I calabresi di Roma Est omaggiano la Settimana della Cucina italiana nel mondo

È al ristorante The Village di Roma, gestito dal calabrese Michele Torre, che i calabresi di Roma Est hanno voluto dare un contributo alla Settimana della cucina italiana nel mondo.

Il ristorante, alla presenza di tanti partecipanti, lo chef stellato Alessandro Cauteruccio di Buonvicino (CS), ha portato in tavola i sapori della Calabria . L’iniziativa si è svolta grazie al supporto dello stimato Pino Parise, insieme alla moglie Mariella e ai figli Gianluca e Jennifer, in collaborazione con la giornalista calabrese Marilena Alescio, che ha curato l’evento.

Lo chef ha presentato per la degustazione, piatti della tradizione enogastronomica rivisitati, per valorizzare la dieta mediterranea , mantenendo il sapere e il sapore dell’ agroalimentare calabrese.  Tra le pietanze: insalata di mare con funghi e tocco di peperone; salmone e fiore di zucca in concentrato di ace con scaglie di cioccolato fondente; polpo e patate con melone in salsa vinaigrette; gamberone alla catalana con soffiato di pecorino ; involtino di branzino con pancetta su emulsione di nduja e mascarpone; calamaro in tempura con cicoria ripassata e paprika dolce. E come fantasia dello chef, tonnarello con calamaro e zucchine ed emulsione di succo di pomodoro. Con questo contributo, i Calabresi a Roma, hanno voluto omaggiare la settimana della cucina italiana, incentrata sulla convivialità, la sostenibilità e l’ innovazione, sempre a sostegno del Made in Italy e con la Calabria nel cuore.

Questa è soltanto un’anticipazione delle nostre potenzialità, hanno detto l’ imprenditore Michele Torre e lo chef Alessandro Cauteruccio, già pronti per la “cena calabrese” prevista il 10 dicembre al Ristorante “The Village” di Roma.  (rrm)

In copertina, lo chef Alessandro Cauteruccio

Peppino De Rose: «Portiamo la Calabria a Bruxelles»

di PINO NANOEconomista, Esperto in Politiche e Programmi dell’Unione Europea, Professore Universitario di “Impresa turistica e mercati internazionali” presso l’Università della Calabria, campus nel quale ha conseguito con lode la laurea in “Economia e Commercio con indirizzo in Economia delle Amministrazioni Pubbliche e delle Istituzioni Internazionali”, il prof. Peppino De Rose è l’uomo che per motivi di studio oggi conosce meglio di chiunque altro oggi il mondo dei calabresi sparsi per il mondo.

All’ Università della Calabria, dove oggi insegna, ha ricoperto da studente, la carica di Presidente del Consiglio degli Studenti. Ha conseguito il Dottorato di ricerca in “Formazione della Persona e Mercato del lavoro” presso l’Università di Bergamo e diverse specializzazioni. Tra queste, la specializzazione in “Governo del territorio” presso l’Università Guglielmo Marconi di Roma e in “Management delle imprese non profit” alla Bocconi di Milano. È stato cultore della materia in Diritto Pubblico, Legislazione Scolastica e Pedagogia presso l’Università della Basilicata. 

Da giovanissimo è stato chiamato a svolgere funzioni di consulente e consigliere politico nei Bureaux dei Deputati al Parlamento Europeo, e di esperto presso vari dipartimenti della Regione Calabria, in particolare presso il Dipartimento Programmazione Nazionale e Comunitaria e il Dipartimento Turismo e Beni Culturali. Fra le altre cose che fa è anche direttore scientifico di progetti di ricerca sperimentale sul turismo internazionale e l’internazionalizzazione delle Regioni del Mezzogiorno d’Italia.

Professore, nessuno meglio di lei conosce il mondo dei Calabresi che sono lontani. Da dove vogliamo partire?

Dalla consapevolezza che i calabresi nel mondo rappresentano uno straordinario patrimonio di conoscenza e cultura oltre che un modello vincente di impegno, sacrificio e abnegazione nel mondo del lavoro. 

In che senso Professore?

Essi rappresentano una grande risorsa per le importanti reti di relazioni intessute a livello nazionale ed internazionale che possono tornare utili al sistema Calabria, aiutando ad accrescere la reputazione della regione nei Paesi in cui oramai vivono e lavorano, stimolando anche la domanda di beni e servizi nei mercati ed incoraggiando l’attrazione degli investimenti in Calabria. 

Ha un valore sociale tutto questo?

Non lo dice mai nessuno, ma i Calabresi nel mondo, grazie ai successi ottenuti in tutto il mondo, rappresentano il miglior testimonial della Calabria e rappresentano anche un grande esempio per i giovani calabresi, che oggi, così come nel passato, sono ancora costretti a partire dalla Calabria in cerca di fortuna altrove. 

Mi pare che nella maggior parte dei casi non abbiamo molte altre alternative, non crede?

Mettiamola allora così, la Calabria oggi è una meravigliosa terra che gode di una serie di potenzialità in linea alle esigenze dei mercati internazionali. Una serie di fattori favorevoli, come l’andamento demografico in Europa e le nuove abitudini o aspettative dei turisti, richiamano oramai ad un adeguamento rapido da parte degli attori dello sviluppo dei territori per poter creare un livello di competitività soddisfacente in grado di utilizzare al meglio l’importante patrimonio storico, culturale e naturale disponibile capace di generare posti di lavoro continuativo. 

Cosa c’entra tutto questo con i giovani?

C’entra, e come! I giovani calabresi svolgono un importante ruolo di promotori dello sviluppo. Il problema è che il passaggio, naturale e spesso scontato dal mondo della scuola, della formazione a quello del mercato del lavoro, nell’ultimo decennio si è configurato sempre più difficoltoso ed all’insegna di una strada incerta e tortuosa da percorrere, tanto da spingere le istituzioni europee e nazionali a considerare nuovi strumenti per garantire ai giovani l’accesso alla vita attiva. 

Sembra una cosa facile?

È un passaggio quanto mai delicato, che implica l’incontro tra più attori quali giovani, istituzioni scolastiche, università e mercato del lavoro, poiché non sono ancora ben chiari i legami e le corrispondenze tra formazione, sostegno all’occupazione e conseguente sviluppo economico della Calabria. Nonostante il ritardo di sviluppo della Calabria rispetto alle altre regioni d’Italia e d’Europa, di cui tutti siamo consapevoli per come emerge anche dai documenti report della Commissione europea, si stanno verificando una serie di condizioni favorevoli che possono generare un cambiamento ed una rinascita della nostra Regione.  

Nel senso che ci sono ancora spazi di movimento importanti?

Ne sono certo. La Calabria, nonostante tutto, rimane ancora una regione attrattiva ed a forte potenziale di crescita, oltre per le oggettive bellezze e patrimonio culturale e turistico, ma anche per tutta una serie di mutamenti a livello globale.

Da economista, ci aiuta a immaginare il futuro?

Entro il 2030 la maggior parte dei Paesi mondiali avranno a disposizione una popolazione identificabile in maggioranza come “middle class’’. Ci sarà una maggiore richiesta di beni e servizi di qualità ed una crescente urbanizzazione: ogni anno entreranno a far parte della popolazione urbana di 65 milioni di persone. La dimensione della “classe media globale’’ crescerà sino a un valore di 4,9 miliardi di persone nel 2030, ci saranno popolazioni sempre meno giovani ed i trend settoriali nel turismo sono quelli del turismo lento, naturalistico, esperienziale e culturale. Infine, c’è una grande attenzione da parte delle persone a livello mondiale sull’alimentazione di qualità, e la Calabria è la patria della Dieta Mediterranea, questa antica pratica alimentare supportata da studi scientifici che incide positivamente sulla longevità delle persone. 

Tradotto in valore reale cosa significa tutto questo?

Vede, queste nuove esigenze, impongono un significativo cambiamento nei processi per offrire ai mercati internazionali prodotti eccellenti ed innovativi con un forte orientamento al cliente globale soprattutto per il turismo e l’agricoltura. L’export della Calabria vale purtroppo ancora lo 0,1 % sul dato nazionale, ma ci sono segnali incoraggianti che la strada è quella di sostenere la creazione di reti commerciali con l’estero. 

Che ruolo gioca in questo la comunità di quelli che vivono fuori dalla Calabria?

Sono convinto che i calabresi all’estero, accumunati da un forte attaccamento alle radici, rientrano tra quel target di turisti internazionali, a cui soprattutto i piccoli Comuni, possono orientare la loro strategia di marketing internazionale, poiché viaggiatori animati dalla forte motivazione della riscoperta delle proprie origini e della propria storia familiare oltre che dalla voglia di esplorare e visitare nuovi luoghi. Chi emigra non dimentica mai la sua terra natale da cui è nata e prende forma la propria storia personale. A emigrare non è solo un corpo, è errata una visione in cui nell’ emigrazione si vede e si percepisce un semplice spostamento di persone. A emigrare con le persone è la cultura di quel paese. Paradossalmente più si è lontani da “casa” e maggiore diventa l’esigenza di tutelare altrove le tradizioni e la cultura che sono elemento caratterizzante della persona. Per salvaguardare e tramandare tra gli emigrati questo aspetto culturale, sono nate all’estero diverse associazioni. 

Esistono dei numeri reali relativi a questo mondo?

Assolutamente si. Le associazioni italiane all’ estero sono distribuite nel seguente modo: in Europa 3.319 unità, 2.865 unità tra America settentrionale e meridionale, Oceania 755, Asia 702 ed infine 15 unità in Asia. Il maggior numero di associazioni italiane si trova in Svizzera con le sue 1.438 unità e in Germania con 645 gruppi, come risulta dai dati provenienti dal sito del Ministero degli Affari esteri, Direzione Generale dell’Emigrazione e degli Affari esteri. 

Sono tante, e che ruolo hanno a suo giudizio?

Le associazioni cercano di preservare e rafforzare l’identità di provenienza, creando dei momenti di socializzazione senza operare con l’idea di contrapporsi a quella che è la società che li ospita. L’ obiettivo è quello di creare una posizione intermedia tra la comunità di partenza e i luoghi che ospitano gli emigrati. Anche le associazioni calabresi sono nate con questo spirito ed assumevamo la forma di società di mutuo soccorso. 

Può darci un’idea di quante siano oggi le associazioni dei calabresi all’estero?

Attualmente le associazioni calabresi all’ estero che sono iscritte ai registri sono un totale di 178 unità. 

Abbastanza per dare il senso della nostra presenza nel mondo?

Sa cosa succede? Che i processi che si innescano con questo tipo di azioni sono più che positivi perché abbattono qualsiasi confine nazionalistico, aprono gli occhi ad un mondo multiculturale dove chi prima era percepito come uno “straniero” possa essere invece oggi una risorsa che permette di aprire una finestra su delle realtà diverse rispetto a quelle che siamo abituati a vivere quotidianamente. 

Esiste sulla carta un minimo di regolamentazione ufficiale?

Il testo normativo più recente ed articolato che regolamenta i rapporti tra la Regione Calabria e i calabresi all’ estero è la “Legge organica in materia di relazioni tra Regione Calabria, i calabresi nel mondo e le loro comunità” o anche semplicemente detta come legge n.8 del 26 Aprile 2018. 

È una legge sufficiente a garantire questo mondo?

Nell’art. 2 sono state evidenziate quelle che sono le finalità da conseguire, nell’ambito delle finalità fissate dallo Statuto e in ordine agli obiettivi economici e sociali e nei limiti stabiliti dalla Costituzione. La Regione Calabria opera per incrementare e valorizzare le relazioni con i calabresi nel mondo ed interviene a favore dei calabresi nel mondo che intendono rientrare definitivamente in Calabria, agevolandone il reinserimento sociale. 

E questo secondo lei è sufficiente?

La verità è che gli strumenti legislativi vanno ripresi con forza e vigore, perché vanno nella direzione di considerare la stessa emigrazione come opportunità di sviluppo per l’attivazione dei processi di internazionalizzazione dei territori e dei Comuni. Un approccio mirato a un nuovo posizionamento della Calabria nella “gerarchia” delle destinazioni turistiche nel Mediterraneo.  

Perché secondo lei serve una maggiore integrazione tra politica e mondo dell’emigrazione?

Solo una vera sinergia tra calabresi all’ estero e le autorità regionali può far nascere una nuova progettualità per la Calabria quale terra dalla quale non si scappa più, ma si ritorna per creare nuovi scenari, prospettive, sviluppo e benessere. I canali web adesso più che mai, permettono di lanciare messaggi diretti ai calabresi che vivono lontani in modo immediato e che possono essere condivisi facilmente con il resto della collettività. La competizione globale e le nuove necessità del mercato hanno reso obsoleto il modello classico di turismo e in uno scenario di sviluppo del settore dei servizi, l’ambiente competitivo nei prossimi anni sarà ancora sensibilmente diverso da quello del presente. La definizione di piani e programmi ben definiti nelle policy di settore, non può prescindere da questo palese interesse per la Calabria e dall’opportunità che i calabresi all’estero offrono alla loro terra anche per l ‘attrazione degli investimenti soprattutto nelle aree in ritardo di sviluppo, capaci di esprimere un potenziale per la creazione di posti di lavoro, specialmente per i giovani. 

Esistono insomma dei margini di ripresa di questo rapporto tra chi è partito e chi invece è rimasto?

Io credo che l’innovazione e la diversificazione dei prodotti turistici, una formazione mirata per il potenziamento delle conoscenze e delle competenze ad ogni livello, possono essere una via per dare prova di resilienza ai tanti Comuni e innescare finalmente la crescita sperata e prova di resilienza persino durante i periodi di emergenza sanitaria ed economica. Se questo sforzo si fa complessivamente, sono sicuro che possiamo raccogliere questa sfida con tutti i nostri ritardi ma anche con tutte le nostre grandi capacità. (pn)

 

Il presidente Mancuso: Sinergie con i calabresi nel mondo per promuovere lo sviluppo in Calabria

«Le energie vitali delle comunità dei calabresi che vivono in altre realtà, possono aiutarci a superare i cronici ritardi della Calabria, fungendo da incubatore per nuove progettualità di sviluppo». È quanto ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Filippo Mancuso, nel corso della Festa dei Calabresi nel mondo svoltasi a Roma e organizzata dall’Associazione Brutium, guidata da Gemma Gesualdi.

«Questo qualificato apporto (di cui la ‘Festa dei Calabresi nel mondo’ è un esempio) sarà cruciale, per valorizzare ancor di più l’azione di rinnovamento che la Regione sta dispiegando, anzitutto per rimuovere i divari di opportunità tra i nostri giovani e quelli che vivono in altre regioni», ha aggiunto Mancuso, sottolineando che «i calabresi che vivono fuori regione sono i più appassionati ambasciatori della nostra terra. Le occasioni d’incontro mi emozionano sempre, perché ravvivano la fiamma del sentimento comune che ci lega tutti alla Calabria e ricordano i sacrifici di chi ha dovuto lasciare la propria terra alla ricerca di opportunità».

Per Mancuso «i profondi sconvolgimenti nazionali e globali, causati dalla crisi economica e pandemica, stanno facendo emergere il progressivo desiderio – specie nei giovani – di far ritorno nelle città e nei borghi calabresi. Un flusso percepibile quasi quotidianamente, che necessita di intelligenti ‘politiche di rientro’ dell’immenso capitale umano che ha legami con la Calabria».

«La valorizzazione di incontri e relazioni tra esperienze, professionalità e capacità individuali – ha concluso – coltivate nelle rispettive diversità di contesti culturali ma accumunate dall’amore per le tradizioni e per le bellezze della nostra terra, ci consentirà di affrontare le sfide del nostro tempo per promuovere benessere e crescita sociale in Calabria». (rmm)

A Roma si consegna il Brutium, un riconoscimento ai figli di Calabria

di MARIA CRISTINA GULLÌ –

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rna stasera in Campidoglio, nella Sala della prootomoteca, il tradizionale Premio Brutium, promosso dall’omonima Associazione fondata dall’indimenticabile Peppino Gesualdi 54 anni fa a Roma.

Un riconoscimento per i figli illustri della Calabria, personalità nel campo della scienza, della cultura, della formazione, del giornalismo, dello spettacolo che, con la Calabria dentro al cuore, portano lustro alla propria terra.

L’edizione di quest’anno, in realtà copre anche quella del 2021 rinviata per sopravvenuti problemi, per cui ci saranno doppie premiazioni con le medaglie d’oro 2021 e 2022. Brutium da oltre 50 anni opera in Italia e nel mondo nell’intento di creare un solido legame ideale tra i calabresi sparsi nel mondo, nel comune amore verso la propria terra, al di fuori e al di sopra di ogni personale ideologia e nell’intento di operare, ciascuno nel proprio campo, e tutti spiritualmente uniti, per la rinascita della Calabria.

Dopo una lunga pausa, quest’anno la Festa si propone di accendere i riflettori su quanto già creato dal fondatore Giuseppe Gesualdi attraverso le Delegazioni del Brutium Estero, una grande e efficiente Rete tra i calabresi che vivono e operano a Roma (la città più popolosa della Calabria, con oltre 600mila calabresi residenti) e quelli che sparsi in tutto il mondo dove rappresentano un’altra Italia produttiva e orgogliosa delle competenze e capacità che emergono in ogni campo.

Non a caso, figurano in tutto il mondo calabresi ai vertici di istituzioni, imprese, Università, Centri di ricerca scientifica, multinazionali e organizzazioni sociali. Una rappresentatività invidiabile e unica, soprattutto perché presidenti, amministratori, politici, industriali vantano con orgoglio la propria appartenenza e rivendicano le proprie origini.

Sono associazioni come il Brutium che si impegnano a valorizzare, far conoscere questi calabresi che hanno saputo conquistare ruoli di grande rilievo e raggiunto il successo con la propria attività, rivelando al mondo che nel dna di chi nasce in Calabria esiste la predisposizione al successo: capacità e competenza unite alla voglia di arrivare e di raggiungere prestigiosi traguardi. Sempre orgogliosamente legati alla terra che ha dato loro i natali e testimonial diretti di quel sentimento straordinario di “calabresità” che unisce e avvicina un popolo che ha subito una delle più grandi diaspore della storia. L’emigrazione calabrese è stata un fenomeno di dimensioni incredibili (si calcola che – incluse le quarte generazioni – sono all’incirca otto milioni i calabresi sparsi nel mondo, ovvero una comunità quattro volte maggiore di quella residente nella regione. 

L’evento di stasera (ore 18)  vedrà la partecipazione di numerosi esponenti della politica e della cultura. A presiedere la cerimonia l’on. Simonetta Matone affiancata dalla presidente del Brutium Gemma Gesualdi, dal presidente del Consiglio regionale della Calabria Filippo Mancuso e dall’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo. Prima della premiazione il prof. Peppino De Rose che insegna Impresa turistica e Mercati internazionali all’Unical parlerà su “i Calabresi nel Mondo: risorse e opportunità per una Calabria internazionale”. Sono previsti collegamenti video con alcuni illustri esponenti calabresi che vivono all’estero che racconteranno la loro esperienza. Il tema del turismo di ritorno (o delle radici) è tra i più attuali ed è fondamentale ricostruire la rete con i calabresi e le comunità dei calabresi in ogni angolo della terra, per promuovere visite organizzate nella terra dei padri.

I premiati del 2021

Pierpaolo Bombardieri, Segretario Generale UIL, Sonia Ferrari, Professore Associato di Marketing territoriale Unical, Maria Girone, Chief Cern Openlab Eugenio Guglielmelli, Prorettore alla Ricerca Università Campus Bio-medico e nuovo Rettore da novembre Francesco Mollace, Magistrato, Agostino Silipo, Presidente System House, Santo Strati, Giornalista Direttore quotidiano Calabria.Live, Suor A. Maria Tavella, Madre Generale mondiale Suore Mercedarie.

I premiati del 2022

Francesco Catalano, Presidente Niando Construction USA S.E. Francesco Massara, Vescovo di Camerino, Pino Musolino, Presidente Autorità Portuale Tirreno Centrale, Antonella Polimeni, Rettrice dell’Università “La Sapienza”, Roberto Sergio, Direttore Radio Rai, Maurizio Stumbo, Responsabile Sviluppo Sogei.  (mcg)

Mio Caro Patre, lo spettacolo teatrale per i Circoli e i calabresi nel mondo

Mio Caro Patre è un’opera teatrale che è stata realizzata a Rossano e che è per avvicinare i calabresi nel mondo alla propria regione d’origine, che può essere vista su Youtube.

Un lavoro fortemente voluto da Salvatore Tolomeo, presidente della Associazione calabro- lombarda e presidente della Federazione dei Circoli calabresi (Tolomeo è anche componente della Consulta regionale dei Calabresi nel mondo) col contributo della Presidenza della Regione Calabria.

Mio Caro Patre, ovvero l’epistolario di Rosarbino Di Ciccio De Marco. Componimento in versi in vernacolo di Ciccio De Marco, figlio del poeta peritese Ciardullo. Ciccio De Marco immagina che questo giovane, Rosarbino, partito dal suo paese dalla Calabria per fare il soldato a Milano, scriva al padre delle lettere, in un misto dialetto-italiano, dove racconta quello che gli capita in caserma e nella città lombarda. Il risultato è esilarante

Grazie alla squadra tutta calabrese: il grande comico Renato Converso che interpreta Rosarbino, Euristeo Ceraolo (detto Gino) suo paziente compagno di militare e il grande talento artistico del regista Renato Pagliuso.

La magia della fisarmonica nel sogno, sullo sfondo della scena è del Maestro Dario Ramazzotti.

Ciccio De Marco è morto a 95 anni in una casa di riposo alle porte di Milano, il 15 Febbraio 2013, dove ha vissuto gli ultimi anni della sua vita. Poeta dialettale cosentino e attore teatrale, figlio di Michele, conosciuto da tutti come Ciardullo.

Il suo paese natale è Pedace, nella presila cosentina. Tra le sue opere più famose ricordiamo: “Mio caro patre” – ovvero l’epistolario di Rosarbino, la raccolta di poesie “Suonni” e i lavori teatrali “Fegato gruppo C” e “A criatura”.   (rrm)

Lo spettacolo è disponibile online su youtube: “Mio caro patre” con Renato Converso

Link: https://www.youtube.com/watch?v=JvOewSTlD0k 

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È TEMPO DELL’AGRI-CULTURA IN CALABRIA
COSÌ “COLTIVARE IL FUTURO” È POSSIBILE

Si può unire l’innovazione e la tradizione nel segno dell’agricoltura? Certamente, ed è quello che vuole fare Coltivare il futuro, il progetto ambizioso presentato nei giorni scorsi a Lamezia Terme – che si svolgerà in forma online dal 30 gennaio al 2 febbraio – e che coinvolgerà i calabresi nel mondo, in particolare di Canada, Argentina, Brasile e Australia.

L’evento si pone come mission quella di porre l’intera Regione Calabria, al centro del dibattito sull’agricoltura del domani e dunque, sull’innovazione tecnologica e nuovi servizi. Una dimensione digitale che unirà diverse dimensioni del tema agricoltura che, naturalmente, confluiranno sulla necessità di far crescere il nostro territorio.

Idee, innovazioni, risultati e nuove sfide saranno al centro di questo meeting dal sapore mondiale, dove imprenditori e diversi protagonisti del settore si confronteranno per lavorare meglio in squadra, ed offrire al consumatore finale, l’eccellenza della filiera agroalimentare calabrese su temi come i distretti del cibo, le energie rinnovabili nelle aziende agricole, l’Apicoltura e l’agricoltura di precisione, non dimenticando Pnrr ed altre tematiche affini.

Presenti il presidente del Consiglio comunale, Giancarlo Nicotera, che ha evidenziato l’importanza del «turismo delle radici, che collega la nostra regione con Canada, Australia, Argentina e, in generale, con tutte quei paesi dove i calabresi si trovano», il vicesindaco Antonello Bevilacqua, che ha ribadito l’importanza di «rendere partecipi i giovani dei progetti di sviluppo», i sindaci di Maida e Soveria Mannelli, Salvatore PaoneMichelino ChiodoVittorio Caminiti, direttore dell’Accademia del Bergamotto, Sam Sposato, di Casa Calabria International, Antonio Alvaro, presidente del Distretto del Cibo di Reggio Calabria e Leopoldo Chieffallo, presidente di LameziaEuropa.

L’ideatore, Eugenio Mercuri, ha evidenziato come «la piattaforma digitale rappresenta una grande opportunità- L’obiettivo è quello di dialogare con tutti coloro che possono fornire un contributo importante. Anche per l’imminente futuro, gli incontri in presenza fisica e sul digitale dovranno camminare di pari passo».

Quella che si svolgerà tra pochi giorni è stata definita dall’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo, come «una iniziativa intelligente in un momento di grande difficoltà», dove «l’agricoltura è in ginocchio». Per Gallo, infatti, è necessario «abbassare i costi» e «aumentare i ricavi» e, per arrivare a ciò, serve «aumentare la qualità dei prodotti e promuovendoli sapendo vendere la nostra storia millenaria nella maniera migliore possibile».

«Vogliamo aiutare i piccoli imprenditori a vendere i loro prodotti nelle comunità dei calabresi all’estero e in tutto il mondo. L’idea del turismo delle radici si pone proprio l’obiettivo di arrivare ai calabresi di I, II, III e IV generazione e far conoscere loro la terra dei loro padri o nonni» ha dichiarato Sam Sposato di Casa Calabria International, mentre il presidente di LameziaEuropa, Leopoldo Chieffallo, ha evidenziato come «agricoltura e turismo vadano di pari passo perché qui in Calabria abbiamo un’enorme quantità di microclimi e varietà di specie agricole che, automaticamente, questa diventa una regione estremamente appetibile all’estero, con i giovani calabresi che, se coinvolti adeguatamente, possono essere gli assoluti protagonisti delle professioni del futuro in questo settore».

Vittorio Caminiti, ha ribadito come Coltivare il futuro sia «una grande opportunità per promuovere le eccellenze calabresi» e ha parlato di «agri-cultura», ossia tutto ciò che si realizza in ambito agricolo. Per il presidente del Museo del Bergamotto, infatti, l’agri-cultura è «l’unica strada ci può dare un futuro, può dare un futuro ai nostri ragazzi e può far arrivare il nostro prodotto in tutto il mondo».

Il sindaco Mascaro, infine, ha ribadito come l’agricoltura può «essere il volano giusto per la ripartenza della nostra Calabria», e come sia il momento giusto per parlare di cultura e agri-cultura. (rrm)

La Consulta dei Calabresi nel mondo ha incontrato i candidati presidenti

Un incontro in streaming tra la Consulta dell’Emigrazione (dei Calabresi nel Mondo – 41 consultori) e i quattro candidati alla Presidenza della Regione. Un momento importante che si è svolto venerdì 24 settembre con la partecipazione diretta di Mario Oliverio e Luigi De Magistris e Pietro Molinaro (su delega di Roberto Occhiuto) e di Marcello Anastasi (su delega di Amalia Bruni).

L’incontro – moderato dal direttore di  Calabria.Live Santo Strati – ha offerto ai candidati presidenti un quadro ampio della rilevanza della Consulta dell’Emigrazione (un organismo istituito con una legge regionale) sul cui ruolo il direttore Strati ha sollecitato gli interventi dei candidati. 

L’ex presidente Mario Oliverio ha ricordato di aver varato lui stesso le modifiche alla legge originaria che istitituiva la Consulta e nel contempo ha sottolineato l’importanza del coinvolgimento dei calabresi nel mondo nelle politiche regionali. Luigi De Magistris ha concordato sulla necessità di un ruolo molto più convidivo e attivo dei calabresi nel mondo, una risorsa che serve a mantenere vivo il legame con la terra d’origine, ma allo stesso tempo costruire opportunità di interscambi tra la Calabria e i Paesi dove sono presenti importanti comunità di calabresi.

Pietro Molinaro (che ha parlato per conto di Occhiuto impegnato in una manifestazione a Villa San Giovanni) ha ribadito quanto già espresso e riportato anche da Calabria.Live dal candidato unitario della coalizione di centro-destra: «Dobbiamo far rinasce nei nostri concittadini l’orgoglio di essere calabresi, dobbiamo far conoscere all’Italia intera una Calabria che il Paese non si aspetta». Occorre partire dalla reputazione e, da quetso punto di vista, il ruolo di testimonial dei nostri conterranei all’estero diventa fondamentale.

Marcello Anastasi (che ha preso il posto di Amalia Bruni, assente per altri impegni) su sollecitazione del direttore Strati ha confermato che nel programma della coalizione di centrosinistra non si parla di calabresi nel mondo, ma è una lacuna che sarà presto colmata. 

Si pensi che nel mondo ci sono all’incirca sei milioni di calabresi. Solo a Roma se ne contano 600mila e nell’intera Lombardia superano il milione e duecentomila. 

La Consulta, nominata dal presidente ff Spirlì lo scorso aprile, raggruppa 41 consultori in rappresentanza delle 200 associazioni sparse in ogni angolo del mondo. Il vicepresidente esecutivo è Salvatore Tolomeo.

I candidati e i delegati hanno preso l’impegno di riconfermare o nominare ex novo la Consulta entro 30 giorni dall’insediamento del nuovo Presidente (come previsto dalla legge) e di inserire la Consulta stessa nella divisione Internazionalizzazione al fine di garantire i mezzi e le risorse necessarie per il miglior funzionamento dell’organismo regionale. I calabresi nel mondo è stata un’unanime affermazione dei quattro candidati sono una risorsa essenziale per la Calabria e vanno considerati al massimo.

guarda il video dell’incontro in streaming

I calabresi nel mondo incontrano in streaming i candidati alla Presidenza

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Promosso dal nostro quotidiano, domani sera, venerdì 24 alle 21 incontro in streaming tra i quattro candidati Presidente alla Regione Calabria, Amalia Bruni, Luigi De Magistris, Roberto Occhiuto e Mario Oliverio e i 41 componenti della Consulta dell’Emigrazione (ovvero l’organismo che riunisce tutte le associazioni dei calabresi nel mondo), collegati da ogni parte del mondo. Modera il direttore di Calabria.Live Santo Strati.

È un importante momento di confronto con le comunità di calabresi all’estero, attraverso i rappresentanti della Consulta nominati alcuni mesi fa in base alla legge regionale che ha costituito questo organismo per mantenere vivo il legame tra la Calabria e i suoi figli lontani. È un organismo regionale che dipende direttamente dal Presidente della Regione ed è retto da un vicepresidente (Salvatore Tolomeo) e un consiglio direttivo espressione delle oltre 200 associazioni di calabresi sparse nel mondo, nominati lo scorso aprile dal Presidente ff Nino Spirlì.

Si calcola che siano oltre sei milioni i calabresi sparsi nel mondo: una grandissima comunità che rappresenta una risorsa straordinaria per la regione, in quanto, attraverso le associazioni, vengono mantenuti stretti i legami con la terra lontana. Nel processo di ricostruzione della reputazione, un momento di estrema delicatezza e importanza per la Regione, i calabresi all’estero (o sparsi in Italia: oltre 600mila a Roma, 1.200.000 in Lombardia, solo per dare qualche numero) rappresentano i migliori testimonial di una terra che produce e, purtroppo, distribuisce (vedendole andar via) eccellenze in tutti i campi: nelle istituzioni, nella società, nell’impresa, nella cultura, nella medicina, nella scienza. Frenare l’esodo dei cervelli in fuga (soprattutto giovani laureati che non trovano prospettive né opportunità nella propria terra) e la possibilità di far rientrare in Calabria eccellenze che vivono fuori saranno i temi dell’incontro dei candidati per la Cittadella di Germaneto e i rappresentanti dei calabresi nel mondo. (rrm)

COSA POSSONO DARE I CALABRESI LONTANI
E COSA DEVE FARE LA REGIONE PER LORO

di SANTO STRATI – Esistono tante Calabrie. Quella fisico-geografica che dal Pollino si tuffa nello Stretto, tra Jonio e Tirreno, e le altre che vivono nel cuore di oltre sei milioni di calabresi che stanno lontano dalla propria terra. Quelli che hanno dovuto (a volte voluto) andar via e che conservano un ricordo forse sbiadito seppure carico di odori, sapori, immagini, di memoria di persone o cose. Quelli che, in gran parte, non sono più tornati, epperò mantengono una grande malinconia a volte velata dalla tristezza di una fine consapevolmente vicina senza aver ribaciato almeno una volta la terra che ha dato loro i natali. È quel sentimento che il poeta Corrado Calabrò ha definito calabresità, che chiunque sia nato in questa regione si porta dentro, nel proprio dna, e, incredibilmente, riesce a trasmettere alle generazioni successive: ci sono le seconde, terze, quarte generazioni di calabresi sparse in ogni parte del mondo che, pur senza conoscere la terra dei loro padri, la sentono propria, l’avvertono come una meravigliosa proprietà – impalpabile – che li fa sognare e li fa palpitare. Sono i calabresi nel mondo, una comunità grande quanto Roma e Milano messe insieme, che spesso non parlano italiano (ma il dialetto sì) e si sentono partecipi di quell’orgoglio unico di tale appartenenza. Soffrono quando leggono o ascoltano in tv le tragedie che, puntualmente, colpiscono la Calabria, inorridiscono davanti alle spietate cronache di morti ammazzati di mafia,, o di processi interminabili contro il malaffare – perché la stampa nazionale e straniera quando parla di noi si nutre solo di cattive notizie – e, a volte, gioiscono nel vedere qualche immagine della Calabria “bella” (non basterebbero migliaia di pagine, volendo mostrare quanti tesori inesplorati e sconosciuti sono lì, trascurati o, peggio, ignorati) che appare sul New York Times (ha messo la Calabria tra le mete di sogno dei turisti, qualche anno fa) o sulle tv planetarie di Murdoch. E piangono lacrime d’orgoglio quando scoprono che uno di loro – un calabrese – raggiunge vette importanti, si fa onore nella società, nella scienza, nelle istituzioni, dando lustro a una terra che dev’essere solo riscoperta, non inventata. Perché ha migliaia di anni di storia alle spalle, è al centro della culla della civiltà, e – per inciso – ha dato persino il nome alla grande Italia.

Quest’oceano di uomini, donne, anziani, adolescenti, giovani, di cui sappiamo poco e che, per contro, non sa molto della terra dei propri avi, è una risorsa inestimabile per la regione: è un’occasione straordinaria per utilizzare dei testimonial sinceramente autentici a marcare la differenza che tutti gli italiani ci invidiano. I calabresi fanno comunità, è un insieme coeso e inossidabile di persone che la diaspora ha portato lontano, anche nei posti più sperduti della terra. Eppure, quando s’incontrano – anche da perfetti sconosciuti – scatta un senso di fratellanza che è unico e inimitabile: figli di una madre matrigna che li ha fatti andar via se non allontanati, ma è madre di sangue, di passione, di dolore, di cui non ci si può dimenticare. Il grembo di questa terra è stato sempre gravido di gente destinata ad andar via: la storia dell’emigrazione di inizio secolo ha tanta narrazione calabrese. Prima partivano i braccianti, i contadini, gli artigiani, la valigia di cartone, alla bell’e meglio legata con lo spago, le lacrime negli occhi e la speranza – quella fortissima – di poter tornare, facendo crescere e studiare i figli, con il sacrificio della lontananza e delle rinunce; oggi continuano ad andar via, ma sono i figli di quelli che i nostri emigrati hanno mandato a scuola: col trolley, abbandonano affetti, amori, amicizie, abitudini, e vanno dove c’è qualcuno in grado di apprezzare le loro capacità e le loro competenze. Sono i giovani cervelli in fuga che non è più la madre matrigna che manda via, ma la stupidità e l’ottusità dei governanti che hanno distrutto e continuano a martoriare questa terra: abbiamo tre università che sfiorano l’eccellenza e sfornano fior di laureati e ricercatori, ma per loro non ci sono opportunità né di lavoro, né di crescita, né di formazione. Nè tantomeno prospettive di vita, col sogno di una famiglia, nella terra dei padri, dove l’aria è buona, non si dorme in soffitte spesso putride, e si mangia da mamma o da nonna in attesa di mettere su casa. Vanno tutti a lavorare all’estero o nelle metropoli italiane dove fanno ricche le multinazionali che ne intuiscono il valore e lo sfruttano rapacemente, visto che chi li ha formati non sa utilizzare questi giovani capaci. Destinati a far ricche le regioni già ricche sera alcuna possibilità di offrire alla propria terra competenza e capacità. E questa è la storia più triste della diaspora calabrese: abbiamo rubato il futuro ai nostri ragazzi e continuiamo a sottrarlo alle future generazioni: la Calabria deve cambiare registro, deve puntare sulle sue risorse, quel patrimonio umano che è straordinario e che può (deve?) rientrare. Per crearsi una vita migliore, speranze di futuro e vedere sviluppare la propria terra dove far crescere i propri figli.

Ebbene, la Regione (intesa come ente) fino ad oggi ha trascurato in maniera colpevole i suoi figli lontani, salvo a destinare qualche spicciolo alle tante associazioni di calabresi nel mondo – mille, qualche volta duemila euro – per contribuire alla solita festa di tarantella e salsiccia. Ma non è questo che serve, non è questo che crea coesione: non cercano – i nostri fratelli che vivono lontano – un tiepido segnale di presenza: vogliono partecipare, esser partecipi di una rinascita possibile, vogliono contribuire alla crescita che non è più un miraggio, e – ove ci siano le condizioni – vogliono ritornare.

Con la nascita della Consulta dell’emigrazione (voluta da una legge regionale) sembrava ci fossero i presupposti per cogliere la grande opportunità offerta dai calabresi nel mondo. Non se n’è fatto nulla, al di là di un po’ di viaggi (a carico della comunità regionale) promo-istituzionali su cui preferiamo stendere un velo pietoso. La compianta Jole Santelli, appena nominata presidente, aveva capito – una volta chiarito l’equivoco della Fondazione su cui c’è un processo penale in corso e che nulla ha a che vedere con la Consulta – che i calabresi nel mondo erano una risorsa in utilizzata, una miniera di opportunità per la regione. La sua fine prematura ha interrotto il sogno di coinvolgere come testimonial i calabresi nel mondo e creare un grande intelligente interscambio tra la Calabria e il resto del pianeta: opportunità di commerci, con incremento dell’export delle nostre eccellenze agro-alimentari – e attrazione di capitali di ricchi calabresi (ce ne sono tantissimi ad aver fatto fortuna all’estero) intenzionati a investire in Calabria.

La presidente Jole aveva intuito che la Consulta dell’Emigrazione non poteva essere più un club di pochi privilegiati con rimborso spese dei viaggi per incontrarsi qualche volta in Regione e scambiarsi modesti pareri e curiosità, bensì si dovevano mettere insieme, in rappresentanza di tutte le comunità di calabresi presenti in ogni parte del mondo, degli autentici innamorati della propria terra, disposti a lavorare gratis, per costruire un modello funzionale di continuità territoriale. Aprire gli atenei calabresi ai ragazzi, figli di emigrati, disposti a trasferirsi (e probabilmente a restare anche dopo la laurea), offrire agevolazioni per l’acquisto di terre e di aree da destinare a iniziative industriali, attrarre investimenti, facilitare il cosiddetto turismo di ritorno. Solo quest’ultimo, si consideri, porterebbe ogni anno centinaia di migliaia di turisti (aggiuntivi al turismo tradizionale) desiderosi di conoscere le terre dei padri: un indotto produttivo senza eguali per la popolazione e gli addetti al turismo. Per mandare avanti questi progettii non serve inventare nulla, basta far lavorare i consultori.

Poco prima di morire, la presidente Jole aveva espresso al direttore generale della Giunta Tommaso Calabrò il desiderio di rinnovare, con questi obiettivi, l’organismo dei consultori. Calabrò ha profuso energie e risorse ed è riuscito a individuare in pochissimo tempo i nuovi componenti della Consulta dell’Emigrazione (che, ripetiamo lavorano gratis): bene la Giunta regionale ha atteso quasi sei mesi per dare il via all’ufficialità, pur nella precarietà del Governo, ma non ha saputo cogliere il senso del progetto della Santelli. La burocrazia regionale ha vinto ancora una volta aiutata anche dalla malavoglia di qualcuno di rendere operativo un organismo di grande responsabilità, cui assegnare impegni su cultura, turismo, internazionalizzazione, emigrazione di ritorno.

I consultori nominati alcuni mesi fa non sono stati messi in condizione di lavorare – probabilmente con il pretesto del governo regionale in prorogatio – ma hanno comunque espresso entusiasmo e molte idee, con tanta voglia di mettersi a disposizione dei calabresi e della Calabria: il nuovo Governo regionale, qualunque esso sarà, non trascuri la magnifica opportunità di mettere a profitto un organismo della regione in grado di produrre ricchezza, oltre a mantenere vive le tradizioni, nel solco della cultura di cui la Calabria è ricca (e sfortunatamente grande esportatrice passiva). Contiamoci, costruiamo, attraverso le aree territoriali dei consultori, un’ampia rete di contatti che produca benessere e salvaguardi la nostra storia. Di calabresi, orgogliosi delle proprie origini. (s)

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OGGI UN INCONTRO INFORMALE A FALERNA

Stasera, a Falerna c’è una riunione informale dei consultori attualmente in Calabria (molti ritornati per le vacanze).«L’incontro – ha dichiarato a Calabria.Live il coordinatore e vicepresidente della Consulta Salvatore Tolomeo – più che una rimpatriata dei presenti in Calabria in collegamento con tutti gli altri assenti rimasti all’estero, si pone l’obiettivo di una opportunità di discussione sul ruolo rivestito su nomina della Regione Calabria.
I Consultori, ovunque presenti, hanno espresso entusiasmo, capacità professionali e sopratutto grande voglia di contribuire allo sviluppo socio-economico della Calabria con la realizzazione di programmi e progetti che si potrebbero realizzare insieme alla Regione Calabria con importanti ritorni per l’economia calabrese.
Per concretizzare ciò è però indispensabile un tavolo permanente di confronto per passare dalle idee alle fasi operative, una collaborazione continua e, non secondari, i tempi di realizzazione. Ovviamente occorre fornire gli strumenti normativi idonei come il Bilancio ora inesistente, il coinvolgimento nelle iniziative regionali fuori della Calabria, una struttura adeguata  con competenze per pianificare e realizzare i progetti.
È un auspicio che la prossima Presidenza dovrebbe recepire per il bene comune Calabria». (rcz)

 

 

 

A Falerna s’incontrano i Consultori Emigrazione della Regione Calabria

Riunione informale per un confronto di idee tra i calabresi nel mondo e i vari consultori che attualmente si trovano in Calabria. Martedì 17 agosto alle ore 19 a Falerna Lido presso il ristorante Riva sul lungomare Aldo Moro, i Calabresi Emigrati presenti in Calabria si riuniscono per incontrare le istituzioni della Calabria e discutere con loro di progetti e programmi che si possono realizzare insieme per sviluppare l’economia e diffondere la Cultura della Calabria.
Tutti gli altri Consultori nel Mondo parteciperanno da ogni parte del Mondo in diretta streaming.
Il Vice Presidente della Consulta Salvatore Tolomeo, catanzarese a Milano, confida molto sulla potenzialità della rete mondiale dell’emigrazione calabrese per realizzare progetti che consentano di apportare economie e sviluppo.

Sarà l’occasione per dialogare su iniziative e progetti che vedranno la Consulta dei Calabresi nel Mondo impegnata nei prossimi mesi, dopo la consultazione elettorale, per dare slancio e vigore alla rete delle comunità calabresi nel mondo. I calabresi che vivono fuori della regione (si calcola siano circa sei milioni complessivamente),  non solo sono i migliori testimonial della propria terra, ma rappresentammo il legame ideale tra chi vuole ritornare, chi vuol investire in Calabria, chi vuole aprirsi a nuovi mercati. Quindi progetti di economia per dare aiuto al territorio calabrese, ma non solo: i programmi di cultura (vero motore di sviluppo in Calabria) per la formazione dei giovani figli di calabresi che vivono all’estero e le iniziative per il cosiddetto turismo di ritorno saranno un importante banco di prova per i consultori eletti nei mesi scorsi e che, con buona probabilità, saranno riconfermati dal nuovo governo regionale.

La Regione ha fino ad oggi trascurato, colpevolmente, la Consulta riservando poche risorse giusto per sagre e feste paesane che poco servono per la crescita e lo sviluppo della Calabria: la compianta Jole Santelli voleva puntare su queste figure di calabresi (peraltro impegnati senza alcuna retribuzione) appassionati e innamorati della propria terra anche se lontani per costruire un’importante realtà di quanti hanno la Calabria nel cuore e vogliono essere presenti e attivi protagonisti nel rinnovamento della propria terra.

Partecipano a questa importante convention anche alcuni parlamentari e consiglieri regionali, nonché esponenti dell’attuale governo regionale, con cui potrà avviarsi un utile confronto costruttivo e ricco di prospettive. (rcz)