Caso Morra: cresce l’indignazione. Il rettore di Polsi: «Un’enorme offesa»

Cresce l’indignazione popolare per le offensive dichiarazioni rese in Senato dal sen. Nicola Morra, presidente della Commissione Antimafia, sui calabresi e l’accostamento dei simboli religiosi alla ‘ndrangheta (vedi l’editoriale di Santo Strati). E a Polsi, davanti al Santuario, si farà prossimamente un sit-in promosso da La Calabria che vogliamo, il movimento guidato dall’ex presidente degli industriali reggini Giuseppe Nucera. L’imprenditore ha, a questo proposito, dichiarato: «L’orgoglio calabrese che è figlio di un avvertibile risveglio del Mezzogiorno e del Mediterraneo, alza i toni dopo le clamorose e lesive dichiarazioni rese in sede parlamentare dal Presidente della Commissione Antimafia. Provo sconcerto e amarezza nell’ascolto delle parole del sen. Morra. Accostare i calabresi ed il Santuario di Polsi alla simbologia della ‘ndragheta è, ancora una volta, un’azione di denigrazione verso un popolo ed un territorio che merita rispetto e giusta considerazione – afferma Giuseppe  Nucera – Noi della Piattaforma la Calabria che vogliamo intendiamo portare avanti un’azione di verità contro i pregiudizi e le false analisi sui calabresi, recuperando la reputazione che è fondamentale per il riscatto e la rinascita.
«Il 27 giugno al Senato della Repubblica – prosegue Nucera – abbiamo presentato il rapporto sulla Reputazione del Territorio, dimostrando le grandi prospettive di rinascita della Calabria. Domenica 25 Agosto abbiamo convocato un sit-in di forte protesta civile (laica e religiosa) in prossimità del Santuario e e il 15 settembre andremo  a Polsi per un pellegrinaggio di preghiera e costituiremo formalmente la piattaforma di impegno civico e pensiero politico, economico e istituzionale  “La Calabria che Vogliamo”. Intendiamo, come società civile calabrese  con la sua diaspora intellettuale e professionale,  residente ed emigrata, riaffermare che Polsi è un luogo di fede e tradizioni e non di ‘ndrangheta».

Il rettore del Santuario di Polsi, don Tonino Saraco ha rilasciato una piccata dichiarazione all’ADNKronos: «Le accuse di Morra – dice don Saraco – ci offendono enormemente. Per attaccare Salvini ha usato, si è servito di un luogo comune ignorando quanto le forze dell’ordine hanno fatto per liberare il santuario dalla profanazione della ‘ndrangheta».

«Il problema – dice il rettore del santuario di Polsi – non è il fatto di esibire il rosario, cosa che peraltro Salvini ha fatto sempre. Il problema è che dopo anni si continua a dire che il santuario di Polsi è luogo dove si continua a riunire la ‘ndrangheta. Mi dispiace che l’abbia detto proprio il responsabile dell’Antimafia. Il santuario che sorge nel comune di San Luca negli anni è stato profanato dalla criminalità ‘ndranghetista tanto che sono dovute intervenire le forze dell’ordine per presidiare il luogo di devozione. La profanazione è stata fermata? Non è che siamo riusciti noi come Chiesa. – dice il rettore del santuario – Il punto è che non è che lo dice la Chiesa che il santuario è libero, lo dicono le forze dell’ordine e quindi diventa mancanza di rispetto nei confronti del lavoro fatto sino ad ora dalle forze dell’ordine. Questa la delusione maggiore. Gli sforzi che cerchiamo di fare per scongiurare questo accostamento vengono smontati da uscite di questo tipo. E quel che è peggio è che lo dice il responsabile della Commissione Antimafia».

Quanto al gesto di Salvini di esibire il rosario, il rettore di Polsi dice: «Salvini avrà fatto eventualmente un affronto al mondo cattolico ma sono problemi suoi. A me ha dato fastidio che il senatore Morra abbia parlato così. Allora chiudiamolo questo santuario se continuiamo a dire che è luogo di ‘ndrangheta. Il vero volto di Polsi sono i pellegrini con la loro devozione e non si può offendere questa gente. Non so se è stato fatto per controbattere a Salvini, ma non puoi attaccare una persona con delle assurdità. Chi viene a Polsi si sente offeso dalle accuse di Morra. Non mi sento offeso per la mancanza di rispetto del nostro lavoro ma per la mancanza di rispetto delle forze ordine e della magistratura. E poi Morra lo sa che due anni fa è venuto Minniti a Polsi dicendo in modo chiaro che è un luogo che appartiene allo Stato e non più alla ‘ndrangheta? Se ne è uscito con questa cosa per attaccare Salvini ma non può farlo così perchè ha detto a tutta Italia – se non al mondo intero – che il santuario di Polsi è luogo di incontro della ‘ndrangheta e allora mi sento offeso perchè se avessi la minima percezione che le cose stessero così non ci starei un minuto di più».

Anche il vescovo di Locri-Gerace, in un’intervista all’emittente calabrese TeleMia, si è scagliato contro Salvini e Morra.  «Di pessimo gusto – ha detto mons. Oliva – è il frequente ricorso all’ostentazione dei simboli religiosi per usi impropri. Ancor più fuori luogo è farlo in una sede qualificata per la sua laicità qual è il Parlamento. Il simbolo religioso parla solo a chi lo usa con fede. Attraverso il Rosario il vero devoto incrocia il volto di Maria meditando la vita del suo Figlio. Parimenti il vero politico sa di non trovare protezione mostrando un simbolo religioso per altri fini che non sono quelli propri di chi ha fede. È vero che spesso i mafiosi hanno fatto uso della simbologia religiosa, ma questo non aveva e non ha alcun valore religioso. La loro ostentazione di immagini o simboli religiosi era un gesto sacrilego. È sacrilego usare per fini impropri la simbologia religiosa. La vera religione non si concilia col crimine ed il malaffare». Il Vescovo della diocesi Locri-Gerace, ha sottolineato che «il Santuario della Madonna di Polsi non può essere accostato alla ‘ndrangheta. E quando uomini di ‘ndrangheta sono andati lì con altri intenti, non certo per pregare, hanno tradito e rinnegato la fede ricevuta da piccoli. La loro presenza al Santuario non aveva alcun significato di devozione mariana. La Madonna è la madre che non plaude ai figli che scelgono la via del delinquere, ma soffre per loro ed indica la strada del ravvedimento. Continuare ad associare il Santuario della Madonna di Polsi alla ‘ndrangheta non solo non è corretto, ma è poco rispettoso per chi lavora quotidianamente per ridargli la sua vera identità di luogo di preghiera. È da tempo che si sta operando per liberare questo luogo da ogni accostamento alla ‘ndrangheta. Il Santuario di Polsi intende per sempre rinnegare la ‘ndrangheta e qualunque forma di criminalità. Vuole essere solo luogo di spiritualità». (rrm)

REGGIO – L’energia di Edoardo Bennato travolge CatonaTeatro

Come si scrive blues in napoletano? Domanda facile, aggiungeteci la parola rock e firmate il tutto col nome di Edoardo Bennato. Il cantautore napoletano ha conquistato l’affollatissima platea di CatonaTeatro, per l’ultimo appuntamento della stagione all’Arena Neri. Un trionfo che si dava di per sé scontato, ma la cui misura supera ogni aspettativa. Bennato ha un’energia straordinaria e per questo suo tour si è fatto affiancare da un gruppo musicale di prim’ordine. È venuta fuori una jam session che ha entusiasmato l’Arena Neri e ha, piacevolmente, scatenato l’inferno tra gli spettatori, ahimé quasi tutti sopra gli anta, anche se Bennato piace molto ai giovani. Un peccato che le nuove generazioni non abbiano saputo cogliere questa opportunità di ascoltare ottima musica dal vivo, pur nel solco di una serie di brani che ormai fanno parte della storia della musica italiana.

I concerti di Bennato non sono “solo canzonette” – come cantava lui stesso molti anni fa – ma racconti di vita, spezzoni di sociologia da marciapiedi, frammenti di ordinaria quotidianità. Un racconto emozionale che suggerisce suggestioni e ammalia per il ritmo scatenato di un rock-blues napoletano che, in realtà, mostra origini e radici più profonde, senza sfigurare in alcun confronto con la tradizione americana del genere musicale.

Basterebbe A Napoli 55 è ‘a musica per riempire di suggestioni uno spettacolo dove non c’è risparmio: ogni pedina sul palco è una scheggia impazzita, pur tuttavia agli ordini mnemonici del “capitano” rinnegato, sì da offrire momenti di autentica follia musicale che riesce a far dimenticare la crisi di governo, Salvini e le bollette da pagare. Un’autentica, interminabile, meravigliosa, jam session di chitarre che ha letteralmente dominato la scena e la tribuna, quasi un tutt’uno con gli spettatori, rapiti, (allegramente) tramortiti, affascinati. Sorpresi e incantati da una magia rock all’italiana che non ha eguali.

Jamm’ – direbbero a Napoli – e Bennato conduce il suo pubblico divertendolo e coinvolgendolo nel suo fantastico percorso musicale, tra brani storici, indimenticabili, sottolineati dalla sua armonica a bocca che appare e scompare in un pretestuoso gioco di prestigio da palcoscenico. E bello, fortemente bello il brano dedicato, con sincera ammirazione, ad Enzo Tortora e Mia Martini, due vittime del “venticello” di rossiniana memoria: «La calunnia è un venticello, / un’arietta assai gentile / che insensibile, sottile, / leggermente, dolcemente, / incomincia a sussurrar». Due vittime di infami calunnie, che hanno distrutto l’esistenza di due beniamini del pubblico, ma quante altre vittime ancora ci saranno? Come si ferma la calunnia?

Bennato non fa il grillo parlante, non spilla gocce di saggezza, né minimamente è interessare a fare la morale, ma sulle conseguenze della stessa ci ha costruito una fortuna: le sue storie, inclusa l’ultima, divertente, Ho fatto un selfie inducono a ragionare sulla stupidità umana, quando non sull’arroganza e l’inconsistenza di persone e personaggi. È pur sempre musica “leggera”, provocazione sì, ma soprattutto divertimento. Bennato si diverte per oltre due ore e fa divertire, senza risparmio, il suo pubblico, accorso a coprire ogni posto di CatonaTeatro.

Luci, video, musica live: un concerto da ricordare, anche grazie allo straordinario cast: Giuseppe Scarpato (chitarre), Raffaele Lopez (tastiere), Gennaro Porcelli (chitarre), Arduino Lopez (basso), Roberto Perrone (batteria). Il pubblico reggino (e non solo) felice, ringrazia. (mcg)

Il video di Meno male che adesso non c’è Nerone

REGGIO – A CatonaTeatro chiude in bellezza Edoardo Bennato

Tutto pronto per il live di Edoardo Bennato che questa sera chiuderà presso l’Arena Alberto Neri la XXXIV edizione di CatonaTeatro, evento sostenuto dalla Regione Calabria quale  “Evento storicizzato” per la Valorizzazione del Sistema dei Beni Culturali e per la qualificazione e il rafforzamento dell’attuale offerta culturale presente in Calabria.

La creatività, quell’arte, pregio di pochi, che appartiene da sempre ad Edoardo Bennato torna live dopo lo strepitoso successo del tour invernale. Bennato continua il suo viaggio, di città in città, parlando di un mondo fatto di buoni e cattivi, dove sbeffeggiare i potenti, inneggiando alla forza umana del popolo e passando per il più classico tra i sentimenti ispiratori dei poeti della canzone: l’amore.

Pochi giorni fa, a quattro anni di distanza dalla pubblicazione del suo ultimo album “Pronti a salpare”, Edoardo Bennato, rompe il suo silenzio discografico lanciando il singolo “Ho fatto un selfie”,  brano ironico e altamente rappresentativo della poetica dell’artista partenopeo, che racconta di come un semplice gesto possa tramutarsi in un chiodo fisso, portandoci a correre il pericolo di perdere il contatto con la realtà.

D’altronde nelle sue “canzonette” Edoardo Bennato è riuscito sempre a contestualizzare le epoche, le tendenze e le inclinazioni della società, senza mai puntare il dito o giudicare il prossimo, bensì esponendo i fatti come un abile menestrello, suggerendo al massimo una morale come nella migliore tradizione delle favole.

Si preannunciano, dunque, a Catonateatro oltre due ore di musica con brani storici e più recenti, video colorati e coinvolgenti ed interazione con il pubblico per rendere il live con Bennato non una semplice esibizione, ma una vera e propria esperienza emozionale.

Intanto, CatonaTeatro prepara al Teatro Cilea due ulteriori appuntamenti che metteranno a confronto la comicità tra Sud e Nord: 29 novembre Alessandro Siani in Felicità tour e 13 dicembre Angela Finocchiaro in Ho perso il Filo. (rs)

REGGIO – Dire Fare Comunicare, il giornalismo di Mantineo

Si può fare del buon giornalismo nell’era delle fake news? Certamente, se ci sono le professionalità adeguate e si rispettano i principi di deontologia: è quanto emerso dall’interessante incontro di ieri sera al Circolo del Tennis Rocco Polimeni di Reggio con il giornalista Aldo Mantineo, autore del libro Dire fare Comunicare (Media&Books edizioni), Eduardo Lamberti Castronuovo, editore di ReggioTv, e il giornalista Santo Strati. Il libro di Mantineo (già caposervizio a Reggio della Gazzetta del Sud, narratore e formatore) è un non-manuale sulle regole del giornalismo, con attenzione alla comunicazione istituzionale mediata dagli uffici stampa. Gli addetti stampa (e non solo quelli di enti e istituzioni) hanno il compito di informare i colleghi giornalisti che a loro volta devono intermediare la comunicazione ricevuta. Se manca la professionalità (e una legge apposita, la 150 la richiede) è facile creare confusione e disordine nella comunicazione, col risultato di fare cattiva informazione.

Il tema della serata, dunque, era il buon giornalismo e le regole: Lamberti Castronuovo ha incalzato Mantineo con puntute domande riuscendo ad innescare un vivace confronto sulla qualità dell’informazione e Strati ha evidenziato la necessità della formazione dei giovani aspiranti giornalisti. Se manca la qualità – è emerso dal dibattito – è facile produrre informazione parziale se non totalmente inventata, ma ai giovani occorrono strumenti formativi che li guidino e insegnino loro il “mestiere”. Manca una scuola di giornalismo in Calabria ed ecco che, in diretta col rettore dell’Università per gli Stranieri di Reggio, il dott. Lamberti Castronuovo (che a UniStraDa insegna Etica del giornalismo) ottiene il via per progettare un corso specifico.

È intervenuto nel dibattito anche il giornalista Tonino Raffa, storica voce di RaiSport e assiduo protagonista dei Caffè Letterari del Rhegium Julii. Ha introdotto la serata con l’abituale affabilità il presidente del Circolo “Rocco Polimeni” dott. Igino Postorino e ha moderato con piglio deciso il presidente del Rhegium Julii Pino Bova che non ha nascosto la soddisfazione del grande successo dei Caffè Letterari proposti con grande successo al Circolo del Tennis, un appuntamento di grande cultura che promuove un continuo scambio di idee ed opinioni e favorisce il contatto diretto tra autori e lettori. (rrc)

CatonaTeatro, la grande maestria di Enrico Guarneri, l’ironia di Salvo La Rosa

L’attore è terribilmente, tremendamente, solo. Una solitudine che solo gli applausi e il palcoscenico riescono ad attenuare o, temporaneamente a far scomparire. Più passano gli anni, più scorrono centinaia di personaggi e cresce la sinergia col pubblico: non importa se si tratti di tragedie, drammi o commedie, ma il feeling rimane immutato e sulla pelle dell’attore tutto scorre per restare, in realtà, attaccato come una medusa però dagli assalti gentili. È sulla solitudine dell’attore e sulla grande capacità di assorbire tutto e ridare sempre tutto con nuovo smalto al proprio pubblico, ogni sera, che il grande Enrico Guarneri costruisce il suo Io sono l’altro 2.0, con l’ironia e gli “scossoni” di un Salvo La Rosa in grande spolvero. Guarneri immedesima l’attore “vecchio”, ovvero interpreta se stesso, ricordando, a sprazzi, momenti di grande intensità teatrale, con monologhi che incantano il pubblico e si prendono la scena (bellissimo il pezzo da Mastro don Gesualdo), per giocare, gtra sogno e realtà, al cazzeggio usuale del dopo spettacolo, quando si commentano gli applausi e si pesano i fischi.

Accanto alla parte seria, dedicata ai ricordi di scena da un attore di grande talento qual è Guarneri (amatissimo dal pubblico di CatonaTeatro), s’innesta poi la comicità di don Litterio, un personaggio che sprizza simpatia da tutti i pori, stuzzicato e ripreso amorevolmente da La Rosa, quasi un intervistatore curioso ma in realtà un provocatore della risata, uno stimolatore dell’irriverenza. I non-sense, le allusioni, gli ammiccamenti strappano risate autentiche e il pubblico si diverte: a teatro – dice il Guarneri personaggio, ma sono parole dell’attore consumato – si preferisce ridere. E così in questa contaminazione tra sacro e profano, tra dramma e risata, Guarneri si prende il meritato successo che condivide con La Rosa e la regia di Antonello Capodici. Uno spettacolo che lascia il dolce in bocca, il penultimo del cartellone estivo. (mcg)

REGGIO: L’avventura dei Bronzi oggi alle 18 al Museo

Oggi pomeriggio a Reggio, alle 18.00, in Piazza Paolo Orsi, dentro il Museo Archeologico nazionale, appuntamento da non mancare con l’incontro I Bronzi di Riace. Capolavori dell’arte greca. Insieme col direttore Carmelo Malacrino il prof. Daniele Castrizio, membro del Comitato Scientifico del Museo ed grande studioso dei Bronzi di Riace. Partecipa il sub Stefano Mariottini, che ha rinvenuto i bronzi nel mare di Riace 47 anni fa e che stamattina è stato accolto dal direttore Malacrino. (rrc)

Ottimo record di affluenza al Museo dei Bronzi: 7760 ingressi a Ferragosto, la cultura che vince

di SANTO STRATI – Il nuovo record di ingressi, ben 7760, di ieri, Ferragosto, al Museo dei Bronzi, al di là dell’accesso gratuito che ha sicuramente contato, indica chiaramente che si può costruire una politica culturale, in Calabria, che nel valorizzare i suoi tesori coinvolga adeguatamente i cittadini, i visitatori, turisti e i forestieri di passaggio. Il direttore del Museo archeologico nazionale di Reggio, arch. Carmelo Malacrino, è da quattro anni alla guida di Palazzo Piacentini e, proprio la scorsa settimana, ha visto confermata la sua direzione per altri quattro anni. Una conferma meritatissima che premia un impegno e una dedizione straordinari: Malacrino ha saputo, peraltro, trasmettere il suo entusiasmo e la sua passione a tutto lo staff del MArRC, con l’obiettivo di trasformare il Museo in una vera e propria Casa della Cultura. E ci è riuscito: lo dicono i numeri degli ingressi in costante crescita, lo dice la risposta, entusiasta della città che sente l’orgoglio di questa meravigliosa istituzione che non è un palazzo “chiuso” con una raccolta di reperti (pur di eccezionale valore), ma un centro propulsore di iniziative culturali che hanno fatto e fanno di Palazzo Piacentini il “salotto” culturale della città, aperto, ovviamente, a tutti i calabresi e alle migliaia di curiosi, visitatori, turisti che i Bronzi attraggono irresistibilmente. Malacrino ha fatto e sta facendo un lavoro encomiabile, Reggio e la Calabria, non finiranno mai di doverlo ringraziare perché, al di là dei risultati di Reggio, il suo impegno e la sua carica vitale indicano una strada assolutamente (e felicemente) percorribile.

Occorre far arrivare i bambini, le famiglie, i giovani, al Museo, ai musei, ma occorre anche e soprattutto coinvolgere tutti in un processo di continuo crescita culturale, suscitare la voglia di  conoscere, studiare, capire: solo leggendo il passato si può affrontare il futuro. L’arricchimento culturale è lo strumento principe della lotta alle mafie e al malaffare, la chiave del successo per i giovani che, in Calabria, continuano a vedersi rubato il proprio futuro. Il riscatto può – deve – avvenire attraverso la cultura e l’interesse alla conoscenza e ai nostri intellettuali, studiosi, scrittori, poeti, artisti, ai nostri promotori culturali tocca un onere sì gravoso, ma in grado di ripagare con i risultati l’impegno e la voglia di condividere scienza e conoscenza, arte e cultura, musica e tradizione.

Non solo Bronzi, però. Il Museo di Reggio è una fucina di mostre (bellissima quella in corso su Paolo Orsi, curata dallo stesso direttore e Maria Musumeci), di presentazione di libri, di dibattiti, di convegni scientifici, di musica. Una “casa” aperta. È questo, in poche parole, che deve essere preso a modello per le politiche culturali di una regione che ha tantissime risorse e tantissimi tesori da valorizzare e far conoscere. La cultura è l’attrazione numero uno, unitamente alla cultura del cibo, che può far la differenza nei programmi, nei progetti di crescita e sviluppo di questa terra. I tesori archeologici, testimonianze della civiltà millenaria magno-greca (ma la storia della Calabria risale al Paleolitico e ci sono ampie e straordinarie testimonianze distribuite nei nostri musei), i tesori paesaggistici, la qualità della tradizione culinaria fatta di genuini prodotti della terra nel segno della tradizione e della tipicità, tutto ciò costituisce l’elemento determinante per un turismo di qualità di valenza internazionale.

I Bronzi di Riace

Proprio qualche giorni fa, all’abbazia di Corazzo (Carlopoli, CZ) sì è svolto un convegno dal titolo azzeccatissimo “La cultura che genera bellezza, socialità, sviluppo”, al quale hanno preso parte il direttore Malacrino, Maria Antonietta Sacco e Davide Zicchinella, sindaco di Sellia, con Emilio Salvatore Leo, titolare del lanificio Leo, moderati da Maria Chiara Caruso. Il senso di questi incontri è evidente: l’attuale politica culturale della Regione viaggia al 5-10% delle sue possibilità, valorizzando risorse umane (scrittori, artisti, intellettuali) e luoghi, ma all’evidenza è pressoché insignificante. Se associamo al ritardo dell’assegnazione della delega al pur valido assessore Maria Francesca Corigliano la mancanza di un assessore al Turismo, facile capire perché, anziché viaggiare insieme, i percorsi vadano ognuno per proprio conto, senza ottenere risultati tangibili.

Tutto questo non è più tollerabile, ma non si può rimediare a fine consiliatura: che sia un memento fondamentale per il futuro governatore, sia che ripeta l’esperienza Mario Oliverio, sia che conquisti Germaneto Mario Occhiuto, o chiunque altro la gente calabrese vorrà alla guida della Regione. Serve mettere insieme le migliori teste (e ce ne sono in grande quantità), scelte non per vicinanza politica o amicale considerazione ma per effettiva capacità e competenza e sviluppare una seria progettualità che veda il binomio cultura-turismo come una vera opportunità, non una fastidiosa iattura. Serve un concerto di iniziative che associ il bello all’arricchimento culturale, la testimonianza del passato con la ricchezza del presente, i libri con la musica, la cucina con la cultura della riscoperta del gusto dei piatti della tradizione e delle unicità regionali. Un messaggio incontrovertibile. (s)

REGGIO – In piazza Castello Anfitrione del Teatro Belli

Appuntamento questa sera a regio a piazza Castello con un’altra validissima proposta del Teatro Belli di Roma, diretto da Antonio SalinesAnfitrione di Plauro con Franco Oppini e Debora Caprioglio e la regia di Livio Galassi. In scena anche Tonino Tosto, Barbara Bovoli ed Enzo Casertano.

La storia della famosa commedia di Plauto è nota. Giove, pazzo d’amore per Alcmena, assume le sembianze del marito di lei, Anfitrione, mentre lui è in combattimento. Gli dà manforte Mercurio, travestito da Sosia il servo di Anfitrione. Sarà lui a prendersi gioco, al loro ritorno, del servo e del padrone. Anfitrione fa una scenata alla moglie; e i due rivali si danno l’un l’altro dell’adultero. Ma alla fine tutto viene a galla e Alcmena dà alla luce due gemelli.

È il gioco degli equivoci, così caro a Plauto, ovvero, in questo caso, il “gioco dei doppi”: al centro della scena gli equivoci, lo smarrimento di identità che conduce a divertenti situazioni.

Ottimo il cast e di buona levatura la messinscena di Galassi. La Capriolo è in splendida forma, giusta nel ruolo, e ottima la prestazione di tutto il cast. (rs)

REGGIO – A CatonaTeatro domani Salvo La Rosa ed Enrico Guarneri

Per il penultimo appuntamento della XXXIV edizione di Catonateatro domani sera si ricompone la “mitica” coppia televisiva Guarneri & La Rosa, in un “format” nuovo e divertente in  Io sono l’altro 2.0. Uno spettacolo comico, leggero, ironico, irriverente sul mondo dello “show-biz” nostrano, sui suoi “tic” e le sue piccole grandi ipocrisie.

Il signor E. – acclarato interprete della scena nazionale – è riuscito (finalmente!) ad accaparrarsi il tanto agognato patrocinio della Comunità Europea; e, con esso, il fondamentale contributo economico per la produzione dello spettacolo “della vita”. Tutto va al meglio, per il Nostro ed i suoi ruspanti compagni di scena; manca solo un ultimo passo, prima di mettere tutto “nero su bianco” (così almeno dice l’Onorevole che ha fatto da sponsor): il coinvolgimento, nel progetto, di un artista assai gradito all’Onorevole medesimo. Come si vede, semplicemente un “piccolo particolare”; soprattutto se calato nella realtà italiana, tutta fatta a base di “amici degli amici”.

Se non che, il “piccolo particolare”, l’ultimo passettino, l’artista da coinvolgere altri non è che… S., notissimo personaggio televisivo e probabile “nome in ditta” di sicura chiamata.

Fra equivoci, scambi di battute al vetriolo, “gags” classiche, citazioni, appuntamenti comici, follie “slapstyck”, momenti di pura commozione racconteranno, in chiave umoristica e grottesca, le fortune e le avventure di due grandi protagonisti di palco e televisione. (rs)

Di fronte alla via Marina di Reggio, un tesoro archeologico da portare a galla

Che lo Stretto di Messina fosse un gigantesco deposito di reperti archeologici di grande valore lo si era sempre sospettato (si pensi alle due teste di bronzo rinvenute a Cannitello), ma adesso è una certezza. Nei giorni scorsi, infatti, nel mare prospiciente la Via Marina, tra il monumento a Vittorio Emanuele e il Lido Comunale, sono state svolte attività di ricerca e documentazione di un giacimento di anfore antiche situate ad una profondità compresa tra i 40 e i 50 metri.

Il giacimento era stato segnalato già nel 2017 alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia, da due sub, Demetrio Serranò e Francesco Sesso. Pochi mesi dopo la segnalazione la stessa Soprintendenza aveva richiesto la collaborazione della Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia per una prima valutazione. Durante il primo sopralluogo, avvenuto il 25 maggio 2017, è stata rinvenuta una varietà di reperti, con un’ampia forbice temporale tra il IV sec. a.C. e il V/VI sec. d.C., riferibili a probabili naufragi di più navi che trasportavano anfore e altri manufatti e materiali.

Il giacimento archeologico, allo stato attuale contiene anfore integre, parzialmente integre o frammentate, con reperti non individuati al primo sopralluogo subacqueo. Individuati anche frammenti lignei, porzioni di fasciame, pertinenti ad almeno un relitto. Solo dopo il recupero dei reperti sarà possibile attribuire l’epoca di appartenenza.

L’area è stata “transennata” ed è stata richiesta alla Capitaneria di Porto l’emanazione di Ordinanza Interdittiva dello specchio di acqua interessato alla pesca, ancoraggio attività subacquea e, più in generale, a tutte le attività che possano arrecare danno al sito archeologico sommerso.

Grande apprezzamento è stato espresso dal Salvatore Patamia, Segretario Regionale Mibac per la Calabria, per l’impegno dei sommozzatori dei Carabinieri coordinati dell’archeologa subacquea Alessandra Ghelli e dal maresciallo Domenico De Giorgio del Nucleo CC Subacquei di Messina, coadiuvato da Raffaele Di Pietro,  Cosimo Barnaba,  Biagio Ferrante,  Attilio Milana,  Bruno Messineo, Raffaele Ortu. (mp)

ecco cosa c'è nel fondale antistante il lungomare di Reggio Calabria

E' qualcosa di #sensazionale ciò che si trova nello specchio di #mare antistante il lungomare di Reggio Calabria. Dopo le nostre indiscrezioni dei giorni scorsi, arriva la conferma del Segretariato Regionale MiBAC per la Calabria

Posted by ReggioTV on Tuesday, 13 August 2019

L’intervista del direttore di ReggioTv Francesco Chindemi a Salvatore Patamia:

Un parco archeologico marino, nel fondale antistante il lungomare di Reggio Calabria

Reggio Calabria. Un vero e proprio parco archeologico marino. E' ciò che si cela nel fondale antistante il #lungomare di #ReggioCalabria e proprio a ridosso del centro cittadino. Ne abbiamo parlato con il Segretario del Ministero per i Beni Culturali per la Calabria il Dottor Salvatore Patamia

Posted by ReggioTV on Wednesday, 14 August 2019