrei motivo.

Quel ragazzino mi ha iniettato fiducia nel prossimo, nelle tanto vituperate giovani generazioni. Lui ci ha riportati alla realtà, alla bellezza del parlarsi, di non chiudersi.

Di non infastidirsi quando un altro uomo si siede accanto a noi sul treno.  Paolo ha tratteggiato con un evidenziatore colorato la straordinarietà di non diffidare sempre di chicchessia. Paolo in quel momento era tutta la mia Calabria e quel che di buono idealizzo nella mia mente.

Quando la voce metallica dagli altoparlanti ci ha annunciato l’imminente arrivo a Taranto il Capotreno si è alzato in piedi e con voce imperativa ha chiuso la conversazione con il brillante quattordicenne. “Paolo… mi sei piaciuto… sarei arrivato fino a Milano con te su questo treno. Ma una cosa te la voglio dire: tu non devi pensare a queste cose. Tu devi pensare a mangiare, dormire e divertirti… che poi va a finire che diventi scienziato… ma un giorno ti svegli e non ti piace più la fica”.

In barba al “politicamente corretto” che ogni giorno imbavaglia anche le sane e autentiche battute, ci siamo fatti tutti una grassa risata. Paolo compreso.

Sono sceso dal treno, stanco e felice. Non mi capita spesso. Ogni stazione, ogni fermata, è stata per me una panacea rispetto alle mia corse quotidiane. E mi sono ricordato di un libro meraviglioso: nel 1935 Ernest Hemingway in “Verdi colline dell’Africa” scriveva  che la necessità di compiere qualcosa in un tempo minore di quanto in realtà ne occorrerebbe è una perversione della vita.
Ed in effetti, questo viaggio ha imbullonato i miei piedi a terra e mi ha riportato lentamente alla realtà.
Alle volte, alla velocità della luce serve preferire il piacevole ritmo della lentezza. Perché affrettarsi, in fondo, non è sempre la soluzione.

Eccomi a Taranto. Paolo è sceso. L’ho osservato in tutta la sua fierezza. Quando Paolo è sparito tra la folla nel sottopassaggio, è sparita anche la poesia di quel viaggio.

Si torna alla frenesia. Ma con più gioia nel cuore. La gioia dei miei viaggi. (ae)

L’OPINIONE / Emilio Errigo: La bella e concretamente dimenticata Calabria

di EMILIO ERRIGO – Io mi sento Italo-Calabrese con la C maiuscola, per fortuna e grazie ai miei genitori lo sono.
Apro con questo irrituale  periodo,  la consueta  sintetica opinione, al solo fine di puntualizzare con orgoglio la mia regione che mi ha dato i natali: “la bella e concretamente dimenticata Calabria”.
Scrivo di primissima mattina, questa opinione con tristezza e amarezza, perché non ce la faccio  per mia cultura e professione a omettere di manifestare la verità. Sono arrivato da qualche giorno a Reggio Calabria e cosa mi è toccato mio malgrado vedere? Due grandi tristezze!
La prima, lo stato non accettabile, in cui versano l’ingresso e i locali di accoglienza e permanenza pazienti e accompagnatori del Pronto Soccorso dell’Ospedale Riuniti della Città Metropolitana di Reggio Calabria. La seconda,  grande tristezza e amarezza, lo stato di incuria generale e scarsissima attenzione del verde pubblico e privato, delle due rotonde veicolari, di entrata e uscita all’Aerostazione del sedicente e mal funzionante Aeroporto dello Stretto “Tito Minniti” di Reggio Calabria.
Vi prego di andare a vedere ciò che ho visto con i miei occhi e farvene una vostra opinione. Perché tutto questo?
Cosa hanno fatto di tanto male i 550 mila cittadini dei 97 Comuni della Città Metropolitana di Reggio Calabria, per meritare tanto disinteresse generale?
Comprendo che non sia cosa facile gestire la complessità amministrativa regionale e provinciale, ma dare una brutta immagine della Città di  Reggio Calabria, non credo che sia utile per non pochi  indifferenti e poco attenti, amministratori pubblici e privati.
Vi prego di visitare i locali esterni e luoghi di accoglienza e permanenza famigliari accompagnatori, “tecniche inadeguate da terzo mondo” del Pronto Soccorso dell’Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, anche se non sono assenti delle panchine in metallo posizionate nelle immediate adiacenze del Pronto Soccorso.
Credetemi in fede, che non sia una bella immagine nel vedere tante persone famigliari dei pazienti accompagnati in Pronto Soccorso, sedute per necessità e urgenza, piangere su piccoli muretti esistenti vicino l’ingresso ambulanze dell’Ospedale Metropolitano.
Poi che dirvi dello stato in cui versa l’area esterna dell’Aerostazione dell’Aeroporto Tito Minniti, comprese le strade di accesso e uscita alla e dalla, infrastruttura pubblica aeroportuale.
Non aggiungo altro!
Invito il cortese e tanto impegnato Presidente della Regione Calabria, Commissario alla Sanità e persona notoriamente sensibile alle problematiche sociali e igienico-sanitarie, di dedicare una mezza giornata alla dimenticata Città di Reggio Calabria e visitare di persona, i luoghi e gli spazi pubblici citati, per rendersi conto de visu, ciò che ho sentito il dovere di segnalare a chi di competenza. (er)

[Emilio Errigo è nato a Reggio Calabria]

Pon Salute e riforma della Sanità, il Pd al lavoro per elaborare proposte di legge regionale

Il Partito Democratico calabrese è al lavoro per elaborare proposte di legge per il Pon Salute e riformare la sanità, partendo dal confronto offerto dalle Agorà Democratiche, «un grande momento di confronto e di apertura verso il mondo che è anche al di fuori del nostro partito», ha spiegato il segretario regionale Nicola Irto.

L’incontro, dal titolo Pnrr, Pon Salute e Dm 71: È adesso il tempo per la riforma sanitaria in Calabria, ha visto la partecipazione di Sandra Zampa, Segreteria Nazionale Pd e Responsabile Salute; Nicola Irto, Segretario regionale PD, Franz Caruso, Sindaco di Cosenza, Sebastiano Andò, Direttore Centro sanitario dell’Università della Calabria, Elio Bozzo, Medico e già direttore del Distretto Sanitario Cosenza, Sergio Arena, Primario all’Ospedale di Crotone, Franco Mammì, Medico Pediatra, Mimma Iannello, Presidente Federconsumatori Calabria e Anna Domenica Mignuoli, Presidente Associazione Dall’Ostetrica. Le conclusioni sono state affidate a Peppe Provenzano, Vicesegretario nazionale Pd.

«Questa iniziativa – ha spiegato ancora Irto – non nasce in maniera estemporanea, ma dopo una serie di altri incontri e dalla richiesta di approfondire il tema ed elaborare proposte concrete per riformare la sanità. Il Pon salute dimostra la consapevolezza europea che per rendere moderno un territorio serve una risposta sanitaria efficiente. Serve adesso una programmazione integrata tra le Regioni del Mezzogiorno con attenzione anche alla necessità di aumentare gli organici. Elaboreremo in piattaforma proposte che tramuteremo in proposte di legge regionali».

«Non voglio fare polemica politica – ha concluso – ma il governatore e commissario alla sanità ha chiesto al presidente dell’Albania l’invio di medici e infermieri. Non ci si deve vergognare di chiedere aiuto, ma per essere concreti serve il coraggio delle scelte e di dare risposte in Consiglio regionale e serve un confronto vero sugli strumenti da mettere in campo».

Il sindaco di Cosenza Frank Caruso ha insistito sulla necessità di arrivare al completamento del nuovo ospedale di Cosenza. «Serve al contempo investire sul capitale umano e trattenere nelle nostre strutture le migliori competenze e professionalità che spesso invece vanno a lavorare nelle città del Nord». 

La responsabile nazionale della sanità per il Pd Sandra Zampa: «I 625 milioni  del Pon si aggiungono alle risorse del Pnrr che dovranno servire per combattere la povertà sanità e eliminare le ulteriori sperequazioni create dal Covid. Il Pd deve rendersi parte attiva per individuare le misure concrete da adottare in tutte le  quattro aree previste dal Pon».

Il vicesegretario nazionale del Pd Giuseppe Provenzano ha richiamato la responsabilità dello Stato per la situazione in cui versa la sanità nella nostra Regione. «Dopo il lungo commissariamento la Calabria ha i livelli di assistenza più bassi d’Italia. Credo che a questo punto si debba parlare di un debito dello Stato italiano verso la Calabria. Lo dico anche da ex ministro per il Sud che ha vissuto quella vicenda imbarazzante del rinnovo del commissariamento».

«Serve, in ogni caso – ha proseguito – lavorare alla riforma della sanità con le risorse di cui stiamo discutendo, restituendo al termine riforma il suo significato autentico: riforma nel senso di diminuire la diseguaglianza nei diritti tra i cittadini. Una diseguaglianza che si avverte specialmente nelle Regioni meridionali in materia di diritto alla salute. Abbiamo assistito, inoltre, a un progressivo depauperamento delle nostre risorse umane e all’aumento del precariato che hanno reso assai complicata la riorganizzazione dei servizi sanitari e la loro integrazione con i servizi socio-assistenziali. Un nodo fondamentale che dovrà essere affrontato in tempi rapidi».

Provenzano ha poi dato atto del nuovo corso intrapreso dal Pd dopo l’elezione di Nicola Irto «che sta riorganizzando il partito con l’approvazione e il pieno sostegno della segreteria nazionale» e ringraziato Carlo Guccione per l’organizzazione dell’Agorà. (aer)