Giovanna Cusumano: «Riabilitare la politica per non finire nell’insensatezza»

La Vice coordinatore regionale dell’Osservatorio sulla violenza di genere, avv. Giovanna Cusumano, ha diffuso una riflessione sulla necessità di riabilitazione della politica. È una nota redatta quattro anni fa, ma è di straordinaria attualità. In questo momento di grande confusione tra gli elettori di ogni orientamento riteniamo utile riproporla (sembra scritta oggi) per avviare un dibattito sulla disaffezione nei confronti della politica, proprio quando sarebbero necessari l’impegno e la mobilitazione dei calabresi per promuovere, stimolare, e aiutare a costruire il cambiamento che questa terra richiede da troppo tempo.

«In un’epoca di miseria politica, come quella dei nostri giorni, – afferma Giovanna Cusumano – nessuno si fa più illusioni sulla semplicità di un rinnovamento radicale, nessuno, però, dotato di un’etica, ancor più se riveste ruoli pubblici, può consentirsi di non stigmatizzare quei comportamenti che arrecano pregiudizio a una politica vera e degna dell’uomo».

«Se è vero che l’agire politico deve recuperare i principi su cui si fondano le democrazie moderne, quale condicio sine qua non per ricucire lo strappo tra governanti e governati,  è pur vero che non basta più annunciare ideali da perseguire, per quanto nobili, buoni propositi e condivisibili annunci; ma serve (e con urgenza) una politica capace di identificare i problemi da risolvere, le loro priorità, la capacità di rappresentarsi scenari futuri, per mettere a punto strumenti idonei a realizzare obiettivi realistici e, dunque, realizzabili».

«La situazione in cui versa la Calabria, che più di ogni altra regione d’Italia, vive una condizione di gravissimo ritardo in termini di sviluppo economico e sociale, obbliga tutta la sua classe politica e dirigente a sostituire alla politica delle bandiere e della retorica, la politica della responsabilità dell’etica. La cronaca giudiziaria del nostro Paese  ci rimanda, con inquietante sistematicità, episodi di corruzione della nostra classe politica e dirigente che, altro non sono che la dimostrazione della decadenza di valori di cui dovrebbe essere infarcita la coscienza di ogni singolo cittadino e soprattutto di chi gestisce la res publica.

Allora è oramai improcrastinabile che la Politica metta al centro della propria azione la “Questione Morale”, quale leva di contrasto a comportamenti eufemisticamente disinvolti che delegittimano l’operato politico accrescendo, da un lato, la decadenza morale e culturale di un Paese, sempre più regredito ed incapace di far immaginare un futuro ai propri cittadini, e, dall’altro, rendendo necessari gli interventi della Magistratura ‘costretta’ a supplire all’incapacità di emendarsi della Politica».

«Senza una selezione rigorosa, – conclude l’avv. Cusumano – in termini di capacità ed etica, dei candidati, uomini e donne, nelle varie competizioni elettorali da parte di tutte le forze politiche, il rischio concreto è che cresca a dismisura il pregiudizio verso la politica, nonché l’affermarsi dell’idea che essa sia un conglomerato di inganni e menzogne generati da interessi meschini ed individuali, cosi da oscillare tra slogan vacui e privilegi di casta. La Politica, dunque, necessita di riabilitarsi per non incappare nel vicolo cieco dell’insensatezza». (rrc)Giovanna Cusumano

Dalila Nesci, la deputata M5S “quasi-candidata” che non piace a Luigi Di Maio e ai vertici grillini

di SANTO STRATI – Pur con la quasi certezza di finire serenamente la sua seconda legislatura, Dalila Nesci, deputata pentastellata di Tropea, già capolista alle elezioni del 4 marzo 2018, ha deciso ugualmente di mettersi in gioco: ha annunciato di essere pronta a rinunciare al suo posto a Montecitorio per candidarsi a Governatore della Calabria. Intenzioni nobili e insieme, proposito forse folle, visto che Luigi Di Maio e il direttivo pentastellato che dovrà decidere il da farsi sulle elezioni regionali calabresi le hanno risposto che non se ne parla proprio. L’idea della Nesci, che è condivisa da numerosi esponenti grillini calabresi, è molto netta: perché candidare esterni o estranei al territorio, quando ci sono figure disponibili (la Nesci, appunto) pronte a correre con l’orgoglio dell’appartenenza al Movimento e a giocarsi – se occorre – tutto? In attesa di sapere se i vertici romani e il capo Di Maio possano cambiare idea (probabilmente aspettando gli esiti delle elezioni in Umbria di domenica prossima), Dalila Nesci, la “quasi-candidata” alla prossime regionali della Calabria, ha accettato di parlare con Calabria.Live.

– Ha presentato la sua auto-candidatura a Governatore della Calabria. Perché?

«In effetti, è un fatto inedito per il Movimento 5 Stelle, ma non tanto, a mio avviso, da quando abbiamo avuto questa svolta governista – così l’ho chiamata io – in cui tante regole si sono modificate in corso. Ci sono state già diverse votazioni proposte dal capo politico Di Maio che hanno modificato norme – diciamo interne – essenziali come il mandato zero per i consiglieri comunali. In ultimo la nomina a viceministro di Cancelleri che ha lasciato il suo posto da vicepresidente all’Assemblea Regionale Siciliana. E quindi, vista la condizione, la situazione della Calabria, sia politica del Movimento 5 Stelle sia in generale della Regione, ho ritenuto il dovere di proporre un’alternativa ai civismi e al patto civico che Di Maio ha proposto in Umbria. Un modello che, secondo me, non è replicabile in Calabria».

– Ecco, parlava di una particolare situazione del Movimento 5 Stelle in Calabria. Ce la vuole illustrare meglio?

«Io mi riferisco alle aspettative che il nostro elettorato ha rispetto alle battaglie che abbiamo fatto negli anni sul territorio, perché ricordo che il Movimento 5 Stelle non aveva e non ha alcun consigliere regionale dentro, appunto, la Regione Calabria. Inoltre, io ricordo che il precedente Governo si è mosso varando il cosiddetto Decreto Calabria sulla Sanità, che ancora è rimasto in parte inattuato. Io sento il dovere, politicamente, come rappresentante del Movimento 5 Stelle di mettermi al servizio, a questo punto in prima persona, per avere una candidatura di garanzia che possa portare finalmente dei risultati».

– L’idea che ci possano essere o ci debbano essere dei rappresentanti esterni al Movimento come candidati, magari frutto di una comune intesa dem-grillini, a quanto pare, non piace a gran parte degli elettori calabresi.

«Io non mi permetto di discutere la scelta di Di Maio in Umbria, che, evidentemente, ha ritenuto strategicamente utile per quella regione. Io parlo per quella regione da cui provengo e ritengo che, non avendo mai avuto un rappresentante in Regione, il nostro elettorato, la Calabria, ha bisogno di una candidatura di garanzia del Movimento 5 Stelle, che poi sia in grado di dialogare con tutti, quindi anche di aprire alle liste civiche, così come abbiamo votato sulla nostra piattaforma Roussseau, aggregare le buone energie della Calabria».

– Di Maio ha detto che non è possibile, non per una evidente antipatia personale, ma per strane alchimie del metodo. Metodo che lei contesta, ci sembra di capire…

«Io non ho accettato questa risposta semplicistica sull’esistenza di regole che non si possono derogare. Il mio rapporto con Luigi è sempre stato molto franco, sia nelle assemblee sia fra di noi, quindi sono sicura che è reciproco il fatto che non ci siano questioni di antipatia. Il fatto è che, dopo la nomina di Cancelleri a vice-ministro, penso che nel caso della Calabria si può prospettare agli iscritti alla piattaforma se questa norma sul secondo mandato per i parlamentari, in particolare per chi, come me, propone di candidarsi alla presidenza della Regione Calabria, si possa derogare. Quindi, io non dico di calare dall’alto questa scelta, dico di sottoporrla agli iscritti. Dico che per serietà reciproca, questa mia proposta politica va vagliata e non va, diciamo, giudicata o si merita una risposta frettolosa».

– Nel caso in cui ci fosse una posizione rigida nei suoi confronti, lei eventualmente, forte di un certo appoggio di cui gode in Calabria, pensa che potrebbe fare una lista civica?

«No, no. La mia proposta è all’interno del recinto del Movimento 5 Stelle, quindi io vorrei valutare con lui questa proposta con un nome di garanzia che può essere il mio e che sia aperto al dialogo con le liste civiche e le forze buone della Calabria. Quindi, assolutamente la nostra forza è il simbolo del Movimento 5 Stelle. Siamo l’unica forza politica che non si deve vergognare del simbolo di partito o di forza politica come vogliamo definirlo».

– Parliamo di progetti. Qual è la sua visione progettuale della Calabria, nel caso in cui venisse confermata la sua candidatura?

«Io penso che una mia candidatura sarebbe aperta, come dicevo, a delle forze civiche, a delle personalità, che vogliamo mettersi al servizio della Regione Calabria. Io non penso ad una Regione guidata soltanto da una figura di garanzia, come penso possa essere la mia in nome del Movimento 5 Stelle, quindi, sicuramente, una volta che il capo politico accetterà o valuterà insieme a me questa proposta, apriremo alla formazione di squadre, di liste che siano davvero utili a risolvere i problemi emergenziali della Calabria. Sicuramente mi circonderei di personalità che siano in grado di aiutarmi su alcune questioni fondamentali. La questione della sanità, dell’ambiente e della legalità. Diciamo che è una domanda prematura. Sicuramente il mio focus sarebbe in particolare risanare la sanità».

  Uno dei grandi problemi – ma non solo della Calabria – è la burocrazia, soprattutto a livello regionale. Nel caso in cui venisse candidata a governatore, quali progetti ha a proposito di uno snellimento inevitabile e necessario della burocrazia?

«Questo tema della burocrazia esiste in tutt’Italia, non penso sia da restringere solo al caso Calabria. Sicuramente chi entra nel Consiglio regionale deve avere chiaro quali sono le strutture, qual è l’organigramma ancora utile per poter rinnovare. Perché abbiamo visto negli anni stratificarsi persone e dinamiche che molto spesso anche noi abbiamo definito clientelari o sicuramente miopi dal punto di vista del cambiamento. Quindi farei un check delle energie che ci sono all’interno della Regione Calabria e stabilirei delle priorità insieme ad una eventuale squadra di governo. Qualsiasi cosa non potrebbe essere prospettata in questo momento, ma sarebbe oggetto del dialogo con le altre eventuali liste civiche o forze che si volessero aggregare alla mia candidatura. Sarebbe, perciò,  improprio tracciare un programma visto che il mio percorso politico e quello del Movimento 5 Stelle in Calabria è già molto chiaro».

– La sua proposta di candidatura risale a giugno, quando ancora c’era il governo giallo-verde. A distanza di tempo la sua proposta di candidatura assume dei contorni abbastanza diversi, soprattutto per quello che riguarda le alleanze. Lei pensa di poter raccogliere il consenso dei dem calabresi che sono in grande disorientamento in questo momento?

– Io penso di poter aggregare anche questo tipo di elettorato. Mi riferisco alle energie pulite del partito democratico calabrese, ai giovani, anche di questo contenitore politico, che, magari, non hanno avuto mai l’opportunità di emergere. Quindi, quando io parlo di forze civiche e forze buone della Calabria mi riferisco a tutti. Ho sinceramente dei dubbi che il partito democratico, in Calabria, possa in poco tempo ripulirsi da certe dinamiche e da Oliverio e da chi ha sostenuto il sistema Oliverio. Però, penso appunto di sì, di poter rispondere alle aspettative di un elettorato trasversale».

– È lodevole che, trattandosi una pre-candidatura, lei non voglia sbilanciarsi in quelli che sono i progetti di un suo eventuale governo della Regione. Possiamo però sapere quali sono i suoi orientamenti a proposito di giovani, investimenti e turismo?

«Sicuramente – ed era il discorso che facevo prima – puntare sulle strutture e dipartimenti della Regione. Tante volte sia l’Europa che la nostra ex ministra per il Sud Barbara Lezzi hanno puntato l’attenzione sul cattivo utilizzo dei fondi europei. Sarebbe necessaria una task force in grado, subito, con dei professionisti, di aggregare progetti che possano effettivamente acquisire delle risorse da investire nelle politiche giovanili e sociali».

– Qualche settimana addietro l’assemblea degli industriali di Cosenza, con la presenza del capo di Confindustria Boccia, ha lanciato l’idea di una Zes regionale, una zona economica speciale non più limitata a Gioia Tauro. Come vede questa proposta?

«Le Zes non hanno funzionato molto. Ci dev’essere una grande collaborazione della Regione Calabria per realizzarle. Ad oggi non abbiamo visto un vero rilancio grazie a questa opportunità data anche dal Governo, quindi non mi appassiona questo argomento, però è sicuramente da valutare».

– Lei è molto vicina al territorio, quindi tocca il polso dei suoi elettori, ovvero degli elettori dei Cinque Stelle. A suo avviso, qual è la situazione attuale dell’elettorato dei Cinque Stelle: in crescita, in decrescita, in attesa…

«Più volte l’ho detto, perché lo penso. Che il nostro elettorato potrebbe essere in parte confuso dal governo che stiamo sperimentando adesso con i partito democratico e prim’ancora con la Lega. Però, per chi segue il Movimento da tanto tempo – festeggiamo in questi giorni i dieci anni del Movimento 5 Stelle – il nostro sforzo dev’essere quello di far capire che il nostro è un movimento post-ideologico, che non significa non avere idee ma superare le ideologie novecentesche dei partiti di centro-destra e di centro-sinistra. Se noi facciamo questo sforzo di credibilità, di autorevolezza con delle candidature che davvero siano limpide e non siano dei compromessi al ribasso, noi possiamo rafforzare l’identità post-ideologica del Movimento 5 Stelle, rilanciare il nostro progetto di rivoluzione culturale che è democratica, non violenta, che è permanente, e convincere ancor di più il nostro elettorato, che finanche alle ultime europee ci ha consegnato questa responsabilità di essere prima forza politica nella regione Calabria, e incentivare la partecipazione – spero io al più presto – attraverso un’organizzazione vera e propria del Movimento 5 Stelle».

– Dalle sue parole sembra di capire che il “modello Roma” Partito Democratico-Cinque stelle non sia replicabile in Calabria. È così?

«Sì. Per la storia del Partito Democratico in Calabria. A livello regionale, chi ha seguito le nostre battaglie sa che sono stata la spina nel fianco di Oliverio, ma anche di un’opposizione a Oliverio che di fatto non c’è mai stata. In Calabria è la rappresentazione – a mio avviso – a volte anche becera di certa trasversalità negli interessi ma non nella forza di voler incidere sul bene collettivo. Allora, io penso che il dubbio maggiore che io ho è che il Partito Democratico non riesca in poco tempo a sbarazzarsi di vecchie logiche. Perché c’è la vecchia guardia del PD che ancora sta sui territori. Io ricordo che il Movimento 5 Stelle non ha sindaci in Calabria, ha pochissimi consiglieri comunali, non abbiamo consiglieri regionali, quindi in questi anni noi abbiamo fatto fatica a convincere i cittadini a partecipare attivamente e quindi a rafforzare e rinsaldare la nostra forza politica. Dall’altro lato il Partito Democratico, invece, non ha mai fatto uno sforzo di rinnovamento in Calabria. È per questo motivo che non è replicabile, così come al governo nazionale, un accordo a livello regionale».

– Ma se non c’è un accordo, o non ci può essere un accordo col Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle da solo non ce la può fare ad arrivare al traguardo della poltrona di Germaneto…

«È per questo che, secondo me, il Partito Democratico deve dare un segnale di inversione di tendenza. Con il mio discorso vorrei stimolare questo: a far sì che il PD si scrolli di certa vecchia guardia e dia la possibilità, grazie a un nome di garanzia del Movimento 5 Stelle, di far emergere le seconde, le terze file del Partito Democratico. Parlo di giovani, di persone che siano in grado di rappresentare il cambiamento. Il cambiamento non è soltanto un brand del Movimento 5 Stelle, può appartenere a tutti».

– Mi perdoni, ma se l’ipotesi governativa attualmente in atto non è replicabile in Calabria e il Partito Democratico e i Cinque Stelle convergono, secondo le ultime dichiarazioni di Di Maio, su una figura al fuori dei partiti, qual è la sua posizione? Condivide questa scelta oppure la contesta forte di un elettorato che evidentemente le ha dato dei segnali di insofferenza?

«Io la sto contestando già in maniera costruttiva, fornendo un’alternativa di proposta politica che sarebbe la mia candidatura, sempre da sottoporre agli iscritti, ed anche ad un dialogo sia con la maggioranza di governo che con le altre forze civiche. Sono consapevole della necessità di dover contemperare le esigenze di rafforzare anche questa alleanza di governo con il Partito Democratico, ma bisogna trovare delle strategie per non perdere la propria identità, perché se il Movimento 5 Stelle ripiega sul compromesso al ribasso significa che in Calabria non siamo stati in grado di convincere e di creare un progetto culturale di alternativa vera. Sarebbe una sconfitta per il Movimento 5 Stelle e da lì poi dovremmo prenderci ognuno le proprie responsabilità».

– A Montecitorio rimbalzano voci di una lotta interna proprio tra i dirigenti di Cinque Stelle tra Roma e la Calabria. È vero? 

«No. Penso che il nostro capo politico Di Maio abbia una sua strategia che, però, ancora non ha palesato. E immagino che anche i risultati dell’Umbria possano incidere nella sua scelta finale. Non c’è nessuna lotta. La questione è che il Movimento 5 Stelle non ha delle sedi decisionali, stratificate e chiare, dove questi discorsi possano esser fatti e quindi magari la stampa, i media cercano di acuire questo dibattito interno che credo sia sano e meno male che c’è».

– L’ex ministra Barbara Lezzi con altri esponenti di Cinque Stelle mettono in discussione il metodo Di Maio. Fra questi c’è anche lei?

«Ha fatto un ragionamento anche lei politico, di evidenza, dove all’evoluzione del Movimento Cinque Stelle, alle regole che già sono state cambiate, non si può contrapporre il dogma di una regola in teoria. Perché già molte sono state cambiate. Quindi è semplicemente un sottolineare politicamente che c’è necessità di confrontarsi e spero che questo avvenga presto proprio sulla Calabria e che, magari, mi convochi al più presto anche Luigi per poter parlare del futuro della Calabria e del Movimento 5 Stelle in Calabria».

– Una domanda difficile o cattiva: nel caso in cui venisse confermata la decisione di non candidarla come rappresentante di Cinque Stelle, pensa ci possa essere una reazione da parte dell’elettorato, che aumenti l’astensionismo?

«In Calabria, l’astensionismo è molto forte. Io ricordo che Oliverio ha vinto le ultime elezioni regionali però con oltre il 60% (57% ndr) dell’elettorato che si è astenuto. Cioè, il 60% dei calabresi decide di non votare e questo è gravissimo. Allora, come si fa a convincere le persone ad andare alle urne, a votare e a incidere sul futuro della propria regione? Proprio fornendo un’alternativa credibile e limpida. Io credo che un patto replicato uguale e identico come a quello dell’Umbria sarebbe una catastrofe per noi, perché di certo non incentiveremo quel voto di opinione che è l’unico voto che ha il Movimento 5 Stelle. Perché, per nostra prassi, non chiediamo voti, non facciamo buffet, non aggrediamo in maniera faziosa le persone. Vogliamo che, liberamente, con un’opinione propria, si voti il Movimento 5 Stelle, si creda e si compartecipi al cambiamento».

– Lei ha già fatto una legislatura e, dopo l’approvazione del taglio dei parlamentari, questa legislatura è più che blindata. Chi glielo fa fare di mettere a rischio la sua tranquilla attività di deputato e correre per governatore?

«Intanto, tranquilla la mia attività di deputato non lo è mai stata perché nella scorsa legislatura eravamo poco più di quattro-cinque parlamentari e mi sono fatta carico di tante battaglie su tanti temi. Purtroppo, la Calabria non è una regione che ti permette di diventare deputato e di stare comodamente seduto su una poltrona. Sono stati fatti tanti sacrifici per rispondere almeno con l’impegno, con la vicinanza ai drammi della Calabria. Come in parte ho detto prima, io mi sento in dovere di fornire un’alternativa politica, soprattutto perché con la sanità calabrese questo Governo ancora non ha risposto alle promesse che ha fatto. Quindi, siccome faccio parte della maggioranza, siccome credo di avere le carte in regola con la forza del Movimento 5 Stelle di rappresentare un cambiamento reale in Calabria, io spero che questa mia proposta venga vagliata in modo finalmente da dare risultati concreti alla tanta disperazione e rassegnazione che, purtroppo, in tanti casi, emerge nella mia regione».

– Nel ventaglio dei nomi che circolano da parte dei Cinque Stelle c’è un’ipotesi che riguarda un industriale, un uomo delle istituzioni, un medico ambientalista. Se lei, fuori dalla competizione, dovesse decidere tra queste tre soluzioni, cosa sceglierebbe e per quale motivo?

«Non ritengo necessario doveri rispondere a questa domanda. Ancora la questione della scelta del candidato presidente è tutta aperta, quindi, nel frattempo che non si ha una definizione della strategia, io rimango ferma sulla mia proposta che penso sia politicamente quella più credibile e più entusiasmante per l’elettorato. Possiamo parlare di una proposta rivoluzionaria che in Calabria serve e dove spero che le forze civiche buone e partitiche della Calabria, in virtù dei drammi che comunque continuiamo a vivere, su tutti quelli della sanità, ci sia un’aggregazione a ciò che rappresenta la mia figura politica». (s)

P.S: Questa intervista (quella a Occhiuto pubblicata il 22 settembre, quella a Oliverio del 29, quella a Nucera del 6 ottobre, quella a Tansi del 13 ottobre e le altre che seguiranno ai candidati a governatore) non sono spot elettorali: Calabria.Live non parteggia per alcuno, se non per i calabresi e la Calabria tutta. Chiunque ha idee da presentare, argomenti su cui ragionare, troverà qui una piazza aperta e disponibile a diffondere, nella dialettica del confronto, opinioni e proposte. La Calabria ha bisogno di concretezza, non di parole vuote che, ormai, per fortuna, non riescono ad incantare più nessuno. La sfida alle prossime regionale non va giocata sui nomi, ma sulle idee e su propositi realizzativi per far crescere la nostra terra, per dare finalmente un futuro (in casa) ai nostri ragazzi, per trasformare la Cenerentola del Mezzogiorno nella California d’Europa.

La Lega scarica Occhiuto, PD contro Oliverio: benvenuti nelle regionali più pazze d’Italia

di SANTO STRATI – Benvenuti nelle elezioni regionali più pazze d’Italia: in Calabria la confusione regna sovrana, tutti sono contro tutti, le alleanze si chiudono la sera davanti a un buon piatto di pasta per venire sconfessate il mattino seguente, con una faccia tosta e una spudoratezza incredibile. Di sicuro c’è l’elettorato calabrese sempre più disorientato e smarrito: ci sono tanti candidati, nessuno è “ufficialmente” candidato. Matteo Salvini e Lega scaricano di malo modo il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto, mettendo in seria crisi un’alleanza che il centro-destra, con la vittoria in tasca, dava per scontata, ma, dal lato opposto, anche nel centro-sinistra le acque sono agitate, molto agitate, con la ferma opposizione della direzione dem per il bis di Mario Oliverio. Due grandi partiti tradizionali in crisi con se stessi a sparigliare la conta dei sostegni e degli appoggi anche esterni. I Cinque Stelle, che non hanno allo stato attuale, alcuna rappresentanza regionale, si muovono su un percorso accidentato e paludoso: la deputata Dalila Nesci (che, nei fatti, ha tre anni di Camera garantiti) ha dichiarato a Calabria.Live di essere pronta a rimettere il mandato e sfidare partiti tradizionali e liste civiche convinta di poter espugnare la Cittadella di Germaneto. Una donna Governatore? Potrebbe costituire una bella novità, ma le aspirazioni della deputata di Tropea s’infrangono continuamente col il niet di Luigi Di Maio, che non transige (quando non gli fa comodo, vedi il caso del viceministro Cancelleri) sulla mescolanza dei mandati. E i giovani grillini calabresi fanno un meetup per indicare un nome nuovo (Pino Masciari) da candidare a Governatore. Gli indipendenti (Giuseppe Nucera e Carlo Tansi) scalpitano cercando di convincere l’esercito dei non votanti (57% alle passate elezioni regionali del 2014), ma si rendono conto, facilmente, che da soli non si va da nessuna parte. Servono alleanze, a destra, a sinistra, tra gli indipendenti, con le liste civiche, con i partiti tradizionali e con i movimenti di opinione, giacché senza alleanze il flop è pressoché garantito.

Naturalmente l’ago della bilancia aspetta la data del 27 ottobre, con i risultati delle elezioni regionali in Umbria: una piccola consultazione, d’accordo, i cui risultati possono, però, cambiare drasticamente l’equilibrio tra tutti gli attuali protagonisti. Il dato Lega-Cinque Stelle-Dem dirà come soffia il vento e chi avanza e chi arretra: comunque vada, c’è da aspettarsi burrasca soprattutto nell’alleanza governativa attuale, nell’ipotesi di altre repliche dell’accordo che ha fatto nascere l’esecutivo giallo-rosso. La battaglia per Germaneto sarà, dunque, senza esclusione di colpi, ma la sensazione più evidente è che tutto ciò non aiuta a ricucire, a far tornare ai calabresi la sana voglia di politica, di cui questa terra avrebbe tanto bisogno.

Di elezioni abbiamo parlato con il deputato leghista Cristian Invernizzi, mandato da Salvini a fare il commissario in Calabria. Bergamasco, con una grande stima verso i meridionali, l’on. Invernizzi non è molto amato in Calabria, in questo momento, ma lui non lascia neanche intravvedere la pur legittima irritazione. Anzi, mostra di avere le idee chiare, dichiara che è ora di smetterla di impoverire la Calabria e auspica che ci sia un programma su cui discutere, non un nome su cui accapigliarsi, con la Lega pronta a tirarsi indietro (com’è avvenuto a Lamezia per le prossime Comunali) se vengono a mancare le condizioni essenziali per un progetto politico. Ecco l’intervista che ha rilasciato a Calabria.Live, da vedere anche in video.

– On. Invernizzi, com’è la situazione attualmente in Calabria?

«Una situazione sicuramente in divenire e noi siamo impegnati a far sì che ci sia la possibilità di presentarsi alle prossime regionali uniti, i partiti del centro-destra, con un programma che sia di evidente rottura rispetto alla politica calabrese degli ultimi decenni e con candidati, non soltanto alla presidenza, ma anche in lista che rispecchino plasticamente questa voglia di cambiamento e di rottura».

– C’è un punto di incontro? Voi avete espresso chiaramente una sorta di dissenso nei confronti di Occhiuto…

«Il punto d’incontro è verso il fine comune, quello di presentarsi insieme, per cambiare, chiaramente, le cose. Chi ci sta sa che nella Lega troverà un valido e leale alleato, non per chi, invece, ritiene che la riproposizione di schemi che ormai hanno segnato il passo e abbiano fatto sì che la Calabria sia ultima non soltanto in Italia ma in Europa addirittura, per quanto riguarda i più importanti indici, riguardo a crescita economica, demografici. Bisogna prendere atto di questa situazione. Noi vogliamo partecipare, vogliamo vincere ma non a tutti i costi, vincere solo se la vittoria alle elezioni potrà comportare questo cambio di passo.

– La Lega non ha un suo candidato, attualmente, almeno in Calabria, quindi  puntate su qualcuno anche esterno?

«Non ne facciamo un problema di tessera in tasca del candidato, e auspicabilmente futuro presidente della Regione. Non è un problema che sia della Lega, di Forza Italia, di Fratelli d’Italia o sia espressione del civismo. Ciò che per noi è fondamentale sono le caratteristiche che questo candidato deve incarnare, quindi auspicabilmente una figura che non possa in nessun modo essere ricondotto, anche in via indiretta, alle pratiche che, ripeto, hanno fatto della Calabria quello che noi tutti oggi vediamo».

– Questa pregiudiziale che voi avete nei confronti di Occhiuto può essere superata solamente con la proposizione di personaggi nuovi?

«Questo è quello che vogliamo, perché in questi mesi si è parlato solo di chi fa il candidato presidente, ma non è venuta una proposta sulla sanità, sulle infrastrutture, sulla raccolta dell’immondizia, che segni questo. È un dibattito che non ci appassiona particolarmente, quello del presidente, noi non facciamo una pregiudiziale il fatto che sia della Lega. Occorre ricordare che, piaccia o non piaccia, la Lega alle ultime elezioni è risultato il partito di centro-destra più votato – mi riferisco alle europee – per cui potremmo anche ambire ad esprimere noi quella carica, ma non è quello che ci interessa. Noi vogliamo, dopo il disastro del Partito Democratico, del presidente Oliverio, insomma, dopo tutto quello al quale abbiamo assistito, dobbiamo inaugurare una nuova era. Per cui, se tutti si facesse un passo indietro e si evitasse di buttarla magari su temi che, secondo me, non è che interessano neanche particolarmente ai calabresi, cioè chi sarà il presidente a occupare l’ufficio più prestigioso, allora ci sarà la possibilità, veramente, di offrire ai calabresi che ci credono, ai calabresi che vogliono vedere cambiare le cose. Un programma chiaro, una squadra sicura, allora questa possibilità c’è. Altrimenti, ripeto, nessuno ci ordina di presentarci insieme se i chiari di luna ai quali dovessimo assistere ci potrebbero far ritenere che non ci sarebbe quel cambio di passo che noi esigiamo».

– Come lei sa, la Calabria ha registrato alle ultime elezioni regionali del 2014 un 57% di astensioni. Questo dato dovrebbe far riflettere e, attualmente quello che noi abbiamo registrato tra gli elettori, i cittadini, c’è un forte disorientamento. Si parla più di nomi che di programmi. Nel caso in cui un accordo sul nome – perché evidentemente bisognerà pur trovare un nome su cui puntare – tra Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, quindi un comune candidato, non si dovesse trovare, voi avete un piano B?

«No, non c’è un piano B, c’è il piano A ed è l’unico piano che ci piace, che ci convince. Cioè quello di presentare comunque un programma, una persona e una squadra destinata ad affiancarlo che possono riportare la speranza a questo 57% di persone che non vanno al voto, al di là dell’assenteismo cronico comune a tutte le regioni, ma che non vanno al voto probabilmente perché sono disperati di fronte a una classe politica che non è stata in grado di fare quello per il quale è viene anche lautamente pagata. Quindi non c’è un piano B, secondo noi col centro-destra c’è la possibilità di offrire finalmente ai calabresi quello che meritano in quanto cittadini italiani, cioè una classe dirigente composta da persone competenti, che si mettano in gioco veramente e che, pertanto, rifiutino le logiche del clientelismo, le logiche del voto di scambio, le logiche dell’occupazione del potere fine a se stesso. Se così fosse viva l’unità del centro-destra. Se così non fosse a questo piano, noi a questo programma non rinunciamo.

– Curiosamente il Pd e la Lega sono sullo stesso piano: il pd non vuole assolutamente Oliverio, la Lega non vuole assolutamente Occhiuto. Allora, il punto principale è che mentre il pd sta cercando o sta studiando un’eventuale sponda d’accordo, d’intesa coi Cinque Stelle, la Lega, nel caso in cui dovesse arrivare a rompere, pensate di trovare tra i candidati indipendenti un personaggio eventualmente su cui puntare?

«Mi permetta di dire che non siamo sullo stesso piano, perché il pd ha la responsabilità storica di avere espresso un presidente, Oliverio, che si è dimostrato assolutamente inadeguato al suo ruolo. Noi questa responsabilità storica in Calabria non ce l’abbiamo e non vogliamo averla magari tra cinque anni. per questo quando si dice che vogliamo qualcosa che sia veramente di rottura lo facciamo consapevoli che le elezioni le vinci tra gennaio o dicembre – adesso che si svegli il presidente e finalmente decreti anche la data finale di questa sua esperienza deludente – ma la partita inizia dopo, sono i cinque anni successivi. Ecco perché vincere a tutti i costi non ci interessa, avere un presidente, qualche assessore, qualche consigliere regionale. Non è questo che ci interessa: se vinciamo noi dobbiamo avere la ragionevole certezza di tramutare in fatti concreti quello che è il nostro programma. Sostanzialmente per quanto riguarda la Calabria, quindi, sanità completamente differente, prendiamo tutto quello che è successo finora, ribaltiamolo, perché così le cose non possono funzionare. Piano infrastrutturale e soprattutto porre fine a quello che è un vero dramma demografico: non è possibile che la Calabria perda annualmente decine di migliaia di figli propri che vanno nelle altre regioni italiane o europee peraltro a lavorare anche benissimo. Sono lombardo, conosco calabresi che sono da noi a fare i primari, i dirigenti d’azienda, liberi professionisti, di altissimo livello. Io penso che sia ora di smettere d’impoverire la Calabria». (s)

Elezioni regionali: torna in campo Pippo Callipo se nasce l’intesa PD-M5S

Queste elezioni regionali non sono prive di continue sorprese. Torna in campo l’imprenditore vibonese Pippo Callipo, re del tonno, con un’apertura all’eventuale intesa PD-M5S. Il Movimento 10 Idee per la Calabria, affacciatosi lo scorso maggio, in un comunicato ha affermato di guardare «con interesse e favore alla formazione di una coalizione tra  M5S, PD e liste civiche. L’obiettivo è quello di non consegnare l’amministrazione regionale nelle mani di chi, negli ultimi decenni, ha fatto conquistare alla Calabria ogni possibile primato negativo in Italia e in Europa. La nostra priorità – affermano dal Movimento 10 Idee per la Calabria – è la formazione di una nuova classe dirigente».

«Il cambiamento – si legge nella nota – necessita, a nostro avviso, di due  condizioni. La prima: che le forze politiche mettano al centro dell’azione amministrativa l’attenzione del governo centrale sulla esigenza, non più rinviabile, di investimenti nella nostra regione finalizzati a:

  1. strade e trasporti efficienti che scongiurino  l’isolamento mortale a cui sembrerebbe destinata la nostra regione, la più svantaggiata d’Italia;
  2. iniziative economiche per favorire l’occupazione dei giovani calabresi e assorbire il precariato;
  3. riforma della sanità regionale per  ridurre la mobilità fuori regione;
  4. difesa del nostro ambiente naturale, nostra unica reale risorsa economica, che non può prescindere dalla prevenzione  dei rischi idrogeologici.

«La seconda   condizione si traduce nella nostra convinzione che la sola persona oggi in grado di assumere efficacemente ed autorevolmente la guida della coalizione di governo regionale sia Pippo Callipo, per la sua personale credibilità, le sue competenze e per l’impegno effettivo manifestato a favore della nostra regione. A queste condizioni 10 Idee per la Calabria darà sostegno  alla prossima competizione elettorale mettendo a disposizione della coalizione studi e progetti avviati e donne e uomini che rappresentano il meglio della società civile calabrese».

È utile ricordare che all’indomani della presentazione della nuova piattaforma politica era tramontata l’ipotesi di una candidatura di Callipo per i Cinque Stelle, cui l’imprenditore vibonese piaceva molto. Non c’erano le condizioni, ma probabilmente mancava la convinzione di una reciproca convenienza e opportunità. Contatti riservati tra Callipo e qualche nome forte dei Cinque Stelle, in primavera avanzata, non avevano prodotto risultati (i pentastellati avevano anche offerto ad Antonino De Masi, l’imprenditore di Rizziconi nel mirino della mafia la candidatura per la Cittadella regionale, che però aveva fermamente respinto la proposta). Dopo la nascita del Movimento politico animato dal prof. Domenico Gattuso, la candidatura dell’imprenditore del tonno era, però, venuta meno (c’era ancora il governo lega-stellato). La nascita del movimento era stata indicata come «L’aggregazione di un gruppo consistente di promotori accomunati da un comune sentire, persone libere, responsabili, credibili, competenti, aperte al dialogo, attive nel sociale, con storie limpide e dignitose; l’elaborazione di idee, programmi e proposte, a partire dalle competenze ed esperienze possedute; l’innalzamento della qualità del dibattito politico regionale attraverso il coinvolgimento di personalità autorevoli, di associazioni e movimenti credibili; la composizione di un fronte unitario di liste elettorali, attraverso l’aggregazione di persone di elevato profilo e riconosciute qualità, che intendano mettersi al servizio della regione, senza scopi di carriera, capaci di assumere responsabilità di governo della cosa pubblica in modo autorevole».

Oggi il Movimento 10 Idee per la Calabria cambia strategia e solletica l’intesa PD-M5S spingendo il miglior nome spendibile sul territorio. Callipo alle regionali del 2010 si era presentato contro Giuseppe Scopelliti e Agazio Loiero con la lista civica Io resto in Calabria con Callipo, abbinata a Italia dei Valori e Lista Bonino-Pannella, prendendo oltre 100mila voti (10,02%) contro i 614mila di Scopelliti (57,76%) e i 342mila di Loiero (32,22%). Ma allora si  recarono alle urne 1.887.078 calabresi (il 59,27%), oggi c’è lo spettro di una fortissima astensione. E, come se non bastasse, a fine settembre c’è stata una netta chiusura di numerosi esponenti pentastellati locali a replicare l’attuale intesa governativa anche in Calabria. A firmare il documento in cui affermavano che «in Calabria escludiamo categoricamente ogni ipotesi di accordo con il Partito Democratico o liste civetta in cui sono coinvolti direttamente o indirettamente esponenti dello stesso partito» sono stati i deputati Paolo Parentela, Dalila Nesci, Riccardo Tucci, Francesco Sapia, Elisabetta Barbuto e Alessandro Melicchio e i senatori Rosa Abate, Bianca Laura Granato, Margherita Corrado e Nicola Morra. Ciononostante, Pippo Callipo (con il medico ambientalista Ferdinando Laghi) rimane tra i favoriti dei grillini, anche se Dalila Nesci insiste a proporre la sua candidatura, mettendo a disposizione l’attuale incarico alla Camera.

Il tempo stringe e l’ufficializzazione delle candidature richiede decisioni rapide: il PD confermerà la netta chiusura a Mario Oliverio (che a questo punto si candida con una lista civica a suo nome)? La Lega continuerà il gioco al massacro contro Mario Occhiuto, mettendo in forse la vittoria quasi scontata del centro-destra? Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio troveranno un’intesa accettabile per entrambe le formazioni politiche? Troppi interrogativi sui tradizionali partiti politici. E se questa bizzarra confusione tra le parti in causa favorisse alla fine un outsider? (s)

 

Carlo Tansi, uno scienziato alla conquista di Germaneto: «Voglio rivoltare la Calabria»

di SANTO STRATI – Un geologo, anzi uno scienziato, alla conquista di Germaneto: la Cittadella regionale Carlo Tansi, ex capo della Protezione Civile della Calabria, la conosce benissimo per averci sbattuto la testa in più occasione. La prima volta quando venne scelto da Mario Oliverio e tutte le volte successive quando ha provato (spesso riuscendoci) a «rivoltare come un calzino» la struttura da lui guidata, fino al benservito del Presidente che l’aveva nominato. Un addio senza spiegazioni, uno stop improvviso perché – si disse – era venuta meno la fiducia in un incarico fin troppo fiduciario. Tansi è l’uomo delle prevenzione e nell’intervista concessa a Calabria.Live spiega le semplici cose che ritiene importante fare per trasformare la sua Calabria. Cosentino di nascita, laureato in geologia, ricercatore del CNR, docente all’Unical, una vasta esperienza nel campo delle emergenze del territorio, Tansi non ha un partito alle spalle: si presenta da indipendente e punta a convincere quell’oltre 55 % di calabresi che alle passate elezioni del 2014 non è recato a votare. Il primo partito in Calabria, quello degli astenuti, «il mio partito» – afferma con convinzione il dott. Tansi: «Sono convinto di avere dalla mia parte i calabresi indignati, delusi, avviliti dalla politica, che sono stanchi di quest’andazzo che in 45 anni ha prodotto solamente guasti e desolazione».

È decisamente una bella sfida, presentarsi senza un’organizzazione partitica, senza un ombrello di voti “sicuri”, a sfidare il vecchio e il nuovo della politica. Il “nemico” Oliverio (tra i due, è evidente, non corre buon sangue dopo il “licenziamento”) e gli avversari che si sono già candidati ufficialmente: il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto, indicato da Forza Italia e – virtualmente – candidato unico del centro-destra (se la Lega smette di mettergli i bastoni tra le ruote) e l’altro indipendente Giuseppe Nucera, già presidente degli industriali reggini, anche lui senza partiti dietro, che guarda anche lui ottimisticamente al partito dei non votanti. C’è sempre l’incognita dell’eventuale candidato scaturito da improbabili intese romane tra Partito democratico (che vuole mandare a casa Oliverio) e i CinqueStelle, la cui deputata Dalila Nesci ha messo a disposizione le sue dimissioni dalla Camera per correre alle Regionali col simbolo del Movimento pentastellato. Insomma, c’è di che sbizzarrirsi a disegnare e immaginare scenari che si smontano la sera per venire ricostruiti al mattino: c’è una grande confusione sotto il sole di Calabria e questo disorientamento, questo disamore per i partiti tradizionali che non smettono di far litigare le proprie componenti su chi ce l’ha più lungo, potrebbe giocare a favore di un candidato indipendente. Un candidato slegato proprio da quei partiti che i calabresi hanno mostrato di non apprezzare più con la stupefacente astensione del 2014 (55,93 %) recuperata alle Politiche del 2018 (36,37%) e risalita alle Europee di quest’anno al 44,02%. Insomma, giacché la matematica non è un’opinione, servono tanti voti che vanno recuperati tra gli astenuti. I partiti tradizionali (sempre che non si dividano nella peggior scelta suicida che possono fare) punteranno a rafforzare le storiche posizioni, sapendo già di perdere cocci per strada, ma difficilmente riusciranno a convincere gli “arrabbiati” della politica a ridar loro fiducia.

Per questo la candidatura di Tansi rappresenta un’ulteriore incognita nel risiko di queste elezioni, di cui non si conosce ad oggi ancora la data che deve decidere, in piena autonomia, il Presidente Oliverio. Il programma di Carlo Tansi, come si potrà ascoltare nell’intervista ha pochi punti essenziali: crescita e sviluppo legati alla risorse del territorio, snellezza burocratica, spazio a innovazione e opportunità per i giovani.

– Geologo, ex capo della Protezione Civile calabrese, si candida a Governatore della Calabria. Perché questa sua autocandidatura, da indipendente?

«Volevo premettere anche altro: io sono geologo da trent’anni, geologo ricercatore presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche e sono anche docente universitario presso l’Università della Calabria. E negli ultimi quattro anni ho diretto la Protezione Civile della Regione Calabria, regione che presenta il territorio a maggior rischio idrogeologico e sismico dell’intera penisola, tra i più esposti ai rischi naturali dell’intero pianeta. In questo contesto sono stato praticamente catapultato da una realtà vicino al mondo scientifico – sono uno scienziato – nella parte peggiore della Regione Calabria che era la Protezione Civile: un covo di malaffare che io ho denunciato a varie procure, alcune di queste denunce hanno contribuito ad arrestare alcune persone che mi aveva preceduto assieme ad alcuni imprenditori del Catanzarese e ho fatto risparmiare tanti soldi alla Protezione Civile regionale e allo Stato e, al contempo, ho specializzato al massimo le persone che già vi lavoravano e anche attinto a quell’enorme patrimonio di calabresi capaci, calabresi bravi, guardando esclusivamente i curricula. Quindi, in pratica, ho sostituito la burocrazia della Regione Calabria con la meritocrazia. Quindi, ho tolto via persone di malaffare, imbroglioni, ho tolto via persone incapaci, persone che facevano da decenni la protezione civile senza né arte né parte e ho sostituito questi pessimi soggetti col meglio che la Calabria migliore poteva offrire, cioè giovani laureati nelle migliori università italiane, cioè in quelle calabresi – noi abbiamo le migliori università italiane – e abbiamo dato loro spazio. per questo, la Protezione Civile del Lazio utilizza tecnologia fornita da noi pochi anni fa, grazie al lavoro sinergico della Protezione Civile della Calabria. Abbiamo esportato il nostro modello, il nostro sistema informatico, altamente specialistico, in tutt’Italia. Quindi da Cenerentola d’Italia che era la Calabria assieme alla Sicilia, siamo entrati in zona Champions, tra le migliori quattro-cinque protezioni civili in Italia. Questo grazie a un lavoro sinergico che – ripeto – ha rimpiazzato la più brutta burocrazia con la meritocrazia. E ho deciso di candidarmi proprio perché non sopportavo l’idea di vedere nelle mani di burocrati incapaci un patrimonio inespresso come la nostra regione che vanta tantissimi tesori: abbiamo 850 km di costa, abbiamo un patrimonio archeologico che ci invidia tutto il mondo, un patrimonio storico-culturale, abbiamo 2200 chiese, 150 castelli, abbiamo di tutto e di più come storia infinita, e abbiamo anche l’unica pista da sci al mondo che si affaccia sul mare e sullo Stretto di Messina, a Gambarie d’Aspromonte. Abbiamo tante risorse naturali, abbiamo le migliori acque oligo-minerali d’Italia, abbiamo le migliori acque termali d’Europa, eppure, per colpa della prima multinazionale del mondo, che è la ‘ndrangheta, che ha le sue radici in Calabria, noi siamo relegati ad essere l’ultima regione d’Italia e tra le ultime in Europa».

– Si può dire che lei ha rivoltato come un calzino – è una frase che si sente dire spesso da lei – la Protezione Civile in Calabria. Pensa di poter fare la stessa cosa all’interno della Regione Calabria? Come penserebbe di muoversi?

«Guardi, è molto più facile di quanto possa sembrare. Le decisioni sono atti da firmare. Le decisioni sono – l’ho verificato quando facevo il direttore della Protezione Civile regionale – decreti dirigenziali da firmare, atti deliberativi di varia natura. Allo stesso modo, fare il presidente della Regione Calabria significa cambiare la Regione Calabria con delle firme. Tutto qui. Chiaramente, avendo a supporto un apparato amministrativo ma soprattutto adeguato a queste esigenze di cambiamento. Io posso parlare a posteriori, non ho mai fatto proclami, sono l’uomo che odia i proclami, odia le promesse, amo il fare. Credo di aver dimostrato, con dati alla mano, di aver realmente rivoltato come un calzino, aperto come una scatoletta di tonno – come direbbero i Cinque Stelle – è anche di moda questa espressione perché il tonno in Calabria oggi rappresenta, diciamo, anche una prospettiva politica, visto che i Cinque Stelle stanno puntando sull’imprenditore che si occupa di tonno con grande esperienza – e quindi la metafora del tonno così come quella del calzino è calzante. Però credo, rispetto ad alcuni slogan – a me non piacciono gli slogan – credo di avere tutte le carte in regola per avviare questa sfida, per rendere consapevoli i calabresi perbene, i calabresi che credono nella loro storia, nelle loro risorse, che un cambiamento è assolutamente possibile».

– In una regione dove alle passate elezioni c’è stato un tasso di astensionismo pari al 55 % significa che ci sono molti delusi. Come pensa di poter raggiungere questa parte di elettori? Naturalmente sono voti che contano…

«Mi permetto di correggerla lievemente perché è qualcosa in più: siamo quasi al 57%, siamo quasi a 845 mila non votanti su un corpo elettorale di circa un milione e mezzo di calabresi. Quindi il primo partito è quello dei non votanti: questo è il primo partito che mi sostiene. Guardi, mi creda, se lei si collega sui social sulla mia pagina Facebook – Carlo Tansi presidente – o sul mio sito internet, ma soprattutto sui social, può notare come ci stanno veramente decine di migliaia di persone – io cono quasi 80 mila followers fra i vari gruppi facebook, che poi facendo i calcoli da un punto di vista politico, questo rappresenta un serbatoio di grandi dimensioni. Persone che, spontaneamente, prendono posizione a mio supporto e, addirittura, alcuni ritengono che possa rappresentare l’ultima speranza per la Regione Calabria, ma questo lo può leggere, è un fatto pubblico. E quindi, gran parte di queste persone vanno intercettate, fanno parte di quel grande bacino degli astensionisti, e quindi mi rivolgo a quel 57% che è quell’apparato che sta alle mie spalle. Io ho il primo partito della Calabria dalla mia parte e quindi se questo primo partito dovesse decidere di mobilizzarsi, allora credo che il sogno potrebbe trasformarsi concretamente in realtà. Il sogno di tutto i calabresi può avere una prospettiva. Anche perché nella narrazione della mia storia, io, dopo aver dimostrato di aver portato la Protezione Civile dalla zona retrocessione alla zona Champions tra le Protezioni Civili italiane, sono stato fatto fuori dalla politica e dalla burocrazia, da quell’apparato di potere. No? E quindi la gente conosce bene questa storia, la gente non ci sta. E, infatti, il movimento che mi sostiene è nato proprio a seguito di questa ingiusta esclusione e quindi, da questo punto di vista, io sono veramente e fortemente fiducioso che la Calabria migliore, che i calabresi perbene vogliano cambiare realmente, anche perché in Calabria governa da 45 anni il solito partito, il partito della torta, il partito della suddivisione dei poteri, da destra a sinistra passando per il centro, per cui quando governa il governo di centrodestra la fetta maggiore se la prende la destra e, viceversa; quando governa il governo di centrosinistra la fetta maggiore se la prende il centrosinistra. Gli altri, le altre minoranze poi prendono i pezzettini più piccoli della torta. E voglio ricordare che in questi giorni il governo Oliverio è retto, specialmente nei consigli regionali, dalle forze di opposizione senza il cui supporto non ci sarebbe il numero legale per poter fare il Consiglio regionale. Quindi, se si vuole rompere in modo decisivo, in modo netto, questo sistema, questo partito della torta e gettare in faccia a questi pagliacci, a questi imbroglioni, a questi incapaci, tra gli amministratori regionali messi come burattini dalla politica e i politici stessi, bisogna voltare pagina nettamente e votare invece chi ha realmente dimostrato di poter interpretare con credibilità il cambiamento».

– Lei parlava di toccare le carte, modificare il modo di approcciarsi alle carte. Eppure sa che uno dei problemi più grandi che esiste, non solo in Calabria ma in tutt’Italia, si chiama burocrazia. Come penserebbe di poter affrontare e risolvere in qualche maniera questa gravissima situazione che a volte diventa devastante per quelle che sono le iniziative, i progetti?

«Come ho fatto con la Protezione Civile e come ho dimostrato di aver potuto fare con la Protezione Civile. In Calabria abbiamo la bellezza di 23 dipartimenti per il governo della Regione, una regione che fa meno di 1 milione 800mila abitanti. La Regione Lombardia ne ha quasi due volte e mezzo in meno, circa dieci, e la regione Lombardia ha sei volte più la popolazione della Calabria. È chiaro che questo sistema non può funzionare per rendere efficace ed efficiente la macchina burocratica. E quindi con una semplice penna, con una firma, lontano dai condizionamenti, diciamo, dei comitati d’affari che hanno governato la Calabria, che governano la Calabria col partito della torta da 45 anni a questa parte, con una semplice firma abbattere il numero dei dipartimenti da 23 a 7-8 al massimo e mettere a capo di questi dipartimenti persone capaci, persone perbene, persone che sono completamente al di fuori delle logiche del malaffare che caratterizza la nostra regione. Primo. Secondo: se lei porta un documento alla Regione Calabria, una qualunque istanza, faccio l’esempio di un imprenditore che rivendica il sacrosanto diritto di farsi pagare una prestazione, se lei porta qualunque documento, il documento finisce in quella grande macchina elefantiaca che si chiama Regione Calabria. Invece vorrei stravolgere questo sistema, introdurre – facilissimo coi sistemi informatici di ultima generazione – la tracciabilità di tutti i documenti che vengono inoltrati alla Regione. In pratica, in ogni momento io sono in grado di sapere il mio documento su quale scrivania si trova, da quanti anni si trova lì e, soprattutto, il nome e cognome del Mario Rossi di turno che ha bloccato le mie pratiche. In questo modo io potrò fare causa non al mammut, all’elefante che si chiama Regione Calabria, dove spesso, chiaramente, i responsabili di questo apparato burocratico, elefantiaco, non vengono mai fuori, ma direttamente sulla singola persona. In questo modo è più facile. Chiaramente, chi blocca le pratiche degli imprenditori ma anche dei professionisti o dei comuni cittadini che, in Calabria, devono rivendicare il loro diritto ad avere riconosciute le loro prestazioni di qualunque genere, dovrà pagare. Secondo me un controllo un monitoraggio dei documenti, della burocrazia, significa infliggere un duro colpo all’apparato burocratico e rendere la Regione Calabria sicuramente all’avanguardia con le altre regioni così com’è avvenuto per la Protezione civile».

– Una regola inossidabile della politica dice che i politici passano e i burocrati restano. Questa sua idea di accorpare i dipartimenti non ritiene si potrebbe scontrare sull’inevitabile eccesso di dirigenti senza collocazione? Se i dipartimenti da 23 diventano 8 o 10, questi burocrati dove vanno?

«Come ho fatto in protezione Civile, dove c’erano la bellezza di 30 autisti che a me non servivano e ho messo a disposizione del Personale. Possono andare in vari dipartimenti, a parte che da un punto di vista giuridico non è corretto, come dire, ridurre il numero dei dipartimenti in modo consistente. I burocrati non utilizzati magari si possono mettere a disposizione per creare altri sistemi, ovviamente con riduzione dei costi del personale. Ci sono molti dirigenti non utilizzati in Calabria, magari ce ne saranno una decina, una quindicina in più, magari si potrà creare un “comitato dei saggi”, potremmo attingere alla loro “immensa saggezza” per migliorare le sorti della Calabria. Ovviamente, è un commento prettamente ironico».

– Un geologo alla guida della Calabria significa quantomeno una politica di prevenzione contro il dissesto idrogeologico del Paese e soprattutto della Calabria. Ma, per quanto riguarda crescita e sviluppo e investimenti, quali sono le sue idee?

«Innanzitutto, un geologo alla guida della Calabria non deve sottovalutare i rischi che corrono due milioni di calabresi che vivono in un territorio in cui un terremoto anche di piccola magnitudo potrebbe produrre un numero elevatissimo di vittime. Voglio solo ricordare che in Calabria abbiamo avuto uno dei più grandi terremoti della storia dell’umanità che è il terremoto del 1908 che ha fatto 120 mila morti. Noi qui siamo a due passi da Amatrice, parliamo del terremoto di Amatrice che ne ha fatti 300. Parliamo di tutta un’altra storia. Ma, al di là di questo fatto che riguarda la prevenzione – secondo me fondamentale – nel dettaglio, in due parole, voglio dire che la Calabria in passato è stata terra di conquista di gruppi imprenditoriali, del Nord soprattutto, che l’hanno saccheggiata, che l’hanno, diciamo, stuprata da tutti i punti di vista, che l’hanno violentata rispetto alla propria vocazione. Noi abbiamo realizzato in Calabria poli industriali, a Crotone la Pertusola, ma anche la Sir a Lamezia Terme, che praticamente non avevano niente a che vedere con la vocazione del nostro territorio. Quello stupro compiuto, perpetrato nei confronti della nostra splendida terra ha lasciato i segni: ancora abbiamo un territorio avvelenato da un errato modello di sviluppo che ha caratterizzato la Calabria. Secondo me, bisogna, invece, puntare sulle risorse naturali della Calabria che sono gli 850 km di costa, gli specchi d’acqua tra i più belli del mondo, abbiamo un entroterra spettacolare, delle colline, delle montagne a poca distanza dal mare, abbiamo dei microclimi che solo la Calabria può vantare. Abbiamo un territorio che si chiamava Enotria, quindi la terra dei vini, che può rappresentare un potenziale vitivinicolo che nessuna altra regione d’Italia può avere, e abbiamo un patrimonio storico-culturale: quando nella Padania ci stavano pecore e buoi in Calabria c’era il cuore del mondo, c’era la Magna Grecia, c’era Pitagora, abbiamo tanta storia da raccontare, storia di cui noi calabresi non siamo orgogliosi, storia di cui ci dobbiamo appropriare o riappropriare, storia che dobbiamo anche tramandare e trasmettere a tutto il resto del mondo con grande orgoglio. Quindi, il modello di sviluppo è molto più semplice, è molto più naturale. Cioè investire sulle grandi ricchezze naturali e storiche della Calabria ma preservando il nostro ambiente. Quindi, tenendo pulito il nostro mare, puntando su un’azione strategica per rivedere radicalmente il sistema di depurazione in Calabria: molta gente “beve” il mare, i politici bevono il mare in Calabria e poi il giorno dopo hanno problemi di attacchi di diarrea molto probabilmente, e questo aspetto poi, se venite nel Reggino, a Reggio Calabria, lungo il chilometro più bello d’Italia, troviamo parte della città sommersa dalla spazzatura, perché la spazzatura è l’oro delle organizzazioni della ‘ndrangheta. Ecco, rivedere anche il sistema dello smaltimento dei rifiuti con criteri più moderni, più oggettivi, con criteri che vengono messi a disposizione dal mondo che io rappresento, cioè dal mondo scientifico. E, quindi, attraverso un approccio completamente rivisto, radicalmente rivisto, con un po’ di coraggio e soprattutto puntando sui calabresi migliori e sulla Calabria migliore, noi abbiamo la possibilità di cambiare realmente la Calabria. Esattamente, né più né meno di quello che ho fatto nella Protezione Civile».

– Indubbiamente le risorse ci sono, soprattutto in ambito turistico, ma da suo punto di vista come possono generare occupazione?

«Molto semplice. Se viene una famiglia di Genova, una famiglia cinese, una famiglia svedese in Calabria, viene in Calabria perché è bella, poi sta una settimana, fa il bagno, trova il mare inquinato e non torna. Non solo non tornerà in Calabria, nonostante le bellezze del nostro mare, ma poi parlerà male della Calabria a tutti gli amici cinesi, svedesi o giapponesi. E quindi la cosa è molto semplice: se invece viene la famiglia svedese e trova un mare pulitissimo, cristallino, che noi dobbiamo garantire attraverso un sistema di depurazione adeguato, chiaramente questa famiglia sarà invogliata a tornare, magari troveranno un entroterra spettacolare, con i centri storici tenuti bene, con gli scavi di Sibari che, anziché andare a finire sott’acqua nel fango ogni volta che piove tra l’abbandono più totale, possono essere visitati. Si deve valorizzare quello che si ha e si deve rispettare la nostra natura, il nostro mare, il nostro territorio, che è la principale fonte di ricchezza. Anziché spendere i fondi europei su una miriade di progetti per le caramelle, per i cd, i cd che ormai sono dismessi, non servono più a nessuno, in Calabria vengono ancora finanziate fabbriche di cd e altre stupidaggini del genere. Anziché sperperare i soldi in tutti questi rivoli che arricchiscono solamente sistemi di potere ben localizzati, sistemi criminali – diciamocelo chiaro e tondo – puntare su pochi progetti strategici che possono veramente sconvolgere – in senso positivo – la vita dei calabresi. Quindi, ripeto: sistemi della depurazione, il sistema di smaltimento dei rifiuti, gli incentivi, per esempio, per l’agricoltura, gli incentivi per il turismo, gli incentivi per lo sviluppo dei sistemi virtuosi. Per esempio, in Calabria abbiamo delle Università che sono spettacolari, abbiamo delle eccellenze, una serie di start-up, cioè di sistemi per far partire le aziende che sono tra i migliori d’Europa. Questi sistemi vengono esportati in tutte le altre regioni, in tutte le altre nazioni, in Calabria, però, non rimane quasi niente. Ecco, dobbiamo collegare le grandi intelligenze, le grandi capacità che noi possiamo vantare in Calabria, col materiale umano e soprattutto esumare il grande tesoro che purtroppo è in fondo al mare. E questo si può fare solamente in un modo – e lo ribadisco – mandando a casa quel manipolo di politici che da 45 anni gestiscono il partito della torta, quel manipolo di burocrati, ignoranti, incapaci e imbroglioni che spesso sono oggetto di inchieste di varie procure, e lasciarci inondare in Calabria da quella miriade di giovani che sono bravi, capaci, per cui i loro genitori hanno investito tantissimo in termini di studi universitari, ma anche di studi a livello di impresa. Noi dobbiamo puntare sul meglio che la Calabria ha».

– L’indignazione e la fiducia nel nuovo sicuramente possono essere la molla a spingere la massa di delusi, di astenuti, a tornare alle urne. Ma non ritiene che puntare soltanto sulla massa di astenuti possa costituire un grosso rischio, visto che la politica, si sa, è fatta di alleanze?

«Questo è un momento particolare, non c’è mai stata una situazione del genere. Dopo 45 anni, da quando esiste l’elezione diretta del presidente della Regione non c’è mai stato un clima di così grande incertezza. Non si sa chi andrà a vincere le prossime elezioni: si può ipotizzare il centrodestra per il famoso gioco, il ping pong destra-sinistra, ma c’è una grandissima indecisione, c’è una frammentazione totale, da questo punto di vista. Ci sta molto sconforto, molto disinteresse verso la politica. ormai ci si è resi conto che i politici non hanno più niente da promettere, perché ormai hanno promesso di tutto e di più, i calabresi non sono più degli allocchi che credono alle false promesse di questi Cetto LaQualunque da quattro soldi, e quindi, al di là dei delusi che anno parte del grande partito, a cui mi rivolgo continuamente, il partito degli astenuti, io credo che ci sia molta delusione anche nell’ambito dei partiti politici, i partiti sono completamente frammentati, si è persa completamente ogni fiducia nei confronti dei partiti politici, e quindi ci stanno frammenti anche significativi di partiti e movimenti che possono essere allettati, sono attratti – io questo l’ho constatato – dal mio programma che è molto snello, molto semplice, ma sostenibile ed efficace». (s)

P.S: Repetita iuvant. Questa intervista (quella a Occhiuto pubblicata il 22 settembre, quella a Oliverio del 29, quella a Nucera del 6 ottobre e le altre che seguiranno nelle prossime domeniche ai candidati a governatore) non sono spot elettorali: Calabria.Live non parteggia per alcuno, se non per i calabresi e la Calabria tutta. Chiunque ha idee da presentare, argomenti su cui ragionare, troverà qui una piazza aperta e disponibile a diffondere, nella dialettica del confronto, opinioni e proposte. La Calabria ha bisogno di concretezza, non di parole vuote che, ormai, per fortuna, non riescono ad incantare più nessuno. La sfida alle prossime regionale non va giocata sui nomi, ma sulle idee e su propositi realizzativi per far crescere la nostra terra, per dare finalmente un futuro (in casa) ai nostri ragazzi, per trasformare la Cenerentola del Mezzogiorno nella California d’Europa.

Giuseppe Nucera, il candidato indipendente che potrebbe piacere anche a Lega e Salvini

di SANTO STRATI – Imprenditore di successo in campo turistico, Giuseppe Nucera ha deciso di candidarsi a Governatore della Calabria, ascoltando la voce del cuore. È un personaggio sanguigno, deciso, sicuramente uomo del fare, venuto su dal nulla fidando sulle proprie forze, sulla voglia di arrivare, sulla capacità di affermarsi, tipica di noi calabresi. Socialista vecchio stampo (un lombardiano puro, si direbbe oggi), Nucera viene da Gallicianò, un borgo grecanico del Reggino, dove ancora si parla il greco antico. Un grande impegno nello studio (ha fatto le scuole medie fino all’università con le borse di studio), e con la laurea in tasca ha girato in lungo e largo per il mondo per poi decidere di tornare alla sua amata Calabria. Una terra che – dice – ha bisogno di poter contare sui suoi figli per rinascere, per crescere, offrire benessere e qualità della vita ai suoi abitanti, ma soprattutto per dare un futuro ai suoi giovani, costretti ad emigrare in assenza di opportunità e di lavoro.

Si presenta da candidato indipendente, slegato dai partiti, dopo aver promosso il movimento La Calabria che vogliamo, ma non respinge eventuali alleanze che dovessero proporsi, con la pregiudiziale che tutto rispetti la linea della legalità assoluta («se c’è legalità c’è sviluppo, se c’è sviluppo c’è legalità» è il suo slogan preferito) e accetti per intero il programma – indipendente – che il movimento propone. Le sue idee, come vedremo, non sono rivoluzionarie, ma rispondono semplicemente al buon senso e all’esperienza di chi ha toccato con mano i disagi, le ruberie, i guasti della politica. Già presidente degli industriali reggini, fino a pochi mesi fa, ha guidato con polso i suoi colleghi imprenditori, attirandosi critiche e non sempre attestazioni di amicizia, ma chi intende “fare” sa bene che non bisogna guardare in faccia a nessuno. Nessun favoritismo e rispetto totale delle norme, la legalità come un percorso imprescindibile per mortificare e stroncare, anche sul nascere, atteggiamenti poco consoni, disattenzioni, indifferenza. La Calabria sta pagando a caro prezzo la troppa trascuratezza proprio da parte di chi era stato chiamato a governare. Dalla nascita delle Regioni (e sono ormai quasi 50 anni) il deterioramento è stato costante, inarrestabile, impietoso, con la salvaguardia soltanto di interessi personali e giochi di potere di cui la Calabria è stata protagonista involontaria e (colpevolmente) passiva testimone. Si può cambiare? Con l’ottimismo dei visionari, Nucera risponde affermativamente.

– Un candidato imprenditore che apparentemente non ha alcun legame con i partiti politici…

«Non è un fatto apparente ma di sostanza: il movimento civico non ha alcun collegamento con la destra o con la sinistra e quindi si presenta ai calabresi per quello che è, un’organizzazione nuova che guarda ai problemi della Calabria. 50 anni di regionalismo hanno distrutto la Calabria, per una classe politica incapace, che guardava e guarda agli affari, agli interessi delle clientele. Può una terra, una regione bellissima, ricca di immense risorse, la California d’Italia, può essere ancora governata, amministrata da questa classe politica? Io dico no. Il 55% dei calabresi non va a votare. È il momento che quel 55% diventi una forza rivoluzionaria per una rivoluzione civica assieme a noi, assieme a Nucera, che ha deciso di mettersi a disposizione con la sua esperienza, con la sua onestà, col suo bagaglio di conoscenze a livello nazionale e internazionale per dare un’occasione, un’opportunità. Il programma de La Calabria che vogliamo è semplice: noi vogliamo unire gli uomini del fare della Calabria, come me, come tanti colleghi imprenditori, come tanti artigiani, come tanti professionisti, assieme ai calabresi che sono stati costretti ad andare via, calabresi che hanno avuto successo all’estero. Giovani laureati eccellenti. Non potevano vincere un concorso perché lì c’era il figlio del barone che doveva vincere quel concorso. Poi sono andati in America, in Australia e così via e son diventati dei grandi professionisti. Questa è la Calabria che vogliamo!»

– Facendo un bilancio degli ultimi 25 anni di Regione, senza andare troppo lontano, quali sono i guasti più evidenti, secondo lei, e come penserebbe di intervenire? 

«Per i guasti basta andare in giro per la Calabria e si vedono: sono guasti alla vista di tutti. Le strade, i collegamenti ferroviari, la viabilità interna… Faccio un caso: le Ferrovie Calabro-Lucane che collegavano la Piana di Gioia Tauro. Tutta la Calabria aveva questo servizio, queste linee interne create negli anni, subito dopo e durante la Prima Guerra Mondiale sono state create, ebbene sono state chiuse. Ma perché sono state chiuse quando altrove funzionano e sono dei fattori di crescita del turismo, di conoscenza e valorizzazione delle zone interne? Noi andremo a recuperare queste ferrovie. Non si può fare per l’interesse di qualcuno bloccare un servizio per la collettività. È uno scandalo questo. Ma non è solo le Calabro-Lucane. Guardiamo ai disastri dal punto di vista industriale. Un’area industriale come quella di Gioia Tauro: ma è poi possibile che si sia dovuto limitare tutto intorno al Porto? Carico e scarico di containers. Lì sono venuti degli imprenditori, hanno utilizzato le risorse della 488, si sono presi i soldi, sono diventati dei prenditori, dei ladri… Ci vuole il basista… quando ci sono rapine di alto livello c’è il basista e lì chi ha speculato, ha rubato i soldi ed è andato via ha lasciato disastri. Capannoni vuoti, operai messi in cassa integrazione, mai avviati al lavoro… C’erano i basisti calabresi. Noi con questa gente non vogliamo avere a che fare, noi vogliamo parlare ai calabresi onesti come noi, come noi del movimento La Calabria che vogliamo e, quindi, una regione diversa…».

«La sanità: ma perché questa voglia di mettere le mani nella gestione della sanità? La sanità va gestita dai medici, dai primari, la politica fa solo affari, mentre c’è una sanità privata che è un’eccellenza in Calabria. Io non dico che è superiore a quella della Lombardia, ma sicuramente i miei colleghi imprenditori della sanità privata possono competere anche con i lombardi. Quindi, i calabresi quando sono messi in condizione di fare, di togliergli i lacci e lacciuoli che bloccano, i calabresi diventano una grande forza, sprigionano una grande energia. Quindi, il mio programma è chiaro: vogliamo unire gli uomini del “fare” della Calabria assieme ai calabresi che sono fuori per una grande rivoluzione civile e industriale. Io farò marketing industriale. Io andrò – da presidente della Regione – in giro per il mondo a parlare con i manager, con i CEO di origine anche calabrese per dire: tornate, perché la Calabria ha tutte le risorse. Infrastrutture che dobbiamo anche fare… il Ponte sullo Stretto. Smettiamola, amici ecologisti. Io sono più ecologista di voi. Nel mio villaggio, nelle mie strutture c’è il plastic free, la plastica non si usa. E farò in modo tale che anche in Calabria la plastica venga bandita. E tornando al Ponte, va fatto il Ponte. L’inquinamento dell’area dello Stretto lo determinano altri fattori. Il Ponte è un valore aggiunto, un attrattore. Quindi, assieme al Ponte, la statale 106. E la ferrovia. Il collegamento da Bari per venire in Calabria. Io ho fatto un conto guardando l’orario delle Ferrovie: da Bari per arrivare a Palermo, quindi passare da Reggio Calabria e Villa San Giovanni, ci vogliono 17 ore. Ma è mai possibile tutto ciò? È mai possibile che l’ANAS e le Ferrovie spenderanno 58 miliardi di qua a dieci anni e li spenderanno da Salerno in su? E i 30 parlamentari calabresi hanno alzano il ditino per dire “ma cosa state facendo”? Il Presidente della Regione al CIPE, al ministro delle Infrastrutture, al Capo del Governo ha detto “ma che state facendo”?»

– Parliamo di investimenti. L’aspetto più spinoso per chi voglia investire in Calabria è la mancanza di reputazione, uno dei suoi cavalli di battaglia. Cosa intende fare per la reputazione della Calabria?

«Io sono arrivato a dire che la reputazione è l’elemento fondamentale, è il lievito del riscatto della Calabria. Sa perché? Da Presidente della Confindustria reggina ho messo in atto due iniziative. Il marketing industriale l’ho messo in pratica già quando sono andato ad incontrare i colleghi imprenditori di Unindustria Torino, di Confindustria Bergamo, di Confindustria Venezia a dire: “colleghi, amici, in Calabria c’è la Zes, zona economica speciale, credito d’imposta per centinaia di milioni e migliaia di euro, perché non venite ad investire? Abbiamo aree industriali bellissime, capannoni vuoti”, ma tutti mi opponevano “la reputazione”, o meglio la questione “ambientale”. Io ho detto: ma le cronache evidenziano che la ‘ndrangheta, la mafia ce l’avete dietro la porta, a Torino, a Milano, ad Amburgo, Genova. La mafia, la ‘ndrangheta va dove c’è denaro, dove ci sono affari. E allora mi sono posto il problema: perché tutti scrivono male della Calabria? Perché i giornalisti che non vengono nemmeno in Calabria, che non sanno nemmeno dov’è Gioia Tauro o Crotone, scrivono male della nostra regione? Perché non c’è stato mai nel passato un presidente di Regione che abbia portato in tribunale chi ha diffamato questa terra, chi ha diffamato i calabresi, i nostri giovani che vanno fuori si vergognano anche di dire che sono calabresi. E allora vi è la necessità, è necessario quel lievito da mettere subito perché si invertano questi luoghi comuni che ci sono. E allora io istituirò l’Assessorato alla Reputazione. Un professionista di grande spessore che dovrà comunicare, dovrà relazionarsi col mondo intero per dire che la Calabria è la California d’Italia, non è questa la terra che voi dipingete, che volete far passare. I calabresi sono gente operosa: lo dimostrano coloro che sono andati via e hanno avuto grande successo e questo successo lo dobbiamo determinare anche in Calabria. Io ho scritto una lettera, da presidente di Confindustria Reggio, al Capo del Governo, quando è venuto a Reggio e hanno fatto il Consiglio dei Ministri. Una lettera che era pesante, sulla questione della reputazione. Ho evidenziato che non si può continuare a sdoganare a Gioia Tauro container – dove c’è la cocaina – che sono destinati a Pisa, a Livorno, a Genova, a La Spezia, in giro per l’Europa. Loro sdoganano a Gioia Tauro, così Gioia Tauro appare nell’opinione pubblica come il riferimento, il luogo dove si scarica la cocaina. Non è così, perché a Gioia Tauro è pochissima la roba che riguarda la Calabria, il resto è destinato in giro per il mondo, però l’opinione pubblica sa che Gioia Tauro è il porto della ‘ndrangheta, il porto della cocaina.

«La Calabria è una terra di eccellenze: nel turismo, nell’agricoltura (abbiamo i migliori prodotti biologici, naturali). La Calabria ha tre Parchi. La questione ambientale, ecologica, per Nucera è fondamentale. Il mondo si sta distruggendo. Noi abbiamo 800 km di coste, abbiamo dei boschi immensi. Siamo la regione con i boschi più ampi, la seconda in Europa. Abbiamo i canyon. Pochi sanno che in Sila, nella Presila greca, c’è il sito Valli Cupe, dove c’è il secondo canyon d’Europa. Una grandissima risorsa. Su questi valori, su questi elementi bisogna lavorare per creare posti di lavoro. Io ho aperto a San Luca lo sportello Informa Impresa Lavoro. Ho chiesto al Prefetto e al Vescovo di accompagnarmi in quest’idea, sono venuti anche loro a San Luca e abbiamo portato questo progetto per dare ai giovani, alla cittadinanza la possibilità di informarsi per aprire un’attività e abbiamo visto che si possono creare 100 iniziative sfruttando le risorse del territorio, 100 micro imprese, anche a carattere familiare. L’allevamento delle lumache, una cosa semplicissima, che dà lavoro, crea ricchezza, l’allevamento del maiale nero, altrettanto, il formaggio pecorino, i nuovi tessuti, cose da recuperare del vecchio artigianato, 100 nuove attività. Moltiplichi, direttore, moltiplichiamo assieme: 100 per i 404 comuni che ha la Calabria, creiamo un esercito di occupazione. Ecco, questa è la Calabria che vogliamo. Oggi la vogliamo, non dico la vorremmo. oggi Nucera vuole questa Calabria e Nucera sarà il presidente di questa Regione perché quel 55% di calabresi che non va a votare tornerà a votare. Sconfiggeremo le lobbies e le clientele, perché porteremo la gente comune, daremo risposte. Farò il presidente di questa regione con l’aiuto dei calabresi onesti che credono in Nucera che ha dimostrato in cinquant’anni di saper amministrare, di saper fare l’imprenditore, di essere una persona onesta, un buon padre di famiglia e amministrerà la Regione Calabria come un buon padre di famiglia».

– Uno degli aspetti più devastanti dell’attuale politica regionale, non solo calabrese, ma nazionale, è costituito dalla burocrazia. Il suo progetto di imprenditorialità diffusa si scontrerebbe con una situazione di burocrazia penetrante e devastante. Quali sono le sue terapie?

«Il problema esiste, qualche collega ha detto nel passato “oltre alla mafia della lupara c’è la mafia della penna”. Il problema esiste, però bisogna dare garanzie, bisogna dare sicurezza ai funzionari e ai dirigenti. Spesso molti per arrivare al posto di direttore generale fanno carte false o scavalcano i diritti di altri, però quando arrivano a quel posto hanno paura, buttano la palla fuori campo, trovano cavilli, mettono paletti e contropaletti, arricchiscono la serie di ostacoli verso il cittadino, verso l’artigiano, verso l’imprenditore. Questa è una logica che è maturata e cresciuta perché pochi sono quelli che nella Pubblica Amministrazione, a livello locale, arrivano con i concorsi. Spesso sono stati assunti gli amici, i conoscenti, i capi elettori, con scarsa professionalità, scavalcando i diritti di giovani, laureati, formati, con i master e così via. E quei giovani sono andati via, li abbiamo persi. E poi, l’imprenditore investe, l’artigiano, il funzionario, il manager non è un nemico, non va guardato come uno speculatore, quello porta ricchezza. Io chiamo i soggetti dell’ F24, quelli che il 16 di ogni mese vanno a versare in banca o alle poste o all’Agenzia delle Entrate le tasse perché poi gli stipendi della Pubblica Amministrazione possano essere pagati. I funzionari vanno aiutati, nella legalità. Il concetto di legalità è fondamentale: non c’è legalità se non c’è sviluppo, non c’è sviluppo se non c’è legalità. Questo binomio va abbinato alla reputazione: sono questi gli elementi fondamentali. La Calabria non è una terra di malaffare».

– Parliamo di turismo. Nonostante i dati largamente ottimistici rispetto alla passata stagione, in Calabria siamo praticamente all’anno zero. Lei è un imprenditore turistico. Come vedrebbe la trasformazione turistica della Calabria?

«La Calabria, nonostante siano state spese enormi risorse, non è ancora percepita come destinazione turistica. E allora, ogni anno, si fanno sforzi, gli imprenditori s’impegnano. Io sono stato in Brasile in un tour proprio per presentare le opportunità che la Calabria offre. Lo faccio da 40 anni questo lavoro. Con grande amarezza, nonostante dopo 40 anni, ancora devo andare con la penna a disegnare la cartina geografica dell’Italia e indicare dove sta la Calabria. Mettere la Sicilia e poi dire “la Calabria è vicino alla Sicilia”. In Brasile, dove sono stato con una delegazione di imprenditori turistici una settimana fa, la Regione non ha mandato un opuscolo, non ha mandato una cartina e credo che ci siano magazzini pieni di cartografia, di stampe pubblicitarie della Calabria. Sarà stata una dimenticanza? Me lo auguro. Ma non è questo il problema. Non abbiamo da dieci anni e più un assessore al Turismo. È mai possibile che la Calabria non abbia un assessore al turismo? È mai possibile che non abbia un assessore all’Agricoltura, che non abbia un assessorato per i rapporti con Bruxelles? Un assessorato alla Sanità?… Ma torniamo al turismo. L’anno scorso i tour operator tedeschi hanno fatto il loro congresso in Calabria, una cosa eccellentissima. Io, subito, ho afferrato questa opportunità in senso positivo: da presidente di Confindustria ho chiamato a raccolta tutti gli operatori turistici della città e della provincia di Reggio. Mi sono messo a disposizione, con la regione, col Presidente, con la struttura, perché capivo l’importanza di quest’evento. L’evento è andato, è stato fatto, non m’interessa quello che è stato speso, ma è stato fatto un evento positivo e quella spesa per me era giusta da fare. Ma quell’evento ha una conseguenza. Quell’evento presupponeva e presuppone che da lì i 600 operatori, giornalisti, che sono arrivati andavano nel tempo, a partire dall’ottobre 2018, invitati, frazionati a gruppetti di 30-40 e riportati in Calabria, coinvolgendo gli operatori. Io mi sono offerto, da tour operator, come albergatore, che avrei ospitato gratuitamente questi ospiti perché era necessario, perché loro hanno visto, hanno osservato, poi devono scendere nei particolari, trattano con le strutture ricettive, vanno a vedere la cucina dell’albergo, i servizi che offre direttamente la struttura e il territorio. Questi si chiamano Educational Tour. Avremmo dovuto fare decine di Educational Tour: non si è fatto nulla. Quindi, quest’anno, i tedeschi andranno altrove a fare il loro congresso. E sicuramente della Calabria, pochi, pochissimi si ricorderanno, mentre si doveva lavorare, si doveva “zappare la terra”, quel seme buttato andava lavorato. È stata persa un’altra occasione. E allora, questa grande risorsa che madre natura ci ha dato perché non va sfruttata dignitosamente? Perché non dobbiamo avere un assessore anche noi al Turismo, all’Agricoltura e così via?»

«Abbiamo gettato le basi con l’ENIT per fare della Calabria il riferimento delle cinque regioni legate alla cultura, alla tradizione, alla storia della Magna Grecia, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia, in un unico brand e andare in quei mercati globali, in India, in Cina, nel Sudamerica, nel Nordamerica, in Australia e presentarci con questa destinazione legata ai Bronzi di Riace che sono, diventano, i testimonial di questo ampio territorio. E quindi presentarci con la vasta offerta, dall’agro alimentare, dai nostri prodotti genuini, alle nostre spiagge, ai nostri musei, agli scavi archeologici, di tutto quello che questo territorio offre da Napoli in giù. Perché, andare da soli a dire in Cina o in India, in questi grandi e immensi continenti, in questi Paesi, un miliardo e 400 milioni i cinesi, a dire “la Calabria”. Calabria? Che cos’è? Dov’è. Ma invece bisogna andare a dire che questa metà Italia ha un grande patrimonio unico al mondo che nessuno ci può copiare. Ma sa quanta gente verrà? Ecco, questo è il turismo.

– Il suo entusiasmo è ammirevole e potrebbe convincere molti dei cosiddetti delusi del voto. Ma veniamo all’aspetto strettamente politico: il suo programma potrebbe sicuramente stuzzicare gli appetiti della Lega. E nel caso in cui la Lega si offrisse di sostenerla – visto che non hanno un candidato proprio – qual è la sua posizione?

«La Lega è partita nel passato con tante piccole leghe, cioè la politica che guardava ai bisogni del territorio. La politica dava risposte al territorio. Il mio progetto, in Calabria, è questo. Voglio dare delle risposte alle esigenze, alle incazzature, allo scoglionamento dei miei concittadini. E allora devo fare delle alleanze, se necessario. Ma il progetto è nostro, la macchina la guida Nucera. Nucera non sale in un’altra macchina, né di Salvini né di Zingaretti. Ognuno va per la sua strada. Nucera ha la sua strada tracciata e quindi, se altri vogliono allearsi con noi, con il Movimento La Calabria che vogliamo, noi discutiamo dei progetti, delle idee. E le nostre idee sono chiare. E allora, quello che intendiamo fare sono i contenuti del programma. Anche sul regionalismo differenziato. Qualcuno pensa che il fatto che io abbia questa posizione sia perché sono vicino alla Lega. No, assolutamente no. Il mio regionalismo differenziato è lo strumento, lo intendo come lo strumento per liberare, per rompere, per spezzare le catene che ci legano, alle clientele, alla ‘ndrangheta, a tutto quel processo storico, dall’Unità d’Italia in poi, che ci ha bloccati, che ha costretto i calabresi ad emigrare. Io sono convinto – perché lo dimostrano i fatti – che i calabresi messi nelle pari condizioni di opportunità, di fattori, come ce l’hanno i lombardi, i piemontesi, i veneti, gli emiliani e così via, i calabresi li supereranno. Lei s’immagini come se ci fosse una corsa e tutti partiamo alla stessa maniera, con le stesse condizioni, senza trucchi: il calabrese arriva prima. Lo dimostrano i calabresi che sono andati in America, che sono andati in Australia, in giro per il mondo, che sono quelli che guidano. Io ho incontrato manager, CEO, delle più grandi multinazionali, nella Pubblica Amministrazione anche d’Italia o nelle società importanti italiane… Bono, le faccio il nome dell’ing. Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri: è calabrese. È partito anche lui, come io sono partito da Gallicianò, è partito e venuto a studiare, è diventato manager, il capo di Fincantieri, che costruisce le navi più belle del mondo. Anche Nucera è partito da Gallicianò e quando è arrivato a Reggio dopo aver fatto la quinta elementare in un’aula con cinque classi, prima, seconda, terza, quarta e quinta, non capivo l’italiano, ma non perché non studiavo ma perché nel mio paese si parlava il dialetto greco, in famiglia si parlava il dialetto greco. Bene, io mi sono messo sotto, studiando di notte: il mio orgoglio è stato così forte che ho sempre preso la borsa di studio dalla prima media fino alla laurea all’università. Questi siamo, questi sono i veri calabresi, con questi noi ci alleiamo. Poi, a livello politico, l’importante è una cosa: le alleanze, come dicevo prima, le possiamo fare, ma il progetto è sacro. Nucera deve guidare e guiderà il progetto. Chi si vuole alleare sulla base dei programmi che Nucera mette sul tavolo, benissimo, che venga! (s)

P.S: Repetita iuvant. Questa intervista (quella a Occhiuto pubblicata il 22 settembre, quella a Oliverio del 29 e le altre che seguiranno nelle prossime domeniche ai candidati a governatore) non sono spot elettorali: Calabria.Live non parteggia per alcuno, se non per i calabresi e la Calabria tutta. Chiunque ha idee da presentare, argomenti su cui ragionare, troverà qui una piazza aperta e disponibile a diffondere, nella dialettica del confronto, opinioni e proposte. La Calabria ha bisogno di concretezza, non di parole vuote che, ormai, per fortuna, non riescono ad incantare più nessuno. La sfida alle prossime regionale non va giocata sui nomi, ma sulle idee e su propositi realizzativi per far crescere la nostra terra, per dare finalmente un futuro (in casa) ai nostri ragazzi, per trasformare la Cenerentola del Mezzogiorno nella California d’Europa.

Voto, primo sondaggio: prevale il centrodestra. E a sorpresa Nucera supera Occhiuto e la Ferro

di SANTO STRATI – Arrivano le prime indicazioni di voto per le prossime elezioni regionali e non manca qualche sorpresa. Il gradimento sull’operato di Oliverio e la sua giunta è scarso e  la forbice tra i due maggiori contendenti (centro sinistra/centrodestra è poco meno di 10 punti). E tra i candidati di centrodestra, l’outsider Nucera prevale sui più “conosciuti” occhiuto e Wanda ferro. Si tratta dei risultati di un’indagine demoscopica condotta tramite interviste telefoniche (con modalità di rilevazione diretta) su questionario strutturato ad un campione rappresentativo della popolazione calabrese maggiorenne per quote di genere, età, area geografica di residenza, su un gruppo di 600 persone. Il “poll” è stato realizzato nelle prime due settimane di settembre da GPF Inspiring Research, istituto di ricerche di mercato specializzato in studi socioculturali che fa capo al sociologo Gian Paolo Fabris e fa appartiene all Gruppo Qubit. L’indagine si è basata su quattro punti: 1) la situazione percepita in Calabria e importanza tematiche-chiave per la Regione, nell’ottica delle prossime elezioni regionali; 2) giudizio sulla giunta attuale, generale e per temi: sviluppo economico, infrastrutture, trasporti, legalità, offerta turistica, cultura, istruzione e sanità, servizi di base; 3) conoscenza e giudizi su alcuni player di cui finora si è parlato come possibili candidati per le prossime elezioni: Mario Oliviero, Mario Occhiuto, Wanda Ferro, Giuseppe Nucera; 4) indicazione del presidente ideale di Regione (in modalità spontanea) e intenzioni di voto.

Ricerca GPF Giudizio sulla Giunta Oliverio

Prima di tutto emerge un giudizio negativo sull’attuale giunta e sul Governatore uscente Mario Oliverio (su cui appena il 7,7% esprime fiducia) e risulta evidente, come intenzione di voto, la prevalenza del centro-destra con il 28% contro il 18,7% del centro-sinistra, mentre il partito degli astenuti, del non-voto, raggiunge il 53,1%. Agli intervistati di area centro-destra è stato chiesto inoltre di indicare una preferenza tra Mario Occhiuto, attuale sindaco di Cosenza candidato di Forza Italia, la deputata Wanda Ferro, accreditata come probabile candidata del centro-destra per Fratelli d’Italia e Giuseppe Nucera, ex presidente degli industriali reggini, piazzato come outsider con un movimento indipendente: le intenzioni di voto si equivalgono, distribuendosi in pari misura tra i tre, mentre emerge su tutti Nucera sui temi dello sviluppo economico, istruzione, sanità e infrastrutture, che raccoglie più consensi di Occhiuto. Un quarto eventuale candidato di area centro-destra, accreditato alla Lega, Vincenzo Sofo (candidato con ottimi risultati alle europee, ma conosciuto ai più come fidanzato di Marion Le Pen) ha registrato modesti risultati sia in termini di notorietà che di fiducia. Su questa voce Occhiuto risulta conosciuto da quasi il 50% degli intervistati (campione rappresentativo dell’intera Calabria) con un 9,8% di fiducia degli elettori; Wanda Ferro è conosciuta dal 42,1% degli elettori con fiducia al 15%, mentre Giuseppe Nucera è conosciuto dal 34,3% degli elettori, con un indice di fiducia del 10%.

Quali sono le aspettative maggiori degli elettori calabresi? Al primo posto lo sviluppo economico (66%), seguono investimenti in istruzione e sanità (62,5%), infrastrutture (45,4%) e la legalità (29,7%). Il lavoro della Giunta Oliverio non raccoglie grandi consensi: il 64,5% dei calabresi dà un voto compreso tra 1 e 5 su un totale di 10 e solamente il 3,6% dà un voto tra 8 e 10.

Che il centrodestra fosse in vantaggio nelle prossime elezioni non è una novità, almeno stando alla voglia di cambiamento espressa in più occasioni anche da elettori tradizionalmente orientati a sinistra, ma la forbice di poco meno di 10 punti rispetto al centrosinistra non è un segnale incoraggiante. Soprattutto alla luce del continuo disorientamento che viene inflitto ai sostenitori del centro destra: a poche settimane o mesi dal voto, l’indicazione (unanime) di Mario Occhiuto quale candidato unico di Forza Italia (e prevedibilmente di centro-destra) si trova accerchiata da pericolose e insidiose prese di posizione di Lega (Matteo Salvini non si è espresso a Cosenza a suo favore) e di Giorgia Meloni che non danno niente per scontato. Wanda Ferro, incontrata in Transatlantico, tradisce la tentazione di riprovarci (alle passate regionali prese il 23,58% dei voti e rimase persino fuori dal Consiglio regionale, salvo poi rientrarci per via giudiziaria), ma preferisce non pronunciarsi affidando le decisioni alla direzione di Fratelli d’Italia. «Se mi chiamano – ha detto a Calabria.Live – sono pronta, se hanno bisogno di me io sono disponibile, ma sempre e solo nell’interesse della gente di Calabria». Nessuna dichiarazione contro Occhiuto, verso cui mostra stima e amicizia, ma non riserva qualche dubbio sull’eventuale frantumazione della coalizione di centro-destra. Ed è evidente: se ci saranno tre candidati (uno per la Lega, uno per Forza Italia e uno per Fratelli d’Italia) la sconfitta è a tavolino, prima ancora di cominciare la partita.

La novità del consenso (inaspettato in questi termini) verso un outsider come Nucera rivela la voglia di cambiamento e soprattutto il desiderio di puntare sull’inedito, il “nuovo”. Nei confronti one to one tra l’outsider e i politici storici di professione sorprendentemente Nucera batte Occhiuto su fiducia, successo ottenuto e lo tallona sugli altri temi: personalità, capacità, competenza e successo. Nucera supera anche Sofo in quasi tutti i temi sopra citati e supera la Ferro in capacità e successo nella vita. La ricerca esplora quindi la solidità dell’outsider con le intenzioni di voto ed emerge un 56% di voto molto probabile. Questa percentuale appare fin troppo generosa nei confronti dell’ex presidente degli industriali reggini, ma non si dimentichi che la ricerca è stata fatta qualche settimana dopo la dichiarazione della sua candidatura, quindi, non è improbabile, che abbia giocato la novità del nome.

I dati delle intenzioni di voto non sono vangelo (sbagliano con gli exit poll, figuriamoci con i sondaggi telefonici), ma servono a registrare le prime indicazioni su come si andrà a svolgere la campagna elettorale. Un tempo sarebbe serviti almeno sei-dieci mesi per preparare una campagna elettorale adeguata, oggi la politica è cambiata e riserva continue sorprese. Tanto che la vera sfida si gioca nelle due settimane prima del voto. Oliverio annuncerà tra qualche giorno la sua decisione sulla data delle consultazioni e già lì si capirà quale strategia intende adottare nei confronti di candidati che, a suo dire, non lo preoccupano. La sensazione è che la lista dei candidati a governatore si allarghi nei prossimi giorni con i nomi espressi dalla base dei pentastellati calabresi che già mostra insofferenza sulle decisioni che calano da Roma, senza alcuna discussione preliminare.

Nella ricerca non compare il nome di Carlo Tansi, l’ex capo della Protezione Civile in Calabria, fatto fuori proprio da Oliverio che adesso lo trova come sfidante. La sua candidatura è stata formalizzata quando ormai l’indagine era in corso e gli eventuali valori non sarebbero stati coerenti con i dati globali. Tansi è un altro outsider con non quantificabili possibilità di successo: anche lui è un volto nuovo e può costituire il vessillo dell’anti-politica vecchia maniera (come Nucera) ma appare decisamente svantaggiato in termini di visibilità e di buona conoscenza da parte dell’elettorato. Data per scontata l’indignazione che muoverà (speriamo) buona parte degli astenuti (il primo partito in Calabria e non solo), come conciliare la buona dose di fiducia che, quasi certamente, gli tributerebbero molti calabresi con la sua scarsa notorietà? L’elemento notorietà è decisamente fondamentale per scardinare i “dinosauri della politica” e farsi apprezzare dal popolo: Tansi ha svolto, più che egregiamente, il suo impegno alla Protezione Civile, ma candidamente non ha pensato di mettersi in mostra e crearsi un’immagine spendibile in un’eventuale disputa elettorale. Nucera, invece, da imprenditore pieno di vitalità, ha saputo far emergere la sua figura di uomo del fare, di industriale attivo e operoso, tanto che, come emerge dall’indagine demoscopica di GPF raccoglie consensi elevati rapportati alla conoscenza e alla fiducia che ispira.

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In questo contesto, il modesto 18,7% del centro sinistra (alle regionale del 2014 raccolse il 61,41% dei votanti che furono appena il 44,97 della popolazione avente diritto al voto) non sconvolge più di tanto, ma – obiettivamente – qualora si consumasse lo strappo di Oliverio con il Pd potrebbe trasformarsi in dramma: l’uomo “nuovo” (Nicola Irto?) che i dem di Roma vogliono per la Calabria (anche con l’appoggio non disinteressato dei cinquestelle) che spazi avrebbe nel confronto con una lista civica di Oliverio Presidente senza il simbolo del Pd? Ah, avercela una palla di vetro e leggere, qualora capaci, il futuro: siamo solo all’inizio e c’è da sperare che, alla fine, vinca solo la Calabria. Ne abbiamo proprio bisogno. (s)

Elezioni / Oliverio al commissario Stefano Graziano: ho la tessera del Pd

Continua la “guerra” interna nel Partito Democratico tra il Governatore Mario Oliverio e il commissario dem per la Calabria Stefano Graziano. Oliverio ha ribadito che «gli iscritti vogliono discussione e confronto» nel corso di un incontro con i giornalisti alla Cittadella di Germaneto.

«Ritengo che sia un errore continuare a presentarsi con il piglio dell’arroganza, della imposizione: è sbagliato per qualsiasi forza politica, in particolare per il Pd. Del resto, io stesso ho detto “discutiamo e confrontiamoci”. Io sono per il confronto perché sui problemi della collettività, e sui problemi della prospettiva di una regione, una grande forza politica deve aprirsi all’ascolto e soprattutto ascoltare il suo corpo, che sono i segretari di circoli, i sindaci e gli amministratori che hanno la tessera del Pd, i dirigenti».
Come si ricorderà, il commissario del Pd, Stefano Graziano il giorno dopo l’assemblea regionale dei circoli calabresi del PD  aveva rinnovato la “scomunica” al governatore ed agli iscritti partecipanti all’assemblea definendoli «sempre più lontani dal Partito Democratico»
«Io credo che – ha detto il presidente della Regione – il Pd abbia bisogno di confronto, di coinvolgimento, di partecipazione: non c’era alcuna prova muscolare, ma persone in carne e ossa impegnate a svolgere un ruolo di servizio per la Calabria. Io stesso – ha ribadito Oliverio – ho la tessera del Pd, non è che stiamo parlando di marziani, ma di uomini in carne e ossa. E una manifestazione come quella di Catanzaro, con oltre mille persone e un teatro straripante, non può essere definita una prova muscolare, e alla vigilia non si può dire che chi partecipa è fuori, perché sono cose che non ricordo nemmeno nei tempi più cupi di quelli di oggi, quando i partiti errano ancora più centralisti: nemmeno a quei tempi ho mai assistito a tentativi di imposizione di come questi».

La sfida di Mario Oliverio: mi propongo al bis, me lo chiedono i calabresi. Ma è ‘guerra’ col Pd

di SANTO STRATI – È consuetudine, oltre che legittima aspirazione, per chi giunge alla fine del mandato (parlamentare, governatore, sindaco…) riproporre la candidatura cercando la conferma. Nel caso di Mario Oliverio, governatore uscente della Calabria, che proprio venerdì ha ricevuto l’appoggio di 100 sindaci e 150 rappresentanti di circoli dem (con 5000 firme da mandare a Roma), l’idea del bis era scontata, avendo annunciato in più occasioni che si sarebbe ricandidato, e la strada della riconferma potrebbe essere persino in discesa se non dovesse difendersi dagli “amici” di casa propria, i suoi compagni di partito. La “guerra” col Pd è lampante e l’assenza a Catanzaro all’assemblea dei circoli di numerosi esponenti del partito è stata la conferma più evidente: c’è, di fatto, uno schieramento, anche regionale, contro Oliverio (tra cui Nicola Irto, Giuseppe Falcomatà, Franco Iacucci, Giovanni Puccio, Bruno Censore, Mimmetto Battaglia, Carlo Guccione) che sposa la tesi romana del rinnovamento e insiste sulla necessità di una nuova fase. In poche parole «Oliverio non è ricandidabile» e «c’è bisogno – come ha detto il commissario Graziano – di unità, lealtà e responsabilità per costruire un patto civico ampio e plurale in grado di far recuperare al Partito democratico la fiducia del calabresi».

Fiducia che Oliverio è convinto di avere. «Me lo chiedono i calabresi, – dice in sintesi il presidente Oliverio nell’intervista a Calabria.Live — e Roma non può imporre soluzioni verticistiche che non tengano conto della volontà degli elettori di questa regione». È risoluto e convinto Oliverio e nemmeno tanto arrabbiato con la Direzione Pd che da diverse settimane gli manda un messaggio chiarissimo: non intendiamo ricandidarti. E l’ultimo avviso è arrivato proprio dall’attuale commissario dem per la Calabria, Stefano Graziano, che, insieme con il responsabile dem del Mezzogiorno Nicola Oddati, insiste a dire che «alla luce del mutato quadro politico nazionale, è stato imboccato un sentiero nuovo e che su questo percorso si lavora per vincere la sfida elettorale», contestando la partecipazione «ad iniziative autoconvocate che si contrappongono platealmente alle indicazioni politiche degli organismi dirigenti». In poche parole, Oliverio è, evidentemente, un personaggio “scomodo” per la Direzione dem e la sua candidatura un boccone difficile da inghiottire. La verità è che il candidato Oliverio “imbarazza” il PD: ha fastidiose e scomode pendenze giudiziarie (ma nessuna condanna), la sua gestione passata ha incontrato e registra ancora troppi “scontenti” (sia a livello politico che tra i singoli cittadini), e da tempo si fa strada la convinzione che la sua ricandidatura possa, in pratica, consegnare la Regione al centro-destra. Serve – dicono alla Direzione PD un “uomo nuovo” (anche d’intesa con i grillini) per un recupero di immagine in una regione dove le lotte interne hanno lacerato e frammentizzato il partito.

Mancherebbe a tutt’oggi, però, la proposta alternativa, il nome “nuovo” del candidato governatore di centro-sinistra su cui convergere. In realtà, ne circolano tanti, a partire dall’attuale presidente del Consiglio regionale Nicola Irto, ma il problema è come ritrovare l’armonia e la pace tra i dem calabresi se – è la voce da Roma – Oliverio non «fa un gesto di responsabilità e si ritira»? L’ipotesi del candidato «indipendente e slegato dai partiti» portata avanti dai grillini di governo trova, del resto, molte perplessità in casa dem, ed è su questo che le cose minacciano di complicarsi, a tutto svantaggio di Nicola Zingaretti & co, mentre Matteo Renzi vuole restare osservatore silente di questa nuova spaccatura interna.

Mario Oliverio ha dalla sua i vantaggi e gli svantaggi di tutte le ricandidature: rispetto agli avversari sei giudicato per quello che hai fatto (e spesso può essere un vantaggio netto), ma allo stesso tempo rischi di vederti contestato anche il più piccolo gesto politico, qualunque iniziativa tu abbia preso nel corso della presidenza. Non sta a noi, e soprattutto in questa sede, tracciare il bilancio della presidenza Oliverio, quanto presentare il “candidato”, con le sue idee e i suoi programmi. Nel corso dell’intervista video, Oliverio non nasconde la soddisfazione di chi crede di aver fatto un ottimo lavoro e di meritare la possibilità di portare a termine progetti appena avviati (una consiliatura è breve – dice il Presidente – per completare idee e progetti), ma i suoi detrattori gli obiettano troppi personalismi e una conduzione votata più all’apparire che al fare. Osservazioni che il Presidente Oliverio rimanda bellamente al mittente: si attribuisce il merito della Zes di Gioia Tauro («che è ormai pronta al decollo») e replica sulla mancata nomina di un assessore al turismo, la cui delega ha trattenuto per sé, che «a parlare sono i numeri e sono i fatti: vanno giudicati i risultati raggiunti in questi anni, nel corso della mia presidenza. E sono numeri di tutto rispetto».

E sulla burocrazia, il “mostro” che tutto divora e distrugge, ammette di aver fatto poco, ma di voler affrontare con spirito diverso il problema. Perché i calabresi dovrebbero votarlo? SuperMario (per distinguerlo dall’altro Mario candidato antagonista per Germaneto, il sindaco di Cosenza Occhiuto) snocciola dati, fatti, numeri: «Mi propongo per il bis perché i calabresi me lo chiedono». «I calabresi – sostiene Oliverio – mi apprezzano, valutano positivamente il lavoro che è stato avviato in questi anni e mi hanno chiesto di continuare per non interrompere questo progetto che è stato messo in campo. Un progetto che ha consentito di recuperare ritardi accumulati nel corso di decenni e mettere la Calabria su una direzione di crescita e di sviluppo. Naturalmente una legislatura non basta per i problemi di una regione come la Calabria, che a lungo è stata mantenuta in una posizione di marginalità».

La spina più dolorosa riguarda la Sanità: la gestione Oliverio, per la verità, ha mostrato troppe debolezze e troppi personalismi: «Non mi hanno fatto fare il governo della Sanità, un settore vitale per la società. – dice Oliverio –  E per una regione come la Calabria avere sottratto la sanità alla podestà del governo democratico della Regione è stato un danno le cui conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Mi sono battuto che la gestione commissariale a cui è affidata la sanità dal 2010 fosse superata, mi sono battuto non per avere potere ma perché il potere di decidere i programmi e come affrontare la riorganizzazione del sistema sanitario fossero rispondenti alle esigenze dei calabresi. Invece i governi che si sono succeduti, incluso l’ultimo giallo-verde, hanno deciso di mantenere la gestione commissariale». I suoi detrattori, per la verità, gli attribuiscono pesanti responsabilità proprio sull’ “assenza” di iniziative della Regione contro il decreto Calabria che ha finito di affossare la sanità nella regione.

Non è, però, soltanto sui problemi irrisolti della sanità che vengono le obiezioni contro Oliverio. Perché allora questa barriera da Roma? «Non parlerei di barriera – dice Oliverio – si tratta di rispettare l’autonomia dei territori, nel rispetto dello statuto: nei territori c’è un’organizzazione che deve essere rispettata e messa nelle condizioni di poter esprimere la propria volontà, il proprio orientamento. Mi pare che sia anche questa la bussola che guida l’azione di Zingaretti, nell’esperienza di direzione del partito. Graziano, pensa invece di fare il plenipotenziario cancellando la volontà di una realtà importante e soprattutto soffocandone le pulsioni, soffocandone le chiare espressioni di volontà. Quello che conta è il territorio, un’organizzazione sul territorio non può subire un diktat, tra l’altro senza motivazioni, senza proposte alternative. Fino ad oggi – rimarca Oliverio – non ci sono state motivazioni, almeno formali, se non quelle di un giudizio positivo da parte di esponenti nazionali del partito democratico e non ci sono proposte alternative».

Intanto, all’interno del PD, in Calabria, attacchi e frecciate e nuovi endorsement, sono ormai all’ordine del giorno, in attesa che Oliverio decida la data delle consultazioni elettorali. I calabresi sono fin troppo disorientati dalle indicazioni che vengono da Roma, si frantumano vecchi accordi e si riscoprono alleanze che sembravano sopite. Il punto principale rimane uno solo: Oliverio è in lista col Pd o viaggerà da solo? Su questo dilemma si consuma anche la farsa delle primarie («non ci sono candidati, non servono», dice Oliverio) e i tanti dubbi sulla data delle elezioni che dovrà essere indicata proprio dal Presidente.

Il capogruppo alla regione, Domenico (Mimmetto) Battaglia ha suggerito, sull’esempio che viene dall’Emilia-Romagna, di spostare la data delle elezioni al 26 gennaio, al fine di approvare la legge di Stabilità entro dicembre. «Considero un dovere – ha detto Battaglia – da parte di tutti assicurare una chiusura ordinata della legislatura, e con senso di responsabilità consentire al Consiglio regionale di discutere e approvare la manovra economica assicurando così alla nostra regione la continuità amministrativa evitando i tempi di stasi, che rifletterebbero negativamente le loro conseguenze sulla già debole struttura produttiva calabrese. Concludere la decima legislatura senza garantire l’approvazione del Bilancio 2020 e di numerosi progetti di legge in dirittura di arrivo e tanto attesi dalle categorie sociali e produttive, per l’Assemblea regionale significherebbe tradire il mandato per il quale siamo stati eletti da tutti i cittadini calabresi». Le opposizioni hanno subito risposto che, in tale ipotesi, verrebbe comunque meno il sostegno necessario all’approvazione di molti provvedimenti, quindi sarebbe meglio andare a votare al più presto.

I più maliziosi insinuano che Oliverio stia soppesando i pro e i contro di chiudere alla data esatta (il 24 novembre) la legislatura. «Deciderò la data delle elezioni entro la prossima settimana» – ha dichiarato a Calabria.Live. Ma i suoi fans sono smarriti su quale sia l’opportunità migliore. Anticipare la data (il 1° o il 15 dicembre) significherebbe bloccare una qualsiasi possibilità di intesa dem-grillini su un nome comune (che non sarebbe comunque quello di Oliverio); spostarla a gennaio equivale a offrire più tempo agli avversari per la campagna elettorale, che sarà – facile prevederlo – senza esclusione di colpi. Oliverio ritiene difficile che l’esperienza del nuovo governo possa avere riflessi (nel bene o nel male) sul futuro governo della Regione: i pentastellati eletti in Calabria sono divisi su un eventuale accordo sul modello nazionale, prevedono, nel caso di una lista comune, una débâcle clamorosa. L’eurodeputata Laura Ferrara e il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra sono contro Oliverio e, al massimo, concedono un’intesa sul nome di un indipendente slegato dai partiti, ma l’altra anima dei grillini si rende conto che più tempo passa e più si logora il loro difficile rapporto col territorio. L’abbandono della sen. Silvia Vono a favore di Italia Viva di Matteo Renzi è un segnale chiaro che la disorganizzazione del movimento (che aspirerebbe a essere partito, ma non ci riesce senza tradire l’idea di rottura col passato) sta producendo molti malumori in regione ed probabile prevedere altre “emigrazioni”.

Mario Oliverio
Mario Oliverio venerdì scorso 27 settembre al Teatro Comunale di Catanzaro, festeggiato all’Assemblea dei Circoli PD

Oliverio su tutto ciò mantiene un invidiabile ottimismo. Ritiene di avere la vittoria in tasca, anche se l’uso del simbolo – ha sottolineato il commissario Graziano ai giornalisti – «è esclusivamente in capo al commissario». Tradotto in soldoni, vuol dire che se questa “guerra” fratricida non trova immediata tregua, Oliverio dovrà farsi una lista propria e sfidare il partito. Con conseguenze che nemmeno il più esperto dei politologi potrebbe immaginare: alle passate elezioni del 23 novembre 2014, la coalizione che appoggiava Oliverio portò a casa 490.229 voti (61,41%): la lista “Oliverio Presidente” raccolse 97.618 voti, mentre quella col simbolo del partito democratico 185.209, ovvero il doppio. Una lista civica di Oliverio quanto avvantaggerebbe il centro-destra (che mostra ancora qualche disorientamento tra chi vuole Occhiuto e chi no)? Il Presidente resta imperturbabile alla domanda: «Io sono incoraggiato da una coalizione di centro sinistra che ha invitato il partito a sostenermi (all’assemblea dei circoli non era ufficialmente presente il partito democratico): mi auguro che il Pd possa ritrovare le fila di un rapporto con questa coalizione, soprattutto per  evitare strappi senza ragione». (s)

P.S: Repetita iuvant. Questa intervista (quella a Occhiuto pubblicata il 22 settembre e le altre che seguiranno nelle prossime domeniche ai candidati a governatore) non sono spot elettorali: Calabria.Live non parteggia per alcuno, se non per i calabresi e la Calabria tutta. Chiunque ha idee da presentare, argomenti su cui ragionare, troverà qui una piazza aperta e disponibile a diffondere, nella dialettica del confronto, opinioni e proposte. La Calabria ha bisogno di concretezza, non di parole vuote che, ormai, per fortuna, non riescono ad incantare più nessuno. La sfida alle prossime regionale non va giocata sui nomi, ma sulle idee e su propositi realizzativi per far crescere la nostra terra, per dare finalmente un futuro (in casa) ai nostri ragazzi, per trasformare la Cenerentola del Mezzogiorno nella California d’Europa.

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Il candidato governatore Nucera al ministro Provenzano: sostenere l’impresa locale

L’ex presidente degli industriali reggini, Giuseppe Nucera, candidato alla presidenza della Regione per  La Calabria che vogliamo, ha commentato le parole del ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, lanciando un appello per sostenere le imprese locali e l’avvio di nuove attività da parte dei giovani.

«Inutile riempirsi la bocca di belle parole  – dice Nucera – se i conti del Sud non tornano, il colpevole ha un nome e un cognome: investimenti pubblici. Dove sono finiti quelli programmati? Il ministro Provenzano apra un dossier. Sono previsti per le infrastrutture da Salerno in su 58 miliardi. Se Cristo si era fermato ad Eboli, adesso si è fermato a Salerno.  Sono mancate le risorse pubbliche destinate al Sud. Basterebbe analizzare i numeri del grande scippo, quello della spesa pubblica allargata, che ha dirottato più di 60 miliardi di euro dal meridione al Nord. Una frattura profonda che divide il Paese e che allontana i giovani, quasi sempre altamente professionalizzati».

Nel 2018 – secondo l’ultima stima della Svimez – sono stati investiti in opere pubbliche nel Mezzogiorno 102 euro pro capite rispetto a 278 nel Centro-Nord (nel 1970 erano rispettivamente 677 euro e 452 euro pro capite). Sempre secondo la Svimez, gli occupati al Sud negli ultimi due trimestri del 2018 e nel primo del 2019 sono calati complessivamente di 107 mila unità (-1,7%); nel Centro-Nord, invece, nello stesso periodo, sono cresciuti di 48 mila unità (+0,3%).
«Nell’ambito della mia attività come presidente di Confindustria Reggio Calabria avevo istituito lo sportello Lavoro&Imprese, avviando un ambizioso e importante progetto a sostegno dell’impresa locale, con particolare attenzione all’avvio di nuove attività da parte dei giovani del territorio. Servono dal governo proposte concrete perché se fallisce il Mezzogiorno fallisce il Paese». (rp)
Sulla televisione cosentina TEN (TeleEuropa Network) è andata in onda giovedì scorso una lunga intervista di Attilio Sabato a Giuseppe Nucera, che riproponiamo ai nostri lettori: