L’OCCASIONE DEL TURISMO DELLE RADICI
TROVA IL TERRENO IDEALE NELLA LOCRIDE

di ARISTIDE BAVATurismo delle radici: una grande occasione per i territori come questo della Locride, ricco di piccoli centri interni in gran parte abbandonati proprio dai migranti di prima generazione. La riscoperta dei luoghi di origine, della cultura, dei modi di essere,  dell’enogastronomia, delle tradizioni sono, infatti, gli elementi giusti capaci di incidere in modo significativo sul tessuto sociale ed economico delle piccole comunità della Calabria.

Ormai è chiaro che il turismo delle radici si porta appresso una forte nicchia di mercato, e certamente un territorio come quello calabrese, ha tutte le carte in regola per porsi come punto di riferimento di questo settore. Non a caso ci si è accorti dell’importanza di questo tipo di turismo. L’anno 2024, infatti, è stato dichiarato proprio l’anno del turismo delle radici, ovvero quel tipo di turismo per cui gli italiani emigrati nel mondo e i loro discendenti (circa 60/70 milioni di persone) vogliono tornare a visitare i luoghi natii.

Per i piccoli comuni della Calabria, e per la provincia reggina e la Locride in particolare, è certamente molto importante approfittare di questa occasione e cercare di promuovere quanto più è possibile questi luoghi ancora pieni di fascino. Luoghi che possono, adesso, diventare parte integrante del turismo moderno. Sono moltissimi gli emigrati, o i loro discendenti, che vogliono scoprire o riscoprire i luoghi nativi dei loro antenati. Secondo un apposito studio fatto dagli esperti del settore le tipologie delle persone che appartengono a questo particolare tipo di turismo sono, principalmente, quattro. 

Si parte dal cosiddetto “nostalgico”, ovvero un migrante di prima generazione che ha un legame molto stretto con il suo luogo d’origine e con il territorio circostante. Parla bene l’italiano, o più spesso il dialetto, e si sente il classico  italiano all’estero. Per lui il turismo delle radici è un desiderio di condividere con la famiglia la propria storia. Nel suo viaggio riesce ad essere anche una buona guida e ancora sa dove andare e come muoversi. C’è, poi, chi viene spesso in Italia per motivi lavorativi. Si sente italiano. Organizza da solo i propri viaggi anche con la famiglia. È una persona che ha una buona influenza nella propria comunità di adozione e che è un vero e proprio testimonial di italianità all’estero. Poi c’è l’ Italiano di seconda generazione, che non si definisce solo italiano ma italo-americano, o italo-argentino, o italo-brasiliano, o spesso, soprattutto in Calabria, e nella Locride in particolare, è anche Italo-canadese.

Questo tipo di turista approfondisce le sue radici come ricerca di identità. Il viaggio in Italia significa rivedere i luoghi di origine, i borghi, le case, i cimiteri dove sono sepolti i propri antenati. Questo turista ha bisogno di percorsi programmati e di vivere esperienze di italianità. Infine c’è l’italiano nato all’estero che desidera venire in Italia per fare esperienze immersive non necessariamente legate alla volontà di riscoprire le proprie radici genealogiche. Fa parte di un gruppo con un profilo più turistico, che non si sente italiano, ma che desidera fare esperienza di italianità a lui veicolate, spesso, tramite filmografia e, più recentemente attraverso i social.

Anche per questo, il territorio calabrese dovrebbe organizzarsi seriamente per questo tipo di turismo. Un turismo  che dovrebbe  puntare, soprattutto,  all’investimento nei borghi antichi di cui il territorio e ricco e dove si possono proporre un vasto raggio di offerte turistiche mirate soprattutto al coinvolgimento del grande numero  di oriundi italiani sparsi nel mondo.

E chi, meglio della Locride, ad esempio, che ha vissuto in maniera fortemente “pesante” il dramma dell’emigrazione negli anni del dopoguerra può vantare numeri molto rilevanti di emigrati o loro discendenti, dislocati in tanti Paesi, che sarebbero molto propensi a riscoprire i luoghi delle loro origini o dei propri avi?

È chiaro, però, che bisogna dire basta all’improvvisazione e attivare una seria programmazione progettuale che con tutti gli accorgimenti necessari. Ciò potrebbe essere veramente dirompente per il territorio e diventare  un potenziale incredibile per la qualificazione e la riscoperta degli stessi borghi antichi perché si porterebbe appresso effetti positivi a cascata in diversi comparti. E con essi economia e occupazione. (ab)

Il Venerdì Santo dei calabresi di Toronto

di PINO NANO – La processione più bella della Settimana Santa di tutto il Nord America, è sempre stata la celeberrima Via Crucis che da più di mezzo secolo si organizza nella Chiesa di San Francesco d’Assisi a Toronto. Almeno 200 mila persone, nel pomeriggio del Venerdì Santo, si riversavano per le strade della parte più vecchia di Toronto City, il quartiere storico di College Street, per seguire con grande partecipazione la “grande processione italiana” che si snoda dietro la bara del Cristo morto.

«Sarà così anche quest’anno – dice il giornalista Nicola Pirone, che sull’emigrazione dei calabresi nel mondo è diventato oggi uno dei punti di riferimento più informati e attendibili, e che in nome di questa sua passione per il mondo dell’emigrazione ha messo in piedi insieme al professore Giuseppe Cinquegrana il Museo dell’emigrazione di San Nicola da Crissa, in provincia di Vibo Valentia». Il suo ultimo libro dedicato appunto al Sogno Americano è già alla sua terza edizione.

– Nicola, che rapporto esiste oggi tra emigrazione e pietà popolare tra i nostri emigrati?

«L’emigrazione ha portato con se e ha trasferito oltre oceano anche le nostre tradizioni popolari più antiche, e tra queste ci sono i riti del Venerdì Santo che in Canada, rito questo che in Canada è diventata addirittura festa nazionale».

-In che modo si svolge la Settimana Santa dei Calabresi nel mondo?

«La Pasqua è uno dei momenti più intensi della vita religiosa dei Cristiani, è il Periodo più importante dell’anno soprattutto per i nostri emigrati. La Settimana Santa è appunto una festa che ogni calabrese nel mondo vive con molta intensità nella preghiera e in famiglia. Da Buenos Aires a New York, da Toronto a Sydney, il mondo cristiiano celebra la Pasqua ma per noi calabresi il fulcro della Pasqua all’estero rimane il Venerdì Santo».

– C’è una festa in particolare che può essere definita “tradizione calabrese” in senso assoluto?

«La processione del Venerdì Santo a Toronto è certamente il triondo della calabresità d’America. Qui si consuma una storia che arriverà ai giorni nostri, e che coinvolge varie associazioni di tutto il mondo cristiano».

– Come inizia questa tradizione?

«Siamo nel 1961, e a Toronto la Settimana Santa veniva vissuta con sporadici momenti di preghiera dalla comunità cattolica italiana nelle varie parrocchie della City. I fedeli si radunavano nella chiesa di Sant’Agnese, su Grace street nel cuore della Little Italy, dove già da qualche anno era attivo un gruppo di Azione cattolica a maggioranza sannicolese. Era la comunità calabrese che negli anni si era trasferita da San Nicola da Crissa in Ontario».

– Un nome per tutti?

«Di quel primo gruppo facevano parte in tanti: Rosario Iori, Toto Martino, Nicola Iori, Michele Sgrò, Michele Galati e Nicola Pirone, ex priore della confraternita del Santissimo Crocifisso di San Nicola, oltre a Vito Telesa che della chiesa era il factotum. Ma indimenticabile rimarrà il ruolo e il lavoro del cavaliere Giuseppe Simonetta che alla Processione del Venerdì Santo in College Street ha dedicato tutta la sua vita.Con lui anche i fratelli Riganelli, Felice Ferri, Tony Priorello, Salvatore Ceniti padre Primo Piscitelli, e tante altre persone che purtroppo non ci sono più».

– Come incominciarono?

«Nel 1961, appunto, Vito Telesa trovò in uno scantinato la statua della Pietà e informò il parroco del tempo, un certo Padre Cristoforo di Fiore, di origine napoletana. Che ne facciamo?. Da li nacque l’idea di riproporre la processione del Venerdì Santo che ognuno di loro faceva in Calabria prima di partire direttamente a Toronto, nel cuore più antico della città. Cosa che puntualmente poi si ripetè l’anno seguente. Prima, in forma ridotta, ma man mano che gli anni passavano la processione diventava sempre di più un vero e proprio fenomeno di massa».

-È vero che c’è chi la chiama la Processione dei calabresi?

«La verità è che il Venerdì Santo di Toronto è nato proprio dalla voglia e dalla tenacia  di alcuni emigrati calabresi di San Nicola da Crissa. È grazie ai calabresi che nasce questa tradizione oggi così imponente e così amata dal popolo canadese. La processsione del Venerdì santo non può non essere considerata la Processione dei Calabresi».

– È ancora cosi oggi, 2023?

«Oggi più che mai. Oggi questa processione è la più importante del Canada, dove tutte le associazioni presenti a Toronto partecipano e sfilano in corteo lungo le strade della Little Italy. A volte anche 200 mila persone, otto chilometri di percorso, decine di bande musicali e migliaia di attori e figuranti. Persino decine di cavalli e di marshall.

– È vero che tutto è pronto per la Processione di quest’anno?

«La processione di quest’anno sarà ancora più solenne e più partecipata del solito, anche perché la tradizione si era fermata per via della pandemia che ha colpito il mondo».

– Ma non c’è solo la processione di Toronto mi pare di capire?

«Si è vero, non solo a Toronto il venerdì Santo è la festa dei Calabresi. Lo è anche A Marrickeville, sobborgo a est di Sydney, in Australia, dove i Calabresi dal 1967 partecipano alla processione che fu ideata da padre Raffaele Tresca, un Passionista, nella parrocchia di Santa Brigida, da veri protagonisti. Meno imponente e più sobria la processione che si svolge a New York, la bellissima processione della Santa Croce che arriva fino a Broadway dalla St. Andrew Catholic Church. Mentre invece è più sentita a Baltimore, dove nella Little Italy si svolge la Preghiera della Passione del Signore, seguita dalla Via Crucis all’aperto, allestita in vari ristoranti e nelle case dei residenti. E’ una processione di quartiere del clero e dei parrocchiani che segue il Corpus di Gesù per le strade e si ferma in ogni stazione per la preghiera e la riflessione».

– E in America Latina?

«In Argentina tra le comunità più attive nella celebrazione del venerdì Santo c’è quella di Longobucco, in particolare il Venerdì Santo della confraternita Maria Santissima Addolorata che ha sede nella parrocchia di Maria Ausiliatrice nel nord di Buenos Aires. Qui il Venerdì Santo dopo la celebrazione della Passione, le immagini del Cristo nella Vara e della Madonna Addolorata, escono in processione al suono della Tocca, per accompagnare la Via Crucis per le strade. Le funzioni in onore dell’Addolorata, qui davvero si celebrano come accadeva un tempo nei nostri paesi più interni.Ti ripeto, al suono della “tocca” che in Calabria credo non esista più».

– E la processione più caratteristica d’Argentina?

È quella che organizza la comunità di Vallelonga il Venerdì Santo a Buenos Aires. I calabresi si ritrovano nella cappella eretta in onore della Madonna di Monserrato e dopo le preghiere dei misteri, esce in processione con la statua della Vergine bardata di nero per una piccola Via Crucis.Anche qui ti parlo di un vero e proprio bagno di folla».

– Anche qui, solo calabresi?

«A queste processioni, spesso non partecipano solamente sodalizi religiosi che richiamano il Cristo e l’Addolorata, ma tanti altri gruppi cattolici.Non solo calabresi, dunque, ma con gli anni ai calabresi so sono aggiunti e aggregati altri popoli e altre etnie. C’è anche da dire che oggi in tutti questi paesi dei quali abbiamo parlato, il Venerdì Santo è giorno festivo, scuole chiuse e non si lavora».

– Da Buenos Aires a Sidney?

«Non ci sono dubbi. Pensa, per esempio, che in Australia sono molto attive e operative le associazioni del Santissimo Crocifisso di Terranova e di Grotteria,così come a Toronto con il Crocifisso e l’Addolorata celebrate dalla comunità di San Nicola da Crissa. Si tratta di comunità che a titolo personale partecipano alle attività religiose promosse dalla loro chiesa e dalla propria parrocchia, per mantenere viva la fede e tradizione».

– Parliamo solo di tradizioni religiose?

«La Settimana Santa tra gli emigranti Calabresi nel mondo, non è legata solamente ai riti della chiesa, ma anche alle tradizioni culinarie. In casa, infatti si continuano a preparare i taralli, le Cuzzupe, il pane con l’uovo. Si continua a rispettare il divieto di mangiare la carne al venerdì e qualcuno aggiunge anche io mercoledì. Alcune comunità, nell’emigrazione hanno portato con sé anche le pupazze de la Corajisima, che espongono nella loro casa tra la felicità di nipoti e amici provenienti da altre culture.Una festa e una tradizione che va letta sotto varie angolature diverse, e comunque una festa che all’estero a volte è più sentita e meglio vissuta di quanto non accada più oggi in Calabria». ν

L’arcivescovo di Toronto Frank Leo ha origini calabresi

di PINO NANO – «Credo che sarà una bella opportunità per promuovere quella che io chiamo la cultura degli incontri: ascoltare, incoraggiare, proporre. Ma dobbiamo fare tutto questo insieme. Non è una buona cosa arrivare con un piatto già pronto. I rapporti si costruiscono insieme. Credo nei “carismi”».

Cittadinanza canadese, ma sangue tutto calabrese. Suo padre – che oggi ha 81 anni – era partito per il Canada dalla Calabria esattamente sessant’anni fa. A Montreal aveva poi conosciuto la donna della sua vita, una giovane ragazza avellinese, e dalla loro unione era nato Francesco, che a Montreal è stato naturalmente dichiarato come Frank, Frank Leo. E che per la storia della Chiesa è il 14° Arcivescovo della Diocesi di Toronto.

Parliamo della più grande diocesi cattolica del Canada, una comunità di fede – ci spiegano all’Ambasciata Italiana a Toronto – fra le più diversificate del Nord America, un’area di non meno di2 milioni di cattolici, con quasi 400 sacerdoti che celebrano la messa in più di 30 lingue ogni settimana in 225 parrocchie, e che si estende da Toronto a nord fino a Georgian Bay e da Oshawa a Mississauga.Un ruolo dunque, per Padre Frank Leo, di primissimo piano nella storia della grande Chiesa Nord Americana.

«È con grande umiltà – dichiara Padre Leo subito dopo la sua nomina – che accetto questa nomina dal Santo Padre a servire i fedeli dell’arcidiocesi di Toronto. Ringrazio Papa Francesco per la fiducia che ha riposto in me. Questa è stata una nomina davvero inaspettata, eppure ho imparato, durante il mio sacerdozio ed il mio servizio alla Chiesa, che i piani speciali di Dio per noi si svolgono in momenti inaspettati che portano ad enormi benedizioni».

«Ringrazio il Cardinale Collins – ha aggiunto – per il suo continuo sostegno e per gli anni di fedele e stimolante servizio alla Chiesa. Invito i fedeli dell’arcidiocesi, una famiglia veramente diversa e bella, a pregare per me mentre mi preparo a unirmi a loro e a camminare insieme celebrando e condividendo la gioia e la bellezza della nostra fede. Siate certi delle mie preghiere per tutti voi».

Prima di essere chiamato da Papa Francesco alla guida dell’Arcidiocesi di Toronto Padre Leo era già vescovo titolare di Tamada ed ausiliare dell’Arcidiocesi di Montréal. Papa Francesco lo ha scelto dopo aver accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi di Toronto dal cardinale Thomas Christopher Collins, 76 anni, che proprio nei mesi scorsi aveva rassegnato al Santo Padre le sue dimissioni.

Alle spalle il nuovo Arcivescovo ha un curriculum di altissimo profilo istituzionale e professionale, non a caso in Vaticano ci parlano di lui come di una delle “eccellenze” di primissimo piano all’interno della Chiesa moderna.

Nato a Montreal il 30 giugno 1971 ,dopo  gli studi secondari il giovane Frank Leo ottiene un Diploma in Scienze Sociali. Consegue il Baccalaureato in Filosofia presso l’Institut de Formation Théologique de Montréal (IFTM), affiliato alla Pontificia Università Lateranense di Roma, e successivamente la Licenza e il Dottorato in Teologia, con specializzazione in Studi Mariani, presso l’International Marian Research Institute (Imri), affiliato al Marianum nell’Università di Dayton (Ohio).Viene ordinato sacerdote il 14 dicembre 1996 per l’Arcidiocesi di Montréal, dove ricopre diversi incarichi, prima vice-parroco di Notre-Dame-de-la-Consolata (1996-2001); poi amministratore della Parrocchia Saint-Joseph-de-Rivière-des-Prairies (2003-2005).

Cappellano della Scuola Roscelli e insegnante di religione del Collège Reine-Marie (2003-2005); e infine parroco di Saint-Raymond-de-Peñafort (2005-2006). Dal 2006 al 2008 torna in Italia alla Pontificia Accademica Ecclesiastica di Roma e segue i corsi di diritto Canonico e di Filosofia ottenendo la Licenza in Filosofia Storico-Critica. Entra, dunque, nel servizio diplomatico della Santa Sede, operando dapprima nella Nunziatura Apostolica in Australia (2008-2011) e poi presso la Missione di Studio della Santa Sede a Hong Kong (2011-2012). Rientrato a Montréal nel 2012, viene nominato Direttore e docente di Dogmatica del Seminario Maggiore, Direttore del Dipartimento di Diritto Canonico dell’Iftm e Vicepresidente dell’Opera diocesana per le vocazioni.

Ma dal 2013 al 2015 è  anche membro del Consiglio presbiterale, dando vita nel 2013 alla Canadian Mariological Society, di cui è anche Presidente.Ma non è tutto. Dal 2015 al 2021 diventa  Segretario Generale della Conferenza episcopale canadese, e nel 2021 riceve l’incarico di vicario generale e moderatore della Curia Arcidiocesana di Montréal.

A Montreal i giornalisti italiani ricordano ancora benissimo il discorso ufficiale che Padre Leo tenne al momento in cui diventò Vicario Generale a Montreal e poi subito dopo vescovo titolare di Tamada: «”Sono “figlio” di questa comunità e ne sono molto fiero, grato al Signore. Non dimentico mai chi sono, le mie origini, questo è molto importante. La comunità ha dato e dà ancora molto a tutta la città. Si è data molto da fare per il bene delle famiglie, un valore per noi molto importante. Grandi lavoratori, gli italiani hanno portato il senso della fede, della cultura, dei valori umani e non solo. Una comunità capace di fare grandi sacrifici».

«Ci hanno insegnato il rispetto, la fede, la dedizione, l’altruismo. Ha sofferto come hanno sofferto tutti gli emigranti, ha subito il razzismo, non sono sempre stati accolti favorevolmente ma hanno superato tutto questo, si sono dati da fare, per costruire una vita nuova senza dimenticare chi sono. Si sono dimostrati comptetenti in tanti settori della nostra società, quello economico, educativo, sociale, religioso, politico, portando un contributo prezioso allo sviluppo della città e della vita in Canada. Credo che la comunità italiana ha ancora molto da dare ma deve essere unita, deve avere il senso della solidarietà per il bene di tutti, non del singolo». 

Quanto basta, insomma, per capire che alla guida della più grande Diocesi del Canada c’è oggi un italo-canadese cresciuto con il senso dell’appartenenza, italiano più di tanti altri, e nel nostro caso specifico figlio morale anche della Calabria. (pn)

In Australia si festeggia la Patrona di S. Eufemia d’Aspromonte

Ad Adelaide, in Australia, la comunità di S. Eufemia d’Aspromonte festeggia la sua Patrona, Sant’Eufemia di Calcedonia.

Un appuntamento a cui gli emigrati del piccolo borgo calabrese non possono mancare, tant’è che, oltre ai calabresi provenienti da Melbourne e Sidney, sarà presente anche una delegazione del Comitato Festa che, a Sant’Eufemia, organizza le celebrazioni per la Patrona.

I festeggiamenti, voluti e organizzati da Vince Condina, saranno caratterizzati dalla processione con una fedele riproduzione della statua di S. Eufemia e del trionfino, al cui centro è posta l’effige della Santa. La processione attraverserà le vie principali della gemellata Charles Sturt.

L’OPINIONE / Vincenzo De Vincenti: Lavorare tutti insieme per il turismo in Calabria

di VINCENZO DE VINCENTI – Siamo tantissimi i figli della Calabria sparsi per il mondo. E, a mio modesto parere, sarebbe opportuno, sulla scia del dibattito in corso, chiedere un tavolo di confronto fra le varie delegazioni delle Associazioni per raccogliere suggerimenti utili per pianificare al meglio la campagna del 2024.

Intorno al tavolo, se sarà organizzato, dovrebbero sedersi i rappresentanti della politica e delle Associazioni titolati in materia, insistenti sul territorio e anche fuori. Credo che per tentare di migliorare le cose non sia sufficiente lamentarsi, è necessario agire, lavorare tutti nella stessa direzione mettendo a disposizioni il meglio delle proprie conoscenze e della propria esperienza.

Chi viene in Calabria?

Oggi il 70 % delle persone che vengono a trascorrere qualche giorno nella nostra terra, lo fa perché ha un amico calabrese. Alla luce di ciò sarebbe sufficiente che ogni calabrese inviti un amico in più per raddoppiare le presenze. Per un calabrese fare questo non dovrebbe essere difficile dato che abbiamo il cuore grande e sappiamo anche accogliere, tant’è che chi viene da noi raramente resta deluso. A tal proposito mi piace ricordare che nei miei 40 anni di residenza a Milano ho invitato molti amici che successivamente, a loro volta, sono diventati amici dei miei che vivono in Calabria.

In altri termini mi sono limitato a far loro da tramite, ad assisterli, guidarli, consigliarli nel rispetto della loro libertà, mettendoli in contatto con le strutture recettive idonee ad assicurare un piacevole soggiorno, dato che il sottoscritto non possiede alberghi o case da affittare. E il movente del mio fare non è mai stato per motivi di lucro o simili, ma solo per l’amore che nutro per la terra che mi ha dato alla luce, per le mie radici.

Ecco, questo è lo spirito che mi ha sempre animato e che anima l’Associazione che mi onoro di di presiedere e rappresentare e che nei suoi primi cinque anni di vita ha raccolto, tramite le quote associative e le donazioni, e investito molte migliaia di euro sul territorio. E qui voglio manifestare la mia gratitudine ai nostri benefattori, molti dei quali sono figli della nostra terra o loro amici, sparsi per il mondo. Un grazie sentito lo rivolgo anche a tutti coloro che hanno dato il loro apporto per la promozione e il passa parola tra contadini e consumatori, che ci ha consentito di far conoscere le nostre eccellenze olearie e non solo, e, in pari tempo a fare incontrare domanda ed offerta per entità quantitative molto importanti.

A beneficio dei lettori interessati a conoscere meglio i fini e le attività svolte dalla nostra associazione, di seguito riporto il link del nostro sito: https://www.associazionericchizzapietrapaola.com/ (vdv)

[Vincenzo De Vincenti è presidente dell’Associazione Ricchizza Pietrapaola Calabria nel mondo]

I calabresi di Roma Est omaggiano la Settimana della Cucina italiana nel mondo

È al ristorante The Village di Roma, gestito dal calabrese Michele Torre, che i calabresi di Roma Est hanno voluto dare un contributo alla Settimana della cucina italiana nel mondo.

Il ristorante, alla presenza di tanti partecipanti, lo chef stellato Alessandro Cauteruccio di Buonvicino (CS), ha portato in tavola i sapori della Calabria . L’iniziativa si è svolta grazie al supporto dello stimato Pino Parise, insieme alla moglie Mariella e ai figli Gianluca e Jennifer, in collaborazione con la giornalista calabrese Marilena Alescio, che ha curato l’evento.

Lo chef ha presentato per la degustazione, piatti della tradizione enogastronomica rivisitati, per valorizzare la dieta mediterranea , mantenendo il sapere e il sapore dell’ agroalimentare calabrese.  Tra le pietanze: insalata di mare con funghi e tocco di peperone; salmone e fiore di zucca in concentrato di ace con scaglie di cioccolato fondente; polpo e patate con melone in salsa vinaigrette; gamberone alla catalana con soffiato di pecorino ; involtino di branzino con pancetta su emulsione di nduja e mascarpone; calamaro in tempura con cicoria ripassata e paprika dolce. E come fantasia dello chef, tonnarello con calamaro e zucchine ed emulsione di succo di pomodoro. Con questo contributo, i Calabresi a Roma, hanno voluto omaggiare la settimana della cucina italiana, incentrata sulla convivialità, la sostenibilità e l’ innovazione, sempre a sostegno del Made in Italy e con la Calabria nel cuore.

Questa è soltanto un’anticipazione delle nostre potenzialità, hanno detto l’ imprenditore Michele Torre e lo chef Alessandro Cauteruccio, già pronti per la “cena calabrese” prevista il 10 dicembre al Ristorante “The Village” di Roma.  (rrm)

In copertina, lo chef Alessandro Cauteruccio

Peppino De Rose: «Portiamo la Calabria a Bruxelles»

di PINO NANOEconomista, Esperto in Politiche e Programmi dell’Unione Europea, Professore Universitario di “Impresa turistica e mercati internazionali” presso l’Università della Calabria, campus nel quale ha conseguito con lode la laurea in “Economia e Commercio con indirizzo in Economia delle Amministrazioni Pubbliche e delle Istituzioni Internazionali”, il prof. Peppino De Rose è l’uomo che per motivi di studio oggi conosce meglio di chiunque altro oggi il mondo dei calabresi sparsi per il mondo.

All’ Università della Calabria, dove oggi insegna, ha ricoperto da studente, la carica di Presidente del Consiglio degli Studenti. Ha conseguito il Dottorato di ricerca in “Formazione della Persona e Mercato del lavoro” presso l’Università di Bergamo e diverse specializzazioni. Tra queste, la specializzazione in “Governo del territorio” presso l’Università Guglielmo Marconi di Roma e in “Management delle imprese non profit” alla Bocconi di Milano. È stato cultore della materia in Diritto Pubblico, Legislazione Scolastica e Pedagogia presso l’Università della Basilicata. 

Da giovanissimo è stato chiamato a svolgere funzioni di consulente e consigliere politico nei Bureaux dei Deputati al Parlamento Europeo, e di esperto presso vari dipartimenti della Regione Calabria, in particolare presso il Dipartimento Programmazione Nazionale e Comunitaria e il Dipartimento Turismo e Beni Culturali. Fra le altre cose che fa è anche direttore scientifico di progetti di ricerca sperimentale sul turismo internazionale e l’internazionalizzazione delle Regioni del Mezzogiorno d’Italia.

Professore, nessuno meglio di lei conosce il mondo dei Calabresi che sono lontani. Da dove vogliamo partire?

Dalla consapevolezza che i calabresi nel mondo rappresentano uno straordinario patrimonio di conoscenza e cultura oltre che un modello vincente di impegno, sacrificio e abnegazione nel mondo del lavoro. 

In che senso Professore?

Essi rappresentano una grande risorsa per le importanti reti di relazioni intessute a livello nazionale ed internazionale che possono tornare utili al sistema Calabria, aiutando ad accrescere la reputazione della regione nei Paesi in cui oramai vivono e lavorano, stimolando anche la domanda di beni e servizi nei mercati ed incoraggiando l’attrazione degli investimenti in Calabria. 

Ha un valore sociale tutto questo?

Non lo dice mai nessuno, ma i Calabresi nel mondo, grazie ai successi ottenuti in tutto il mondo, rappresentano il miglior testimonial della Calabria e rappresentano anche un grande esempio per i giovani calabresi, che oggi, così come nel passato, sono ancora costretti a partire dalla Calabria in cerca di fortuna altrove. 

Mi pare che nella maggior parte dei casi non abbiamo molte altre alternative, non crede?

Mettiamola allora così, la Calabria oggi è una meravigliosa terra che gode di una serie di potenzialità in linea alle esigenze dei mercati internazionali. Una serie di fattori favorevoli, come l’andamento demografico in Europa e le nuove abitudini o aspettative dei turisti, richiamano oramai ad un adeguamento rapido da parte degli attori dello sviluppo dei territori per poter creare un livello di competitività soddisfacente in grado di utilizzare al meglio l’importante patrimonio storico, culturale e naturale disponibile capace di generare posti di lavoro continuativo. 

Cosa c’entra tutto questo con i giovani?

C’entra, e come! I giovani calabresi svolgono un importante ruolo di promotori dello sviluppo. Il problema è che il passaggio, naturale e spesso scontato dal mondo della scuola, della formazione a quello del mercato del lavoro, nell’ultimo decennio si è configurato sempre più difficoltoso ed all’insegna di una strada incerta e tortuosa da percorrere, tanto da spingere le istituzioni europee e nazionali a considerare nuovi strumenti per garantire ai giovani l’accesso alla vita attiva. 

Sembra una cosa facile?

È un passaggio quanto mai delicato, che implica l’incontro tra più attori quali giovani, istituzioni scolastiche, università e mercato del lavoro, poiché non sono ancora ben chiari i legami e le corrispondenze tra formazione, sostegno all’occupazione e conseguente sviluppo economico della Calabria. Nonostante il ritardo di sviluppo della Calabria rispetto alle altre regioni d’Italia e d’Europa, di cui tutti siamo consapevoli per come emerge anche dai documenti report della Commissione europea, si stanno verificando una serie di condizioni favorevoli che possono generare un cambiamento ed una rinascita della nostra Regione.  

Nel senso che ci sono ancora spazi di movimento importanti?

Ne sono certo. La Calabria, nonostante tutto, rimane ancora una regione attrattiva ed a forte potenziale di crescita, oltre per le oggettive bellezze e patrimonio culturale e turistico, ma anche per tutta una serie di mutamenti a livello globale.

Da economista, ci aiuta a immaginare il futuro?

Entro il 2030 la maggior parte dei Paesi mondiali avranno a disposizione una popolazione identificabile in maggioranza come “middle class’’. Ci sarà una maggiore richiesta di beni e servizi di qualità ed una crescente urbanizzazione: ogni anno entreranno a far parte della popolazione urbana di 65 milioni di persone. La dimensione della “classe media globale’’ crescerà sino a un valore di 4,9 miliardi di persone nel 2030, ci saranno popolazioni sempre meno giovani ed i trend settoriali nel turismo sono quelli del turismo lento, naturalistico, esperienziale e culturale. Infine, c’è una grande attenzione da parte delle persone a livello mondiale sull’alimentazione di qualità, e la Calabria è la patria della Dieta Mediterranea, questa antica pratica alimentare supportata da studi scientifici che incide positivamente sulla longevità delle persone. 

Tradotto in valore reale cosa significa tutto questo?

Vede, queste nuove esigenze, impongono un significativo cambiamento nei processi per offrire ai mercati internazionali prodotti eccellenti ed innovativi con un forte orientamento al cliente globale soprattutto per il turismo e l’agricoltura. L’export della Calabria vale purtroppo ancora lo 0,1 % sul dato nazionale, ma ci sono segnali incoraggianti che la strada è quella di sostenere la creazione di reti commerciali con l’estero. 

Che ruolo gioca in questo la comunità di quelli che vivono fuori dalla Calabria?

Sono convinto che i calabresi all’estero, accumunati da un forte attaccamento alle radici, rientrano tra quel target di turisti internazionali, a cui soprattutto i piccoli Comuni, possono orientare la loro strategia di marketing internazionale, poiché viaggiatori animati dalla forte motivazione della riscoperta delle proprie origini e della propria storia familiare oltre che dalla voglia di esplorare e visitare nuovi luoghi. Chi emigra non dimentica mai la sua terra natale da cui è nata e prende forma la propria storia personale. A emigrare non è solo un corpo, è errata una visione in cui nell’ emigrazione si vede e si percepisce un semplice spostamento di persone. A emigrare con le persone è la cultura di quel paese. Paradossalmente più si è lontani da “casa” e maggiore diventa l’esigenza di tutelare altrove le tradizioni e la cultura che sono elemento caratterizzante della persona. Per salvaguardare e tramandare tra gli emigrati questo aspetto culturale, sono nate all’estero diverse associazioni. 

Esistono dei numeri reali relativi a questo mondo?

Assolutamente si. Le associazioni italiane all’ estero sono distribuite nel seguente modo: in Europa 3.319 unità, 2.865 unità tra America settentrionale e meridionale, Oceania 755, Asia 702 ed infine 15 unità in Asia. Il maggior numero di associazioni italiane si trova in Svizzera con le sue 1.438 unità e in Germania con 645 gruppi, come risulta dai dati provenienti dal sito del Ministero degli Affari esteri, Direzione Generale dell’Emigrazione e degli Affari esteri. 

Sono tante, e che ruolo hanno a suo giudizio?

Le associazioni cercano di preservare e rafforzare l’identità di provenienza, creando dei momenti di socializzazione senza operare con l’idea di contrapporsi a quella che è la società che li ospita. L’ obiettivo è quello di creare una posizione intermedia tra la comunità di partenza e i luoghi che ospitano gli emigrati. Anche le associazioni calabresi sono nate con questo spirito ed assumevamo la forma di società di mutuo soccorso. 

Può darci un’idea di quante siano oggi le associazioni dei calabresi all’estero?

Attualmente le associazioni calabresi all’ estero che sono iscritte ai registri sono un totale di 178 unità. 

Abbastanza per dare il senso della nostra presenza nel mondo?

Sa cosa succede? Che i processi che si innescano con questo tipo di azioni sono più che positivi perché abbattono qualsiasi confine nazionalistico, aprono gli occhi ad un mondo multiculturale dove chi prima era percepito come uno “straniero” possa essere invece oggi una risorsa che permette di aprire una finestra su delle realtà diverse rispetto a quelle che siamo abituati a vivere quotidianamente. 

Esiste sulla carta un minimo di regolamentazione ufficiale?

Il testo normativo più recente ed articolato che regolamenta i rapporti tra la Regione Calabria e i calabresi all’ estero è la “Legge organica in materia di relazioni tra Regione Calabria, i calabresi nel mondo e le loro comunità” o anche semplicemente detta come legge n.8 del 26 Aprile 2018. 

È una legge sufficiente a garantire questo mondo?

Nell’art. 2 sono state evidenziate quelle che sono le finalità da conseguire, nell’ambito delle finalità fissate dallo Statuto e in ordine agli obiettivi economici e sociali e nei limiti stabiliti dalla Costituzione. La Regione Calabria opera per incrementare e valorizzare le relazioni con i calabresi nel mondo ed interviene a favore dei calabresi nel mondo che intendono rientrare definitivamente in Calabria, agevolandone il reinserimento sociale. 

E questo secondo lei è sufficiente?

La verità è che gli strumenti legislativi vanno ripresi con forza e vigore, perché vanno nella direzione di considerare la stessa emigrazione come opportunità di sviluppo per l’attivazione dei processi di internazionalizzazione dei territori e dei Comuni. Un approccio mirato a un nuovo posizionamento della Calabria nella “gerarchia” delle destinazioni turistiche nel Mediterraneo.  

Perché secondo lei serve una maggiore integrazione tra politica e mondo dell’emigrazione?

Solo una vera sinergia tra calabresi all’ estero e le autorità regionali può far nascere una nuova progettualità per la Calabria quale terra dalla quale non si scappa più, ma si ritorna per creare nuovi scenari, prospettive, sviluppo e benessere. I canali web adesso più che mai, permettono di lanciare messaggi diretti ai calabresi che vivono lontani in modo immediato e che possono essere condivisi facilmente con il resto della collettività. La competizione globale e le nuove necessità del mercato hanno reso obsoleto il modello classico di turismo e in uno scenario di sviluppo del settore dei servizi, l’ambiente competitivo nei prossimi anni sarà ancora sensibilmente diverso da quello del presente. La definizione di piani e programmi ben definiti nelle policy di settore, non può prescindere da questo palese interesse per la Calabria e dall’opportunità che i calabresi all’estero offrono alla loro terra anche per l ‘attrazione degli investimenti soprattutto nelle aree in ritardo di sviluppo, capaci di esprimere un potenziale per la creazione di posti di lavoro, specialmente per i giovani. 

Esistono insomma dei margini di ripresa di questo rapporto tra chi è partito e chi invece è rimasto?

Io credo che l’innovazione e la diversificazione dei prodotti turistici, una formazione mirata per il potenziamento delle conoscenze e delle competenze ad ogni livello, possono essere una via per dare prova di resilienza ai tanti Comuni e innescare finalmente la crescita sperata e prova di resilienza persino durante i periodi di emergenza sanitaria ed economica. Se questo sforzo si fa complessivamente, sono sicuro che possiamo raccogliere questa sfida con tutti i nostri ritardi ma anche con tutte le nostre grandi capacità. (pn)

 

Il presidente Mancuso: Sinergie con i calabresi nel mondo per promuovere lo sviluppo in Calabria

«Le energie vitali delle comunità dei calabresi che vivono in altre realtà, possono aiutarci a superare i cronici ritardi della Calabria, fungendo da incubatore per nuove progettualità di sviluppo». È quanto ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Filippo Mancuso, nel corso della Festa dei Calabresi nel mondo svoltasi a Roma e organizzata dall’Associazione Brutium, guidata da Gemma Gesualdi.

«Questo qualificato apporto (di cui la ‘Festa dei Calabresi nel mondo’ è un esempio) sarà cruciale, per valorizzare ancor di più l’azione di rinnovamento che la Regione sta dispiegando, anzitutto per rimuovere i divari di opportunità tra i nostri giovani e quelli che vivono in altre regioni», ha aggiunto Mancuso, sottolineando che «i calabresi che vivono fuori regione sono i più appassionati ambasciatori della nostra terra. Le occasioni d’incontro mi emozionano sempre, perché ravvivano la fiamma del sentimento comune che ci lega tutti alla Calabria e ricordano i sacrifici di chi ha dovuto lasciare la propria terra alla ricerca di opportunità».

Per Mancuso «i profondi sconvolgimenti nazionali e globali, causati dalla crisi economica e pandemica, stanno facendo emergere il progressivo desiderio – specie nei giovani – di far ritorno nelle città e nei borghi calabresi. Un flusso percepibile quasi quotidianamente, che necessita di intelligenti ‘politiche di rientro’ dell’immenso capitale umano che ha legami con la Calabria».

«La valorizzazione di incontri e relazioni tra esperienze, professionalità e capacità individuali – ha concluso – coltivate nelle rispettive diversità di contesti culturali ma accumunate dall’amore per le tradizioni e per le bellezze della nostra terra, ci consentirà di affrontare le sfide del nostro tempo per promuovere benessere e crescita sociale in Calabria». (rmm)

A Roma si consegna il Brutium, un riconoscimento ai figli di Calabria

di MARIA CRISTINA GULLÌ –

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rna stasera in Campidoglio, nella Sala della prootomoteca, il tradizionale Premio Brutium, promosso dall’omonima Associazione fondata dall’indimenticabile Peppino Gesualdi 54 anni fa a Roma.

Un riconoscimento per i figli illustri della Calabria, personalità nel campo della scienza, della cultura, della formazione, del giornalismo, dello spettacolo che, con la Calabria dentro al cuore, portano lustro alla propria terra.

L’edizione di quest’anno, in realtà copre anche quella del 2021 rinviata per sopravvenuti problemi, per cui ci saranno doppie premiazioni con le medaglie d’oro 2021 e 2022. Brutium da oltre 50 anni opera in Italia e nel mondo nell’intento di creare un solido legame ideale tra i calabresi sparsi nel mondo, nel comune amore verso la propria terra, al di fuori e al di sopra di ogni personale ideologia e nell’intento di operare, ciascuno nel proprio campo, e tutti spiritualmente uniti, per la rinascita della Calabria.

Dopo una lunga pausa, quest’anno la Festa si propone di accendere i riflettori su quanto già creato dal fondatore Giuseppe Gesualdi attraverso le Delegazioni del Brutium Estero, una grande e efficiente Rete tra i calabresi che vivono e operano a Roma (la città più popolosa della Calabria, con oltre 600mila calabresi residenti) e quelli che sparsi in tutto il mondo dove rappresentano un’altra Italia produttiva e orgogliosa delle competenze e capacità che emergono in ogni campo.

Non a caso, figurano in tutto il mondo calabresi ai vertici di istituzioni, imprese, Università, Centri di ricerca scientifica, multinazionali e organizzazioni sociali. Una rappresentatività invidiabile e unica, soprattutto perché presidenti, amministratori, politici, industriali vantano con orgoglio la propria appartenenza e rivendicano le proprie origini.

Sono associazioni come il Brutium che si impegnano a valorizzare, far conoscere questi calabresi che hanno saputo conquistare ruoli di grande rilievo e raggiunto il successo con la propria attività, rivelando al mondo che nel dna di chi nasce in Calabria esiste la predisposizione al successo: capacità e competenza unite alla voglia di arrivare e di raggiungere prestigiosi traguardi. Sempre orgogliosamente legati alla terra che ha dato loro i natali e testimonial diretti di quel sentimento straordinario di “calabresità” che unisce e avvicina un popolo che ha subito una delle più grandi diaspore della storia. L’emigrazione calabrese è stata un fenomeno di dimensioni incredibili (si calcola che – incluse le quarte generazioni – sono all’incirca otto milioni i calabresi sparsi nel mondo, ovvero una comunità quattro volte maggiore di quella residente nella regione. 

L’evento di stasera (ore 18)  vedrà la partecipazione di numerosi esponenti della politica e della cultura. A presiedere la cerimonia l’on. Simonetta Matone affiancata dalla presidente del Brutium Gemma Gesualdi, dal presidente del Consiglio regionale della Calabria Filippo Mancuso e dall’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo. Prima della premiazione il prof. Peppino De Rose che insegna Impresa turistica e Mercati internazionali all’Unical parlerà su “i Calabresi nel Mondo: risorse e opportunità per una Calabria internazionale”. Sono previsti collegamenti video con alcuni illustri esponenti calabresi che vivono all’estero che racconteranno la loro esperienza. Il tema del turismo di ritorno (o delle radici) è tra i più attuali ed è fondamentale ricostruire la rete con i calabresi e le comunità dei calabresi in ogni angolo della terra, per promuovere visite organizzate nella terra dei padri.

I premiati del 2021

Pierpaolo Bombardieri, Segretario Generale UIL, Sonia Ferrari, Professore Associato di Marketing territoriale Unical, Maria Girone, Chief Cern Openlab Eugenio Guglielmelli, Prorettore alla Ricerca Università Campus Bio-medico e nuovo Rettore da novembre Francesco Mollace, Magistrato, Agostino Silipo, Presidente System House, Santo Strati, Giornalista Direttore quotidiano Calabria.Live, Suor A. Maria Tavella, Madre Generale mondiale Suore Mercedarie.

I premiati del 2022

Francesco Catalano, Presidente Niando Construction USA S.E. Francesco Massara, Vescovo di Camerino, Pino Musolino, Presidente Autorità Portuale Tirreno Centrale, Antonella Polimeni, Rettrice dell’Università “La Sapienza”, Roberto Sergio, Direttore Radio Rai, Maurizio Stumbo, Responsabile Sviluppo Sogei.  (mcg)