Risate e buonumore, una formula di sicuro successo a teatro. Se devi dire una bugia dilla grossa, ieri a Catonateatro, da un brillante testo di Ray Cooner adattato da Iaia Fiastri e con la regia originaria di Pietro Garinei “rivisitata” con particolare verve da Gianluca Guidi, ha raccolto il consenso e la simpatia di un pubblico molto divertito e costantemente col sorriso sulle labbra.
La commedia degli equivoci, alla Feydeau per intenderci, funziona sempre e piccoli ammiccamenti e allusioni alla realtà odierna (i 49milioni della Lega, il governo traballante, il lavoro del parlamento che impegna poco) fanno il resto. È la storia di un duplice tradimento mancato: il marito deputato (un ottimo Antonio Catania), la moglie sessualmente ansiosa (perfetta nel ruolo Paola Quattrini), il primo appuntamento con l’aspirante amante (una precisa e sorprendente Paola Barale) e un ruffiano forzato nonché aspirante amante suo malgrado (un eccellente Gianluca Ramazzotti). Sullo sfondo un albergo di lusso (che sarebbe piaciuto a Feydeau) dove il libero scambio non si consuma, al contrario del girotondo degli equivoci che fanno sganasciare dalle risate.
Nini Salerno, Antonio Catania, Paola Quattrini, Gianluca Ramazzotti e Paola Barale
Sorprendente la prestazione di Ramazzotti: da modesto travet-segretario anonimo di un politico, si rivela un effervescente tessitore di bugie, da cui deriva la valanga di equivoci che fanno la fortuna della commedia. La scena girevole è quella ideata da Pietro Garinei, con un cambio simultaneo di stanze e concierge, quasi che nella vita bisogna pensare che ci sia sempre una porta girevole, come quella dei grandi hotel: non sai mai chi può entrare (il marito della bella aspirante traditrice) e chi uscire (senza successo, sempre l’amante mancata). Una metafora di allegria su un tema serio (la fedeltà, il matrimonio, la voglia di infedeltà) che non vuole lanciare moralismi, ma solo far sorridere.
La commedia, che ha visto negli anni diverse edizioni, nell’impianto di Garinei già funzionava alla grande (ci sono stati un Johnny Dorelli in grande spolvero, Gianfranco Iannuzzo, e la stessa Quattrini), ma la ripresa di Guidi pare abbia rivitalizzato il tutto, grazie anche una una collaudata sintonia di tutta la compagnia. Simpatici i comprimari, primo su tutti un divertente Ninì Salerno sospettoso e intrigante direttore d’albergo, Marco Cavallaro, Alessandro D’Ambrosi, Roberta Cancian, Lorenza Giacometti e Sara Adami.
Un altro successo di CatonaTeatro. Il patron Lillo Chilà, in mezzo al pubblico ieri sera, ha riscosso personalmente una valanga di meritatissimi complimenti: una stagione di trionfi, con un cartellone che ha cercato di accontentare gli aficionados ma di attirare anche nuovo pubblico. Esperimento pienamente riuscito. (mcg)
Appuntamento di Ferragosto a Motta San Giovanni alle ore 21,30, con Gigi Miseferi e i Kalavrìa di Nino Stellittano in Piazza al Colle dell’Oleandro con lo spettacolo “C’è CHITARRA e CHI NARRA”.
«Attraverso musica, parole, divertimento, ritmi coinvolgenti e risate, – dice Miseferi – racconteremo la storia della nostra meravigliosa Calabria. Il palcoscenico sarà in collina, nella piazza circondata dalla pineta in cui saranno presenti stand gastronomici, un’area giochi ed un’ampia area parcheggio».
L’evento si concluderà con uno spettacolo di fuochi d’artificio. (rrc)
Tutto pronto a Roccella per la “Notte Bianca”, evento di punta del variegato calendario delle manifestazioni che animano l’estate della cittadina jonica, in programma, come di consueto ormai da diversi anni, stasera.
L’evento è promosso dall’Amministrazione Comunale su impulso del Presidente del Consiglio Francesco Ursino, in stretta sinergia con il portale turistico istituzionale del Comune Visit Roccella, la Jonica Multiservizi, Telemia, Radio Roccella, Back to Flora e la locale Associazione Commercianti.
La manifestazione si articolerà in una serie di proposte di intrattenimento, svago, approfondimento culturale e riflessione, pensate per andare incontro ai gusti di un pubblico ampio e di tutte le fasce d’età, che vivacizzeranno la sera della vigilia di Ferragosto e tutta la notte fino alle prime luci dell’alba di giovedì 15.
Diverse le location interessate dall’evento: piazza San Vittorio, piazzetta Primavera, via Orlando, largo Rita Levi Montalcini, sagrato della chiesa del Borgo, via Tenente Carella, Santuario di Maria SS. delle Grazie, largo Simone Molinero ed il lungomare Sisinio Zito (area centro e nord).
A partire dalle 20.30 di oggi sarà possibile assistere a concerti, spettacoli itineranti, esibizioni di street art, giocoleria, scacchiera vivente. Ed ancora, vivere momenti di suggestioni letterarie, visitare mostre, effettuare visite al Palazzo Carafa sulla rocca del Castello (aperto fino a mezzanotte), gustare prodotti tipici nei vari stand gastronomici che saranno allestiti nei diversi quartieri ed anche partecipare ad una veglia di preghiera, con successiva celebrazione eucaristica a mezzanotte, in vista della Solennità dell’Assunta.
Non mancheranno anche quest’anno, inoltre, le offerte promozionali per lo shopping ed i momenti pensati appositamente per gli amanti del ballo e della musica da discoteca, con una festa finale sulla spiaggia. (rrc)
“Operazione verità” sull’Aeroporto dello Stretto “Tito Minniti”: il gruppo Pd “Sempre avanti” in una conferenza a Palazzo San Giorgio, a Reggio, ha fatto il punto sugli sviluppi dello scalo reggino, dopo gli annunci della Sacal sui prossimi lavori finanziati dal Cipe.
All’incontro hanno preso parte il capogruppo dem al Comune di Reggio, avv. Antonino Castorina, Tina Foti, assessore di Montebello Jonico e componente dell’Assemblea nazionale del PD, Francesco Danisi, segretario nazionale dei giovani democratici, e il vicesindaco di San Ferdinando di Rosarno Luca Gaetano.
«È un dibattito surreale – ha detto Castorina – basato su contraddizioni strumentali, che esige un momento di chiarezza». L’avv. Castorina ha ricordato gli anni della passata gestione Sogas e gli interventi del Comune di Reggio e della Città Metropolitana (quasi tre milioni di euro per scongiurare la chiusura dello scalo). Stigmatizzando lo sgarbo istituzionale della Sacal nei confronti del presidente della Regione e del sindaco Giuseppe Falcomatà, il capogruppo dem ha sottolineato la necessità di rilanciare lo scalo non solo dal punto di vista strutturale, ma con la dovuta attenzione al territorio e ai suoi abitanti.
Occorre – ha detto la Foti – rivitalizzare l’aeroporto e prevedere azioni di sostegno alle tariffe, troppo alte per i reggini, penalizzati da un traffico ridotto. Sulla stessa posizione il vicesindaco Luca Gaetano che ha insistito sulla necessità di un piano di mobilità che investa tutta la Piana di Gioia Tauro, in modo da far diventare lo scalo di Reggio un punto di riferimento centrale per tutta l’area metropolitana. (rrc)
Appuntamento con la risata, questa sera a CatonaTeatro, con la commedia brillante Se devi dire una bugia dilla grossa di Ray Cooner nella versione rinfrescata e attualizzata da Iaia Fiastri. Il cast, eccellente, vede protagonisti Antonio Catania, Gianluca Ramazzotti e la partecipazione di Paola Quattrini che per la terza volta interpreterà il ruolo della moglie dell’onorevole Natalia.
Cooney è autore ed attore inglese contemporaneo, maestro di intrecci efficaci, costruiti su accadimenti della vita quotidiana che talvolta assumono sviluppi paradossali. La commedia è ambientata in un albergo di lusso, dove il gioco delle porte ha facile presa, e dove l’incalzare della trama rende la vicenda ricca di divertimento e situazioni paradossali che stimolano la risata del pubblico. Cooney ha scritto questa farsa usando tutti i trucchi, i colpi di scena, le gag, gli effetti speciali, gli equivoci, i battibecchi, i rossori, gli spaventi, gli armadi, i letti e le vestaglie del teatro nato per far ridere pur specchiandosi nei vizi e nelle ipocrisie della società che ci circonda.
Riprendere uno spettacolo come “Se devi dire una bugia dilla grossa” , cavallo di battaglia della Ditta Dorelli, Quattrini, Guida, dopo 30 anni dalla prima rappresentazione del 1986, è come avere in mano una cambiale sicurissima, sia per il pubblico che per i teatri che lo ospitano.
La solida struttura comica che caratterizza la commedia, che lo stesso Cooney aveva rappresentato allo Shaftesbury Theatre, che ha poi fatto il giro del mondo e che lo stesso Garinei ha poi portato in scena con enorme successo, è per il nostro mercato un grande ritorno.
Dopo l’ultima edizione del 2000 con Jannuzzo, Quattrini, Testi, sempre per la regia di Garinei, per festeggiare i cento anni dalla nascita di un grande uomo di teatro come Pietro Garinei, viene riproposto un nuovo allestimento che sarà ispirato a quello originale firmato dalla ditta G&G con il famoso girevole che rappresenta di volta in volta la Hall dell’Albergo e le due camere da letto, dove si svolge la vicenda ormai nota del Ministro del Governo De Mitri, che vorrebbe intrattenere relazioni extra coniugali con un membro femminile del governo dell’opposizione. (rs)
La locandina:
con Antonio Catania, Gianluca Ramazzotti, Paola Quattrini, Nini Salerno, Marco Cavallaro e Alessandro D’Ambrosi e la partecipazione straordinaria di Paola Barale
regia originale Pietro Garinei, ripresa da Gianluca Guidi.
La nostalgia, si sa, è canaglia: ti prende dentro, basta l’accenno di un motivetto e le immagini della giovinezza si rincorrono a battagliare contro gli anni, che, ahimè, passano sempre più in fretta. Love&Peace, lo spettacolo di Shel Shapiro (ex Rokes) e Maurizio Vandelli (ex Equipe 84) che la strabordante arena di CatonaTeatro ha accolto con un entusiasmo da stadio, però non è un malizioso “come eravamo” in cerca di facili consensi. È una travolgente kermesse musicale che spinge a rimpiangere gli anni 60 e 70 e l’innocenza perduta. E come una irrequieta lattina di energizzante, che ti fa crescere sempre più la voglia di partecipare, condividere, esaltare i brani che hanno segnato quegli anni, indimenticabili, che anche chi non li ha vissuti in prima persona sente quasi che gli appartengano, alla pari di un gradevole fardello di ricordi di seconda mano. Gli Anni 70 (superati anche come età da Shapiro 76 e Vandelli 75) hanno segnato la generazione che ha fatto il 68, ricordano il Vietnam, Kennedy, Martin Luther King, Woodstock, e, in Italia, la fine della stagione felice, quando ancora non c’erano le bombe, gli autonomi, le brigate rosse, i neofascisti, le stragi, l’austerità e l’economia cominciava a poco a poco a traballare.
Nel mondo s’imponevano i Beatles, i Rolling Stones e l’Italia viveva una incredibile stagione musicale di gruppi che nascevano, crescevano, scomparivano, sull’onda del beat, tra i raffinati testi di Mogol e tanti azzardi rock-melodici che avrebbero lasciato un segno indelebile. Ecco perché Love&Peace entusiasma il pubblico e fa sognare che la serata non finisca più, tante sono le opportunità di rivisitare, riproporre, o servire alla platea un mondo di canzoni che non sono canzonette. E scoprire che Vandelli, è un novello Dorian Gray che al posto dello specchio usa la chitarra e non invecchia mai: la sua voce è da 50 anni e più sempre la stessa, minimalista nel vestire, come agli esordi, immutabile nel tempo; e Shapiro, appesantito e arrochito nella voce, che diventa irresistibilmente più simpatico di quando – giovanissimo – cantava storpiando all’inglese tutte le parole. Sono passati 50 anni: per fortuna sua e nostra, non ha imparato l’italiano e il suo parlare, inglesizzato con venature romanesche, mantiene immutato il suo fascino. Insieme sono una coppia irresistibile che mostra, senza pudore, di divertirsi un sacco a stare sul palco, a suonare e cantare, a cambiare continuamente chitarra, attenti a cogliere la pur minima sfumatura nel pubblico che, rapito, non smette di entusiasmarsi. Dov’è il trucco? Non c’è, è la magia della musica pop che, quando diventa immortale, per noi poveri mortali travolge tutto e scatena istinti da stadio. Non si pensi però che sia uno spettacolo da “anta” in su: bisognerebbe fare un esperimento, legare un ventenne alla poltrona e costringerlo a seguire tutto lo spettacolo. Dopo, siamo certi ringrazierebbe, entusiasta.
L’a-cultura musicale degli ultimi 20 anni ha fatto irrimediabilmente danni: manca ai nostri giovani non solo la conoscenza musicale dei grandi (anche se cominciano a scoprire ed ad apprezzare sempre più numerosi la lirica), ma anche il genere pop che ha forgiato i loro genitori e ha reso il nostro mondo un po’ meno infelice. Servono eventi musicali così per educare alla poesia del testo, all’armonia delle note. A Mogol bastano quattro parole per raccontare una storia, Lucio Battisti con un fraseggio di chitarra faceva innamorare migliaia di ragazzine: rinfreschiamo la memoria musicale ai nostri giovani, ci ringrazieranno.
Love&Peace è uno spettacolo di canzoni, in realtà di luci e suoni e di immagini che si inseguono in un vidiwall gigantesco: apre una spettacolare visione della natura in verde con sottofondo il Mattino di Grieg, seguito (e non poteva essere diversamente) dalle bombe al napalm (da Apocalypse Now) con la danza deli elicotteri sulla Cavalcata delle valchirie di Wagner, per poi chiudere sui titoli di coda col Bel Danubio Blu. È un calendario che scorre troppo in fretta, come la nostra vita oggi, e ci proietta in un passato che non è remoto, anzi è storia vicina. Le canzoni della seconda metà degli anni 60 e quelle del decennio successivo, scandiscono un’azzeccata combinazione di emozioni, dove Mogol e Battisti la fanno da protagonisti, ma c’è spazio anche per Bob Dylan, Beatles e McCartney, Cat Stevens l’atmosfera dei figli dei fiori, mediata da un’ italian way of life di cui oggi si sente tanto la mancanza.
Un palcoscenico di suggestioni straordinarie dove i nostri due “eroi” consumano subito le minime resistenze degli spettatori: è un trionfo di acclamazioni, urla, frenetici battiti di mani, un entusiasmo che riempie il cuore e non solo quello degli artisti. Avrebbero tutti voglia di ballare e di cantare (cosa che gli spettatori elettrizzati fanno più volte, invitati dai due). Basta poco per riaccendere la speranza in questi tempi bui: non sono canzonette, sono i tatzebao dell’orgoglio degli ex-giovani, quello che i nostri ragazzi devono ancora scoprire, nel disincanto di questi orribili anni, di un millennio che fino ad oggi ha portato solo delusione.
Non va trascurata, infine, la magnifica prestazione della band che accompagna Shapiro & Vandelli: i formidabili chitarristi Gian Marco De Feo e Daniele Ivaldi, l’eccellente basso Massimiliano Gentilini, i bravissimi Alessio Saglia (tastiere) e David Casaril (batteria). Uno spettacolo che è durato due ore e un quarto, ma gli insaziabili ed entusiasti spettatori di CatonaTeatro avrebbero voluto non finisse più. (mcg)
CatonaTeatro (RC): nostalgia canaglia con Shel Shapiro e Maurizio Vandelli. Love&Peace: uno spettacolo che fa ripercorrere gli anni Settanta con un palpito straordinario. Impossibile non lasciarsi coinvolgere in un turbinio di emozioni travolgenti.
Appuntamento questa sera alle 20 alle Mura Greche di Reggio per uno spettacolo di musica, racconti e danza nella memoria magnogreca.
Scrivono gli organizzatori: «Perché le danze da cui sono nate le nostre tarantelle erano definite “La grande danza”? Come mai, invece di “cadere” nell’attiguo lido a ballare tunz-tunz, noi domenica sera finiremo a danzare, bere, suonare e raccontare le vie strane che ci hanno radunato dentro gli scavi archeologici delle mura greche di Reggio? Dunque: sonatori, vino e amici ci sono. La sonata sarà lenta, iniziamo anche prima del tramonto e andiamo avanti finché ci va. Daremo spazio alla danze aspromontane ed europee, ai bambini, a chi viene da lontano, ai circoli, per stare tutti insieme. Ma le sonate hanno momenti per raccontare, sono fatte così. Per questo non faremo uno spettacolo, ma metteremo le sedie in cerchio e cercheremo di alternare al meglio i suoni e i balli da fare insieme, ai racconti e a qualche bicchiere di buon vino offertoci da SicilDelizie». (rrc)
Chi può rinunciare a immergersi nei favolosi Anni Settanta, tra figli dei fiori, l’esplosione della musica beat, e la fine (purtroppo) delle illusioni? Con Shel Shapiro (che gli “anta” ricorderanno con i Rokes) e Maurizio Vandelli (Equipe 84) a CatonaTeatro va in scena stasera Love&Peace, uno spettacolo di musica, tra nostalgia e ricordi, che farà tornare indietro nel tempo, appunto a quegli Anni Settanta che segnarono la fine dell'”innocenza” con tutto quello che sarebbe venuto dopo: lo stragismo, il terrorismo, le brigate rosse, l’austerità e la crisi petrolifera, l’avvio di una stagione, lunghissima, di dolore e disincanto, la mancata crescita e l’economia verso il deficit perenne. Ma la musica serve anche a ricordare che bastavano quattro note a renderci felici, mano nella mano nella ragazzetta che, quasi sempre, sarebbe diventata la moglie-compagna di una vita, con un ritmo che scacciava la malinconia e induceva a prendersi tutto (anche se era poco) dalla vita.
Un’operazione nostalgia canaglia, ma soprattutto uno spettacolo di oltre due ore, capace di travolgere gli spettatori con un’inattesa energia, improntato sulla storia delle carriere dei due artisti, non solo Equipe 84 e The Rokes ma anche sui loro percorsi individuali che tanto hanno dato alla scena musicale italiana. Una produzione di altissima qualità, suggestiva ed innovativa da un punto di vista tecnologico e scenograficamente ricca, con immagini e video fortemente simbolici e rappresentativi proiettati su un grande schermo, mentre la loro proverbiale rivalità viene affrontata con molta ironia, come esempio di due identità e personalità artistiche che della loro differenza hanno fatto un punto di forza, unendosi per un progetto comune.
«Quando saliamo su un palco riusciamo ancora a sentire il brivido e l’energia di una volta. Insieme tireremo fuori una carica che per molti potrebbe essere inedita” racconta Shapiro “All’epoca non avremmo mai pensato di essere ancora qui, cinquant’anni dopo. Il momento però è quello giusto – aggiunge Vandelli, e concludono – Abbiamo un compito e un dovere, anche alla nostra età, ed è quello di emozionare il prossimo».
La musica è naturalmente al centro dello spettacolo, per regalare al pubblico le emozioni evocate dal loro vasto e storico repertorio, parte integrante ormai dell’immaginario collettivo degli italiani. I brani contenuti in “Love and Peace” hanno un ruolo centrale nella scaletta (Che colpa abbiamo noi; Tutta mia la città; Un angelo blu; Bang bang; E’ la pioggia che va; Io ho in mente te; Bisogna saper perdere; Io vivrò senza te; You raise me up, When you walk in the room; Piangi con me; Nel cuore e nell’anima; 29 settembre), insieme a tanti classici del repertorio dei due grandi artisti, e a cover di celebri hit italiane ed internazionali legate, naturalmente, alla loro storia. Sul palco, accompagna l’insolito duo una band di eccellenti musicisti: Alessio Saglia alle tastiere, David Casaril alla batteria, Gian Marco De Feo e Daniele Ivaldi alle chitarre acustiche ed elettriche, e Massimiliano Gentilini al basso. (rs)
Celebrato davanti alla stele che ne ricorda il brutale assassinio, a Piale, tra Villa san Giovanni e Campo Calabro, il giudice Antonino Scopelliti, trucidato dalla mafia 28 anni fa. A ricordarne la memoria e a indicarne il fulgido esempio di onestà e fedeltà allo Stato alle nuove generazioni, alla presenza della figlia Rosanna Scopelliti, autorità e tanti cittadini comuni. Tra i presenti, il sen. Marco Siclari, in rappresentanza del Senato, i sindaci di Campo Calabro Sandro Repaci e Villa San Giovanni Giovanni Siclari, l’on. Federica Dieni, l’assessore alla Polizia Urbana e alla Sicurezza del Comune di Reggio Antonino Zimbalatti, il prefetto vicario Anna Aurora Colosimo, il presidente della Corte d’Appello Luciano Gerardis, i magistrati Giovanni Bombardieri, Giuseppe Lombardo, Calogero Gaetano Paci, il capo di gabinetto del Consiglio regionale della Calabria Ugo Massimilla, e numerosi esponenti di associazioni antimafia.
Il sen. Siclari, portando i saluti del Presidente Elisabetta Casellati in questa giornata dedicata alla memoria del giudice Scopelliti che ha sacrificato la sua vita per questa terra, ha ringraziato «tutti gli uomini che rappresentano lo Stato e che quotidianamente, in modo incessante, lavorano per garantire sicurezza e che ci rendono orgogliosi di essere calabresi. Grazie al loro operato possiamo dire con fierezza che la Calabria è una terra sicura dove lo Stato è presente e dimostra, vincendo molte battaglie, che la ‘ndrangheta può essere sconfitta e che i calabresi non sono soli. L’azione della procura e delle forze dell’ordine deve essere uno stimolo per i giovani a rimanere in Calabria a credere e investire il loro futuro in questa terra ricca di un potenziale inespresso. Lo stesso vale per gli imprenditori che guardando a questa fertile realtà non devono sentirsi soli, ma possono decidere di investire nella convinzione che in Calabria c’è lo Stato oltre a cittadini onesti e lavoratori.
«Sono fiero di essere qui oggi – ha rimarcato il senatore azzurro – con uomini che, come il giudice Scopelliti, rischiano la loro vita ogni giorno per garantire i nostri diritti e per far si che la Calabria possa riscoprire la propria identità. Proseguendo in questo percorso virtuoso all’insegna della legalità potremo riscattare questa terra ed evitare che altri giovani, così come ha dovuto fare la mia generazione, siano costretti a scappare. Creando occupazione in modo sano daremo una possibilità reale di riscatto e sono certo che solo così il sacrificio di tanti uomini di Stato, come quello del giudice Scopelliti, non saranno vani».
Rosanna Scopelliti, ex deputata azzurra, ha stigmatizzato l’assenza di molti politici: «Quando ero parlamentare ero subissata da richieste di partecipazione alla cerimonia del 9 agosto, da quando non lo sono più, vedo molti cittadini e sono felice, ma mi rammarico che, tranne Federica Dieni e Marco Siclari, altri parlamentari non abbiano inteso prendervi parte a prescindere dal mio ruolo». Rivolgendosi al magistrato ucciso dalla mafia, la Scopelliti ha detto commossa: «Guardandomi allo specchio sento addosso la responsabilità di essere tua figlia, di doverti difendere e proteggere dai tanti, troppi che guardano alla tua memoria con freddezza e cinismo». (rrc)
IL VIVIDO RACCONTO DEL “DOPO” AFFIDATO IERI A FB DALLA PENNA DI UN CRONISTA DI RAZZA, FRANCO CALABRÓ, FRA I PRIMI GIORNALISTI AD ARRIVARE SUL LUOGO DELL’AGGUATO.
di FRANCO CALABRÓ – Un pomeriggio tranquillo, la redazione spopolata dalle ferie; in pochi a cercare di fare una cronaca cittadina decente, palazzo di giustizia chiuso, qualche arrestucolo. Nella notte, dopo giorni d’inferno, s’era placata la protesta dei pescatori delle cosiddette “spadare” che aveva bloccato il traffico sullo Stretto, la fila delle auto in attesa di traghettare arrivava fino all’autostrada
La telefonata di Giuseppe Caminiti, corrispondente della “Gazzetta” da Villa San Giovanni mi fu passata da un collega. Qualcuno aveva segnalato al buon Pepè di avere visto dall’area di servizio di Santa Trada che allora non era dove è adesso, un’autobile precipitare in una scarpata lungo la strada che partendo dalla Nazionale, arriva fino a Campo Calabro, un percorso stretto e tortuoso, l’ideale per un agguato. I sicari ancora senza volto, in sella a una moto, che qualche testimone riferì di aver viso andare “su e giù” quel pomeriggio, affiancarono la BMW del giudice e partì la micidiale scarica. Pochi secondi, Nino Scopelliti perse il controllo e dopo aver abbattuto la recinzione in filo spinato, volò nel mezzo di un vigneto. La morte, come accertarono i periti, fu pressochè istantanea, chi scese nel fossato e cercò di dare soccorso al magistrato, lo trovò reclinato sul volante, la musicassetta accesa.
Qualche minuto dopo, mentre stavo per uscire in compagnia d’un amico avvocato, per andare a prendere un caffè, nuova telefonata, piuttosto concitata, di Caminiti, che era in spiaggia a Cannitello. “Dicono che la macchina del giudice Scopelliti ha avuto un incidente, vedete voi di informarvi meglio, poi se volete un paio di righe mi chiamate”.
Fu in quel momento che ebbi un presentimento e non esitai un attimo, e dopo pochi minuti ero sulla scena di quello che sarebbe diventato un delitto eccellente ancora irrisolto, nonostante le ottimistiche previsioni della Procura dopo il presunto ritrovamento dell’arma sepolta nelle campagne del Catanese.
Prima che arrivassero i carabinieri e gli uomini della Mobile, mi accorsi che era stato usato un fucile caricato a pallettoni, il colpo, se esploso da distanza ravvicinata, ha conseguenze devastanti. Prima che sul posto giungesse il sostituto di turno in Procura, un giovane milanese da poco in servizio, Giorgio Jachia, chiamai il giudice Giuseppe Viola, grande amico di Scopelliti. Venne in compagnia dell’avvocato generale Giovanni Montera, ho ancora presenti nella memoria i loro volti, coperti con le mani per nascondere le lacrime.
Nel caos più totale, con Jachia che non riusciva a coordinare un bel niente, le indagini partirono da subito col piede sbagliato. Si ipotizzarono vari moventi, meno quello che sarebbe risultato il più plausibile, come sostenevano i pentiti che da poco avevano cominciato a collaborare dopo l’istituzione del centro Dia affidato a un ufficiale che a Palermo si era occupato a lungo della mafia e aveva collaborato con Falcone. Angiolo Pellegrini inseguì anche lui le varie piste compresa quella di una vendetta di qualche marito geloso, conoscendo il successo che notoriamente Scopelliti riscuoteva tra il gentil sesso. È di pochi giorni fa la notizia dell’ennesima ripartenza da zero, in attesa che da qualche parte arrivi un altro spunto investigativo. Sul delitto Scopelliti resta il buio più fitto. Attorno a quella lapide laddove si spense la sua esistenza ci si continua a interrogare sui perché di una morte assurda e, per chi l’ha ordinata, inutile. (fc)
Vive a Bologna dove insegna Pittura ed Educazione Visiva presso l’Istituto Belle Arti ed è anche docente all’Università “Primo Levi”: Demetrio Casile, originario di Reggio Calabria, è pittore, scrittore, sceneggiatore e regista. Ricordato soprattutto per la aver scritto la sceneggiatura dell’indimenticabile film di Comencini Un ragazzo di Calabria con Gian Maria Volontè, è un personaggio di cui la sua terra può andare fiera. Direttore artistico del Calabria Film festival e del Premio Internazionale di scultura “Sandoni”, Casile è anche l’ideatore di Cineshow, Salone Internazionale del Cinema di Torino. Regista e sceneggiatore cinematografico ha lavorato accanto a registi come Comencini, Squitieri, Bolognini, Tessari, Michelangelo Antonioni, Wim Wenders.
Attualmente sta lavorando al film Il matrimonio più sconvolgente della storia, un lungometraggio che si avvale anche del cosiddetto crowfunding, ovvero la raccolta di fondi di gente comune attraverso il web. Il film, in avanzata fase di produzione, racconta in chiave “tamarra” il matrimonio della sorella di un boss locale che nessuno corteggia per paura con il ragazzo più timido del paese. Il film è ovviamente ambientato e girato in Calabria. Chi volesse contribuire può visitare il sito di Casile, www.casile.it, dove troverà le istruzioni per partecipare al crowfunding del film. (rrm)
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